lunedì 23 marzo 2026

Ultra Trail Chianti. Ion Coban 2° di categoria nella 120 km.

 

Tra le colline ondulate del Chianti, dove i filari disegnano geometrie antiche e i borghi sembrano sospesi nel tempo, il 21 marzo 2026 si è corsa una delle sfide più dure e affascinanti del calendario trail: l’Ultra Trail Chianti, con partenza da Radda in Chianti. Centoventi chilometri. Cinquemiladuecento metri di dislivello. Numeri che non sono semplici cifre, ma soglie da attraversare, prove da accettare, dialoghi silenziosi tra corpo e volontà. In questo scenario di bellezza quasi irreale, Corriferrara ha scritto una pagina intensa grazie a Ion Coban La sua gara è stata un viaggio dentro la fatica: quella vera, quella che arriva presto, troppo presto, e si insinua nei muscoli come un dubbio. Già dal 40° chilometro i quadricipiti hanno iniziato a protestare, rendendo ogni discesa una sfida e ogni tratto pianeggiante un compromesso. Eppure, nei trail lunghi, la grandezza non sta solo nella velocità, ma nella capacità di restare. Restare dentro la gara, dentro il dolore, dentro il proprio obiettivo. Ion lo ha fatto, chilometro dopo chilometro, fino a tagliare il traguardo con un eccellente 31° posto assoluto e un prezioso 2° di categoria, un risultato che, alla vigilia, sembrava poco più di un sogno. Le sue parole raccontano meglio di qualsiasi cronaca il senso di questa esperienza:

"Gara molto bella con posti stupendi e atleti di livello mondiale. Peccato per i problemi prematuri ai quadricipiti (già dal 40° chilometro) che non mi hanno consentito di aumentare il passo in discesa e di accelerare in piano ma nonostante questo mi porto a casa un ottimo 31° posto nella classifica generale e il secondo posto per categoria che prima della partenza era un sogno. Organizzazione impeccabile ma non poteva essere diversamente visto che la gara fa parte del circuito UTMB.
Sono molto contento, inoltre, di esser riuscito il giorno dopo a correre insieme a mia moglie la gara Chianti Half Trail da 21K. Le faccio i complimenti per la sua gara e ci tengo a ringraziarla per il supporto continuo e per la sua assistenza nella base vita. Grazie mille amore."

E proprio come nei racconti più autentici, questa non è solo la storia di una prestazione individuale. Il giorno successivo, tra sentieri ancora intrisi di fatica e profumo di terra, anche Lilia Agachi  ha preso parte alla Chianti Half Trail: 21,2 chilometri e 982 metri di dislivello, una distanza più breve ma non meno intensa, dove ogni salita chiede rispetto e ogni discesa pretende lucidità.

C’è qualcosa di profondamente umano nell’ultra trail: non è solo competizione, è condivisione. È assistenza data e ricevuta, è uno sguardo alla base vita che vale più di mille parole, è correre insieme anche quando le gambe non ne vogliono sapere. Nel cuore del Chianti, tra vigneti secolari e strade bianche che raccontano storie di passaggi antichi, Ion e Lilia hanno vissuto due giorni che vanno oltre la classifica. Due giorni fatti di fatica, bellezza e amore per la corsa. E forse è proprio questo il segreto dell’ultra trail: arrivare stanchi, sì, ma con qualcosa in più dentro.










giovedì 19 marzo 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati

 

C’è qualcosa di profondamente umano nel partire e tornare ogni settimana, con le scarpe ancora sporche di fango o di asfalto, portandosi dentro un pezzo di mondo. Il riepilogo di Corriferrara questa volta non è solo una lista di numeri: è un piccolo atlante vissuto, una geografia di passi e respiri.

Sessantotto atleti hanno attraversato undici luoghi diversi, cucendo insieme un filo invisibile che da Imola arriva fino a Taupo, passando per borghi, città d’arte e sentieri che sembrano sussurrare storie antiche. In totale, quasi mille chilometri, 974,074 per la precisione, e oltre 7.600 metri di dislivello: numeri che raccontano fatica, sì, ma anche ricerca.

A Imola, alla 50ª “Corri con l’Avis”, la mezza maratona ha il sapore delle tradizioni che resistono: lì dove i motori rombano durante l’anno, questa volta sono stati i battiti del cuore a scandire il tempo. Dall’altra parte del mondo, a Taupo, tra i paesaggi primordiali del Crater Trail, correre significa confrontarsi con la natura più pura, quella che non fa sconti ma sa regalare silenzi profondi.

E poi c’è la pianura, quella di Formignana e Tresigallo, dove le strade sembrano disegnate apposta per ricordare che la corsa è anche comunità. Qui arrivano due sorrisi che valgono più di un cronometro: Lucrezia Berghenti


 prima assoluta, e Rosanna Albertin

 terza assoluta. Non solo podi, ma storie di costanza, di allenamenti fatti magari all’alba o dopo una giornata piena.

Salendo verso Vicenza, l’Ultrabericus Urban Trail mescola pietra e salita, storia e fatica. E poco più in là, tra i sentieri del Trail della Busca a San Mamante, Michele Tuffanelli 


 conquista un terzo posto assoluto che profuma di terra e determinazione.

Ci sono gare che sembrano feste di paese, come a Vandigazza o a Bentivoglio, dove correre è anche un modo per riconoscersi. Altre, come la maratona di Barcellona, hanno il respiro internazionale delle grandi sfide: 42,195 chilometri che attraversano una città viva, dove ogni passo è un dialogo tra il corpo e la mente.

E poi Ravenna, con la sua corsa della bonifica di Dante, dove inevitabilmente il pensiero va al poeta e al viaggio per eccellenza. Correre lì è quasi un atto simbolico: perdersi per ritrovarsi.

In questo “altro giro in giostra”, come avrebbe forse scritto Tiziano Terzani, non conta solo la destinazione. Conta il movimento, l’attraversamento. Ogni gara è una piccola partenza, ogni arrivo una domanda nuova. E alla fine, ciò che resta non sono solo i podi, pur splendidi, ma quella strana, silenziosa felicità che accompagna chi corre: sapere di aver abitato il mondo, anche solo per qualche chilometro.










martedì 17 marzo 2026

13^ Formignana Tresigallo Runing- Berghenti Lucrezia 1^ donna assoluta, Albertin Rosanna 3^ donna assoluta

 

Soffiava il vento… oh, se soffiava! Non un semplice refolo primaverile, bensì un impetuoso antagonista degno delle più ardite imprese. E sotto quel cielo capriccioso, tra nuvole ribelli e qualche goccia di pioggia, si è consumata la nobile sfida della Formignana Tresigallo Running, 10,3 km di coraggio, sudore e, perché no? Stile. Circa 400 anime competitive si sono date appuntamento sul campo di battaglia podistico, magistralmente orchestrato dalla Faro Formignana, i cui membri paiono ormai veterani nell’arte di accogliere atleti e domare il caos con eleganza. E come ogni grande evento che si rispetti, non è mancato il trofeo più ambito dopo la gloria: una maglia degna di essere sfoggiata con fierezza anche nei salotti di Versailles… o quantomeno al prossimo allenamento.

Ma veniamo alle nostre eroine.

Se questa gara fosse un affresco, il podio femminile parlerebbe con accento deciso e cuore Corriferrara. In un tripudio di determinazione e grazia, Lucrezia Berghenti    ha conquistato il titolo di prima donna assoluta, imponendosi con la sicurezza di chi conosce il proprio destino. A completare il quadro, con passo fiero e indomito, Rosanna Albertin


 terza donna assoluta, protagonista di una prova solida e combattiva, degna delle migliori cronache epiche. E tra gli uomini? Non possiamo non rendere onore a Davide Rossi, quarto assoluto, che ha sfiorato il podio con la tenacia di chi promette future rivincite. La sua corsa? Un duello silenzioso contro il vento, combattuto passo dopo passo. Corriferrara, dal canto suo, può fregiarsi del titolo di seconda società per numero di iscritti, un risultato che testimonia non solo quantità, ma spirito di squadra, quello vero, quello che si costruisce tra allenamenti condivisi e risate sotto la pioggia.

E a proposito di pioggia… e vento. Ah, il vento! A raccontarlo è Caterina Maietti


 con parole che suonano come un diario di guerra (ma con il sorriso sulle labbra):

"Sempre bravi gli amici della Faro Formignana nell’organizzazione delle loro gare. Bella la maglia come premio per le categorie. Ricorderò il vento!! Tanto tanto vento e anche un po’ di pioggia."

E come darle torto? Il vento è stato il vero antagonista della giornata: invisibile ma onnipresente, pronto a sfidare ogni atleta, a scompigliare capelli e strategie, a trasformare ogni rettilineo in un piccolo atto eroico.

Curiosità dal percorso:

  • Pare che alcuni runner abbiano migliorato la propria postura solo per evitare di essere sospinti lateralmente dal vento.

  • Le spille delle pettorine hanno lavorato più del previsto: tra raffiche e pioggia, si sono guadagnate il titolo di “eroi silenziosi”.

  • La maglia premio è già candidata a diventare capo iconico della stagione… purché sopravviva al prossimo lavaggio.

Così si chiude questa giornata epica, tra fango e gloria, risate e fatica. E mentre il vento finalmente si placa, resta una certezza: le nostre atlete (e i nostri atleti) hanno scritto un’altra pagina degna di essere raccontata. Con fierezza. Con passione. E, sempre, con un tocco di ironia.












Maratona di Barcellona. Ottima prestazione per Chiara Rosignoli.

 

C’è qualcosa di speciale nelle grandi città che si affacciano sul mare: un’energia sottile, quasi narrativa, che sembra accompagnare ogni passo. E, la Maratona di Barcellona 2026, corsa lo scorso 15 marzo, ha saputo raccontare proprio questo: una storia lunga 42,195 chilometri, con 120 metri di dislivello, ma con un’infinità di emozioni. Barcellona, del resto, non è solo una città: è un mosaico di arte, luce e movimento. Correre tra le sue strade significa attraversare secoli di storia, dai vicoli del Barrio Gótico fino ai viali modernisti disegnati dall’estro di Antoni Gaudí. E poi lei, la regina silenziosa che veglia sui maratoneti: la Sagrada Familia. Si racconta che Gaudí sapesse che non avrebbe mai visto completata la sua opera, e proprio per questo vi dedicò ogni dettaglio con una pazienza quasi spirituale. Ancora oggi, mentre i lavori proseguono(la conclusione della Sagrada Familia è prevista per il 10 giugno 2026, in concomitanza con il centenario della morte di Gaudì), la basilica sembra ricordare a chi passa, correndo o semplicemente vivendo, che le grandi imprese richiedono tempo, dedizione e sogni lunghi quanto una vita. In questo scenario da “Rondalles”, dove realtà e magia si intrecciano, ha trovato spazio anche l’impresa di Chiara Rosignoli, portacolori di Corriferrara. Atleta appassionata della gara regina, Chiara ha saputo interpretare la maratona catalana con intelligenza e cuore, fermando il cronometro a un più che rispettabile 3 ore 24 minuti e 7 secondi. La sua non è stata solo una corsa, ma un dialogo continuo con la città: il ritmo dei passi che si mescola alla musica delle strade, il tifo caloroso che arriva da ogni angolo, i colori che cambiano ad ogni chilometro. E forse è proprio questo che rende unica questa maratona: la capacità di farti sentire parte di qualcosa di più grande. Non stupisce quindi che, all’arrivo, le parole di Chiara siano state cariche di entusiasmo, quasi incapaci di contenere l’emozione:

Una gara magica, Barcellona è davvero una maratona stupenda, mai visto una gara così bella.”

E in fondo, chi ha corso almeno una volta tra le meraviglie di Barcellona lo sa: non è solo una gara. È una storia da vivere, passo dopo passo, come in una rondalla catalana che continua a essere raccontata, ogni anno, da migliaia di cuori in movimento.









51^ edizione della Caminada

 

Tra i primi tepori di marzo, quando la campagna veneta comincia a risvegliarsi con timida grazia, si è svolta a Sant'Elena la 51ª edizione della Caminada, una di quelle manifestazioni che sanno unire il passo lento dell’uomo al respiro antico della terra.

Domenica 15 marzo 2026, sotto un cielo che alternava veli di nuvole a improvvise carezze di sole, centinaia di partecipanti si sono ritrovati per questa camminata non competitiva, diventata negli anni un piccolo rito collettivo. Tre i percorsi proposti, pensati per accogliere tanto i camminatori occasionali quanto i più allenati, tutti accomunati dal desiderio di immergersi nella quiete dei paesaggi padovani.

I sentieri si snodavano tra argini, campi appena lavorati e filari ancora spogli, dove già si intuiva il verde nuovo della stagione. Tra i momenti più suggestivi, il passaggio nel parco della Villa Miari de Cumani, dimora storica che sembra custodire memorie silenziose di un tempo aristocratico e rurale insieme. Poco oltre, il percorso accarezzava le rive del laghetto delle Magnolie, specchio d’acqua quieto e raccolto, dove il riflesso degli alberi componeva un quadro di delicata armonia. Non sono mancati i ristori, generosi e conviviali, quasi fossero piccole feste disseminate lungo il cammino: pane, dolci, sorrisi e parole scambiate tra sconosciuti che, passo dopo passo, diventavano compagni di viaggio.

A raccontare l’esperienza con semplicità autentica è stato Ottorino Malfatto:
Ieri siamo stati alla 51 edizione della camminata a Sant'Elena: 3 percorsi. Io, Franca e Raffaello abbiamo fatto i 18 km, io in preparazione della Maratonina del Sale a Cervia. Percorso bello, abbiamo attraversato il parco della Villa Miari de Cumani e il parco laghetto delle Magnolie. Tanti ristori e tanta, tanta partecipazione.

Parole semplici che restituiscono il senso più vero della Caminada: non una gara, ma un’esperienza condivisa, dove il tempo si dilata e il paesaggio diventa compagno di riflessione. In un’epoca che corre veloce, iniziative come questa ricordano la bellezza del passo umano, del respiro lento, della comunità che si ritrova senza fretta. E così, tra sentieri di campagna e scorci d’acqua, la Caminada di Sant’Elena continua a rinnovare il suo incanto, anno dopo anno, come una poesia che si lascia leggere camminando.






Corsa della Bonifica e di Dante

 


C’è un momento, nelle prime ore di una domenica di marzo, in cui la costa ravennate sembra sospesa tra inverno e primavera. È in quell’istante che, il 15 marzo 2026, ha preso vita la “Corsa della Bonifica e di Dante”, una non competitiva di 21 chilometri capace di trasformare il passo dei partecipanti in un viaggio lento dentro la natura più autentica del litorale romagnolo.

La partenza, affacciata sul mare, dal Lido di Dante, ha accolto i corridori con una luce limpida e una temperatura gentile, intorno ai dodici gradi. Il sole accarezzava la linea dell’Adriatico, mentre un vento leggero, freddo ma puro, arrivava dal mare come un respiro antico, accompagnando i primi passi.

Da lì, il percorso si è addentrato subito nella quiete verde della Pineta Ramazzotti, dove il profumo dei pini e il fruscio degli aghi sotto le scarpe hanno creato una colonna sonora naturale. Non c’era asfalto, solo uno sterrato compatto e regolare, quasi sorprendente per la sua morbida affidabilità.

Lo ha raccontato bene Vittorio Cavallini, tra i partecipanti:
Bella corsa in mezzo alla natura, tutta su sterrato senza asfalto. Uno sterrato liscio, che dà la sicurezza dell’asfalto. Le uniche difficoltà qualche radice e qualche ramo all’interno delle pinete.”

Il tracciato, come un racconto che cambia paesaggio a ogni capitolo, ha attraversato la suggestiva Valle dell’Ortazzo, una delle zone umide più preziose della costa, dove acqua e terra si rincorrono tra silenzi e voli d’uccelli. Poi ancora dentro la Pineta di Classe, che conserva intatto il fascino delle antiche selve cantate nei secoli. E proprio qui il richiamo a Dante si fa più vivo. Durante il ritorno, i corridori hanno sfiorato la celebre Quercia di Dante, luogo della memoria e della leggenda, dove si narra che il Sommo Poeta trovasse ispirazione tra queste ombre verdi. Un passaggio che trasforma la corsa in qualcosa di più: un dialogo tra corpo e cultura, tra fatica e bellezza. Il vento, nel frattempo, si è fatto più deciso nel tratto verso la costa, opponendo una resistenza gentile ma costante. È lì che si misura il passo, che si ascolta il proprio respiro. Seguendo il corso del Bevano, il percorso si è aperto verso gli ultimi scenari: la selvaggia Riserva Naturale della Foce del Bevano, uno degli ultimi lembi incontaminati di litorale, dove la natura detta ancora il ritmo. Poi la spiaggia, improvvisa e luminosa, con il mare a fare da confine e orizzonte. Gli ultimi chilometri hanno riportato i partecipanti dentro la familiare Pineta Ramazzotti, chiudendo un cerchio fatto di sabbia, radici, vento e luce. Più che una gara, la Corsa della Bonifica e di Dante si è confermata un’esperienza: un attraversamento lento e poetico, dove ogni passo racconta un territorio e ogni respiro si mescola alla sua storia. Una corsa che non si misura in tempo, ma in emozioni.




Corri nell'Oasi

 

C’è un momento, nelle prime giornate di primavera, in cui l’aria sembra trattenere il respiro: la terra si risveglia, i colori si accendono con discrezione e il tempo pare dilatarsi, quasi a voler accompagnare ogni passo. È in questa atmosfera sospesa che, il 15 marzo 2026, si è svolta la “Corri nell’Oasi”, corsa non competitiva di 14 km immersa nel cuore verde di Bentivoglio. Il percorso si snodava attorno e dentro l’Oasi La Rizza, un piccolo gioiello naturalistico della bassa bolognese, dove canneti, specchi d’acqua e sentieri campestri custodiscono una biodiversità sorprendente. Un tempo risaia, oggi l’oasi è un rifugio per uccelli migratori e per chiunque cerchi un contatto autentico con la natura. Correre qui non è solo sport: è un invito ad ascoltare il fruscio dell’erba, il richiamo lontano dei fagiani e il ritmo lieve della campagna. Tra i circa 900 partecipanti, tra runner e camminatori, anche sei atleti di Corriferrara hanno preso parte all’evento, portando con sé non solo la voglia di correre, ma soprattutto il piacere dello stare insieme.

Andrea Rubbini   racconta con entusiasmo la sua prima esperienza:

Una piacevolissima giornata con una corsetta in campagna! È stata la mia prima partecipazione a questa bella manifestazione, ben organizzata, con un percorso collaudato attorno e dentro l’Oasi naturalistica La Rizza di Bentivoglio. Con più di 900 partecipanti tra competitivi e camminatori, un bel sole ed un’aria ancora frizzantina, il contesto della gara era davvero entusiasmante. Alla fine i 14 km sono volati, ed un bel ristoro finale è stato più che meritato!

E in effetti, quel “volare” dei chilometri sembra essere una costante quando il paesaggio accompagna e la compagnia scalda il cuore. Non è solo il gesto atletico a rendere speciale una giornata così, ma la condivisione di sorrisi, parole e silenzi.

Cristian Mantovani coglie proprio questo spirito:
Una domenica immersi nella bellezza dell’Oasi La Rizza: la solidarietà come obiettivo e il sorriso degli amici ‘il gruppone di misto fritto’ a fare da cornice.”

Un’immagine vivace e sincera, che restituisce il senso più autentico della manifestazione: un incontro di persone prima ancora che di atleti.

E poi c’è lo sguardo poetico di Sara Sacchelli, che si posa sui dettagli più umani e delicati:
Bellissimo ritrovarsi tutti insieme alla partenza delle camminate campagnole!!! C’è una mescolanza fraterna di magliette colorate, ognuno la sua squadra ma siamo tutti amici!! Salutiamo, ci facciamo foto, chiacchieriamo quasi a perdere il fischio della partenza… sicuramente la parte più bella della corsa!!” 

È proprio lì, in quell’attesa vibrante, che si coglie il cuore dell’evento: una comunità temporanea che nasce tra una risata e una fotografia.

Sara prosegue descrivendo una giornata perfetta, in cui la natura si fa protagonista:
Seconda edizione della camminata nella natura della bassa bolognese. L’oasi di Bentivoglio si è riempita di fagiani (non tutti volatili). Giornata perfetta, né caldo né freddo e in questo periodo di inizio primavera esplodono tutti i profumi.”

"Un percorso misto tra sterrato e asfalto, completamente presidiato, con ristoro a metà e un accogliente pasta party finale", dettagli che raccontano un’organizzazione attenta e generosa. E come in ogni storia che si rispetti, non manca una sorpresa: “Nel pacco gara anche un albero (giuro!)”.

Un simbolo semplice ma potente, che racchiude il senso profondo della manifestazione: correre insieme, prendersi cura del territorio e lasciare, passo dopo passo, qualcosa di vivo. “Corri nell’Oasi” non è solo una corsa. È un piccolo viaggio condiviso, dove il tempo si misura in sorrisi e il traguardo più bello è quello che si raggiunge insieme.











Ultrabericus Urban Trail

 

Corriferrara sugli antichi sentieri di Vicenza: emozioni all’Ultrabericus Urban Trail

Sabato 14 marzo le strade acciottolate, le scalinate e i sentieri che abbracciano i colli attorno a Vicenza hanno fatto da palcoscenico a una delle gare più affascinanti del panorama trail urbano: l’Ultrabericus Urban Trail.

Un percorso di 23 km e circa 800 metri di dislivello che, più che una semplice competizione, è stato un viaggio romantico tra storia, natura e fatica. Vicenza, città palladiana, custodisce infatti un intreccio di antiche scalinate, sentieri tra ulivi e stradine panoramiche che collegano il cuore monumentale ai Colli Berici. Correre qui significa attraversare epoche diverse, con il respiro che si mescola al silenzio dei boschi e agli echi della città.

Corriferrara c’è

Alla partenza anche il gruppo di Corriferrara, presente con sette atleti, uniti dalla voglia di mettersi alla prova su un tracciato tanto affascinante quanto insidioso.

L’Ultrabericus è una gara che inganna: il dislivello contenuto racconta solo una parte della storia. Le scalinate, i cambi di ritmo e i continui saliscendi rendono ogni chilometro più intenso, più “vero”.

La voce di Massimo Corà 

Tra i protagonisti della giornata, Massimo Corà ha descritto così il suo ritorno al trail:

Dopo tanti mesi si torna in gara Trail. Gara con poco dislivello, molto corribile e quindi più tosta di quanto dice il D+. Molto felice del risultato in questa settimana che arriva tra i due lunghi per la Maratona di Rimini! Bello il tifo del nostro Top Runner Carlo Barbieri sul percorso. Stanco ma molto contento!

Un racconto che profuma di sacrificio, ma anche di equilibrio: quello di chi costruisce forma e fiducia passo dopo passo.

L’emozione di una prima volta

Se per qualcuno è stato un ritorno, per Giulia Maccagnani è stata una scoperta, di quelle che restano dentro:

Prima gara di trail running per me e primi 23 km. Esperienza indimenticabile, ho pianto all’arrivo. Organizzazione impeccabile dal mio punto di vista. E grazie ai miei compagni di avventura, a tutti i ragazzi del gruppo Corriferrara.”

Parole semplici, ma potentissime. Perché il trail, spesso, non è solo competizione: è un viaggio personale, fatto di fatica, condivisione e piccole grandi conquiste. E quel pianto sul traguardo racconta più di qualsiasi classifica.

Trail urbano tra storia e passione

Una delle curiosità più affascinanti dell’Ultrabericus è proprio la sua anima ibrida: città e natura che si fondono senza soluzione di continuità.

Si corre su scalinate secolari, alcune con oltre 200 gradini consecutivi, per poi ritrovarsi su sentieri che si aprono tra vigneti e colline, con panorami che abbracciano Vicenza dall’alto. È un continuo alternarsi di fatica e meraviglia, dove ogni svolta regala una nuova prospettiva.

Stanchezza felice

Per Corriferrara resta una giornata intensa, vissuta fino in fondo.
Una di quelle gare che lasciano il segno: nelle gambe, certo, ma soprattutto nella memoria.

Perché in fondo il trail è questo:
arrivare stanchi, magari con gli occhi lucidi, ma profondamente felici.






lunedì 16 marzo 2026

Trail della Busca. Tuffanelli 3° assoluto.

 

Trail della Busca: quando il cuore corre più veloce delle gambe

Il 15 marzo 2026, tra le colline e i sentieri ancora umidi di primavera attorno a San Mamante, il Trail della Busca ha regalato molto più di una semplice gara. È stata una giornata fatta di sorrisi, fatica condivisa e quella magia che solo il trail running sa creare: il contatto con la natura, con gli altri e con qualcosa di più grande di noi.

L’evento, organizzato con passione dall’ASD DAS – Domani Arriva Sempre, porta già nel nome il suo messaggio più bello. “Domani arriva sempre” non è soltanto uno slogan: è uno stile di vita, un invito a guardare avanti, a correre insieme e soprattutto a dare visibilità e sostegno ai ragazzi con disabilità cognitive. Una filosofia che rende questa manifestazione volutamente diversamente non competitiva, dove la classifica passa in secondo piano rispetto ai valori di condivisione e inclusione.

Il quartier generale della giornata era immerso nel verde dell’Azienda Agricola Muta, cornice perfetta per due percorsi intensi e autentici:

  • 16,5 km con 850 metri di dislivello positivo, un tracciato tecnico e affascinante;

  • 10,5 km con 650 metri di dislivello, più breve ma tutt’altro che semplice, con alcuni passaggi volutamente lasciati “wild”, a ricordare che il trail è anche spirito d’avventura.

Tra i partecipanti non potevano mancare i colori di Corriferrara, rappresentati da Michele Tuffanelli e Maria Letizia Milani.

Il volo di Tuffanelli 

Sui 16,5 km Michele Tuffanelli ha firmato una prova di grande carattere, conquistando uno splendido terzo posto assoluto. Una prestazione che parla di gambe forti, ma soprattutto di passione e rispetto per lo spirito della manifestazione.

Il suo racconto, a fine gara, restituisce perfettamente l’atmosfera della giornata:

Mi piace iniziare così: D.A.S Domani arriva sempre ASD, com’è nello spirito di questa diversamente non competitiva, come piace definirla all’organizzazione. Questo bel trail nasce proprio dal voler non prendersi troppo sul serio e dal dare visibilità e sostegno a ragazzi con disabilità cognitive.
Bella la location all’Azienda Agricola Muta, con un percorso di 16,500 km e 850 metri di dislivello di tutto rispetto. C’era anche la 10,500 con 650 di D+, dove Letizia se l’è cavata bene nonostante alcuni passaggi lasciati appositamente wild.
Per onor di cronaca, visto che comunque una classifica per i primi cinque assoluti c’era per aggiudicarsi il ‘mondiale’, un terzo posto assoluto me lo porto a casa… e ottimo il ristoro finale, rigorosamente con dolci fatti in azienda.

Parole che raccontano un atleta capace di sorridere mentre parla di fatica, di risultato e di valori.

L’avventura di Letizia

Sulla distanza di 10,5 km, Maria Letizia Milani ha affrontato con determinazione un percorso tutt’altro che semplice. Tra salite decise, sentieri irregolari e tratti volutamente lasciati selvaggi, la sua prova è stata un piccolo viaggio nel cuore del trail: passo dopo passo, ascoltando il bosco e trovando il ritmo dentro la natura. Una prestazione solida, che conferma il suo spirito combattivo e la voglia di mettersi alla prova.

Il sapore vero del trail

E poi, come nelle migliori tradizioni delle gare di trail, il finale non è stato solo cronometri e classifiche, ma condivisione. Al ristoro conclusivo, tra chiacchiere e sorrisi, ad attendere gli atleti c’erano dolci fatti in casa dall’azienda agricola: piccoli gesti che trasformano una gara in una festa.

Il Trail della Busca ha ricordato a tutti perché si corre sui sentieri:
per la libertà, per l’amicizia, per la fatica che unisce e per quelle iniziative che dimostrano come lo sport possa davvero fare qualcosa di bello per gli altri. E mentre le scarpe si riempiono di fango e il cuore di emozioni, resta una certezza, semplice e potente, proprio come il nome di chi ha organizzato tutto questo: Domani arriva sempre.