LESSINIA LEGEND RUN
Quando i popoli del Nord corrono tra le montagne
C’è una terra, a nord delle grandi pianure, dove le montagne non hanno bisogno di essere altissime per incutere rispetto.
Sono i Monti Lessini.
Qui i pascoli salgono dolcemente verso il cielo, i boschi custodiscono sentieri antichi, le contrade di pietra sembrano villaggi dimenticati dal tempo e, quando il vento scende dalle cime, si ha quasi l’impressione che porti con sé le voci di un popolo antico.
È il regno della Lessinia.
Ed è proprio qui, a Velo Veronese, domenica 13 settembre 2026, che i guerrieri di Corriferrara hanno affrontato una nuova avventura della stagione: la Lessinia Legend Run, una gara che sembra fatta apposta per chi ama mettere alla prova gambe, cuore e spirito.
Tre le distanze affrontate dagli atleti ferraresi: 30 km con 1.975 metri di dislivello positivo, 20 km con circa 1.100 metri di dislivello e 10 km con 490 metri di dislivello. Il regolamento ufficiale indica per la 30 km un tracciato di 31,2 km e 1.975 metri D+, mentre la Legend Run 20 è indicata in 19 km con 1.030 metri D+.
Numeri che, raccontati davanti a un camino, potrebbero sembrare l’inizio di una saga nordica.
E in fondo lo sono.
La terra dei Cimbri
Prima ancora di parlare di corsa, bisogna parlare della terra.
La Lessinia è una montagna particolare: non è soltanto bosco e roccia, ma è anche storia, cultura e memoria. Qui, fin dal Medioevo, si insediarono comunità di origine germanica conosciute come Cimbri, lasciando tracce nella lingua, nelle architetture delle contrade, nelle tradizioni e nell’immaginario popolare. Velo Veronese è uno dei comuni nei quali questa eredità è ancora riconoscibile.
E allora proviamo a immaginare la scena.
All’alba del 13 settembre, dalle contrade di Velo, invece di uscire guerrieri con scudi e asce, compaiono uomini e donne con scarpe da trail, zaini, borracce e bastoncini.
Non devono conquistare un regno.
Devono conquistare la cima successiva.
La partenza della 30 km è prevista alle 8, quella della 20 km alle 9 e quella della 10 km alle 10.
E da quel momento la Lessinia diventa il loro campo di battaglia.
Sentieri, pascoli e boschi
Il percorso attraversa un territorio nel quale il paesaggio cambia continuamente.
Si parte da Velo Veronese e si incontrano sentieri, strade sterrate, prati, boschi, contrade e antiche vie di collegamento.
La 20 km conduce verso Giazza e poi lungo il Sentiero delle Gosse, prima di rientrare verso Croce del Gallo e Monte Purga. La 30 km spinge ancora più lontano, passando da Giazza, Malga Terrazzo, Rifugio Boschetto e Passo Malera, prima del ritorno verso Velo.
La 10 km, invece, è una sorta di introduzione al regno: contrade, bosco, prati e infine il Monte Purga, prima del ritorno in paese.
Ma anche il più breve dei percorsi non è una passeggiata nel bosco.
Perché in Lessinia ogni salita presenta il conto.
E spesso lo presenta con gli interessi.
Renato e la montagna che regala emozioni
Sulla 20 km c’è anche Renato Finco.
E il suo racconto racchiude perfettamente quello che significa correre da queste parti:
“Il trail sui Lessini è sempre una gara che ti regala emozioni tra pascoli e borghi ricchi di storia del popolo cimbro organizzazione sempre al top ma quanta fatica.”
Poche parole, ma dentro c’è tutto.
Ci sono i pascoli verdi.
Ci sono i borghi che sembrano usciti da una vecchia saga.
C’è la storia del popolo cimbro, che continua a vivere nelle pietre e nelle contrade.
E poi c’è quella parola che ogni trailrunner conosce molto bene:
fatica.
Perché la montagna può essere bellissima, ma non regala niente.
Ogni metro di dislivello va conquistato.
Ogni salita chiede respiro.
Ogni discesa pretende attenzione.
E ogni arrivo restituisce qualcosa che va oltre il cronometro.
Michele e la leggenda del Monte Purga 
Sulla 30 km, invece, c’è Michele Tuffanelli.
E Michele conosce bene queste montagne.
Forse fin troppo bene, visto che ammette di essere “un po' di parte”.
Ma come dargli torto?
I Monti Lessini hanno quella capacità particolare di farti dire che sarà l’ultima volta… e poi di farti tornare.
Michele lo racconta così:
“Sono un po' di parte perché i Monti Lessini sono bellissimi e la gara lo è altrettanto ma sinceramente non ho ancora trovato un Trail brutto, cambio di percorso quest'anno con un bel salitone a metà gara e l'immancabile Monte Purga posto al 28 km dove devi tenere a bada i crampi, mi dico sempre che sarà l'ultima volta di questa gara ma vuoi la bellezza dei luoghi, il percorso, l'organizzazione ma qui si torna sempre volentieri...un plauso agli altri Corriferrara presenti non è una gara semplice.”
E qui entra in scena lui.
Il Monte Purga.
Nella realtà è una delle presenze caratteristiche del territorio di Velo Veronese: la cima raggiunge circa 1.257 metri e ospita la Chiesa della Trasfigurazione, costruita nel 1854 su un luogo dove in precedenza sarebbe esistito un fortilizio o una torre d'avvistamento di epoca romana.
Ma nel nostro racconto possiamo immaginarlo diversamente.
Possiamo immaginare che il Monte Purga sia il vecchio guardiano della Lessinia.
Quello che aspetta in silenzio.
Quello che lascia passare tutti i viandanti, ma pretende un ultimo tributo.
E il tributo, per Michele e per gli altri corridori della 30 km, arriva al chilometro 28.
Quando ormai le gambe hanno già combattuto per quasi trenta chilometri.
Quando il fiato è corto.
Quando i crampi cominciano a ricordarti che il corpo, a differenza della testa, conosce perfettamente il significato della parola “basta”.
Ed è proprio allora che il Monte Purga chiede:
“Vuoi davvero arrivare alla fine?”
La risposta dei Corriferrara è stata quella che ogni trailrunner conosce.
Si continua.
Non basta correre: bisogna ascoltare la montagna
La Lessinia è una terra dove natura e storia camminano insieme.
Il territorio conserva testimonianze della cultura cimbra, dalle contrade in pietra ai capitelli e alle architetture rurali. E non mancano racconti, credenze e leggende che hanno attraversato generazioni.
Persino gli alberi hanno una storia: il tiglio, ad esempio, era considerato sacro dai Cimbri.
E poi ci sono le antiche leggende delle montagne, le fate, i boschi e quelle storie che probabilmente sono nate proprio per spiegare ciò che gli uomini non riuscivano a spiegare.
Forse è per questo che correre qui ha qualcosa di diverso.
Perché quando attraversi un bosco della Lessinia non stai semplicemente percorrendo una traccia GPS.
Stai passando dentro una storia.
I guerrieri di Corriferrara
E così, sulle tre distanze della Lessinia Legend Run, gli atleti Corriferrara hanno indossato idealmente i panni di un piccolo popolo del Nord.
Non c'erano castelli da conquistare.
Né draghi da affrontare.
C'erano però salite.
Molte salite.
C'erano boschi, pascoli, sentieri, pietre, crampi, fatica e quella strana magia che soltanto il trail sa regalare.
La 10 km ha rappresentato la porta d'ingresso nel mondo della leggenda.
La 20 km ha chiesto già coraggio e resistenza.
La 30 km, con quasi 2.000 metri di dislivello positivo, ha trasformato la giornata in una vera spedizione di montagna.
E quando finalmente si rientra a Velo Veronese, dopo aver attraversato questo antico regno, il risultato più importante non è soltanto quello scritto sulla classifica.
È aver portato a casa una storia.
Una storia da raccontare.
Una storia fatta di gambe stanche e occhi pieni di paesaggi.
Di fatica e sorrisi.
Di compagni di squadra incontrati lungo il percorso.
Di quella frase che Michele conosce bene: “sarà l'ultima volta”.
Perché il trail è anche questo.
Arrivi stanco, prometti che non lo farai mai più…
poi, qualche giorno dopo, inizi già a cercare la prossima gara.
E forse è proprio questa la vera leggenda
La Lessinia non promette percorsi facili.
Non lo fa.
Promette invece pascoli, boschi, contrade, panorami e sentieri capaci di mettere alla prova chi li percorre.
La Lessinia Legend Run prende tutto questo e lo trasforma in una sfida.
E domenica 13 settembre, gli atleti Corriferrara hanno accettato quella sfida su tutte le distanze.
Forse, nelle antiche storie dei popoli del Nord, quando un guerriero tornava al villaggio dopo una lunga spedizione, nessuno gli chiedeva soltanto quanto ci avesse messo.
Gli chiedevano:
“Che cosa hai visto lungo il cammino?”
Ecco.
Questa volta la risposta dei Corriferrara potrebbe essere semplice:
“Abbiamo visto la Lessinia.”
E soprattutto l'abbiamo corsa.
Con fatica.
Con passione.
Insieme.
Perché alcune montagne non si conquistano.
Si rispettano.
E quando le lasci, come dice idealmente la stessa Lessinia, un pezzetto di loro rimane dentro di te.













































