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martedì 16 giugno 2026

Corsa del trenino

 

Corriferrara alla Corsa del Trenino di Asiago: chilometri di emozioni tra storia, natura e ricordi

Il fascino dell'Altopiano di Asiago, i sentieri immersi nel verde e una manifestazione che unisce sport, natura e tradizione. Domenica 14 giugno 2026 gli atleti  Corriferrara hanno preso parte alla suggestiva Corsa del Trenino, uno degli appuntamenti più amati del panorama podistico veneto.

La gara deve il suo nome alla storica ferrovia che un tempo collegava Asiago alla pianura vicentina. Oggi il tracciato dell'ex sedime ferroviario è diventato un percorso ideale per correre immersi nei boschi e nei paesaggi dell'altopiano, tra lunghi rettilinei, scorci panoramici e tratti che raccontano una pagina importante della storia locale.

I portacolori ferraresi si sono cimentati sulle due distanze previste dall'organizzazione: la mezza maratona da 21 chilometri con circa 300 metri di dislivello positivo e la 10 chilometri con 120 metri di dislivello, entrambe caratterizzate da un percorso scorrevole ma tutt'altro che banale. Le temperature estive hanno infatti reso la sfida ancora più impegnativa, mettendo a dura prova gambe e resistenza.

Partenza dal parco cittadino e subito un tratto in salita a selezionare il gruppo, prima di lasciare spazio alle tipiche strade sterrate dell'altopiano, tra ghiaia, prati e boschi profumati di resina. Un tracciato capace di alternare momenti di grande fluidità a sezioni più tecniche e nervose, dove la gestione delle energie si è rivelata fondamentale.

Tra i protagonisti della giornata c'è stato Federico Oliani, che ha scelto di affrontare la distanza più lunga nonostante le fatiche accumulate nella settimana precedente. La sua esperienza racchiude perfettamente lo spirito della manifestazione, dove la gara si intreccia con i ricordi personali e con il legame profondo che molti atleti nutrono verso questi luoghi.

Di seguito il suo racconto:

"Prima di tutto un consiglio per tutti: se avete fatto una gara impegnativa la settimana prima e siete indecisi se fare la distanza lunga o corta la settimana dopo...beh scegliete sempre la corta! Tra dolori di qualsiasi tipo oggi è stata davvero impegnativa, ma volevo fare il percorso intero perché per me Asiago è una seconda casa. Mi ricorda il parco dove quando ero piccolo passavo i pomeriggi sui gokart con mio nonno, mi ricorda i primi trekking con la prima fidanzata proprio sul percorso del trenino, i giri in bici con Laura sotto il diluvio, il mio negozio di caramelle preferito tra le vie del centro, i trekking infiniti con Yuki e Roxanne...e tanto altro...quindi non poteva mancare questa gara nel mio palmares!🤣

Giornatina calda, con partenza dal parco e via subito in salita, già dai primi metri capisco che sto uno schifo...ma i km scorrono così come i dolori e i ricordi lungo tutte le stradine di ghiaia ed erba fino a buttarsi a capofitto in discesa nel bosco! Gli ultimi km sono stati tragici, sono andato in piena crisi con il caldo e la fatica accumulata...ma ho tagliato il traguardo soddisfatto e con una bella medaglia al collo! Una bella mangiata di cervo per pranzo   e sono pronto a qualche settimana di stop per riposare e riprendermi!"

Parole che raccontano più di una semplice competizione. La Corsa del Trenino non è soltanto una gara podistica: è un viaggio tra natura, storia e memoria personale, dove ogni curva può riportare alla mente un'emozione vissuta e ogni chilometro diventa parte di una nuova storia da raccontare.

Per gli atleti Corriferrara è stata una domenica intensa, fatta di fatica, panorami spettacolari e tanta soddisfazione all'arrivo. Un'altra esperienza da aggiungere al bagaglio della stagione, con la consapevolezza che alcune gare si ricordano per il cronometro, altre per le emozioni che sanno regalare. Quella di Asiago appartiene senza dubbio alla seconda categoria. 








Dolomiti Extreme Trail

 

Dolomiti Extreme Trail: Ion Coban firma un magnifico ottavo posto nella regina da 101 chilometri

Ci sono gare che si corrono con le gambe. Altre con la testa. E poi ci sono gare come la Dolomiti Extreme Trail, dove serve qualcosa di più: carattere, resistenza, capacità di soffrire e di trovare bellezza anche quando il sentiero sembra voler respingere ogni passo.

Il 12 giugno, nella straordinaria cornice della Val di Zoldo, si è svolta l'edizione 2026 della Dolomiti Extreme Trail, uno degli appuntamenti più prestigiosi e impegnativi del panorama internazionale della corsa in montagna. Un nome che non lascia spazio a equivoci: qui l'estremo non è marketing, ma realtà. Roccia, creste, boschi, discese tecniche e salite che mettono a nudo la vera essenza del trail running.

Tra gli oltre 400 atleti al via della distanza regina, la 101 chilometri con 6.400 metri di dislivello positivo, era presente anche il portacolori di Corriferrara Ion Coban, autore di una prova straordinaria conclusa con l'ottavo posto assoluto.

Una prestazione di assoluto valore su un percorso che lui stesso definisce senza mezzi termini «la gara più dura e tecnica che io abbia mai fatto».

Del resto, chi frequenta il mondo trail sa bene quanto sia vera la frase dello scrittore e ultrarunner Kilian Jornet:

“La montagna non è uno stadio dove soddisfare la mia ambizione, è una cattedrale dove pratico la mia religione.”

La Dolomiti Extreme Trail incarna perfettamente questo spirito. Non si tratta soltanto di gareggiare, ma di confrontarsi con l'ambiente, con i propri limiti e con la fatica più autentica.

Tra i passaggi simbolo del percorso c'è la salita al Bivacco Grisetti, una vera parete da affrontare con rispetto.

«La durissima salita al Bivacco Grisetti, che quest’anno decido di affrontare senza i bastoncini in quanto è quasi un’arrampicata e l’anno scorso erano risultati solo d’intralcio, con 480 metri di dislivello positivo da fare in circa 1.500 metri. Arrivato in cima si pensa che in discesa si riesca a recuperare qualcosina per poi renderti conto che devi affrontare una ripida e tecnica discesa verso il ristoro di Malga Grava con cavo fisso che ti costringe a percorrere un chilometro in oltre 13 minuti…»

Parole che raccontano meglio di qualsiasi cronaca la durezza di una competizione che richiama ogni anno atleti provenienti da tutta Europa e oltre.

La gara di Ion parte con prudenza, come spesso accade nelle ultradistanze dove l'errore più grande è lasciarsi trascinare dall'entusiasmo dei primi chilometri. Dopo il tratto iniziale su asfalto, il percorso entra subito nel vivo con salite interminabili e discese tecniche tra rocce e radici.

«Parto come al solito abbastanza piano tanto che dopo il primo tratto asfalto, in leggera discesa di circa 3 km, ho almeno 15-20 atleti che mi precedono. Dopo questo tratto inizia la vera gara con delle salite impegnative, che sembrano senza fine, e discese tecniche fatte di roccia e radici. Sto bene e invece di seguire i gruppetti formati, e che in qualche modo mi avrebbero rallentato, decido di superarli e guadagnare un po' di margine per quando arriverà la stanchezza.»

La strategia funziona. Chilometro dopo chilometro Ion risale posizioni fino a ritrovarsi addirittura quarto assoluto.

«Tra il 20° e il 25° chilometro, da casa mia moglie mi avvisa che sono in quarta posizione. Inizialmente non do molto peso a questa notizia, non pensavo di aver superato così tanti atleti e dentro di me penso che magari qualcuno corre senza aver acceso il GPS. Da lì a poco, nei ristori i volontari mi avvisano e mi confermano la mia posizione e che il terzo concorrente ha circa cinque minuti di vantaggio nei miei confronti.»

Per quaranta chilometri Ion corre una gara da protagonista assoluto.

«Riesco a mantenere questa posizione fino al sessantesimo chilometro, ho ampio margine sugli atleti che mi inseguono tanto che in questa fase sto pensando di provare a riprendere il terzo concorrente.»

Ma nelle ultratrail ogni storia può cambiare improvvisamente. È qui che emerge l'altra faccia di questo sport: la gestione delle energie, dell'alimentazione e della crisi.

«Da questo momento ho un drastico calo delle energie, non riesco più a mantenere il mio passo ma sono costretto a rallentare. Si corre sullo stesso percorso della gara da 73 km e vengo raggiunto e superato a mia volta dagli atleti di questa distanza che io avevo superato in scioltezza cinque chilometri prima.»

Con grande lucidità, Ion analizza ciò che è accaduto.

«Purtroppo, i ristori non erano molto forniti di carboidrati, o meglio dire quelli presenti non mi ispiravano molto. Tantissima frutta secca e formaggi freschi che vanno bene ma non danno il senso di sazietà e in questa parte di gara sento proprio il bisogno di assumere del cibo solido. Provo a integrare con della frutta secca, banane e patatine fritte, ma purtroppo sento che non è sufficiente.»

Una lezione preziosa che entra a far parte del bagaglio di esperienza di ogni ultratrailer.

Perché, come scriveva l'alpinista e scrittore Walter Bonatti:

“Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono.”

E il valore di un atleta non si misura soltanto nei momenti in cui vola, ma soprattutto nella capacità di continuare quando le energie diminuiscono e la sofferenza aumenta.

«Sono costretto a rallentare il mio passo e perdo diverse posizioni. Con il senno di poi avrei dovuto sforzarmi e cercare di assumere i carboidrati presenti nei ristori. Dei gel ne avevo da vendere ma non erano sufficienti e ti fanno passare il senso della sazietà. A fine gara mi rendo conto che sono stato superato da atleti nei confronti dei quali avevo oltre 20 minuti di vantaggio…»

Nonostante tutto, Ion stringe i denti e porta a termine la sua impresa.

«Concludo la gara, anche se con grande sofferenza, abbassando il mio personale di oltre un’ora rispetto alla passata edizione. Mi porto a casa una bella ottava posizione assoluta, tante soddisfazioni personali, emozioni e esperienza a non finire su una gara così impegnativa e tanti punti di riflessione per il futuro.»

E forse è proprio questo il significato più profondo del trail running. Non soltanto arrivare, ma imparare. Non soltanto competere, ma crescere. Non soltanto correre, ma vivere intensamente ogni metro di sentiero.

Per Corriferrara arriva così un risultato prestigioso, costruito su una delle gare più dure e affascinanti d'Europa. Un ottavo posto assoluto che vale molto più di una posizione in classifica: racconta una giornata vissuta al limite, tra fatica, determinazione e quella speciale bellezza che soltanto la montagna sa regalare.




lunedì 15 giugno 2026

Runner's School Dolomiti Camp

 

RS Dolomiti Camp: tre giorni tra sentieri, risate, amicizia e... qualche fiume di birra!

Dal 12 al 14 giugno Santo Stefano di Cadore ha accolto una coloratissima invasione proveniente da Ferrara. Non si trattava di alpinisti alla conquista di una vetta impossibile né di esploratori alla ricerca di tesori nascosti, ma della tribù della Runner's School, pronta a vivere il primo, storico RS Dolomiti Camp. Tre giorni intensi, immersi in uno degli scenari più spettacolari delle Dolomiti, tra corsa, trekking, trail, panorami mozzafiato e quella voglia di stare insieme che da sempre rappresenta il vero carburante della Runner's School.

Il luogo: Santo Stefano di Cadore, adagiata tra montagne che sembrano uscite da una cartolina,   è una terra ricca di fascino e di storie. Per secoli Santo Stefano di Cadore fu uno dei centri più importanti del Cadore, storica regione alpina che godeva di una certa autonomia amministrativa già nel Medioevo grazie alla Magnifica Comunità di Cadore. Le popolazioni di queste vallate erano famose per il loro spirito indipendente e per la capacità di autogovernarsi. Per molti secoli queste montagne furono un territorio strategico tra la Repubblica di Venezia e l'Impero Austro-Ungarico. I sentieri che oggi ospitano runner e trekker erano un tempo percorsi da commercianti, soldati e contrabbandieri. Tutto il Cadore fu profondamente segnato dalla Prima Guerra Mondiale. Dopo la disfatta di Caporetto nel 1917, molte zone vennero coinvolte direttamente nelle operazioni militari. Ancora oggi sui monti circostanti si possono trovare trincee, camminamenti e testimonianze di quel periodo.

Le Dolomiti, montagne leggendarie

Le vette che circondano Santo Stefano fanno parte delle Dolomiti, dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 2009. Secondo antiche leggende ladine, molte montagne erano abitate da re, nani, principesse e creature magiche. Una delle storie più famose è quella del Regno dei Fanes, un antico regno leggendario che si sarebbe esteso proprio tra queste montagne e che, secondo il mito, un giorno potrebbe tornare a risplendere.

Il programma prevedeva attività per tutti i gusti e per tutte le gambe: Running, Trekking lungo e corto, Trail lungo e corto. Nessuno è rimasto fermo e soprattutto nessuno è rimasto escluso.

Il primo giorno il gruppo ha iniziato a prendere confidenza con l'ambiente e con i percorsi. Il secondo è stato dedicato agli allenamenti e alla tecnica con la suddivisione nei vari gruppi e la possibilità di vivere la montagna secondo le proprie capacità e preferenze, mentre la domenica scarico intorno al lago. A guidare la spedizione c'era lui, Massimo Corà, presidente della Corriferrara e anima della Runner's School. Istruttore, organizzatore, coordinatore, motivatore e, quando necessario, anche cuoco. Anzi, per l'occasione affiancato dai figli Diego e Alby in una vera e propria brigata di cucina che ha saputo sfamare gli atleti dopo le fatiche sui sentieri. Un ruolo multitasking che probabilmente meriterebbe una nuova disciplina sportiva: il "trail-cooking estremo".   Le fotografie raccontano meglio di qualsiasi cronometro ciò che è accaduto durante questi tre giorni: sorrisi, abbracci, tavolate,  panorami da togliere il fiato e bicchieri che sembrano testimoniare il passaggio di qualche allegro torrente di birra.   Del resto l'idratazione è fondamentale... o almeno questa sembra essere stata la teoria condivisa da buona parte dei partecipanti. Ma il vero successo dell'evento non si misura in chilometri percorsi o in metri di dislivello superati. Si misura nelle amicizie rafforzate, nei nuovi legami nati quasi per magia, nelle chiacchiere dopo cena, nelle risate lungo i sentieri e nella sensazione di appartenere a qualcosa di speciale.

Come ha raccontato lo stesso Massimo Corà:

" Sono passate poche ore dalla fine del nostro primo Runner's School Dolomiti Camp e sto ancora facendo fatica a mettere insieme tutte le emozioni che mi porto dentro. Quello che era nato come un'idea, un sogno che da tempo tenevamo nel cassetto, è diventato realtà. E posso dirvi che è stata una cosa bellissima. Ce l'abbiamo messa davvero tutta. Abbiamo cercato di regalarvi percorsi meravigliosi, momenti di crescita sportiva, risate, condivisione e tante emozioni. Ma soprattutto abbiamo cercato di farvi sentire parte di qualcosa di speciale. Perché Runner's School non è mai stata solo corsa, trail o trekking. È amicizia. È aiuto reciproco. È conoscere persone nuove e ritrovarsi a fine giornata come se ci si conoscesse da sempre. Leggere i vostri messaggi, vedere le vostre foto e percepire l'entusiasmo che vi siete portati a casa è il regalo più bello che potessimo ricevere. Di questo weekend resteranno gli allenamenti, i panorami, le fatiche condivise, le risate a tavola, gli abbracci e tutte quelle piccole cose che spesso sono le più importanti. Per me resterà anche qualcosa di molto speciale: per la prima volta (e sono sicuro che non sarà l'ultima) ho avuto la possibilità di condividere la brigata di cucina con i miei ragazzi, Diego e Alby.   Dopo i trail corsi insieme, è stato un altro momento di condivisione che non ha prezzo. Sono quei ricordi che ti porti dentro e che valgono più di qualsiasi risultato. Un grazie enorme a tutti i partecipanti e a tutto lo staff che ha lavorato senza risparmiarsi un secondo. Conoscevo già il valore delle persone che mi circondano, ma in questi tre giorni ne ho avuto un'ulteriore conferma. Sono davvero una persona fortunata. Grazie di cuore a tutti. Questo è stato solo il primo Mountain Camp." 

Parole che raccontano perfettamente lo spirito dell'iniziativa.

A confermarlo arriva anche la testimonianza di Sara Sacchelli:

"Ho partecipato al RS DOLOMITI CAMP per gioco e curiosità. Sono ritornata ricca di autostima e affetto. Tre giorni dove abbiamo ripassato le basi della corsa ma abbiamo anche imparato a condividere a spazi e panorami.
Il primo giorno abbiamo corso tutti insieme riguardando gli esercizi di riscaldamento (ancora un punto poco considerato ma importantissimo). 
Il sabato ci siamo divisi in gruppi (trekking, trail e running) e ad ogni velocità si era seguiti da un istruttore. Nel pomeriggio invece, appena ricongiunti tutti, svago e aperitivo in paese. Domenica mattina scarico intorno al lago. Chi ne aveva ancora ha allungato mentre altro hanno chiuso l’anello e si sono scaldati al sole… Ma alla fine ci siamo tutti ritrovati con i piedi a mollo!!! E’ stata una fantastica esperienza. Ho conosciuto persone meravigliose. L’organizzazione e lo staff sono stati impeccabili. La location era perfetta e il clima eccezionale per correre. Insomma, mi sono già prenotata per la prossima avventura! Grazie"

Alla fine tutti sono tornati a casa con qualcosa nello zaino: qualcuno una nuova amicizia, qualcuno maggiore fiducia nelle proprie capacità, qualcuno centinaia di fotografie da condividere e qualcuno, forse, ancora qualche lieve indolenzimento alle gambe. Ma una cosa è certa: il  RS Dolomiti Camp è stato un successo pieno. Un'avventura che ha saputo unire sport, natura, amicizia e divertimento in perfetto stile Runner's School. E se questo capitolo è stato così entusiasmante, viene spontaneo pensare che questa sia soltanto l'inizio di una lunga storia tra la Runner's School e le montagne del Cadore. Perché alcune avventure finiscono quando si torna a casa. Quelle più belle, invece, iniziano proprio lì.

I 38 partecipanti:



























mercoledì 10 giugno 2026

Sasso Marconi Trail(SMAT)

 

SMAT 2026: tra sentieri di casa, fatica e sorrisi. Corriferrara protagonista a Sasso Marconi

Il 7 giugno Sasso Marconi è tornata ad accogliere una delle gare più amate dagli appassionati dell'Appennino bolognese: lo SMAT – Sasso Marconi Trail. Un appuntamento che ogni anno richiama centinaia di runner sui sentieri che si snodano tra boschi, colline e panorami che raccontano la storia di un territorio profondamente legato alla natura.

Due le distanze in programma: la impegnativa 30 km con 1.300 metri di dislivello positivo e la più veloce ma tutt'altro che semplice 14 km con 550 metri di dislivello. Percorsi che alternano tratti corribili a salite capaci di mettere alla prova anche i trail runner più esperti.

Sasso Marconi, cittadina che prende il nome dal celebre inventore e premio Nobel Guglielmo Marconi, offre infatti un terreno di gioco ideale per il trail running: crinali, boschi e sentieri che regalano scorci spettacolari sulla valle del Reno e sulle prime colline appenniniche. Un luogo dove la corsa si intreccia con storia, natura e tradizione.

Tra i protagonisti della giornata anche gli atleti Corriferrara, autori di prestazioni di grande valore.

Nella gara lunga da 30 km spicca il risultato di Laura Lazzari, che conquista il 1° posto di categoria, confermando ancora una volta le sue qualità nelle competizioni off-road più impegnative.

Ottimi piazzamenti anche nella 14 km, dove Enrico Gamberoni ottiene un eccellente 2° posto di categoria, mentre Simon Buzzi sale sul podio con il 3° posto di categoria, a testimonianza della solidità e della competitività del gruppo giallonero sui percorsi collinari.

Tra coloro che conoscono questi sentieri quasi metro per metro c'è anche Massimo Corà, che ha raccontato con la consueta sincerità la propria esperienza al termine della gara:

"Lo SMAT è una delle gare che più amo perché ci porta a correre sui sentieri che tante volte abbiamo usato per i nostri allenamenti e che sentiamo un pochino come casa."

Una gara vissuta tra il piacere di ritrovare tanti amici del mondo trail e le difficoltà di una giornata non semplice dal punto di vista fisico:

"Non mi aspettavo nulla di buono, la mia condizione attuale è pessima, però commetto comunque lo sbaglio di spingere troppo all'inizio per poi ritrovarmi nei guai nella seconda metà."

Una situazione che molti trailer conoscono bene: partire con entusiasmo e ritrovarsi poi a fare i conti con salite, caldo e chilometri che sembrano non finire mai. Ma proprio questo è il bello del trail running, dove spesso la vera vittoria è arrivare al traguardo gestendo le difficoltà.

"Però la porto comunque a casa e va bene così, tutta esperienza."

E come ogni edizione dello SMAT che si rispetti, non poteva mancare il momento simbolo della gara: la famigerata scalinata finale, un ultimo ostacolo che mette alla prova le gambe già stanche e che lascia sempre ricordi indelebili.

Con la sua consueta ironia, Corà ha voluto ringraziare l'organizzazione guidata da Cesare Salomoni:

"Grazie mille a un grande Cesare Salomoni per la stupenda organizzazione anche se durante la scalinata finale non gli volevo poi così bene."

Una battuta che racconta perfettamente lo spirito dello SMAT: fatica, amicizia, passione e quel pizzico di sofferenza che, una volta tagliato il traguardo, si trasforma immediatamente in voglia di tornare l'anno successivo.

Complimenti a tutti gli atleti Corriferrara presenti e in particolare ai nostri premiati Laura Lazzari, Enrico Gamberoni e Simon Buzzi, protagonisti di una giornata ricca di soddisfazioni sui sentieri di Sasso Marconi.














martedì 9 giugno 2026

Saslong Half Marathon

                                                      

Tra le leggende del Regno di Fanes e una lente ribelle: la sfida della Dolomites Saslong Half Marathon

MONTE PANA (Ortisei) – Nel cuore delle Dolomiti patrimonio UNESCO, tra i prati d'alta quota di Monte Pana e le maestose pareti del Sassolungo, è andata in scena la Dolomites Saslong Half Marathon, una delle gare trail più affascinanti dell'arco alpino. Ventuno chilometri e 900 metri di dislivello che, sulla carta, possono sembrare numeri gestibili, ma che sul terreno raccontano una storia ben diversa.

Una storia fatta di sentieri, salite che mettono alla prova il fiato e discese capaci di ricordare a ogni atleta chi comanda davvero: la montagna.

Da queste parti, secondo la leggenda, si estendeva il mitico Regno di Fanes, uno dei racconti più celebri della tradizione ladina. Un luogo popolato da principesse, aquile e marmotte parlanti, dove il sole era simbolo di prosperità e saggezza. E forse non è un caso che ancora oggi, correndo tra queste cime, si abbia la sensazione di attraversare un paesaggio sospeso tra realtà e leggenda. La giornata di gara, tuttavia, si è presentata con un volto più misterioso che regale. Le nuvole hanno avvolto le montagne creando quell'atmosfera quasi epica che nelle Dolomiti sa trasformare una semplice corsa in una piccola avventura. Tra i partecipanti anche Federico Oliani, che ha vissuto una gara tutt'altro che ordinaria. Il suo racconto fotografa alla perfezione le emozioni, le paure e gli imprevisti che rendono speciale il trail running.

"Una gara appannata .
Sono le 9 del mattino, siamo sul monte Pana, nuvolo, tutti in griglia di partenza ad aspettare lo start ..si alza l'elisoccorso e inizio a pensare sul fatto che forse ne avrò bisogno... Questa gara era l'obiettivo finale di 6 mesi di preparazione e ahimè sono arrivato completamente scarico e con le gambe ancora doloranti...inizio a pensare che forse avrei dovuto mangiare meno, allenarmi di più, riposarmi di più...ma oramai sono li e i pensieri si interrompono sullo sparo dello start...si parte. Sapendo la mia condizione tendo a gestire la gara e tenere il freno a mano, niente follie in salita, niente battiti al collasso...in realtà tutto procede meglio del previsto... C'è freschino, si sale con fatica ma niente di mortale, le montagne si ergono davanti a noi e piano piano arriviamo in cima ...sembra andare tutto per il meglio...e giustamente arriva il fattaccio: il venticello mi fa seccare l'occhio e mi si sposta la lente...che per un astigmatico vuol dire fare 900 metri di dislivello in discesa tra rocce e fango non vedendoci praticamente una mazza! Miracolosamente arrivo piano piano e illeso all' arrivo e mi godo la mia meritata medaglia e una bella birra ghiacciata!
"

Se gli antichi abitanti del Regno di Fanes combattevano contro eserciti e maledizioni, Federico ha dovuto affrontare un avversario altrettanto insidioso: una lente a contatto ribelle. E forse, per certi versi, più difficile da gestire di un drago. Perché percorrere quasi un chilometro di dislivello negativo tra rocce, radici e fango con una visione compromessa richiede sangue freddo, equilibrio e una discreta dose di fortuna. Alla fine, però, il verdetto della montagna è stato favorevole. Nessuna visita all'elisoccorso osservato con sospetto prima della partenza, nessun incidente, soltanto la soddisfazione di tagliare il traguardo, conquistare la medaglia e celebrare l'impresa nel modo più classico che esista dopo una gara trail: una meritata birra ghiacciata. Perché nelle Dolomiti, tra i prati di Monte Pana e le leggende del Regno di Fanes, ogni finisher porta a casa una storia. Quella di Federico, quest'anno, sarà ricordata come la corsa vinta contro la fatica, i dubbi e soprattutto contro una lente che aveva deciso di vivere una sua personale avventura.









domenica 7 giugno 2026

La Velenosa

 

La Velenosa 2026: quattordici chilometri di emozioni nel cuore delle Dolomiti Bellunesi

Bolzano Bellunese si è svegliata avvolta dalla luce limpida di una mattina di giugno, con le cime della Schiara a fare da sentinelle silenziose e i boschi ancora intrisi del profumo della notte. Domenica 7 giugno 2026 è andata in scena una nuova edizione de La Velenosa Run, una delle gare più amate del panorama trail bellunese: 14 chilometri e 1.000 metri di dislivello positivo condensati in un percorso tanto breve quanto intenso.

Ma ridurre La Velenosa a una semplice gara sarebbe un errore. È un viaggio, una storia che si scrive passo dopo passo tra sentieri antichi, rocce scolpite dal tempo e panorami che sembrano usciti da una cartolina delle Dolomiti più autentiche.

Il tracciato prende vita ai piedi delle montagne che dominano la Valbelluna e si inoltra subito nel verde, tra single track nervosi e tecnici, dove ogni curva regala una prospettiva diversa. I runner affrontano una salita che non concede tregua, ma che ripaga con scorci spettacolari sul territorio bellunese.

Uno dei passaggi più affascinanti è senza dubbio quello del Bus del Buson, luogo simbolo della manifestazione. Questo straordinario anfiteatro naturale, scavato dall'acqua nel corso dei millenni, custodisce leggende e misteri. Il suo nome deriva dal dialetto locale e richiama l'idea di una profonda cavità naturale. Qui il rumore dei passi si mescola all'eco delle pareti rocciose, creando un'atmosfera quasi magica che ogni atleta porta con sé fino al traguardo.

Lungo il percorso si sfiorano luoghi iconici come la Croda Rossa e le pendici del Monte Terne, territori che raccontano secoli di storia montana, pascoli, antiche mulattiere e vita alpina. È una montagna vera, schietta, che non cerca effetti speciali perché possiede già tutta la bellezza necessaria.

La Velenosa è una gara che mette alla prova gambe e fiato, ma soprattutto il cuore. Nei tratti più ripidi il cronometro passa in secondo piano e rimane soltanto il dialogo intimo tra l'atleta e la montagna. Ogni metro guadagnato sembra raccontare una piccola conquista personale; ogni discesa restituisce quella sensazione di libertà che solo il trail running sa regalare.

E poi c'è il pubblico. Famiglie, volontari, appassionati e curiosi che trasformano i sentieri in una festa diffusa. Gli incoraggiamenti arrivano da ogni angolo del percorso, creando quel clima genuino che da anni rappresenta l'anima dell'evento.

Quando gli ultimi runner tagliano il traguardo, resta qualcosa che va oltre la classifica. Resta il ricordo di una giornata trascorsa immersi nella natura, il profumo del bosco, il silenzio delle montagne interrotto dal battito accelerato del cuore. Resta la consapevolezza di aver attraversato uno dei territori più suggestivi delle Dolomiti Bellunesi.

La Velenosa continua così a conquistare atleti e appassionati, unendo sport, paesaggio e comunità in una formula unica. Perché qui, tra i sentieri di Bolzano Bellunese, la corsa non è soltanto una competizione: è un incontro romantico con la montagna, un appuntamento che ogni anno rinnova il suo incantesimo.



giovedì 4 giugno 2026

Sn trail Run

 

SN Trail 2026, correre dentro la poesia di Spoleto

Ci sono gare che si corrono con le gambe e altre che si attraversano con il cuore. La SN Trail del 31 maggio 2026, con i suoi 28 chilometri e 1000 metri di dislivello positivo, appartiene certamente alla seconda categoria.

A Spoleto, città di arte, musica e poesia, dove ogni estate il Festival dei Due Mondi trasforma piazze e vicoli in un palcoscenico internazionale, anche il trail running sembra assumere un significato diverso. Qui il gesto atletico incontra la storia, la natura dialoga con la cultura e ogni passo racconta una storia antica.

La quarta edizione della SN Trail ha portato centinaia di podisti lungo un percorso che si sviluppa tra la vecchia Ferrovia Spoleto-Norcia e il bosco sacro di Monteluco, due luoghi simbolo dell'Umbria più autentica. Il tracciato della storica ferrovia, inaugurata nel 1926 e considerata una delle opere ingegneristiche più affascinanti d'Italia, continua ancora oggi a stupire con gallerie, viadotti e scorci che sembrano sospesi nel tempo. Nel 2026, anno del centenario della linea ferroviaria, correre su quei sentieri ha assunto un valore ancora più speciale.

Poi arriva Monteluco. E il ritmo cambia.

Gli alberi avvolgono i sentieri in un silenzio quasi monastico. Non è un caso: da oltre millecinquecento anni questo monte custodisce eremi, luoghi di preghiera e racconti tramandati dai pellegrini. La leggenda vuole che qui san Francesco abbia sostato durante i suoi viaggi, lasciando nell'aria quella sensazione di pace che ancora oggi accompagna chi attraversa il bosco.

Tra le fronde, il respiro si fa più profondo, il rumore dei passi si mescola al canto degli uccelli e per un momento la competizione lascia spazio alla contemplazione. È forse questo il segreto della SN Trail: trasformare una gara in un viaggio.

A raccontarlo con semplicità è Emanuela Lambertini, una delle protagoniste della giornata:

"SN Trail 28 km +1000. La corsa si svolge in parte sul percorso della vecchia ferrovia Spoleto-Norcia e in parte dentro il bosco di Monteluco. L'arrivo a Spoleto con i passaggi sul ponte dei suicidi e davanti al duomo ti fanno sentire piccola piccola."

Parole che restituiscono perfettamente l'emozione dell'ultimo tratto.

Perché quando il bosco si apre e Spoleto ricompare all'orizzonte, la città regala il suo finale più spettacolare. Il percorso attraversa il celebre Ponte delle Torri, chiamato da molti anche "ponte dei suicidi" per le antiche storie e le leggende che lo circondano. Alto oltre ottanta metri e lungo più di duecento, sembra sospeso tra terra e cielo. Da lassù lo sguardo abbraccia vallate, campanili e montagne.

Poi la discesa verso il cuore della città.

Le pietre medievali del centro storico accompagnano gli ultimi metri fino alla splendida Piazza del Duomo, dominata dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta. È un arrivo che non lascia indifferenti: gli atleti diventano piccoli davanti alla grandezza della storia, mentre il fiato corto lascia spazio alla meraviglia.

Forse è proprio questa la magia della SN Trail. Non soltanto una gara di trail running, ma un incontro tra sport, paesaggio e memoria. Un percorso che attraversa boschi, ferrovie dimenticate e monumenti secolari, ricordando a ogni podista che certe emozioni non si misurano con il cronometro. 

Si custodiscono. Come una poesia letta in una sera di giugno, tra le pietre antiche di Spoleto.








Sky 3 cime Covigliaio

 

Sky Trail Covigliaio: emozioni d'Appennino e grandi risultati per i nostri atleti

Il 2 giugno 2026, nel cuore dell'Appennino tosco-romagnolo, si è svolta la Sky Trail Covigliaio, una delle manifestazioni più affascinanti del panorama trail regionale. Partenza e arrivo a Firenzuola, borgo medievale del Mugello che da secoli rappresenta una porta naturale tra Toscana ed Emilia-Romagna, immerso in un territorio ricco di storia, boschi secolari e panorami mozzafiato.

Il percorso ha condotto gli atleti lungo i crinali che circondano Covigliaio, località nota anche per essere stata in passato una rinomata stazione climatica e luogo di villeggiatura dell'aristocrazia fiorentina. Sentieri tecnici, salite impegnative e discese spettacolari hanno regalato una vera esperienza di montagna, tra faggete, prati d'altura e vedute che nelle giornate limpide spaziano fino alle vallate del Mugello.

Tra i protagonisti della giornata spiccano le eccellenti prestazioni dei nostri portacolori.

Nella gara regina da 40 km e 2.250 metri di dislivello positivo, grande prova di Sabina Drimaco che conquista il 1° posto di categoria, confermando ancora una volta le sue qualità di resistenza e gestione della fatica su lunghe distanze.

Ottimo risultato anche per Michele Tuffanelli  impegnato nella distanza da 28 km con 1.600 metri di dislivello positivo, che chiude con uno splendido 2° posto di categoria al termine di una gara intensa e combattuta.

Al termine della prova Michele ha raccontato le sue sensazioni:

"L'Appennino toscano non lo frequento molto, ma dopo aver corso nel Mugello e aver visto che la zona mi era piaciuta, ci ho riprovato con questa Sky. Distanza e dislivello erano alla mia portata e la condizione sta migliorando. Il percorso era bellissimo: due delle tre cime erano impegnative ma gestibili, l'ultima invece era più tosta. Poi c'erano grandi discese, una anche con corda fissa, e successivamente un continuo mangia e bevi molto corribile. Ne è uscita una bella gara tirata e, con mia sorpresa, sono arrivato secondo di categoria. Per chiudere, un pasta party in perfetto stile toscano: abbondante e davvero ottimo. Complimenti anche a Sabina per la splendida prova nella 40 km."

Una giornata di sport, natura e passione che ha esaltato ancora una volta il fascino del trail running sui sentieri dell'Appennino. I risultati ottenuti da Sabina Drimaco e Michele Tuffanelli rappresentano il giusto premio per l'impegno e la costanza negli allenamenti, portando ancora una volta i colori della squadra ai vertici delle classifiche di categoria.

Complimenti a entrambi per questi prestigiosi piazzamenti e appuntamento alle prossime sfide sui sentieri.