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lunedì 27 luglio 2026

Trans d'Havet, Ion Coban 2° di categoria.

 

Trans d'Havet 2026: Corriferrara protagonista sulle creste delle Piccole Dolomiti con Ion Coban e Michele Tuffanelli

Ci sono gare che non si limitano a misurare il tempo impiegato per arrivare al traguardo. Gare che chiedono rispetto, umiltà e la capacità di convivere con la fatica per ore, immersi in un ambiente tanto spettacolare quanto severo. La Trans d'Havet, disputata sabato 25 luglio, è una di queste.

Tra Valdagno, Piovene Rocchette e le magnifiche Piccole Dolomiti Vicentine, centinaia di trail runner hanno affrontato una delle competizioni più iconiche del panorama nazionale, caratterizzata da sentieri tecnici, rocce, creste panoramiche e salite che mettono a dura prova anche gli atleti più esperti.

A rappresentare Corriferrara erano Ion Coban, impegnato nella prova regina di 80 km con circa 5.500 metri di dislivello, e Michele Tuffanelli, al via della 24 km con 1.500 metri di dislivello.

La gara regina ha regalato una prestazione di altissimo livello a Ion Coban, autore di una prova praticamente perfetta che gli ha permesso di conquistare il 5° posto assoluto e il 2° posto di categoria, confermando ancora una volta il suo straordinario feeling con le gare di lunga distanza.

La sua non è stata una gara semplice. Dopo pochi metri di salita un bastoncino si rompe, costringendolo ad affrontare quasi tutta la competizione con un solo appoggio, proprio su un percorso dove il dislivello e la tecnicità rappresentano gli ostacoli principali. Un inconveniente che avrebbe potuto compromettere la gara di molti, ma che Ion ha saputo gestire con lucidità, recuperando posizione dopo posizione fino ad arrivare ad un prestigioso quinto posto assoluto, chiudendo la prova in meno di undici ore.

Anche Michele Tuffanelli ha saputo interpretare al meglio la propria gara. Per lui la Trans d'Havet aveva un sapore particolare: quello della rivincita, dopo quanto accaduto nell'edizione precedente. Con determinazione ha affrontato il duro tracciato della 24 chilometri, portando a casa un risultato che gli ha regalato grande soddisfazione.

La Trans d'Havet è molto più di una semplice gara di trail running. Nata per attraversare le Piccole Dolomiti, prende il nome dall'antica "Strada dell'Havet", un percorso storico utilizzato nei secoli da pastori e commercianti. Oggi è considerata una delle competizioni più affascinanti d'Italia grazie ai suoi itinerari che attraversano il Monte Summano, il Gruppo del Carega, il Rifugio Fraccaroli, il Passo della Lora e spettacolari creste da cui, nelle giornate più limpide, lo sguardo arriva fino alla Pianura Padana.

Le lunghe salite, i ghiaioni, la roccia viva e i passaggi più tecnici rendono questa manifestazione una vera prova di resistenza fisica e mentale, capace di lasciare ricordi indelebili in chi la affronta.

A raccontare meglio di qualsiasi cronaca le emozioni della giornata sono proprio le parole dei protagonisti.

Il commento di Michele Tuffanelli 

"Avevo un conto in sospeso con questa gara per il fatto successo nel 2024...vallo ha chiedere chi ha vinto la marathon di ieri... comunque gara bellissima un di più importante si sale dolcemente fino al nono km poi inizia il muro vero 480 D+ in 1,5 km una verticale spacca gambe ma poi un bellissimo mangia e bevi in cresta ultimi 5/6 km si scende a tratti tecnici poi si corre anche bene... ottimo risultato per me, Da rivedere il non pacco gara, peccato un minimo si poteva fare.Volevo evidenziare il gran 5 posto assoluto di Ion Coban sulla 80 km un gran talento non sbaglia una ultra."

Il commento di Ion Coban 

"TRANS D’HAVET 2026 È la prima volta che mi iscrivo a questa gara e a differenza delle altre volte gestisco abbastanza bene la fase di scarico e mi presento sulla linea di partenza con le gambe scariche e pronte a dare battaglia. La gara è lunga 80 chilometri con circa 5300 m di dislivello, dove il tracciato presenta tratti spiccatamente tecnici, fondo roccioso tipico delle Piccole Dolomiti e passaggi esposti. La gara parte con un breve giro per il paese, si ripassa sotto all’arco di partenza, e successivamente imbocca la lunga salita al Monte Summano. Dopo nemmeno 5 m di dislivello positivo (e sono stato anche largo 😊) arriva la prima sorpresa della serata; sulla strada mi si incastra nei pietrini la punta di un bastoncino. In passato mi è successo diverse volte che si incastrassero tra le rocce e normalmente si sfila senza problemi, dato che risulta attaccato al guanto, ma questa volta qualcosa va storto. Mi si spezza il cavo interno rendendo il bastoncino fuori uso per il resto della gara. A questo punto, e con tutto il dislivello previsto ancora da affrontare, ne sono consapevole che alla lunga sarà costretto a pagare dazio. Metto via il bastoncino rotto e uso soltanto quello integro cercando di alternate il braccio dividendo le salite a metà. Come il mio solito parto abbastanza piano, vista la distanza e il dislivello complessivo da affrontare e subito dopo la partenza mi ritrovo tra i primi 15/20 atleti. Al via ci siamo salutati con Luca Nardi. Abbiamo fatto diverse gare insieme; per una volta sono arrivato davanti io mentre nelle ultime due gare è arrivato sempre lui prima di me e con ampio vantaggio. Al via parte più forte di me ma dopo pochi chilometri, lungo la prima salita che porta al Monte Summano con oltre 1000 m di dislivello positivo, lo raggiungo e cerco di mantenere il suo passo visto che abbiamo indicativamente lo stesso livello atletico. Lungo la salita recuperiamo diverse posizioni e corriamo insieme per i primi 55 chilometri circa. Durante la salita che porta al rifugio Fraccaroli, una della più durre di tutta la gara con oltre 300 m di dislivello da affrontare in un chilometro circa, dove il fondo è composto da ghiaia mossa, sassi instabili e roccia viva e ogni passo indietro dovuto alla ghiaia instabile aumenta la fatica. Mai come in questo passaggio si è fatta sentire la mancanza del secondo bastoncino. In alcuni passaggi superiori, l'uso delle mani è inevitabile per mantenere l'equilibrio sulla roccia. Alla fine della salita guadagno qualche minuto di vantaggio nei confronti di Luca. Una volta in cima per un breve tratto rallento dandogli il tempo di raggiungermi ma dopo poco mi rendo conto che fa fatica a mantenere il ritmo e recuperare il distacco accumulato. In questa fase della gara mi trovo nella settima posizione e a 5 minuti di distanza intravedo l’atleta che mi precede che a sua volta ha altri 2-3 minuti di ritardo da chi si trova nella quinta posizione. Visto che sto bene decido di aumentare il passo, lo riesco a superare e da lì a poco supero anche l’atleta che si trova nella quinta posizione. Negli ultimi 20 chilometri della gara, indicativamente dal km 60 in poi, ovvero dal Passo della Lora fino al traguardo di Valdagno, restano da fare circa 700-800 metri di dislivello positivo complessivi e nonostante alcuni tratti tecnici in discesa, che mi costringono a rallentare di parecchio per evitare brutte sorprese, ma tuttavia riesco a tenere un buon passo. Purtroppo, chi si trova nella quarta posizione ha circa 15 minuti di vantaggio nei miei confronti e a questo punto della gara è irraggiungibile. Chiudere la Trans d'Havet Ultra 80K abbattendo il muro delle 11 ore (10h 56m) e conquistando la 5ª posizione assoluta  

  va oltre ogni mia migliore aspettativa. Sapevo che il Carega e il fondo tecnico delle Piccole Dolomiti non avrebbero fatto sconti, ma le gambe e la testa hanno risposto presente dal primo all'ultimo chilometro. Un risultato che mi riempie di orgoglio e che ripaga ogni singola ora di sacrificio spesa in allenamento. Un grazie speciale all'organizzazione, al pubblico sul percorso e a chi fa sempre il tifo per me. Ora è tempo di recuperare, con lo sguardo già rivolto ai prossimi traguardi."

La Trans d'Havet è una di quelle gare che lasciano il segno. Lo fanno sui sentieri, sulle scarpe impolverate, sulle gambe affaticate e soprattutto nella memoria di chi la vive. Corriferrara torna da questa avventura con un risultato di assoluto prestigio grazie a Ion Coban e con una bella prova di carattere di Michele Tuffanelli, due interpretazioni diverse della stessa passione, quella che porta gli atleti ad affrontare la montagna con rispetto, determinazione e il sorriso, anche quando il sentiero si impenna e sembra non finire mai.




mercoledì 22 luglio 2026

TransCivetta

 

TransCivetta 2026: Corriferrara conquista il regno del Civetta, dove la montagna si affronta... in due

Ci sono gare che si corrono con le gambe e altre che si affrontano soprattutto con il cuore. La TransCivetta appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Il 19 luglio 2026, tra i paesaggi spettacolari delle Dolomiti Bellunesi, 13 atleti  Corriferrara hanno preso parte a una delle competizioni trail più affascinanti del panorama italiano.

Il percorso, con i suoi 23 chilometri e 1.950 metri di dislivello positivo, parte da Listolade e conduce fino ad Alleghe, attraversando boschi, sentieri di montagna e panorami dominati dall'imponente massiccio del Monte Civetta, una delle pareti più celebri delle Dolomiti. Non a caso il Civetta è conosciuto dagli alpinisti come la "parete delle pareti": un gigante di roccia che da oltre un secolo richiama escursionisti e scalatori da tutto il mondo.

Ma la TransCivetta custodisce una particolarità che la rende davvero speciale: si gareggia esclusivamente a coppie. Non basta essere forti, veloci o allenati. Serve fiducia reciproca. I due compagni devono rimanere insieme dall'inizio alla fine, affrontando salite impegnative, discese tecniche e momenti di fatica condivisi. Quando uno rallenta, l'altro aspetta. Quando uno è in difficoltà, l'altro incoraggia. Qui il cronometro misura sì il tempo, ma racconta soprattutto una storia di collaborazione.

È questa l'essenza della TransCivetta: trasformare una gara individualmente durissima in un'avventura da vivere insieme, dove l'obiettivo non è arrivare prima del proprio compagno, ma arrivare con il proprio compagno.

Per i portacolori di Corriferrara è stata una giornata intensa, fatta di emozioni, fatica e panorami capaci di ripagare ogni passo. Tra i boschi, gli alpeggi e le vette patrimonio UNESCO, ogni chilometro ha regalato scorci che sembravano usciti da una cartolina, ricordando a tutti perché il trail running è molto più di una semplice corsa.

A racchiudere l'esperienza vissuta ci ha pensato Ilenia Ferrari, con un commento tanto semplice quanto efficace:

"Bellissimo!"

Una sola parola che racchiude il fascino della montagna, il valore della condivisione e la soddisfazione di aver portato a termine una sfida che, alla TransCivetta, non si affronta mai da soli.
















venerdì 17 luglio 2026

Trail della Val Cenedola: 4 presenze per Corriferrara sugli appennini parmensi

Trail della Val Cenedola 2026: Corriferrara protagonista sui sentieri di Bore

Domenica di grande trail running a Bore, in provincia di Parma, dove si è disputata la 10ª edizione del Trail della Val Cenedola.

La gara principale si è sviluppata su un percorso di 21,4 km con 1.030 metri di dislivello positivo, tra sentieri, boschi e salite dell’Appennino parmense. Un tracciato impegnativo, reso ancora più selettivo dalle alte temperature, che ha richiesto agli atleti una gestione attenta delle energie.

Alessio Gatti domina la gara maschile

Il successo assoluto è andato ad Alessio Gatti, portacolori dell’Atletica Levante, che ha preso il comando fin dalle prime fasi della competizione, imponendo un ritmo insostenibile per gli avversari.

Gatti ha concluso la propria prova in 1h45’08”, precedendo Andrea Bonici dell’Atletica Casone Noceto, vincitore dell’edizione precedente e leader del circuito Trail Running Parma.

Terzo posto per Tommaso Paltrinieri dell’Eridano Adventure, seguito da Mark Penna e Francesco Amade Sarzi.

Irina Vizitiu vince la prova femminile

Nella gara femminile si è imposta Irina Vizitiu dell’Atletica Casone Noceto, capace di tagliare il traguardo in 2h23’51”.

Alle sue spalle si sono classificate Natalia Aiosa, distanziata di appena 1’22”, ed Elena Nicorici, compagna di squadra della vincitrice, terza a 5’27”.

Corriferrara in gara al Trail della Val Cenedola

Quattro gli atleti Corriferrara – Runner’s School Italia presenti sulla distanza principale, tutti arrivati al traguardo dopo aver affrontato i 21,4 km e i 1.030 metri di dislivello del percorso.

Il migliore del gruppo è stato Pierre Casole, che ha concluso la gara al 24° posto assoluto in 2h37’34”.

Pierre ha affrontato il Trail della Val Cenedola con una gestione prudente, senza forzare oltre il necessario, considerando l’importante appuntamento che lo attende nel fine settimana successivo: il Monterosa WalserWaeg by UTMB.

Casole sarà infatti impegnato sulla durissima distanza di 82 km con circa 6.000 metri di dislivello positivo, una prova che richiederà grande resistenza, preparazione ed esperienza nella gestione delle lunghe distanze.

Risultati Corriferrara

  • 24° Pierre Casole – 2h37’34” – 918 punti
  • 30° Massimo Corà – 2h40’49” – 914 punti
  • 63ª Elisa Romani – 3h26’55” – 858 punti
  • 64ª Sabina Drimaco – 3h35’20” – 848 punti

Le parole di Massimo Corà

«Ieri ultima gara di questa prima fase del mio ritorno al trail.

Eravamo al Trail della Val Cenedola, a Bore, sugli Appennini parmensi.

Arrivo alla fine di queste settimane bello stanco, ma con la sensazione di riprendere sempre più confidenza con i chilometri e il dislivello! 🙂💪»

La gara sui 12 chilometri

Grande partecipazione anche sul percorso medio di 12 km con 482 metri di dislivello, valido per il circuito UISP Parma for Running Strada & Trail.

La vittoria maschile è andata a Cristian Ciobanu del CUS Parma, primo al traguardo in 57’00”, davanti a Gianluca Pinotti e Michele Capretti.

Tra le donne successo per Valeria Poltronieri della Cittadella 1592 Parma, vincitrice in 1h13’31”. Sul podio anche Novella Baldini e Anna Pelizzoni.

Una giornata di sport sull’Appennino parmense

La manifestazione, valida per il Circuito Trail Running Parma, per il Trofeo Alte Valli sulla distanza lunga e per il Circuito UISP Parma for Running Strada & Trail sulla prova corta, ha confermato il buon livello organizzativo della Polisportiva Bore.

Fondamentale anche il contributo dei volontari impegnati lungo il percorso, nei ristori e nei servizi di assistenza, che hanno permesso agli atleti di gareggiare in sicurezza e di vivere una giornata di trail running tra sport, natura e condivisione.

Il video del Trail della Val Cenedola

mercoledì 8 luglio 2026

Strafexpedition

 

Strafexpedition: dove la memoria corre insieme ai trail runner

Ci sono sentieri che non sono semplicemente sentieri. Sono pagine di storia incise nella roccia, nel bosco e nei pascoli dell'Altopiano di Asiago. Correrli significa entrare in un racconto che ha più di un secolo, dove il rumore dei passi oggi ha sostituito quello degli scarponi militari, ma conserva lo stesso rispetto per una montagna che non regala nulla. Il 5 luglio 2026, la Strafexpedition Trail ha riportato centinaia di runner lungo questi percorsi, affrontando 22 chilometri e 1.008 metri di dislivello positivo. Una gara che va ben oltre il cronometro: è un viaggio nella memoria della Grande Guerra e nell'intimità di ogni atleta. Il nome stesso della manifestazione richiama la Strafexpedition, la grande offensiva austro-ungarica del maggio 1916, passata alla storia anche come "spedizione punitiva". Da queste montagne partirono migliaia di uomini diretti verso il Vicentino, in una delle battaglie più dure combattute sul fronte italiano. Fortezze, trincee, gallerie e postazioni sono ancora oggi visibili lungo il percorso, silenziosi custodi di una memoria che il tempo non ha cancellato. È inevitabile, correndo tra queste montagne, pensare allo stato d'animo di quei giovani soldati. Molti avanzavano senza sapere se sarebbero tornati, affrontando paura, fatica, freddo e incertezza. Naturalmente il paragone con una gara sportiva si ferma qui: la sofferenza della guerra appartiene a una dimensione incomparabile. Eppure, sul piano umano, esiste un filo sottile che unisce chi affronta una prova difficile. Anche il trail runner conosce il dubbio. Lo conosce soprattutto quando arriva sulla linea di partenza dopo un lungo infortunio, dopo mesi trascorsi a vedere gli altri correre mentre lui ricostruisce pazientemente il proprio corpo. Ogni salita diventa una domanda, ogni discesa una verifica, ogni chilometro un piccolo atto di fiducia. In fondo è proprio questa la forza del trail running: trasformare la fatica in rinascita. L'Altopiano di Asiago è ricco anche di storie e leggende. Nei boschi si racconta ancora delle misteriose apparizioni delle "anguane", figure femminili della tradizione alpina che proteggevano sorgenti e torrenti. Al calare della nebbia, tra i mughi e le doline, il silenzio sembra custodire ancora le voci di chi ha vissuto queste montagne nei secoli. Non è raro che qualche runner, soprattutto nelle prime ore del mattino, racconti di aver percepito quella particolare atmosfera che solo certi luoghi sanno trasmettere: un misto di pace, rispetto e mistero. Lungo il percorso della Strafexpedition il panorama cambia continuamente. I prati d'alta quota si alternano alle faggete, mentre improvvisamente affiorano trincee, camminamenti e resti di fortificazioni. È uno di quei trail in cui la bellezza del paesaggio convive con il peso della storia, ricordando che ogni metro percorso è stato, un tempo, teatro di eventi drammatici.

Tra i tanti protagonisti della giornata c'è stato anche Massimo Corà, la cui gara racconta perfettamente il significato più autentico del trail: non solo arrivare, ma ritrovarsi.

Le sue parole valgono forse più di qualsiasi classifica.

"Dopo tanto, tantissimo tempo torno finalmente a divertirmi davvero in una gara trail! Sono anni che convivo con piccoli e grandi problemi fisici, cercando ogni volta di ripartire, adattarmi e trovare nuove soluzioni. Per questo la gara di oggi per me vale tantissimo. Non solo perché è probabilmente la mia miglior prestazione degli ultimi tre anni, ma soprattutto perché per la prima volta dopo tanto tempo ho avuto la sensazione di avere sempre la gara sotto controllo. Sono riuscito a gestire bene le energie, correre con fiducia e spingere fino alla fine senza andare in difficoltà. Qualche acciacco c'è ancora da sistemare, ma credo proprio che la strada sia quella giusta. Oggi più del risultato porto a casa una sensazione che mi mancava da troppo tempo: il piacere di correre forte (il forte è sempre molto relativo ) e divertirmi davvero in mezzo ai sentieri. E questo, per me, vale tantissimo."

Ed è probabilmente questa la vera essenza della Strafexpedition. Non una semplice competizione, ma un incontro tra passato e presente. Tra la memoria di uomini che affrontarono prove inimmaginabili e quella, infinitamente più leggera ma profondamente personale, di ogni runner che sceglie di non arrendersi ai propri limiti. Perché su questi sentieri si corre per una classifica, certo. Ma soprattutto si corre per ricordare, per rinascere e, ogni tanto, per ritrovare il semplice piacere di sentirsi di nuovo liberi.




Asolo 100 Km

 

Asolo 100 Km 2026, cento chilometri tra storia, silenzi e tramonti sul Monte Grappa

Ci sono gare che si corrono con le gambe. Altre che si affrontano con la testa. E poi ci sono percorsi che entrano nell'anima, perché ogni passo attraversa luoghi dove la natura racconta la sua bellezza ma anche la memoria di chi, su quei sentieri, ha combattuto e sacrificato la propria vita.

La Asolo 100 Km, andata in scena il 4 luglio 2026, è una di queste.

Cento chilometri e 2.565 metri di dislivello positivo che uniscono la raffinata eleganza di Asolo alle pendici del Monte Grappa, lungo un itinerario che alterna strade bianche, sentieri, salite regolari e lunghi tratti corribili. Un viaggio nel cuore della Marca Trevigiana che diventa anche un pellegrinaggio laico attraverso uno dei luoghi più simbolici della Grande Guerra.

È impossibile raggiungere il Monte Grappa senza rivolgere un pensiero ai migliaia di giovani soldati che, tra il 1917 e il 1918, trasformarono queste montagne nell'ultimo baluardo della difesa italiana. La Strada Cadorna, la celebre Strada dell'Alpino, le trincee ancora visibili e il Sacrario Militare raccontano una storia che va ben oltre lo sport. Qui il silenzio ha un peso diverso. Ogni respiro sembra fondersi con quello della montagna, custode di una memoria che merita rispetto.

Correre in questi luoghi significa inevitabilmente rallentare per un istante, osservare il panorama e ricordare chi non ha mai fatto ritorno a casa.

L'edizione 2026 è stata caratterizzata da un caldo importante, decisamente più intenso rispetto all'anno precedente. Se nel 2025 un temporale aveva regalato temperature più miti in pianura, quest'anno il sole ha accompagnato gli atleti per gran parte della giornata. Una fatica in più da gestire, ma anche un'opportunità per ammirare scorci che dodici mesi prima erano rimasti nascosti dalle nuvole.

Poi arriva la sera.

Il sole cala lentamente sulla pianura veneta, le temperature iniziano finalmente a scendere e la corsa cambia volto. Le gambe si fanno più leggere, il respiro ritrova ritmo, mentre il tramonto regala colori che sembrano dipinti apposta per chi ha scelto di vivere un'avventura così lunga.

Sono quei momenti che rendono speciale una 100 chilometri. Quando la stanchezza lascia spazio alle emozioni e ogni chilometro diventa un ricordo destinato a restare.

Tra le tante testimonianze raccolte al termine della gara, quella di Vittorio Cavallini racconta con straordinaria semplicità ciò che molti ultrarunner hanno vissuto lungo il percorso.

"Avete presente le sensazioni che si provano correndo a fine Settembre quando, terminato il caldo estivo, si torna a percorrere km che da mesi non si percorrevano, ad un passo che quasi non ci si ricordava più e senza fare fatica? Quelle sensazioni che ti fanno pensare 'sono rinato!!!' Ecco sono le stesse sensazioni che si provano correndo al tramonto e di notte, dopo un caldo pomeriggio. Sono le sensazioni che ho provato scendendo dal Monte Grappa, amplificate dalla discesa e dalla vista sulla pianura.

Quest'anno la 100 km di Asolo è stata più calda dell'anno precedente. Nel 2025 in pianura c'è stato un temporale che ci ha tenuti freschi, quest'anno tanto sole che ci ha fatto godere dei panorami che non abbiamo potuto vedere l'anno prima. Per contro in cima abbiamo trovato la valle nella foschia ed il panorama non era all'altezza di quello dell'anno precedente, ma è lo stesso.

Porto a casa da Asolo tanti bei ricordi: la gestione del caldo nei primi 32 km, la camminata sulla strada dell'alpino tra il 32 ed il 45 km, il pezzo in quota fino al 55 dove c'è il Sacrario, la discesa tra il 55 e l'80 km, gli ultimi 20 km in falsopiano, gli incontri con tanti amici e la voglia di tornare nel 2027."

Le sue parole fotografano perfettamente l'essenza della Asolo 100 Km: una gara che non si limita a mettere alla prova la resistenza fisica, ma regala emozioni che cambiano con il passare delle ore, dal sole cocente del pomeriggio alla freschezza della notte. È una corsa fatta di panorami, amicizie, silenzi e memoria. Una gara dove ogni salita racconta una storia e ogni discesa restituisce energia. Dove il traguardo rappresenta soltanto l'ultimo capitolo di un viaggio molto più profondo. Perché ci sono percorsi che si dimenticano in fretta.

E poi c'è il Monte Grappa.

Un luogo dove il trail running incontra la storia, dove la fatica si intreccia con il rispetto e dove ogni runner, prima ancora di essere atleta, diventa testimone di una memoria che continua a vivere passo dopo passo. È forse questo il vero motivo per cui, una volta arrivati ad Asolo, viene naturale pensare già all'edizione successiva.



martedì 7 luglio 2026

Tzimbar race

 


Tzimbar Race 2026: quando il cuore corre tra le montagne della Lessinia

Ci sono gare che si affrontano con le gambe. E poi ci sono gare che si vivono con il cuore.

La Tzimbar Race, andata in scena il 4 luglio 2026 a Erbezzo, ha regalato ancora una volta molto più di una competizione sportiva. È stata un viaggio attraverso la storia, la natura e le emozioni, lungo sentieri che sembrano custodire il respiro antico della Lessinia.

All'alba, quando il sole iniziava a colorare di oro i pascoli d'alta quota e le faggete ancora immerse nel silenzio, centinaia di trail runner hanno preso il via con un unico desiderio: lasciarsi conquistare da una delle terre più autentiche del Veneto.

La Tzimbar Race porta nel suo nome il ricordo dei Cimbri, il popolo di origine germanica che per secoli ha abitato queste montagne, lasciando tracce nella lingua, nelle tradizioni e nell'architettura. Correre qui significa attraversare un territorio che racconta storie antiche, tra malghe, prati fioriti, boschi secolari e spettacolari panorami che si aprono fino alla Pianura Padana.

La prova regina, lunga 56 chilometri con 2.600 metri di dislivello positivo, ha richiesto forza, pazienza e rispetto per la montagna. Un percorso tecnico e affascinante, capace di alternare salite impegnative a tratti più corribili, dove ogni metro conquistato viene ripagato da scorci di rara bellezza.

Tra i protagonisti della distanza più lunga anche Ion Coban,   che ha affrontato con determinazione i sentieri della Lessinia, condividendo la stessa passione e lo stesso spirito di tutti gli atleti giunti al via di una gara tanto impegnativa quanto affascinante.

La Tzimbar Race non è soltanto la sfida più lunga. La distanza da 15 chilometri, con 650 metri di dislivello positivo, ha richiamato numerosi appassionati, offrendo un percorso intenso ma accessibile, ideale per chi desidera vivere il fascino del trail running immerso nella natura.

Su questa distanza ha preso parte anche Lilia Agachi, affrontando il tracciato tra boschi, pascoli e panorami che rendono unica questa manifestazione. Una prova vissuta con entusiasmo e determinazione, in un contesto dove ogni partecipante è protagonista della propria sfida personale.

Ed è forse proprio questo il segreto della Tzimbar Race. Al termine della fatica non rimangono soltanto i tempi cronometrici o le classifiche. Rimangono il vento che accompagna lungo le creste, il suono dei campanacci delle malghe, il profumo del fieno appena tagliato e quel senso di libertà che soltanto la montagna riesce a regalare.

Erbezzo, piccolo borgo incastonato nel cuore del Parco Naturale Regionale della Lessinia, diventa ogni anno il punto d'incontro di atleti provenienti da realtà diverse ma uniti dalla stessa passione. Qui il trail running si trasforma in un linguaggio universale fatto di sorrisi, incoraggiamenti e rispetto reciproco.

Perché, in fondo, la vera vittoria non è sempre salire sul gradino più alto del podio. È accettare la sfida, superare i propri limiti e arrivare al traguardo con negli occhi la bellezza di una montagna che sa emozionare.

La Tzimbar Race si conferma così uno degli appuntamenti più affascinanti dell'estate trail italiana: una gara che non mette alla prova soltanto il fisico, ma invita ogni partecipante a rallentare lo sguardo, ad ascoltare il silenzio della Lessinia e a portarne con sé un piccolo frammento, anche molto tempo dopo aver tolto il pettorale.








mercoledì 24 giugno 2026

Pellarini Trail, dove osano le aquile.

 

Pellarini Trail 2026, tra aquile, foreste e il fascino selvaggio delle Alpi Giulie

Ci sono luoghi che sembrano creati apposta per il trail running. Terre dove il sentiero non è soltanto una traccia nel bosco, ma un invito all'avventura, un viaggio dentro la natura più autentica. La Valbruna, nel cuore del comprensorio Alpe Adria di Tarvisio, è uno di questi luoghi.

Sabato 20 giugno 2026 il Pellarini Trail ha portato decine di appassionati a misurarsi con i suoi 20 chilometri e 1300 metri di dislivello positivo, in un percorso che ha saputo unire fatica, emozione e panorami capaci di lasciare il segno.

La gara prende il nome dal Rifugio Pellarini, storico presidio alpino dedicato all'esploratore e alpinista Domenico Pellarini, e si sviluppa tra alcune delle aree più suggestive delle Alpi Giulie. Montagne che raccontano storie di confine, dove si incontrano le culture italiana, slovena e austriaca, e dove la natura conserva ancora un carattere selvaggio e primordiale.

Fin dalle prime luci del mattino il sole ha fatto sentire la propria presenza. Con temperature che nel corso della giornata hanno superato i 30 gradi, gli atleti hanno dovuto gestire non solo le salite impegnative, ma anche il caldo intenso che ha accompagnato ogni passo. Eppure, tra le ombre delle grandi foreste di Tarvisio, il percorso ha regalato scorci e sensazioni che hanno reso ogni sforzo parte integrante dell'esperienza.

I sentieri si sono snodati tra abeti secolari, radure silenziose e valloni dominati dalle pareti rocciose delle Giulie. Qui la presenza della fauna è una realtà quotidiana: non è raro vedere un cervo muoversi tra gli alberi o osservare il volo maestoso delle aquile che sorvolano le creste più alte. Un ambiente che conserva intatto il suo fascino e che ogni anno richiama escursionisti e sportivi da tutta Europa.

Tra i protagonisti della giornata anche Renato Finco, che al termine della prova ha raccontato con entusiasmo le emozioni vissute lungo il percorso:

"Correre tra i sentieri della foresta di Tarvisio tra le vette dove osano le aquile e i cervi ti osservano dal bosco è impagabile. Giornata molto calda che superava i 30 gradi. Le Alpi Giulie hanno un fascino unico."

Parole che descrivono perfettamente lo spirito del Pellarini Trail. Una gara che non è soltanto competizione, ma immersione totale in uno degli angoli più affascinanti dell'arco alpino. Qui il cronometro conta, ma contano soprattutto le emozioni che si raccolgono lungo il cammino: il profumo del bosco, il rumore dell'acqua che scende dai versanti, il silenzio delle montagne e quella sensazione di libertà che solo il trail running sa regalare.

Quando gli ultimi concorrenti hanno tagliato il traguardo, il sole continuava a illuminare le cime delle Giulie. Restavano la stanchezza nelle gambe, il sorriso sul volto e la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di speciale. Perché il Pellarini Trail è una gara, certo, ma soprattutto un'avventura che permette di entrare in sintonia con la montagna più autentica, là dove le aquile dominano il cielo e la natura detta ancora il ritmo del tempo.










martedì 16 giugno 2026

Corsa del trenino

 

Corriferrara alla Corsa del Trenino di Asiago: chilometri di emozioni tra storia, natura e ricordi

Il fascino dell'Altopiano di Asiago, i sentieri immersi nel verde e una manifestazione che unisce sport, natura e tradizione. Domenica 14 giugno 2026 gli atleti  Corriferrara hanno preso parte alla suggestiva Corsa del Trenino, uno degli appuntamenti più amati del panorama podistico veneto.

La gara deve il suo nome alla storica ferrovia che un tempo collegava Asiago alla pianura vicentina. Oggi il tracciato dell'ex sedime ferroviario è diventato un percorso ideale per correre immersi nei boschi e nei paesaggi dell'altopiano, tra lunghi rettilinei, scorci panoramici e tratti che raccontano una pagina importante della storia locale.

I portacolori ferraresi si sono cimentati sulle due distanze previste dall'organizzazione: la mezza maratona da 21 chilometri con circa 300 metri di dislivello positivo e la 10 chilometri con 120 metri di dislivello, entrambe caratterizzate da un percorso scorrevole ma tutt'altro che banale. Le temperature estive hanno infatti reso la sfida ancora più impegnativa, mettendo a dura prova gambe e resistenza.

Partenza dal parco cittadino e subito un tratto in salita a selezionare il gruppo, prima di lasciare spazio alle tipiche strade sterrate dell'altopiano, tra ghiaia, prati e boschi profumati di resina. Un tracciato capace di alternare momenti di grande fluidità a sezioni più tecniche e nervose, dove la gestione delle energie si è rivelata fondamentale.

Tra i protagonisti della giornata c'è stato Federico Oliani, che ha scelto di affrontare la distanza più lunga nonostante le fatiche accumulate nella settimana precedente. La sua esperienza racchiude perfettamente lo spirito della manifestazione, dove la gara si intreccia con i ricordi personali e con il legame profondo che molti atleti nutrono verso questi luoghi.

Di seguito il suo racconto:

"Prima di tutto un consiglio per tutti: se avete fatto una gara impegnativa la settimana prima e siete indecisi se fare la distanza lunga o corta la settimana dopo...beh scegliete sempre la corta! Tra dolori di qualsiasi tipo oggi è stata davvero impegnativa, ma volevo fare il percorso intero perché per me Asiago è una seconda casa. Mi ricorda il parco dove quando ero piccolo passavo i pomeriggi sui gokart con mio nonno, mi ricorda i primi trekking con la prima fidanzata proprio sul percorso del trenino, i giri in bici con Laura sotto il diluvio, il mio negozio di caramelle preferito tra le vie del centro, i trekking infiniti con Yuki e Roxanne...e tanto altro...quindi non poteva mancare questa gara nel mio palmares!🤣

Giornatina calda, con partenza dal parco e via subito in salita, già dai primi metri capisco che sto uno schifo...ma i km scorrono così come i dolori e i ricordi lungo tutte le stradine di ghiaia ed erba fino a buttarsi a capofitto in discesa nel bosco! Gli ultimi km sono stati tragici, sono andato in piena crisi con il caldo e la fatica accumulata...ma ho tagliato il traguardo soddisfatto e con una bella medaglia al collo! Una bella mangiata di cervo per pranzo   e sono pronto a qualche settimana di stop per riposare e riprendermi!"

Parole che raccontano più di una semplice competizione. La Corsa del Trenino non è soltanto una gara podistica: è un viaggio tra natura, storia e memoria personale, dove ogni curva può riportare alla mente un'emozione vissuta e ogni chilometro diventa parte di una nuova storia da raccontare.

Piena soddisfazione per Simona CasoniGara stupenda, ben organizzata,  giornata splendida  in compagnia. Mi sono fatta trasportare dal paesaggio.  Gestita serenamente dall'inizio alla fine. 

Per gli atleti Corriferrara è stata una domenica intensa, fatta di fatica, panorami spettacolari e tanta soddisfazione all'arrivo. Un'altra esperienza da aggiungere al bagaglio della stagione, con la consapevolezza che alcune gare si ricordano per il cronometro, altre per le emozioni che sanno regalare. Quella di Asiago appartiene senza dubbio alla seconda categoria. 








Dolomiti Extreme Trail

 

Dolomiti Extreme Trail: Ion Coban firma un magnifico ottavo posto nella regina da 101 chilometri

Ci sono gare che si corrono con le gambe. Altre con la testa. E poi ci sono gare come la Dolomiti Extreme Trail, dove serve qualcosa di più: carattere, resistenza, capacità di soffrire e di trovare bellezza anche quando il sentiero sembra voler respingere ogni passo.

Il 12 giugno, nella straordinaria cornice della Val di Zoldo, si è svolta l'edizione 2026 della Dolomiti Extreme Trail, uno degli appuntamenti più prestigiosi e impegnativi del panorama internazionale della corsa in montagna. Un nome che non lascia spazio a equivoci: qui l'estremo non è marketing, ma realtà. Roccia, creste, boschi, discese tecniche e salite che mettono a nudo la vera essenza del trail running.

Tra gli oltre 400 atleti al via della distanza regina, la 101 chilometri con 6.400 metri di dislivello positivo, era presente anche il portacolori di Corriferrara Ion Coban, autore di una prova straordinaria conclusa con l'ottavo posto assoluto.

Una prestazione di assoluto valore su un percorso che lui stesso definisce senza mezzi termini «la gara più dura e tecnica che io abbia mai fatto».

Del resto, chi frequenta il mondo trail sa bene quanto sia vera la frase dello scrittore e ultrarunner Kilian Jornet:

“La montagna non è uno stadio dove soddisfare la mia ambizione, è una cattedrale dove pratico la mia religione.”

La Dolomiti Extreme Trail incarna perfettamente questo spirito. Non si tratta soltanto di gareggiare, ma di confrontarsi con l'ambiente, con i propri limiti e con la fatica più autentica.

Tra i passaggi simbolo del percorso c'è la salita al Bivacco Grisetti, una vera parete da affrontare con rispetto.

«La durissima salita al Bivacco Grisetti, che quest’anno decido di affrontare senza i bastoncini in quanto è quasi un’arrampicata e l’anno scorso erano risultati solo d’intralcio, con 480 metri di dislivello positivo da fare in circa 1.500 metri. Arrivato in cima si pensa che in discesa si riesca a recuperare qualcosina per poi renderti conto che devi affrontare una ripida e tecnica discesa verso il ristoro di Malga Grava con cavo fisso che ti costringe a percorrere un chilometro in oltre 13 minuti…»

Parole che raccontano meglio di qualsiasi cronaca la durezza di una competizione che richiama ogni anno atleti provenienti da tutta Europa e oltre.

La gara di Ion parte con prudenza, come spesso accade nelle ultradistanze dove l'errore più grande è lasciarsi trascinare dall'entusiasmo dei primi chilometri. Dopo il tratto iniziale su asfalto, il percorso entra subito nel vivo con salite interminabili e discese tecniche tra rocce e radici.

«Parto come al solito abbastanza piano tanto che dopo il primo tratto asfalto, in leggera discesa di circa 3 km, ho almeno 15-20 atleti che mi precedono. Dopo questo tratto inizia la vera gara con delle salite impegnative, che sembrano senza fine, e discese tecniche fatte di roccia e radici. Sto bene e invece di seguire i gruppetti formati, e che in qualche modo mi avrebbero rallentato, decido di superarli e guadagnare un po' di margine per quando arriverà la stanchezza.»

La strategia funziona. Chilometro dopo chilometro Ion risale posizioni fino a ritrovarsi addirittura quarto assoluto.

«Tra il 20° e il 25° chilometro, da casa mia moglie mi avvisa che sono in quarta posizione. Inizialmente non do molto peso a questa notizia, non pensavo di aver superato così tanti atleti e dentro di me penso che magari qualcuno corre senza aver acceso il GPS. Da lì a poco, nei ristori i volontari mi avvisano e mi confermano la mia posizione e che il terzo concorrente ha circa cinque minuti di vantaggio nei miei confronti.»

Per quaranta chilometri Ion corre una gara da protagonista assoluto.

«Riesco a mantenere questa posizione fino al sessantesimo chilometro, ho ampio margine sugli atleti che mi inseguono tanto che in questa fase sto pensando di provare a riprendere il terzo concorrente.»

Ma nelle ultratrail ogni storia può cambiare improvvisamente. È qui che emerge l'altra faccia di questo sport: la gestione delle energie, dell'alimentazione e della crisi.

«Da questo momento ho un drastico calo delle energie, non riesco più a mantenere il mio passo ma sono costretto a rallentare. Si corre sullo stesso percorso della gara da 73 km e vengo raggiunto e superato a mia volta dagli atleti di questa distanza che io avevo superato in scioltezza cinque chilometri prima.»

Con grande lucidità, Ion analizza ciò che è accaduto.

«Purtroppo, i ristori non erano molto forniti di carboidrati, o meglio dire quelli presenti non mi ispiravano molto. Tantissima frutta secca e formaggi freschi che vanno bene ma non danno il senso di sazietà e in questa parte di gara sento proprio il bisogno di assumere del cibo solido. Provo a integrare con della frutta secca, banane e patatine fritte, ma purtroppo sento che non è sufficiente.»

Una lezione preziosa che entra a far parte del bagaglio di esperienza di ogni ultratrailer.

Perché, come scriveva l'alpinista e scrittore Walter Bonatti:

“Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono.”

E il valore di un atleta non si misura soltanto nei momenti in cui vola, ma soprattutto nella capacità di continuare quando le energie diminuiscono e la sofferenza aumenta.

«Sono costretto a rallentare il mio passo e perdo diverse posizioni. Con il senno di poi avrei dovuto sforzarmi e cercare di assumere i carboidrati presenti nei ristori. Dei gel ne avevo da vendere ma non erano sufficienti e ti fanno passare il senso della sazietà. A fine gara mi rendo conto che sono stato superato da atleti nei confronti dei quali avevo oltre 20 minuti di vantaggio…»

Nonostante tutto, Ion stringe i denti e porta a termine la sua impresa.

«Concludo la gara, anche se con grande sofferenza, abbassando il mio personale di oltre un’ora rispetto alla passata edizione. Mi porto a casa una bella ottava posizione assoluta, tante soddisfazioni personali, emozioni e esperienza a non finire su una gara così impegnativa e tanti punti di riflessione per il futuro.»

E forse è proprio questo il significato più profondo del trail running. Non soltanto arrivare, ma imparare. Non soltanto competere, ma crescere. Non soltanto correre, ma vivere intensamente ogni metro di sentiero.

Per Corriferrara arriva così un risultato prestigioso, costruito su una delle gare più dure e affascinanti d'Europa. Un ottavo posto assoluto che vale molto più di una posizione in classifica: racconta una giornata vissuta al limite, tra fatica, determinazione e quella speciale bellezza che soltanto la montagna sa regalare.




lunedì 15 giugno 2026

Runner's School Dolomiti Camp

 

RS Dolomiti Camp: tre giorni tra sentieri, risate, amicizia e... qualche fiume di birra!

Dal 12 al 14 giugno Santo Stefano di Cadore ha accolto una coloratissima invasione proveniente da Ferrara. Non si trattava di alpinisti alla conquista di una vetta impossibile né di esploratori alla ricerca di tesori nascosti, ma della tribù della Runner's School, pronta a vivere il primo, storico RS Dolomiti Camp. Tre giorni intensi, immersi in uno degli scenari più spettacolari delle Dolomiti, tra corsa, trekking, trail, panorami mozzafiato e quella voglia di stare insieme che da sempre rappresenta il vero carburante della Runner's School.

Il luogo: Santo Stefano di Cadore, adagiata tra montagne che sembrano uscite da una cartolina,   è una terra ricca di fascino e di storie. Per secoli Santo Stefano di Cadore fu uno dei centri più importanti del Cadore, storica regione alpina che godeva di una certa autonomia amministrativa già nel Medioevo grazie alla Magnifica Comunità di Cadore. Le popolazioni di queste vallate erano famose per il loro spirito indipendente e per la capacità di autogovernarsi. Per molti secoli queste montagne furono un territorio strategico tra la Repubblica di Venezia e l'Impero Austro-Ungarico. I sentieri che oggi ospitano runner e trekker erano un tempo percorsi da commercianti, soldati e contrabbandieri. Tutto il Cadore fu profondamente segnato dalla Prima Guerra Mondiale. Dopo la disfatta di Caporetto nel 1917, molte zone vennero coinvolte direttamente nelle operazioni militari. Ancora oggi sui monti circostanti si possono trovare trincee, camminamenti e testimonianze di quel periodo.

Le Dolomiti, montagne leggendarie

Le vette che circondano Santo Stefano fanno parte delle Dolomiti, dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 2009. Secondo antiche leggende ladine, molte montagne erano abitate da re, nani, principesse e creature magiche. Una delle storie più famose è quella del Regno dei Fanes, un antico regno leggendario che si sarebbe esteso proprio tra queste montagne e che, secondo il mito, un giorno potrebbe tornare a risplendere.

Il programma prevedeva attività per tutti i gusti e per tutte le gambe: Running, Trekking lungo e corto, Trail lungo e corto. Nessuno è rimasto fermo e soprattutto nessuno è rimasto escluso.

Il primo giorno il gruppo ha iniziato a prendere confidenza con l'ambiente e con i percorsi. Il secondo è stato dedicato agli allenamenti e alla tecnica con la suddivisione nei vari gruppi e la possibilità di vivere la montagna secondo le proprie capacità e preferenze, mentre la domenica scarico intorno al lago. A guidare la spedizione c'era lui, Massimo Corà, presidente della Corriferrara e anima della Runner's School. Istruttore, organizzatore, coordinatore, motivatore e, quando necessario, anche cuoco. Anzi, per l'occasione affiancato dai figli Diego e Alby in una vera e propria brigata di cucina che ha saputo sfamare gli atleti dopo le fatiche sui sentieri. Un ruolo multitasking che probabilmente meriterebbe una nuova disciplina sportiva: il "trail-cooking estremo".   Le fotografie raccontano meglio di qualsiasi cronometro ciò che è accaduto durante questi tre giorni: sorrisi, abbracci, tavolate,  panorami da togliere il fiato e bicchieri che sembrano testimoniare il passaggio di qualche allegro torrente di birra.   Del resto l'idratazione è fondamentale... o almeno questa sembra essere stata la teoria condivisa da buona parte dei partecipanti. Ma il vero successo dell'evento non si misura in chilometri percorsi o in metri di dislivello superati. Si misura nelle amicizie rafforzate, nei nuovi legami nati quasi per magia, nelle chiacchiere dopo cena, nelle risate lungo i sentieri e nella sensazione di appartenere a qualcosa di speciale.

Come ha raccontato lo stesso Massimo Corà:

" Sono passate poche ore dalla fine del nostro primo Runner's School Dolomiti Camp e sto ancora facendo fatica a mettere insieme tutte le emozioni che mi porto dentro. Quello che era nato come un'idea, un sogno che da tempo tenevamo nel cassetto, è diventato realtà. E posso dirvi che è stata una cosa bellissima. Ce l'abbiamo messa davvero tutta. Abbiamo cercato di regalarvi percorsi meravigliosi, momenti di crescita sportiva, risate, condivisione e tante emozioni. Ma soprattutto abbiamo cercato di farvi sentire parte di qualcosa di speciale. Perché Runner's School non è mai stata solo corsa, trail o trekking. È amicizia. È aiuto reciproco. È conoscere persone nuove e ritrovarsi a fine giornata come se ci si conoscesse da sempre. Leggere i vostri messaggi, vedere le vostre foto e percepire l'entusiasmo che vi siete portati a casa è il regalo più bello che potessimo ricevere. Di questo weekend resteranno gli allenamenti, i panorami, le fatiche condivise, le risate a tavola, gli abbracci e tutte quelle piccole cose che spesso sono le più importanti. Per me resterà anche qualcosa di molto speciale: per la prima volta (e sono sicuro che non sarà l'ultima) ho avuto la possibilità di condividere la brigata di cucina con i miei ragazzi, Diego e Alby.   Dopo i trail corsi insieme, è stato un altro momento di condivisione che non ha prezzo. Sono quei ricordi che ti porti dentro e che valgono più di qualsiasi risultato. Un grazie enorme a tutti i partecipanti e a tutto lo staff che ha lavorato senza risparmiarsi un secondo. Conoscevo già il valore delle persone che mi circondano, ma in questi tre giorni ne ho avuto un'ulteriore conferma. Sono davvero una persona fortunata. Grazie di cuore a tutti. Questo è stato solo il primo Mountain Camp." 

Parole che raccontano perfettamente lo spirito dell'iniziativa.

A confermarlo arriva anche la testimonianza di Sara Sacchelli:

"Ho partecipato al RS DOLOMITI CAMP per gioco e curiosità. Sono ritornata ricca di autostima e affetto. Tre giorni dove abbiamo ripassato le basi della corsa ma abbiamo anche imparato a condividere a spazi e panorami.
Il primo giorno abbiamo corso tutti insieme riguardando gli esercizi di riscaldamento (ancora un punto poco considerato ma importantissimo). 
Il sabato ci siamo divisi in gruppi (trekking, trail e running) e ad ogni velocità si era seguiti da un istruttore. Nel pomeriggio invece, appena ricongiunti tutti, svago e aperitivo in paese. Domenica mattina scarico intorno al lago. Chi ne aveva ancora ha allungato mentre altro hanno chiuso l’anello e si sono scaldati al sole… Ma alla fine ci siamo tutti ritrovati con i piedi a mollo!!! E’ stata una fantastica esperienza. Ho conosciuto persone meravigliose. L’organizzazione e lo staff sono stati impeccabili. La location era perfetta e il clima eccezionale per correre. Insomma, mi sono già prenotata per la prossima avventura! Grazie"

Alla fine tutti sono tornati a casa con qualcosa nello zaino: qualcuno una nuova amicizia, qualcuno maggiore fiducia nelle proprie capacità, qualcuno centinaia di fotografie da condividere e qualcuno, forse, ancora qualche lieve indolenzimento alle gambe. Ma una cosa è certa: il  RS Dolomiti Camp è stato un successo pieno. Un'avventura che ha saputo unire sport, natura, amicizia e divertimento in perfetto stile Runner's School. E se questo capitolo è stato così entusiasmante, viene spontaneo pensare che questa sia soltanto l'inizio di una lunga storia tra la Runner's School e le montagne del Cadore. Perché alcune avventure finiscono quando si torna a casa. Quelle più belle, invece, iniziano proprio lì.

I 38 partecipanti: