Visualizzazione post con etichetta non competitiva. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta non competitiva. Mostra tutti i post

venerdì 11 settembre 2026

Fiesso Corre per solidarietà

 

Fiesso corre per solidarietà: quando la corsa diventa un gesto che va oltre il traguardo

Ci sono gare in cui il cronometro conta, altre in cui conta soprattutto esserci. E poi ci sono quelle manifestazioni nelle quali correre significa condividere, stare insieme e trasformare qualche chilometro in un piccolo gesto di solidarietà.

È questo lo spirito di “Fiesso corre per solidarietà”, la manifestazione ludico-motoria non competitiva che si è disputata a Fiesso Umbertiano, nel Polesine, domenica 6 settembre 2026, sulla distanza di 10,5 chilometri.

Un appuntamento che, con l'arrivo della nuova stagione podistica, rappresenta anche per molti podisti un piacevole ritorno alle abitudini: scarpe ai piedi, amici ritrovati e quella voglia di correre che non ha bisogno di classifiche per essere autentica.

Tra le strade del Polesine, una storia fatta di acqua e di uomini

Fiesso Umbertiano è un piccolo centro del Polesine, collocato tra il Po e il Canal Bianco, in un territorio profondamente segnato nei secoli dal rapporto con l'acqua. Anche il nome del paese racconta questa storia: deriva infatti dal latino “flexus”, termine legato all'idea di curva, ansa, tortuosità di un corso d'acqua. (Comune di Fiesso Umbertiano)

È un dettaglio che sembra quasi fatto apposta per accompagnare una corsa: perché anche il running, in fondo, è fatto di curve, cambi di direzione, strade che si aprono davanti agli occhi e paesaggi che scorrono lentamente mentre il passo trova il proprio ritmo.

La storia di Fiesso è inoltre strettamente legata alle vicende del Po e alle grandi opere di bonifica che hanno trasformato nei secoli un territorio un tempo caratterizzato da zone paludose. Ancora oggi alcune aree, come le Gorghe, conservano tracce di quell'antico ambiente e rappresentano luoghi importanti per la presenza e la nidificazione di diverse specie di uccelli. (Comune di Fiesso Umbertiano)

Un paesaggio dunque apparentemente tranquillo, ma che custodisce una storia tutt'altro che immobile.

Una corsa che piace proprio perché non è soltanto una gara

A raccontare bene lo spirito della giornata è Denis Grandi, che ha scelto proprio questa manifestazione per dare il via alla propria stagione:

Solitamente inizio la stagione con questa bella ludico - motoria organizzata molto bene e con un bel percorso ottimamente segnalato e super ristoro finale dove si può trovare anche la pizza e inoltre nonostante il carattere non competitivo dell'evento sono previste anche premiazioni per i primi tre assoluti maschile e femminile su entrambi i percorsi da 5 e 10 km! Per essere una non competitiva difficile chiedere di più, un plauso agli organizzatori e ai numerosi volontari sul percorso.

Parole che restituiscono perfettamente l'atmosfera di Fiesso corre per solidarietà. Perché una manifestazione non competitiva può essere molto più di una semplice passeggiata: può diventare un punto d'incontro per chi corre abitualmente e per chi invece indossa le scarpe da running semplicemente per trascorrere una mattinata diversa.

E poi ci sono quei dettagli che fanno la differenza. Un percorso ben segnalato significa correre senza pensieri, i volontari lungo la strada sono la presenza discreta ma fondamentale di ogni manifestazione, mentre il ristoro finale diventa il luogo dove la fatica lascia spazio alle chiacchiere.

E se al ristoro c'è anche la pizza, come sottolinea Denis, allora è davvero difficile chiedere di più!

La solidarietà come vero traguardo

I 10,5 chilometri percorsi a Fiesso Umbertiano hanno così avuto un significato che va oltre la distanza. In una corsa dedicata alla solidarietà, ogni passo diventa idealmente parte di qualcosa di più grande: la comunità che si ritrova, i volontari che regalano il proprio tempo, gli organizzatori che costruiscono l'evento e i podisti che scelgono di esserci.

E forse è proprio questo il bello delle ludico-motorie: non serve arrivare primi per sentirsi vincitori.

Si corre per stare insieme, per scoprire un territorio, per salutare gli amici dopo la pausa estiva e, soprattutto, per ricordarsi che lo sport dà il meglio di sé quando riesce a mettere le persone una accanto all'altra.

A Fiesso Umbertiano, tra le strade di un paese che porta nel proprio nome il ricordo delle antiche anse d'acqua, il 6 settembre il fiume della solidarietà ha trovato una nuova direzione: 10,5 chilometri di passi, sorrisi e condivisione, con il traguardo che diventa soltanto l'ultima tappa di una giornata vissuta insieme.

E per Denis Grandi, l'apertura della nuova stagione non poteva avere un messaggio migliore: correre sì, ma senza dimenticare mai perché lo facciamo.



Camminata dei 4 campanili

 

Quattro Campanili, il cuore delle colline bolognesi

Ci sono gare che si corrono per il tempo, per la classifica, per inseguire un risultato. E poi ci sono quelle che si corrono semplicemente per il piacere di esserci, di condividere qualche chilometro e lasciarsi accompagnare dalla bellezza del territorio.

È questo lo spirito della Camminata dei 4 Campanili, storica manifestazione ludico-motoria che domenica 6 settembre 2026 ha portato ancora una volta podisti e camminatori sulle colline di Calderino, nel comune di Monte San Pietro, nel Bolognese. Un appuntamento che quest'anno ha raggiunto la 54ª edizione, confermando il forte legame tra questa manifestazione e la comunità locale.

Per l'occasione erano disponibili tre percorsi, di 11,5, 8 e 3 chilometri, capaci di coinvolgere sportivi, famiglie e semplici appassionati. Sul percorso più lungo, quello scelto da Francesco Solina, i chilometri sono diventati 11,5, accompagnati da circa 250 metri di dislivello: una distanza ideale per assaporare il paesaggio senza trasformare la domenica in una sfida contro il cronometro.

E Francesco, con la semplicità che spesso racchiude perfettamente lo spirito di queste manifestazioni, la definisce così:

"Classica garetta colli bolognesi"

Poche parole, ma sufficienti per raccontare un mondo. Perché quella dei colli bolognesi è una corsa fatta di salite che si fanno sentire, discese che regalano respiro, strade che si insinuano tra il verde e panorami capaci di ricordare che, appena fuori dalla città, l'Appennino comincia lentamente a prendere forma.

Calderino, dove la collina incontra la storia

Calderino è il capoluogo di Monte San Pietro, territorio sviluppato attorno al bacino medio-alto del torrente Lavino. Un paesaggio caratterizzato da boschi, calanchi, piccole frazioni e testimonianze di un passato nel quale queste colline rivestivano anche un'importante funzione strategica e militare. Nei dintorni sorsero infatti castelli, borghi fortificati e rocche, soprattutto nell'epoca medievale.

È un territorio che invita naturalmente a essere scoperto a passo lento. E forse non è un caso che una manifestazione come la 4 Campanili abbia trovato qui la propria casa: il cammino diventa una maniera per attraversare non soltanto uno spazio geografico, ma anche la memoria di queste colline.

Tra le curiosità del territorio c'è l'antica "conserva", una grande ghiacciaia che serviva il borgo della Maremmana, antico centro del paese. Poco distante da Calderino si trova inoltre la storica Chiesa di Amola, le cui origini risalgono almeno al Trecento.

E proprio le campane, richiamate nel nome della manifestazione, rappresentano uno degli elementi più caratteristici della tradizione delle comunità collinari bolognesi. Il suono dei campanili, un tempo fondamentale per scandire la vita quotidiana dei paesi, diventa così quasi una colonna sonora ideale di questa camminata.

590 persone, una sola voglia di stare insieme

La forza della 4 Campanili non sta soltanto nei suoi chilometri. Sta soprattutto nella capacità di mettere insieme persone diverse, unite dalla stessa voglia di muoversi e condividere una mattinata all'aria aperta.

L'edizione 2026 ha fatto registrare 590 partecipanti, con 27 gruppi presenti, confermando la manifestazione come uno degli appuntamenti più sentiti del podismo bolognese.

E allora quei 250 metri di dislivello affrontati da Francesco Solina diventano qualcosa di più di un semplice dato numerico. Sono salite condivise, parole scambiate lungo il percorso, qualche sorriso, il respiro che cambia quando la strada sale e quella soddisfazione semplice che arriva quando, voltandosi, ci si accorge di aver lasciato alle spalle un altro tratto di collina.

Perché in fondo è proprio questo il bello delle "classiche gare dei colli bolognesi": non chiedono necessariamente di essere più veloci degli altri. Chiedono soltanto di esserci.

E, chilometro dopo chilometro, di lasciarsi raccontare dal territorio.

Un'altra domenica di sport, amicizia e scoperta, sulle strade dell'Appennino bolognese.

martedì 8 settembre 2026

Stramorazzone

 

STRAMORAZZONE, QUANDO CORRERE DIVENTA UN INCONTRO TRA NATURA E ARTE

Ci sono corse che si fanno per misurare il tempo, altre per misurare se stessi. E poi ce ne sono alcune nelle quali il cronometro sembra quasi diventare un dettaglio, perché ciò che conta è quello che gli occhi incontrano lungo la strada.

È stata una di queste la Stramorazzone, la manifestazione non competitiva che domenica 6 settembre 2026 ha portato i partecipanti sulle strade e sui sentieri di Morazzone, in provincia di Varese, con tre distanze a disposizione: 7, 10 e 18 chilometri. La manifestazione, giunta alla sua 17ª edizione, si è sviluppata in buona parte all'interno del Parco Sovracomunale Rile-Tenore-Olona, alternando sentieri boschivi, strade bianche e tratti asfaltati.

E forse non è un caso che proprio qui una corsa abbia scelto di intrecciare sport, natura e arte.

Morazzone, il paese che porta il nome di un pittore

Morazzone è infatti legato indissolubilmente a Pier Francesco Mazzucchelli, nato proprio qui il 29 luglio 1573 e conosciuto con il nome di “Il Morazzone”. Un artista che attraversò la Roma di fine Cinquecento, respirò il clima del manierismo e incontrò la grande pittura del suo tempo, per poi tornare in Lombardia e lasciare tracce importanti in luoghi come Varese, Varallo, Novara e Piacenza.

Una curiosità affascinante è che il soprannome con cui l'artista è passato alla storia nasce proprio dal suo paese d'origine: “Il Morazzone” è diventato quasi un'identità artistica, un modo per portare il nome del piccolo borgo varesino dentro la storia dell'arte italiana.

A Morazzone esiste inoltre quello che viene considerato il luogo più plausibile della sua nascita, la Cascina Tacchina, legata alla famiglia del pittore.

E così, domenica, quei luoghi hanno incontrato ancora una volta il nome del loro artista.

La Stramorazzone 2026 è stata infatti dedicata proprio al Morazzone, nel 400° anniversario della sua morte, trasformando la manifestazione in qualcosa che andava oltre la semplice camminata: un piccolo viaggio tra sport, territorio e memoria.

18 chilometri dentro la bellezza

A rappresentare Corriferrara c'era Ottorino Malfatto, impegnato sulla distanza più lunga, quella da 18 chilometri.

Il suo racconto restituisce perfettamente l'anima della manifestazione:

“Percorso molto bello, nei boschi, non pianeggiante, misto collinare, tra natura, ruscelli e laghetti. Alla partenza passaggio nel borgo con esposizione dei quadri del Morazzone.”

Parole semplici, ma capaci di raccontare una corsa che sembra quasi costruita per ricordarci una cosa importante: correre non significa soltanto andare avanti, ma anche guardarsi intorno.

I chilometri passano attraverso il verde, le salite e le discese, l'acqua dei ruscelli, i piccoli specchi dei laghetti. Il terreno cambia sotto i piedi e costringe a seguire il ritmo del paesaggio. Non è una gara da inseguire: è un percorso da vivere.

E poi c'è il borgo.

Prima ancora che le gambe entrino nel ritmo della corsa, gli occhi incontrano l'arte. I quadri del Morazzone accompagnano i partecipanti e fanno da ponte tra il presente e un artista vissuto quattro secoli fa.

È una bella immagine: persone in scarpe da running che passano davanti alle opere di un pittore che, quattrocento anni prima, cercava attraverso la luce, i colori e le ombre di raccontare l'animo umano.

Correre, in fondo, è anche questo

La Stramorazzone non competitiva sembra allora trovare la sua vera ricchezza proprio nella parola non competitiva.

Perché quando non c'è un avversario da battere, si può tornare ad ascoltare il rumore dei propri passi.

Si può rallentare davanti a un panorama.

Si può guardare un quadro.

Si può attraversare un bosco lasciando che siano i ruscelli e le foglie a dettare il ritmo.

E magari arrivare alla fine dei 18 chilometri con qualcosa in più rispetto a quello con cui si era partiti.

Per Ottorino Malfatto  la Stramorazzone è stata dunque una nuova tappa di quella lunga strada fatta di chilometri, territori e incontri.

A Morazzone, questa volta, la corsa ha avuto anche un pennello in mano.

E forse è proprio questa la magia dello sport quando riesce a incontrare la cultura: per un giorno il percorso non è soltanto quello segnato sulla mappa. È anche quello che attraversa la memoria di un luogo.

Quattrocento anni dopo la morte del Morazzone, il suo paese continua così a pronunciare il suo nome.

Non soltanto attraverso i libri e i quadri.

Ma anche attraverso i passi di chi, una domenica di settembre, ha scelto di correre dentro la sua storia.





mercoledì 2 settembre 2026

Camminata degli alpini

 



Quando il passo incontra le colline: la Camminata degli Alpini di Ozzano

Ci sono mattine in cui non serve inseguire il cronometro. Basta mettere un paio di scarpe comode, uscire di casa e lasciare che sia la strada a raccontare il territorio.

È questo lo spirito della Camminata degli Alpini, gara non competitiva che domenica 30 agosto 2026 ha portato i partecipanti sulle colline di Ozzano, in un percorso di 11 chilometri e 265 metri di dislivello. Una distanza capace di regalare movimento, fatica e soprattutto quel piacere semplice di camminare o correre senza l'assillo del risultato. Ozzano, affacciato sulle prime ondulazioni dell'Appennino bolognese, è uno di quei luoghi dove la pianura sembra lentamente cambiare idea e cominciare a salire. Qui la campagna lascia spazio alle colline, i filari seguono le forme del terreno e le strade diventano un naturale invito a guardarsi intorno.

Il percorso della Camminata degli Alpini ha seguito proprio questa anima: un bel collinare, principalmente su strada asfaltata, come racconta Marco Piva, con partenza da Ozzano. Una definizione semplice, ma che restituisce bene il carattere della manifestazione: niente estremismi, niente ricerca della prestazione a tutti i costi, soltanto il piacere di attraversare un paesaggio con il proprio ritmo.

Gli 11 chilometri hanno offerto dunque una piccola esplorazione del territorio, mentre i 265 metri di dislivello hanno ricordato che anche una camminata apparentemente tranquilla può nascondere qualche salita capace di farsi sentire nelle gambe.

E forse è proprio questo il bello delle corse non competitive: per qualche ora il tempo torna ad avere un significato diverso. Non quello segnato dal cronometro, ma quello necessario per incontrare una persona lungo il percorso, scambiare una parola, respirare l'aria delle colline o semplicemente accorgersi di quanto sia bello correre senza dover dimostrare nulla.

Tra storia e memoria

Il nome stesso della manifestazione richiama il mondo degli Alpini, fatto di memoria, solidarietà e legame con il territorio. Gli Alpini, del resto, hanno trasformato negli anni la loro presenza nelle comunità in qualcosa che va oltre l'uniforme: una disponibilità concreta verso gli altri e una capacità particolare di custodire la memoria dei luoghi.

E Ozzano ha una storia antica. La sua posizione tra pianura e collina ne ha fatto nei secoli un territorio di passaggio e di insediamento. Non mancano, nelle campagne emiliane, racconti popolari di viandanti, briganti, contadini e antiche osterie: storie tramandate più dalla voce delle persone che dai libri, dove spesso una salita diventa più lunga ad ogni racconto e una notte in collina può riempirsi di misteriose presenze.

Sono proprio queste piccole leggende a rendere affascinante un territorio: perché ogni strada, anche quella asfaltata percorsa durante una manifestazione podistica, può avere qualcosa da raccontare.

La Camminata degli Alpini ha così regalato una domenica di sport semplice e genuino. 11 chilometri e 265 metri di dislivello non sono soltanto numeri: sono passi, respiri, sorrisi, incontri e panorami.

E alla fine, come spesso accade nelle corse più belle, non è importante arrivare davanti agli altri.

È importante arrivare insieme.

Perché certe strade non si percorrono per vincere.
Si percorrono per ricordarsi quanto è bello essere parte di una comunità, con le colline davanti agli occhi e la voglia, semplicemente, di continuare a camminare.



martedì 18 agosto 2026

La ciaminada

 

La Ciaminada: Ferragosto tra sentieri, strappi e una prima volta da ricordare

Ci sono gare che si corrono per inseguire il cronometro e altre che, più semplicemente, si corrono per celebrare una giornata, un luogo, una tradizione. La Ciaminada, disputata il 15 agosto 2026 a Forni di Sopra, appartiene decisamente alla seconda categoria: una gara non competitiva, ma con classifica, di 8,2 km e 232 metri di dislivello, capace di regalare ai partecipanti il piacere autentico di correre in montagna nel giorno più simbolico dell'estate.

Forni di Sopra è una località che sembra fatta apposta per correre e respirare. Circondata da alcune delle più belle montagne del Friuli, è conosciuta come una delle porte d’accesso al Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, patrimonio UNESCO. Qui la natura è protagonista assoluta: boschi, torrenti, pareti rocciose e sentieri raccontano una montagna ancora autentica, dove ogni curva può regalare un panorama diverso.

E forse è proprio questo il bello di una gara come La Ciaminada: non serve necessariamente cercare la grande impresa. A volte basta infilarsi le scarpe, partire e lasciarsi sorprendere da quello che succede lungo il percorso.

Per Marco Gianantoni, però, questa Ciaminada aveva un significato ancora più speciale. Non soltanto per il ritorno alle competizioni dopo una piccola deviazione forzata dal programma estivo, ma soprattutto perché questa volta al suo fianco c'era suo figlio, alla prima gara con classifica.

Un debutto che difficilmente avrebbe potuto avere una scenografia più bella.

I primi 500 metri sono stati infatti corsi insieme, padre e figlio, condividendo emozione e fatica. Poi, dopo il primo tratto in discesa, Marco ha lasciato spazio al giovane atleta, permettendogli di affrontare la gara in autonomia. Da lì è iniziata la sua rimonta, tra strappi e cambi di ritmo che hanno contribuito a selezionare il gruppo.

La gara ha così assunto il sapore di una piccola avventura familiare, dove il risultato sportivo è diventato quasi un dettaglio rispetto all'emozione di vivere insieme una prima volta.

E il finale è stato da fotografia da conservare: Marco, una volta tagliato il traguardo, è tornato indietro per recuperare il figlio, riuscendo così a tagliare nuovamente il traguardo insieme a lui.

Per il giovane Gianantoni è arrivato anche un risultato tutt'altro che banale: 70° assoluto nella gara corta su 467 arrivati.

Numeri che raccontano una buona prestazione, ma che non riescono a raccontare fino in fondo ciò che vale davvero quella giornata. Perché certe classifiche finiscono negli archivi, mentre certe immagini rimangono nella memoria.

Quella di un padre che torna indietro per accompagnare il figlio fino al traguardo è sicuramente una di queste.

E Marco, con la consueta ironia, racconta così la sua giornata:

"Garettina montanara per festeggiare il Ferragosto. Di solito preferisco optare per una grigliata a base di trote appena pescate ma quest'anno, per mancanza di posto, mi è scaduta la visita sportiva pertanto ho convertito la sky race di fine vacanza con questa gara non competitiva ma con classifica. Nonostante non sia un amante delle gare corte devo dire che mi sono divertito anche perchè ho avuto l'emozione di correre i primi 500 m con mio figlio alla sua prima gara con classifica. Dopo il primo tratto in discesa pericoloso, l'ho lasciato correre in autonomia ed è iniziata la rimonta....Alla fine devo dire che è andata proprio bene, anche perchè c'erano parecchi strappi che hanno fatto molta selezione tra gli atleti. Tagliato il traguardo, sono tornato indietro a recuperare mio figlio così sono riuscito a tagliare il traguardo assieme a lui. Bella emozione e bel risultato anche per lui (70 assoluto nella gara corta su 467 arrivati). State benone! P.s. proseguo con le mie vacanze ed allenamenti in attesa di avere l'idoneità sportiva...."

In fondo, La Ciaminada è stata proprio questo: una corsa breve ma piena di significati. Un Ferragosto diverso dal solito, con il profumo della montagna al posto di quello della griglia, i sentieri al posto della tavola imbandita e, soprattutto, una prima gara da ricordare.

Perché nella corsa, come nella vita, ci sono traguardi che si misurano in metri e secondi. E poi ce ne sono altri che si misurano in emozioni condivise.

Quello di Forni di Sopra, per Marco e suo figlio, appartiene decisamente alla seconda categoria.





Giro del Lago delle Nazioni

 

Il Giro del Lago e il regno incantato di Ferragosto

C’è un luogo, nel cuore del Lido delle Nazioni, dove l’acqua sembra custodire storie antiche, anche se il lago che la contiene è figlio dell’uomo e di un tempo relativamente recente. È il Lago delle Nazioni, nato dalla trasformazione dell’antica Valle di Volano e oggi uno degli specchi d’acqua più caratteristici del litorale ferrarese. E proprio attorno a quelle acque, sabato 15 agosto 2026, si è rinnovata una piccola magia: il Giro del Lago, la tradizionale corsa non competitiva di Ferragosto, giunta alla sua 42ª edizione. Partenza alle 9 dal Piazzale del Lago, quando il sole aveva già deciso di fare sul serio e l'estate sembrava avere indossato la sua armatura più rovente. Ma chi corre qui sa che non si tratta soltanto di mettere un piede davanti all’altro. Perché questo è un territorio di confine, sospeso fra terra e acqua, pineta e mare, realtà e immaginazione. Un luogo dove il Delta del Po ha insegnato agli uomini che ogni strada può diventare un’avventura e ogni canale può nascondere una storia. E allora, lasciando correre la fantasia, si potrebbe immaginare che nelle acque del lago viva ancora la Dama delle Nazioni, una creatura delle nebbie che compare soltanto nei giorni di Ferragosto. Nessuno l’ha mai vista davvero, naturalmente. Ma si racconta che osservi i corridori dalle rive e che riconosca quelli che non corrono per vincere, ma semplicemente per stare bene. Forse, quel mattino, aveva proprio gli occhi puntati su Morris Fogli. Dopo quasi tre mesi lontano dalle gare, a causa di un lungo infortunio ancora non completamente risolto, Morris ha scelto il Giro del Lago per provare a riaprire una porta che sembrava rimasta chiusa troppo a lungo. Non servivano cronometri da inseguire, né classifiche da scalare. Serviva semplicemente tornare.

Tornare a sentire il rumore delle scarpe sull’asfalto, il respiro che cambia ritmo, il caldo sulla pelle, le chiacchiere durante il percorso. E soprattutto tornare a condividere una corsa con le persone care.

Accanto a lui c’erano la cognata Fedora e l’amico Dario.

Tre compagni di viaggio dentro una mattina decisamente poco incline alla clemenza climatica.

«Dopo quasi 3 mesi di inattività causa lungo infortunio non ancora risolto – racconta Morrissi prova a riprendere confidenza con le gare facendo questa caldissima classicissima gara di Ferragosto a Lido delle Nazioni, in compagnia di mia cognata Fedora ed il mio amico Dario».

E qui la storia prende una piega che sarebbe piaciuta persino a un vecchio bardo del Delta.

Perché tra chiacchiere e sudore, la missione non era conquistare il regno, sconfiggere il drago o battere il record del percorso. Era molto più importante.

Arrivare al cocomero.

«Tra chiacchiere e sudore abbiamo portato a casa questa corsetta in compagnia con lo scopo di arrivare a mangiare il cocomero alla fine».

E in fondo, forse, è proprio questa la vera saggezza delle corse non competitive. Sapere quando bisogna spingere. E sapere quando è molto più intelligente rallentare, ridere, parlare e arrivare insieme al traguardo. Perché dopo tre mesi di inattività, il vero risultato di Morris non era scritto su un tabellone.

Era essere nuovamente lì. Dove il mare scolpisce creature fantastiche

E se il Giro del Lago fosse una fiaba, il percorso non potrebbe che attraversare un regno popolato da creature straordinarie. Non lontano da questo territorio, lungo la lingua di spiaggia e pineta tra Lido delle Nazioni e Lido di Volano, il mare lascia infatti sulla battigia tronchi, rami e pezzi di legno che qualcuno ha imparato a guardare con occhi diversi. È l’arte di Enrico Menegatti, che trasforma il legname restituito dal mare in animali e creature fantastiche: dinosauri, cervi, daini, leoni, delfini, foche e persino San Giorgio impegnato contro il drago. Un vero e proprio museo all'aperto, dove la natura diventa materia prima e la fantasia diventa scultura. Ed è impossibile non pensare che quelle creature siano lì proprio per rendere il paesaggio ancora più magico. Un corridore potrebbe incontrare un cervo.

Un bambino potrebbe giurare di aver visto un dinosauro. Un adulto, per un attimo, potrebbe persino tornare bambino. Le sculture di Menegatti hanno infatti qualcosa di fiabesco: sembrano nate dal bosco, ma anche dal mare; sembrano antiche, ma sono costruite con ciò che il mare ha appena restituito. Il legno porta con sé i segni delle onde, delle mareggiate e del tempo, e nelle mani dell'artista rinasce sotto forma di animale. Così il percorso diventa una specie di Jurassic Park del Delta, soltanto molto più poetico e senza bisogno di recinzioni elettrificate. E forse è proprio questo il bello. Qui la fantasia non interrompe la natura. La accompagna.


La leggenda del corridore che non doveva arrivare primo

Se dovessimo inventare una leggenda per questa giornata, potremmo raccontare che la Dama del Lago, osservando Morris, Fedora e Dario, abbia sorriso. Perché lei conosce un segreto che noi uomini spesso dimentichiamo. Non tutte le corse devono avere un vincitore. Alcune servono per ricominciare.

Alcune servono per ritrovare un amico. Altre per stare accanto a una persona cara. Altre ancora per capire che il corpo ha bisogno dei suoi tempi e che fermarsi, qualche volta, non significa perdere.

Significa prepararsi a ripartire. E così, mentre il caldo faceva brillare il lago e il Ferragosto riempiva il Lido di voci, Morris ha semplicemente fatto quello che doveva fare: ha ricominciato. Senza fretta.

Senza pretendere troppo. Con Fedora e Dario al suo fianco. E con un obiettivo finale assolutamente degno di una leggenda: il cocomero.

Perché forse la vera magia della corsa è tutta qui. Non sempre bisogna arrivare primi. A volte basta arrivare. E se alla fine c'è anche una fetta di cocomero fresca ad aspettarti, allora persino la Dama del Lago può considerare conclusa la missione. Per il momento, come dice Morris, va bene così. E forse va benissimo davvero.














lunedì 20 luglio 2026

Marcia sui campi di battaglia della grande guerra .

                                            

Tra sentieri, storia e gambe che girano: la Marcia sui Campi di Battaglia della Grande Guerra conquista l'Altopiano

Ci sono gare che assegnano trofei importanti e altre che regalano qualcosa di ancora più prezioso: emozioni, paesaggi e ricordi. La Marcia sui Campi di Battaglia della Grande Guerra, andata in scena il 19 luglio a Stoccaredo di Gallio, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Diciotto chilometri non competitivi immersi nel cuore dell'Altopiano di Asiago, dove ogni passo racconta una storia. Qui il cronometro passa quasi in secondo piano, mentre a fare la differenza sono il silenzio dei boschi, il profumo dei prati d'alta quota e quei sentieri che, oltre un secolo fa, videro uno dei capitoli più duri della Prima Guerra Mondiale.

Stoccaredo, una delle suggestive frazioni di Gallio, è un piccolo gioiello sospeso tra natura e memoria. Non lontano si trovano trincee, camminamenti e postazioni che ancora oggi testimoniano quanto fosse strategico questo territorio durante il conflitto. Correre o camminare in questi luoghi significa attraversare un museo a cielo aperto, dove il rispetto per la storia si intreccia con la bellezza di un paesaggio che ha saputo rinascere.

L'Altopiano, del resto, ha un fascino tutto suo. C'è chi dice che l'aria fresca aiuti i polmoni, chi sostiene che siano i panorami a far dimenticare la fatica e chi, più semplicemente, torna ogni anno perché qui ci si sente davvero a casa. Probabilmente hanno ragione tutti.

A descrivere perfettamente lo spirito della giornata è stato il commento di Michele Tuffanelli,   che ha voluto rendere omaggio a tutti i partecipanti:

"Ok non sarà il grande palcoscenico del Civetta... occupato questo spazio per fare i complimenti a tutti i ragazzi/e che hanno fatto quella gara qualsiasi risultato abbiano fatto... ma per me questa marcia ha tra l'altro un percorso veramente bello, d'altronde, sull'altopiano è sempre bello correre. È un avvicinamento alle gare competitive che sono alle porte, le gambe stanno girando bene."

Parole semplici, ma autentiche. Perché, in fondo, non serve sempre il prestigio di una gara iconica per vivere una bella giornata di sport. Esistono eventi che, lontani dai riflettori, riescono a lasciare un segno proprio grazie alla loro genuinità.

E poi c'è quel passaggio che molti podisti conoscono bene: "le gambe stanno girando bene". È una frase che vale quasi quanto una medaglia. Significa che il lavoro fatto nei mesi precedenti comincia a dare i suoi frutti, che la forma cresce e che le grandi sfide dell'estate si avvicinano con il sorriso.

La Marcia sui Campi di Battaglia rappresenta proprio questo: un banco di prova, un allenamento speciale, ma anche un'occasione per rallentare lo sguardo e ricordare che sotto quelle scarpe scorrono sentieri che un tempo furono teatro di sacrifici immensi. Oggi, fortunatamente, il rumore che li attraversa è quello dei passi dei podisti, delle risate tra amici e degli incoraggiamenti lungo il percorso.

Forse è questa la vittoria più bella: vedere luoghi che hanno conosciuto la guerra trasformarsi in spazi di incontro, sport e condivisione.

Complimenti a tutti coloro che hanno affrontato i 18 chilometri, indipendentemente dal tempo impiegato. Perché ci sono classifiche che finiscono il giorno stesso... e percorsi che, invece, restano impressi nella memoria molto più a lungo.







martedì 14 luglio 2026

Marcia del ciclamino

 

Marcia del Ciclamino: a Laghi dove l'allenamento incontra la bellezza e il cuore della montagna

Ci sono gare che si corrono con il cronometro e altre che si vivono con gli occhi, con il fiato e con il sorriso. La Marcia del Ciclamino, andata in scena il 12 luglio 2026 a Laghi, in provincia di Vicenza, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Con due percorsi da 22 e 15 chilometri, la manifestazione ha richiamato tanti appassionati desiderosi di mettersi alla prova lungo sentieri impegnativi, immersi in uno degli angoli più suggestivi e meno conosciuti delle Prealpi Vicentine. Un appuntamento che dimostra ancora una volta come le marce non competitive del Veneto rappresentino un patrimonio sportivo e umano fatto di volontari, accoglienza, ristori genuini e paesi che, per un giorno, si trasformano in una grande festa.

Laghi, il comune più piccolo della provincia di Vicenza, è un gioiello incastonato tra boschi, vallate e montagne. Deve il suo nome ai due piccoli specchi d'acqua che impreziosiscono il paese, ma il suo fascino va ben oltre. Qui i sentieri si arrampicano con decisione sui versanti, regalando panorami che spaziano fino alle Piccole Dolomiti, tra faggi, castagni e pareti di roccia. È una terra dove la natura detta il ritmo e dove ogni salita sembra voler raccontare una storia.

Tra le curiosità locali si tramanda che questi boschi fossero un tempo rifugio di boscaioli e contrabbandieri, mentre le montagne circostanti hanno alimentato nei secoli racconti di misteriose presenze e di antichi spiriti dei boschi, leggende nate quando il silenzio della montagna veniva interrotto soltanto dal vento e dallo scorrere dell'acqua.

Per chi ama il trail e il trekking, Laghi è sinonimo di percorsi "veri": salite che mettono alla prova le gambe, discese tecniche e continui cambi di ritmo. Un terreno perfetto per costruire forza e resistenza, senza la pressione della competizione.

Ed è proprio questo lo spirito che emerge dalle parole di Michele Tuffanelli, che insieme a Letizia ha scelto ancora una volta questo appuntamento.

"Chi lo dice che per fare un buon allenamento c'è bisogno di fare competitive e un sacco di D+? Le marcie nel Veneto offrono tutto questo e con 4 euro hai km, d+, ristori, ospitalità e un paese in festa. Con Letizia siamo tornati anche quest'anno a Laghi famoso oltre che per i suoi Laghi anche per i suoi percorsi molto allenanti con km e D+ importanti e dopo una settimana di stop per infortunio scelgo la 22 km direi che è andato tutto bene. Letizia dopo un break abbastanza lungo per un problema ad un piede è tornata sui sentieri della 15 km, sembra tutto apposto, per il terzo tempo allego foto perché è un posto incredibile tutto da scoprire. Chi si vuole aggregare il prossimo anno..."

Parole semplici, ma capaci di racchiudere l'essenza di queste manifestazioni. Non servono medaglie prestigiose o classifiche per vivere una giornata speciale. A volte basta ritrovare il piacere di correre, di condividere il sentiero con gli amici, di fermarsi a un ristoro per scambiare due parole con chi, fin dalle prime ore del mattino, lavora con il sorriso per accogliere tutti.

Per Michele la soddisfazione è doppia: dopo una settimana di stop forzato per un infortunio, la scelta della distanza più lunga rappresentava un piccolo banco di prova, superato con sensazioni positive. Ancora più bello il ritorno di Letizia, che dopo un lungo periodo di pausa causato da un problema al piede ha potuto finalmente ritrovare il contatto con i sentieri, assaporando nuovamente quella libertà che solo la corsa nella natura sa regalare.

E poi c'è il "terzo tempo", quello che nelle marce è quasi importante quanto il percorso stesso: tavolate, sorrisi, prodotti del territorio e la scoperta di piccoli borghi che spesso rimangono fuori dai circuiti turistici più battuti. È lì che si comprende davvero il valore di queste manifestazioni, capaci di unire sport, turismo e comunità.

La Marcia del Ciclamino continua così a confermarsi molto più di una semplice camminata o corsa non competitiva: è un invito a rallentare, a riscoprire luoghi autentici e a ricordare che il miglior allenamento non si misura soltanto in chilometri o metri di dislivello, ma nelle emozioni che si portano a casa.

Perché ci sono sentieri che allenano le gambe... e altri che, senza fare rumore, allenano anche il cuore. E Laghi è uno di quei luoghi che, una volta scoperti, fanno nascere una sola certezza: prima o poi, ci si torna.













lunedì 29 giugno 2026

Due passi ed una birra 🍺 sotto le stelle

 

Due passi e una birra sotto le stelle: a Malalbergo una serata di sport, amicizia e convivialità

Sport, sorrisi e tanta voglia di stare insieme hanno caratterizzato la serata di venerdì 26 giugno, quando a Malalbergo è andata in scena la camminata e corsa non competitiva "Due passi e una birra sotto le stelle", appuntamento apprezzato dagli amanti dell'attività all'aria aperta. Un percorso ad anello di 7,5 chilometri, immerso nella quiete della pianura bolognese, ha accompagnato i partecipanti lungo la ciclopedonale che collega Malalbergo a Pegola, regalando una piacevole esperienza tra natura e compagnia.

Malalbergo, terra attraversata dalle acque del fiume Reno e ricca di scorci rurali, custodisce anche una curiosità legata al suo nome: secondo la tradizione, deriverebbe da un'antica locanda poco accogliente, un "mal albergo", che nei secoli ha finito per identificare l'intero paese. Una leggenda che oggi fa sorridere, soprattutto pensando all'ospitalità che contraddistingue le manifestazioni organizzate dalla comunità locale.

A metà percorso i partecipanti hanno trovato un gradito punto di ristoro per rinfrescarsi, mentre all'arrivo li attendeva un ricco buffet, perfetto per recuperare le energie e condividere due chiacchiere in compagnia.

Tra i presenti anche Andrea Rubbini, che ha raccontato con entusiasmo il clima della serata:

"È sempre un piacere partecipare a manifestazioni locali, soprattutto quando ad organizzare sono in primis due compagni di squadra come Sara Sacchelli e Marco Giorio! Una sgambata ad anello sulla ciclopedonale tra Malalbergo e Pegola, un punto di bevuta a metà percorso ed un salutare rinfresco a fine giro in compagnia di amici: direi perfetto! E poi serata salsiccia e birra per festeggiare."

Parole che raccontano perfettamente lo spirito dell'iniziativa: non una gara da cronometro, ma un'occasione per condividere la passione per il movimento, valorizzare il territorio e trascorrere una piacevole serata estiva sotto un cielo illuminato dalle stelle.

Perché, in fondo, bastano davvero due passi, una buona compagnia e una birra fresca per trasformare una semplice camminata in un ricordo da portare con sé.








martedì 16 giugno 2026

Nineties Run

 

Nineties Run: a Rosolina Mare corsa, natura e festa sulle note degli anni ’90

Sole, mare, spiaggia, pineta, laguna e tanta voglia di stare insieme. Sono stati questi gli ingredienti della prima edizione della Nineties Run, la corsa podistica non competitiva che sabato 13 giugno 2026 ha animato il cuore di Rosolina Mare, richiamando appassionati della corsa e amanti del divertimento in un'atmosfera tipicamente estiva.

Con percorsi da 11 e 5 chilometri, l'evento organizzato da Runit Rovigo ha saputo unire sport, natura e socialità in uno dei luoghi più suggestivi del litorale veneto. Il ritrovo e la partenza da Piazza Europa hanno dato il via a un pomeriggio all'insegna del movimento e della spensieratezza, con il profumo del mare e la brezza estiva a fare da cornice.

Dopo i primi chilometri sul lungomare, i partecipanti si sono addentrati nella splendida pineta di Rosolina Mare, una delle più estese e caratteristiche dell'Alto Adriatico. Tra sentieri ombreggiati e qualche saliscendi impegnativo, ma affascinante, la corsa ha regalato scorci naturali di grande bellezza. Un percorso che ha poi condotto gli atleti lungo la laguna, immersi nel silenzio e nei colori della natura, accompagnati dal volo dei gabbiani e dalla presenza discreta degli aironi che popolano queste zone.

A raccontare le emozioni della giornata è stata Franca Panagin:

"Sole, mare, spiaggia, pineta, laguna e una bella corsa in compagnia! Tutto questo è stato possibile grazie a Nineties Run, corsa non competitiva che si è tenuta sabato pomeriggio alle 18 a Rosolina Mare, organizzata da Runit Rovigo. Ritrovo e partenza da Piazza Europa e, dopo un paio di chilometri, ci siamo trovati immersi nella pineta, tra sentieri e vari saliscendi, un po' impegnativi ma bellissimi; poi 4 chilometri di laguna, immersi nel silenzio della natura, tra gabbiani e qualche airone. Che dire, 11 chilometri un po' faticosi ma rilassanti al tempo stesso. Alla fine tutti al Bagno Perla a festeggiare, tra birra e musica anni '90. Come prima edizione direi che è ben riuscita, complimenti a tutti, organizzatori e sostenitori."

E proprio il richiamo agli anni Novanta ha rappresentato il valore aggiunto della manifestazione. Al termine della corsa, il clima sportivo ha lasciato spazio alla festa: al Bagno Perla i partecipanti hanno brindato insieme tra musica, sorrisi e grandi successi dance che hanno fatto cantare e ballare tutti, trasformando il dopo-gara in una vera serata d'estate.

Rosolina Mare, perla del Delta del Po, si conferma così una location ideale per eventi che uniscono sport e turismo. Tra mare, pineta e laguna, ogni angolo racconta un paesaggio unico, capace di sorprendere residenti e visitatori. E se il buongiorno si vede dal mattino, questa prima edizione della Nineties Run lascia già intravedere un futuro ricco di partecipazione e divertimento.

Una corsa da vivere con il sorriso, magari con una canzone anni '90 nelle orecchie e il tramonto sul mare davanti agli occhi.






lunedì 8 giugno 2026

Andan a Meder - 10^ edizione

 

Ander a Meder, dieci edizioni tra campi di grano e amicizia

San Giorgio in Piano, 7 giugno 2026 – C'è un modo diverso di vivere la corsa, lontano dai cronometri e dalle classifiche, dove il passo si accorda al respiro della campagna e il traguardo più importante è quello della condivisione. È lo spirito che ha animato la decima edizione dell'Ander a Meder, la tradizionale manifestazione non competitiva organizzata dalla podistica locale di San Giorgio in Piano.

In una mattina di inizio estate, quando le spighe mature ondeggiano al vento e disegnano un mare dorato alle porte del paese, centinaia di camminatori e podisti hanno attraversato gli scenari più autentici della pianura bolognese. Un percorso che si è snodato tra strade bianche, poderi e campi di grano, regalando ai partecipanti scorci di quella campagna che da secoli racconta la storia e l'identità di questo territorio.

San Giorgio in Piano, terra di bonifiche e tradizioni agricole, custodisce ancora il fascino discreto della Bassa. Qui il paesaggio sembra rallentare il tempo e invitare alla conversazione: non è raro vedere gruppi di amici procedere affiancati, tra una battuta e un ricordo, trasformando la camminata in un'occasione di autentica aggregazione.

A raccontare l'atmosfera della giornata è stato anche Andrea Rubbini, tra i partecipanti:

"Scenario bucolico attraverso i campi di grano nei pressi di San Giorgio. Decima edizione di una bella 'camminata' organizzata dalla podistica locale: un ristoro migliorabile ma fondamentale, un pacco di pasta come premio di partecipazione e tante gustose albicocche al ristoro finale. Una bella alternativa alla corsetta domenicale tra amici!"

Parole che colgono perfettamente l'essenza dell'evento: semplicità, genuinità e spirito comunitario. Il ristoro lungo il percorso ha offerto il necessario sostegno ai partecipanti, mentre all'arrivo il sapore dolce delle albicocche di stagione ha rappresentato una gradita ricompensa dopo la fatica. Un gesto semplice, ma profondamente legato alla vocazione agricola del territorio.

Curioso anche il premio di partecipazione: un pacco di pasta, simbolo concreto e familiare, lontano da trofei e medaglie, ma perfettamente in sintonia con il carattere popolare della manifestazione.

Dieci edizioni rappresentano un traguardo importante per l'Ander a Meder, che continua a confermarsi non soltanto come appuntamento sportivo, ma come momento di incontro per la comunità e per tutti coloro che amano vivere il territorio a passo lento. In un'epoca che corre veloce, la manifestazione sangiorgese ricorda il valore di una mattina trascorsa tra amici, immersi nei colori della campagna, dove ogni chilometro è soprattutto un'occasione per stare insieme.

E forse è proprio questo il segreto del suo successo: non la ricerca della prestazione, ma la gioia semplice di condividere la strada.














sabato 6 giugno 2026

5:30 San Pietro in Casale

 

All'alba di San Pietro in Casale, la magia della 5:30 Run

SAN PIETRO IN CASALE (BO) – Quando la maggior parte delle persone sta ancora dormendo, c'è chi sceglie di infilare le scarpe da running e salutare il nuovo giorno correndo. È lo spirito della 5:30 Run, la celebre manifestazione non competitiva che venerdì 5 giugno ha regalato ai partecipanti una mattinata diversa dal solito, fatta di movimento, sorrisi e condivisione. La formula è semplice ma vincente: 5 chilometri da percorrere correndo o camminando alle 5:30 del mattino, per promuovere uno stile di vita sano e riscoprire il piacere di vivere la città quando tutto è ancora silenzioso.

Anche a San Pietro in Casale l'evento ha saputo trasformare una "levataccia" in un'esperienza speciale. Le prime luci dell'alba hanno accompagnato i partecipanti lungo le strade del territorio, immerso nella tranquillità della pianura bolognese, tra campi, scorci rurali e quell'atmosfera sospesa che solo le prime ore del giorno sanno regalare. Il territorio di San Pietro in Casale è infatti caratterizzato da paesaggi pianeggianti, percorsi immersi nella campagna e dalla presenza del Canale Navile, elementi che rendono particolarmente piacevole l'attività all'aria aperta.

Tra i partecipanti anche Andrea Rubbini, alla sua prima esperienza con la 5:30 Run:

"Una levataccia! Ma per una buona causa, e con una buona compagnia ... tutto diventa bello e divertente. Era la mia prima 5:30, e penso non sarà l'ultima: alla fine correre mentre sorge il sole ha un certo fascino. Ah, e dopo la corsa, vuoi rinunciare ad una bella brioche con la crema?!?"

Parole che racchiudono perfettamente l'essenza dell'iniziativa: non una gara contro il cronometro, ma un'occasione per stare insieme, prendersi cura di sé e iniziare la giornata con energia positiva. E come da tradizione della 5:30 Run, il momento conviviale finale è parte integrante dell'esperienza, perché il benessere passa anche attraverso il piacere di condividere una colazione tra amici dopo la fatica.

Curiosamente, la data dell'evento si è inserita in un fine settimana particolarmente vivace per il paese, che proprio dal 4 al 7 giugno ospita anche la Festa dello Sport, confermando la forte vocazione di San Pietro in Casale verso le attività sportive e la partecipazione della comunità locale.

Al termine dei 5 chilometri, tra fotografie, chiacchiere e il profumo delle brioche appena sfornate, molti partecipanti hanno già iniziato a pensare alla prossima edizione. Perché svegliarsi prima dell'alba può sembrare una follia, ma quando il sole sale lentamente sull'orizzonte e la città si risveglia insieme ai runner, si capisce perché la 5:30 Run continui a conquistare sempre più persone.





giovedì 4 giugno 2026

Camminata di S. Antonio

 

Festa della Repubblica in cammino: grande partecipazione alla Camminata di Sant’Antonio

VIGARANO MAINARDA – Una mattinata all’insegna dello sport, della convivialità e del senso di comunità ha caratterizzato la  Camminata di Sant’Antonio, svoltasi martedì 2 giugno 2026 a Vigarano Mainarda. La manifestazione non competitiva, organizzata in occasione delle celebrazioni dedicate al patrono Sant’Antonio, ha richiamato numerosi partecipanti che hanno percorso i circa 6 chilometri del tracciato predisposto dagli organizzatori con partenza da Piazza della Repubblica.

La coincidenza con la Festa della Repubblica ha regalato all’evento un’atmosfera ancora più speciale. Famiglie, gruppi di amici, appassionati di cammino e tanti cittadini hanno scelto di trascorrere la giornata nazionale all’aria aperta, condividendo il piacere di muoversi insieme tra le vie e la campagna del territorio vigaranese.

Non si è trattato soltanto di una passeggiata, ma di un autentico momento di aggregazione. Lungo il percorso si sono intrecciati sorrisi, racconti e saluti, confermando come iniziative di questo genere rappresentino un’occasione preziosa per rafforzare i legami all’interno della comunità.

Vigarano Mainarda, terra profondamente legata alle proprie tradizioni, vanta una storia che affonda le radici nell’epoca romana e nei secoli ha visto il proprio territorio modellato dalle vicende dei grandi fiumi Po e Reno. Ancora oggi il paesaggio pianeggiante e le ampie distese della campagna ferrarese offrono scenari ideali per attività all’aria aperta e per eventi podistici aperti a tutti.

La Camminata di Sant’Antonio rappresenta ormai un appuntamento atteso nel calendario delle iniziative locali e costituisce il primo tassello delle celebrazioni dedicate al santo patrono, che ogni anno animano il paese con momenti di incontro, cultura e festa popolare.

In una giornata che celebra i valori della Repubblica e della partecipazione civica, il successo della manifestazione ha dimostrato ancora una volta quanto sia forte il desiderio di stare insieme e vivere il territorio. Un messaggio semplice ma significativo: camminare fianco a fianco, condividendo un tratto di strada, è spesso il modo migliore per sentirsi parte di una comunità.