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mercoledì 29 aprile 2026

Camminata della Resistenza

 

Camminata della Resistenza: 15 chilometri tra memoria, natura e comunità a Ozzano dell’Emilia

Il 25 aprile 2026, giorno della Festa della Liberazione, le strade e i sentieri attorno a Ozzano dell'Emilia si sono trasformati in un percorso di memoria condivisa. La Camminata della Resistenza, non competitiva e lunga 15 km, ha unito passo dopo passo persone di tutte le età in un’esperienza che va oltre lo sport: un cammino dentro la storia, dentro il paesaggio e dentro sé stessi.

Correre (o camminare) per ricordare

La scelta di una camminata non competitiva non è casuale. Non c’è cronometro, non c’è podio. C’è invece una forma di “resistenza” più intima: quella del corpo che si muove con costanza, del respiro che trova il suo ritmo, della mente che resta presente.

In questo senso, la camminata richiama profondamente lo spirito della Resistenza italiana: non uno scatto veloce, ma una lotta lunga, fatta di sacrificio, determinazione e comunità. Come i partigiani che attraversavano colline e sentieri, anche i partecipanti hanno percorso chilometri immersi nella natura, trasformando ogni passo in un gesto simbolico.

Ozzano e le sue colline: un paesaggio che racconta

Il territorio di Ozzano dell’Emilia, alle porte di Bologna, è fatto di dolci colline, campi coltivati e tratti boschivi che in primavera si accendono di colori. Camminare qui significa attraversare una terra che, durante la Seconda guerra mondiale, fu teatro di passaggi, rifugi e storie di resistenza quotidiana.

Non mancano racconti tramandati oralmente: vecchi casolari che si dice abbiano nascosto staffette partigiane, sentieri secondari usati per evitare i controlli, e luoghi dove la solidarietà tra abitanti faceva la differenza tra vita e morte. Anche se molte di queste storie restano ai confini tra memoria e leggenda, contribuiscono a dare profondità al paesaggio.

Una comunità in cammino (e anche Corriferrara)

La Camminata della Resistenza non è solo un evento sportivo, ma un rito collettivo. Famiglie, gruppi di amici, associazioni locali: tutti insieme, senza distinzione. C’è chi cammina in silenzio, chi racconta, chi porta una bandiera o un ricordo.

Tra i partecipanti di questa edizione 2026, anche una piccola ma significativa presenza  Corriferrara, rappresentata da tre atleti, che hanno scelto di esserci non per competere, ma per condividere il valore profondo dell’iniziativa. La loro partecipazione testimonia come il mondo della corsa sappia riconoscere momenti in cui il cronometro lascia spazio alla memoria, e l’allenamento diventa occasione di riflessione e appartenenza.

Il valore del passo lento

In un mondo che corre veloce, scegliere di camminare per 15 chilometri è quasi un atto controcorrente. È un modo per rallentare, per ascoltare il proprio corpo e per entrare in sintonia con ciò che ci circonda.

E forse è proprio qui il messaggio più potente della Camminata della Resistenza: la memoria non è qualcosa di statico, ma un percorso da fare insieme, passo dopo passo.





martedì 28 aprile 2026

35^ Camminata "Le vecchie borgate"

 

Tra argini, memoria e amicizia: la 35ª Camminata “Le vecchie borgate”

Il 25 aprile, giornata densa di significato per tutto il Paese, si è trasformato ancora una volta in un momento di condivisione semplice e autentica a San Venanzio di Galliera. Qui, nella quiete della pianura bolognese, è andata in scena la 35ª Camminata “Le vecchie borgate”, appuntamento ormai storico per il mondo del podismo non competitivo.

Una corsa (o camminata, a seconda dello spirito con cui la si affronta) che non misura solo chilometri 16,5, per la precisione , ma relazioni, sorrisi e il piacere di stare insieme. Il percorso si snoda tra argini, strade bianche e antiche borgate rurali, testimoni silenziose di un passato contadino che ancora oggi caratterizza il paesaggio della zona.

Il fascino della “bassa”

Correre a San Venanzio di Galliera significa immergersi nella cosiddetta “bassa”: una terra piatta solo all’apparenza, ma ricca di dettagli, storia e atmosfere sospese nel tempo. Qui il ritmo rallenta, lo sguardo si allunga sui campi e ogni passo diventa occasione per riscoprire un contatto genuino con il territorio.

Le “vecchie borgate” citate nel nome della manifestazione non sono solo un riferimento geografico: sono il cuore identitario dell’evento. Piccoli nuclei abitativi, case coloniche e corti che raccontano vite di lavoro e comunità, oggi attraversate da centinaia di podisti.

Correre insieme, davvero

Prima del via, come da tradizione, un momento che vale quanto tutta la gara: la foto di gruppo. Squadre diverse, colori diversi, ma un unico spirito. È proprio qui che si coglie l’essenza di questa manifestazione.

Le parole di Andrea Rubbini lo raccontano meglio di qualsiasi cronaca:

Un'altra classica della bassa, ormai giunta alla 35ª edizione. Anche quest'anno un bel modo per celebrare il 25 Aprile in compagnia. Tanti amici, di tutte le squadre, insieme per una foto giusto prima del ‘via!’, e poi ognuno con il suo ritmo tra argini e vecchie borgate fino al traguardo. Perché è questo lo spirito giusto e piacevole del mondo del podismo”.

E in effetti, lungo il percorso, non ci sono cronometri che tengano: c’è chi corre veloce, chi chiacchiera, chi si gode il paesaggio. Tutti, però, condividono la stessa direzione.

Un rito che si rinnova

La Camminata “Le vecchie borgate” non è solo un evento sportivo, ma un piccolo rito collettivo che ogni anno si rinnova. Un modo per celebrare il 25 aprile non solo nella memoria, ma anche nella libertà di muoversi, incontrarsi, stare insieme.

In un’epoca in cui tutto corre veloce, queste manifestazioni ricordano che il vero traguardo non è arrivare primi, ma arrivare insieme.

E a San Venanzio di Galliera, questo traguardo, ancora una volta, è stato tagliato da tutti.








lunedì 27 aprile 2026

Camminata par San Zorz. Corriferrara 6^ classificata.

Nel dolce spirar d’aprile, quando la primavera veste di verde le antiche pietre di Ferrara, si è rinnovato un rito caro ai suoi abitanti: la 51ª Caminada par San Zorz, corsa non competitiva di 6,5 chilometri che unisce passo e memoria, fatica e festa.

Come in un canto ariostesco, dove cavalieri e dame si intrecciano tra vicende e meraviglia, così i 350 partecipanti hanno preso il via dalla suggestiva Basilica Santuario di San Giorgio fuori le Mura, luogo che non è solo partenza e arrivo, ma cuore pulsante di storia: prima Cattedrale della città, custode silenziosa di secoli e di leggende sussurrate tra le sue navate.

Si narra, infatti, che nelle notti più quiete, quando il vento accarezza le mura e il silenzio si fa profondo, l’eco dei primi fedeli e dei pellegrini antichi ancora aleggi tra le pietre della Basilica, quasi a vegliare su chi oggi, con scarpe da corsa e sorriso, ne attraversa il sagrato. E proprio da questo luogo carico di memoria si dipana il percorso, un “piccolo giro delle Mura” come lo ha definito Denis Grandi, “un piacevole antipasto in vista della Primo Maggio”.

Organizzata con dedizione dalla Polisportiva Ferrariola in sinergia con la Contrada di San Giorgio, la Caminada è da oltre mezzo secolo una delle più antiche manifestazioni podistiche ferraresi. Da cinque anni ha scelto la via della non competitività, trasformando la corsa in un momento ancora più inclusivo, dove il cronometro cede il passo al piacere dello stare insieme.

E qui si svela lo spirito più autentico dell’evento: non solo sport, ma vita di quartiere, incontro tra generazioni, racconto condiviso. Tra i partecipanti si mescolano atleti esperti e famiglie, amici e appassionati, tutti uniti da quel senso di convivialità che è linfa vitale delle contrade ferraresi, le stesse che animano il celebre Palio cittadino con colori, storia e appartenenza.

A rendere ancora più vivido questo spirito di aggregazione è stato il brillante 4° posto conquistato dal gruppo “Quelli del mercoledì”: un nome semplice, quasi familiare, che racchiude però una piccola grande comunità. Camminatori e corridori che, tre volte a settimana, il lunedì, il mercoledì e il venerdì si ritrovano con costanza per condividere chilometri, parole e sorrisi, trasformando lo sport in un autentico vettore di unione e convivialità. Nella loro presenza si riflette l’anima più genuina della Caminada: quella di chi corre non solo per arrivare, ma per appartenere.

Non meno significativo è stato il momento delle premiazioni, quasi un epilogo corale degno di un poema: si sono alternati il presidente della Polisportiva Ferrariola Gianni Bosi, il presidente della Contrada di San Giorgio Roberto Brunetti e il presidente di AVIS Comunale Ferrara Alessandro Cattabriga, anch’egli podista della Ferrariola e contradaiolo di San Giorgio. Una presenza, la sua, che diviene simbolo concreto di quel legame profondo e di quella collaborazione sincera che uniscono le realtà coinvolte, rendendo la Caminada non solo evento sportivo, ma autentica espressione di comunità.

La Corriferrara ha conquistato il 6° posto nella classifica a squadre, ma al di là dei piazzamenti, ciò che resta è l’eco di passi leggeri e risate condivise, di un pomeriggio in cui Ferrara si è raccontata correndo.

Come in un poema cavalleresco, non vi è un solo eroe, ma una moltitudine di protagonisti: ciascuno con il proprio ritmo, ciascuno con il proprio motivo per esserci. E così la Caminada par San Zorz continua, anno dopo anno, a intrecciare sport e tradizione, memoria e presente, sotto lo sguardo antico di San Giorgio e delle sue mura.


martedì 14 aprile 2026

4 Passi per Montagnana

 

Quattro passi tra storia e respiro: Montagnana in corsa

Tra le pieghe gentili della pianura veneta, Montagnana si è risvegliata il 12 aprile 2026 con un’aria diversa, vibrante, quasi sospesa tra passato e presente. La “4 passi per Montagnana” non è stata solo una camminata non competitiva: è stata un piccolo viaggio dentro la bellezza, un dialogo silenzioso tra passi e pietra antica.

Le Mura: custodi di tempo e meraviglia

Le Mura di Montagnana, tra le meglio conservate d’Europa, si stagliano come un abbraccio possente e poetico. Ogni torre racconta storie di sentinelle e silenzi, di battaglie lontane e sere d’estate illuminate da lanterne. Camminare nei loro pressi è come sfiorare il tempo con la punta delle dita.

Una leggenda narra che, nelle notti più quiete, si possa ancora udire il passo lieve di un antico cavaliere, custode invisibile della città, che veglia sulle porte e accompagna chi passa con rispetto e meraviglia.

Tra arte e memoria: l’eco di un pittore

Montagnana non è solo pietra: è anche colore. Qui nacque Jacopo da Montagnana, artista capace di tradurre la luce in devozione, lasciando tracce delicate nella storia dell’arte veneta. Si dice che i suoi occhi abbiano imparato a cogliere l’armonia proprio osservando questi paesaggi, dove il cielo sembra più vicino.

Tre percorsi, un’unica emozione

Sette, undici e sedici chilometri: tre distanze, tre modi diversi di vivere la giornata. Dai passi leggeri dei camminatori occasionali fino al ritmo più deciso di chi cerca allenamento, ogni percorso si è snodato fuori dalle Mura, tra sentieri sterrati, prati vivi e scorci di natura che invitano al silenzio.

Tra i partecipanti, Ottorino Malfatto ha scelto la sfida più lunga, quella dei 16 km, trasformando la corsa in un tassello della sua preparazione verso la mezza maratona di Rimini. Il suo racconto è semplice e autentico:

In preparazione della mezza maratona di Rimini, una bella non competitiva a Montagnana. 16 km in un bel percorso fuori dalle Mura della città, in mezzo al verde e passaggio in un bellissimo parco, molto sterrato ma è allenante.”

Parole che restituiscono il senso più vero di questa giornata: fatica e bellezza, respiro e libertà.

Dove il passo diventa poesia

A Montagnana, anche una corsa diventa racconto. I chilometri scorrono come versi, le Mura   osservano in silenzio e la natura accompagna ogni passo con discrezione.

E così, tra storia e presente, la “4 passi” non è stata solo un evento: è stata un incontro. Tra chi corre e chi guarda, tra chi ricorda e chi scopre. Tra il tempo che passa… e quello che resta.






mercoledì 8 aprile 2026

Run Dagi

 

Nel cuore dei Colli Euganei, dove la terra respira vapore e memoria, si è svolta il 6 aprile 2026 la Run Dagi, una gara non competitiva che è molto più di una semplice corsa: è un viaggio dentro un paesaggio che da millenni incanta viaggiatori, poeti e sognatori.

Tra natura, fatica e meraviglia

Con i suoi 13 km e 300 metri di dislivello, la Run Dagi ha messo alla prova gambe e respiro, alternando tratti immersi nel verde a salite che chiedono rispetto. Non è una gara da cronometro, ma da ascolto: del proprio corpo, del ritmo del passo e di ciò che il paesaggio racconta.

A fare da cornice è Montegrotto Terme, luogo dove l’acqua calda sgorga dalla profondità della terra portando con sé storia e leggenda. Qui ogni sentiero sembra avere una voce, ogni collina custodire un segreto.

Le “Aquae Patavinae”: quando la corsa incontra la storia

Già in epoca romana, queste terre erano conosciute come Aquae Patavinae, celebri per le loro sorgenti termali. Scrittori e poeti latini ne esaltavano le virtù: dalle acque benefiche ai paesaggi morbidi e silenziosi, capaci di ispirare versi e riflessioni.

Autori come Plinio il Vecchio e Marziale descrivevano questi luoghi come rifugi dell’anima, dove il corpo si rigenera e lo spirito si alleggerisce. Correre oggi su questi stessi sentieri significa, in qualche modo, dialogare con quel passato: ogni passo riecheggia una storia antica.

Una sfida condivisa

La Run Dagi non è competizione, ma comunità. È il piacere di partire insieme e arrivare con il sorriso, magari stanchi ma arricchiti. Lo conferma il commento di Emanuela Lambertini:

Una non competitiva molto impegnativa.

Poche parole, ma sincere. Perché l’impegno si sente tutto, soprattutto nei tratti in salita, dove il paesaggio si apre e regala scorci che ripagano ogni sforzo.

Correre tra leggenda e presente

Tra vapori che si alzano dalla terra e sentieri che si snodano tra ulivi e boschi, la Run Dagi diventa esperienza quasi sospesa. C’è chi corre per sport, chi per passione, chi per ritrovare un contatto autentico con la natura. Ma tutti, in qualche modo, finiscono per portarsi a casa qualcosa in più.

Forse è proprio questo il segreto delle antiche Aquae Patavinae: non solo acque che curano, ma luoghi che restano dentro. Anche dopo l’ultimo chilometro.

martedì 31 marzo 2026

A piè fra le preare

                                                  

C’è un momento, nel trail, in cui il passo si fa più lento e il cuore più pieno. Non per la fatica, ma per la bellezza che ti attraversa. È proprio lì, tra le pieghe delle Prealpi veronesi, che il 29 marzo 2026 ha preso vita la magia di “A piè fra le preare”, la corsa non competitiva di Sant'Ambrogio di Valpolicella.

Tra vigneti, roccia e cielo

Qui, dove la terra profuma di vino e di storia, i sentieri si intrecciano tra cave di marmo, filari ordinati e boschi silenziosi. “Preare”, in dialetto locale, richiama proprio le pietraie, le cave che raccontano il lavoro dell’uomo e il respiro antico di queste colline. Non è solo una corsa. È un viaggio.

Corriferrara tra emozione e scoperta

A rappresentare Corriferrara, due anime diverse ma unite dallo stesso spirito:

  • Michele Tuffanelli, impegnato nella distanza più lunga: 26 km con 1300 metri di dislivello
  • Letizia Milani, sui 15 km con 600 metri di dislivello

Due percorsi, due modi di vivere la montagna. Ma un’unica storia da raccontare.

La cresta, la croce e l’infinito

Le parole di Michele diventano quasi poesia, un racconto che sa di vento e stupore:

“Cosa ti devi aspettare da una non competitiva... Beh da questa c'è solo da imparare. Il trail da 26 km era a dir poco spettacolare: quando arrivi alla croce, dopo aver fatto una cresta non proprio semplice, gli occhi spaziano dal Lago di Garda al Carega e al Pasubio…”

E in quell’istante, sospeso tra cielo e roccia, sembra di toccare tutto:
il blu del Lago di Garda, le cime del Monte Carega e del Monte Pasubio, e forse anche qualcosa di più profondo, difficile da spiegare.

Un sentiero che racconta

Dai vigneti ordinati della Valpolicella si sale piano, lasciandosi alle spalle il profumo dell’uva e della terra. Poi il terreno cambia, si fa vivo:
single track di roccia marmorea, tecnica e luminosa, e discese morbide tra i boschi, dove ogni passo è un dialogo con la natura.

Michele lo descrive così:

“…prima di essere passati dai vigneti, poi man mano che si saliva anche attraverso single track di roccia marmorea e giù attraverso single track in mezzo al bosco: un percorso bello vario…”

E Letizia, con la sua distanza più breve, conferma la magia:

“…meno impegnativo, ma non meno bello.”

Il vero spirito trail

Ma forse il momento più autentico non è stato lungo il percorso. È arrivato alla fine, quando le scarpe si tolgono e restano solo i sorrisi.

“…la vera sorpresa è stato al ristoro finale quando a sorpresa siamo stati invitati al loro pasta party: accoglienza davvero famigliare con risotto super, carne salada, vino locale a non finire, limoncino e caffè… se non è spirito Trail questo.”

E in quella tavolata,  tra bicchieri alzati e racconti condivisi, si riscopre il senso più profondo di tutto: non il cronometro, ma l’incontro.

Una leggenda che resta

Si dice che tra le “preare” ogni pietra abbia memoria. Che custodisca passi, storie, fatiche e sogni di chi è passato prima. Quel 29 marzo, tra quei sentieri, anche i passi di Michele e Letizia si sono uniti a questa lunga narrazione. E forse, da qualche parte tra le rocce e i vigneti, il vento continuerà a raccontarla. Perché alcune corse non finiscono al traguardo. Restano dentro.






lunedì 30 marzo 2026

Camminata di Lovoleto e Bentivoglio

 

Camminata di Lovoleto e Bentivoglio 2026: una domenica di passi, sorrisi e tradizione

C’è qualcosa di speciale nelle corse di paese. Non serve il cronometro per renderle memorabili, né una classifica per dare valore a ogni passo. Basta una mattina di primavera, un gruppo di persone con la voglia di stare insieme e un percorso che racconta il territorio. È esattamente quello che è successo domenica 29 marzo 2026, in occasione della 30ª edizione della Camminata di Lovoleto e Bentivoglio, una “garetta” non competitiva che, anno dopo anno, si conferma una piccola grande festa della bassa bolognese.

Tra campi, strade di campagna e storie di pianura

Lovoleto, con le sue strade tranquille e l’aria che profuma di campagna, è il punto di partenza e di ritorno di un percorso di circa 10 km che si snoda tra le terre di Bentivoglio. Qui il paesaggio è fatto di orizzonti aperti, filari di alberi e casolari che sembrano custodire storie di altri tempi.

Si racconta che queste campagne, soprattutto nelle prime ore del mattino, siano attraversate da una quiete quasi sospesa, come se il tempo scorresse più lentamente. Non è raro sentire gli abitanti parlare di nebbie “vive”, che avvolgono tutto e trasformano ogni camminata in un piccolo viaggio dentro una dimensione più intima e silenziosa. E forse è proprio questo uno dei segreti del fascino della manifestazione.

Una partecipazione da grande evento

Già dalle 8:30, al momento delle iscrizioni, si percepiva l’atmosfera delle grandi occasioni. Pettorali distribuiti con il sorriso, strette di mano, gruppi di amici pronti a partire insieme. Il numero 555 indossato da Andrea Rubbini è diventato simbolo di una partecipazione ampia e calorosa: si stima infatti la presenza di almeno 600 persone, tra runner e camminatori di ogni età. Famiglie con bambini, appassionati di corsa, gruppi organizzati e semplici amanti delle passeggiate: tutti uniti dallo stesso spirito leggero e conviviale.

Il racconto di Andrea Rubbini 

Tra i protagonisti della giornata, Andrea Rubbini ha condiviso un’esperienza che racchiude perfettamente l’essenza dell’evento:

Un'altra classica (già alla 30ª edizione) ‘garetta’ di campagna, un giro che parte e torna a Lovoleto per le strade della bassa. Pettorale 555 con iscrizione alle 8:30, quindi direi almeno 600 persone tra runners e camminatori di ogni età. Parto abbastanza forte per il mio ritmo e con un passo costante chiudo con il secondo tempo sulla distanza minore, pronto per un ristoro finale con ciambella e tè bollente.

Il suo racconto è quello di tanti: una partenza decisa, il ritmo che si stabilizza, il piacere di correre immersi nella natura e, infine, la soddisfazione dell’arrivo.

Il vero traguardo: il ristoro

Perché, diciamolo, in queste manifestazioni il ristoro finale è quasi sacro. Dopo la fatica (più o meno intensa), ad aspettare i partecipanti c’era un momento di pura semplicità: ciambella e tè bollente. Un piccolo rito che sa di casa, di tradizione, di comunità. Qui si condividono impressioni, si ride, si commenta la gara e si promette di tornare l’anno prossimo.

Una tradizione che continua

Arrivare alla 30ª edizione non è un traguardo da poco. Significa che questa camminata è diventata parte della vita del territorio, un appuntamento atteso e sentito. E mentre i passi dei partecipanti si disperdono lentamente tra le strade della bassa, resta la sensazione di aver vissuto qualcosa di autentico: non solo una corsa, ma una storia fatta di persone, luoghi e piccoli momenti che, messi insieme, diventano ricordi. E forse è proprio questo il vero spirito della Camminata di Lovoleto e Bentivoglio: non importa quanto veloce vai, ma quanto ti godi il percorso.








14^ Marcia del Ponte

 

 14ª Marcia del Ponte – Tra passi, racconti e qualche nostalgia

Domenica 29 marzo 2026, a Ponte San Nicolò, si è svolta la 14ª edizione della Marcia del Ponte, una manifestazione non competitiva che, anno dopo anno, richiama appassionati di cammino e corsa da tutta la provincia di Padova e oltre. L’atmosfera era quella delle giornate semplici ma autentiche: aria fresca, cielo incerto e quella voglia condivisa di mettersi in movimento senza l’assillo del cronometro. Le distanze proposte, come da tradizione, erano varie e adatte a tutti, dai camminatori occasionali ai più allenati. I nostri atleti hanno scelto la 20 km, un percorso impegnativo ma accessibile, ideale per chi vuole vivere la giornata con un pizzico di sfida personale.


🌿 Tra territorio e memoria

Correre (o camminare) a Ponte San Nicolò significa attraversare un territorio che vive in simbiosi con il fiume Bacchiglione. Questo corso d’acqua, che da secoli accompagna la storia locale, è stato spesso protagonista di racconti popolari: si narra che nelle sue anse più tranquille, nelle sere d’estate, si potessero udire i sussurri delle “anguane”, figure leggendarie legate all’acqua, metà donna e metà spirito, custodi silenziose della natura. Un tocco di magia che, negli anni passati, trovava il suo scenario ideale nella suggestiva oasi del Bacchiglione, uno dei tratti più amati del percorso.


😔 L’assenza che si è fatta sentire

Proprio qui nasce una piccola delusione condivisa:
quest’anno, infatti, l’oasi del Bacchiglione non era accessibile, costringendo gli organizzatori a modificare il tracciato. Il risultato è stato un percorso più lineare, completamente pianeggiante e su asfalto, sicuramente scorrevole ma meno vario e meno immerso nella natura rispetto alle edizioni precedenti. Una mancanza che non è passata inosservata, soprattutto tra chi aveva nel cuore quel tratto verde e silenzioso.


🗣️ La voce dei protagonisti

A raccontare la giornata, le parole semplici e sincere di Ottorino Malfatto:

Con Franca siamo andati alla Corsa del Ponte a Ponte San Nicolò (PD), giornata fresca e abbiamo deciso di fare i 20 km. Il percorso non bello perché quest’anno hanno chiuso l’oasi del Bacchiglione, solito percorso pianeggiante e tutto asfalto, tanti ristori.”

Un commento che racchiude bene lo spirito della giornata:
da un lato la soddisfazione per aver portato a termine la distanza scelta, dall’altro quel pizzico di nostalgia per ciò che rendeva questa marcia davvero speciale.


🏃‍♂️ Oltre il percorso

Nonostante tutto, la Marcia del Ponte resta un appuntamento importante, fatto di incontri, chiacchiere lungo il tragitto e ristori sempre presenti, quasi tappe rituali dove rifiatare e condividere un sorriso.

Perché, in fondo, eventi come questo non si misurano solo in chilometri, ma nelle emozioni vissute passo dopo passo.

E chissà che il prossimo anno il Bacchiglione non torni a raccontare, tra i suoi argini, nuove storie da percorrere.




martedì 17 marzo 2026

51^ edizione della Caminada

 

Tra i primi tepori di marzo, quando la campagna veneta comincia a risvegliarsi con timida grazia, si è svolta a Sant'Elena la 51ª edizione della Caminada, una di quelle manifestazioni che sanno unire il passo lento dell’uomo al respiro antico della terra.

Domenica 15 marzo 2026, sotto un cielo che alternava veli di nuvole a improvvise carezze di sole, centinaia di partecipanti si sono ritrovati per questa camminata non competitiva, diventata negli anni un piccolo rito collettivo. Tre i percorsi proposti, pensati per accogliere tanto i camminatori occasionali quanto i più allenati, tutti accomunati dal desiderio di immergersi nella quiete dei paesaggi padovani.

I sentieri si snodavano tra argini, campi appena lavorati e filari ancora spogli, dove già si intuiva il verde nuovo della stagione. Tra i momenti più suggestivi, il passaggio nel parco della Villa Miari de Cumani, dimora storica che sembra custodire memorie silenziose di un tempo aristocratico e rurale insieme. Poco oltre, il percorso accarezzava le rive del laghetto delle Magnolie, specchio d’acqua quieto e raccolto, dove il riflesso degli alberi componeva un quadro di delicata armonia. Non sono mancati i ristori, generosi e conviviali, quasi fossero piccole feste disseminate lungo il cammino: pane, dolci, sorrisi e parole scambiate tra sconosciuti che, passo dopo passo, diventavano compagni di viaggio.

A raccontare l’esperienza con semplicità autentica è stato Ottorino Malfatto:
Ieri siamo stati alla 51 edizione della camminata a Sant'Elena: 3 percorsi. Io, Franca e Raffaello abbiamo fatto i 18 km, io in preparazione della Maratonina del Sale a Cervia. Percorso bello, abbiamo attraversato il parco della Villa Miari de Cumani e il parco laghetto delle Magnolie. Tanti ristori e tanta, tanta partecipazione.

Parole semplici che restituiscono il senso più vero della Caminada: non una gara, ma un’esperienza condivisa, dove il tempo si dilata e il paesaggio diventa compagno di riflessione. In un’epoca che corre veloce, iniziative come questa ricordano la bellezza del passo umano, del respiro lento, della comunità che si ritrova senza fretta. E così, tra sentieri di campagna e scorci d’acqua, la Caminada di Sant’Elena continua a rinnovare il suo incanto, anno dopo anno, come una poesia che si lascia leggere camminando.






Corsa della Bonifica e di Dante

 


C’è un momento, nelle prime ore di una domenica di marzo, in cui la costa ravennate sembra sospesa tra inverno e primavera. È in quell’istante che, il 15 marzo 2026, ha preso vita la “Corsa della Bonifica e di Dante”, una non competitiva di 21 chilometri capace di trasformare il passo dei partecipanti in un viaggio lento dentro la natura più autentica del litorale romagnolo.

La partenza, affacciata sul mare, dal Lido di Dante, ha accolto i corridori con una luce limpida e una temperatura gentile, intorno ai dodici gradi. Il sole accarezzava la linea dell’Adriatico, mentre un vento leggero, freddo ma puro, arrivava dal mare come un respiro antico, accompagnando i primi passi.

Da lì, il percorso si è addentrato subito nella quiete verde della Pineta Ramazzotti, dove il profumo dei pini e il fruscio degli aghi sotto le scarpe hanno creato una colonna sonora naturale. Non c’era asfalto, solo uno sterrato compatto e regolare, quasi sorprendente per la sua morbida affidabilità.

Lo ha raccontato bene Vittorio Cavallini, tra i partecipanti:
Bella corsa in mezzo alla natura, tutta su sterrato senza asfalto. Uno sterrato liscio, che dà la sicurezza dell’asfalto. Le uniche difficoltà qualche radice e qualche ramo all’interno delle pinete.”

Il tracciato, come un racconto che cambia paesaggio a ogni capitolo, ha attraversato la suggestiva Valle dell’Ortazzo, una delle zone umide più preziose della costa, dove acqua e terra si rincorrono tra silenzi e voli d’uccelli. Poi ancora dentro la Pineta di Classe, che conserva intatto il fascino delle antiche selve cantate nei secoli. E proprio qui il richiamo a Dante si fa più vivo. Durante il ritorno, i corridori hanno sfiorato la celebre Quercia di Dante, luogo della memoria e della leggenda, dove si narra che il Sommo Poeta trovasse ispirazione tra queste ombre verdi. Un passaggio che trasforma la corsa in qualcosa di più: un dialogo tra corpo e cultura, tra fatica e bellezza. Il vento, nel frattempo, si è fatto più deciso nel tratto verso la costa, opponendo una resistenza gentile ma costante. È lì che si misura il passo, che si ascolta il proprio respiro. Seguendo il corso del Bevano, il percorso si è aperto verso gli ultimi scenari: la selvaggia Riserva Naturale della Foce del Bevano, uno degli ultimi lembi incontaminati di litorale, dove la natura detta ancora il ritmo. Poi la spiaggia, improvvisa e luminosa, con il mare a fare da confine e orizzonte. Gli ultimi chilometri hanno riportato i partecipanti dentro la familiare Pineta Ramazzotti, chiudendo un cerchio fatto di sabbia, radici, vento e luce. Più che una gara, la Corsa della Bonifica e di Dante si è confermata un’esperienza: un attraversamento lento e poetico, dove ogni passo racconta un territorio e ogni respiro si mescola alla sua storia. Una corsa che non si misura in tempo, ma in emozioni.




Corri nell'Oasi

 

C’è un momento, nelle prime giornate di primavera, in cui l’aria sembra trattenere il respiro: la terra si risveglia, i colori si accendono con discrezione e il tempo pare dilatarsi, quasi a voler accompagnare ogni passo. È in questa atmosfera sospesa che, il 15 marzo 2026, si è svolta la “Corri nell’Oasi”, corsa non competitiva di 14 km immersa nel cuore verde di Bentivoglio. Il percorso si snodava attorno e dentro l’Oasi La Rizza, un piccolo gioiello naturalistico della bassa bolognese, dove canneti, specchi d’acqua e sentieri campestri custodiscono una biodiversità sorprendente. Un tempo risaia, oggi l’oasi è un rifugio per uccelli migratori e per chiunque cerchi un contatto autentico con la natura. Correre qui non è solo sport: è un invito ad ascoltare il fruscio dell’erba, il richiamo lontano dei fagiani e il ritmo lieve della campagna. Tra i circa 900 partecipanti, tra runner e camminatori, anche sei atleti di Corriferrara hanno preso parte all’evento, portando con sé non solo la voglia di correre, ma soprattutto il piacere dello stare insieme.

Andrea Rubbini   racconta con entusiasmo la sua prima esperienza:

Una piacevolissima giornata con una corsetta in campagna! È stata la mia prima partecipazione a questa bella manifestazione, ben organizzata, con un percorso collaudato attorno e dentro l’Oasi naturalistica La Rizza di Bentivoglio. Con più di 900 partecipanti tra competitivi e camminatori, un bel sole ed un’aria ancora frizzantina, il contesto della gara era davvero entusiasmante. Alla fine i 14 km sono volati, ed un bel ristoro finale è stato più che meritato!

E in effetti, quel “volare” dei chilometri sembra essere una costante quando il paesaggio accompagna e la compagnia scalda il cuore. Non è solo il gesto atletico a rendere speciale una giornata così, ma la condivisione di sorrisi, parole e silenzi.

Cristian Mantovani coglie proprio questo spirito:
Una domenica immersi nella bellezza dell’Oasi La Rizza: la solidarietà come obiettivo e il sorriso degli amici ‘il gruppone di misto fritto’ a fare da cornice.”

Un’immagine vivace e sincera, che restituisce il senso più autentico della manifestazione: un incontro di persone prima ancora che di atleti.

E poi c’è lo sguardo poetico di Sara Sacchelli, che si posa sui dettagli più umani e delicati:
Bellissimo ritrovarsi tutti insieme alla partenza delle camminate campagnole!!! C’è una mescolanza fraterna di magliette colorate, ognuno la sua squadra ma siamo tutti amici!! Salutiamo, ci facciamo foto, chiacchieriamo quasi a perdere il fischio della partenza… sicuramente la parte più bella della corsa!!” 

È proprio lì, in quell’attesa vibrante, che si coglie il cuore dell’evento: una comunità temporanea che nasce tra una risata e una fotografia.

Sara prosegue descrivendo una giornata perfetta, in cui la natura si fa protagonista:
Seconda edizione della camminata nella natura della bassa bolognese. L’oasi di Bentivoglio si è riempita di fagiani (non tutti volatili). Giornata perfetta, né caldo né freddo e in questo periodo di inizio primavera esplodono tutti i profumi.”

"Un percorso misto tra sterrato e asfalto, completamente presidiato, con ristoro a metà e un accogliente pasta party finale", dettagli che raccontano un’organizzazione attenta e generosa. E come in ogni storia che si rispetti, non manca una sorpresa: “Nel pacco gara anche un albero (giuro!)”.

Un simbolo semplice ma potente, che racchiude il senso profondo della manifestazione: correre insieme, prendersi cura del territorio e lasciare, passo dopo passo, qualcosa di vivo. “Corri nell’Oasi” non è solo una corsa. È un piccolo viaggio condiviso, dove il tempo si misura in sorrisi e il traguardo più bello è quello che si raggiunge insieme.











mercoledì 11 marzo 2026

Camminata della Mimosa per la salute, Corriferrara 2^ società per iscritti.

 

L’aria di inizio marzo porta con sé il profumo lieve della primavera e quello, inconfondibile, della mimosa. A Porotto, piccola comunità alle porte di Ferrara, l’8 marzo 2026 non è stato soltanto il giorno della Giornata Internazionale della Donna: è diventato un momento di condivisione, memoria e solidarietà grazie alla Camminata della Mimosa per la salute.

Una manifestazione non competitiva che, da oltre mezzo secolo, intreccia il valore dello sport con quello dell’impegno sociale. A idearla, tanti anni fa, fu la sezione locale dell’UDI Porotto, che volle creare un modo semplice ma significativo per celebrare le donne: camminare insieme, nel segno della salute e della partecipazione. Dopo alcuni anni di pausa, proprio le donne dell’UDI si sono impegnate con determinazione per riportare in vita questa tradizione così cara alla comunità.

L’edizione 2026 ha trovato nuova energia grazie all’organizzazione della LILT Ferrara, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, a cui sono stati destinati i proventi della manifestazione. Fondi che contribuiranno a sostenere le attività di prevenzione, assistenza e sensibilizzazione che l’associazione porta avanti da anni con passione e dedizione.

La risposta del territorio è stata calorosa: oltre 400 partecipanti hanno preso parte alla camminata. Tra loro moltissimi bambini delle scuole, accompagnati da genitori e insegnanti, a testimonianza di come lo sport e la solidarietà possano diventare anche un’occasione educativa. Tra le società presenti, spiccava Corriferrara, seconda per numero di iscritti.

Il percorso, suggestivo e rilassante, si snodava lungo la ciclabile Ferrara–Modena, accompagnato dal silenzioso scorrere di un ramo del Fiume Po. Un paesaggio che invita naturalmente al passo lento, alla conversazione, alla condivisione.

L’organizzazione è stata particolarmente apprezzata per la cura dei dettagli. Apprezzato anche  il contributo di Monica Zannini e Luciano Mazzanti, da anni punti di riferimento nell’organizzazione di manifestazioni podistiche del territorio. La loro esperienza si  rivela sempre preziosa per garantire un evento ordinato, sicuro e accogliente per tutti i partecipanti.

A dare ritmo e calore alla mattinata non è mancata la voce ormai familiare delle gare podistiche della provincia: Daniele Trevisi, capace di intrattenere i presenti dall’inizio alla fine della manifestazione. Con la sua consueta verve ha animato l’arrivo, snocciolando statistiche, raccontando curiosità e chiamando per nome i podisti che si avvicinavano al traguardo, regalando a ciascuno un piccolo momento di protagonismo.

Lo spirito della giornata emerge anche dalle parole dei partecipanti.
Maria Giuseppina Santoro racconta con entusiasmo:

«È stata una camminata molto carina organizzata nei minimi dettagli: non mancava nulla, dai birilli lungo la strada ai volontari che indicavano il percorso. Ristoro molto buono e all’arrivo una mimosa per tutte le donne presenti. Stefano e Piera, i nostri coach, sempre spettacolari».

Anche Sara Sacchelli sottolinea il forte legame della manifestazione con il territorio:

«Una camminata molto sentita nella zona e quindi molto partecipata, tanto da far slittare l’orario di partenza per dare la possibilità a tutti di iscriversi e dare il proprio contributo alla fondazione LILT. Organizzazione molto precisa e percorso sulla ciclabile Ferrara-Modena affiancati da un ramo del Po. Ho approfittato di questa occasione per camminare insieme ad altre amiche della Runner School».

E poi il gesto più simbolico, semplice ma carico di significato: un mazzolino di mimosa consegnato a tutte le donne presenti, dono della sezione UDI di Porotto. Un fiore che in Italia è diventato il simbolo dell’8 marzo e che, tra sorrisi e fotografie, ha colorato di giallo l’arrivo della camminata.

Così, tra passi leggeri, risate di bambini e il profumo della mimosa, Porotto ha celebrato le donne nel modo forse più autentico: camminando insieme, per la salute, per la solidarietà e per la comunità. Un piccolo evento locale che, anno dopo anno, continua a raccontare una grande storia di partecipazione e di cuore.