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mercoledì 28 ottobre 2026

Caminada par el sguazo

 

Caminada par el sguazo: a Giacciano si corre con il cuore e si cammina con il sorriso

Quattro distanze, un percorso tra sterrato e asfalto e tanta voglia di stare insieme. Domenica 25 ottobre, a Giacciano con Baruchella, la passione per il podismo ha incontrato ancora una volta il piacere di vivere il territorio.

Ci sono manifestazioni podistiche nelle quali il cronometro conta relativamente, mentre acquistano un valore speciale il paesaggio, la compagnia e quella bella sensazione di trascorrere qualche ora all'aria aperta, lontano dalla frenesia quotidiana. La Caminada par el sguazo, andata in scena domenica 25 ottobre 2026 a Giacciano con Baruchella, in provincia di Rovigo, appartiene proprio a questa famiglia di eventi: appuntamenti popolari nei quali lo sport diventa un'occasione per incontrarsi, condividere una passione e scoprire, passo dopo passo, gli angoli più caratteristici del territorio.

A disposizione dei partecipanti c'erano ben quattro distanze: 3,5, 7, 12 e 18 chilometri, una proposta capace di accontentare esigenze e preparazioni differenti. Dalla passeggiata senza fretta, ideale per chi desiderava godersi la giornata, fino al percorso più lungo, adatto a chi voleva mettere alla prova le proprie gambe e proseguire nella preparazione atletica.

Perché il bello delle manifestazioni non competitive è proprio questo: ognuno trova il proprio ritmo, senza l'obbligo di inseguire qualcuno, ma con la soddisfazione di arrivare al traguardo sapendo di aver vissuto una mattinata speciale.

Tra strade e sterrati, il piacere di correre

A raccontarci la giornata è Ottorino Malfatto, che ha partecipato alla manifestazione insieme a Franca. Per entrambi, la scelta è caduta sulla distanza più impegnativa, i 18 chilometri, affrontati con lo spirito di chi ama correre, ma sa anche apprezzare la qualità di un percorso ben organizzato.

«Io e Franca siamo andati alla Corsa dello Sguazzo a Giacciano con Baruchella. Abbiamo fatto entrambi i 18 km, io in preparazione della mezza di Riva del Garda. Bel percorso misto tra sterrato e asfalto, ristori giusti, bravi gli organizzatori».

Poche parole, ma sufficienti a restituire il senso di una bella giornata podistica. Un percorso misto, con l'alternanza tra fondo sterrato e asfalto, capace di rendere la corsa più varia e di richiedere un minimo di attenzione nella gestione del passo. Niente monotonia, dunque, ma un susseguirsi di superfici differenti che invita a trovare il proprio ritmo e ad ascoltare le sensazioni delle gambe.

E poi ci sono i ristori, piccoli punti di riferimento che, nelle manifestazioni di questo genere, hanno un'importanza che va ben oltre il semplice rifornimento. Sono luoghi di sosta, di incoraggiamento e, qualche volta, anche di una battuta scambiata al volo con altri partecipanti. Perché in una corsa non competitiva il piacere di esserci è importante quanto la fatica necessaria per arrivare in fondo.

Giacciano con Baruchella, nel cuore del Polesine

La manifestazione si è svolta a Giacciano con Baruchella, comune del Polesine, nella provincia di Rovigo, un territorio nel quale la pianura racconta una storia profondamente legata all'acqua, all'agricoltura e al lavoro dell'uomo.

Qui il paesaggio è diverso da quello delle località collinari e montane che spesso fanno da cornice alle corse podistiche. Non ci sono salite impegnative da affrontare né panorami alpini da conquistare: il fascino del territorio si scopre piuttosto nella tranquillità della campagna, nelle strade che attraversano i campi, nei piccoli centri abitati e in quell'orizzonte aperto che sembra accompagnare il passo senza mettergli fretta.

Il nome stesso del Polesine richiama un ambiente modellato nei secoli dalla presenza dei grandi fiumi e dalle opere di bonifica. È una terra nella quale il rapporto tra acqua e territorio ha contribuito a definire non soltanto il paesaggio, ma anche la vita delle comunità.

Ed è proprio in contesti come questo che una camminata podistica assume un significato particolare: permette di osservare con occhi diversi luoghi che, attraversati normalmente in automobile, rischierebbero di passare inosservati. A piedi, invece, ogni dettaglio può diventare una piccola scoperta.

Diciotto chilometri verso Riva del Garda

Per Ottorino, la partecipazione alla Caminada par el sguazo aveva anche un obiettivo sportivo ben preciso: continuare la preparazione in vista della mezza maratona di Riva del Garda.

Diciotto chilometri rappresentano infatti un allenamento significativo per chi si prepara ad affrontare una gara più impegnativa. Correre su un fondo misto permette di lavorare sulla resistenza e sull'adattamento del passo, mentre la presenza di Franca trasforma l'allenamento in un'esperienza da condividere.

E qui sta uno degli aspetti più belli del podismo: si può correre per migliorare il proprio rendimento, per preparare una competizione o semplicemente per stare bene, ma la soddisfazione diventa ancora più grande quando la passione incontra la compagnia giusta.

Non sempre servono grandi imprese o tempi da record per portarsi a casa una giornata da ricordare. A volte bastano un percorso piacevole, ristori ben distribuiti, un'organizzazione attenta e la voglia di mettersi in movimento.

Il valore di chi organizza

Dietro ogni manifestazione podistica c'è il lavoro di tante persone che, spesso lontano dai riflettori, dedicano tempo ed energie alla preparazione dei percorsi, alla gestione dei ristori e all'accoglienza dei partecipanti.

La soddisfazione espressa da Ottorino per l'organizzazione è un riconoscimento importante. Quando chi partecipa si sente accolto e trova un percorso piacevole, la fatica lascia spazio al piacere di esserci e la manifestazione raggiunge il suo obiettivo più bello: far venire voglia di tornare.

Organizzare una camminata non competitiva significa anche offrire un'occasione di incontro alla comunità, promuovere uno stile di vita attivo e far conoscere il proprio territorio attraverso una forma di turismo semplice, genuina e alla portata di molti.

Il traguardo più bello? Aver condiviso la giornata

La Caminada par el sguazo del 25 ottobre ha offerto ai partecipanti quattro possibilità per vivere la stessa passione, dai 3,5 chilometri fino ai 18, passando per le distanze intermedie di 7 e 12 chilometri.

Ognuno con i propri obiettivi, le proprie motivazioni e il proprio passo. C'è chi cercava una passeggiata in compagnia, chi desiderava allenarsi e chi, come Ottorino, ha approfittato dell'occasione per proseguire la preparazione in vista di un appuntamento importante.

Alla fine, però, il senso della giornata è lo stesso per tutti: aver trascorso qualche ora all'aria aperta, aver scoperto un angolo del Polesine e aver condiviso la fatica e il piacere del movimento.

Ottorino e Franca archiviano così i loro 18 chilometri con la soddisfazione di una bella corsa, un giudizio positivo sul percorso e un plauso agli organizzatori.

E mentre lo sguardo di Ottorino è già rivolto alla mezza maratona di Riva del Garda, resta una certezza: nel podismo si può correre per raggiungere un traguardo, ma sono le persone incontrate lungo la strada a rendere speciale il viaggio.

Perché il cronometro registra i secondi, le gambe ricordano i chilometri, ma il piacere di una bella giornata condivisa rimane molto più a lungo.




martedì 20 ottobre 2026

Trotterellata

 


Trotterellata di Sala Bolognese: 12 chilometri di natura, sorrisi e chiacchiere. Quando correre è soprattutto un piacere da condividere

Ci sono domeniche in cui il bello non è arrivare primi, ma godersi ogni passo, lasciarsi sorprendere dal paesaggio e condividere la strada con gli amici. È questo lo spirito che rende speciali le manifestazioni podistiche non competitive, come la Trotterellata, che si è svolta domenica 18 ottobre 2026 a Sala Bolognese, sulla distanza di 12 chilometri.

Una mattinata dedicata al movimento, alla compagnia e al piacere di stare all'aria aperta, lontano dalla pressione del cronometro e dalla frenesia della prestazione a tutti i costi. Perché, ogni tanto, anche chi ama correre ha bisogno di rallentare, alzare lo sguardo e ricordarsi che il bello di questo sport non si misura soltanto in minuti e secondi.

Dodici chilometri per riscoprire il piacere di guardarsi intorno

Il percorso della Trotterellata ha regalato ai partecipanti un piacevole alternarsi di strade asfaltate e tratti sterrati immersi nel verde, offrendo l'occasione di immergersi nella natura e assaporare il territorio con un ritmo più disteso.

In una gara competitiva, spesso lo sguardo è rivolto in avanti, al passo da mantenere, alla distanza che manca e al tempo da raggiungere. In una non competitiva, invece, c'è spazio anche per osservare ciò che ci circonda, scambiare qualche parola, scherzare con chi corre al nostro fianco e concedersi una pausa mentale dalla quotidianità.

Si corre, si cammina, si chiacchiera. E se il ritmo rallenta perché c'è qualcosa di bello da guardare o un'amica con cui condividere un racconto, non è certo un problema: fa parte del divertimento!

A raccontare questa atmosfera è Samantha Fusco, che ha apprezzato tanto il tracciato quanto lo spirito della manifestazione:

«Bellissimo percorso immerso nel verde , tra sterrate e asfalto...ristoro molto ricco ma soprattutto è la compagnia che fa la differenza.»

Parole semplici, ma capaci di racchiudere il senso più autentico di queste giornate. Il percorso può essere bello, il ristoro generoso e l'organizzazione curata, ma sono le persone incontrate lungo la strada a trasformare una corsa in un ricordo da portare a casa.

Perché condividere chilometri significa anche condividere fatiche, risate, confidenze e quella piacevole sensazione di sentirsi parte di un gruppo.

Sala Bolognese, tra campagna, storia e tradizioni

La Trotterellata si è svolta a Sala Bolognese, nel territorio della pianura bolognese, un ambiente in cui la dimensione rurale conserva ancora un fascino particolare.

Qui il paesaggio è fatto di campi coltivati, strade di campagna, corsi d'acqua e scorci in cui la vita sembra seguire ritmi diversi da quelli dei centri urbani più affollati. Un territorio pianeggiante, ideale per chi ama scoprire il piacere della corsa senza dover affrontare salite impegnative, ma anche per chi desidera semplicemente trascorrere qualche ora all'aperto.

Sala Bolognese custodisce inoltre un interessante patrimonio storico e artistico. Tra i suoi luoghi più significativi spicca la Pieve di Santa Maria Annunziata e San Biagio, un edificio religioso di antiche origini che testimonia la storia del territorio e il ruolo delle pievi nella vita delle comunità locali.

Queste chiese, per secoli punti di riferimento non soltanto spirituali ma anche sociali, raccontano un mondo in cui le persone si incontravano, si riconoscevano e costruivano relazioni attorno alla propria comunità. Un valore che, in fondo, ritroviamo ancora oggi nelle manifestazioni podistiche di paese, capaci di riunire persone diverse attraverso una passione condivisa.

E mentre si percorrono strade asfaltate e sentieri sterrati, si ha l'opportunità di apprezzare proprio questo: un territorio che non offre soltanto chilometri da percorrere, ma anche angoli da scoprire e tradizioni da conoscere.

Samantha e Maria Giuseppina: quando le chiacchiere fanno parte del percorso

Se c'è un'immagine che racconta perfettamente lo spirito della Trotterellata, è quella di due amiche che affrontano i 12 chilometri insieme, alternando passi, sorrisi e conversazioni. Perché non tutte le corse devono essere una sfida contro il tempo: alcune sono soprattutto un'occasione per stare bene.

Per Maria Giuseppina Santoro, alla sua prima partecipazione alla manifestazione, l'esperienza è stata decisamente positiva:

«È il primo anno che partecipo a questa manifestazione il percorso è bellissimo tanti pezzi immersi nella natura e soprattutto ben segnalati.Ero insieme alla mia amica di gare Samantha Fusco e quindi le chiacchiere non sono mancate🤣🤣all' arrivo abbiamo mangiato una crescentina buonissima. Sono contenta di aver partecipato.»

Il suo racconto restituisce tutta la spontaneità di una mattinata riuscita: la bellezza del percorso, la tranquillità di trovare indicazioni chiare e la compagnia di un'amica con cui il tempo passa senza quasi accorgersene.

E poi, naturalmente, il meritato premio all'arrivo: una crescentina buonissima!

Perché anche il ristoro finale ha il suo fascino. Dopo aver trascorso una mattinata all'aria aperta, non c'è niente di meglio che ritrovarsi, scambiare impressioni sul percorso e concedersi una specialità della tradizione emiliana. La crescentina, con le sue varianti e le sue denominazioni locali, è una presenza immancabile nella cultura gastronomica della zona: un piccolo piacere che rende ancora più gustosa la conclusione della giornata.

E diciamolo: quando si corre in compagnia, le chiacchiere possono essere talmente coinvolgenti da far dimenticare persino quanti chilometri mancano all'arrivo! Naturalmente, purché il fiato sia sufficiente per parlare e correre contemporaneamente.

Il valore di una corsa senza pressione

La Trotterellata ci ricorda quanto siano importanti le manifestazioni non competitive nel mondo del podismo. Sono appuntamenti aperti a chi ama correre, a chi preferisce camminare, a chi vuole mantenersi in movimento e a chi, semplicemente, cerca un'occasione per trascorrere del tempo in buona compagnia.

Non c'è bisogno di inseguire un primato personale o di confrontarsi con gli altri. Qui il risultato più importante è riuscire a vivere la mattinata con serenità, godendo del percorso e delle persone che lo condividono con noi.

Questo non significa che manchino l'impegno e la soddisfazione di completare la distanza. Significa, piuttosto, dare alla corsa un significato più ampio: non soltanto allenamento e prestazione, ma anche benessere, amicizia, scoperta e socialità.

In un periodo in cui tutto sembra richiedere velocità, obiettivi e risultati immediati, concedersi dodici chilometri senza l'assillo del cronometro può diventare un piccolo lusso. Un modo per ritrovare il proprio ritmo, respirare aria buona e ricordarsi che non sempre bisogna arrivare prima degli altri per sentirsi soddisfatti.

Il traguardo più bello? Quello condiviso

La Trotterellata di Sala Bolognese si conclude così attraverso le testimonianze di Samantha Fusco e Maria Giuseppina Santoro: un percorso apprezzato, la natura come compagna di viaggio, un ristoro ricco e una buona crescentina a suggellare la mattinata.

Ma soprattutto, il piacere di esserci.

Perché le corse non competitive hanno una capacità speciale: trasformano una semplice domenica in un'occasione per stare insieme, regalano momenti di leggerezza e permettono di vivere lo sport senza dimenticarne la dimensione più umana.

E allora, ben vengano le sterrate, i tratti asfaltati, i ristori generosi e le amiche che non smettono mai di chiacchierare!

Alla fine, i dodici chilometri si esauriscono, le scarpe tornano a riposo e la giornata prosegue. Restano però i sorrisi, i ricordi e la voglia di partecipare ancora.

Perché, a volte, la corsa più bella non è quella in cui si va più forte, ma quella in cui ci si gode ogni passo. E se lungo il percorso ci sono un bel paesaggio, una buona compagnia e una crescentina ad aspettarci all'arrivo, allora la domenica ha davvero tutti gli ingredienti per essere perfetta.












mercoledì 30 settembre 2026

La Corsa Rosa

 

La Corsa Rosa di Legnago: quando correre significa anche prendersi cura

Ci sono corse nelle quali il cronometro conta poco o nulla, perché il vero traguardo è un altro: esserci. Esserci per condividere una mattinata di sport, per stare insieme, per ricordare quanto sia importante la prevenzione e, soprattutto, per trasformare la propria partecipazione in un gesto concreto di solidarietà.

È questo lo spirito con cui domenica 27 settembre 2026 Legnago ha accolto l’undicesima edizione de La Corsa Rosa, manifestazione sportivo-sociale non competitiva organizzata da UISP Verona e Verona Sport Lab, dedicata in particolare alle donne e alle tematiche della prevenzione del tumore al seno. La manifestazione prevedeva percorsi di 5 e 10 chilometri, da affrontare correndo oppure camminando. (Verona in Rosa)

E proprio sui 10 chilometri era presente anche un atleta Corriferrara, Denis Grandi, che ha trovato in questa giornata l'occasione per unire allenamento, scoperta e solidarietà.

Dieci chilometri lungo l'Adige

Il percorso ha accompagnato i partecipanti fuori dal cuore cittadino, seguendo soprattutto l'argine e la ciclopedonale dell'Adige. Un ambiente che sembra fatto apposta per una manifestazione dove non esiste la fretta della competizione: il fiume accanto, la pianura veneta che si apre davanti agli occhi e quel ritmo personale che ognuno può scegliere.

Denis racconta così la sua esperienza:

"Percorso molto carino che si sviluppava principalmente su argine e ciclopedonale dell'Adige, ben segnalato e con incroci presidiati bene. Nutrita partecipazione soprattutto camminatori assieme al loro fedele amico a 4 zampe e, considerata l'iniziativa benefica e solidale dell'evento, con particolare attenzione alle donne, questo non può che far piacere!!!Personalmente un ottimo allenamento su un tracciato per me inedito."

Parole semplici, ma che raccontano bene l'anima di una giornata nella quale correre e camminare diventano due modi diversi di partecipare allo stesso messaggio.

E c'era davvero tanta voglia di stare insieme: runners, camminatori, famiglie e anche tanti inseparabili amici a quattro zampe. Perché in una manifestazione non competitiva come questa non serve essere davanti agli altri: è sufficiente condividere la strada.

Quando lo sport diventa solidarietà

La Corsa Rosa è nata nel 2016 e negli anni ha costruito intorno allo sport un importante messaggio di sensibilizzazione sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce dei tumori della mammella. Il ricavato delle iscrizioni dell'edizione 2026, al netto delle spese organizzative, è destinato alle iniziative dell'associazione Cuore di Donna – Gruppo di Legnago. Nelle precedenti edizioni sono stati complessivamente devoluti 23.784 euro a diverse associazioni del territorio. (Verona in Rosa)

È proprio questo uno degli aspetti che rendono preziose le manifestazioni sportive benefiche.

Una corsa può infatti fare molto più che misurare chilometri: può creare attenzione, raccogliere risorse, diffondere informazioni e avvicinare persone che magari, in un'altra occasione, non avrebbero mai condiviso la stessa strada.

E allora anche una passeggiata di cinque chilometri, o una corsa di dieci, acquista un significato diverso. Ogni passo diventa idealmente un piccolo contributo a qualcosa che va oltre la singola giornata.

L'Adige, compagno silenzioso della città

Non è casuale che la corsa abbia incontrato proprio l'Adige. Il fiume è infatti parte integrante della storia di Legnago: il suo ruolo è documentato almeno dal X secolo e contribuì allo sviluppo della città sia dal punto di vista commerciale sia difensivo. Legnago divenne nel tempo una vera roccaforte e, nell'Ottocento, entrò a far parte del celebre sistema difensivo del Quadrilatero, insieme a Verona, Mantova e Peschiera. (Comune di Legnago)

Ma l'Adige, osservato oggi dagli argini, racconta una storia molto diversa da quella delle antiche fortificazioni.

È diventato un luogo di passeggio, di bicicletta, di corsa. Un filo d'acqua che attraversa la memoria della città e che, questa volta, ha accompagnato un lungo serpentone rosa fatto di persone unite da un obiettivo comune.

Legnago, del resto, porta ancora con sé le tracce della sua antica vocazione militare: nella zona di Piazza Garibaldi sono documentate testimonianze dell'antica città fortificata e il Torrione, resto della cinta progettata nel Cinquecento da Michele Sanmicheli, è oggi uno dei simboli della città. (Comune di Legnago)

Una corsa senza avversari

Forse è proprio questo il significato più bello de La Corsa Rosa.

Per una mattina, gli avversari non esistono.

Non c'è chi arriva prima e chi dopo, non c'è una classifica da consultare, non c'è un traguardo da conquistare agli altri. C'è una comunità che si muove nella stessa direzione.

E tra quelle persone c'è anche Denis Grandi, che porta a casa un buon allenamento su un percorso nuovo, ma soprattutto la consapevolezza di aver partecipato a qualcosa che ha un valore che supera ampiamente i dieci chilometri percorsi.

Perché a volte la corsa più importante non è quella che ci porta più velocemente al traguardo.

È quella che riesce a portare un po' più lontano un messaggio di attenzione, prevenzione e solidarietà.

E lungo l'Adige, a Legnago, domenica 27 settembre, quei dieci chilometri hanno avuto proprio questo significato.




mercoledì 23 settembre 2026

In Sla Rota ad Po


In Sla Rota ad Po: quando il Po diventa un trail di pianura

C'è un modo speciale di correre quando il percorso segue il Po. Non servono grandi montagne per trovare salite, discese, difficoltà e sorprese: basta entrare in golena, lasciare per un momento l'argine e seguire il terreno così come la natura lo ha modellato. È quello che è successo domenica 20 settembre a Occhiobello, dove l’appuntamento, organizzato dall’ASD Salcus e patrocinato dal Comune di Occhiobello. ha proposto tre distanze, 7, 12 e 16,5 chilometri, portando i partecipanti tra argine, golena e i territori di Occhiobello e Santa Maria Maddalena. Un appuntamento nel quale la dimensione agonistica lascia spazio al piacere di correre, ma dove il percorso più lungo non ha certo rinunciato a mettere alla prova le gambe.

A raccontarlo è Denis Grandi, protagonista della 16,5 km:

«Bel percorso che si snodava tra argine e golena del Po con breve passaggio all'interno dei paesi di Santa Maria Maddalena e Occhiobello e con tratti anche abbastanza tecnici ricchi di saliscendi soprattutto nel passaggio in golena, un percorso che alla fine somigliava molto ad un trail di pianura. Sicuramente un ottimo allenamento per le prossime competitive!»

Parole che fotografano bene una corsa apparentemente semplice soltanto sulla carta. Perché la pianura del Po può nascondere, tra erba, sterrato e piccoli dislivelli, difficoltà che obbligano a cambiare ritmo, prestare attenzione all'appoggio e gestire diversamente la fatica.

E così i 16,5 chilometri diventano qualcosa in più di una semplice distanza da percorrere: diventano un allenamento completo, una prova utile per preparare le gambe alle prossime sfide competitive. Ma soprattutto diventano un'occasione per correre dentro un paesaggio che racconta la storia di questo territorio. Il Po, da queste parti, non è soltanto un fiume. È presenza, memoria, confine e vita. È quel filo d'acqua che nei secoli ha modificato il territorio e accompagnato le comunità che vivono sulle sue rive.  Occhiobello, del resto, porta con sé una storia antica e strettamente intrecciata alle vicende del fiume. Il territorio ha conosciuto trasformazioni naturali e storiche importanti; una curiosità particolarmente suggestiva riguarda la rotta di Ficarolo del 1152, che modificò il corso del Po e contribuì a separare Santa Maria Maddalena da Pontelagoscuro. E forse è proprio questo il fascino della In Sla Rota ad Po: partire per correre qualche chilometro e ritrovarsi, quasi senza accorgersene, dentro una storia molto più grande. Una storia fatta di acqua e terra, di argini e golene, di paesi attraversati e sentieri da scoprire. Una storia che, almeno per una domenica, ha avuto anche il ritmo dei passi dei nostri runner.



Tutti insieme per la Bassa

 

Tutti insieme per la Bassa: quando correre significa condividere

Ci sono domeniche in cui si corre per inseguire un tempo, altre in cui si corre per conquistare un traguardo. E poi ci sono quelle in cui si corre semplicemente perché stare insieme, passo dopo passo, può trasformarsi in qualcosa di ancora più importante.

È questo lo spirito che ha accompagnato la prima edizione di “Tutti insieme per la Bassa”, manifestazione ludico-motoria non competitiva che si è svolta domenica 20 settembre 2026 a Sant’Urbano, in provincia di Padova, con l’obiettivo di raccogliere fondi a favore di AISM, l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla.

Una giornata nata all’insegna dello sport, ma soprattutto della solidarietà, con tre percorsi di 6, 12 e 18 chilometri, capaci di coinvolgere un grande numero di partecipanti.

E tra loro non potevano mancare i colori della nostra squadra, con Franca Panagin e Otto, impegnati sul percorso più lungo, quello di 18 chilometri.

Correre nella Bassa, tra acqua, storia e memoria

Sant’Urbano è un territorio particolare, quasi disegnato dall’Adige. Il comune non presenta un unico grande centro abitato, ma è formato da diversi nuclei che si sviluppano lungo la riva sinistra del fiume. Una caratteristica che racconta bene l'anima di questa parte della Bassa Padovana: un territorio fatto di strade, campi, argini, acqua e piccoli paesi, dove la storia sembra scorrere insieme al fiume.

Qui l'Adige non è soltanto un elemento geografico, ma da secoli rappresenta una presenza capace di condizionare la vita delle comunità, le attività agricole e persino le vicende storiche del territorio.

Sant’Urbano fu infatti per lungo tempo un vero crocevia di strade e vie d’acqua. La località di Carmignano, una delle più antiche del territorio, è documentata già nell’XI secolo e conserva tracce della presenza romana.

E proprio questa terra di passaggi e di racconti custodisce anche una curiosa leggenda rurale: quella di Pechéte, personaggio della tradizione locale che, secondo la leggenda, amava correre a piedi nudi tra i campi e lungo i corsi d’acqua del Bosco dei Lavacci. Le sue piccole impronte, in dialetto “pechéte”, sarebbero rimaste nella memoria popolare insieme al richiamo dei bambini che lo cercavano.

Una storia che, raccontata oggi, sembra quasi fatta apposta per una giornata di corsa: piccoli passi, grandi distanze e quella voglia di andare incontro al paesaggio senza fretta.

Sport e beneficenza: due strade che si incontrano

Ma il vero protagonista di questa domenica non è stato il cronometro.

Lo ha raccontato bene Franca Panagin, con parole che racchiudono il significato della giornata:

“Sport e beneficenza: due fattori che uniti garantiscono un successo.”

Per Franca, la manifestazione è stata una piacevole scoperta già dalla sua prima edizione:

“Domenica, nella bella cornice del centro sportivo di Sant’Urbano, si è tenuta la prima edizione di Tutti insieme per la Bassa, manifestazione ludico motoria per la raccolta fondi per AISM. Come prima edizione, dal gran numero di partecipanti, direi che è stato un gran successo.”

Parole semplici, ma che restituiscono perfettamente l'atmosfera vissuta dai partecipanti: quella di una grande festa dello sport, dove il risultato più importante non si misura in minuti e secondi, ma nella partecipazione e nella capacità di trasformare una corsa in un gesto concreto di solidarietà.

Dalla banda al ristoro: una festa lunga 18 chilometri

E se il percorso rappresentava il cuore sportivo della manifestazione, l'accoglienza ha fatto il resto.

La partenza è stata accompagnata dalla musica della banda e dalle majorette, regalando ai partecipanti un avvio festoso e decisamente particolare.

Poi via, lungo i chilometri della Bassa, con Franca e Otto impegnati sul percorso da 18 chilometri.

Una distanza che, pur trattandosi di una manifestazione non competitiva, permette di assaporare davvero il territorio: il ritmo diventa più rilassato, lo sguardo può fermarsi sul paesaggio e ogni tanto c'è anche il tempo per scambiare una parola con chi corre accanto.

E alla fine, come in ogni buona storia podistica che si rispetti, ad attendere i partecipanti c'era la ricompensa più universale dopo tanti chilometri: un ottimo e abbondante ristoro.

Lo sottolinea ancora Franca:

“Partenza salutata dalla banda e dalle majorette, arrivo da un ottimo e abbondante ristoro.”

Il chilometro più importante

A Sant’Urbano, domenica, il chilometro più importante non era necessariamente l'ultimo.

Era quello percorso insieme agli altri.

Perché manifestazioni come “Tutti insieme per la Bassa” ricordano una delle ragioni più belle per cui si continua a correre: la possibilità di utilizzare una passione personale per costruire qualcosa che appartiene a tutti.

Franca e Otto hanno portato i colori della squadra lungo i 18 chilometri, ma soprattutto hanno portato con sé il messaggio più importante della giornata: si può correre per stare bene, per incontrarsi, per conoscere un territorio e, nello stesso tempo, per aiutare chi ha bisogno.

E forse è proprio questa la magia della corsa.

Alla partenza si è tutti insieme.

Sul percorso ognuno trova il proprio passo.

Al traguardo, però, ci si ritrova ancora una volta dalla stessa parte.

Tutti insieme, davvero.




mercoledì 16 settembre 2026

Camminata di Pincara

 

A Pincara si corre… e alla fine si brinda!

Ci sono gare in cui il cronometro è protagonista, altre in cui a dettare il ritmo sono le gambe. E poi ci sono quelle giornate in cui a vincere sono soprattutto la voglia di stare insieme, il piacere di camminare e quel senso di comunità che rende speciale una domenica di sport.

È proprio questo lo spirito con cui gli atleti di Corriferrara hanno partecipato, domenica 13 settembre, alla Camminata di Pincara, manifestazione non competitiva ospitata dal piccolo comune polesano, con tre possibilità per i partecipanti: 6, 8 e 15 chilometri.

Pincara è uno di quei paesi della provincia di Rovigo che raccontano, quasi senza bisogno di alzare la voce, il carattere della pianura polesana. Un territorio modellato dall'acqua, dal lavoro agricolo e dalla presenza discreta del Po, che scorre poco distante e che da sempre ha segnato la storia e il paesaggio di queste terre.

Qui la pianura non significa necessariamente monotonia: significa piuttosto orizzonte, strade che si allungano dritte, campi che cambiano colore con le stagioni e piccoli centri dove il tempo sembra avere un passo un po' più tranquillo.

E alla Camminata di Pincara il passo è stato proprio quello giusto: senza l'assillo della classifica, lasciando spazio alle chiacchiere, agli incontri e al piacere di condividere qualche chilometro.

A raccontare bene l'atmosfera della giornata ci pensa Denis Grandi, con poche parole che, forse proprio per la loro semplicità, dicono tutto:

"Bella giornata, bel percorso, bella gente e buona organizzazione."

Una specie di quattro su quattro che, nel vocabolario del podista, equivale a dire: qui si stava proprio bene!

E se Denis sottolinea il piacere complessivo della giornata, Ottorino Malfatto aggiunge quel particolare che, soprattutto dopo qualche chilometro, può diventare improvvisamente molto importante:

"Percorso tutto asfalto, ma alla fine ci aspettava un mega aperitivo."

Ecco, diciamolo chiaramente: l'asfalto può anche non essere il fondo preferito di chi ama sentieri, sterrati e salite, ma quando alla fine del percorso compare un mega aperitivo, improvvisamente anche qualche chilometro tutto asfaltato assume un significato diverso!

Perché nelle camminate non competitive il ristoro non è soltanto il luogo dove recuperare energie. È spesso il punto in cui la gara finisce e la compagnia comincia davvero: ci si ferma, si commenta il percorso, si scherza, si raccontano le proprie impressioni e si recuperano le energie davanti a qualcosa di buono.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più belli di manifestazioni come quella di Pincara. La corsa torna ad essere ciò che è stata per tanti anni e che continua ad essere per molti: un pretesto meraviglioso per uscire di casa, muoversi, incontrare persone e vivere il proprio territorio.

Tre distanze, 6, 8 e 15 chilometri, per permettere a ciascuno di scegliere il proprio ritmo e la propria avventura. Nessuna sfida contro il cronometro, ma una sfida molto più semplice e genuina: arrivare in fondo con il sorriso.

E a giudicare dai racconti di Denis e Ottorino, a Pincara il sorriso non è certo mancato.

Anzi, tra bella gente, buona organizzazione e mega aperitivo finale, sembra proprio che la formula sia stata quella giusta.

Perché alla fine, quando si corre in compagnia, il chilometro conta… ma conta molto di più con chi lo percorri.

E se poi all'arrivo c'è anche qualcosa di buono da condividere, beh… possiamo tranquillamente dire che la giornata ha avuto un finale decisamente all'altezza! 





venerdì 11 settembre 2026

Fiesso Corre per solidarietà

 

Fiesso corre per solidarietà: quando la corsa diventa un gesto che va oltre il traguardo

Ci sono gare in cui il cronometro conta, altre in cui conta soprattutto esserci. E poi ci sono quelle manifestazioni nelle quali correre significa condividere, stare insieme e trasformare qualche chilometro in un piccolo gesto di solidarietà.

È questo lo spirito di “Fiesso corre per solidarietà”, la manifestazione ludico-motoria non competitiva che si è disputata a Fiesso Umbertiano, nel Polesine, domenica 6 settembre 2026, sulla distanza di 10,5 chilometri.

Un appuntamento che, con l'arrivo della nuova stagione podistica, rappresenta anche per molti podisti un piacevole ritorno alle abitudini: scarpe ai piedi, amici ritrovati e quella voglia di correre che non ha bisogno di classifiche per essere autentica.

Tra le strade del Polesine, una storia fatta di acqua e di uomini

Fiesso Umbertiano è un piccolo centro del Polesine, collocato tra il Po e il Canal Bianco, in un territorio profondamente segnato nei secoli dal rapporto con l'acqua. Anche il nome del paese racconta questa storia: deriva infatti dal latino “flexus”, termine legato all'idea di curva, ansa, tortuosità di un corso d'acqua. (Comune di Fiesso Umbertiano)

È un dettaglio che sembra quasi fatto apposta per accompagnare una corsa: perché anche il running, in fondo, è fatto di curve, cambi di direzione, strade che si aprono davanti agli occhi e paesaggi che scorrono lentamente mentre il passo trova il proprio ritmo.

La storia di Fiesso è inoltre strettamente legata alle vicende del Po e alle grandi opere di bonifica che hanno trasformato nei secoli un territorio un tempo caratterizzato da zone paludose. Ancora oggi alcune aree, come le Gorghe, conservano tracce di quell'antico ambiente e rappresentano luoghi importanti per la presenza e la nidificazione di diverse specie di uccelli. (Comune di Fiesso Umbertiano)

Un paesaggio dunque apparentemente tranquillo, ma che custodisce una storia tutt'altro che immobile.

Una corsa che piace proprio perché non è soltanto una gara

A raccontare bene lo spirito della giornata è Denis Grandi, che ha scelto proprio questa manifestazione per dare il via alla propria stagione:

“Solitamente inizio la stagione con questa bella ludico - motoria organizzata molto bene e con un bel percorso ottimamente segnalato e super ristoro finale dove si può trovare anche la pizza e inoltre nonostante il carattere non competitivo dell'evento sono previste anche premiazioni per i primi tre assoluti maschile e femminile su entrambi i percorsi da 5 e 10 km! Per essere una non competitiva difficile chiedere di più, un plauso agli organizzatori e ai numerosi volontari sul percorso.”

Parole che restituiscono perfettamente l'atmosfera di Fiesso corre per solidarietà. Perché una manifestazione non competitiva può essere molto più di una semplice passeggiata: può diventare un punto d'incontro per chi corre abitualmente e per chi invece indossa le scarpe da running semplicemente per trascorrere una mattinata diversa.

E poi ci sono quei dettagli che fanno la differenza. Un percorso ben segnalato significa correre senza pensieri, i volontari lungo la strada sono la presenza discreta ma fondamentale di ogni manifestazione, mentre il ristoro finale diventa il luogo dove la fatica lascia spazio alle chiacchiere.

E se al ristoro c'è anche la pizza, come sottolinea Denis, allora è davvero difficile chiedere di più!

La solidarietà come vero traguardo

I 10,5 chilometri percorsi a Fiesso Umbertiano hanno così avuto un significato che va oltre la distanza. In una corsa dedicata alla solidarietà, ogni passo diventa idealmente parte di qualcosa di più grande: la comunità che si ritrova, i volontari che regalano il proprio tempo, gli organizzatori che costruiscono l'evento e i podisti che scelgono di esserci.

E forse è proprio questo il bello delle ludico-motorie: non serve arrivare primi per sentirsi vincitori.

Si corre per stare insieme, per scoprire un territorio, per salutare gli amici dopo la pausa estiva e, soprattutto, per ricordarsi che lo sport dà il meglio di sé quando riesce a mettere le persone una accanto all'altra.

A Fiesso Umbertiano, tra le strade di un paese che porta nel proprio nome il ricordo delle antiche anse d'acqua, il 6 settembre il fiume della solidarietà ha trovato una nuova direzione: 10,5 chilometri di passi, sorrisi e condivisione, con il traguardo che diventa soltanto l'ultima tappa di una giornata vissuta insieme.

E per Denis Grandi, l'apertura della nuova stagione non poteva avere un messaggio migliore: correre sì, ma senza dimenticare mai perché lo facciamo.



Camminata dei 4 campanili

 

Quattro Campanili, il cuore delle colline bolognesi

Ci sono gare che si corrono per il tempo, per la classifica, per inseguire un risultato. E poi ci sono quelle che si corrono semplicemente per il piacere di esserci, di condividere qualche chilometro e lasciarsi accompagnare dalla bellezza del territorio.

È questo lo spirito della Camminata dei 4 Campanili, storica manifestazione ludico-motoria che domenica 6 settembre 2026 ha portato ancora una volta podisti e camminatori sulle colline di Calderino, nel comune di Monte San Pietro, nel Bolognese. Un appuntamento che quest'anno ha raggiunto la 54ª edizione, confermando il forte legame tra questa manifestazione e la comunità locale.

Per l'occasione erano disponibili tre percorsi, di 11,5, 8 e 3 chilometri, capaci di coinvolgere sportivi, famiglie e semplici appassionati. Sul percorso più lungo, quello scelto da Francesco Solina, i chilometri sono diventati 11,5, accompagnati da circa 250 metri di dislivello: una distanza ideale per assaporare il paesaggio senza trasformare la domenica in una sfida contro il cronometro.

E Francesco, con la semplicità che spesso racchiude perfettamente lo spirito di queste manifestazioni, la definisce così:

"Classica garetta colli bolognesi"

Poche parole, ma sufficienti per raccontare un mondo. Perché quella dei colli bolognesi è una corsa fatta di salite che si fanno sentire, discese che regalano respiro, strade che si insinuano tra il verde e panorami capaci di ricordare che, appena fuori dalla città, l'Appennino comincia lentamente a prendere forma.

Calderino, dove la collina incontra la storia

Calderino è il capoluogo di Monte San Pietro, territorio sviluppato attorno al bacino medio-alto del torrente Lavino. Un paesaggio caratterizzato da boschi, calanchi, piccole frazioni e testimonianze di un passato nel quale queste colline rivestivano anche un'importante funzione strategica e militare. Nei dintorni sorsero infatti castelli, borghi fortificati e rocche, soprattutto nell'epoca medievale.

È un territorio che invita naturalmente a essere scoperto a passo lento. E forse non è un caso che una manifestazione come la 4 Campanili abbia trovato qui la propria casa: il cammino diventa una maniera per attraversare non soltanto uno spazio geografico, ma anche la memoria di queste colline.

Tra le curiosità del territorio c'è l'antica "conserva", una grande ghiacciaia che serviva il borgo della Maremmana, antico centro del paese. Poco distante da Calderino si trova inoltre la storica Chiesa di Amola, le cui origini risalgono almeno al Trecento.

E proprio le campane, richiamate nel nome della manifestazione, rappresentano uno degli elementi più caratteristici della tradizione delle comunità collinari bolognesi. Il suono dei campanili, un tempo fondamentale per scandire la vita quotidiana dei paesi, diventa così quasi una colonna sonora ideale di questa camminata.

590 persone, una sola voglia di stare insieme

La forza della 4 Campanili non sta soltanto nei suoi chilometri. Sta soprattutto nella capacità di mettere insieme persone diverse, unite dalla stessa voglia di muoversi e condividere una mattinata all'aria aperta.

L'edizione 2026 ha fatto registrare 590 partecipanti, con 27 gruppi presenti, confermando la manifestazione come uno degli appuntamenti più sentiti del podismo bolognese.

E allora quei 250 metri di dislivello affrontati da Francesco Solina diventano qualcosa di più di un semplice dato numerico. Sono salite condivise, parole scambiate lungo il percorso, qualche sorriso, il respiro che cambia quando la strada sale e quella soddisfazione semplice che arriva quando, voltandosi, ci si accorge di aver lasciato alle spalle un altro tratto di collina.

Perché in fondo è proprio questo il bello delle "classiche gare dei colli bolognesi": non chiedono necessariamente di essere più veloci degli altri. Chiedono soltanto di esserci.

E, chilometro dopo chilometro, di lasciarsi raccontare dal territorio.

Un'altra domenica di sport, amicizia e scoperta, sulle strade dell'Appennino bolognese.

martedì 8 settembre 2026

Stramorazzone

 

STRAMORAZZONE, QUANDO CORRERE DIVENTA UN INCONTRO TRA NATURA E ARTE

Ci sono corse che si fanno per misurare il tempo, altre per misurare se stessi. E poi ce ne sono alcune nelle quali il cronometro sembra quasi diventare un dettaglio, perché ciò che conta è quello che gli occhi incontrano lungo la strada.

È stata una di queste la Stramorazzone, la manifestazione non competitiva che domenica 6 settembre 2026 ha portato i partecipanti sulle strade e sui sentieri di Morazzone, in provincia di Varese, con tre distanze a disposizione: 7, 10 e 18 chilometri. La manifestazione, giunta alla sua 17ª edizione, si è sviluppata in buona parte all'interno del Parco Sovracomunale Rile-Tenore-Olona, alternando sentieri boschivi, strade bianche e tratti asfaltati.

E forse non è un caso che proprio qui una corsa abbia scelto di intrecciare sport, natura e arte.

Morazzone, il paese che porta il nome di un pittore

Morazzone è infatti legato indissolubilmente a Pier Francesco Mazzucchelli, nato proprio qui il 29 luglio 1573 e conosciuto con il nome di “Il Morazzone”. Un artista che attraversò la Roma di fine Cinquecento, respirò il clima del manierismo e incontrò la grande pittura del suo tempo, per poi tornare in Lombardia e lasciare tracce importanti in luoghi come Varese, Varallo, Novara e Piacenza.

Una curiosità affascinante è che il soprannome con cui l'artista è passato alla storia nasce proprio dal suo paese d'origine: “Il Morazzone” è diventato quasi un'identità artistica, un modo per portare il nome del piccolo borgo varesino dentro la storia dell'arte italiana.

A Morazzone esiste inoltre quello che viene considerato il luogo più plausibile della sua nascita, la Cascina Tacchina, legata alla famiglia del pittore.

E così, domenica, quei luoghi hanno incontrato ancora una volta il nome del loro artista.

La Stramorazzone 2026 è stata infatti dedicata proprio al Morazzone, nel 400° anniversario della sua morte, trasformando la manifestazione in qualcosa che andava oltre la semplice camminata: un piccolo viaggio tra sport, territorio e memoria.

18 chilometri dentro la bellezza

A rappresentare Corriferrara c'era Ottorino Malfatto, impegnato sulla distanza più lunga, quella da 18 chilometri.

Il suo racconto restituisce perfettamente l'anima della manifestazione:

“Percorso molto bello, nei boschi, non pianeggiante, misto collinare, tra natura, ruscelli e laghetti. Alla partenza passaggio nel borgo con esposizione dei quadri del Morazzone.”

Parole semplici, ma capaci di raccontare una corsa che sembra quasi costruita per ricordarci una cosa importante: correre non significa soltanto andare avanti, ma anche guardarsi intorno.

I chilometri passano attraverso il verde, le salite e le discese, l'acqua dei ruscelli, i piccoli specchi dei laghetti. Il terreno cambia sotto i piedi e costringe a seguire il ritmo del paesaggio. Non è una gara da inseguire: è un percorso da vivere.

E poi c'è il borgo.

Prima ancora che le gambe entrino nel ritmo della corsa, gli occhi incontrano l'arte. I quadri del Morazzone accompagnano i partecipanti e fanno da ponte tra il presente e un artista vissuto quattro secoli fa.

È una bella immagine: persone in scarpe da running che passano davanti alle opere di un pittore che, quattrocento anni prima, cercava attraverso la luce, i colori e le ombre di raccontare l'animo umano.

Correre, in fondo, è anche questo

La Stramorazzone non competitiva sembra allora trovare la sua vera ricchezza proprio nella parola non competitiva.

Perché quando non c'è un avversario da battere, si può tornare ad ascoltare il rumore dei propri passi.

Si può rallentare davanti a un panorama.

Si può guardare un quadro.

Si può attraversare un bosco lasciando che siano i ruscelli e le foglie a dettare il ritmo.

E magari arrivare alla fine dei 18 chilometri con qualcosa in più rispetto a quello con cui si era partiti.

Per Ottorino Malfatto  la Stramorazzone è stata dunque una nuova tappa di quella lunga strada fatta di chilometri, territori e incontri.

A Morazzone, questa volta, la corsa ha avuto anche un pennello in mano.

E forse è proprio questa la magia dello sport quando riesce a incontrare la cultura: per un giorno il percorso non è soltanto quello segnato sulla mappa. È anche quello che attraversa la memoria di un luogo.

Quattrocento anni dopo la morte del Morazzone, il suo paese continua così a pronunciare il suo nome.

Non soltanto attraverso i libri e i quadri.

Ma anche attraverso i passi di chi, una domenica di settembre, ha scelto di correre dentro la sua storia.





mercoledì 2 settembre 2026

Camminata degli alpini

 



Quando il passo incontra le colline: la Camminata degli Alpini di Ozzano

Ci sono mattine in cui non serve inseguire il cronometro. Basta mettere un paio di scarpe comode, uscire di casa e lasciare che sia la strada a raccontare il territorio.

È questo lo spirito della Camminata degli Alpini, gara non competitiva che domenica 30 agosto 2026 ha portato i partecipanti sulle colline di Ozzano, in un percorso di 11 chilometri e 265 metri di dislivello. Una distanza capace di regalare movimento, fatica e soprattutto quel piacere semplice di camminare o correre senza l'assillo del risultato. Ozzano, affacciato sulle prime ondulazioni dell'Appennino bolognese, è uno di quei luoghi dove la pianura sembra lentamente cambiare idea e cominciare a salire. Qui la campagna lascia spazio alle colline, i filari seguono le forme del terreno e le strade diventano un naturale invito a guardarsi intorno.

Il percorso della Camminata degli Alpini ha seguito proprio questa anima: un bel collinare, principalmente su strada asfaltata, come racconta Marco Piva, con partenza da Ozzano. Una definizione semplice, ma che restituisce bene il carattere della manifestazione: niente estremismi, niente ricerca della prestazione a tutti i costi, soltanto il piacere di attraversare un paesaggio con il proprio ritmo.

Gli 11 chilometri hanno offerto dunque una piccola esplorazione del territorio, mentre i 265 metri di dislivello hanno ricordato che anche una camminata apparentemente tranquilla può nascondere qualche salita capace di farsi sentire nelle gambe.

E forse è proprio questo il bello delle corse non competitive: per qualche ora il tempo torna ad avere un significato diverso. Non quello segnato dal cronometro, ma quello necessario per incontrare una persona lungo il percorso, scambiare una parola, respirare l'aria delle colline o semplicemente accorgersi di quanto sia bello correre senza dover dimostrare nulla.

Tra storia e memoria

Il nome stesso della manifestazione richiama il mondo degli Alpini, fatto di memoria, solidarietà e legame con il territorio. Gli Alpini, del resto, hanno trasformato negli anni la loro presenza nelle comunità in qualcosa che va oltre l'uniforme: una disponibilità concreta verso gli altri e una capacità particolare di custodire la memoria dei luoghi.

E Ozzano ha una storia antica. La sua posizione tra pianura e collina ne ha fatto nei secoli un territorio di passaggio e di insediamento. Non mancano, nelle campagne emiliane, racconti popolari di viandanti, briganti, contadini e antiche osterie: storie tramandate più dalla voce delle persone che dai libri, dove spesso una salita diventa più lunga ad ogni racconto e una notte in collina può riempirsi di misteriose presenze.

Sono proprio queste piccole leggende a rendere affascinante un territorio: perché ogni strada, anche quella asfaltata percorsa durante una manifestazione podistica, può avere qualcosa da raccontare.

La Camminata degli Alpini ha così regalato una domenica di sport semplice e genuino. 11 chilometri e 265 metri di dislivello non sono soltanto numeri: sono passi, respiri, sorrisi, incontri e panorami.

E alla fine, come spesso accade nelle corse più belle, non è importante arrivare davanti agli altri.

È importante arrivare insieme.

Perché certe strade non si percorrono per vincere.
Si percorrono per ricordarsi quanto è bello essere parte di una comunità, con le colline davanti agli occhi e la voglia, semplicemente, di continuare a camminare.



martedì 18 agosto 2026

La ciaminada

 

La Ciaminada: Ferragosto tra sentieri, strappi e una prima volta da ricordare

Ci sono gare che si corrono per inseguire il cronometro e altre che, più semplicemente, si corrono per celebrare una giornata, un luogo, una tradizione. La Ciaminada, disputata il 15 agosto 2026 a Forni di Sopra, appartiene decisamente alla seconda categoria: una gara non competitiva, ma con classifica, di 8,2 km e 232 metri di dislivello, capace di regalare ai partecipanti il piacere autentico di correre in montagna nel giorno più simbolico dell'estate.

Forni di Sopra è una località che sembra fatta apposta per correre e respirare. Circondata da alcune delle più belle montagne del Friuli, è conosciuta come una delle porte d’accesso al Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, patrimonio UNESCO. Qui la natura è protagonista assoluta: boschi, torrenti, pareti rocciose e sentieri raccontano una montagna ancora autentica, dove ogni curva può regalare un panorama diverso.

E forse è proprio questo il bello di una gara come La Ciaminada: non serve necessariamente cercare la grande impresa. A volte basta infilarsi le scarpe, partire e lasciarsi sorprendere da quello che succede lungo il percorso.

Per Marco Gianantoni, però, questa Ciaminada aveva un significato ancora più speciale. Non soltanto per il ritorno alle competizioni dopo una piccola deviazione forzata dal programma estivo, ma soprattutto perché questa volta al suo fianco c'era suo figlio, alla prima gara con classifica.

Un debutto che difficilmente avrebbe potuto avere una scenografia più bella.

I primi 500 metri sono stati infatti corsi insieme, padre e figlio, condividendo emozione e fatica. Poi, dopo il primo tratto in discesa, Marco ha lasciato spazio al giovane atleta, permettendogli di affrontare la gara in autonomia. Da lì è iniziata la sua rimonta, tra strappi e cambi di ritmo che hanno contribuito a selezionare il gruppo.

La gara ha così assunto il sapore di una piccola avventura familiare, dove il risultato sportivo è diventato quasi un dettaglio rispetto all'emozione di vivere insieme una prima volta.

E il finale è stato da fotografia da conservare: Marco, una volta tagliato il traguardo, è tornato indietro per recuperare il figlio, riuscendo così a tagliare nuovamente il traguardo insieme a lui.

Per il giovane Gianantoni è arrivato anche un risultato tutt'altro che banale: 70° assoluto nella gara corta su 467 arrivati.

Numeri che raccontano una buona prestazione, ma che non riescono a raccontare fino in fondo ciò che vale davvero quella giornata. Perché certe classifiche finiscono negli archivi, mentre certe immagini rimangono nella memoria.

Quella di un padre che torna indietro per accompagnare il figlio fino al traguardo è sicuramente una di queste.

E Marco, con la consueta ironia, racconta così la sua giornata:

"Garettina montanara per festeggiare il Ferragosto. Di solito preferisco optare per una grigliata a base di trote appena pescate ma quest'anno, per mancanza di posto, mi è scaduta la visita sportiva pertanto ho convertito la sky race di fine vacanza con questa gara non competitiva ma con classifica. Nonostante non sia un amante delle gare corte devo dire che mi sono divertito anche perchè ho avuto l'emozione di correre i primi 500 m con mio figlio alla sua prima gara con classifica. Dopo il primo tratto in discesa pericoloso, l'ho lasciato correre in autonomia ed è iniziata la rimonta....Alla fine devo dire che è andata proprio bene, anche perchè c'erano parecchi strappi che hanno fatto molta selezione tra gli atleti. Tagliato il traguardo, sono tornato indietro a recuperare mio figlio così sono riuscito a tagliare il traguardo assieme a lui. Bella emozione e bel risultato anche per lui (70 assoluto nella gara corta su 467 arrivati). State benone! P.s. proseguo con le mie vacanze ed allenamenti in attesa di avere l'idoneità sportiva...."

In fondo, La Ciaminada è stata proprio questo: una corsa breve ma piena di significati. Un Ferragosto diverso dal solito, con il profumo della montagna al posto di quello della griglia, i sentieri al posto della tavola imbandita e, soprattutto, una prima gara da ricordare.

Perché nella corsa, come nella vita, ci sono traguardi che si misurano in metri e secondi. E poi ce ne sono altri che si misurano in emozioni condivise.

Quello di Forni di Sopra, per Marco e suo figlio, appartiene decisamente alla seconda categoria.





Giro del Lago delle Nazioni

 

Il Giro del Lago e il regno incantato di Ferragosto

C’è un luogo, nel cuore del Lido delle Nazioni, dove l’acqua sembra custodire storie antiche, anche se il lago che la contiene è figlio dell’uomo e di un tempo relativamente recente. È il Lago delle Nazioni, nato dalla trasformazione dell’antica Valle di Volano e oggi uno degli specchi d’acqua più caratteristici del litorale ferrarese. E proprio attorno a quelle acque, sabato 15 agosto 2026, si è rinnovata una piccola magia: il Giro del Lago, la tradizionale corsa non competitiva di Ferragosto, giunta alla sua 42ª edizione. Partenza alle 9 dal Piazzale del Lago, quando il sole aveva già deciso di fare sul serio e l'estate sembrava avere indossato la sua armatura più rovente. Ma chi corre qui sa che non si tratta soltanto di mettere un piede davanti all’altro. Perché questo è un territorio di confine, sospeso fra terra e acqua, pineta e mare, realtà e immaginazione. Un luogo dove il Delta del Po ha insegnato agli uomini che ogni strada può diventare un’avventura e ogni canale può nascondere una storia. E allora, lasciando correre la fantasia, si potrebbe immaginare che nelle acque del lago viva ancora la Dama delle Nazioni, una creatura delle nebbie che compare soltanto nei giorni di Ferragosto. Nessuno l’ha mai vista davvero, naturalmente. Ma si racconta che osservi i corridori dalle rive e che riconosca quelli che non corrono per vincere, ma semplicemente per stare bene. Forse, quel mattino, aveva proprio gli occhi puntati su Morris Fogli. Dopo quasi tre mesi lontano dalle gare, a causa di un lungo infortunio ancora non completamente risolto, Morris ha scelto il Giro del Lago per provare a riaprire una porta che sembrava rimasta chiusa troppo a lungo. Non servivano cronometri da inseguire, né classifiche da scalare. Serviva semplicemente tornare.

Tornare a sentire il rumore delle scarpe sull’asfalto, il respiro che cambia ritmo, il caldo sulla pelle, le chiacchiere durante il percorso. E soprattutto tornare a condividere una corsa con le persone care.

Accanto a lui c’erano la cognata Fedora e l’amico Dario.

Tre compagni di viaggio dentro una mattina decisamente poco incline alla clemenza climatica.

«Dopo quasi 3 mesi di inattività causa lungo infortunio non ancora risolto – racconta Morris – si prova a riprendere confidenza con le gare facendo questa caldissima classicissima gara di Ferragosto a Lido delle Nazioni, in compagnia di mia cognata Fedora ed il mio amico Dario».

E qui la storia prende una piega che sarebbe piaciuta persino a un vecchio bardo del Delta.

Perché tra chiacchiere e sudore, la missione non era conquistare il regno, sconfiggere il drago o battere il record del percorso. Era molto più importante.

Arrivare al cocomero.

«Tra chiacchiere e sudore abbiamo portato a casa questa corsetta in compagnia con lo scopo di arrivare a mangiare il cocomero alla fine».

E in fondo, forse, è proprio questa la vera saggezza delle corse non competitive. Sapere quando bisogna spingere. E sapere quando è molto più intelligente rallentare, ridere, parlare e arrivare insieme al traguardo. Perché dopo tre mesi di inattività, il vero risultato di Morris non era scritto su un tabellone.

Era essere nuovamente lì. Dove il mare scolpisce creature fantastiche

E se il Giro del Lago fosse una fiaba, il percorso non potrebbe che attraversare un regno popolato da creature straordinarie. Non lontano da questo territorio, lungo la lingua di spiaggia e pineta tra Lido delle Nazioni e Lido di Volano, il mare lascia infatti sulla battigia tronchi, rami e pezzi di legno che qualcuno ha imparato a guardare con occhi diversi. È l’arte di Enrico Menegatti, che trasforma il legname restituito dal mare in animali e creature fantastiche: dinosauri, cervi, daini, leoni, delfini, foche e persino San Giorgio impegnato contro il drago. Un vero e proprio museo all'aperto, dove la natura diventa materia prima e la fantasia diventa scultura. Ed è impossibile non pensare che quelle creature siano lì proprio per rendere il paesaggio ancora più magico. Un corridore potrebbe incontrare un cervo.

Un bambino potrebbe giurare di aver visto un dinosauro. Un adulto, per un attimo, potrebbe persino tornare bambino. Le sculture di Menegatti hanno infatti qualcosa di fiabesco: sembrano nate dal bosco, ma anche dal mare; sembrano antiche, ma sono costruite con ciò che il mare ha appena restituito. Il legno porta con sé i segni delle onde, delle mareggiate e del tempo, e nelle mani dell'artista rinasce sotto forma di animale. Così il percorso diventa una specie di Jurassic Park del Delta, soltanto molto più poetico e senza bisogno di recinzioni elettrificate. E forse è proprio questo il bello. Qui la fantasia non interrompe la natura. La accompagna.


La leggenda del corridore che non doveva arrivare primo

Se dovessimo inventare una leggenda per questa giornata, potremmo raccontare che la Dama del Lago, osservando Morris, Fedora e Dario, abbia sorriso. Perché lei conosce un segreto che noi uomini spesso dimentichiamo. Non tutte le corse devono avere un vincitore. Alcune servono per ricominciare.

Alcune servono per ritrovare un amico. Altre per stare accanto a una persona cara. Altre ancora per capire che il corpo ha bisogno dei suoi tempi e che fermarsi, qualche volta, non significa perdere.

Significa prepararsi a ripartire. E così, mentre il caldo faceva brillare il lago e il Ferragosto riempiva il Lido di voci, Morris ha semplicemente fatto quello che doveva fare: ha ricominciato. Senza fretta.

Senza pretendere troppo. Con Fedora e Dario al suo fianco. E con un obiettivo finale assolutamente degno di una leggenda: il cocomero.

Perché forse la vera magia della corsa è tutta qui. Non sempre bisogna arrivare primi. A volte basta arrivare. E se alla fine c'è anche una fetta di cocomero fresca ad aspettarti, allora persino la Dama del Lago può considerare conclusa la missione. Per il momento, come dice Morris, va bene così. E forse va benissimo davvero.














lunedì 20 luglio 2026

Marcia sui campi di battaglia della grande guerra .

                                            

Tra sentieri, storia e gambe che girano: la Marcia sui Campi di Battaglia della Grande Guerra conquista l'Altopiano

Ci sono gare che assegnano trofei importanti e altre che regalano qualcosa di ancora più prezioso: emozioni, paesaggi e ricordi. La Marcia sui Campi di Battaglia della Grande Guerra, andata in scena il 19 luglio a Stoccaredo di Gallio, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Diciotto chilometri non competitivi immersi nel cuore dell'Altopiano di Asiago, dove ogni passo racconta una storia. Qui il cronometro passa quasi in secondo piano, mentre a fare la differenza sono il silenzio dei boschi, il profumo dei prati d'alta quota e quei sentieri che, oltre un secolo fa, videro uno dei capitoli più duri della Prima Guerra Mondiale.

Stoccaredo, una delle suggestive frazioni di Gallio, è un piccolo gioiello sospeso tra natura e memoria. Non lontano si trovano trincee, camminamenti e postazioni che ancora oggi testimoniano quanto fosse strategico questo territorio durante il conflitto. Correre o camminare in questi luoghi significa attraversare un museo a cielo aperto, dove il rispetto per la storia si intreccia con la bellezza di un paesaggio che ha saputo rinascere.

L'Altopiano, del resto, ha un fascino tutto suo. C'è chi dice che l'aria fresca aiuti i polmoni, chi sostiene che siano i panorami a far dimenticare la fatica e chi, più semplicemente, torna ogni anno perché qui ci si sente davvero a casa. Probabilmente hanno ragione tutti.

A descrivere perfettamente lo spirito della giornata è stato il commento di Michele Tuffanelli,   che ha voluto rendere omaggio a tutti i partecipanti:

"Ok non sarà il grande palcoscenico del Civetta... occupato questo spazio per fare i complimenti a tutti i ragazzi/e che hanno fatto quella gara qualsiasi risultato abbiano fatto... ma per me questa marcia ha tra l'altro un percorso veramente bello, d'altronde, sull'altopiano è sempre bello correre. È un avvicinamento alle gare competitive che sono alle porte, le gambe stanno girando bene."

Parole semplici, ma autentiche. Perché, in fondo, non serve sempre il prestigio di una gara iconica per vivere una bella giornata di sport. Esistono eventi che, lontani dai riflettori, riescono a lasciare un segno proprio grazie alla loro genuinità.

E poi c'è quel passaggio che molti podisti conoscono bene: "le gambe stanno girando bene". È una frase che vale quasi quanto una medaglia. Significa che il lavoro fatto nei mesi precedenti comincia a dare i suoi frutti, che la forma cresce e che le grandi sfide dell'estate si avvicinano con il sorriso.

La Marcia sui Campi di Battaglia rappresenta proprio questo: un banco di prova, un allenamento speciale, ma anche un'occasione per rallentare lo sguardo e ricordare che sotto quelle scarpe scorrono sentieri che un tempo furono teatro di sacrifici immensi. Oggi, fortunatamente, il rumore che li attraversa è quello dei passi dei podisti, delle risate tra amici e degli incoraggiamenti lungo il percorso.

Forse è questa la vittoria più bella: vedere luoghi che hanno conosciuto la guerra trasformarsi in spazi di incontro, sport e condivisione.

Complimenti a tutti coloro che hanno affrontato i 18 chilometri, indipendentemente dal tempo impiegato. Perché ci sono classifiche che finiscono il giorno stesso... e percorsi che, invece, restano impressi nella memoria molto più a lungo.