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giovedì 29 ottobre 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

CORRIFERRARA, SULLE STRADE DEL MONDO

Una settimana di corsa, un mese di emozioni: quando ogni chilometro diventa una piccola avventura

«Le vie della corsa, come quelle della vita, non conducono soltanto a una meta: ci insegnano a conoscere noi stessi, a misurare le nostre forze e a scoprire la bellezza che si nasconde dietro ogni orizzonte.»

Se il giovane Aroldo di Lord Byron attraversava terre e paesaggi alla ricerca di emozioni, conoscenza e libertà, gli atleti di Corriferrara sembrano aver raccolto, con le scarpe ai piedi e il cuore rivolto alla strada, una parte di quello stesso spirito inquieto e avventuroso. Non cercano castelli medievali o rovine di antiche civiltà, ma traguardi da conquistare, salite da affrontare, chilometri da divorare e luoghi da scoprire, lasciando che il ritmo dei passi accompagni i pensieri.

La domenica del 25 ottobre ha offerto loro un nuovo capitolo di questo pellegrinaggio sportivo, mentre il riepilogo del mese ci restituisce l'immagine di una società podistica capace di trasformare la passione individuale in un'avventura collettiva.

E così, tra le nebbie della pianura, le colline romagnole, i borghi della tradizione emiliana e il fascino senza tempo di Venezia, i colori della Corriferrara hanno continuato a viaggiare.

Sette località, diciannove atleti e una strada che non conosce confini

Il bilancio settimanale parla chiaro: 19 atleti impegnati, 350 chilometri percorsi e 300 metri di dislivello complessivo, distribuiti in sette località.

Numeri che, presi da soli, potrebbero sembrare semplici dati statistici. Ma dietro ogni cifra si nascondono sveglie all'alba, allenamenti, preparativi, qualche inevitabile dubbio prima della partenza e quella particolare emozione che soltanto chi ha atteso il colpo di pistola conosce davvero.

Sette destinazioni, sette modi differenti di vivere la corsa. Per qualcuno la sfida era contro il cronometro, per altri contro la fatica, per altri ancora il piacere di condividere una giornata all'aria aperta. Per tutti, però, la stessa promessa: arrivare al traguardo con qualcosa in più di quando si era partiti.

Venezia, dove la fatica incontra la poesia

Tra gli appuntamenti più suggestivi della settimana spicca la Wizz Air Venice Marathon, disputata domenica 25 ottobre, nell'edizione del quarantennale.

Venezia non è una città che si attraversa semplicemente: è un luogo che si contempla, si ascolta e, qualche volta, si conquista passo dopo passo.

Il percorso della manifestazione accompagna i maratoneti dalla magnifica Villa Pisani di Stra lungo la Riviera del Brenta, tra dimore storiche che raccontano la grande stagione delle ville venete, per poi proseguire verso Mestre e raggiungere la città lagunare attraverso il Ponte della Libertà.

Qui il paesaggio cambia improvvisamente. L'acqua si allarga, i palazzi sembrano emergere da un'altra epoca e la corsa assume quasi il carattere di un viaggio nella storia.

Il passaggio sul Canal Grande, grazie al ponte galleggiante allestito per la manifestazione, e la corsa nei pressi di Piazza San Marco regalano agli atleti uno scenario difficilmente dimenticabile. Il traguardo in Riva Sette Martiri completa questa lunga traversata tra terra e acqua.

Non è soltanto una maratona: è un incontro con una città che da secoli vive sul delicato equilibrio tra bellezza, ingegno umano e natura.

La manifestazione propone tre distanze, la maratona di 42,195 chilometri, la mezza maratona di 21,097 e la 10 chilometri, consentendo a corridori con preparazioni differenti di condividere lo stesso grande appuntamento.

Per Corriferrara, essere presenti su tutte e tre le distanze significa partecipare a un evento internazionale nel quale ogni atleta scrive una storia personale, pur facendo parte di un'unica, grande comunità di sportivi.

E chissà che, tra un ponte e uno scorcio della laguna, qualcuno non abbia dimenticato per qualche istante la fatica, lasciandosi trasportare dalla meraviglia del paesaggio.

Perché vi sono chilometri che si corrono con le gambe e altri che rimangono per sempre nella memoria.

Spilamberto, il profumo antico dell'aceto balsamico

Dalla magia veneziana si passa a Spilamberto, nel Modenese, dove il 10000 dell'Aceto Balsamico ha portato gli atleti a misurarsi sulla distanza di dieci chilometri.

Qui la corsa incontra una delle tradizioni gastronomiche più celebri dell'Emilia-Romagna. Spilamberto è infatti strettamente legata all'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, prodotto prezioso che nasce da lunghi processi di invecchiamento e da una sapienza tramandata nel tempo.

Non è forse curioso che una gara podistica si svolga in un territorio dove la qualità richiede pazienza, attenzione e costanza?

Anche la corsa, in fondo, funziona così. Nessun risultato arriva per caso: occorrono allenamenti, disciplina e la capacità di rispettare i propri tempi.

L'aceto riposa nelle botti, il corridore costruisce la propria resistenza chilometro dopo chilometro. Entrambi, a modo loro, insegnano che le cose migliori non si ottengono sempre in fretta.

E se al termine dei dieci chilometri il cronometro ha avuto l'ultima parola, il territorio ha certamente aggiunto il suo sapore particolare alla giornata.

Riccione, la strada che guarda verso le colline

A Riccione, la Classica d'autunno ha proposto una prova di 15 chilometri, con 300 metri di dislivello.

Qui la Riviera romagnola mostra un volto diverso da quello delle spiagge affollate d'estate. Basta allontanarsi dal lungomare per incontrare strade che salgono verso le prime colline, tra campi, vegetazione autunnale e scorci che riportano alla Romagna più autentica.

Il paesaggio si fa mosso, il ritmo cambia e la corsa diventa un dialogo continuo tra gambe e respiro.

Trecento metri di dislivello non sono un dettaglio trascurabile: ogni salita presenta il proprio conto, ogni discesa richiede attenzione e ogni rettilineo sembra promettere un po' di tregua.

Ma è proprio questa alternanza a rendere interessante una gara collinare. Il corridore deve saper dosare le energie, comprendere il percorso e trovare il momento giusto per spingere.

In queste strade si comprende che la velocità non è sempre la sola misura della prestazione. Talvolta conta soprattutto la capacità di amministrare le forze e arrivare al traguardo conservando la sensazione di aver dato il meglio di sé.

Francoforte, dove la maratona incontra il futuro

Questa settimana il viaggio della Corriferrara ha superato anche i confini nazionali, raggiungendo Francoforte, in Germania, per la Frankfurt Marathon, sulla distanza regina di 42,195 chilometri.

Francoforte è una città di contrasti affascinanti. Accanto alle architetture tradizionali si innalza una skyline moderna, fatta di grattacieli che le hanno procurato il soprannome di Mainhattan, con un richiamo evidente a Manhattan e al fiume Meno, che attraversa la città.

Il percorso della maratona si sviluppa lungo entrambe le rive del fiume, attraversa diversi quartieri e conduce i partecipanti verso il centro cittadino e il polo fieristico. Il tracciato è noto per il profilo prevalentemente pianeggiante, con un dislivello complessivo molto contenuto.

Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalla geografia: una maratona rimane sempre una sfida severa, nella quale ogni chilometro dopo il trentesimo può trasformarsi in una prova di carattere.

La particolarità più celebre della gara è il suo arrivo nella Festhalle, il grande edificio espositivo dalla suggestiva architettura storica. Qui i maratoneti raggiungono il traguardo attraversando un tappeto rosso, in un'atmosfera che trasforma l'ultimo tratto in una vera passerella sportiva.

Dopo oltre quarantadue chilometri, quel tappeto diventa molto più di un semplice elemento scenografico: è il punto d'incontro tra sacrificio, emozione e soddisfazione.

Per Corriferrara, la presenza a Francoforte rappresenta un'altra testimonianza di come la passione podistica sappia abbattere le distanze geografiche. Si parte dalla propria quotidianità e ci si ritrova a condividere la stessa strada con atleti provenienti da ogni parte del mondo.

E mentre i grattacieli scorrono sullo sfondo, il pensiero torna inevitabilmente alla domanda che accompagna ogni maratoneta: quanto resta ancora da dare quando le gambe cominciano a chiedere riposo?

La risposta, spesso, arriva soltanto al traguardo.

Cotignola, dieci chilometri nella terra di Francesco Baracca

A Cotignola, nel cuore della Romagna, la gara dei 10 chilometri ha aggiunto un'altra tappa al calendario settimanale.

Il paese è conosciuto anche per essere la città natale di Francesco Baracca, il celebre aviatore della Prima guerra mondiale, il cui cavallino rampante è diventato uno dei simboli più riconoscibili della storia dell'aviazione italiana.

Un'associazione curiosa, quella tra il territorio e il mondo del volo, che si presta a una metafora sportiva: se l'aviatore cercava il cielo, il podista cerca la propria linea ideale sulla strada.

Naturalmente, non occorre decollare per provare il piacere della libertà. A volte basta indossare le scarpe, allacciarle con cura e mettersi in movimento.

Dieci chilometri possono sembrare una distanza modesta accanto a una maratona, ma in gara ogni metro ha la sua importanza. Il ritmo va controllato, le energie distribuite con intelligenza e la concentrazione mantenuta fino all'ultimo passo.

E così anche Cotignola entra nel racconto di una settimana in cui le distanze cambiano, ma non cambia la voglia di esserci.

Giacciano, dove la camminata diventa un incontro con il territorio

La Caminada par el sguazo, a Giacciano, ha offerto un'occasione per vivere la corsa e il cammino in una dimensione più legata al paesaggio e alla convivialità.

Il nome stesso conserva il sapore della tradizione locale, di quelle manifestazioni popolari che mantengono vivo il legame tra le persone e il territorio.

Qui la competizione lascia spazio anche al piacere di procedere senza l'assillo del cronometro, osservando ciò che spesso sfugge quando si corre con lo sguardo fisso sull'orologio.

Diciotto chilometri rappresentano comunque un impegno significativo: una distanza che richiede resistenza, ma permette anche di assaporare la giornata con uno spirito differente.

Il fascino delle manifestazioni podistiche non competitive sta proprio in questa libertà. Si può camminare, correre, rallentare per scambiare qualche parola e ripartire quando il passo torna leggero.

Non tutti i traguardi hanno bisogno di un podio. Alcuni si raggiungono semplicemente condividendo la strada con gli altri.

Calderara, ventuno chilometri di determinazione

A Calderara, il Du pass par Calderara ha proposto la distanza della mezza maratona: 21,097 chilometri.

Una prova che occupa una posizione particolare nell'universo podistico. È abbastanza lunga da richiedere preparazione e resistenza, ma consente anche di misurarsi con un obiettivo ambizioso senza affrontare l'intero percorso della maratona.

La mezza maratona è una distanza nella quale l'entusiasmo iniziale deve necessariamente lasciare spazio alla gestione intelligente delle energie.

Partire troppo forte significa rischiare di pagare il conto più avanti; partire con prudenza e trovare il proprio ritmo permette invece di costruire una prestazione più equilibrata.

Anche in questo caso, il significato della gara va oltre la classifica. Ogni atleta affronta un confronto con sé stesso, con la propria preparazione e con i limiti che, talvolta, si rivelano meno rigidi di quanto immaginasse.

E quando si taglia il traguardo, la soddisfazione non dipende soltanto dal tempo registrato, ma dalla consapevolezza di aver portato a termine un percorso impegnativo.

Sette località, sette atmosfere, sette occasioni per ricordare che il podismo è una disciplina capace di adattarsi a ogni paesaggio e a ogni modo di vivere lo sport.

Ottobre: un mese che racconta una società in movimento

Se la settimana del 25 ottobre rappresenta una fotografia dell'attività recente, il bilancio mensile restituisce un'immagine ancora più significativa.

I numeri della Corriferrara per ottobre 2026:

  • 232 atleti impegnati

  • 3.748 chilometri percorsi

  • 46.768 metri di dislivello complessivo

  • 32 località raggiunte

  • 1 località estera: Francoforte

  • 15 atleti saliti sul podio

Dietro questi dati c'è una società che, nel corso del mese, ha distribuito la propria presenza in ben 32 località. Non soltanto chilometri, dunque, ma incontri, esperienze e occasioni per portare i colori sociali su strade differenti.

I 3.748 chilometri percorsi costituiscono una distanza considerevole: se li immaginassimo come un unico viaggio, vedremmo una lunga linea tracciata sulla carta geografica, costruita grazie al contributo di tanti atleti.

Ma ancora più interessante è il dato relativo al dislivello: 46.768 metri complessivi.

È una cifra che evoca salite, strappi, percorsi collinari e giornate nelle quali la strada, anziché concedere riposo, chiede uno sforzo supplementare.

Il dislivello, del resto, racconta una parte dell'impegno che il semplice chilometraggio non riesce a esprimere. Due percorsi della stessa lunghezza possono richiedere energie molto diverse, e affrontare una salita significa spesso combattere contro la tentazione di rallentare.

Ottobre ha quindi messo alla prova gli atleti non soltanto sulla distanza, ma anche nella capacità di adattarsi a condizioni e tracciati differenti.

E poi ci sono le 32 località: un piccolo atlante della passione podistica, nel quale ogni nome rappresenta una partenza, una gara, un ricordo o un risultato da conservare.

A volte si corre per migliorare il proprio tempo. Altre volte si parte per scoprire un luogo nuovo. In altre occasioni, ancora, si corre semplicemente perché quella sensazione di libertà è diventata parte della propria vita.

Corriferrara sembra trovare spazio in tutte queste motivazioni.

Quindici atleti sul podio: il valore dei risultati

Tra i dati mensili spicca anche quello dei 15 atleti saliti sul podio.

Un risultato che merita di essere sottolineato, perché il podio rappresenta il riconoscimento visibile di una prestazione capace di distinguersi tra tante altre.

Dietro ogni piazzamento ci sono allenamenti, sacrifici, costanza e la capacità di affrontare la competizione con determinazione.

Ma sarebbe riduttivo considerare il successo soltanto attraverso le medaglie.

Il podismo ha una caratteristica che lo rende speciale: ogni atleta può trovare il proprio traguardo personale, indipendentemente dalla posizione finale. C'è chi lotta per la vittoria, chi cerca un nuovo primato e chi vuole semplicemente terminare una gara con la soddisfazione di aver superato una difficoltà.

I quindici podi sono dunque una bella notizia per Corriferrara, ma il loro significato si inserisce in una realtà più ampia, fatta di partecipazione e continuità.

Una società sportiva cresce quando i risultati individuali diventano motivo di orgoglio collettivo e quando chi sale sul podio sa di appartenere a un gruppo che condivide la stessa passione.

Il vero traguardo è il viaggio

Nel Pellegrinaggio del giovane Aroldo, Byron racconta un uomo che attraversa il mondo lasciandosi interrogare dai paesaggi, dalla storia e dalla condizione umana. Il viaggio diventa così un'esperienza interiore, non soltanto uno spostamento da un luogo all'altro.

Anche il podismo, nel suo piccolo, custodisce qualcosa di questo spirito.

Il corridore parte per raggiungere un traguardo, ma lungo la strada incontra molto altro: la bellezza di un paesaggio, la fatica che mette alla prova il carattere, il sostegno di chi corre accanto e la soddisfazione di scoprire che, passo dopo passo, si può andare più lontano di quanto si credesse.

Venezia offre la meraviglia della sua storia, Spilamberto la ricchezza delle tradizioni, Riccione il profilo delle colline, Francoforte la sua modernità, Cotignola la memoria di un grande aviatore, Giacciano il piacere della condivisione e Calderara la sfida della distanza.

Sono scenari diversi, uniti da un filo invisibile: la volontà di mettersi in cammino.

Il bilancio di ottobre della Corriferrara, con 232 atleti impegnati, 3.748 chilometri percorsi e 15 podi, racconta proprio questo. Non una semplice successione di gare, ma un mese vissuto attraverso lo sport, nel quale ogni partecipante ha contribuito a scrivere una pagina della storia della società.

E se il cronometro registra i secondi, il cuore conserva le emozioni.

Perché, alla fine, la strada non ricorda soltanto chi è arrivato primo. Ricorda anche chi ha avuto il coraggio di partire, chi non si è arreso davanti alla salita e chi, una volta raggiunto il traguardo, ha già cominciato a pensare alla prossima avventura.

Buone corse a tutti gli atleti della Corriferrara: che novembre porti nuove strade da esplorare, nuovi traguardi da raggiungere e quella stessa inesauribile voglia di partire che rende ogni gara un piccolo viaggio nella vita.













giovedì 22 ottobre 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

CORRIFERRARA, SULLA STRADA NON CI SI FERMA MAI: 1.073 CHILOMETRI DI LIBERTÀ, FATICA E AVVENTURA

Da Castel del Rio a Lavarone, da Parma a Napoli, passando per Ferrara e Formigine. Sessantadue atleti, nove località e una sola grande passione: correre, ciascuno inseguendo la propria strada.

Ci sono settimane in cui la corsa smette di essere soltanto uno sport e diventa un viaggio. Un viaggio fatto di sveglie all'alba, scarpe allacciate in fretta, chilometri che scorrono sotto i piedi e strade che si aprono davanti agli occhi come pagine ancora da scrivere. Un viaggio nel quale non conta soltanto arrivare, ma tutto quello che accade mentre si va.

È un po' lo spirito di Jack Kerouac, quello della strada vissuta senza risparmiarsi, della scoperta, dell'incontro e della libertà di lasciarsi alle spalle la routine per andare incontro a qualcosa di nuovo. E se lo scrittore americano attraversava l'America inseguendo emozioni e orizzonti, gli atleti della Corriferrara hanno scelto un modo tutto loro per interpretare quell'avventura: infilarsi le scarpe da running e partire.

Il bilancio della settimana del 18 ottobre 2026 racconta proprio questo: 62 atleti impegnati, 1.073 chilometri percorsi, 25.468 metri di dislivello complessivo e nove località raggiunte. Numeri che, messi insieme, disegnano una piccola geografia della passione, fatta di asfalto, sentieri, salite, discese e tanta voglia di esserci.

Nove destinazioni, mille storie da raccontare

La strada degli  atleti Corriferrara si è divisa in nove direzioni, ognuna con il proprio carattere, il proprio paesaggio e le proprie sfide.

Si comincia da Castel del Rio, nell'Appennino bolognese, terra di boschi, vallate e castagneti. Qui il Trail del Marrone ha offerto due distanze, 22 e 12 chilometri, con la natura a fare da compagna di viaggio. Il marrone, prodotto simbolo del territorio e protagonista della sua tradizione gastronomica, racconta una storia antica di montagna e di comunità. Ma per chi ha scelto il percorso lungo, 22 chilometri con 1.200 metri di dislivello positivo, la vera ricchezza è stata conquistata passo dopo passo, affrontando salite capaci di mettere alla prova gambe e determinazione.

A Gionghi di Lavarone, sull'altopiano trentino, il Drago Vaia Trail ha portato gli atleti tra i paesaggi della montagna e la memoria di un territorio segnato dalla tempesta Vaia del 2018. Il nome richiama anche il celebre Drago Vaia, la grande scultura lignea nata dalla creatività dell'artista Marco Martalar utilizzando legno recuperato dagli alberi abbattuti dalla tempesta. Un'opera che trasforma la devastazione in bellezza e che, proprio come la corsa, racconta la capacità di rialzarsi e ripartire. Dodici chilometri di trail per respirare montagna e misurarsi con la propria resistenza.

A Sala Bolognese, invece, la Trotterellata ha proposto i suoi 12 chilometri con uno spirito più leggero, ricordandoci che non tutte le corse devono necessariamente essere una battaglia contro il cronometro. A volte il bello è semplicemente esserci, condividere il percorso e lasciare che il movimento faccia il resto.

Poi si torna a Ferrara, città di biciclette, mura rinascimentali e strade che invitano a essere percorse senza fretta. Al Trofeo Città di Ferrara, prima tappa, sei chilometri di gara hanno messo in moto lo spirito agonistico dei partecipanti. Una distanza breve, ma non per questo meno impegnativa: quando il traguardo è vicino, ogni metro conta e il ritmo può diventare un compagno esigente.

E la strada continua verso Roma, con la sua mezza maratona da 21,097 chilometri. Correre nella Capitale significa confrontarsi con una città dove ogni angolo custodisce secoli di storia, dove il passato accompagna il presente e dove anche una gara podistica può assumere il sapore di un viaggio attraverso la memoria.

Parma ha accolto gli atleti impegnati nella maratona e nella distanza di 24 chilometri. Una città elegante, legata alla musica di Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini, alla tradizione gastronomica e a un centro storico che merita di essere scoperto a piedi. Ma per chi corre, quel giorno, il vero spartito è stato scritto dal battito del cuore, dal rumore delle scarpe sull'asfalto e dalla capacità di gestire lo sforzo fino alla fine.

Più a sud, Napoli ha offerto un'altra grande sfida con la maratona e la mezza maratona. Qui la corsa incontra una città intensa, rumorosa, generosa, capace di sorprendere a ogni angolo. Il mare, il profilo del Vesuvio e la vitalità delle strade fanno da cornice a un'esperienza in cui la fatica sportiva si mescola al carattere di una terra che non conosce mezze misure.

A Forlì, la 30K & Half Marathon dal Quatar Frazio' ha messo sul tavolo una distanza di 30,8 chilometri, terreno ideale per chi vuole spingersi oltre la mezza maratona e avvicinarsi alle esigenze della distanza regina. Sono chilometri che richiedono pazienza, gestione delle energie e capacità di ascoltare il proprio corpo: perché correre forte è importante, ma saper dosare le forze può fare la differenza quando la strada comincia a presentare il conto.

Infine, Formigine, dove l'Ecocarovana 10K ha portato i partecipanti su un percorso di dieci chilometri con partenza e arrivo davanti al suggestivo castello. Una cornice storica che unisce il fascino del passato all'energia di una manifestazione sportiva contemporanea, ricordando come lo sport possa abitare i luoghi e valorizzarli, trasformando una gara in un'occasione per riscoprire il territorio.

Nove località, nove modi di interpretare la corsa, un unico filo conduttore: la voglia di esserci, di mettersi in gioco e di tornare a casa con qualcosa in più rispetto a quando si è partiti.

I protagonisti sul podio: quando la strada premia l'impegno

In questo grande viaggio collettivo, ci sono anche risultati che meritano una menzione speciale. Perché partecipare è già una vittoria personale, ma conquistare un posto sul podio significa aggiungere un tassello importante al proprio percorso sportivo.

Castel del Rio – Trail del Marrone, 22 km

Coban Ion – 2° di categoria

Tra i sentieri dell'Appennino, dove le salite chiedono rispetto e le discese mettono alla prova concentrazione e tecnica, arriva il secondo posto di categoria di Coban Ion. Un risultato che premia la capacità di affrontare un trail impegnativo, in un ambiente dove la natura detta il ritmo e ogni metro conquistato richiede energia e determinazione.

Ferrara – Trofeo Città di Ferrara, prima tappa, 6 km

Alessio Zambrini – 2° di categoria

Franca Panagin – 1ª di categoria

Sulle strade di casa, il Trofeo Città di Ferrara regala soddisfazioni importanti. Alessio Zambrini conquista il secondo posto di categoria, mentre Franca Panagin sale sul gradino più alto, firmando un prestigioso primo posto.

Due risultati che danno valore alla presenza di Corriferrara nella manifestazione cittadina e confermano quanto sia bello gareggiare nel proprio territorio, davanti a una comunità che condivide la stessa passione.

Per Franca, in particolare, il primo posto di categoria rappresenta una bella ricompensa per il lavoro e la costanza che accompagnano ogni allenamento. Per Alessio, il secondo gradino del podio è un'altra tappa da mettere nel bagaglio, con lo sguardo già rivolto alle prossime sfide.

Forlì – 30K & Half Marathon dal Quatar Frazio', 30,8 km

Nadia Medici – 3ª di categoria

Trenta chilometri e ottocento metri non sono una passeggiata. Sono una distanza che richiede preparazione, pazienza e una buona dose di tenacia, soprattutto quando le gambe iniziano a sentire il peso della strada.

Nadia Medici affronta la prova e conquista il terzo posto di categoria, portando a casa un risultato che vale per il piazzamento e per tutto il lavoro che lo rende possibile. Un podio costruito anche lontano dalla gara, durante gli allenamenti meno spettacolari, quelli in cui si corre senza pubblico e senza applausi, ma si prepara il terreno per le soddisfazioni future.

Formigine – Ecocarovana 10K

Alessandro Medri – 3° di categoria

Dieci chilometri sotto lo sguardo del castello di Formigine, con il ritmo che scorre e il cronometro che accompagna ogni passo. Alessandro Medri conquista il terzo posto di categoria in una gara che ha rappresentato anche un'occasione per verificare la propria condizione.

Il suo commento racconta bene il significato di una prestazione che va oltre il piazzamento:

«Bella 10K con partenza e arrivo davanti al suggestivo castello di Formigine, corsa sotto i 4.30 minuti/km. Altro passo in avanti per ritrovare la forma migliore».

Parole semplici, ma che racchiudono una delle verità più belle della corsa: non sempre si gareggia per stabilire un record o per inseguire il risultato perfetto. A volte si corre per ritrovare sensazioni, recuperare fiducia e capire che il lavoro sta dando i suoi frutti. E quando a questo si aggiunge un terzo posto di categoria, la soddisfazione ha un sapore ancora più speciale.

Il valore di una squadra che sa andare lontano

Sessantadue atleti, 1.073 chilometri e oltre 25 mila metri di dislivello: dietro queste cifre ci sono storie individuali che si intrecciano in un'unica avventura collettiva.

C'è chi sceglie il trail per immergersi nella natura, chi preferisce l'asfalto per inseguire il cronometro, chi affronta la maratona come una sfida con se stesso e chi trova nella gara breve l'occasione per misurare la propria velocità. C'è chi sale sul podio e chi taglia il traguardo lontano dai riflettori, ma con la soddisfazione di aver portato a termine il proprio obiettivo.

Ed è proprio questo il bello di una società podistica: non essere soltanto un insieme di nomi in una classifica, ma una comunità di persone che condividono fatica, entusiasmo, sacrifici e piccoli grandi traguardi.

La corsa insegna che non esiste una sola strada per arrivare alla felicità. A volte passa per una salita ripida, altre per un rettilineo veloce, altre ancora per chilometri percorsi semplicemente per il piacere di stare bene. L'importante è continuare a muoversi, accettare le giornate difficili e trovare la forza di ripartire quando le gambe sembrano avere esaurito le energie.

Kerouac avrebbe forse riconosciuto qualcosa di familiare in questa voglia di partire senza sapere esattamente quali emozioni ci aspettino dietro la prossima curva. Perché la strada, in fondo, non è soltanto un luogo da attraversare: è un'esperienza da vivere.

E così Corriferrara archivia un'altra settimana di corsa, con quattro atleti sul podio nelle gare segnalate, tante esperienze condivise e più di mille chilometri da aggiungere alla propria storia.

La settimana si chiude, ma il viaggio continua. Le scarpe torneranno a essere allacciate, i sentieri e le strade aspetteranno nuovi passi e ogni atleta avrà un'altra ragione per ripartire.

Perché il traguardo più importante non è sempre quello che si vede davanti. A volte è la voglia di esserci ancora, un chilometro dopo l'altro, sulla strada della propria passione.

Buone corse a tutti!











giovedì 15 ottobre 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 


Corriferrara, otto località e un solo cuore che batte: la bellezza di correre insieme

Riepilogo settimanale dell’11 ottobre 2026

Ci sono settimane in cui i chilometri sembrano raccontare molto più di una distanza. Raccontano partenze nel silenzio del mattino, scarpe allacciate con cura, pensieri lasciati scorrere lungo una strada e quella voglia di esserci che, passo dopo passo, diventa qualcosa di più grande. Diventa appartenenza.

È questo il senso più bello della corsa: non soltanto arrivare, ma scegliere di partire. E gli atleti di Corriferrara, anche questa settimana, hanno saputo trasformare questa scelta in un viaggio fatto di fatica, sorrisi, paesaggi e soddisfazioni.

Domenica 11 ottobre, il gruppo ha attraversato l’Italia, da nord a sud, portando con sé la passione per il podismo e quello spirito che unisce chi corre per migliorarsi, chi cerca una sfida e chi, semplicemente, ama sentirsi vivo lungo una strada.

I numeri raccontano una settimana intensa: 42 atleti impegnati, 502,5 chilometri percorsi, 500 metri di dislivello complessivo e ben otto località raggiunte. Otto luoghi diversi, otto occasioni per incontrare nuove strade e ritrovare, in fondo, la stessa passione.

Dalle piazze ai sentieri, ogni corsa ha la sua storia

A Castenaso, con la Camminata di Castenaso e i suoi percorsi di 11, 10 e 5 chilometri, la domenica ha avuto il sapore delle manifestazioni popolari, quelle in cui lo sport diventa occasione di incontro e il piacere di muoversi conta quanto il cronometro.

A Ferrara, la Camminata Nastro Rosa LILT, su 8 chilometri, ha ricordato quanto il movimento possa andare oltre la prestazione. Correre e camminare possono diventare gesti di attenzione, vicinanza e sensibilizzazione, perché prendersi cura di sé significa anche imparare ad ascoltare il proprio corpo e a non rimandare ciò che conta.

Sempre nella città estense, la Sebastian Run, sui 5 chilometri, ha aggiunto un'altra occasione per vivere lo sport nel cuore della comunità. Ferrara, con le sue mura, le strade che custodiscono secoli di storia e la sua tradizione ciclistica e podistica, sa offrire a ogni manifestazione una cornice speciale: qui il movimento incontra una città che invita a essere scoperta lentamente.

A Milano, all’Idroscalo, si è svolto il 37° Campionato Nazionale ANCIU di Podismo per Dipendenti Universitari. Il percorso, indicato nel riepilogo in 6,3 chilometri per le donne e 10 km per gli uomini, ha portato con sé il valore di una competizione nazionale nella quale si incontrano colleghi provenienti da realtà universitarie diverse, accomunati dalla voglia di mettersi alla prova. L’Idroscalo, nato come bacino artificiale e divenuto negli anni uno dei principali spazi milanesi dedicati allo sport e al tempo libero, è oggi un luogo in cui la natura e l’attività fisica convivono a poca distanza dalla grande città.

Ed è proprio da Milano che arrivano due risultati da festeggiare.

Lucrezia Berghenti conquista il secondo posto assoluto, salendo sul podio con una prova che premia il suo impegno. Accanto a lei, Beatrice Travasoni ottiene il terzo posto di categoria, un risultato che merita un applauso altrettanto sentito. Due traguardi diversi, entrambi preziosi, perché dietro ogni piazzamento ci sono allenamenti, costanza e quella determinazione che spesso si costruisce lontano dagli occhi degli altri.

A Treviso, la mezza maratona di 21,097 chilometri ha proposto la sua sfida fatta di ritmo, resistenza e gestione delle energie. Una distanza che richiede rispetto e preparazione: si parte con entusiasmo, si prosegue con la testa e si arriva grazie a tutto ciò che si è imparato durante gli allenamenti. Treviso, città attraversata da canali e corsi d’acqua, con i suoi portici e le piazze raccolte, offre un contesto in cui la storia urbana e il paesaggio si incontrano con naturalezza.

A San Pancrazio, il 50° Trofeo dell’Uva, anch’esso sulla distanza della mezza maratona, ha portato con sé anche il richiamo alla tradizione agricola e alla stagione della vendemmia. L’uva è simbolo di lavoro paziente, di attesa e di raccolta: un'immagine che si accorda bene con la corsa, dove ogni risultato è il frutto di tanti piccoli passi compiuti prima del giorno della gara.

A Loreo, la 20ª Camminata tra Calli e Riviere, su 8 chilometri, ha invitato a scoprire un territorio in cui l’acqua ha disegnato la vita quotidiana. Loreo, nel Polesine rodigino, è legata alla storia della navigazione fluviale e ai percorsi che seguono canali e corsi d’acqua. Le sue calli e le sue riviere raccontano un paesaggio discreto, fatto di argini, ponti e antiche relazioni tra comunità e fiumi. Qui camminare e correre significa anche lasciarsi accompagnare dalla memoria di un territorio che ha imparato a vivere in dialogo con l’acqua.

Infine, Torino, con la 100 Km delle Alpi e la prova sui 50 chilometri, ha rappresentato una sfida di tutt’altro respiro. Cinquanta chilometri non si affrontano soltanto con le gambe: occorrono pazienza, lucidità, capacità di ascoltarsi e di attraversare i momenti difficili senza perdere di vista la meta. La competizione, legata al mondo dell’ultramaratona e ai paesaggi alpini, richiama proprio quella dimensione della corsa in cui il tempo sembra dilatarsi e ogni passo diventa una piccola conquista.

Anche da Torino arriva una bella notizia per Corriferrara: Vittorio Cavallini conquista il secondo posto di categoria nella prova dei 50 chilometri. Un podio che assume un significato particolare su una distanza così impegnativa, dove la resistenza fisica si accompagna alla forza mentale e la determinazione diventa una compagna indispensabile.

Tre podi, tre storie di impegno

Lucrezia Berghenti, Beatrice Travasoni e Vittorio Cavallini sono i nomi da mettere in evidenza in questa settimana di sport. Il secondo posto assoluto di Lucrezia, il terzo di categoria di Beatrice e il secondo di categoria di Vittorio sono risultati che danno lustro al gruppo e raccontano tre modi diversi di vivere la competizione.

Ma il podio non è l’unico traguardo che merita di essere celebrato. Ci sono gli atleti che hanno completato una distanza desiderata da tempo, chi ha trovato la forza di ripartire dopo un periodo difficile, chi ha accompagnato un compagno e chi ha semplicemente tagliato il traguardo con il sorriso.

La corsa, in fondo, insegna proprio questo: non tutti arrivano nello stesso momento e non tutti inseguono lo stesso obiettivo. Eppure, quando si condivide una passione, ogni risultato può diventare una gioia comune.

La strada continua

Questa settimana di Corriferrara si chiude con 502,5 chilometri percorsi, ma sarebbe riduttivo fermarsi alla somma delle distanze. Quei chilometri sono anche conversazioni prima della partenza, incoraggiamenti lungo il percorso, attese al traguardo e racconti che continueranno nei prossimi allenamenti.

Quarantadue atleti hanno portato la propria passione in otto località, ciascuna con il suo paesaggio, la sua storia e la sua atmosfera. C'è chi ha corso cinque chilometri e chi ne ha affrontati cinquanta; chi ha cercato la velocità e chi ha dovuto imparare ad ascoltare il passo più lento. Tutti, però, hanno condiviso qualcosa: la volontà di esserci.

Forse è proprio questa la bellezza dello sport. Ci ricorda che la strada non è soltanto il luogo in cui misuriamo le nostre capacità, ma anche quello in cui impariamo a conoscerci, a rispettare i nostri limiti e a guardare con fiducia al passo successivo.

E allora, mentre una domenica lascia spazio alla settimana che verrà, resta la gratitudine per ogni partenza, per ogni traguardo e per ogni persona che ha condiviso il cammino.

Perché correre significa andare lontano, certo. Ma significa anche ritrovare, chilometro dopo chilometro, qualcosa di sé.

E quando si corre insieme, quel qualcosa diventa una storia da raccontare. Una storia che, per Corriferrara, continua ogni settimana.










giovedì 8 ottobre 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

LA TAVOLA ROTONDA DI CORRIFERRARA

109 cavalieri, 1.823 chilometri e 20.400 metri di dislivello: la grande settimana del 4 ottobre 2026

C'era una volta, nelle terre della provincia estense, una compagnia di cavalieri che non aveva bisogno di armature scintillanti né di spade forgiate nella leggenda. Bastavano un paio di scarpe da running, un pettorale appuntato sul petto e quella strana, meravigliosa voglia di mettersi in cammino.

Il loro vessillo era quello di Corriferrara.

E anche questa settimana, la compagnia ha lasciato le mura della propria Camelot per andare incontro a strade, colline, montagne, argini e sentieri. Una vera spedizione podistica che, nel riepilogo del 4 ottobre 2026, racconta numeri che sembrano usciti da un antico libro di imprese cavalleresche: 109 atleti impegnati, 1.823 chilometri percorsi, 20.400 metri di dislivello positivo e ben 8 località conquistate.

Un piccolo esercito della corsa, insomma. Ma senza nemici da sconfiggere: soltanto chilometri, salite, fatica e quel drago invisibile che ogni runner conosce bene e che si chiama… ultimo chilometro.

La Tavola Rotonda si apre a Imola

La prima tappa conduce i cavalieri a Imola, sulle leggendarie salite del Giro dei Tre Monti, 15,3 chilometri con 250 metri di dislivello.

Una gara dal fascino particolare, immersa nelle colline romagnole e legata a una tradizione podistica che porta gli atleti a confrontarsi con un percorso tanto bello quanto impegnativo.

Qui la bandiera di Corriferrara è salita sul podio con Paola Pantaleoni, seconda di categoria, e Matteo Marangoni, terzo di categoria.

Due medaglie che valgono come altrettante spade deposte sul tavolo di Camelot: non per celebrare una guerra, ma per ricordare che la corsa è fatta anche di piccoli grandi traguardi.

Formignana, dove il cavaliere diventa cavaliere errante

Da Imola si torna nelle terre ferraresi, a Formignana, per la Corsa dei Pui, 16 chilometri che hanno messo alla prova gambe e carattere.

E qui arriva una delle imprese più luminose della giornata.

Cecilia Zocca conquista addirittura il primo posto assoluto, mentre Rosanna Albertin completa la festa con uno splendido terzo posto assoluto.

Due protagoniste che, nella nostra immaginaria cronaca di Camelot, potrebbero tranquillamente essere raccontate come dame guerriere capaci di attraversare il bosco senza attendere che sia qualcun altro a indicare la strada.

E forse è proprio questa una delle magie della corsa: davanti al traguardo non conta chi ti apre il portone del castello. Devi arrivarci con le tue gambe.

Verso le montagne: Cavalese e la grande sfida del Fiemme Extreme Sky

Poi la compagnia lascia le pianure e sale verso il regno delle Dolomiti.

A Cavalese, il terreno cambia radicalmente. Qui non bastano più soltanto velocità e resistenza: servono pazienza, coraggio e una buona dose di follia podistica.

La Fiemme Extreme Sky, nella distanza regina di 120 chilometri e 7.600 metri di dislivello positivo, è una di quelle avventure che sembrano scritte apposta per i cantastorie medievali.

E tra rocce, boschi e montagne, Ion Coban compie una vera impresa, conquistando il secondo posto assoluto.

Un argento dal sapore epico, ottenuto su una distanza che già pronunciandone il nome sembra chiedere rispetto.

Centoventi chilometri.

Settemilaseicento metri di salita.

Numeri davanti ai quali anche un cavaliere di Re Artù avrebbe probabilmente chiesto un cavallo.

Ion, invece, ha scelto le proprie gambe.

A Cerro Veronese, nel regno dei Folendari

La spedizione continua verso Cerro Veronese, dove il Trail dei Folendari attende i corridori con i suoi sentieri e le sue salite.

Il nome stesso della manifestazione richiama le antiche leggende popolari della Lessinia, terra dove boschi, contrade e racconti hanno da sempre alimentato la fantasia.

Qui Corriferrara porta a casa altre due medaglie.

Sui 20 chilometri con 1.100 metri di dislivello positivo, Elisa Romani conquista il secondo posto di categoria.

Sui 10 chilometri, con 550 metri di dislivello, invece, è Stefania Bruschi a salire sul secondo gradino del podio di categoria.

Due cavalieri — o meglio, due valorose rappresentanti della compagnia — che attraversano il territorio dei Folendari lasciando dietro di sé soltanto impronte e davanti a sé la soddisfazione di una medaglia.

Adria, Forlì, Campalto e Cesuna: la Tavola Rotonda si allarga

Ma la settimana di Corriferrara non si ferma alle imprese da podio.

La compagnia si divide, come accadeva agli antichi cavalieri quando il regno era troppo vasto per essere attraversato da un solo esercito.

Ad Adria, lungo i 21,097 chilometri della 2ª Half Marathon, la strada accompagna i runner nella storia di una città profondamente legata all'acqua e alle antiche vie commerciali del territorio.

A Forlì, la Tin Bota Romagna Half Marathon offre altri 21,097 chilometri di sfida, nel cuore di una Romagna che nello sport ha sempre trovato uno dei suoi linguaggi più autentici.

A Campalto, invece, arriva la distanza dei 30 chilometri della Maratonella, una tappa importante per chi guarda con attenzione alle distanze più lunghe.

E poi ancora Cesuna, sull'Altopiano di Asiago, dove il Commonwealth War Cemeteries Trail Run porta i colori Corriferrara su 2 percorsi di  43 e 21,9 chilometri.

Un luogo dove la corsa incontra la memoria. Qui il passo del runner diventa quasi una forma di rispetto: si corre nel presente, ma attraversando luoghi che custodiscono storie dolorose del passato.

1.823 chilometri: una strada lunga quanto una leggenda

Alla fine della settimana, il libro delle imprese può essere richiuso.

Ma prima bisogna guardare i numeri.

109 atleti.

8 località.

1.823 chilometri percorsi.

20.400 metri di dislivello positivo.

Numeri che raccontano una realtà molto più grande della semplice statistica.

Perché dietro ogni chilometro c'è una persona. Dietro ogni salita c'è una fatica. Dietro ogni traguardo c'è una scelta: quella di continuare.

E allora possiamo immaginare la grande sala di Camelot.

Al centro, la Tavola Rotonda.

Attorno, non re e cavalieri, ma 109 runner Corriferrara, appena tornati dalle loro avventure.

Sul tavolo vengono deposte le medaglie conquistate da Cecilia Zocca, prima assoluta a Formignana; Rosanna Albertin, terza assoluta; Ion Coban, secondo assoluto a Cavalese; Paola Pantaleoni e Matteo Marangoni, a podio a Imola; Elisa Romani e Stefania Bruschi, seconde di categoria a Cerro Veronese.

Ma accanto alle medaglie vengono lasciate anche le scarpe infangate, le borracce vuote, le gambe stanche e quei sorrisi che spesso valgono più di qualsiasi classifica.

Perché nella Tavola Rotonda di Corriferrara non esistono soltanto i cavalieri che arrivano primi.

Esistono quelli che affrontano 120 chilometri.

Quelli che salgono per migliaia di metri.

Quelli che corrono una mezza maratona.

Quelli che affrontano un trail.

Quelli che magari non conquistano nessun podio, ma conquistano qualcosa dentro di sé.

E quando le porte di Camelot si chiudono e la settimana finisce, resta una certezza: la leggenda non è fatta soltanto di chi vince. È fatta soprattutto di chi parte.

E la compagnia Corriferrara, ancora una volta, è partita.











giovedì 1 ottobre 2026

Riepilogo settimanale e mensile gare e punti che saranno assegnati.

 

CORRIFERRARA, L’EPOPEA DI SETTEMBRE

Dalla quiete dell’Adige alle montagne dell’Adamello, un mese di corsa lungo le strade del mondo

Nelle antiche epopee, gli uomini partivano alla ricerca di qualcosa che andava oltre il semplice viaggio. Attraversavano terre sconosciute, affrontavano montagne, fiumi e sentieri impervi, spinti dal desiderio di misurarsi con il mondo e, soprattutto, con se stessi.

Anche il mese di settembre degli atleti Corriferrara ha avuto qualcosa di epico. Non c’erano tavole d’argilla da incidere, come nella lontana Mesopotamia di Gilgamesh, né mura di Uruk da difendere. C’erano invece scarpe da running, pettorali, strade, sentieri, salite e quel desiderio antico e universale di correre verso un traguardo.

E il viaggio è stato davvero lungo.

L’ultima settimana: sette terre di corsa

La settimana conclusa domenica 27 settembre 2026 ha visto ben 99 atleti Corriferrara impegnati in gara, distribuiti in 7 località, per un totale di 1.814 chilometri percorsi.

Un piccolo esercito pacifico della corsa, partito da luoghi diversi e diretto verso altrettanti traguardi.

Da Marina di Campo, all’Isola d’Elba, con la Run Tuscany Island sulla distanza di 11 chilometri, fino a Pomposa, dove la strada ha incontrato la storia millenaria dell’abbazia.

Da Legnago, lungo l’Adige, con i 10 chilometri della Corsa Rosa, a Trento, Alghero e Mantova, dove le mezze maratone hanno portato gli atleti attraverso paesaggi e città profondamente differenti.

E poi, oltre ogni misura ordinaria, l’Adamello Ultra Trail.

L’Adamello: dove la corsa diventa impresa

A Vezza d’Oglio, sulle montagne dell’Alta Valle Camonica, Sabina Drimaco ha affrontato 170 chilometri dell’Adamello Ultra Trail.

Il dato che più impressiona è forse quello del dislivello: 11.500 metri, interamente realizzati da Sabina.

Undicimila e cinquecento metri di salita sono un numero che sembra quasi appartenere a un racconto mitologico. Ma nella realtà sono stati passi, fatica, buio, rocce, sentieri e ore trascorse davanti alla montagna.

L'Adamello, con il suo massiccio che supera i 3.500 metri, è una delle grandi sentinelle delle Alpi lombarde. Sono montagne segnate dalla storia: durante la Prima guerra mondiale furono teatro della cosiddetta Guerra Bianca, combattuta ad altissima quota tra ghiacciai e creste. Ancora oggi quei luoghi conservano tracce di quel passato, come se la montagna avesse scelto di custodire nella propria roccia la memoria degli uomini.

E in questo scenario Sabina ha scritto la sua personale pagina di epopea sportiva.

Pomposa, dove la corsa incontra la storia

A Pomposa, invece, il viaggio ha avuto un sapore diverso.

L'Abbazia di Pomposa, gioiello dell'arte romanica, sorge in un territorio che per secoli fu crocevia di monaci, pellegrini e viandanti. Qui la storia della cultura europea ha lasciato tracce profonde: tra le sue mura visse anche Guido d'Arezzo, il monaco benedettino tradizionalmente associato alla sistematizzazione della moderna notazione musicale e all'uso delle sillabe dell'Inno a San Giovanni.

E così, quasi come in una partitura medievale, gli atleti Corriferrara hanno composto la propria musica di corsa.

Sulla mezza maratona hanno brillato Carlo Barbieri, primo di categoria, Alessio Zambrini, terzo di categoria, Giulia Monesi, terza di categoria, e Mario Boarati, terzo di categoria.

Quattro nomi saliti sul podio, quattro piccole vittorie personali che, sommate, diventano patrimonio della squadra.

L’Adige e la Corsa Rosa

A Legnago, la Corsa Rosa ha portato gli atleti lungo l'argine e la ciclopedonale dell'Adige.

Il grande fiume, che nasce nelle Alpi e attraversa il Veneto prima di raggiungere l'Adriatico, è stato ancora una volta compagno silenzioso di chi corre.

Ma qui la corsa ha avuto anche un significato che supera il cronometro: la manifestazione ha infatti unito sport e solidarietà, ricordando quanto una gara podistica possa trasformarsi in occasione di partecipazione e attenzione verso gli altri.

È questa una delle magie più belle della corsa: per qualche chilometro persone diverse possono condividere la stessa strada e lo stesso desiderio di fare qualcosa insieme.

Trento, Mantova e Alghero: tre città, tre racconti

A Trento, la mezza maratona ha attraversato una città che porta nel proprio paesaggio il dialogo continuo fra montagne e civiltà. Il corso dell'Adige accompagna la valle e ricorda come, da sempre, i fiumi siano stati vie naturali di comunicazione e di incontro.

A Mantova, la corsa ha avuto invece come sfondo una città nata dentro l'acqua, circondata dai laghi formati dal Mincio. Qui il tempo sembra procedere con un ritmo diverso, tra palazzi rinascimentali, piazze e memorie dei Gonzaga.

E poi Alghero, sulla costa nord-occidentale della Sardegna, con il suo particolare legame con la cultura catalana. Le sue mura guardano il Mediterraneo e ricordano che, anche quando si corre, ogni luogo porta con sé una storia.

Dal mare dell’Elba alle montagne

Infine Marina di Campo, all'Isola d'Elba, ha regalato agli atleti la dimensione marina della corsa.

L'Elba, la più grande delle isole dell'Arcipelago Toscano, è stata per secoli terra di marinai, commerci e passaggi. È anche indissolubilmente legata alla storia di Napoleone Bonaparte, che vi trascorse il periodo dell'esilio nel 1814-1815.

Sette località, dunque, sette scenari completamente diversi.

Eppure una sola lingua comune: quella dei passi.


SETTEMBRE 2026: UN MESE DA RACCONTARE

Se la settimana del 27 settembre è stata un capitolo intenso, il riepilogo dell'intero mese racconta qualcosa di ancora più grande.

Sono stati 206 gli atleti Corriferrara impegnati complessivamente.

Hanno corso in 34 località, percorrendo la straordinaria distanza complessiva di 3.796 chilometri.

Per avere un'idea della dimensione del viaggio, è come se, sommando tutti i chilometri percorsi individualmente, la squadra avesse attraversato l'Europa da una parte all'altra e fosse poi ripartita ancora.

Ma il dato forse più impressionante appartiene alle montagne:

43.840 metri di dislivello.

Quarantatremilaottocentoquaranta metri verso l'alto.

Una montagna immaginaria costruita passo dopo passo da tutti gli atleti Corriferrara che, durante settembre, hanno scelto di affrontare salite, discese, pianure e sentieri.

E l’epopea non si è fermata ai confini italiani

Nel viaggio di settembre ci sono stati anche tre luoghi esteri:

Budapest, Lubiana e Vienna.

Tre capitali europee, tre storie differenti.

Budapest, divisa dal Danubio e nata dall'unione di Buda e Pest.

Lubiana, capitale slovena attraversata dal fiume Ljubljanica e dominata dalla collina del castello.

Vienna, città imperiale sulle rive del Danubio, dove la storia europea ha lasciato alcune delle sue impronte più profonde.

Anche lì, in mezzo a monumenti, fiumi e strade straniere, qualcuno ha corso indossando i colori Corriferrara.

Undici volte sul podio

E alla fine dell'epopea arrivano i numeri che si possono mettere in classifica, ma che raccontano soltanto una parte della storia:

11 podi conquistati nel mese di settembre.

Perché ogni podio è importante, ma non può contenere tutto ciò che accade prima di salirci.

Dentro un risultato ci sono gli allenamenti fatti quando non si aveva voglia di uscire, le sveglie all'alba, le giornate di pioggia, i chilometri solitari, gli amici incontrati lungo la strada, le rinunce e la soddisfazione di vedere finalmente comparire il traguardo.

È questo, in fondo, il senso più autentico dell'epopea di Corriferrara.

Gilgamesh cercava l'immortalità e, alla fine del suo viaggio, comprese che l'uomo non diventa eterno evitando il tempo, ma lasciando qualcosa di sé nel mondo.

Gli atleti Corriferrara non cercano l'immortalità.

Cercano un chilometro in più.

Una salita da superare.

Un traguardo.

Un nuovo viaggio.

E così, mentre settembre consegna i suoi 3.796 chilometri, le 34 località, i 43.840 metri di dislivello, i 206 atleti e gli 11 podi, la strada davanti è già pronta.

Perché ogni corsa finita non è davvero la fine.

È soltanto l'inizio della prossima storia.









giovedì 24 settembre 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 


CORRIFERRARA, QUANDO IL MONDO È UN PERCORSO DA CORRERE

Riepilogo settimanale  

Se Voltaire avesse avuto un paio di scarpe da running, forse avrebbe scoperto che il modo migliore per comprendere il mondo non è sempre sedersi a discuterne nei salotti, ma percorrerlo a passo di corsa.

E così, mentre i filosofi cercano ancora una risposta alla domanda su quale sia il senso della vita, gli atleti della Corriferrara sembrano averne trovata una più semplice: mettere le scarpe, scegliere una direzione e partire.

Questa settimana sono stati 29 gli atleti impegnati, capaci di collezionare 472 chilometri, distribuiti in 8 località, con un dislivello complessivo di ben 9.600 metri.

Numeri che, osservati da lontano, sembrano quasi una piccola statistica. Ma dietro ogni chilometro c'è una storia: una partenza all'alba, una salita che sembrava più lunga del previsto, un ristoro provvidenziale, qualche dolorino diplomaticamente ignorato e, soprattutto, quella strana felicità che compare proprio quando le gambe cominciano a chiedere spiegazioni.

DAI COLLI BOLOGNESI ALLE DOLOMITI, PASSANDO PER IL PO

Partiamo da Monterenzio, dove la Bologna Marathon in Trail ha offerto distanze da 16 e 43 chilometri.

Qui il paesaggio cambia registro: non più l'asfalto ordinato delle strade cittadine, ma sentieri, colline e dislivelli, dove la corsa diventa quasi un dialogo con la natura. In questi luoghi l'uomo moderno, munito di GPS e smartwatch, scopre una verità antica: la montagna non ha alcun interesse per la tecnologia e continua tranquillamente a essere in salita.

Scendendo verso la pianura incontriamo Occhiobello, dove con In sla rota ad Po si è corso sulle distanze di 10 e 16,5 chilometri.

Il grande protagonista, naturalmente, è il Po, quel fiume che attraversa la pianura come un vecchio filosofo, apparentemente tranquillo, ma capace di ricordare agli uomini che la natura non sempre accetta di stare dentro i confini che le hanno disegnato.

Correre lungo l'argine significa avere per compagno proprio lui: il Grande Fiume, con il suo lento procedere e i suoi orizzonti larghi. E forse è proprio questo uno dei piccoli privilegi della corsa: vedere luoghi che, andando semplicemente da un punto all'altro, rischieremmo di non osservare mai.

IL MARE, LA SABBIA E IL FASCINO DEL LIDO

A Lido di Venezia gli undici chilometri della Venezia Lido Beach Trail hanno portato i nostri colori tra sabbia, pineta e laguna.

Il Lido è un luogo particolare: un'isola sospesa tra il fascino della Venezia più conosciuta e quello del mare aperto. È anche la terra del cinema, delle grandi stelle che ogni anno arrivano per il Festival e dei fotografi che cercano volti celebri.

I nostri runner, però, hanno probabilmente inseguito qualcosa di meno mondano: un buon ritmo e il traguardo.

E mentre qualcuno può sfilare sul red carpet, il podista ha il suo personale tappeto rosso: qualche chilometro di percorso e la soddisfazione di arrivare in fondo.

A CASTELFRANCO EMILIA, SUA MAESTÀ IL TORTELLINO

A Castelfranco Emilia la filosofia lascia spazio alla gastronomia.

La Tortellino Run, con i suoi 16,6 chilometri, dimostra che in Emilia Romagna anche una corsa può avere una conseguenza gastronomica.

Castelfranco è infatti legato alla tradizione del tortellino, e attorno a questa piccola pasta ripiena esiste persino una celebre leggenda: quella che racconta di un oste che, osservando dal buco della serratura una bellissima ospite, avrebbe cercato di riprodurne l'ombelico nella pasta.

Se la storia sia vera o meno, poco importa. Gli emiliani hanno avuto comunque la brillante idea di trasformare una leggenda culinaria in un ottimo motivo per correre.

E qui Voltaire avrebbe forse concluso che, tra tutte le forme di filosofia, quella che conduce alla tavola è certamente una delle più convincenti.

ROMANO D'EZZELINO: DOVE LA CORSA GUARDA VERSO IL CIELO

A Romano d'Ezzelino, invece, il gioco si fa decisamente più serio.

La Sky degli Eroi, sulla distanza di 27 chilometri, porta gli atleti in ambiente montano, dove il dislivello diventa parte integrante della sfida.

Qui la corsa cambia ancora una volta volto. Non basta più chiedersi quanto manca al traguardo: bisogna imparare a convivere con la salita, con il respiro corto e con quella particolare forma di umiltà che solo una montagna sa insegnare.

La montagna non promette scorciatoie. Chiede pazienza, passo dopo passo.

E alla fine concede qualcosa che nessun cronometro può misurare davvero: la sensazione di essere arrivati un po' più in alto, non soltanto con i piedi.

SANT'URBANO, LA CORSA CHE UNISCE

A Sant'Urbano, nel Padovano, la manifestazione Tutti insieme per la Bassa proponeva tre distanze: 6, 12 e 18 chilometri.

E forse proprio quel "insieme" merita attenzione.

Perché la corsa non è fatta soltanto di tempi, classifiche e prestazioni. È anche stare nello stesso gruppo, salutarsi, aspettarsi, condividere un tratto di strada.

Nella Bassa, dove gli orizzonti sono ampi e la pianura sembra non finire mai, il vero risultato può essere semplicemente quello di arrivare insieme.

Una piccola lezione che la corsa continua a impartire senza bisogno di professori: si può correre per vincere, per migliorarsi, per allenarsi oppure semplicemente per esserci.

PORTO SAN GIORGIO: LA MARATONA CHE INCONTRA IL MARE

Dalla pianura al mare Adriatico, fino a Porto San Giorgio, dove la 43ª Half Marathon ha portato gli atleti sulla classica distanza di 21,097 chilometri.

La mezza maratona è una distanza curiosa: abbastanza lunga da richiedere rispetto, ma abbastanza breve da lasciare al runner l'illusione di essere padrone della situazione.

Poi, generalmente, arriva il ventesimo chilometro a ricordargli che la natura ama l'ironia.

Correre sul litorale marchigiano significa però avere un compagno particolare: il mare. E davanti a un orizzonte aperto, anche la fatica sembra assumere un significato diverso.

E POI C'È LUI: IL VESUVIO

Infine, il viaggio dellai Corriferrara arriva a Ottaviano, nel territorio vesuviano, per il Vesuvio Spartacus Trail: 21,097 chilometri e 1.300 metri di dislivello.

Qui il paesaggio porta con sé una storia che non ha bisogno di essere inventata.

Il Vesuvio è uno dei vulcani più celebri del mondo, custode di una memoria antica e inquietante. La sua eruzione del 79 d.C. seppellì Pompei ed Ercolano, lasciando ai secoli successivi una delle testimonianze archeologiche più straordinarie dell'antichità.

Ma oggi il vulcano può essere anche un luogo di sport, di natura e di avventura.

E affrontarlo correndo significa entrare, per qualche ora, in un paesaggio dove la terra vulcanica, i boschi, i sentieri e il profilo del cratere ricordano continuamente al podista che sotto i suoi piedi c'è una storia geologica molto più antica di qualsiasi record personale.

29 ATLETI, 472 CHILOMETRI E UNA SOLA DIREZIONE

Alla fine della settimana restano dunque 29 atleti, 472 chilometri, 9.600 metri di dislivello e otto località attraversate.

Ma sarebbe riduttivo fermarsi ai numeri.

Perché ogni settimana Corriferrara dimostra che una squadra podistica può diventare una piccola comunità viaggiante: dalla pianura al mare, dai sentieri bolognesi alle montagne venete, dalle rive del Po al Vesuvio.

Si corre per preparare una maratona, per migliorare un tempo, per ritrovare la condizione, per affrontare una salita o semplicemente per il piacere di esserci.

Voltaire, probabilmente, avrebbe sorriso davanti a questa curiosa ostinazione degli esseri umani a faticare volontariamente quando potrebbero comodamente restare seduti.

Ma forse avrebbe anche riconosciuto una verità semplice: l'uomo non corre soltanto per arrivare da qualche parte. Corre perché, mentre corre, scopre un po' meglio il mondo e, qualche volta, anche se stesso.

E allora avanti, Corriferrara.

La prossima settimana ci saranno nuove strade, nuovi chilometri, nuove salite e nuove storie.

Perché il mondo è grande, il traguardo è sempre un po' più avanti e, fortunatamente, le scarpe sono già pronte.