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martedì 5 maggio 2026

53^ StraMilano

 

Stramilano 2026: Milano corre, il cuore batte a 21,097 km

L’importanza aggregativa: una città che corre insieme

Un tracciato veloce e pianeggiante, ideale per prestazioni cronometriche ma anche spettacolare, perché disegna una Milano in movimento: quella elegante dei palazzi storici, quella moderna dei quartieri in evoluzione, quella viva delle persone ai bordi strada.

E mentre davanti si combatteva per il tempo e la classifica, dietro si correva per qualcosa di altrettanto importante: superare sé stessi.

La vera forza della Stramilano non sta solo nei tempi o nei podi, ma nella sua dimensione collettiva.

Decine di migliaia di partecipanti hanno invaso le strade: chi per competere, chi per divertirsi, chi semplicemente per esserci. Un evento capace di unire generazioni, livelli sportivi e storie personali in un’unica grande narrazione.

È qui che lo sport diventa linguaggio universale:

  • famiglie con bambini nella 5 km
  • gruppi di amici nella 10 km
  • atleti e amatori nella 21 km

Tutti parte dello stesso racconto urbano.

Milano: il palcoscenico perfetto

Correre la Stramilano significa attraversare una città che si racconta chilometro dopo chilometro.

Dai bastioni ottocenteschi alle piazze simbolo, fino all’arrivo sotto l’Arco della Pace, ogni passo è un viaggio dentro Milano.

Oltre il traguardo

Quando l’ultimo runner taglia il traguardo, la Stramilano non finisce davvero.
Resta nelle gambe stanche, nei sorrisi, nelle medaglie, ma soprattutto nella consapevolezza di aver condiviso qualcosa di grande.

Perché la Stramilano è questo:
una corsa, sì, ma soprattutto un rito collettivo che ogni anno ridisegna il battito di Milano.




28^ Correre in pineta.

 

Nel cuore del Delta, dove l’acqua racconta storie antiche e la terra sembra nascere ogni giorno dal respiro del fiume, sorge Porto Viro. Un luogo che porta nel nome il segno di una trasformazione epocale: il celebre “Taglio del Po” del 1599, quando la Serenissima deviò il corso del grande fiume per proteggere la laguna di Venezia dall’interramento.

Prima di diventare Porto Viro, queste terre erano conosciute come Donada e Contarina: nomi che ancora oggi evocano comunità rurali, legate ai ritmi lenti della bonifica e alla fatica condivisa. Qui il Po non è solo un fiume, ma una presenza viva, che plasma la memoria collettiva e accompagna ogni storia, anche quelle più contemporanee.

Ma lungo questi argini, tra nebbie basse e acque lente, non mancano racconti sospesi tra realtà e leggenda. Si narra, ad esempio, che nelle notti d’inverno il fiume restituisca voci lontane: sarebbero quelle dei barcaioli e dei lavoratori della bonifica, inghiottiti dalle acque o dalla fatica, che ancora vegliano sui loro luoghi. Alcuni parlano della “donna del fiume”, una figura silenziosa che appare tra i canneti nelle sere più umide, come a proteggere il Delta o a mettere in guardia chi non rispetta i suoi equilibri.

Un’altra storia, tramandata tra le famiglie locali, racconta di luci misteriose che danzano sopra le valli nelle notti senza luna: fuochi fatui, certo, ma per molti segni di anime inquiete o spiriti della terra strappata all’acqua. Leggende che, vere o no, contribuiscono a rendere questo territorio ancora più affascinante, dove natura e memoria si intrecciano senza soluzione di continuità.

E proprio tra queste acque e queste pinete si è svolta, il 3 maggio 2026, la 28ª edizione di “Correre in Pineta”, gara podistica di 7,6 km che ha saputo unire sport e territorio in un racconto fatto di passi, respiro e natura.

Il percorso, disegnato su due giri tra i sentieri della pineta, ha offerto ai partecipanti un’esperienza immersiva: aghi di pino sotto i piedi, il silenzio interrotto solo dal ritmo della corsa, e qua e là funghi nascosti tra le radici. Ma non è stata una gara semplice: le insidie del terreno, con radici affioranti e tratti tecnici, hanno richiesto attenzione e determinazione.

Angelo Visentin ha descritto bene l’atmosfera della giornata:
Gara molto sentita e partecipata, molto competitiva con nomi e tempi importanti nei primi arrivati. Percorso misto pineta, pacer di Elisa Ferrari.

Una competizione dunque, ma anche un momento di condivisione, come racconta Sara Melloni, con uno sguardo più intimo e personale:
Prima tappa Circuito Gabbiano - Porto Viro. Recentemente le mie amiche ed io abbiamo deciso di partecipare a questo circuito di gare nel meraviglioso Delta del Po. Oggi il percorso consisteva in due giri in pineta: aghi di pino, silenzio e funghi, ma anche insidiose radici. Durante il primo giro sono stata abbastanza gagliarda, mentre per il secondo ho selezionato il modello protezione caviglie. Sono stata superata da molti anziani e incoraggiata dai responsabili della segnalazione del percorso. Non ho vinto niente, o meglio, ho vinto una giornata di sole e buona compagnia, come ha scritto mia madre in un messaggio che mi è arrivato al ritorno.

Parole che restituiscono il senso più autentico della corsa: non solo classifica, ma esperienza, emozione, comunità.

A sottolineare il valore dell’evento anche Denis Grandi:
Ottima location presso il Centro Sportivo ‘Murazze’, gara bella e partecipata essendo la prima del Circuito Polesano ‘Il Gabbiano’ e con livello di atleti veramente buono sia al maschile che al femminile. A dare lo start come ulteriore ciliegina sulla torta il campione europeo di maratona Iliass Aouani, ragazzo davvero molto semplice, simpatico e disponibile con tutti. Percorso su due giri con il tratto in pineta molto impegnativo.

E così, tra memoria e presente, Porto Viro continua a raccontarsi. Dalle grandi opere idrauliche del passato alle leggende sussurrate tra i canneti, fino alle corse tra i pini di oggi, resta un luogo dove ogni passo. lento o veloce che sia, sembra seguire il ritmo antico del fiume.






lunedì 4 maggio 2026

Lucca half marathon

 

Tra le mura dorate di Lucca, dove il tempo sembra camminare con passo più lento e le pietre raccontano storie antiche, si è corsa il 3 maggio 2026 la Lucca Half Marathon: non soltanto una gara, ma una piccola epopea moderna, degna di essere sussurrata con il respiro lirico di George Gordon Byron e Percy Bysshe Shelley.

Le mura rinascimentali, che un tempo difendevano la città, oggi abbracciano i corridori come un antico coro silenzioso. Qui, dove Giacomo Puccini mosse i primi passi e dove le piazze sembrano teatri all’aperto, ogni falcata diventa musica. Non è un caso che Lucca sia detta “la città delle cento chiese”: ogni curva del percorso pare una preghiera laica, ogni respiro un inno alla resistenza.

E in questo scenario sospeso tra arte e fatica, emerge la storia, umana, ironica e ostinata di Federico Oliani.


Il racconto di una corsa (e di una testardaggine gentile)

Buona la quinta!!” così inizia il suo racconto, quasi fosse il primo verso di una ballata romantica.

Per cinque volte ha cercato questa gara, come un amante fedele respinto dal destino. E finalmente, quest’anno, il destino si è lasciato convincere.

C’è qualcosa di profondamente byroniano nella sua ostinazione: un viaggio in Toscana, “tra una birretta e l’altra”, come se il piacere e la fatica fossero due facce della stessa medaglia. Poi la domenica, il rito: il deposito borse, lo sguardo ai piedi… e l’improvvisa epifania, le scarpe dimenticate.

Un piccolo dramma, degno di Shelley, che avrebbe forse sorriso di fronte a questa ironia del caso.

E così, prima ancora della gara, quattro chilometri rubati al destino, una corsa contro il tempo per recuperare ciò che rende possibile il sogno(le scarpe dimenticate). Un prologo inatteso.

Poi la gara vera.

Le gambe ancora segnate dal trail della settimana precedente, il passo prudente accanto ai pacer dell’1:35  quasi una scelta di modestia. Ma come spesso accade nelle storie migliori, qualcosa cambia. Le gambe “iniziano ad andare da sole”, come se un vento invisibile forse quello che Shelley avrebbe chiamato West Wind, le sospingesse oltre ogni previsione.

E Federico si ritrova con i pacer dell’1:30.

Il caldo, i saliscendi, il cuore a 184 battiti: una lotta silenziosa contro i propri limiti. Qui la corsa smette di essere sport e diventa poesia fisica, una sfida tra corpo e volontà.

Stringere i denti, ignorare il dolore: gesti semplici, ma carichi di un’epica discreta.

E infine, lo sprint.

Un ultimo slancio, quasi disperato e luminoso insieme  e il tempo che si piega, migliorato di un minuto e venti secondi. Non è solo un dato: è una conquista, una piccola vittoria contro il sé di ieri.


Lucca, tra leggenda e corsa

Correre a Lucca non è mai solo correre. È attraversare una città che ha visto passare secoli, eserciti, artisti e sognatori. Si dice che le sue mura, perfettamente conservate, siano tra le poche in Europa completamente percorribili a piedi o di corsa: un anello sospeso tra storia e natura.

E mentre i runner avanzano, forse senza saperlo, calpestano la stessa terra che ha ispirato viaggiatori romantici e musicisti immortali.


Epilogo (con birra)

E dopo tanta fatica?

Altra birretta e si ritorna a casa a morire sul divano.”

Un finale perfetto, quasi anti-eroico, che rende questa storia ancora più vera. Perché, come avrebbe scritto Byron, anche gli eroi, quelli veri, sanno concedersi un sorriso dopo la battaglia.

E così si chiude questa piccola odissea moderna: tra sudore, ironia e poesia, sulle strade senza tempo di Lucca.






domenica 3 maggio 2026

52° Giro Podistico delle Mura

 

Nel cuore gentile della pianura, là dove le antiche cortine raccontano ancora duchi e cavalieri, la città di Ferrara ha rinnovato il suo rito più caro: il Giro Podistico delle Mura, affettuosamente chiamato “la Primo Maggio”. E come nei versi di Matteo Maria Boiardo, tra imprese e ardori, e con quella malinconica dolcezza cara a Giorgio Bassani, la città si è fatta teatro di una corsa che è memoria viva, respiro collettivo, racconto che si rinnova ogni anno.

Le origini di una tradizione

Correva l’anno 1973 quando Luigi Marini e il gruppo Putinati decisero che Ferrara meritava una sua gara: nacque così un evento destinato a diventare il più antico del territorio ferrarese. Per vent’anni la manifestazione fu custodita con passione, poi il testimone passò alla storica pizzeria Pippo, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove, da oltre un decennio Monica Zannini  , Luciano Mazzanti     e Gabriele Garbellini continuano a tenerne vivo il prestigio.

E come ogni grande epopea, anche questa corsa vive grazie a un esercito silenzioso: i volontari.    Presenze discrete ma fondamentali, tra ristori, segnalazioni percorso e accoglienza   , senza le quali nulla sarebbe possibile.

L’edizione 2026: sole, passi e comunità

Il 1° maggio 2026 si è presentato con un cielo terso, quasi benevolo, come a voler benedire i circa 1500 partecipanti. Tra questi, 350 competitivi impegnati sulla distanza dei 12 km, mentre gli altri hanno popolato il percorso dei 6 km in forma non competitiva.

Non solo corsa: la manifestazione è stata una festa del movimento. Camminatori, praticanti di nordic walking, famiglie con amici a quattro zampe nella dog run. Circa 100 giovani e giovanissimi hanno dato vita alle gare dedicate, portando freschezza e futuro tra le mura rinascimentali.

Tra le società, spicca la Polisportiva Quadrilatero  con 93 atleti, seguita da Corriferrara   con circa 90 presenze: numeri che raccontano un tessuto sportivo vivo e partecipe.

I vincitori

Nella gara competitiva, tra gli uomini ha trionfato Davide Sughi dell’Atletica San Giorgio di Piano, mentre tra le donne si è imposta Demetra Tarozzi dell’Atletica Molinella.

Voci dal percorso

Le parole degli atleti restituiscono l’anima più autentica della giornata:

Andrea Rubbini



Non c'è 2 senza 3! Anche quest'anno, terzo consecutivo, ho avuto la possibilità di partecipare a questa storica riunione di sportivi, tutti belli competitivi. Una cornice super per una gara da fare a tutta, con il mio amico Cristian al rientro alle corse dopo un periodo di pausa. Alla fine ottimo tempo e 1° maggio da ricordare.”

Denis Grandi:
Una bella giornata di sport, condivisione e amicizia!

 Sara Melloni 

Se Ferrara fosse un multiverso, il Giro delle Mura sarebbe una missione degna degli Avengers. E Sara Melloni lo racconta così, con tono da fumetto:

Tre settimane fa: morso di ragno. Risultato? Nessun superpotere. Niente salto tra i tetti, niente addominali scolpiti. Forse ho sbagliato universo… (o forse serviva una chiamata di Doctor Strange per aprire il portale giusto!)

Il Giro delle Mura è come un videogioco a livelli:

  • Livello 1: la grande nevicata di primavera (boss fight inclusa)
  • Livello 2: sopravvivenza mentale
  • Livello finale: arrivare comunque al traguardo

Spoiler: ho fatto il peggior tempo della mia lunga carriera podistica. (Ma, come ogni vero eroe Marvel, la missione non è vincere… è vivere l’avventura). Ed è stato bellissimo.

Ferrara, tra corsa e meraviglia

Correre sulle mura di Ferrara non è solo sport: è un viaggio nella storia. Le mura rinascimentali, tra le meglio conservate d’Europa, abbracciano la città come un anello di pietra e verde. Qui si corre tra bastioni e alberi, dove un tempo vigilavano sentinelle e oggi scorrono passi e sorrisi.

Curiosità:

  • Le mura sono lunghe circa 9 km e completamente percorribili.
  • Ferrara è patrimonio UNESCO, anche grazie alla sua struttura urbanistica rinascimentale.
  • Il Giro delle Mura è uno dei pochi eventi che permette di vivere questo patrimonio in modo così partecipato e dinamico.

Epilogo

E così, tra il sole di maggio e il vento leggero che accarezza le antiche pietre, Ferrara ha scritto un’altra pagina della sua storia sportiva. Non solo una gara, ma un racconto corale, dove ogni passo – veloce o lento – ha trovato il suo posto.

Come direbbe Bassani, è nelle piccole cose condivise che si annida l’eternità. E come nei poemi cavallereschi, anche qui ogni partecipante è stato, a suo modo, un eroe.