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martedì 3 novembre 2026

La Vallazza, tanti podi per i nostri atleti.

 

La Vallazza, tra sterrati, vento e amicizia: Corriferrara corre e conquista sei podi!

Diciassette atleti, 13,5 chilometri immersi nella campagna molinellese e una domenica di sport, sorrisi e soddisfazioni. Perché certe corse non si misurano soltanto con il cronometro, ma anche con le emozioni che sanno regalare.

C'è una campagna che, quando arriva l'autunno, sembra voler raccontare le proprie storie attraverso i passi di chi la percorre. È quella di Molinella, nel Bolognese, dove domenica 1° novembre 2026 è andata in scena La Vallazza, gara podistica di 13,5 chilometri che ha richiamato tanti appassionati della corsa.

Un appuntamento ormai conosciuto e apprezzato, capace di mettere insieme agonismo, natura e quella bella voglia di stare in compagnia che rende il podismo qualcosa di più di una semplice attività sportiva.

Molinella, terra di pianura, conserva nel suo paesaggio il carattere tipico della campagna emiliana: distese agricole, strade tranquille, canali e corsi d'acqua che accompagnano lo sguardo verso orizzonti ampi. Un territorio nel quale la presenza dell'acqua ha da sempre avuto un ruolo importante, tra bonifiche, coltivazioni e vita rurale. E proprio in questo ambiente si sviluppa il percorso della Vallazza, che offre ai partecipanti un contatto diretto con la natura e con una campagna che, pur nella sua apparente tranquillità, sa anche mettere alla prova le gambe.

A rappresentare Corriferrara c'erano 17 atleti, pronti a cimentarsi sui 13,5 chilometri di gara. Un percorso in gran parte sterrato, dunque tutt'altro che una passeggiata domenicale, soprattutto quando anche il vento decide di partecipare alla competizione senza essere stato ufficialmente invitato!

Ma il gruppo ferrarese ha saputo rispondere con entusiasmo e determinazione, portando a casa ben sei piazzamenti sul podio di categoria.

Eccoli i protagonisti di questa bella giornata:

  • Paola Pantaleoni, 

  •   1ª di categoria: la vacanza non le ha fatto perdere l'abitudine al podio! Evidentemente anche lontano dalle gare il talento non va in ferie. 

  • Caterina Maietti, 2ª di categoria, sempre pronta a mettere in campo grinta e determinazione.  

  • Denis Grandi, 2° di categoria, ormai affezionato a questa manifestazione, che continua a regalargli soddisfazioni.

  • Emanuela Marangoni, 2ª di categoria, protagonista di un'altra bella prestazione.

  • Alessandro Medri, 3° di categoria, con la soddisfazione di un buon riscontro cronometrico.

  • Cecilia Zocca, 3ª di categoria, a completare il bel bottino di Corriferrara.

Sei podi che fanno certamente piacere, ma che raccontano soltanto una parte della giornata. Perché, come spesso accade nelle manifestazioni podistiche, accanto a chi corre per migliorare il proprio tempo c'è chi sceglie di godersi il paesaggio, chi si mette alla prova, chi cerca nuovi stimoli e chi semplicemente desidera condividere qualche chilometro con gli amici.

E i racconti degli atleti presenti restituiscono proprio questo spirito.

Andrea Rubbini  racconta la giornata con la semplicità di chi sa apprezzare il bello della corsa, anche senza inseguire necessariamente il cronometro:

«Un bel giro in campagna! Da fare al massimo nella competitiva... oppure, come abbiamo fatto oggi io e Sara, da prendere con il giusto passo per godersi un'altra bella domenica di sport insieme a tanti appassionati podisti. Buona organizzazione, due ristori nel percorso e quello finale, tempo clemente, direi che ci siamo... bravi tutti!»

Anche Sara Sacchelli   racconta il suo ritorno alla Vallazza con lo spirito di chi ama le tapasciate, quelle manifestazioni dove il piacere di correre si mescola alle chiacchiere, alle fotografie e alla compagnia degli amici. E non manca una simpatica frecciatina finale!

«Spinta dal gruppo della RS, ritorno a correre ad un grande classico delle tapasciate della bassa bolognese. Per fortuna la faccio scarpa contro scarpa con il mio compagno di squadra Andrea che mi tira fino all’ultimo metro e ci portiamo casa (oltre al pacco di pasta) una sgambata fatta anche di chiacchere e foto.
Ci si ferma poi per vedere l’arrivo dei runner “seri”, quelli della nostra squadra iscritti alla competitiva. Che fanno davvero dei tempi da top runner! Bravi tutti. Anche agli organizzatori che riescono ancora a portare il paese e la provincia a mettersi in competizione nei piccoli paesi. Alla faccia di NY!!
»

Ecco, forse è proprio questo il bello delle manifestazioni come La Vallazza: c'è chi corre per conquistare un podio, chi per migliorare il proprio personale e chi per godersi una mattinata in compagnia. Poi ci si ritrova tutti insieme ad applaudire gli amici, perché nel mondo del podismo le distanze possono essere diverse, ma la passione è la stessa.

E quanto alla conclusione di Sara, quel «Alla faccia di NY!!» strappa sicuramente un sorriso: non servirà mica volare fino a New York per vivere una grande giornata di sport? A volte basta un piccolo paese della pianura bolognese, un paio di scarpe da corsa e una bella compagnia!

Per Denis Grandi, invece, La Vallazza è ormai un appuntamento irrinunciabile, una di quelle gare che entrano nel calendario personale e diventano una piacevole consuetudine:

«Da qualche stagione per me questa gara è ormai diventata una classica ed ogni anno che passa il percorso, pur essendo lo stesso, mi piace e diverte sempre di più!!!»

Alessandro Medri sottolinea invece l'aspetto più impegnativo della manifestazione, senza nascondere la soddisfazione per il risultato conquistato:

«Gara bella tosta considerando che gran parte dei 13.5 km sono stati su sterrato. Anche il vento ha fatto la sua parte per renderla più dura. Ma è anche questo che serve per costruire una base sempre più solida in vista della prossime gare. Contento del riscontro cronometrico e del terzo posto del podio di categoria.»

E poi ci sono quelle esperienze che vanno oltre il risultato sportivo, perché la corsa diventa anche un'occasione per conoscersi meglio, affrontare i propri limiti e ritagliarsi uno spazio tutto personale.

È il caso di Samantha Fusco,   che racconta con entusiasmo la sua prima esperienza in solitaria, trasformando i chilometri in una piccola sfida con se stessa:

«Percorso molto bello sterrato e immerso nella natura , sempre segnalato e due ristori lungo il percorso per poi terminare con un pasta party . E stata la mia prima volta da sola ho potuto mettermi alla prova correndo facendo delle ripetute che mi aiutano a migliore sempre di più il mio tempo di corsa ...sola si ma con me stessa un momento tutto mio per ritrovarmi e soprattutto sfidarmi. Con l'aiuto e i consigli di Sara Sacchelli ho potuto fare tutta me stessa e sfidarmi. E non sono mancate le risate con Andrea Rubini e Sara   prima e dopo e soprattutto il loro sostegno anzi li ringrazio davvero tanto»

Parole che raccontano bene quanto possa essere importante il sostegno di chi condivide la stessa passione. Perché anche quando si corre da soli, non si è mai davvero soli: ci sono i consigli, gli incoraggiamenti, le risate prima della partenza e quelle che arrivano al traguardo.

E alla Vallazza non sono mancati nemmeno gli ingredienti che fanno apprezzare una manifestazione: percorso ben segnalato, due ristori lungo il tragitto, ristoro finale e un pasta party per concludere la mattinata nel migliore dei modi. Perché, diciamolo, dopo 13,5 chilometri, anche il piatto di pasta acquista un valore particolare!

Per Corriferrara, dunque, una domenica da ricordare: 17 atleti presenti, sei podi conquistati e tante soddisfazioni personali. Ma soprattutto un'altra occasione per ritrovarsi, correre insieme e portare a casa qualcosa che non compare nelle classifiche.

Perché il cronometro registra i secondi, il podio certifica il risultato, ma sono le persone, le amicizie e le esperienze condivise a dare un significato speciale a ogni gara.

E se la Vallazza ha regalato sterrati, vento e qualche fatica, ha lasciato anche tanti sorrisi.

























giovedì 29 ottobre 2026

Venice Wizz Air Marathon

 

Corriferrara alla Maratona di Venezia: quando la corsa incontra la magia della Serenissima

Sette atleti, tre distanze e una città capace di trasformare ogni chilometro in uno spettacolo. E a Venezia, si sa, anche le scarpe possono avere qualcosa da raccontare!

C'è una città dove correre significa fare i conti non soltanto con il cronometro, il fiato e le gambe, ma anche con la bellezza che si presenta a ogni angolo. Una città dove i ponti non sono semplici ostacoli da superare, l'acqua fa parte del paesaggio e perfino una pozzanghera può diventare protagonista della giornata. Signore e signori, benvenuti a Venezia!

Domenica 25 ottobre 2026, la Serenissima ha accolto una nuova edizione della Maratona di Venezia, appuntamento capace di richiamare podisti e appassionati in uno degli scenari più suggestivi al mondo. Tre le distanze proposte: 10 chilometri, mezza maratona e maratona, per permettere a ciascuno di vivere la propria avventura, secondo le proprie ambizioni e possibilità.

A non mancare all'appello è stata Corriferrara, presente con sette atleti distribuiti sulle tre distanze. Sette storie, sette modi diversi di affrontare la corsa, ma un'unica passione: quella che spinge a infilare le scarpe, affrontare la fatica e partire, anche quando il percorso promette di mettere alla prova muscoli e pazienza.

E se il buon Carlo Goldoni avesse potuto assistere alla scena, probabilmente avrebbe trovato materiale per una delle sue commedie: il podista che controlla il cronometro, quello che studia il percorso, chi parte con grandi propositi e chi, arrivato al traguardo, giura solennemente che la prossima volta correrà soltanto in discesa. Salvo poi iscriversi alla gara successiva!

Venezia, una corsa che diventa spettacolo

Correre a Venezia non è come correre altrove. Qui la strada si intreccia con la storia, i canali accompagnano lo sguardo e ogni scorcio sembra studiato per distrarre il podista dalla fatica. Un'impresa non da poco, perché mentre gli occhi vorrebbero fermarsi ad ammirare ogni dettaglio, le gambe ricordano che la gara continua!

La città custodisce meraviglie che rendono unico ogni passaggio: piazza San Marco, con la sua straordinaria bellezza; il profilo del Palazzo Ducale, simbolo dell'antica potenza della Repubblica di Venezia; i canali attraversati da ponti che collegano calli e campielli, in un intreccio urbano senza eguali.

E proprio i ponti meritano una menzione speciale. Per chi visita Venezia sono parte del fascino cittadino, ma per chi corre possono trasformarsi in una successione di piccoli esami di pazienza e resistenza. Gradino dopo gradino, il podista deve trovare il proprio ritmo, senza dimenticare che la gara è lunga e che la prudenza, qualche volta, vale più di un secondo guadagnato.

C'è poi una curiosità che rende Venezia ancora più particolare: il suo centro storico si sviluppa su un insieme di isole collegate da ponti, in un ambiente dove l'acqua è parte integrante della vita quotidiana. Non stupisce, quindi, che anche una competizione podistica debba confrontarsi con una logistica complessa, tra passaggi stretti, flussi di partecipanti e necessità organizzative.

Eppure, quando tutto funziona, il risultato è straordinario: migliaia di persone che si muovono in armonia, unite dalla voglia di vivere un'esperienza sportiva in uno scenario che il mondo intero ci invidia.

Luca Mingozzi e il ritorno a Venezia: una promessa mantenuta, con i piedi nell'acqua!

Tra le testimonianze più belle della giornata c'è quella di Luca Mingozzi, tornato nella città lagunare dopo la maratona del 2018, un'edizione rimasta impressa nella memoria di molti per un'acqua alta particolarmente importante.

Questa volta Luca ha scelto la mezza maratona, con un obiettivo ben preciso: rivivere l'emozione dell'ingresso a Venezia, ma senza arrivarci con tutta la stanchezza accumulata nella precedente esperienza.

Una scelta saggia, verrebbe da dire. Perché se la maratona è una sfida con se stessi, la mezza può diventare l'occasione per assaporare maggiormente il paesaggio e godersi quei momenti che, presi dalla fatica, rischiano di sfuggire.

Il suo racconto restituisce perfettamente il significato di questa giornata:

«Sono tornato a Venezia dopo la maratona del 2018, diventata famosa per un'acqua alta “importante”! Questa volta ho fatto la mezza maratona, perché volevo rivivere l'entrata a Venezia senza la stanchezza della volta precedente. Ne è valsa la pena, bellissima gara, magici gli ultimi km tra i ponti ed il passaggio in piazza San Marco. E comunque le scarpe le ho bagnate pure quest'anno, sarà il destino».

Ecco, cari lettori, se Goldoni fosse ancora tra noi, forse avrebbe già trovato il titolo della commedia: Il podista e l'acqua veneziana. Perché si può cambiare distanza, preparazione e strategia, ma a quanto pare certi incontri sono scritti nel destino!

Dopo l'acqua alta del 2018, Luca ci ha riprovato nel 2026, scegliendo una distanza più breve per godersi meglio il finale. E proprio quando la città gli ha regalato gli ultimi chilometri tra i ponti e il passaggio in piazza San Marco, è arrivata la conferma che Venezia sa ripagare ogni sforzo con emozioni difficili da dimenticare.

Quanto alle scarpe bagnate, pazienza! In fondo, in una città costruita sull'acqua, pretendere di tornare a casa con i piedi completamente asciutti sarebbe forse un eccesso di ottimismo.

Organizzazione e sorrisi: il valore di chi accompagna i podisti

Al di là del fascino del percorso, Luca ha voluto sottolineare anche la qualità dell'organizzazione, elemento tutt'altro che secondario in una manifestazione di queste dimensioni.

«Gara ben organizzata, nonostante i numeri importanti e la location che ovviamente rende le operazioni complesse. Tante persone a supporto lungo il tragitto, sempre sorridenti e pronte a supportarti. Molto molto bella».

Parole che meritano attenzione, perché dietro una manifestazione sportiva di questo genere si nasconde un lavoro imponente. Organizzare una corsa in una città come Venezia significa coordinare persone, percorsi, assistenza e passaggi in un contesto urbano delicato e particolare.

E poi ci sono loro, i volontari e le persone lungo il tracciato: sorrisi, incoraggiamenti, mani pronte a dare una mano e voci che sostengono chi, dopo tanti chilometri, comincia a sentire il peso della fatica.

A volte basta un applauso per ritrovare un po' di energia. Un semplice «dai, che manca poco!» può sembrare poca cosa a chi lo pronuncia, ma per chi corre diventa un piccolo regalo. Perché il podismo è certamente una disciplina individuale, ma nessun atleta arriva davvero al traguardo completamente da solo.

Dietro ogni medaglia ci sono allenamenti, sacrifici e determinazione, ma anche persone che rendono possibile l'esperienza e contribuiscono a trasformare una gara in un ricordo felice.

Sette atleti, un'unica passione

La presenza di Corriferrara sulle tre distanze racconta proprio questo: la capacità di condividere la stessa passione, pur affrontando sfide differenti.

C'è chi sceglie i 10 chilometri per mettersi alla prova sulla velocità, chi affronta la mezza maratona cercando il giusto equilibrio tra resistenza e ritmo, e chi si misura con i 42,195 chilometri della maratona, la distanza regina che richiede preparazione, pazienza e una buona dose di ostinazione.

Tre distanze, dunque, ma nessuna gerarchia nelle emozioni. Perché ogni traguardo ha un valore personale e ogni atleta conosce il prezzo dei propri chilometri.

E Corriferrara, con i suoi sette rappresentanti, ha portato a Venezia non soltanto la voglia di correre, ma anche quello spirito di gruppo che rende più piacevoli le fatiche e più belli i ricordi da condividere al ritorno.

Il bello di correre: arrivare, guardarsi intorno e sorridere

Alla fine, ciò che rimane di una gara non è soltanto il tempo registrato sul cronometro. Rimangono le immagini, le persone incontrate, gli incoraggiamenti ricevuti e quella soddisfazione intima che accompagna chi sa di aver dato il meglio di sé.

Per Luca Mingozzi, Venezia ha significato tornare dopo otto anni, rivivere un ingresso tanto desiderato e scoprire che certe emozioni non invecchiano. Cambiano le gambe, cambia la preparazione, cambiano le distanze, ma il piacere di correre in un luogo speciale resta.

E se, per completare l'opera, anche quest'anno le scarpe sono finite a contatto con l'acqua, poco male. Del resto, ci sono podisti che collezionano medaglie, altri che conservano fotografie e qualcuno che, evidentemente, ha deciso di collezionare ricordi con i piedi bagnati!

La Maratona di Venezia del 25 ottobre ha regalato a Corriferrara una giornata di sport, bellezza e condivisione. Sette atleti hanno attraversato tre distanze diverse, ciascuno con la propria storia da raccontare, portando a casa qualcosa che va oltre il risultato agonistico.

Perché Venezia, con la sua storia millenaria, i suoi ponti e la sua piazza più celebre, riesce a fare una cosa che poche città sanno fare: trasformare una corsa in un'esperienza da ricordare.

E allora, parafrasando lo spirito della commedia goldoniana, possiamo concludere che nella vita, come nella corsa, ci vuole un po' di coraggio, una buona compagnia e la capacità di sorridere anche quando qualcosa non va secondo i piani.

A Venezia, però, aggiungiamo una raccomandazione: godetevi il panorama, rispettate il vostro ritmo e, se le scarpe si bagnano, non prendetevela troppo. Potrebbe essere semplicemente la città che vi dà il benvenuto!







mercoledì 28 ottobre 2026

10 km di Cotignola

 

Dieci chilometri di grinta a Cotignola: Alessandro Medri continua a migliorare

Una gara veloce, avversari competitivi e un cronometro che sorride. Domenica 25 ottobre 2026, Cotignola, nel cuore della Romagna, ha fatto da cornice a una prova podistica di 10 chilometri che ha messo alla prova gambe, fiato e determinazione. Tra i protagonisti della giornata c'era Alessandro Medri, soddisfatto della propria prestazione e, soprattutto, dei segnali positivi che continuano ad arrivare dal suo percorso di crescita sportiva.

Ci sono gare in cui conta soprattutto partecipare, godersi il paesaggio e condividere qualche chilometro in compagnia. E poi ci sono quelle in cui si abbassa la testa, si cerca il ritmo giusto e si corre fino all'ultimo metro, con il cronometro a dettare il passo. La 10 km di Cotignola, almeno per Alessandro, appartiene decisamente alla seconda categoria: una prova veloce e combattuta, con avversari di buon livello e poco spazio per distrarsi.

Il suo commento racconta bene lo spirito della giornata: «Gara bella tirata di 10 km, con avversari molto competitivi. Contento del riscontro cronometrico che, con media di 4'23" al chilometro, conferma il percorso di progressivo miglioramento di forma».

Un ritmo di tutto rispetto, che testimonia il lavoro svolto e la soddisfazione di vedere gli allenamenti trasformarsi in risultati concreti. Viaggiare a una media di 4 minuti e 23 secondi al chilometro significa mantenere una buona intensità per tutta la prova, gestendo le energie e cercando di non perdere terreno quando la competizione si fa più serrata.

Ma, al di là del tempo finale, è proprio la continuità dei progressi a dare valore alla prestazione. Nella corsa, infatti, migliorare non significa necessariamente stravolgere i propri risultati da una domenica all'altra: spesso sono la regolarità, la capacità di soffrire al momento giusto e la fiducia acquisita chilometro dopo chilometro a fare la differenza.

E quando il cronometro conferma che la strada intrapresa è quella giusta, la soddisfazione è ancora maggiore.

Cotignola, una terra di storia e di resilienza

A fare da sfondo a questa sfida sportiva è stata Cotignola, cittadina della provincia di Ravenna immersa nella campagna romagnola e attraversata dal fiume Senio. Un territorio che unisce la tranquillità del paesaggio rurale a una storia intensa, fatta di personaggi illustri, arte e coraggio.

Passeggiando per il centro storico si incontra la Torre di Giovanni Acuto, dedicata al celebre condottiero inglese Sir John Hawkwood, diventata uno dei simboli della città. Poco distante si trova Palazzo Sforza, legato alle origini della famiglia che avrebbe segnato profondamente la storia italiana del Rinascimento.

Ma Cotignola custodisce anche una storia più recente e particolarmente toccante. Durante la Seconda guerra mondiale il paese subì devastanti bombardamenti, eppure seppe distinguersi per la solidarietà dei suoi abitanti. Alcuni cittadini, tra cui l'artista Luigi Varoli, contribuirono a salvare ebrei perseguitati dai nazifascisti, offrendo rifugio e protezione. Una pagina di umanità che ancora oggi vale la pena ricordare e che ha fatto conoscere Cotignola come il Paese dei Giusti.

È bello pensare che anche una manifestazione podistica possa diventare un'occasione per scoprire luoghi simili, dove ogni strada racconta qualcosa e dove lo sport si intreccia con la storia, la cultura e la vita delle comunità.

Prossima fermata: Molinella!

Archiviata con soddisfazione la trasferta romagnola, per Alessandro Medri non c'è molto tempo per festeggiare. Il calendario propone già una nuova sfida: domenica si torna a correre a Molinella, questa volta su una distanza competitiva di 13,5 chilometri.

Un appuntamento che rappresenterà un altro banco di prova per verificare i progressi e mettere alla prova la condizione fisica raggiunta.

La strada è quella giusta, il cronometro offre segnali incoraggianti e la voglia di correre non manca. Adesso bisognerà rimettere le scarpe ai piedi, recuperare le energie e prepararsi a un'altra domenica di fatica e soddisfazioni.

Perché chi ama davvero la corsa lo sa: ogni traguardo raggiunto è anche il punto di partenza verso quello successivo.

Complimenti ad Alessandro per la prestazione di Cotignola e un grande in bocca al lupo per la prossima sfida di Molinella! 🏃‍♂️



martedì 27 ottobre 2026

Classica d'autunno.

 

 LA CLASSICA D’AUTUNNO: TRA LE COLLINE DI RICCIONE, IL CUORE CORRE PIÙ FORTE

15 chilometri, 300 metri di dislivello e un paesaggio capace di regalare emozioni. Ma, lungo queste strade, c’è anche un ricordo che corre più veloce del vento: quello di Marco Simoncelli.

Ci sono strade che non si percorrono soltanto con le gambe, ma anche con il cuore. Strade che salgono, scendono, si aprono su panorami meravigliosi e, curva dopo curva, sanno regalare emozioni che vanno ben oltre il risultato finale.

È questo lo spirito che ha accompagnato la Classica d’autunno, la gara podistica disputata domenica 25 ottobre 2026 a Riccione, lungo un percorso di 15 chilometri e 300 metri di dislivello, immerso nelle prime colline dell'entroterra romagnolo.

Un appuntamento molto partecipato, capace di unire sport, natura e condivisione, in un territorio dove la bellezza del paesaggio si accompagna a una tradizione di ospitalità e a una passione autentica per lo sport.

 DUE RUOTE NEL CUORE, SCARPE AI PIEDI: IL PIACERE DI VIVERE LA STRADA

Per chi ama il motociclismo, il percorso descritto da Paolo Panzacchi ha qualcosa di familiare.

Le salite che chiedono impegno, le discese che regalano divertimento, le curve che invitano a lasciarsi accompagnare dal ritmo della strada: sensazioni che un motociclista conosce bene, anche se, in questa occasione, il motore è quello delle proprie gambe e il carburante è fatto di passione, allenamento e determinazione.

Naturalmente, qui non ci sono acceleratori da spalancare né cavalli da domare. Ci sono il respiro che aumenta, i muscoli che lavorano e la soddisfazione di conquistare ogni metro con le proprie forze.

E proprio come in moto, il bello non è soltanto arrivare al traguardo. È godersi il viaggio.

La Classica d’autunno si è snodata sulle prime colline sopra Riccione, attraverso un ambiente in cui il verde della campagna incontra l'orizzonte del mare. Un percorso su strada che alterna salite mediamente impegnative e discese divertenti, mettendo alla prova la resistenza dei partecipanti senza togliere spazio al piacere di correre.

Questi 15 chilometri, con i loro 300 metri di dislivello, hanno offerto un equilibrio interessante tra fatica e bellezza: quanto basta per sentire le gambe lavorare e il cuore battere più forte, ma anche per alzare lo sguardo e ricordarsi perché vale la pena praticare sport all'aria aperta.

 RICCIONE, NON SOLO MARE E SPIAGGE

Quando si parla di Riccione, il pensiero corre immediatamente alla spiaggia, agli stabilimenti balneari, alla vita estiva e alla vivacità della Riviera romagnola.

Ma basta allontanarsi un poco dal lungomare per scoprire un volto diverso di questo territorio.

Le prime colline dell'entroterra custodiscono strade panoramiche, campagne, piccoli nuclei abitati e scorci che raccontano una Romagna più tranquilla, legata alla terra e ai ritmi della natura.

Da queste alture, nelle giornate favorevoli, lo sguardo può spaziare verso l'Adriatico, regalando quella particolare sensazione di avere contemporaneamente davanti a sé la quiete della campagna e l'orizzonte aperto del mare.

È un paesaggio che invita a rallentare, respirare e osservare. Un paesaggio che, per chi è abituato a viaggiare in moto, ricorda quanto spesso siano le strade secondarie a riservare le sorprese più belle.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della Classica d’autunno: permettere ai partecipanti di scoprire un territorio conosciuto da tanti, ma che non tutti hanno avuto l'occasione di apprezzare da questa prospettiva.

Perché Riccione non è soltanto una destinazione turistica. È anche una porta aperta su un entroterra ricco di scorci, tradizioni e storie da raccontare.

 QUELLE STRADE CHE PORTANO A MARCO SIMONCELLI 

Ma questa giornata ha avuto anche un significato particolare, capace di andare oltre lo sport e la bellezza del percorso.

Come racconta Paolo Panzacchi, è stato bello passare nei luoghi legati a Marco Simoncelli, ricordando la sua figura umana e sportiva.

Un passaggio che, per chi ama le due ruote, assume un valore speciale.

Marco non è stato soltanto un pilota capace di entusiasmare gli appassionati con il suo talento e il suo stile inconfondibile. È stato un ragazzo che ha lasciato un segno profondo per la sua spontaneità, il suo sorriso, la sua simpatia e quella genuinità che lo rendeva vicino alla gente.

Il suo soprannome, Sic, è diventato nel tempo molto più di un semplice nome da paddock: è un simbolo di passione, coraggio e autenticità.

Nato a Cattolica e cresciuto a Coriano, nel cuore della Romagna, Simoncelli ha mantenuto un legame fortissimo con la sua terra. Proprio a Coriano si trova il museo dedicato alla sua memoria, uno spazio che custodisce ricordi, testimonianze e oggetti della sua carriera.

La sua storia è rimasta impressa nella memoria collettiva dopo il tragico incidente del 23 ottobre 2011, durante il Gran Premio della Malesia.

Sono passati quindici anni da quel giorno, ma il suo ricordo continua a vivere nelle persone che lo hanno seguito, nelle iniziative a lui dedicate e in tutti coloro che riconoscono nello sport non soltanto la competizione, ma anche i valori umani che lo rendono speciale.

Ecco perché attraversare questi luoghi durante una manifestazione sportiva può trasformarsi in qualcosa di più di un semplice passaggio lungo il percorso.

È un modo per fermarsi idealmente un istante, rivolgere un pensiero a un campione che non c'è più e ritrovare, anche nella fatica della corsa, quella passione che ha sempre accompagnato la sua vita.

Perché certe persone non smettono di correre quando si fermano le loro gare. Continuano a farlo nei ricordi di chi le ha amate.

🏁 IL COMMENTO DI PAOLO PANZACCHI: LA BELLEZZA DI UNA GARA DA VIVERE

Le parole di Paolo Panzacchi restituiscono perfettamente lo spirito della giornata:

«Il contesto della Classica d’autunno è quello delle primissime colline sopra Riccione, un tracciato su strada che, tra qualche salita mediamente impegnativa e alcune discese molto divertenti, ti riconcilia con la natura, tra colline dolci e uno sguardo verso il mare.

È stata una bellissima gara, molto partecipata. Inoltre è stato bello passare nei luoghi di Marco Simoncelli e ricordare la sua figura umana e sportiva». 

Poche parole, ma capaci di raccontare molto.

C'è la soddisfazione per una manifestazione riuscita, la bellezza di un percorso che mette insieme sport e paesaggio e il piacere di condividere un'esperienza con tanti altri appassionati.

E c'è soprattutto il valore del ricordo, che rende questa giornata ancora più significativa.

Perché una gara può essere misurata in chilometri, dislivello e tempi d'arrivo, ma le emozioni che lascia non entrano in nessuna classifica.

 PERCHÉ, IN FONDO, CONTA SEMPRE IL VIAGGIO

La Classica d’autunno ci ricorda una cosa semplice, che vale per chi corre, per chi viaggia in moto e per chiunque ami trascorrere il proprio tempo all'aria aperta: non sempre la meta è la parte più importante.

A volte sono le curve, le salite, gli incontri e i panorami a dare un significato alla giornata.

Si parte con un obiettivo, si affronta la fatica, si superano le difficoltà e, alla fine, ci si ritrova con qualcosa in più rispetto a quando si è partiti.

Questa volta, sulle colline di Riccione, i protagonisti hanno condiviso 15 chilometri di sport, 300 metri di dislivello e tante emozioni.

E tra una salita e una discesa, tra uno scorcio sul mare e il ricordo di Marco Simoncelli, la strada ha raccontato una storia fatta di passione, amicizia e amore per la propria terra.

Una storia che parla la lingua universale dello sport, quella che non ha bisogno di grandi parole per farsi comprendere.

Perché la vita, proprio come una bella strada di montagna, non è fatta soltanto di rettilinei. Sono le curve a renderla interessante, le salite a insegnarci la tenacia e le persone incontrate lungo il percorso a darle un valore speciale.

E se alla fine della giornata ci resta anche il sorriso di un campione come il Sic, allora possiamo dire che, almeno per una volta, abbiamo tagliato tutti il traguardo più importante: quello delle emozioni. 







mercoledì 21 ottobre 2026

Ecocarovana 10K

 


Ecocarovana 10K: a Formigine si corre verso la forma migliore

Ci sono gare che si corrono per inseguire il cronometro, altre per mettere alla prova le proprie gambe e altre ancora per ritrovare quelle sensazioni che, con pazienza e costanza, tornano a farsi sentire. L’Ecocarovana 10K, andata in scena a Formigine domenica 18 ottobre 2026, è stata anche questo: dieci chilometri per misurarsi con se stessi, respirare l’atmosfera della competizione e continuare a costruire, passo dopo passo, la propria condizione.

Per Alessandro Medri, la trasferta modenese ha rappresentato un’altra occasione per mettere chilometri nelle gambe e confrontarsi con un percorso capace di regalare anche qualche suggestione architettonica. Il fascino della manifestazione, infatti, comincia già dalla partenza: correre con il Castello di Formigine a fare da cornice significa immergersi in un luogo dove la storia incontra la passione sportiva.

Il castello, uno dei simboli della cittadina, affonda le proprie radici nel Medioevo. Nato come struttura fortificata, nel corso dei secoli ha attraversato trasformazioni e vicende storiche che lo hanno portato a diventare uno dei luoghi più rappresentativi del territorio. Oggi ospita anche un museo che racconta la storia della comunità e del complesso fortificato. Un testimone silenzioso che, mentre gli atleti si preparano al via, sembra ricordare che ogni impresa richiede fondamenta solide, proprio come quelle di un'antica fortezza.

E poi c'è la strada, dove la storia lascia spazio al ritmo dei passi, al respiro che si fa più intenso e alla sfida personale. Dieci chilometri sono una distanza particolare: abbastanza brevi da invitare a spingere, ma sufficientemente impegnativi da richiedere attenzione, gestione dello sforzo e una buona dose di determinazione.

A raccontare la propria esperienza è Alessandro Medri, che ha affrontato la gara con soddisfazione, centrando un risultato importante soprattutto sul piano della condizione atletica:

«Bella 10K con partenza e arrivo davanti al suggestivo castello di Formigine, corsa sotto i 4.30 minuti/km. Altro passo in avanti per ritrovare la forma migliore».

Poche parole, ma ricche di significato per chi conosce il mondo della corsa. Correre sotto i 4 minuti e 30 secondi al chilometro vuol dire mantenere un ritmo sostenuto, ma il dato più importante, per Alessandro, sembra essere un altro: sentire che il lavoro sta dando i suoi frutti.

Ritrovare la forma migliore non è sempre una strada lineare. Ci sono giornate in cui le gambe girano con naturalezza e altre in cui ogni chilometro richiede un piccolo patto con se stessi. È proprio in questo percorso fatto di allenamenti, pazienza e obiettivi progressivi che si misura il valore di una gara come l'Ecocarovana 10K.

Il cronometro offre un riferimento, ma le sensazioni raccontano spesso qualcosa in più: la fiducia che ritorna, la fatica che diventa soddisfazione, la consapevolezza di essere un po' più avanti rispetto al punto da cui si era partiti.

E così, davanti al castello di Formigine, la domenica di Alessandro si è trasformata in una nuova tappa di avvicinamento alla condizione desiderata. Dieci chilometri che non rappresentano un punto d'arrivo, ma una conferma e uno stimolo per continuare.

Perché nella corsa, come nella vita, non sempre conta arrivare subito dove vorremmo. A volte la vittoria più bella è accorgersi che stiamo finalmente tornando sulla strada giusta, un passo dopo l'altro, chilometro dopo chilometro.

E se a fare da cornice c'è anche un castello medievale, viene quasi da pensare che la forma migliore, proprio come una fortezza, si costruisca con pazienza, mattone dopo mattone.




martedì 20 ottobre 2026

Neapolis Marathon

 


Corriferrara all’ombra del Vesuvio: quando la maratona incontra Napoli, tra poesia, fatica e filosofia partenopea

Il 18 ottobre 2026, tra il lungomare, il centro storico e la maestosa presenza del Vesuvio, gli atleti della Corriferrara hanno affrontato la Maratona e la Mezza Maratona di Napoli. Perché, come avrebbe potuto insegnarci il professor Bellavista, nella vita come nella corsa, non conta soltanto dove si arriva, ma anche tutto quello che si vede lungo il cammino.

A Napoli, signori miei, correre non è mai soltanto correre. È una questione filosofica, quasi esistenziale. Perché mentre le gambe cercano di mantenere il ritmo, gli occhi si perdono nel mare, il Vesuvio osserva silenzioso e la mente, anziché concentrarsi sul cronometro, comincia a domandarsi se davvero valga la pena soffrire tanto quando, a pochi metri, ci sarebbe un bel caffè da sorseggiare con calma.

Ma il podista, si sa, è una creatura particolare: rinuncia volentieri al riposo domenicale, affronta sveglie antelucane e trasferte impegnative, tutto pur di conquistare quei chilometri che, raccontati a chi non corre, sembrano una forma elegante di masochismo.

E così, il 18 ottobre, la Corriferrara ha portato i propri colori nella città partenopea, presente sia sulla distanza regina della maratona sia sulla mezza maratona. Due prove differenti per lunghezza e impegno, ma unite dalla stessa voglia di vivere un’esperienza che, a Napoli, non può essere ridotta a una semplice prestazione sportiva.

Piazza del Plebiscito: si parte dalla storia

La partenza da piazza del Plebiscito è già, di per sé, una dichiarazione d’intenti. Qui la corsa incontra la storia, sotto lo sguardo della Basilica di San Francesco di Paola e del Palazzo Reale, in uno degli spazi monumentali più celebri d’Italia.

La piazza deve il suo nome al plebiscito del 1860, con il quale si sancì l'annessione del Regno delle Due Sicilie al nascente Regno d'Italia. Un luogo che racconta dunque una pagina fondamentale dell’unità nazionale e che, per qualche ora, diventa il punto di partenza di una diversa forma di conquista: quella personale, fatta di chilometri, sudore e determinazione.

Naturalmente, prima di affrontare i chilometri, sarebbe opportuno conquistare anche la posizione giusta in griglia di partenza. Ed è proprio qui che Giuseppe Volta solleva qualche perplessità sulle procedure iniziali, pur riconoscendo al percorso un fascino straordinario.

Perché Napoli sa essere meravigliosa, ma non per questo ogni ingranaggio deve necessariamente funzionare alla perfezione. Anche la migliore orchestra, del resto, può cominciare con qualche strumento fuori tempo. L’importante è che, una volta partiti, la musica torni quella giusta.

Il lungomare: quando il panorama diventa un compagno di squadra

Il percorso della Neapolis Marathon si snoda tra alcuni degli scenari più suggestivi della città, toccando il lungomare, il porto e il centro urbano, con passaggi nei pressi di Castel dell’Ovo e del Maschio Angioino. La mezza maratona affronta un giro di circa 21 chilometri, mentre per chi sceglie la maratona il viaggio si ripete una seconda volta. <Link url="https://www.neapolismarathon.it/percorso-marathon/" title="Percorso ufficiale della maratona"/>.

E qui si apre una questione filosofica di grande rilevanza podistica: il secondo giro è una replica oppure una nuova esperienza? Per il cuore è certamente un’emozione rinnovata; per le gambe, invece, potrebbe trattarsi di un argomento sul quale sarebbe meglio non insistere.

Giuseppe Volta, nel suo commento, riesce a sintetizzare perfettamente le due facce della manifestazione:

«Rivedibile per le procedure di partenza, ma con un percorso incredibile partenza piazza plebiscito districato tra lungo mare con vista Vesuvio, porto e centro storico. Veramente location unica.»

Un giudizio schietto, che riconosce qualche margine di miglioramento nell’organizzazione della partenza, senza togliere nulla alla bellezza di un tracciato capace di regalare scorci memorabili.

Perché, diciamocelo, non tutte le maratone possono vantare un Vesuvio che si staglia all'orizzonte e il mare che accompagna gli atleti per lunghi tratti. Certo, il panorama non corre al posto tuo, ma può aiutarti a dimenticare, almeno per qualche secondo, che mancano ancora parecchi chilometri.

E Napoli, in questo, è maestra: ti offre una bellezza dietro l’altra, quasi volesse distrarti dalla fatica. Poi, naturalmente, arriva il momento in cui il cronometro reclama la sua parte e il podista torna a fare i conti con la realtà.

Partenope, la sirena che conquistò il golfo

Una maratona napoletana non sarebbe completa senza un incontro con le leggende della città.

Secondo il mito, Partenope era una sirena che, non riuscendo ad ammaliare Ulisse con il proprio canto, si lasciò morire. Il suo corpo sarebbe stato trasportato dalle correnti fino alle coste del golfo, dove sarebbe nata la città che ancora oggi porta il nome di partenopea.

La leggenda si intreccia con la storia: l'antico insediamento di Partenope precedette la fondazione di Neapolis, la «città nuova» greca, le cui origini risalgono al V secolo avanti Cristo. Il centro storico conserva ancora tracce dell'antico impianto urbano ed è riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio mondiale. <Link url="https://www.unesco.it/it/unesco-vicino-a-te/siti-patrimonio-mondiale/centro-storico-di-napoli/" title="UNESCO – Centro storico di Napoli"/>.

Chissà, forse anche i nostri corridori, attraversando la città, hanno sentito il richiamo di Partenope. Con una differenza sostanziale: la sirena ammaliava con il canto, mentre Napoli conquista con il paesaggio, la storia e quella capacità tutta sua di trasformare ogni difficoltà in un racconto da condividere.

E se la sirena avesse tentato di fermare un maratoneta al trentacinquesimo chilometro, probabilmente si sarebbe sentita rispondere: «Signorina, bellissima la sua voce, ma io devo arrivare!».

Davide Bosi e il valore di una maratona ritrovata

Tra le storie che meritano un posto speciale c'è quella di Davide Bosi, che a Napoli è tornato a misurarsi con la distanza regina dopo circa venti mesi.

Le sue parole raccontano bene ciò che una maratona rappresenta quando il risultato cronometrico passa in secondo piano e lascia spazio alla soddisfazione di portare a termine una sfida personale.

«Dopo circa 20 mesi torno a correre una maratona, devo dire felice di avere scelto Napoli, maratona molto bella, organizzazione direi perfetta, faceva un po' caldo quindi la sofferenza sì è fatta sentire bene 😊 la vista sul mare era fantastica. Meglio sorvolare sul mio tempo impiegato; quello che contava era arrivare e chiudere la mia maratona n 36 .»

Vent'anni mesi senza affrontare una maratona possono sembrare un intervallo lungo per chi vive di chilometri e allenamenti. Ma il ritorno sulla distanza non è soltanto una questione di preparazione fisica: significa ritrovare sensazioni, affrontare dubbi e scoprire se quella voglia di mettersi alla prova sia rimasta intatta.

E Davide, a Napoli, ha trovato la risposta.

Il caldo ha presentato il conto, la fatica si è fatta sentire e il tempo finale, a suo stesso giudizio, è meglio lasciarlo riposare in pace. Ma all'arrivo c'era un traguardo ben più importante: la sua trentaseiesima maratona.

Trentasei maratone! Una cifra che, per chi non corre, potrebbe sembrare un errore di battitura. Per chi invece conosce la distanza, significa accumulare allenamenti, sacrifici, sveglie mattutine, giornate in cui le gambe collaborano e altre in cui sembrano appartenere a un'altra persona.

Significa soprattutto sapere che una maratona non si conclude soltanto con le gambe, ma anche con la testa e con quella determinazione che ti accompagna quando il corpo comincia a chiederti perché tu gli stia facendo tutto questo.

E poi c'è il mare. Quel mare che Davide ricorda come fantastico, quasi fosse stato un compagno silenzioso nei momenti più difficili.

Perché, alla fine, non tutte le vittorie si misurano in minuti e secondi. A volte basta tornare sulla linea di partenza, attraversare la città e tagliare il traguardo per sentirsi nuovamente al posto giusto.

Corriferrara: due distanze, una stessa passione

La presenza della Corriferrara su entrambe le distanze conferma lo spirito di un gruppo che non vive la corsa soltanto come competizione, ma anche come occasione per scoprire luoghi, condividere esperienze e mettere alla prova i propri limiti.

La mezza maratona offre la possibilità di godersi un percorso suggestivo con un impegno più contenuto; la maratona richiede invece una preparazione specifica e la capacità di gestire lo sforzo fino all'ultimo chilometro.

Ma non esiste una distanza che renda un atleta più meritevole di un altro. Esistono obiettivi differenti, condizioni fisiche diverse e motivazioni personali che meritano tutte rispetto.

Il bello di una società podistica è proprio questo: riunire persone che corrono a ritmi differenti, ma che condividono la stessa voglia di esserci. C'è chi punta al primato personale, chi cerca una conferma dopo un periodo difficile, chi vuole semplicemente arrivare e chi, magari, scopre lungo il percorso che il risultato migliore è il ricordo che porterà a casa.

E Napoli, con la sua straordinaria capacità di accogliere e sorprendere, si presta magnificamente a tutto questo.

La morale del professor Bellavista: correre è anche un modo di stare al mondo

Se il professor Bellavista avesse osservato gli atleti della Corriferrara attraversare Napoli, probabilmente avrebbe concluso che la corsa, come la vita, è una faccenda nella quale convivono ragione e sentimento.

La ragione ti suggerisce di dosare le energie, rispettare la preparazione e non partire troppo forte. Il sentimento, invece, ti fa accelerare quando vedi il mare, ti emoziona davanti a un monumento e ti spinge a sorridere anche quando le gambe cominciano a protestare.

Giuseppe Volta ci ricorda che la bellezza di un percorso non cancella le eventuali criticità organizzative. Davide Bosi ci insegna che, dopo venti mesi lontano dalla distanza regina, il valore di una maratona può stare tutto nella gioia di concluderla, senza preoccuparsi troppo del cronometro.

Sono due modi diversi di vivere la stessa giornata, entrambi autentici.

E allora, mentre Napoli si riprende il suo lungomare e il Vesuvio continua a osservare dall'alto le vicende umane, gli atleti della Corriferrara tornano a casa con una nuova esperienza da raccontare.

Perché, in fondo, una maratona è un po' come la vita: si parte con un programma, si incontrano imprevisti, si attraversano momenti difficili e, quando sembra che la strada non finisca mai, bisogna trovare la forza di continuare.

La differenza è che nella vita non sempre troviamo un arco gonfiabile ad attenderci al traguardo. Nella maratona, invece, sì.

E meno male, verrebbe da dire: dopo 42 chilometri, anche l'architettura può diventare una forma di consolazione.

Che si corra per un primato, per una sfida personale o per il semplice piacere di esserci, l'importante è continuare a camminare, correre e scoprire il mondo. Possibilmente con un bel panorama davanti e, all'arrivo, qualcosa di buono da mangiare.










Parma Marathon

 

Parma Marathon, quando la corsa diventa scoperta, amicizia e nuove sfide: CorriFerrara protagonista sulla distanza regina e sulla 24 km

Il 18 ottobre 2026 le strade di Parma hanno accolto maratoneti e appassionati di corsa in una giornata di sport, emozioni e condivisione. Per gli atleti CorriFerrara, presenti sia nella maratona sia nella 24 km, è stata l’occasione per mettersi alla prova, scoprire nuovi percorsi e vivere quelle esperienze che rendono la corsa molto più di una semplice sfida contro il cronometro.

Ci sono gare che si scelgono per inseguire un tempo, altre per preparare un appuntamento importante e altre ancora perché, dopo averle conosciute, lasciano qualcosa che spinge a tornare. La Parma Marathon del 18 ottobre ha saputo racchiudere tutte queste motivazioni, offrendo ai partecipanti un'esperienza fatta di impegno, soddisfazioni personali e incontri destinati, magari, a trasformarsi in nuove amicizie.

A rappresentare i colori della CorriFerrara c'erano atleti impegnati su due distanze diverse, la maratona, la mitica distanza regina di 42,195 chilometri, e la 24 km, entrambe capaci di regalare emozioni e storie da raccontare.

Perché, in fondo, ogni runner porta con sé una motivazione diversa: c'è chi parte con un obiettivo preciso, chi cerca conferme sulla propria condizione atletica e chi, semplicemente, vuole godersi il piacere di correre e condividere la strada con altri appassionati. Ma può succedere che proprio una gara affrontata senza troppe aspettative finisca per regalare la soddisfazione più grande.

Andrea Anselmini: doveva essere un allenamento, è arrivato il personal best!

È proprio il caso di Andrea Anselmini, impegnato nella maratona con l'idea di utilizzare la gara come preparazione in vista della Maratona di Ravenna.

Il suo programma iniziale era chiaro: correre, mettere chilometri nelle gambe e continuare il percorso di avvicinamento al prossimo appuntamento. Niente particolari assilli cronometrici, almeno sulla carta. Poi, come spesso accade nella corsa, le sensazioni durante la gara possono cambiare le prospettive e trasformare un allenamento in qualcosa di decisamente più memorabile.

Andrea ha sintetizzato la sua giornata con poche parole, ma dal significato enorme per chi conosce la fatica e la bellezza della maratona:

«Partito per fare allenamento in vista di Ravenna, alla fine è uscito il PB».

PB, ovvero Personal Best, il miglior risultato personale sulla distanza. Una di quelle espressioni che, nel vocabolario dei runner, valgono molto più di una semplice sigla: raccontano mesi di allenamenti, sacrifici, sveglie mattutine, chilometri percorsi con il sole o con la pioggia e quella costante ricerca di miglioramento che accompagna ogni atleta.

Il bello è proprio questo: a volte si parte senza voler chiedere troppo al cronometro e si finisce per sorprenderlo. E soprattutto per sorprendere se stessi.

Per Andrea, Parma si è trasformata così in una tappa particolarmente felice verso Ravenna. Un risultato da festeggiare, ma anche un'iniezione di fiducia in vista della prossima sfida, con la consapevolezza che il lavoro svolto sta dando i suoi frutti.

Diana Danu: dalla bella esperienza dello scorso anno a una nuova sfida sulla 24 km

Se Andrea ha trovato nella maratona una piacevole sorpresa, per Diana Danu la Parma Marathon ha rappresentato soprattutto il piacere di ritornare in un luogo dove si era già trovata bene, con la voglia di alzare un po' l'asticella.

Dopo l'esperienza positiva dello scorso anno, Diana ha scelto di rimettersi in gioco aumentando la distanza e affrontando la 24 km. Una decisione che racconta bene lo spirito di tanti runner: si comincia per curiosità, si torna perché si è stati bene e, con il tempo, si scopre di poter affrontare sfide sempre nuove.

Il suo commento restituisce tutta la spontaneità di una giornata vissuta con entusiasmo:

«Piaciuta lo scorso anno e proprio per questo mi sono inscritta anche quest’anno aumentando la distanza, venti4, ho conosciuto nuovi atleti qualcuno anche di Ferrara, spero diventerà un CorriFerrara 💙.Bel percorso, organizzazione top! Tra cinque anni ritornerò .»

Nelle sue parole c'è molto più del giudizio positivo su una gara. C'è la soddisfazione di aver affrontato una distanza maggiore, la gioia di conoscere nuovi atleti e, soprattutto, il desiderio di allargare il cerchio delle amicizie nate attraverso lo sport.

Quel riferimento agli atleti incontrati, alcuni anche di Ferrara, è particolarmente significativo. Chissà che da una chiacchierata prima della partenza, da qualche chilometro condiviso o da un sorriso al traguardo non nasca davvero un nuovo legame con CorriFerrara!

Il cuore blu che accompagna il suo messaggio sembra racchiudere proprio questo augurio: perché una società podistica non è soltanto un gruppo di persone che corrono con la stessa maglia, ma una comunità che cresce attraverso le esperienze, il sostegno reciproco e la voglia di condividere nuove avventure.

E poi c'è quella promessa finale, pronunciata con ironia e soddisfazione: «Tra cinque anni ritornerò». Un arrivederci che lascia aperta la porta a un futuro ritorno, magari con nuovi obiettivi e altre storie da raccontare. Anche se, conoscendo la passione dei runner, cinque anni potrebbero essere un'attesa un po' troppo lunga!

Stefano Ricci: Parma tra bellezza, organizzazione e chilometri da conquistare

La maratona è una sfida particolare: non basta avere gambe allenate, perché servono pazienza, capacità di ascoltare il proprio corpo e una buona dose di determinazione. Ogni percorso ha il suo carattere, i suoi tratti suggestivi e quelli in cui la testa deve aiutare le gambe a continuare.

Per Stefano Ricci, alla sua prima esperienza nella maratona parmense, la giornata è stata un'occasione per conoscere una nuova gara e mettere chilometri preziosi nelle gambe in vista della prossima maratona.

Il suo racconto, ricco di osservazioni concrete, restituisce una valutazione equilibrata dell'evento, senza nascondere né gli aspetti più apprezzati né quelli che hanno richiesto maggiore pazienza.

«Parma…prima volta qui per me….organizzazione ottima… considerando anche che tutte le distanze erano sold out, percorso non velocissimo, partenza molto bella, i primi 3/4 km si corrono in centro, poi si esce…lì diventa un po monotono, si trovano anche 3/4 km di ghiaia, poi arrivo finale in cittadella con gli ultimi 300 mt in mezzo al pubblico. Ristori ordinati con tutto quello che si vede solitamente acqua sali frutta e biscotti (io personalmente ho preso solo l acqua) Medaglia molto bella 👍 Mi sono divertito!! Un buon fondo per la mia prossima maratona!!»

Il primo elemento che Stefano sottolinea è l'organizzazione, giudicata ottima anche considerando il tutto esaurito su tutte le distanze. Un risultato che testimonia l'interesse suscitato dalla manifestazione e che rende ancora più importante la capacità di gestire partecipanti, ristori e logistica.

La partenza è uno dei momenti che lo hanno colpito maggiormente. Correre nei primi chilometri attraverso il centro di Parma significa immergersi nell'atmosfera della città, tra strade, edifici storici e scorci urbani che regalano alla gara una cornice particolare.

Poi il percorso cambia volto. Si esce dal centro e, come osserva Stefano, alcuni tratti diventano più monotoni, con la presenza di diversi chilometri su fondo ghiaioso. Non tutti i percorsi sono uguali e non tutte le superfici restituiscono le stesse sensazioni: per un maratoneta, questi dettagli possono influenzare il ritmo e richiedere un diverso modo di distribuire le energie.

Ma la maratona insegna anche questo: non si può pretendere che ogni chilometro sia spettacolare. Ci sono tratti in cui bisogna semplicemente trovare il proprio passo, restare concentrati e continuare a lavorare in vista dell'obiettivo.

A rendere speciale il finale è invece l'ingresso in Cittadella, con gli ultimi 300 metri percorsi in mezzo al pubblico. Un arrivo così può trasformarsi in una piccola festa personale, nella quale la fatica accumulata lascia spazio alla soddisfazione di aver portato a termine la propria impresa.

Stefano apprezza anche i ristori, descritti come ordinati e ben forniti di acqua, sali, frutta e biscotti, pur avendo scelto personalmente di prendere soltanto acqua. E non manca una nota di apprezzamento per la medaglia, ricordo concreto di una giornata che ha lasciato sensazioni positive.

La conclusione è forse la parte più importante del suo commento: «Mi sono divertito!! Un buon fondo per la mia prossima maratona!!».

Perché il risultato di una gara non si misura soltanto in minuti e secondi. A volte conta soprattutto aver svolto un buon lavoro, aver imparato qualcosa sul proprio corpo e aver terminato con la sensazione di essere sulla strada giusta per la prossima sfida.

Parma, una città che merita di essere scoperta anche di corsa

La Parma Marathon non è soltanto un appuntamento sportivo: è anche un'occasione per incontrare una città che custodisce un patrimonio storico, artistico e gastronomico di grande valore.

E' una città emiliana che ha saputo mantenere un'identità elegante e vivace, nella quale la dimensione culturale si intreccia con quella quotidiana. Il suo centro storico è un concentrato di bellezza, con piazze, palazzi e monumenti che raccontano secoli di storia.

Tra i luoghi simbolo spicca Piazza Duomo, dove si affacciano la Cattedrale di Santa Maria Assunta e il Battistero, due autentici gioielli dell'architettura medievale. La Cattedrale custodisce la celebre cupola affrescata da Antonio Allegri, detto il Correggio, con la sua spettacolare rappresentazione dell'Assunzione della Vergine: un'opera capace di sorprendere per movimento, prospettiva e intensità.

Un'altra curiosità riguarda il Teatro Farnese, straordinario teatro ligneo seicentesco situato all'interno del complesso della Pilotta. Costruito nel XVII secolo, è uno dei luoghi che testimoniano il ruolo di Parma come importante centro artistico e culturale nel corso dei secoli.

E poi c'è la Cittadella, spazio storico e verde che oggi rappresenta un luogo amato dai parmigiani per passeggiare, fare attività fisica e trascorrere momenti all'aperto. Il suo legame con la manifestazione sportiva rende particolarmente suggestivo il riferimento di Stefano agli ultimi metri di gara, vissuti tra il pubblico.

Naturalmente, parlare di Parma significa anche parlare di gastronomia. La città è indissolubilmente legata al Parmigiano Reggiano e al Prosciutto di Parma, eccellenze conosciute ben oltre i confini italiani. Una tradizione che ha contribuito a costruire la reputazione di Parma come città del gusto, capace di affiancare alla cultura artistica una forte identità culinaria.

Per chi viaggia per partecipare a una gara, questi elementi diventano un valore aggiunto: la possibilità di associare la fatica e l'adrenalina della competizione alla scoperta di un territorio, dei suoi sapori e delle sue bellezze.

CorriFerrara: ogni distanza racconta una storia

Le esperienze di Andrea, Diana e Stefano mostrano tre modi diversi di vivere la stessa manifestazione.

Andrea è partito con l'obiettivo di allenarsi in vista di Ravenna e si è ritrovato con un personal best. Stefano ha affrontato per la prima volta la maratona di Parma, raccogliendo sensazioni positive e chilometri utili per il prossimo appuntamento. Diana, invece, è tornata dopo l'esperienza dello scorso anno, ha aumentato la distanza e ha arricchito la giornata con nuovi incontri, sperando che qualcuno possa presto avvicinarsi a CorriFerrara.

Tre percorsi differenti, uniti da un filo comune: la passione per la corsa.

È questo uno degli aspetti più belli del podismo. Non esiste un unico modo di essere runner e non esiste un solo obiettivo che dia valore a una gara. Per qualcuno è il cronometro, per altri è la preparazione atletica, per altri ancora è la possibilità di condividere chilometri, stringere amicizie e scoprire luoghi nuovi.

La maratona, con i suoi 42,195 chilometri, rimane una prova che richiede preparazione, rispetto e determinazione. Ma anche le distanze intermedie, come la 24 km affrontata da Diana, possono diventare tappe importanti di un percorso di crescita personale.

E dietro ogni pettorale c'è una storia che merita di essere ascoltata.

Una medaglia al collo, tanti ricordi da portare a casa

La Parma Marathon del 18 ottobre 2026 lascia ai nostri atleti il ricordo di una giornata ricca di significati: un personal best conquistato quasi inaspettatamente, una prima esperienza positiva su un percorso nuovo, una distanza aumentata e nuovi contatti che potrebbero trasformarsi in amicizie sportive.

La medaglia è il simbolo visibile dell'impresa, ma ciò che rimane davvero è tutto quello che non si può appendere al muro: la soddisfazione di aver superato una difficoltà, la consapevolezza del lavoro svolto, il sorriso di chi ti incoraggia e la promessa di ritrovarsi alla prossima gara.

Perché il bello della corsa è che il traguardo non chiude mai davvero una storia. Spesso è soltanto il punto da cui comincia la successiva.

E allora complimenti ad Andrea Anselmini, Diana Danu e Stefano Ricci, che hanno portato con sé a Parma non soltanto la voglia di correre, ma anche quello spirito di condivisione che dà valore ai colori della CorriFerrara.

La prossima partenza è già all'orizzonte. E, per chi ama correre, ogni nuovo chilometro è una possibilità di scoprire qualcosa in più su se stessi e sugli altri.













martedì 13 ottobre 2026

La mezza di Treviso

                                           


La Mezza di Treviso: 21,1 chilometri tra natura, storia, amicizia e… un tiramisù mancato!

Domenica 11 ottobre 2026, Treviso ha accolto i partecipanti della Mezza di Treviso, una prova di 21,1 chilometri capace di unire la sfida sportiva al piacere di correre immersi nella bellezza del paesaggio. Una distanza che richiede preparazione, costanza e determinazione, ma che sa regalare anche momenti di autentica serenità, soprattutto quando il percorso accompagna i passi dei podisti lungo le rive di un fiume.

Perché una mezza maratona non è fatta soltanto di chilometri da conquistare e di cronometri da fermare: è anche fatta di sensazioni, scorci da ammirare, amicizie da coltivare e piccoli episodi destinati a rimanere nella memoria ben oltre il traguardo.

Treviso, con i suoi canali, i ponti e le acque che attraversano il centro storico, offre uno scenario particolarmente suggestivo. Il legame della città con l'acqua è antico e profondo: il Sile, fiume di risorgiva tra i più importanti d'Europa, accompagna da secoli la vita del territorio, contribuendo a disegnarne il paesaggio e a renderlo inconfondibile. Non a caso, Treviso è spesso descritta come una città d'acque, dove la natura dialoga continuamente con la storia e l'architettura.

Tra le curiosità cittadine spicca anche la presenza delle risorgive del Sile, testimonianza di un territorio in cui l'acqua affiora naturalmente dal sottosuolo e alimenta un ambiente ricco di vegetazione e biodiversità. Un patrimonio che invita a rallentare lo sguardo e ad apprezzare il paesaggio: un privilegio che i podisti possono concedersi mentre il ritmo dei passi li conduce attraverso parchi, scorci verdi e testimonianze storiche.

A rendere ancora più piacevole la giornata ci hanno pensato le condizioni meteorologiche, con un clima ideale per affrontare la distanza e un percorso ombreggiato che ha permesso agli atleti di godersi la corsa con maggiore tranquillità.

A raccontare la propria esperienza è Giulia Maestri, che ha riassunto con poche parole, ma con grande efficacia, le sensazioni vissute durante la manifestazione:

"Gara molto bella, clima perfetto e percorso ombreggiato lungo il fiume."

Un commento semplice e spontaneo, che racchiude tre ingredienti fondamentali per una bella giornata di podismo: un percorso capace di valorizzare il territorio, condizioni favorevoli e un ambiente naturale nel quale la fatica diventa più piacevole.

Ma se per Giulia il ricordo della Mezza di Treviso è legato soprattutto al clima perfetto e alla bellezza del tracciato, per Andrea Sattin la giornata è cominciata con una motivazione decisamente golosa: il tiramisù promesso al ristoro! Del resto, ogni podista ha le proprie strategie per trovare la carica giusta. C'è chi si affida alla musica, chi alla compagnia degli amici e chi, davanti alla prospettiva di un dolce, scopre improvvisamente nuove energie.

Andrea 

  racconta così la sua avventura trevigiana, senza nascondere né la soddisfazione per la gara né la beffa finale:

"Quando ho letto su Facebook l’evento la mezza di Treviso, al ristoro tiramisù per tutti! Mi sono detto, quale miglior premio finito una gara ?! Così domenica 11 ho corso la mezza maratona di Treviso, percorso molto carino con diversi sali scendi che bisogna affrontarli con testa per non rimanere senza gambe proprio sul più bello.si passa in diversi punti molto belli tra parchi e monumenti storici.. Ho aiutato delle amiche facendo da “pacer” e tra una risata e una fatica l’abbiamo portata a casa, super contento del risultato perché quando le vedo arrivare con il sorriso ho vinto anche io. beffa finale il tiramisù aspettava solo a chi faceva la 10km 😩"

Il racconto di Andrea mette in luce un aspetto bellissimo della corsa: il piacere di mettersi al servizio degli altri. In questa occasione, infatti, non ha pensato soltanto alla propria prestazione, ma ha scelto di accompagnare alcune amiche nel ruolo di pacer, aiutandole a gestire il ritmo e a raggiungere il traguardo.

I saliscendi del percorso richiedevano attenzione e una buona distribuzione delle energie: affrontarli con giudizio era fondamentale per non ritrovarsi con le gambe in riserva proprio negli ultimi chilometri. Ma tra una risata, un momento di fatica e l'incoraggiamento reciproco, la distanza è stata portata a termine con soddisfazione.

E qui arriva la frase più bella del racconto: vedere le amiche tagliare il traguardo con il sorriso significa, per Andrea, aver vinto anche lui. Una vittoria che non compare necessariamente nelle classifiche ufficiali, ma che racconta perfettamente lo spirito più autentico del podismo. Perché accompagnare qualcuno verso il proprio obiettivo, condividendone difficoltà ed entusiasmo, può regalare soddisfazioni persino superiori a quelle di un primato personale.

Resta soltanto un piccolo dettaglio, quello che trasforma la giornata in una storia da raccontare agli amici: il tiramisù! La promessa letta su Facebook aveva acceso l'entusiasmo di Andrea, ma il premio dolciario era riservato ai partecipanti della 10 chilometri. Una scoperta che, dopo 21,1 chilometri, deve essere stata piuttosto amara… soprattutto per chi aveva immaginato il dolce come meritato epilogo della fatica.

Possiamo immaginare il suo pensiero al traguardo: gambe stanche, amiche sorridenti e tiramisù lontano. Ma, a ben vedere, qualcosa di più dolce Andrea lo aveva già conquistato: la soddisfazione di aver aiutato altre persone a raggiungere il proprio obiettivo.

La Mezza di Treviso si conferma così un'occasione per vivere lo sport all'aria aperta, scoprendo una città che sa coniugare patrimonio storico, scorci suggestivi e paesaggi fluviali. E le testimonianze di Giulia e Andrea ne restituiscono due prospettive complementari: da una parte il piacere di correre in un ambiente gradevole, dall'altra la gioia della condivisione e dell'amicizia.

Ventuno chilometri e cento metri che non sono soltanto una distanza da percorrere, ma un viaggio da vivere. Perché, a volte, la corsa più bella non è necessariamente quella in cui si corre più forte, ma quella in cui si trova il tempo di ammirare ciò che ci circonda, sostenere un compagno e festeggiare insieme il traguardo.

E per Andrea Sattin rimane anche una lezione preziosa: prima di scegliere una gara sulla base del ristoro, meglio controllare bene il regolamento del buffet!

Quanto al tiramisù, niente paura: dopo una mezza maratona e una bella prova di amicizia, il premio migliore è già arrivato. Per quello in cucchiaino, invece, sarà sufficiente scegliere la distanza giusta la prossima volta!