LOCH TRAIL CUP – RUN OF LEGENDS
Dove le Alte Terre Cimbre custodiscono ancora il respiro degli antichi
Nelle giornate del 22, 23 e 24 maggio, tra le pietre antiche dell’Altopiano di Asiago e i silenzi profondi delle Alte Terre Cimbre, si è compiuta ancora una volta la Loch Trail Cup – Run of Legends, una sfida che non appartiene soltanto allo sport, ma alle saghe.
Non una semplice gara di trail running, bensì un cammino dentro la memoria della montagna. Un attraversamento di luoghi che portano ancora i segni della Grande Guerra, delle leggende cimbre e delle forze invisibili che abitano le viscere della terra.
I sentieri hanno guidato gli atleti tra le Batterie di Rossapoan, il Forte Verena e il Forte Campolongo, custodi silenziosi di epoche lontane, mentre più in basso si aprivano i misteriosi loch: profonde voragini carsiche nate dal crollo di antiche grotte sotterranee.
Buchi oscuri e solenni, che i vecchi abitanti delle montagne raccontavano come porte verso mondi dimenticati. Tra questi, la leggendaria Stonhaus, la “Casa dell’Orco”, ancora oggi avvolta da racconti tramandati accanto al fuoco durante gli inverni interminabili delle terre alte.
E poi la Val d’Assa.
Un canyon scavato dal ghiaccio e dal tempo, selvaggio e magnifico, dove la natura conserva ancora il volto primordiale delle montagne nordiche: rocce umide, boschi profondi, acque fredde e creature silenziose nascoste tra la vegetazione.
Su questi sentieri si sono misurati gli atleti Corriferrara nelle quattro distanze previste:
- 13 km – 600 metri di dislivello
- 23 km – 1001 metri di dislivello
- 52 km – 2370 metri di dislivello
- 100 km – 4300 metri di dislivello
Una prova dura, aspra, degna delle antiche cronache dei corridori delle montagne.
I nostri 15 atleti erano presenti su tutte le distanze, affrontando pioggia, pietra, fango e salite interminabili con il coraggio di chi sceglie di non arretrare davanti alla montagna.
Tra i risultati più prestigiosi spicca il magnifico 3° posto assoluto di Ion Coban nella 52 km,
conquistato lungo uno dei percorsi più tecnici e selvaggi della manifestazione. Una prova di forza e resistenza che lo ha visto imporsi tra creste, forti di guerra e valloni immersi nella nebbia.
Ma il cuore epico della Loch Trail Cup si è forse manifestato nella lunghissima e durissima 100 km, dove Sabina Drimaco
ha portato a termine una gara estrema con determinazione e spirito indomabile.
E come spesso accade agli autentici guerrieri della montagna, lo ha raccontato con ironia:
“Partita da sola, 70 partecipanti, ho corso i miei primi 50 km con le scope 😂 conoscevo quelle zone e pensavo fosse più semplice.
Ho trovato delle persone e volontari meravigliosi, che mi hanno fatto compagnia dal momento prima di partire all'arrivo. Ringrazio Massimo che ha proposto questa gara, era quello di cui avevo bisogno ora.
4^ assoluta non lo dico perché eravamo 6 donne.”
Parole leggere, quasi scherzose, ma che custodiscono il vero spirito del trail: affrontare la fatica con umiltà, trovare forza nei compagni di viaggio e lasciare che siano i sentieri a raccontare il resto. Perché la Loch Trail Cup non è soltanto una corsa. È un richiamo antico. Un viaggio nelle terre dove la roccia conserva memoria degli uomini, dove le foreste parlano ancora la lingua delle leggende e dove ogni atleta, almeno per un giorno, diventa parte della saga.

https://youtu.be/4hqRgqqXp_4?si=uyKQNFOOtRAioJ2S
















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