Dolomiti Extreme Trail: Ion Coban firma un magnifico ottavo posto nella regina da 101 chilometri
Ci sono gare che si corrono con le gambe. Altre con la testa. E poi ci sono gare come la Dolomiti Extreme Trail, dove serve qualcosa di più: carattere, resistenza, capacità di soffrire e di trovare bellezza anche quando il sentiero sembra voler respingere ogni passo.
Il 12 giugno, nella straordinaria cornice della Val di Zoldo, si è svolta l'edizione 2026 della Dolomiti Extreme Trail, uno degli appuntamenti più prestigiosi e impegnativi del panorama internazionale della corsa in montagna. Un nome che non lascia spazio a equivoci: qui l'estremo non è marketing, ma realtà. Roccia, creste, boschi, discese tecniche e salite che mettono a nudo la vera essenza del trail running.
Tra gli oltre 400 atleti al via della distanza regina, la 101 chilometri con 6.400 metri di dislivello positivo, era presente anche il portacolori di Corriferrara Ion Coban, autore di una prova straordinaria conclusa con l'ottavo posto assoluto.
Una prestazione di assoluto valore su un percorso che lui stesso definisce senza mezzi termini «la gara più dura e tecnica che io abbia mai fatto».
Del resto, chi frequenta il mondo trail sa bene quanto sia vera la frase dello scrittore e ultrarunner Kilian Jornet:
“La montagna non è uno stadio dove soddisfare la mia ambizione, è una cattedrale dove pratico la mia religione.”
La Dolomiti Extreme Trail incarna perfettamente questo spirito. Non si tratta soltanto di gareggiare, ma di confrontarsi con l'ambiente, con i propri limiti e con la fatica più autentica.
Tra i passaggi simbolo del percorso c'è la salita al Bivacco Grisetti, una vera parete da affrontare con rispetto.
«La durissima salita al Bivacco Grisetti, che quest’anno decido di affrontare senza i bastoncini in quanto è quasi un’arrampicata e l’anno scorso erano risultati solo d’intralcio, con 480 metri di dislivello positivo da fare in circa 1.500 metri. Arrivato in cima si pensa che in discesa si riesca a recuperare qualcosina per poi renderti conto che devi affrontare una ripida e tecnica discesa verso il ristoro di Malga Grava con cavo fisso che ti costringe a percorrere un chilometro in oltre 13 minuti…»
Parole che raccontano meglio di qualsiasi cronaca la durezza di una competizione che richiama ogni anno atleti provenienti da tutta Europa e oltre.
La gara di Ion parte con prudenza, come spesso accade nelle ultradistanze dove l'errore più grande è lasciarsi trascinare dall'entusiasmo dei primi chilometri. Dopo il tratto iniziale su asfalto, il percorso entra subito nel vivo con salite interminabili e discese tecniche tra rocce e radici.
«Parto come al solito abbastanza piano tanto che dopo il primo tratto asfalto, in leggera discesa di circa 3 km, ho almeno 15-20 atleti che mi precedono. Dopo questo tratto inizia la vera gara con delle salite impegnative, che sembrano senza fine, e discese tecniche fatte di roccia e radici. Sto bene e invece di seguire i gruppetti formati, e che in qualche modo mi avrebbero rallentato, decido di superarli e guadagnare un po' di margine per quando arriverà la stanchezza.»
La strategia funziona. Chilometro dopo chilometro Ion risale posizioni fino a ritrovarsi addirittura quarto assoluto.
«Tra il 20° e il 25° chilometro, da casa mia moglie mi avvisa che sono in quarta posizione. Inizialmente non do molto peso a questa notizia, non pensavo di aver superato così tanti atleti e dentro di me penso che magari qualcuno corre senza aver acceso il GPS. Da lì a poco, nei ristori i volontari mi avvisano e mi confermano la mia posizione e che il terzo concorrente ha circa cinque minuti di vantaggio nei miei confronti.»
Per quaranta chilometri Ion corre una gara da protagonista assoluto.
«Riesco a mantenere questa posizione fino al sessantesimo chilometro, ho ampio margine sugli atleti che mi inseguono tanto che in questa fase sto pensando di provare a riprendere il terzo concorrente.»
Ma nelle ultratrail ogni storia può cambiare improvvisamente. È qui che emerge l'altra faccia di questo sport: la gestione delle energie, dell'alimentazione e della crisi.
«Da questo momento ho un drastico calo delle energie, non riesco più a mantenere il mio passo ma sono costretto a rallentare. Si corre sullo stesso percorso della gara da 73 km e vengo raggiunto e superato a mia volta dagli atleti di questa distanza che io avevo superato in scioltezza cinque chilometri prima.»
Con grande lucidità, Ion analizza ciò che è accaduto.
«Purtroppo, i ristori non erano molto forniti di carboidrati, o meglio dire quelli presenti non mi ispiravano molto. Tantissima frutta secca e formaggi freschi che vanno bene ma non danno il senso di sazietà e in questa parte di gara sento proprio il bisogno di assumere del cibo solido. Provo a integrare con della frutta secca, banane e patatine fritte, ma purtroppo sento che non è sufficiente.»
Una lezione preziosa che entra a far parte del bagaglio di esperienza di ogni ultratrailer.
Perché, come scriveva l'alpinista e scrittore Walter Bonatti:
“Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono.”
E il valore di un atleta non si misura soltanto nei momenti in cui vola, ma soprattutto nella capacità di continuare quando le energie diminuiscono e la sofferenza aumenta.
«Sono costretto a rallentare il mio passo e perdo diverse posizioni. Con il senno di poi avrei dovuto sforzarmi e cercare di assumere i carboidrati presenti nei ristori. Dei gel ne avevo da vendere ma non erano sufficienti e ti fanno passare il senso della sazietà. A fine gara mi rendo conto che sono stato superato da atleti nei confronti dei quali avevo oltre 20 minuti di vantaggio…»
Nonostante tutto, Ion stringe i denti e porta a termine la sua impresa.
«Concludo la gara, anche se con grande sofferenza, abbassando il mio personale di oltre un’ora rispetto alla passata edizione. Mi porto a casa una bella ottava posizione assoluta, tante soddisfazioni personali, emozioni e esperienza a non finire su una gara così impegnativa e tanti punti di riflessione per il futuro.»
E forse è proprio questo il significato più profondo del trail running. Non soltanto arrivare, ma imparare. Non soltanto competere, ma crescere. Non soltanto correre, ma vivere intensamente ogni metro di sentiero.
Per Corriferrara arriva così un risultato prestigioso, costruito su una delle gare più dure e affascinanti d'Europa. Un ottavo posto assoluto che vale molto più di una posizione in classifica: racconta una giornata vissuta al limite, tra fatica, determinazione e quella speciale bellezza che soltanto la montagna sa regalare.


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