mercoledì 27 maggio 2026

100 km del Passatore, tra sogno e realtà.

 

Corriferrara sulle strade del mito: sei cuori nella leggenda della 100 Km del Passatore

C’è una gara che non si corre soltanto con le gambe. Una gara che attraversa colline, notti, paesi addormentati paure antiche. Una gara che ogni anno richiama uomini e donne pronti a misurarsi con qualcosa che va oltre il cronometro. La 100 Km del Passatore, andata in scena tra sabato 23 e domenica 24 maggio 2026, è stata ancora una volta un viaggio epico lungo 102 chilometri e 1458 metri di dislivello, dalla culla rinascimentale di Firenze fino alla piazza di Faenza.

E mentre il sole incendiava l’asfalto toscano   e la notte scendeva sulle curve del Muraglione, sei atleti di Corriferrara hanno scritto il proprio capitolo in questa avventura che sa di leggenda.

Non è un caso che il nome della corsa richiami il Passatore, Stefano Pelloni, brigante romagnolo entrato nella storia e nella poesia. Giovanni Pascoli lo evocò nei suoi versi come figura sospesa tra mito e realtà, simbolo di una Romagna ribelle e popolare. E ancora oggi, lungo queste strade, pare quasi di sentirne il passo tra i boschi e le pieghe dell’Appennino.

Una corsa dentro la storia

La partenza da Firenze conserva ogni anno qualcosa di solenne. Le vie del centro storico sembrano accompagnare i corridori fuori dal tempo, mentre il serpentone umano si dirige verso Fiesole, primo assaggio di una lunga battaglia.

Poi arrivano i borghi, le salite, il Passo della Colla.    Luoghi che custodiscono racconti antichi, storie di viandanti e briganti, locande illuminate nella notte e campanili che scandiscono il passaggio degli atleti.

Marradi, terra natale di Dino Campana, accoglie i corridori nel cuore della notte con quell’atmosfera sospesa che solo il Passatore sa creare. Qui la fatica diventa poesia e la strada sembra domandare a ciascuno quanto sia disposto a dare per arrivare fino in fondo.

Perché il Passatore non perdona. Ma sa regalare emozioni che restano per sempre.

Corriferrara presente nella grande impresa

Corriferrara si è presentata al via con sei atleti, tutti protagonisti di una prova intensa e coraggiosa.

Tra le prestazioni più significative spicca quella di Chiara Rosignoli  capace di migliorare di ben 30 minuti il proprio personale sulla distanza, chiudendo una gara di straordinaria maturità e determinazione.

La sua corsa è stata il simbolo della resilienza e della capacità di rialzarsi dopo i momenti difficili.

La mia felicità, il mio viaggio, la gara definita per me dell'anno. 5 mesi e mezzo di preparazione e sacrifici per incastrare allenamenti, gare, lavoro, famiglia, amici, ecc. ma la soddisfazione di raggiungere un bellissimo traguardo, una 100km combattuta, desiderata, voluta e ottenuta!! La mia emozione si vede in quel sorriso avuto in tutta la gara, grazie a chi mi è stato davvero vicino, perché due settimane fa dopo un crollo fisico e psicologico in una gara, sono riuscita a riprendermi, grazie al vostro sostegno, arrivando a questo bellissimo obiettivo! 18° DONNA ASSOLUTA”.

Parole che raccontano quanto il Passatore sappia essere crudele prima ancora della partenza. Perché spesso la gara vera comincia nei mesi precedenti: nei dubbi, nella stanchezza, nella paura di non farcela.

E proprio i timori, le fragilità e la forza di continuare emergono con straordinaria autenticità nel racconto di Marco Avanzi, alla sua prima 100 Km del Passatore.

Il sogno di Marco Avanzi 

Certe imprese nascono quasi per scherzo. Altre da una promessa fatta a sé stessi. Quella di Marco Avanzi è nata osservando un amico inseguire il proprio sogno lungo le strade del Passatore. Poi è arrivato un pettorale regalato per compleanno, una figlia in arrivo, una nuova vita da organizzare. Ed è lì che il sogno si è trasformato in sfida.

Il suo racconto è il ritratto perfetto dello spirito del Passatore.

“100km del Passatore un sogno che diventa realtà! Nove mesi di allenamenti, una figlia nata da un mese e un nuovo lavoro che mi aspetta a partire da giugno. Insomma quest'anno non mi sono fatto mancare nulla! Il desiderio di correre questa gara è nato l'anno scorso accompagnando Luca in bicicletta durante il suo primo Passatore. Ho visto il percorso, l'organizzazione, la sua felicità nel tagliare il traguardo e l'entusiasmo dei giorni seguenti e mi sono detto, quasi quasi il prossimo anno... Poi è arrivato agosto e mia moglie assieme ad un gruppo di amici mi ha fatto trovare un pettorale come regalo di compleanno. Quel giorno dopo averlo aperto le dico: “oh caxxo, mah hai fatto i conti?”

Lei: “Perché?”

Io: “Guarda che ad aprile partorisci”

Lei: “In qualche modo farai...” Da li è iniziato tutto il percorso, il fioretto di non bere nulla di alcolico fino alla gara (eh ok, qualche sbavatura c'è stata, ma solo per le feste!). Corse all'alba, corse serali, corse in pausa pranzo, corse mentre viaggiavo in trasferta per tutta l'Italia... insomma correre, correre, correre. Non è stato tutto perfetto, avrei avuto più di una scusa per rimandare al prossimo anno ma proprio per questo vale ancora di più. Torniamo alla gara, in griglia di partenza faceva veramente caldo, a Firenze in il termometro superava i 30°C e io notoriamente soffro il caldo. Ma partiamo e nonostante tutto arriviamo in cima alla colla (50°km) in meno di 7 ore. Stavo iniziando a fantasticare su una possibile chiusura intorno alle 12 ore ma, peccando di inesperienza, non sapevo che avrei pagato il conto nella seconda parte di gara. Ho retto bene fino al 60°km, da li in poi è stata una gara a parte. La fatica si è fatta sentire pesantemente, le gambe facevano male e le vesciche mi hanno messo in seria difficoltà. Fortunatamente la compagnia non mancava, Luca faticava con me   con la solita allegria che lo contraddistingue, Massimo e Davide in bici sempre attenti alle nostre necessità e un km dopo l'altro l'abbiamo portata a termine. Arrivati al traguardo in 13h 45min. Ringrazio prima di tutti Cecilia che mi ha sempre supportato (e sopportato), soprattutto nell'ultimo mese dove le condizioni a casa non erano proprio facilissime. Luca con cui ho condiviso la preparazione e gran parte degli allenamenti. Massimo Corà che mi ha seguito come preparatore. Riccardo Ori il fisioterapista che mi ha tenuto in sesto fino alla fine. Massimo e Davide i nostri fedeli bici-accompagnatori. Questa gara la dedico a Cecilia, Tommaso ed Eleonora.”

Leggendo le sue parole si comprende perché il Passatore sia molto più di una semplice ultramaratona. È una lunga traversata emotiva dove il caldo, le vesciche e la stanchezza diventano quasi personaggi della storia. 

E forse è proprio questo che rende speciale questa corsa: nessuno arriva davvero da solo.

Quando arriva Faenza 

Poi finalmente arriva Faenza.

Le luci, la piazza, gli applausi nel cuore della notte o all’alba. Gli ultimi metri che sembrano eterni e leggerissimi insieme. Il traguardo del Passatore non è solo una linea disegnata sull’asfalto: è il punto esatto in cui la fatica si trasforma in memoria.

Per i sei atleti di Corriferrara è stata un’altra pagina da custodire. Una di quelle storie che si raccontano per anni, tra allenamenti, ristori e partenze all’alba.

Perché il Passatore lascia addosso qualcosa di difficile da spiegare.

Forse il sapore delle imprese antiche. Forse il fascino delle leggende. Forse semplicemente la certezza che, almeno una volta nella vita, si può andare oltre ciò che sembrava impossibile.

E sulle strade tra Firenze e Faenza, anche quest’anno, Corriferrara ha saputo essere protagonista di quella leggenda.









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