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martedì 20 ottobre 2026

Trofeo Città di Ferrara 1^ tappa

 

Nel fango, nell’erba e nella fatica: Corriferrara apre la stagione dei cross al Poggetto 

Sei chilometri per riscoprire l’essenza della corsa: gambe, polmoni, testa e quella voglia di mettersi alla prova che trasforma ogni campestre in una piccola battaglia con sé stessi.

C’è una corsa che non ha bisogno di grandi scenografie, di lunghi rettilinei perfettamente asfaltati o di cronometri da inseguire con lo sguardo. Le basta un prato, un terreno da interpretare passo dopo passo e una partenza in cui, per qualche istante, tutti sembrano avere la stessa convinzione: oggi si fa sul serio!

È lo spirito della corsa campestre, quello che ha accompagnato la prima tappa del Trofeo Città di Ferrara, disputata domenica 18 ottobre 2026 al Poggetto di Sant’Egidio, nel Ferrarese. Sei chilometri di agonismo e impegno, una distanza apparentemente breve, ma capace di mettere a nudo preparazione, carattere e capacità di soffrire. Perché nel cross non basta correre forte: bisogna saper correre bene, adattarsi al terreno, dosare le energie e trovare il coraggio di rilanciare quando le gambe cominciano a chiedere spiegazioni.

E la campestre, diciamolo, è una di quelle discipline che non fanno sconti. Sull’asfalto si può trovare il proprio ritmo e provare a mantenerlo; sull’erba, invece, ogni appoggio può raccontare una storia diversa. Il terreno può essere compatto o cedevole, la traiettoria cambia, le curve obbligano a frenare e ripartire, mentre il fiato diventa un compagno di viaggio piuttosto rumoroso. Insomma, sei chilometri che possono valere quanto una lunga lezione di corsa.

La campestre: la palestra dove si costruiscono i runner

Chi pensa al cross soltanto come a una gara da affrontare nella stagione autunnale e invernale rischia di sottovalutarne il valore. La corsa campestre è infatti una straordinaria forma di allenamento: sviluppa forza muscolare, coordinazione, reattività e capacità di gestire lo sforzo anche quando le condizioni non sono ideali.

Il fondo irregolare obbliga il corpo a lavorare in modo diverso rispetto alla strada, mentre i cambi di ritmo insegnano a non affidarsi esclusivamente al passo indicato dal GPS. Qui il cronometro conta, certo, ma non racconta tutto. Conta la posizione conquistata, conta la capacità di reagire a un attacco, conta quel piccolo scatto che si riesce a trovare quando la fatica suggerirebbe di lasciar perdere.

E poi c’è l’aspetto mentale. In una campestre si corre spesso vicini agli avversari, si studiano le loro mosse, si prova a non perdere terreno e si impara che la sofferenza può diventare una risorsa. Non è soltanto una questione di velocità: è un esercizio di determinazione, una scuola di agonismo che torna utile anche nelle gare su strada e nelle distanze più lunghe.

Non a caso, la tradizione dell’atletica considera il cross un banco di prova prezioso per atleti di ogni livello. Perché prima di diventare specialisti della velocità o della resistenza, bisogna imparare a correre quando il percorso non rende le cose facili. E il terreno, in questo, è un maestro severo ma onesto.

Dodici maglie Corriferrara, un solo spirito di squadra

Al Poggetto, a rappresentare i colori della Corriferrara, sono stati dodici atleti, pronti a confrontarsi con i sei chilometri della prova e con quell’agonismo genuino che rende le campestri così coinvolgenti.

Una presenza che va oltre il semplice conteggio dei partecipanti. Ogni atleta porta con sé allenamenti, sacrifici, piccoli obiettivi personali e quella voglia di migliorarsi che spesso non si vede nelle classifiche, ma che costituisce la vera sostanza dello sport.

In una gara breve e intensa come questa, ogni partenza richiede attenzione, ogni curva può fare la differenza e ogni metro conquistato diventa il risultato di un impegno costruito molto prima del via. Si corre per il piazzamento, per la categoria, per la soddisfazione di aver dato tutto. Ma si corre anche per sentirsi parte di un gruppo, condividere la fatica e ritrovarsi, una volta tagliato il traguardo, con la consapevolezza di aver affrontato insieme una nuova sfida.

A impreziosire la giornata sono arrivati due risultati di categoria: Alessio Zambrini ha conquistato il secondo posto, mentre Franca Panagin ha ottenuto uno splendido primo posto di categoria.

Due piazzamenti che premiano l'impegno individuale e danno lustro alla spedizione biancazzurra. Per Alessio, un secondo gradino del podio che testimonia una prova competitiva; per Franca, la soddisfazione di chiudere davanti a tutte le avversarie della propria categoria. Risultati diversi, ma uniti dallo stesso ingrediente: la costanza con cui si costruisce una prestazione, allenamento dopo allenamento.

E se il podio regala una fotografia da conservare, il valore della giornata appartiene anche agli altri dieci compagni di squadra, ognuno con la propria corsa e il proprio traguardo da raggiungere.

Il Poggetto e Sant’Egidio: la bellezza dei luoghi vicini

Il cross ha anche un pregio particolare: porta gli atleti a scoprire angoli del territorio che, nella fretta della vita quotidiana, rischiano di passare inosservati. Il Poggetto, nella zona di Sant’Egidio, ci riporta a quella dimensione del Ferrarese fatta di paesaggio aperto, campagne e luoghi legati alla vita delle comunità locali.

Sant’Egidio appartiene a quel territorio in cui la pianura sembra invitare a correre all’infinito. Ma attenzione a lasciarsi ingannare: in campestre non servono montagne per trovare la fatica. Basta un fondo che non restituisca tutta l’energia della spinta, una curva affrontata nel momento sbagliato o un avversario che decida di accelerare proprio quando si vorrebbe tirare il fiato.

Quanto alle leggende, la pianura ferrarese custodisce un patrimonio di racconti popolari, tradizioni rurali e memorie legate alla sua storia. Non occorre però inventare un fantasma o attribuire al Poggetto una leggenda locale non documentata per rendere speciale questa giornata: a volte è sufficiente immaginare il piccolo teatro di una campestre, dove ogni atleta si misura con il proprio avversario più antico, la fatica, e con quello più imprevedibile, sé stesso.

E c'è qualcosa di profondamente autentico in queste manifestazioni: il paesaggio non fa da semplice sfondo, ma diventa parte della gara. Il terreno impone le proprie regole, il percorso detta il ritmo e il corridore deve imparare ad ascoltare entrambi.

Una prima tappa che vale come un investimento

Il Trofeo Città di Ferrara ha così aperto il proprio cammino con una prova di sei chilometri che richiama uno dei valori più importanti della corsa: la disponibilità a mettersi alla prova anche quando non si può contare sulla comodità di un percorso regolare.

Per la Corriferrara, i dodici atleti presenti al Poggetto hanno contribuito a inaugurare questa avventura, con due piazzamenti di categoria da festeggiare e la soddisfazione di aver preso parte a un appuntamento che unisce competizione, preparazione e spirito di squadra.

La campestre insegna a non scappare dalla fatica, ma a conoscerla. Insegna che non sempre si può scegliere il terreno sul quale correre, ma si può scegliere con quale atteggiamento affrontarlo. E soprattutto ricorda che ogni gara, anche quella di soli sei chilometri, può lasciare qualcosa da portare negli allenamenti successivi.

Perché alla fine il cross è questo: una sfida senza troppi fronzoli, dove le gambe lavorano, la testa resiste e il cuore trova il modo di spingere ancora.

E se alla partenza si cerca il risultato, al traguardo si porta a casa qualcosa di più: la certezza di aver combattuto la propria battaglia. Con l’erba sotto le scarpe, il fiato corto e la voglia, già pronta, di tornare a correre.










lunedì 22 giugno 2026

5° Trail della Cavdagna

 

Trail della Cavedagna: tra polvere, caldo e Palio, le donne Corriferrara conquistano il podio

ARIANO FERRARESE – Quando il termometro sfiora i 36 gradi e il sole sembra non voler concedere tregua, c'è chi sceglie il divano e chi invece allaccia le scarpe da trail. Tra questi ultimi, sabato 20 giugno, c'erano i partecipanti al Trail della Cavedagna, una gara di 10 chilometri che ha saputo unire sport, tradizione e spirito di festa in una delle serate più animate dell'estate ferrarese.

Ma cos'è una cavedagna? A spiegarlo è Franca Panagin, protagonista della giornata con la vittoria nella propria categoria:

"La cavedagna è una strada di campagna sterrata, attraversata da trattori, a bordo di campi coltivati. Se a tutto questo abbini una corsa, in una calda serata d'estate, ottieni un bel Trail: pianeggiante ma ugualmente faticoso."

Un nome che racconta perfettamente il territorio e il carattere della manifestazione. Niente montagne o dislivelli alpini, ma sentieri rurali, strade bianche e terreni sconnessi che obbligano a mantenere alta l'attenzione. Perché anche nella pianura ferrarese si può soffrire... e parecchio.

La gara è stata inserita all'interno della tradizionale festa del Palio di Ariano Ferrarese, creando un suggestivo connubio tra sport e storia. Mentre i runner si sfidavano lungo il percorso, il paese si animava con sfilate in costume d'epoca, tamburi e sbandieratori. Due feste in una sola serata, capaci di coinvolgere residenti, famiglie e appassionati di corsa.

"Ad Ariano Ferrarese hanno abbinato il Trail alla festa del Palio del paese, con sfilata in abiti d'epoca e sbandieratori. Due feste in una sola serata, che ha coinvolto famiglie e runner temerari, non spaventati dalla calda serata", racconta ancora Panagin.

E di temerarietà ce n'è voluta davvero. Il percorso, completamente sterrato, ha rispettato le aspettative degli amanti del trail, alternando saliscendi, sentieri e tratti resi più impegnativi dal fondo irregolare. Una sfida resa ancora più dura dal caldo afoso, mitigato soltanto da un leggero venticello che ha evitato di trasformare la competizione in una vera prova di sopravvivenza.

La manifestazione prevedeva una gara competitiva di 10 chilometri e una camminata ludico-motoria di 5 chilometri, aperta a tutti, confermando la volontà degli organizzatori di coinvolgere sportivi di ogni livello.

Tra le portacolori della Corriferrara è andata in scena una piccola ma significativa "singolar tenzone" tutta al femminile. A spuntarla è stata Franca Panagin,   prima classificata nella propria categoria. Ottime prestazioni anche per Stefania Bruschi e Monica Fogli, entrambe salite sul terzo gradino del podio nelle rispettive categorie, contribuendo a una serata ricca di soddisfazioni per la società ferrarese.

Positivo anche il rientro alle competizioni di Antonio Margiotta, che ha commentato:

"Bella competizione per ricominciare dopo guai fisici. Per chi vuole iniziare a non fare solo asfalto è un buon inizio."

Un giudizio che sintetizza bene la filosofia della manifestazione: un trail accessibile ma autentico, ideale per chi desidera avvicinarsi ai percorsi naturali senza rinunciare al gusto della sfida.

A chiudere la serata, un'organizzazione particolarmente apprezzata dai partecipanti. Ricco il pacco gara e altrettanto graditi i premi in natura riservati ai vincitori, dettaglio che nel mondo podistico continua a essere sinonimo di attenzione e ospitalità.

Insomma, tra polvere, sudore, bandiere al vento e costumi d'epoca, il Trail della Cavedagna ha confermato che anche nelle terre del Delta la corsa può trasformarsi in una bella avventura. E le atlete Corriferrara hanno saputo ritagliarsi un ruolo da protagoniste in questa riuscita serata di sport e tradizione.




martedì 16 dicembre 2025

Trofeo Città di Ferrara, Alessandro Medri campione provinciale categoria veterani

 

                                                     Grazie a Massimo Zanella per le foto.

Trofeo Città di Ferrara: quando il cross diventa racconto

C’è un modo speciale di correre d’inverno, quando la terra restituisce ogni passo e il respiro disegna nuvole leggere nell’aria. Domenica 14 dicembre 2025, il Parco Urbano di Ferrara si è trasformato in un palcoscenico naturale per l’ultima prova del Trofeo Città di Ferrara, una giornata in cui la corsa campestre ha saputo unire tecnica, fatica e bellezza.

Le gare si sono susseguite come capitoli di un romanzo corale, con distanze pensate per ogni età e categoria: dai Pulcini sui 300 metri, agli Esordienti sui 600, quindi Ragazzi e Cadetti sui 1.500 metri, gli Allievi sui 3 km, fino al gran finale di Senior e Veterani sui 6 km. Un mosaico di passi, emozioni e storie che hanno attraversato prati, curve e leggere salite.

Il percorso e l’organizzazione, curati con attenzione e passione dalla società Quadrilatero di Ferrara, hanno fatto la differenza: tracciato tecnico e selettivo, logistica impeccabile e un ristoro accogliente, capace di riportare sorrisi e calore dopo lo sforzo.

Si temeva la nebbia, compagna abituale dei dicembre ferraresi, ma il cielo ha regalato una sorpresa: sole pieno, aria limpida e temperature gentili. «Sempre bello correre all'interno del Parco Urbano con un percorso tecnico e impegnativo quanto basta per una gara di cross. Si temeva la nebbia e invece la ciliegina di una bellissima giornata di sole e nemmeno troppo freddo per essere a metà dicembre. Positiva anche la partecipazione di pubblico e delle tante categorie giovanili in gara», ha commentato Denis Grandi, cogliendo lo spirito di una domenica riuscita.

A impreziosire il racconto, la prova maiuscola del nostro portacolori Alessandro Medri   che, classificandosi 1° di categoria in questa ultima gara del Trofeo, ha conquistato il titolo di Campione Provinciale nella categoria Veterani. Una vittoria costruita curva dopo curva, con la pazienza di chi conosce la durezza del cross. «Campestre tecnica e dura per le molte curve e salite. Sono contento di aver vinto il titolo di campione provinciale di corsa campestre della categoria veterani maschile», le sue parole, semplici e piene di sostanza.

Il cross non è mai una carezza, e lo sa bene Laura Rinaldi: «Faticosa come ogni cross ma bel percorso». In quella frase c’è tutto: la fatica che pesa e la bellezza che ripaga.

Atleti sul podio

  • Sarno Aniello – 1° di categoria

  • Medri Alessandro – 1° di categoria e Campione Provinciale Veterani

  • Rinaldi Laura – 2ª di categoria

  • Marangoni Emanuela – 2ª di categoria

  • Grandi Denis – 2° di categoria

  • Scagliarini Lucia – 3ª di categoria

  • Gonzalez Garcia Laura – 3ª di categoria

  • Bubola Gregory Arthur – 1° di categoria Primi Passi

  • Valarini Leonardo – 3° di categoria Esordienti

  • Delli Gatti Marco – 3° di categoria Ragazzi

Il Trofeo Città di Ferrara si chiude così, con le scarpe infangate e il cuore leggero. Perché il cross è questo: una sfida ruvida e sincera, che chiede rispetto e restituisce verità. E al Parco Urbano, per un giorno, ogni passo ha raccontato una storia.