domenica 3 maggio 2026

52° Giro Podistico delle Mura

 

Nel cuore gentile della pianura, là dove le antiche cortine raccontano ancora duchi e cavalieri, la città di Ferrara ha rinnovato il suo rito più caro: il Giro Podistico delle Mura, affettuosamente chiamato “la Primo Maggio”. E come nei versi di Matteo Maria Boiardo, tra imprese e ardori, e con quella malinconica dolcezza cara a Giorgio Bassani, la città si è fatta teatro di una corsa che è memoria viva, respiro collettivo, racconto che si rinnova ogni anno.

Le origini di una tradizione

Correva l’anno 1973 quando Luigi Marini e il gruppo Putinati decisero che Ferrara meritava una sua gara: nacque così un evento destinato a diventare il più antico del territorio ferrarese. Per vent’anni la manifestazione fu custodita con passione, poi il testimone passò alla storica pizzeria Pippo, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove, da oltre un decennio Monica Zannini  , Luciano Mazzanti     e Gabriele Garbellini continuano a tenerne vivo il prestigio.

E come ogni grande epopea, anche questa corsa vive grazie a un esercito silenzioso: i volontari.    Presenze discrete ma fondamentali, tra ristori, segnalazioni percorso e accoglienza   , senza le quali nulla sarebbe possibile.

L’edizione 2026: sole, passi e comunità

Il 1° maggio 2026 si è presentato con un cielo terso, quasi benevolo, come a voler benedire i circa 1500 partecipanti. Tra questi, 350 competitivi impegnati sulla distanza dei 12 km, mentre gli altri hanno popolato il percorso dei 6 km in forma non competitiva.

Non solo corsa: la manifestazione è stata una festa del movimento. Camminatori, praticanti di nordic walking, famiglie con amici a quattro zampe nella dog run. Circa 100 giovani e giovanissimi hanno dato vita alle gare dedicate, portando freschezza e futuro tra le mura rinascimentali.

Tra le società, spicca la Polisportiva Quadrilatero  con 93 atleti, seguita da Corriferrara   con circa 90 presenze: numeri che raccontano un tessuto sportivo vivo e partecipe.

I vincitori

Nella gara competitiva, tra gli uomini ha trionfato Davide Sughi dell’Atletica San Giorgio di Piano, mentre tra le donne si è imposta Demetra Tarozzi dell’Atletica Molinella.

Voci dal percorso

Le parole degli atleti restituiscono l’anima più autentica della giornata:

Andrea Rubbini



Non c'è 2 senza 3! Anche quest'anno, terzo consecutivo, ho avuto la possibilità di partecipare a questa storica riunione di sportivi, tutti belli competitivi. Una cornice super per una gara da fare a tutta, con il mio amico Cristian al rientro alle corse dopo un periodo di pausa. Alla fine ottimo tempo e 1° maggio da ricordare.”

Denis Grandi:
Una bella giornata di sport, condivisione e amicizia!

 Sara Melloni 

Se Ferrara fosse un multiverso, il Giro delle Mura sarebbe una missione degna degli Avengers. E Sara Melloni lo racconta così, con tono da fumetto:

Tre settimane fa: morso di ragno. Risultato? Nessun superpotere. Niente salto tra i tetti, niente addominali scolpiti. Forse ho sbagliato universo… (o forse serviva una chiamata di Doctor Strange per aprire il portale giusto!)

Il Giro delle Mura è come un videogioco a livelli:

  • Livello 1: la grande nevicata di primavera (boss fight inclusa)
  • Livello 2: sopravvivenza mentale
  • Livello finale: arrivare comunque al traguardo

Spoiler: ho fatto il peggior tempo della mia lunga carriera podistica. (Ma, come ogni vero eroe Marvel, la missione non è vincere… è vivere l’avventura). Ed è stato bellissimo.

Ferrara, tra corsa e meraviglia

Correre sulle mura di Ferrara non è solo sport: è un viaggio nella storia. Le mura rinascimentali, tra le meglio conservate d’Europa, abbracciano la città come un anello di pietra e verde. Qui si corre tra bastioni e alberi, dove un tempo vigilavano sentinelle e oggi scorrono passi e sorrisi.

Curiosità:

  • Le mura sono lunghe circa 9 km e completamente percorribili.
  • Ferrara è patrimonio UNESCO, anche grazie alla sua struttura urbanistica rinascimentale.
  • Il Giro delle Mura è uno dei pochi eventi che permette di vivere questo patrimonio in modo così partecipato e dinamico.

Epilogo

E così, tra il sole di maggio e il vento leggero che accarezza le antiche pietre, Ferrara ha scritto un’altra pagina della sua storia sportiva. Non solo una gara, ma un racconto corale, dove ogni passo – veloce o lento – ha trovato il suo posto.

Come direbbe Bassani, è nelle piccole cose condivise che si annida l’eternità. E come nei poemi cavallereschi, anche qui ogni partecipante è stato, a suo modo, un eroe.



























































giovedì 30 aprile 2026

Riepilogo settimanale e punti che saranno assegnati.

 

Nel volgere d’una settimana, come in un canto disteso tra aurora e vespro, la schiera degli atleti di Corriferrara ha solcato vie e sentieri, sospinta da virtù tenace e da quell’ardore che accende il passo e nobilita la fatica. Erano cinquanta, come un drappello ordinato sotto insegna invisibile, e undici furono le terre che accolsero il loro cimento.

Da Ozzano Emilia si levò il primo moto, nella Camminata della Resistenza, dove quindici chilometri parvero un inno alla perseveranza; e poi, tra i boschi e le pieghe montane di Serso di Pergine, il Trail del Drago si fece prova doppia, tra dieci e venti chilometri, quasi a misurare il coraggio su due bilance diverse.

A Castel Bolognese, la leggendaria 50 di Romagna si erse come impresa epica: cinquanta chilometri, degni d’un poema cavalleresco, ove il corpo cede e lo spirito comanda. E nelle contrade di San Venanzio di Galliera, tra le “vecchie borgate”, sedici chilometri e mezzo narrarono storie di passi antichi e memorie contadine.

Non mancò la solenne pianura di Padova, dove la Maratona,  nella sua interezza e nella mezza si offrì come rito classico, cifra perfetta di distanza e disciplina. E più oltre, nei rilievi umbri di Scheggia e Pascelupo, il Trail del Monte Cucco invitò a un’ascesa breve ma intensa, quindici chilometri di natura aspra e generosa.

Non fu trascurata Ferrara, dove la Camminata di San Giorgio, breve nei chilometri, ma larga nel cuore  raccolse i passi cittadini in sei chilometri e mezzo di condivisione. E poi l’Umbria, quasi una corona di tappe: Sigillo, Passignano sul Trasimeno, San Venanzo, Cannara ciascuna con le sue distanze, tra sette e undici chilometri, a comporre il Giro dell’Umbria, mosaico di colline e respiro.

Infine Cornuda accolse il Duerocche Prosecco Trail, ventidue chilometri tra vigne e saliscendi, ove la fatica si mescola al profumo della terra e al gusto dell’orizzonte.

Così si compie il computo: 15.550 metri di dislivello, come una scalata invisibile verso il cielo, e 1081,776 chilometri percorsi, cifra che pare smisurata e pure nasce da passi umili, uno dopo l’altro, come sillabe d’un poema.

E se Torquato Tasso avesse cantato tali gesta, forse avrebbe detto che non furono soltanto corse, ma imprese dell’animo: perché in ogni atleta vive un cavaliere moderno, che non brandisce spada ma volontà, e trova nel cammino non la fine, bensì il senso stesso del viaggio.