C’è qualcosa, a Rovigo, che assomiglia a una promessa mantenuta. Forse è la
nebbia che all’alba avvolge tutto e non nasconde, ma protegge. Forse è quel
silenzio sospeso prima della partenza, quando la città sembra osservare i
podisti in punta di piedi, lasciandoli passare come si fa con chi sta per intraprendere
un viaggio. L’8 febbraio 2026, in questo scenario ovattato e quasi intimo, si è
svolta Rovigo in Love,
manifestazione podistica che anno dopo anno cresce in maniera esponenziale, non
solo nei numeri ma anche nel valore che riesce a trasmettere..
Le distanze proposte erano tre, come tre modi
diversi di vivere la corsa e, in fondo, la vita: la City Run non competitiva da 10 km, la staffetta da 10,5 km e la mezza maratona competitiva da 21,097 km.
La scelta più gettonata è stata senza dubbio la 10 km non competitiva, che ha
sfiorato le 3.000 presenze:
famiglie, amici, singoli podisti hanno riempito le strade senza l’assillo del
cronometro, con l’unico obiettivo di stare bene, insieme o con sé stessi. Un
centinaio gli atleti della staffetta, mentre circa 1.000 runner hanno affrontato la mezza maratona
competitiva, terreno ideale per chi cerca il personal best ma anche per chi ama
misurarsi con i propri limiti, senza perdere il gusto del gioco.
C’era chi correva in gruppo, sostenendosi a
vicenda come si fa nei viaggi lunghi, e chi invece si è affidato ai pacers, scegliendo un ritmo costante,
fedele alle proprie possibilità. Nessuno strappo inutile, solo la pazienza del
passo che sa dove vuole arrivare. E in tutto questo, un’organizzazione
impeccabile: percorso sicuro, incroci ben presidiati, ristori puntuali. A dare
voce e anima alla giornata, come sempre, Daniele
Trevisi, speaker capace di trasformare l’attesa in racconto e l’arrivo
in festa. La sua voce, udibile già da lontano, diventa un radiofaro emotivo:
sentirla significa essere quasi a casa. E poi quel dono raro, la memoria: nomi
ricordati, chiamati, restituiti agli atleti come un riconoscimento personale
che vale più di una classifica. Rovigo, va detto, è una città che porta con sé
storie antiche e piccole leggende. Si racconta che il suo nome derivi da Rhogus, canale d’acqua ribelle, e che i
polesani abbiano imparato nei secoli a convivere con ciò che cambia, con ciò
che sfugge. Forse è per questo che la corsa qui trova terreno fertile: perché
correre è, in fondo, accettare l’imprevisto. Anche la nebbia, gelosa custode
del paesaggio, ha fatto la sua parte, concedendo più suggestione che panorama.
Ma l’entusiasmo non si è perso: anzi, si è fatto più intimo, più vero. Non sono mancati, come sempre, i malumori di
chi vive le restrizioni alla viabilità come un fastidio insopportabile. Qualche
automobilista imbufalito, qualche sfogo sui social. Succede. Ma il “disturbo”
dura poche ore, mentre l’orgoglio di una città capace di ospitare eventi così
partecipati e ben riusciti dovrebbe durare molto di più. È il prezzo minimo da
pagare per sentirsi parte di qualcosa che funziona. Molto apprezzata la pubblicazione gratuita delle foto, disponibili già dalla
domenica sera sulla pagina dell’evento: album dopo album, volti stanchi e
sorridenti, prove concrete di una giornata riuscita. Rovigo in Love è una gara a cui vale la pena
partecipare: per la competenza e la gentilezza degli organizzatori, ma anche
per il nome stesso. Un po’ d’amore non guasta mai, né nello sport né nella
vita. Corriferrara
ha onorato l’appuntamento con una settantina di atleti, 53 dei quali nella
competitiva. E dalle loro voci arrivano racconti che valgono
quanto i risultati. Alcuni commenti dei nostri atleti:
Gigi Medas, ha descritto l’alba nella
nebbia come un dialogo eterno tra razionalità e desiderio, tra Narciso e
Boccadoro, scegliendo ancora una volta il viaggio. Correre, per lui e per
molti, non è più (o non solo) una questione di tempo, ma di relazioni, di
presenze che confermano che “certe cose hanno ancora senso”. "Si percepisce qualcosa di profondamente umano e dunque inevitabilmente poetico, nel
ritrovarsi all’alba, avvolti dalla nebbia, a domandarsi perché mai si continui
a correre quando il letto, a casa, è così calorosamente convincente. È il
momento in cui Narciso, tutto misura e razionalità, dialoga con Boccadoro, che
invece sorride all’idea del viaggio, dell’incontro, dell’imprevisto. E insieme,
come sempre, decidono di partire. Oggi l’uscita di gruppo aveva direzione Rovigo. La città non si è mostrata
subito: la nebbia, gelosa custode del paesaggio, ha preferito lasciarci intuire
più che vedere. Eppure, nonostante il grigio sospeso nell’aria, un migliaio di
podisti ha colorato le strade con scarpe fluo, magliette tecniche, bandane
creative e quell’espressione a metà tra la concentrazione e la felicità
infantile. La nebbia confonde i contorni, ma non spegne l’entusiasmo: al
massimo lo rende più intimo. Per molti di noi partecipare a questa gara è un rito. Non tanto per il
cronometro che spesso viene messo a tacere dalla saggezza dell’età o
dall’onestà delle gambe, quanto per le relazioni. A Rovigo abbiamo amici tra
gli organizzatori, volti che rivediamo ogni anno come si rivedono i compagni di
un vecchio viaggio. Essere presenti è un modo per dire “ci siamo”, per
sostenere, per aumentare il numero dei partecipanti e, in fondo, per confermare
che certe cose hanno ancora senso. In un tempo in cui l’odio sembra correre più veloce di chiunque altro,
partecipare a una gara che richiama esplicitamente all’amore diventa un piccolo
atto sovversivo. Correre per amore, insieme, è quasi un gesto politico. Lo
sport, quando è autentico, non divide: unisce. E mentre il fiato si accorcia e
le gambe cominciano a discutere con la testa, ci si scopre parte di qualcosa di
più grande del proprio passo. La gara, va detto, era organizzata con cura: ristori frequenti e ben
forniti, un finale generoso, una medaglia bellissima. Si corre per piacere,
certo, ma ricevere una medaglia dopo aver attraversato quel gonfiabile alato,
tra due ali di persone che incitano, è un’emozione che non conosce classifiche.
Non importa il tempo impiegato: conta arrivare. Conta non fermarsi. Ho corso con alcune amiche,
dosando le energie come vecchi alchimisti del
chilometraggio, per non arrivare svuotati agli ultimi chilometri. Quando la
fatica inizia a prendere posto anche nella testa, è lì che il gruppo diventa
essenziale: una parola, una battuta, un sorriso riescono a rimettere in moto
ciò che sembrava finito. Lungo il percorso si chiacchiera con altri podisti, si
scambiano impressioni, si progettano gare future. Anche affaticata, la mente
già sogna nuove partenze. La nebbia ci ha negato il panorama, ma non il divertimento. E come ogni
esperienza degna di questo nome, la giornata non poteva concludersi senza una
celebrazione a tavola. Davanti a ottimi piatti e buon vino, il pranzo è durato
più della gara. 
All’uscita, quasi per magia, il sole aveva dissipato le nuvole. Forse è questo il senso del correre insieme: attraversare la nebbia,
sostenersi nella fatica, arrivare al traguardo e poi sedersi, finalmente, a
condividere il racconto. Complimenti sinceri agli organizzatori. E arrivederci
alla prossima partenza."
Più asciutto ma altrettanto sincero il
commento di Denis Grandi, che ha
lodato la grande partecipazione e l’ottima organizzazione, concedendosi solo un
sorriso amaro per quella nebbia che, puntuale, ha iniziato a dissolversi dopo
l’arrivo. "Bella gara e grandissima partecipazione (anche per le camminate di 5 e
10 km), peccato solamente per quella cavolo di nebbia che ovviamente ha
iniziato a dissolversi gradualmente dopo l'arrivo!!! Per il resto ottima
organizzazione con incroci presidiati bene e buon ristoro finale."
Accanto a queste voci si inserisce anche quella di Massimo Corà,
che riporta il senso più profondo del correre insieme, lontano da qualsiasi idea di prestazione assoluta o di ricette miracolose:
“Non mi sono mai sentito un guru della corsa e ci mancherebbe: ci sono tantissime persone più brave ed esperte di me. Quello che amo profondamente, però, è stare fianco a fianco ai ‘miei’ allievi. Allenarmi con loro, fare fatica insieme, sbagliare, capire, migliorare nel tempo. È così che ho imparato quasi tutto quello che so sulla corsa: vivendola, non spiegandola dall’alto. Negli anni, sia nei corsi in presenza sia in quelli a distanza, la cosa più bella che sto vedendo non sono i numeri, ma i percorsi delle persone. Persone che crescono piano piano, acquistano consapevolezza, fiducia e imparano ad ascoltarsi. Magari non vanno più forte di tutti, ma stanno meglio, corrono meglio e si sentono parte di qualcosa. Questo per me è il vero risultato. Non ricette magiche o promesse miracolose, ma metodo, confronto, ascolto e tanta normalità. Ieri alla Rovigo in Love ho avuto la fortuna di correre accanto ad alcuni allievi, ma soprattutto amici, e vedere da vicino il loro percorso è stato davvero bellissimo. Grazie a tutte le persone che fanno parte di questo cammino, in presenza e a distanza. Andiamo avanti, passo dopo passo, insieme.”
E poi c’è il racconto di Lorenzo Bocchi, che parla di obiettivi,
amicizia e gambe che rispondono meglio del previsto:
“Era da prima del COVID che in una 1/2 maratona non portavo il
cronometro sotto 1:35. Oggi volevo
correre ai 4:30 e così sono partito; al 2° km mi affianca l'amico Vittorio e mi
domanda a quanto la "voglio fare". Detto l'obiettivo dice:
"allora sto con te"; morale: mi ha tirato e incitato per 19 km
portandomi all'arrivo in 1:33:53.
Straordinario. A differenza di Gigi ,sempre
molto sensibile e ricco di metafore nel descrivere con i suoi articoli le
nostre gare, non ho trovato grosso amore a Rovigo, né un bel percorso: sali
scendi nella prima metà del percorso e una valanga di curve negli ultimi
chilometri; ma non mi importa. Grazie Vittorio ”.
Parole dirette, senza orpelli, che ricordano come, a volte, l’amore in gara non
sia nel percorso o nel paesaggio, ma nella spalla che ti corre accanto per 19
chilometri. Forse
è proprio questo il senso di Rovigo in
Love: attraversare la nebbia insieme, sopportare la fatica, arrivare
al traguardo e poi sedersi, metaforicamente o davvero, davanti a un buon
piatto, a condividere il racconto. Perché correre, come amare, non è mai solo
un fatto individuale. È un’esperienza che chiede di essere vissuta e,
soprattutto, ricordata.
A completare il racconto della giornata, meritano una menzione anche i risultati di categoria, che testimoniano come a Rovigo si sia corso non solo con il cuore, ma anche con qualità e determinazione.
Sul podio delle rispettive categorie troviamo Albertin Rosanna, prima di categoria, Grandi Denis, secondo di categoria, Masieri Nicoletta, seconda di categoria, e Marangoni Emanuela, terza di categoria. Risultati che premiano impegno, costanza e passione, e che si inseriscono perfettamente nello spirito della manifestazione: competizione sì, ma sempre vissuta con rispetto, condivisione e senso di appartenenza.