martedì 21 aprile 2026

Rimini Marathon

 

C’è qualcosa nella Rimini di aprile che non si spiega: un misto di salsedine, primi caldi traditori e quella voglia di stare insieme che ti fa dimenticare la fatica. Domenica 19 aprile 2026 la città non è stata solo cartolina di mare e ombrelloni ancora chiusi a metà, ma teatro vivo della Maratona di Rimini: una festa di corsa, sudore e sorrisi larghi come la Riviera.

E in mezzo a questo scenario, tra il passo cadenzato dei runners e il vociare del pubblico, c’era anche Corriferrara, presente con ben 47 atleti distribuiti sulle tre distanze: maratona, mezza maratona e ten miles. Un bel colpo d’occhio, di quelli che fanno gruppo ancora prima che squadra.

Tra storia e passi di corsa

Correre a Rimini non è mai solo correre. È infilarsi in una città che ha visto passare secoli, da Sigismondo Pandolfo Malatesta signore rinascimentale dal carattere tutt’altro che leggero, fino alla poesia di Aurelio de' Giorgi Bertola. E mentre oggi si macinano chilometri sul lungomare, viene quasi da pensare che anche loro, a modo loro, avrebbero avuto qualcosa da dire su questa umanità in movimento.

Il caldo, vero protagonista (non invitato)

Se c’è stato un avversario comune, quello è stato il sole. Un caldo improvviso, quasi estivo, che ha messo alla prova tutti.

Federico Oliani l’ha riassunta senza troppi giri di parole: 
"Maial che caldo"

E in effetti, tra saliscendi e tratti esposti, la gara non ha fatto sconti. Ottorino Malfatto    lo racconta bene:

"Tanto caldo e tanti sali scendi. Giro di boa a Riccione. Tanta partecipazione, non si corre mai da soli."

Le prestazioni e le storie

Tra i risultati, spicca Chiara Rosignoli, splendida 10ª donna assoluta. Ma al di là delle classifiche, sono le storie personali a dare il senso della giornata.

Bellissimo esordio per Tatiana Pivanti     sulle 10 miglia: sorriso sempre acceso e tanta determinazione fino al traguardo. Di quelle gare che ti restano addosso.

E poi le emozioni vere, quelle che non si misurano in minuti al chilometro.

Maria Giuseppina Santoro    racconta così la sua esperienza:

"Per quanto mi riguarda è stata la mia camminata più lunga, ho avuto tanta ansia tanta preoccupazione di non riuscire ad arrivare al traguardo ma per fortuna ero insieme alla mia compagna di squadra Sara Caporaso e con lei è stato tutto più "facile". La competizione è molto carina studiata molto bene nei minimi particolari l ultimo ristoro prima dell' arrivo top le caramelle sono state fotoniche. E che dire all' arrivo oltre ad avere le altre mie compagne di squadra che invitavano mi aspettava anche la mia famiglia ed è stato super emozionante (la lacrimuccia dopo il traguardo è scesa abbracciandomi con la mia carissima collega e grandissima amica di squadra).Stupendo tutto."

La fatica della maratona

La distanza regina, come sempre, racconta qualcosa di più profondo.

Massimo Corà   chiude in 3h24'05", portando a casa non solo il tempo ma soprattutto il significato:

"Porto a casa, bene o male, il risultato che speravo, anche se il caldo improvviso di oggi ci ha messo tutti in grande difficoltà.
Sono davvero molto felice, perché oggi era dura. In più di un momento la testa mi diceva di fermarmi, ma sono andato avanti e questa, forse, è la cosa che conta di più.
È stato bellissimo condividere non solo questo weekend, ma anche tutti questi ultimi mesi di preparazione con tanti compagni di squadra Atletica Corriferrara e soprattutto amici.
Una menzione speciale per Davide Armandi che all’esordio in maratona ha fatto una gara davvero bella e matura: gestita con intelligenza, corsa con coraggio e chiusa da vero maratoneta. Bravo davvero! La maratona, alla fine, è anche questo: fatica, testa, cuore, condivisione. E oggi me la porto a casa così.
"

La mezza: tra entusiasmo e filosofia

Andrea Rubbini     racconta una mezza maratona che è molto più di una gara:

"Ebbene sì, un'altra gara in Romagna... terra di mare, piadine e bella gente, e una nuova occasione per un weekend di sport, divertimento e buon cibo. La gara da 21K, anticipata alle 8:30 per via dei molti partecipanti, è partita con una bellissima energia, con Sara P. (all'esordio sulla distanza) che non si teneva e Sara S. a fare il passo iniziale come al solito. Poi il caldo si è fatto sentire, e dal 16° in poi ho iniziato ad "arrancare" chiudendo in poco più di 2 h... ma la soddisfazione di finire una mezza e aggiudicarsi un'altra medaglia per la collezione è sempre tanta!!!E per festeggiare, vuoi non fermarti a pranzo al ristorante tutti insieme ?!?   E' una delle parti più divertenti di questo sport."

E Sara Sacchelli    aggiunge il tocco più romagnolo possibile:

"Un’altra bellissima occasione per correre insieme agli amici!! Peccato per il sole e il caldo (quest’affermazione fatta di domenica a Rimini è decisamente surreale) che ha compromesso la mia corsa partita già un po’ svantaggiata da un vecchio infortunio (e tante altre scuse)…. Dopo qualche chilometro ho deciso di godermi il panorama e con molta filosofia sono arrivata al traguardo. Per fortuna ci sono gli amici che mi ricordano che ogni traguardo è un’impresa e un’occasione per festeggiare. E allora via di festeggiamenti in spiaggia con i giusti reintegri post mezza (Frittino e birra!).
Perché alla fine non importa il tempo. Importa chi è lì con te a festeggiare il traguardo!
"

Il senso di tutto

Forse il riassunto migliore lo danno poche parole, semplici e vere.

Lorenzo Prini:
"Bella gente tanto sole , cordialità della riviera "

E Angelo Visentini:
"Grazie alla compagnia ed il supporto ricevuto, chi più e chi meno ma seppur dovendo lottare con dolori e battagliando con il mio corpo ribelle da settimane sono stati tutti di grande aiuto.
Bellissimo circuito, bellissima gente e posto che non delude mai.
Tanto caldo ma si sapeva.. il sole ci avrebbe dato filo da torcere.
Niente altre frasi ad effetto… niente giustificazioni del tempo andato,
oltre a dolori ne esco consapevole ed imparato ( con un’ ottima abbronzatura )
".


Alla fine, Rimini fa questo effetto: ti stanca, ti scalda, ti mette alla prova… e poi ti regala qualcosa. Che sia una medaglia, una birra in spiaggia o una lacrima al traguardo, poco importa.

Perché in Romagna ,si sa, si corre forte, ma si vive ancora meglio.




















lunedì 20 aprile 2026

Agno Trail

 

Tra le valli verdi dell’alto Vicentino, dove il torrente Agno scava da secoli il suo percorso tra boschi e contrade, il 18 aprile 2026 si è corsa una nuova edizione dell’Agno Trail a Valdagno. Una gara che non concede nulla: sentieri duri, dislivelli che si fanno sentire presto e discese che mettono alla prova testa e gambe. Non è solo una corsa, è un piccolo viaggio dentro la montagna… e dentro se stessi.

L’anima dell’Agno Trail

Valdagno, incastonata nella Valle dell’Agno, è un luogo dove la natura ha ancora il ritmo lento delle stagioni. Qui il trail running trova terreno fertile: salite che sembrano non finire mai, creste panoramiche e discese tecniche che richiedono lucidità.

Uno dei passaggi più suggestivi è quello sul Monte Malo: un balcone naturale dove il pubblico si raccoglie e trasforma la fatica in energia, con applausi che arrivano quando le gambe iniziano a chiedere tregua.

Corriferrara c’è

A rappresentare Corriferrara in questa edizione due atleti, due storie diverse ma unite dalla stessa passione.

Michele Tuffanelli   si è messo alla prova sulla distanza lunga:

  • 26 km
  • 1500 metri di dislivello positivo

Una gara interpretata con esperienza, senza farsi ingannare dall’entusiasmo iniziale. Le sue parole raccontano bene la giornata:

L’Agno è una di quelle gare che se prese sottogamba ti bruci presto. Parto con calma, le salite sono toste, riesco a gestirle bene se abbastanza lunghe ma non troppo tecniche come le discese. Bello il passaggio sul Monte Malo con tanta gente a tifare. Arrivato alla croce ci provo in discesa per centrare l’obiettivo che mi ero imposto delle almeno 3h:05m che mi avrebbero dato il 3° di categoria, ma va bene così, il livello era alto. Divertito sì e questo è quello che conta: i risultati arriveranno...”

Parole che sanno di consapevolezza: in trail si corre contro il percorso prima ancora che contro gli altri.

Una vittoria che vale più del tempo

Accanto alla prova di Michele, c’è una storia forse ancora più significativa.

Maria Letizia Milani,   sulla distanza:

  • 13 km
  • 800 metri di dislivello positivo

Un tracciato tutt’altro che semplice, tecnico e impegnativo, dove arrivare entro il tempo limite è già una conquista piena.

E proprio qui emerge il lato più autentico del trail running. Ancora Michele:

Ma la vittoria più grande è stato vedere Letizia sulla distanza più breve arrivare al suo premio, cioè entro il tempo limite in un percorso non così scontato e tecnico. Averla vista arrivare con il sorriso non c’è premio che tenga… si sta allenando fisicamente e soprattutto mentalmente.

Il senso del trail

L’Agno Trail è una di quelle gare che ti insegna qualcosa, sempre. Che sia la gestione dello sforzo, la pazienza nelle salite o il coraggio nelle discese.

Ma soprattutto ti ricorda perché si corre: non solo per un tempo o una classifica, ma per quel momento preciso in cui, nonostante la fatica, riesci ancora a sorridere.

E in fondo, tra i sentieri della Valle dell’Agno, è proprio quello il traguardo più importante.













Trail della Riva

 

Trail della Riva 2026: tra roccia, respiro e cuore

Il 18 aprile 2026, i sentieri scolpiti nella storia e nella pietra dei Sassi di Rocca Malatina hanno fatto da teatro a una delle prove più affascinanti del calendario trail: il Trail della Riva. Un appuntamento che non è solo gara, ma esperienza piena, fatta di natura viva, panorami che tolgono il fiato e quella fatica che, passo dopo passo, si trasforma in soddisfazione.

Nel cuore del Sassi di Roccamalatina, tra pinnacoli di arenaria e boschi primaverili, gli atleti si sono misurati su tre distanze tanto diverse quanto ugualmente esigenti:

  • 15 km – 1000 m D+
  • 20 km – 1000 m D+
  • 34 km – 1950 m D+

Tre modi di vivere lo stesso spirito: quello del trail autentico.


Corriferrara: presenza, passione e condivisione

La squadra di Corriferrara ha risposto presente su tutte e tre le distanze, portando sui sentieri non solo gambe allenate, ma anche entusiasmo, amicizia e voglia di mettersi alla prova.

Su queste colline che sembrano onde pietrificate, ogni atleta ha scritto la propria storia: chi inseguendo il tempo, chi cercando il proprio limite, chi semplicemente lasciandosi trasportare dalla bellezza del percorso.


Le voci dei protagonisti

A raccontare davvero l’anima della giornata sono le parole di chi l’ha vissuta.

Emanuela Lambertini restituisce tutta la dimensione emotiva della gara:

Il trail della Riva per me è la felicità. Quest'anno abbiamo fatto la 20 km. Molto bella, ma la 15 km resta la gara del cuore.

Un legame profondo, quello con il percorso più breve, che dimostra come nel trail non contino solo i chilometri, ma le sensazioni che restano dentro.

Agata Grazioso sottolinea invece l’energia collettiva e la sfida delle condizioni:

Un bellissimo Trail con tantissima partecipazione!!! È sempre bello stare immersi nella natura e ammirare panorami stupendi, ma il caldo ha raddoppiato la fatica.

Perché sì, la natura incanta… ma sa anche mettere alla prova, trasformando ogni salita in una conquista ancora più significativa.

Per Michele Longhi, invece, è stato un esordio da ricordare:

Prima volta sui sentieri del Trail della Riva, percorso molto bello, gara promossa a pieni voti.

E non c’è miglior battesimo per un trail runner che un percorso capace di sorprendere a ogni curva.


Tra epica e silenzio

Il Trail della Riva non è solo una gara: è un dialogo continuo tra uomo e territorio. Le torri di roccia osservano silenziose, testimoni di ogni passo, mentre il respiro degli atleti si mescola al vento che scorre tra i sentieri.

Ogni salita racconta fatica, ogni discesa regala libertà. E quando si taglia il traguardo, non si arriva soltanto alla fine di un percorso: si arriva un po’ più in profondità dentro sé stessi.


Un appuntamento che resta

L’edizione 2026 si chiude così: con gambe stanche, volti sorridenti e ricordi destinati a durare. Per Corriferrara e per tutti i partecipanti, il Trail della Riva si conferma una di quelle gare che non si corrono soltanto… si vivono. E, inevitabilmente, si sogna già di tornare.




Tuscany Crossing 100M, Ion Coban 2° assoluto nella 161Km

 

Tuscany Crossing M100 2026: 100 miglia di anima, polvere e leggenda.

Il 17 aprile 2026, nel cuore scolpito della Val d'Orcia, là dove le colline sembrano onde immobili e i cipressi segnano il ritmo del vento, è andata in scena una delle prove più epiche del panorama trail italiano: la Tuscany Crossing M100.

Partenza da Castiglione d'Orcia, 161 chilometri di pura resistenza e 5720 metri di dislivello: numeri che da soli raccontano poco. Perché questa gara non è solo distanza. È un viaggio. È una sfida contro il tempo, contro il corpo… e soprattutto contro i propri limiti.


Il racconto di un’impresa: Ion Coban, cuore Corriferrara

Tra i protagonisti di questa odissea moderna, spicca il nome di Ion Coban, portacolori Corriferrara, autore di una gara straordinaria conclusa con un 2° posto assoluto.

Le sue parole raccontano molto più di qualsiasi classifica:

Dopo aver fatto la mia prima gara da 100K l'anno scorso, con ottimo risultato finale, quest'anno ho alzato l'asticella iscrivendomi alla gara da 100M (161km). Percorso e panorami bellissimi, come tipico delle gare Toscane, con un'ottima organizzazione e gestione da parte degli organizzatori. Per quanto riguarda la gara ero un po' preoccupato alla partenza. Non avendo mai affrontano una distanza così lunga, anche se il dislivello complessivo di circa 5800m non è impossibile, ma allo stesso modo sono molto emozionato per questo viaggio lungo 100 miglia che sta iniziando. Inizialmente parto piano anche perché ho i quadricipiti che non sono al massimo (il primo pensiero che mi viene è di aver esagerato come al solito con gli allenamenti e di non avendo scaricato abbastanza prima di una gara così lunga). Con il trascorrere del tempo i muscoli si sciolgono e riesco a correre bene aumentando il passo. Al 20° km raggiungo il vincitore dell'anno scorso. Ci scambiamo alcune parole e gli faccio i complimenti per la sua vittoria. Da lì a poco raggiungo la quarta posizione che mantengo per gran parte della gara. Il primo purtroppo è già scappato via, un certo Marco Biondi 😃, che per chi frequenta il mondo Trail sa benissimo che è molto forte ed irraggiungibile mentre il secondo e terzo concorrente corrono assieme e mi precedono di 4-5 minuti. Purtroppo, uno si fa male ed è costretto a ritirarsi mentre il secondo rallenta per dei problemi, ma nonostante tutto riesce a concludere la gara in terza posizione. Dal 120° km in poi (la massima distanza che avevo percorso percorsa prima in una gara) affronto esperienze e sensazioni mai provate prima e con tanti dubbi che ho sulla reazione del mio fisico. Dal 130° km i quadricipiti sono già a pezzi, in discesa e nel piano si rallenta di parecchio e ogni passo è una sofferenza con i muscoli che mi chiedono di avere pietà nei loro confronti. Paradossalmente, preferisco a camminare veloce in salita piuttosto che corricchiare in discesa, e questa condizione me la porto per il resto della gara. Alla fine, riesco a fare un buon risultato finale e mi posiziono come secondo assoluto, arrivando con 1ora e 15 minuti circa di vantaggio rispetto al vincitore dell'anno prima e non posso che essere contento per questo grande traguardo ottenuto. Terzo nel 2025, secondo questo giro

   e a questo punto non mi resta che incrociare le dita per il futuro"


Tra fatica e bellezza: l’anima della Tuscany Crossing

Correre la Tuscany Crossing significa attraversare un museo a cielo aperto. I sentieri si snodano tra borghi senza tempo, strade bianche iconiche e panorami che cambiano luce a ogni ora del giorno.

Qualche curiosità che rende questa gara unica:

  • 🌄 Patrimonio UNESCO: la Val d’Orcia è una delle zone più fotografate al mondo, simbolo del paesaggio toscano
  • 🌙 Notte e solitudine: gran parte della M100 si corre al buio, dove restano solo respiro, frontale e pensieri
  • 🏛️ Borghi storici: passaggi vicino a perle come Pienza e Montalcino
  • 🍷 Terra di Brunello: si corre tra vigne leggendarie… anche se durante la gara l’unico “nettare” concesso è quello dei ristori

Oltre il traguardo

La prestazione di Ion Coban non è solo un risultato sportivo. È il simbolo di una crescita, di un percorso costruito chilometro dopo chilometro, gara dopo gara.

Dalla 100K alla 100 miglia. Dal terzo posto al secondo.
E davanti… solo l’orizzonte.

La Tuscany Crossing resta così: una linea sottile tra fatica e poesia, tra crisi e rinascita.
E chi la percorre fino in fondo, non torna mai davvero lo stesso.







Corsa della bonifica

 

La Corsa della Bonifica: quando i passi diventano leggenda

Vi è, nelle terre piane che circondano Baura, un respiro antico che si leva dai campi e dai canali, un sussurro che racconta di fatica e rinascita, di uomini e donne che sfidano se stessi come antichi eroi. Il 19 aprile 2026, sotto un cielo incerto tra primavera e memoria, si è corsa la Corsa della Bonifica, e ancora una volta non è stata soltanto una gara… ma un viaggio.

Baura, piccolo borgo dal cuore grande, ha accolto i podisti come un reame gentile. Qui la bonifica non è solo storia, ma simbolo: terra strappata alle acque, come ogni chilometro strappato alla stanchezza. E tra queste strade, per un giorno, i corridori si sono mossi leggeri e silenziosi come elfi, con il vento a guidare il passo e il cuore saldo verso il traguardo.

Due i percorsi tracciati come sentieri nella mappa di un racconto epico:
la 12,5 km competitiva, aspra e sincera, e la 7,5 km non competitiva, più dolce ma non meno significativa.
Su questi tracciati, la compagnia di Corriferrara si è presentata numerosa e determinata: 28 atleti, di cui 25 nella competitiva e 3 nella non competitiva, come una schiera pronta a scrivere il proprio capitolo.

E tra loro, alcuni nomi hanno brillato come stelle nella sera:

  • Denis Grandi, primo di categoria, saldo e potente come un guerriero delle Terre di Mezzo.
  • Ilaria Camanzi, seconda, elegante e tenace, con passo leggero e cuore fiero.
  • Sara Melloni, terza, la cui storia merita di essere narrata come una leggenda.

Per Sara,   infatti, il destino ha tessuto una trama degna dei racconti più antichi. Un errore di percorso, breve ma fatale, ha sottratto il primo posto che già pareva suo. Eppure, nella sua voce non vi è resa, ma umanità, ironia e forza:

Corsa della Bonifica
Oggi ho sfidato l'allergia stagionale e le punture di insetto che mi hanno sfigurato il volto per correre questi 12,5 km, e riprendere fiducia nella mia capacità aerobica.
A Baura sono tutti gentili, ho chiesto dei gadget da usare come stimoli per gli anziani e una maglia di cotone che utilizzo come pigiama, e mi è stato concesso tutto.
Sono stata contenta di aver fatto l'ultimo tratto con Rita, 

  correvamo insieme anni fa, quando non era ancora stato inventato il Garmin, e andavamo davvero forte 💪.
Peccato che il traguardo fosse a destra e noi abbiamo proseguito dritto. Ho perso il primo posto di categoria e il salame 😭, e tutto questo mi fa un po' male.

Parole vere, che sanno di strada, di amicizia e di quella nostalgia che solo chi corre conosce. Perché in fondo, come nei racconti più profondi, non è l’anello o il salame a definire l’eroe, ma il viaggio.

E così, tra canali silenziosi e campagne infinite, tra sorrisi e fatica, la Corsa della Bonifica si è conclusa lasciando dietro di sé qualcosa di invisibile ma potente: storie.
Storie di chi corre contro il tempo, contro i limiti, o semplicemente per ritrovare sé stesso.

E forse, se si ascolta bene quando il vento attraversa Baura al tramonto, si può ancora sentire l’eco di quei passi… leggeri come elfi, eterni come le leggende.









Ibiza H.Marathon. Paola Pantaleoni 1^ di categoria

 

Sotto il sole già estivo di Ibiza, tra profumi di salsedine e sentieri che sembrano usciti da antichi racconti di marinai, si è corsa il 18 aprile 2026 la Ibiza Half Marathon. Un evento che non è solo gara, ma viaggio: tra luce abbagliante, vento leggero e quel mare che, dicono gli isolani, custodisca segreti fenici e storie di approdi lontani.

Qui, dove ogni curva sembra raccontare una leggenda e ogni salita mette alla prova non solo le gambe ma anche lo spirito, la squadra Corriferrara ha portato ben 10 atleti a sfidare le due distanze in programma: 22,3 km e 12,4 km. Un piccolo manipolo di runner italiani immersi in un’atmosfera quasi magica, dove il ritmo dei passi si mescola alla musica dei locali e al battito antico dell’isola.

E Ibiza, si sa, non è mai solo Ibiza. È l’isola che di giorno ti mette alla prova con il sole e la fatica, e la sera ti racconta storie tra luci soffuse e risate leggere. Anche in gara, quel carattere un po’ ribelle e un po’ poetico si fa sentire: salite improvvise, scorci mozzafiato e il mare che compare all’improvviso, come un premio.

Tra i protagonisti, brilla ancora una volta Paola Pantaleoni  che ormai sembra avere un appuntamento fisso con il gradino più alto del podio. Anche questa volta non si smentisce, conquistando il 1° posto di categoria nella 22 km (per la precisione 22 km e 380 metri), con una prova solida e determinata.

Le sue parole raccontano più di qualsiasi classifica:

Un altro traguardo conquistato:
caldo (molto caldo), fatica (tanta), forza fisica e mentale, tifo, incitamento, musica e … mare !!
Santa Eulària Ibiza Marathon 22k (per la precisione 22k e 380 mt) Prima di categoria!

Accanto a lei, anche Mauro Robustini, compagno di vita e di corsa, che porta a casa un ottimo 5° posto di categoria, confermando la qualità e la determinazione della coppia.

E così, tra fatica e sorrisi, tra il caldo che mette alla prova e il mare che consola, la trasferta ibizenca di Corriferrara si chiude con risultati importanti e ricordi ancora più preziosi.

Perché correre a Ibiza non è solo correre: è inseguire un miraggio blu all’orizzonte, è lasciarsi attraversare dal vento e, per un attimo, sentirsi parte di una storia più grande. Una di quelle che, proprio come le onde, tornano sempre.