martedì 20 ottobre 2026

Trofeo Città di Ferrara 1^ tappa

 

Nel fango, nell’erba e nella fatica: Corriferrara apre la stagione dei cross al Poggetto 

Sei chilometri per riscoprire l’essenza della corsa: gambe, polmoni, testa e quella voglia di mettersi alla prova che trasforma ogni campestre in una piccola battaglia con sé stessi.

C’è una corsa che non ha bisogno di grandi scenografie, di lunghi rettilinei perfettamente asfaltati o di cronometri da inseguire con lo sguardo. Le basta un prato, un terreno da interpretare passo dopo passo e una partenza in cui, per qualche istante, tutti sembrano avere la stessa convinzione: oggi si fa sul serio!

È lo spirito della corsa campestre, quello che ha accompagnato la prima tappa del Trofeo Città di Ferrara, disputata domenica 18 ottobre 2026 al Poggetto di Sant’Egidio, nel Ferrarese. Sei chilometri di agonismo e impegno, una distanza apparentemente breve, ma capace di mettere a nudo preparazione, carattere e capacità di soffrire. Perché nel cross non basta correre forte: bisogna saper correre bene, adattarsi al terreno, dosare le energie e trovare il coraggio di rilanciare quando le gambe cominciano a chiedere spiegazioni.

E la campestre, diciamolo, è una di quelle discipline che non fanno sconti. Sull’asfalto si può trovare il proprio ritmo e provare a mantenerlo; sull’erba, invece, ogni appoggio può raccontare una storia diversa. Il terreno può essere compatto o cedevole, la traiettoria cambia, le curve obbligano a frenare e ripartire, mentre il fiato diventa un compagno di viaggio piuttosto rumoroso. Insomma, sei chilometri che possono valere quanto una lunga lezione di corsa.

La campestre: la palestra dove si costruiscono i runner

Chi pensa al cross soltanto come a una gara da affrontare nella stagione autunnale e invernale rischia di sottovalutarne il valore. La corsa campestre è infatti una straordinaria forma di allenamento: sviluppa forza muscolare, coordinazione, reattività e capacità di gestire lo sforzo anche quando le condizioni non sono ideali.

Il fondo irregolare obbliga il corpo a lavorare in modo diverso rispetto alla strada, mentre i cambi di ritmo insegnano a non affidarsi esclusivamente al passo indicato dal GPS. Qui il cronometro conta, certo, ma non racconta tutto. Conta la posizione conquistata, conta la capacità di reagire a un attacco, conta quel piccolo scatto che si riesce a trovare quando la fatica suggerirebbe di lasciar perdere.

E poi c’è l’aspetto mentale. In una campestre si corre spesso vicini agli avversari, si studiano le loro mosse, si prova a non perdere terreno e si impara che la sofferenza può diventare una risorsa. Non è soltanto una questione di velocità: è un esercizio di determinazione, una scuola di agonismo che torna utile anche nelle gare su strada e nelle distanze più lunghe.

Non a caso, la tradizione dell’atletica considera il cross un banco di prova prezioso per atleti di ogni livello. Perché prima di diventare specialisti della velocità o della resistenza, bisogna imparare a correre quando il percorso non rende le cose facili. E il terreno, in questo, è un maestro severo ma onesto.

Dodici maglie Corriferrara, un solo spirito di squadra

Al Poggetto, a rappresentare i colori della Corriferrara, sono stati dodici atleti, pronti a confrontarsi con i sei chilometri della prova e con quell’agonismo genuino che rende le campestri così coinvolgenti.

Una presenza che va oltre il semplice conteggio dei partecipanti. Ogni atleta porta con sé allenamenti, sacrifici, piccoli obiettivi personali e quella voglia di migliorarsi che spesso non si vede nelle classifiche, ma che costituisce la vera sostanza dello sport.

In una gara breve e intensa come questa, ogni partenza richiede attenzione, ogni curva può fare la differenza e ogni metro conquistato diventa il risultato di un impegno costruito molto prima del via. Si corre per il piazzamento, per la categoria, per la soddisfazione di aver dato tutto. Ma si corre anche per sentirsi parte di un gruppo, condividere la fatica e ritrovarsi, una volta tagliato il traguardo, con la consapevolezza di aver affrontato insieme una nuova sfida.

A impreziosire la giornata sono arrivati due risultati di categoria: Alessio Zambrini ha conquistato il secondo posto, mentre Franca Panagin ha ottenuto uno splendido primo posto di categoria.

Due piazzamenti che premiano l'impegno individuale e danno lustro alla spedizione biancazzurra. Per Alessio, un secondo gradino del podio che testimonia una prova competitiva; per Franca, la soddisfazione di chiudere davanti a tutte le avversarie della propria categoria. Risultati diversi, ma uniti dallo stesso ingrediente: la costanza con cui si costruisce una prestazione, allenamento dopo allenamento.

E se il podio regala una fotografia da conservare, il valore della giornata appartiene anche agli altri dieci compagni di squadra, ognuno con la propria corsa e il proprio traguardo da raggiungere.

Il Poggetto e Sant’Egidio: la bellezza dei luoghi vicini

Il cross ha anche un pregio particolare: porta gli atleti a scoprire angoli del territorio che, nella fretta della vita quotidiana, rischiano di passare inosservati. Il Poggetto, nella zona di Sant’Egidio, ci riporta a quella dimensione del Ferrarese fatta di paesaggio aperto, campagne e luoghi legati alla vita delle comunità locali.

Sant’Egidio appartiene a quel territorio in cui la pianura sembra invitare a correre all’infinito. Ma attenzione a lasciarsi ingannare: in campestre non servono montagne per trovare la fatica. Basta un fondo che non restituisca tutta l’energia della spinta, una curva affrontata nel momento sbagliato o un avversario che decida di accelerare proprio quando si vorrebbe tirare il fiato.

Quanto alle leggende, la pianura ferrarese custodisce un patrimonio di racconti popolari, tradizioni rurali e memorie legate alla sua storia. Non occorre però inventare un fantasma o attribuire al Poggetto una leggenda locale non documentata per rendere speciale questa giornata: a volte è sufficiente immaginare il piccolo teatro di una campestre, dove ogni atleta si misura con il proprio avversario più antico, la fatica, e con quello più imprevedibile, sé stesso.

E c'è qualcosa di profondamente autentico in queste manifestazioni: il paesaggio non fa da semplice sfondo, ma diventa parte della gara. Il terreno impone le proprie regole, il percorso detta il ritmo e il corridore deve imparare ad ascoltare entrambi.

Una prima tappa che vale come un investimento

Il Trofeo Città di Ferrara ha così aperto il proprio cammino con una prova di sei chilometri che richiama uno dei valori più importanti della corsa: la disponibilità a mettersi alla prova anche quando non si può contare sulla comodità di un percorso regolare.

Per la Corriferrara, i dodici atleti presenti al Poggetto hanno contribuito a inaugurare questa avventura, con due piazzamenti di categoria da festeggiare e la soddisfazione di aver preso parte a un appuntamento che unisce competizione, preparazione e spirito di squadra.

La campestre insegna a non scappare dalla fatica, ma a conoscerla. Insegna che non sempre si può scegliere il terreno sul quale correre, ma si può scegliere con quale atteggiamento affrontarlo. E soprattutto ricorda che ogni gara, anche quella di soli sei chilometri, può lasciare qualcosa da portare negli allenamenti successivi.

Perché alla fine il cross è questo: una sfida senza troppi fronzoli, dove le gambe lavorano, la testa resiste e il cuore trova il modo di spingere ancora.

E se alla partenza si cerca il risultato, al traguardo si porta a casa qualcosa di più: la certezza di aver combattuto la propria battaglia. Con l’erba sotto le scarpe, il fiato corto e la voglia, già pronta, di tornare a correre.










Neapolis Marathon

 


Corriferrara all’ombra del Vesuvio: quando la maratona incontra Napoli, tra poesia, fatica e filosofia partenopea

Il 18 ottobre 2026, tra il lungomare, il centro storico e la maestosa presenza del Vesuvio, gli atleti della Corriferrara hanno affrontato la Maratona e la Mezza Maratona di Napoli. Perché, come avrebbe potuto insegnarci il professor Bellavista, nella vita come nella corsa, non conta soltanto dove si arriva, ma anche tutto quello che si vede lungo il cammino.

A Napoli, signori miei, correre non è mai soltanto correre. È una questione filosofica, quasi esistenziale. Perché mentre le gambe cercano di mantenere il ritmo, gli occhi si perdono nel mare, il Vesuvio osserva silenzioso e la mente, anziché concentrarsi sul cronometro, comincia a domandarsi se davvero valga la pena soffrire tanto quando, a pochi metri, ci sarebbe un bel caffè da sorseggiare con calma.

Ma il podista, si sa, è una creatura particolare: rinuncia volentieri al riposo domenicale, affronta sveglie antelucane e trasferte impegnative, tutto pur di conquistare quei chilometri che, raccontati a chi non corre, sembrano una forma elegante di masochismo.

E così, il 18 ottobre, la Corriferrara ha portato i propri colori nella città partenopea, presente sia sulla distanza regina della maratona sia sulla mezza maratona. Due prove differenti per lunghezza e impegno, ma unite dalla stessa voglia di vivere un’esperienza che, a Napoli, non può essere ridotta a una semplice prestazione sportiva.

Piazza del Plebiscito: si parte dalla storia

La partenza da piazza del Plebiscito è già, di per sé, una dichiarazione d’intenti. Qui la corsa incontra la storia, sotto lo sguardo della Basilica di San Francesco di Paola e del Palazzo Reale, in uno degli spazi monumentali più celebri d’Italia.

La piazza deve il suo nome al plebiscito del 1860, con il quale si sancì l'annessione del Regno delle Due Sicilie al nascente Regno d'Italia. Un luogo che racconta dunque una pagina fondamentale dell’unità nazionale e che, per qualche ora, diventa il punto di partenza di una diversa forma di conquista: quella personale, fatta di chilometri, sudore e determinazione.

Naturalmente, prima di affrontare i chilometri, sarebbe opportuno conquistare anche la posizione giusta in griglia di partenza. Ed è proprio qui che Giuseppe Volta solleva qualche perplessità sulle procedure iniziali, pur riconoscendo al percorso un fascino straordinario.

Perché Napoli sa essere meravigliosa, ma non per questo ogni ingranaggio deve necessariamente funzionare alla perfezione. Anche la migliore orchestra, del resto, può cominciare con qualche strumento fuori tempo. L’importante è che, una volta partiti, la musica torni quella giusta.

Il lungomare: quando il panorama diventa un compagno di squadra

Il percorso della Neapolis Marathon si snoda tra alcuni degli scenari più suggestivi della città, toccando il lungomare, il porto e il centro urbano, con passaggi nei pressi di Castel dell’Ovo e del Maschio Angioino. La mezza maratona affronta un giro di circa 21 chilometri, mentre per chi sceglie la maratona il viaggio si ripete una seconda volta. <Link url="https://www.neapolismarathon.it/percorso-marathon/" title="Percorso ufficiale della maratona"/>.

E qui si apre una questione filosofica di grande rilevanza podistica: il secondo giro è una replica oppure una nuova esperienza? Per il cuore è certamente un’emozione rinnovata; per le gambe, invece, potrebbe trattarsi di un argomento sul quale sarebbe meglio non insistere.

Giuseppe Volta, nel suo commento, riesce a sintetizzare perfettamente le due facce della manifestazione:

«Rivedibile per le procedure di partenza, ma con un percorso incredibile partenza piazza plebiscito districato tra lungo mare con vista Vesuvio, porto e centro storico. Veramente location unica.»

Un giudizio schietto, che riconosce qualche margine di miglioramento nell’organizzazione della partenza, senza togliere nulla alla bellezza di un tracciato capace di regalare scorci memorabili.

Perché, diciamocelo, non tutte le maratone possono vantare un Vesuvio che si staglia all'orizzonte e il mare che accompagna gli atleti per lunghi tratti. Certo, il panorama non corre al posto tuo, ma può aiutarti a dimenticare, almeno per qualche secondo, che mancano ancora parecchi chilometri.

E Napoli, in questo, è maestra: ti offre una bellezza dietro l’altra, quasi volesse distrarti dalla fatica. Poi, naturalmente, arriva il momento in cui il cronometro reclama la sua parte e il podista torna a fare i conti con la realtà.

Partenope, la sirena che conquistò il golfo

Una maratona napoletana non sarebbe completa senza un incontro con le leggende della città.

Secondo il mito, Partenope era una sirena che, non riuscendo ad ammaliare Ulisse con il proprio canto, si lasciò morire. Il suo corpo sarebbe stato trasportato dalle correnti fino alle coste del golfo, dove sarebbe nata la città che ancora oggi porta il nome di partenopea.

La leggenda si intreccia con la storia: l'antico insediamento di Partenope precedette la fondazione di Neapolis, la «città nuova» greca, le cui origini risalgono al V secolo avanti Cristo. Il centro storico conserva ancora tracce dell'antico impianto urbano ed è riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio mondiale. <Link url="https://www.unesco.it/it/unesco-vicino-a-te/siti-patrimonio-mondiale/centro-storico-di-napoli/" title="UNESCO – Centro storico di Napoli"/>.

Chissà, forse anche i nostri corridori, attraversando la città, hanno sentito il richiamo di Partenope. Con una differenza sostanziale: la sirena ammaliava con il canto, mentre Napoli conquista con il paesaggio, la storia e quella capacità tutta sua di trasformare ogni difficoltà in un racconto da condividere.

E se la sirena avesse tentato di fermare un maratoneta al trentacinquesimo chilometro, probabilmente si sarebbe sentita rispondere: «Signorina, bellissima la sua voce, ma io devo arrivare!».

Davide Bosi e il valore di una maratona ritrovata

Tra le storie che meritano un posto speciale c'è quella di Davide Bosi, che a Napoli è tornato a misurarsi con la distanza regina dopo circa venti mesi.

Le sue parole raccontano bene ciò che una maratona rappresenta quando il risultato cronometrico passa in secondo piano e lascia spazio alla soddisfazione di portare a termine una sfida personale.

«Dopo circa 20 mesi torno a correre una maratona, devo dire felice di avere scelto Napoli, maratona molto bella, organizzazione direi perfetta, faceva un po' caldo quindi la sofferenza sì è fatta sentire bene 😊 la vista sul mare era fantastica. Meglio sorvolare sul mio tempo impiegato; quello che contava era arrivare e chiudere la mia maratona n 36 .»

Vent'anni mesi senza affrontare una maratona possono sembrare un intervallo lungo per chi vive di chilometri e allenamenti. Ma il ritorno sulla distanza non è soltanto una questione di preparazione fisica: significa ritrovare sensazioni, affrontare dubbi e scoprire se quella voglia di mettersi alla prova sia rimasta intatta.

E Davide, a Napoli, ha trovato la risposta.

Il caldo ha presentato il conto, la fatica si è fatta sentire e il tempo finale, a suo stesso giudizio, è meglio lasciarlo riposare in pace. Ma all'arrivo c'era un traguardo ben più importante: la sua trentaseiesima maratona.

Trentasei maratone! Una cifra che, per chi non corre, potrebbe sembrare un errore di battitura. Per chi invece conosce la distanza, significa accumulare allenamenti, sacrifici, sveglie mattutine, giornate in cui le gambe collaborano e altre in cui sembrano appartenere a un'altra persona.

Significa soprattutto sapere che una maratona non si conclude soltanto con le gambe, ma anche con la testa e con quella determinazione che ti accompagna quando il corpo comincia a chiederti perché tu gli stia facendo tutto questo.

E poi c'è il mare. Quel mare che Davide ricorda come fantastico, quasi fosse stato un compagno silenzioso nei momenti più difficili.

Perché, alla fine, non tutte le vittorie si misurano in minuti e secondi. A volte basta tornare sulla linea di partenza, attraversare la città e tagliare il traguardo per sentirsi nuovamente al posto giusto.

Corriferrara: due distanze, una stessa passione

La presenza della Corriferrara su entrambe le distanze conferma lo spirito di un gruppo che non vive la corsa soltanto come competizione, ma anche come occasione per scoprire luoghi, condividere esperienze e mettere alla prova i propri limiti.

La mezza maratona offre la possibilità di godersi un percorso suggestivo con un impegno più contenuto; la maratona richiede invece una preparazione specifica e la capacità di gestire lo sforzo fino all'ultimo chilometro.

Ma non esiste una distanza che renda un atleta più meritevole di un altro. Esistono obiettivi differenti, condizioni fisiche diverse e motivazioni personali che meritano tutte rispetto.

Il bello di una società podistica è proprio questo: riunire persone che corrono a ritmi differenti, ma che condividono la stessa voglia di esserci. C'è chi punta al primato personale, chi cerca una conferma dopo un periodo difficile, chi vuole semplicemente arrivare e chi, magari, scopre lungo il percorso che il risultato migliore è il ricordo che porterà a casa.

E Napoli, con la sua straordinaria capacità di accogliere e sorprendere, si presta magnificamente a tutto questo.

La morale del professor Bellavista: correre è anche un modo di stare al mondo

Se il professor Bellavista avesse osservato gli atleti della Corriferrara attraversare Napoli, probabilmente avrebbe concluso che la corsa, come la vita, è una faccenda nella quale convivono ragione e sentimento.

La ragione ti suggerisce di dosare le energie, rispettare la preparazione e non partire troppo forte. Il sentimento, invece, ti fa accelerare quando vedi il mare, ti emoziona davanti a un monumento e ti spinge a sorridere anche quando le gambe cominciano a protestare.

Giuseppe Volta ci ricorda che la bellezza di un percorso non cancella le eventuali criticità organizzative. Davide Bosi ci insegna che, dopo venti mesi lontano dalla distanza regina, il valore di una maratona può stare tutto nella gioia di concluderla, senza preoccuparsi troppo del cronometro.

Sono due modi diversi di vivere la stessa giornata, entrambi autentici.

E allora, mentre Napoli si riprende il suo lungomare e il Vesuvio continua a osservare dall'alto le vicende umane, gli atleti della Corriferrara tornano a casa con una nuova esperienza da raccontare.

Perché, in fondo, una maratona è un po' come la vita: si parte con un programma, si incontrano imprevisti, si attraversano momenti difficili e, quando sembra che la strada non finisca mai, bisogna trovare la forza di continuare.

La differenza è che nella vita non sempre troviamo un arco gonfiabile ad attenderci al traguardo. Nella maratona, invece, sì.

E meno male, verrebbe da dire: dopo 42 chilometri, anche l'architettura può diventare una forma di consolazione.

Che si corra per un primato, per una sfida personale o per il semplice piacere di esserci, l'importante è continuare a camminare, correre e scoprire il mondo. Possibilmente con un bel panorama davanti e, all'arrivo, qualcosa di buono da mangiare.










Trotterellata

 


Trotterellata di Sala Bolognese: 12 chilometri di natura, sorrisi e chiacchiere. Quando correre è soprattutto un piacere da condividere

Ci sono domeniche in cui il bello non è arrivare primi, ma godersi ogni passo, lasciarsi sorprendere dal paesaggio e condividere la strada con gli amici. È questo lo spirito che rende speciali le manifestazioni podistiche non competitive, come la Trotterellata, che si è svolta domenica 18 ottobre 2026 a Sala Bolognese, sulla distanza di 12 chilometri.

Una mattinata dedicata al movimento, alla compagnia e al piacere di stare all'aria aperta, lontano dalla pressione del cronometro e dalla frenesia della prestazione a tutti i costi. Perché, ogni tanto, anche chi ama correre ha bisogno di rallentare, alzare lo sguardo e ricordarsi che il bello di questo sport non si misura soltanto in minuti e secondi.

Dodici chilometri per riscoprire il piacere di guardarsi intorno

Il percorso della Trotterellata ha regalato ai partecipanti un piacevole alternarsi di strade asfaltate e tratti sterrati immersi nel verde, offrendo l'occasione di immergersi nella natura e assaporare il territorio con un ritmo più disteso.

In una gara competitiva, spesso lo sguardo è rivolto in avanti, al passo da mantenere, alla distanza che manca e al tempo da raggiungere. In una non competitiva, invece, c'è spazio anche per osservare ciò che ci circonda, scambiare qualche parola, scherzare con chi corre al nostro fianco e concedersi una pausa mentale dalla quotidianità.

Si corre, si cammina, si chiacchiera. E se il ritmo rallenta perché c'è qualcosa di bello da guardare o un'amica con cui condividere un racconto, non è certo un problema: fa parte del divertimento!

A raccontare questa atmosfera è Samantha Fusco, che ha apprezzato tanto il tracciato quanto lo spirito della manifestazione:

«Bellissimo percorso immerso nel verde , tra sterrate e asfalto...ristoro molto ricco ma soprattutto è la compagnia che fa la differenza.»

Parole semplici, ma capaci di racchiudere il senso più autentico di queste giornate. Il percorso può essere bello, il ristoro generoso e l'organizzazione curata, ma sono le persone incontrate lungo la strada a trasformare una corsa in un ricordo da portare a casa.

Perché condividere chilometri significa anche condividere fatiche, risate, confidenze e quella piacevole sensazione di sentirsi parte di un gruppo.

Sala Bolognese, tra campagna, storia e tradizioni

La Trotterellata si è svolta a Sala Bolognese, nel territorio della pianura bolognese, un ambiente in cui la dimensione rurale conserva ancora un fascino particolare.

Qui il paesaggio è fatto di campi coltivati, strade di campagna, corsi d'acqua e scorci in cui la vita sembra seguire ritmi diversi da quelli dei centri urbani più affollati. Un territorio pianeggiante, ideale per chi ama scoprire il piacere della corsa senza dover affrontare salite impegnative, ma anche per chi desidera semplicemente trascorrere qualche ora all'aperto.

Sala Bolognese custodisce inoltre un interessante patrimonio storico e artistico. Tra i suoi luoghi più significativi spicca la Pieve di Santa Maria Annunziata e San Biagio, un edificio religioso di antiche origini che testimonia la storia del territorio e il ruolo delle pievi nella vita delle comunità locali.

Queste chiese, per secoli punti di riferimento non soltanto spirituali ma anche sociali, raccontano un mondo in cui le persone si incontravano, si riconoscevano e costruivano relazioni attorno alla propria comunità. Un valore che, in fondo, ritroviamo ancora oggi nelle manifestazioni podistiche di paese, capaci di riunire persone diverse attraverso una passione condivisa.

E mentre si percorrono strade asfaltate e sentieri sterrati, si ha l'opportunità di apprezzare proprio questo: un territorio che non offre soltanto chilometri da percorrere, ma anche angoli da scoprire e tradizioni da conoscere.

Samantha e Maria Giuseppina: quando le chiacchiere fanno parte del percorso

Se c'è un'immagine che racconta perfettamente lo spirito della Trotterellata, è quella di due amiche che affrontano i 12 chilometri insieme, alternando passi, sorrisi e conversazioni. Perché non tutte le corse devono essere una sfida contro il tempo: alcune sono soprattutto un'occasione per stare bene.

Per Maria Giuseppina Santoro, alla sua prima partecipazione alla manifestazione, l'esperienza è stata decisamente positiva:

«È il primo anno che partecipo a questa manifestazione il percorso è bellissimo tanti pezzi immersi nella natura e soprattutto ben segnalati.Ero insieme alla mia amica di gare Samantha Fusco e quindi le chiacchiere non sono mancate🤣🤣all' arrivo abbiamo mangiato una crescentina buonissima. Sono contenta di aver partecipato.»

Il suo racconto restituisce tutta la spontaneità di una mattinata riuscita: la bellezza del percorso, la tranquillità di trovare indicazioni chiare e la compagnia di un'amica con cui il tempo passa senza quasi accorgersene.

E poi, naturalmente, il meritato premio all'arrivo: una crescentina buonissima!

Perché anche il ristoro finale ha il suo fascino. Dopo aver trascorso una mattinata all'aria aperta, non c'è niente di meglio che ritrovarsi, scambiare impressioni sul percorso e concedersi una specialità della tradizione emiliana. La crescentina, con le sue varianti e le sue denominazioni locali, è una presenza immancabile nella cultura gastronomica della zona: un piccolo piacere che rende ancora più gustosa la conclusione della giornata.

E diciamolo: quando si corre in compagnia, le chiacchiere possono essere talmente coinvolgenti da far dimenticare persino quanti chilometri mancano all'arrivo! Naturalmente, purché il fiato sia sufficiente per parlare e correre contemporaneamente.

Il valore di una corsa senza pressione

La Trotterellata ci ricorda quanto siano importanti le manifestazioni non competitive nel mondo del podismo. Sono appuntamenti aperti a chi ama correre, a chi preferisce camminare, a chi vuole mantenersi in movimento e a chi, semplicemente, cerca un'occasione per trascorrere del tempo in buona compagnia.

Non c'è bisogno di inseguire un primato personale o di confrontarsi con gli altri. Qui il risultato più importante è riuscire a vivere la mattinata con serenità, godendo del percorso e delle persone che lo condividono con noi.

Questo non significa che manchino l'impegno e la soddisfazione di completare la distanza. Significa, piuttosto, dare alla corsa un significato più ampio: non soltanto allenamento e prestazione, ma anche benessere, amicizia, scoperta e socialità.

In un periodo in cui tutto sembra richiedere velocità, obiettivi e risultati immediati, concedersi dodici chilometri senza l'assillo del cronometro può diventare un piccolo lusso. Un modo per ritrovare il proprio ritmo, respirare aria buona e ricordarsi che non sempre bisogna arrivare prima degli altri per sentirsi soddisfatti.

Il traguardo più bello? Quello condiviso

La Trotterellata di Sala Bolognese si conclude così attraverso le testimonianze di Samantha Fusco e Maria Giuseppina Santoro: un percorso apprezzato, la natura come compagna di viaggio, un ristoro ricco e una buona crescentina a suggellare la mattinata.

Ma soprattutto, il piacere di esserci.

Perché le corse non competitive hanno una capacità speciale: trasformano una semplice domenica in un'occasione per stare insieme, regalano momenti di leggerezza e permettono di vivere lo sport senza dimenticarne la dimensione più umana.

E allora, ben vengano le sterrate, i tratti asfaltati, i ristori generosi e le amiche che non smettono mai di chiacchierare!

Alla fine, i dodici chilometri si esauriscono, le scarpe tornano a riposo e la giornata prosegue. Restano però i sorrisi, i ricordi e la voglia di partecipare ancora.

Perché, a volte, la corsa più bella non è quella in cui si va più forte, ma quella in cui ci si gode ogni passo. E se lungo il percorso ci sono un bel paesaggio, una buona compagnia e una crescentina ad aspettarci all'arrivo, allora la domenica ha davvero tutti gli ingredienti per essere perfetta.












Parma Marathon

 

Parma Marathon, quando la corsa diventa scoperta, amicizia e nuove sfide: CorriFerrara protagonista sulla distanza regina e sulla 24 km

Il 18 ottobre 2026 le strade di Parma hanno accolto maratoneti e appassionati di corsa in una giornata di sport, emozioni e condivisione. Per gli atleti CorriFerrara, presenti sia nella maratona sia nella 24 km, è stata l’occasione per mettersi alla prova, scoprire nuovi percorsi e vivere quelle esperienze che rendono la corsa molto più di una semplice sfida contro il cronometro.

Ci sono gare che si scelgono per inseguire un tempo, altre per preparare un appuntamento importante e altre ancora perché, dopo averle conosciute, lasciano qualcosa che spinge a tornare. La Parma Marathon del 18 ottobre ha saputo racchiudere tutte queste motivazioni, offrendo ai partecipanti un'esperienza fatta di impegno, soddisfazioni personali e incontri destinati, magari, a trasformarsi in nuove amicizie.

A rappresentare i colori della CorriFerrara c'erano atleti impegnati su due distanze diverse, la maratona, la mitica distanza regina di 42,195 chilometri, e la 24 km, entrambe capaci di regalare emozioni e storie da raccontare.

Perché, in fondo, ogni runner porta con sé una motivazione diversa: c'è chi parte con un obiettivo preciso, chi cerca conferme sulla propria condizione atletica e chi, semplicemente, vuole godersi il piacere di correre e condividere la strada con altri appassionati. Ma può succedere che proprio una gara affrontata senza troppe aspettative finisca per regalare la soddisfazione più grande.

Andrea Anselmini: doveva essere un allenamento, è arrivato il personal best!

È proprio il caso di Andrea Anselmini, impegnato nella maratona con l'idea di utilizzare la gara come preparazione in vista della Maratona di Ravenna.

Il suo programma iniziale era chiaro: correre, mettere chilometri nelle gambe e continuare il percorso di avvicinamento al prossimo appuntamento. Niente particolari assilli cronometrici, almeno sulla carta. Poi, come spesso accade nella corsa, le sensazioni durante la gara possono cambiare le prospettive e trasformare un allenamento in qualcosa di decisamente più memorabile.

Andrea ha sintetizzato la sua giornata con poche parole, ma dal significato enorme per chi conosce la fatica e la bellezza della maratona:

«Partito per fare allenamento in vista di Ravenna, alla fine è uscito il PB».

PB, ovvero Personal Best, il miglior risultato personale sulla distanza. Una di quelle espressioni che, nel vocabolario dei runner, valgono molto più di una semplice sigla: raccontano mesi di allenamenti, sacrifici, sveglie mattutine, chilometri percorsi con il sole o con la pioggia e quella costante ricerca di miglioramento che accompagna ogni atleta.

Il bello è proprio questo: a volte si parte senza voler chiedere troppo al cronometro e si finisce per sorprenderlo. E soprattutto per sorprendere se stessi.

Per Andrea, Parma si è trasformata così in una tappa particolarmente felice verso Ravenna. Un risultato da festeggiare, ma anche un'iniezione di fiducia in vista della prossima sfida, con la consapevolezza che il lavoro svolto sta dando i suoi frutti.

Diana Danu: dalla bella esperienza dello scorso anno a una nuova sfida sulla 24 km

Se Andrea ha trovato nella maratona una piacevole sorpresa, per Diana Danu la Parma Marathon ha rappresentato soprattutto il piacere di ritornare in un luogo dove si era già trovata bene, con la voglia di alzare un po' l'asticella.

Dopo l'esperienza positiva dello scorso anno, Diana ha scelto di rimettersi in gioco aumentando la distanza e affrontando la 24 km. Una decisione che racconta bene lo spirito di tanti runner: si comincia per curiosità, si torna perché si è stati bene e, con il tempo, si scopre di poter affrontare sfide sempre nuove.

Il suo commento restituisce tutta la spontaneità di una giornata vissuta con entusiasmo:

«Piaciuta lo scorso anno e proprio per questo mi sono inscritta anche quest’anno aumentando la distanza, venti4, ho conosciuto nuovi atleti qualcuno anche di Ferrara, spero diventerà un CorriFerrara 💙.Bel percorso, organizzazione top! Tra cinque anni ritornerò .»

Nelle sue parole c'è molto più del giudizio positivo su una gara. C'è la soddisfazione di aver affrontato una distanza maggiore, la gioia di conoscere nuovi atleti e, soprattutto, il desiderio di allargare il cerchio delle amicizie nate attraverso lo sport.

Quel riferimento agli atleti incontrati, alcuni anche di Ferrara, è particolarmente significativo. Chissà che da una chiacchierata prima della partenza, da qualche chilometro condiviso o da un sorriso al traguardo non nasca davvero un nuovo legame con CorriFerrara!

Il cuore blu che accompagna il suo messaggio sembra racchiudere proprio questo augurio: perché una società podistica non è soltanto un gruppo di persone che corrono con la stessa maglia, ma una comunità che cresce attraverso le esperienze, il sostegno reciproco e la voglia di condividere nuove avventure.

E poi c'è quella promessa finale, pronunciata con ironia e soddisfazione: «Tra cinque anni ritornerò». Un arrivederci che lascia aperta la porta a un futuro ritorno, magari con nuovi obiettivi e altre storie da raccontare. Anche se, conoscendo la passione dei runner, cinque anni potrebbero essere un'attesa un po' troppo lunga!

Stefano Ricci: Parma tra bellezza, organizzazione e chilometri da conquistare

La maratona è una sfida particolare: non basta avere gambe allenate, perché servono pazienza, capacità di ascoltare il proprio corpo e una buona dose di determinazione. Ogni percorso ha il suo carattere, i suoi tratti suggestivi e quelli in cui la testa deve aiutare le gambe a continuare.

Per Stefano Ricci, alla sua prima esperienza nella maratona parmense, la giornata è stata un'occasione per conoscere una nuova gara e mettere chilometri preziosi nelle gambe in vista della prossima maratona.

Il suo racconto, ricco di osservazioni concrete, restituisce una valutazione equilibrata dell'evento, senza nascondere né gli aspetti più apprezzati né quelli che hanno richiesto maggiore pazienza.

«Parma…prima volta qui per me….organizzazione ottima… considerando anche che tutte le distanze erano sold out, percorso non velocissimo, partenza molto bella, i primi 3/4 km si corrono in centro, poi si esce…lì diventa un po monotono, si trovano anche 3/4 km di ghiaia, poi arrivo finale in cittadella con gli ultimi 300 mt in mezzo al pubblico. Ristori ordinati con tutto quello che si vede solitamente acqua sali frutta e biscotti (io personalmente ho preso solo l acqua) Medaglia molto bella 👍 Mi sono divertito!! Un buon fondo per la mia prossima maratona!!»

Il primo elemento che Stefano sottolinea è l'organizzazione, giudicata ottima anche considerando il tutto esaurito su tutte le distanze. Un risultato che testimonia l'interesse suscitato dalla manifestazione e che rende ancora più importante la capacità di gestire partecipanti, ristori e logistica.

La partenza è uno dei momenti che lo hanno colpito maggiormente. Correre nei primi chilometri attraverso il centro di Parma significa immergersi nell'atmosfera della città, tra strade, edifici storici e scorci urbani che regalano alla gara una cornice particolare.

Poi il percorso cambia volto. Si esce dal centro e, come osserva Stefano, alcuni tratti diventano più monotoni, con la presenza di diversi chilometri su fondo ghiaioso. Non tutti i percorsi sono uguali e non tutte le superfici restituiscono le stesse sensazioni: per un maratoneta, questi dettagli possono influenzare il ritmo e richiedere un diverso modo di distribuire le energie.

Ma la maratona insegna anche questo: non si può pretendere che ogni chilometro sia spettacolare. Ci sono tratti in cui bisogna semplicemente trovare il proprio passo, restare concentrati e continuare a lavorare in vista dell'obiettivo.

A rendere speciale il finale è invece l'ingresso in Cittadella, con gli ultimi 300 metri percorsi in mezzo al pubblico. Un arrivo così può trasformarsi in una piccola festa personale, nella quale la fatica accumulata lascia spazio alla soddisfazione di aver portato a termine la propria impresa.

Stefano apprezza anche i ristori, descritti come ordinati e ben forniti di acqua, sali, frutta e biscotti, pur avendo scelto personalmente di prendere soltanto acqua. E non manca una nota di apprezzamento per la medaglia, ricordo concreto di una giornata che ha lasciato sensazioni positive.

La conclusione è forse la parte più importante del suo commento: «Mi sono divertito!! Un buon fondo per la mia prossima maratona!!».

Perché il risultato di una gara non si misura soltanto in minuti e secondi. A volte conta soprattutto aver svolto un buon lavoro, aver imparato qualcosa sul proprio corpo e aver terminato con la sensazione di essere sulla strada giusta per la prossima sfida.

Parma, una città che merita di essere scoperta anche di corsa

La Parma Marathon non è soltanto un appuntamento sportivo: è anche un'occasione per incontrare una città che custodisce un patrimonio storico, artistico e gastronomico di grande valore.

E' una città emiliana che ha saputo mantenere un'identità elegante e vivace, nella quale la dimensione culturale si intreccia con quella quotidiana. Il suo centro storico è un concentrato di bellezza, con piazze, palazzi e monumenti che raccontano secoli di storia.

Tra i luoghi simbolo spicca Piazza Duomo, dove si affacciano la Cattedrale di Santa Maria Assunta e il Battistero, due autentici gioielli dell'architettura medievale. La Cattedrale custodisce la celebre cupola affrescata da Antonio Allegri, detto il Correggio, con la sua spettacolare rappresentazione dell'Assunzione della Vergine: un'opera capace di sorprendere per movimento, prospettiva e intensità.

Un'altra curiosità riguarda il Teatro Farnese, straordinario teatro ligneo seicentesco situato all'interno del complesso della Pilotta. Costruito nel XVII secolo, è uno dei luoghi che testimoniano il ruolo di Parma come importante centro artistico e culturale nel corso dei secoli.

E poi c'è la Cittadella, spazio storico e verde che oggi rappresenta un luogo amato dai parmigiani per passeggiare, fare attività fisica e trascorrere momenti all'aperto. Il suo legame con la manifestazione sportiva rende particolarmente suggestivo il riferimento di Stefano agli ultimi metri di gara, vissuti tra il pubblico.

Naturalmente, parlare di Parma significa anche parlare di gastronomia. La città è indissolubilmente legata al Parmigiano Reggiano e al Prosciutto di Parma, eccellenze conosciute ben oltre i confini italiani. Una tradizione che ha contribuito a costruire la reputazione di Parma come città del gusto, capace di affiancare alla cultura artistica una forte identità culinaria.

Per chi viaggia per partecipare a una gara, questi elementi diventano un valore aggiunto: la possibilità di associare la fatica e l'adrenalina della competizione alla scoperta di un territorio, dei suoi sapori e delle sue bellezze.

CorriFerrara: ogni distanza racconta una storia

Le esperienze di Andrea, Diana e Stefano mostrano tre modi diversi di vivere la stessa manifestazione.

Andrea è partito con l'obiettivo di allenarsi in vista di Ravenna e si è ritrovato con un personal best. Stefano ha affrontato per la prima volta la maratona di Parma, raccogliendo sensazioni positive e chilometri utili per il prossimo appuntamento. Diana, invece, è tornata dopo l'esperienza dello scorso anno, ha aumentato la distanza e ha arricchito la giornata con nuovi incontri, sperando che qualcuno possa presto avvicinarsi a CorriFerrara.

Tre percorsi differenti, uniti da un filo comune: la passione per la corsa.

È questo uno degli aspetti più belli del podismo. Non esiste un unico modo di essere runner e non esiste un solo obiettivo che dia valore a una gara. Per qualcuno è il cronometro, per altri è la preparazione atletica, per altri ancora è la possibilità di condividere chilometri, stringere amicizie e scoprire luoghi nuovi.

La maratona, con i suoi 42,195 chilometri, rimane una prova che richiede preparazione, rispetto e determinazione. Ma anche le distanze intermedie, come la 24 km affrontata da Diana, possono diventare tappe importanti di un percorso di crescita personale.

E dietro ogni pettorale c'è una storia che merita di essere ascoltata.

Una medaglia al collo, tanti ricordi da portare a casa

La Parma Marathon del 18 ottobre 2026 lascia ai nostri atleti il ricordo di una giornata ricca di significati: un personal best conquistato quasi inaspettatamente, una prima esperienza positiva su un percorso nuovo, una distanza aumentata e nuovi contatti che potrebbero trasformarsi in amicizie sportive.

La medaglia è il simbolo visibile dell'impresa, ma ciò che rimane davvero è tutto quello che non si può appendere al muro: la soddisfazione di aver superato una difficoltà, la consapevolezza del lavoro svolto, il sorriso di chi ti incoraggia e la promessa di ritrovarsi alla prossima gara.

Perché il bello della corsa è che il traguardo non chiude mai davvero una storia. Spesso è soltanto il punto da cui comincia la successiva.

E allora complimenti ad Andrea Anselmini, Diana Danu e Stefano Ricci, che hanno portato con sé a Parma non soltanto la voglia di correre, ma anche quello spirito di condivisione che dà valore ai colori della CorriFerrara.

La prossima partenza è già all'orizzonte. E, per chi ama correre, ogni nuovo chilometro è una possibilità di scoprire qualcosa in più su se stessi e sugli altri.













lunedì 19 ottobre 2026

Drago Vaia Trail

 

Drago Vaia Trail, tre donne e un’unica passione: l’avventura continua a Lavarone!

Dopo le fatiche del Trail del Marone, le atlete della Corriferrara tornano a mettersi alla prova tra i sentieri di montagna. A Gionghi di Lavarone, tra i colori dell’autunno, la fatica si mescola all’amicizia, alle risate e a quel piacere autentico di correre insieme che rende ogni gara una storia da raccontare.

Domenica 18 ottobre 2026, a Gionghi di Lavarone, in Trentino, il protagonista è stato il Drago Vaia Trail, una gara che unisce la bellezza dei paesaggi montani al fascino di una creatura leggendaria, simbolo di forza, mistero e resilienza. Due le distanze proposte agli appassionati: 12 chilometri con 310 metri di dislivello e 20 chilometri con 700 metri di dislivello, due modi diversi per vivere la montagna, misurarsi con le proprie energie e godersi una giornata all'aria aperta.

Ma, per tre atlete della Corriferrara, questa non è stata soltanto una competizione sportiva. È stata la continuazione di un’avventura al femminile, nata dalla voglia di condividere emozioni e alimentata da quella complicità che trasforma anche la fatica in un ricordo felice.

Le protagoniste? Sabina Drimaco, Graziella Zappalà e Sara Previati, tre donne accomunate dalla passione per la corsa e dalla capacità di affrontare le sfide con determinazione, ironia e leggerezza.

E se qualcuno pensa che per vivere un’avventura servano per forza imprese eroiche, panorami mozzafiato e prestazioni da record, questa storia dimostra che bastano anche tre amiche, un paio di scarpe da trail e tanta voglia di stare insieme.

Il Drago Vaia: una creatura che racconta la forza della natura 

Il nome della gara richiama il celebre Drago Vaia, la grande scultura realizzata dall'artista Marco Martalar utilizzando il legno recuperato dagli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia, che nel 2018 devastò ampie zone delle montagne del Nord-Est italiano.

Il drago è diventato un simbolo della capacità di trasformare la distruzione in qualcosa di nuovo: il legno spezzato, testimonianza della violenza della natura, trova una seconda vita in un'opera artistica potente e suggestiva.

Il drago, nelle leggende europee, può rappresentare pericolo e distruzione, ma anche custodia, saggezza e potere. In questa storia, la sua immagine assume un significato particolarmente evocativo: dalle ferite può nascere una nuova forza, proprio come accade a chi, dopo la fatica, ritrova il sorriso e la voglia di ripartire.

E qui il collegamento con il trail viene quasi naturale. Correre sui sentieri significa confrontarsi con salite, ostacoli, stanchezza e imprevisti, imparando a rispettare la montagna e ad ascoltare il proprio corpo. Ma significa anche scoprire che la forza non è soltanto arrivare prima degli altri: è continuare, adattarsi, condividere e saper sorridere anche quando le gambe cominciano a presentare il conto.

Un po’ come le nostre tre impavide, che dopo una gara hanno deciso di rimettersi in gioco appena dodici ore più tardi!

Tre impavide della Corriferrara: quando la passione non conosce riposo 

Se il trail è già di per sé una sfida, affrontarne due nel giro di appena dodici ore appartiene a quella particolare categoria di imprese in cui la passione sembra avere la meglio sul buon senso delle gambe!

Graziella Zappalà racconta con entusiasmo questa doppia avventura, mettendo al centro non soltanto la prestazione sportiva, ma soprattutto il piacere di condividere un’esperienza fuori dall’ordinario. Sara Previati e Zaipol, dopo le fatiche del Trail del Marone, si sono trovate davanti a una scelta: affrontare nuovamente la distanza più impegnativa oppure optare per un percorso più breve, lasciando spazio al divertimento e alla voglia di vivere la giornata senza eccessive pressioni.

La decisione è ricaduta sulla 12 chilometri. Una scelta ragionata, che dimostra come nello sport la vera intelligenza non consista sempre nello spingersi oltre i propri limiti, ma anche nel saperli ascoltare.

Il meteo, con le sue nuvole basse e quell’umidità tipicamente autunnale, non ha regalato condizioni particolarmente invitanti. Eppure, quando si è in buona compagnia, anche una giornata grigia può riempirsi di colori: quelli delle foglie, dei sorrisi, delle battute scambiate lungo il percorso e della soddisfazione di tagliare insieme il traguardo.

Perché, in fondo, la montagna insegna proprio questo: ognuno ha il proprio passo, ma la bellezza del viaggio cresce quando si ha qualcuno con cui condividerlo.

Sabina Drimaco: un trail dove finalmente si corre!

Per Sabina Drimaco, il Drago Vaia Trail ha rappresentato anche un’occasione preziosa per mettere chilometri nelle gambe in vista di un’altra gara lunga ormai vicina.

La sua descrizione del percorso restituisce l'immagine di una gara piacevole, scorrevole e adatta a chi ama correre senza dover affrontare continuamente passaggi tecnici che richiedono estrema attenzione a ogni appoggio.

La soddisfazione di Sabina è evidente: non soltanto per il percorso, ma anche per la compagnia delle compagne di squadra, che le hanno fatto conoscere questa gara e condividere un fine settimana intenso, ricco di emozioni.

E poi c'è quella simpatica osservazione sulla statua del drago, che avrebbe meritato, secondo lei, una presenza ancora più maestosa! Una battuta che aggiunge un tocco di spontaneità al racconto e ci ricorda che anche gli occhi di una runner, dopo chilometri di corsa, possono avere qualche aspettativa artistica da soddisfare.

Il podio fantasma: quando l'onestà vale più di una coppa!

Ma il momento più divertente della giornata arriva al traguardo.

Sara Previati e Zaipol vengono annunciate come seconda e terza assoluta. Per qualche istante, la gloria sembra materializzarsi: complimenti, soddisfazione e un podio che pare ormai conquistato.

Poi, però, interviene la memoria. Le due atlete ricordano di aver comunicato al mattino il cambio di distanza, passando dalla 20 chilometri alla 12 chilometri.

A quel punto, niente da fare: il simbolino della coppa deve essere cancellato!

Il podio, almeno quello annunciato per errore, svanisce come una bolla di sapone. Ma la scena si trasforma in un episodio da raccontare con il sorriso, perché l'onestà sportiva viene prima di qualsiasi piazzamento.

E diciamolo: non capita tutti i giorni di salire virtualmente sul podio, scendere subito dopo e portarsi comunque a casa una bella risata!

Al di là dell'equivoco, restano gli ottimi piazzamenti di categoria riportati da Graziella: settimo, ottavo e undicesimo posto. Risultati che assumono un significato ancora più particolare considerando la doppia sfida ravvicinata.

Il vero successo, tuttavia, non si misura soltanto con una posizione in classifica. È anche nella capacità di affrontare la competizione con spirito sportivo, riconoscere un errore senza drammi e trasformare un piccolo imprevisto in un ricordo divertente.

Lavarone e l'Alpe Cimbra: un territorio di storie e leggende

Il Drago Vaia Trail offre anche l'occasione di scoprire un territorio ricco di fascino, dove la storia della montagna si intreccia con la cultura locale e con l'immaginario delle creature leggendarie.

L'Alpe Cimbra, con i suoi boschi, gli altipiani e i paesaggi che cambiano volto con le stagioni, è un luogo in cui natura e tradizione si incontrano. Il territorio conserva anche la memoria della cultura cimbra, legata alle comunità germanofone storicamente presenti in queste montagne.

Il drago, in questo scenario, sembra uscito da una fiaba: un guardiano silenzioso che osserva il paesaggio e invita chi arriva fin qui a fermarsi, almeno per qualche istante, a contemplare la bellezza dei luoghi.

Ma la sua storia è anche profondamente reale. La prima scultura del Drago Vaia, realizzata da Marco Martalar con il legno recuperato dagli alberi abbattuti dalla tempesta del 2018, fu distrutta da un incendio nell'agosto 2023. L'opera è poi rinata attraverso il progetto Drago Vaia Regeneration, realizzato con legno carbonizzato e altri materiali recuperati, diventando un simbolo ancora più forte di memoria e resilienza.

Una curiosità che rende ancora più significativo il nome della gara: il drago non è soltanto una figura fantastica, ma il racconto di una ferita ambientale trasformata in arte.

E forse è proprio questo il messaggio più bello che accompagna le nostre runner. La natura può metterci alla prova, la fatica può rallentarci e qualche imprevisto può cambiare i nostri programmi. Ma si può sempre trovare un modo per ripartire, soprattutto quando si hanno accanto persone capaci di condividere il percorso.

I commenti delle protagoniste

Sabina Drimaco 

Il piacere di correre e condividere

Percorso piacevolissimo, finalmente un Trail dove si può correre senza fare troppa attenzione a ciò che si calpesta 😬e si corre tutto o quasi, dal primo all'ultimo km. Trainata dalla Zaipol, mi son fatta convincere a partecipare al secondo trail di fila, motivata dal fatto che a breve avrò un altra gara lunga (l'ultima e poi solo cose semplici) e nessuna possibilità di fare grandi allenamenti su dislivello fino a quel momento. Ringrazio le mie compagne di squadra per avermi fatto conoscere questa gara e per l'ottima compagnia. È stato un week end impegnativo ma denso di emozioni e bei momenti di condivisione. Mi aspettavo solo una statua del drago più maestosa ma va bene così😁 E ora avanti tutta con il resto .

Graziella Zappalà

L'impresa delle tre impavide della Corriferrara

Trail del Drago Vaia: L'Impresa delle Tre Impavide di Corriferrara! Dopo la fatica del Trail del Marone, non poteva di certo mancare la sfida al maestoso Drago Vaia! Così, a sole 12 ore dalla gara precedente, le tre impavide "antryx", vere e proprie guerriere del trail targate Corriferrara, hanno deciso di avventurarsi in questa nuova e spettacolare impresa. L'evento prevedeva due tracciati: La gara regina da 20 km con 700 metri di dislivello La distanza più breve ed ecologica da 12 km con 310 metri di dislivello Gambe di marmo, cuore leggero! Di fronte al bivio, Sara Previati e Zaipol hanno ascoltato le proprie gambe (oramai dure come la roccia del Drago!) e scelto con saggezza la 12 km. L'obiettivo principale, d'altronde, non era stracciare record mondiali, ma regalarsi un'altra bellissima giornata all'insegna dell'amicizia, delle risate e della spensieratezza! Il meteo non è stato particolarmente clemente: l'atmosfera era decisamente uggiosa e tipicamente autunnale, con nuvole basse e un po' di umidità. Ma niente avrebbe potuto scalfire l'entusiasmo del trio! (Passeggiate e sorrisi lungo il percorso immerso nei colori dell'autunno) Il mistero del podio "svanito in una bolla di sapone" Giunte al traguardo con il sorriso stampato in faccia, accade l'impensabile: Sara Previati e Zaipol vengono annunciate sul 2º e 3º posto assoluto! I complimenti dello speaker risuonano nell'aria, la gloria sembra a portata di mano... finché la coscienza (quella vera!) non fa da padrona! Le due runner, con estrema e divertita onestà, ricordano di aver comunicato al mattino il cambio di percorso dalla 20 km alla 12 km. Lo speaker, con un pizzico di rammarico e tanto divertimento, si è visto costretto a... cancellare il simbolino della coppa! Il podio è così svanito come una bolla di sapone, ma la risata e il momento di gloria sono rimasti impressi per sempre! (Tanta gioia e le medaglie tra i denti al traguardo!) Ottimi piazzamenti e tanta felicità! Svanita la bolla del podio, restano comunque grandissimi risultati ufficiali: le nostre tre guerriere del trail si piazzano infatti con ottime posizioni di categoria: 7a, 8ª e 11a! Risultati straordinari se si pensa che era il secondo trail affrontato nel giro di sole 12 ore! (Pronte a partire davanti allo striscione del Drago Vaia) (Orgoglio e soddisfazione a fine corsa!) Che dire di più? Un weekend perfetto fatto di gioia, divertimento, armonia e pura felicità! Alla prossima avventura, ragazze!

La vittoria più bella: esserci, insieme

Il Drago Vaia Trail si chiude così, con una storia che va oltre i chilometri percorsi e i metri di dislivello affrontati.

Sabina, Graziella, Sara e Zaipol ci ricordano che lo sport può essere competizione, allenamento e ricerca del risultato, ma anche amicizia, scoperta e condivisione. Non sempre serve inseguire il cronometro, non sempre bisogna cercare il podio e non ogni gara deve trasformarsi in una prova estrema.

A volte la soddisfazione più grande consiste nel partire insieme, scegliere il percorso più adatto, sostenersi nei momenti di fatica e ritrovarsi al traguardo con un sorriso.

E se poi capita anche di conquistare un podio per qualche minuto, prima di restituirlo con onestà, tanto meglio: almeno la storia da raccontare sarà ancora più divertente!

Il drago di Lavarone     rappresenta la capacità di rinascere dopo una tempesta. Le tre impavide della Corriferrara, nel loro piccolo, incarnano un'altra forma di resilienza: quella di chi, anche dopo una gara impegnativa, trova ancora l'energia per ripartire, ridere e vivere una nuova avventura.

Perché le gambe possono essere di marmo, il meteo può essere uggioso e il podio può svanire in una bolla di sapone. Ma quando ci sono amicizia, entusiasmo e passione, la vittoria più bella è quella che si porta a casa nel cuore.

E per queste tre guerriere del trail la parola d'ordine è già pronta: alla prossima avventura, ragazze!












Trail del marrone.

 

CORRIFERRARA E LA COMPAGNIA DELL’ANELLO: 27 CUORI IN CAMMINO SUI SENTIERI DEL MARRONE

Castel del Rio, 17 ottobre 2026. Tra calanchi, castagneti, salite impegnative e panorami da conquistare, il Trail del Marrone regala una giornata in cui la fatica incontra l’amicizia, e ogni sentiero diventa un’avventura da raccontare.

Ci sono gare in cui si corre per il cronometro, altre in cui si corre per mettersi alla prova. E poi ci sono quelle in cui, chilometro dopo chilometro, ci si accorge che il vero traguardo è molto più grande di una linea d’arrivo. È il piacere di condividere la fatica, il sorriso di un compagno lungo la salita, la bellezza di un bosco e quella sensazione di appartenere a una piccola comunità di avventurieri.

È con questo spirito che Corriferrara ha fatto tappa a Castel del Rio, partecipando il 17 ottobre 2026 al Trail del Marrone con ben 27 atleti, pronti a misurarsi con due percorsi diversi, ma accomunati dallo stesso ingrediente: la voglia di vivere una giornata di sport e amicizia.

E se qualcuno, osservando il gruppo, avesse pensato alla Compagnia dell’Anello, non sarebbe stato poi così lontano dalla realtà. Certo, niente Mordor da raggiungere, nessun anello da distruggere e, per fortuna, nessun Balrog in agguato. Ma tra sentieri tortuosi, dislivelli importanti e boschi da attraversare, anche i nostri eroi hanno avuto le loro piccole imprese da compiere!

Due percorsi, un'unica avventura

Il Trail del Marrone ha proposto due distanze, capaci di mettere alla prova gambe, fiato e determinazione.

  • 22 km con 1.200 metri di dislivello positivo, per chi ha scelto di affrontare una sfida più lunga e impegnativa, tra salite da conquistare e discese da interpretare con attenzione.

  • 12 km con 550 metri di dislivello positivo, una distanza più accessibile sulla carta, ma tutt'altro che banale, ideale per avvicinarsi al mondo del trail e per godersi la natura senza rinunciare alla sfida.

Perché chi conosce i sentieri lo sa: dodici chilometri su strada non sono la stessa cosa di dodici chilometri tra calanchi, radici, pendenze e terreni tecnici. In montagna e nei boschi, il percorso non si limita a chiederti di correre: ti invita a scegliere, adattarti, dosare le energie e, soprattutto, rispettare il terreno.

E così, mentre la Compagnia si distribuiva lungo i due tracciati, ogni atleta affrontava la propria avventura, con un obiettivo personale e un legame comune: portare a casa una bella esperienza.

Castel del Rio: dove il marrone è molto più di un colore

A fare da cornice alla manifestazione è stato Castel del Rio, suggestivo borgo dell'Appennino bolognese, nell'alta valle del Santerno, una terra in cui la natura e la tradizione sono profondamente intrecciate.

Qui il castagno non è soltanto un albero: è una parte della storia, della cultura contadina e dell'identità locale. Il marrone, frutto simbolo di questi luoghi, racconta un rapporto antico tra l'uomo e il bosco, fatto di raccolta, lavoro e sapori tramandati nel tempo.

Tra i castagneti e i calanchi, il paesaggio cambia continuamente: il verde dei boschi si alterna alle forme sinuose delle argille, mentre i sentieri si aprono su scorci che abbracciano le colline bolognesi e la valle.

Una curiosità del luogo è il Ponte degli Alidosi, storico ponte a schiena d'asino che attraversa il Santerno e rappresenta uno dei simboli più riconoscibili del borgo. La sua struttura monumentale ricorda quanto questi territori siano stati, per secoli, luoghi di passaggio, commerci e collegamenti tra comunità.

E proprio come accadeva ai viandanti di un tempo, anche i trailer hanno dovuto conquistarsi il proprio viaggio, un passo dopo l'altro. Con una differenza sostanziale: i nostri non cercavano una locanda per la notte, ma un ristoro per recuperare energie e ripartire!

Ion Coban sul podio di categoria 

Tra le soddisfazioni sportive della giornata spicca il risultato di Ion Coban, secondo classificato nella propria categoria sulla distanza di 22 km.

Un piazzamento che merita un applauso, conquistato su un tracciato impegnativo, dove il dislivello e le caratteristiche del terreno richiedono non soltanto preparazione fisica, ma anche capacità di gestione e concentrazione.

Complimenti a Ion per questo bel risultato, che porta un'altra soddisfazione in casa Corriferrara!

Ma, come spesso accade nelle avventure più belle, il valore della giornata non si misura soltanto attraverso le classifiche. Lo si ritrova anche nelle parole di chi ha corso, scoperto un nuovo percorso, superato un limite personale o semplicemente condiviso una giornata speciale con gli amici.

Graziella Zappalà: quando la motivazione diventa contagiosa 

Se nella Compagnia dell'Anello c'era chi indicava la strada e chi trovava il coraggio di seguirla, anche a Corriferrara non mancano figure capaci di trasformare un'idea in un'avventura. E nel racconto di Graziella Zappalà, una protagonista ha un ruolo ben preciso: la motivatrice per eccellenza, Sabina Drimaco.

«Trail del Marrone. Vuoi non farlo? È così come “reazione a catena” grazie agli influssi della motivatrice per eccellenza Sabina Drimaco, decido di iscrivermi alla corta del Trail del Marrone, 12 km di spensieratezza tra i calanchi e i castagneti di Castel del Rio.

Splendida giornata di sole tra boschi di castagni, ristori pantagruelici e boccali di birra per reintegrarsi dopo la fatica. Giornata di sole, contornata da tanti amici vecchi e nuovi e soprattutto dal profumo delle tagliatelle al ragù dell'asta party.

Che dire, giornata fotonica all'insegna del divertimento e dell'amicizia». 

Un racconto che restituisce perfettamente lo spirito del trail vissuto in compagnia: la bellezza del paesaggio, la generosità dei ristori, il piacere di ritrovare vecchi amici e la gioia di conoscerne di nuovi.

E poi, diciamolo, dopo dodici chilometri di salite e sentieri, anche il più resistente degli Hobbit potrebbe considerare le tagliatelle al ragù una ricompensa degna della Contea!

La morale? A volte basta una persona che ti sprona, una proposta lanciata al momento giusto e un pizzico di curiosità per ritrovarsi protagonisti di un'avventura che, da soli, forse non avremmo mai iniziato.

Paolo Panzacchi: il coraggio di mettersi alla prova

Per Paolo Panzacchi il Trail del Marrone ha avuto un significato particolare: quello di una prima esperienza competitiva nel mondo del trail running.

«È stata una gara bellissima, per me il Trail del Marrone è stata la prima occasione di misurarmi con un trail competitivo. Fare il percorso da 12 chilometri è stata la scelta giusta per “misurarmi” con questa tipologia di percorso.

Sono molto contento anche perché, come sempre, correre in gruppo ha dato quel valore in più a una giornata di sport davvero coinvolgente».

Le sue parole raccontano un aspetto importante della corsa: non è necessario partire subito dalla sfida più lunga per dimostrare qualcosa. A volte il vero coraggio consiste nello scegliere il percorso giusto, ascoltare le proprie capacità e concedersi l'opportunità di imparare.

Il trail è un mondo diverso dalla corsa su strada. Richiede pazienza, equilibrio, adattamento e la capacità di accettare che il ritmo possa cambiare a ogni curva. Per chi si avvicina a questa disciplina, una gara come quella di Castel del Rio può rappresentare l'inizio di un percorso tutto da scoprire.

E farlo insieme agli amici rende tutto più semplice, perché la fatica condivisa pesa meno e la soddisfazione, alla fine, si moltiplica.

Ilenia Ferrari: bellezza e tecnica sui sentieri

Anche Ilenia Ferrari ha sottolineato le caratteristiche del percorso, mettendo in evidenza tanto il fascino del paesaggio quanto le difficoltà tecniche della gara.

«Percorso molto bello tra castagneti e panorami sui colli bolognesi. Gara molto tosta e a tratti anche tecnica! Consigliatissima!»

Poche parole, ma sufficienti per descrivere l'essenza di questa esperienza.

Michele Tuffanelli: finalmente il sole, il piacere di correre e qualche sorpresa 

Dopo qualche edizione segnata dalla pioggia, il Trail del Marrone ha regalato anche a Michele Tuffanelli una giornata ideale per correre, con condizioni che hanno permesso di apprezzare il percorso e di ritrovare ottime sensazioni.

Nel suo commento emerge la soddisfazione per un tracciato in parte modificato rispetto alla versione originale, ma caratterizzato da una seconda metà particolarmente scorrevole. E poi c'è il piacere di ritrovarsi in tanti con i colori di Corriferrara, tra prestazioni convincenti e risultati capaci di sorprendere persino chi li ha ottenuti.

Ecco le sue parole:

«Giornata spettacolare per correre dopo qualche anno dove abbiamo preso pioggia percorso un po' cambiato rispetto all'originale abbastanza veloce specialmente la seconda parte ottima sensazione di forma e stato bello vedere un bel gruppo di Corriferrara e una sana competizione con certi bei risultati inaspettati (cit.tanto che la notizia è arrivata prima a Ferrara delle classifiche ufficiali»

Un commento che aggiunge un'altra sfumatura alla giornata: quella della soddisfazione personale per la propria condizione atletica, unita all'entusiasmo di vedere tanti compagni di squadra condividere la stessa avventura.

La competizione, quando è vissuta nel modo giusto, non divide: stimola, incoraggia e può persino regalare qualche sorpresa inattesa. E a quanto pare, a Castel del Rio, qualche risultato ha fatto parlare di sé così rapidamente da raggiungere Ferrara prima ancora della pubblicazione delle classifiche ufficiali!

Insomma, tra una salita e una discesa, il Trail del Marrone ha saputo regalare anche un pizzico di suspense. Perché nella Compagnia di Corriferrara non mancano gli atleti capaci di sorprendere, e qualche volta le imprese viaggiano più veloci delle comunicazioni ufficiali!

La bellezza dei castagneti e dei panorami accompagna gli atleti, ma non deve trarre in inganno: il trail richiede attenzione e capacità di adattamento, soprattutto nei tratti più tecnici, dove ogni appoggio conta.

È proprio questo contrasto a renderlo affascinante. La natura ti offre scorci meravigliosi, ma non ti regala nulla. Per goderteli devi conquistarli, accettando salite impegnative e discese che richiedono prudenza.

E forse è anche questo il segreto del trail: insegnare a guardare il paesaggio non soltanto come qualcosa da ammirare, ma come parte integrante dell'esperienza.


Ventisette atleti, un'unica Compagnia 

Ventisette atleti al via, due distanze, tante storie personali e una sola grande famiglia sportiva.

C'è chi ha cercato il risultato, chi ha voluto mettersi alla prova per la prima volta, chi si è lasciato convincere da un'amica e chi ha semplicemente desiderato trascorrere una giornata diversa, immerso nella natura.

Ognuno ha affrontato il proprio sentiero, con il proprio passo e le proprie motivazioni. Ma tutti hanno contribuito a costruire qualcosa che va oltre la singola prestazione: il piacere di esserci, di sostenersi e di condividere emozioni.

In fondo, la Compagnia dell'Anello non era composta da eroi perfetti, ma da compagni diversi, ciascuno con le proprie capacità e i propri limiti, uniti da un obiettivo comune. E anche nello sport succede qualcosa di simile: non serve che tutti corrano allo stesso ritmo, basta che ciascuno trovi il proprio posto nel gruppo.

A Castel del Rio, tra castagneti, calanchi, ristori generosi e profumo di ragù, Corriferrara ha dimostrato ancora una volta che lo sport può essere competizione senza perdere la leggerezza, fatica senza rinunciare al sorriso, impegno senza dimenticare l'amicizia.

E quando, dopo chilometri di sentieri, arriva il momento di sedersi a tavola e raccontarsi le avventure della giornata, ci si accorge che il vero premio non è soltanto quello conquistato sul percorso.

È quello che rimane dentro.

Perché i chilometri finiscono, il dislivello si dimentica e la fatica passa. Ma le giornate vissute insieme, quelle sì, restano.

E allora, Compagnia di Corriferrara, avanti verso la prossima avventura: nuovi sentieri ci aspettano, nuove salite ci metteranno alla prova e nuovi ristori ci ricorderanno che anche gli eroi, ogni tanto, hanno bisogno di fermarsi a mangiare!

Non tutti i tesori si trovano alla fine di un viaggio. Alcuni si scoprono lungo la strada, accanto alle persone con cui abbiamo scelto di percorrerla.