giovedì 29 ottobre 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

CORRIFERRARA, SULLE STRADE DEL MONDO

Una settimana di corsa, un mese di emozioni: quando ogni chilometro diventa una piccola avventura

«Le vie della corsa, come quelle della vita, non conducono soltanto a una meta: ci insegnano a conoscere noi stessi, a misurare le nostre forze e a scoprire la bellezza che si nasconde dietro ogni orizzonte.»

Se il giovane Aroldo di Lord Byron attraversava terre e paesaggi alla ricerca di emozioni, conoscenza e libertà, gli atleti di Corriferrara sembrano aver raccolto, con le scarpe ai piedi e il cuore rivolto alla strada, una parte di quello stesso spirito inquieto e avventuroso. Non cercano castelli medievali o rovine di antiche civiltà, ma traguardi da conquistare, salite da affrontare, chilometri da divorare e luoghi da scoprire, lasciando che il ritmo dei passi accompagni i pensieri.

La domenica del 25 ottobre ha offerto loro un nuovo capitolo di questo pellegrinaggio sportivo, mentre il riepilogo del mese ci restituisce l'immagine di una società podistica capace di trasformare la passione individuale in un'avventura collettiva.

E così, tra le nebbie della pianura, le colline romagnole, i borghi della tradizione emiliana e il fascino senza tempo di Venezia, i colori della Corriferrara hanno continuato a viaggiare.

Sette località, diciannove atleti e una strada che non conosce confini

Il bilancio settimanale parla chiaro: 19 atleti impegnati, 350 chilometri percorsi e 300 metri di dislivello complessivo, distribuiti in sette località.

Numeri che, presi da soli, potrebbero sembrare semplici dati statistici. Ma dietro ogni cifra si nascondono sveglie all'alba, allenamenti, preparativi, qualche inevitabile dubbio prima della partenza e quella particolare emozione che soltanto chi ha atteso il colpo di pistola conosce davvero.

Sette destinazioni, sette modi differenti di vivere la corsa. Per qualcuno la sfida era contro il cronometro, per altri contro la fatica, per altri ancora il piacere di condividere una giornata all'aria aperta. Per tutti, però, la stessa promessa: arrivare al traguardo con qualcosa in più di quando si era partiti.

Venezia, dove la fatica incontra la poesia

Tra gli appuntamenti più suggestivi della settimana spicca la Wizz Air Venice Marathon, disputata domenica 25 ottobre, nell'edizione del quarantennale.

Venezia non è una città che si attraversa semplicemente: è un luogo che si contempla, si ascolta e, qualche volta, si conquista passo dopo passo.

Il percorso della manifestazione accompagna i maratoneti dalla magnifica Villa Pisani di Stra lungo la Riviera del Brenta, tra dimore storiche che raccontano la grande stagione delle ville venete, per poi proseguire verso Mestre e raggiungere la città lagunare attraverso il Ponte della Libertà.

Qui il paesaggio cambia improvvisamente. L'acqua si allarga, i palazzi sembrano emergere da un'altra epoca e la corsa assume quasi il carattere di un viaggio nella storia.

Il passaggio sul Canal Grande, grazie al ponte galleggiante allestito per la manifestazione, e la corsa nei pressi di Piazza San Marco regalano agli atleti uno scenario difficilmente dimenticabile. Il traguardo in Riva Sette Martiri completa questa lunga traversata tra terra e acqua.

Non è soltanto una maratona: è un incontro con una città che da secoli vive sul delicato equilibrio tra bellezza, ingegno umano e natura.

La manifestazione propone tre distanze, la maratona di 42,195 chilometri, la mezza maratona di 21,097 e la 10 chilometri, consentendo a corridori con preparazioni differenti di condividere lo stesso grande appuntamento.

Per Corriferrara, essere presenti su tutte e tre le distanze significa partecipare a un evento internazionale nel quale ogni atleta scrive una storia personale, pur facendo parte di un'unica, grande comunità di sportivi.

E chissà che, tra un ponte e uno scorcio della laguna, qualcuno non abbia dimenticato per qualche istante la fatica, lasciandosi trasportare dalla meraviglia del paesaggio.

Perché vi sono chilometri che si corrono con le gambe e altri che rimangono per sempre nella memoria.

Spilamberto, il profumo antico dell'aceto balsamico

Dalla magia veneziana si passa a Spilamberto, nel Modenese, dove il 10000 dell'Aceto Balsamico ha portato gli atleti a misurarsi sulla distanza di dieci chilometri.

Qui la corsa incontra una delle tradizioni gastronomiche più celebri dell'Emilia-Romagna. Spilamberto è infatti strettamente legata all'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, prodotto prezioso che nasce da lunghi processi di invecchiamento e da una sapienza tramandata nel tempo.

Non è forse curioso che una gara podistica si svolga in un territorio dove la qualità richiede pazienza, attenzione e costanza?

Anche la corsa, in fondo, funziona così. Nessun risultato arriva per caso: occorrono allenamenti, disciplina e la capacità di rispettare i propri tempi.

L'aceto riposa nelle botti, il corridore costruisce la propria resistenza chilometro dopo chilometro. Entrambi, a modo loro, insegnano che le cose migliori non si ottengono sempre in fretta.

E se al termine dei dieci chilometri il cronometro ha avuto l'ultima parola, il territorio ha certamente aggiunto il suo sapore particolare alla giornata.

Riccione, la strada che guarda verso le colline

A Riccione, la Classica d'autunno ha proposto una prova di 15 chilometri, con 300 metri di dislivello.

Qui la Riviera romagnola mostra un volto diverso da quello delle spiagge affollate d'estate. Basta allontanarsi dal lungomare per incontrare strade che salgono verso le prime colline, tra campi, vegetazione autunnale e scorci che riportano alla Romagna più autentica.

Il paesaggio si fa mosso, il ritmo cambia e la corsa diventa un dialogo continuo tra gambe e respiro.

Trecento metri di dislivello non sono un dettaglio trascurabile: ogni salita presenta il proprio conto, ogni discesa richiede attenzione e ogni rettilineo sembra promettere un po' di tregua.

Ma è proprio questa alternanza a rendere interessante una gara collinare. Il corridore deve saper dosare le energie, comprendere il percorso e trovare il momento giusto per spingere.

In queste strade si comprende che la velocità non è sempre la sola misura della prestazione. Talvolta conta soprattutto la capacità di amministrare le forze e arrivare al traguardo conservando la sensazione di aver dato il meglio di sé.

Francoforte, dove la maratona incontra il futuro

Questa settimana il viaggio della Corriferrara ha superato anche i confini nazionali, raggiungendo Francoforte, in Germania, per la Frankfurt Marathon, sulla distanza regina di 42,195 chilometri.

Francoforte è una città di contrasti affascinanti. Accanto alle architetture tradizionali si innalza una skyline moderna, fatta di grattacieli che le hanno procurato il soprannome di Mainhattan, con un richiamo evidente a Manhattan e al fiume Meno, che attraversa la città.

Il percorso della maratona si sviluppa lungo entrambe le rive del fiume, attraversa diversi quartieri e conduce i partecipanti verso il centro cittadino e il polo fieristico. Il tracciato è noto per il profilo prevalentemente pianeggiante, con un dislivello complessivo molto contenuto.

Ma non bisogna lasciarsi ingannare dalla geografia: una maratona rimane sempre una sfida severa, nella quale ogni chilometro dopo il trentesimo può trasformarsi in una prova di carattere.

La particolarità più celebre della gara è il suo arrivo nella Festhalle, il grande edificio espositivo dalla suggestiva architettura storica. Qui i maratoneti raggiungono il traguardo attraversando un tappeto rosso, in un'atmosfera che trasforma l'ultimo tratto in una vera passerella sportiva.

Dopo oltre quarantadue chilometri, quel tappeto diventa molto più di un semplice elemento scenografico: è il punto d'incontro tra sacrificio, emozione e soddisfazione.

Per Corriferrara, la presenza a Francoforte rappresenta un'altra testimonianza di come la passione podistica sappia abbattere le distanze geografiche. Si parte dalla propria quotidianità e ci si ritrova a condividere la stessa strada con atleti provenienti da ogni parte del mondo.

E mentre i grattacieli scorrono sullo sfondo, il pensiero torna inevitabilmente alla domanda che accompagna ogni maratoneta: quanto resta ancora da dare quando le gambe cominciano a chiedere riposo?

La risposta, spesso, arriva soltanto al traguardo.

Cotignola, dieci chilometri nella terra di Francesco Baracca

A Cotignola, nel cuore della Romagna, la gara dei 10 chilometri ha aggiunto un'altra tappa al calendario settimanale.

Il paese è conosciuto anche per essere la città natale di Francesco Baracca, il celebre aviatore della Prima guerra mondiale, il cui cavallino rampante è diventato uno dei simboli più riconoscibili della storia dell'aviazione italiana.

Un'associazione curiosa, quella tra il territorio e il mondo del volo, che si presta a una metafora sportiva: se l'aviatore cercava il cielo, il podista cerca la propria linea ideale sulla strada.

Naturalmente, non occorre decollare per provare il piacere della libertà. A volte basta indossare le scarpe, allacciarle con cura e mettersi in movimento.

Dieci chilometri possono sembrare una distanza modesta accanto a una maratona, ma in gara ogni metro ha la sua importanza. Il ritmo va controllato, le energie distribuite con intelligenza e la concentrazione mantenuta fino all'ultimo passo.

E così anche Cotignola entra nel racconto di una settimana in cui le distanze cambiano, ma non cambia la voglia di esserci.

Giacciano, dove la camminata diventa un incontro con il territorio

La Caminada par el sguazo, a Giacciano, ha offerto un'occasione per vivere la corsa e il cammino in una dimensione più legata al paesaggio e alla convivialità.

Il nome stesso conserva il sapore della tradizione locale, di quelle manifestazioni popolari che mantengono vivo il legame tra le persone e il territorio.

Qui la competizione lascia spazio anche al piacere di procedere senza l'assillo del cronometro, osservando ciò che spesso sfugge quando si corre con lo sguardo fisso sull'orologio.

Diciotto chilometri rappresentano comunque un impegno significativo: una distanza che richiede resistenza, ma permette anche di assaporare la giornata con uno spirito differente.

Il fascino delle manifestazioni podistiche non competitive sta proprio in questa libertà. Si può camminare, correre, rallentare per scambiare qualche parola e ripartire quando il passo torna leggero.

Non tutti i traguardi hanno bisogno di un podio. Alcuni si raggiungono semplicemente condividendo la strada con gli altri.

Calderara, ventuno chilometri di determinazione

A Calderara, il Du pass par Calderara ha proposto la distanza della mezza maratona: 21,097 chilometri.

Una prova che occupa una posizione particolare nell'universo podistico. È abbastanza lunga da richiedere preparazione e resistenza, ma consente anche di misurarsi con un obiettivo ambizioso senza affrontare l'intero percorso della maratona.

La mezza maratona è una distanza nella quale l'entusiasmo iniziale deve necessariamente lasciare spazio alla gestione intelligente delle energie.

Partire troppo forte significa rischiare di pagare il conto più avanti; partire con prudenza e trovare il proprio ritmo permette invece di costruire una prestazione più equilibrata.

Anche in questo caso, il significato della gara va oltre la classifica. Ogni atleta affronta un confronto con sé stesso, con la propria preparazione e con i limiti che, talvolta, si rivelano meno rigidi di quanto immaginasse.

E quando si taglia il traguardo, la soddisfazione non dipende soltanto dal tempo registrato, ma dalla consapevolezza di aver portato a termine un percorso impegnativo.

Sette località, sette atmosfere, sette occasioni per ricordare che il podismo è una disciplina capace di adattarsi a ogni paesaggio e a ogni modo di vivere lo sport.

Ottobre: un mese che racconta una società in movimento

Se la settimana del 25 ottobre rappresenta una fotografia dell'attività recente, il bilancio mensile restituisce un'immagine ancora più significativa.

I numeri della Corriferrara per ottobre 2026:

  • 232 atleti impegnati

  • 3.748 chilometri percorsi

  • 46.768 metri di dislivello complessivo

  • 32 località raggiunte

  • 1 località estera: Francoforte

  • 15 atleti saliti sul podio

Dietro questi dati c'è una società che, nel corso del mese, ha distribuito la propria presenza in ben 32 località. Non soltanto chilometri, dunque, ma incontri, esperienze e occasioni per portare i colori sociali su strade differenti.

I 3.748 chilometri percorsi costituiscono una distanza considerevole: se li immaginassimo come un unico viaggio, vedremmo una lunga linea tracciata sulla carta geografica, costruita grazie al contributo di tanti atleti.

Ma ancora più interessante è il dato relativo al dislivello: 46.768 metri complessivi.

È una cifra che evoca salite, strappi, percorsi collinari e giornate nelle quali la strada, anziché concedere riposo, chiede uno sforzo supplementare.

Il dislivello, del resto, racconta una parte dell'impegno che il semplice chilometraggio non riesce a esprimere. Due percorsi della stessa lunghezza possono richiedere energie molto diverse, e affrontare una salita significa spesso combattere contro la tentazione di rallentare.

Ottobre ha quindi messo alla prova gli atleti non soltanto sulla distanza, ma anche nella capacità di adattarsi a condizioni e tracciati differenti.

E poi ci sono le 32 località: un piccolo atlante della passione podistica, nel quale ogni nome rappresenta una partenza, una gara, un ricordo o un risultato da conservare.

A volte si corre per migliorare il proprio tempo. Altre volte si parte per scoprire un luogo nuovo. In altre occasioni, ancora, si corre semplicemente perché quella sensazione di libertà è diventata parte della propria vita.

Corriferrara sembra trovare spazio in tutte queste motivazioni.

Quindici atleti sul podio: il valore dei risultati

Tra i dati mensili spicca anche quello dei 15 atleti saliti sul podio.

Un risultato che merita di essere sottolineato, perché il podio rappresenta il riconoscimento visibile di una prestazione capace di distinguersi tra tante altre.

Dietro ogni piazzamento ci sono allenamenti, sacrifici, costanza e la capacità di affrontare la competizione con determinazione.

Ma sarebbe riduttivo considerare il successo soltanto attraverso le medaglie.

Il podismo ha una caratteristica che lo rende speciale: ogni atleta può trovare il proprio traguardo personale, indipendentemente dalla posizione finale. C'è chi lotta per la vittoria, chi cerca un nuovo primato e chi vuole semplicemente terminare una gara con la soddisfazione di aver superato una difficoltà.

I quindici podi sono dunque una bella notizia per Corriferrara, ma il loro significato si inserisce in una realtà più ampia, fatta di partecipazione e continuità.

Una società sportiva cresce quando i risultati individuali diventano motivo di orgoglio collettivo e quando chi sale sul podio sa di appartenere a un gruppo che condivide la stessa passione.

Il vero traguardo è il viaggio

Nel Pellegrinaggio del giovane Aroldo, Byron racconta un uomo che attraversa il mondo lasciandosi interrogare dai paesaggi, dalla storia e dalla condizione umana. Il viaggio diventa così un'esperienza interiore, non soltanto uno spostamento da un luogo all'altro.

Anche il podismo, nel suo piccolo, custodisce qualcosa di questo spirito.

Il corridore parte per raggiungere un traguardo, ma lungo la strada incontra molto altro: la bellezza di un paesaggio, la fatica che mette alla prova il carattere, il sostegno di chi corre accanto e la soddisfazione di scoprire che, passo dopo passo, si può andare più lontano di quanto si credesse.

Venezia offre la meraviglia della sua storia, Spilamberto la ricchezza delle tradizioni, Riccione il profilo delle colline, Francoforte la sua modernità, Cotignola la memoria di un grande aviatore, Giacciano il piacere della condivisione e Calderara la sfida della distanza.

Sono scenari diversi, uniti da un filo invisibile: la volontà di mettersi in cammino.

Il bilancio di ottobre della Corriferrara, con 232 atleti impegnati, 3.748 chilometri percorsi e 15 podi, racconta proprio questo. Non una semplice successione di gare, ma un mese vissuto attraverso lo sport, nel quale ogni partecipante ha contribuito a scrivere una pagina della storia della società.

E se il cronometro registra i secondi, il cuore conserva le emozioni.

Perché, alla fine, la strada non ricorda soltanto chi è arrivato primo. Ricorda anche chi ha avuto il coraggio di partire, chi non si è arreso davanti alla salita e chi, una volta raggiunto il traguardo, ha già cominciato a pensare alla prossima avventura.

Buone corse a tutti gli atleti della Corriferrara: che novembre porti nuove strade da esplorare, nuovi traguardi da raggiungere e quella stessa inesauribile voglia di partire che rende ogni gara un piccolo viaggio nella vita.













Venice Wizz Air Marathon

 

Corriferrara alla Maratona di Venezia: quando la corsa incontra la magia della Serenissima

Sette atleti, tre distanze e una città capace di trasformare ogni chilometro in uno spettacolo. E a Venezia, si sa, anche le scarpe possono avere qualcosa da raccontare!

C'è una città dove correre significa fare i conti non soltanto con il cronometro, il fiato e le gambe, ma anche con la bellezza che si presenta a ogni angolo. Una città dove i ponti non sono semplici ostacoli da superare, l'acqua fa parte del paesaggio e perfino una pozzanghera può diventare protagonista della giornata. Signore e signori, benvenuti a Venezia!

Domenica 25 ottobre 2026, la Serenissima ha accolto una nuova edizione della Maratona di Venezia, appuntamento capace di richiamare podisti e appassionati in uno degli scenari più suggestivi al mondo. Tre le distanze proposte: 10 chilometri, mezza maratona e maratona, per permettere a ciascuno di vivere la propria avventura, secondo le proprie ambizioni e possibilità.

A non mancare all'appello è stata Corriferrara, presente con sette atleti distribuiti sulle tre distanze. Sette storie, sette modi diversi di affrontare la corsa, ma un'unica passione: quella che spinge a infilare le scarpe, affrontare la fatica e partire, anche quando il percorso promette di mettere alla prova muscoli e pazienza.

E se il buon Carlo Goldoni avesse potuto assistere alla scena, probabilmente avrebbe trovato materiale per una delle sue commedie: il podista che controlla il cronometro, quello che studia il percorso, chi parte con grandi propositi e chi, arrivato al traguardo, giura solennemente che la prossima volta correrà soltanto in discesa. Salvo poi iscriversi alla gara successiva!

Venezia, una corsa che diventa spettacolo

Correre a Venezia non è come correre altrove. Qui la strada si intreccia con la storia, i canali accompagnano lo sguardo e ogni scorcio sembra studiato per distrarre il podista dalla fatica. Un'impresa non da poco, perché mentre gli occhi vorrebbero fermarsi ad ammirare ogni dettaglio, le gambe ricordano che la gara continua!

La città custodisce meraviglie che rendono unico ogni passaggio: piazza San Marco, con la sua straordinaria bellezza; il profilo del Palazzo Ducale, simbolo dell'antica potenza della Repubblica di Venezia; i canali attraversati da ponti che collegano calli e campielli, in un intreccio urbano senza eguali.

E proprio i ponti meritano una menzione speciale. Per chi visita Venezia sono parte del fascino cittadino, ma per chi corre possono trasformarsi in una successione di piccoli esami di pazienza e resistenza. Gradino dopo gradino, il podista deve trovare il proprio ritmo, senza dimenticare che la gara è lunga e che la prudenza, qualche volta, vale più di un secondo guadagnato.

C'è poi una curiosità che rende Venezia ancora più particolare: il suo centro storico si sviluppa su un insieme di isole collegate da ponti, in un ambiente dove l'acqua è parte integrante della vita quotidiana. Non stupisce, quindi, che anche una competizione podistica debba confrontarsi con una logistica complessa, tra passaggi stretti, flussi di partecipanti e necessità organizzative.

Eppure, quando tutto funziona, il risultato è straordinario: migliaia di persone che si muovono in armonia, unite dalla voglia di vivere un'esperienza sportiva in uno scenario che il mondo intero ci invidia.

Luca Mingozzi e il ritorno a Venezia: una promessa mantenuta, con i piedi nell'acqua!

Tra le testimonianze più belle della giornata c'è quella di Luca Mingozzi, tornato nella città lagunare dopo la maratona del 2018, un'edizione rimasta impressa nella memoria di molti per un'acqua alta particolarmente importante.

Questa volta Luca ha scelto la mezza maratona, con un obiettivo ben preciso: rivivere l'emozione dell'ingresso a Venezia, ma senza arrivarci con tutta la stanchezza accumulata nella precedente esperienza.

Una scelta saggia, verrebbe da dire. Perché se la maratona è una sfida con se stessi, la mezza può diventare l'occasione per assaporare maggiormente il paesaggio e godersi quei momenti che, presi dalla fatica, rischiano di sfuggire.

Il suo racconto restituisce perfettamente il significato di questa giornata:

«Sono tornato a Venezia dopo la maratona del 2018, diventata famosa per un'acqua alta “importante”! Questa volta ho fatto la mezza maratona, perché volevo rivivere l'entrata a Venezia senza la stanchezza della volta precedente. Ne è valsa la pena, bellissima gara, magici gli ultimi km tra i ponti ed il passaggio in piazza San Marco. E comunque le scarpe le ho bagnate pure quest'anno, sarà il destino».

Ecco, cari lettori, se Goldoni fosse ancora tra noi, forse avrebbe già trovato il titolo della commedia: Il podista e l'acqua veneziana. Perché si può cambiare distanza, preparazione e strategia, ma a quanto pare certi incontri sono scritti nel destino!

Dopo l'acqua alta del 2018, Luca ci ha riprovato nel 2026, scegliendo una distanza più breve per godersi meglio il finale. E proprio quando la città gli ha regalato gli ultimi chilometri tra i ponti e il passaggio in piazza San Marco, è arrivata la conferma che Venezia sa ripagare ogni sforzo con emozioni difficili da dimenticare.

Quanto alle scarpe bagnate, pazienza! In fondo, in una città costruita sull'acqua, pretendere di tornare a casa con i piedi completamente asciutti sarebbe forse un eccesso di ottimismo.

Organizzazione e sorrisi: il valore di chi accompagna i podisti

Al di là del fascino del percorso, Luca ha voluto sottolineare anche la qualità dell'organizzazione, elemento tutt'altro che secondario in una manifestazione di queste dimensioni.

«Gara ben organizzata, nonostante i numeri importanti e la location che ovviamente rende le operazioni complesse. Tante persone a supporto lungo il tragitto, sempre sorridenti e pronte a supportarti. Molto molto bella».

Parole che meritano attenzione, perché dietro una manifestazione sportiva di questo genere si nasconde un lavoro imponente. Organizzare una corsa in una città come Venezia significa coordinare persone, percorsi, assistenza e passaggi in un contesto urbano delicato e particolare.

E poi ci sono loro, i volontari e le persone lungo il tracciato: sorrisi, incoraggiamenti, mani pronte a dare una mano e voci che sostengono chi, dopo tanti chilometri, comincia a sentire il peso della fatica.

A volte basta un applauso per ritrovare un po' di energia. Un semplice «dai, che manca poco!» può sembrare poca cosa a chi lo pronuncia, ma per chi corre diventa un piccolo regalo. Perché il podismo è certamente una disciplina individuale, ma nessun atleta arriva davvero al traguardo completamente da solo.

Dietro ogni medaglia ci sono allenamenti, sacrifici e determinazione, ma anche persone che rendono possibile l'esperienza e contribuiscono a trasformare una gara in un ricordo felice.

Sette atleti, un'unica passione

La presenza di Corriferrara sulle tre distanze racconta proprio questo: la capacità di condividere la stessa passione, pur affrontando sfide differenti.

C'è chi sceglie i 10 chilometri per mettersi alla prova sulla velocità, chi affronta la mezza maratona cercando il giusto equilibrio tra resistenza e ritmo, e chi si misura con i 42,195 chilometri della maratona, la distanza regina che richiede preparazione, pazienza e una buona dose di ostinazione.

Tre distanze, dunque, ma nessuna gerarchia nelle emozioni. Perché ogni traguardo ha un valore personale e ogni atleta conosce il prezzo dei propri chilometri.

E Corriferrara, con i suoi sette rappresentanti, ha portato a Venezia non soltanto la voglia di correre, ma anche quello spirito di gruppo che rende più piacevoli le fatiche e più belli i ricordi da condividere al ritorno.

Il bello di correre: arrivare, guardarsi intorno e sorridere

Alla fine, ciò che rimane di una gara non è soltanto il tempo registrato sul cronometro. Rimangono le immagini, le persone incontrate, gli incoraggiamenti ricevuti e quella soddisfazione intima che accompagna chi sa di aver dato il meglio di sé.

Per Luca Mingozzi, Venezia ha significato tornare dopo otto anni, rivivere un ingresso tanto desiderato e scoprire che certe emozioni non invecchiano. Cambiano le gambe, cambia la preparazione, cambiano le distanze, ma il piacere di correre in un luogo speciale resta.

E se, per completare l'opera, anche quest'anno le scarpe sono finite a contatto con l'acqua, poco male. Del resto, ci sono podisti che collezionano medaglie, altri che conservano fotografie e qualcuno che, evidentemente, ha deciso di collezionare ricordi con i piedi bagnati!

La Maratona di Venezia del 25 ottobre ha regalato a Corriferrara una giornata di sport, bellezza e condivisione. Sette atleti hanno attraversato tre distanze diverse, ciascuno con la propria storia da raccontare, portando a casa qualcosa che va oltre il risultato agonistico.

Perché Venezia, con la sua storia millenaria, i suoi ponti e la sua piazza più celebre, riesce a fare una cosa che poche città sanno fare: trasformare una corsa in un'esperienza da ricordare.

E allora, parafrasando lo spirito della commedia goldoniana, possiamo concludere che nella vita, come nella corsa, ci vuole un po' di coraggio, una buona compagnia e la capacità di sorridere anche quando qualcosa non va secondo i piani.

A Venezia, però, aggiungiamo una raccomandazione: godetevi il panorama, rispettate il vostro ritmo e, se le scarpe si bagnano, non prendetevela troppo. Potrebbe essere semplicemente la città che vi dà il benvenuto!







mercoledì 28 ottobre 2026

10 km di Cotignola

 

Dieci chilometri di grinta a Cotignola: Alessandro Medri continua a migliorare

Una gara veloce, avversari competitivi e un cronometro che sorride. Domenica 25 ottobre 2026, Cotignola, nel cuore della Romagna, ha fatto da cornice a una prova podistica di 10 chilometri che ha messo alla prova gambe, fiato e determinazione. Tra i protagonisti della giornata c'era Alessandro Medri, soddisfatto della propria prestazione e, soprattutto, dei segnali positivi che continuano ad arrivare dal suo percorso di crescita sportiva.

Ci sono gare in cui conta soprattutto partecipare, godersi il paesaggio e condividere qualche chilometro in compagnia. E poi ci sono quelle in cui si abbassa la testa, si cerca il ritmo giusto e si corre fino all'ultimo metro, con il cronometro a dettare il passo. La 10 km di Cotignola, almeno per Alessandro, appartiene decisamente alla seconda categoria: una prova veloce e combattuta, con avversari di buon livello e poco spazio per distrarsi.

Il suo commento racconta bene lo spirito della giornata: «Gara bella tirata di 10 km, con avversari molto competitivi. Contento del riscontro cronometrico che, con media di 4'23" al chilometro, conferma il percorso di progressivo miglioramento di forma».

Un ritmo di tutto rispetto, che testimonia il lavoro svolto e la soddisfazione di vedere gli allenamenti trasformarsi in risultati concreti. Viaggiare a una media di 4 minuti e 23 secondi al chilometro significa mantenere una buona intensità per tutta la prova, gestendo le energie e cercando di non perdere terreno quando la competizione si fa più serrata.

Ma, al di là del tempo finale, è proprio la continuità dei progressi a dare valore alla prestazione. Nella corsa, infatti, migliorare non significa necessariamente stravolgere i propri risultati da una domenica all'altra: spesso sono la regolarità, la capacità di soffrire al momento giusto e la fiducia acquisita chilometro dopo chilometro a fare la differenza.

E quando il cronometro conferma che la strada intrapresa è quella giusta, la soddisfazione è ancora maggiore.

Cotignola, una terra di storia e di resilienza

A fare da sfondo a questa sfida sportiva è stata Cotignola, cittadina della provincia di Ravenna immersa nella campagna romagnola e attraversata dal fiume Senio. Un territorio che unisce la tranquillità del paesaggio rurale a una storia intensa, fatta di personaggi illustri, arte e coraggio.

Passeggiando per il centro storico si incontra la Torre di Giovanni Acuto, dedicata al celebre condottiero inglese Sir John Hawkwood, diventata uno dei simboli della città. Poco distante si trova Palazzo Sforza, legato alle origini della famiglia che avrebbe segnato profondamente la storia italiana del Rinascimento.

Ma Cotignola custodisce anche una storia più recente e particolarmente toccante. Durante la Seconda guerra mondiale il paese subì devastanti bombardamenti, eppure seppe distinguersi per la solidarietà dei suoi abitanti. Alcuni cittadini, tra cui l'artista Luigi Varoli, contribuirono a salvare ebrei perseguitati dai nazifascisti, offrendo rifugio e protezione. Una pagina di umanità che ancora oggi vale la pena ricordare e che ha fatto conoscere Cotignola come il Paese dei Giusti.

È bello pensare che anche una manifestazione podistica possa diventare un'occasione per scoprire luoghi simili, dove ogni strada racconta qualcosa e dove lo sport si intreccia con la storia, la cultura e la vita delle comunità.

Prossima fermata: Molinella!

Archiviata con soddisfazione la trasferta romagnola, per Alessandro Medri non c'è molto tempo per festeggiare. Il calendario propone già una nuova sfida: domenica si torna a correre a Molinella, questa volta su una distanza competitiva di 13,5 chilometri.

Un appuntamento che rappresenterà un altro banco di prova per verificare i progressi e mettere alla prova la condizione fisica raggiunta.

La strada è quella giusta, il cronometro offre segnali incoraggianti e la voglia di correre non manca. Adesso bisognerà rimettere le scarpe ai piedi, recuperare le energie e prepararsi a un'altra domenica di fatica e soddisfazioni.

Perché chi ama davvero la corsa lo sa: ogni traguardo raggiunto è anche il punto di partenza verso quello successivo.

Complimenti ad Alessandro per la prestazione di Cotignola e un grande in bocca al lupo per la prossima sfida di Molinella! 🏃‍♂️



Caminada par el sguazo

 

Caminada par el sguazo: a Giacciano si corre con il cuore e si cammina con il sorriso

Quattro distanze, un percorso tra sterrato e asfalto e tanta voglia di stare insieme. Domenica 25 ottobre, a Giacciano con Baruchella, la passione per il podismo ha incontrato ancora una volta il piacere di vivere il territorio.

Ci sono manifestazioni podistiche nelle quali il cronometro conta relativamente, mentre acquistano un valore speciale il paesaggio, la compagnia e quella bella sensazione di trascorrere qualche ora all'aria aperta, lontano dalla frenesia quotidiana. La Caminada par el sguazo, andata in scena domenica 25 ottobre 2026 a Giacciano con Baruchella, in provincia di Rovigo, appartiene proprio a questa famiglia di eventi: appuntamenti popolari nei quali lo sport diventa un'occasione per incontrarsi, condividere una passione e scoprire, passo dopo passo, gli angoli più caratteristici del territorio.

A disposizione dei partecipanti c'erano ben quattro distanze: 3,5, 7, 12 e 18 chilometri, una proposta capace di accontentare esigenze e preparazioni differenti. Dalla passeggiata senza fretta, ideale per chi desiderava godersi la giornata, fino al percorso più lungo, adatto a chi voleva mettere alla prova le proprie gambe e proseguire nella preparazione atletica.

Perché il bello delle manifestazioni non competitive è proprio questo: ognuno trova il proprio ritmo, senza l'obbligo di inseguire qualcuno, ma con la soddisfazione di arrivare al traguardo sapendo di aver vissuto una mattinata speciale.

Tra strade e sterrati, il piacere di correre

A raccontarci la giornata è Ottorino Malfatto, che ha partecipato alla manifestazione insieme a Franca. Per entrambi, la scelta è caduta sulla distanza più impegnativa, i 18 chilometri, affrontati con lo spirito di chi ama correre, ma sa anche apprezzare la qualità di un percorso ben organizzato.

«Io e Franca siamo andati alla Corsa dello Sguazzo a Giacciano con Baruchella. Abbiamo fatto entrambi i 18 km, io in preparazione della mezza di Riva del Garda. Bel percorso misto tra sterrato e asfalto, ristori giusti, bravi gli organizzatori».

Poche parole, ma sufficienti a restituire il senso di una bella giornata podistica. Un percorso misto, con l'alternanza tra fondo sterrato e asfalto, capace di rendere la corsa più varia e di richiedere un minimo di attenzione nella gestione del passo. Niente monotonia, dunque, ma un susseguirsi di superfici differenti che invita a trovare il proprio ritmo e ad ascoltare le sensazioni delle gambe.

E poi ci sono i ristori, piccoli punti di riferimento che, nelle manifestazioni di questo genere, hanno un'importanza che va ben oltre il semplice rifornimento. Sono luoghi di sosta, di incoraggiamento e, qualche volta, anche di una battuta scambiata al volo con altri partecipanti. Perché in una corsa non competitiva il piacere di esserci è importante quanto la fatica necessaria per arrivare in fondo.

Giacciano con Baruchella, nel cuore del Polesine

La manifestazione si è svolta a Giacciano con Baruchella, comune del Polesine, nella provincia di Rovigo, un territorio nel quale la pianura racconta una storia profondamente legata all'acqua, all'agricoltura e al lavoro dell'uomo.

Qui il paesaggio è diverso da quello delle località collinari e montane che spesso fanno da cornice alle corse podistiche. Non ci sono salite impegnative da affrontare né panorami alpini da conquistare: il fascino del territorio si scopre piuttosto nella tranquillità della campagna, nelle strade che attraversano i campi, nei piccoli centri abitati e in quell'orizzonte aperto che sembra accompagnare il passo senza mettergli fretta.

Il nome stesso del Polesine richiama un ambiente modellato nei secoli dalla presenza dei grandi fiumi e dalle opere di bonifica. È una terra nella quale il rapporto tra acqua e territorio ha contribuito a definire non soltanto il paesaggio, ma anche la vita delle comunità.

Ed è proprio in contesti come questo che una camminata podistica assume un significato particolare: permette di osservare con occhi diversi luoghi che, attraversati normalmente in automobile, rischierebbero di passare inosservati. A piedi, invece, ogni dettaglio può diventare una piccola scoperta.

Diciotto chilometri verso Riva del Garda

Per Ottorino, la partecipazione alla Caminada par el sguazo aveva anche un obiettivo sportivo ben preciso: continuare la preparazione in vista della mezza maratona di Riva del Garda.

Diciotto chilometri rappresentano infatti un allenamento significativo per chi si prepara ad affrontare una gara più impegnativa. Correre su un fondo misto permette di lavorare sulla resistenza e sull'adattamento del passo, mentre la presenza di Franca trasforma l'allenamento in un'esperienza da condividere.

E qui sta uno degli aspetti più belli del podismo: si può correre per migliorare il proprio rendimento, per preparare una competizione o semplicemente per stare bene, ma la soddisfazione diventa ancora più grande quando la passione incontra la compagnia giusta.

Non sempre servono grandi imprese o tempi da record per portarsi a casa una giornata da ricordare. A volte bastano un percorso piacevole, ristori ben distribuiti, un'organizzazione attenta e la voglia di mettersi in movimento.

Il valore di chi organizza

Dietro ogni manifestazione podistica c'è il lavoro di tante persone che, spesso lontano dai riflettori, dedicano tempo ed energie alla preparazione dei percorsi, alla gestione dei ristori e all'accoglienza dei partecipanti.

La soddisfazione espressa da Ottorino per l'organizzazione è un riconoscimento importante. Quando chi partecipa si sente accolto e trova un percorso piacevole, la fatica lascia spazio al piacere di esserci e la manifestazione raggiunge il suo obiettivo più bello: far venire voglia di tornare.

Organizzare una camminata non competitiva significa anche offrire un'occasione di incontro alla comunità, promuovere uno stile di vita attivo e far conoscere il proprio territorio attraverso una forma di turismo semplice, genuina e alla portata di molti.

Il traguardo più bello? Aver condiviso la giornata

La Caminada par el sguazo del 25 ottobre ha offerto ai partecipanti quattro possibilità per vivere la stessa passione, dai 3,5 chilometri fino ai 18, passando per le distanze intermedie di 7 e 12 chilometri.

Ognuno con i propri obiettivi, le proprie motivazioni e il proprio passo. C'è chi cercava una passeggiata in compagnia, chi desiderava allenarsi e chi, come Ottorino, ha approfittato dell'occasione per proseguire la preparazione in vista di un appuntamento importante.

Alla fine, però, il senso della giornata è lo stesso per tutti: aver trascorso qualche ora all'aria aperta, aver scoperto un angolo del Polesine e aver condiviso la fatica e il piacere del movimento.

Ottorino e Franca archiviano così i loro 18 chilometri con la soddisfazione di una bella corsa, un giudizio positivo sul percorso e un plauso agli organizzatori.

E mentre lo sguardo di Ottorino è già rivolto alla mezza maratona di Riva del Garda, resta una certezza: nel podismo si può correre per raggiungere un traguardo, ma sono le persone incontrate lungo la strada a rendere speciale il viaggio.

Perché il cronometro registra i secondi, le gambe ricordano i chilometri, ma il piacere di una bella giornata condivisa rimane molto più a lungo.




martedì 27 ottobre 2026

Classica d'autunno.

 

 LA CLASSICA D’AUTUNNO: TRA LE COLLINE DI RICCIONE, IL CUORE CORRE PIÙ FORTE

15 chilometri, 300 metri di dislivello e un paesaggio capace di regalare emozioni. Ma, lungo queste strade, c’è anche un ricordo che corre più veloce del vento: quello di Marco Simoncelli.

Ci sono strade che non si percorrono soltanto con le gambe, ma anche con il cuore. Strade che salgono, scendono, si aprono su panorami meravigliosi e, curva dopo curva, sanno regalare emozioni che vanno ben oltre il risultato finale.

È questo lo spirito che ha accompagnato la Classica d’autunno, la gara podistica disputata domenica 25 ottobre 2026 a Riccione, lungo un percorso di 15 chilometri e 300 metri di dislivello, immerso nelle prime colline dell'entroterra romagnolo.

Un appuntamento molto partecipato, capace di unire sport, natura e condivisione, in un territorio dove la bellezza del paesaggio si accompagna a una tradizione di ospitalità e a una passione autentica per lo sport.

 DUE RUOTE NEL CUORE, SCARPE AI PIEDI: IL PIACERE DI VIVERE LA STRADA

Per chi ama il motociclismo, il percorso descritto da Paolo Panzacchi ha qualcosa di familiare.

Le salite che chiedono impegno, le discese che regalano divertimento, le curve che invitano a lasciarsi accompagnare dal ritmo della strada: sensazioni che un motociclista conosce bene, anche se, in questa occasione, il motore è quello delle proprie gambe e il carburante è fatto di passione, allenamento e determinazione.

Naturalmente, qui non ci sono acceleratori da spalancare né cavalli da domare. Ci sono il respiro che aumenta, i muscoli che lavorano e la soddisfazione di conquistare ogni metro con le proprie forze.

E proprio come in moto, il bello non è soltanto arrivare al traguardo. È godersi il viaggio.

La Classica d’autunno si è snodata sulle prime colline sopra Riccione, attraverso un ambiente in cui il verde della campagna incontra l'orizzonte del mare. Un percorso su strada che alterna salite mediamente impegnative e discese divertenti, mettendo alla prova la resistenza dei partecipanti senza togliere spazio al piacere di correre.

Questi 15 chilometri, con i loro 300 metri di dislivello, hanno offerto un equilibrio interessante tra fatica e bellezza: quanto basta per sentire le gambe lavorare e il cuore battere più forte, ma anche per alzare lo sguardo e ricordarsi perché vale la pena praticare sport all'aria aperta.

 RICCIONE, NON SOLO MARE E SPIAGGE

Quando si parla di Riccione, il pensiero corre immediatamente alla spiaggia, agli stabilimenti balneari, alla vita estiva e alla vivacità della Riviera romagnola.

Ma basta allontanarsi un poco dal lungomare per scoprire un volto diverso di questo territorio.

Le prime colline dell'entroterra custodiscono strade panoramiche, campagne, piccoli nuclei abitati e scorci che raccontano una Romagna più tranquilla, legata alla terra e ai ritmi della natura.

Da queste alture, nelle giornate favorevoli, lo sguardo può spaziare verso l'Adriatico, regalando quella particolare sensazione di avere contemporaneamente davanti a sé la quiete della campagna e l'orizzonte aperto del mare.

È un paesaggio che invita a rallentare, respirare e osservare. Un paesaggio che, per chi è abituato a viaggiare in moto, ricorda quanto spesso siano le strade secondarie a riservare le sorprese più belle.

E forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti della Classica d’autunno: permettere ai partecipanti di scoprire un territorio conosciuto da tanti, ma che non tutti hanno avuto l'occasione di apprezzare da questa prospettiva.

Perché Riccione non è soltanto una destinazione turistica. È anche una porta aperta su un entroterra ricco di scorci, tradizioni e storie da raccontare.

 QUELLE STRADE CHE PORTANO A MARCO SIMONCELLI 

Ma questa giornata ha avuto anche un significato particolare, capace di andare oltre lo sport e la bellezza del percorso.

Come racconta Paolo Panzacchi, è stato bello passare nei luoghi legati a Marco Simoncelli, ricordando la sua figura umana e sportiva.

Un passaggio che, per chi ama le due ruote, assume un valore speciale.

Marco non è stato soltanto un pilota capace di entusiasmare gli appassionati con il suo talento e il suo stile inconfondibile. È stato un ragazzo che ha lasciato un segno profondo per la sua spontaneità, il suo sorriso, la sua simpatia e quella genuinità che lo rendeva vicino alla gente.

Il suo soprannome, Sic, è diventato nel tempo molto più di un semplice nome da paddock: è un simbolo di passione, coraggio e autenticità.

Nato a Cattolica e cresciuto a Coriano, nel cuore della Romagna, Simoncelli ha mantenuto un legame fortissimo con la sua terra. Proprio a Coriano si trova il museo dedicato alla sua memoria, uno spazio che custodisce ricordi, testimonianze e oggetti della sua carriera.

La sua storia è rimasta impressa nella memoria collettiva dopo il tragico incidente del 23 ottobre 2011, durante il Gran Premio della Malesia.

Sono passati quindici anni da quel giorno, ma il suo ricordo continua a vivere nelle persone che lo hanno seguito, nelle iniziative a lui dedicate e in tutti coloro che riconoscono nello sport non soltanto la competizione, ma anche i valori umani che lo rendono speciale.

Ecco perché attraversare questi luoghi durante una manifestazione sportiva può trasformarsi in qualcosa di più di un semplice passaggio lungo il percorso.

È un modo per fermarsi idealmente un istante, rivolgere un pensiero a un campione che non c'è più e ritrovare, anche nella fatica della corsa, quella passione che ha sempre accompagnato la sua vita.

Perché certe persone non smettono di correre quando si fermano le loro gare. Continuano a farlo nei ricordi di chi le ha amate.

🏁 IL COMMENTO DI PAOLO PANZACCHI: LA BELLEZZA DI UNA GARA DA VIVERE

Le parole di Paolo Panzacchi restituiscono perfettamente lo spirito della giornata:

«Il contesto della Classica d’autunno è quello delle primissime colline sopra Riccione, un tracciato su strada che, tra qualche salita mediamente impegnativa e alcune discese molto divertenti, ti riconcilia con la natura, tra colline dolci e uno sguardo verso il mare.

È stata una bellissima gara, molto partecipata. Inoltre è stato bello passare nei luoghi di Marco Simoncelli e ricordare la sua figura umana e sportiva». 

Poche parole, ma capaci di raccontare molto.

C'è la soddisfazione per una manifestazione riuscita, la bellezza di un percorso che mette insieme sport e paesaggio e il piacere di condividere un'esperienza con tanti altri appassionati.

E c'è soprattutto il valore del ricordo, che rende questa giornata ancora più significativa.

Perché una gara può essere misurata in chilometri, dislivello e tempi d'arrivo, ma le emozioni che lascia non entrano in nessuna classifica.

 PERCHÉ, IN FONDO, CONTA SEMPRE IL VIAGGIO

La Classica d’autunno ci ricorda una cosa semplice, che vale per chi corre, per chi viaggia in moto e per chiunque ami trascorrere il proprio tempo all'aria aperta: non sempre la meta è la parte più importante.

A volte sono le curve, le salite, gli incontri e i panorami a dare un significato alla giornata.

Si parte con un obiettivo, si affronta la fatica, si superano le difficoltà e, alla fine, ci si ritrova con qualcosa in più rispetto a quando si è partiti.

Questa volta, sulle colline di Riccione, i protagonisti hanno condiviso 15 chilometri di sport, 300 metri di dislivello e tante emozioni.

E tra una salita e una discesa, tra uno scorcio sul mare e il ricordo di Marco Simoncelli, la strada ha raccontato una storia fatta di passione, amicizia e amore per la propria terra.

Una storia che parla la lingua universale dello sport, quella che non ha bisogno di grandi parole per farsi comprendere.

Perché la vita, proprio come una bella strada di montagna, non è fatta soltanto di rettilinei. Sono le curve a renderla interessante, le salite a insegnarci la tenacia e le persone incontrate lungo il percorso a darle un valore speciale.

E se alla fine della giornata ci resta anche il sorriso di un campione come il Sic, allora possiamo dire che, almeno per una volta, abbiamo tagliato tutti il traguardo più importante: quello delle emozioni. 







giovedì 22 ottobre 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

CORRIFERRARA, SULLA STRADA NON CI SI FERMA MAI: 1.073 CHILOMETRI DI LIBERTÀ, FATICA E AVVENTURA

Da Castel del Rio a Lavarone, da Parma a Napoli, passando per Ferrara e Formigine. Sessantadue atleti, nove località e una sola grande passione: correre, ciascuno inseguendo la propria strada.

Ci sono settimane in cui la corsa smette di essere soltanto uno sport e diventa un viaggio. Un viaggio fatto di sveglie all'alba, scarpe allacciate in fretta, chilometri che scorrono sotto i piedi e strade che si aprono davanti agli occhi come pagine ancora da scrivere. Un viaggio nel quale non conta soltanto arrivare, ma tutto quello che accade mentre si va.

È un po' lo spirito di Jack Kerouac, quello della strada vissuta senza risparmiarsi, della scoperta, dell'incontro e della libertà di lasciarsi alle spalle la routine per andare incontro a qualcosa di nuovo. E se lo scrittore americano attraversava l'America inseguendo emozioni e orizzonti, gli atleti della Corriferrara hanno scelto un modo tutto loro per interpretare quell'avventura: infilarsi le scarpe da running e partire.

Il bilancio della settimana del 18 ottobre 2026 racconta proprio questo: 62 atleti impegnati, 1.073 chilometri percorsi, 25.468 metri di dislivello complessivo e nove località raggiunte. Numeri che, messi insieme, disegnano una piccola geografia della passione, fatta di asfalto, sentieri, salite, discese e tanta voglia di esserci.

Nove destinazioni, mille storie da raccontare

La strada degli  atleti Corriferrara si è divisa in nove direzioni, ognuna con il proprio carattere, il proprio paesaggio e le proprie sfide.

Si comincia da Castel del Rio, nell'Appennino bolognese, terra di boschi, vallate e castagneti. Qui il Trail del Marrone ha offerto due distanze, 22 e 12 chilometri, con la natura a fare da compagna di viaggio. Il marrone, prodotto simbolo del territorio e protagonista della sua tradizione gastronomica, racconta una storia antica di montagna e di comunità. Ma per chi ha scelto il percorso lungo, 22 chilometri con 1.200 metri di dislivello positivo, la vera ricchezza è stata conquistata passo dopo passo, affrontando salite capaci di mettere alla prova gambe e determinazione.

A Gionghi di Lavarone, sull'altopiano trentino, il Drago Vaia Trail ha portato gli atleti tra i paesaggi della montagna e la memoria di un territorio segnato dalla tempesta Vaia del 2018. Il nome richiama anche il celebre Drago Vaia, la grande scultura lignea nata dalla creatività dell'artista Marco Martalar utilizzando legno recuperato dagli alberi abbattuti dalla tempesta. Un'opera che trasforma la devastazione in bellezza e che, proprio come la corsa, racconta la capacità di rialzarsi e ripartire. Dodici chilometri di trail per respirare montagna e misurarsi con la propria resistenza.

A Sala Bolognese, invece, la Trotterellata ha proposto i suoi 12 chilometri con uno spirito più leggero, ricordandoci che non tutte le corse devono necessariamente essere una battaglia contro il cronometro. A volte il bello è semplicemente esserci, condividere il percorso e lasciare che il movimento faccia il resto.

Poi si torna a Ferrara, città di biciclette, mura rinascimentali e strade che invitano a essere percorse senza fretta. Al Trofeo Città di Ferrara, prima tappa, sei chilometri di gara hanno messo in moto lo spirito agonistico dei partecipanti. Una distanza breve, ma non per questo meno impegnativa: quando il traguardo è vicino, ogni metro conta e il ritmo può diventare un compagno esigente.

E la strada continua verso Roma, con la sua mezza maratona da 21,097 chilometri. Correre nella Capitale significa confrontarsi con una città dove ogni angolo custodisce secoli di storia, dove il passato accompagna il presente e dove anche una gara podistica può assumere il sapore di un viaggio attraverso la memoria.

Parma ha accolto gli atleti impegnati nella maratona e nella distanza di 24 chilometri. Una città elegante, legata alla musica di Giuseppe Verdi e Arturo Toscanini, alla tradizione gastronomica e a un centro storico che merita di essere scoperto a piedi. Ma per chi corre, quel giorno, il vero spartito è stato scritto dal battito del cuore, dal rumore delle scarpe sull'asfalto e dalla capacità di gestire lo sforzo fino alla fine.

Più a sud, Napoli ha offerto un'altra grande sfida con la maratona e la mezza maratona. Qui la corsa incontra una città intensa, rumorosa, generosa, capace di sorprendere a ogni angolo. Il mare, il profilo del Vesuvio e la vitalità delle strade fanno da cornice a un'esperienza in cui la fatica sportiva si mescola al carattere di una terra che non conosce mezze misure.

A Forlì, la 30K & Half Marathon dal Quatar Frazio' ha messo sul tavolo una distanza di 30,8 chilometri, terreno ideale per chi vuole spingersi oltre la mezza maratona e avvicinarsi alle esigenze della distanza regina. Sono chilometri che richiedono pazienza, gestione delle energie e capacità di ascoltare il proprio corpo: perché correre forte è importante, ma saper dosare le forze può fare la differenza quando la strada comincia a presentare il conto.

Infine, Formigine, dove l'Ecocarovana 10K ha portato i partecipanti su un percorso di dieci chilometri con partenza e arrivo davanti al suggestivo castello. Una cornice storica che unisce il fascino del passato all'energia di una manifestazione sportiva contemporanea, ricordando come lo sport possa abitare i luoghi e valorizzarli, trasformando una gara in un'occasione per riscoprire il territorio.

Nove località, nove modi di interpretare la corsa, un unico filo conduttore: la voglia di esserci, di mettersi in gioco e di tornare a casa con qualcosa in più rispetto a quando si è partiti.

I protagonisti sul podio: quando la strada premia l'impegno

In questo grande viaggio collettivo, ci sono anche risultati che meritano una menzione speciale. Perché partecipare è già una vittoria personale, ma conquistare un posto sul podio significa aggiungere un tassello importante al proprio percorso sportivo.

Castel del Rio – Trail del Marrone, 22 km

Coban Ion – 2° di categoria

Tra i sentieri dell'Appennino, dove le salite chiedono rispetto e le discese mettono alla prova concentrazione e tecnica, arriva il secondo posto di categoria di Coban Ion. Un risultato che premia la capacità di affrontare un trail impegnativo, in un ambiente dove la natura detta il ritmo e ogni metro conquistato richiede energia e determinazione.

Ferrara – Trofeo Città di Ferrara, prima tappa, 6 km

Alessio Zambrini – 2° di categoria

Franca Panagin – 1ª di categoria

Sulle strade di casa, il Trofeo Città di Ferrara regala soddisfazioni importanti. Alessio Zambrini conquista il secondo posto di categoria, mentre Franca Panagin sale sul gradino più alto, firmando un prestigioso primo posto.

Due risultati che danno valore alla presenza di Corriferrara nella manifestazione cittadina e confermano quanto sia bello gareggiare nel proprio territorio, davanti a una comunità che condivide la stessa passione.

Per Franca, in particolare, il primo posto di categoria rappresenta una bella ricompensa per il lavoro e la costanza che accompagnano ogni allenamento. Per Alessio, il secondo gradino del podio è un'altra tappa da mettere nel bagaglio, con lo sguardo già rivolto alle prossime sfide.

Forlì – 30K & Half Marathon dal Quatar Frazio', 30,8 km

Nadia Medici – 3ª di categoria

Trenta chilometri e ottocento metri non sono una passeggiata. Sono una distanza che richiede preparazione, pazienza e una buona dose di tenacia, soprattutto quando le gambe iniziano a sentire il peso della strada.

Nadia Medici affronta la prova e conquista il terzo posto di categoria, portando a casa un risultato che vale per il piazzamento e per tutto il lavoro che lo rende possibile. Un podio costruito anche lontano dalla gara, durante gli allenamenti meno spettacolari, quelli in cui si corre senza pubblico e senza applausi, ma si prepara il terreno per le soddisfazioni future.

Formigine – Ecocarovana 10K

Alessandro Medri – 3° di categoria

Dieci chilometri sotto lo sguardo del castello di Formigine, con il ritmo che scorre e il cronometro che accompagna ogni passo. Alessandro Medri conquista il terzo posto di categoria in una gara che ha rappresentato anche un'occasione per verificare la propria condizione.

Il suo commento racconta bene il significato di una prestazione che va oltre il piazzamento:

«Bella 10K con partenza e arrivo davanti al suggestivo castello di Formigine, corsa sotto i 4.30 minuti/km. Altro passo in avanti per ritrovare la forma migliore».

Parole semplici, ma che racchiudono una delle verità più belle della corsa: non sempre si gareggia per stabilire un record o per inseguire il risultato perfetto. A volte si corre per ritrovare sensazioni, recuperare fiducia e capire che il lavoro sta dando i suoi frutti. E quando a questo si aggiunge un terzo posto di categoria, la soddisfazione ha un sapore ancora più speciale.

Il valore di una squadra che sa andare lontano

Sessantadue atleti, 1.073 chilometri e oltre 25 mila metri di dislivello: dietro queste cifre ci sono storie individuali che si intrecciano in un'unica avventura collettiva.

C'è chi sceglie il trail per immergersi nella natura, chi preferisce l'asfalto per inseguire il cronometro, chi affronta la maratona come una sfida con se stesso e chi trova nella gara breve l'occasione per misurare la propria velocità. C'è chi sale sul podio e chi taglia il traguardo lontano dai riflettori, ma con la soddisfazione di aver portato a termine il proprio obiettivo.

Ed è proprio questo il bello di una società podistica: non essere soltanto un insieme di nomi in una classifica, ma una comunità di persone che condividono fatica, entusiasmo, sacrifici e piccoli grandi traguardi.

La corsa insegna che non esiste una sola strada per arrivare alla felicità. A volte passa per una salita ripida, altre per un rettilineo veloce, altre ancora per chilometri percorsi semplicemente per il piacere di stare bene. L'importante è continuare a muoversi, accettare le giornate difficili e trovare la forza di ripartire quando le gambe sembrano avere esaurito le energie.

Kerouac avrebbe forse riconosciuto qualcosa di familiare in questa voglia di partire senza sapere esattamente quali emozioni ci aspettino dietro la prossima curva. Perché la strada, in fondo, non è soltanto un luogo da attraversare: è un'esperienza da vivere.

E così Corriferrara archivia un'altra settimana di corsa, con quattro atleti sul podio nelle gare segnalate, tante esperienze condivise e più di mille chilometri da aggiungere alla propria storia.

La settimana si chiude, ma il viaggio continua. Le scarpe torneranno a essere allacciate, i sentieri e le strade aspetteranno nuovi passi e ogni atleta avrà un'altra ragione per ripartire.

Perché il traguardo più importante non è sempre quello che si vede davanti. A volte è la voglia di esserci ancora, un chilometro dopo l'altro, sulla strada della propria passione.

Buone corse a tutti!











mercoledì 21 ottobre 2026

Ecocarovana 10K

 


Ecocarovana 10K: a Formigine si corre verso la forma migliore

Ci sono gare che si corrono per inseguire il cronometro, altre per mettere alla prova le proprie gambe e altre ancora per ritrovare quelle sensazioni che, con pazienza e costanza, tornano a farsi sentire. L’Ecocarovana 10K, andata in scena a Formigine domenica 18 ottobre 2026, è stata anche questo: dieci chilometri per misurarsi con se stessi, respirare l’atmosfera della competizione e continuare a costruire, passo dopo passo, la propria condizione.

Per Alessandro Medri, la trasferta modenese ha rappresentato un’altra occasione per mettere chilometri nelle gambe e confrontarsi con un percorso capace di regalare anche qualche suggestione architettonica. Il fascino della manifestazione, infatti, comincia già dalla partenza: correre con il Castello di Formigine a fare da cornice significa immergersi in un luogo dove la storia incontra la passione sportiva.

Il castello, uno dei simboli della cittadina, affonda le proprie radici nel Medioevo. Nato come struttura fortificata, nel corso dei secoli ha attraversato trasformazioni e vicende storiche che lo hanno portato a diventare uno dei luoghi più rappresentativi del territorio. Oggi ospita anche un museo che racconta la storia della comunità e del complesso fortificato. Un testimone silenzioso che, mentre gli atleti si preparano al via, sembra ricordare che ogni impresa richiede fondamenta solide, proprio come quelle di un'antica fortezza.

E poi c'è la strada, dove la storia lascia spazio al ritmo dei passi, al respiro che si fa più intenso e alla sfida personale. Dieci chilometri sono una distanza particolare: abbastanza brevi da invitare a spingere, ma sufficientemente impegnativi da richiedere attenzione, gestione dello sforzo e una buona dose di determinazione.

A raccontare la propria esperienza è Alessandro Medri, che ha affrontato la gara con soddisfazione, centrando un risultato importante soprattutto sul piano della condizione atletica:

«Bella 10K con partenza e arrivo davanti al suggestivo castello di Formigine, corsa sotto i 4.30 minuti/km. Altro passo in avanti per ritrovare la forma migliore».

Poche parole, ma ricche di significato per chi conosce il mondo della corsa. Correre sotto i 4 minuti e 30 secondi al chilometro vuol dire mantenere un ritmo sostenuto, ma il dato più importante, per Alessandro, sembra essere un altro: sentire che il lavoro sta dando i suoi frutti.

Ritrovare la forma migliore non è sempre una strada lineare. Ci sono giornate in cui le gambe girano con naturalezza e altre in cui ogni chilometro richiede un piccolo patto con se stessi. È proprio in questo percorso fatto di allenamenti, pazienza e obiettivi progressivi che si misura il valore di una gara come l'Ecocarovana 10K.

Il cronometro offre un riferimento, ma le sensazioni raccontano spesso qualcosa in più: la fiducia che ritorna, la fatica che diventa soddisfazione, la consapevolezza di essere un po' più avanti rispetto al punto da cui si era partiti.

E così, davanti al castello di Formigine, la domenica di Alessandro si è trasformata in una nuova tappa di avvicinamento alla condizione desiderata. Dieci chilometri che non rappresentano un punto d'arrivo, ma una conferma e uno stimolo per continuare.

Perché nella corsa, come nella vita, non sempre conta arrivare subito dove vorremmo. A volte la vittoria più bella è accorgersi che stiamo finalmente tornando sulla strada giusta, un passo dopo l'altro, chilometro dopo chilometro.

E se a fare da cornice c'è anche un castello medievale, viene quasi da pensare che la forma migliore, proprio come una fortezza, si costruisca con pazienza, mattone dopo mattone.




martedì 20 ottobre 2026

Trofeo Città di Ferrara 1^ tappa

 

Nel fango, nell’erba e nella fatica: Corriferrara apre la stagione dei cross al Poggetto 

Sei chilometri per riscoprire l’essenza della corsa: gambe, polmoni, testa e quella voglia di mettersi alla prova che trasforma ogni campestre in una piccola battaglia con sé stessi.

C’è una corsa che non ha bisogno di grandi scenografie, di lunghi rettilinei perfettamente asfaltati o di cronometri da inseguire con lo sguardo. Le basta un prato, un terreno da interpretare passo dopo passo e una partenza in cui, per qualche istante, tutti sembrano avere la stessa convinzione: oggi si fa sul serio!

È lo spirito della corsa campestre, quello che ha accompagnato la prima tappa del Trofeo Città di Ferrara, disputata domenica 18 ottobre 2026 al Poggetto di Sant’Egidio, nel Ferrarese. Sei chilometri di agonismo e impegno, una distanza apparentemente breve, ma capace di mettere a nudo preparazione, carattere e capacità di soffrire. Perché nel cross non basta correre forte: bisogna saper correre bene, adattarsi al terreno, dosare le energie e trovare il coraggio di rilanciare quando le gambe cominciano a chiedere spiegazioni.

E la campestre, diciamolo, è una di quelle discipline che non fanno sconti. Sull’asfalto si può trovare il proprio ritmo e provare a mantenerlo; sull’erba, invece, ogni appoggio può raccontare una storia diversa. Il terreno può essere compatto o cedevole, la traiettoria cambia, le curve obbligano a frenare e ripartire, mentre il fiato diventa un compagno di viaggio piuttosto rumoroso. Insomma, sei chilometri che possono valere quanto una lunga lezione di corsa.

La campestre: la palestra dove si costruiscono i runner

Chi pensa al cross soltanto come a una gara da affrontare nella stagione autunnale e invernale rischia di sottovalutarne il valore. La corsa campestre è infatti una straordinaria forma di allenamento: sviluppa forza muscolare, coordinazione, reattività e capacità di gestire lo sforzo anche quando le condizioni non sono ideali.

Il fondo irregolare obbliga il corpo a lavorare in modo diverso rispetto alla strada, mentre i cambi di ritmo insegnano a non affidarsi esclusivamente al passo indicato dal GPS. Qui il cronometro conta, certo, ma non racconta tutto. Conta la posizione conquistata, conta la capacità di reagire a un attacco, conta quel piccolo scatto che si riesce a trovare quando la fatica suggerirebbe di lasciar perdere.

E poi c’è l’aspetto mentale. In una campestre si corre spesso vicini agli avversari, si studiano le loro mosse, si prova a non perdere terreno e si impara che la sofferenza può diventare una risorsa. Non è soltanto una questione di velocità: è un esercizio di determinazione, una scuola di agonismo che torna utile anche nelle gare su strada e nelle distanze più lunghe.

Non a caso, la tradizione dell’atletica considera il cross un banco di prova prezioso per atleti di ogni livello. Perché prima di diventare specialisti della velocità o della resistenza, bisogna imparare a correre quando il percorso non rende le cose facili. E il terreno, in questo, è un maestro severo ma onesto.

Dodici maglie Corriferrara, un solo spirito di squadra

Al Poggetto, a rappresentare i colori della Corriferrara, sono stati dodici atleti, pronti a confrontarsi con i sei chilometri della prova e con quell’agonismo genuino che rende le campestri così coinvolgenti.

Una presenza che va oltre il semplice conteggio dei partecipanti. Ogni atleta porta con sé allenamenti, sacrifici, piccoli obiettivi personali e quella voglia di migliorarsi che spesso non si vede nelle classifiche, ma che costituisce la vera sostanza dello sport.

In una gara breve e intensa come questa, ogni partenza richiede attenzione, ogni curva può fare la differenza e ogni metro conquistato diventa il risultato di un impegno costruito molto prima del via. Si corre per il piazzamento, per la categoria, per la soddisfazione di aver dato tutto. Ma si corre anche per sentirsi parte di un gruppo, condividere la fatica e ritrovarsi, una volta tagliato il traguardo, con la consapevolezza di aver affrontato insieme una nuova sfida.

A impreziosire la giornata sono arrivati due risultati di categoria: Alessio Zambrini ha conquistato il secondo posto, mentre Franca Panagin ha ottenuto uno splendido primo posto di categoria.

Due piazzamenti che premiano l'impegno individuale e danno lustro alla spedizione biancazzurra. Per Alessio, un secondo gradino del podio che testimonia una prova competitiva; per Franca, la soddisfazione di chiudere davanti a tutte le avversarie della propria categoria. Risultati diversi, ma uniti dallo stesso ingrediente: la costanza con cui si costruisce una prestazione, allenamento dopo allenamento.

E se il podio regala una fotografia da conservare, il valore della giornata appartiene anche agli altri dieci compagni di squadra, ognuno con la propria corsa e il proprio traguardo da raggiungere.

Il Poggetto e Sant’Egidio: la bellezza dei luoghi vicini

Il cross ha anche un pregio particolare: porta gli atleti a scoprire angoli del territorio che, nella fretta della vita quotidiana, rischiano di passare inosservati. Il Poggetto, nella zona di Sant’Egidio, ci riporta a quella dimensione del Ferrarese fatta di paesaggio aperto, campagne e luoghi legati alla vita delle comunità locali.

Sant’Egidio appartiene a quel territorio in cui la pianura sembra invitare a correre all’infinito. Ma attenzione a lasciarsi ingannare: in campestre non servono montagne per trovare la fatica. Basta un fondo che non restituisca tutta l’energia della spinta, una curva affrontata nel momento sbagliato o un avversario che decida di accelerare proprio quando si vorrebbe tirare il fiato.

Quanto alle leggende, la pianura ferrarese custodisce un patrimonio di racconti popolari, tradizioni rurali e memorie legate alla sua storia. Non occorre però inventare un fantasma o attribuire al Poggetto una leggenda locale non documentata per rendere speciale questa giornata: a volte è sufficiente immaginare il piccolo teatro di una campestre, dove ogni atleta si misura con il proprio avversario più antico, la fatica, e con quello più imprevedibile, sé stesso.

E c'è qualcosa di profondamente autentico in queste manifestazioni: il paesaggio non fa da semplice sfondo, ma diventa parte della gara. Il terreno impone le proprie regole, il percorso detta il ritmo e il corridore deve imparare ad ascoltare entrambi.

Una prima tappa che vale come un investimento

Il Trofeo Città di Ferrara ha così aperto il proprio cammino con una prova di sei chilometri che richiama uno dei valori più importanti della corsa: la disponibilità a mettersi alla prova anche quando non si può contare sulla comodità di un percorso regolare.

Per la Corriferrara, i dodici atleti presenti al Poggetto hanno contribuito a inaugurare questa avventura, con due piazzamenti di categoria da festeggiare e la soddisfazione di aver preso parte a un appuntamento che unisce competizione, preparazione e spirito di squadra.

La campestre insegna a non scappare dalla fatica, ma a conoscerla. Insegna che non sempre si può scegliere il terreno sul quale correre, ma si può scegliere con quale atteggiamento affrontarlo. E soprattutto ricorda che ogni gara, anche quella di soli sei chilometri, può lasciare qualcosa da portare negli allenamenti successivi.

Perché alla fine il cross è questo: una sfida senza troppi fronzoli, dove le gambe lavorano, la testa resiste e il cuore trova il modo di spingere ancora.

E se alla partenza si cerca il risultato, al traguardo si porta a casa qualcosa di più: la certezza di aver combattuto la propria battaglia. Con l’erba sotto le scarpe, il fiato corto e la voglia, già pronta, di tornare a correre.