Ci sono gare che si corrono.
E poi ci sono gare che si attraversano, come si attraversano le epoche, i monti e certe idee un po’ folli che soltanto i podisti capiscono davvero.
La notte tra il 23 e il 24 maggio, sei alfieri della Corriferrara prenderanno il via della storica 100 km del Passatore, la leggendaria Firenze–Faenza che dal 1973 unisce Toscana e Romagna sotto il segno della fatica, del coraggio e di quell’ironia eroica che accompagna ogni ultramaratoneta.
Cento km
Detto così pare quasi una misura ragionevole.
Poi arriva Fiesole, poi il Mugello, poi la Colla di Casaglia, e allora si comprende che il Passatore non è una gara: è un romanzo cavalleresco scritto con il sudore.
Del resto il nome stesso richiama il celebre brigante romagnolo Stefano Pelloni, detto “Il Passatore”, figura entrata nel mito popolare come ribelle, guascone e signore delle strade appenniniche.
E un po’ briganti lo diventano anche i podisti che osano sfidare questa corsa: ladri di sonno, saccheggiatori di energie, cercatori ostinati di traguardi improbabili.
I sei atleti Corriferrara si presenteranno al cospetto della Regina delle ultramaratone con il bagaglio più prezioso: mesi di allenamenti, levatacce, chilometri macinati nel vento ferrarese e quella complicità silenziosa che nasce solo nelle società dove si corre prima col cuore e poi con le gambe.
Ci sarà il momento dell’entusiasmo in Piazza della Signoria.
Ci sarà il momento in cui tutto sembrerà facile.
E ci sarà, inevitabilmente, il tratto in cui il Passatore presenterà il conto: magari a Marradi, magari lungo le discese verso Brisighella, magari quando la notte sembrerà non finire mai.
È lì che nasce la vera impresa.
Perché alla 100 km del Passatore non vincono soltanto i primi.
Vincono quelli che resistono.
Quelli che sorridono ai ristori anche quando vorrebbero trattare con chiunque pur di avere un divano.
Quelli che litigano con le salite e poi fanno pace con le proprie paure.
Quelli che arrivano a Faenza con gli occhi stanchi ma con dentro qualcosa di nuovo.
A voi, magnifici sei di Corriferrara, il compito più bello: portare lungo l’Appennino i colori della nostra squadra, l’orgoglio di chi osa e la gioiosa incoscienza dei veri ultramaratoneti.
Che il Passatore vi sia lieve.
O almeno… educatamente crudele.
E quando all’alba scorgerete Piazza del Popolo, capirete perché questa corsa, da oltre cinquant’anni, continua a trasformare semplici podisti in storie da raccontare.




































