martedì 13 ottobre 2026

La mezza di Treviso

                                           


La Mezza di Treviso: 21,1 chilometri tra natura, storia, amicizia e… un tiramisù mancato!

Domenica 11 ottobre 2026, Treviso ha accolto i partecipanti della Mezza di Treviso, una prova di 21,1 chilometri capace di unire la sfida sportiva al piacere di correre immersi nella bellezza del paesaggio. Una distanza che richiede preparazione, costanza e determinazione, ma che sa regalare anche momenti di autentica serenità, soprattutto quando il percorso accompagna i passi dei podisti lungo le rive di un fiume.

Perché una mezza maratona non è fatta soltanto di chilometri da conquistare e di cronometri da fermare: è anche fatta di sensazioni, scorci da ammirare, amicizie da coltivare e piccoli episodi destinati a rimanere nella memoria ben oltre il traguardo.

Treviso, con i suoi canali, i ponti e le acque che attraversano il centro storico, offre uno scenario particolarmente suggestivo. Il legame della città con l'acqua è antico e profondo: il Sile, fiume di risorgiva tra i più importanti d'Europa, accompagna da secoli la vita del territorio, contribuendo a disegnarne il paesaggio e a renderlo inconfondibile. Non a caso, Treviso è spesso descritta come una città d'acque, dove la natura dialoga continuamente con la storia e l'architettura.

Tra le curiosità cittadine spicca anche la presenza delle risorgive del Sile, testimonianza di un territorio in cui l'acqua affiora naturalmente dal sottosuolo e alimenta un ambiente ricco di vegetazione e biodiversità. Un patrimonio che invita a rallentare lo sguardo e ad apprezzare il paesaggio: un privilegio che i podisti possono concedersi mentre il ritmo dei passi li conduce attraverso parchi, scorci verdi e testimonianze storiche.

A rendere ancora più piacevole la giornata ci hanno pensato le condizioni meteorologiche, con un clima ideale per affrontare la distanza e un percorso ombreggiato che ha permesso agli atleti di godersi la corsa con maggiore tranquillità.

A raccontare la propria esperienza è Giulia Maestri, che ha riassunto con poche parole, ma con grande efficacia, le sensazioni vissute durante la manifestazione:

"Gara molto bella, clima perfetto e percorso ombreggiato lungo il fiume."

Un commento semplice e spontaneo, che racchiude tre ingredienti fondamentali per una bella giornata di podismo: un percorso capace di valorizzare il territorio, condizioni favorevoli e un ambiente naturale nel quale la fatica diventa più piacevole.

Ma se per Giulia il ricordo della Mezza di Treviso è legato soprattutto al clima perfetto e alla bellezza del tracciato, per Andrea Sattin la giornata è cominciata con una motivazione decisamente golosa: il tiramisù promesso al ristoro! Del resto, ogni podista ha le proprie strategie per trovare la carica giusta. C'è chi si affida alla musica, chi alla compagnia degli amici e chi, davanti alla prospettiva di un dolce, scopre improvvisamente nuove energie.

Andrea 

  racconta così la sua avventura trevigiana, senza nascondere né la soddisfazione per la gara né la beffa finale:

"Quando ho letto su Facebook l’evento la mezza di Treviso, al ristoro tiramisù per tutti! Mi sono detto, quale miglior premio finito una gara ?! Così domenica 11 ho corso la mezza maratona di Treviso, percorso molto carino con diversi sali scendi che bisogna affrontarli con testa per non rimanere senza gambe proprio sul più bello.si passa in diversi punti molto belli tra parchi e monumenti storici.. Ho aiutato delle amiche facendo da “pacer” e tra una risata e una fatica l’abbiamo portata a casa, super contento del risultato perché quando le vedo arrivare con il sorriso ho vinto anche io. beffa finale il tiramisù aspettava solo a chi faceva la 10km 😩"

Il racconto di Andrea mette in luce un aspetto bellissimo della corsa: il piacere di mettersi al servizio degli altri. In questa occasione, infatti, non ha pensato soltanto alla propria prestazione, ma ha scelto di accompagnare alcune amiche nel ruolo di pacer, aiutandole a gestire il ritmo e a raggiungere il traguardo.

I saliscendi del percorso richiedevano attenzione e una buona distribuzione delle energie: affrontarli con giudizio era fondamentale per non ritrovarsi con le gambe in riserva proprio negli ultimi chilometri. Ma tra una risata, un momento di fatica e l'incoraggiamento reciproco, la distanza è stata portata a termine con soddisfazione.

E qui arriva la frase più bella del racconto: vedere le amiche tagliare il traguardo con il sorriso significa, per Andrea, aver vinto anche lui. Una vittoria che non compare necessariamente nelle classifiche ufficiali, ma che racconta perfettamente lo spirito più autentico del podismo. Perché accompagnare qualcuno verso il proprio obiettivo, condividendone difficoltà ed entusiasmo, può regalare soddisfazioni persino superiori a quelle di un primato personale.

Resta soltanto un piccolo dettaglio, quello che trasforma la giornata in una storia da raccontare agli amici: il tiramisù! La promessa letta su Facebook aveva acceso l'entusiasmo di Andrea, ma il premio dolciario era riservato ai partecipanti della 10 chilometri. Una scoperta che, dopo 21,1 chilometri, deve essere stata piuttosto amara… soprattutto per chi aveva immaginato il dolce come meritato epilogo della fatica.

Possiamo immaginare il suo pensiero al traguardo: gambe stanche, amiche sorridenti e tiramisù lontano. Ma, a ben vedere, qualcosa di più dolce Andrea lo aveva già conquistato: la soddisfazione di aver aiutato altre persone a raggiungere il proprio obiettivo.

La Mezza di Treviso si conferma così un'occasione per vivere lo sport all'aria aperta, scoprendo una città che sa coniugare patrimonio storico, scorci suggestivi e paesaggi fluviali. E le testimonianze di Giulia e Andrea ne restituiscono due prospettive complementari: da una parte il piacere di correre in un ambiente gradevole, dall'altra la gioia della condivisione e dell'amicizia.

Ventuno chilometri e cento metri che non sono soltanto una distanza da percorrere, ma un viaggio da vivere. Perché, a volte, la corsa più bella non è necessariamente quella in cui si corre più forte, ma quella in cui si trova il tempo di ammirare ciò che ci circonda, sostenere un compagno e festeggiare insieme il traguardo.

E per Andrea Sattin rimane anche una lezione preziosa: prima di scegliere una gara sulla base del ristoro, meglio controllare bene il regolamento del buffet!

Quanto al tiramisù, niente paura: dopo una mezza maratona e una bella prova di amicizia, il premio migliore è già arrivato. Per quello in cucchiaino, invece, sarà sufficiente scegliere la distanza giusta la prossima volta!





50° Trofeo dell'uva

 

50° Trofeo dell’Uva: a San Pancrazio la passione per la corsa matura come un buon grappolo

Ci sono gare che, anno dopo anno, diventano appuntamenti del cuore, capaci di richiamare podisti, amici e appassionati, unendo la voglia di correre al piacere di ritrovarsi. È questo lo spirito del 50° Trofeo dell’Uva, disputato domenica 11 ottobre 2026 a San Pancrazio, sulla distanza di 21,1 chilometri, quella classica della mezza maratona.

Un traguardo importante, quello delle cinquanta edizioni, che racconta una storia fatta di impegno organizzativo, partecipazione e amore per lo sport. E quale simbolo migliore dell’uva per celebrare una manifestazione così longeva? Il frutto della vite richiama la pazienza della natura, il lavoro costante e la soddisfazione di raccogliere ciò che si è seminato: qualità che ogni podista conosce bene, perché anche la corsa, proprio come una buona vendemmia, richiede tempo, dedizione e la capacità di aspettare il momento giusto per raccogliere i risultati.

San Pancrazio, località del territorio ravennate, si inserisce in una terra dove la cultura agricola e la tradizione della vite fanno parte del paesaggio e della memoria collettiva. In questa cornice, il Trofeo dell’Uva assume un significato particolare: non soltanto una competizione sportiva, ma anche un’occasione per ritrovare il legame tra il territorio e le persone che lo vivono, lo attraversano e lo animano con la loro presenza.

E se la vendemmia insegna che ogni grappolo ha bisogno delle sue cure, la mezza maratona ricorda che ogni chilometro è il risultato di allenamenti, sacrifici e piccoli progressi quotidiani. A volte, poi, basta una gara per capire che il lavoro svolto sta dando i suoi frutti.

Morris Fogli: una mezza maratona tra conferme e soddisfazioni

Tra i protagonisti della giornata c’è Morris Fogli, che ha affrontato la gara con una motivazione particolare: verificare i progressi della propria condizione fisica, dopo un allenamento incoraggiante nella settimana precedente. Una prova resa ancora più impegnativa da una circostanza non proprio ideale: Morris arrivava infatti direttamente da un turno di notte.

Eppure, la passione per la corsa e il piacere di partecipare a una manifestazione che frequenta volentieri hanno avuto la meglio sulla stanchezza. A rendere speciale l’appuntamento c’era anche la presenza di molti suoi allievi della Runner School di Ravenna, con i quali condividere la strada significa vivere lo sport non soltanto come prestazione individuale, ma anche come esperienza di gruppo e occasione di crescita.

Il risultato ha portato le conferme cercate. Dopo aver corso 16 chilometri a una media di 4'40" la settimana precedente, Morris ha potuto verificare che l'aumento della distanza non ha modificato in maniera significativa il ritmo di gara. Un segnale incoraggiante per proseguire il percorso di preparazione, affrontando con fiducia i prossimi obiettivi.

Nel percorso non è mancato un ostacolo capace di mettere alla prova le gambe: un impegnativo cavalcavia al 16° chilometro, quando la fatica comincia a presentare il conto e la testa diventa importante quanto le gambe. Ma la giornata ha riservato anche una piacevole sorpresa: il premio di categoria, conquistato dopo aver tagliato il traguardo al 24° posto assoluto.

Un riconoscimento inatteso, che rende ancora più dolce una prova affrontata soprattutto per cercare conferme sul proprio stato di forma.

Ecco il commento di Morris Fogli:

“Nonostante avessi appena terminato il turno di notte ,decido di andare nella vicina San Pancrazio per fare una mezza che tutti gli anni faccio volentieri perché partecipata da molti miei allievi della Runner sch ool di Ravenna e cercando conferme sul mio avanzamento di forma dopo aver fatto 16 km a 4'40" la scorsa settimana.... La conferma c'è stata, ovvero aumentando il chilometraggio la media gara è cambiata di poco, calcolando un impegnativo cavalcavia al 16°km ,e mi dà buone speranze per continuare su questa strada ...inoltre un inaspettato premio di categoria (arrivato al 24° posto )”

Cinquant'anni di corsa, una passione che continua

Il 50° Trofeo dell’Uva si chiude così con una bella testimonianza di ciò che rende speciale il podismo: la possibilità di mettersi alla prova, condividere chilometri con persone che hanno la stessa passione e trovare soddisfazione anche nei risultati che arrivano inaspettati.

La storia di Morris racconta che la preparazione non è fatta soltanto di tabelle e cronometri, ma anche di motivazione, relazioni e fiducia nel lavoro quotidiano. Correre dopo un turno di notte non è certo la condizione ideale, eppure sapere di incontrare i propri allievi e poter verificare i progressi compiuti può diventare una spinta preziosa.

Come l'uva che raggiunge la maturazione dopo mesi di cure, anche la forma atletica si costruisce con pazienza, costanza e piccoli passi. E quando arriva una conferma, magari accompagnata da un premio inatteso, la soddisfazione è ancora più grande.

A San Pancrazio, nel giorno di una ricorrenza così significativa, la corsa ha celebrato proprio questo: la bellezza di continuare a migliorarsi, senza perdere il piacere di stare insieme e di vivere lo sport con entusiasmo. Perché, dopo cinquant'anni, il Trofeo dell’Uva continua a ricordare che la passione, quando è autentica, non smette mai di dare buoni frutti.




Foto Edmondo Parmiani







20^ camminata tra calli e riviere

 

Corriferrara a Loreo: otto chilometri di amicizia alla 20ª Camminata tra Calli e Riviere

Ci sono domeniche mattina in cui la corsa è molto più di una distanza da percorrere o di un cronometro da fermare. Sono occasioni per ritrovarsi, condividere la passione per lo sport e scoprire angoli del nostro territorio che custodiscono storie e tradizioni. È questo lo spirito che ha accompagnato la 20ª Camminata tra Calli e Riviere, disputata domenica 11 ottobre 2026 a Loreo, con il suo percorso di 8 chilometri.

Anche questa volta, la storica manifestazione ha offerto ai partecipanti l'opportunità di trascorrere una mattinata all'aria aperta, tra il piacere della corsa e quello dello stare insieme. Il nome stesso della gara richiama il paesaggio caratteristico di Loreo, borgo del Polesine attraversato da una storia profondamente legata all'acqua.

Situata nel Delta del Po, Loreo è conosciuta anche come la piccola Venezia del Polesine: un luogo in cui canali, ponti e scorci suggestivi raccontano il legame secolare tra le comunità locali e le vie d'acqua. Il Canalbianco, importante via navigabile, ha contribuito nel tempo alla vita commerciale del paese, mentre il centro storico conserva tracce di un passato nel quale i collegamenti fluviali rappresentavano una risorsa fondamentale. Passeggiare tra le sue vie significa incontrare un territorio in cui natura, storia e tradizioni si intrecciano, proprio come accade durante una corsa capace di unire sport e scoperta.

Venti edizioni sono un traguardo significativo: vent'anni di passi, sorrisi, incontri e partecipazione, con quella continuità che trasforma una manifestazione sportiva in un appuntamento atteso. E se il tempo passa, l'entusiasmo dei podisti sembra non invecchiare mai.

Franca Panagin: otto chilometri per godersi una domenica tra amici

A raccontare la giornata con semplicità e simpatia è Franca Panagin, che ha scelto di partecipare alla manifestazione insieme a Otto, condividendo il piacere di una corsa adatta a ricaricare le energie senza rinunciare al divertimento.

Dopo le fatiche di una mezza maratona e di una dieci miglia, gli otto chilometri di Loreo rappresentavano la distanza ideale per vivere una nuova esperienza podistica con il giusto spirito: correre, stare in compagnia e godersi una bella mattinata.

Ecco il suo racconto:

«Dopo una mezza maratona e una dieci miglia, otto chilometri sono l' ideale. Assieme a Otto ho deciso di partecipare alla storica corsa di Loreo; vent'anni e non dimostrarli. Corsa competitiva di 8 Km per le vie del paese; corsa scorrevole e piacevole, quasi tutto asfalto tranne l'ultimo Km di sterrato. Un' altra bella domenica mattina tra amici all' aperto, carichi per affrontare una nuova settimana»

Le parole di Franca restituiscono perfettamente il senso di queste manifestazioni: non soltanto una prova sportiva, ma un'occasione per condividere emozioni e ritrovare gli amici che la corsa porta spesso a incontrare lungo le strade del territorio.

Il percorso, scorrevole e piacevole, ha accompagnato gli atleti per gran parte su asfalto, riservando all'ultimo chilometro un tratto sterrato, una piccola variazione che ha aggiunto un tocco diverso alla parte conclusiva della gara.

Il bello della corsa è anche ciò che viene dopo

La 20ª Camminata tra Calli e Riviere si chiude così nel segno della partecipazione e della convivialità. Franca e Otto hanno trovato negli otto chilometri di Loreo la misura giusta per una domenica da vivere senza eccessive pressioni, ma con la voglia di esserci e di condividere la propria passione.

Perché non tutte le giornate podistiche devono essere una sfida contro il tempo: alcune servono semplicemente a ritrovare il piacere di correre, respirare all'aria aperta e scambiare due parole con gli amici.

E mentre Loreo, con le sue acque e le sue strade ricche di storia, saluta i podisti, resta la soddisfazione di aver aggiunto un'altra bella pagina a una manifestazione che, dopo vent'anni, continua a dimostrare di avere ancora tanta voglia di correre.

Del resto, come suggerisce con ironia Franca, questa camminata ha vent'anni, ma non li dimostra. E quando una corsa riesce a regalare sorrisi, amicizia ed energia per affrontare una nuova settimana, il vero traguardo è già stato raggiunto.


Foto pagina FB Podisti Tagliolesi






lunedì 12 ottobre 2026

Milano: Campionato Nazionale di Podismo per Dipendenti Universitari

 



Corriferrara e UNIFE brillano all’Idroscalo di Milano: pochi numeri, tanta qualità e un trofeo nazionale da portare a casa!

Campionato Nazionale di Podismo per Dipendenti Universitari: ottime prestazioni per gli atleti e le atlete ferraresi, con piazzamenti di prestigio e la conquista del Trofeo Premio Qualità da parte della squadra UNIFE.

Ci sono domeniche in cui la corsa è molto più di una sfida contro il cronometro. È l’occasione per rappresentare la propria città, condividere una passione, stringere nuove amicizie e dimostrare che, quando entusiasmo e impegno si incontrano, anche una squadra non numerosa può lasciare il segno.

È quanto accaduto domenica 11 ottobre 2026 a Milano, dove si è disputato il Campionato Nazionale di Podismo per Dipendenti Universitari, organizzato quest’anno dall’Università degli Studi di Milano nella suggestiva cornice dell’Idroscalo. A tenere alti i colori ferraresi sono stati gli atleti e le atlete di Corriferrara e Runner’s School, protagonisti di una giornata ricca di soddisfazioni, impreziosita dai risultati individuali e da uno straordinario riconoscimento collettivo.

Il programma prevedeva due distanze: 6,3 chilometri per le donne e 10 chilometri per gli uomini. Due prove diverse, ma accomunate dalla stessa voglia di correre e di portare a casa un risultato all’altezza dell’impegno profuso negli allenamenti.

L’Idroscalo: un lago artificiale diventato il mare di Milano

Per chi conosce Milano soprattutto attraverso il traffico, le strade affollate e il ritmo frenetico della metropoli, l’Idroscalo rappresenta una piacevole sorpresa. Situato nella zona orientale della città metropolitana, questo grande bacino artificiale nacque negli anni Trenta come idroscalo per gli idrovolanti, in un’epoca in cui il trasporto aereo sull’acqua alimentava progetti e ambizioni di modernità.

Con il passare degli anni, lo specchio d’acqua ha trovato una nuova vocazione, diventando uno dei principali luoghi milanesi dedicati allo sport, al tempo libero e alle attività all’aria aperta. Oggi, lungo le sue sponde, si alternano ciclisti, podisti, famiglie e appassionati di discipline acquatiche.

La pista ciclopedonale che circonda il lago offre un ambiente verde e panoramico, ideale per correre lontano, almeno per qualche chilometro, dal rumore della città. Ma attenzione: il paesaggio può essere rilassante, mentre il cronometro rimane inflessibile! E così, tra alberi, acqua e scorci suggestivi, anche questa edizione del campionato nazionale ha trovato il suo palcoscenico.

La gara femminile: ritardo alla partenza, ma le ferraresi non perdono il ritmo

La prima prova della giornata era riservata alle donne, con partenza inizialmente prevista alle ore 9.00. Un imprevisto organizzativo, legato all’attesa dell’ambulanza, ha però costretto le 133 partecipanti a pazientare una ventina di minuti. Il via è arrivato alle 9.20, con le atlete impegnate in un giro completo del lago in senso antiorario, per un totale di 6,3 chilometri.

L’attesa non ha certo spento la determinazione delle nostre runner, capaci di esprimersi su ottimi livelli e di conquistare piazzamenti di grande valore.

A brillare in modo particolare è stata Lucrezia Berghenti, seconda assoluta in 25’08”, in gara con i colori dell’Università di Bologna: una prestazione di assoluto rilievo che merita un applauso.

Grande soddisfazione anche per Beatrice Travasoni, ottava assoluta e terza di categoria, capace di salire sul podio della propria fascia. Subito dietro, Giada Lodi ha chiuso al 19° posto assoluto, conquistando una preziosa quarta posizione di categoria e sfiorando a sua volta il podio.

Completano la rappresentanza ferrarese Carolina Cori, 37ª assoluta, e Margherita Neri, 45ª assoluta. A loro si aggiunge Francesca Bompan, 50ª assoluta nella prova femminile, a testimonianza di una partecipazione corale che ha contribuito al risultato complessivo della squadra universitaria.

Cinque atlete capaci di interpretare la gara con impegno e determinazione, dimostrando che la qualità di una squadra si costruisce anche attraverso la costanza di chi affronta ogni chilometro con serietà e passione.

Dieci chilometri per gli uomini: qui non si passeggia!

Alle 10.18 è arrivato il momento degli uomini. In 199 si sono presentati al via per affrontare i 10 chilometri previsti dal programma, con partenza dallo stesso punto della prova femminile, ma in direzione opposta e con giro di boa al quinto chilometro.

Se per le atlete il percorso prevedeva un giro completo del lago, per gli uomini la distanza richiedeva una gestione attenta delle energie, una buona capacità di tenere il ritmo e la determinazione necessaria per affrontare una prova più lunga.

Anche in questa gara i colori ferraresi hanno trovato spazio nelle classifiche.

Saverio Farsoni ha conquistato il 22° posto assoluto e il quarto di categoria, fermandosi a un passo dal podio della propria fascia. Una prova concreta e di valore, che conferma la sua competitività in un contesto nazionale.

Matteo Bovolenta, autore della cronaca della giornata che riportiamo  più avanti, ha terminato al 53° posto assoluto, mentre Paolo Silvestri ha chiuso in 86ª posizione.

Particolarmente significativo anche il contributo degli altri atleti dell’Università di Ferrara. Giorgio Saracco ha conquistato uno splendido settimo posto assoluto e il secondo di categoria, mentre Giuseppe Cruciani ha terminato 49° assoluto, salendo sul podio grazie al terzo posto di categoria.

Risultati che raccontano una squadra capace di distinguersi sia nella classifica generale sia nelle graduatorie per categoria, dove ogni piazzamento nasce dalla combinazione di preparazione, esperienza e capacità di affrontare al meglio la giornata.

Il vero trionfo: UNIFE conquista il Trofeo Premio Qualità

Se i piazzamenti individuali regalano soddisfazioni personali, il risultato collettivo è quello che permette di tornare a casa con il sorriso di chi ha contribuito a un obiettivo comune.

Nella classifica generale a squadre, determinata dalla somma dei punteggi ottenuti dai partecipanti, l’Università di Ferrara ha conquistato un ottimo nono posto su 18 atenei partecipanti.

Un risultato importante, soprattutto considerando le dimensioni di alcune delle delegazioni concorrenti. L’Università Statale di Milano ha schierato oltre cento atleti, mentre Cosenza ha partecipato con ben 78 rappresentanti. Numeri che danno ancora più valore alla prestazione ferrarese, costruita grazie al contributo di un gruppo meno numeroso, ma competitivo e affiatato.

La soddisfazione più grande, però, è arrivata da una classifica speciale: UNIFE ha conquistato il Trofeo Premio Qualità!

Il riconoscimento premia la squadra con il miglior risultato medio individuale tra quelle partecipanti. Non basta, dunque, schierare tanti atleti: conta anche il rendimento complessivo di chi indossa la maglia della propria università e affronta la gara.

Ed è proprio qui che la rappresentanza ferrarese ha saputo distinguersi. Una squadra capace di mettere in campo prestazioni di valore, con atleti e atlete che hanno contribuito, ciascuno con il proprio risultato, a raggiungere un traguardo prestigioso.

È una bella lezione di sport: la quantità può fare la differenza, ma la qualità, quando è accompagnata dalla coesione e dalla voglia di dare il meglio, sa ritagliarsi uno spazio importante.

Perché una squadra non è soltanto un elenco di nomi e tempi. È un insieme di persone che condividono un’appartenenza e che, pur correndo ciascuna al proprio ritmo, contribuiscono a un risultato comune.

E all’Idroscalo, l’Università di Ferrara ha dimostrato che questa formula funziona.

La cronaca di Matteo Bovolenta: il racconto di una giornata da ricordare

Per rivivere la manifestazione attraverso gli occhi di chi l’ha corsa, lasciamo spazio al racconto di Matteo Bovolenta. La sua cronaca restituisce il clima della giornata, i risultati dei partecipanti e la soddisfazione per il trofeo conquistato. Un resoconto che merita di essere letto per intero.

UNIFE corre forte all’Idroscalo: pochi numeri, tanta qualità e un trofeo da portare a casa!

Milano, Idroscalo: quando si parla di corsa, gli universitari non scherzano. E quelli di Ferrara, oltre a correre, sanno anche come vincere! Ogni anno torna l’appuntamento con il Campionato Nazionale di Podismo per Dipendenti Universitari, e per l’edizione di quest’anno l’organizzazione è stata affidata all’Università degli Studi di Milano. Teatro della manifestazione: il suggestivo Idroscalo, con la sua ciclabile che costeggia il lago artificiale. Un percorso panoramico, ideale per correre… almeno finché non si guarda il cronometro!

Donne: partenza in ritardo, ma le nostre non perdono tempo!

La gara femminile, programmata per le ore 9:00, ha dovuto fare i conti con un avversario inatteso: il ritardo dell’ambulanza, forse rimasta imbottigliata nel traffico domenicale milanese. Dopo una ventina di minuti di attesa, alle 9:20 è finalmente scattato il via per le 133 atlete, impegnate in un giro completo del lago in senso antiorario, con partenza dalla ciclabile nei pressi del PalaCUS, per un totale di 6,3 km.

Al via anche le atlete di CorriFerrara e Runner’s School, protagoniste di ottime prestazioni:

Lucrezia Berghenti: seconda assoluta in 25’08”, con i colori dell’Università di Bologna. Una prova da applausi! Beatrice Travasoni: ottava assoluta e terza di categoria. Giada Lodi: 19ª assoluta e quarta di categoria, a un passo dal podio. Carolina Cori: 37ª assoluta. Margherita Neri: 45ª assoluta.

Insomma, una bella rappresentanza ferrarese che ha saputo farsi valere lungo le sponde dell’Idroscalo, dimostrando che, quando si tratta di correre, le nostre atlete non hanno bisogno di riscaldarsi troppo a lungo!

Uomini: dieci chilometri e nessuno sconto!

Alle 10:18 è toccato agli uomini: 199 atleti al via dallo stesso punto, ma in direzione opposta rispetto alle colleghe. Per loro il programma prevedeva 10 km, con giro di boa al quinto chilometro. Niente giro panoramico per turisti: qui si faceva sul serio!

A difendere i colori della nostra società sono scesi in pista:

Saverio Farsoni: 22° assoluto e quarto di categoria.

Matteo Bovolenta: 53° assoluto.

Paolo Silvestri: 86° assoluto.

A completare la squadra UNIFE, altri tre atleti di tutto rispetto:

Giorgio Saracco: settimo assoluto e secondo di categoria, con una prestazione da incorniciare.

Giuseppe Cruciani: 49° assoluto e terzo di categoria, salendo sul podio della propria fascia.

Francesca Bompan: 50ª assoluta nella gara femminile.

Un gruppo affiatato, con risultati individuali di rilievo e tanta voglia di rappresentare al meglio l’Università di Ferrara.

Il risultato di squadra? Noni, ma con un trofeo speciale!

La classifica complessiva, calcolata sommando i punteggi ottenuti dai singoli atleti, ha visto la squadra ferrarese conquistare un ottimo nono posto su 18 atenei partecipanti.

Un risultato tutt’altro che scontato, soprattutto considerando la concorrenza di squadre numericamente ben più attrezzate: l’Università Statale di Milano si è presentata con oltre 100 atleti, mentre Cosenza ne schierava ben 78.

Ma la vera sorpresa — e soprattutto la grande soddisfazione della giornata — è arrivata da un’altra classifica!

🏆 UNIFE conquista il Trofeo Premio Qualità!  

Questo riconoscimento premia solo la prima squadra che ottiene il miglior risultato medio individuale tra i propri partecipanti. In altre parole, non basta presentarsi in tanti: bisogna correre forte, tutti insieme! E qui la squadra ferrarese ha dimostrato di avere qualcosa in più: pochi atleti rispetto ai giganti della manifestazione, ma tanta qualità, costanza e spirito di squadra. Perché alla fine, nel podismo come nella vita universitaria, non conta soltanto quanti si presentano all’appello, ma anche quanto valgono quando arriva il momento di mettersi alla prova.

Complimenti a tutte e tutti gli atleti UNIFE e alle nostre runner di CorriFerrara e Runner’s School!

Da Ferrara a Milano, tra ritardi alla partenza, chilometri da macinare e podi da conquistare, torniamo a casa con un nono posto nella classifica generale e un trofeo che vale doppio: quello della qualità.

E ora una certezza: il prossimo anno gli avversari sono avvisati. A Ferrara si corre… e si corre bene!

Una vittoria che parla di squadra

Il Campionato Nazionale di Podismo per Dipendenti Universitari si chiude così con un bilancio decisamente positivo per la delegazione ferrarese: piazzamenti di prestigio, podi di categoria e un trofeo che premia il valore medio delle prestazioni.

A tutte le atlete e a tutti gli atleti di Corriferrara, Runner’s School e UNIFE va il merito di aver rappresentato con impegno e passione la propria realtà sportiva e universitaria.

E mentre l’Idroscalo torna alla sua consueta tranquillità, a Ferrara rimane la soddisfazione di una domenica nella quale i chilometri hanno raccontato molto più dei tempi finali.

Perché nello sport, proprio come nella vita, non sempre vince chi è più numeroso. A volte vince chi riesce a trasformare il talento individuale in un risultato condiviso.

Complimenti a tutta la squadra ferrarese: all’Idroscalo avete dimostrato che la qualità non si misura contando le maglie alla partenza, ma guardando ciò che quelle maglie riescono a costruire insieme al traguardo!











Camminata di Castenaso

 

Corriferrara alla Camminata di Castenaso: tra il verde, il piacere di correre e la gioia di tagliare il traguardo

Ci sono domeniche in cui si corre per inseguire il cronometro, altre in cui si corre per stare bene, condividere una passione e scoprire quanto possa essere bello mettersi alla prova insieme. Alla 51ª edizione della Camminata di Castenaso, nel Bolognese, Corriferrara ha saputo interpretare entrambe le anime della corsa, partecipando sia alla non competitiva di 11 km sia alle prove competitive di 5 e 10 km.

Una presenza che racconta la ricchezza del podismo: da una parte chi cerca il proprio miglior tempo, dall’altra chi sceglie di vivere il percorso con calma, magari alternando corsa e camminata, ma sempre con il sorriso e la voglia di condividere la strada.

Castenaso, dove la pianura invita a mettersi in movimento

Castenaso si trova nella pianura bolognese, in un territorio dove la storia agricola si intreccia con quella più antica degli insediamenti umani. Il suo nome è legato al torrente Idice, che attraversa queste terre e ne ha accompagnato nei secoli la vita e le trasformazioni.

Non lontano da Bologna, Castenaso custodisce anche una curiosità storica importante: qui si trova il Museo della Civiltà Villanoviana, dedicato alla civiltà che prende il nome proprio da Villanova, frazione del territorio comunale. Una testimonianza di come queste campagne, oggi scenario ideale per passeggiate e manifestazioni sportive, fossero già abitate e vissute migliaia di anni fa.

E chissà che, osservando i podisti attraversare il paesaggio verde, qualche antico abitante di queste terre non avrebbe riconosciuto lo stesso desiderio di esplorare il territorio, pur con una differenza sostanziale: al posto dei sentieri percorsi per necessità, oggi ci sono scarpe tecniche, pettorali e tanta voglia di stare insieme.

Il sole, il verde e un percorso apprezzato dai partecipanti hanno fatto da cornice a una manifestazione capace di mettere d'accordo competitivi e non competitivi. Perché, in fondo, ogni partecipante ha il proprio traguardo da conquistare.

Binatti Marco: quando la preparazione incontra il personal best

Per Marco Binatti la Camminata di Castenaso è stata l'occasione ideale per inserire un allenamento specifico nella preparazione della maratona. Il programma prevedeva 20 chilometri complessivi, con 10 chilometri da correre al meglio. La gara competitiva, articolata su un circuito di 5 km da ripetere due volte, si è rivelata perfetta per mettere alla prova condizione e ambizioni.

Il meteo favorevole e il percorso veloce hanno completato il quadro, in una giornata in cui, fin dalla partenza, si respirava aria di sfida e tanti atleti erano pronti a inseguire il proprio record personale.

Marco è riuscito nell'impresa, chiudendo la prova molto soddisfatto e migliorando il suo personal best. Un risultato che premia il lavoro svolto durante gli allenamenti e dà fiducia in vista dei prossimi appuntamenti sulla distanza regina.

Ecco il suo commento:

«Oggi per la preparazione della maratona mi aspettavano 20 km con 10km al meglio così ho deciso di andare a Castenaso per questa gara che si svolgeva su un percorso di 5 km ripetuto per due volte. Meteo ideale, percorso molto veloce e già sulla linea di partenza ho capito che i podisti presenti erano tutti lì per correre forte e battere il proprio PB. Io personalmente batto il mio concludendo la gara molto soddisfatto.»

Giuseppina, Sara e Samantha: la bellezza di arrivare insieme

Se nella competitiva il cronometro scandisce i secondi e ogni chilometro diventa un'occasione per verificare il proprio stato di forma, nella non competitiva il tempo assume un significato diverso. Qui contano il paesaggio, la compagnia, le chiacchiere lungo il percorso e quella soddisfazione speciale che arriva quando si supera un piccolo limite personale.

Giuseppina Santoro è tornata a Castenaso per la seconda volta, ritrovando un tracciato che aveva già apprezzato l'anno precedente. Il suo giudizio è positivo soprattutto per la bellezza del percorso e la sua buona segnalazione, anche se questa volta il ristoro le è sembrato un po' meno generoso. Ma la compagnia delle amiche Sara Sacchelli e Samantha Fusco ha reso la giornata particolarmente piacevole.

Ecco le sue parole:

«Questa è la seconda volta che partecipo a questa camminata mi è piaciuta tanto come l'anno scorso il percorso è molto bello e soprattutto ben designato...rispetto all' anno scorso il ristoro è stato un po' scarsino ma comunque la compagnia che mi sono portata dietro è stata bellissima ero con le mie care amiche Sara Sacchelli e Samantha Fusco.»

Anche Samantha Fusco ha sottolineato il valore di una mattinata all'aria aperta, immersa nella natura e illuminata da un sole splendido. La sua esperienza racchiude bene lo spirito della manifestazione: non è necessario correre sempre e comunque, perché anche alternare camminata e corsa può essere un modo efficace per mettersi alla prova e migliorare con gradualità.

Il suo commento:

«Percorso immerso nel verde ,un sole meraviglioso, ma soprattutto mettersi sempre alla prova alternando camminata e corsa .»

Sara Sacchelli, una lepre speciale per due nuove podiste

Nelle gare di corsa si parla spesso di pacer, ovvero di atleti che aiutano gli altri a mantenere un determinato ritmo per raggiungere un obiettivo. Ma esiste anche una forma di accompagnamento che va oltre il passo e il cronometro: essere al fianco di chi comincia, trasmettere fiducia e aiutare a superare le paure dei primi chilometri.

Sara Sacchelli ha partecipato alla Camminata di Castenaso proprio in questa veste, diventando una lepre speciale per le sue due compagne, Giuseppina e Samantha. Un ruolo che richiede sensibilità e attenzione, perché accompagnare chi è agli inizi significa comprendere le sue esigenze, incoraggiarla nei momenti difficili e ricordarle che ogni progresso merita di essere festeggiato.

La sua testimonianza è forse il racconto più rappresentativo dello spirito di una manifestazione popolare: il traguardo non è soltanto una linea da attraversare, ma un piccolo confine personale da superare.

Ecco il suo commento:

«51esima edizione della camminata di Castenaso stavolta in veste di peacer. Le mie due compagne di corsa (principianti ma con tanta voglia di mettersi in gioco) avevano “bisogno” di una lepre e quale occasione migliore di una camminata ben organizzata e collaudata per cominciare a prendere confidenza con la strada? L’arrivo è sempre una vittoria. Arrivare al traguardo superando i tempi e le paure è (quasi) meglio della medaglia! Complimenti alle ragazze: Giusy e Samantha.»

Parole che meritano di essere sottolineate: l'arrivo è sempre una vittoria. Non importa se il risultato sia un personal best, una distanza affrontata per la prima volta o la soddisfazione di aver corso più di quanto si pensasse possibile. Il traguardo ha un valore diverso per ciascuno, ma conserva sempre la stessa capacità di regalare emozioni.

Corriferrara: tante strade, un'unica passione

La partecipazione di Corriferrara alla Camminata di Castenaso dimostra ancora una volta quanto il podismo sia una disciplina capace di unire obiettivi differenti. C'è chi lavora per la maratona, chi cerca di migliorare il proprio primato, chi si gode una passeggiata nel verde e chi accompagna un'amica nei suoi primi passi da runner.

Tre distanze, tre modi di vivere la corsa e tante motivazioni personali, tutte ugualmente importanti.

Castenaso ha offerto il suo paesaggio, il sole ha fatto la sua parte e i partecipanti hanno aggiunto ciò che rende speciale ogni manifestazione: la voglia di esserci. Marco torna a casa con un nuovo personal best; Giuseppina, Sara e Samantha con la soddisfazione di aver condiviso un'esperienza e di aver trasformato chilometri e fatica in un ricordo piacevole.

Perché la corsa sa essere competizione, allenamento, amicizia e scoperta. E qualche volta il risultato più bello non è quello scritto sul cronometro, ma il sorriso di chi arriva al traguardo sapendo di aver superato una paura, mantenuto una promessa fatta a sé stesso o semplicemente trascorso una bella mattinata in compagnia.

A Castenaso, ogni chilometro ha avuto il suo significato e ogni traguardo la sua piccola, grande vittoria.












giovedì 8 ottobre 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

LA TAVOLA ROTONDA DI CORRIFERRARA

109 cavalieri, 1.823 chilometri e 20.400 metri di dislivello: la grande settimana del 4 ottobre 2026

C'era una volta, nelle terre della provincia estense, una compagnia di cavalieri che non aveva bisogno di armature scintillanti né di spade forgiate nella leggenda. Bastavano un paio di scarpe da running, un pettorale appuntato sul petto e quella strana, meravigliosa voglia di mettersi in cammino.

Il loro vessillo era quello di Corriferrara.

E anche questa settimana, la compagnia ha lasciato le mura della propria Camelot per andare incontro a strade, colline, montagne, argini e sentieri. Una vera spedizione podistica che, nel riepilogo del 4 ottobre 2026, racconta numeri che sembrano usciti da un antico libro di imprese cavalleresche: 109 atleti impegnati, 1.823 chilometri percorsi, 20.400 metri di dislivello positivo e ben 8 località conquistate.

Un piccolo esercito della corsa, insomma. Ma senza nemici da sconfiggere: soltanto chilometri, salite, fatica e quel drago invisibile che ogni runner conosce bene e che si chiama… ultimo chilometro.

La Tavola Rotonda si apre a Imola

La prima tappa conduce i cavalieri a Imola, sulle leggendarie salite del Giro dei Tre Monti, 15,3 chilometri con 250 metri di dislivello.

Una gara dal fascino particolare, immersa nelle colline romagnole e legata a una tradizione podistica che porta gli atleti a confrontarsi con un percorso tanto bello quanto impegnativo.

Qui la bandiera di Corriferrara è salita sul podio con Paola Pantaleoni, seconda di categoria, e Matteo Marangoni, terzo di categoria.

Due medaglie che valgono come altrettante spade deposte sul tavolo di Camelot: non per celebrare una guerra, ma per ricordare che la corsa è fatta anche di piccoli grandi traguardi.

Formignana, dove il cavaliere diventa cavaliere errante

Da Imola si torna nelle terre ferraresi, a Formignana, per la Corsa dei Pui, 16 chilometri che hanno messo alla prova gambe e carattere.

E qui arriva una delle imprese più luminose della giornata.

Cecilia Zocca conquista addirittura il primo posto assoluto, mentre Rosanna Albertin completa la festa con uno splendido terzo posto assoluto.

Due protagoniste che, nella nostra immaginaria cronaca di Camelot, potrebbero tranquillamente essere raccontate come dame guerriere capaci di attraversare il bosco senza attendere che sia qualcun altro a indicare la strada.

E forse è proprio questa una delle magie della corsa: davanti al traguardo non conta chi ti apre il portone del castello. Devi arrivarci con le tue gambe.

Verso le montagne: Cavalese e la grande sfida del Fiemme Extreme Sky

Poi la compagnia lascia le pianure e sale verso il regno delle Dolomiti.

A Cavalese, il terreno cambia radicalmente. Qui non bastano più soltanto velocità e resistenza: servono pazienza, coraggio e una buona dose di follia podistica.

La Fiemme Extreme Sky, nella distanza regina di 120 chilometri e 7.600 metri di dislivello positivo, è una di quelle avventure che sembrano scritte apposta per i cantastorie medievali.

E tra rocce, boschi e montagne, Ion Coban compie una vera impresa, conquistando il secondo posto assoluto.

Un argento dal sapore epico, ottenuto su una distanza che già pronunciandone il nome sembra chiedere rispetto.

Centoventi chilometri.

Settemilaseicento metri di salita.

Numeri davanti ai quali anche un cavaliere di Re Artù avrebbe probabilmente chiesto un cavallo.

Ion, invece, ha scelto le proprie gambe.

A Cerro Veronese, nel regno dei Folendari

La spedizione continua verso Cerro Veronese, dove il Trail dei Folendari attende i corridori con i suoi sentieri e le sue salite.

Il nome stesso della manifestazione richiama le antiche leggende popolari della Lessinia, terra dove boschi, contrade e racconti hanno da sempre alimentato la fantasia.

Qui Corriferrara porta a casa altre due medaglie.

Sui 20 chilometri con 1.100 metri di dislivello positivo, Elisa Romani conquista il secondo posto di categoria.

Sui 10 chilometri, con 550 metri di dislivello, invece, è Stefania Bruschi a salire sul secondo gradino del podio di categoria.

Due cavalieri — o meglio, due valorose rappresentanti della compagnia — che attraversano il territorio dei Folendari lasciando dietro di sé soltanto impronte e davanti a sé la soddisfazione di una medaglia.

Adria, Forlì, Campalto e Cesuna: la Tavola Rotonda si allarga

Ma la settimana di Corriferrara non si ferma alle imprese da podio.

La compagnia si divide, come accadeva agli antichi cavalieri quando il regno era troppo vasto per essere attraversato da un solo esercito.

Ad Adria, lungo i 21,097 chilometri della 2ª Half Marathon, la strada accompagna i runner nella storia di una città profondamente legata all'acqua e alle antiche vie commerciali del territorio.

A Forlì, la Tin Bota Romagna Half Marathon offre altri 21,097 chilometri di sfida, nel cuore di una Romagna che nello sport ha sempre trovato uno dei suoi linguaggi più autentici.

A Campalto, invece, arriva la distanza dei 30 chilometri della Maratonella, una tappa importante per chi guarda con attenzione alle distanze più lunghe.

E poi ancora Cesuna, sull'Altopiano di Asiago, dove il Commonwealth War Cemeteries Trail Run porta i colori Corriferrara su 2 percorsi di  43 e 21,9 chilometri.

Un luogo dove la corsa incontra la memoria. Qui il passo del runner diventa quasi una forma di rispetto: si corre nel presente, ma attraversando luoghi che custodiscono storie dolorose del passato.

1.823 chilometri: una strada lunga quanto una leggenda

Alla fine della settimana, il libro delle imprese può essere richiuso.

Ma prima bisogna guardare i numeri.

109 atleti.

8 località.

1.823 chilometri percorsi.

20.400 metri di dislivello positivo.

Numeri che raccontano una realtà molto più grande della semplice statistica.

Perché dietro ogni chilometro c'è una persona. Dietro ogni salita c'è una fatica. Dietro ogni traguardo c'è una scelta: quella di continuare.

E allora possiamo immaginare la grande sala di Camelot.

Al centro, la Tavola Rotonda.

Attorno, non re e cavalieri, ma 109 runner Corriferrara, appena tornati dalle loro avventure.

Sul tavolo vengono deposte le medaglie conquistate da Cecilia Zocca, prima assoluta a Formignana; Rosanna Albertin, terza assoluta; Ion Coban, secondo assoluto a Cavalese; Paola Pantaleoni e Matteo Marangoni, a podio a Imola; Elisa Romani e Stefania Bruschi, seconde di categoria a Cerro Veronese.

Ma accanto alle medaglie vengono lasciate anche le scarpe infangate, le borracce vuote, le gambe stanche e quei sorrisi che spesso valgono più di qualsiasi classifica.

Perché nella Tavola Rotonda di Corriferrara non esistono soltanto i cavalieri che arrivano primi.

Esistono quelli che affrontano 120 chilometri.

Quelli che salgono per migliaia di metri.

Quelli che corrono una mezza maratona.

Quelli che affrontano un trail.

Quelli che magari non conquistano nessun podio, ma conquistano qualcosa dentro di sé.

E quando le porte di Camelot si chiudono e la settimana finisce, resta una certezza: la leggenda non è fatta soltanto di chi vince. È fatta soprattutto di chi parte.

E la compagnia Corriferrara, ancora una volta, è partita.











martedì 6 ottobre 2026

Trail dei Folendari

 

Trail dei Folendari: sulle montagne della Lessinia, dove ogni sentiero racconta una storia

C’è un momento, nel trail, in cui la gara smette di essere soltanto una gara. È quando il rumore dei passi sulla terra prende il posto dei pensieri, quando una salita sembra non finire mai e una discesa costringe a scegliere con attenzione ogni appoggio. È allora che la montagna comincia a parlare.

È quello che è successo domenica 4 ottobre 2026 a Cerro Veronese, nel cuore della Lessinia, per il Trail dei Folendari, appuntamento ormai particolarmente apprezzato dagli amanti della corsa in natura. Un territorio dove prati, boschi, contrade e sentieri si intrecciano in un paesaggio che conserva ancora qualcosa dell'antica montagna veneta.

E proprio qui, dove la Lessinia sembra essere stata disegnata apposta per mettere alla prova gambe e testa, gli atleti di Corriferrara hanno affrontato le diverse distanze proposte dagli organizzatori.

Tre percorsi, tre diversi modi di vivere il trail: 10 km con 550 metri di dislivello, 20 km con 1.100 metri di dislivello e la prova più impegnativa, 30 km con 1.700 metri di dislivello.

Numeri che, per chi corre su strada, possono sembrare quasi astratti. Per chi affronta un trail, invece, raccontano immediatamente una storia fatta di salita, respiro corto, quadricipiti messi alla prova, discese tecniche e quella particolare soddisfazione che arriva soltanto quando finalmente si vede il traguardo.

I 10 chilometri: brevi solo sulla carta

Sulla distanza più corta, quella da 10 km e 550 metri di dislivello, Corriferrara è stata rappresentata da Filippo Ferrari e Stefania Bruschi, capace di conquistare un ottimo secondo posto di categoria.

Dieci chilometri in montagna, però, non sono mai semplicemente dieci chilometri. La distanza conta relativamente quando il sentiero comincia a salire e il dislivello presenta il conto. Qui ogni metro guadagnato in salita diventa un investimento da recuperare nelle discese, dove velocità e tecnica devono procedere insieme.

Sui 20 chilometri, gambe e testa

Nella prova da 20 km e 1.100 metri di dislivello, Corriferrara ha schierato Ilenia Ferrari ed Elisa Romani, con quest'ultima protagonista di una bella prestazione impreziosita dal secondo posto di categoria.

Ilenia, al termine della gara, racchiude in poche parole ciò che rende speciale una giornata di trail:

"Gara stupenda in posti bellissimi e organizzazione top! ".

Una frase breve, ma che contiene gli ingredienti fondamentali di una corsa in montagna: la bellezza del territorio, la qualità dell'organizzazione e quella sensazione di aver trascorso qualche ora immersi in un ambiente diverso dalla quotidianità.

I 30 chilometri: quando la montagna presenta il conto

Poi ci sono i 30 km e 1.700 metri di dislivello, la distanza nella quale il trail diventa soprattutto una sfida con se stessi.

A rappresentare Corriferrara è stato Michele Tuffanelli, che conosce bene il Trail dei Folendari e che anche quest'anno ha scelto di tornare sui sentieri della Lessinia.

Il suo racconto restituisce perfettamente il significato di questa gara e, soprattutto, il rapporto particolare che si crea tra un runner e un percorso che già conosce:

"Giornata splendida per correre un Trail in Lessinia... Trail dei Folendari uno di quelli che aspetti,vuoi per l'ambiente,per l'organizzazione e soprattutto per i bellissimi sentieri dove non mancano salite e discese più o meno tecniche, anche quest'anno ci torno anche per il cambio di percorso veramente più bello e molto più duro poi mi ero prefissato un tempo ma si sa ogni gara non è mai uguale e quest'anno hanno aggiunto qui 2 km di salita finale che mi hanno fatto saltare il mio crono che mi ero prefissato, ma chi mi conosce sa che sono molto esigente e mai contento di me stesso... ma al dì là di questo gara sempre bellissima... complimenti a tutti i Corriferrara presenti anche con dei podi ."

Sono parole che raccontano un aspetto molto particolare del trail: il cronometro è importante, ma non è mai l'unico giudice.

Michele aveva un tempo in testa. Aveva costruito la gara anche pensando a quel risultato. Ma la montagna, come spesso accade, aveva altri programmi. Due chilometri aggiuntivi di salita finale hanno cambiato i conti e reso ancora più duro il percorso.

Ed è proprio qui che il trail insegna una delle sue lezioni più belle: non si corre soltanto contro il tempo, ma anche con il percorso. E il percorso può cambiare, sorprendere, chiedere qualcosa in più proprio quando le gambe iniziano a essere stanche.

Il fatto che Michele parli di un percorso "più bello e molto più duro" dice molto dello spirito di chi ama queste competizioni. Nel trail la fatica non è necessariamente un nemico: qualche volta è proprio ciò che si cerca.

I Folendari e la montagna delle leggende

Cerro Veronese si trova nel cuore della Lessinia, un altopiano ricco di testimonianze della cultura montanara, di antiche contrade e di tradizioni tramandate attraverso generazioni.

E in una terra così, non potevano mancare storie e leggende.

La Lessinia è da sempre una montagna popolata dall'immaginario: racconti di anguane, misteriose creature legate alle acque e ai boschi, leggende di spiriti e presenze notturne e storie nate nelle lunghe sere d'inverno, quando nelle contrade il racconto orale era una delle forme principali di intrattenimento.

Anche il nome Folendari richiama una tradizione profondamente legata alla montagna e alla sua gente. Il termine evoca l'antico mondo dei foli, le strutture dove l'acqua veniva utilizzata per azionare grandi magli destinati alla lavorazione della lana e dei tessuti. È un richiamo a una Lessinia laboriosa, nella quale l'acqua, i boschi e la pietra rappresentavano risorse fondamentali per la vita delle comunità.

Oggi quegli stessi territori diventano il teatro di una sfida completamente diversa: non più il lavoro quotidiano della montagna, ma la corsa attraverso i suoi sentieri.

Eppure qualcosa è rimasto immutato.

La fatica.

Perché secoli fa erano gli abitanti della Lessinia a confrontarsi quotidianamente con salite, boschi e sentieri per lavorare e vivere, oggi sono i trail runner a percorrerli alla ricerca di una sfida personale.

Una domenica targata Corriferrara

Dal 10 km al 30 km, Corriferrara ha dunque portato il proprio entusiasmo sui sentieri veronesi, con Filippo Ferrari, Stefania Bruschi, Ilenia Ferrari, Elisa Romani e Michele Tuffanelli protagonisti di una giornata nella quale non sono mancati risultati importanti, con due secondi posti di categoria conquistati da Stefania Bruschi ed Elisa Romani.

Ma forse il risultato più significativo è proprio quello che si legge nelle parole di Michele: il desiderio di tornare, di affrontare nuovamente quei sentieri, di misurarsi con un percorso conosciuto e scoprire che può ancora sorprendere.

Perché è questa la magia del trail.

La montagna non promette mai una gara facile. Promette però una storia da raccontare.

E domenica, sui sentieri del Trail dei Folendari, gli atleti Corriferrara quella storia l'hanno scritta ancora una volta con le proprie gambe, il proprio sudore e quella voglia di arrivare in fondo che, in montagna, vale spesso più di qualsiasi cronometro.






Imola, Tre Monti.

 

TRE MONTI DI IMOLA: QUANDO I PODISTI DIVENTANO PILOTI

Ci sono gare nelle quali il luogo della partenza è già capace di regalare un'emozione prima ancora che inizi la corsa. Il Giro dei Tre Monti di Imola, disputato il 4 ottobre 2026, appartiene certamente a questa categoria.

Partenza e arrivo all'interno dell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari: per un podista significa vivere, almeno per qualche ora, la sensazione di essere un pilota. Al posto del rombo dei motori ci sono il respiro, il battito del cuore e il rumore ritmico delle scarpe sull'asfalto, ma l'adrenalina è la stessa.

Il percorso, lungo 15,3 chilometri con circa 250 metri di dislivello, porta infatti gli atleti ben presto fuori dal circuito, attraverso un paesaggio collinare affascinante ma tutt'altro che semplice. Le salite impegnative obbligano a dosare le energie, mentre discese e cambi di ritmo mettono alla prova gambe e concentrazione.

È proprio questo il fascino del Giro dei Tre Monti: partire da un luogo che appartiene alla storia dell'automobilismo e poi affrontare un percorso nel quale è la natura a dettare il ritmo.

QUELLA CURVA CHE FA TACERE IL CRONOMETRO

Tra i tanti momenti della gara ce n'è però uno che ha un significato particolare per chiunque ami lo sport: il passaggio alla curva del Tamburello.

Per gli atleti non è una curva come le altre.

È il luogo che conserva il ricordo di Ayrton Senna, scomparso proprio lì durante il Gran Premio di San Marino del 1994. Un nome che continua a evocare talento, coraggio, velocità e, soprattutto, una tragedia che ha segnato profondamente la storia della Formula 1.

Passare correndo in quel punto significa inevitabilmente rallentare per qualche istante con il pensiero, anche quando le gambe continuano a spingere.

Il cronometro corre, ma la memoria corre ancora più veloce.

E forse è proprio questa una delle caratteristiche più belle del Giro dei Tre Monti: riuscire a mettere insieme competizione e memoria, fatica e spettacolo, sport e territorio.

CORRIFERRARA, DUE PODI

In questo scenario speciale, Corriferrara ha raccolto due importanti piazzamenti di categoria.

A salire sul podio sono stati Paola Pantaleoni, seconda di categoria,   e Matteo Marangoni, terzo di categoria. 

Per Paola, quella di Imola è stata una giornata da ricordare, non soltanto per il risultato, ma anche per la particolare atmosfera della manifestazione. E sono le sue stesse parole a raccontare meglio di qualsiasi cronaca le emozioni vissute durante la gara:

“Giro dei tre monti di Imola 2026: gara unica come location e percorso, faticosa ma sempre bellissima! Giornata con un clima spettacolare: la chiudo seconda di categoria e con mezzo minuto in meno dello scorso anno  premiazioni sul podio dei piloti.”

Un commento che racchiude perfettamente lo spirito della giornata: la fatica delle salite, la bellezza del percorso, una giornata dal clima ideale e quella soddisfazione speciale di essere riuscita a migliorare di mezzo minuto il tempo dello scorso anno.

SUL PODIO DOVE SALGONO I CAMPIONI

E poi arriva la premiazione.

Per un atleta amatore, abituato a correre soprattutto per passione, amicizia e voglia di mettersi alla prova, salire sul podio dell'Autodromo di Imola ha un sapore difficilmente descrivibile.

È lo stesso luogo nel quale hanno ricevuto riconoscimenti alcuni dei più grandi protagonisti dell'automobilismo mondiale. Qui, per una volta, al posto delle tute ignifughe ci sono canotte da running e scarpe da gara; al posto del volante ci sono le medaglie e il sudore di una corsa lunga oltre quindici chilometri.

E così Paola Pantaleoni e Matteo Marangoni hanno avuto il privilegio di vivere una premiazione davvero particolare: salire sul podio dei piloti dopo aver affrontato, con le proprie gambe, il loro personale Gran Premio.

IMOLA, UNA CITTA' CHE CORRE NELLA STORIA

Imola è una città nella quale lo sport sembra essere parte integrante del paesaggio.

La Rocca Sforzesca, le colline, il fiume Santerno e l'Autodromo raccontano epoche differenti, ma tutte contribuiscono a costruire l'identità di questo territorio.

Il circuito, intitolato a Enzo e Dino Ferrari, è diventato nel tempo uno dei luoghi più conosciuti del motorsport internazionale. Ma durante il Giro dei Tre Monti cambia la musica: niente motori, niente pneumatici fumanti, niente semafori che si spengono.

A dare il via alla sfida sono migliaia di battiti cardiaci.

E quando la corsa ritorna sul circuito, verso il traguardo, dopo le salite e la fatica, il podista può finalmente sentirsi un po' pilota.

Non ha guidato una monoposto.

Ha guidato se stesso.

E forse è proprio questa la vittoria più bella: arrivare sul rettilineo dell'Autodromo con la consapevolezza di aver superato le proprie curve, le proprie salite e i propri limiti.

Perché a Imola, almeno per un giorno, anche il cuore può correre a tutta velocità.