Corriferrara, il canto della settimana: quando il passo diventa epopea
Vi sono settimane che scorrono lievi come l'acqua di un torrente. Ed altre che si elevano, superbe, come una vetta conquistata. Quella appena trascorsa appartiene senza esitazione alle seconde.
54 atleti hanno indossato i colori di Corriferrara come antichi cavalieri vestivano il proprio vessillo, disseminando il loro ardore attraverso undici località, percorrendo 894 chilometri e vincendo 18.088 metri di dislivello, quasi a voler contendere alle montagne il diritto di toccare il cielo.
Ogni chilometro è stato una sillaba. Ogni salita un'invocazione. Ogni traguardo una promessa mantenuta.
Da Bologna, la Dotta, custode di torri medievali e di portici infiniti, il cammino si è innalzato fino a Casaglia e al santuario di San Luca, dove il celebre portico, con le sue 666 arcate, continua ad alimentare la leggenda del "Portico del Diavolo". La tradizione popolare racconta che quel numero rappresenti il serpente del male, simbolicamente schiacciato dalla Madonna custodita sul colle. Altre storie, più romantiche, narrano di innamorati che, separati dal destino, avrebbero lasciato tra quelle arcate il proprio eterno rimpianto. E proprio lungo quel percorso, dove storia e leggenda si sfiorano, gli atleti hanno scritto un'altra pagina di passione.
A Solarolo, il Memorial Conti ha rinnovato il valore della memoria attraverso lo sport; ad Asiago, sull'Altopiano segnato dalle cicatrici della Grande Guerra, la Strafexpedition ha riportato i corridori sui sentieri percorsi un secolo fa dai soldati, trasformando il sacrificio della storia nella libertà della corsa.
Le colline dell'Appennino hanno accolto il 22° Giro dei Due Castelli a Rocca di Roffeno, dove le antiche fortificazioni sembrano ancora vegliare sui viandanti. Più a nord, Erbezzo, cuore della Lessinia e terra dell'antica cultura cimbra, ha ospitato la durissima Tzimbar Race, dove il silenzio dei pascoli viene spezzato soltanto dal respiro degli atleti.
A Correggio, patria del grande pittore Antonio Allegri detto il Correggio, la staffetta ha celebrato il valore dell'unione, mentre Serra de' Conti, incastonata tra le dolci colline marchigiane, ha messo alla prova la perseveranza nella sua affascinante Sei Ore.
Le Dolomiti hanno poi spalancato il loro magnifico scenario nella Primiero Marathon, a Fiera di Primiero, dove ogni passo sembra dialogare con le Pale di San Martino, cattedrali di pietra innalzate dalla natura.
L'argine del Po ha accolto la corsa di Santa Maria Maddalena, dove il grande fiume continua, da secoli, a scandire il ritmo della vita di queste terre.
Quindi Asolo, la "Città dai Cento Orizzonti", amata da poeti, artisti e viaggiatori, ha fatto da teatro alla leggendaria 100 Chilometri, una distanza che appartiene più all'anima che alle gambe.
Infine Filo, con la quiete della Tenuta Garusola e con il Campionato Provinciale Ravennate, ha ricordato come anche le manifestazioni più raccolte custodiscano il medesimo valore: quello dell'incontro, della condivisione e della passione autentica.
Ma ogni epopea possiede i propri volti luminosi.
Ed è ancora una volta il volto delle donne a risplendere con forza.
Sulla salita verso San Luca, dove il cuore batte al ritmo delle antiche arcate e il respiro si misura con la pietra secolare, Paola Pantaleoni ha nuovamente conquistato il gradino più alto del podio di categoria. Sembra quasi che la vetta la riconosca come una presenza familiare, tanto spesso il suo nome ritorna là dove il merito si veste d'oro. Neppure l'imminenza delle vacanze riesce a sottrarla a quella consuetudine ormai divenuta splendida tradizione: il podio continua a custodire il suo posto.
Accanto a lei, altre due protagoniste hanno impreziosito la giornata con la grazia e la determinazione proprie delle autentiche campionesse.
Monica Fogli, seconda di categoria, ha trasformato la fatica in elegante costanza, mentre Giulia Monesi, terza di categoria, ha dimostrato come la tenacia sappia sempre trovare il proprio premio.
Tre atlete, tre storie differenti, unite dalla medesima nobiltà del gesto atletico. Il loro successo non rappresenta soltanto un risultato personale: è il riflesso di una squadra che cresce, che sostiene, che valorizza il talento femminile e che continua a scrivere pagine sempre più luminose della propria storia.
Così si conclude questa intensa settimana.
Non resta soltanto il computo dei chilometri o dei metri di salita. Rimane qualcosa di assai più prezioso: il ricordo di uomini e donne che hanno scelto ancora una volta di affidare ai propri passi il linguaggio della volontà.
Perché ogni corsa termina.
Ma l'eco delle grandi imprese continua a risuonare, come il vento che attraversa le montagne, accarezza le colline, sfiora il Po e torna, immancabile, a chiamare nuovi corridori verso un altro orizzonte.



































