martedì 31 marzo 2026

Trofeo 8 Comuni, ultima tappa Mezzogoro

                                             

Trofeo 8 Comuni: 6ª tappa, Mezzogoro: cronache di fatica, gloria e sorrisi

C’è qualcosa di epico nelle corse di provincia, qualcosa che sfugge ai riflettori ma si imprime nella memoria di chi c’era. Il 29 marzo 2026, a Mezzogoro, fra strade che raccontano pianura, vento e silenzi interrotti solo dal ritmo dei passi, si è consumata la sesta e ultima tappa del Trofeo 8 Comuni. Una gara che non è solo competizione, ma racconto collettivo, quasi una piccola Iliade podistica con scarpe da running al posto delle armature.

Mezzogoro, con la sua anima discreta e operosa, ha fatto da palcoscenico a questa conclusione: un luogo dove la nebbia, si dice, a volte osserva le gare come uno spettatore antico, e dove ogni rettilineo sembra allungarsi per mettere alla prova non solo le gambe, ma anche il carattere.

E proprio il carattere non è mancato agli atleti  Corriferrara, protagonisti di una giornata ricca di soddisfazioni.

I veterani: esperienza che diventa leggenda

Tra i veterani, il podio ha ormai il sapore di casa:

  • Albertin Rosanna  1ª di categoria
  • Pantaleoni Paola  1ª di categoria
  • Prini Sandro  1° di categoria
  • Grandi Denis  2° di categoria

Atleti che non si limitano a correre, ma costruiscono una tradizione. Sono quegli “habitués del podio” che, gara dopo gara, trasformano la costanza in una forma d’arte. Vederli competere è come assistere a un rito: ogni passo è misura, ogni sorpasso esperienza.

I giovani: promesse che corrono veloci

Ma se i veterani sono la memoria, i giovani sono il futuro che scalpita.

Nella categoria esordienti (600 metri):

  • Valarini Leonardo  1° di categoria

Nella categoria pulcini (300 metri):

  • Zambrini Vittoria  1ª di categoria

Qui la corsa è ancora gioco, entusiasmo puro, ma già si intravede qualcosa di più grande. Nei loro occhi c’è quella scintilla che fa sperare: il futuro dell’atletica passa da questi passi leggeri e determinati.

Classifica finale: il sigillo su un viaggio

Dopo quasi tre mesi di gare, sudore e chilometri condivisi, il Trofeo 8 Comuni giunge al suo epilogo con risultati che confermano la solidità degli atleti Corriferrara:

  • Rosanna Albertin  2ª assoluta e 1ª di categoria
  • Denis Grandi  1° di categoria 

Un percorso lungo sei tappe che ha saputo unire competizione e comunità, fatica e divertimento.

La voce dei protagonisti

Emblematico il commento di Denis Grandi, che riassume lo spirito della manifestazione:

Un percorso, quello degli 8 Comuni, durato quasi 3 mesi con 6 tappe in totale e mi sono davvero divertito tanto!!! Buona la partecipazione ad ogni gara da parte degli atleti e soprattutto delle categorie giovanili con ottime promesse e premesse per il futuro!!! Bravi tutti.”

Parole semplici, ma autentiche. Perché in fondo è questo il cuore della corsa: condividere, crescere, divertirsi.

Ad maiora

Con una punta di orgoglio, si può dire che tutti gli atleti citati, anche in questa ultima tappa, sono ormai presenze fisse sul podio. Non è un caso, ma il risultato di dedizione, passione e spirito di squadra.

E allora sì, viene naturale dirlo: ad maiora.
Perché se il presente è solido, il futuro, grazie anche a quei giovani che oggi corrono per gioco, promette di essere ancora più luminoso. E chissà, forse tra le strade di Mezzogoro, tra un soffio di vento e una curva polverosa, qualcuno ha già iniziato a scrivere la prossima pagina di questa piccola, grande epopea.










Mezza maratona di Berlino, esordio di Silvia Grazioli nella mezza maratona.

 


Berlino chiama, e qualcuno risponde correndo

Il 29 marzo 2026, Berlino non è stata soltanto una città: è stata una voce. Una voce bassa, ostinata, come quelle che nei versi di Bertolt Brecht non cercano applausi ma verità.
“Vieni,” sembrava dire. “Prova. Resisti. Attraversami.”

E così è stato.

La mezza maratona di Berlino non è solo una gara. È un attraversamento: della storia, delle proprie paure, del tempo che scorre tra un passo e l’altro. Si parte tra strade larghe e ordinate, si corre accanto a palazzi che hanno visto imperi cadere e muri alzarsi, e si arriva sotto lo sguardo severo e simbolico della Porta di Brandeburgo, che da secoli osserva chi passa, chi fugge, chi torna.

Un esordio che è già un racconto

Tra gli atleti di Corriferrara, c’era chi quel giorno non stava solo correndo.
C’era chi stava iniziando una storia.

Silvia Grazioli ha scelto Berlino per il suo esordio sulla distanza della mezza maratona. Non una scelta qualunque: questa gara fa parte delle prestigiose SuperHalfs europee, un percorso che non misura solo chilometri, ma determinazione.

E non era sola.

Con lei hanno corso il suo compagno Andrea e la sua amica, triatleta, Lia. Tutti con gli stessi colori addosso, quelli di Corriferrara. Tutti dentro la stessa storia, ma ognuno con il proprio passo, con il proprio tempo, con la propria fatica.
Prestazioni diverse, inevitabilmente. Ma alla fine, una sola cosa in comune: la gioia piena, semplice, incontestabile di essere arrivati.

Perché quando si decide di affrontare una distanza nuova, il viaggio comincia molto prima della linea di partenza.

Ci sono le domande che non fanno dormire:

  • Sarò pronta?
  • E se il corpo si ferma prima della volontà?
  • E se qualcosa si rompe, dentro o fuori?

Ci sono i chilometri aggiunti piano, come si aggiungono giorni a una promessa.
Ci sono gli allenamenti in compagnia e a volte in solitudine, dove nessuno guarda e tutto pesa di più.

Ma poi arriva il giorno.

E Berlino, con il suo cielo chiaro e il sole mite di fine marzo, diventa un teatro senza quinte. Un fiume umano si muove compatto, e ogni volto racconta una storia diversa.

La città, tra poesia e memoria

Berlino non è mai neutra.
È una città che ricorda.

Corre lungo la Sprea, tra ponti e cicatrici.
Sussurra storie di divisione e rinascita.
E mentre i passi si susseguono, sembra quasi di sentire le parole dei suoi poeti: dirette, essenziali, senza illusioni.

Qui si dice che ogni strada abbia una memoria, e ogni muro,anche quando non esiste più,continui a parlare. Forse è per questo che correre a Berlino pesa un po’ di più, ma vale anche un po’ di più.

Il traguardo: quando tutto trova un senso

E poi, all’improvviso, il traguardo.

Non arriva quando lo si aspetta. Arriva quando si è smesso di cercarlo e si è iniziato a resistere.

La medaglia al collo non è metallo: è la prova che si può attraversare la paura e restare in piedi. È il segno che quel dialogo silenzioso tra corpo e mente ha trovato una tregua.

E lì, dopo lo sforzo, si ritrovano anche loro: Silvia, Andrea e Lia.
Diversi i cronometri. Uguale il sorriso. Uguale quell’istante sospeso in cui tutto si ferma e vale.

Le parole di Silvia Grazioli raccontano meglio di qualsiasi cronaca ciò che è stato:

"Berlin Calls. You Run! Questo il motto della Generali Berlin Half Marathon che si è corsa domenica 29 marzo 2026! Berlino ha chiamato e noi eravamo presenti Lia, Andrea ed io. Per me la mia prima mezza maratona! Atmosfera fantastica, emozioni uniche ed un fiume di persone con cui condividere una giornata che sotto un sole mite ci ha fatto conquistare la Porta di Brandeburgo!
Insieme a Lia ed Andrea poi fieri di aver portato i colori Corriferrara a Berlino! Grazie Running School, grazie a Massimo Corà per la dedizione a tutti i suoi atleti qualsiasi sia il risultato e grazie Berlino, è stato bellissimo!"

Correre, alla fine, è questo

Non è solo sport.
Non è solo tempo o classifica.

È una lunga trattativa con sè stessi.
È accettare il dubbio e partire lo stesso.
È arrivare e capire che la fatica non era un ostacolo, ma una guida.

E Berlino, quel giorno, non ha solo ospitato una gara. Ha chiamato. E qualcuno, come Silvia, insieme ad Andrea e Lia, ha risposto.





Memorial Enzo Ferrari, Mezza maratona d'Italia

 

Mezza Maratona d’Italia, Memorial Enzo Ferrari 2026: correre dentro un mito

C’era un tempo, negli anni ’60, in cui il rombo di una Ferrari non era solo un suono: era una promessa. Le strade sapevano di benzina e sogni, e il nome di Enzo Ferrari correva veloce quanto le sue vetture, diventando leggenda. Il 29 marzo 2026, a Maranello, quel mito è tornato a respirare. Ma questa volta, al posto dei motori, c’erano passi, respiri, battiti. Migliaia di podisti hanno preso parte alla Mezza Maratona d’Italia, Memorial Enzo Ferrari, trasformando un territorio iconico in un racconto fatto di fatica e passione.

Un percorso dentro la storia

La partenza, davanti al Museo Ferrari, aveva qualcosa di solenne. Non era solo un via: era un ingresso in un mondo. Da lì, il tracciato si snodava tra luoghi che per gli appassionati rappresentano una vera mitologia moderna.

Il passaggio accanto alla fabbrica Ferrari, quasi un tempio industriale, regalava emozioni difficili da spiegare. Poi, il tratto più suggestivo: alcuni chilometri all’interno del circuito di Pista di Fiorano, dove normalmente sfrecciano monoposto e prototipi.

Curiosità: la pista di Fiorano fu voluta proprio da Enzo Ferrari nel 1972 per testare le sue vetture in condizioni reali. Correrci sopra, anche solo con le scarpe da running, significa entrare in un pezzo di storia dell’automobilismo. Infine, il percorso si apriva verso Modena, città elegante e accogliente, dove l’arrivo in piazza regalava quella sensazione che ogni podista conosce bene: il traguardo come conquista personale.


La voce dei protagonisti

Tra i tanti partecipanti, Stefano Ricci racconta così la sua esperienza:

“Mezza maratona molto bella e partecipata… partenza da Maranello di fronte al museo Ferrari… passaggio per la fabbrica, pista di Fiorano per alcuni km e poi si va verso Modena con un bell’arrivo in piazza. Per me una gara test in vista dell’imminente prossima maratona.”

Un commento semplice, diretto, ma autentico. Come lo spirito di questa gara.


Pro e contro, con sincerità

Pro

  • Location di partenza e arrivo davvero uniche
  • Percorso veloce, ideale per cercare il proprio personal best

Contro

  • Pacco gara migliorabile
  • Pettorale ritirabile solo venerdì e sabato
  • Logistica complessa: serve organizzarsi con anticipo

Correre dove nascono i sogni

C’è qualcosa di speciale nel correre qui. Non è solo una mezza maratona: è un viaggio dentro un simbolo italiano. Negli anni ’60, chi vedeva passare una Ferrari sapeva di assistere a qualcosa di irripetibile. Oggi, chi corre a Maranello vive una sensazione simile: essere parte, anche solo per qualche ora, di una storia più grande.

E forse è proprio questo il segreto della Mezza Maratona d’Italia – Memorial Enzo Ferrari: non si limita a misurare il tempo. Misura emozioni, memoria e quel desiderio umano di andare sempre un po’ più veloce… verso i propri sogni.




A piè fra le preare

                                                  

C’è un momento, nel trail, in cui il passo si fa più lento e il cuore più pieno. Non per la fatica, ma per la bellezza che ti attraversa. È proprio lì, tra le pieghe delle Prealpi veronesi, che il 29 marzo 2026 ha preso vita la magia di “A piè fra le preare”, la corsa non competitiva di Sant'Ambrogio di Valpolicella.

Tra vigneti, roccia e cielo

Qui, dove la terra profuma di vino e di storia, i sentieri si intrecciano tra cave di marmo, filari ordinati e boschi silenziosi. “Preare”, in dialetto locale, richiama proprio le pietraie, le cave che raccontano il lavoro dell’uomo e il respiro antico di queste colline. Non è solo una corsa. È un viaggio.

Corriferrara tra emozione e scoperta

A rappresentare Corriferrara, due anime diverse ma unite dallo stesso spirito:

  • Michele Tuffanelli, impegnato nella distanza più lunga: 26 km con 1300 metri di dislivello
  • Letizia Milani, sui 15 km con 600 metri di dislivello

Due percorsi, due modi di vivere la montagna. Ma un’unica storia da raccontare.

La cresta, la croce e l’infinito

Le parole di Michele diventano quasi poesia, un racconto che sa di vento e stupore:

“Cosa ti devi aspettare da una non competitiva... Beh da questa c'è solo da imparare. Il trail da 26 km era a dir poco spettacolare: quando arrivi alla croce, dopo aver fatto una cresta non proprio semplice, gli occhi spaziano dal Lago di Garda al Carega e al Pasubio…”

E in quell’istante, sospeso tra cielo e roccia, sembra di toccare tutto:
il blu del Lago di Garda, le cime del Monte Carega e del Monte Pasubio, e forse anche qualcosa di più profondo, difficile da spiegare.

Un sentiero che racconta

Dai vigneti ordinati della Valpolicella si sale piano, lasciandosi alle spalle il profumo dell’uva e della terra. Poi il terreno cambia, si fa vivo:
single track di roccia marmorea, tecnica e luminosa, e discese morbide tra i boschi, dove ogni passo è un dialogo con la natura.

Michele lo descrive così:

“…prima di essere passati dai vigneti, poi man mano che si saliva anche attraverso single track di roccia marmorea e giù attraverso single track in mezzo al bosco: un percorso bello vario…”

E Letizia, con la sua distanza più breve, conferma la magia:

“…meno impegnativo, ma non meno bello.”

Il vero spirito trail

Ma forse il momento più autentico non è stato lungo il percorso. È arrivato alla fine, quando le scarpe si tolgono e restano solo i sorrisi.

“…la vera sorpresa è stato al ristoro finale quando a sorpresa siamo stati invitati al loro pasta party: accoglienza davvero famigliare con risotto super, carne salada, vino locale a non finire, limoncino e caffè… se non è spirito Trail questo.”

E in quella tavolata,  tra bicchieri alzati e racconti condivisi, si riscopre il senso più profondo di tutto: non il cronometro, ma l’incontro.

Una leggenda che resta

Si dice che tra le “preare” ogni pietra abbia memoria. Che custodisca passi, storie, fatiche e sogni di chi è passato prima. Quel 29 marzo, tra quei sentieri, anche i passi di Michele e Letizia si sono uniti a questa lunga narrazione. E forse, da qualche parte tra le rocce e i vigneti, il vento continuerà a raccontarla. Perché alcune corse non finiscono al traguardo. Restano dentro.






TCE, Traversata Colli Euganei

 

Traversata dei Colli Euganei 2026: correre tra fuoco antico e silenzi senza tempo

Il 29 gennaio 2026, tra i profili morbidi e misteriosi dei Colli Euganei, è andata in scena una delle gare più affascinanti e autentiche del panorama trail: la Traversata dei Colli Euganei. Un viaggio più che una competizione, dove ogni passo racconta una storia antica, scolpita nel tempo da vulcani spenti e avvolta da leggende che ancora sembrano respirare tra i boschi.

Due le distanze proposte, ma i nostri atleti hanno scelto quella più nervosa e intensa: 22 km con 1300 metri di dislivello positivo. Un percorso che non concede tregua, fatto di salite taglienti, discese tecniche e tratti dove la concentrazione diventa istinto.


Tra sentieri tecnici e panorami senza tempo

Correre nei Colli Euganei è come attraversare un mondo sospeso. Le salite si inerpicano tra castagni e roveri, mentre improvvisi squarci nel bosco regalano viste che si allungano fino alla pianura padana.

Non è solo una questione di gambe: qui serve testa, equilibrio, capacità di leggere il terreno. Ogni pietra, ogni radice può cambiare il ritmo, ogni discesa richiede rispetto.

E poi c’è quell’energia particolare. I Colli Euganei, nati milioni di anni fa da fenomeni vulcanici, portano ancora con sé un fascino quasi primordiale. Si dice che in alcune notti d’inverno, tra i sentieri più isolati, si possano percepire presenze antiche, spiriti della terra o forse semplicemente il respiro della natura più selvaggia.


La gara: perfetta, dura, indimenticabile

Le condizioni erano ideali: cielo limpido, temperatura fresca ma mai ostile. Il terreno asciutto ha reso il tracciato ancora più veloce… e spietato.

Fin dai primi chilometri, il ritmo si è acceso. Una gara super tecnica e super competitiva, dove non bastava essere preparati: bisognava saper resistere.

E quando le gambe iniziano a cedere, è lì che nasce il vero trail.


La voce dal percorso

Tra i nostri atleti, le parole di Alessandra Ferrari raccontano perfettamente l’anima della giornata:

"Gara super tecnica e super competitiva, tempo e temperatura perfetta... peccato gambe finite al 15 km.... stretto i denti ed arrivata felice e comunque soddisfatta"

Una frase semplice, ma che racchiude tutto: la fatica, il momento di crisi, la scelta di non mollare.

Perché nel trail running non si corre solo contro il cronometro, ma soprattutto contro i propri limiti.


Oltre il traguardo

Arrivare alla fine della Traversata dei Colli Euganei non è solo una questione di classifica. È un piccolo viaggio personale, fatto di silenzi, respiri profondi e quella lotta interiore che solo chi corre in montagna conosce davvero. E mentre si taglia il traguardo, con le gambe stanche ma il cuore pieno, resta una certezza: i Colli Euganei non sono solo un luogo da attraversare… sono un luogo che ti attraversa.




lunedì 30 marzo 2026

Camminata di Lovoleto e Bentivoglio

 

Camminata di Lovoleto e Bentivoglio 2026: una domenica di passi, sorrisi e tradizione

C’è qualcosa di speciale nelle corse di paese. Non serve il cronometro per renderle memorabili, né una classifica per dare valore a ogni passo. Basta una mattina di primavera, un gruppo di persone con la voglia di stare insieme e un percorso che racconta il territorio. È esattamente quello che è successo domenica 29 marzo 2026, in occasione della 30ª edizione della Camminata di Lovoleto e Bentivoglio, una “garetta” non competitiva che, anno dopo anno, si conferma una piccola grande festa della bassa bolognese.

Tra campi, strade di campagna e storie di pianura

Lovoleto, con le sue strade tranquille e l’aria che profuma di campagna, è il punto di partenza e di ritorno di un percorso di circa 10 km che si snoda tra le terre di Bentivoglio. Qui il paesaggio è fatto di orizzonti aperti, filari di alberi e casolari che sembrano custodire storie di altri tempi.

Si racconta che queste campagne, soprattutto nelle prime ore del mattino, siano attraversate da una quiete quasi sospesa, come se il tempo scorresse più lentamente. Non è raro sentire gli abitanti parlare di nebbie “vive”, che avvolgono tutto e trasformano ogni camminata in un piccolo viaggio dentro una dimensione più intima e silenziosa. E forse è proprio questo uno dei segreti del fascino della manifestazione.

Una partecipazione da grande evento

Già dalle 8:30, al momento delle iscrizioni, si percepiva l’atmosfera delle grandi occasioni. Pettorali distribuiti con il sorriso, strette di mano, gruppi di amici pronti a partire insieme. Il numero 555 indossato da Andrea Rubbini è diventato simbolo di una partecipazione ampia e calorosa: si stima infatti la presenza di almeno 600 persone, tra runner e camminatori di ogni età. Famiglie con bambini, appassionati di corsa, gruppi organizzati e semplici amanti delle passeggiate: tutti uniti dallo stesso spirito leggero e conviviale.

Il racconto di Andrea Rubbini 

Tra i protagonisti della giornata, Andrea Rubbini ha condiviso un’esperienza che racchiude perfettamente l’essenza dell’evento:

Un'altra classica (già alla 30ª edizione) ‘garetta’ di campagna, un giro che parte e torna a Lovoleto per le strade della bassa. Pettorale 555 con iscrizione alle 8:30, quindi direi almeno 600 persone tra runners e camminatori di ogni età. Parto abbastanza forte per il mio ritmo e con un passo costante chiudo con il secondo tempo sulla distanza minore, pronto per un ristoro finale con ciambella e tè bollente.

Il suo racconto è quello di tanti: una partenza decisa, il ritmo che si stabilizza, il piacere di correre immersi nella natura e, infine, la soddisfazione dell’arrivo.

Il vero traguardo: il ristoro

Perché, diciamolo, in queste manifestazioni il ristoro finale è quasi sacro. Dopo la fatica (più o meno intensa), ad aspettare i partecipanti c’era un momento di pura semplicità: ciambella e tè bollente. Un piccolo rito che sa di casa, di tradizione, di comunità. Qui si condividono impressioni, si ride, si commenta la gara e si promette di tornare l’anno prossimo.

Una tradizione che continua

Arrivare alla 30ª edizione non è un traguardo da poco. Significa che questa camminata è diventata parte della vita del territorio, un appuntamento atteso e sentito. E mentre i passi dei partecipanti si disperdono lentamente tra le strade della bassa, resta la sensazione di aver vissuto qualcosa di autentico: non solo una corsa, ma una storia fatta di persone, luoghi e piccoli momenti che, messi insieme, diventano ricordi. E forse è proprio questo il vero spirito della Camminata di Lovoleto e Bentivoglio: non importa quanto veloce vai, ma quanto ti godi il percorso.








14^ Marcia del Ponte

 

 14ª Marcia del Ponte – Tra passi, racconti e qualche nostalgia

Domenica 29 marzo 2026, a Ponte San Nicolò, si è svolta la 14ª edizione della Marcia del Ponte, una manifestazione non competitiva che, anno dopo anno, richiama appassionati di cammino e corsa da tutta la provincia di Padova e oltre. L’atmosfera era quella delle giornate semplici ma autentiche: aria fresca, cielo incerto e quella voglia condivisa di mettersi in movimento senza l’assillo del cronometro. Le distanze proposte, come da tradizione, erano varie e adatte a tutti, dai camminatori occasionali ai più allenati. I nostri atleti hanno scelto la 20 km, un percorso impegnativo ma accessibile, ideale per chi vuole vivere la giornata con un pizzico di sfida personale.


🌿 Tra territorio e memoria

Correre (o camminare) a Ponte San Nicolò significa attraversare un territorio che vive in simbiosi con il fiume Bacchiglione. Questo corso d’acqua, che da secoli accompagna la storia locale, è stato spesso protagonista di racconti popolari: si narra che nelle sue anse più tranquille, nelle sere d’estate, si potessero udire i sussurri delle “anguane”, figure leggendarie legate all’acqua, metà donna e metà spirito, custodi silenziose della natura. Un tocco di magia che, negli anni passati, trovava il suo scenario ideale nella suggestiva oasi del Bacchiglione, uno dei tratti più amati del percorso.


😔 L’assenza che si è fatta sentire

Proprio qui nasce una piccola delusione condivisa:
quest’anno, infatti, l’oasi del Bacchiglione non era accessibile, costringendo gli organizzatori a modificare il tracciato. Il risultato è stato un percorso più lineare, completamente pianeggiante e su asfalto, sicuramente scorrevole ma meno vario e meno immerso nella natura rispetto alle edizioni precedenti. Una mancanza che non è passata inosservata, soprattutto tra chi aveva nel cuore quel tratto verde e silenzioso.


🗣️ La voce dei protagonisti

A raccontare la giornata, le parole semplici e sincere di Ottorino Malfatto:

Con Franca siamo andati alla Corsa del Ponte a Ponte San Nicolò (PD), giornata fresca e abbiamo deciso di fare i 20 km. Il percorso non bello perché quest’anno hanno chiuso l’oasi del Bacchiglione, solito percorso pianeggiante e tutto asfalto, tanti ristori.”

Un commento che racchiude bene lo spirito della giornata:
da un lato la soddisfazione per aver portato a termine la distanza scelta, dall’altro quel pizzico di nostalgia per ciò che rendeva questa marcia davvero speciale.


🏃‍♂️ Oltre il percorso

Nonostante tutto, la Marcia del Ponte resta un appuntamento importante, fatto di incontri, chiacchiere lungo il tragitto e ristori sempre presenti, quasi tappe rituali dove rifiatare e condividere un sorriso.

Perché, in fondo, eventi come questo non si misurano solo in chilometri, ma nelle emozioni vissute passo dopo passo.

E chissà che il prossimo anno il Bacchiglione non torni a raccontare, tra i suoi argini, nuove storie da percorrere.