martedì 2 giugno 2026

50° Trofeo della Liberazione. Corriferrara 1^ società per numero di iscritti.

Fossanova San Marco, il caldo, la strada e la leggenda: il 50° Trofeo Liberazione entra nella storia

Ci sono gare che iniziano con uno sparo e finiscono sotto un arco d'arrivo. E poi ci sono gare che diventano storie. Storie che attraversano il tempo come vecchie strade di campagna, consumate dai passi e dai sogni di chi le percorre. Il 50° Trofeo Liberazione, disputato il 31 maggio 2026 a Fossanova San Marco, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Cinquant'anni. Un numero che pesa come una pietra miliare lungo il sentiero della memoria. Fossanova San Marco, piccola frazione del territorio ferrarese dove la pianura sembra non finire mai e il cielo si allunga fino a toccare l'orizzonte, ha accolto ancora una volta centinaia di podisti per la tradizionale prova competitiva di 10 chilometri e per la camminata non competitiva di 6 chilometri. Un luogo che porta nel proprio nome una storia antica. Il toponimo Fossanova deriva infatti dallo scavo di un nuovo canale, realizzato nel 909 per volontà del Vescovo di Ravenna, per collegare le acque del Po al preesistente corso d'acqua di Gaibana. Un'opera che cambiò il volto del territorio e che ancora oggi sembra raccontare il legame profondo tra l'uomo e queste terre d'acqua. Le radici del borgo affondano nel Medioevo, quando canali, argini e strade d'acqua rappresentavano le vere arterie della vita quotidiana. Qui il tempo sembra aver lasciato tracce discrete ma profonde. Tra queste emerge Villa San Marco, elegante presenza che custodisce secoli di storia locale e che ancora oggi rappresenta uno dei simboli identitari della comunità. Le sue mura e i suoi spazi raccontano un passato fatto di agricoltura, relazioni sociali e vita rurale, testimoniando l'evoluzione di un territorio che ha saputo conservare la propria anima pur attraversando i secoli. Nelle sere di nebbia, quando il vento attraversa i campi e i canali scorrono silenziosi sotto il cielo della pianura, non è difficile immaginare le antiche storie nate lungo queste rive. Perché il Ferrarese custodisce da sempre racconti di fiumi irrequieti, di terre conquistate all'acqua e di comunità che hanno imparato a trasformare ogni sfida in opportunità. C'è chi racconta che ogni borgo della pianura abbia una memoria nascosta tra gli argini e le corti rurali, una memoria fatta di uomini e donne che hanno costruito il proprio futuro con pazienza e tenacia. E il Trofeo Liberazione sembra essere diventato parte di questa stessa tradizione. Dietro questa straordinaria continuità c'è sempre stata la stessa realtà: la Polisportiva Quadrilatero. Cinquanta edizioni organizzate senza interruzioni. Un traguardo che parla di passione, sacrificio e amore per il territorio. I complimenti ricevuti dal presidente Claudio Carrari 


sono stati unanimi e profondamente meritati. Perché guidare una società sportiva per mezzo secolo di storia significa custodire un patrimonio fatto di persone prima ancora che di risultati. E Carrari, insieme a tutta la famiglia Quadrilatero, ha saputo mantenere vivo quello spirito che trasforma una semplice gara in una festa della comunità. La giornata non era semplice. Il sole di fine maggio ha mostrato il suo volto più severo, trasformando ogni chilometro in una sfida contro il caldo. Eppure l'organizzazione ha saputo leggere le esigenze degli atleti con grande attenzione. Apprezzatissimo il ristoro aggiuntivo predisposto al settimo chilometro e accolta quasi come una benedizione la doccia rinfrescante posizionata al quinto chilometro.

"TROFEO LIBERAZIONE il 50!! Gara sempre ottimamente organizzata dagli amici della Quadrilatero: assistenza, ristori e premi sempre perfetti! Grazie di tutto!! (Anche della doccina al 5° km top!!)", ha commentato Paola Pantaleoni,   dando voce all'apprezzamento generale.

Anche Simone Casadio ha raccontato la durezza della prova, soprattutto nel tratto sterrato tra i campi dove il caldo sembrava salire direttamente dalla terra. "Ero molto preoccupato dal caldo che nei giorni scorsi ho patito molto non completando come avrei voluto la preparazione. Per cui alla partenza sono stato molto conservativo per il timore di non chiuderla. Come previsto il caldo si è fatto sentire e soprattutto la fase centrale nello sterrato fra i campi è stata dura e ho visto molti rallentare vistosamente...meno male che hanno messo un ristoro ai 5 e uno agli 8km, più che bere mi sono versato direttamente l'acqua in testa per riprendere una temperatura umana. Ho mantenuto il ritmo fino alla fine chiudendo con l'obiettivo minimo che mi ero prefissato, non proprio quello che volevo, ma sicuramente ho fatto una bella esperienza di come gestire delle condizioni del genere. Avanti alla prossima! "

Ma il Trofeo Liberazione non vive soltanto di cronometri.

Come ha raccontato Gigi Medas


"questa manifestazione è soprattutto una festa di volontari 

, fotografie 



 e incontri. Dietro ogni incrocio presidiato, ogni bicchiere d'acqua distribuito, ogni sorriso all'arrivo, c'è il lavoro silenzioso di decine di persone. Volontari della Quadrilatero 

 e delle altre società podistiche ferraresi che hanno collaborato per garantire una giornata impeccabile. 

Le fotografie scattate lungo il percorso hanno immortalato molto più di una gara: hanno catturato sorrisi, fatiche, abbracci, 


 ritrovi tra amici 

che magari non si vedevano da mesi. Attimi destinati a restare quando il tempo avrà cancellato i numeri del cronometro."  
Tra le società presenti, spicca il risultato della Corriferrara, premiata come prima società   per numero di iscritti. Un riconoscimento che testimonia ancora una volta la vitalità e l'entusiasmo del gruppo ferrarese.

Sul piano sportivo non sono mancati risultati di grande prestigio.

Brilla il nome di Giulia Bellini


 splendida terza classificata assoluta, protagonista di una prestazione di altissimo livello.

Ottimi anche i risultati femminili di categoria con   Paola Pantaleoni, prima classificata, Franca Panagin seconda e Rita Romagnoli terza, a conferma della qualità e della competitività delle atlete presenti.

Quando il sole ha iniziato lentamente a scendere verso la linea dei campi e gli ultimi applausi hanno accompagnato le premiazioni, è diventato chiaro a tutti che questa non era stata soltanto la cinquantesima edizione di una corsa.

Era la celebrazione di una comunità.

Una comunità che, come le acque della Fossa Nuova scavate oltre mille anni fa, continua a scorrere nel tempo senza perdere la propria identità. Una comunità che custodisce nelle pietre di Villa San Marco, nei racconti tramandati nelle case del borgo e nelle strade percorse dai podisti la memoria del proprio passato e la fiducia nel futuro.

Perché le classifiche cambiano. I record vengono battuti. I pettorali finiscono in qualche cassetto.

Ma ciò che resta davvero sono le storie.

E il 50° Trofeo Liberazione ha aggiunto un nuovo, prezioso capitolo a una leggenda che continua a correre sulle strade di Fossanova San Marco da mezzo secolo, intrecciando sport, amicizia e memoria, proprio come i sentieri invisibili che uniscono il presente alle antiche radici medievali di questo affascinante angolo di pianura ferrarese.

























giovedì 28 maggio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

C’è una geografia speciale che prende vita ogni fine settimana sulle strade e sui sentieri di Corriferrara. Non la si trova sulle mappe ufficiali, ma nei passi degli atleti, nei ristori condivisi all’alba, nelle scarpe sporche di terra o consumate dall’asfalto. Questa settimana quella geografia ha unito ben 53 atleti, capaci di totalizzare 1.229 chilometri e oltre 33.000 metri di dislivello, attraversando undici località tra Italia, Repubblica di San Marino e perfino la lontana Svezia.

Dalle luci della città emiliana ai boschi dell’altopiano veneto, dalle colline reggiane fino alla notte infinita del Passatore, ogni gara ha raccontato una piccola avventura.

A Modena, nella “5000 del Novi Sad”, gara veloce e nervosa nel cuore della città, Paola Pantaleoni ha saputo imporsi con carattere conquistando il primo posto di categoria. Le gare brevi spesso sembrano semplici agli occhi di chi osserva, ma richiedono il coraggio di chi accetta di correre sempre sul filo del limite.

A Legnago, terra attraversata dall’Adige e ricca di storia scaligera, la “10 del Ventennale” ha visto ancora protagonista Paolo Callegari, primo di categoria. Una prova costruita con esperienza e determinazione, qualità che distinguono chi sa leggere la gara come un marinaio esperto legge il vento.

Ma è sull’Altopiano di Roana che il fine settimana ha assunto i contorni dell’avventura salgariana. La Loch Trail Cup, con i suoi percorsi da 52, 23 e 13,85 chilometri, ha portato gli atleti tra boschi profondi, pascoli sospesi e sentieri che sembrano custodire antiche leggende cimbre. Il nome “Loch” richiama i luoghi della Grande Guerra: proprio qui, tra queste montagne silenziose, la storia ha lasciato ferite e memoria. In mezzo a questo scenario severo e magnifico, Ion Coban ha conquistato uno splendido terzo posto assoluto nella 52 chilometri, impresa che profuma di resistenza autentica, di fatica affrontata con il passo dei grandi trail runner.

Sempre tra Veneto e montagne, il Durona Trail di Crespadoro ha messo alla prova gli atleti sui percorsi di 43 e 21 chilometri, immersi nelle Piccole Dolomiti vicentine, dove il profumo dei boschi accompagna ogni salita. A Camisano Vicentino, invece, la “10mila dell’Aurora” ha riportato il podismo alla sua essenza più pura: velocità, ritmo e cuore.

E mentre in Italia si correva sotto il sole di maggio, a Lulea, nel nord della Svezia, un atleta Corriferrara affrontava la mezza maratona tra atmosfere quasi nordiche d’inizio estate, con quella luce infinita che caratterizza le terre vicine al Circolo Polare Artico. Una gara che vale un viaggio e che trasforma la corsa in scoperta del mondo.

Nella Repubblica di San Marino, al “Giro del Monte”, Paolo Callegari ha nuovamente lasciato il segno conquistando il primo posto di categoria sui 6,8 chilometri. Correre a San Marino significa sfidare salite brevi ma intense, tra mura medievali e panorami che guardano l’Adriatico.

A Taglio di Po, terra d’acqua e di argini nel cuore del Delta, la “4 Passi per El Tajo” ha regalato altri importanti piazzamenti: Rosanna Albertin seconda di categoria, Elisa Ferrari seconda di categoria e Denis Grandi secondo di categoria. Gare come queste raccontano il volto più autentico del podismo: quello delle comunità, delle piazze vive, degli applausi lungo il percorso.

Tra le grandi classiche popolari non poteva mancare la StraBologna, capace ancora una volta di trasformare il centro storico felsineo in un fiume colorato di runner, né il Multitrail Sport Club Casina, tra i sentieri dell’Appennino reggiano dove ogni salita sembra chiedere rispetto e pazienza.

E poi c’è lei. La gara che non è soltanto una corsa, ma un viaggio iniziatico: la Firenze-Faenza, conosciuta da tutti come “Il Passatore”.

Centodue chilometri che attraversano la notte, il silenzio, i paesi addormentati e le colline tra Toscana e Romagna. Una gara dedicata al celebre brigante Stefano Pelloni, detto appunto “Il Passatore”, figura sospesa tra storia e leggenda, quasi un personaggio uscito da un romanzo d’avventura. Raccontano che fosse audace, sfuggente, capace di attraversare territori e confini con la rapidità del vento. Oggi quel nome accompagna migliaia di ultramaratoneti in una sfida che va oltre la distanza: è una prova di volontà, di resistenza mentale, di dialogo continuo con sé stessi.

Chi affronta il Passatore sa che arriverà un momento in cui non saranno più le gambe a correre, ma il cuore.

E anche questa settimana gli atleti di Corriferrara hanno dimostrato proprio questo: che la corsa non è soltanto sport, ma desiderio di scoperta, amicizia, sacrificio e avventura.

Un altro capitolo è stato scritto. E già all’orizzonte si intravedono nuove strade da conquistare.








mercoledì 27 maggio 2026

100 km del Passatore, tra sogno e realtà.

 

Corriferrara sulle strade del mito: sei cuori nella leggenda della 100 Km del Passatore

C’è una gara che non si corre soltanto con le gambe. Una gara che attraversa colline, notti, paesi addormentati paure antiche. Una gara che ogni anno richiama uomini e donne pronti a misurarsi con qualcosa che va oltre il cronometro. La 100 Km del Passatore, andata in scena tra sabato 23 e domenica 24 maggio 2026, è stata ancora una volta un viaggio epico lungo 102 chilometri e 1458 metri di dislivello, dalla culla rinascimentale di Firenze fino alla piazza di Faenza.

E mentre il sole incendiava l’asfalto toscano   e la notte scendeva sulle curve del Muraglione, sei atleti di Corriferrara hanno scritto il proprio capitolo in questa avventura che sa di leggenda.

Non è un caso che il nome della corsa richiami il Passatore, Stefano Pelloni, brigante romagnolo entrato nella storia e nella poesia. Giovanni Pascoli lo evocò nei suoi versi come figura sospesa tra mito e realtà, simbolo di una Romagna ribelle e popolare. E ancora oggi, lungo queste strade, pare quasi di sentirne il passo tra i boschi e le pieghe dell’Appennino.

Una corsa dentro la storia

La partenza da Firenze conserva ogni anno qualcosa di solenne. Le vie del centro storico sembrano accompagnare i corridori fuori dal tempo, mentre il serpentone umano si dirige verso Fiesole, primo assaggio di una lunga battaglia.

Poi arrivano i borghi, le salite, il Passo della Colla.    Luoghi che custodiscono racconti antichi, storie di viandanti e briganti, locande illuminate nella notte e campanili che scandiscono il passaggio degli atleti.

Marradi, terra natale di Dino Campana, accoglie i corridori nel cuore della notte con quell’atmosfera sospesa che solo il Passatore sa creare. Qui la fatica diventa poesia e la strada sembra domandare a ciascuno quanto sia disposto a dare per arrivare fino in fondo.

Perché il Passatore non perdona. Ma sa regalare emozioni che restano per sempre.

Corriferrara presente nella grande impresa

Corriferrara si è presentata al via con sei atleti, tutti protagonisti di una prova intensa e coraggiosa.

Tra le prestazioni più significative spicca quella di Chiara Rosignoli  capace di migliorare di ben 30 minuti il proprio personale sulla distanza, chiudendo una gara di straordinaria maturità e determinazione.

La sua corsa è stata il simbolo della resilienza e della capacità di rialzarsi dopo i momenti difficili.

La mia felicità, il mio viaggio, la gara definita per me dell'anno. 5 mesi e mezzo di preparazione e sacrifici per incastrare allenamenti, gare, lavoro, famiglia, amici, ecc. ma la soddisfazione di raggiungere un bellissimo traguardo, una 100km combattuta, desiderata, voluta e ottenuta!! La mia emozione si vede in quel sorriso avuto in tutta la gara, grazie a chi mi è stato davvero vicino, perché due settimane fa dopo un crollo fisico e psicologico in una gara, sono riuscita a riprendermi, grazie al vostro sostegno, arrivando a questo bellissimo obiettivo! 18° DONNA ASSOLUTA”.

Parole che raccontano quanto il Passatore sappia essere crudele prima ancora della partenza. Perché spesso la gara vera comincia nei mesi precedenti: nei dubbi, nella stanchezza, nella paura di non farcela.

E proprio i timori, le fragilità e la forza di continuare emergono con straordinaria autenticità nel racconto di Marco Avanzi, alla sua prima 100 Km del Passatore.

Il sogno di Marco Avanzi 

Certe imprese nascono quasi per scherzo. Altre da una promessa fatta a sé stessi. Quella di Marco Avanzi è nata osservando un amico inseguire il proprio sogno lungo le strade del Passatore. Poi è arrivato un pettorale regalato per compleanno, una figlia in arrivo, una nuova vita da organizzare. Ed è lì che il sogno si è trasformato in sfida.

Il suo racconto è il ritratto perfetto dello spirito del Passatore.

“100km del Passatore un sogno che diventa realtà! Nove mesi di allenamenti, una figlia nata da un mese e un nuovo lavoro che mi aspetta a partire da giugno. Insomma quest'anno non mi sono fatto mancare nulla! Il desiderio di correre questa gara è nato l'anno scorso accompagnando Luca in bicicletta durante il suo primo Passatore. Ho visto il percorso, l'organizzazione, la sua felicità nel tagliare il traguardo e l'entusiasmo dei giorni seguenti e mi sono detto, quasi quasi il prossimo anno... Poi è arrivato agosto e mia moglie assieme ad un gruppo di amici mi ha fatto trovare un pettorale come regalo di compleanno. Quel giorno dopo averlo aperto le dico: “oh caxxo, mah hai fatto i conti?”

Lei: “Perché?”

Io: “Guarda che ad aprile partorisci”

Lei: “In qualche modo farai...” Da li è iniziato tutto il percorso, il fioretto di non bere nulla di alcolico fino alla gara (eh ok, qualche sbavatura c'è stata, ma solo per le feste!). Corse all'alba, corse serali, corse in pausa pranzo, corse mentre viaggiavo in trasferta per tutta l'Italia... insomma correre, correre, correre. Non è stato tutto perfetto, avrei avuto più di una scusa per rimandare al prossimo anno ma proprio per questo vale ancora di più. Torniamo alla gara, in griglia di partenza faceva veramente caldo, a Firenze in il termometro superava i 30°C e io notoriamente soffro il caldo. Ma partiamo e nonostante tutto arriviamo in cima alla colla (50°km) in meno di 7 ore. Stavo iniziando a fantasticare su una possibile chiusura intorno alle 12 ore ma, peccando di inesperienza, non sapevo che avrei pagato il conto nella seconda parte di gara. Ho retto bene fino al 60°km, da li in poi è stata una gara a parte. La fatica si è fatta sentire pesantemente, le gambe facevano male e le vesciche mi hanno messo in seria difficoltà. Fortunatamente la compagnia non mancava, Luca faticava con me   con la solita allegria che lo contraddistingue, Massimo e Davide in bici sempre attenti alle nostre necessità e un km dopo l'altro l'abbiamo portata a termine. Arrivati al traguardo in 13h 45min. Ringrazio prima di tutti Cecilia che mi ha sempre supportato (e sopportato), soprattutto nell'ultimo mese dove le condizioni a casa non erano proprio facilissime. Luca con cui ho condiviso la preparazione e gran parte degli allenamenti. Massimo Corà che mi ha seguito come preparatore. Riccardo Ori il fisioterapista che mi ha tenuto in sesto fino alla fine. Massimo e Davide i nostri fedeli bici-accompagnatori. Questa gara la dedico a Cecilia, Tommaso ed Eleonora.”

Leggendo le sue parole si comprende perché il Passatore sia molto più di una semplice ultramaratona. È una lunga traversata emotiva dove il caldo, le vesciche e la stanchezza diventano quasi personaggi della storia. 

E forse è proprio questo che rende speciale questa corsa: nessuno arriva davvero da solo.

Quando arriva Faenza 

Poi finalmente arriva Faenza.

Le luci, la piazza, gli applausi nel cuore della notte o all’alba. Gli ultimi metri che sembrano eterni e leggerissimi insieme. Il traguardo del Passatore non è solo una linea disegnata sull’asfalto: è il punto esatto in cui la fatica si trasforma in memoria.

Per i sei atleti di Corriferrara è stata un’altra pagina da custodire. Una di quelle storie che si raccontano per anni, tra allenamenti, ristori e partenze all’alba.

Perché il Passatore lascia addosso qualcosa di difficile da spiegare.

Forse il sapore delle imprese antiche. Forse il fascino delle leggende. Forse semplicemente la certezza che, almeno una volta nella vita, si può andare oltre ciò che sembrava impossibile.

E sulle strade tra Firenze e Faenza, anche quest’anno, Corriferrara ha saputo essere protagonista di quella leggenda.









StraBologna

 



Festa di corsa e sorrisi alla Strabologna 2026

Le strade di Bologna si sono trasformate ancora una volta in un grande fiume colorato di persone, entusiasmo e voglia di stare insieme in occasione della Strabologna 2026, andata in scena domenica 24 maggio.

Una giornata vissuta all’insegna dello sport per tutti, senza l’assillo del cronometro e con un unico vero obiettivo: divertirsi condividendo il piacere di correre o semplicemente camminare  tra le vie più belle del centro storico.

Tre i percorsi proposti agli oltre 20.000 partecipanti: 9, 7 e 4 chilometri, pensati per coinvolgere podisti abituali, famiglie, gruppi di amici, colleghi e semplici appassionati desiderosi di trascorrere qualche ora diversa dal solito.

La forza della Strabologna, infatti, continua ad essere proprio questa: unire generazioni e stili diversi sotto lo stesso arco di partenza. C’è chi sceglie il percorso più lungo per godersi una corsa a ritmo tranquillo e chi invece preferisce una passeggiata rilassata, magari fermandosi a scattare una foto sotto i portici o in piazza Maggiore.

E non sono mancati i momenti di leggerezza e ironia, come raccontato da Andrea Rubbini, che ha riassunto perfettamente lo spirito della giornata:

Non sempre si può correre .... e allora una bella camminata in gruppo con colleghi ed amici (e altre 20.000 persone) va altrettanto bene!”

Una frase semplice ma autentica, che fotografa l’anima di questa manifestazione: non conta la velocità, conta esserci.

Tra magliette colorate, musica, punti ristoro e tanti sorrisi lungo il percorso, la Strabologna si conferma uno degli appuntamenti più amati della primavera bolognese. Una corsa che, anno dopo anno, riesce ancora a trasformarsi in una vera festa popolare dello sport e della condivisione.