martedì 3 marzo 2026

Diecimila della bilancia

 

Diecimila della Bilancia 2026: a Campogalliano una corsa che profuma di passione e rinascita

Il primo marzo 2026, le strade di Campogalliano si sono riempite di passi, respiri e battiti accelerati per la tradizionale Diecimila della Bilancia, appuntamento ormai simbolo della primavera podistica modenese. Un evento molto sentito, capace ogni anno di richiamare atleti competitivi, amatori tenaci e semplici appassionati lungo un percorso noto per essere veloce e tecnico al tempo stesso. Campogalliano, soprannominata “la città della Bilancia” per la storica tradizione legata alla pesatura e alla metrologia, custodisce anche una vocazione sportiva autentica. Tra le sue curiosità spicca il Museo della Bilancia, unico nel suo genere in Italia, che racconta il tema dell’equilibrio: una parola che, non a caso, sembra adattarsi perfettamente anche alla corsa. Equilibrio tra corpo e mente, tra ambizione e pazienza, tra fatica e soddisfazione. Quest’anno erano circa 250 gli iscritti. A guidare il gruppo, una presenza che da sola è sinonimo di resistenza e carisma: Giorgio Calcaterra. Il “re delle 100 km”, con i suoi allievi, ha imposto un ritmo alto fin dalle prime battute. A un certo punto, alcuni di loro hanno persino doppiato parte del gruppo: un’immagine potente, quasi simbolica, che racconta la velocità della gara e il livello competitivo che da tempo caratterizza queste zone del modenese, dove la corsa su strada è cultura prima ancora che sport. Tra i protagonisti di giornata anche Angelo Visentini, che ha affidato ai social un commento sincero, carico di consapevolezza:

«La strada è lunga per avere i risultati che spero, ancora qualche acciacco e mente da allenare. Migliorato di sei minuti il tempo sulla stessa gara dell’anno scorso, simbolo che il risultato viaggia passo a passo con tempo e costanza».

Parole che raccontano molto più di un cronometro. Sei minuti in meno su una 10 km non sono solo un dato tecnico: sono allenamenti all’alba, giorni in cui le gambe pesano, acciacchi da gestire e una mente da educare alla resilienza. In una gara veloce come la Diecimila della Bilancia, dove il ritmo medio è spesso aggressivo fin dal primo chilometro, migliorarsi così significa aver lavorato in profondità. La bellezza di questa competizione sta proprio qui: nella doppia anima. Da un lato i grandi nomi e i ritmi vertiginosi, dall’altro le storie personali di chi corre contro la versione di sé dell’anno precedente. È una gara che non regala nulla, ma restituisce tutto in termini di consapevolezza. Il percorso, scorrevole e lineare, favorisce i personal best, ma richiede testa lucida. I rettilinei invitano ad osare, il gruppo trascina, il pubblico incita. E quando le maglie dei più forti ti sfilano accanto o ti doppiano, invece di abbatterti ti ricordano quanto sia ampio e affascinante il mondo della corsa. La Diecimila della Bilancia si conferma così una “gran bella gara”, come l’ha definita chi l’ha vissuta da dentro. Un evento che unisce tradizione, competitività e comunità. In un territorio dove lo sport è partecipazione e orgoglio locale, correre significa anche sentirsi parte di qualcosa che cresce anno dopo anno. E se è vero che la strada è lunga, come dice Visentini, è altrettanto vero che a Campogalliano ogni passo trova il suo equilibrio. Proprio come su una bilancia: con tempo, costanza e cuore.



Misurina winter run

 

Misurina Winter Run: quando l’inverno sa di impresa

Il primo marzo, a Misurina, l’inverno ha avuto il passo deciso dei trailer. Aria sottile, neve compatta e quell’inconfondibile silenzio ovattato che solo le Dolomiti sanno regalare. La Misurina Winter Run, 17 chilometri con 800 metri di dislivello, è stata molto più di una gara: un viaggio verticale dentro la bellezza.

Si parte dal fondovalle, con il lago che osserva discreto e le cime che sembrano lontane, quasi irraggiungibili. Ma nel trail si sa, le distanze si misurano con il cuore prima che con i chilometri. E quando il percorso punta verso il cielo, in direzione del Rifugio Auronzo, la fatica diventa parte del paesaggio.

La salita che lascia il segno

«Delle tre gare che ho fatto sulla neve questa di Misurina secondo me è stata la più bella e, tutto sommato, anche quella venuta meglio», racconta Michele Tuffanelli. E non è difficile capirne il motivo.

Sarà la location, sarà l’emozione di partire dal fondovalle e salire fin sotto le maestose Tre Cime di Lavaredo. Una salita che si fa sentire, che chiede rispetto e passo regolare. Il fondo, però, ben compatto, permette di “corricchiare” e spingere con fiducia, trasformando la fatica in ritmo.

E quando finalmente si arriva su, con la vista che si apre sulle Dolomiti ancora imbiancate, la parola “spettacolo” non basta. È uno di quei panorami che ti fanno dimenticare per un attimo il cronometro.

Discesa in picchiata, sorriso largo

Poi si scende. E se le gambe girano, è puro divertimento. La neve compatta accompagna, la pendenza invita a lasciarsi andare. È quella fase in cui il trail diventa gioco, istinto, adrenalina. Ogni curva una scelta, ogni appoggio una promessa di velocità.

La forza del gruppo

Ottima la prova di tutta la truppa al seguito. Una squadra che ha saputo interpretare al meglio le condizioni invernali, dimostrando carattere e affiatamento.

Menzione speciale per Giana, perfettamente a suo agio sulla neve: per pochi secondi sfiora il personale, ma la sensazione è che il conto sia solo rimandato.
Mondin, alla sua ultima gara, stringe i denti: il ginocchio regge e lui si difende con determinazione, portando a casa una prova solida.
La Miky, nonostante gli acciacchi, non molla e chiude con grinta, dimostrando che nel trail la testa spesso vale quanto le gambe.

Spirito trail, spirito d’inverno

La Misurina Winter Run è questo: fatica vera, panorami che ripagano ogni passo e quella complicità silenziosa tra chi corre sulla neve. Un’esperienza che resta addosso, come il freddo pungente sulle guance e il calore condiviso all’arrivo.

Perché correre in inverno, ai piedi delle Tre Cime, non è solo una gara. È un piccolo viaggio dentro la montagna. E dentro se stessi.












Trofeo 8 comuni 5^ tappa, Portomaggiore, Berghenti Lucrezia 3^ donna assoluta.

 

Sotto un cielo terso di fine inverno, quando l’aria di marzo punge ancora le guance ma già profuma di rinascita, il 1° marzo 2026 a Portomaggiore è andata in scena la 5ª tappa del Trofeo 8 Comuni, sulla distanza di 5,9 chilometri. Un tracciato breve solo sulla carta, perché ogni passo, tra rettilinei che tagliano la pianura ferrarese e scorci che lambiscono antiche vie d’acqua, chiedeva cuore, gambe e quella scintilla d’orgoglio che distingue chi corre soltanto da chi lotta.

Portomaggiore, terra d’acque e di storia

Portomaggiore non è solo un punto sulla mappa. È un luogo che racconta storie: un tempo porto fluviale, crocevia di commerci lungo i canali che univano Ferrara al mare. Ancora oggi, correndo tra le sue strade, pare di udire l’eco delle barche che solcavano le acque e dei mercanti che trattavano spezie e tessuti. E proprio lì, dove un tempo si misuravano merci e rotte, oggi si misurano fiato e volontà.

Corriferrara: una stirpe che non arretra

Anche in questa tappa, i colori Corriferrara hanno brillato come lame al sole. Non è più una sorpresa: è una conferma. Una consuetudine che si sta trasformando in tradizione.

L’orgoglio assoluto: Lucrezia Berghenti

Tra le donne, ancora una volta, Lucrezia Berghenti ha inciso il proprio nome tra le migliori, conquistando il 3° posto assoluto. Una prestazione che parla di costanza e maturità agonistica. Lucrezia non corre soltanto contro le avversarie: corre contro i propri limiti, e ogni volta li spinge un passo più in là. La sua è la corsa di chi sa attendere e colpire, come un’arciere che tende la corda nel silenzio.

Le regine e i re di categoria

La pioggia di podi non si è fermata lì.

  • Ilaria Camanzi – 1ª di categoria

  • Rosanna Albertin – 1ª di categoria

  • Aniello Sarno – 1° di categoria

  • Paola Pantaleoni – 1ª di categoria

Primi posti che raccontano dominio e determinazione. Non semplici piazzamenti, ma affermazioni di presenza.

A loro si aggiungono:

  • Denis Grandi – 2° di categoria

  • Sandro Prini – 3° di categoria

  • Rita Romagnoli – 2ª di categoria

Segnali chiari: i meno giovani stanno prendendo la sana e felice abitudine di frequentare i podi. Non più apparizioni sporadiche, ma ritorni costanti. Come cavalieri esperti che conoscono il campo di battaglia e sanno dove affondare il colpo.

Il futuro è già presente

E poi ci sono loro, i giovani. Non promesse: realtà.

Categoria Pulcini

  • Vittoria Zambrini – 1ª di categoria

  • Giulia Caramori – 2ª di categoria

Due sorrisi sul podio, due energie diverse ma la stessa luce negli occhi: quella di chi scopre che l’impegno ha un suono preciso, quello del proprio nome chiamato durante le premiazioni.

Esordienti

  • Leonardo Valarini – 1° di categoria

Cadetti

  • Marco Delli Gatti – 2° di categoria

Nei loro passi c’è la leggerezza dell’età, ma anche la serietà di chi ha già capito cosa significhi allenarsi, aspettare, riprovare. Ogni gara è un capitolo, ogni podio una promessa silenziosa.

Una comunità che cresce

Il Trofeo 8 Comuni, tappa dopo tappa, sta diventando qualcosa di più di un circuito podistico. È un racconto collettivo. È la somma di storie personali che si intrecciano lungo la stessa linea d’arrivo. A Portomaggiore, tra il respiro della pianura e il vento che corre libero tra le case, Corriferrara ha dimostrato ancora una volta di essere una squadra nel senso più nobile del termine: giovani e veterani, velocità e esperienza, entusiasmo e disciplina. E mentre il sole calava lento sulle acque silenziose dei canali, una certezza rimaneva nell’aria: questa non è solo una stagione di buoni risultati. È l’alba di una consapevolezza nuova. E la strada, come sempre, continua.



Bologna , Maratona, 30 km e mezza maratona, 65 atleti Corriferrara. Malossi Eleonora 1^ di categoria nella mezza maratona.

 

C’è qualcosa di profondamente bolognese nel correre tra i portici, la prima domenica di marzo, con quell’aria frizzante che sa ancora d’inverno ma già promette primavera. La Bologna Marathon, andata in scena il 1° marzo 2026, ha regalato alla città  “la Dotta” ,una giornata di sport, sorrisi e fatica condivisa che resterà nella memoria di tanti.

Tre le distanze in programma, maratona, 30 km e mezza maratona, per un serpentone di circa 9000 partecipanti complessivi che ha attraversato vie storiche, quartieri vivi e, naturalmente, i portici patrimonio dell’umanità. Tra loro, ben 65 atleti di Corriferrara, presenti con entusiasmo, spirito di squadra e quella sana voglia di mettersi alla prova che fa battere il cuore prima ancora delle gambe.

Eleonora Malossi regina di categoria

A brillare su tutti è stata Eleonora Malossi, capace di conquistare il 1° posto di categoria nella mezza maratona. Un risultato che profuma di determinazione e costanza, costruito chilometro dopo chilometro. In una gara dove ogni dettaglio conta, ritmo, testa, gestione delle energie, Eleonora ha saputo trasformare la fatica in soddisfazione, portando in alto i colori del gruppo.

30 km: la città dei portici e il mondo che corre

La 30 km è stata, per molti, la vera scoperta di questa edizione.   Andrea Rubbini la racconta con l’entusiasmo di chi ha vissuto qualcosa di speciale:

Bellissimo! Come dice il nome, 30 Km nella città dei portici ... con tantissimi stranieri ad arricchire e colorare il serpentone di 9000 partecipanti sulle 3 distanze. Quest'anno ho trovato un'organizzazione che ha funzionato perfettamente con ristori plastic free adeguati, strade chiuse al traffico e indicazioni chiare sul percorso. La mia prima gara su questa distanza è andata meglio delle aspettative, chiusa in poco più di 3 ore con un leggero calo solo sul finale. Alla fine mi porto a casa una bellissima esperienza, condivisa con tanti amici, ed una medaglia spettacolare da aggiungere alla mia piccola collezione !!! Direi sicuramente appuntamento al 7 Marzo 2027, distanza tbd.”

Nelle sue parole c’è tutto: la scoperta della distanza, l’organizzazione impeccabile, i ristori plastic free (segno dei tempi e della cura), e quella medaglia che a Bologna non è mai solo metallo, ma racconto da custodire.

Anche Sara Sacchelli   ha scelto i 30 km per mettersi alla prova, e il suo commento ha il sapore delle cose vere, dette con il sorriso:

Bologna! Che spettacolo! Tantissimi amici e davvero bellissimo ritrovarsi tutti prima, dopo e durante il percorso!!! Prima volta sulla lunghezza dei 30k quindi strade tutte nuove ma sicura di trovare un’organizzazione impeccabile. L’arrivo è emozionante come sempre. Bologna non perdona i suoi lastricati e sanpietrini (dopotutto ci vuole un fisico bestiale) ma quando arrivi in piazza maggiore è sempre spettacolare! Mi sono divertita tantissimo e nonostante mi sia lamentata quasi tutti i km come da tradizione, sono certa che la farò anche il prossimo anno! Dopotutto… Bologna è una regola!”

E come darle torto? I sanpietrini bolognesi non fanno sconti, i lastricati chiedono rispetto. Ma l’arrivo in Piazza Maggiore ripaga ogni fatica: lì, tra Palazzo d’Accursio e la Basilica di San Petronio, anche il cronometro sembra inchinarsi all’emozione.

Mezza maratona: debutti e carattere

Nella mezza maratona, oltre al successo di Eleonora Malossi, da sottolineare il debutto più che promettente di Simone Casadio:

Partivo dalla Griglia E, ci ho messo quasi 7 minuti per arrivare alla partenza vera. Molto traffico i primi 5/6 km, poi ho preso un ritmo costante sui 4.55 e tutto è andato liscio. La salita del diciottesimo ha fatto una bella selezione, ma ho stretto i denti e poi spinto l'ultimo KM. Come debutto in mezza sono entusiasta.

C’è un momento, in ogni gara, in cui si decide di restare. Per Simone è stata la salita del diciottesimo: quella che “fa selezione”, come dice lui. Stringere i denti, trovare il proprio passo, e poi lanciarsi nell’ultimo chilometro. È lì che si diventa davvero mezzofondisti.

Bologna, tra dottrina e sudore

La Bologna Marathon non è solo una competizione: è un rito collettivo. È la città universitaria che osserva curiosa dalle finestre, è il profumo del caffè che si mescola al sudore degli atleti, è l’accento straniero che si intreccia al dialetto sotto i portici.

Quest’anno l’organizzazione ha convinto tutti: percorso ben segnalato, traffico chiuso, ristori sostenibili. Un evento che cresce e che guarda già al 7 marzo 2027, data cerchiata in rosso da molti.

E mentre le medaglie trovano posto nelle bacheche e le scarpe tornano ad asciugarsi dopo la fatica, resta quella sensazione tipicamente bolognese: colta, ironica, un po’ severa ma generosa.

Perché correre a Bologna non è solo fare chilometri.
È studiare se stessi, tra un portico e l’altro.
E, come direbbe qualcuno sorridendo, “Bologna è una regola”.
























lunedì 2 marzo 2026

6 ore di Pastrengo Trail

 

6 Ore Pastrengo Trail: polvere, storia e sorrisi sotto il cielo di Pastrengo

Il 28 febbraio, sui sentieri che abbracciano le colline moreniche veronesi, è andata in scena la 6 Ore Pastrengo Trail, una sfida che sa di resistenza, natura e spirito di comunità. A fare da cornice, il borgo di Pastrengo, terra che profuma di vigneti e memoria, dove ogni passo sembra riecheggiare la storica Battaglia di Pastrengo.

Proprio qui, nel 1848, i Carabinieri Reali si distinsero in una carica rimasta nella storia del Risorgimento. E mentre oggi non si brandiscono sciabole ma bastoncini da trail, lo spirito è lo stesso: coraggio, tenacia e cuore.

Corriferrara c’è, e lascia il segno

Tra i protagonisti in maglia Corriferrara, due atleti hanno affrontato il circuito con determinazione e sorriso.

Ion Coban ha macinato chilometri con passo costante e grinta da ultrarunner, chiudendo la sua prova con 56 km e un impressionante dislivello positivo di 2890 metri. Un saliscendi continuo, tecnico e muscolare, dove non basta avere gambe: serve testa, ritmo e la capacità di ascoltare il sentiero. Ion ha interpretato la gara con intelligenza, gestendo energie e rilanciando nei tratti corribili, domando le rampe più arcigne come un veterano delle colline.

Lilia Agachi, invece, ha percorso una distanza più breve ma non meno intensa, completando 21 km con 965 metri di dislivello positivo. Una prova tosta, nervosa, dove ogni salita chiede conto del fiato e ogni discesa pretende lucidità. Il suo racconto restituisce l’anima autentica del trail:

“Organizzazione impeccabile dalla consegna pettorali al terzo tempo. Un grazie speciale ai volontari e staff con il loro sorriso e incoraggiamento lungo il percorso. Ristori fantastici e super riforniti, con prodotti locali (birra, gin tonic e Spritz 😅) che hanno reso la fatica più dolce.”

Parole che raccontano molto più di una classifica. Perché se è vero che il cronometro misura il tempo, sono i dettagli a misurare la qualità di un evento.

Trail è comunità (e anche un po’ brindisi)

La 6 Ore Pastrengo Trail non è solo gara: è spirito trail allo stato puro. È l’urlo liberatorio in cima a una salita, il cinque dato a uno sconosciuto che diventa compagno di fatica, è il ristoro che profuma di territorio. E quando al tavolo trovi birra artigianale o uno Spritz fresco, capisci che qui si corre seriamente… ma senza prendersi troppo sul serio.

Dalla consegna pettorali fino al “terzo tempo”, l’organizzazione ha dimostrato cura e passione, trasformando la competizione in una festa condivisa. I volontari, presenza silenziosa ma fondamentale, hanno illuminato il percorso con sorrisi e parole giuste al momento giusto — e chi corre sa quanto valgano, soprattutto dopo l’ennesimo strappo in salita.

Tra storia e sentieri

Correre a Pastrengo significa attraversare un territorio dove natura e storia si intrecciano. I trail runner hanno solcato colline che un tempo videro ben altre battaglie. Oggi, al posto dei cavalli, scarpe infangate; al posto delle divise, maglie tecniche colorate. Ma lo spirito combattivo resta intatto.

Ion e Lilia tornano a casa con chilometri nelle gambe, dislivello nel cuore e un bagaglio di emozioni che solo il trail sa regalare. Perché alla fine, in una 6 ore, non si vince solo contro il tempo: si stringe un patto con la fatica, si ascolta il bosco, si brinda alla vita.

E Corriferrara, ancora una volta, c’era. Con orgoglio, passione e quello spirito trail che non si misura in chilometri, ma in sorrisi.









Corriamo con le donne

 

Il 1° marzo 2026, a Saonara, si è respirata un’aria diversa. Non solo quella umida della nebbia che ha accompagnato i partecipanti per tutto il percorso, ma un’atmosfera carica di significato, condivisione e memoria. È tornata infatti “Corriamo con le Donne”, la corsa non competitiva che ogni prima domenica di marzo richiama runner e camminatori da tutto il territorio. Negli ultimi anni la manifestazione è dedicata a Giulia Cecchettin, giovane donna simbolo di una ferita ancora aperta e di una rinnovata presa di coscienza collettiva. A lei è dedicata anche la palestra che frequentava, segno concreto di un ricordo che si fa presenza viva nella comunità. Correre qui, oggi, non è solo fare sport: è un gesto di vicinanza, un modo per dire che il ricordo cammina insieme a noi.

Tre distanze, un unico messaggio

Come da tradizione, gli atleti hanno potuto scegliere tra tre percorsi: 7 km, 13,5 km e 17 km. Tra i partecipanti anche i portacolori di Corriferrara, Franca Panagin e Ottorino Malfatto, che hanno optato per la distanza più impegnativa.

«Siamo partiti da Rovigo con il cielo velato  racconta Franca  ma lungo il tragitto siamo stati accompagnati dalla nebbia, che questa volta ci ha seguito per tutto il percorso: oggi niente sole».

Eppure, a giudicare dalle sue parole, la luce non è mancata.

Tra ciclabili, idrovia e natura sospesa

La 17 km ha regalato scorci suggestivi e un contatto autentico con il territorio. La prima parte si è snodata lungo la pista ciclabile fino a Villatora, per poi proseguire verso Vigonovo costeggiando l’idrovia. Un tratto sterrato, immerso nella natura, dove la nebbia ha reso il paesaggio quasi sospeso, ovattato, intimo. Un momento particolarmente suggestivo? Il passaggio nel parco di una villa di Saonara, dove i partecipanti sono stati accolti da figuranti in abiti d’epoca. Un piccolo viaggio nel tempo, capace di strappare un sorriso e alleggerire la fatica. Sono dettagli come questi a trasformare una corsa in un’esperienza.

Una comunità in cammino

Grande la partecipazione, tra runner e camminatori. Perché “Corriamo con le Donne” non è una gara nel senso stretto del termine: non ci sono classifiche a dividere, ma passi che uniscono. Ognuno con il proprio ritmo, ognuno con la propria motivazione. E all’arrivo, un gesto semplice ma carico di significato: un mazzetto di mimosa per tutti. Il fiore simbolo della forza e della delicatezza femminile, consegnato con il sorriso, come a dire che ogni passo conta. Franca e Ottorino hanno portato a termine la loro 17 km con la soddisfazione di chi sa di aver fatto qualcosa che va oltre il cronometro. In una giornata senza sole, è stata la partecipazione a illuminare Saonara.



51^ Eurospin RomaOstia

 

51ª RomaOstia: 13.000 cuori tra Roma e il mare, la mezza che non smette di emozionare

Domenica 1° marzo 2026, la 51ª edizione della RomaOstia Half Marathon ha trasformato ancora una volta la strada che unisce la Capitale al litorale in un lungo fiume di energia, fatica e sorrisi. Tredicimila partecipanti, un serpentone colorato partito dal quartiere dell’EUR e arrivato fino al mare di Ostia, con quel traguardo che profuma di salsedine e conquista. La RomaOstia Half Marathon non è solo una gara: è un rito collettivo. C’è chi la corre per il personale, chi per sfidare sé stesso, chi per il puro piacere di condividere chilometri con amici e sconosciuti che, passo dopo passo, diventano compagni di viaggio.

Tra loro anche Masciola Leonardo, che ha raccontato la sua esperienza con sincerità e semplicità:
«Una bella mezza la RomaOstia. Anche se il cronometro ha segnato 2.21, il problema è che da noi con il pessimo tempo è difficile fare un bel allenamento, ma a parte questo 13.000 persone è stato un bell’evento..!!»

Parole che restituiscono l’essenza più autentica di questa gara. Perché sì, il tempo sul cronometro conta. Ma conta ancora di più esserci, superare le difficoltà, allenarsi tra pioggia e vento quando le condizioni non aiutano. E poi presentarsi al via, tra migliaia di altri runner, e sentire quell’adrenalina che cancella ogni sacrificio. C’è un aneddoto che molti veterani della RomaOstia raccontano: il momento in cui si imbocca la Cristoforo Colombo e si intravede il rettilineo verso il mare. È lì che le gambe diventano pesanti ma il cuore si alleggerisce. È lì che capisci perché questa mezza maratona, nata nel 1974, continua a richiamare atleti da tutta Italia e non solo. Il mare in fondo non è solo un punto di arrivo: è una promessa mantenuta. L’edizione numero 51 ha confermato la forza di un evento che sa unire agonismo e festa popolare. 13.000 storie diverse, 13.000 motivazioni, 13.000 traguardi personali. Per qualcuno 1h10, per altri 2h21. Ma ogni tempo racchiude sacrifici, sveglie all’alba, allenamenti sotto il cielo incerto. E forse è proprio questo il bello della RomaOstia: non chiede perfezione, chiede presenza. E quest’anno, ancora una volta, la risposta è stata straordinaria.