martedì 6 ottobre 2026

Trail dei Folendari

 

Trail dei Folendari: sulle montagne della Lessinia, dove ogni sentiero racconta una storia

C’è un momento, nel trail, in cui la gara smette di essere soltanto una gara. È quando il rumore dei passi sulla terra prende il posto dei pensieri, quando una salita sembra non finire mai e una discesa costringe a scegliere con attenzione ogni appoggio. È allora che la montagna comincia a parlare.

È quello che è successo domenica 4 ottobre 2026 a Cerro Veronese, nel cuore della Lessinia, per il Trail dei Folendari, appuntamento ormai particolarmente apprezzato dagli amanti della corsa in natura. Un territorio dove prati, boschi, contrade e sentieri si intrecciano in un paesaggio che conserva ancora qualcosa dell'antica montagna veneta.

E proprio qui, dove la Lessinia sembra essere stata disegnata apposta per mettere alla prova gambe e testa, gli atleti di Corriferrara hanno affrontato le diverse distanze proposte dagli organizzatori.

Tre percorsi, tre diversi modi di vivere il trail: 10 km con 550 metri di dislivello, 20 km con 1.100 metri di dislivello e la prova più impegnativa, 30 km con 1.700 metri di dislivello.

Numeri che, per chi corre su strada, possono sembrare quasi astratti. Per chi affronta un trail, invece, raccontano immediatamente una storia fatta di salita, respiro corto, quadricipiti messi alla prova, discese tecniche e quella particolare soddisfazione che arriva soltanto quando finalmente si vede il traguardo.

I 10 chilometri: brevi solo sulla carta

Sulla distanza più corta, quella da 10 km e 550 metri di dislivello, Corriferrara è stata rappresentata da Filippo Ferrari e Stefania Bruschi, capace di conquistare un ottimo secondo posto di categoria.

Dieci chilometri in montagna, però, non sono mai semplicemente dieci chilometri. La distanza conta relativamente quando il sentiero comincia a salire e il dislivello presenta il conto. Qui ogni metro guadagnato in salita diventa un investimento da recuperare nelle discese, dove velocità e tecnica devono procedere insieme.

Sui 20 chilometri, gambe e testa

Nella prova da 20 km e 1.100 metri di dislivello, Corriferrara ha schierato Ilenia Ferrari ed Elisa Romani, con quest'ultima protagonista di una bella prestazione impreziosita dal secondo posto di categoria.

Ilenia, al termine della gara, racchiude in poche parole ciò che rende speciale una giornata di trail:

"Gara stupenda in posti bellissimi e organizzazione top! ".

Una frase breve, ma che contiene gli ingredienti fondamentali di una corsa in montagna: la bellezza del territorio, la qualità dell'organizzazione e quella sensazione di aver trascorso qualche ora immersi in un ambiente diverso dalla quotidianità.

I 30 chilometri: quando la montagna presenta il conto

Poi ci sono i 30 km e 1.700 metri di dislivello, la distanza nella quale il trail diventa soprattutto una sfida con se stessi.

A rappresentare Corriferrara è stato Michele Tuffanelli, che conosce bene il Trail dei Folendari e che anche quest'anno ha scelto di tornare sui sentieri della Lessinia.

Il suo racconto restituisce perfettamente il significato di questa gara e, soprattutto, il rapporto particolare che si crea tra un runner e un percorso che già conosce:

"Giornata splendida per correre un Trail in Lessinia... Trail dei Folendari uno di quelli che aspetti,vuoi per l'ambiente,per l'organizzazione e soprattutto per i bellissimi sentieri dove non mancano salite e discese più o meno tecniche, anche quest'anno ci torno anche per il cambio di percorso veramente più bello e molto più duro poi mi ero prefissato un tempo ma si sa ogni gara non è mai uguale e quest'anno hanno aggiunto qui 2 km di salita finale che mi hanno fatto saltare il mio crono che mi ero prefissato, ma chi mi conosce sa che sono molto esigente e mai contento di me stesso... ma al dì là di questo gara sempre bellissima... complimenti a tutti i Corriferrara presenti anche con dei podi ."

Sono parole che raccontano un aspetto molto particolare del trail: il cronometro è importante, ma non è mai l'unico giudice.

Michele aveva un tempo in testa. Aveva costruito la gara anche pensando a quel risultato. Ma la montagna, come spesso accade, aveva altri programmi. Due chilometri aggiuntivi di salita finale hanno cambiato i conti e reso ancora più duro il percorso.

Ed è proprio qui che il trail insegna una delle sue lezioni più belle: non si corre soltanto contro il tempo, ma anche con il percorso. E il percorso può cambiare, sorprendere, chiedere qualcosa in più proprio quando le gambe iniziano a essere stanche.

Il fatto che Michele parli di un percorso "più bello e molto più duro" dice molto dello spirito di chi ama queste competizioni. Nel trail la fatica non è necessariamente un nemico: qualche volta è proprio ciò che si cerca.

I Folendari e la montagna delle leggende

Cerro Veronese si trova nel cuore della Lessinia, un altopiano ricco di testimonianze della cultura montanara, di antiche contrade e di tradizioni tramandate attraverso generazioni.

E in una terra così, non potevano mancare storie e leggende.

La Lessinia è da sempre una montagna popolata dall'immaginario: racconti di anguane, misteriose creature legate alle acque e ai boschi, leggende di spiriti e presenze notturne e storie nate nelle lunghe sere d'inverno, quando nelle contrade il racconto orale era una delle forme principali di intrattenimento.

Anche il nome Folendari richiama una tradizione profondamente legata alla montagna e alla sua gente. Il termine evoca l'antico mondo dei foli, le strutture dove l'acqua veniva utilizzata per azionare grandi magli destinati alla lavorazione della lana e dei tessuti. È un richiamo a una Lessinia laboriosa, nella quale l'acqua, i boschi e la pietra rappresentavano risorse fondamentali per la vita delle comunità.

Oggi quegli stessi territori diventano il teatro di una sfida completamente diversa: non più il lavoro quotidiano della montagna, ma la corsa attraverso i suoi sentieri.

Eppure qualcosa è rimasto immutato.

La fatica.

Perché secoli fa erano gli abitanti della Lessinia a confrontarsi quotidianamente con salite, boschi e sentieri per lavorare e vivere, oggi sono i trail runner a percorrerli alla ricerca di una sfida personale.

Una domenica targata Corriferrara

Dal 10 km al 30 km, Corriferrara ha dunque portato il proprio entusiasmo sui sentieri veronesi, con Filippo Ferrari, Stefania Bruschi, Ilenia Ferrari, Elisa Romani e Michele Tuffanelli protagonisti di una giornata nella quale non sono mancati risultati importanti, con due secondi posti di categoria conquistati da Stefania Bruschi ed Elisa Romani.

Ma forse il risultato più significativo è proprio quello che si legge nelle parole di Michele: il desiderio di tornare, di affrontare nuovamente quei sentieri, di misurarsi con un percorso conosciuto e scoprire che può ancora sorprendere.

Perché è questa la magia del trail.

La montagna non promette mai una gara facile. Promette però una storia da raccontare.

E domenica, sui sentieri del Trail dei Folendari, gli atleti Corriferrara quella storia l'hanno scritta ancora una volta con le proprie gambe, il proprio sudore e quella voglia di arrivare in fondo che, in montagna, vale spesso più di qualsiasi cronometro.






Imola, Tre Monti.

 

TRE MONTI DI IMOLA: QUANDO I PODISTI DIVENTANO PILOTI

Ci sono gare nelle quali il luogo della partenza è già capace di regalare un'emozione prima ancora che inizi la corsa. Il Giro dei Tre Monti di Imola, disputato il 4 ottobre 2026, appartiene certamente a questa categoria.

Partenza e arrivo all'interno dell'Autodromo Enzo e Dino Ferrari: per un podista significa vivere, almeno per qualche ora, la sensazione di essere un pilota. Al posto del rombo dei motori ci sono il respiro, il battito del cuore e il rumore ritmico delle scarpe sull'asfalto, ma l'adrenalina è la stessa.

Il percorso, lungo 15,3 chilometri con circa 250 metri di dislivello, porta infatti gli atleti ben presto fuori dal circuito, attraverso un paesaggio collinare affascinante ma tutt'altro che semplice. Le salite impegnative obbligano a dosare le energie, mentre discese e cambi di ritmo mettono alla prova gambe e concentrazione.

È proprio questo il fascino del Giro dei Tre Monti: partire da un luogo che appartiene alla storia dell'automobilismo e poi affrontare un percorso nel quale è la natura a dettare il ritmo.

QUELLA CURVA CHE FA TACERE IL CRONOMETRO

Tra i tanti momenti della gara ce n'è però uno che ha un significato particolare per chiunque ami lo sport: il passaggio alla curva del Tamburello.

Per gli atleti non è una curva come le altre.

È il luogo che conserva il ricordo di Ayrton Senna, scomparso proprio lì durante il Gran Premio di San Marino del 1994. Un nome che continua a evocare talento, coraggio, velocità e, soprattutto, una tragedia che ha segnato profondamente la storia della Formula 1.

Passare correndo in quel punto significa inevitabilmente rallentare per qualche istante con il pensiero, anche quando le gambe continuano a spingere.

Il cronometro corre, ma la memoria corre ancora più veloce.

E forse è proprio questa una delle caratteristiche più belle del Giro dei Tre Monti: riuscire a mettere insieme competizione e memoria, fatica e spettacolo, sport e territorio.

CORRIFERRARA, DUE PODI

In questo scenario speciale, Corriferrara ha raccolto due importanti piazzamenti di categoria.

A salire sul podio sono stati Paola Pantaleoni, seconda di categoria,   e Matteo Marangoni, terzo di categoria. 

Per Paola, quella di Imola è stata una giornata da ricordare, non soltanto per il risultato, ma anche per la particolare atmosfera della manifestazione. E sono le sue stesse parole a raccontare meglio di qualsiasi cronaca le emozioni vissute durante la gara:

“Giro dei tre monti di Imola 2026: gara unica come location e percorso, faticosa ma sempre bellissima! Giornata con un clima spettacolare: la chiudo seconda di categoria e con mezzo minuto in meno dello scorso anno  premiazioni sul podio dei piloti.”

Un commento che racchiude perfettamente lo spirito della giornata: la fatica delle salite, la bellezza del percorso, una giornata dal clima ideale e quella soddisfazione speciale di essere riuscita a migliorare di mezzo minuto il tempo dello scorso anno.

SUL PODIO DOVE SALGONO I CAMPIONI

E poi arriva la premiazione.

Per un atleta amatore, abituato a correre soprattutto per passione, amicizia e voglia di mettersi alla prova, salire sul podio dell'Autodromo di Imola ha un sapore difficilmente descrivibile.

È lo stesso luogo nel quale hanno ricevuto riconoscimenti alcuni dei più grandi protagonisti dell'automobilismo mondiale. Qui, per una volta, al posto delle tute ignifughe ci sono canotte da running e scarpe da gara; al posto del volante ci sono le medaglie e il sudore di una corsa lunga oltre quindici chilometri.

E così Paola Pantaleoni e Matteo Marangoni hanno avuto il privilegio di vivere una premiazione davvero particolare: salire sul podio dei piloti dopo aver affrontato, con le proprie gambe, il loro personale Gran Premio.

IMOLA, UNA CITTA' CHE CORRE NELLA STORIA

Imola è una città nella quale lo sport sembra essere parte integrante del paesaggio.

La Rocca Sforzesca, le colline, il fiume Santerno e l'Autodromo raccontano epoche differenti, ma tutte contribuiscono a costruire l'identità di questo territorio.

Il circuito, intitolato a Enzo e Dino Ferrari, è diventato nel tempo uno dei luoghi più conosciuti del motorsport internazionale. Ma durante il Giro dei Tre Monti cambia la musica: niente motori, niente pneumatici fumanti, niente semafori che si spengono.

A dare il via alla sfida sono migliaia di battiti cardiaci.

E quando la corsa ritorna sul circuito, verso il traguardo, dopo le salite e la fatica, il podista può finalmente sentirsi un po' pilota.

Non ha guidato una monoposto.

Ha guidato se stesso.

E forse è proprio questa la vittoria più bella: arrivare sul rettilineo dell'Autodromo con la consapevolezza di aver superato le proprie curve, le proprie salite e i propri limiti.

Perché a Imola, almeno per un giorno, anche il cuore può correre a tutta velocità.











lunedì 5 ottobre 2026

Formignana, La corsa di Pui.

 

La Corsa dei PUI: una cavalcata Corriferrara tra campagna, amicizia e passione

C’è un modo tutto particolare di vivere le gare podistiche quando al via si presenta una squadra numerosa, compatta e colorata come Corriferrara. Non è soltanto questione di numeri, anche se questa volta i numeri raccontano già una bella storia: 68 atleti iscritti, che hanno permesso a Corriferrara di conquistare il titolo di prima società per numero di partecipanti alla Corsa dei PUI, disputata domenica 4 ottobre 2026 a Formignana.

Sedici chilometri per la gara competitiva, cinque per la non competitiva: distanze diverse, ritmi diversi, obiettivi diversi, ma un unico filo conduttore, quello della passione per la corsa e della voglia di stare insieme.

E così Formignana è diventata per una mattina una sorta di grande ritrovo Corriferrara, una cavalcata collettiva attraverso la campagna ferrarese, fatta di podisti che si inseguono, si aspettano, si incitano e condividono la fatica.

Formignana, dove la corsa incontra la storia

Formignana, oggi parte del comune di Tresignana, appartiene a quella pianura ferrarese nella quale la storia sembra scorrere insieme ai canali, agli argini e alle strade di campagna.

È una terra apparentemente piatta, ma solo per chi la guarda con gli occhi di chi non corre. Per un podista, invece, anche la pianura ha le sue difficoltà: il sole, il vento, i lunghi rettilinei, quella campagna che sembra non finire mai e che costringe la mente a trovare nuovi piccoli traguardi.

La zona del Ferrarese conserva inoltre una lunga tradizione agricola e un paesaggio nel quale acqua e terra hanno sempre avuto un rapporto strettissimo. È proprio questa caratteristica a rendere particolari le gare che si sviluppano nella provincia: si corre dentro un paesaggio che racconta la storia del territorio.

E alla Corsa dei PUI il paesaggio ha fatto la sua parte, regalando una giornata luminosa e piacevole, anche se il clima insolitamente caldo ha messo alla prova più di un atleta.

Corriferrara, una marea biancazzurra

La presenza di 68 corridori Corriferrara ha trasformato la manifestazione in una vera festa di squadra.

Gruppi formati sulla base dei diversi ritmi, compagni che si ritrovano lungo il percorso, chi parte per cercare il risultato, chi per allenarsi, chi per divertirsi e chi semplicemente per arrivare al traguardo insieme agli amici.

Una filosofia che emerge perfettamente dalle parole di Paolo Panzacchi:

“Una bella gara dove le tante presenze Corriferrara ci hanno permesso di creare gruppi per tutti i ritmi e, come sempre, è stato tutto molto bello .”

È forse questa una delle immagini più belle della giornata: una squadra capace di diventare tanti piccoli gruppi, ciascuno con il proprio passo, ma tutti appartenenti alla stessa grande famiglia.

Cecilia Zocca davanti a tutti, Rosanna Albertin sul podio

Anche sul piano agonistico Corriferrara ha lasciato il proprio segno.

Cecilia Zocca   ha firmato una splendida prestazione conquistando il primo posto assoluto, mentre Rosanna Albertin ha completato la festa con un prestigioso terzo posto assoluto.

Due risultati che impreziosiscono una partecipazione già numericamente straordinaria e confermano la qualità del gruppo Corriferrara, dove accanto a chi corre per il puro piacere di farlo trovano spazio atleti capaci di competere ai massimi livelli.

Ma la vera forza della giornata è stata proprio la capacità di mettere tutti sullo stesso piano: il primo assoluto e chi arriva dopo, chi corre per il cronometro e chi per una promessa fatta a se stesso, chi cerca il personale e chi cerca semplicemente un sorriso al traguardo.

La Faro Formignana supera l'esame

Una grande partecipazione richiede una grande organizzazione e la Faro Formignana ha saputo rispondere presente.

La manifestazione ha soddisfatto le aspettative degli atleti grazie a un'organizzazione apprezzata e a quei dettagli che spesso fanno la differenza quando si corre: percorso, assistenza, ristori, accoglienza e atmosfera.

Particolarmente apprezzato anche il pacco gara, ormai diventato quasi un piccolo “marchio di fabbrica” della Corsa dei PUI.

Lo racconta con ironia Sara Sacchelli,   alla sua terza partecipazione:

“Terzo anno di partecipazione alla famosissima Corsa dei PUI. Sempre ben organizzata e con un bellissimo pacco (scatola) gara. E’ d’obbligo il brodo al rientro! Peccato che quest’anno il clima ci ha fatto ripensare all’estate e personalmente ho patito il caldo. Prestazione da rivedere ma alla fine abbiamo corso in compagnia e mi sono divertita molto!! Ritorneremo anche il prossimo anno per riprovare il PB!!”

E proprio quel riferimento al brodo racconta bene lo spirito della manifestazione: dopo 16 chilometri, anche un semplice ristoro può diventare parte del ricordo della gara.

Quando il pacco gara diventa una certezza

Anche Andrea Rubbini sottolinea la qualità dell'organizzazione e l'atmosfera che accompagna la manifestazione:

“Il pacco gara è sempre una certezza alla corsa dei Pui! Così come l'organizzazione e la partecipazione numerosa dei podisti dalla provincia e non solo, per cui non potevamo certo mancare! Aspettative rispettate e, nonostante la fatica più del previsto, anche questa bella gara l'abbiamo portata a casa divertendoci in buona compagnia .”

Una frase che racchiude perfettamente il senso di una domenica podistica: la fatica può essere maggiore del previsto, ma quando il viaggio viene condiviso con gli amici diventa comunque una bella esperienza da portare a casa.

La campagna ferrarese protagonista

Il percorso ha conquistato anche Denis Grandi, che ha evidenziato la bellezza dell'ambiente e la buona partecipazione nonostante il calendario particolarmente ricco:

“Percorso sempre bello con tanta bella campagna attorno e giornata splendida.Buona partecipazione nonostante la concomitanza con la mezza di Adria e il Giro dei Tre Monti ad Imola!!”

Una considerazione che merita attenzione: nello stesso giorno si correva infatti in diverse località, eppure la Corsa dei PUI è riuscita a richiamare una partecipazione significativa.

Segno che alcune gare hanno ormai conquistato un posto speciale nel calendario dei podisti.

Correre insieme vale più del cronometro

C'è poi la testimonianza di Giuseppina Santoro,  che racconta una gara vissuta soprattutto come esperienza umana:

“Ho alternato corsa e camminata seguendo i tempi che mi dava Piera Perri, arrivata al traguardo correndo molto fiera di me....il ristoro molto ricco e organizzazione eccellente...Ma la cosa più importante sono state le persone con cui ho condiviso questa esperienza Giuseppina Santoro e Piera Perri Samantha Fusco 5 km non comp con Piera Perri.”

Al di là delle parole, il significato arriva forte e chiaro: il traguardo non è soltanto una linea da attraversare. È il punto nel quale si raccolgono le emozioni, le fatiche, gli incoraggiamenti e le persone con cui abbiamo condiviso il percorso.

E per qualcuno arrivare correndo, dopo aver alternato corsa e camminata, può rappresentare una vittoria personale grande quanto un successo agonistico.

Ottorino: “Da rifare”

Non poteva mancare il commento di Ottorino Malfatto, che sintetizza con entusiasmo il sentimento di molti:

“Bellissima corsa come ogni anno noi di Corriferrara numerosissimi giornata stupenda come sempre pacco gara sostanzioso, che dire, da rifare .”

Poche parole, ma sufficienti per spiegare perché certe gare entrano nella tradizione di una società.

E poi c'è quella voce che accompagna la corsa

In una manifestazione podistica ferrarese c'è infine una presenza che ormai è diventata parte integrante del paesaggio sonoro delle gare.

È la voce di Daniele Trevisi.

Una voce che non si limita ad annunciare una partenza o a chiamare gli atleti sul traguardo. È una vera e propria colonna sonora delle corse di Ferrara e della provincia.

La si ascolta mentre si aspetta il via, quando la tensione cresce e gli atleti cercano di concentrarsi. La si ritrova alla partenza, nel momento in cui la massa dei podisti si mette in movimento. E poi ancora all'arrivo, quando ogni atleta torna ad essere una storia, un nome, un volto, una fatica da raccontare.

Trevisi riesce persino a trasformarsi in fotografo, immortalando i partecipanti durante la giornata. Alcuni di quegli scatti accompagnano questo articolo, fermando nel tempo espressioni, sorrisi e momenti di corsa.

È una presenza apparentemente discreta, ma ormai essenziale: la Corsa dei PUI senza quella voce avrebbe un suono diverso.

Una domenica da ricordare

Alla fine restano i numeri: 68 Corriferrara, prima società per numero di iscritti, una vittoria assoluta con Cecilia Zocca, un terzo posto assoluto con Rosanna Albertin, tanti gruppi distribuiti lungo i diversi ritmi e una manifestazione organizzata con attenzione dalla Faro Formignana.

Ma soprattutto rimane il racconto di una squadra che ancora una volta ha saputo interpretare la corsa nel modo più bello: agonismo quando serve, allenamento quando occorre, amicizia sempre.

La Corsa dei PUI è stata una nuova tappa della lunga cavalcata Corriferrara.

Una cavalcata fatta di chilometri, sudore, sole, brodo, pacchi gara, fotografie, battute, incoraggiamenti e traguardi.

E quando una gara riesce a lasciare tutto questo, allora la domanda di Ottorino diventa quasi inevitabile:

“Che dire, da rifare.”
































2^ Adria half marathon

 

Adria Half Marathon, correre tra acqua, storia e campagna: una mezza maratona che racconta la forza di non arrendersi.

Ci sono gare che si corrono con le gambe e altre che, inevitabilmente, si corrono anche con la testa. La 2ª Adria Half Marathon, disputata domenica 4 ottobre 2026, appartiene certamente alla seconda categoria: una mezza maratona di 21,097 chilometri capace di mettere insieme velocità, resistenza e soprattutto quella particolare componente mentale che accompagna ogni atleta quando i chilometri iniziano a diventare tanti.

Adria ha fatto da splendida cornice a questa seconda edizione, organizzata dai Podisti Adria, con partenza e arrivo nell'area del Centro Commerciale Il Porto. Il percorso ha condotto gli atleti dal centro cittadino verso la campagna, seguendo il Canal Bianco, fino alla zona di Mazzorno, per poi riportarli verso il traguardo. Un tracciato prevalentemente su strada, con una parte su fondo campestre, che ha offerto ai partecipanti un volto diverso della città e del Polesine. (Calendariopodismo.it)

E proprio l'acqua è una delle grandi protagoniste della storia di Adria. La città, oggi lontana dalla costa, ha dato il proprio nome al Mar Adriatico e nell'antichità era un importante porto fluviale. Il territorio è da sempre profondamente legato ai fiumi, ai canali e alla continua trasformazione della pianura deltizia. (visitdeltapo.it)

È curioso pensare che, molti secoli fa, il Po di Adria fosse uno dei principali rami del grande fiume e che proprio queste vie d'acqua favorissero gli scambi tra popolazioni venete, greche ed etrusche. Adria divenne così un crocevia commerciale e culturale di straordinaria importanza. (Parco del Tapo)

Oggi, al posto delle imbarcazioni cariche di merci, lungo queste vie corrono gli atleti. Ma una cosa non è cambiata: il rapporto con un territorio nel quale acqua e terra sembrano continuamente contendersi lo spazio.

Davide Bosi, una vittoria prima ancora del cronometro

Tra i partecipanti c'è Davide Bosi, per il quale questa mezza maratona aveva un significato particolare. Solo un mese prima, a Casalborsetti, qualcosa non era andato per il verso giusto. Ma nello sport, proprio come nella vita, una giornata difficile non deve necessariamente diventare una sentenza.

Davide ha scelto di riprovarci. E ad Adria è arrivata una risposta importante, raccontata con poche ma significative parole:

"Dopo il disastro Casalborsetti, (un mese fa)miglioro la mezza maratona di quasi un'ora, spero dì riuscire a continuare senza altri intoppi."

Quasi un'ora recuperata in un mese non è soltanto un dato cronometrico. È soprattutto la dimostrazione che si può cadere, avere una giornata storta, uscire da una gara con qualche dubbio in più e poi tornare al via con la voglia di ricominciare.

Nel running nessuno può garantire che la prossima gara sarà perfetta. Ma si può scegliere di presentarsi nuovamente sulla linea di partenza. E qualche volta questa è già una vittoria.

Andrea Anselmini, una mezza per costruire la maratona

Per Andrea Anselmini, invece, Adria rappresentava una tappa precisa di un progetto più ampio: la preparazione alla Maratona di Ravenna.

Una mezza maratona utilizzata dunque come banco di prova, con un obiettivo fissato a 1h40'. La giornata di sole e una temperatura favorevole hanno fatto da contorno a una gara che Andrea ha trovato veloce, ma tutt'altro che semplice dal punto di vista mentale.

Il suo racconto restituisce perfettamente questa doppia dimensione:

"Mezza in programma per preparazione alla maratona di Ravenna. Giornata di sole con temperatura accettabile. Percorso veloce senza dislivello ma impegnativo dal punto di vista mentale visto il percorso. Mi ero dato un 1:40 come obbiettivo, è andata anche meglio. Ristoro e pacco gara top.....alla fine premiato 7° di categoria."

Quel "è andata anche meglio" racconta bene il valore della giornata. L'obiettivo era chiaro, il percorso doveva servire alla preparazione e il risultato è arrivato addirittura superiore alle aspettative. A completare la soddisfazione, il 7° posto di categoria e la consapevolezza di aver aggiunto un altro tassello al percorso verso Ravenna.

Adria, dove la strada incontra la memoria

Correre ad Adria significa quindi attraversare un luogo che possiede una storia molto più antica della gara stessa. Il territorio del Delta del Po è stato modellato per millenni dall'acqua e dalle trasformazioni del paesaggio; Adria fu prima centro veneto ed etrusco, poi romano, attraversando secoli nei quali il rapporto fra uomo e ambiente ha continuamente ridisegnato la città e il territorio. (Parco del Tapo)

E forse è proprio questo il dettaglio più suggestivo della mezza maratona: mentre gli atleti affrontano chilometro dopo chilometro, il paesaggio sembra ricordare loro che nulla rimane immobile.

Cambiano i fiumi, cambiano le strade, cambiano le città. Cambiano anche gli atleti.

Una gara negativa può trasformarsi in una grande rimonta. Un allenamento può diventare una conferma. Un obiettivo fissato a 1h40' può trasformarsi in qualcosa di ancora migliore.

E così, sulle strade di Adria, tra il Canal Bianco, la campagna polesana e una città che porta nel proprio nome il ricordo di un mare antico, la seconda Adria Half Marathon ha regalato ancora una volta ciò che rende speciale il podismo: la possibilità di misurarsi con la strada, con il cronometro, ma soprattutto con se stessi.







Fiemme Extreme Sky

 

Fiemme Sky Extreme: 120 chilometri contro la montagna, Ion Coban è d’argento

Ci sono gare che si corrono con le gambe.

E poi ci sono quelle in cui, a un certo punto, le gambe diventano soltanto uno strumento nelle mani della volontà.

La Fiemme Sky Extreme, nel cuore della Val di Fiemme, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Centoventi chilometri.

Circa 7.600 metri di dislivello positivo.

Un viaggio interminabile attraverso montagne, boschi, creste, salite e discese, con il terreno che cambia continuamente sotto i piedi e la fatica che, chilometro dopo chilometro, diventa una presenza quasi fisica.

È in questo scenario che Ion Coban, portacolori della Corriferrara, ha scritto una delle pagine più belle della stagione, conquistando uno straordinario secondo posto assoluto con il tempo di 18h18'40".

Un risultato che, raccontato soltanto attraverso una classifica, rischierebbe di sembrare quasi semplice.

Secondo.

Dietro quella parola, invece, ci sono diciotto ore di corsa.

Ci sono salite che sembrano non finire mai.

Ci sono discese nelle quali ogni passo deve essere controllato.

Ci sono momenti in cui il corpo chiede di rallentare e la mente deve trovare una nuova ragione per continuare.

E soprattutto ci sono 120 chilometri nei quali la montagna non concede scorciatoie.

Una sfida che attraversa il cuore della Val di Fiemme

La Fiemme Sky Extreme porta gli atleti attraverso alcuni degli scenari più spettacolari della valle, tra Gruppo dei Cornacci, Latemar e Lagorai, in un continuo alternarsi di boschi, ambienti alpini, creste e grandi panorami.

È una montagna che non si lascia attraversare distrattamente.

Chiede attenzione.

Chiede rispetto.

Chiede energie.

E, soprattutto, chiede pazienza.

Perché in una gara così lunga non si può pensare soltanto al chilometro che si sta correndo. Bisogna imparare a dividere la montagna in piccoli pezzi, a conquistare una salita alla volta, una discesa alla volta, un ristoro alla volta.

Il traguardo è talmente lontano da sembrare quasi un'idea.

La realtà, invece, è il sentiero sotto le scarpe.

E quello bisogna affrontarlo.

Quando la montagna mette alla prova la volontà

Il trail estremo ha una caratteristica particolare.

All'inizio la fatica è un'avvertimento.

Poi diventa una compagna.

Infine può trasformarsi in un avversario.

Dopo molte ore il corpo comincia inevitabilmente a presentare il conto. I muscoli sono stanchi, la concentrazione deve rimanere altissima, ogni salita sembra più lunga di quella precedente e anche i tratti che normalmente sarebbero affrontati con naturalezza diventano una prova di carattere.

È proprio allora che nasce la vera gara.

Non quando tutti stanno bene.

Non quando il passo è facile.

Ma quando continuare diventa una scelta.

Ed è questa la parte invisibile del secondo posto di Ion Coban.

Il cronometro racconta 18 ore, 18 minuti e 40 secondi.

Non racconta le volte in cui la mente deve aver suggerito di rallentare.

Non racconta il peso nelle gambe.

Non racconta il silenzio di certi tratti di montagna.

Non racconta la fatica accumulata dopo chilometri e chilometri.

Ma racconta una cosa fondamentale: Ion ha continuato.

Cavalese, terra di uomini abituati a convivere con la montagna

E forse non è un caso che una sfida simile parta e arrivi a Cavalese, paese posto su una terrazza naturale affacciata verso la Catena del Lagorai.

Qui la montagna non è semplicemente un elemento del paesaggio.

È storia.

È cultura.

È identità.

Cavalese è infatti il cuore storico della Magnifica Comunità di Fiemme, istituzione che affonda le proprie radici nel Medioevo e che per secoli ha rappresentato una straordinaria forma di autonomia e autogoverno della valle. Ancora oggi la Magnifica Comunità custodisce e gestisce un immenso patrimonio boschivo che costituisce una parte fondamentale dell'identità della Fiemme.

Non sorprende allora che proprio qui siano nate tante storie nelle quali la natura assume quasi un carattere umano.

A Cavalese esiste persino un percorso dedicato alle Leggende di Fiemme, nato per conservare quei racconti popolari attraverso i quali gli abitanti del passato cercavano di spiegare gli eventi della natura attribuendoli anche a presenze misteriose e soprannaturali.

E viene quasi spontaneo immaginare che, nelle ore più dure della Fiemme Sky Extreme, qualche antico spirito delle montagne abbia osservato gli atleti passare.

Non per aiutarli.

Ma per metterli alla prova.

Le montagne davanti agli occhi

Perché se la Fiemme Sky Extreme è una battaglia, è anche un privilegio.

Il privilegio di correre dentro un paesaggio che cambia continuamente.

Il verde dei boschi lascia spazio agli ambienti più severi dell'alta montagna.

Le creste aprono improvvisamente lo sguardo.

Le vallate si allontanano.

I colori dell'autunno trasformano il bosco in una tavolozza.

E in certi momenti, dopo una salita durissima, basta alzare gli occhi per ricordarsi perché si è scelto di essere lì.

È una delle grandi contraddizioni del trail.

La montagna può farti soffrire terribilmente e, nello stesso momento, regalarti immagini che resteranno per sempre nella memoria.

Un panorama può arrivare proprio quando le gambe fanno più male.

Una cresta può apparire dopo una salita che sembrava interminabile.

E allora per qualche secondo la fatica lascia spazio alla meraviglia.

Poi bisogna ripartire.

Ion Coban, secondo assoluto

Ed è proprio questa capacità di continuare che rende ancora più importante il risultato di Ion.

Secondo assoluto nella gara regina della Fiemme Ultra Sky.

Un piazzamento ottenuto dopo un viaggio di 120 chilometri e 7.600 metri di salita, dove velocità, resistenza, tecnica e soprattutto capacità di gestire la propria energia devono convivere per quasi un'intera giornata.

Non è soltanto una questione di essere forti.

Bisogna essere lucidi.

Bisogna saper aspettare.

Bisogna conoscere il proprio corpo.

E bisogna avere una testa capace di dire ancora una volta:

andiamo avanti.

Ancora una salita.

Ancora una discesa.

Ancora un chilometro.

Poi un altro.

Fino a quando la montagna, finalmente, lascia intravedere il traguardo.

Il significato di un arrivo

Quando Ion Coban ha concluso la sua prova in 18h18'40", non ha semplicemente fermato un cronometro.

Ha chiuso un viaggio.

Un viaggio nel quale la montagna gli ha chiesto tutto ciò che aveva.

Forza.

Resistenza.

Concentrazione.

Pazienza.

Coraggio.

E lui ha risposto passo dopo passo.

Il secondo posto assoluto è la fotografia finale.

Ma dentro quella fotografia ci sono centinaia di momenti che nessuna classifica potrà mai raccontare.

Ci sono le gambe stanche.

Il respiro.

Il buio.

Le salite.

Le discese.

Il freddo.

La solitudine di certi tratti.

I panorami immensi.

E quella voce interiore che, proprio quando tutto sembra diventare troppo difficile, trova la forza di pronunciare le parole più semplici e più importanti:

continua.

È forse questo il vero spirito del trail.

Non dominare la montagna.

Non piegarla alla propria volontà.

Ma accettare la sua durezza, attraversarla con rispetto e arrivare dall'altra parte avendo scoperto qualcosa in più su se stessi.

A Cavalese, tra le montagne della Val di Fiemme, Ion Coban ha lasciato il segno.

E con lui lo ha lasciato anche Corriferrara.

Un argento che pesa come una montagna.

Perché, quando la strada è lunga 120 chilometri e la salita arriva a 7.600 metri, anche un secondo posto può avere il sapore di una grande impresa.






giovedì 1 ottobre 2026

Riepilogo settimanale e mensile gare e punti che saranno assegnati.

 

CORRIFERRARA, L’EPOPEA DI SETTEMBRE

Dalla quiete dell’Adige alle montagne dell’Adamello, un mese di corsa lungo le strade del mondo

Nelle antiche epopee, gli uomini partivano alla ricerca di qualcosa che andava oltre il semplice viaggio. Attraversavano terre sconosciute, affrontavano montagne, fiumi e sentieri impervi, spinti dal desiderio di misurarsi con il mondo e, soprattutto, con se stessi.

Anche il mese di settembre degli atleti Corriferrara ha avuto qualcosa di epico. Non c’erano tavole d’argilla da incidere, come nella lontana Mesopotamia di Gilgamesh, né mura di Uruk da difendere. C’erano invece scarpe da running, pettorali, strade, sentieri, salite e quel desiderio antico e universale di correre verso un traguardo.

E il viaggio è stato davvero lungo.

L’ultima settimana: sette terre di corsa

La settimana conclusa domenica 27 settembre 2026 ha visto ben 99 atleti Corriferrara impegnati in gara, distribuiti in 7 località, per un totale di 1.814 chilometri percorsi.

Un piccolo esercito pacifico della corsa, partito da luoghi diversi e diretto verso altrettanti traguardi.

Da Marina di Campo, all’Isola d’Elba, con la Run Tuscany Island sulla distanza di 11 chilometri, fino a Pomposa, dove la strada ha incontrato la storia millenaria dell’abbazia.

Da Legnago, lungo l’Adige, con i 10 chilometri della Corsa Rosa, a Trento, Alghero e Mantova, dove le mezze maratone hanno portato gli atleti attraverso paesaggi e città profondamente differenti.

E poi, oltre ogni misura ordinaria, l’Adamello Ultra Trail.

L’Adamello: dove la corsa diventa impresa

A Vezza d’Oglio, sulle montagne dell’Alta Valle Camonica, Sabina Drimaco ha affrontato 170 chilometri dell’Adamello Ultra Trail.

Il dato che più impressiona è forse quello del dislivello: 11.500 metri, interamente realizzati da Sabina.

Undicimila e cinquecento metri di salita sono un numero che sembra quasi appartenere a un racconto mitologico. Ma nella realtà sono stati passi, fatica, buio, rocce, sentieri e ore trascorse davanti alla montagna.

L'Adamello, con il suo massiccio che supera i 3.500 metri, è una delle grandi sentinelle delle Alpi lombarde. Sono montagne segnate dalla storia: durante la Prima guerra mondiale furono teatro della cosiddetta Guerra Bianca, combattuta ad altissima quota tra ghiacciai e creste. Ancora oggi quei luoghi conservano tracce di quel passato, come se la montagna avesse scelto di custodire nella propria roccia la memoria degli uomini.

E in questo scenario Sabina ha scritto la sua personale pagina di epopea sportiva.

Pomposa, dove la corsa incontra la storia

A Pomposa, invece, il viaggio ha avuto un sapore diverso.

L'Abbazia di Pomposa, gioiello dell'arte romanica, sorge in un territorio che per secoli fu crocevia di monaci, pellegrini e viandanti. Qui la storia della cultura europea ha lasciato tracce profonde: tra le sue mura visse anche Guido d'Arezzo, il monaco benedettino tradizionalmente associato alla sistematizzazione della moderna notazione musicale e all'uso delle sillabe dell'Inno a San Giovanni.

E così, quasi come in una partitura medievale, gli atleti Corriferrara hanno composto la propria musica di corsa.

Sulla mezza maratona hanno brillato Carlo Barbieri, primo di categoria, Alessio Zambrini, terzo di categoria, Giulia Monesi, terza di categoria, e Mario Boarati, terzo di categoria.

Quattro nomi saliti sul podio, quattro piccole vittorie personali che, sommate, diventano patrimonio della squadra.

L’Adige e la Corsa Rosa

A Legnago, la Corsa Rosa ha portato gli atleti lungo l'argine e la ciclopedonale dell'Adige.

Il grande fiume, che nasce nelle Alpi e attraversa il Veneto prima di raggiungere l'Adriatico, è stato ancora una volta compagno silenzioso di chi corre.

Ma qui la corsa ha avuto anche un significato che supera il cronometro: la manifestazione ha infatti unito sport e solidarietà, ricordando quanto una gara podistica possa trasformarsi in occasione di partecipazione e attenzione verso gli altri.

È questa una delle magie più belle della corsa: per qualche chilometro persone diverse possono condividere la stessa strada e lo stesso desiderio di fare qualcosa insieme.

Trento, Mantova e Alghero: tre città, tre racconti

A Trento, la mezza maratona ha attraversato una città che porta nel proprio paesaggio il dialogo continuo fra montagne e civiltà. Il corso dell'Adige accompagna la valle e ricorda come, da sempre, i fiumi siano stati vie naturali di comunicazione e di incontro.

A Mantova, la corsa ha avuto invece come sfondo una città nata dentro l'acqua, circondata dai laghi formati dal Mincio. Qui il tempo sembra procedere con un ritmo diverso, tra palazzi rinascimentali, piazze e memorie dei Gonzaga.

E poi Alghero, sulla costa nord-occidentale della Sardegna, con il suo particolare legame con la cultura catalana. Le sue mura guardano il Mediterraneo e ricordano che, anche quando si corre, ogni luogo porta con sé una storia.

Dal mare dell’Elba alle montagne

Infine Marina di Campo, all'Isola d'Elba, ha regalato agli atleti la dimensione marina della corsa.

L'Elba, la più grande delle isole dell'Arcipelago Toscano, è stata per secoli terra di marinai, commerci e passaggi. È anche indissolubilmente legata alla storia di Napoleone Bonaparte, che vi trascorse il periodo dell'esilio nel 1814-1815.

Sette località, dunque, sette scenari completamente diversi.

Eppure una sola lingua comune: quella dei passi.


SETTEMBRE 2026: UN MESE DA RACCONTARE

Se la settimana del 27 settembre è stata un capitolo intenso, il riepilogo dell'intero mese racconta qualcosa di ancora più grande.

Sono stati 206 gli atleti Corriferrara impegnati complessivamente.

Hanno corso in 34 località, percorrendo la straordinaria distanza complessiva di 3.796 chilometri.

Per avere un'idea della dimensione del viaggio, è come se, sommando tutti i chilometri percorsi individualmente, la squadra avesse attraversato l'Europa da una parte all'altra e fosse poi ripartita ancora.

Ma il dato forse più impressionante appartiene alle montagne:

43.840 metri di dislivello.

Quarantatremilaottocentoquaranta metri verso l'alto.

Una montagna immaginaria costruita passo dopo passo da tutti gli atleti Corriferrara che, durante settembre, hanno scelto di affrontare salite, discese, pianure e sentieri.

E l’epopea non si è fermata ai confini italiani

Nel viaggio di settembre ci sono stati anche tre luoghi esteri:

Budapest, Lubiana e Vienna.

Tre capitali europee, tre storie differenti.

Budapest, divisa dal Danubio e nata dall'unione di Buda e Pest.

Lubiana, capitale slovena attraversata dal fiume Ljubljanica e dominata dalla collina del castello.

Vienna, città imperiale sulle rive del Danubio, dove la storia europea ha lasciato alcune delle sue impronte più profonde.

Anche lì, in mezzo a monumenti, fiumi e strade straniere, qualcuno ha corso indossando i colori Corriferrara.

Undici volte sul podio

E alla fine dell'epopea arrivano i numeri che si possono mettere in classifica, ma che raccontano soltanto una parte della storia:

11 podi conquistati nel mese di settembre.

Perché ogni podio è importante, ma non può contenere tutto ciò che accade prima di salirci.

Dentro un risultato ci sono gli allenamenti fatti quando non si aveva voglia di uscire, le sveglie all'alba, le giornate di pioggia, i chilometri solitari, gli amici incontrati lungo la strada, le rinunce e la soddisfazione di vedere finalmente comparire il traguardo.

È questo, in fondo, il senso più autentico dell'epopea di Corriferrara.

Gilgamesh cercava l'immortalità e, alla fine del suo viaggio, comprese che l'uomo non diventa eterno evitando il tempo, ma lasciando qualcosa di sé nel mondo.

Gli atleti Corriferrara non cercano l'immortalità.

Cercano un chilometro in più.

Una salita da superare.

Un traguardo.

Un nuovo viaggio.

E così, mentre settembre consegna i suoi 3.796 chilometri, le 34 località, i 43.840 metri di dislivello, i 206 atleti e gli 11 podi, la strada davanti è già pronta.

Perché ogni corsa finita non è davvero la fine.

È soltanto l'inizio della prossima storia.