CORRIFERRARA, L’EPOPEA DI SETTEMBRE
Dalla quiete dell’Adige alle montagne dell’Adamello, un mese di corsa lungo le strade del mondo
Nelle antiche epopee, gli uomini partivano alla ricerca di qualcosa che andava oltre il semplice viaggio. Attraversavano terre sconosciute, affrontavano montagne, fiumi e sentieri impervi, spinti dal desiderio di misurarsi con il mondo e, soprattutto, con se stessi.
Anche il mese di settembre degli atleti Corriferrara ha avuto qualcosa di epico. Non c’erano tavole d’argilla da incidere, come nella lontana Mesopotamia di Gilgamesh, né mura di Uruk da difendere. C’erano invece scarpe da running, pettorali, strade, sentieri, salite e quel desiderio antico e universale di correre verso un traguardo.
E il viaggio è stato davvero lungo.
L’ultima settimana: sette terre di corsa
La settimana conclusa domenica 27 settembre 2026 ha visto ben 99 atleti Corriferrara impegnati in gara, distribuiti in 7 località, per un totale di 1.814 chilometri percorsi.
Un piccolo esercito pacifico della corsa, partito da luoghi diversi e diretto verso altrettanti traguardi.
Da Marina di Campo, all’Isola d’Elba, con la Run Tuscany Island sulla distanza di 11 chilometri, fino a Pomposa, dove la strada ha incontrato la storia millenaria dell’abbazia.
Da Legnago, lungo l’Adige, con i 10 chilometri della Corsa Rosa, a Trento, Alghero e Mantova, dove le mezze maratone hanno portato gli atleti attraverso paesaggi e città profondamente differenti.
E poi, oltre ogni misura ordinaria, l’Adamello Ultra Trail.
L’Adamello: dove la corsa diventa impresa
A Vezza d’Oglio, sulle montagne dell’Alta Valle Camonica, Sabina Drimaco ha affrontato 170 chilometri dell’Adamello Ultra Trail.
Il dato che più impressiona è forse quello del dislivello: 11.500 metri, interamente realizzati da Sabina.
Undicimila e cinquecento metri di salita sono un numero che sembra quasi appartenere a un racconto mitologico. Ma nella realtà sono stati passi, fatica, buio, rocce, sentieri e ore trascorse davanti alla montagna.
L'Adamello, con il suo massiccio che supera i 3.500 metri, è una delle grandi sentinelle delle Alpi lombarde. Sono montagne segnate dalla storia: durante la Prima guerra mondiale furono teatro della cosiddetta Guerra Bianca, combattuta ad altissima quota tra ghiacciai e creste. Ancora oggi quei luoghi conservano tracce di quel passato, come se la montagna avesse scelto di custodire nella propria roccia la memoria degli uomini.
E in questo scenario Sabina ha scritto la sua personale pagina di epopea sportiva.
Pomposa, dove la corsa incontra la storia
A Pomposa, invece, il viaggio ha avuto un sapore diverso.
L'Abbazia di Pomposa, gioiello dell'arte romanica, sorge in un territorio che per secoli fu crocevia di monaci, pellegrini e viandanti. Qui la storia della cultura europea ha lasciato tracce profonde: tra le sue mura visse anche Guido d'Arezzo, il monaco benedettino tradizionalmente associato alla sistematizzazione della moderna notazione musicale e all'uso delle sillabe dell'Inno a San Giovanni.
E così, quasi come in una partitura medievale, gli atleti Corriferrara hanno composto la propria musica di corsa.
Sulla mezza maratona hanno brillato Carlo Barbieri, primo di categoria, Alessio Zambrini, terzo di categoria, Giulia Monesi, terza di categoria, e Mario Boarati, terzo di categoria.
Quattro nomi saliti sul podio, quattro piccole vittorie personali che, sommate, diventano patrimonio della squadra.
L’Adige e la Corsa Rosa
A Legnago, la Corsa Rosa ha portato gli atleti lungo l'argine e la ciclopedonale dell'Adige.
Il grande fiume, che nasce nelle Alpi e attraversa il Veneto prima di raggiungere l'Adriatico, è stato ancora una volta compagno silenzioso di chi corre.
Ma qui la corsa ha avuto anche un significato che supera il cronometro: la manifestazione ha infatti unito sport e solidarietà, ricordando quanto una gara podistica possa trasformarsi in occasione di partecipazione e attenzione verso gli altri.
È questa una delle magie più belle della corsa: per qualche chilometro persone diverse possono condividere la stessa strada e lo stesso desiderio di fare qualcosa insieme.
Trento, Mantova e Alghero: tre città, tre racconti
A Trento, la mezza maratona ha attraversato una città che porta nel proprio paesaggio il dialogo continuo fra montagne e civiltà. Il corso dell'Adige accompagna la valle e ricorda come, da sempre, i fiumi siano stati vie naturali di comunicazione e di incontro.
A Mantova, la corsa ha avuto invece come sfondo una città nata dentro l'acqua, circondata dai laghi formati dal Mincio. Qui il tempo sembra procedere con un ritmo diverso, tra palazzi rinascimentali, piazze e memorie dei Gonzaga.
E poi Alghero, sulla costa nord-occidentale della Sardegna, con il suo particolare legame con la cultura catalana. Le sue mura guardano il Mediterraneo e ricordano che, anche quando si corre, ogni luogo porta con sé una storia.
Dal mare dell’Elba alle montagne
Infine Marina di Campo, all'Isola d'Elba, ha regalato agli atleti la dimensione marina della corsa.
L'Elba, la più grande delle isole dell'Arcipelago Toscano, è stata per secoli terra di marinai, commerci e passaggi. È anche indissolubilmente legata alla storia di Napoleone Bonaparte, che vi trascorse il periodo dell'esilio nel 1814-1815.
Sette località, dunque, sette scenari completamente diversi.
Eppure una sola lingua comune: quella dei passi.
SETTEMBRE 2026: UN MESE DA RACCONTARE
Se la settimana del 27 settembre è stata un capitolo intenso, il riepilogo dell'intero mese racconta qualcosa di ancora più grande.
Sono stati 206 gli atleti Corriferrara impegnati complessivamente.
Hanno corso in 34 località, percorrendo la straordinaria distanza complessiva di 3.796 chilometri.
Per avere un'idea della dimensione del viaggio, è come se, sommando tutti i chilometri percorsi individualmente, la squadra avesse attraversato l'Europa da una parte all'altra e fosse poi ripartita ancora.
Ma il dato forse più impressionante appartiene alle montagne:
43.840 metri di dislivello.
Quarantatremilaottocentoquaranta metri verso l'alto.
Una montagna immaginaria costruita passo dopo passo da tutti gli atleti Corriferrara che, durante settembre, hanno scelto di affrontare salite, discese, pianure e sentieri.
E l’epopea non si è fermata ai confini italiani
Nel viaggio di settembre ci sono stati anche tre luoghi esteri:
Budapest, Lubiana e Vienna.
Tre capitali europee, tre storie differenti.
Budapest, divisa dal Danubio e nata dall'unione di Buda e Pest.
Lubiana, capitale slovena attraversata dal fiume Ljubljanica e dominata dalla collina del castello.
Vienna, città imperiale sulle rive del Danubio, dove la storia europea ha lasciato alcune delle sue impronte più profonde.
Anche lì, in mezzo a monumenti, fiumi e strade straniere, qualcuno ha corso indossando i colori Corriferrara.
Undici volte sul podio
E alla fine dell'epopea arrivano i numeri che si possono mettere in classifica, ma che raccontano soltanto una parte della storia:
11 podi conquistati nel mese di settembre.
Perché ogni podio è importante, ma non può contenere tutto ciò che accade prima di salirci.
Dentro un risultato ci sono gli allenamenti fatti quando non si aveva voglia di uscire, le sveglie all'alba, le giornate di pioggia, i chilometri solitari, gli amici incontrati lungo la strada, le rinunce e la soddisfazione di vedere finalmente comparire il traguardo.
È questo, in fondo, il senso più autentico dell'epopea di Corriferrara.
Gilgamesh cercava l'immortalità e, alla fine del suo viaggio, comprese che l'uomo non diventa eterno evitando il tempo, ma lasciando qualcosa di sé nel mondo.
Gli atleti Corriferrara non cercano l'immortalità.
Cercano un chilometro in più.
Una salita da superare.
Un traguardo.
Un nuovo viaggio.
E così, mentre settembre consegna i suoi 3.796 chilometri, le 34 località, i 43.840 metri di dislivello, i 206 atleti e gli 11 podi, la strada davanti è già pronta.
Perché ogni corsa finita non è davvero la fine.
È soltanto l'inizio della prossima storia.















































