martedì 14 aprile 2026

Maratona del Lamone.

 

Maratona del Lamone 2026: tra natura, passione e grandi emozioni per Corriferrara

Il 12 aprile 2026, le strade e le campagne attorno a Russi si sono animate con l’energia della Maratona del Lamone, una delle gare più affascinanti e storiche del panorama podistico nazionale. Non a caso, è considerata la seconda maratona più antica d’Italia: un evento che unisce tradizione, organizzazione impeccabile e un percorso capace di conquistare il cuore di chi corre.

In questo scenario suggestivo, immerso nella natura rigogliosa della Romagna, anche Corriferrara ha lasciato il segno grazie alle ottime prestazioni di Filippo Rivaroli e Chiara Rosignoli, entrambi protagonisti di una giornata sportiva intensa e ricca di soddisfazioni.


🌿 Una corsa nella natura romagnola

La Maratona del Lamone è molto più di una semplice gara: è un viaggio tra paesaggi rurali, argini, silenzi e colori primaverili. Correre qui significa respirare la vera essenza del territorio romagnolo, dove ogni chilometro racconta una storia fatta di passione e accoglienza.


🏃‍♀️ Chiara Rosignoli: una tappa verso il sogno Passatore

Per Chiara Rosignoli  questa maratona ha rappresentato il primo importante passo del Trittico di Romagna, un percorso di preparazione che la porterà verso la mitica 100 km del Passatore. E la sua prova non è passata inosservata.

Con un tempo di 3h23’, Chiara ha conquistato:

  • 🥇 9ª donna assoluta
  • 🥈 4ª di categoria

Un risultato che conferma solidità, determinazione e una preparazione già ben avviata.

Le sue parole raccontano perfettamente lo spirito della giornata:

La seconda maratona più antica d’Italia. Prima gara del Trittico di Romagna, Maratona del Lamone. Una bellissima scampagnata, perché così la definisco: gara bellissima in mezzo alla natura (che io amo), organizzata in modo eccellente a partire dalla sicurezza, volontari, ristori, premiazioni… tutto insomma.
Per me un allenamento per la preparazione alla 100 km del Passatore. Allenamento studiato e strutturato, chiusa in 3.23. Classificata 9ª donna assoluta e 4ª di categoria!
Come si dice?? Buona la prima!!!!!!
Si pensa già alla seconda: il 19/04 a Rimini, altri 42 km mi aspettano!

Parole che trasmettono entusiasmo, consapevolezza e una grande voglia di mettersi ancora alla prova.


💪 Filippo Rivaroli: solidità e determinazione

Ottima anche la prova di Filippo Rivaroli, che ha affrontato la gara con grinta e costanza, confermando lo spirito combattivo che contraddistingue gli atleti Corriferrara. Una prestazione solida, costruita chilometro dopo chilometro, in un contesto competitivo ma sempre carico di energia positiva.


🔜 Verso nuove sfide

La Maratona del Lamone si chiude così con un bilancio più che positivo per Corriferrara, tra risultati importanti e nuove motivazioni. Per Chiara, lo sguardo è già rivolto alla prossima tappa del trittico, a Rimini, mentre all’orizzonte si intravede il grande obiettivo del Passatore.

E se il buongiorno si vede dal mattino… questa stagione promette davvero grandi soddisfazioni. 🏅






Vivicittà, Corriferrara 1^ con 116 iscritti.

 

Nel dolce abbraccio della primavera, quando l’aria di aprile si fa lieve e il cuore si dispone alla gioia del moto e della condivisione, la città di Ferrara ha accolto, il giorno 12 dell’anno 2026, una delle più nobili e partecipate celebrazioni dello spirito sportivo: la corsa Vivicittà. Non fu gara soltanto, ma rito corale: in simultanea, una quarantina di città, in Italia e oltre i suoi confini, diedero il via allo stesso palpito, come se un unico cuore battesse all’unisono lungo strade lontane ma unite da medesima passione. E così Ferrara, scrigno d’arte e memoria, si fece teatro di questa danza di passi. Sotto lo sguardo austero delle statue di Borso d'Este e Niccolò III d'Este (copie novecentesche forgiate da Giacomo Zilocchi di opere più antiche, distrutte dalle tempeste della storia) si radunò una moltitudine variopinta di podisti. Giovani e maturi, agili e novelli, tutti avvolti in vesti leggere e funzionali, ben lontane dalle pesanti fogge d’altri secoli, quasi a testimoniare il mutar del tempo e la costanza dell’animo umano. Il gonfiabile della partenza si ergeva dinanzi a loro, mentre a destra dominava la solenne Cattedrale di San Giorgio Martire, velata in parte dai restauri, ma non meno maestosa nel suo racconto di nove secoli. Poco oltre, come sentinella silente, il Castello Estense o Castello di San Michele, vegliava sul fluire degli eventi: i corridori lo avrebbero lasciato alla sinistra nella partenza e ritrovato alla destra negli ultimi metri, quasi compagno fedele del loro viaggio. Nel fervore del momento, tra musica e voci intrecciate, emergeva limpida e guida la parola di Daniele Trevisi, che con perizia e calore narrava, istruiva, incantava gli astanti, rendendo ogni attimo più vivo. E come non cedere al fascino della storia, che qui si respira ad ogni passo? Il ritrovo per la foto di gruppo cadde sullo Scalone Municipale, edificato tra il 1473 e il 1481, là dove pietra e memoria si fondono. Non fu scelta casuale: proprio tra Piazza Municipale e Corso Martiri, ove erano ubicati partenza e arrivo, si svolse la prima edizione nel lontano 1984, quasi a suggellare un ponte ideale tra le origini e il presente. Tra le schiere dei partecipanti, con onore si distinse la società Corriferrara, che con ben 116 iscritti si aggiudicò il primato di gruppo più numeroso, segno tangibile di dedizione e spirito comunitario. E poi, le gesta. Ah, le gesta!

Tra i più giovani:

  • Zambrini Vittoria, prima tra i “Primi Passi” (300 m)
  • Valarini Leonardo, primo tra gli Esordienti (600 m)

Sulla distanza regina dei 10 km, ove si misura la costanza del fiato e la fermezza del cuore:

  • Bellini Giulia, prima di categoria
  • Scagliarini Lucia, seconda di categoria
  • Pantaleoni Paola, prima di categoria
  • Berghenti Lucrezia, Ferrari Elisa, Marangoni Emanuela, Mignardi Donatella, tutte terze di categoria
  • Grandi Denis, terzo di categoria

Ma più ancora dei podi, fu la gioia a trionfare: competitivi e non, tutti presero parte a questa festa dell’anima. E dolci come versi furono le parole di Paola Pantaleoni, che così narrò la sua prova:

Vivicittà 2026: ottimo test sui 10.000 metri. Quest’anno ancora più bella la location... emozionante la vista del centro storico affollato di turisti e runner che incitano lungo il percorso. Molto soddisfatta della mia gara nella mia città: dodicesima donna assoluta e prima di categoria. Grazie sempre Runner's School Italia.”

E con semplicità, ma non minor verità, Denis Grandi aggiunse:
Sempre bello correre per le vie della nostra città!!!” 

Non meno vibrante fu il pensiero di Andrea Rubbini


 che con animo sincero ricordò il proprio cammino:
Sempre bella!!! Due anni fa il mio esordio in gara ‘competitiva’, non potevo mancare anche quest’anno! Un sacco di gente, amici di tutte le squadre insieme in partenza, ottima organizzazione... più di così non si può chiedere!”

E come eco lieta tra le mura estensi, risuonò la voce di Giovanni Simone:
Sempre bello correre nella propria città ed in contemporanea in altre 39 in tutta Italia. È stata una festa e mi sono divertito.”

Infine, con spirito familiare e gioia condivisa, Angelo Visentini   dipinse un quadro vivido della sua esperienza:

Gara divertente come ogni anno, quest’anno ancora di più: eravamo in tantissimi e, per l’occasione, ho corso con mia moglie Elisa Ferrari e con mio figlio sul passeggino-running, ottenendo anche un grande risultato inaspettato per il nostro piccolo team. Ringrazio la squadra e tutti gli amici presenti, compreso il presidente: grande giornata simpatica e divertente di corsa in compagnia, in preparazione della Rimini Marathon.”

Così si concluse la giornata, non con la fine di una corsa, ma con l’inizio di un ricordo: perché correre a Ferrara, tra mura antiche e spiriti nuovi, non è solo fatica del corpo, ma carezza dell’anima.






















lunedì 13 aprile 2026

Trail Alpino

 

Trail Alpino di Castelgomberto  12 aprile 2026
11 km | 400 metri di dislivello | spirito alpino, fatica e fratellanza

Certe giornate non si misurano solo in chilometri o metri di dislivello. Si misurano in strette di mano, pacche sulle spalle, sorrisi sporchi di fatica e quel senso di appartenenza che solo gli Alpini sanno regalare. E così è stato domenica 12 aprile a Castelgomberto, tra le dolci ma insidiose colline vicentine, dove è andata in scena la prima edizione del Trail Alpino.

Undici chilometri sulla carta, quattrocento metri di dislivello dichiarati. Numeri che potrebbero ingannare i meno esperti, ma che sul campo hanno raccontato tutt’altra storia: sentieri stretti, pietraie traditrici, saliscendi continui che non ti lasciano mai davvero respirare. Un percorso “corto ma cattivo”, come si direbbe tra chi la montagna la vive davvero.

E poi c’è Castelgomberto, terra che profuma di storia e di racconti. Qui, tra boschi e contrade, si narra ancora di antichi passaggi di soldati e viandanti, e qualcuno giura che nelle giornate di nebbia si possano quasi sentire gli echi di passi lontani. Forse è suggestione, forse è solo il cuore che batte forte… ma quando corri in questi luoghi, qualcosa dentro si accende.

A dare il tono alla giornata, però, non è stato solo il tracciato. È stato lo spirito alpino. Quello vero. Quello fatto di cameratismo, di voglia di stare insieme, di condividere fatica e gioia senza troppe parole.

Lo racconta bene Michele Tuffanelli   uno dei protagonisti della giornata:

Sarà perché le prime edizioni mi attraggono sempre, sarà perché quando ci sono di mezzo gli Alpini non puoi mancare… o sarà semplicemente perché condividere questa passione con Letizia è sempre bello. Poi vederla arrivare scortata da un alpino e un bersagliere, contenti e sorridenti nonostante la fatica… sì, la fatica! Perché non facciamoci ingannare dai km e dal D+, il tracciato era bello insidioso.
Per quanto mi riguarda mi sono divertito tirandola un po’ in discesa su dei bei single track di pietraia… ma il clou di giornata arriva al terzo tempo e pasta party organizzato dagli Alpini… vi lascio solo immaginare.

E in quelle parole c’è tutto. La corsa, sì. Ma anche qualcosa di più grande.

Perché il Trail Alpino di Castelgomberto non è stato solo una gara. È stato un ritrovo. Un brindisi alla passione condivisa. Un momento in cui il tempo si ferma e contano solo le persone, le storie e quella tavolata finale dove la stanchezza lascia spazio alle risate.

Il “terzo tempo”, come sempre, ha fatto il suo dovere: piatti pieni, bicchieri alzati   e racconti che già diventano leggenda. Perché quando ci sono di mezzo gli Alpini, si sa, nessuno torna a casa da solo… e nessuno torna a casa senza un ricordo in più. E se questa era solo la prima edizione, c’è da scommetterci: Castelgomberto ha già acceso qualcosa che durerà nel tempo. Proprio come le storie che nascono nei posti veri, tra la terra, la fatica e il cuore.













domenica 12 aprile 2026

Elba Sky Race

 



Elba Sky Race 2026: dove il granito incontra il cuore

Sull’incantevole Isola d’Elba, l’11 aprile 2026 si è corsa molto più di una gara. La Elba Sky Race, 28 km con 1600 metri di dislivello positivo, è stata un viaggio dentro la fatica, la natura e qualcosa di più profondo: quella connessione antica tra uomo e paesaggio che solo certi luoghi sanno regalare.

Un’isola che parla all’anima

L’Elba non è solo mare cristallino e spiagge dorate. È un’isola di contrasti, di rocce antiche e profumi intensi, di vento e silenzio. Qui la macchia mediterranea avvolge ogni sentiero, e il granito del Monte Capanne racconta storie millenarie.

Non a caso, questo luogo ha ispirato artisti e poeti. Tra questi, Dylan Thomas, che trovò nelle isole e nei paesaggi marini una fonte inesauribile di suggestioni. L’Elba, con la sua luce mutevole e la sua anima selvaggia, sembra fatta apposta per chi cerca parole e significati oltre l’orizzonte.

Curiosità e leggende

  • Si racconta che le rocce granitiche del Monte Capanne siano frammenti di antiche divinità cadute dal cielo.
  • L’isola fu anche dimora di Napoleone Bonaparte, che qui trovò un esilio tutt’altro che silenzioso.
  • Nei boschi più fitti, secondo la tradizione, si aggirano ancora spiriti e presenze legate ai vecchi minatori e ai marinai.

La gara: tra cielo, roccia e respiro

La Elba Sky Race non concede tregua. Il percorso si snoda tra boschi di pini marittimi, blocchi di granito, ginestre, lavanda ed erica. Le salite sono ripide, spesso a gradoni, e mettono alla prova anche i più esperti.

Il tratto finale verso la vetta del Monte Capanne è un’esperienza quasi alpinistica: un percorso attrezzato, esposto, che richiede concentrazione e rispetto. Non è una gara per tutti, ma per chi accetta la sfida, regala emozioni indelebili.

Le voci dei protagonisti

Le parole degli atleti raccontano meglio di qualsiasi cronaca cosa significhi affrontare questa gara.

Renato Finco   ha racchiuso l’essenza dell’impresa in una riflessione potente:

Abbiamo domato il granito del monte Capanne, respirato il sale del mare, superato i nostri limiti.
La medaglia tra le mani non è solo pietra, è il simbolo di un’impresa che resterà scolpita nella memoria!
Elba Sky Race 28K 1600 D+

Agata Grazioso   descrive il contrasto tra fatica e bellezza:

La Skyrace dell’Elba, una gara tra i boschi e i profumi mediterranei, che ti spezza le gambe ma ti riempie il cuore.

Elenia Paparella   restituisce tutta la durezza e la magia del percorso:

L’Isola d’Elba riserva sempre un’atmosfera speciale: percorso immerso nella natura selvaggia, si corre tra boschi di pini marittimi, blocchi di granito circondati da ginestre, lavande, eriche con salite a gradoni che tolgono il fiato fino a raggiungere il picco del Monte Capanne attraverso un lungo tratto di percorso attrezzato non consigliato a chi soffre di vertigini.
Il cielo coperto per buona parte della gara ci ha permesso di ammirare il mare solo una volta arrivati in cima, però forse è stato meglio così perché con una temperatura ancora più alta sarebbe stato ancora più difficile.
Gara molto dura, con salite adatte più ai mufloni che ai corridori di pianura.
Questa Skyrace ci resterà nel cuore sia per la sua bellezza selvaggia che per la sua durezza.”

Più di una gara

La Elba Sky Race è una sfida fisica, certo. Ma è anche un’esperienza sensoriale e quasi spirituale. Il respiro che si mescola al vento, il profumo della macchia, il rumore dei passi sul granito: ogni elemento contribuisce a creare qualcosa che resta.

Perché alla fine, come spesso accade nei trail più autentici, non si tratta solo di arrivare al traguardo.
Si tratta di diventare parte del paesaggio, anche solo per un giorno.













giovedì 9 aprile 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Corriferrara: una settimana di passi, sorrisi e traguardi condivisi

Ci sono settimane che non si limitano a scorrere sul calendario, ma si trasformano in piccoli viaggi collettivi. Settimane fatte di partenze all’alba, scarpe allacciate con cura e quella sottile emozione che accompagna ogni gara, ogni allenamento, ogni incontro. La settimana di Corriferrara è stata proprio così: un mosaico di esperienze, chilometri e storie intrecciate.

Trentatré atleti, cinque località diverse, un unico spirito. Dalle suggestive atmosfere di Pedavena, tra i sentieri del Dolomiti Beer Trail ,dove la fatica si mescola alla bellezza della montagna, fino alla vitalità delle gare più brevi ma altrettanto intense, ogni corsa ha raccontato qualcosa di diverso. Non solo numeri, ma emozioni vissute passo dopo passo.

C’è chi ha sfidato sé stesso sulle lunghe distanze, tra i 55, 24 e 12 chilometri immersi nella natura, e chi ha trovato ritmo e soddisfazione nelle gare più veloci: i 7 km di Villanova di Ravenna, i 9,4 km di Castelmassa, i 10 km di Alfonsine o i 13 km di Montegrotto Terme. Percorsi diversi, ma un unico filo conduttore: il desiderio di mettersi in gioco.

In totale, 425 chilometri percorsi. Un numero che da solo racconta impegno, costanza e passione. Ma ancora più impressionante è il dislivello totalizzato: 14.100 metri. Come scalare più volte una montagna, insieme. Perché è questo il bello: ogni salita, ogni tratto più duro, diventa più leggero quando è condiviso.

E poi ci sono i podi, che arrivano come riconoscimento di un lavoro fatto con dedizione, ma anche come simbolo di un gruppo che cresce e si sostiene. A Villanova di Ravenna, Paolo Callegari conquista un meritatissimo secondo posto di categoria. A Castelmassa, Denis Grandi sale sul gradino più alto, insieme a Franca Panagin, prima di categoria, mentre Elisa Benini ed Elisa Ferrari portano a casa due splendidi secondi posti.

Ma al di là delle classifiche, ciò che resta davvero è il senso di appartenenza. Gli sguardi prima della partenza, gli incoraggiamenti lungo il percorso, le risate a fine gara. Correre diventa così molto più di uno sport: è un modo per ritrovarsi, per condividere obiettivi e per scoprire, ogni settimana, un po’ di più su sé stessi e sugli altri. Questa non è solo una somma di risultati. È il racconto di una comunità in movimento, che continua a inseguire sogni, chilometro dopo chilometro.







mercoledì 8 aprile 2026

Run Dagi

 

Nel cuore dei Colli Euganei, dove la terra respira vapore e memoria, si è svolta il 6 aprile 2026 la Run Dagi, una gara non competitiva che è molto più di una semplice corsa: è un viaggio dentro un paesaggio che da millenni incanta viaggiatori, poeti e sognatori.

Tra natura, fatica e meraviglia

Con i suoi 13 km e 300 metri di dislivello, la Run Dagi ha messo alla prova gambe e respiro, alternando tratti immersi nel verde a salite che chiedono rispetto. Non è una gara da cronometro, ma da ascolto: del proprio corpo, del ritmo del passo e di ciò che il paesaggio racconta.

A fare da cornice è Montegrotto Terme, luogo dove l’acqua calda sgorga dalla profondità della terra portando con sé storia e leggenda. Qui ogni sentiero sembra avere una voce, ogni collina custodire un segreto.

Le “Aquae Patavinae”: quando la corsa incontra la storia

Già in epoca romana, queste terre erano conosciute come Aquae Patavinae, celebri per le loro sorgenti termali. Scrittori e poeti latini ne esaltavano le virtù: dalle acque benefiche ai paesaggi morbidi e silenziosi, capaci di ispirare versi e riflessioni.

Autori come Plinio il Vecchio e Marziale descrivevano questi luoghi come rifugi dell’anima, dove il corpo si rigenera e lo spirito si alleggerisce. Correre oggi su questi stessi sentieri significa, in qualche modo, dialogare con quel passato: ogni passo riecheggia una storia antica.

Una sfida condivisa

La Run Dagi non è competizione, ma comunità. È il piacere di partire insieme e arrivare con il sorriso, magari stanchi ma arricchiti. Lo conferma il commento di Emanuela Lambertini:

Una non competitiva molto impegnativa.

Poche parole, ma sincere. Perché l’impegno si sente tutto, soprattutto nei tratti in salita, dove il paesaggio si apre e regala scorci che ripagano ogni sforzo.

Correre tra leggenda e presente

Tra vapori che si alzano dalla terra e sentieri che si snodano tra ulivi e boschi, la Run Dagi diventa esperienza quasi sospesa. C’è chi corre per sport, chi per passione, chi per ritrovare un contatto autentico con la natura. Ma tutti, in qualche modo, finiscono per portarsi a casa qualcosa in più.

Forse è proprio questo il segreto delle antiche Aquae Patavinae: non solo acque che curano, ma luoghi che restano dentro. Anche dopo l’ultimo chilometro.

martedì 7 aprile 2026

Dolomiti Beer trail

Dolomiti Beer Trail 2026: tra fatica, neve e sorrisi

Il 4 aprile 2026, Pedavena si è trasformata ancora una volta in un piccolo universo parallelo dove la corsa incontra la montagna, la fatica si mescola alla festa e ogni passo racconta una storia. Il Dolomiti Beer Trail non è solo una gara: è un rito collettivo, una celebrazione dello spirito trail tra boschi, ghiaioni e panorami che sembrano usciti da una leggenda delle Dolomiti.

Tre le distanze in programma:55 km, 24 km e 12 km  e su tutte e tre, immancabile, la presenza degli atleti Corriferrara, pronti a lasciare il segno su ogni tipo di terreno.


🌲 Un percorso che racconta la montagna

Il Beer Trail è famoso per non fare sconti. Non è solo una questione di chilometri, ma di carattere. Sentieri che cambiano volto continuamente: dal sottobosco morbido alle creste esposte, fino a tratti dove la neve di inizio primavera ricorda che qui la montagna decide sempre lei.

Lo racconta bene Cristiano Rocambole:

"Percorso molto vario, con discese tecniche e corribili e salite abbastanza impegnative"

Una sintesi perfetta: varietà come parola chiave. Perché qui si passa in pochi minuti dal correre leggeri al dover “lavorare” ogni passo, tra ghiaia instabile e pendenze che chiedono rispetto.

E poi c’è Pedavena, con la sua storica Birreria Pedavena, che accoglie tutti al traguardo. Non è solo un arrivo: è una festa, un abbraccio collettivo, un brindisi condiviso tra chi ha vinto e chi ha semplicemente resistito.


💛 Storie di corsa, di testa e di cuore

Se il trail è racconto, allora le parole degli atleti sono capitoli autentici.

Maria Letizia Milani    porta con sé qualcosa che va oltre la gara:

"Non faccio tantissime gare in un anno ma ci sono gare a qui ci sono affezionata e il Beer TRAIL è una di queste sarà per la gara in sé sarà per la vista sarà per l'arrivo dove accoglie tutti allo stesso modo che tu sia primo o ultimo..."

E poi la difficoltà, quella vera:

"quest'anno purtroppo Michele in settimana si è infortunato e ha dovuto dare forfait... una gara totalmente diversa dagli anni scorsi si sale subito in una salita costante e decisa poi sono andata un po' in difficoltà in discesa tecnica su ghiaia e ciottoli molto scivolosi..."

Ma il trail è anche questo: trasformare le parole di qualcuno in energia:

"avevo nella testa le parole che mi dice sempre Michele in gara ...ti porto sempre con me e dovevo portarla a casa anche per lui..."

E alla fine:

"si fatica tanta ma anche tanta soddisfazione sia per il tempo finale per me tanta roba."


❄️ Il battesimo (vero) del trail

E poi c’è chi il trail lo scopre così, senza filtri. Federico Oliani    lo racconta con una sincerità disarmante e irresistibile:

"Il primo Trail non si scorda mai...ma forse sarebbe meglio!"

Un esordio epico, tra errori e scoperte:

"Senza preparazione specifica, senza tecnica, senza materiale tecnico..."

E la montagna, si sa, insegna in fretta:

"mi sono trovato a correre in canotta sulla neve, a cadere due volte nel giro di qualche minuto, morire con crampi e mal di schiena..."

Fino alla rivelazione universale del trail runner:

"Ad esempio che se tutti hanno i bastoncini forse servono a qualcosa."

Ma il finale è quello che conta davvero:

"giornata splendida... arrivo con fiumi di birra e dj set .....quindi al top! I dolori passano, la gloria e la medaglia restano!"

"


🌞 Natura, sole e… terzo tempo

A ricordarci l’essenza più pura della giornata è anche Renato Finco


 che coglie il cuore dell’esperienza con poche parole:

"Sempre bello sulle Prealpi venete, natura sole e terzo tempo mitico con birra all'arrivo"  


E in effetti è proprio così: le Prealpi Venete regalano scenari che cambiano a ogni passo, tra luce e ombra, tra silenzi e respiri profondi. E poi quel “terzo tempo” che nel trail non è un dettaglio, ma parte integrante dell’esperienza. Un momento in cui la competizione si scioglie e resta solo la condivisione.


🍺 Tra leggenda e realtà

Si dice che tra i sentieri sopra Pedavena, nelle giornate limpide, si possano vedere profili di montagne che ricordano antichi spiriti delle Dolomiti. Leggende locali parlano di presenze silenziose che osservano i viandanti… e forse anche i trail runner.

Ma una cosa è certa: al Beer Trail, ogni atleta lascia qualcosa su quei sentieri, fatica, emozione, magari qualche imprecazione  e porta via molto di più.


🏁 Corriferrara: presenza, spirito, squadra

Su tutte le distanze, i 14 atleti e atlete Corriferrara hanno incarnato lo spirito della gara: partecipazione, condivisione e quella leggerezza che rende il trail qualcosa di unico. Non solo prestazione, ma esperienza.

Perché in fondo, al Dolomiti Beer Trail, non importa quanto vai forte.
Importa come vivi ogni chilometro. E magari, alla fine, con una birra in mano…  tutto ha ancora più senso.