giovedì 30 aprile 2026

Riepilogo settimanale e punti che saranno assegnati.

 

Nel volgere d’una settimana, come in un canto disteso tra aurora e vespro, la schiera degli atleti di Corriferrara ha solcato vie e sentieri, sospinta da virtù tenace e da quell’ardore che accende il passo e nobilita la fatica. Erano cinquanta, come un drappello ordinato sotto insegna invisibile, e undici furono le terre che accolsero il loro cimento.

Da Ozzano Emilia si levò il primo moto, nella Camminata della Resistenza, dove quindici chilometri parvero un inno alla perseveranza; e poi, tra i boschi e le pieghe montane di Serso di Pergine, il Trail del Drago si fece prova doppia, tra dieci e venti chilometri, quasi a misurare il coraggio su due bilance diverse.

A Castel Bolognese, la leggendaria 50 di Romagna si erse come impresa epica: cinquanta chilometri, degni d’un poema cavalleresco, ove il corpo cede e lo spirito comanda. E nelle contrade di San Venanzio di Galliera, tra le “vecchie borgate”, sedici chilometri e mezzo narrarono storie di passi antichi e memorie contadine.

Non mancò la solenne pianura di Padova, dove la Maratona,  nella sua interezza e nella mezza si offrì come rito classico, cifra perfetta di distanza e disciplina. E più oltre, nei rilievi umbri di Scheggia e Pascelupo, il Trail del Monte Cucco invitò a un’ascesa breve ma intensa, quindici chilometri di natura aspra e generosa.

Non fu trascurata Ferrara, dove la Camminata di San Giorgio, breve nei chilometri, ma larga nel cuore  raccolse i passi cittadini in sei chilometri e mezzo di condivisione. E poi l’Umbria, quasi una corona di tappe: Sigillo, Passignano sul Trasimeno, San Venanzo, Cannara ciascuna con le sue distanze, tra sette e undici chilometri, a comporre il Giro dell’Umbria, mosaico di colline e respiro.

Infine Cornuda accolse il Duerocche Prosecco Trail, ventidue chilometri tra vigne e saliscendi, ove la fatica si mescola al profumo della terra e al gusto dell’orizzonte.

Così si compie il computo: 15.550 metri di dislivello, come una scalata invisibile verso il cielo, e 1081,776 chilometri percorsi, cifra che pare smisurata e pure nasce da passi umili, uno dopo l’altro, come sillabe d’un poema.

E se Torquato Tasso avesse cantato tali gesta, forse avrebbe detto che non furono soltanto corse, ma imprese dell’animo: perché in ogni atleta vive un cavaliere moderno, che non brandisce spada ma volontà, e trova nel cammino non la fine, bensì il senso stesso del viaggio.








Duerocche Asolo prosecco trail

 

Duerocche Asolo Prosecco Trail 2026: correre tra colline, storia e bollicine.

Il 26 aprile 2026, tra le morbide ondulazioni delle colline trevigiane, è tornata una delle gare più iconiche del panorama trail veneto: la Duerocche Asolo Prosecco Trail, con partenza e arrivo a Cornuda. Un evento che unisce sport, territorio e convivialità, capace di richiamare migliaia di appassionati ogni anno.

Un trail “corribile” che conquista tutti

La distanza da 22 km con 994 metri di dislivello positivo rappresenta il perfetto equilibrio tra sfida e divertimento. Non è un tracciato estremo, ma proprio per questo riesce a mettere d’accordo molti runner: abbastanza impegnativo da farsi rispettare, ma anche scorrevole e godibile, ideale per chi ama correre senza dover affrontare passaggi troppo tecnici.

Il percorso si snoda tra i celebri colli attorno ad Asolo, spesso definita la “città dei cento orizzonti”. Qui, tra vigneti di Prosecco, sentieri sterrati e scorci panoramici, si respira un’atmosfera unica: ogni salita regala una vista, ogni discesa invita a lasciarsi andare.

Curiosità sul territorio

  • Le colline asolane fanno parte dell’area del Prosecco Superiore DOCG, patrimonio paesaggistico di grande valore.
  • Il nome “Duerocche” richiama due punti simbolici del percorso: la Rocca di Cornuda e la Rocca di Asolo, antiche fortificazioni che dominano il territorio.
  • In primavera, i sentieri attraversano vigneti e boschi in piena fioritura: un vero spettacolo per gli occhi (e una distrazione non da poco per il cronometro).

Il primo caldo e sentieri perfetti

L’edizione 2026 ha messo i partecipanti di fronte al primo vero caldo stagionale, un fattore tutt’altro che banale. Dopo mesi di temperature più miti, gestire ritmo e idratazione è diventato parte integrante della gara.

Le condizioni dei sentieri, però, erano ideali: terreno asciutto, compatto e veloce, perfetto per chi ama spingere.

Il commento di Marco Benati

“Trail tra i più partecipati e celebri del Veneto, tra i colli Asolani con partenza ed arrivo da Cornuda (TV). Percorso non troppo tecnico e duro rispetto ad altri, e quindi corribile e piacevole. Condizioni dei sentieri perfette e primo caldo stagionale da dover saper gestire bene. Ampio villaggio di partenza con stand, chioschi birra (che essendo appunto in Veneto c’erano delle belle file all’arrivo) e pasta/pizza party, organizzazione impeccabile, con distanze per tutti gusti, una garanzia.”

Parole che centrano in pieno lo spirito della gara: accessibile ma mai banale, competitiva ma anche festosa.

Più di una gara: un’esperienza

La Duerocche non è solo trail running. È anche:

  • un villaggio gara vivace, con stand e musica
  • ristori che celebrano il territorio (sì, anche con un tocco di Prosecco 🍾)
  • il classico pasta/pizza party finale, dove la fatica lascia spazio alla convivialità

E poi c’è quel dettaglio tutto veneto: le file ai chioschi birra all’arrivo. Un segnale inequivocabile che la gara è finita… e la festa è iniziata.

Perché resta una “garanzia”

Negli anni, la Duerocche si è costruita una reputazione solida grazie a:

  • organizzazione impeccabile
  • percorsi curati e ben segnati
  • ampia scelta di distanze
  • capacità di accogliere sia élite che amatori

È uno di quegli eventi che molti trail runner segnano in calendario a occhi chiusi.


In definitiva, la 22 km della Duerocche Asolo Prosecco Trail 2026 ha confermato tutto ciò che la rende speciale: un trail autentico, corribile e immerso in uno dei paesaggi più belli del Veneto, dove ogni passo sa di terra, fatica… e, perché no, di Prosecco.




mercoledì 29 aprile 2026

Padova Marathon

 

Sotto un cielo già intriso d’estate, quando aprile cede il passo ai primi ardori, la città di Padova si è fatta teatro di passi, respiri e volontà. Il 26 aprile 2026, tra vie antiche e memorie di pietra, si è corsa la Padova Marathon, gara che non è soltanto sfida atletica, ma dialogo silenzioso tra l’uomo e la sua resistenza.

Padova, città di Prato della Valle e della Basilica di Sant’Antonio, pare quasi osservare i corridori con l’indulgenza dei secoli. Qui, tra portici e leggende, si narra che ogni passo riecheggi quelli degli antichi pellegrini, e che il vento, passando tra le statue, sussurri incoraggiamenti a chi non vuole cedere. In questo scenario sospeso tra arte e fatica, anche il sudore acquista una dignità quasi poetica.

Tra i partecipanti, la presenza della Corriferrara ha portato un frammento di Ferrara nel cuore veneto: otto atleti schierati nella mezza maratona, un piccolo drappello mosso da spirito comune e passione autentica. Non eroi solitari, ma compagni di strada, legati da quel filo invisibile che solo la corsa sa tendere.

La gara, tuttavia, non si è concessa con leggerezza. Il caldo, precoce e insistente, ha trasformato ogni chilometro in una prova di carattere, quasi una moderna allegoria della virtù contro l’avversità. Come in un sonetto petrarchesco, il contrasto tra desiderio e fatica si è fatto evidente: il corpo che cede, l’animo che insiste.

A suggellare questa esperienza, le parole di Luca Colombani, che con semplicità racchiudono il senso di una giornata intensa:
Gara molto calda e impegnativa.”

E in questa misura asciutta, quasi un brocardo moderno, si cela la verità più limpida: non sempre la bellezza di un’impresa risiede nella sua facilità, ma nel segno che lascia. Così Padova, ancora una volta, non ha solo ospitato una corsa, ma ha scolpito una memoria, fatta di passi, calore e volontà.









Camminata della Resistenza

 

Camminata della Resistenza: 15 chilometri tra memoria, natura e comunità a Ozzano dell’Emilia

Il 25 aprile 2026, giorno della Festa della Liberazione, le strade e i sentieri attorno a Ozzano dell'Emilia si sono trasformati in un percorso di memoria condivisa. La Camminata della Resistenza, non competitiva e lunga 15 km, ha unito passo dopo passo persone di tutte le età in un’esperienza che va oltre lo sport: un cammino dentro la storia, dentro il paesaggio e dentro sé stessi.

Correre (o camminare) per ricordare

La scelta di una camminata non competitiva non è casuale. Non c’è cronometro, non c’è podio. C’è invece una forma di “resistenza” più intima: quella del corpo che si muove con costanza, del respiro che trova il suo ritmo, della mente che resta presente.

In questo senso, la camminata richiama profondamente lo spirito della Resistenza italiana: non uno scatto veloce, ma una lotta lunga, fatta di sacrificio, determinazione e comunità. Come i partigiani che attraversavano colline e sentieri, anche i partecipanti hanno percorso chilometri immersi nella natura, trasformando ogni passo in un gesto simbolico.

Ozzano e le sue colline: un paesaggio che racconta

Il territorio di Ozzano dell’Emilia, alle porte di Bologna, è fatto di dolci colline, campi coltivati e tratti boschivi che in primavera si accendono di colori. Camminare qui significa attraversare una terra che, durante la Seconda guerra mondiale, fu teatro di passaggi, rifugi e storie di resistenza quotidiana.

Non mancano racconti tramandati oralmente: vecchi casolari che si dice abbiano nascosto staffette partigiane, sentieri secondari usati per evitare i controlli, e luoghi dove la solidarietà tra abitanti faceva la differenza tra vita e morte. Anche se molte di queste storie restano ai confini tra memoria e leggenda, contribuiscono a dare profondità al paesaggio.

Una comunità in cammino (e anche Corriferrara)

La Camminata della Resistenza non è solo un evento sportivo, ma un rito collettivo. Famiglie, gruppi di amici, associazioni locali: tutti insieme, senza distinzione. C’è chi cammina in silenzio, chi racconta, chi porta una bandiera o un ricordo.

Tra i partecipanti di questa edizione 2026, anche una piccola ma significativa presenza  Corriferrara, rappresentata da tre atleti, che hanno scelto di esserci non per competere, ma per condividere il valore profondo dell’iniziativa. La loro partecipazione testimonia come il mondo della corsa sappia riconoscere momenti in cui il cronometro lascia spazio alla memoria, e l’allenamento diventa occasione di riflessione e appartenenza.

Il valore del passo lento

In un mondo che corre veloce, scegliere di camminare per 15 chilometri è quasi un atto controcorrente. È un modo per rallentare, per ascoltare il proprio corpo e per entrare in sintonia con ciò che ci circonda.

E forse è proprio qui il messaggio più potente della Camminata della Resistenza: la memoria non è qualcosa di statico, ma un percorso da fare insieme, passo dopo passo.





50 km di Romagna

 

Nel cuore generoso dI Castel Bolognese, dove la terra di Romagna respira storie antiche e accoglie ogni passo con silenziosa complicità, il 25 aprile 2026 si è rinnovato uno dei riti più autentici della corsa italiana: la 50 Km di Romagna.

Non è soltanto una gara. È un viaggio.
Un viaggio lungo 50 chilometri, con i suoi 610 metri di dislivello che non sono semplici numeri, ma pieghe del paesaggio e dell’anima. Qui ogni salita sembra chiedere qualcosa, ogni discesa restituisce un frammento di sé. È una prova che non misura solo il tempo, ma la volontà.

Questa corsa appartiene a un trittico che, per gli appassionati, ha il sapore della leggenda: insieme alla Maratona del Lamone e alla mitica 100 Km del Passatore, compone un percorso ideale fatto di sfide, tradizione e appartenenza. Tre tappe che raccontano la Romagna più vera, quella delle strade polverose, dei paesi che si stringono attorno agli atleti, dei ristori che sembrano tavole di famiglia.

Si dice che queste strade conoscano i segreti dei corridori. Che ogni passo lasci una traccia invisibile, custodita tra le colline e i filari. Alcuni giurano che, nei momenti più duri, quando il caldo si fa sentire e le gambe vacillano, sia proprio la terra romagnola a spingere avanti, con una forza antica, quasi materna.

E quest’anno il caldo non ha fatto sconti. Ha messo alla prova ogni respiro, ogni battito. Ma è proprio nella difficoltà che nasce il ricordo più vivo.

Tra i protagonisti, Corriferrara ha risposto presente con 11 atleti. Undici storie diverse, unite dallo stesso filo: quello della fatica condivisa e della passione che non si spegne.

Le parole degli atleti raccontano più di qualsiasi cronaca.

Michela Guarise ha racchiuso l’essenza della giornata con semplicità disarmante:
"Gara magica, nonostante la fatica e la sofferenza dal caldo la mia unica certezza è che è da rifare."

E in quella parola — magica — c’è tutto: il dolore che si trasforma in nostalgia, la stanchezza che diventa desiderio di ritorno.

Laura Rinaldi, invece, ha parlato con il cuore:
"Anche se quest'anno non ero in forma, non avrei mai rinunciato a farla. Rimane la gara più faticosa mai fatta, ma mi è entrata nel cuore!"

Perché certe gare non si scelgono con la testa. Si scelgono con qualcosa di più profondo.

La 50 Km di Romagna è questo: una promessa che si rinnova, un legame che va oltre il cronometro. È il sudore che diventa racconto, è la fatica che si trasforma in identità.

E mentre il sole tramonta sulle strade di Castel Bolognese, resta una certezza silenziosa: chi ha corso qui, non è più lo stesso. E prima o poi, tornerà.











martedì 28 aprile 2026

35^ Camminata "Le vecchie borgate"

 

Tra argini, memoria e amicizia: la 35ª Camminata “Le vecchie borgate”

Il 25 aprile, giornata densa di significato per tutto il Paese, si è trasformato ancora una volta in un momento di condivisione semplice e autentica a San Venanzio di Galliera. Qui, nella quiete della pianura bolognese, è andata in scena la 35ª Camminata “Le vecchie borgate”, appuntamento ormai storico per il mondo del podismo non competitivo.

Una corsa (o camminata, a seconda dello spirito con cui la si affronta) che non misura solo chilometri 16,5, per la precisione , ma relazioni, sorrisi e il piacere di stare insieme. Il percorso si snoda tra argini, strade bianche e antiche borgate rurali, testimoni silenziose di un passato contadino che ancora oggi caratterizza il paesaggio della zona.

Il fascino della “bassa”

Correre a San Venanzio di Galliera significa immergersi nella cosiddetta “bassa”: una terra piatta solo all’apparenza, ma ricca di dettagli, storia e atmosfere sospese nel tempo. Qui il ritmo rallenta, lo sguardo si allunga sui campi e ogni passo diventa occasione per riscoprire un contatto genuino con il territorio.

Le “vecchie borgate” citate nel nome della manifestazione non sono solo un riferimento geografico: sono il cuore identitario dell’evento. Piccoli nuclei abitativi, case coloniche e corti che raccontano vite di lavoro e comunità, oggi attraversate da centinaia di podisti.

Correre insieme, davvero

Prima del via, come da tradizione, un momento che vale quanto tutta la gara: la foto di gruppo. Squadre diverse, colori diversi, ma un unico spirito. È proprio qui che si coglie l’essenza di questa manifestazione.

Le parole di Andrea Rubbini lo raccontano meglio di qualsiasi cronaca:

Un'altra classica della bassa, ormai giunta alla 35ª edizione. Anche quest'anno un bel modo per celebrare il 25 Aprile in compagnia. Tanti amici, di tutte le squadre, insieme per una foto giusto prima del ‘via!’, e poi ognuno con il suo ritmo tra argini e vecchie borgate fino al traguardo. Perché è questo lo spirito giusto e piacevole del mondo del podismo”.

E in effetti, lungo il percorso, non ci sono cronometri che tengano: c’è chi corre veloce, chi chiacchiera, chi si gode il paesaggio. Tutti, però, condividono la stessa direzione.

Un rito che si rinnova

La Camminata “Le vecchie borgate” non è solo un evento sportivo, ma un piccolo rito collettivo che ogni anno si rinnova. Un modo per celebrare il 25 aprile non solo nella memoria, ma anche nella libertà di muoversi, incontrarsi, stare insieme.

In un’epoca in cui tutto corre veloce, queste manifestazioni ricordano che il vero traguardo non è arrivare primi, ma arrivare insieme.

E a San Venanzio di Galliera, questo traguardo, ancora una volta, è stato tagliato da tutti.








Trail del Drago

 

Nel cuore del Serso di Pergine, piccolo borgo sospeso tra boschi e silenzi antichi, si narra che il vento porti ancora l’eco di un respiro profondo, quasi fosse quello di un drago addormentato. È qui, tra sentieri che si arrampicano sopra il Lago di Caldonazzo, che ogni anno prende vita il Trail del Drago: non una semplice gara, ma un viaggio tra leggenda e fatica.

Il richiamo del Drago

Secondo storie tramandate nei masi e nelle osterie locali, un tempo queste montagne erano sorvegliate da una creatura antica, un drago custode delle acque e dei boschi. Si dice che il suo spirito vegli ancora sui sentieri, mettendo alla prova chi osa attraversarli. Forse è proprio questo spirito a rendere il Trail così impegnativo.

Due le distanze, due sfide degne di essere affrontate solo da chi accetta il patto con la montagna:

  • 10 km con 600 metri di dislivello, breve ma intensa come un soffio di fuoco
  • 20 km con 1500 metri di dislivello, un’autentica cavalcata tra le creste del drago

Gli atleti e la prova

Tra i coraggiosi che hanno risposto al richiamo, presenti su entrambe le distanze anche gli atleti  Corriferrara, pronti a sfidare pendenze, caldo e sentieri tecnici.

E tra loro, il racconto più vivido è quello di Federico Oliani, che ha trasformato la sua gara in una piccola epopea personale, a metà tra ironia e sopravvivenza:

"Giusto per continuare la mia breve ma intensa saga Trail di allenamento ci spostiamo nel bel Trentino dove in un piccolo paesino vicino al lago di Caldonazzo si svolge il Trail del drago di circa 20km... la gara è stata scelta in base a rigorosi criteri quali:

  • la concomitanza della sagra di san Giorgio dove si poteva bere e mangiare
  • un bellissimo zainetto tecnico come premio di partecipazione!

Dopo aver lasciato le gambe al Dolomiti Beer Trail decido di buttarmi sulla 10km sperando fosse una passeggiata... errore 🤐 il caldo e la mia voglia di provare a tenere il passo degli altri mi fanno secco già verso il 4 km dove inizio ad avere chiari ed evidenti segnali di disidratazione e salivazione al sapore Gatorade 😂 dimenticandomi gel e zainetto a casa mi devo arrangiare con un bicchiere di carta fregato al mc e due bustine di zucchero in tasca.

Non so dire niente sul percorso perché già dai primi metri sono andato a battiti che un uomo della mia età non dovrebbe andare, arrancando e sperando di non morire male.

In un qualche modo arrivo 19 esimo uomo e mi vado a scolare una birra assieme al drago mentre ammiro la medaglia disegnata dai bambini dell'asilo 🙌😂 forse su quello si poteva fare meglio ecco."

Tra mito e realtà

E forse è proprio questo il vero spirito del Trail del Drago: una gara che non si limita a cronometri e classifiche, ma che mescola fatica, leggenda e convivialità. Tra una salita e un ristoro, tra il caldo e la birra finale della sagra di San Giorgio, ogni atleta diventa parte di una storia più grande.

Perché qui, tra i boschi della Valsugana, il drago non si vede… ma si sente. E chi corre su questi sentieri, anche solo per un giorno, finisce inevitabilmente per inseguirne l’ombra.












lunedì 27 aprile 2026

Camminata par San Zorz. Corriferrara 6^ classificata.

Nel dolce spirar d’aprile, quando la primavera veste di verde le antiche pietre di Ferrara, si è rinnovato un rito caro ai suoi abitanti: la 51ª Caminada par San Zorz, corsa non competitiva di 6,5 chilometri che unisce passo e memoria, fatica e festa.

Come in un canto ariostesco, dove cavalieri e dame si intrecciano tra vicende e meraviglia, così i 350 partecipanti hanno preso il via dalla suggestiva Basilica Santuario di San Giorgio fuori le Mura, luogo che non è solo partenza e arrivo, ma cuore pulsante di storia: prima Cattedrale della città, custode silenziosa di secoli e di leggende sussurrate tra le sue navate.

Si narra, infatti, che nelle notti più quiete, quando il vento accarezza le mura e il silenzio si fa profondo, l’eco dei primi fedeli e dei pellegrini antichi ancora aleggi tra le pietre della Basilica, quasi a vegliare su chi oggi, con scarpe da corsa e sorriso, ne attraversa il sagrato. E proprio da questo luogo carico di memoria si dipana il percorso, un “piccolo giro delle Mura” come lo ha definito Denis Grandi, “un piacevole antipasto in vista della Primo Maggio”.

Organizzata con dedizione dalla Polisportiva Ferrariola in sinergia con la Contrada di San Giorgio, la Caminada è da oltre mezzo secolo una delle più antiche manifestazioni podistiche ferraresi. Da cinque anni ha scelto la via della non competitività, trasformando la corsa in un momento ancora più inclusivo, dove il cronometro cede il passo al piacere dello stare insieme.

E qui si svela lo spirito più autentico dell’evento: non solo sport, ma vita di quartiere, incontro tra generazioni, racconto condiviso. Tra i partecipanti si mescolano atleti esperti e famiglie, amici e appassionati, tutti uniti da quel senso di convivialità che è linfa vitale delle contrade ferraresi, le stesse che animano il celebre Palio cittadino con colori, storia e appartenenza.

A rendere ancora più vivido questo spirito di aggregazione è stato il brillante 4° posto conquistato dal gruppo “Quelli del mercoledì”: un nome semplice, quasi familiare, che racchiude però una piccola grande comunità. Camminatori e corridori che, tre volte a settimana, il lunedì, il mercoledì e il venerdì si ritrovano con costanza per condividere chilometri, parole e sorrisi, trasformando lo sport in un autentico vettore di unione e convivialità. Nella loro presenza si riflette l’anima più genuina della Caminada: quella di chi corre non solo per arrivare, ma per appartenere.

Non meno significativo è stato il momento delle premiazioni, quasi un epilogo corale degno di un poema: si sono alternati il presidente della Polisportiva Ferrariola Gianni Bosi, il presidente della Contrada di San Giorgio Roberto Brunetti e il presidente di AVIS Comunale Ferrara Alessandro Cattabriga, anch’egli podista della Ferrariola e contradaiolo di San Giorgio. Una presenza, la sua, che diviene simbolo concreto di quel legame profondo e di quella collaborazione sincera che uniscono le realtà coinvolte, rendendo la Caminada non solo evento sportivo, ma autentica espressione di comunità.

La Corriferrara ha conquistato il 6° posto nella classifica a squadre, ma al di là dei piazzamenti, ciò che resta è l’eco di passi leggeri e risate condivise, di un pomeriggio in cui Ferrara si è raccontata correndo.

Come in un poema cavalleresco, non vi è un solo eroe, ma una moltitudine di protagonisti: ciascuno con il proprio ritmo, ciascuno con il proprio motivo per esserci. E così la Caminada par San Zorz continua, anno dopo anno, a intrecciare sport e tradizione, memoria e presente, sotto lo sguardo antico di San Giorgio e delle sue mura.


giovedì 23 aprile 2026

Riepilogo settimanale attività e punti che saranno assegnati.

 

Cronache di Corriferrara – Settimana di Vento, Sale e Polvere d’Oro

Nel cuore della pianura ferrarese, dove le nebbie si alzano lente come antichi spiriti e i fiumi custodiscono storie millenarie, la compagnia podistica di Corriferrara ha vissuto una settimana degna di essere cantata attorno al fuoco. Non una semplice serie di gare, ma un viaggio epico attraverso terre vicine e lontane, tra isole baciate dal sole e sentieri aspri come prove iniziatiche.

110 atleti, dispersi come scintille nel vento, hanno attraversato 9 località, accumulando 2,266 km e scalando un dislivello di 16.800 metri. Numeri, sì… ma dietro di essi si celano imprese.


🌊 Isole di luce e vento: Ibiza e Palma di Maiorca

Sulle rive incantate di Ibiza e Palma di Maiorca, dove il mare riflette il cielo come uno specchio degli dèi, due atlete di Corriferrara hanno scritto ancora una volta il loro nome tra le stelle.

  • Pantaleoni Paola, nella mezza maratona di Ibiza, ha dominato la sua categoria come una regina del vento.
  • Albertin Rosanna, a Magaluf, ha replicato l’incanto: prima di categoria, ancora.

Ormai non è più sorpresa, ma leggenda: ovunque gareggino, il podio sembra attenderle. Come se le isole stesse riconoscessero il loro passo.


🏛️ Tra città e pianure: Verona, Rimini e Baura

Dalle pietre antiche di Verona alle onde di Rimini, fino ai campi silenziosi di Baura, Corriferrara ha seminato passi e raccolto gloria.

Nella Corsa della Bonifica, tra canali e strade che raccontano la fatica dell’uomo e della terra:

  • Grandi Denis ha conquistato il 1° posto di categoria
  • Camanzi Ilaria ha ottenuto un prezioso 2° posto
  • Melloni Sara ha completato il podio con un 3° posto

Un trittico perfetto, come tre note di una stessa melodia.


⛰️ Sentieri e prove: Rocca Malatina, Valdagno e Sassuolo

Nei territori selvaggi di Rocca Malatina, tra le valli di Valdagno e le strade di Sassuolo, gli atleti hanno affrontato sentieri che sembrano usciti da antiche mappe.

Qui il tempo rallenta, il respiro si fa profondo, e ogni passo diventa una scelta. Non sempre ci sono podi… ma ogni arrivo è una conquista personale.


🏜️ L’impresa epica: Tuscany Crossing

Ma tra tutte le storie, una svetta come una torre nella nebbia.

A Castiglione d’Orcia, nella leggendaria Tuscany Crossing da 161 km, Ion Coban ha compiuto un’impresa che appartiene più ai miti che alle cronache:

👉 2° assoluto nella 100 miglia

Tra colline dorate e strade che sembrano non finire mai, ha corso contro il tempo, contro la fatica, contro sé stesso. E ha vinto tutto, anche senza il primo posto.


✨ Epilogo

Questa non è solo una settimana di sport.
È una mappa di emozioni, un racconto fatto di sudore e orizzonti lontani.

Corriferrara continua a correre…
non solo per arrivare, ma per trasformare ogni gara in leggenda.