giovedì 7 maggio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Corriferrara, una settimana di passi e orizzonti

C’è stato un vento speciale, questa settimana, a sospingere le maglie Corriferrara lungo strade, sentieri e mura antiche. Un vento fatto di fatica e sorrisi, di albe rubate al sonno e scarpe sporche di polvere, capace di attraversare città d’arte, pinete profumate, colline severe e capitali europee.

Sono stati 119 gli atleti impegnati, disseminati in 13 località, con un totale impressionante di 1655,4 chilometri percorsi e 9704 metri di dislivello affrontati: numeri che raccontano non solo sport, ma desiderio di scoperta e voglia di condividere il cammino.

A Ferrara, il fascino senza tempo del 52° Giro delle Mura ha accolto i runner sui 12 chilometri che abbracciano la città estense, dove ogni passo corre accanto alla storia rinascimentale e alle antiche fortificazioni illuminate dalla primavera.

Tra i boschi del Mugello, a Badia di Moscheta, gli atleti dell’Ultra Trail hanno affrontato sentieri selvaggi e silenzi profondi, tra castagneti e pietre antiche, in un viaggio di 24 e 12 chilometri dove la natura detta il ritmo e il cuore impara a resistere.

A Milano, la StraMilano ha portato il popolo della corsa nel cuore pulsante della metropoli, tra piazze monumentali e l’energia di una città che non rallenta mai, mentre a Porto Viro la “Correre in Pineta” ha regalato il profumo del mare e degli alberi mossi dalla brezza dell’Adriatico.

A Filo, nella suggestiva cornice della Tenuta Garusola, i partecipanti hanno corso tra strade di campagna e atmosfere autentiche, scegliendo i percorsi da 6 e 4,3 chilometri immersi nella tranquillità della pianura.

C’è stato chi ha sfidato la lunga distanza alla San Luca - Malalbergo, chi ha trovato il proprio limite tra le montagne del Malcesine Baldo Trail, sospeso tra lago e cielo, e chi ha respirato la bellezza elegante delle mura di Lucca durante la Half Marathon.

Da Lugo a San Mauro Pascoli, da Poggio Renatico fino a Grignano Polesine, ogni gara ha aggiunto una storia: quella di gambe stanche ma felici, di gruppi che si aspettano all’arrivo, di mani tese e pacche sulle spalle.

E poi Praga. La maratona nella città delle cento torri, tra ponti gotici e scorci da leggenda, dove i 42,195 chilometri diventano un viaggio dentro sé stessi oltre che tra le meraviglie boeme.

Un applauso speciale va agli atleti saliti sul podio, perché ogni medaglia è il riflesso di allenamenti silenziosi e sacrifici quotidiani.

Al Malcesine Baldo Trail, gara durissima da 52,6 chilometri con ben 3540 metri di dislivello, straordinaria impresa per Ion Coban, capace di conquistare il 2° posto di categoria dopo una prova di grande resistenza e coraggio lungo i sentieri spettacolari del Monte Baldo, tra rocce, salite infinite e panorami mozzafiato sul Lago di Garda.

Corriferrara continua così il suo viaggio: una comunità di passi che unisce pianure e montagne, città e sentieri, cronometri e amicizia. Perché alla fine, oltre ai chilometri, resta sempre ciò che la corsa sa regalare: libertà.










Tenuta Garusola, cross e camminata

 

Al tramonto nella Tenuta Garusola: corsa, arcobaleni e storie antiche a Filo d’Argenta

C’è un’ora del giorno in cui la campagna ferrarese sembra sospesa tra fiaba e realtà. È l’ora in cui il sole si abbassa lento dietro i filari, i laghetti si tingono d’oro   e il vento porta con sé il profumo dell’erba bagnata e della terra. Proprio in quell’ora, mercoledì 6 maggio 2026, alle 19 , la Tenuta di Garusola a Filo d’Argenta si è trasformata in un piccolo regno per podisti, sognatori e amanti della natura.

Due le prove della serata: la non competitiva di 6 chilometri, vissuta con passo libero e spirito conviviale, e il cross competitivo di 4,3 chilometri, più veloce e battagliero, ma comunque immerso nella stessa magia del paesaggio.

La Tenuta Garusola non è un luogo qualsiasi. Tra canali, 


 laghetti e campi che sembrano infiniti, questa terra custodisce il fascino quieto delle Valli di Comacchio e della pianura d’acqua del Delta del Po. Qui il silenzio non è mai davvero silenzio: è il battito d’ali delle anatre, il fruscio delle canne mosse dal vento, il richiamo lontano degli uccelli acquatici.

Ed è proprio questo che ha colpito il gruppetto di amici e podisti raccontato da Gigi Medas, arrivati da società diverse ma uniti dalla stessa abitudine: allenarsi insieme, condividendo chilometri e amicizia.

Una bella uscita in compagnia per una corsa nella tenuta Garusola a Filo d’Argenta. Il nostro gruppetto è formato da podisti di più società che abitualmente si allenano insieme. Immersi nella natura, abbiamo corso con la mente in libertà, circondati dai laghetti, osservati dall’alto dalle anatre che ritmicamente si alzavano in volo ogni volta che il dissuasore sparava un colpo, quasi a voler segnare il ritmo anche per noi.

Pareva quasi che la natura partecipasse alla corsa. Gli stormi si alzavano improvvisi come coreografie del cielo, mentre i passi dei podisti disegnavano sentieri invisibili    nella luce del tramonto.

E poi l’accoglienza, semplice e genuina come certe feste di paese che resistono al tempo: iscrizione a soli 3 euro, una bottiglia di vino e una confezione di asparagi come premio di partecipazione. Un modo sincero di dire “benvenuti”, nel segno delle tradizioni locali.

La partenza della 6 chilometri era libera, senza ansia né cronometri impietosi, mentre il cross competitivo di 4,3 chilometri richiamava chi voleva sfidare il tempo e sé stesso. Ma in fondo, quella sera, la vera protagonista era la bellezza.

Il bello del correre nelle zone naturalistiche al tramonto è l’aver la possibilità di osservare i vari cambi colore del cielo man mano che il sole tramonta. Le varie gradazioni di rosso e arancio sono una delizia per gli occhi.

Come in una leggenda raccontata attorno al fuoco, il cielo cambiava volto di minuto in minuto. E a rendere tutto ancora più irreale arrivarono loro: gli arcobaleni. 

Abbiamo avuto anche la fortuna di poter osservare numerosi arcobaleni che apparivano luminosi e si dissolvevano mentre li osservavamo, per lasciar posto ad un altro in un punto diverso.”

I francesi lo chiamano arc en ciel, arco nel cielo. E davvero sembrava che archi luminosi venissero tesi sopra la Garusola per proteggere i corridori.

Gli antichi popoli vedevano nell’arcobaleno qualcosa di sacro. Nella mitologia nordica era il Bifrǫst, il ponte che collegava il mondo degli uomini a quello degli dei. Per i greci era Iris o Iride, la messaggera divina che attraversava il cielo portando notizie immortali.

Esiste persino la leggenda del Ponte dell’Arcobaleno, quella che racconta di un sentiero luminoso attraversato dagli animali dopo la morte, dove attendono felici di riabbracciare i loro compagni umani.

E in tempi più vicini a noi, nel 1978, Gilbert Baker trasformò l’arcobaleno in simbolo universale di inclusione e libertà progettando la bandiera LGBT. A chi gli chiedeva perché avesse scelto proprio quei colori, Baker rispondeva:

A lungo siamo stati identificati col il triangolo rosa che ci avevavo affibbiato i nazisti. Ma questo simbolo era figlio di un mondo orribile. Avevamo bisogno di qualcosa di bello. L’arcobaleno è perfetto perché si adatta davvero alla nostra diversità in termini di etnia, genere, età e altro”.  .”

Forse è proprio questo il potere dell’arcobaleno: ricordarci che la bellezza appare all’improvviso, dura un attimo eppure lascia dentro qualcosa di eterno.

Ma tra poesia e contemplazione, c’era anche un pensiero molto terreno che spingeva i podisti ad aumentare il ritmo.

Il pensiero che induceva ad accelerare era quello di arrivare prima che finisse la bellissima porchetta che faceva bella mostra di sé su un tavolo e le salsicce che pian piano cuocevano.”

Ed ecco il finale perfetto di ogni corsa di paese che si rispetti: birra fresca, piadine fumanti, salsiccia, porchetta e bomboloni. Sapori semplici che, dopo i chilometri corsi, diventano quasi leggendari.

Il gruppetto 


 ha completato la 6 chilometri con il sorriso e senza alcun senso di colpa davanti alla tavola finale. Ma la palma della serata va a Paolo Callegari, autore di una vera “doppietta”: prima la 6 chilometri usata come riscaldamento, poi il cross competitivo di 4,3 chilometri affrontato con lo spirito di chi non vuole perdere nemmeno un istante della festa.

Così si è chiusa la serata alla Tenuta Garusola: tra il rosso del tramonto,    il volo delle anatre,    gli arcobaleni sospesi nel cielo e il profumo della porchetta nell’aria.

Una corsa, sì. Ma anche una piccola favola di primavera, di quelle che la pianura sa raccontare solo a chi decide di attraversarla lentamente, 


 con il cuore leggero e le scarpe impolverate.
















martedì 5 maggio 2026

Camminata Avis

 

A Poggio Renatico, la mattina del 3 maggio 2026 si è accesa di passi, sorrisi e condivisione grazie alla tradizionale Camminata AVIS, un appuntamento che va ben oltre il semplice movimento fisico. È stata, ancora una volta, una festa della comunità.

L’evento, non competitivo e aperto a tutti, ha proposto due percorsi da 8 e 12 chilometri capaci di abbracciare esigenze diverse: famiglie, camminatori occasionali e appassionati più allenati. Il tracciato, snodandosi lungo l’argine del Reno, ha regalato ai partecipanti scorci suggestivi e quella quiete tipica della campagna ferrarese, dove il ritmo lento dei passi si fonde con i suoni della natura.

Come ha sottolineato Massimo Gozzo:
"Camminata non competitiva lungo l'argine del Reno con 2 percorsi di 8 km e 12 km."
Una descrizione semplice, ma che racchiude perfettamente lo spirito dell’iniziativa: accessibilità, benessere e condivisione.

Ma la Camminata AVIS non è solo un momento sportivo. È soprattutto un’occasione per ribadire il valore della solidarietà e dell’impegno civico. AVIS, da sempre, promuove la cultura della donazione del sangue, e manifestazioni come questa rappresentano un modo concreto e coinvolgente per sensibilizzare la cittadinanza, creando legami e rafforzando il senso di appartenenza.

Tra gruppi di amici, famiglie con bambini e volontari instancabili, l’atmosfera è stata quella delle grandi occasioni: semplice, autentica e profondamente umana. In un tempo in cui spesso si corre senza fermarsi, eventi come questo invitano a rallentare, a guardarsi intorno e a riscoprire il valore dello stare insieme.

E proprio lungo quell’argine, passo dopo passo, si è costruito qualcosa di più di una camminata: una comunità che si ritrova, che si riconosce e che cammina, letteralmente, nella stessa direzione.



Prague Marathon

 

Praga, 3 maggio 2026, quando la corsa diventa poesia

C’è una città che sembra scritta con l’inchiostro della memoria e il respiro delle pietre antiche. Praga, in primavera, non si limita a mostrarsi: si lascia attraversare. E così, domenica 3 maggio 2026, migliaia di passi hanno intrecciato la loro fatica con la sua storia, dando vita alla Maratona di Praga 2026.

Correre qui non è solo inseguire un tempo, ma entrare in dialogo con la città. Le scarpe battono sull’asfalto come versi, mentre il fiume Vltava accompagna i maratoneti con il suo lento fluire, quasi a suggerire il ritmo giusto: non quello della fretta, ma quello della resistenza.

Le strade raccontano. Attraversano la Città Vecchia di Praga, sfiorano il Ponte Carlo, dove ogni passo sembra sospeso tra cielo e acqua  e si perdono tra ponti e sottopassi che spezzano il respiro e lo ricompongono. Non è un percorso facile: salite e discese si alternano come strofe irregolari, eppure ogni curva offre un frammento di bellezza che consola.

Questa città, che di giorno vive di turisti e campanili, durante la maratona si trasforma. Gli abitanti escono, si affacciano, applaudono. Una signora anziana porge acqua con un sorriso, un bambino tende la mano per un “cinque” che vale più di mille cronometri. Qui lo sport diventa comunità, e la fatica si scioglie in una forma di gentilezza condivisa.

Ma la primavera, si sa, può essere capricciosa. Un caldo inatteso ha avvolto la gara, mettendo alla prova anche i più preparati. Eppure, tra punti d’acqua e getti rinfrescanti, i corridori hanno continuato, come se ogni goccia di sudore fosse parte di un rito antico.

E poi c’è quel momento finale. Non solo il traguardo, ma ciò che viene dopo. Quando il corpo si arrende e il cuore resta sveglio. Quando la città ti accoglie di nuovo, non più come spettatore, ma come complice. E allora sì, una birra nella Città Vecchia non è solo meritata: è necessaria, quasi sacra.

In mezzo a tutto questo, resta viva la voce di chi ha vissuto la gara con occhi sinceri. Il commento di Giuseppe Bossio, lasciato intatto, come una cartolina scritta a caldo:


FINE SETTIMANA LUNGO A PRAGA CONCLUSOSI CON LA MARATONA, GARA MOLTO BELLA ED ORGANIZZATA IN MANIERA PERFETTA IN TUTTO.

DOPO I DIVERSI KM DEI GIORNI PRECEDENTI PER VISITARE LA CITTA', ALLA DOMENICA SI E' PRESENTATO ANCHE UN CALDO ANOMALO CHE HA INFATTI CAUSATO DIVERSI PROBLEMI A TANTI PARTECIPANTI NONOSTANTE I FREQUENTI PUNTI ACQUA E GETTI DOCCIA PER RINFRESCARCI.

PERCORSO NON FACILE, RICCO DI SALI E SCENDI CON DIVERSI PONTI E SOTTOPASSI MA IL PANORAMA DELLA CITTA' RIPAGAVA LA FATICA.

OVVIAMENTE FINITA LA GARA BIRRA NELLA CITTA' VECCHIA MERITATISSIMA!


E forse è proprio questo il senso di Praga e della sua maratona: una città che non si limita a essere vista, ma chiede di essere vissuta, passo dopo passo, respiro dopo respiro.












La Camminà.

 

La Camminà 2026: passi, sorrisi e polvere di primavera a Grignano Polesine

C’è qualcosa di speciale nelle domeniche di inizio maggio, quando la campagna si sveglia davvero e invita tutti a uscire di casa. È proprio in questo spirito che, il 3 maggio 2026, si è svolta “La Camminà”, la tradizionale camminata non competitiva tra strade bianche, sentieri e scorci rurali nei dintorni di Grignano Polesine.

Un appuntamento semplice, genuino, di quelli che non chiedono cronometri ma regalano tempo: tempo per respirare, chiacchierare e magari scoprire angoli di territorio che spesso si danno per scontati.

Tra argini, sterrati e storie di campagna

I percorsi proposti 13 e 20 chilometri, hanno condotto i partecipanti lungo tratti per lo più sterrati (circa il 90%, come raccontano i presenti), tra argini, filari e campi già pronti a vestirsi d’estate. Qui, dove il Polesine si distende piano e silenzioso, ogni curva sembra raccontare qualcosa: vecchie case coloniche, capitelli votivi nascosti tra gli alberi, e quel senso di ruralità autentica che resiste al tempo.

Non mancano nemmeno le piccole leggende locali: si dice che in alcune notti d’estate, lungo certi argini, si possano ancora sentire i passi dei “camminanti invisibili”, anime di contadini che non hanno mai smesso di percorrere queste terre. Fantasia? Forse. Ma durante una camminata come questa, con il sole già alto e la polvere sotto le scarpe, viene quasi da crederci.

Una mattinata… decisamente calda

Il meteo non ha fatto sconti: già dalle prime ore, il caldo si è fatto sentire, trasformando la passeggiata in una piccola sfida personale. Ma proprio questo ha reso l’esperienza ancora più memorabile, tra ristori accolti come oasi e sorrisi condivisi sotto il sole.

Tra i partecipanti, anche Ottorino Malfatto, che ha raccontato con semplicità la sua esperienza:

Domenica io e Franca abbiamo partecipato a una corsa vicino a casa con tre percorsi, io ho fatto i 13 Km che alla fine erano 15 Km, Franca ha scelto la 20 Km, percorso al 90 per cento sterrato, una mattinata caldissima e nel complesso bella.

Parole che riassumono perfettamente lo spirito dell’evento: niente record, niente pressioni, solo il piacere di esserci.

Più di una camminata

“La Camminà” non è solo una manifestazione sportiva: è un piccolo rito collettivo. È il saluto tra sconosciuti che diventano compagni di strada per qualche chilometro, è la pausa all’ombra con una fetta d’arancia, è il ritorno a un ritmo più umano.

E mentre le scarpe si impolverano e il sole scalda la schiena, ci si accorge che queste giornate valgono più di qualsiasi medaglia: sono frammenti di memoria, da raccontare magari davanti a una tavola imbandita, con il sorriso di chi sa di aver fatto qualcosa di semplice… ma autentico.






Malcesine Baldo trail Ion Coban 2° di categoria

 

Il 2 maggio 2026, tra le acque scintillanti del Lago di Garda e le creste selvagge del Monte Baldo, si è rinnovato uno degli appuntamenti più affascinanti del trail running italiano: la Malcesine-Baldo Trail. Un viaggio verticale fatto di fatica, panorami vertiginosi e quella sottile linea tra sfida personale e contemplazione della natura.

Tra cielo e lago: lo spirito del Baldo   

Partenza da Malcesine, borgo sospeso tra storia e acqua, e subito il richiamo della montagna. Il percorso si arrampica deciso verso il Monte Baldo, soprannominato “Giardino d’Europa” per la sua incredibile biodiversità. Qui il trail diventa esperienza sensoriale: sentieri che si snodano tra prati fioriti, creste esposte e viste che si aprono all’improvviso sul Lago di Garda, regalando scorci quasi irreali.

Non mancano le suggestioni: tra i locali si racconta che il vento dell’“Ora del Garda”, che accarezza i crinali nel pomeriggio, porti con sé storie antiche di viandanti e pastori, come a spingere i runner verso il traguardo. Una presenza invisibile, ma percepibile nei momenti più duri.

Corriferrara protagonista

In questo scenario epico, anche il gruppo Corriferrara ha lasciato il segno con tre prestazioni di grande valore.

Sulla distanza regina di 52,6 km con 3540 metri di dislivello positivo, Ion Coban ha dimostrato solidità e determinazione, conquistando un eccellente 10° posto assoluto e il 2° di categoria.   Una gara gestita con intelligenza, su un tracciato che non concede tregua e mette alla prova corpo e mente.

Sui 26,4 km con 2117 metri di dislivello, Lilia Agachi  ha affrontato una sfida tutt’altro che semplice, portando a termine la sua prima esperienza su distanze così impegnative. Le sue parole raccontano meglio di qualsiasi cronaca l’essenza del trail:

Un’esperienza fantastica, paesaggi spettacolari da mozzare il fiato che già mancava 😅. Gara organizzata nei migliori dei modi. Per me la prima gara così impegnativa, dislivello importante ma ho portato a termine e preso la mia medaglia nonostante affaticamento e dolore a un ginocchio.

Ottima prestazione anche per Marco Gianantoni sulla distanza dei 26, 4 Km 


Oltre il traguardo

La Malcesine-Baldo Trail non è solo una gara: è un viaggio dentro sé stessi. Ogni salita diventa introspezione, ogni discesa liberazione. È lì, tra il respiro corto e lo sguardo che si perde all’orizzonte, che nasce il vero spirito trail.

E mentre il sole tramonta dietro le montagne e il Lago di Garda si tinge di oro, resta la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di unico. Perché certe gare non si corrono soltanto: si ricordano.












53^ StraMilano

 

Stramilano 2026: Milano corre, il cuore batte a 21,097 km

L’importanza aggregativa: una città che corre insieme

Un tracciato veloce e pianeggiante, ideale per prestazioni cronometriche ma anche spettacolare, perché disegna una Milano in movimento: quella elegante dei palazzi storici, quella moderna dei quartieri in evoluzione, quella viva delle persone ai bordi strada.

E mentre davanti si combatteva per il tempo e la classifica, dietro si correva per qualcosa di altrettanto importante: superare sé stessi.

La vera forza della Stramilano non sta solo nei tempi o nei podi, ma nella sua dimensione collettiva.

Decine di migliaia di partecipanti hanno invaso le strade: chi per competere, chi per divertirsi, chi semplicemente per esserci. Un evento capace di unire generazioni, livelli sportivi e storie personali in un’unica grande narrazione.

È qui che lo sport diventa linguaggio universale:

  • famiglie con bambini nella 5 km
  • gruppi di amici nella 10 km
  • atleti e amatori nella 21 km

Tutti parte dello stesso racconto urbano.

Milano: il palcoscenico perfetto

Correre la Stramilano significa attraversare una città che si racconta chilometro dopo chilometro.

Dai bastioni ottocenteschi alle piazze simbolo, fino all’arrivo sotto l’Arco della Pace, ogni passo è un viaggio dentro Milano.

Oltre il traguardo

Quando l’ultimo runner taglia il traguardo, la Stramilano non finisce davvero.
Resta nelle gambe stanche, nei sorrisi, nelle medaglie, ma soprattutto nella consapevolezza di aver condiviso qualcosa di grande.

Perché la Stramilano è questo:
una corsa, sì, ma soprattutto un rito collettivo che ogni anno ridisegna il battito di Milano.




28^ Correre in pineta.

 

Nel cuore del Delta, dove l’acqua racconta storie antiche e la terra sembra nascere ogni giorno dal respiro del fiume, sorge Porto Viro. Un luogo che porta nel nome il segno di una trasformazione epocale: il celebre “Taglio del Po” del 1599, quando la Serenissima deviò il corso del grande fiume per proteggere la laguna di Venezia dall’interramento.

Prima di diventare Porto Viro, queste terre erano conosciute come Donada e Contarina: nomi che ancora oggi evocano comunità rurali, legate ai ritmi lenti della bonifica e alla fatica condivisa. Qui il Po non è solo un fiume, ma una presenza viva, che plasma la memoria collettiva e accompagna ogni storia, anche quelle più contemporanee.

Ma lungo questi argini, tra nebbie basse e acque lente, non mancano racconti sospesi tra realtà e leggenda. Si narra, ad esempio, che nelle notti d’inverno il fiume restituisca voci lontane: sarebbero quelle dei barcaioli e dei lavoratori della bonifica, inghiottiti dalle acque o dalla fatica, che ancora vegliano sui loro luoghi. Alcuni parlano della “donna del fiume”, una figura silenziosa che appare tra i canneti nelle sere più umide, come a proteggere il Delta o a mettere in guardia chi non rispetta i suoi equilibri.

Un’altra storia, tramandata tra le famiglie locali, racconta di luci misteriose che danzano sopra le valli nelle notti senza luna: fuochi fatui, certo, ma per molti segni di anime inquiete o spiriti della terra strappata all’acqua. Leggende che, vere o no, contribuiscono a rendere questo territorio ancora più affascinante, dove natura e memoria si intrecciano senza soluzione di continuità.

E proprio tra queste acque e queste pinete si è svolta, il 3 maggio 2026, la 28ª edizione di “Correre in Pineta”, gara podistica di 7,6 km che ha saputo unire sport e territorio in un racconto fatto di passi, respiro e natura.

Il percorso, disegnato su due giri tra i sentieri della pineta, ha offerto ai partecipanti un’esperienza immersiva: aghi di pino sotto i piedi, il silenzio interrotto solo dal ritmo della corsa, e qua e là funghi nascosti tra le radici. Ma non è stata una gara semplice: le insidie del terreno, con radici affioranti e tratti tecnici, hanno richiesto attenzione e determinazione.

Angelo Visentin ha descritto bene l’atmosfera della giornata:
Gara molto sentita e partecipata, molto competitiva con nomi e tempi importanti nei primi arrivati. Percorso misto pineta, pacer di Elisa Ferrari.

Una competizione dunque, ma anche un momento di condivisione, come racconta Sara Melloni, con uno sguardo più intimo e personale:
Prima tappa Circuito Gabbiano - Porto Viro. Recentemente le mie amiche ed io abbiamo deciso di partecipare a questo circuito di gare nel meraviglioso Delta del Po. Oggi il percorso consisteva in due giri in pineta: aghi di pino, silenzio e funghi, ma anche insidiose radici. Durante il primo giro sono stata abbastanza gagliarda, mentre per il secondo ho selezionato il modello protezione caviglie. Sono stata superata da molti anziani e incoraggiata dai responsabili della segnalazione del percorso. Non ho vinto niente, o meglio, ho vinto una giornata di sole e buona compagnia, come ha scritto mia madre in un messaggio che mi è arrivato al ritorno.

Parole che restituiscono il senso più autentico della corsa: non solo classifica, ma esperienza, emozione, comunità.

A sottolineare il valore dell’evento anche Denis Grandi:
Ottima location presso il Centro Sportivo ‘Murazze’, gara bella e partecipata essendo la prima del Circuito Polesano ‘Il Gabbiano’ e con livello di atleti veramente buono sia al maschile che al femminile. A dare lo start come ulteriore ciliegina sulla torta il campione europeo di maratona Iliass Aouani, ragazzo davvero molto semplice, simpatico e disponibile con tutti. Percorso su due giri con il tratto in pineta molto impegnativo.

E così, tra memoria e presente, Porto Viro continua a raccontarsi. Dalle grandi opere idrauliche del passato alle leggende sussurrate tra i canneti, fino alle corse tra i pini di oggi, resta un luogo dove ogni passo. lento o veloce che sia, sembra seguire il ritmo antico del fiume.