venerdì 22 maggio 2026

Gli atleti Corriferrara verso il mito del Passatore. (In bocca al lupo).

 

Ci sono gare che si corrono.

E poi ci sono gare che si attraversano, come si attraversano le epoche, i monti e certe idee un po’ folli che soltanto i podisti capiscono davvero.

La notte tra il 23 e il 24 maggio, sei alfieri della Corriferrara prenderanno il via della storica 100 km del Passatore, la leggendaria Firenze–Faenza che dal 1973 unisce Toscana e Romagna sotto il segno della fatica, del coraggio e di quell’ironia eroica che accompagna ogni ultramaratoneta.

Cento km
Detto così pare quasi una misura ragionevole.
Poi arriva Fiesole, poi il Mugello, poi la Colla di Casaglia, e allora si comprende che il Passatore non è una gara: è un romanzo cavalleresco scritto con il sudore.

Del resto il nome stesso richiama il celebre brigante romagnolo Stefano Pelloni, detto “Il Passatore”, figura entrata nel mito popolare come ribelle, guascone e signore delle strade appenniniche.
E un po’ briganti lo diventano anche i podisti che osano sfidare questa corsa: ladri di sonno, saccheggiatori di energie, cercatori ostinati di traguardi improbabili.

I sei atleti Corriferrara si presenteranno al cospetto della Regina delle ultramaratone con il bagaglio più prezioso: mesi di allenamenti, levatacce, chilometri macinati nel vento ferrarese e quella complicità silenziosa che nasce solo nelle società dove si corre prima col cuore e poi con le gambe.

Ci sarà il momento dell’entusiasmo in Piazza della Signoria.
Ci sarà il momento in cui tutto sembrerà facile.
E ci sarà, inevitabilmente, il tratto in cui il Passatore presenterà il conto: magari a Marradi, magari lungo le discese verso Brisighella, magari quando la notte sembrerà non finire mai.

È lì che nasce la vera impresa.

Perché alla 100 km del Passatore non vincono soltanto i primi.
Vincono quelli che resistono.
Quelli che sorridono ai ristori anche quando vorrebbero trattare con chiunque pur di avere un divano.
Quelli che litigano con le salite e poi fanno pace con le proprie paure.
Quelli che arrivano a Faenza con gli occhi stanchi ma con dentro qualcosa di nuovo.

A voi, magnifici sei di Corriferrara, il compito più bello: portare lungo l’Appennino i colori della nostra squadra, l’orgoglio di chi osa e la gioiosa incoscienza dei veri ultramaratoneti.

Che il Passatore vi sia lieve.
O almeno… educatamente crudele.

E quando all’alba scorgerete Piazza del Popolo, capirete perché questa corsa, da oltre cinquant’anni, continua a trasformare semplici podisti in storie da raccontare. 

La 5000 del Novi Sad. Paola Pantaleoni 1^ di categoria

 


Corriferrara tra i giri del Novi Sad: cinque chilometri come un piccolo romanzo di resistenza

Ci sono sere di maggio in cui il caldo arriva all’improvviso, quasi fosse un ospite inatteso. A Modena, mercoledì 21 maggio 2026, il sole ha lasciato lentamente spazio a una luce più morbida, quella che accompagna le partenze serali e rende la corsa qualcosa di più di una semplice sfida al cronometro.

Nel cuore del Parco Novi Sad, area che i modenesi conoscono bene, sorta dove un tempo si estendeva il vecchio mercato cittadino e oggi trasformata in uno spazio aperto al movimento, alle biciclette, ai passi veloci dei podisti, è andata in scena “La 5000 del Novi Sad”, gara podistica sui 5 chilometri capace di richiamare atleti di alto livello e amatori desiderosi di misurarsi con una distanza breve solo in apparenza. Perché cinque chilometri non concedono tregua: sono una conversazione continua con il respiro, con le gambe, con quel pensiero che a metà gara suggerisce di rallentare e subito dopo invita a resistere ancora qualche curva.

La formula della competizione era precisa, quasi geometrica: un anello da 816 metri da ripetere sei volte, più 104 metri finali. Un circuito che obbliga a guardare spesso gli altri corridori, a sentire il ritmo collettivo, a entrare in quella dimensione ipnotica che Haruki Murakami descriverebbe come un dialogo silenzioso tra corpo e mente.

Presente anche la squadra di Corriferrara con due atleti capaci di lasciare il segno.

Ottima prova per Luca Casari, che ha fermato il cronometro a 20’33’’, gestendo con solidità una gara veloce e intensa, dove ogni secondo si conquista curva dopo curva.

Ma la serata modenese ha regalato anche un altro podio ai colori ferraresi grazie a Paola Pantaleoni, autrice di una prova brillante chiusa in 23’12’’, tempo che le è valso il primo posto di categoria. Un risultato che conferma il suo eccellente momento di forma e una continuità di rendimento che, ormai da settimane, la vede frequentare abitualmente il podio.

E nelle parole di Paola   c’è tutta l’essenza di questa esperienza, il senso autentico del correre per mettersi alla prova, senza filtri:

Partecipo per la prima volta a questa gara di 5km che si sviluppa al parco Novi Sad un anello di 816 mt (6 giri +104 mt) . E’ una gara con partecipazione di “alto livello” alla quale io mi approccio semplicemente per provare quella distanza in gara e mettendomi alla prova vicino ad atlete con la A maiuscola. Manifestazione molto ben organizzata all’interno di questo parco con servizio doccia e deposito borse . La batteria donne parte alle 20,15 e visto il grande caldo che è scoppiato proprio in questi giorni l’orario è azzeccato. Con molta soddisfazione riesco a chiuderla in un ottimo tempo e mi posiziono prima di categoria . Le classifiche vengono esposte appena terminata la propria gara e le premiazioni vengono svolte subito al termine di ogni batteria. Consiglio almeno una volta per noi amatori di provare a mettersi a confronto in queste distanze ed in queste gare così ben partecipate.

Ed è forse proprio questo il cuore della corsa: non soltanto il tempo finale, non soltanto la classifica, ma quella strana felicità che nasce quando si decide di stare dentro la fatica fino in fondo. Sei giri e poco più possono sembrare pochi. Eppure, in certe sere di maggio, bastano per raccontare una piccola epopea personale.










giovedì 21 maggio 2026

Riepilogo attività settimanale e punti che saranno assegnati.

 


I Corriferrara tra mare, lagune e antiche mura: il racconto di una settimana da irriducibili

Non è stata la settimana delle grandi armate.
Niente fiumane di canotte biancazzurre a invadere strade e argini, nessuna carica compatta lanciata verso il traguardo come nelle giornate leggendarie. Questa volta molti atleti  Corriferrara hanno scelto la via più silenziosa e sapiente dell’allenamento, custodendo energie e chilometri per le sfide che verranno.

Eppure, come accade nei racconti epici, basta un piccolo manipolo di irriducibili per tenere alto il vessillo della compagnia.

Ventidue atleti hanno raccolto la chiamata delle gare disseminate tra Veneto, Emilia-Romagna e perfino oltre i confini d’Italia, macinando complessivamente 368 chilometri in sette località diverse. Nessun dislivello da scalare questa volta, ma tanta strada divorata con la sola forza delle gambe e della volontà.

Rosolina, dove il mare accompagna il passo

A Rosolina, nella suggestiva cornice della Beach Run, i nostri portacolori hanno corso tra il profumo della salsedine e il respiro dell’Adriatico.
Le distanze da 6, 12 e 15 chilometri hanno trasformato il litorale polesano in una lunga striscia di fatica e vento, là dove la sabbia sembra voler trattenere ogni passo.

Jesolo e la magia della Moonlight Half Marathon

Jesolo, invece, ha regalato l’incanto della Moonlight Half Marathon.
Una gara che negli anni è diventata quasi leggendaria nel panorama podistico italiano: si parte al tramonto e si corre mentre il cielo si spegne lentamente sul mare. Le luci della città e il riflesso dell’acqua accompagnano gli atleti lungo i canonici 21,097 chilometri, trasformando la mezza maratona in un viaggio notturno carico di fascino.

Fino a Riga, nel cuore del Baltico

E mentre alcuni correvano accanto all’Adriatico, altri hanno spinto il nome dei Corriferrara fino a Riga, capitale della Lettonia.
Città elegante e nordica, famosa per le architetture Art Nouveau e per il suo centro storico patrimonio UNESCO, Riga ha accolto i partecipanti della mezza maratona in un’atmosfera ben diversa da quella italiana: strade ampie, aria baltica e un pubblico caloroso capace di trasformare la fatica in energia.

Stellata, tra il Po e la storia

Più raccolta ma sempre ricca di fascino la Camminata di Stellata, ai piedi della storica Rocca Possente che domina il Po.
Un luogo che profuma di storia ferrarese e di racconti fluviali, dove il ritmo della corsa sembra fondersi con quello lento del grande fiume.

Forlì e il podio di Giulia Bellini

Ma il momento di gloria più luminoso della settimana arriva da Forlì, alla StraForlì Half Marathon.

Tra le strade della città romagnola, da sempre terra di sport e passione podistica, Giulia Bellini conquista un magnifico primo posto di categoria nella distanza dei 21,097 chilometri.
Una prova di carattere, forza e determinazione, degna delle migliori cronache sportive.

Noventa Padovana e l’argento di Paolo Callegari

Applausi anche per Paolo Callegari, protagonista alla RuNoventa di Noventa Padovana.
Sui 7,3 chilometri della gara veneta conquista un prestigioso secondo posto di categoria, confermando solidità e grande continuità di rendimento.

Tra vino, tradizioni e passi condivisi

La settimana si è completata infine a Villanova di Bagnacavallo, nella Corsa del Burson.
Una gara che porta nel nome uno dei vini simbolo della Romagna e che unisce sport, convivialità e tradizione in un’atmosfera sempre genuina e calorosa.

Sette località, centinaia di chilometri, due podi e la solita inesauribile passione.
Perché anche nelle settimane più tranquille, quando molti scelgono di preparare in silenzio le battaglie future, gli atleti e le atlete Corriferrara continuano a lasciare tracce sulle strade. Come viandanti instancabili di un antico racconto, sempre pronti a rimettersi in cammino verso la prossima avventura.











mercoledì 20 maggio 2026

Jesolo, Moonlight half marathon

 

Jesolo Moonlight Half Marathon 2026: il fascino sottile di una corsa che divide

Certe gare si corrono con le gambe.
Altre restano addosso come un pensiero.

La sera del 16 maggio 2026, Jesolo Moonlight Half Marathon 2026 ha riportato migliaia di podisti lungo i 21,097 chilometri tra mare, campagna e tramonti veneti. Una mezza maratona che negli anni si è costruita una fama quasi cinematografica: luci soffuse, partenza al crepuscolo, il profumo dell’Adriatico e quella sensazione di correre dentro una cartolina.

Ma le cartoline, si sa, da vicino mostrano anche le pieghe.

Jesolo, in queste sere di maggio, ha un fascino particolare. I turisti iniziano ad arrivare, i tavolini sul lungomare si riempiono lentamente, mentre il vento porta ancora un’aria primaverile leggera. La città corre accanto ai podisti, ma senza invaderli. Poi, improvvisamente, il paesaggio cambia: dal mare alla campagna, dai rumori del centro al silenzio delle strade lunghe e dritte.

Ed è proprio lì che la Moonlight mostra la sua vera identità.

Antonio Margiotta la sintetizza così:

Organizzata bene è un bel tracciato.”

Un commento equilibrato, concreto, che mette al centro ciò che molti partecipanti apprezzano: la fluidità generale dell’evento e un percorso diverso dal solito, lontano dalle mezze maratone interamente urbane.

Più emozionale invece il pensiero di Diana Danu


conquistata dall’atmosfera della serata:

Piaciuta molto, organizzato bene l’evento, da rifare tra qualche anno.

Parole semplici, ma che raccontano bene ciò che tanti podisti cercano ancora oggi: una gara che sappia lasciare un ricordo piacevole, senza necessariamente inseguire il cronometro.

Ma ogni gara viene vissuta in modo personale.
E il racconto di Federico Oliani, ironico, diretto e senza filtri, restituisce perfettamente l’altra faccia della medaglia. Un punto di vista autentico che racconta aspettative, dubbi e quella continua domanda che lo accompagna per tutta la corsa: cosa rende davvero speciale questa mezza?

Il suo commento resta uno spaccato vivido dell’esperienza vissuta:

Il mistero della moonlight half marathon...Era da anni che sentivo parlare di questa mezza maratona parecchio quotata e dovendo fare un lungo decido di unire l' utile al dilettevole per farmi qualche ora al mare e soprattutto capire cosa avesse di speciale questa mezza. Siamo alla partenza, i gabbiani volano alti, suona l'inno Italiano e i miei pensieri iniziano a viaggiare sui 40 euro di iscrizione a fronte di una maglietta terribile riciclata da un altra gara, una medaglia minuscola e per niente originale, niente docce (per una gara di sera che finisce tre le 21 e le 22!!!), pacco gara inesistente... deposito borse dove l'organizzazione ti chiede di usare la tua auto, cosa diamine avrà di speciale sta gara? Ci sarà il percorso più bello e veloce della vita? Il tempo di porsi queste domande di vita e si parte...il percorso parte subito verso la campagna e dopo i primi 2 km la strada si stringe e iniziano i primi rallentamenti... Sembra di stare in coda in autostrada con un continuo frenare e accelerare (per fortuna ero a fare un lungo e me ne importava poco)...la cosa va avanti per diversi km fino ad arrivare in aperta campagna con km e km di strade spaccate e drittoni a non finire...l'unica nota positiva è il tramonto, per il resto è una noia mortale accompagnato da desolazione e silenzio...la gara continua così fino a circa il 18°km dove si ritorna in centro e si fa il lungomare al buio...volata finale ed eccoci arrivati...ah no, ho l' albergo a 2km e quindi mi tocca pure il defaticamento di corsa...🤐Cosa abbia di speciale questa mezza ancora mi sfugge...forse è studiata per i romantici che adorano i tramonti riflessi nei fiumi con attorno il silenzio e la pace della campagna.

E forse la risposta è tutta lì.

La Moonlight Half Marathon non sembra voler stupire con effetti speciali. Non cerca il tifo continuo delle grandi città né il percorso perfettamente veloce. Vive invece di atmosfere rare: il silenzio della pianura veneta, le luci basse del tramonto, il rumore dei passi che si perde accanto ai canali.

Una gara che può sembrare monotona per alcuni e profondamente suggestiva per altri.

In fondo Jesolo stessa è così: non solo spiagge e movida, ma anche un territorio sospeso tra turismo e campagna, tra il rumore dell’estate e la quiete delle sue strade laterali. Ed è probabilmente questo contrasto a rendere la Moonlight diversa dalle altre.

Non perfetta.
Non spettacolare in ogni dettaglio.
Ma capace di lasciare qualcosa.

Anche solo una domanda che continua a correre nella testa, molto dopo il traguardo.













Camminata di Stellata

Tra argini, storie e silenzi del Po: la prima “Camminata di Stellata” conquista i partecipanti

Certe manifestazioni non hanno bisogno di grandi numeri per lasciare un ricordo. A volte bastano un paese affacciato sul Po, un pomeriggio di maggio e la voglia di camminare senza fretta. È quello che è successo domenica 17 maggio 2026 a Stellata, dove si è svolta la prima edizione della “Camminata di Stellata”, gara ludico-motoria non competitiva di 6 chilometri organizzata dalla locale sezione AVIS di AVIS Bondeno.

Una manifestazione semplice, genuina, quasi d’altri tempi, capace però di mostrare ai partecipanti uno degli angoli più suggestivi del territorio ferrarese. Stellata, del resto, non è un luogo qualunque: qui il Po rallenta e sembra raccontare storie antiche. È il paese della celebre Rocca Possente, fortezza rinascimentale che per secoli ha controllato traffici, commerci e passaggi lungo il grande fiume. Secondo alcune leggende popolari, nelle notti di nebbia si udirebbero ancora i richiami delle sentinelle e il rumore delle barche che un tempo attraccavano lungo le rive.

La camminata si è sviluppata proprio dentro questa atmosfera sospesa tra natura e memoria. Un percorso breve ma piacevole, capace di alternare scorci del centro storico agli ampi panorami dell’argine del Po, fino a un tratto finale sterrato e ombreggiato che ha regalato un po’ di fresco ai partecipanti in una giornata già pienamente primaverile.

Tra i presenti anche Denis Grandi, podista e appassionato frequentatore delle manifestazioni del territorio, che ha raccontato così la propria esperienza:

Con la gara di Cona annullata ho preferito a questo punto concedermi una giornata di relax partecipando a questa ludico-motoria organizzata dalla locale sezione AVIS di Bondeno che era alla prima edizione e a pochi chilometri da casa!!! Percorso breve ma molto carino con passaggio in centro poi argine del Po ed un tratto finale sterrato ed ombreggiato. Non particolarmente nutrita la partecipazione anche perché l'evento non è stato molto reclamizzato (tiratina d'orecchie all'organizzazione), io stesso pur abitando in zona l'ho scoperto per caso ma percorso e location meritano.

Parole sincere che fotografano bene il clima dell’evento. La partecipazione non è stata numerosa, probabilmente anche per una promozione limitata, ma proprio questa dimensione raccolta ha permesso ai presenti di vivere la manifestazione con serenità, quasi come una passeggiata tra amici.

E forse è proprio qui il fascino della “Camminata di Stellata”: nella sua autenticità. Nessuna esasperazione agonistica, nessun assalto ai cronometri. Solo persone, paesaggi e il piacere di riscoprire il territorio passo dopo passo.

Per una prima edizione, il bilancio appare comunque incoraggiante. Il percorso è piaciuto, la cornice naturale ha fatto il resto e Stellata ha confermato di possedere quel fascino discreto che conquista lentamente. Con qualche attenzione in più alla comunicazione, questa manifestazione potrebbe diventare un appuntamento fisso molto apprezzato dagli amanti delle camminate e delle corse non competitive.

Perché lungo il Po, tra argini silenziosi e storie che arrivano da lontano, anche sei chilometri possono trasformarsi in un piccolo viaggio.



martedì 19 maggio 2026

Rosolina Beach Run.

 

Tra mare, pineta e sorrisi: la magia della Rosolina Beach Run 2026

C’è qualcosa di speciale nelle corse che profumano di mare. Sarà il rumore delle onde che accompagna i passi, sarà la luce di maggio che accarezza la costa, oppure quella sensazione di libertà che solo la natura riesce a regalare. La Rosolina Beach Run, andata in scena il 17 maggio 2026 a Rosolina Mare, ha confermato ancora una volta tutto il suo fascino.

Da diversi anni questa manifestazione non competitiva richiama centinaia di appassionati, famiglie, runner e camminatori desiderosi di vivere una giornata diversa, fatta di sport, convivialità e panorami mozzafiato. Non è soltanto una corsa: è un’esperienza che unisce movimento, amicizia e scoperta del territorio.

Tre i percorsi proposti dagli organizzatori — 6, 12 e 15 chilometri — pensati per ogni tipo di partecipante. I nostri atleti, però, non hanno avuto dubbi: la scelta è ricaduta sul tracciato più lungo, il più impegnativo ma anche il più suggestivo.

A raccontare l’esperienza è stata Franca Panagin:

Rosolina Beach Run, corsa non competitiva che da vari anni si tiene a Rosolina Mare e che attira numerose persone, attirate dai bei percorsi e dal pacco gara (buono spiaggia omaggio, ombrellone e due lettini da usare principalmente in luglio).
La corsa/camminata offriva tre percorsi: 6, 12 e 15 km. Io e Otto abbiamo scelto il percorso più lungo, consapevoli della sua bellezza e particolarità.
Percorso vario e panoramico: sabbia, pineta, campeggio con vista mare. Siamo arrivati fino alla torretta della Lipu e, per non farci mancare niente, siamo saliti fino alla cima. Siamo stati ripagati dalla vista panoramica.
Percorso impegnativo; da rifare anche il prossimo anno. Correre in mezzo alla natura ripaga di ogni fatica.

Parole che raccontano perfettamente l’anima di questa manifestazione: fatica sì, ma sempre accompagnata dalla meraviglia del paesaggio.

E in effetti Rosolina Mare è una località capace di sorprendere. Situata nel cuore del Delta del Po, rappresenta uno dei tratti più affascinanti della costa veneta. La sua lunga pineta, le dune sabbiose e l’area naturalistica vicina alla foce del Po la rendono un piccolo paradiso per chi ama il turismo lento e la natura incontaminata.

Non tutti sanno che proprio queste zone sono considerate tra gli ecosistemi più ricchi d’Italia: qui convivono specie rare di uccelli, flora tipica delle dune e scorci che cambiano colore a seconda della luce del giorno. La torretta della LIPU, raggiunta dai partecipanti del percorso lungo, è uno dei punti privilegiati per osservare questo straordinario ambiente naturale dall’alto.

A rendere ancora più piacevole la giornata ci ha pensato anche il tradizionale pacco gara, ormai diventato un simbolo della manifestazione: oltre ai gadget, il graditissimo buono spiaggia con ombrellone e lettini ha aggiunto un ulteriore tocco vacanziero all’evento.

La Rosolina Beach Run si conferma così molto più di una semplice corsa: è un invito a rallentare, respirare il mare e vivere il territorio con occhi diversi. E, a giudicare dai sorrisi all’arrivo, il conto alla rovescia per l’edizione 2027 è già iniziato.






StraForlì. Giulia Bellini 1^ di categoria.

 

StraForlì 2026, la corsa che attraversa il cuore di Forlì

Domenica 17 maggio 2026 la città di Forlì si è trasformata ancora una volta in un grande palcoscenico sportivo con la terza edizione della StraForlì Run in the City, la mezza maratona FIDAL Bronze da 21,097 km partita e arrivata nella splendida Piazza Saffi, ai piedi dell’Abbazia di San Mercuriale.  
Un percorso veloce e lineare, interamente chiuso al traffico, capace di abbracciare i luoghi simbolo della città: Porta Schiavonia, Porta Ravaldino, il quartiere razionalista di Piazzale della Vittoria, la Rocca di Caterina Sforza e il Museo di San Domenico. Una gara nata da pochi anni ma già entrata nel cuore dei runner romagnoli. Tra i protagonisti della giornata anche Bellini Giulia, splendida 1ª di categoria, risultato che conferma determinazione, continuità e capacità di interpretare al meglio una distanza tanto affascinante quanto crudele. La mezza maratona, infatti, non perdona. È una terra di confine: troppo lunga per essere affrontata d’istinto, troppo veloce per concedere tregua. Lo sapevano bene anche grandi interpreti italiani della corsa come Stefano Baldini, oro olimpico ad Atene 2004, e Daniele Meucci, atleti che hanno spesso raccontato come le mezze maratone siano gare dove conta tanto la testa quanto le gambe. Ed è forse proprio qui che nasce il lato più autentico del running: non sempre nelle giornate perfette, ma in quelle difficili, quando arrivare vale più del cronometro.

Lo racconta con sincerità Michele Bacilieri,   protagonista di una prova sofferta ma tenace:

Il fisico aveva già lanciato segnali di stanchezza da almeno due settimane ma volevo fare un'altra mezza dopo il consueto aprile horror in preda ad allergie. Ben presto ho capito che era una delle mie giornate no: battito alto, gambe dure, pensieri di ritiro. Tutto fa esperienza comunque, me la sono messa via, ho lottato andando forse più lento che in allenamento ma l'ho comunque finita e va benissimo così. A parte la pista di atletica, a Forlì non ero mai stato: la gara in sé è davvero ben organizzata, strade chiuse, percorso lineare. Ho saputo che è il primo anno che la fanno in maggio che comunque non è un periodo super per fare mezze… Alla prossima!

Parole che fotografano perfettamente l’anima della corsa: accettare i propri limiti, ascoltare il corpo e trasformare anche una giornata storta in esperienza. Maggio, in effetti, non è il mese ideale per molti mezzofondisti. Il caldo improvviso della Romagna può spezzare il ritmo e mettere alla prova anche gli atleti più preparati. Eppure la StraForlì conserva un fascino particolare: correre tra le vie storiche della città, accompagnati dal tifo della gente e dal profumo della primavera romagnola, regala emozioni difficili da spiegare. C’è anche una curiosa leggenda popolare che aleggia attorno alla città di Forlì e alle sue antiche porte: si racconta che attraversarle tutte porti fortuna a chi intraprende un viaggio importante. E in fondo una mezza maratona è proprio questo: un viaggio interiore lungo 21 chilometri, dove ogni atleta attraversa paure, entusiasmo, fatica e orgoglio. Alla fine resta il sudore, il fiato corto e quella sensazione unica che ogni runner conosce bene: aver resistito. E forse è proprio questa la vera vittoria.    





giovedì 14 maggio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Il canto della settimana Corriferrara

Come schiera antica sospinta dal favore dei venti e dalla volontà del cuore, gli atleti Corriferrara hanno attraversato strade, colline, pinete e argini, lasciando orme degne di memoria nei sentieri d’Italia.

Erano in 102, figli della corsa e della fatica gentile, capaci di sommare 1808 chilometri e conquistare 9048 metri di dislivello, quasi a voler sfidare le altezze degli dei. Undici le terre toccate dal loro passaggio, undici scenari trasformati in teatro d’impresa.

Da Ferrara, con la vivace Straferrara, dove il respiro del gruppo si è mescolato alle mura estensi, fino alle rive marine di Bibione, dove la “10mila del Faro” ha visto gli atleti correre tra il profumo dell’Adriatico e la luce che guida i naviganti nelle notti di tempesta.

A Comacchio, città sospesa fra acqua e ponti, la Half Marathon ha celebrato il fascino delle Valli e della laguna, mentre a Roma la “Race for the Cure” ha unito il passo sportivo alla nobiltà della solidarietà, sotto lo sguardo eterno dei monumenti imperiali.

Tra i filari e i profumi della Toscana, Mercatale in Val di Pesa ha accolto il duro e magnifico “Chianti Marathon Trail”, dove ogni salita sembrava un patto con la terra e ogni discesa un premio concesso dal destino.

Nel veronese, a Zimella, le “5 Miglia di Zimella” hanno visto il gruppo avanzare compatto come manipolo romano; a Mercato Saraceno il “Giro di Paderno” ha attraversato strade intrise di storia e fatica contadina.

Non meno valorosi i passi mossi a Fenil del Turco nella “Passeggiata di Primavera”, tra campagne già accese di verde, e a Torreglia, ai piedi dei Colli Euganei, dove “La Torregliana” ha richiesto gambe forti e spirito saldo.

E poi Dozza, borgo di mura dipinte e vino generoso, dove il “Dozza Wine Trail” ha unito arte, colline e sudore in un’unica epopea podistica.

Ma tra tutte le prove, una si staglia come leggenda destinata a essere narrata nelle sere future: la titanica avventura di Cesenatico, la “9 Colli Running”, ben 200 chilometri di resistenza e volontà, un viaggio più che una gara, un pellegrinaggio dell’anima attraverso la Romagna.

E come in ogni poema degno di gloria, non sono mancati gli eroi del podio.

Nella Half Marathon di Comacchio, Eleonora Malossi ha conquistato un magnifico 2° posto assoluto, impresa degna di chi sa trasformare la fatica in trionfo.

Alla Comacchio Dog Run, fra sorrisi e zampe leggere, la dolcissima Laila, fedele compagna a quattro zampe, ha saputo farsi onore con un brillante 3° posto di categoria, conquistando applausi e simpatia come vera mascotte epica del gruppo.

Nella 10 km di Comacchio, Cecilia Zocca ha dominato la propria categoria salendo sul gradino più alto del podio, mentre Carlo Barbieri ha ottenuto un prezioso 3° posto di categoria, testimoniando la costanza e il valore della squadra.

Infine, a Bibione, tra mare e vento, Paola Pantaleoni ha trionfato con uno splendido 1° posto di categoria, illuminando la giornata come il faro che dà nome alla gara.

Così si chiude una settimana degna d’essere tramandata: chilometri come versi, salite come battaglie, traguardi come approdi.
E Corriferrara, ancora una volta, ha dimostrato che la corsa non è soltanto sport: è viaggio, fratellanza e memoria condivisa lungo le strade del tempo.








mercoledì 13 maggio 2026

Dozza wine trail

 

Dozza Wine Trail 2026, dove il fango diventa memoria e il vento accompagna i sogni

Tra i calanchi morbidi dell’Emilia-Romagna, i filari che si rincorrono sulle colline e le mura dipinte di uno dei borghi più affascinanti d’Italia, il 10 maggio 2026 è andata in scena un’altra edizione del **Dozza Wine Trail**. Una gara che negli anni è diventata molto più di una semplice corsa: un rito collettivo, una festa del territorio, un viaggio dentro la fatica e dentro sé stessi.

La distanza di 17,3 chilometri e i 704 metri di dislivello positivo raccontano solo una parte della storia. Perché il Dozza Wine Trail non si misura soltanto con i numeri. Si misura con il respiro corto lungo le prime salite, con il rumore delle scarpe sullo sterrato bagnato, con le mani sporche di terra e con gli sguardi complici tra runner che magari non si conoscono, ma condividono lo stesso orizzonte.

E poi c’è Dozza. **Dozza**, borgo medievale sospeso tra arte e vigneti, dove ogni muro racconta qualcosa grazie alla celebre Biennale del Muro Dipinto. Correre qui significa attraversare strade che sembrano uscite da un racconto, entrare e uscire da sentieri che odorano di mosto, erba e primavera. Le colline intorno custodiscono storie antiche: si narra che in alcune notti di nebbia i contadini sentissero ancora il rumore dei carri del vino scendere verso valle, come se il territorio non volesse mai smettere di celebrare il suo legame con la terra.

Il percorso del Dozza Wine Trail è cresciuto anno dopo anno, modellato dall’esperienza e dalla passione degli organizzatori. Oggi alterna tratti corribili a salite brevi ma intense, passaggi panoramici e discese che obbligano a fidarsi dei propri passi. È un trail accessibile, ma mai banale. Ti invita a osare senza spaventarti. Un po’ come fanno le montagne con chi le ama davvero.

Tra i protagonisti della giornata c’è stato anche Marco Gianantoni, che ha raccontato con autenticità il legame speciale che lo unisce a questa gara.

Trail facile ma veramente gradevole. A questo trail devo la mia passione per questa tipologia di gare. E' stato infatti il primo! Ricordo bene la tribolata e il fango essendo stata una giornata di pioggia intensa. Però, quei 14 km sono bastati per farmi innamorare di questa disciplina e dello spirito di condivisione con gli altri atleti. Negli anni poi il percorso è stato progressivamente migliorato fino ad adesso che, a mio parere, ha raggiunto quasi la perfezione per chi vuole cimentarsi per la prima volta nella corsa per sentieri. Domenica è andata benone, a parte l'afa iniziale, che non faceva respirare, in cima alla prima collina si è alzata una brezza che ci ha accompagnato fino al traguardo. Ottima la compagnia, il pacco gara ed il pasta party. W Dozza e soprattutto il Wine offerto.

Le parole di Marco restituiscono perfettamente l’essenza di questa gara. Perché il trail running non è solo competizione. È memoria. È quel primo pettorale che non dimentichi più. È il fango che all’inizio sembra un ostacolo e poi diventa parte del racconto che farai per anni.

Ed è forse proprio qui che il Dozza Wine Trail colpisce nel profondo: riesce a trasformare un percorso “corribile” in qualcosa di emotivamente enorme. Non serve un ultra trail alpino per sentirsi vivi. A volte bastano colline, vigneti, una salita affrontata con il cuore e una brezza improvvisa che arriva al momento giusto.

Lo spirito che si respira ricorda quello dei racconti di Kilian Jornet: la montagna, o il sentiero, non come luogo di conquista ma come spazio di libertà. Nessuno dimostra qualcosa agli altri. Ognuno cerca una versione più autentica di sé stesso. E in giornate così si capisce che davvero niente è impossibile, soprattutto quando la fatica si condivide.

All’arrivo, tra sorrisi stanchi e bicchieri alzati, resta addosso quella sensazione rara che solo alcune gare sanno lasciare: la voglia di tornare.

Perché il Dozza Wine Trail non finisce sul traguardo.

Continua nelle scarpe sporche di terra lasciate in macchina, nelle foto scattate tra i vigneti, nelle risate del pasta party e nei racconti che iniziano sempre allo stesso modo:

“Ti ricordi quella salita sopra Dozza?”








Nove colli running, 200 Km per Vittorio Cavallini!

La Nove Colli, quando la fatica diventa racconto

Tra il 9 e il 10 maggio 2026, Nove Colli ha riportato centinaia di ultramaratoneti sulle strade e sulle colline attorno a Cesenatico. Duecento chilometri, 3220 metri di dislivello, una notte intera da attraversare passo dopo passo, con il mare che resta lontano e vicino insieme, come una promessa. Ci sono gare che si misurano col cronometro e altre che si misurano con la memoria. La Nove Colli appartiene a questa seconda specie: un viaggio che scava dentro, dove ogni salita sembra chiederti non quanto sei forte, ma quanto sei disposto a restare fedele al tuo passo. Chi conosce le opere di Gastone Breccia ritrova qui quella stessa idea di fatica antica e luminosa: il corpo che si consuma lentamente, la notte che trasforma i pensieri, la strada che smette di essere asfalto e diventa esperienza condivisa. Non c’è eroismo gridato, ma la dignità semplice di chi continua a camminare. Tra i protagonisti di questa edizione anche Vittorio Cavallini, atleta Corriferrara, da anni avvezzo alle lunghissime distanze e agli appuntamenti dove il tempo assume un altro significato. Il suo racconto restituisce tutta la dimensione umana della gara.

"L'anno scorso la nove colli mi è piaciuta talmente tanto che sono voluto tornare anche la settimana scorsa! Complici l'esperienza positiva maturata l'anno scorso ed il clima più mite, quest'anno me la sono goduta di più! Si parte alle 12:00 in punto dal museo della marineria di Cesenatico, per fare una mezza maratona tutti insieme a passo controllato fino poco dopo Cesena, dove c'è il ristoro con pasta, riso, dolci e fragole! Poi ognuno parte al suo passo sulla salita di Polenta, fa ancora caldo, ma si cammina bene. Segue la salita di Rivoschio, quella che mi piace di più, vuoi perché è tutta in mezzo alla natura tra enormi calanchi, ma anche perché il sole sta già calando, lo hai alle spalle ed i colori si stanno addolcendo piano piano. Sulla cima troviamo la prima sacca: prendo quello che serve per la notte e gli alimenti che ho preparato. Arriva la salita della Ciola, si parte con la luce e si arriva al buio. Subito dopo si sale sul Bardotto, dove c'è il traguardo della quattro colli e lasciamo gli amici iscritti a quella distanza. Seguono il Tiffi ed il Perticara, attraversiamo borghi illuminati da qualche lampione in cui gli abitanti sono oramai a letto da diverse ore. Iniziamo la salita del Pugliano al buio e la terminiamo quando il sole è sorto da poco. Giù verso San Leo che sfioriamo e nuovamente sul passo del Grillo. Scesi dal passo troviamo il ristoro del 160 km, dove c'è la quarta sacca in cui lasciamo l'attrezzatura della notte e prendiamo altri alimenti. Arriva il Gorolo, l'ultima salita, la più corta ma anche la più ripida. Il Gorolo non è una collina, è un altopiano: tra diversi sali e scendi si rimane su per almeno dieci km. Il panorama ti ripaga: sul pendio e sulla pianura sottostante tanti vigneti curati, a circa 10 km si vedono la costa ed il mare. Una volta scesi siamo a Savignano sul Rubicone. Altri 15 km e siamo al traguardo, intanto inizia a piovere, la ciclabile del Pisciatello si allaga: servirebbe un pedalò ma sono ancora tutti nelle rimesse. Attraversiamo Gatteo Mare ed arriviamo in spiaggia a Valverde, dove ci accolgono con tanti sorrisi ed abbracci gli organizzatori e gli amici arrivati prima di noi! 200 e più Grazie agli Organizzatori, ai loro Staff e a tutti i Volontari che rendono possibile questa magica avventura. Mario, Anna, Andrea, al buon Dio piacendo ci si rivede l'anno prossimo a Cesenatico e, perché no, magari anche prima in giro!!!"

Nel racconto di Vittorio c’è tutta la geografia sentimentale della Nove Colli.
Non soltanto le ascese, Polenta, Rivoschio, Ciola, Perticara, Pugliano, Gorolo, ma il modo in cui cambiano gli occhi di chi le attraversa. La notte, in queste gare, è quasi sempre il vero spartiacque.

Di giorno si corre con le gambe, al buio si continua con qualcos’altro: memoria, ostinazione, fiducia. I borghi silenziosi, i ristori illuminati nel nulla, le sacche preparate con cura maniacale prima della partenza diventano piccoli approdi emotivi. Ogni oggetto ritrovato nella notte sembra avere un valore enorme. E poi c’è il dettaglio che molti veterani della Nove Colli raccontano: il sorgere del sole dopo ore di oscurità. Non è soltanto alba. È un ritorno. Sul Pugliano, come descrive Vittorio, il giorno riappare lentamente e con lui riaffiora anche energia inattesa. Curiosa anche la storia del Gorolo, spesso sottovalutato da chi guarda soltanto altimetrie e numeri. In realtà, come spiegano tanti habitué della gara, non è la pendenza a renderlo duro, ma la sua natura ingannevole: continui rilanci, saliscendi, il mare che compare all’orizzonte quando le gambe sono ormai svuotate. È lì che molti comprendono davvero quanto lunga sia stata la strada percorsa. Alla fine resta l’arrivo sul mare, la pioggia, gli abbracci, quella fraternità silenziosa che soltanto le lunghe distanze riescono a creare. Perché in prove come questa il traguardo non coincide mai davvero con la fine: rimane addosso nei giorni successivi, nelle gambe indolenzite, nelle immagini della notte, nel desiderio quasi inspiegabile di tornare ancora. Ed è forse questo il segreto della Nove Colli: trasformare la fatica in nostalgia già mentre la si sta vivendo.