lunedì 24 agosto 2026

5 Passi in Val Carlina

 

Cinque passi dentro la magia della Val Carlina

Ci sono gare che si corrono con le gambe e altre che, quasi senza accorgersene, si finiscono correndo anche con gli occhi, con il cuore e con la fantasia.

La 5 Passi in Val Carlina


 disputata domenica 23 agosto 2026 con partenza da Vidiciatico, è una di quelle gare. Giunta alla sua 17ª edizione, la manifestazione ha portato i podisti nel cuore dell’Appennino bolognese, tra il Monte Pizzo, i boschi e i panorami della Val Carlina. La prova competitiva si è sviluppata sulla distanza di circa 18,5 km, con 692 metri di dislivello, affiancata dalla camminata di 9 km e dalle prove dedicate ai più piccoli.

E forse non è un caso che questa corsa parta proprio da Vidiciatico, un paese che sembra avere già nel nome una piccola storia da raccontare. Una leggenda popolare narra infatti di un bandito modenese chiamato Ciatico: qualcuno lo avrebbe visto proprio nel luogo dove oggi sorge il paese e avrebbe avvertito le guardie dicendo semplicemente: “Vidi Ciatico”. Una spiegazione suggestiva, anche se gli studi linguistici propongono origini molto più antiche legate alla vegetazione e ai salici.

Ma se c'è un posto dove le leggende sembrano poter diventare realtà, è proprio il bosco.

Là dove il sentiero cambia mondo

Il racconto di Gigi Medas restituisce perfettamente l'anima di questa gara. Prima ci sono le salite, l'asfalto, il fiato che aumenta e le gambe che cominciano a chiedere conto delle scelte fatte durante la preparazione.

Poi, improvvisamente, il sentiero entra nel bosco.

E lì sembra quasi che qualcuno abbia chiuso la porta alle spalle dei podisti.

Il verde diventa più fitto, le pietre si ricoprono di muschio, i rumori si fanno più piccoli. Restano i passi, il respiro e qualche voce pronunciata a bassa intensità, perché anche parlare, quando la salita morde, diventa un piccolo lusso.

È proprio in quel momento che la fantasia prende il sopravvento.

Un movimento tra le foglie?
Un'ombra dietro un faggio?
Un bagliore verde tra i rami?

Una fata?

Un folletto?

Nessuno può dirlo.

Quello che è certo è che la Val Carlina possiede quella particolare capacità che hanno i boschi antichi: farci dimenticare per qualche minuto il cronometro e ricordarci che la montagna non è soltanto una strada da percorrere, ma un luogo da ascoltare.

Vidiciatico, del resto, è immersa proprio tra castagni, pini, abeti e faggi, ai piedi del Monte Pizzo e lungo la strada che conduce verso il Parco regionale del Corno alle Scale.

E il Corno alle Scale, con la sua caratteristica parete rocciosa a gradinate da cui deriva il nome, sembra quasi il castello naturale di questo regno fantastico.

Tre volte nel regno verde 




Il percorso della 18 km attraversa per tre volte la parte boschiva.

Ogni ingresso nel bosco sembra dunque un nuovo capitolo della stessa fiaba.

L'ultimo, però, richiede particolare attenzione: una discesa impegnativa e pericolosa, opportunamente segnalata, obbliga anche i podisti più focosi a mettere da parte la fretta.

Perché nella montagna, come nelle fiabe, non sempre vince chi corre più forte.

A volte vince chi sa fermarsi un istante, guardare dove mette i piedi e arrivare dall'altra parte.

E così, superato anche l'ultimo tratto nel bosco, il sentiero torna verso l'asfalto e finalmente appare il gonfiabile dell'arrivo.

La magia lascia spazio alla soddisfazione.

Il vero spettacolo? Correre insieme

Ma c'è un altro elemento che rende speciale questa trasferta e che Gigi sottolinea con particolare piacere.

Non c'era soltanto la gara.

C'era la compagnia.

Grazie all'impegno di Claudio Carrari, presidente della Polisportiva Quadrilatero, un pullman ha raccolto ben 55 podisti, appartenenti a società diverse, permettendo loro di raggiungere Vidiciatico insieme e senza la preoccupazione del viaggio.

Un piccolo autobus trasformato, per una mattina, in una sorta di carrozza incantata.

Atleti di società differenti seduti gli uni accanto agli altri, chiacchiere, risate, qualche inevitabile rumore in più e quell'atmosfera da gita scolastica che Gigi racconta con un sorriso.

Ed è forse questa una delle immagini più belle della giornata: podisti che normalmente si incontrano soltanto sul percorso, questa volta condividono anche il viaggio, il pranzo, le risate e la fatica.

La competizione, per qualche ora, diventa soltanto una parte della storia.

Il resto lo fanno le persone.

E a completare la giornata ci ha pensato il pranzo a Lizzano in Belvedere, dove il gruppo è stato accolto con gentilezza e cortesia. Perché, dopo 18 chilometri e 692 metri di dislivello, anche il più romantico dei podisti sa che una buona tavola può essere l'ultimo, irresistibile capitolo di una fiaba.

Arrivare insieme vale più del cronometro

E poi c'è quella fotografia sul rettilineo finale.

Gigi, Stefy e Silvia arrivano tenendosi per mano.

Non importa essere davanti.

Non importa essere tra gli ultimi.

Il fotografo immortala quei passi e soprattutto quei sorrisi. Perché arrivare al traguardo significa aver mantenuto una promessa fatta a se stessi: quella di portare a termine ciò che ci si era prefissati, rispettando le proprie possibilità.

È questa, forse, la vittoria più autentica.

La 5 Passi in Val Carlina ha regalato panorami, 




 boschi, salite, discese, ristori e fatica. Ma soprattutto ha regalato una giornata di sport vissuta insieme.

E mentre il pullman riprendeva la strada del ritorno, probabilmente qualche folletto sarà rimasto nascosto tra gli alberi, a osservare quel gruppo di podisti allontanarsi.

Magari avrà sorriso.

Perché avrà capito che, anche senza ali e senza bacchetta magica, quei 55 viaggiatori hanno fatto una cosa che alle creature delle fiabe riesce benissimo: trasformare una semplice giornata di corsa in un piccolo ricordo da custodire.

E la promessa, alla fine, è già scritta nelle parole di Gigi: a Vidiciatico, o a Lizzano in Belvedere, ci si rivedrà anche il prossimo anno.


Il commento di Gigi Medas

"5 passi in Val Carlina,quest’anno partenza da Vidiciatico che si alterna con Lizzano Belvedere come luogo di partenza della manifestazione. Gara ben organizzata con distanze di 18 Km(dislivello 692 mt) e 9 km. Cortesia e attenzione da parte dell’organizzazione alla quale vanno i complimenti. Numerosi ristori sul percorso della 18 km. Un’ottima partecipazione da parte dei podisti. Molto bello il percorso con panorami a perdita d’occhio. Il più emozionante come sempre è il passaggio nel tratto che attraversa il bosco, è la parte più impegnativa, probabilmente più delle salite sull’asfalto, si entra in un mondo magico incantato, dove regnano solo il rumore dei passi e le voci dei podisti che dato lo sforzo, sono bassissime, ci si aspetta di incontrare una fata o un folletto dietro ogni albero. La vegetazione fitta e le pietre completamente ricoperte di muschio, ci fanno immergere in un universo verde. Il percorso prevede 3 tratti con passaggi nella parte boschiva, l’ultimo è quello che allerta di più i sensi perché c’è una discesa pericolosa 


ben segnalata da un cartello di pericolo, in quel punto si calmano i bollenti spiriti ed i podisti rallentano badando bene a dove mettono i piedi, l’arrivo non è più tanto lontano ma è meglio, perlomeno in quel punto abbassare la soglia dell’attenzione. Usciti dall’ultima parte del bosco ci dirige, su asfalto, questa volta, verso il gonfiabile, pronti a gustarsi la fine di questa bellissima gara. Con Stefy e Silvia arriviamo tenendoci per mano sul rettilineo del traguardo con il fotografo pronto a immortalare gli ultimi passi di questi atleti che pur essendo tra gli ultimi hanno le facce sorridenti, perché l’importante è portare a termine l’obiettivo che ci si è preposti, ognuno in base alle proprie possibilità, si sorrideva anche perché il pensiero era rivolto al buonissimo pranzo che ci attendeva di lì a poco, perché il podista può essere romantico. Può amare i panorami. Può emozionarsi davanti al bosco. Può cercare fate e folletti. Ma dopo 18 chilometri e quasi 700 metri di dislivello… ha fame.
 

 Questa divertente trasferta è stata resa possibile per me ed altri 54 podisti dall’impegno del presidente della Polisportiva Quadrilatero, Claudio Carrari che si è prodigato per noleggiare il pullman, prenotare il ristorante a Lizzano Belvedere, dove siamo stati accolti con gentilezza, cortesia e soprattutto con un ottimo pranzo. Sul pullman eravamo atleti di varie società 

che hanno approfittato di questa occasione per recarsi a Vidiciatico(luogo di partenza della gara)in maniera spensierata, senza problemi per la strada da percorrere, a bordo sembravamo una scolaresca un po’ rumorosa ma festante. Grazie Claudio per l’impegno e complimenti all’organizzazione della 5 passi in Val Carlina, sicuramente, come ormai capita da alcuni anni, ci vedremo anche il prossimo anno
".















Sardon Trail

 

Sardon Trail, correre sulla poesia: Duino racconta il mare

Ci sono sentieri che attraversano un luogo e sentieri che, invece, sembrano attraversare una storia. Il 22 agosto 2026, a Duino, la Sardon Trail ha portato i suoi corridori proprio dentro una di queste storie: 22,7 chilometri di percorso e 703 metri di dislivello, tra il bianco della pietra carsica, il verde della vegetazione e l’azzurro dell’Adriatico.

È difficile immaginare un teatro più suggestivo per una gara di trail. Qui il Carso arriva al mare quasi improvvisamente, con le sue rocce, i boschi, i sentieri che salgono e scendono e quelle falesie che sembrano custodire, da secoli, i segreti del Golfo di Trieste. La Sardon Run 2026 si è disputata proprio lungo questo territorio, con i suoi percorsi tra Duino, le falesie, il Monte Ermada e il mare.

E poi c'è lui: il Sentiero Rilke.

Un nome che già sembra appartenere a un racconto d'avventura, di quelli in cui l'esploratore apre una porta nella roccia e scopre improvvisamente il mare sotto di sé.

Agata Grazioso, al termine della sua esperienza, lo racconta con poche parole che valgono più di molti resoconti:

«Abbiamo corso sulla poesia del sentiero Rilke, percorso tecnico ma molto panoramico.»

E forse è proprio questa la fotografia più autentica della giornata.

Perché sul Rilke non si corre soltanto con le gambe. Si corre con gli occhi.

Il sentiero collega Duino e Sistiana costeggiando le Falesie di Duino e offre scorci spettacolari sul Golfo di Trieste. Il punto più alto raggiunge circa 90 metri sul livello del mare, mentre lungo il percorso la roccia carsica racconta, con le sue forme tormentate, la lenta opera dell'acqua e del tempo.

Rainer Maria Rilke soggiornò al Castello di Duino nel 1911-1912 e proprio qui trovò ispirazione per le celebri Elegie Duinesi. La tradizione racconta che, durante una passeggiata lungo la costa, la bora gli avrebbe suggerito l'ispirazione per l'inizio dell'opera.

Chissà allora cosa avrebbe pensato il poeta vedendo passare, oggi, una fila di trail runner.

Forse avrebbe sorriso.

Avrebbe visto uomini e donne trasformare quella che per lui era una passeggiata sospesa tra cielo e mare in una piccola spedizione: scarpe che cercano appoggio sulla pietra, fiato corto sulle salite, attenzione nelle discese, occhi che ogni tanto abbandonano il sentiero per inseguire l'orizzonte.

703 metri di dislivello non sono poesia facile.

Il Carso sa essere elegante, ma non è mai addomesticato. La roccia bianca, i tratti tecnici e i continui cambi di ritmo chiedono concentrazione. E proprio questa è la magia del trail: il paesaggio ti regala bellezza, ma in cambio pretende rispetto.

Attorno a Duino, inoltre, la storia sembra nascondersi dietro ogni curva.

Il vecchio castello, risalente all'XI secolo, conserva i segni di un passato fatto anche di battaglie contro Veneziani e Turchi. E sotto le sue rovine vive una delle leggende più romantiche e inquietanti del luogo: quella della Dama Bianca.

Si racconta che una donna, gettata in mare dal marito accecato dalla gelosia, sia stata trasformata in pietra. La sua figura, ancora oggi riconoscibile nella roccia sotto il castello, sarebbe destinata a tornare ogni notte accanto alla culla della figlia e a riprendere forma di roccia alle prime luci dell'alba.

Forse è soltanto una leggenda.

Ma correndo sopra quelle scogliere, con il mare che si apre sotto lo sguardo, è facile lasciarsi convincere che il Carso abbia davvero memoria.

Memoria della poesia di Rilke.

Memoria delle guerre e delle trincee.

Memoria dei pescatori e dei viandanti.

E memoria, anche, dei passi di chi oggi sceglie di esplorarlo correndo.

La Sardon Trail è stata così una piccola spedizione dentro un territorio sorprendente: 22,7 chilometri per mettere alla prova gambe e testa, 703 metri di salita per conquistarsi panorami che non si lasciano regalare, e un sentiero capace di ricordare a ogni runner che esistono gare nelle quali il cronometro, per qualche istante, può diventare quasi secondario.

Perché quando Agata dice «abbiamo corso sulla poesia», forse sta raccontando proprio questo.

Ci sono gare che si ricordano per il tempo.

E ce ne sono altre che rimangono dentro per la luce, il mare, la roccia e il sentiero percorso.

A Duino, il 22 agosto, il cronometro ha misurato 22,7 chilometri.

Il resto lo ha misurato il cuore.

E quello, come sanno bene gli esploratori, non ha mai avuto bisogno di un GPS per trovare la strada.








31ª Su e So per i Ponti

 

                                              Foto pagina FB Podisti Tagliolesi(grazie)

Su e so per i ponti: ad Adria si corre, ma soprattutto si torna

Ci sono gare che si misurano con il cronometro e altre che, più semplicemente, si misurano con il coraggio di esserci.

Venerdì 21 agosto 2026, ad Adria, è andata in scena la Su e so per i ponti, gara di 7 chilometri che ha portato i partecipanti a correre dentro una città che, per sua stessa natura, sembra essere nata per raccontare il rapporto fra l'uomo, l'acqua e il movimento.

Adria è una città antichissima, legata a un territorio che un tempo era fatto di lagune, canali e vie d'acqua. La sua storia affonda le radici nel mondo paleoveneto, etrusco e greco e, secondo una tradizione antica, sarebbe proprio da Adria che deriverebbe il nome del Mare Adriatico. Una leggenda affascinante, anche se non filologicamente certa, che rende ancora più suggestivo correre qui.

E poi ci sono i ponti.

Ponti che non sono soltanto strutture da attraversare, ma piccoli simboli di una città costruita nei secoli attorno all'acqua. Adria, oggi attraversata dal Canal Bianco, ha conosciuto nei secoli profonde trasformazioni del territorio: il mare si è allontanato, i fiumi hanno cambiato il loro corso, le terre sono state bonificate e la città ha continuato, ostinatamente, a reinventarsi.

Forse è proprio per questo che una gara come la Su e so per i ponti possiede qualcosa di particolare: correre da una parte all'altra dell'acqua diventa quasi un modo per attraversare la storia.

Il ritorno di Davide

Tra i partecipanti c'era Davide Bosi, per il quale questi 7 chilometri avevano un significato che andava ben oltre il risultato.

Dopo l'infortunio alla caviglia rimediato al Trail dla Cavdagna di Ariano, quello di Adria era infatti l'ennesimo rientro. E quando si torna dopo un infortunio, il cronometro può tranquillamente aspettare.

Ennesimo rientro, dopo l'infortunio alla caviglia Trail dla Cavdagna (Ariano). Naturalmente non guardo molto il crono, quello che conta era arrivare integro. Direi buona organizzazione con molti partecipanti.

Poche parole, ma dentro c'è tutto quello che rende speciale il ritorno di un atleta.

Perché dopo un infortunio la vera vittoria non è necessariamente arrivare davanti agli altri. È arrivare alla fine sapendo che quella caviglia ha retto, che il corpo ha risposto, che la paura ha lasciato spazio alla fiducia.

È il primo passo verso il ritorno.

E forse, quella sera, Davide non correva soltanto quei sette chilometri. Correva anche contro il ricordo dell'infortunio, contro la prudenza che inevitabilmente accompagna ogni rientro, contro quella domanda silenziosa che ogni atleta si porta dentro quando ricomincia: sarò davvero tornato?

La risposta non la dà il cronometro.

La dà il corpo.

La dà il sorriso dopo l'arrivo.

La dà la voglia di riprovarci.

Una città che conosce i ritorni

Adria, del resto, è una città che di ritorni se ne intende.

Nei secoli ha conosciuto prosperità e declino, acqua e terra, commerci e abbandono. Un tempo era un importante emporio frequentato da Greci ed Etruschi; poi l'interramento del territorio e i mutamenti dei corsi d'acqua ne modificarono profondamente il destino. Le grandi opere idrauliche, compreso il celebre taglio di Porto Viro tra il 1600 e il 1604, contribuirono a restituire equilibrio a un territorio che l'acqua aveva più volte ridisegnato.

Quasi una metafora perfetta per una serata di corsa.

Perché anche un atleta, qualche volta, deve imparare a convivere con l'acqua alta, con le deviazioni, con le strade interrotte. Deve fermarsi, curarsi, aspettare. E poi ripartire.

Adria lo insegna da secoli: non sempre si può scegliere la strada, ma si può scegliere di continuare a camminare.

E poi, quando arriva il momento giusto, anche a correre.

Sette chilometri, una piccola conquista

La Su e so per i ponti ha così regalato una serata di sport e partecipazione, con una buona presenza di concorrenti e un'organizzazione apprezzata da Davide.

Sette chilometri possono sembrare pochi sulla carta.

Ma sette chilometri, dopo un infortunio, possono diventare un viaggio.

Il primo ponte è quello della paura.

Il secondo quello della prudenza.

Il terzo quello della fiducia.

E quando finalmente si arriva all'ultimo, ci si accorge che dall'altra parte non c'è soltanto il traguardo.

C'è la consapevolezza di essere tornati.

Per Davide Bosi, ad Adria, forse la gara è stata proprio questo: non una sfida contro il tempo, ma un piccolo, prezioso passo verso la normalità.

E qualche volta, nel mondo della corsa, la normalità è il traguardo più bello che si possa
 conquistare.



giovedì 20 agosto 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Ferragosto corre piano: il riepilogo settimanale Corriferrara

Ci sono settimane in cui la corsa chiama forte e i nostri atleti rispondono in massa. E poi ci sono settimane come questa, quando agosto mette una mano sulla spalla del podista e gli dice: «Piano, ragazzo. Prima il mare, poi le montagne. La gara può aspettare».

È la settimana di Ferragosto, quella in cui anche il cronometro sembra prendersi qualche giorno di ferie. Le presenze alle gare diminuiscono, le strade si svuotano un poco dei nostri colori, qualcuno è al mare, qualcuno in montagna, qualcuno probabilmente davanti a un piatto di tagliatelle che considera, con grande serietà scientifica, parte integrante della preparazione atletica.

Eppure Corriferrara non si ferma.

Sono 14 gli atleti impegnati, per un totale di 112 chilometri percorsi, 612 metri di dislivello e 4 località attraversate. Numeri più contenuti rispetto alle settimane di piena stagione, ma perfettamente coerenti con questo tempo sospeso dell'anno: quello delle ferie, del recupero e della preparazione silenziosa.

Perché mentre le gare diminuiscono, gli allenamenti continuano. C'è chi corre da solo, chi si aggrega a qualche compagno, chi trasforma una passeggiata in montagna in un allenamento non dichiarato  «ma no, oggi vado piano»  e poi torna a casa con più dislivello di una gara.

Settembre, del resto, è già all'orizzonte. E allora bisogna arrivarci pronti.

Lido delle Nazioni: Ferragosto sull'acqua

Al Lido delle Nazioni, il tradizionale Giro del Lago  8 km sembra quasi fatto apposta per raccontare questa strana estate del podismo: si corre, sì, ma dentro un'atmosfera più da vacanza che da agonismo.

Il Giro del Lago, giunto nel 2026 alla sua 42ª edizione, è uno degli appuntamenti classici del Ferragosto ai Lidi: un percorso attorno al Lago delle Nazioni, tra acqua, pineta e l'aria salmastra del vicino Adriatico.

Qui la corsa diventa quasi una parentesi delle ferie. Uno potrebbe partire con l'idea di fare un allenamento tranquillo e ritrovarsi, qualche chilometro dopo, a chiedersi se sia più importante il passo al chilometro o quello verso il chiosco.

Ferragosto, in fondo, è anche questo: correre senza avere troppa fretta di arrivare.

Porto Viro: nel Delta, dove anche il Po prende fiato

A Porto Viro, per la 19ª Insieme a Franco e Luciano 6,5 km, la corsa entra invece nel paesaggio del Delta del Po.

È una terra particolare, dove acqua e terra sembrano aver fatto un accordo provvisorio: il fiume deposita, il mare modifica, il vento sposta e l'uomo, da secoli, cerca di mettere ordine. Porto Viro conserva proprio nella sua storia il segno di questa relazione con il fiume e con il Delta.

E forse non è un caso che anche qui la corsa abbia un sapore più conviviale che agonistico. Insieme a Franco e Luciano è già un nome che dice tutto: prima vengono le persone, poi il cronometro.

Baigno: Ferragosto sull'Appennino

Da una parte l'acqua del Delta, dall'altra i boschi dell'Appennino.

A Baigno, con la Camminata di Baigno  10,2 km, si corre in un ambiente completamente diverso: verde, salite, strade e panorami dell'Appennino bolognese. Baigno è una piccola frazione di Camugnano, immersa nel territorio vicino ai laghi di Suviana e Brasimone, dove il paesaggio invita naturalmente a rallentare lo sguardo — anche quando le gambe avrebbero qualche obiezione.

È una di quelle gare che ricordano una verità semplice: correre in agosto significa spesso accettare che la montagna abbia sempre qualcosa da dire. E generalmente lo dice attraverso una salita.

Forni di Sopra: dove Ferragosto sale in quota

E poi c'è Forni di Sopra, dove la Ciaminada  8,2 km porta Corriferrara nel cuore delle Dolomiti Friulane.

Qui Ferragosto ha una tradizione podistica vera e propria: la Ciaminada nasce nel 1974 e nel 2026 ha raggiunto la 52ª edizione. È una corsa campestre promozionale aperta non soltanto agli agonisti, ma a chiunque voglia vivere una giornata di sport, natura e compagnia.

Un appuntamento che sembra fatto per ricordarci perché abbiamo cominciato a correre: non soltanto per migliorare un tempo, ma per attraversare luoghi, incontrare persone, respirare aria diversa.

E, possibilmente, tornare a casa con le gambe abbastanza intere da affrontare il pranzo di Ferragosto.

L'estate rallenta, Corriferrara prepara il futuro

Questa settimana racconta dunque una Corriferrara diversa, più discreta.

14 atleti, 112 km, 612 metri di dislivello, 4 località.

Numeri piccoli? Forse.

Ma agosto non si misura soltanto con i numeri delle classifiche. È il mese in cui si semina senza fare troppo rumore. Le gare sono meno numerose, molti atleti si concedono qualche giorno di vacanza, cambiano gli orari, cambiano i luoghi, cambiano perfino le scarpe che finiscono nello zaino insieme al costume.

Ma sotto la superficie, il lavoro continua.

Allenamenti personali, uscite collettive, salite, ripetute, chilometri corsi quando il caldo concede una tregua. Tutto serve a costruire quello che verrà.

Perché settembre è vicino.

E settembre, per Corriferrara, non sarà soltanto il ritorno alla normalità. Sarà l'inizio di una nuova stagione di gare, con molti dei nostri atleti pronti a rimettersi il pettorale, a inseguire nuovi obiettivi, a cercare nuovi traguardi e, perché no. qualche altro podio.

Adesso però lasciamo che agosto faccia il suo mestiere.

Lasciamo correre il sole, lasciamo riposare le gambe, lasciamo che il mare faccia rumore e che la montagna conservi il fresco.

Tra qualche settimana torneranno le sveglie presto, le scarpe infangate, i numeri sul cronometro e quella domanda che ogni podista conosce bene:

«Quanto manca?»

E noi saremo già pronti a rispondere correndo.





martedì 18 agosto 2026

La ciaminada

 

La Ciaminada: Ferragosto tra sentieri, strappi e una prima volta da ricordare

Ci sono gare che si corrono per inseguire il cronometro e altre che, più semplicemente, si corrono per celebrare una giornata, un luogo, una tradizione. La Ciaminada, disputata il 15 agosto 2026 a Forni di Sopra, appartiene decisamente alla seconda categoria: una gara non competitiva, ma con classifica, di 8,2 km e 232 metri di dislivello, capace di regalare ai partecipanti il piacere autentico di correre in montagna nel giorno più simbolico dell'estate.

Forni di Sopra è una località che sembra fatta apposta per correre e respirare. Circondata da alcune delle più belle montagne del Friuli, è conosciuta come una delle porte d’accesso al Parco Naturale delle Dolomiti Friulane, patrimonio UNESCO. Qui la natura è protagonista assoluta: boschi, torrenti, pareti rocciose e sentieri raccontano una montagna ancora autentica, dove ogni curva può regalare un panorama diverso.

E forse è proprio questo il bello di una gara come La Ciaminada: non serve necessariamente cercare la grande impresa. A volte basta infilarsi le scarpe, partire e lasciarsi sorprendere da quello che succede lungo il percorso.

Per Marco Gianantoni, però, questa Ciaminada aveva un significato ancora più speciale. Non soltanto per il ritorno alle competizioni dopo una piccola deviazione forzata dal programma estivo, ma soprattutto perché questa volta al suo fianco c'era suo figlio, alla prima gara con classifica.

Un debutto che difficilmente avrebbe potuto avere una scenografia più bella.

I primi 500 metri sono stati infatti corsi insieme, padre e figlio, condividendo emozione e fatica. Poi, dopo il primo tratto in discesa, Marco ha lasciato spazio al giovane atleta, permettendogli di affrontare la gara in autonomia. Da lì è iniziata la sua rimonta, tra strappi e cambi di ritmo che hanno contribuito a selezionare il gruppo.

La gara ha così assunto il sapore di una piccola avventura familiare, dove il risultato sportivo è diventato quasi un dettaglio rispetto all'emozione di vivere insieme una prima volta.

E il finale è stato da fotografia da conservare: Marco, una volta tagliato il traguardo, è tornato indietro per recuperare il figlio, riuscendo così a tagliare nuovamente il traguardo insieme a lui.

Per il giovane Gianantoni è arrivato anche un risultato tutt'altro che banale: 70° assoluto nella gara corta su 467 arrivati.

Numeri che raccontano una buona prestazione, ma che non riescono a raccontare fino in fondo ciò che vale davvero quella giornata. Perché certe classifiche finiscono negli archivi, mentre certe immagini rimangono nella memoria.

Quella di un padre che torna indietro per accompagnare il figlio fino al traguardo è sicuramente una di queste.

E Marco, con la consueta ironia, racconta così la sua giornata:

"Garettina montanara per festeggiare il Ferragosto. Di solito preferisco optare per una grigliata a base di trote appena pescate ma quest'anno, per mancanza di posto, mi è scaduta la visita sportiva pertanto ho convertito la sky race di fine vacanza con questa gara non competitiva ma con classifica. Nonostante non sia un amante delle gare corte devo dire che mi sono divertito anche perchè ho avuto l'emozione di correre i primi 500 m con mio figlio alla sua prima gara con classifica. Dopo il primo tratto in discesa pericoloso, l'ho lasciato correre in autonomia ed è iniziata la rimonta....Alla fine devo dire che è andata proprio bene, anche perchè c'erano parecchi strappi che hanno fatto molta selezione tra gli atleti. Tagliato il traguardo, sono tornato indietro a recuperare mio figlio così sono riuscito a tagliare il traguardo assieme a lui. Bella emozione e bel risultato anche per lui (70 assoluto nella gara corta su 467 arrivati). State benone! P.s. proseguo con le mie vacanze ed allenamenti in attesa di avere l'idoneità sportiva...."

In fondo, La Ciaminada è stata proprio questo: una corsa breve ma piena di significati. Un Ferragosto diverso dal solito, con il profumo della montagna al posto di quello della griglia, i sentieri al posto della tavola imbandita e, soprattutto, una prima gara da ricordare.

Perché nella corsa, come nella vita, ci sono traguardi che si misurano in metri e secondi. E poi ce ne sono altri che si misurano in emozioni condivise.

Quello di Forni di Sopra, per Marco e suo figlio, appartiene decisamente alla seconda categoria.





19^ Assieme a Franco e Luciano

 

                                Foto di Denis Laurenti e Daniele Paesante dal sito dei Podisti Tagliolesi(Grazie)

Quando la pineta mette alla prova le gambe: “Assieme a Franco e Luciano”, una corsa d’estate a Porto Viro

C’è un momento, nelle sere d’estate, in cui la luce sembra voler indugiare ancora un po’ prima di lasciare spazio alla notte. È proprio dentro questa atmosfera che Porto Viro, nel cuore del Delta del Po, ha accolto il 13 agosto la gara competitiva “Assieme a Franco e Luciano”, una prova di 6,6 chilometri capace di unire sport, natura e convivialità.

Porto Viro è una terra particolare, dove il fiume non è soltanto un elemento del paesaggio, ma quasi un compagno di viaggio. Qui il Po, prima di consegnarsi all’Adriatico, si divide in rami, canali e terre d’acqua, costruendo lentamente uno dei paesaggi più affascinanti del Veneto. È un territorio nato dall'incontro fra acqua e terra, dove la natura ha ancora il potere di sorprendere dietro una curva, tra un canneto, un argine o una pineta.

E proprio la pineta è stata una delle protagoniste silenziose della gara.

Il percorso, infatti, non si è limitato al classico asfalto. Dopo la partenza, i concorrenti hanno affrontato un circuito da percorrere due volte, incontrando un tratto decisamente più tecnico e imprevedibile: sterrato, radici e sabbia hanno trasformato quei chilometri in una piccola avventura dentro la natura.

A raccontare bene lo spirito della serata è Marco Binatti, che ha vissuto la gara con il giusto equilibrio tra agonismo e divertimento:

Bella serata estiva per gareggiare e divertirsi mettendosi alla prova con un percorso non banale visto il tratto in pineta tra sterrati radici e sabbia.

Parole che restituiscono perfettamente il carattere di una competizione dove il cronometro conta, certo, ma non è l’unico protagonista. Perché correre in un ambiente simile significa anche adattarsi: cambiare appoggio sulla sabbia, prestare attenzione alle radici, affrontare lo sterrato e ritrovare poi il ritmo sul terreno più compatto.

Due giri, 6,5 chilometri e tante piccole difficoltà capaci di rendere la gara più interessante di quanto possa suggerire la distanza.

E nel Delta, del resto, la natura insegna proprio questo: non sempre la strada più breve è quella più semplice.

Porto Viro conserva infatti una forte identità legata al rapporto con il Po e con le sue trasformazioni. Il Delta è un territorio in continuo divenire, modellato nei secoli dall'acqua e dall'uomo. È una terra nella quale confini e paesaggi sembrano avere una certa libertà: il fiume cambia lentamente il volto del territorio e lascia dietro di sé nuovi spazi, nuove prospettive e nuove storie.

Forse è anche per questo che una corsa qui assume un sapore particolare. Si parte per misurarsi con gli altri, ma inevitabilmente ci si ritrova a misurarsi anche con il terreno, con il caldo, con la fatica e con quei piccoli imprevisti che trasformano una semplice gara in un ricordo.

E poi c’è il lato piacevole della serata.

Perché, come ricorda Marco con un sorriso, il pacco gara era una bella bottiglia di Prosecco, mentre il premio ha permesso di portare a casa addirittura una bella spesa.

Una scelta che sembra quasi raccontare lo spirito del territorio: dopo aver corso, sudato e combattuto con sabbia e radici, arriva il momento di sedersi, brindare e godersi il risultato.

In fondo, anche questo è correre.

Non soltanto inseguire un tempo o una posizione, ma condividere una sera d’estate, attraversare luoghi diversi dal solito, ridere della fatica e tornare a casa con qualcosa che racconti la giornata.

La gara “Assieme a Franco e Luciano” ha regalato dunque a Marco Binatti e agli altri partecipanti una serata fatta di sport e natura, con un percorso capace di sorprendere e un’atmosfera autenticamente estiva.

E mentre il sole calava sul Delta, tra i profumi della pineta e l’aria del fiume, per qualche chilometro il tempo è sembrato correre insieme ai podisti.

Forse è questa la magia delle corse d’estate: partire con l’idea di correre una gara e ritrovarsi, strada facendo, dentro una piccola storia da portare a casa.



Giro del Lago delle Nazioni

 

Il Giro del Lago e il regno incantato di Ferragosto

C’è un luogo, nel cuore del Lido delle Nazioni, dove l’acqua sembra custodire storie antiche, anche se il lago che la contiene è figlio dell’uomo e di un tempo relativamente recente. È il Lago delle Nazioni, nato dalla trasformazione dell’antica Valle di Volano e oggi uno degli specchi d’acqua più caratteristici del litorale ferrarese. E proprio attorno a quelle acque, sabato 15 agosto 2026, si è rinnovata una piccola magia: il Giro del Lago, la tradizionale corsa non competitiva di Ferragosto, giunta alla sua 42ª edizione. Partenza alle 9 dal Piazzale del Lago, quando il sole aveva già deciso di fare sul serio e l'estate sembrava avere indossato la sua armatura più rovente. Ma chi corre qui sa che non si tratta soltanto di mettere un piede davanti all’altro. Perché questo è un territorio di confine, sospeso fra terra e acqua, pineta e mare, realtà e immaginazione. Un luogo dove il Delta del Po ha insegnato agli uomini che ogni strada può diventare un’avventura e ogni canale può nascondere una storia. E allora, lasciando correre la fantasia, si potrebbe immaginare che nelle acque del lago viva ancora la Dama delle Nazioni, una creatura delle nebbie che compare soltanto nei giorni di Ferragosto. Nessuno l’ha mai vista davvero, naturalmente. Ma si racconta che osservi i corridori dalle rive e che riconosca quelli che non corrono per vincere, ma semplicemente per stare bene. Forse, quel mattino, aveva proprio gli occhi puntati su Morris Fogli. Dopo quasi tre mesi lontano dalle gare, a causa di un lungo infortunio ancora non completamente risolto, Morris ha scelto il Giro del Lago per provare a riaprire una porta che sembrava rimasta chiusa troppo a lungo. Non servivano cronometri da inseguire, né classifiche da scalare. Serviva semplicemente tornare.

Tornare a sentire il rumore delle scarpe sull’asfalto, il respiro che cambia ritmo, il caldo sulla pelle, le chiacchiere durante il percorso. E soprattutto tornare a condividere una corsa con le persone care.

Accanto a lui c’erano la cognata Fedora e l’amico Dario.

Tre compagni di viaggio dentro una mattina decisamente poco incline alla clemenza climatica.

«Dopo quasi 3 mesi di inattività causa lungo infortunio non ancora risolto – racconta Morrissi prova a riprendere confidenza con le gare facendo questa caldissima classicissima gara di Ferragosto a Lido delle Nazioni, in compagnia di mia cognata Fedora ed il mio amico Dario».

E qui la storia prende una piega che sarebbe piaciuta persino a un vecchio bardo del Delta.

Perché tra chiacchiere e sudore, la missione non era conquistare il regno, sconfiggere il drago o battere il record del percorso. Era molto più importante.

Arrivare al cocomero.

«Tra chiacchiere e sudore abbiamo portato a casa questa corsetta in compagnia con lo scopo di arrivare a mangiare il cocomero alla fine».

E in fondo, forse, è proprio questa la vera saggezza delle corse non competitive. Sapere quando bisogna spingere. E sapere quando è molto più intelligente rallentare, ridere, parlare e arrivare insieme al traguardo. Perché dopo tre mesi di inattività, il vero risultato di Morris non era scritto su un tabellone.

Era essere nuovamente lì. Dove il mare scolpisce creature fantastiche

E se il Giro del Lago fosse una fiaba, il percorso non potrebbe che attraversare un regno popolato da creature straordinarie. Non lontano da questo territorio, lungo la lingua di spiaggia e pineta tra Lido delle Nazioni e Lido di Volano, il mare lascia infatti sulla battigia tronchi, rami e pezzi di legno che qualcuno ha imparato a guardare con occhi diversi. È l’arte di Enrico Menegatti, che trasforma il legname restituito dal mare in animali e creature fantastiche: dinosauri, cervi, daini, leoni, delfini, foche e persino San Giorgio impegnato contro il drago. Un vero e proprio museo all'aperto, dove la natura diventa materia prima e la fantasia diventa scultura. Ed è impossibile non pensare che quelle creature siano lì proprio per rendere il paesaggio ancora più magico. Un corridore potrebbe incontrare un cervo.

Un bambino potrebbe giurare di aver visto un dinosauro. Un adulto, per un attimo, potrebbe persino tornare bambino. Le sculture di Menegatti hanno infatti qualcosa di fiabesco: sembrano nate dal bosco, ma anche dal mare; sembrano antiche, ma sono costruite con ciò che il mare ha appena restituito. Il legno porta con sé i segni delle onde, delle mareggiate e del tempo, e nelle mani dell'artista rinasce sotto forma di animale. Così il percorso diventa una specie di Jurassic Park del Delta, soltanto molto più poetico e senza bisogno di recinzioni elettrificate. E forse è proprio questo il bello. Qui la fantasia non interrompe la natura. La accompagna.


La leggenda del corridore che non doveva arrivare primo

Se dovessimo inventare una leggenda per questa giornata, potremmo raccontare che la Dama del Lago, osservando Morris, Fedora e Dario, abbia sorriso. Perché lei conosce un segreto che noi uomini spesso dimentichiamo. Non tutte le corse devono avere un vincitore. Alcune servono per ricominciare.

Alcune servono per ritrovare un amico. Altre per stare accanto a una persona cara. Altre ancora per capire che il corpo ha bisogno dei suoi tempi e che fermarsi, qualche volta, non significa perdere.

Significa prepararsi a ripartire. E così, mentre il caldo faceva brillare il lago e il Ferragosto riempiva il Lido di voci, Morris ha semplicemente fatto quello che doveva fare: ha ricominciato. Senza fretta.

Senza pretendere troppo. Con Fedora e Dario al suo fianco. E con un obiettivo finale assolutamente degno di una leggenda: il cocomero.

Perché forse la vera magia della corsa è tutta qui. Non sempre bisogna arrivare primi. A volte basta arrivare. E se alla fine c'è anche una fetta di cocomero fresca ad aspettarti, allora persino la Dama del Lago può considerare conclusa la missione. Per il momento, come dice Morris, va bene così. E forse va benissimo davvero.














giovedì 13 agosto 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Quando la strada continua a chiamare: il vento di Corriferrara

Ci sono settimane in cui correre non significa soltanto mettere un piede davanti all’altro. Significa ricordarsi che, anche quando l’estate rallenta il mondo, dentro di noi qualcosa continua a muoversi.

È il vento che passa tra i sentieri, la strada che sale, il respiro che diventa più profondo mentre il paesaggio cambia. È quella piccola, ostinata felicità di esserci.

E così, mentre agosto invita alla pausa, gli atleti di Corriferrara continuano a macinare chilometri, salite e sogni.

Nel riepilogo della settimana del 9 agosto 2026 sono stati 13 gli atleti impegnati, capaci di percorrere complessivamente 175 chilometri e di affrontare ben 6.500 metri di dislivello positivo, distribuiti in cinque località e in gare molto diverse tra loro: dalla corsa su strada al trail, dalla pianura alle montagne.

Cinque luoghi, cinque storie, ma lo stesso desiderio: andare.

A Zampine di Stienta, la 59ª Corsa di Ferragosto ha portato gli atleti sul percorso di 6 chilometri, in una delle classiche appuntamenti estivi del podismo polesano. Una gara breve solo sulla carta, perché sei chilometri sotto il sole di agosto possono chiedere gambe e cuore.

Ed è proprio qui che è arrivata una delle belle conferme della settimana: Elisa Ferrari, con una prova convincente, ha conquistato il 2° posto di categoria.

Ma Elisa non è un episodio isolato. È ormai una presenza che torna, settimana dopo settimana, a raccontare una delle realtà più belle di Corriferrara: le sue atlete continuano regolarmente a salire sul podio. Non importa se la gara sia veloce e pianeggiante o se il percorso chieda di arrampicarsi verso la montagna: c'è sempre una donna Corriferrara pronta a lasciare il proprio segno.

E forse è proprio questo il dato più significativo. Dietro ogni medaglia non c'è soltanto un risultato: ci sono allenamenti quando sarebbe più facile rimandare, sveglie presto, chilometri percorsi senza applausi, fatica accettata come parte del viaggio.

Poi c'è Levico, dove la strada si è trasformata in montagna con l'Ultra Trail Panarotta, 42 chilometri immersi nello scenario trentino e 2.700 metri di dislivello positivo. Un viaggio lungo, fatto di boschi, sentieri e salite, dove la montagna non concede scorciatoie e insegna una delle regole più antiche della corsa: non si conquista il percorso, lo si attraversa.

La Panarotta, con le sue pendici che dominano l'Alta Valsugana, è un territorio in cui il paesaggio sembra costruito apposta per ricordare all'uomo quanto sia piccolo davanti alla natura. Eppure è proprio lì che il corridore ritrova una grandezza diversa: quella di continuare quando le gambe chiedono di fermarsi.

Da Levico ad Ascoli Piceno, precisamente a Forca di Presta, porta d'accesso ai paesaggi spettacolari dei Monti Sibillini. Qui è andato in scena il Festival dei 2 Parchi, con una prova di 13 chilometri e 700 metri di dislivello positivo.

Ed è qui che è arrivato il risultato più importante della settimana per Corriferrara: Raffaella Marino ha conquistato il 2° posto assoluto.

Un podio che vale doppio, perché arrivato in un contesto dove la classifica deve fare i conti con salite, dislivello e sentieri. Forca di Presta è uno di quei luoghi nei quali la montagna sembra avere una voce propria: davanti si aprono i grandi spazi dei Sibillini, e il corridore capisce che la gara non è soltanto contro il cronometro, ma anche con il proprio limite.

A Rimini, invece, il mare ha accompagnato i 12 chilometri della Guarda Rimini, riportando la corsa verso un ambiente completamente diverso. Qui il paesaggio cambia ancora: l'orizzonte si apre, l'aria profuma di estate e il movimento della città si mescola a quello dei podisti.

Infine Monte Sant'Angelo, nel cuore del Gargano, con la CIV Corrimonte e i suoi 9,9 chilometri. Un territorio ricco di storia e spiritualità, dove il bianco della pietra e il verde della montagna raccontano secoli di passaggi, pellegrini e leggende. Anche qui Corriferrara ha lasciato le proprie impronte.

Cinque località, dunque. Ma soprattutto cinque modi diversi di intendere la corsa.

E dentro questo viaggio c'è una certezza che merita di essere sottolineata: le atlete Corriferrara continuano a essere protagoniste.

Raffaella Marino, seconda assoluta. Elisa Ferrari, seconda di categoria. Due podi che si aggiungono a una lunga scia di risultati femminili e che raccontano una squadra dove le donne non sono semplicemente presenti: sono protagoniste, competitive e capaci di rinnovare continuamente la tradizione del gruppo.

Forse correre è proprio questo.

Non cercare sempre una ragione per arrivare primi, ma trovare ogni volta una ragione per partire.

E quando agosto distende il suo caldo sulle strade, quando le città rallentano e le vacanze sembrano suggerire di fermarsi, loro continuano.

Con il sole negli occhi, la salita davanti e il vento che arriva da chissà dove.

Perché certe passioni non hanno bisogno di molto.

A volte basta una strada.

A volte basta un sentiero.

E, forse, basta continuare a mangiare il vento.













mercoledì 12 agosto 2026

59 ^ Corsa di Ferragosto

 


A Zampine, sei chilometri di cuore: Elisa Ferrari conquista il secondo posto di categoria alla 59ª Corsa di Ferragosto

C’è un’estate che non conosce riposo. È quella delle sagre, delle feste di paese, delle strade che al mattino presto profumano ancora di campagna e che, per qualche ora, diventano una pista dove correre insieme, ritrovarsi e raccontarsi attraverso il ritmo dei passi.

Domenica 9 agosto 2026, a Zampine di Stienta, è andata in scena la 59ª Corsa di Ferragosto, appuntamento podistico sulla distanza di 6 chilometri, inserito nel calendario delle manifestazioni venete di quella giornata.

Sei chilometri soltanto sulla carta. Perché in una mattina d’agosto ogni chilometro pesa un po’ di più: il caldo rallenta il respiro, l’asfalto restituisce il calore e le gambe chiedono pazienza. Ma è proprio in queste condizioni che la corsa torna ad essere soprattutto una storia umana, fatta di piccoli gesti e grandi soddisfazioni.

E tra queste storie c’è quella di Elisa Ferrari, protagonista di una bella prestazione che le ha regalato il 2° posto di categoria.

Ma questa volta il risultato non è arrivato da solo.

Al suo fianco, infatti, c’erano Angelo e il loro bimbo, comodamente sistemato nel passeggino-Running. Una piccola squadra di famiglia, unita dalla corsa e da quella particolare magia che trasforma una gara in un ricordo da conservare.

«Bella gara, insieme ad Angelo e al nostro bimbo nel passeggino-Running, molto caldo come sempre in questo periodo, molta soddisfazione nell’arrivare seppur “tirata” da mio marito: 2ª di categoria, soddisfatta e nel nostro piccolo molto contenta».

Sono parole semplici, ma raccontano molto. Raccontano che dietro una medaglia non c’è sempre soltanto il cronometro. A volte ci sono una mano che incoraggia, qualcuno che accompagna, un passeggino che diventa parte integrante della gara e un bambino che, forse senza ancora saperlo, cresce dentro una famiglia dove correre significa anche condividere.

Zampine, una terra nata accanto al Po

Zampine appartiene al territorio di Stienta, piccolo comune polesano adagiato sulla riva sinistra del Po, in una terra profondamente segnata dal grande fiume e dalla sua storia. Le origini di Stienta risalgono almeno al X secolo e il nome del paese è legato all'antico fondo agricolo denominato Septingenta.

È una terra apparentemente quieta, piatta, dove l'orizzonte sembra non avere fretta. Ma il Po, da queste parti, insegna una delle più importanti leggi della corsa: la forza non sempre ha bisogno di mostrarsi. Il fiume scorre lento, quasi immobile, eppure nel corso dei secoli ha disegnato confini, modificato paesaggi e condizionato la vita delle comunità.

Non è casuale che la storia di Stienta sia strettamente legata proprio al grande fiume. La rotta del Po del 1152 a Ficarolo separò amministrativamente Stienta da Ferrara, ma per secoli le due sponde continuarono a mantenere rapporti strettissimi, attraverso lavoro, famiglie, dialetto e il continuo passaggio di barcaioli.

E forse è proprio questo lo spirito che si respira ancora oggi nelle corse di paese: un confine che non divide, ma avvicina.

A Zampine, inoltre, si trova l'antico Oratorio di San Genesio, conosciuto anche come chiesa della Madonna di San Genesio. È un luogo che custodisce una parte della memoria della comunità e che ancora oggi rappresenta un punto significativo del territorio.

Quando correre diventa una festa

La Corsa di Ferragosto appartiene a quella bella tradizione italiana nella quale lo sport non è separato dalla comunità. Si corre, certo, ma si corre anche per incontrarsi.

E allora il vero traguardo non è soltanto quello posto dopo sei chilometri.

È arrivare insieme.

È stringere i denti quando il caldo si fa sentire.

È lasciarsi accompagnare quando le gambe cominciano a protestare.

È guardare il proprio bambino nel passeggino e pensare che, in fondo, quella corsa appartiene già anche a lui.

Per Elisa Ferrari il secondo posto di categoria è dunque una piccola medaglia dal significato grande. Un risultato da mettere in bacheca, certamente, ma soprattutto un ricordo di famiglia.

Perché certe gare non si misurano soltanto in chilometri.

Si misurano in sorrisi, in fatica condivisa, in fotografie da riguardare e in quelle storie che, anni dopo, iniziano sempre con le stesse parole:

“Ti ricordi quella volta che correvamo tutti insieme?”

A Zampine, il 9 agosto, quei sei chilometri sono passati veloci.

Ma il ricordo, quello sì, è destinato a correre molto più lontano.