mercoledì 8 luglio 2026

Casaglia - San Luca

 

Casaglia–San Luca, quando la fatica incontra la magia: Corriferrara conquista il podio al femminile

Ci sono gare che si corrono con le gambe. E poi ci sono gare che si affrontano anche con il cuore. La 42ª Casaglia–San Luca, andata in scena venerdì 3 luglio sulle colline di Bologna, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Dieci chilometri e duecento metri, 335 metri di dislivello e un tracciato capace di raccontare la storia di una città, di mettere alla prova il fisico e, allo stesso tempo, regalare emozioni che restano impresse ben oltre il traguardo.

La salita verso il Santuario di San Luca non è mai soltanto una salita. È un viaggio attraverso il celebre portico che accompagna i podisti fino alla basilica, un'opera unica al mondo con le sue 666 arcate. Un numero che ha alimentato nei secoli leggende e curiosità: secondo la tradizione, il portico rappresenterebbe il serpente, simbolo del demonio, schiacciato dalla Madonna proprio sulla sommità del colle. Per questo è conosciuto anche come il suggestivo "Portico del Diavolo", dove storia, fede e fantasia si intrecciano ad ogni passo.

E tra le tante storie popolari non manca quella della maledizione degli innamorati: si racconta che le coppie che percorrono insieme l'intero portico prima del matrimonio rischino di non arrivare mai all'altare. Una leggenda che strappa un sorriso ai romantici e che, anche quest'anno, ha accompagnato i circa 650 partecipanti, tutti più concentrati sulla fatica della salita che sugli antichi presagi.

Nata oltre quarant'anni fa, la Casaglia–San Luca è diventata una delle gare simbolo dell'estate bolognese, un appuntamento che richiama ogni anno runner pronti a sfidare uno dei percorsi più affascinanti e impegnativi dell'Emilia-Romagna. L'organizzazione, ancora una volta impeccabile, ha saputo gestire al meglio una manifestazione partecipata e sentita.

Tra i protagonisti della serata anche Corriferrara, che ha conquistato un prestigioso 5° posto nella classifica di società a punteggio, confermando ancora una volta la forza e la compattezza del gruppo.

Ma è stato soprattutto il settore femminile a lasciare il segno.

Paola Pantaleoni ha confermato il suo straordinario stato di forma conquistando il 1° posto di categoria. Una vittoria che sembra ormai diventata un'abitudine: neppure alla vigilia delle vacanze Paola ha voluto lasciare libero il gradino più alto del podio.

Accanto a lei sono arrivate anche le splendide prestazioni di Monica Fogli, seconda di categoria, e Giulia Monesi, terza di categoria, completando una serata ricca di soddisfazioni per i colori biancazzurri.

Al termine della gara, il sorriso di Paola raccontava più di qualsiasi cronometro:

"Venerdì sera: 42ª Casaglia San Luca e mia seconda partecipazione. Questa gara è sempre un insieme di fatica, emozioni e soddisfazioni… bellissima! Grazie per l'organizzazione! Eravamo in 650 e tutto ha funzionato alla perfezione. Bravi! Primo posto di categoria e 5ª società premiata a punteggio. Foto anche con la mia amica campionessa Monica. E adesso possono iniziare le ferie."

Parole semplici che racchiudono perfettamente lo spirito di questa manifestazione: competizione, amicizia, condivisione e la soddisfazione di conquistare ogni metro di salita.

Prima delle meritate vacanze, Corriferrara mette così in bacheca un'altra splendida serata, impreziosita da tre podi femminili e da un risultato di squadra che conferma il valore del gruppo. Perché certe salite, quando si affrontano insieme, sembrano un po' meno ripide. E arrivare davanti alla Basilica di San Luca, con il panorama di Bologna ai propri piedi, è una ricompensa che vale tutta la fatica.









Strafexpedition

 

Strafexpedition: dove la memoria corre insieme ai trail runner

Ci sono sentieri che non sono semplicemente sentieri. Sono pagine di storia incise nella roccia, nel bosco e nei pascoli dell'Altopiano di Asiago. Correrli significa entrare in un racconto che ha più di un secolo, dove il rumore dei passi oggi ha sostituito quello degli scarponi militari, ma conserva lo stesso rispetto per una montagna che non regala nulla. Il 5 luglio 2026, la Strafexpedition Trail ha riportato centinaia di runner lungo questi percorsi, affrontando 22 chilometri e 1.008 metri di dislivello positivo. Una gara che va ben oltre il cronometro: è un viaggio nella memoria della Grande Guerra e nell'intimità di ogni atleta. Il nome stesso della manifestazione richiama la Strafexpedition, la grande offensiva austro-ungarica del maggio 1916, passata alla storia anche come "spedizione punitiva". Da queste montagne partirono migliaia di uomini diretti verso il Vicentino, in una delle battaglie più dure combattute sul fronte italiano. Fortezze, trincee, gallerie e postazioni sono ancora oggi visibili lungo il percorso, silenziosi custodi di una memoria che il tempo non ha cancellato. È inevitabile, correndo tra queste montagne, pensare allo stato d'animo di quei giovani soldati. Molti avanzavano senza sapere se sarebbero tornati, affrontando paura, fatica, freddo e incertezza. Naturalmente il paragone con una gara sportiva si ferma qui: la sofferenza della guerra appartiene a una dimensione incomparabile. Eppure, sul piano umano, esiste un filo sottile che unisce chi affronta una prova difficile. Anche il trail runner conosce il dubbio. Lo conosce soprattutto quando arriva sulla linea di partenza dopo un lungo infortunio, dopo mesi trascorsi a vedere gli altri correre mentre lui ricostruisce pazientemente il proprio corpo. Ogni salita diventa una domanda, ogni discesa una verifica, ogni chilometro un piccolo atto di fiducia. In fondo è proprio questa la forza del trail running: trasformare la fatica in rinascita. L'Altopiano di Asiago è ricco anche di storie e leggende. Nei boschi si racconta ancora delle misteriose apparizioni delle "anguane", figure femminili della tradizione alpina che proteggevano sorgenti e torrenti. Al calare della nebbia, tra i mughi e le doline, il silenzio sembra custodire ancora le voci di chi ha vissuto queste montagne nei secoli. Non è raro che qualche runner, soprattutto nelle prime ore del mattino, racconti di aver percepito quella particolare atmosfera che solo certi luoghi sanno trasmettere: un misto di pace, rispetto e mistero. Lungo il percorso della Strafexpedition il panorama cambia continuamente. I prati d'alta quota si alternano alle faggete, mentre improvvisamente affiorano trincee, camminamenti e resti di fortificazioni. È uno di quei trail in cui la bellezza del paesaggio convive con il peso della storia, ricordando che ogni metro percorso è stato, un tempo, teatro di eventi drammatici.

Tra i tanti protagonisti della giornata c'è stato anche Massimo Corà, la cui gara racconta perfettamente il significato più autentico del trail: non solo arrivare, ma ritrovarsi.

Le sue parole valgono forse più di qualsiasi classifica.

"Dopo tanto, tantissimo tempo torno finalmente a divertirmi davvero in una gara trail! Sono anni che convivo con piccoli e grandi problemi fisici, cercando ogni volta di ripartire, adattarmi e trovare nuove soluzioni. Per questo la gara di oggi per me vale tantissimo. Non solo perché è probabilmente la mia miglior prestazione degli ultimi tre anni, ma soprattutto perché per la prima volta dopo tanto tempo ho avuto la sensazione di avere sempre la gara sotto controllo. Sono riuscito a gestire bene le energie, correre con fiducia e spingere fino alla fine senza andare in difficoltà. Qualche acciacco c'è ancora da sistemare, ma credo proprio che la strada sia quella giusta. Oggi più del risultato porto a casa una sensazione che mi mancava da troppo tempo: il piacere di correre forte (il forte è sempre molto relativo ) e divertirmi davvero in mezzo ai sentieri. E questo, per me, vale tantissimo."

Ed è probabilmente questa la vera essenza della Strafexpedition. Non una semplice competizione, ma un incontro tra passato e presente. Tra la memoria di uomini che affrontarono prove inimmaginabili e quella, infinitamente più leggera ma profondamente personale, di ogni runner che sceglie di non arrendersi ai propri limiti. Perché su questi sentieri si corre per una classifica, certo. Ma soprattutto si corre per ricordare, per rinascere e, ogni tanto, per ritrovare il semplice piacere di sentirsi di nuovo liberi.




Asolo 100 Km

 

Asolo 100 Km 2026, cento chilometri tra storia, silenzi e tramonti sul Monte Grappa

Ci sono gare che si corrono con le gambe. Altre che si affrontano con la testa. E poi ci sono percorsi che entrano nell'anima, perché ogni passo attraversa luoghi dove la natura racconta la sua bellezza ma anche la memoria di chi, su quei sentieri, ha combattuto e sacrificato la propria vita.

La Asolo 100 Km, andata in scena il 4 luglio 2026, è una di queste.

Cento chilometri e 2.565 metri di dislivello positivo che uniscono la raffinata eleganza di Asolo alle pendici del Monte Grappa, lungo un itinerario che alterna strade bianche, sentieri, salite regolari e lunghi tratti corribili. Un viaggio nel cuore della Marca Trevigiana che diventa anche un pellegrinaggio laico attraverso uno dei luoghi più simbolici della Grande Guerra.

È impossibile raggiungere il Monte Grappa senza rivolgere un pensiero ai migliaia di giovani soldati che, tra il 1917 e il 1918, trasformarono queste montagne nell'ultimo baluardo della difesa italiana. La Strada Cadorna, la celebre Strada dell'Alpino, le trincee ancora visibili e il Sacrario Militare raccontano una storia che va ben oltre lo sport. Qui il silenzio ha un peso diverso. Ogni respiro sembra fondersi con quello della montagna, custode di una memoria che merita rispetto.

Correre in questi luoghi significa inevitabilmente rallentare per un istante, osservare il panorama e ricordare chi non ha mai fatto ritorno a casa.

L'edizione 2026 è stata caratterizzata da un caldo importante, decisamente più intenso rispetto all'anno precedente. Se nel 2025 un temporale aveva regalato temperature più miti in pianura, quest'anno il sole ha accompagnato gli atleti per gran parte della giornata. Una fatica in più da gestire, ma anche un'opportunità per ammirare scorci che dodici mesi prima erano rimasti nascosti dalle nuvole.

Poi arriva la sera.

Il sole cala lentamente sulla pianura veneta, le temperature iniziano finalmente a scendere e la corsa cambia volto. Le gambe si fanno più leggere, il respiro ritrova ritmo, mentre il tramonto regala colori che sembrano dipinti apposta per chi ha scelto di vivere un'avventura così lunga.

Sono quei momenti che rendono speciale una 100 chilometri. Quando la stanchezza lascia spazio alle emozioni e ogni chilometro diventa un ricordo destinato a restare.

Tra le tante testimonianze raccolte al termine della gara, quella di Vittorio Cavallini racconta con straordinaria semplicità ciò che molti ultrarunner hanno vissuto lungo il percorso.

"Avete presente le sensazioni che si provano correndo a fine Settembre quando, terminato il caldo estivo, si torna a percorrere km che da mesi non si percorrevano, ad un passo che quasi non ci si ricordava più e senza fare fatica? Quelle sensazioni che ti fanno pensare 'sono rinato!!!' Ecco sono le stesse sensazioni che si provano correndo al tramonto e di notte, dopo un caldo pomeriggio. Sono le sensazioni che ho provato scendendo dal Monte Grappa, amplificate dalla discesa e dalla vista sulla pianura.

Quest'anno la 100 km di Asolo è stata più calda dell'anno precedente. Nel 2025 in pianura c'è stato un temporale che ci ha tenuti freschi, quest'anno tanto sole che ci ha fatto godere dei panorami che non abbiamo potuto vedere l'anno prima. Per contro in cima abbiamo trovato la valle nella foschia ed il panorama non era all'altezza di quello dell'anno precedente, ma è lo stesso.

Porto a casa da Asolo tanti bei ricordi: la gestione del caldo nei primi 32 km, la camminata sulla strada dell'alpino tra il 32 ed il 45 km, il pezzo in quota fino al 55 dove c'è il Sacrario, la discesa tra il 55 e l'80 km, gli ultimi 20 km in falsopiano, gli incontri con tanti amici e la voglia di tornare nel 2027."

Le sue parole fotografano perfettamente l'essenza della Asolo 100 Km: una gara che non si limita a mettere alla prova la resistenza fisica, ma regala emozioni che cambiano con il passare delle ore, dal sole cocente del pomeriggio alla freschezza della notte. È una corsa fatta di panorami, amicizie, silenzi e memoria. Una gara dove ogni salita racconta una storia e ogni discesa restituisce energia. Dove il traguardo rappresenta soltanto l'ultimo capitolo di un viaggio molto più profondo. Perché ci sono percorsi che si dimenticano in fretta.

E poi c'è il Monte Grappa.

Un luogo dove il trail running incontra la storia, dove la fatica si intreccia con il rispetto e dove ogni runner, prima ancora di essere atleta, diventa testimone di una memoria che continua a vivere passo dopo passo. È forse questo il vero motivo per cui, una volta arrivati ad Asolo, viene naturale pensare già all'edizione successiva.



martedì 7 luglio 2026

Tzimbar race

 


Tzimbar Race 2026: quando il cuore corre tra le montagne della Lessinia

Ci sono gare che si affrontano con le gambe. E poi ci sono gare che si vivono con il cuore.

La Tzimbar Race, andata in scena il 4 luglio 2026 a Erbezzo, ha regalato ancora una volta molto più di una competizione sportiva. È stata un viaggio attraverso la storia, la natura e le emozioni, lungo sentieri che sembrano custodire il respiro antico della Lessinia.

All'alba, quando il sole iniziava a colorare di oro i pascoli d'alta quota e le faggete ancora immerse nel silenzio, centinaia di trail runner hanno preso il via con un unico desiderio: lasciarsi conquistare da una delle terre più autentiche del Veneto.

La Tzimbar Race porta nel suo nome il ricordo dei Cimbri, il popolo di origine germanica che per secoli ha abitato queste montagne, lasciando tracce nella lingua, nelle tradizioni e nell'architettura. Correre qui significa attraversare un territorio che racconta storie antiche, tra malghe, prati fioriti, boschi secolari e spettacolari panorami che si aprono fino alla Pianura Padana.

La prova regina, lunga 56 chilometri con 2.600 metri di dislivello positivo, ha richiesto forza, pazienza e rispetto per la montagna. Un percorso tecnico e affascinante, capace di alternare salite impegnative a tratti più corribili, dove ogni metro conquistato viene ripagato da scorci di rara bellezza.

Tra i protagonisti della distanza più lunga anche Ion Coban,   che ha affrontato con determinazione i sentieri della Lessinia, condividendo la stessa passione e lo stesso spirito di tutti gli atleti giunti al via di una gara tanto impegnativa quanto affascinante.

La Tzimbar Race non è soltanto la sfida più lunga. La distanza da 15 chilometri, con 650 metri di dislivello positivo, ha richiamato numerosi appassionati, offrendo un percorso intenso ma accessibile, ideale per chi desidera vivere il fascino del trail running immerso nella natura.

Su questa distanza ha preso parte anche Lilia Agachi, affrontando il tracciato tra boschi, pascoli e panorami che rendono unica questa manifestazione. Una prova vissuta con entusiasmo e determinazione, in un contesto dove ogni partecipante è protagonista della propria sfida personale.

Ed è forse proprio questo il segreto della Tzimbar Race. Al termine della fatica non rimangono soltanto i tempi cronometrici o le classifiche. Rimangono il vento che accompagna lungo le creste, il suono dei campanacci delle malghe, il profumo del fieno appena tagliato e quel senso di libertà che soltanto la montagna riesce a regalare.

Erbezzo, piccolo borgo incastonato nel cuore del Parco Naturale Regionale della Lessinia, diventa ogni anno il punto d'incontro di atleti provenienti da realtà diverse ma uniti dalla stessa passione. Qui il trail running si trasforma in un linguaggio universale fatto di sorrisi, incoraggiamenti e rispetto reciproco.

Perché, in fondo, la vera vittoria non è sempre salire sul gradino più alto del podio. È accettare la sfida, superare i propri limiti e arrivare al traguardo con negli occhi la bellezza di una montagna che sa emozionare.

La Tzimbar Race si conferma così uno degli appuntamenti più affascinanti dell'estate trail italiana: una gara che non mette alla prova soltanto il fisico, ma invita ogni partecipante a rallentare lo sguardo, ad ascoltare il silenzio della Lessinia e a portarne con sé un piccolo frammento, anche molto tempo dopo aver tolto il pettorale.








22° giro podistico dei 2 castelli

                                     

Tra castelli, boschi e panorami senza tempo: il Giro Podistico dei 2 Castelli conquista Rocca di Roffeno

Ci sono gare che si corrono con le gambe e altre che si vivono con il cuore. Il Giro Podistico dei 2 Castelli, andato in scena il 5 luglio 2026 a Rocca di Roffeno, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Un appuntamento capace di unire la passione per la corsa al fascino di un territorio che sembra custodire il tempo tra boschi, borghi e antiche fortezze.

La manifestazione, proposta sia in versione competitiva che non competitiva, si è sviluppata su un percorso di 10,9 chilometri con circa 250 metri di dislivello positivo. Una distanza che sulla carta può sembrare abbordabile, ma che le salite dell'Appennino bolognese trasformano in una sfida autentica, da affrontare con pazienza, determinazione e la voglia di lasciarsi sorprendere dal paesaggio.

Rocca di Roffeno, piccola perla immersa nel verde, è uno di quei luoghi che sembrano raccontare storie ad ogni curva. Il nome stesso richiama l'antica rocca medievale che dominava queste colline, teatro nei secoli di contese tra potenti famiglie. La tradizione popolare narra che, nelle notti più silenziose, tra i ruderi dei castelli e i boschi circostanti, riecheggino ancora i passi di antichi cavalieri di ritorno dalle battaglie. Vere o leggendarie che siano, queste storie regalano al percorso un'atmosfera speciale, quasi sospesa tra storia e fantasia. E mentre il sole di luglio scaldava i sentieri, i partecipanti hanno attraversato paesini raccolti, prati, boschi e punti panoramici capaci di ripagare ogni sforzo. Perché in gare come questa il cronometro passa spesso in secondo piano: ciò che resta è l'emozione del viaggio.

Lo racconta perfettamente Andrea Rubbini  che ha condiviso le sue sensazioni al termine della prova:

"Che fatica il collinare! Bellissimi panorami, ottima organizzazione con ricco ristoro finale e percorso ben segnalato hanno fatto da cornice a questa bella gara in collina. Il caldo ed il dislivello si sono fatti sentire, soprattutto negli ultimi due chilometri... ma con qualche tratto di camminata anche questa volta siamo arrivati al traguardo! Sempre felici di aver puntato la sveglia in cambio di un'altra avventura in buona compagnia."

Parole che raccontano perfettamente lo spirito della giornata: la fatica condivisa, la soddisfazione dell'arrivo e quel piacere semplice di partire all'alba per vivere un'esperienza insieme ad altri appassionati.

Anche Sara Sacchelli   è rimasta conquistata dalla manifestazione, scoperta quasi per caso:

"Mi sono aggregata ad un gruppo che aveva lanciato il volantino sul nostro blog. Così per curiosità. Non avevo grandi aspettative se non di gustarmi il panorama e magari il fresco visto che si parlava di collinare. Il fresco non l'ho trovato, ma in compenso abbiamo corso tra i paesini di collina e il panorama era davvero splendido. L'occasione per trovarci e correre insieme è stata ottima, in più l'organizzazione molto valida con un ricco ristoro. I miei tempi sono sicuramente da rivedere visto che i miei allenamenti sono sempre in Pianura Padana. Tornerò sicuramente il prossimo anno e nel frattempo questo nostro gruppetto di amici ha già aperto le prossime iscrizioni ad un nuovo collinare!"

Le sue parole ricordano quanto spesso siano proprio le gare meno conosciute a regalare le emozioni più autentiche. Una scelta fatta quasi per curiosità si è trasformata in una giornata da ricordare, con la promessa di tornare. Merito anche di un'organizzazione attenta, che ha saputo offrire un percorso ben segnalato, assistenza lungo il tracciato e un ricco ristoro finale, molto apprezzato da tutti i partecipanti dopo le impegnative salite affrontate sotto il sole estivo. Il Giro Podistico dei 2 Castelli conferma così il suo fascino: non è soltanto una corsa, ma un invito a rallentare lo sguardo pur continuando a correre. A respirare il profumo dei boschi, ad ascoltare il silenzio delle colline e a immaginare le vicende di castelli che ancora oggi vegliano su questi luoghi. Perché alla fine, ciò che resta non è solo il tempo segnato sul cronometro. Restano i sorrisi all'arrivo, gli amici con cui condividere la fatica, i panorami impressi nella memoria e quella piacevole sensazione che ogni runner conosce bene: aver aggiunto un'altra bellissima avventura al proprio cammino.

















domenica 5 luglio 2026

Solarolo, Memorial Gianluca Conti

Memorial Conti, una serata di corsa e memoria: a Solarolo il cuore batte al ritmo dei podisti

Le sere d'estate hanno un fascino particolare, soprattutto quando le strade di un paese si trasformano in un percorso di emozioni, fatica e condivisione. È successo anche mercoledì 1° luglio, quando Solarolo ha ospitato il Memorial Gianluca Conti, appuntamento ormai storico del calendario podistico romagnolo. La gara, partita alle ore 20.00, ha richiamato atleti e appassionati in una manifestazione che unisce sport, amicizia e ricordo, mantenendo viva la memoria di Gianluca Conti attraverso la passione per la corsa.

Tra i protagonisti anche Giovanni Simone


che ha affrontato il percorso di 7,8 chilometri con il suo consueto spirito semplice e genuino.

«Gara alle 20.00, solito allenamento per me

Poche parole che raccontano molto del suo approccio: niente proclami, solo la voglia di correre, allenarsi e vivere ogni gara come un'opportunità per stare bene e condividere la propria passione.

Ma il Memorial Conti è molto più di una competizione. È una corsa che negli anni è diventata un punto di riferimento per il podismo romagnolo, grazie a un'organizzazione capace di coinvolgere l'intera comunità di Solarolo. Le vie del centro storico, illuminate dalla luce calda del tramonto estivo, regalano un'atmosfera unica, dove il tifo del pubblico accompagna ogni atleta fino al traguardo.

Solarolo, un piccolo borgo ricco di storia

Chi visita Solarolo scopre un paese che custodisce un passato affascinante. Situato nel cuore della Romagna, il borgo conserva ancora l'impianto urbanistico tipico delle antiche terre fortificate. Il nome, secondo una delle interpretazioni più diffuse, deriverebbe dal latino solarium, richiamando la posizione aperta e soleggiata del territorio.

Una curiosità poco conosciuta riguarda la ricostruzione del paese dopo la Seconda guerra mondiale: Solarolo fu duramente colpito durante il passaggio del fronte, ma riuscì a rinascere grazie alla determinazione dei suoi abitanti. Oggi questo spirito di comunità si ritrova anche nelle manifestazioni sportive, dove volontari e associazioni collaborano per offrire un evento sempre accogliente.

Correre per ricordare

Le gare intitolate a una persona hanno un significato speciale. Il Memorial Conti non premia soltanto i più veloci, ma celebra valori come amicizia, rispetto e condivisione. Ogni pettorale racconta una storia diversa, ogni passo contribuisce a mantenere vivo un ricordo che il tempo non cancella.

In una calda serata di luglio, tra sorrisi, sudore e applausi, Solarolo ha dimostrato ancora una volta come il podismo sappia unire persone di ogni età. E, per chi come Giovanni Simone vive la corsa con naturalezza, anche una gara può semplicemente diventare... "il solito allenamento". Ma dietro quella semplicità si nasconde il vero spirito del runner: correre perché fa stare bene, senza dimenticare il valore di ogni chilometro percorso insieme.



giovedì 2 luglio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Giugno: il viaggio più bello è quello che si percorre con il cuore

C'è chi misura le settimane con i giorni. E poi ci sono i podisti, che le misurano con i chilometri, con il dislivello, con i sorrisi condivisi alla partenza e con gli abbracci all'arrivo. Forse il Piccolo Principe direbbe che ogni gara è un piccolo pianeta. Ognuno diverso, ognuno capace di raccontare una storia. E gli atleti di Corriferrara, anche questa settimana, hanno scelto di visitarne ben sette. Da Malalbergo, dove "2 passi ed una birra sotto le stelle" ha ricordato che la corsa sa essere anche amicizia, a Viconovo, illuminata dalla magia della Run Night. Poi Scardovari, dove il profumo del mare accompagna i passi della Corsa del Pescatore, e ancora Padova, con la Corrinprato, immersa nel verde.

Le montagne hanno poi chiamato gli animi più avventurosi. A Roana, il Trail Conca Stuparich ha regalato sentieri e panorami da custodire negli occhi. E infine le regine delle Dolomiti: Cortina d'Ampezzo, dove il Lavaredo Trail non è soltanto una gara, ma un viaggio dentro sé stessi. La settimana si è completata a Pistoia, con la storica Pistoia-Abetone, cinquanta chilometri di fatica e determinazione. Sono stati 37 gli atleti Corriferrara impegnati, capaci di percorrere complessivamente 534,2 chilometri e superare 13.293 metri di dislivello, numeri che raccontano allenamento, passione e voglia di scoprire nuovi orizzonti.

E come in ogni viaggio ci sono traguardi che brillano come stelle.

Alla Viconovo Run Night hanno conquistato il podio:

  • Filippo Rivaroli, 1° di categoria;
  • Nadia Medici, 2ª di categoria;
  • Alessio Zambrini, 3° di categoria;
  • Luca Casari, 3° di categoria.

Alla Corsa del Pescatore di Scardovari:

  • Rosanna Albertin, 1ª di categoria;
  • Elisa Benini, 3ª di categoria.

Ma ci sono imprese che non si raccontano soltanto con una classifica.

Tra le Dolomiti, dove le Tre Cime sembrano parlare con il cielo, Michele Longhi ha affrontato il Lavaredo Trail 80, completando 80 chilometri con 4.600 metri di dislivello positivo. Un cammino lungo una giornata intera, fatto di rocce, boschi, silenzi e forza interiore.

Su sentieri ancora più lunghi, Sabina Drimaco ha scritto una pagina straordinaria, portando a termine il Lavaredo Trail 120: 120 chilometri e 5.963 metri di dislivello positivo. Un'avventura che va oltre la corsa, dove ogni passo diventa una scelta, ogni salita una conquista, ogni alba un nuovo inizio.

Perché ci sono gare che non si vincono contro gli altri, ma insieme ai propri sogni.

E così si chiude anche il mese di giugno, ricco di emozioni e di nuove strade percorse.

I numeri raccontano una comunità viva:

  • 140 atleti hanno indossato i colori di Corriferrara;
  • 32 località raggiunte;
  • 1.944 chilometri percorsi;
  • 41.513 metri di dislivello affrontati;
  • 1 tappa oltre confine, in Austria;
  • 19 podi conquistati.

Ma il segreto, probabilmente, non sta nei numeri.

Sta nella curiosità di partire ancora una volta, di lasciarsi sorprendere da un sentiero sconosciuto, da una piazza illuminata, da un bosco silenzioso o da una cima che sembra irraggiungibile.

Perché, come insegna il Piccolo Principe, è il tempo dedicato al proprio viaggio che lo rende speciale.

E Corriferrara, passo dopo passo, continua a trasformare ogni corsa in una storia da raccontare.










mercoledì 1 luglio 2026

Pistoia - Abetone

 

Pistoia-Abetone 2026: 50 chilometri verso il cielo, tra storia, calore e passione

Ci sono gare che si corrono. E poi ci sono gare che si aspettano per un anno intero, perché lasciano qualcosa che va ben oltre il cronometro. La Pistoia-Abetone appartiene a questa categoria: una delle ultramaratone in salita più iconiche d'Italia, capace di unire fatica, natura, storia e tradizione in un'unica, straordinaria esperienza. L'edizione del 28 giugno 2026 ha messo alla prova ogni atleta con i suoi 50 chilometri e 1.830 metri di dislivello positivo, ma soprattutto con un protagonista inatteso, o meglio annunciato: il caldo. Un caldo intenso, previsto da giorni, che ha accompagnato ogni passo dalla pianura pistoiese fino ai 1.388 metri dell'Abetone. Il percorso è un viaggio continuo tra il fascino delle colline toscane e l'Appennino. Si parte dal cuore di Pistoia, città che custodisce oltre duemila anni di storia e che, secondo una leggenda, sarebbe stata fondata sulle ceneri dell'esercito di Catilina dopo la celebre battaglia del 62 a.C. Da qui la strada inizia lentamente a salire, attraversando borghi, castagneti e boschi dove il verde diventa il compagno più fedele dei runner. L'Abetone, oggi rinomata località montana, deve invece la sua nascita al volere del Granduca di Toscana nel Settecento, quando venne costruita la strada modenese che collegava Toscana ed Emilia. Il suo nome deriva proprio da un gigantesco abete che dovette essere abbattuto per consentire il passaggio della nuova via. Un gesto che, secondo una curiosa tradizione popolare, avrebbe dato origine anche al nome del passo. Negli anni la Pistoia-Abetone si è costruita una fama particolare tra gli ultramaratoneti: è una delle pochissime gare in cui la salita supera nettamente la discesa. Non concede tregua, non permette di "recuperare" negli ultimi chilometri, ma proprio per questo regala un traguardo che sa di conquista autentica. A raccontare perfettamente lo spirito della giornata è Vittorio Cavallini, che ha vissuto ancora una volta questa grande classica dell'ultradistanza:

"La Pistoia-Abetone fa parte di quelle corse che ti rimangono nel cuore e che attendi per un anno, vuoi per il percorso, praticamente tutto tra le colline in mezzo al verde, vuoi perché uno dei pochi in cui la salita è maggiore della discesa, vuoi per l'organizzazione sempre perfetta che non ti fa mancare niente.

Quella del 2026 si può riassumere in due parole: che caldo! Che faceva caldo lo sapevamo da prima della partenza, anzi lo sapevamo già dal momento dell'iscrizione, chi in aprile, chi la settimana prima. Ed eravamo tutti organizzati e pronti per questo.

Complimenti all'organizzazione che ha garantito un ristoro ogni 3 o 4 chilometri. Ristori sempre completi di acqua, sali, Coca-Cola, cibi solidi salati e dolci e frutta. Un plauso agli abitanti delle strade percorse: in tanti ci hanno atteso davanti casa bagnandoci con la loro acqua!"

Le sue parole raccontano una delle immagini più belle di questa edizione. Se il sole ha reso la sfida ancora più impegnativa, la risposta del territorio è stata straordinaria. Da una parte un'organizzazione impeccabile, che ha moltiplicato i punti di ristoro per garantire sicurezza e assistenza agli atleti; dall'altra gli abitanti dei paesi attraversati, trasformatisi in tifosi, volontari e angeli del percorso, armati di secchi, tubi dell'acqua e sorrisi. Sono questi gesti spontanei a rendere la Pistoia-Abetone qualcosa di diverso da una semplice competizione. Qui non si corre mai davvero da soli. Ogni chilometro è accompagnato dagli applausi, dall'incitamento di chi vive queste montagne e sente questa gara come parte della propria identità. Alla fine restano la fatica, il sudore e le gambe pesanti. Ma restano soprattutto le emozioni di un viaggio lungo cinquanta chilometri che attraversa una delle zone più belle dell'Appennino toscano, dove natura, storia e sport si fondono in un'unica grande impresa. Perché la Pistoia-Abetone non si conquista soltanto con l'allenamento. Si conquista con il cuore. Ed è proprio per questo che, una volta tagliato il traguardo, si inizia già a pensare alla prossima edizione.




lunedì 29 giugno 2026

Viconovo Run Night, Corriferrara 2^ società.

 


Viconovo Run Night, una notte d'estate tra sport, convivialità e magia

C'è qualcosa di speciale nelle sere di inizio estate, quando il sole lascia lentamente spazio alle stelle e il caldo del giorno si trasforma in una brezza capace di rendere tutto più lieve. A Viconovo, piccolo gioiello della campagna ferrarese dove il tempo sembra ancora scandito dai ritmi della tradizione e dell'accoglienza, venerdì 26 giugno si è respirata proprio quell'atmosfera sospesa, quasi incantata, degna di un moderno Sogno di una notte di mezza estate.

Alle 21.45, quando il cielo si era ormai vestito di blu, ha preso il via la Viconovo Run Night. Due i percorsi proposti: la gara competitiva di 8 chilometri e la camminata ludico-motoria di 5 chilometri, che hanno richiamato centinaia di appassionati desiderosi di vivere una serata diversa, all'insegna dello sport e della condivisione.

Le temperature sono rimaste elevate anche nelle ore serali, mettendo alla prova i partecipanti. Ma gli organizzatori hanno saputo trasformare ogni difficoltà in un'occasione per dimostrare competenza, attenzione e autentica ospitalità. Nulla è stato lasciato al caso: dalla sicurezza lungo il percorso fino all'accoglienza nel cuore della manifestazione, ogni dettaglio ha raccontato la passione di un gruppo di volontari che da anni rappresenta un punto di riferimento per il podismo ferrarese.

Se la corsa ha fatto sudare gli atleti, i ristori hanno conquistato tutti. Non semplici punti di ristoro, ma vere tavole della tradizione emiliana: frutta fresca, pizza, pinzini, pinzone, affettati, due varietà di insalata di riso – con uova e con tonno – acqua fresca distribuita con un originale coupon personalizzato e tante altre specialità che hanno trasformato il dopo gara in una piacevole festa di paese. Per chi desiderava fermarsi ancora, lo stand gastronomico e il bar hanno prolungato il gusto della serata, offrendo un'occasione in più per stare insieme.

A rendere ancora più coinvolgente l'atmosfera ci ha pensato la musica del  DJ e l'energia dello speaker Daniele Trevisi, ormai autentico punto di riferimento del mondo podistico, capace di accompagnare ogni momento della manifestazione con entusiasmo e simpatia.

Il piazzale della chiesa di Viconovo si è così trasformato in un piccolo villaggio dello sport e della solidarietà, impreziosito dalla presenza dello stand AVIS, della pesca di beneficenza e dei banchi dedicati ai prodotti artigianali locali, testimonianza di una comunità che sa valorizzare il proprio territorio e fare rete attraverso lo sport.

Tra le società più numerose si è distinta Corriferrara, che ha conquistato il secondo posto nella speciale classifica per numero di iscritti, confermando ancora una volta lo spirito di squadra che caratterizza il gruppo.

Tra i protagonisti della serata anche Giovanni Simone che ha commentato così la propria esperienza:

"Nel primo venerdì d'estate l'organizzazione della Viconovo Run Night ha fatto di tutto per la riuscita di una gara podistica molto calda, nonostante la partenza della competitiva alle 21.45 e della camminata da 5 km. Lo svago è stato molto più fresco grazie ai fantastici due ristori con frutta, pizza, pinzini, insalata di riso di due tipi, acqua fresca, affettati, pinzone e tanto altro. Poi, per chi voleva cenare, erano presenti stand gastronomico e bar. La serata è stata allietata dal DJ e dallo speaker della gara, il mitico Daniele Trevisi. Completavano il piazzale della chiesa lo stand AVIS, la pesca di beneficenza e il banchetto dei prodotti artigianali locali. Premiazioni molto partecipate dove la nostra squadra si conferma seconda classificata. Per me è stato un buon test di allenamento dopo la Mezza Maratona di Sanremo. La strada verso la Maratona dell'11 ottobre è ormai tracciata. Alla prossima, dal vostro John Simon."

La Viconovo Run Night si conferma così molto più di una semplice gara podistica. È una festa di comunità, dove la passione per la corsa incontra il piacere dello stare insieme, la generosità dei volontari e il sapore autentico della tradizione ferrarese. Una di quelle serate che iniziano con un pettorale appuntato sulla maglia e finiscono con il sorriso, la soddisfazione di aver condiviso emozioni sincere e la promessa di ritrovarsi, ancora una volta, sotto il cielo d'estate di Viconovo.