giovedì 2 aprile 2026

Riepilogo settimanale e mensile attività podistica e punti che saranno assegnati.

 

Nel battito leggero di ogni passo, nel respiro che si fa ritmo e nel silenzio che accompagna le lunghe distanze, vive qualcosa di antico e potente. È la stessa fiamma che, nel 1896, spinse Carlo Airoldi a lasciare Milano senza un soldo, attraversando terre e sogni per raggiungere Atene: duemila chilometri percorsi con la sola forza della volontà. La sua storia è tratta dal libro:Il testamento del maratoneta: Una storia vera di Manuel Sgarella)

 È quella stessa fiamma che oggi arde nei cuori degli atleti Corriferrara. Questa settimana è stata un viaggio. Non solo tra chilometri e traguardi, ma tra emozioni e storie che si intrecciano lungo strade lontane e vicine. Novantatré atleti hanno portato i colori della squadra in tredici località diverse, trasformando ogni gara in un capitolo di una narrazione collettiva fatta di passione e sacrificio. Da Praga a Berlino, passando per Venezia, Firenze e le strade di casa, ogni corsa è stata una dichiarazione d’amore per questo sport. I 1820 chilometri percorsi e i 10.376 metri di dislivello non sono solo numeri: sono albe inseguite, gambe stanche ma felici, sguardi che si cercano al traguardo. E poi c’è chi ha superato il confine del possibile. L’impresa di Vittorio Cavallini, 48 ore di corsa per un totale di 306 chilometri, si iscrive nella leggenda. Un gesto che richiama quello di Filippide, che nel 490 a.C. corse per 36 ore fino a Sparta per salvare il suo popolo. Anche oggi, come allora, correre diventa qualcosa di più: un atto di coraggio, una promessa mantenuta, un dialogo silenzioso con i propri limiti. Le soddisfazioni non sono mancate. I podi conquistati raccontano storie di determinazione e talento: Rosanna Albertin, Paola Pantaleoni e Sandro Prini sul gradino più alto; Denis Grandi protagonista; i giovani Leonardo Valarini e Vittoria Zambrini già capaci di brillare. E poi Chiara Rosignoli, terza di categoria, simbolo di una squadra che cresce e si sostiene.

Guardando al mese appena trascorso, il quadro si fa ancora più ampio e suggestivo. 325 atleti, 45 località, oltre 6400 chilometri percorsi e quasi 44.000 metri di dislivello. Un movimento vivo, pulsante, capace di spingersi oltre i confini nazionali fino a Berlino, Praga, Barcellona e Tapu, in Nuova Zelanda: luoghi lontani uniti dallo stesso filo invisibile fatto di passione.

Ventiquattro podi conquistati: un mosaico di emozioni e nomi che meritano di essere raccontati, uno ad uno.
Lucrezia Berghenti, capace di conquistare una prima assoluta e una terza assoluta; Ilaria Camanzi, prima di categoria; Denis Grandi, due volte secondo di categoria; Rosanna Albertin, terza assoluta e due volte prima di categoria; Aniello Sarno, primo di categoria; Paola Pantaleoni, due volte prima di categoria; Rita Romagnoli, seconda di categoria; Vittoria Zambrini, due volte prima di categoria; Giulia Caramori, seconda di categoria; Leonardo Valarini, due volte primo di categoria; Marco Delli Gatti, secondo di categoria; Mario Boarati, terzo di categoria; Michele Tuffanelli, terzo assoluto; Ion Coban, secondo di categoria; Chiara Rosignoli, terza di categoria.

Corriferrara non è solo una squadra. È una comunità che corre insieme, che sogna insieme. È il ricordo di chi ha attraversato l’Europa a piedi inseguendo un ideale, ed è il presente di chi, ogni giorno, infila le scarpe e parte, senza sapere esattamente dove arriverà, ma con la certezza che ne varrà la pena. Perché correre, in fondo, è questo: un atto d’amore. 











mercoledì 1 aprile 2026

21K di Solarolo, Chiara Rosignoli 3^ di categoria e 7^ assoluta

                                                

La prima 21K di Solarolo: correre nel ricordo, costruire il futuro

Il 29 marzo 2026 Solarolo si è svegliata con un’energia speciale. Le strade del piccolo centro, immerse nella quiete della pianura e accarezzate dai primi profumi di primavera, si sono trasformate in un percorso di memoria e condivisione. È qui che ha preso vita la prima edizione della 21K di Solarolo, una gara nata per onorare il ricordo di Roberta Colombo(figura molto amata nell'ambiente podistico emiliano-romagnolo, è ricordata per il suo impegno sportivo e la sua partecipazione attiva alle gare locali).

Non è stata soltanto una corsa. È stata una storia collettiva fatta di passi, emozioni e silenzi pieni di significato. Solarolo, con le sue vie raccolte e il suo ritmo autentico, ha fatto da cornice a una manifestazione che ha saputo unire sport e sentimento in modo raro. Tra racconti locali e voci tramandate, qualcuno ha ricordato come queste terre siano da sempre attraversate da cammini e pellegrinaggi: luoghi dove il viaggio conta tanto quanto la meta. E in fondo, anche questa 21K ha avuto qualcosa di quel sapore antico.

La partecipazione è stata sorprendente per una prima edizione: tanti podisti, appassionati e curiosi hanno risposto con entusiasmo, trasformando l’evento in un successo che lascia intravedere prospettive promettenti. Un ottimo punto di partenza, un “buon viatico”, come si dice, per una seconda edizione che già si fa attendere.

Tra i protagonisti, non è passata inosservata la presenza del gruppo Corriferrara, che si è presentato al via con ben 13 atleti. Un segnale forte di partecipazione e spirito di squadra. E proprio da questa squadra è arrivato uno dei risultati più brillanti della giornata: Chiara Rosignoli ha conquistato un meritatissimo terzo posto di categoria, accompagnato da un eccellente settimo posto assoluto. Una prestazione che parla di determinazione, talento e passione autentica.

La 21K di Solarolo si chiude così, con il cuore pieno e lo sguardo rivolto avanti. Perché alcune gare nascono già con un’anima. E quando succede, non sono destinate a essere solo eventi sportivi, ma appuntamenti che restano, che crescono e che tornano, anno dopo anno, a raccontare una storia.





48 hr World Championship 2026, Vittorio Cavallini percorre 306 Km!

 

              Il più sentito ringraziamento Paola Falcier per le sue foto che hanno fatto rivivere le sensazioni di quei momenti.

48 Ore Mondiali 2026: l’epopea silenziosa di Cinisello Balsamo

Ci sono gare che si misurano in chilometri.
E poi ci sono imprese che si misurano in tempo, respiro e ostinazione.

Dal 27 al 29 marzo 2026, nella laboriosa Cinisello Balsamo, alle porte di Milano, è andata in scena una di queste epopee moderne: il Campionato del Mondo GOMU di 48 ore, un viaggio collettivo oltre i confini del corpo e dentro quelli dell’anima.

Dove il tempo si dilata

Lo stadio: Stadio Gaetano e Paolo Scirea e il parco adiacente si sono trasformati in un microcosmo sospeso: giorno e notte si sono alternati senza mai davvero interrompere il fluire dei passi.

Qui, dove normalmente si consuma sport ordinario, per due giorni si è vissuta una liturgia della resistenza. Il silenzio della notte, rotto solo dal ritmo delle scarpe sull’asfalto, ha dato voce a qualcosa di antico: l’uomo che corre non per arrivare, ma per scoprire fin dove può spingersi.

Non è un caso che queste terre lombarde, così concrete e operose, sappiano accogliere imprese di questo tipo. Qualcuno racconta, tra i runner più romantici, che nei parchi della Brianza si aggiri lo spirito dei “corridori senza tempo”, anime ostinate che non hanno mai smesso di inseguire l’orizzonte. Leggende? Forse. Ma in quelle 48 ore, sembravano incredibilmente reali.

Un mondo in corsa

Oltre 300 atleti, provenienti da 31 nazioni, si sono dati appuntamento per una sfida che è insieme fisica e profondamente umana.

Non solo la 48 ore: accanto, le prove da 24 e 12 ore hanno reso l’evento un crocevia di storie, lingue e sogni. Il tutto sotto l’egida della Global Organization of Multi-Day Ultramarathoners e valido anche come campionato italiano IUTA.

L’organizzazione di Impossible Target ASD, con il supporto instancabile della Protezione Civile locale, ha costruito un ambiente quasi familiare: ristori sempre pronti, mani tese, parole di incoraggiamento.

Perché in una gara così, la competizione esiste, sì, ma è secondaria rispetto a qualcosa di più grande: la condivisione della fatica.

E mentre i giri si accumulavano, la storia si scriveva:

  • nuovo record mondiale maschile: 446 km
  • nuovo record mondiale femminile: 413 km
  • nuovo record italiano femminile: 316 km

Numeri che sembrano irreali. Eppure, sono stati vissuti passo dopo passo.

Organizzazione e contesto

L’evento ha ricevuto apprezzamenti per la qualità logistica e organizzativa, con particolare riferimento a:

  • tracciato funzionale e ben gestito
  • assistenza continua agli atleti
  • presenza costante di volontari

Un’organizzazione all’altezza di una manifestazione internazionale, capace di valorizzare il territorio e di offrire condizioni ideali per prestazioni di alto livello.

Un riferimento per l’ultrarunning

La 48 Ore World Championship di Cinisello Balsamo si conferma così un appuntamento di riferimento nel calendario mondiale delle gare di durata.

Accanto ai record e alle classifiche, resta il valore sportivo e umano di una disciplina che mette alla prova i limiti individuali e premia costanza, strategia e resilienza.

La prova di Vittorio Cavallini si inserisce in questo contesto come esempio concreto di determinazione e passione, contribuendo a rappresentare al meglio il movimento italiano dell’ultradistanza.


L’impresa di Vittorio Cavallini 

In mezzo a questo oceano di storie, ce n’è una che parla con accento ferrarese.

Per Corriferrara era presente Vittorio Cavallini, protagonista di un’impresa che merita di essere raccontata come si raccontano i viaggi più veri.

306 chilometri in 48 ore.
Un numero che, tradotto, significa due giorni di corsa quasi ininterrotta, attraversando crisi, rinascite, notti infinite e albe che sanno di promessa.

21° uomo assoluto, 5° italiano.
Ma le classifiche, in questi contesti, dicono solo una parte della verità.

L’altra parte è nelle sue parole:

Fine settimana lungo di sport a Cinisello Balsamo…
…Perfetta la location, all'interno dello stadio Gaetano e Paolo Scirea e di un parco adiacente. Perfetta tutta l'organizzazione ed il supporto dei numerosi volontari che ci hanno accuditi con affetto…
…E' stata sicuramente una bella esperienza: ho corso per 306 km (21 uomo - 5 italiano), torno a casa con un bagaglio importante di nuove amicizie

Ecco il punto.
Non sono solo i chilometri a contare, ma ciò che resta quando tutto finisce: le relazioni, gli sguardi complici, la consapevolezza di aver attraversato qualcosa di raro.


Correre oltre

In un’epoca che misura tutto in velocità e risultati immediati, la 48 ore di Cinisello Balsamo è stata un atto quasi rivoluzionario.

Qui si corre lentamente, si cade, si riparte, si cammina, si soffre.
E si scopre che il limite non è un muro, ma una porta.

Vittorio Cavallini, con i suoi 306 km, non ha solo corso:
ha scritto una pagina di quelle che non fanno rumore, ma restano.

Perché alla fine, come in ogni grande romanzo di esplorazione, il vero viaggio non è nello spazio.
È dentro di noi.


















martedì 31 marzo 2026

Trofeo 8 Comuni, ultima tappa Mezzogoro

                                             

Trofeo 8 Comuni: 6ª tappa, Mezzogoro: cronache di fatica, gloria e sorrisi

C’è qualcosa di epico nelle corse di provincia, qualcosa che sfugge ai riflettori ma si imprime nella memoria di chi c’era. Il 29 marzo 2026, a Mezzogoro, fra strade che raccontano pianura, vento e silenzi interrotti solo dal ritmo dei passi, si è consumata la sesta e ultima tappa del Trofeo 8 Comuni. Una gara che non è solo competizione, ma racconto collettivo, quasi una piccola Iliade podistica con scarpe da running al posto delle armature.

Mezzogoro, con la sua anima discreta e operosa, ha fatto da palcoscenico a questa conclusione: un luogo dove la nebbia, si dice, a volte osserva le gare come uno spettatore antico, e dove ogni rettilineo sembra allungarsi per mettere alla prova non solo le gambe, ma anche il carattere.

E proprio il carattere non è mancato agli atleti  Corriferrara, protagonisti di una giornata ricca di soddisfazioni.

I veterani: esperienza che diventa leggenda

Tra i veterani, il podio ha ormai il sapore di casa:

  • Albertin Rosanna  1ª di categoria
  • Pantaleoni Paola  1ª di categoria
  • Prini Sandro  1° di categoria
  • Grandi Denis  2° di categoria

Atleti che non si limitano a correre, ma costruiscono una tradizione. Sono quegli “habitués del podio” che, gara dopo gara, trasformano la costanza in una forma d’arte. Vederli competere è come assistere a un rito: ogni passo è misura, ogni sorpasso esperienza.

I giovani: promesse che corrono veloci

Ma se i veterani sono la memoria, i giovani sono il futuro che scalpita.

Nella categoria esordienti (600 metri):

  • Valarini Leonardo  1° di categoria

Nella categoria pulcini (300 metri):

  • Zambrini Vittoria  1ª di categoria

Qui la corsa è ancora gioco, entusiasmo puro, ma già si intravede qualcosa di più grande. Nei loro occhi c’è quella scintilla che fa sperare: il futuro dell’atletica passa da questi passi leggeri e determinati.

Classifica finale: il sigillo su un viaggio

Dopo quasi tre mesi di gare, sudore e chilometri condivisi, il Trofeo 8 Comuni giunge al suo epilogo con risultati che confermano la solidità degli atleti Corriferrara:

  • Rosanna Albertin  2ª assoluta e 1ª di categoria
  • Denis Grandi  1° di categoria 

Un percorso lungo sei tappe che ha saputo unire competizione e comunità, fatica e divertimento.

La voce dei protagonisti

Emblematico il commento di Denis Grandi, che riassume lo spirito della manifestazione:

Un percorso, quello degli 8 Comuni, durato quasi 3 mesi con 6 tappe in totale e mi sono davvero divertito tanto!!! Buona la partecipazione ad ogni gara da parte degli atleti e soprattutto delle categorie giovanili con ottime promesse e premesse per il futuro!!! Bravi tutti.”

Parole semplici, ma autentiche. Perché in fondo è questo il cuore della corsa: condividere, crescere, divertirsi.

Ad maiora

Con una punta di orgoglio, si può dire che tutti gli atleti citati, anche in questa ultima tappa, sono ormai presenze fisse sul podio. Non è un caso, ma il risultato di dedizione, passione e spirito di squadra.

E allora sì, viene naturale dirlo: ad maiora.
Perché se il presente è solido, il futuro, grazie anche a quei giovani che oggi corrono per gioco, promette di essere ancora più luminoso. E chissà, forse tra le strade di Mezzogoro, tra un soffio di vento e una curva polverosa, qualcuno ha già iniziato a scrivere la prossima pagina di questa piccola, grande epopea.



Mezza maratona di Berlino, esordio di Silvia Grazioli nella mezza maratona.

 


Berlino chiama, e qualcuno risponde correndo

Il 29 marzo 2026, Berlino non è stata soltanto una città: è stata una voce. Una voce bassa, ostinata, come quelle che nei versi di Bertolt Brecht non cercano applausi ma verità.
“Vieni,” sembrava dire. “Prova. Resisti. Attraversami.”

E così è stato.

La mezza maratona di Berlino non è solo una gara. È un attraversamento: della storia, delle proprie paure, del tempo che scorre tra un passo e l’altro. Si parte tra strade larghe e ordinate, si corre accanto a palazzi che hanno visto imperi cadere e muri alzarsi, e si arriva sotto lo sguardo severo e simbolico della Porta di Brandeburgo, che da secoli osserva chi passa, chi fugge, chi torna.

Un esordio che è già un racconto

Tra gli atleti di Corriferrara, c’era chi quel giorno non stava solo correndo.
C’era chi stava iniziando una storia.

Silvia Grazioli ha scelto Berlino per il suo esordio sulla distanza della mezza maratona. Non una scelta qualunque: questa gara fa parte delle prestigiose SuperHalfs europee, un percorso che non misura solo chilometri, ma determinazione.

E non era sola.

Con lei hanno corso il suo compagno Andrea e la sua amica, triatleta, Lia. Tutti con gli stessi colori addosso, quelli di Corriferrara. Tutti dentro la stessa storia, ma ognuno con il proprio passo, con il proprio tempo, con la propria fatica.
Prestazioni diverse, inevitabilmente. Ma alla fine, una sola cosa in comune: la gioia piena, semplice, incontestabile di essere arrivati.

Perché quando si decide di affrontare una distanza nuova, il viaggio comincia molto prima della linea di partenza.

Ci sono le domande che non fanno dormire:

  • Sarò pronta?
  • E se il corpo si ferma prima della volontà?
  • E se qualcosa si rompe, dentro o fuori?

Ci sono i chilometri aggiunti piano, come si aggiungono giorni a una promessa.
Ci sono gli allenamenti in compagnia e a volte in solitudine, dove nessuno guarda e tutto pesa di più.

Ma poi arriva il giorno.

E Berlino, con il suo cielo chiaro e il sole mite di fine marzo, diventa un teatro senza quinte. Un fiume umano si muove compatto, e ogni volto racconta una storia diversa.

La città, tra poesia e memoria

Berlino non è mai neutra.
È una città che ricorda.

Corre lungo la Sprea, tra ponti e cicatrici.
Sussurra storie di divisione e rinascita.
E mentre i passi si susseguono, sembra quasi di sentire le parole dei suoi poeti: dirette, essenziali, senza illusioni.

Qui si dice che ogni strada abbia una memoria, e ogni muro,anche quando non esiste più,continui a parlare. Forse è per questo che correre a Berlino pesa un po’ di più, ma vale anche un po’ di più.

Il traguardo: quando tutto trova un senso

E poi, all’improvviso, il traguardo.

Non arriva quando lo si aspetta. Arriva quando si è smesso di cercarlo e si è iniziato a resistere.

La medaglia al collo non è metallo: è la prova che si può attraversare la paura e restare in piedi. È il segno che quel dialogo silenzioso tra corpo e mente ha trovato una tregua.

E lì, dopo lo sforzo, si ritrovano anche loro: Silvia, Andrea e Lia.
Diversi i cronometri. Uguale il sorriso. Uguale quell’istante sospeso in cui tutto si ferma e vale.

Le parole di Silvia Grazioli raccontano meglio di qualsiasi cronaca ciò che è stato:

"Berlin Calls. You Run! Questo il motto della Generali Berlin Half Marathon che si è corsa domenica 29 marzo 2026! Berlino ha chiamato e noi eravamo presenti Lia, Andrea ed io. Per me la mia prima mezza maratona! Atmosfera fantastica, emozioni uniche ed un fiume di persone con cui condividere una giornata che sotto un sole mite ci ha fatto conquistare la Porta di Brandeburgo!
Insieme a Lia ed Andrea poi fieri di aver portato i colori Corriferrara a Berlino! Grazie Running School, grazie a Massimo Corà per la dedizione a tutti i suoi atleti qualsiasi sia il risultato e grazie Berlino, è stato bellissimo!"

Correre, alla fine, è questo

Non è solo sport.
Non è solo tempo o classifica.

È una lunga trattativa con sè stessi.
È accettare il dubbio e partire lo stesso.
È arrivare e capire che la fatica non era un ostacolo, ma una guida.

E Berlino, quel giorno, non ha solo ospitato una gara. Ha chiamato. E qualcuno, come Silvia, insieme ad Andrea e Lia, ha risposto.





Memorial Enzo Ferrari, Mezza maratona d'Italia

 

Mezza Maratona d’Italia, Memorial Enzo Ferrari 2026: correre dentro un mito

C’era un tempo, negli anni ’60, in cui il rombo di una Ferrari non era solo un suono: era una promessa. Le strade sapevano di benzina e sogni, e il nome di Enzo Ferrari correva veloce quanto le sue vetture, diventando leggenda. Il 29 marzo 2026, a Maranello, quel mito è tornato a respirare. Ma questa volta, al posto dei motori, c’erano passi, respiri, battiti. Migliaia di podisti hanno preso parte alla Mezza Maratona d’Italia, Memorial Enzo Ferrari, trasformando un territorio iconico in un racconto fatto di fatica e passione.

Un percorso dentro la storia

La partenza, davanti al Museo Ferrari, aveva qualcosa di solenne. Non era solo un via: era un ingresso in un mondo. Da lì, il tracciato si snodava tra luoghi che per gli appassionati rappresentano una vera mitologia moderna.

Il passaggio accanto alla fabbrica Ferrari, quasi un tempio industriale, regalava emozioni difficili da spiegare. Poi, il tratto più suggestivo: alcuni chilometri all’interno del circuito di Pista di Fiorano, dove normalmente sfrecciano monoposto e prototipi.

Curiosità: la pista di Fiorano fu voluta proprio da Enzo Ferrari nel 1972 per testare le sue vetture in condizioni reali. Correrci sopra, anche solo con le scarpe da running, significa entrare in un pezzo di storia dell’automobilismo. Infine, il percorso si apriva verso Modena, città elegante e accogliente, dove l’arrivo in piazza regalava quella sensazione che ogni podista conosce bene: il traguardo come conquista personale.


La voce dei protagonisti

Tra i tanti partecipanti, Stefano Ricci racconta così la sua esperienza:

“Mezza maratona molto bella e partecipata… partenza da Maranello di fronte al museo Ferrari… passaggio per la fabbrica, pista di Fiorano per alcuni km e poi si va verso Modena con un bell’arrivo in piazza. Per me una gara test in vista dell’imminente prossima maratona.”

Un commento semplice, diretto, ma autentico. Come lo spirito di questa gara.


Pro e contro, con sincerità

Pro

  • Location di partenza e arrivo davvero uniche
  • Percorso veloce, ideale per cercare il proprio personal best

Contro

  • Pacco gara migliorabile
  • Pettorale ritirabile solo venerdì e sabato
  • Logistica complessa: serve organizzarsi con anticipo

Correre dove nascono i sogni

C’è qualcosa di speciale nel correre qui. Non è solo una mezza maratona: è un viaggio dentro un simbolo italiano. Negli anni ’60, chi vedeva passare una Ferrari sapeva di assistere a qualcosa di irripetibile. Oggi, chi corre a Maranello vive una sensazione simile: essere parte, anche solo per qualche ora, di una storia più grande.

E forse è proprio questo il segreto della Mezza Maratona d’Italia – Memorial Enzo Ferrari: non si limita a misurare il tempo. Misura emozioni, memoria e quel desiderio umano di andare sempre un po’ più veloce… verso i propri sogni.




A piè fra le preare

                                                  

C’è un momento, nel trail, in cui il passo si fa più lento e il cuore più pieno. Non per la fatica, ma per la bellezza che ti attraversa. È proprio lì, tra le pieghe delle Prealpi veronesi, che il 29 marzo 2026 ha preso vita la magia di “A piè fra le preare”, la corsa non competitiva di Sant'Ambrogio di Valpolicella.

Tra vigneti, roccia e cielo

Qui, dove la terra profuma di vino e di storia, i sentieri si intrecciano tra cave di marmo, filari ordinati e boschi silenziosi. “Preare”, in dialetto locale, richiama proprio le pietraie, le cave che raccontano il lavoro dell’uomo e il respiro antico di queste colline. Non è solo una corsa. È un viaggio.

Corriferrara tra emozione e scoperta

A rappresentare Corriferrara, due anime diverse ma unite dallo stesso spirito:

  • Michele Tuffanelli, impegnato nella distanza più lunga: 26 km con 1300 metri di dislivello
  • Letizia Milani, sui 15 km con 600 metri di dislivello

Due percorsi, due modi di vivere la montagna. Ma un’unica storia da raccontare.

La cresta, la croce e l’infinito

Le parole di Michele diventano quasi poesia, un racconto che sa di vento e stupore:

“Cosa ti devi aspettare da una non competitiva... Beh da questa c'è solo da imparare. Il trail da 26 km era a dir poco spettacolare: quando arrivi alla croce, dopo aver fatto una cresta non proprio semplice, gli occhi spaziano dal Lago di Garda al Carega e al Pasubio…”

E in quell’istante, sospeso tra cielo e roccia, sembra di toccare tutto:
il blu del Lago di Garda, le cime del Monte Carega e del Monte Pasubio, e forse anche qualcosa di più profondo, difficile da spiegare.

Un sentiero che racconta

Dai vigneti ordinati della Valpolicella si sale piano, lasciandosi alle spalle il profumo dell’uva e della terra. Poi il terreno cambia, si fa vivo:
single track di roccia marmorea, tecnica e luminosa, e discese morbide tra i boschi, dove ogni passo è un dialogo con la natura.

Michele lo descrive così:

“…prima di essere passati dai vigneti, poi man mano che si saliva anche attraverso single track di roccia marmorea e giù attraverso single track in mezzo al bosco: un percorso bello vario…”

E Letizia, con la sua distanza più breve, conferma la magia:

“…meno impegnativo, ma non meno bello.”

Il vero spirito trail

Ma forse il momento più autentico non è stato lungo il percorso. È arrivato alla fine, quando le scarpe si tolgono e restano solo i sorrisi.

“…la vera sorpresa è stato al ristoro finale quando a sorpresa siamo stati invitati al loro pasta party: accoglienza davvero famigliare con risotto super, carne salada, vino locale a non finire, limoncino e caffè… se non è spirito Trail questo.”

E in quella tavolata,  tra bicchieri alzati e racconti condivisi, si riscopre il senso più profondo di tutto: non il cronometro, ma l’incontro.

Una leggenda che resta

Si dice che tra le “preare” ogni pietra abbia memoria. Che custodisca passi, storie, fatiche e sogni di chi è passato prima. Quel 29 marzo, tra quei sentieri, anche i passi di Michele e Letizia si sono uniti a questa lunga narrazione. E forse, da qualche parte tra le rocce e i vigneti, il vento continuerà a raccontarla. Perché alcune corse non finiscono al traguardo. Restano dentro.