martedì 24 febbraio 2026

AIM Trail Ion Coban 1° di categoria nella 58 km.

 


Il 22 febbraio 2026, tra il respiro ancora fresco dell’inverno e un sole già deciso a scaldare le creste, l’AIM Trail ha acceso i sentieri sopra Malo, nel cuore della provincia di Vicenza. Un trail vero, di quelli che sanno di terra smossa, foglie calpestate e silenzi interrotti solo dal battito nel petto e dal richiamo lontano di qualche rapace in quota.

Tra boschi, contrade e leggende venete

Malo sorge ai piedi delle Piccole Dolomiti, in un territorio che alterna boschi fitti, contrade in pietra e dorsali panoramiche da cui lo sguardo spazia fino alla pianura. Qui la tradizione contadina si intreccia a racconti antichi: c’è chi parla di spiriti dei boschi, di ombre tra i castagni al calar del sole, di sentieri battuti nei secoli da pastori e contrabbandieri. Correre da queste parti significa attraversare una geografia viva, dove ogni salita sembra mettere alla prova non solo le gambe, ma anche il carattere. E l’AIM Trail, con le sue diverse distanze e dislivelli importanti, ha offerto a ogni atleta la propria sfida personale.

Corriferrara: quattro trail, quattro storie

Corriferrara si è presentata al via con quattro portacolori, ognuno pronto a misurarsi con la montagna.

🏔️ Coban Ion – 58 km | 2600 m D+

Sulla distanza regina, 58 km e 2600 metri di dislivello, Coban Ion ha firmato un’impresa di spessore:
🥇 1° di categoria.  

Una prova solida, costante, da vero uomo di montagna adottivo. Salita dopo salita, senza cedere al richiamo della fatica, ha domato il percorso con determinazione. Nel gruppo Corriferrara, ancora una volta, “ottima prova come sempre sui 58 km”, confermando affidabilità e tenacia sulle lunghe distanze.

⛰️ Michele Tuffanelli – 39 km | 1700 m D+

Sulla 39 km (1700 metri di dislivello), Michele Tuffanelli ha corso con lo spirito autentico del trail: competizione sì, ma anche condivisione e meraviglia. 

Le sue parole raccontano perfettamente l’anima della giornata:

“Aim TRAIL ogni tanto si allunga la distanza. Questo Trail è perfetto per distanza da Ferrara, ospitalità e scelta di distanza. La 39 km ti permette di correre divertendoti in una giornata di sole come quella di ieri facendo gara ma anche un po' guardandoti attorno. Poi io sono quasi di casa, in quelle zone si incontrano sempre trailisti con cui condividere la giornata e magari anche una sana competizione per poi condividere la birretta finale 🤟⛰️🏃🍻. Nel gruppo Corriferrara ottima prova come sempre sui 58 km di Coban e sulla 21 km di Lilia Agachi.”

Parole che sanno di comunità, di sentieri condivisi e di quella birra finale che nel trail vale quasi quanto una medaglia.

🌿 Lilia Agachi – 21 km | 900 m D+

Sulla mezza maratona trail (21 km e 900 metri di dislivello), Lilia Agachi ha offerto un’ottima prestazione, confermandosi solida e determinata su un tracciato tutt’altro che banale.

Salite regolari, discese tecniche, tratti corribili alternati a strappi impegnativi: una gara da interpretare con intelligenza, e Lilia lo ha fatto con grinta.

🌄 Antonio Margiotta – 21 km | 900 m D+

Sulla stessa distanza anche Antonio Margiotta, che sintetizza così l’esperienza:

Bella e ben organizzata.

Essenziale, diretto, come spesso sono i trail veri: pochi fronzoli, tanta sostanza. Un’organizzazione curata, percorsi segnati con precisione e un’atmosfera che fa sentire ogni atleta parte di qualcosa di più grande.

Sole, fatica e spirito trail

La giornata ha regalato cielo limpido e panorami aperti. Nei tratti più alti, il sole illuminava i crinali, mentre nei boschi l’aria restava fresca e pungente. Il trail è questo: fatica che diventa racconto, salita che diventa conquista, sconosciuti che diventano compagni di avventura per qualche ora. E poi l’arrivo, le scarpe infangate, le gambe dure, i sorrisi larghi. Corriferrara torna da Malo con un primo di categoria, ottime prove su tutte le distanze e, soprattutto, con lo zaino pieno di storie da raccontare. Perché sui sentieri dell’AIM Trail non si corre soltanto contro il tempo. Si corre dentro il paesaggio, dentro la propria resistenza, dentro quella sottile linea dove la fatica si trasforma in libertà.









Verdi Marathon

 

Il 22 febbraio 2026, tra le prime carezze di una primavera impaziente, Verdi Marathon ha risuonato come un’ouverture solenne tra le vie eleganti di Salsomaggiore Terme, nel cuore della provincia di Parma. Non una semplice gara, ma un atto lirico in movimento: chilometri che scorrono sulle note immortali del Maestro Giuseppe Verdi, figlio di questa terra generosa, dove la musica si intreccia al profumo della nebbia mattutina e al gusto schietto dell’Emilia.

Una sinfonia tra terme e ville storiche

Salsomaggiore, celebre per le sue acque salsobromoiodiche e per l’eleganza liberty delle sue architetture, ha offerto agli atleti un palcoscenico degno di un’opera in quattro atti. Dai viali termali ai passaggi accanto alle ville storiche immerse nella campagna parmense, ogni curva sembrava accompagnata da un coro invisibile. E poi i ristori, orchestrati dagli Alpini, custodi di tradizione e spirito comunitario: tè caldo, cioccolata, sorrisi franchi. Un’Italia autentica, che applaude e sostiene.

Corriferrara: tre voci, tre interpretazioni

Per Corriferrara, la scena ha visto protagonisti:

  • Roberta Scabbia, impegnata sulla distanza dei 30 km, in una prova di resistenza degna delle arie più intense.

  • Federico Oliani e Sara Sacchelli, entrambi sulla mezza maratona, tra ambizione, ironia e personal best.

Sara Sacchelli: patriottismo e PB 

Sara racconta con entusiasmo:

La Verdi Marathon è sempre una scoperta. Una gara da PB (il primo del 2026) sulle note delle opere liriche più belle d’Italia. Tra i ristori gestiti dagli Alpini e i passaggi vicino a ville storiche ti sale il patriottismo. E il gnocco fritto con mortadella all’arrivo ti sale anche l’emiliano!! Non si può chiedere di più! Soprattutto in una splendida giornata che sa di primavera!! Sicuramente da rifare!”

Un personal best che inaugura il 2026 e che profuma di rinascita. Per Sara, la gara è stata un crescendo rossiniano (perdonerà il Maestro di Busseto), culminato in un finale trionfale sotto un cielo terso e luminoso.

Federico Oliani: gloria nei primi atti, resistenza nel finale

Federico ha interpretato la gara con spirito audace e autoironia:

Ho fatto il personal best sui 5 km e sui 10 km... peccato fosse una mezza 😂
Premessa: mi ero iscritto mesi fa a questa gara, ma poi il programma è completamente cambiato e mi sono ritrovato alla linea di partenza senza preparazione e con le gambe che erano già completamente a pezzi per il carico in palestra. Il risultato: decido di sfruttare il percorso favorevole dei primi km per fare un test sui 10 km ben sapendo che non ho km nelle gambe e sono già al limite con la chiappa destra che è già sofferente. Finale: faccio segnare il mio personale migliorando di ben 37 secondi... peccato che gli altri 11 km li ho dovuti fare in coma fermandomi ad ogni ristoro a mangiare cioccolata e tè caldo per non morire per strada 😂
Arrivo con medaglia bellissima e gnocco fritto con mortadella cotto al momento
.”

Un primo tempo da ouverture esplosiva: PB sui 10 km con 37 secondi di miglioramento. Poi, come in ogni grande opera, il momento drammatico, la lotta interiore, la resistenza eroica fino al traguardo. E lì, ad attenderlo, medaglia splendida e gnocco fritto fumante: catarsi emiliana.

Tradizione, fatica e gnocco fritto

La Verdi Marathon non è solo cronometro. È territorio. È identità. È quell’inconfondibile miscela di cultura alta e semplicità popolare: l’eco delle arie celebri e, pochi metri dopo il traguardo, il profumo irresistibile del gnocco fritto con mortadella, servito caldo, come un premio solenne. In una giornata che sapeva già di primavera, Corriferrara ha scritto il suo piccolo atto lirico tra sudore, sorrisi e orgoglio. E se è vero che ogni opera merita un bis, allora l’appuntamento è già nell’aria. Perché certe gare non si corrono soltanto: si vivono, si cantano, si ricordano.












Coelmo Napoli City Half Marathon 2026

 

Mezza Maratona di Napoli – 22 febbraio 2026

Corriferrara c’è: 24 cuori azzurri tra sole, mare e leggenda

Napoli non è solo una città: è un respiro antico, un canto che arriva dal mare, una leggenda che corre tra i vicoli. Domenica 22 febbraio 2026, sotto un sole generoso che sembrava già primavera, la Mezza Maratona di Napoli ha regalato emozioni che vanno ben oltre i 21 chilometri.

Tra migliaia di passi e battiti accelerati, c’erano anche i colori e l’entusiasmo di Corriferrara, presente con 24 atleti che si sono cimentati sia nella mezza maratona individuale sia nella staffetta. Una scelta diversa nella forma, ma identica nella sostanza: correre insieme, con un unico obiettivo — divertirsi.

Correre dove il mito incontra il mare

Si dice che Napoli sia nata dal canto della sirena Partenope, che il suo spirito aleggi ancora tra il Golfo e il Vesuvio, e che chi corre qui non lo faccia mai davvero da solo. C’è sempre una voce che incoraggia, un balcone che applaude, una mano che batte il cinque.

Lo ha raccontato con entusiasmo   Angela Blè:

“Manifestazione ben organizzata, piena di sole e con il tifo caloroso della gente. Gara effettuata chi singolarmente per ha fatto i 21 km e chi in coppia per la staffetta, ma un unico scopo: divertirsi. Evviva Napoli!”

Parole che restituiscono l’essenza di questa giornata: organizzazione impeccabile, luce intensa, e soprattutto il calore umano che solo Napoli sa offrire.

Sole, mare e un’energia che resta dentro

Anche Carlo Barbieri   ha fotografato con poche, efficaci parole l’anima dell’evento:

“Location incredibile e tempo incredibile: sole, mare e gente incredibile.”

Tre volte “incredibile”. Perché correre a Napoli significa avere il mare accanto, il Vesuvio sullo sfondo, e una folla che non smette mai di incitare. È un’esperienza che resta negli occhi e nelle gambe, ma soprattutto nel cuore.

La ripartenza, con Partenope al collo

E poi ci sono le storie più intime, quelle che fanno della corsa qualcosa di più di una gara. Come quella di Jennet Tedros,   che ha trasformato questa mezza maratona in un nuovo inizio:

“Sono partita senza sapere davvero come sarebbe andata. Ero ferma da due mesi, ma avevo già promesso a me stessa questo weekend a Napoli con gli amici. Giornata stupenda, sole pieno e tanta fatica. Non è stata la gara perfetta, ma è stata la mia ripartenza. E alla fine, la medaglia con Partenope l’ho portata a casa.”

Non sempre si corre per fare il tempo migliore. A volte si corre per ritrovarsi. E quella medaglia con Partenope incisa sopra non è solo un ricordo: è il simbolo di una promessa mantenuta, di una ripartenza, di un sorriso riconquistato.

Un unico traguardo: condividere

Che fossero 21 chilometri in solitaria o una staffetta corsa in coppia, i 24 atleti di Corriferrara hanno attraversato Napoli con lo stesso spirito: condividere la fatica, godersi il percorso, assaporare ogni applauso.

Perché in fondo, tra il blu del mare e il vociare dei quartieri, Napoli insegna proprio questo: la corsa è sì sfida, ma è soprattutto vita. E quando la vivi insieme, diventa leggenda.

Evviva Napoli. Evviva chi corre con il cuore.



















Marcia della Magnolia

 


Grande partecipazione e clima invernale alla Marcia della Magnolia, manifestazione ludico-motoria non competitiva che si è svolta domenica 22 febbraio 2026 a Tribano, in provincia di Padova. Un appuntamento molto atteso dagli appassionati di corsa e cammino del territorio, capace di richiamare centinaia di podisti e camminatori nonostante le temperature rigide del mattino.

Tra i presenti anche due portacolori di Corriferrara, Franca Panagin e Ottorino Malfatto, che hanno scelto di mettersi alla prova sulla distanza più impegnativa tra quelle proposte, il percorso di 19 chilometri.

La giornata si è aperta con un clima decisamente gelido, tipico di fine febbraio, ma con il passare delle ore il sole ha fatto capolino rendendo l’atmosfera più piacevole e accompagnando i partecipanti lungo il tracciato, sviluppato quasi interamente su asfalto.

A raccontare l’esperienza è stata la stessa Franca Panagin


«Con Otto abbiamo partecipato alla Marcia della Magnolia, abbiamo scelto il percorso da 19 km. Mattinata gelida, fortunatamente poi è uscito il sole. Giornata bellissima tra tanti podisti e camminatori, percorso quasi tutto asfalto.»

Un evento che ha saputo coniugare sport, convivialità e voglia di stare insieme, confermando ancora una volta il valore delle manifestazioni non competitive come momento di aggregazione e promozione del movimento all’aria aperta. Per Corriferrara, un’altra presenza significativa nel panorama podistico, nel segno della passione e della condivisione.







Ultramaratona del Conero. Vittorio Cavallini 100 Km, Sabina Drimaco 3^ di categoria

 

Ultramaratona del Conero 2026: vento, colori e cuore infinito

Il 22 febbraio 2026, a Porto Recanati, si è corsa l’attesa Ultramaratona del Conero, una gara che sa unire fatica e meraviglia in un equilibrio quasi poetico. Tra mare e colline, con lo sguardo che spazia dal blu dell’Adriatico al profilo elegante del Monte Conero, anche quest’anno la manifestazione ha regalato emozioni profonde a chi ha scelto di mettersi alla prova sulle lunghe distanze.

Per Corriferrara erano presenti sulla 50 km Sabina Drimaco, Marco Avanzi , Giuseppe Vottari e Luca Veronese, mentre Vittorio Cavallini ha affrontato la regina delle distanze, la 100 km.

La 50 Km: determinazione e sorriso

Sulla 50 chilometri, i nostri atleti hanno corso fianco a fianco con il mare come compagno di viaggio. Una gara resa impegnativa dal vento, ma proprio per questo ancora più epica.

Da sottolineare la splendida prestazione di Sabina Drimaco, che ha conquistato il 3° posto di categoria, confermando grinta, costanza e una crescita che parla di passione autentica. Un podio che vale doppio, perché ottenuto in una giornata tutt’altro che semplice.

La 100 Km: il racconto di Vittorio 

Sulla distanza più lunga, Vittorio Cavallini ha saputo trasformare la fatica in esperienza, raccontando così la sua gara:

Delle tre edizioni corse è stata sicuramente quella con i colori più belli, per via del vento che ha reso limpido il cielo, ma lo stesso vento l’ha resa anche l’edizione più dura!
Mare azzurro schiumeggiante al nostro fianco per almeno 40 km, per i rimanenti km vista sul Conero, su Loreto e su qualche borgo dei pendii delle colline.
Tramonto rosa sul mare e prima ocra, poi rosso sulle colline: il panorama e le sensazioni vincono contro la fatica aggiuntiva portata dal vento.
Ristori forniti di tutto: in primis volontari sorridenti e pronti a darti quello di cui avevi bisogno. Salato, dolce, frutta, acqua, sali, the caldo e coca cola non sono mai mancati.
Quest'anno pasta party finale in cui si poteva scegliere menù a base di pesce o di carne.

Le sue parole restituiscono l’essenza di questa ultramaratona: un dialogo continuo tra natura e resistenza, tra cielo e cuore.

Correre nel cuore delle Marche

L’Ultramaratona del Conero non è solo una gara, è un viaggio dentro un territorio straordinario. Porto Recanati, con il suo lungomare ampio e lineare, è punto di partenza ideale per una corsa che alterna il respiro del mare alle suggestioni dell’entroterra marchigiano.

Non lontano si scorge Loreto, meta di pellegrinaggi e luogo ricco di storia, mentre i borghi arroccati sulle colline sembrano osservare silenziosi il passaggio degli atleti. Una curiosità: il Conero è uno dei pochi promontori dell’Adriatico settentrionale, un “gigante verde” che interrompe la linearità della costa, regalando scorci che cambiano colore a ogni ora del giorno.

E quest’anno il vento, pur rendendo la gara più severa, ha dipinto il cielo con una limpidezza rara. Tramonto rosa sul mare, colline che dal giallo ocra si sono accese di rosso: immagini che restano negli occhi anche quando le gambe chiedono tregua.

Oltre la fatica

In gare come questa il cronometro conta, ma fino a un certo punto. Conta di più la capacità di restare dentro alla fatica, di ascoltare il proprio passo mentre il mare frange accanto per chilometri e chilometri.

I sorrisi dei volontari ai ristori, il calore del pasta party finale, la condivisione tra compagni di squadra: sono questi i dettagli che trasformano una competizione in un’esperienza da ricordare.

Complimenti a Sabina, Marco, Luca, Giuseppe e Vittorio per aver portato i colori di Corriferrara lungo le strade del Conero, in una giornata in cui il vento ha reso tutto più difficile… ma anche incredibilmente più bello.










lunedì 23 febbraio 2026

Shotover Moonlight Half Marathon. Cosetta Brombin e i guadi del Moke Creek.

 

Nelle terre selvagge dell’Isola del Sud, dove le montagne sembrano graffiare il cielo e i torrenti scavano storie antiche nella roccia, la Shotover Moonlight Half Marathon ha regalato un’edizione che sa di leggenda.

Siamo a pochi chilometri da Queenstown, capitale mondiale dell’avventura, ma basta allontanarsi verso il silenzioso Lago Moke per entrare in un altro tempo. Qui, tra specchi d’acqua immobile e colline ondulate, ha preso il via la mezza maratona da 21,097 km con 774 metri di dislivello: una sfida che è molto più di una gara, è un viaggio dentro l’anima più autentica della Nuova Zelanda.

Dove la corsa incontra la storia

Il percorso si snoda inizialmente su salite dolci, quasi ingannevoli, lungo una strada bianca che si restringe progressivamente fino a diventare una traccia sottile nella vegetazione. È la porta d’accesso alla selvaggia Moonlight Valley, una valle che deve il suo nome ai cercatori d’oro dell’Ottocento.

Qui, durante la corsa all’oro, uomini solitari sfidavano il gelo e l’isolamento inseguendo sogni di ricchezza. Ancora oggi, lungo il tracciato, si incontrano storiche capanne minerarie: piccole costruzioni di legno e lamiera che sembrano sospese nel tempo, custodi silenziose di racconti di fatica e speranza. Si dice che nelle notti di luna piena, quando la valle si illumina d’argento, si possano quasi sentire gli echi dei picconi sulla roccia.

Natura viva, selvaggia, sorprendente

La gara sale sopra i torrenti Moke e Moonlight, regalando panorami mozzafiato. Il vento accarezza l’erba alta, le montagne si stagliano come quinte teatrali, e lo sguardo si perde tra i verdi intensi e i riflessi dell’acqua.

Lungo il cammino si attraversa una fattoria: cavalli e mucche osservano i runner con curiosità, quasi increduli davanti a quel serpentone colorato che rompe la quiete della valle. È uno di quei momenti che rendono unica questa competizione: la sensazione di essere ospiti in un paesaggio vivo, autentico, lontano da ogni artificio.

Guadi, tunnel e spirito d’avventura

Ma la Shotover Moonlight Half Marathon non è solo bellezza contemplativa. È anche sfida pura.

I numerosi guadi del Moke Creek costringono a entrare nell’acqua, a sentire il freddo che punge le caviglie e risveglia i sensi. Ogni attraversamento è un piccolo rito di passaggio, un richiamo all’essenza del trail running: adattarsi, sorridere, continuare.

E poi il tunnel. Basso, stretto, quasi da superare a carponi. Un passaggio che sa di esplorazione, di spedizione in territori inesplorati. Per un attimo non sei più in gara: sei un viaggiatore, un cercatore, un bambino che gioca all’avventura.

Il ricordo di Cosetta Brombin 

Tra i protagonisti di questa edizione, Cosetta Brombin racconta così la sua esperienza:

“La Shotover Moonlight Half Marathon inizia presso il pittoresco lago Moke, vicino a Queenstown, e con salite prima dolci e poi più ripide, lungo una strada bianca che si stringe sempre più fino a diventare una striscia sottile in mezzo alla vegetazione, conduce in alto sopra i torrenti Moke e Moonlight da cui si può godere di splendidi panorami sulla Moonlight Valley. Lungo il percorso si incontrano alcune storiche capanne minerarie e una fattoria con cavalli e mucche che ci guardano incuriositi. Mi ricorderò a lungo dei numerosi guadi del Moke Creek e del tunnel da superare quasi a carponi!”

Parole che restituiscono l’essenza di questa mezza maratona: non solo 21,097 chilometri e 774 metri di dislivello, ma un’esperienza immersiva, ruvida e poetica allo stesso tempo.

Una gara che resta dentro

Alla fine, quando si torna verso la civiltà di Queenstown, con le gambe stanche e le scarpe bagnate, resta qualcosa di più di una medaglia.

Resta la sensazione di aver attraversato una terra che parla ancora di esploratori e cercatori d’oro. Resta il ricordo del silenzio interrotto solo dal rumore dell’acqua e dal battito del cuore.

La Shotover Moonlight Half Marathon non si corre soltanto: si vive. E, come ogni vera avventura, continua a brillare nella memoria molto dopo aver tagliato il traguardo.















giovedì 19 febbraio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati

 

Corriferrara, l’arte di correre tra pianure, colline e capitali europee

C’è chi misura i chilometri. E chi, invece, li trasforma in emozioni.
La settimana di Corriferrara è stata un viaggio lungo 644,961 chilometri, con un dislivello complessivo di 4.660 metri, attraversando 8 località tra Italia e Portogallo. Numeri importanti, certo. Ma dietro le cifre ci sono volti, storie, podi e panorami che rendono la corsa un’arte.


Otto scenari, un’unica passione

Copparo – Trofeo 8 Comuni (Km 6)

Nel cuore del territorio ferrarese, il Trofeo 8 Comuni è una classica che unisce competizione e comunità.
Curiosità: Copparo affonda le sue radici nella storia estense e mantiene forte il legame con la tradizione agricola del Delta del Po.

Qui Corriferrara ha brillato con una vera pioggia di podi (vedi sezione dedicata).


Marina di Carrara – White Marble Marathon (Km 42,195 / 21,097)

Correre tra mare e Alpi Apuane è un’esperienza unica. La White Marble Marathon prende il nome dal marmo bianco che ha reso celebre la zona fin dai tempi di Michelangelo.

Curiosità: il percorso regala scorci sulle cave da cui nasce il marmo di Carrara, simbolo di arte e resistenza.


Verona – Romeo and Juliet Half Marathon (Km 21,097)

Una mezza maratona che profuma di poesia. Verona è la città dell’amore eterno, resa immortale da Shakespeare.

Curiosità: parte del tracciato attraversa zone storiche vicine all’Arena e ai luoghi simbolo della leggenda di Romeo e Giulietta. Correre qui è come danzare nella storia.


Palazzuolo sul Senio – Trail del Poggiolo (Km 21)

Trail significa natura, fatica e silenzio. Sull’Appennino tosco-romagnolo, tra boschi e crinali, ogni metro di dislivello è conquista.

Curiosità: Palazzuolo è inserito tra i “Borghi più belli d’Italia” ed è meta amata dagli escursionisti per i suoi panorami selvaggi.


Rubiera – Caretera (Km 10)

Velocità e ritmo in terra reggiana. Rubiera, crocevia storico tra Modena e Reggio Emilia, offre percorsi scorrevoli ideali per mettere alla prova il passo.


San Pietro di Legnago – 44ª Caminada ai Casoni (Km 12/17)

Manifestazione storica che unisce sport e tradizione popolare.

Curiosità: i “casoni” richiamano le antiche abitazioni rurali della pianura veneta, simbolo di un passato fatto di lavoro nei campi e comunità.


Terni – Maratona di San Valentino (Km 21,097)

La città di San Valentino, patrono degli innamorati, accoglie ogni anno runner da tutta Italia.

Curiosità: a pochi chilometri si trovano le spettacolari Cascate delle Marmore, tra le più alte d’Europa.


Cascais – Meia Maratona de Cascais (Km 21,097)

E poi il profumo dell’oceano. Sulla costa portoghese, tra Cascais e Lisbona, la corsa si fa internazionale.

Curiosità: Cascais era l’antico rifugio estivo della famiglia reale portoghese ed è oggi una delle località balneari più affascinanti d’Europa.


I podi: talento, determinazione, identità

Copparo – Trofeo 8 Comuni

Prestazione collettiva straordinaria:

  • Malossi Eleonora – 2ª assoluta

  • Berghenti Lucrezia – 3ª assoluta

  • Albertin Rosanna – 1ª di categoria

  • Pantaleoni Paola – 1ª di categoria

  • Sarno Aniello – 1° di categoria

  • Camanzi Ilaria – 3ª di categoria

Settore giovanile

Il futuro è già presente:

  • Zambrini Vittoria – 1ª categoria (Pulcini)

  • Valarini Leonardo – 1° categoria (Esordienti)

  • Delli Gatti Marco – 2° categoria (Cadetti)

Nota: il settore giovanile rappresenta l’anima più pura dell’atletica. Nei Pulcini e negli Esordienti si corre per gioco, ma si impara disciplina, rispetto e spirito di squadra.


Marina di Carrara – White Marble Marathon

  • Rosignoli Chiara – 3ª assoluta

Salire sul podio assoluto in una maratona o mezza di livello nazionale significa non solo velocità, ma gestione perfetta di ritmo, testa e cuore. Un risultato che parla di preparazione e maturità agonistica.


L’arte di correre

Questa settimana Corriferrara non ha semplicemente corso.
Ha attraversato mari e colline, pianure e borghi, città dell’amore e capitali europee. Ha sommato chilometri, sì. Ma soprattutto ha costruito esperienze.

Ogni gara è un quadro diverso:
la velocità compatta di un 10 km,
la strategia di una mezza maratona,
la poesia resistente di una maratona,
la verticalità silenziosa di un trail.

644,961 km non sono solo distanza.
Sono passione condivisa.
Sono il segno che l’arte di correre continua, settimana dopo settimana, a scrivere nuove storie in maglia Corriferrara.