giovedì 12 febbraio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che verranno assegnati.

 

Settimana di corsa e poesia per la Corriferrara

C’è una musica silenziosa che accompagna i passi degli atleti Corriferrara quando l’alba ancora indugia sui campi e sulle strade. È il battito del cuore, è il respiro che si accorda al ritmo della terra. In questa settimana di corsa condivisa, sono stati 64 gli atleti impegnati, capaci di intrecciare chilometri e sogni lungo quattro località diverse, per un totale di 1.240 chilometri percorsi e 2.200 metri di dislivello, come una lunga poesia scritta con le scarpe sull’asfalto e sui sentieri.

A Rovigo, città che si veste d’amore, la Rovigo in Love sulla distanza della mezza maratona (21,097 km) ha accolto i nostri corridori tra strade gentili e cuori aperti. Qui il podio ha parlato forte e chiaro:
Rosanna Albertin, prima di categoria, ha corso con la grazia di chi conosce la fatica e la trasforma in sorriso. Accanto a lei, Denis Grandi, secondo di categoria, e Nicoletta Masieri, anch’essa seconda, hanno dimostrato che la costanza è una virtù che premia. Emanuela Marangoni, terza di categoria, ha chiuso il cerchio di una gara che profumava di impegno e dedizione.

A Granarolo Emilia, nella 2ª Competitiva di Granarolo sui 10 km, la corsa si è fatta più breve ma non meno intensa. Le strade emiliane hanno visto emergere la determinazione di Paola Pantaleoni, prima di categoria, e la solidità di Caterina Maietti, seconda. Due nomi, due storie, un’unica passione che non conosce scorciatoie.

A Fusignano, con la Fusoloppet sulla distanza della mezza maratona, i chilometri hanno chiesto rispetto e ascolto. Qui ogni passo era un dialogo con se stessi, un modo per ricordare che la corsa non è solo competizione, ma anche silenzio interiore.

Infine Montalcino, terra di vigne e colline che respirano storia, ha ospitato la Brunello Crossing sui 25 km. Tra salite che mordono le gambe e panorami che allargano l’anima, Alessandra Ferrari ha conquistato un meritato terzo posto di categoria, suggellando una gara fatta di forza e sensibilità, come il vino che dà nome a queste terre.

Così, tra città innamorate, campagne operose e colline severe, i nostri atleti  hanno ribadito una verità semplice e profonda: correre è un atto di passione, un gesto umile e grande insieme, che unisce il singolo al gruppo, il presente al passo che verrà. E ogni chilometro, anche il più duro, diventa allora una promessa mantenuta.








martedì 10 febbraio 2026

Brunello Crossing. Il fango non ferma i nostri atleti.

 

Brunello Crossing: quando il fango racconta Montalcino

Montalcino, 8 febbraio 2026.
C’è un silenzio particolare che avvolge le colline quando l’inverno decide di farsi sentire davvero. È un silenzio denso, rotto solo dal respiro degli atleti e dallo schiocco delle scarpe che affondano nel terreno. In questo scenario si è corsa la Brunello Crossing, trail di 25 chilometri e 1.100 metri di dislivello, una gara che non si limita a misurare il tempo, ma mette alla prova l’anima. Il percorso si snoda tra vigne spoglie e strade bianche che portano il segno di secoli di passaggi: contadini, pellegrini, mercanti. Qui, dove nasce uno dei vini più celebri al mondo, il terreno non concede nulla. Il fango diventa protagonista, compagno scomodo e sincero, capace di livellare le differenze e di riportare tutti a una dimensione più vera, più umana. “Gara molto fangosa, bella”, ha commentato con semplicità Alessandra Ferrari 3ª di categoria al termine della prova, un risultato costruito metro dopo metro, senza forzature, interpretando il percorso con intelligenza e rispetto. Due parole che racchiudono l’essenza della giornata. Perché il fango non è stato un ostacolo, ma un linguaggio: ha chiesto attenzione, pazienza, rispetto. Ha costretto a rallentare, a guardare dove si mettono i piedi, a sentire ogni metro conquistato perché la bellezza del trail nasce quando smetti di combattere il terreno e accetti di farne parte. Correre a Montalcino significa anche attraversare luoghi che profumano di leggenda. Si racconta che alcune strade percorse oggi dai trail runner fossero, in epoca medievale, vie segrete usate per difendere il territorio durante gli assedi. Altri parlano di antichi confini tracciati seguendo il corso dell’acqua e del vento, elementi che ancora oggi modellano queste colline. La Brunello Crossing non è solo una gara: è un dialogo continuo con il paesaggio. Le salite scavano dentro, le discese chiedono coraggio, il fango un patto di fiducia. Nel trail  non vince chi va più forte, ma chi resta più a lungo in ascolto. E in questa giornata d’inverno, l’ascolto è stato totale. Alla fine, quando il borgo riappare e le mura sembrano accogliere i corridori come vecchi amici, resta addosso quella stanchezza buona, quella che somiglia alla gratitudine. Perché certe corse non si ricordano per il cronometro, ma per ciò che lasciano. E a Montalcino, l’8 febbraio, il fango ha raccontato una storia bella da portare a casa.


Rovigo in love, cronaca di una giornata di Sport e Amicizia.

 

C’è qualcosa, a Rovigo, che assomiglia a una promessa mantenuta. Forse è la nebbia che all’alba avvolge tutto e non nasconde, ma protegge. Forse è quel silenzio sospeso prima della partenza, quando la città sembra osservare i podisti in punta di piedi, lasciandoli passare come si fa con chi sta per intraprendere un viaggio. L’8 febbraio 2026, in questo scenario ovattato e quasi intimo, si è svolta Rovigo in Love, manifestazione podistica che anno dopo anno cresce in maniera esponenziale, non solo nei numeri ma anche nel valore che riesce a trasmettere..

Le distanze proposte erano tre, come tre modi diversi di vivere la corsa e, in fondo, la vita: la City Run non competitiva da 10 km, la staffetta da 10,5 km e la mezza maratona competitiva da 21,097 km. La scelta più gettonata è stata senza dubbio la 10 km non competitiva, che ha sfiorato le 3.000 presenze: famiglie, amici, singoli podisti hanno riempito le strade senza l’assillo del cronometro, con l’unico obiettivo di stare bene, insieme o con sé stessi. Un centinaio gli atleti della staffetta, mentre circa 1.000 runner hanno affrontato la mezza maratona competitiva, terreno ideale per chi cerca il personal best ma anche per chi ama misurarsi con i propri limiti, senza perdere il gusto del gioco.

C’era chi correva in gruppo, sostenendosi a vicenda come si fa nei viaggi lunghi, e chi invece si è affidato ai pacers, scegliendo un ritmo costante, fedele alle proprie possibilità. Nessuno strappo inutile, solo la pazienza del passo che sa dove vuole arrivare. E in tutto questo, un’organizzazione impeccabile: percorso sicuro, incroci ben presidiati, ristori puntuali. A dare voce e anima alla giornata, come sempre, Daniele Trevisi, speaker capace di trasformare l’attesa in racconto e l’arrivo in festa. La sua voce, udibile già da lontano, diventa un radiofaro emotivo: sentirla significa essere quasi a casa. E poi quel dono raro, la memoria: nomi ricordati, chiamati, restituiti agli atleti come un riconoscimento personale che vale più di una classifica. Rovigo, va detto, è una città che porta con sé storie antiche e piccole leggende. Si racconta che il suo nome derivi da Rhogus, canale d’acqua ribelle, e che i polesani abbiano imparato nei secoli a convivere con ciò che cambia, con ciò che sfugge. Forse è per questo che la corsa qui trova terreno fertile: perché correre è, in fondo, accettare l’imprevisto. Anche la nebbia, gelosa custode del paesaggio, ha fatto la sua parte, concedendo più suggestione che panorama. Ma l’entusiasmo non si è perso: anzi, si è fatto più intimo, più vero. Non sono mancati, come sempre, i malumori di chi vive le restrizioni alla viabilità come un fastidio insopportabile. Qualche automobilista imbufalito, qualche sfogo sui social. Succede. Ma il “disturbo” dura poche ore, mentre l’orgoglio di una città capace di ospitare eventi così partecipati e ben riusciti dovrebbe durare molto di più. È il prezzo minimo da pagare per sentirsi parte di qualcosa che funziona. Molto apprezzata la pubblicazione gratuita delle foto, disponibili già dalla domenica sera sulla pagina dell’evento: album dopo album, volti stanchi e sorridenti, prove concrete di una giornata riuscita. Rovigo in Love è una gara a cui vale la pena partecipare: per la competenza e la gentilezza degli organizzatori, ma anche per il nome stesso. Un po’ d’amore non guasta mai, né nello sport né nella vita. Corriferrara ha onorato l’appuntamento con una settantina di atleti, 53 dei quali nella competitiva. E dalle loro voci arrivano racconti che valgono quanto i risultati. Alcuni commenti dei nostri atleti:

Gigi Medas,  ha descritto l’alba nella nebbia come un dialogo eterno tra razionalità e desiderio, tra Narciso e Boccadoro, scegliendo ancora una volta il viaggio. Correre, per lui e per molti, non è più (o non solo) una questione di tempo, ma di relazioni, di presenze che confermano che “certe cose hanno ancora senso”.  "Si percepisce qualcosa di profondamente umano e dunque inevitabilmente poetico, nel ritrovarsi all’alba, avvolti dalla nebbia, a domandarsi perché mai si continui a correre quando il letto, a casa, è così calorosamente convincente. È il momento in cui Narciso, tutto misura e razionalità, dialoga con Boccadoro, che invece sorride all’idea del viaggio, dell’incontro, dell’imprevisto. E insieme, come sempre, decidono di partire. Oggi l’uscita di gruppo aveva direzione Rovigo. La città non si è mostrata subito: la nebbia, gelosa custode del paesaggio, ha preferito lasciarci intuire più che vedere. Eppure, nonostante il grigio sospeso nell’aria, un migliaio di podisti ha colorato le strade con scarpe fluo, magliette tecniche, bandane creative e quell’espressione a metà tra la concentrazione e la felicità infantile. La nebbia confonde i contorni, ma non spegne l’entusiasmo: al massimo lo rende più intimo. Per molti di noi partecipare a questa gara è un rito. Non tanto per il cronometro che spesso viene messo a tacere dalla saggezza dell’età o dall’onestà delle gambe, quanto per le relazioni. A Rovigo abbiamo amici tra gli organizzatori, volti che rivediamo ogni anno come si rivedono i compagni di un vecchio viaggio. Essere presenti è un modo per dire “ci siamo”, per sostenere, per aumentare il numero dei partecipanti e, in fondo, per confermare che certe cose hanno ancora senso. In un tempo in cui l’odio sembra correre più veloce di chiunque altro, partecipare a una gara che richiama esplicitamente all’amore diventa un piccolo atto sovversivo. Correre per amore, insieme, è quasi un gesto politico. Lo sport, quando è autentico, non divide: unisce. E mentre il fiato si accorcia e le gambe cominciano a discutere con la testa, ci si scopre parte di qualcosa di più grande del proprio passo. La gara, va detto, era organizzata con cura: ristori frequenti e ben forniti, un finale generoso, una medaglia bellissima. Si corre per piacere, certo, ma ricevere una medaglia dopo aver attraversato quel gonfiabile alato, tra due ali di persone che incitano, è un’emozione che non conosce classifiche. Non importa il tempo impiegato: conta arrivare. Conta non fermarsi. Ho corso con alcune amiche,  dosando le energie come vecchi alchimisti del chilometraggio, per non arrivare svuotati agli ultimi chilometri. Quando la fatica inizia a prendere posto anche nella testa, è lì che il gruppo diventa essenziale: una parola, una battuta, un sorriso riescono a rimettere in moto ciò che sembrava finito. Lungo il percorso si chiacchiera con altri podisti, si scambiano impressioni, si progettano gare future. Anche affaticata, la mente già sogna nuove partenze. La nebbia ci ha negato il panorama, ma non il divertimento. E come ogni esperienza degna di questo nome, la giornata non poteva concludersi senza una celebrazione a tavola. Davanti a ottimi piatti e buon vino, il pranzo è durato più della gara. 

All’uscita, quasi per magia, il sole aveva dissipato le nuvole. Forse è questo il senso del correre insieme: attraversare la nebbia, sostenersi nella fatica, arrivare al traguardo e poi sedersi, finalmente, a condividere il racconto. Complimenti sinceri agli organizzatori. E arrivederci alla prossima partenza."  

Più asciutto ma altrettanto sincero il commento di Denis Grandi, che ha lodato la grande partecipazione e l’ottima organizzazione, concedendosi solo un sorriso amaro per quella nebbia che, puntuale, ha iniziato a dissolversi dopo l’arrivo. "Bella gara e grandissima partecipazione (anche per le camminate di 5 e 10 km), peccato solamente per quella cavolo di nebbia che ovviamente ha iniziato a dissolversi gradualmente dopo l'arrivo!!! Per il resto ottima organizzazione con incroci presidiati bene e buon ristoro finale."

Accanto a queste voci si inserisce anche quella di Massimo Corà


 che riporta il senso più profondo del correre insieme, lontano da qualsiasi idea di prestazione assoluta o di ricette miracolose: 

Non mi sono mai sentito un guru della corsa e ci mancherebbe: ci sono tantissime persone più brave ed esperte di me. Quello che amo profondamente, però, è stare fianco a fianco ai ‘miei’ allievi. Allenarmi con loro, fare fatica insieme, sbagliare, capire, migliorare nel tempo. È così che ho imparato quasi tutto quello che so sulla corsa: vivendola, non spiegandola dall’alto. Negli anni, sia nei corsi in presenza sia in quelli a distanza, la cosa più bella che sto vedendo non sono i numeri, ma i percorsi delle persone. Persone che crescono piano piano, acquistano consapevolezza, fiducia e imparano ad ascoltarsi. Magari non vanno più forte di tutti, ma stanno meglio, corrono meglio e si sentono parte di qualcosa. Questo per me è il vero risultato. Non ricette magiche o promesse miracolose, ma metodo, confronto, ascolto e tanta normalità. Ieri alla Rovigo in Love ho avuto la fortuna di correre accanto ad alcuni allievi, ma soprattutto amici, e vedere da vicino il loro percorso è stato davvero bellissimo. Grazie a tutte le persone che fanno parte di questo cammino, in presenza e a distanza. Andiamo avanti, passo dopo passo, insieme.

E poi c’è il racconto di Lorenzo Bocchi,  che parla di obiettivi, amicizia e gambe che rispondono meglio del previsto:

Era da prima del COVID che in una 1/2 maratona non portavo il cronometro sotto 1:35. Oggi volevo correre ai 4:30 e così sono partito; al 2° km mi affianca l'amico Vittorio e mi domanda a quanto la "voglio fare". Detto l'obiettivo dice: "allora sto con te"; morale: mi ha tirato e incitato per 19 km portandomi all'arrivo in 1:33:53.   Straordinario. A differenza di Gigi ,sempre molto sensibile e ricco di metafore nel descrivere con i suoi articoli le nostre gare, non ho trovato grosso amore a Rovigo, né un bel percorso: sali scendi nella prima metà del percorso e una valanga di curve negli ultimi chilometri; ma non mi importa. Grazie Vittorio ”.

Parole dirette, senza orpelli, che ricordano come, a volte, l’amore in gara non sia nel percorso o nel paesaggio, ma nella spalla che ti corre accanto per 19 chilometri. Forse è proprio questo il senso di Rovigo in Love: attraversare la nebbia insieme, sopportare la fatica, arrivare al traguardo e poi sedersi, metaforicamente o davvero, davanti a un buon piatto, a condividere il racconto. Perché correre, come amare, non è mai solo un fatto individuale. È un’esperienza che chiede di essere vissuta e, soprattutto, ricordata.

A completare il racconto della giornata, meritano una menzione anche i risultati di categoria, che testimoniano come a Rovigo si sia corso non solo con il cuore, ma anche con qualità e determinazione.
Sul podio delle rispettive categorie troviamo Albertin Rosanna, prima di categoria, Grandi Denis, secondo di categoria, Masieri Nicoletta, seconda di categoria, e Marangoni Emanuela, terza di categoria. Risultati che premiano impegno, costanza e passione, e che si inseriscono perfettamente nello spirito della manifestazione: competizione sì, ma sempre vissuta con rispetto, condivisione e senso di appartenenza.







































lunedì 9 febbraio 2026

2^ competitiva città di Granarolo dell’Emilia. Paola e Cate sul podio.

 

Granarolo Emilia accoglie i podi di Corriferrara nella 2ª Competitiva

Una mattinata di sport, passione e condivisione ha animato Granarolo Emilia (BO) domenica 8 febbraio 2026, in occasione della 2ª Competitiva Granarolo Emilia, gara podistica sulla distanza dei 10 km che ha richiamato numerosi atleti da tutta la regione. Un evento cresciuto rapidamente, capace di unire agonismo e spirito di comunità, valorizzando il territorio e la corsa su strada. Il percorso si è snodato tra le vie del paese e la campagna circostante, regalando scorci tipici della pianura bolognese: strade rettilinee, tratti veloci ma anche passaggi più tecnici, ideali per mettere alla prova resistenza e gestione del ritmo. Granarolo Emilia, conosciuta per la sua vocazione agricola e per essere una “porta verde” alle porte di Bologna, ha saputo offrire un’accoglienza calorosa, con volontari e pubblico sempre pronti a sostenere gli atleti lungo il tracciato. Ottime le prestazioni degli atleti di Corriferrara, che hanno saputo distinguersi in una gara combattuta e ben organizzata. In particolare, ancora una volta, Paola Pantaleoni e Caterina Maietti hanno confermato una straordinaria continuità di risultati: Paola ha conquistato il 1° posto di categoria, mentre Caterina ha ottenuto un prestigioso 2° posto di categoria. Un doppio podio che non è frutto del caso, ma della costanza negli allenamenti, dell’esperienza maturata gara dopo gara e di una passione che continua a tradursi in risultati concreti.

La 2ª Competitiva Granarolo Emilia si chiude così con il sorriso degli organizzatori e degli atleti, lasciando la sensazione di una manifestazione destinata a crescere nel tempo. Per Corriferrara, e per Paola e Caterina in particolare, un’altra giornata da incorniciare, nel segno della continuità e dell’amore per la corsa.







giovedì 5 febbraio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.


 Corriferrara: una settimana spiegando le ali

C’è una settimana, ogni tanto, in cui le scarpe sembrano piume e l’asfalto diventa cielo. È successo anche stavolta, quando Corriferrara ha disseminato il proprio volo in sette località diverse, come un gabbiano curioso che non si accontenta di una sola rotta, ma cerca il senso profondo del gesto: correre per conoscere, correre per condividere, correre per diventare.

Da Villa Estense, dove Corri in Villa ha regalato 19 chilometri immersi nell’eleganza silenziosa del verde padovano, fino a Modena, con la storica Corrida di San Geminiano (13,5 km), tra portici e tradizione che sanno di festa popolare e sudore autentico.
A Sabaudia, sotto lo sguardo antico della Maga Circe, la maratona (42,195 km) ha messo alla prova non solo le gambe, ma la volontà: lì, dove il mare e il promontorio dialogano, si è corso contro se stessi prima che contro il tempo.

Poi Bologna, all’Interporto Race (5 km), veloce e industriale, dove ogni passo è precisione e ritmo; Gallio, con la Strafexpedition winter (18 km), aspra e montana, che chiede rispetto e restituisce carattere; Rossetta di Fusignano, nella 7ª 6H IppoCiok, dove 54,86 km diventano un esercizio di resistenza mentale prima ancora che fisica; e infine Dubai, lontana e luminosa, dove la maratona (42,195 km) si corre tra modernità e deserto, ricordandoci che i confini sono spesso solo nella testa.

25 atleti hanno indossato il pettorale e trasformato la gara in racconto.
Ma il volo non sarebbe stato completo senza il battito d’ali del gruppo: 120 atleti hanno partecipato all’allenamento collettivo di società, perché Corriferrara non è solo competizione, è soprattutto condivisione del gesto, apprendimento reciproco, fiducia. Come Jonathan Livingston, si impara davvero solo quando si vola insieme.

Il bilancio parla chiaro:
474,75 km percorsi in gara,
4.650 metri di dislivello in gara,
numeri che diventano esperienza, fatica che si trasforma in consapevolezza.

E tra queste rotte, un gabbiano è salito più in alto:
alla Maratona Maga Circe, Paolo Callegari conquista il 2° posto di categoria, dimostrando che la costanza è una forma silenziosa di coraggio.

Corriferrara continua così, settimana dopo settimana, a cercare non la velocità fine a se stessa, ma la perfezione del volo, quella che nasce quando il limite non spaventa più, ma invita a essere superato.









martedì 3 febbraio 2026

Strafexpedition Winter

 

 C’è una neve che pesa come il silenzio e una che invece alleggerisce il cuore. A Gallio, il primo febbraio 2026, la neve era entrambe le cose: ostacolo e meraviglia, fatica e promessa. La Strafexpedition Winter, trail nato per mettere alla prova il corpo e accendere lo spirito, si è svolta in un altopiano che d’inverno diventa racconto, pagina bianca da attraversare lasciando impronte profonde come pensieri. Il percorso, previsto di 20 chilometri, è stato ridotto a 18 per l’impraticabilità di alcuni tratti, soffocati da una coltre abbondante e viva. Il dislivello di 750 metri è rimasto lì, a ricordare che nulla viene regalato: ogni metro va conquistato, passo dopo passo, respiro dopo respiro. Correre sulla neve non è solo avanzare, è accettare di sprofondare, rialzarsi, trovare un ritmo nuovo, più umile e più vero. È una danza lenta dove la forza si misura con la pazienza. Gallio, già bellissima d’estate, in questa edizione invernale ha mostrato il suo volto più autentico.  Boschi ovattati, sentieri cancellati dal bianco, il rumore del proprio fiato come unica compagnia. Qui il trail smette di essere gara e diventa passione pura, istinto primordiale, dialogo intimo tra l’uomo e la montagna. Alla manifestazione era presente Corriferrara con sei atleti, un piccolo gruppo compatto, unito dalla stessa voglia di mettersi in gioco e condividere la fatica. Perché il trail è anche questo: compagnia, sguardi che si incrociano, incoraggiamenti che valgono più di qualsiasi cronometro. Lasciamo spazio al commento di Michele Tuffanelli, che racconta la gara senza filtri, con la sincerità di chi la montagna l’ha vissuta fino in fondo:

"Beh che dire già il posto è bello già di suo anche d'estate ma mai come quest'anno l'edizione invernale della Strafexpedition ha dato il meglio di sé con tantissima neve e purtroppo un percorso ridotto di 2 km per impraticabilità del sentiero ma tutto sommato è andata bene così visto che dal secondo ristoro si affondava fino al polpaccio, per quanto riguarda la mia gara diciamo che non è il mio terreno migliore ma è andata bene così visto anche una caviglia malconcia, bella gara di tutta la compagnia Corriferrara da rivedere organizzazione con doccia fredda, pacco gara non conforme a quello dichiarato, pasta party da rivedere."

Resta il freddo sulla pelle, sì. Restano le imperfezioni, le cose da migliorare. Ma resta soprattutto la bellezza di aver corso dentro l’inverno, di aver sfidato la neve e se stessi. Come nel Peso della farfalla, alla fine non conta la forza bruta, ma la capacità di resistere, di andare avanti nonostante tutto, leggeri e ostinati, lasciando sulla montagna solo ciò che serve: le proprie tracce.

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