mercoledì 27 maggio 2026

100 km del Passatore, tra sogno e realtà.

 

Corriferrara sulle strade del mito: sei cuori nella leggenda della 100 Km del Passatore

C’è una gara che non si corre soltanto con le gambe. Una gara che attraversa colline, notti, paesi addormentati paure antiche. Una gara che ogni anno richiama uomini e donne pronti a misurarsi con qualcosa che va oltre il cronometro. La 100 Km del Passatore, andata in scena tra sabato 23 e domenica 24 maggio 2026, è stata ancora una volta un viaggio epico lungo 102 chilometri e 1458 metri di dislivello, dalla culla rinascimentale di Firenze fino alla piazza di Faenza.

E mentre il sole incendiava l’asfalto toscano   e la notte scendeva sulle curve del Muraglione, sei atleti di Corriferrara hanno scritto il proprio capitolo in questa avventura che sa di leggenda.

Non è un caso che il nome della corsa richiami il Passatore, Stefano Pelloni, brigante romagnolo entrato nella storia e nella poesia. Giovanni Pascoli lo evocò nei suoi versi come figura sospesa tra mito e realtà, simbolo di una Romagna ribelle e popolare. E ancora oggi, lungo queste strade, pare quasi di sentirne il passo tra i boschi e le pieghe dell’Appennino.

Una corsa dentro la storia

La partenza da Firenze conserva ogni anno qualcosa di solenne. Le vie del centro storico sembrano accompagnare i corridori fuori dal tempo, mentre il serpentone umano si dirige verso Fiesole, primo assaggio di una lunga battaglia.

Poi arrivano i borghi, le salite, il Passo della Colla.    Luoghi che custodiscono racconti antichi, storie di viandanti e briganti, locande illuminate nella notte e campanili che scandiscono il passaggio degli atleti.

Marradi, terra natale di Dino Campana, accoglie i corridori nel cuore della notte con quell’atmosfera sospesa che solo il Passatore sa creare. Qui la fatica diventa poesia e la strada sembra domandare a ciascuno quanto sia disposto a dare per arrivare fino in fondo.

Perché il Passatore non perdona. Ma sa regalare emozioni che restano per sempre.

Corriferrara presente nella grande impresa

Corriferrara si è presentata al via con sei atleti, tutti protagonisti di una prova intensa e coraggiosa.

Tra le prestazioni più significative spicca quella di Chiara Rosignoli  capace di migliorare di ben 30 minuti il proprio personale sulla distanza, chiudendo una gara di straordinaria maturità e determinazione.

La sua corsa è stata il simbolo della resilienza e della capacità di rialzarsi dopo i momenti difficili.

La mia felicità, il mio viaggio, la gara definita per me dell'anno. 5 mesi e mezzo di preparazione e sacrifici per incastrare allenamenti, gare, lavoro, famiglia, amici, ecc. ma la soddisfazione di raggiungere un bellissimo traguardo, una 100km combattuta, desiderata, voluta e ottenuta!! La mia emozione si vede in quel sorriso avuto in tutta la gara, grazie a chi mi è stato davvero vicino, perché due settimane fa dopo un crollo fisico e psicologico in una gara, sono riuscita a riprendermi, grazie al vostro sostegno, arrivando a questo bellissimo obiettivo! 18° DONNA ASSOLUTA”.

Parole che raccontano quanto il Passatore sappia essere crudele prima ancora della partenza. Perché spesso la gara vera comincia nei mesi precedenti: nei dubbi, nella stanchezza, nella paura di non farcela.

E proprio i timori, le fragilità e la forza di continuare emergono con straordinaria autenticità nel racconto di Marco Avanzi, alla sua prima 100 Km del Passatore.

Il sogno di Marco Avanzi 

Certe imprese nascono quasi per scherzo. Altre da una promessa fatta a sé stessi. Quella di Marco Avanzi è nata osservando un amico inseguire il proprio sogno lungo le strade del Passatore. Poi è arrivato un pettorale regalato per compleanno, una figlia in arrivo, una nuova vita da organizzare. Ed è lì che il sogno si è trasformato in sfida.

Il suo racconto è il ritratto perfetto dello spirito del Passatore.

“100km del Passatore un sogno che diventa realtà! Nove mesi di allenamenti, una figlia nata da un mese e un nuovo lavoro che mi aspetta a partire da giugno. Insomma quest'anno non mi sono fatto mancare nulla! Il desiderio di correre questa gara è nato l'anno scorso accompagnando Luca in bicicletta durante il suo primo Passatore. Ho visto il percorso, l'organizzazione, la sua felicità nel tagliare il traguardo e l'entusiasmo dei giorni seguenti e mi sono detto, quasi quasi il prossimo anno... Poi è arrivato agosto e mia moglie assieme ad un gruppo di amici mi ha fatto trovare un pettorale come regalo di compleanno. Quel giorno dopo averlo aperto le dico: “oh caxxo, mah hai fatto i conti?”

Lei: “Perché?”

Io: “Guarda che ad aprile partorisci”

Lei: “In qualche modo farai...” Da li è iniziato tutto il percorso, il fioretto di non bere nulla di alcolico fino alla gara (eh ok, qualche sbavatura c'è stata, ma solo per le feste!). Corse all'alba, corse serali, corse in pausa pranzo, corse mentre viaggiavo in trasferta per tutta l'Italia... insomma correre, correre, correre. Non è stato tutto perfetto, avrei avuto più di una scusa per rimandare al prossimo anno ma proprio per questo vale ancora di più. Torniamo alla gara, in griglia di partenza faceva veramente caldo, a Firenze in il termometro superava i 30°C e io notoriamente soffro il caldo. Ma partiamo e nonostante tutto arriviamo in cima alla colla (50°km) in meno di 7 ore. Stavo iniziando a fantasticare su una possibile chiusura intorno alle 12 ore ma, peccando di inesperienza, non sapevo che avrei pagato il conto nella seconda parte di gara. Ho retto bene fino al 60°km, da li in poi è stata una gara a parte. La fatica si è fatta sentire pesantemente, le gambe facevano male e le vesciche mi hanno messo in seria difficoltà. Fortunatamente la compagnia non mancava, Luca faticava con me   con la solita allegria che lo contraddistingue, Massimo e Davide in bici sempre attenti alle nostre necessità e un km dopo l'altro l'abbiamo portata a termine. Arrivati al traguardo in 13h 45min. Ringrazio prima di tutti Cecilia che mi ha sempre supportato (e sopportato), soprattutto nell'ultimo mese dove le condizioni a casa non erano proprio facilissime. Luca con cui ho condiviso la preparazione e gran parte degli allenamenti. Massimo Corà che mi ha seguito come preparatore. Riccardo Ori il fisioterapista che mi ha tenuto in sesto fino alla fine. Massimo e Davide i nostri fedeli bici-accompagnatori. Questa gara la dedico a Cecilia, Tommaso ed Eleonora.”

Leggendo le sue parole si comprende perché il Passatore sia molto più di una semplice ultramaratona. È una lunga traversata emotiva dove il caldo, le vesciche e la stanchezza diventano quasi personaggi della storia. 

E forse è proprio questo che rende speciale questa corsa: nessuno arriva davvero da solo.

Quando arriva Faenza 

Poi finalmente arriva Faenza.

Le luci, la piazza, gli applausi nel cuore della notte o all’alba. Gli ultimi metri che sembrano eterni e leggerissimi insieme. Il traguardo del Passatore non è solo una linea disegnata sull’asfalto: è il punto esatto in cui la fatica si trasforma in memoria.

Per i sei atleti di Corriferrara è stata un’altra pagina da custodire. Una di quelle storie che si raccontano per anni, tra allenamenti, ristori e partenze all’alba.

Perché il Passatore lascia addosso qualcosa di difficile da spiegare.

Forse il sapore delle imprese antiche. Forse il fascino delle leggende. Forse semplicemente la certezza che, almeno una volta nella vita, si può andare oltre ciò che sembrava impossibile.

E sulle strade tra Firenze e Faenza, anche quest’anno, Corriferrara ha saputo essere protagonista di quella leggenda.









StraBologna

 



Festa di corsa e sorrisi alla Strabologna 2026

Le strade di Bologna si sono trasformate ancora una volta in un grande fiume colorato di persone, entusiasmo e voglia di stare insieme in occasione della Strabologna 2026, andata in scena domenica 24 maggio.

Una giornata vissuta all’insegna dello sport per tutti, senza l’assillo del cronometro e con un unico vero obiettivo: divertirsi condividendo il piacere di correre o semplicemente camminare  tra le vie più belle del centro storico.

Tre i percorsi proposti agli oltre 20.000 partecipanti: 9, 7 e 4 chilometri, pensati per coinvolgere podisti abituali, famiglie, gruppi di amici, colleghi e semplici appassionati desiderosi di trascorrere qualche ora diversa dal solito.

La forza della Strabologna, infatti, continua ad essere proprio questa: unire generazioni e stili diversi sotto lo stesso arco di partenza. C’è chi sceglie il percorso più lungo per godersi una corsa a ritmo tranquillo e chi invece preferisce una passeggiata rilassata, magari fermandosi a scattare una foto sotto i portici o in piazza Maggiore.

E non sono mancati i momenti di leggerezza e ironia, come raccontato da Andrea Rubbini, che ha riassunto perfettamente lo spirito della giornata:

Non sempre si può correre .... e allora una bella camminata in gruppo con colleghi ed amici (e altre 20.000 persone) va altrettanto bene!”

Una frase semplice ma autentica, che fotografa l’anima di questa manifestazione: non conta la velocità, conta esserci.

Tra magliette colorate, musica, punti ristoro e tanti sorrisi lungo il percorso, la Strabologna si conferma uno degli appuntamenti più amati della primavera bolognese. Una corsa che, anno dopo anno, riesce ancora a trasformarsi in una vera festa popolare dello sport e della condivisione.



La dieci del ventennale. Paolo Callegari 1° di categoria.

                                        

C’è qualcosa di speciale nelle gare serali di maggio. La luce che lentamente si abbassa, il caldo che resta sull’asfalto, il profumo dell’estate che arriva. A Legnago, venerdì 22 maggio 2026, tutto questo si è trasformato in sport, passione e condivisione con “La 10 del Ventennale”, la corsa podistica di 10 chilometri che ha richiamato tanti podisti e appassionati sulle strade della città veronese. La manifestazione, con partenza alle ore 19:00, ha celebrato il piacere della corsa in un clima autentico e popolare, fedele allo spirito delle grandi gare venete.

Legnago, città adagiata lungo l’Adige e terra natale del celebre compositore Antonio Salieri, conserva un’anima sospesa tra storia e pianura. Le sue mura raccontano ancora il passato austro-ungarico, mentre le campagne circostanti evocano la tradizione agricola della bassa veronese. Correre qui significa attraversare un territorio dove la nebbia invernale lascia spazio, in primavera, a tramonti infiniti e strade perfette per chi ama macinare chilometri.

E proprio il calore è stato uno dei protagonisti della serata. Una “10 km caldissima”, come l’ha definita con ironia Stefano Ricci, che ha raccontato così il suo entusiasmo:

Una bella 10 km caldissima🔥😂 partenza e arrivo dalla pista di atletica dello stadio di Legnago!! ristoro finale eccezionale 💪 panino birra ecc a volontà!! Bravissimi.”

Parole che fotografano perfettamente l’atmosfera dell’evento: fatica sì, ma anche sorrisi, amicizia e quel terzo tempo finale che nel podismo amatoriale vale quasi quanto il cronometro. Del resto, “La 10 del Ventennale” è conosciuta anche per il suo storico ristoro finale, definito dagli organizzatori “finché hai panza”, ormai diventato una sorta di leggenda tra i podisti veneti.

Tra i protagonisti della serata anche Andrea Anselmini, al debutto con la squadra Corriferrara, che ha commentato con lucidità e fiducia la propria prova:

La prima gara con Corriferrara, soddisfatto del tempo dopo rientro da infortunio, ma abbiamo margine per migliorare.

Un messaggio semplice ma autentico, che racconta bene il significato più profondo della corsa: non soltanto risultati, ma anche ripartenze. Tornare a gareggiare dopo un infortunio significa ritrovare ritmo, fiducia e sensazioni. E ogni chilometro completato diventa una piccola vittoria personale.

Da sottolineare inoltre la grande prestazione di Paolo Callegari, capace di conquistare il 1° posto di categoria, risultato che impreziosisce ulteriormente una serata già ricca di soddisfazioni e spirito sportivo.

Le gare come questa mantengono vivo il cuore del podismo italiano: non servono grandi palcoscenici per creare emozioni vere. Bastano una pista di atletica illuminata, il tifo degli amici, il caldo di maggio e quella magia che nasce quando centinaia di passi iniziano a battere insieme sulle strade di una città.

A Legnago, ancora una volta, la corsa ha raccontato molto più di una semplice classifica.




lunedì 25 maggio 2026

Loch Trail Cup. Ion Coban 3° assoluto nella 52 KM

 

LOCH TRAIL CUP – RUN OF LEGENDS

Dove le Alte Terre Cimbre custodiscono ancora il respiro degli antichi

Nelle giornate del 22, 23 e 24 maggio, tra le pietre antiche dell’Altopiano di Asiago e i silenzi profondi delle Alte Terre Cimbre, si è compiuta ancora una volta la Loch Trail Cup – Run of Legends, una sfida che non appartiene soltanto allo sport, ma alle saghe.

Non una semplice gara di trail running, bensì un cammino dentro la memoria della montagna. Un attraversamento di luoghi che portano ancora i segni della Grande Guerra, delle leggende cimbre e delle forze invisibili che abitano le viscere della terra.

I sentieri hanno guidato gli atleti tra le Batterie di Rossapoan, il Forte Verena e il Forte Campolongo, custodi silenziosi di epoche lontane, mentre più in basso si aprivano i misteriosi loch: profonde voragini carsiche nate dal crollo di antiche grotte sotterranee.

Buchi oscuri e solenni, che i vecchi abitanti delle montagne raccontavano come porte verso mondi dimenticati. Tra questi, la leggendaria Stonhaus, la “Casa dell’Orco”, ancora oggi avvolta da racconti tramandati accanto al fuoco durante gli inverni interminabili delle terre alte.

E poi la Val d’Assa.
Un canyon scavato dal ghiaccio e dal tempo, selvaggio e magnifico, dove la natura conserva ancora il volto primordiale delle montagne nordiche: rocce umide, boschi profondi, acque fredde e creature silenziose nascoste tra la vegetazione.

Su questi sentieri si sono misurati gli atleti Corriferrara nelle quattro distanze previste:

  • 13 km – 600 metri di dislivello
  • 23 km – 1001 metri di dislivello
  • 52 km – 2370 metri di dislivello
  • 100 km – 4300 metri di dislivello

Una prova dura, aspra, degna delle antiche cronache dei corridori delle montagne.

I nostri 15 atleti erano presenti su tutte le distanze, affrontando pioggia, pietra, fango e salite interminabili con il coraggio di chi sceglie di non arretrare davanti alla montagna.

Tra i risultati più prestigiosi spicca il magnifico 3° posto assoluto di Ion Coban nella 52 km conquistato lungo uno dei percorsi più tecnici e selvaggi della manifestazione. Una prova di forza e resistenza che lo ha visto imporsi tra creste, forti di guerra e valloni immersi nella nebbia.

Ma il cuore epico della Loch Trail Cup si è forse manifestato nella lunghissima e durissima 100 km, dove Sabina Drimaco   ha portato a termine una gara estrema con determinazione e spirito indomabile.

E come spesso accade agli autentici guerrieri della montagna, lo ha raccontato con ironia:

Partita da sola, 70 partecipanti, ho corso i miei primi 50 km con le scope 😂 conoscevo quelle zone e pensavo fosse più semplice.
Ho trovato delle persone e volontari meravigliosi, che mi hanno fatto compagnia dal momento prima di partire all'arrivo. Ringrazio Massimo che ha proposto questa gara, era quello di cui avevo bisogno ora. 

4^ assoluta non lo dico perché eravamo 6 donne.

Parole leggere, quasi scherzose, ma che custodiscono il vero spirito del trail: affrontare la fatica con umiltà, trovare forza nei compagni di viaggio e lasciare che siano i sentieri a raccontare il resto. Perché la Loch Trail Cup non è soltanto una corsa. È un richiamo antico. Un viaggio nelle terre dove la roccia conserva memoria degli uomini, dove le foreste parlano ancora la lingua delle leggende e dove ogni atleta, almeno per un giorno, diventa parte della saga.



https://youtu.be/4hqRgqqXp_4?si=uyKQNFOOtRAioJ2S





















47^ 4 Passi per El Tajo

                                                

4 Passi per El Tajo: tra sole rovente, cavalli da rubare e mortadelle leggendarie

Nelle terre sospese tra acqua, argini e vento del Delta, dove il Po pare raccontare storie antiche a chi ha fiato per ascoltarle, si è corsa domenica 24 maggio la seconda tappa del circuito Circuito Il Gabbiano: la combattuta e suggestiva 4 Passi per El Tajo, disputata a Taglio di Po.

Due le distanze in programma:9,2 km competitivi e 7 km, ma una sola certezza: il caldo avrebbe messo in ginocchio anche un witcher reduce da una caccia ai nekker nelle paludi di Velen.

Eppure, tra sole feroce e strade veloci, il gruppo ha risposto presente con prestazioni degne di essere annotate nel grimorio delle imprese sportive. Sulla competitiva da 9,2 km brillano infatti i secondi posti di categoria conquistati da Rosanna Albertin, Denis Grandi ed Elisa Ferrari, capaci di domare un percorso rapido ma tutt’altro che semplice.

Il Delta del Po, dopotutto, inganna. Apparentemente piatto e docile, nasconde invece un’arsura capace di prosciugare anche l’ultimo punto stamina del corridore più esperto. E tra i luoghi più affascinanti attraversati dal percorso spiccava la splendida Tenuta Ca' Zen, storica dimora immersa nella campagna deltizia, circondata da alberi secolari e atmosfere che sembrano uscite da un racconto fantasy.

A raccontare la giornata, con il suo stile inconfondibile tra ironia e sopravvivenza estrema, è stata  Sara Melloni:

"Quattro passi per il Tajo. Seconda avventura nel magnifico Delta del Po, oggi decisamente ad alta temperatura. Ho invidiato Sinner non per i soldi, ma per quella protezione solare che sponsorizza, che resiste a settantacinque gradi: mi sarebbe stata utile, la skincare coreana è troppo soft. Sono stata contenta di aver rivisto l' amico Davide: abbiamo corso insieme e, passando attraverso la bellissima Tenuta Ca' Zen, 

  l' ho quasi convinto a rubare un cavallo per completare il percorso. Alla fine della gara, un azzardo di volata mi ha permesso di piazzarmi e vincere una ricca sportina e una mortadella. Nel carosello fotografico si può trovare anche Rosi 

  che spolvera la sua super auto nuova."

E in effetti, in questa corsa c’era tutto: amicizia, sudore, tattica, premi degni di una taverna ben fornita e persino la tentazione di fuga equestre. Mancavano solo Geralt e Ranuncolo a discutere sul ritmo gara.

Anche Angelo Visentini   ha raccontato la sua esperienza con parole che restituiscono perfettamente il clima della manifestazione:

"Seconda tappa del circuito “gabbiano” che si svolge nelle aree venete del tagliolese, come da consuetudine gare molto veloci, partecipate, sentite e calde. Come nelle scorse edizioni accompagno mia moglie Elisa cercando di allenarmi al meglio e cercando di portare a casa dei risultati piacevoli per entrambi. Come è stato quest’ oggi. Fiero della sua posizione in classifica e del suo tempo. Felice anche per gli altri componenti del gruppo, tra questi spiccano sempre Denis e la Ross che come sempre hanno dimostrato La loro efficienza e forza in un circuito non facile come quello di oggi. Nel complesso ottima gara organizzazione top e premi ricchi, per poi finire con un ristoro finale che ha fatto saltare il pranzo."

Ed è forse proprio questo il segreto delle gare del circuito Il Gabbiano: non solo cronometri e classifiche, ma quel senso di compagnia da viaggio lungo le strade del Veneto, dove ogni tappa diventa una piccola avventura da raccontare davanti a un ristoro abbondante.

Tra argini assolati, campagne sospese sull’acqua e volate finali degne dell’ultima battaglia contro la Caccia Selvaggia, la 4 Passi per El Tajo ha lasciato ancora una volta il segno. E nel Delta, quando il sole tramonta sui canali e il vento torna a respirare, resta la sensazione che certe corse siano molto più di semplici gare: sono racconti da vivere chilometro dopo chilometro.








domenica 24 maggio 2026

10mila dell'Aurora

 

A Camisano Vicentino, dove il caldo corre più veloce dei runner

Venerdì 23 maggio 2026, a Camisano Vicentino, è andata in scena una di quelle serate che solo il podismo sa regalare: afa africana, gambe in sciopero e persone perfettamente consapevoli di pagare pure per soffrire. La classica 10mila dell’Aurora Running ha infatti trasformato il tranquillo paese vicentino, noto più per le sue atmosfere placide da pianura veneta che per scenari da deserto del Sahara, in una specie di laboratorio umano sulla resistenza mentale.

E qui entra in scena Federico Oliani, che ha sintetizzato perfettamente lo spirito della serata con un commento destinato a entrare negli archivi del podismo verità:

Quando il sabato sera non sai cosa fare e sei abbastanza masochista puoi scegliere tra correre il passatore o andare in un paesino disperso nel vicentino con 30 gradi e fare una 10km partendo forte per poi morire..... ovviamente la mia scelta non poteva che cadere su quest'ultima alternativa.

Difficile dargli torto. Perché mentre la maggior parte delle persone con 30 gradi cerca disperatamente una birra fresca e un ventilatore, il podista medio pensa: “Sai cosa manca a questa serata? Due giri da 5 km corsi sopra soglia”.

E infatti la gara, ben organizzata e disegnata su due tornate da 5 chilometri, ha fatto il suo dovere: illudere tutti al primo giro e presentare il conto al secondo. Un classico intramontabile.

Oliani racconta anche un dettaglio che scalda il cuore più del clima vicentino:

Prima della partenza trovo una vecchia gloria della Corriferrara Marcello Garbellini con cui scambio due chiacchiere e rinfresco i bei vecchi tempi che furono.

Perché le gare podistiche sono anche questo: ritrovare facce conosciute, raccontarsi acciacchi come reduci di guerra e fingere che “oggi la facciamo tranquilla”, sapendo benissimo che dopo 800 metri qualcuno partirà a ritmo da finale olimpica.

E Federico, coerente con la tradizione del runner che ignora ogni segnale razionale del proprio corpo, ha infatti deciso:

Con il caldo africano e le gambe a pezzi decido di partire comunque forte fin dove riesco e poi mettermi comodo a ritmo mezza maratona...

Che, tradotto dal podistese all’italiano, significa: “Farò una scelta discutibile e ne pagherò le conseguenze entro pochi minuti”.

Il piano, incredibilmente, ha anche funzionato. Più o meno. Fino al km 4,5.

Poi è arrivato quel momento che ogni runner conosce bene: le gambe che smettono di collaborare come dipendenti il venerdì alle 17:59.

“...e più o meno fino al 4,5 km da lì le gambe non vogliono più saperne e mi trascino verso il traguardo....”

Una crisi vissuta probabilmente sotto lo sguardo impassibile delle campagne vicentine, tra strade che sembrano innocue ma che con 30 gradi diventano lunghi corridoi verso la redenzione atletica.

E infine il colpo di scena finale. Perché in certe gare la medaglia non c’è. Ma il podista sa sempre come riequilibrare l’universo:

“...niente medaglia e quindi rubo tutte le barrette di cioccolato che riesco dal ristoro finale...tutto come da programma!

Ed è forse proprio questo il senso autentico delle corse di provincia: sudare l’anima, maledire il caldo, promettere di non rifarlo mai più… e tornare a casa con le tasche piene di barrette come un pirata del ristoro. A Camisano Vicentino, venerdì sera, qualcuno ha corso forte. Qualcuno è scoppiato. Qualcuno ha saccheggiato il buffet finale. Insomma: il podismo italiano sta benissimo.




Durona Trail

 


Durona Trail 2026: tra creste, malghe e fatica vera

Il Durona Trail ha confermato anche nell’edizione del 23 maggio tutta la sua fama: una gara vera, ruvida e spettacolare, capace di mettere alla prova gambe e testa tra i sentieri selvaggi dell’alta valle di Crespadoro. Un territorio che sa ancora raccontare la montagna autentica, fatta di malghe, boschi profondi e creste panoramiche dove il silenzio viene rotto solo dal respiro degli atleti e dal rumore dei passi sulla roccia.

Presente anche Corriferrara con due portacolori impegnati sui percorsi più esigenti della manifestazione: Michele Tuffanelli nella 43 km con 2600 metri di dislivello positivo e Cosimo Bleve nella 21 km da 1100 metri D+.

La gara lunga si è trasformata in una vera avventura alpina. Il caldo ha reso tutto ancora più impegnativo, obbligando gli atleti a gestire energie e idratazione fin dai primi chilometri. Un percorso che non concede tregua e che sa cambiare volto continuamente: dalle grandi praterie delle malghe ai tratti immersi nel bosco, fino alla suggestiva cresta rocciosa dove si concentra buona parte della salita iniziale.

Michele Tuffanelli ha raccontato così la sua esperienza:

Durona Trail dura in tutti i sensi da dove iniziare Crespadoro bel paese vivo e accogliente, gara impegnativa e lo sapevo poi nelle mie condizioni psicofisiche l'ansia si sentiva. 🤞 Gara bella panoramica si spazia dalle grandi praterie delle malghe tanto bosco e una bella cresta rocciosa dove gran parte del D+ si sviluppa nei 15 km iniziali gestita bene fare tutti i ristori era importante per il gran caldo e in fondo averla finita con un buon tempo è stato importante per me nota bene doveva essere 43 km alla fine sono diventati 45 e quei due km erano interminabili.”

Parole che raccontano perfettamente lo spirito del trail running: la fatica, la gestione mentale, il rapporto con il territorio e quella soddisfazione finale che ripaga ogni difficoltà. Per Michele una prova gestita con esperienza, soprattutto nella parte iniziale più dura, affrontando con lucidità ristori e temperature elevate fino al traguardo conquistato con determinazione.

Anche Cosimo Bleve ha portato i colori Corriferrara sul percorso della 21 km, gara più corta solo sulla carta, ma comunque intensa e tecnica, con oltre mille metri di dislivello distribuiti lungo i sentieri della Lessinia vicentina.

Una giornata di sport e montagna che ha confermato il Durona Trail come appuntamento capace di unire agonismo e scoperta del territorio. E a Crespadoro, tra l’accoglienza del paese e la durezza dei sentieri, i trailer hanno trovato ancora una volta pane per i loro denti.