martedì 3 febbraio 2026

Strafexpedition Winter

 

 C’è una neve che pesa come il silenzio e una che invece alleggerisce il cuore. A Gallio, il primo febbraio 2026, la neve era entrambe le cose: ostacolo e meraviglia, fatica e promessa. La Strafexpedition Winter, trail nato per mettere alla prova il corpo e accendere lo spirito, si è svolta in un altopiano che d’inverno diventa racconto, pagina bianca da attraversare lasciando impronte profonde come pensieri. Il percorso, previsto di 20 chilometri, è stato ridotto a 18 per l’impraticabilità di alcuni tratti, soffocati da una coltre abbondante e viva. Il dislivello di 750 metri è rimasto lì, a ricordare che nulla viene regalato: ogni metro va conquistato, passo dopo passo, respiro dopo respiro. Correre sulla neve non è solo avanzare, è accettare di sprofondare, rialzarsi, trovare un ritmo nuovo, più umile e più vero. È una danza lenta dove la forza si misura con la pazienza. Gallio, già bellissima d’estate, in questa edizione invernale ha mostrato il suo volto più autentico.  Boschi ovattati, sentieri cancellati dal bianco, il rumore del proprio fiato come unica compagnia. Qui il trail smette di essere gara e diventa passione pura, istinto primordiale, dialogo intimo tra l’uomo e la montagna. Alla manifestazione era presente Corriferrara con sei atleti, un piccolo gruppo compatto, unito dalla stessa voglia di mettersi in gioco e condividere la fatica. Perché il trail è anche questo: compagnia, sguardi che si incrociano, incoraggiamenti che valgono più di qualsiasi cronometro. Lasciamo spazio al commento di Michele Tuffanelli, che racconta la gara senza filtri, con la sincerità di chi la montagna l’ha vissuta fino in fondo:

"Beh che dire già il posto è bello già di suo anche d'estate ma mai come quest'anno l'edizione invernale della Strafexpedition ha dato il meglio di sé con tantissima neve e purtroppo un percorso ridotto di 2 km per impraticabilità del sentiero ma tutto sommato è andata bene così visto che dal secondo ristoro si affondava fino al polpaccio, per quanto riguarda la mia gara diciamo che non è il mio terreno migliore ma è andata bene così visto anche una caviglia malconcia, bella gara di tutta la compagnia Corriferrara da rivedere organizzazione con doccia fredda, pacco gara non conforme a quello dichiarato, pasta party da rivedere."

Resta il freddo sulla pelle, sì. Restano le imperfezioni, le cose da migliorare. Ma resta soprattutto la bellezza di aver corso dentro l’inverno, di aver sfidato la neve e se stessi. Come nel Peso della farfalla, alla fine non conta la forza bruta, ma la capacità di resistere, di andare avanti nonostante tutto, leggeri e ostinati, lasciando sulla montagna solo ciò che serve: le proprie tracce.

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lunedì 2 febbraio 2026

Corri in Villa

 


E come in certe pagine di Hermann Hesse, dove il cammino non è mai solo spostamento ma ascolto, incontro, trasformazione, anche “Corri in Villa” a Villa Estense (PD), il 1° febbraio 2026, ha ricordato a tutti che il senso del muoversi non sta tanto nella meta, quanto nel modo in cui si percorre la strada.

Non competitiva, sì. Ma tutt’altro che anonima.
Sette, dodici e mezzo, diciannove chilometri: tre distanze come tre possibilità dell’animo. Ognuno ha scelto la sua, senza fretta, senza confronti, con quella libertà lieve che nasce quando il cronometro resta in tasca e il respiro trova il suo ritmo naturale. Correre insieme, in questo contesto, diventa una forma di alleanza silenziosa: i passi si accordano, la fatica si diluisce nelle parole, e persino il silenzio, quando arriva, non pesa, ma accompagna.

Tra amici, la corsa smette di essere una prova individuale e diventa una piccola avventura condivisa. Qualcuno rallenta per aspettare, qualcun altro accelera solo per tornare indietro con una battuta. È in questa complicità che la stanchezza perde il suo volto severo e si trasforma in esperienza: qualcosa da attraversare, non da combattere. E quando il corpo chiede tregua, ecco i ristori, che sembrano più tappe di un viaggio che semplici pause. Calore, sapori, sorrisi. Un invito a restare, a godere, a sentirsi parte.

Il finale, poi, non è stato un traguardo ma un approdo: minestrone caldo, panini, bevande, e persino primule donate a sorteggio, come a dire che anche dopo la corsa qualcosa può continuare a fiorire. Perché la bellezza, quando è condivisa, pesa meno e resta più a lungo.

A raccontare lo spirito della giornata il commento di Gigi Medas 


"Certe mattine non si corrono solo i chilometri, si corre insieme.
Oggi a Villa Estense (PD) c’erano tre strade possibili: 7, 12,5 e 19 km. Come nella vita. La maggior parte di noi ha scelto quella più lunga, ma la verità, direbbe forse Siddharta sorridendo, è che la gioia non stava nella distanza, bensì nel cammino condiviso.
In gruppo i passi diventano più leggeri, le fatiche si dimezzano e le risate raddoppiano. Tra una chiacchiera e una battuta, senza l’ansia del cronometro, i chilometri scorrono via quasi distratti. E quando pensi di essere stanco… ecco un ristoro. Anzi, i ristori: vin brulè per scaldare il corpo e l’anima, quello “abusivo” che ha saputo elevare lo spirito con spritz, pancetta grigliata e ogni ben di Dio (illuminazione compresa 🍷🥓). E poi il finale degno di un abbraccio: minestrone caldo, panini, bevande e persino primule regalate a sorteggio. Perché qualcuno ha pensato che anche la bellezza va condivisa.
È stata una corsa senza gara, un viaggio più che una prestazione. Con la compagnia giusta, anche la fatica diventa parte del divertimento… e quando arrivi, un po’ ti viene voglia di ripartire, solo per stare ancora insieme.
Complimenti sinceri agli organizzatori: per 2,50 € (gruppi) o 3,50 € (singoli) ci hanno regalato una giornata di sport e convivialità autentica, più ricca di tante competitive blasonate.
Da rifare. Perché, in fondo, la meta conta… ma è il camminare insieme che fa la differenza."

E forse è proprio questo che “Corri in Villa” ha insegnato, senza proclami: che correre, come camminare, è un atto semplice solo in apparenza. Se fatto insieme, diventa un modo gentile di stare nel mondo.











Interporto Race 2026

 

Interporto Race 2026: rompere il ghiaccio, ritrovare il ritmo

Ci sono gare che non si corrono solo con le gambe, ma anche con la testa e con il cuore. L’Interporto Race 2026, andata in scena il 1° febbraio all’Interporto di Bologna, è stata una di quelle mattinate capaci di ricordarti perché ami correre. Un po’ come in Kafka sulla spiaggia, dove il viaggio non è solo movimento ma trasformazione, anche qui ogni passo sembrava portare più dentro che avanti.

L’evento ha proposto tre distanze:

  • 5 km regionale,

  • 10 km Internazionale maschile,

  • 5 km Internazionale femminile,

richiamando atleti, appassionati e semplici amanti dell’atletica leggera in un contesto organizzativo impeccabile.

Per la Corriferrara era presente Giovanni Simone,  impegnato nella 5 km regionale, la sua prima gara del 2026. Una scelta consapevole, quasi meditativa: partire piano, senza forzare, lasciando che il corpo ritrovasse da solo il suo linguaggio.

“Volevo iniziare il 2026 con calma e con allenamenti molto soft” racconta Giovanni.
“Decido di fare la mia prima gara dell’anno all’Interporto di Bologna. Parto veloce, ma dopo il primo giro capisco che chi è davanti è difficile da prendere. Allora controllo, tengo un ritmo costante senza esagerare. L’obiettivo era rompere il ghiaccio e ripartire.”

Una corsa gestita, lucida, quasi introspettiva. Come il protagonista di Murakami che cammina senza sapere esattamente dove arriverà, ma sa che ogni passo è necessario.

La gara regionale prende il via alle 10.15, mentre l’atmosfera cresce minuto dopo minuto. L’organizzazione è fluida, precisa, di quelle che ti fanno sentire parte di qualcosa che funziona. E c’è anche spazio per l’emozione: qualche foto e uno scambio di sorrisi con due campioni del passato, Stefano Mei e Laura Fogli, simboli di un’atletica che continua a ispirare.

Alle 11.30 è il momento della 10 km Internazionale maschile. Giovanni si ferma a guardare, da spettatore attento, respirando quell’aria speciale che solo le grandi gare sanno creare. All’arrivo è storia:
Amin Mohamed vola in 28’41”, abbattendo il record del percorso, davanti all’inossidabile Daniele Meucci, secondo classificato, eterno esempio di classe e continuità.

“Cosa dire… bella mattinata di sport che mi fa respirare aria di atletica leggera.”

E forse è proprio questo il senso della giornata: non il tempo, non la posizione, ma quella sensazione rara di essere nel posto giusto, al momento giusto, con le scarpe ai piedi e la mente libera. Un inizio d’anno senza clamore, ma pieno di significato.





Corrida di San Geminiano

 

🎉🏃‍♂️ Modena in festa per la Corrida di San Geminiano 2026 🏃‍♀️🎉

Modena ha vissuto una giornata di sport, tradizione e colori con la Corrida di San Geminiano, andata in scena sabato 31 gennaio 2026. Una data perfetta: la festa del Patrono che cade di sabato, il mercato storico nel cuore della città e una gara capace, come ogni anno, di trasformarsi in una vera e propria parata popolare.

Una corsa che è storia

La Corrida di San Geminiano non è solo una gara podistica, ma un pezzo di identità modenese. Nata come corsa popolare legata alle celebrazioni del Santo Patrono, nel tempo si è evoluta mantenendo però intatto il suo spirito: correre dentro la città, attraversarne le piazze, respirarne la storia e sentirsi parte di una comunità in festa.

L’edizione 2026, con i suoi 13,5 km, ha confermato questa anima: un percorso in parte cittadino, tecnico e scorrevole, capace di unire agonismo e spettacolo, con il pubblico a fare da cornice rumorosa e calorosa.

Protagonisti anche i cadetti dell’Accademia

A rendere ancora più solenne l’evento, la partecipazione dei cadetti dell’Accademia Militare di Modena, che hanno sfilato e corso con disciplina ed entusiasmo, incarnando perfettamente il connubio tra sport, tradizione e senso civico. La loro presenza ha aggiunto un tocco istituzionale e simbolico a una manifestazione già carica di significato per la città.

Competizione e adrenalina

Il livello tecnico della gara si è confermato altissimo, con una partecipazione numerosa e qualificata. A raccontarlo bene è Sandro Prini, che ha vissuto la Corrida con lo spirito di chi ama le sfide vere:

Sandro Prini:
"Una gara da fare almeno una volta, molto partecipata e molto competitiva, il livello è altissimo. Non manca il tifo del pubblico in un percorso in parte cittadino. Per me sono stati 56’ di pura adrenalina."

Tra bancarelle, profumi e divertimento

Ma la Corrida di San Geminiano è anche leggerezza, ironia e piacere di correre senza l’assillo del cronometro. Sara Sacchelli lo racconta con immagini che profumano di festa e mercato:

Sara Sacchelli: 
"Corsa storica tra il mercato del patrono di Modena. Suggestiva e molto partecipata (sicuramente ha aiutato cadendo questa festività di sabato). Mi sono divertita molto anche passando tra le bancarelle (nonostante l’inevitabile tappo) annusando profumo di porchetta da una parte e croccante dall’altra! Sicuramente non avevo il patema di un personal best e me la sono goduta! Poi quest’anno davano anche la medaglia! Molto soddisfatta!! Bella organizzazione. Ci vediamo quest’altr’anno!"

Modena, palcoscenico perfetto

Con il suo centro storico elegante, le piazze animate e il mercato di San Geminiano che riempie l’aria di voci e profumi, Modena si conferma una cornice ideale per una manifestazione che unisce sport e cultura popolare.

La Corrida di San Geminiano 2026 si chiude così: una gara da correre, una festa da vivere, una tradizione che continua a rinnovarsi passo dopo passo. Appuntamento, come promesso, all’anno prossimo. 












domenica 1 febbraio 2026

Maratona di Dubai, per Corriferrara presente Laura Varolo

 


Dubai, dove la corsa incontra il miraggio

C’è un momento, tra la notte che lentamente si ritira e l’alba che accende l’orizzonte, in cui Dubai sembra sospesa nel tempo. È l’ora in cui il deserto trattiene il respiro e i grattacieli, sentinelle di vetro e acciaio, vegliano su migliaia di atleti pronti a partire. Così, il 1° febbraio 2026, negli Emirati Arabi Uniti, si è svolta la 25ª edizione della Maratona di Dubai, una gara che è molto più di una competizione: è un viaggio iniziatico tra luce, sabbia e resistenza.

Dubai è terra di estremi. Qui tutto è grandezza, altezza, audacia. Un tempo, tra queste dune, si narravano leggende di carovane e di città nate come miraggi, rese reali solo dal coraggio di chi osava attraversare il deserto. Correre a Dubai è proprio questo: inseguire un miraggio sapendo che, chilometro dopo chilometro, diventerà realtà.

La Maratona di Dubai, evento di prestigio internazionale organizzato sotto l’egida del Dubai Sports Council e con il patrocinio della famiglia reale di Dubai, è oggi una delle competizioni più veloci e affascinanti del panorama mondiale, capace di attrarre ogni anno atleti d’élite internazionali. La direzione dell’evento è stata affidata a Peter Connerton, event director che ha saputo orchestrare una macchina organizzativa complessa con precisione e visione.

Per gli atleti italiani, la trasferta è stata curata da Ovunque Running, che ha accompagnato i partecipanti in questa avventura nel cuore del Medio Oriente, permettendo loro di vivere l’evento non solo come gara, ma come esperienza condivisa e immersiva.

La partenza è stata fissata alle 6:30 del mattino, quando il cielo era ancora scuro e l’aria sorprendentemente fresca, intorno ai 10°C. Un contrasto effimero, perché il sole del deserto non tarda a farsi sentire. Fondamentale, lungo tutto il percorso, il supporto umano: la guida Anna, presenza costante e premurosa, ha accompagnato gli atleti alla partenza e li ha poi attesi tutti, fino all’ultimo corridore, regalando sorrisi e foto ricordo, come talismani da portare a casa.

Tra i protagonisti di questa avventura c’era Laura Varolo, atleta della Corriferrara, che ha vissuto sulla propria pelle l’essenza più autentica di questa maratona.

«Dubai dove tutto ha una grandezza e altezza estrema… questa mattina si è svolta la 25ª edizione della maratona…»

Laura ha concluso la sua prova in 5 ore e 45 minuti, quando la temperatura aveva ormai raggiunto i 27°C e l’umidità toccava l’85%. In queste condizioni, l’acqua diventa un bene prezioso, quasi sacro, come un’oasi lungo un’antica rotta carovaniera.

«Tantissimi ristori… l’acqua era essenziale… appena ci bagnavamo la bocca e la pelle, subito ci asciugavamo», racconta, restituendo tutta la durezza e la magia della sfida.

Il percorso, sviluppato avanti e indietro lungo una strada a quattro corsie, con due dedicate ai runner e due al traffico, poteva sembrare monotono nella struttura, ma lo sguardo veniva catturato da grattacieli infiniti, simbolo di una città che cresce senza limiti. Intorno, un tifo caloroso e coinvolgente ha accompagnato ogni passo, spezzando la fatica e alimentando l’energia degli atleti.

Correre a Dubai significa attraversare un confine invisibile: quello tra il deserto delle leggende e la città del futuro, tra l’antico silenzio delle sabbie e il battito moderno di una metropoli globale. È scoprire che, anche in un luogo dove tutto è smisurato, la vera grandezza resta l’esperienza umana.

Come dice Laura, con la semplicità di chi ha conquistato il proprio miraggio:
«Bellissima esperienza.»

E in quelle parole c’è tutta la magia di una maratona che profuma di sabbia, avventura e sogni portati lontano dal vento del deserto.







sabato 31 gennaio 2026

Collettivo 1 febbraio 2026: Percorsi e lavori proposti



🔹 PERCORSO 5 km

🔗 https://connect.garmin.com/app/course/429882946

Il percorso da 5 km parte dalla Corriferrara Home, sale sulle Mura fino ad Azzo Novello, poi scende, attraversa al semaforo del Parco Urbano ed entra nel parco.
All’interno del parco si fa il giro completo costeggiando i laghetti, poi si ritorna al semaforo, si attraversa e si rientra in sede dalla ciclabile del sottomura esterno.


🔹 PERCORSO 8,8 km

🔗 https://connect.garmin.com/app/course/429884886

Il percorso da 8,8 km parte dalla Corriferrara Home, sale sulle Mura fino ad Azzo Novello, poi scende, attraversa al semaforo del Parco Urbano ed entra nel parco.
Qui gira subito a destra e prende la ciclabile che porta in via Gramicia.
All’incrocio si gira a sinistra e si tiene la strada fino a via Conchetta, dove si gira a destra, si passa davanti all’inceneritore, si gira ancora a destra e, appena prima della curva a sinistra, si torna indietro sulla stessa strada dell’andata.

📝 Lavoro proposto

3 km RD + 5× (100 m allungo + 100 m recupero) + 3 km RG + 1,8 km RD

  • Tutta l’andata è di riscaldamento:
    3 km lenti + 1 km con gli allunghi

  • Al giro di boa partono i 3 km RG, che terminano poco prima del semaforo del Parco Urbano

  • Da lì in poi defaticamento a RD fino al rientro in sede


🔹 PERCORSO 11,8 km

🔗 https://connect.garmin.com/app/course/429887031

Il percorso da 11,8 km segue inizialmente lo stesso tracciato dell’8,8 km fino al semaforo del Parco Urbano.
Qui si gira a destra, si entra nel parco e poi a sinistra nella strada degli orti.
Arrivati in fondo si gira a destra nella ciclabile che costeggia via Canapa, seguendola fino al sottopasso del Barco (dopo la Motorizzazione).
Dal sottopasso si torna indietro sulla stessa ciclabile; all’altezza del Liceo si attraversa sulle strisce, si entra in via Porta Catene e, all’altezza del Campo Scuola, si attraversa per entrare nella ciclabile del sottomura esterno, che si tiene fino al rientro in sede.

📝 Lavoro proposto

3 km RD + 5× (100 m allungo + 100 m recupero) + 5 km RG + 2,8 km RD

  • Andata tutta in riscaldamento (3 km lenti + 1 km con allunghi)

  • Al giro di boa partono i 5 km RG, che terminano esattamente al sottopasso del Barco

  • Da lì defaticamento a RD fino alla sede


🔹 PERCORSO 15 km

🔗 https://connect.garmin.com/app/course/429889112

Percorso identico all’11,8 km fino al sottopasso del Barco.
Dal sottopasso si torna indietro, si riprende via degli Orti e, rientrati nel Parco Urbano, si gira a sinistra prendendo il sentiero che costeggia il laghetto, completando il giro completo del Parco Urbano.
Una volta terminato, si attraversa al semaforo del parco, si gira a destra nel sottomura esterno e lo si tiene fino alla sede.

📝 Lavoro proposto

3 km RD + 5× (100 m allungo + 100 m recupero) + 5 km RG + 3 km RL + 3 km RD

  • Andata tutta in riscaldamento

  • 5 km RG fino al sottopasso del Barco

  • Rientro: 3 km a RL + 3 km di defaticamento RD


🔹 PERCORSO 18 km

🔗 https://connect.garmin.com/app/course/429882286

Percorso come il 15 km fino al rientro in sede.
Arrivati in sede si prende la ciclabile interna del sottomura, la si segue fino a Porta degli Angeli, si sale sulle Mura e si torna in sede sopra le mura.

📝 Lavoro proposto

3 km RD + 5× (100 m allungo + 100 m recupero) + 5 km RG + 6 km RL + 3 km RD

  • Andata in riscaldamento

  • 5 km RG fino al sottopasso del Barco

  • Rientro: 6 km a RL + 3 km RD


 
Percorso Totale km Lavoro previsto
Corto 5 km Allenamento L1 oppure Fitwalking
Medio 8,8 km 3 km RD + 5× (100 m allungo + 100 m rec.) + 3 km RG + 1,8 km RD
Medio 11,8 km 3 km RD + 5× (100 m allungo + 100 m rec.) + 5 km RG + 2,8 km RD
Lungo 15 km 3 km RD + 5× (100 m allungo + 100 m rec.) + 5 km RG + 3 km RL + 3 km RD
Lungo+ 18 km 3 km RD + 5× (100 m allungo + 100 m rec.) + 5 km RG + 6 km RL + 3 km RD

📝 Note rapide per tutti

  • RD = corsa lenta e di riscaldamento e defaticamento

  • RG = ritmo gara

  • RL = ritmo lento continuo

  • Allunghi in controllo, recupero completo

giovedì 29 gennaio 2026

Riepilogo settimanale e punti che saranno assegnati.

 

Corriferrara: la settimana in cui il vento ha parlato di corsa

Come nelle pagine più oscure e ardenti di Cime tempestose, anche questa settimana la corsa non è stata solo fatica, ma passione feroce, sfida al vento e al dislivello, orgoglio che graffia l’anima. I colori di Corriferrara hanno attraversato strade, colline e boschi come un presagio, lasciando il segno in sei località diverse, unite da un unico battito: quello dei nostri atleti.

42 corridori, sparsi come sentinelle tra pianura e montagna, hanno macinato 1.152,2 chilometri, affrontando un dislivello complessivo di 6.820 metri. Numeri che non sono solo cifre, ma respiri spezzati, notti fredde, muscoli in rivolta e cuori ostinati.

Faenza, tra la Ten Miles e la Mezza Maratona, l’asfalto ha raccontato una storia antica di resistenza: 10 e 21,097 km dove il passo si misura più con la testa che con le gambe.
Voghiera, nel Trofeo 8 Comuni, la corsa si è fatta comunità e futuro: chilometri brevi (6,3 km) ma carichi di promesse, soprattutto quelle dei più giovani.
Modena, con la 48ª Classica della Madonnina, ha visto i nostri atleti sfidare il ritmo su 10 e 14,2 km, sotto lo sguardo severo di una gara storica, dove ogni secondo pesa come una scelta di destino.
Castiglion Fiorentino, nella leggendaria Ronda Ghibellina, la sfida è diventata epica: 67 km di colline e silenzi carichi di storia, o i durissimi 15,7 km tra strade che sembrano ancora ricordare cavalieri e assedi.
Nel Bosco Sacro di Lugo di Vicenza, il trail da 22 km ha immerso gli atleti in un luogo che, secondo la tradizione, era consacrato a riti e leggende: lì, ogni passo chiede rispetto.
Infine Dobbiaco, con la Winter Night Run: 12 km nella notte, dove il gelo morde e la luce frontale diventa l’unico confine tra l’uomo e il buio.

E poi i podi, fiamme vive nella nebbia.

Al Trofeo 8 Comuni, Corriferrara ha imposto la sua presenza con la forza della gioventù e l’esperienza che guida:

  • Albertin Rosanna, splendida 3ª assoluta

  • Zambrini Vittoria1ª categoria Pulcini, il futuro che corre leggero

  • Valarini Leonardo1° categoria Esordienti, determinazione precoce

  • Delli Gatti Marco2° categoria Cadetti, grinta che cresce

  • Bigoni Patrizia1ª categoria, solidità senza cedimenti

  • Camanzi Ilaria2ª categoria, eleganza combattiva

  • Prini Sandro2° categoria, costanza temprata dal tempo

Alla Ronda Ghibellina, tra salite che sembrano non finire mai, Coban Ion ha domato la gara conquistando il 1° posto di categoria, piegando un percorso che non perdona.

E a Modena, nella 48ª Classica della Madonnina, è arrivato un risultato di prestigio assoluto:

  • Callegari Paolo2° assoluto, ha corso come chi non teme il confronto, imponendo il proprio nome tra i migliori, con autorità e cuore.

Ma il vero trionfo, come nei romanzi più tormentati, non vive solo nelle classifiche. È negli occhi dei giovanissimi, che hanno corso come se il futuro fosse già lì, a portata di passo. È nella capacità di Corriferrara di essere tempesta e rifugio, urlo e silenzio.

E mentre il vento continua a soffiare sulle nostre “cime”, una cosa è certa: la corsa non si ferma. E nemmeno noi.