giovedì 14 maggio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Il canto della settimana Corriferrara

Come schiera antica sospinta dal favore dei venti e dalla volontà del cuore, gli atleti Corriferrara hanno attraversato strade, colline, pinete e argini, lasciando orme degne di memoria nei sentieri d’Italia.

Erano in 102, figli della corsa e della fatica gentile, capaci di sommare 1808 chilometri e conquistare 9048 metri di dislivello, quasi a voler sfidare le altezze degli dei. Undici le terre toccate dal loro passaggio, undici scenari trasformati in teatro d’impresa.

Da Ferrara, con la vivace Straferrara, dove il respiro del gruppo si è mescolato alle mura estensi, fino alle rive marine di Bibione, dove la “10mila del Faro” ha visto gli atleti correre tra il profumo dell’Adriatico e la luce che guida i naviganti nelle notti di tempesta.

A Comacchio, città sospesa fra acqua e ponti, la Half Marathon ha celebrato il fascino delle Valli e della laguna, mentre a Roma la “Race for the Cure” ha unito il passo sportivo alla nobiltà della solidarietà, sotto lo sguardo eterno dei monumenti imperiali.

Tra i filari e i profumi della Toscana, Mercatale in Val di Pesa ha accolto il duro e magnifico “Chianti Marathon Trail”, dove ogni salita sembrava un patto con la terra e ogni discesa un premio concesso dal destino.

Nel veronese, a Zimella, le “5 Miglia di Zimella” hanno visto il gruppo avanzare compatto come manipolo romano; a Mercato Saraceno il “Giro di Paderno” ha attraversato strade intrise di storia e fatica contadina.

Non meno valorosi i passi mossi a Fenil del Turco nella “Passeggiata di Primavera”, tra campagne già accese di verde, e a Torreglia, ai piedi dei Colli Euganei, dove “La Torregliana” ha richiesto gambe forti e spirito saldo.

E poi Dozza, borgo di mura dipinte e vino generoso, dove il “Dozza Wine Trail” ha unito arte, colline e sudore in un’unica epopea podistica.

Ma tra tutte le prove, una si staglia come leggenda destinata a essere narrata nelle sere future: la titanica avventura di Cesenatico, la “9 Colli Running”, ben 200 chilometri di resistenza e volontà, un viaggio più che una gara, un pellegrinaggio dell’anima attraverso la Romagna.

E come in ogni poema degno di gloria, non sono mancati gli eroi del podio.

Nella Half Marathon di Comacchio, Eleonora Malossi ha conquistato un magnifico 2° posto assoluto, impresa degna di chi sa trasformare la fatica in trionfo.

Alla Comacchio Dog Run, fra sorrisi e zampe leggere, la dolcissima Laila, fedele compagna a quattro zampe, ha saputo farsi onore con un brillante 3° posto di categoria, conquistando applausi e simpatia come vera mascotte epica del gruppo.

Nella 10 km di Comacchio, Cecilia Zocca ha dominato la propria categoria salendo sul gradino più alto del podio, mentre Carlo Barbieri ha ottenuto un prezioso 3° posto di categoria, testimoniando la costanza e il valore della squadra.

Infine, a Bibione, tra mare e vento, Paola Pantaleoni ha trionfato con uno splendido 1° posto di categoria, illuminando la giornata come il faro che dà nome alla gara.

Così si chiude una settimana degna d’essere tramandata: chilometri come versi, salite come battaglie, traguardi come approdi.
E Corriferrara, ancora una volta, ha dimostrato che la corsa non è soltanto sport: è viaggio, fratellanza e memoria condivisa lungo le strade del tempo.








mercoledì 13 maggio 2026

Dozza wine trail

 

Dozza Wine Trail 2026, dove il fango diventa memoria e il vento accompagna i sogni

Tra i calanchi morbidi dell’Emilia-Romagna, i filari che si rincorrono sulle colline e le mura dipinte di uno dei borghi più affascinanti d’Italia, il 10 maggio 2026 è andata in scena un’altra edizione del **Dozza Wine Trail**. Una gara che negli anni è diventata molto più di una semplice corsa: un rito collettivo, una festa del territorio, un viaggio dentro la fatica e dentro sé stessi.

La distanza di 17,3 chilometri e i 704 metri di dislivello positivo raccontano solo una parte della storia. Perché il Dozza Wine Trail non si misura soltanto con i numeri. Si misura con il respiro corto lungo le prime salite, con il rumore delle scarpe sullo sterrato bagnato, con le mani sporche di terra e con gli sguardi complici tra runner che magari non si conoscono, ma condividono lo stesso orizzonte.

E poi c’è Dozza. **Dozza**, borgo medievale sospeso tra arte e vigneti, dove ogni muro racconta qualcosa grazie alla celebre Biennale del Muro Dipinto. Correre qui significa attraversare strade che sembrano uscite da un racconto, entrare e uscire da sentieri che odorano di mosto, erba e primavera. Le colline intorno custodiscono storie antiche: si narra che in alcune notti di nebbia i contadini sentissero ancora il rumore dei carri del vino scendere verso valle, come se il territorio non volesse mai smettere di celebrare il suo legame con la terra.

Il percorso del Dozza Wine Trail è cresciuto anno dopo anno, modellato dall’esperienza e dalla passione degli organizzatori. Oggi alterna tratti corribili a salite brevi ma intense, passaggi panoramici e discese che obbligano a fidarsi dei propri passi. È un trail accessibile, ma mai banale. Ti invita a osare senza spaventarti. Un po’ come fanno le montagne con chi le ama davvero.

Tra i protagonisti della giornata c’è stato anche Marco Gianantoni, che ha raccontato con autenticità il legame speciale che lo unisce a questa gara.

Trail facile ma veramente gradevole. A questo trail devo la mia passione per questa tipologia di gare. E' stato infatti il primo! Ricordo bene la tribolata e il fango essendo stata una giornata di pioggia intensa. Però, quei 14 km sono bastati per farmi innamorare di questa disciplina e dello spirito di condivisione con gli altri atleti. Negli anni poi il percorso è stato progressivamente migliorato fino ad adesso che, a mio parere, ha raggiunto quasi la perfezione per chi vuole cimentarsi per la prima volta nella corsa per sentieri. Domenica è andata benone, a parte l'afa iniziale, che non faceva respirare, in cima alla prima collina si è alzata una brezza che ci ha accompagnato fino al traguardo. Ottima la compagnia, il pacco gara ed il pasta party. W Dozza e soprattutto il Wine offerto.

Le parole di Marco restituiscono perfettamente l’essenza di questa gara. Perché il trail running non è solo competizione. È memoria. È quel primo pettorale che non dimentichi più. È il fango che all’inizio sembra un ostacolo e poi diventa parte del racconto che farai per anni.

Ed è forse proprio qui che il Dozza Wine Trail colpisce nel profondo: riesce a trasformare un percorso “corribile” in qualcosa di emotivamente enorme. Non serve un ultra trail alpino per sentirsi vivi. A volte bastano colline, vigneti, una salita affrontata con il cuore e una brezza improvvisa che arriva al momento giusto.

Lo spirito che si respira ricorda quello dei racconti di Kilian Jornet: la montagna, o il sentiero, non come luogo di conquista ma come spazio di libertà. Nessuno dimostra qualcosa agli altri. Ognuno cerca una versione più autentica di sé stesso. E in giornate così si capisce che davvero niente è impossibile, soprattutto quando la fatica si condivide.

All’arrivo, tra sorrisi stanchi e bicchieri alzati, resta addosso quella sensazione rara che solo alcune gare sanno lasciare: la voglia di tornare.

Perché il Dozza Wine Trail non finisce sul traguardo.

Continua nelle scarpe sporche di terra lasciate in macchina, nelle foto scattate tra i vigneti, nelle risate del pasta party e nei racconti che iniziano sempre allo stesso modo:

“Ti ricordi quella salita sopra Dozza?”








Nove colli running, 200 Km per Vittorio Cavallini!

La Nove Colli, quando la fatica diventa racconto

Tra il 9 e il 10 maggio 2026, Nove Colli ha riportato centinaia di ultramaratoneti sulle strade e sulle colline attorno a Cesenatico. Duecento chilometri, 3220 metri di dislivello, una notte intera da attraversare passo dopo passo, con il mare che resta lontano e vicino insieme, come una promessa. Ci sono gare che si misurano col cronometro e altre che si misurano con la memoria. La Nove Colli appartiene a questa seconda specie: un viaggio che scava dentro, dove ogni salita sembra chiederti non quanto sei forte, ma quanto sei disposto a restare fedele al tuo passo. Chi conosce le opere di Gastone Breccia ritrova qui quella stessa idea di fatica antica e luminosa: il corpo che si consuma lentamente, la notte che trasforma i pensieri, la strada che smette di essere asfalto e diventa esperienza condivisa. Non c’è eroismo gridato, ma la dignità semplice di chi continua a camminare. Tra i protagonisti di questa edizione anche Vittorio Cavallini, atleta Corriferrara, da anni avvezzo alle lunghissime distanze e agli appuntamenti dove il tempo assume un altro significato. Il suo racconto restituisce tutta la dimensione umana della gara.

"L'anno scorso la nove colli mi è piaciuta talmente tanto che sono voluto tornare anche la settimana scorsa! Complici l'esperienza positiva maturata l'anno scorso ed il clima più mite, quest'anno me la sono goduta di più! Si parte alle 12:00 in punto dal museo della marineria di Cesenatico, per fare una mezza maratona tutti insieme a passo controllato fino poco dopo Cesena, dove c'è il ristoro con pasta, riso, dolci e fragole! Poi ognuno parte al suo passo sulla salita di Polenta, fa ancora caldo, ma si cammina bene. Segue la salita di Rivoschio, quella che mi piace di più, vuoi perché è tutta in mezzo alla natura tra enormi calanchi, ma anche perché il sole sta già calando, lo hai alle spalle ed i colori si stanno addolcendo piano piano. Sulla cima troviamo la prima sacca: prendo quello che serve per la notte e gli alimenti che ho preparato. Arriva la salita della Ciola, si parte con la luce e si arriva al buio. Subito dopo si sale sul Bardotto, dove c'è il traguardo della quattro colli e lasciamo gli amici iscritti a quella distanza. Seguono il Tiffi ed il Perticara, attraversiamo borghi illuminati da qualche lampione in cui gli abitanti sono oramai a letto da diverse ore. Iniziamo la salita del Pugliano al buio e la terminiamo quando il sole è sorto da poco. Giù verso San Leo che sfioriamo e nuovamente sul passo del Grillo. Scesi dal passo troviamo il ristoro del 160 km, dove c'è la quarta sacca in cui lasciamo l'attrezzatura della notte e prendiamo altri alimenti. Arriva il Gorolo, l'ultima salita, la più corta ma anche la più ripida. Il Gorolo non è una collina, è un altopiano: tra diversi sali e scendi si rimane su per almeno dieci km. Il panorama ti ripaga: sul pendio e sulla pianura sottostante tanti vigneti curati, a circa 10 km si vedono la costa ed il mare. Una volta scesi siamo a Savignano sul Rubicone. Altri 15 km e siamo al traguardo, intanto inizia a piovere, la ciclabile del Pisciatello si allaga: servirebbe un pedalò ma sono ancora tutti nelle rimesse. Attraversiamo Gatteo Mare ed arriviamo in spiaggia a Valverde, dove ci accolgono con tanti sorrisi ed abbracci gli organizzatori e gli amici arrivati prima di noi! 200 e più Grazie agli Organizzatori, ai loro Staff e a tutti i Volontari che rendono possibile questa magica avventura. Mario, Anna, Andrea, al buon Dio piacendo ci si rivede l'anno prossimo a Cesenatico e, perché no, magari anche prima in giro!!!"

Nel racconto di Vittorio c’è tutta la geografia sentimentale della Nove Colli.
Non soltanto le ascese, Polenta, Rivoschio, Ciola, Perticara, Pugliano, Gorolo, ma il modo in cui cambiano gli occhi di chi le attraversa. La notte, in queste gare, è quasi sempre il vero spartiacque.

Di giorno si corre con le gambe, al buio si continua con qualcos’altro: memoria, ostinazione, fiducia. I borghi silenziosi, i ristori illuminati nel nulla, le sacche preparate con cura maniacale prima della partenza diventano piccoli approdi emotivi. Ogni oggetto ritrovato nella notte sembra avere un valore enorme. E poi c’è il dettaglio che molti veterani della Nove Colli raccontano: il sorgere del sole dopo ore di oscurità. Non è soltanto alba. È un ritorno. Sul Pugliano, come descrive Vittorio, il giorno riappare lentamente e con lui riaffiora anche energia inattesa. Curiosa anche la storia del Gorolo, spesso sottovalutato da chi guarda soltanto altimetrie e numeri. In realtà, come spiegano tanti habitué della gara, non è la pendenza a renderlo duro, ma la sua natura ingannevole: continui rilanci, saliscendi, il mare che compare all’orizzonte quando le gambe sono ormai svuotate. È lì che molti comprendono davvero quanto lunga sia stata la strada percorsa. Alla fine resta l’arrivo sul mare, la pioggia, gli abbracci, quella fraternità silenziosa che soltanto le lunghe distanze riescono a creare. Perché in prove come questa il traguardo non coincide mai davvero con la fine: rimane addosso nei giorni successivi, nelle gambe indolenzite, nelle immagini della notte, nel desiderio quasi inspiegabile di tornare ancora. Ed è forse questo il segreto della Nove Colli: trasformare la fatica in nostalgia già mentre la si sta vivendo.








martedì 12 maggio 2026

La Torregliana

 

La Torregliana 2026: perdersi tra i sentieri dei Colli Euganei per ritrovare il passo

Ci sono gare che si affrontano con il cronometro negli occhi e altre che si vivono con il respiro aperto verso il paesaggio. La Torregliana, andata in scena il 10 maggio 2026 a Torreglia, appartiene decisamente alla seconda categoria: una corsa non competitiva che attraversa l’anima dei Colli Euganei, dove il dislivello non è soltanto una misura tecnica ma un invito a entrare in dialogo con il territorio.

Diciassette chilometri e 670 metri di dislivello positivo possono sembrare numeri severi sulla carta, ma lungo i sentieri euganei diventano qualcosa di diverso: un alternarsi di boschi, strappi improvvisi, tratti corribili e silenzi capaci di rallentare anche il pensiero. Qui il trail non è solo fatica. È orientamento interiore. Un po’ come racconta Franco Michieli nel suo “Per ritrovarti devi prima perderti”: serve accettare di lasciare per un momento le sicurezze, seguire il ritmo della terra e concedersi il lusso di non controllare tutto.

I Colli Euganei, nati milioni di anni fa dall’attività vulcanica, hanno sempre avuto qualcosa di antico e magnetico. Da lontano sembrano onde immobili emerse dalla pianura veneta; da vicino rivelano invece continui cambi di prospettiva. Sentieri stretti che spariscono nel verde, vecchie mulattiere, vigneti aggrappati alle pendici e scorci che all’improvviso si aprono verso Padova e la bassa.

Torreglia, punto di partenza e ritorno della manifestazione, custodisce anche piccole curiosità che spesso sfuggono a chi corre concentrato sul terreno. Il paese è storicamente legato alle acque termali dei vicini centri e alle antiche vie percorse da pellegrini e viandanti diretti verso i monasteri dei Colli. Poco distante si trova il celebre Monte Rua, dove ancora oggi vive una comunità monastica eremita: un luogo che sembra ricordare quanto il silenzio, da queste parti, sia sempre stato considerato una forma di ricerca.

La Torregliana ha saputo mescolare tutto questo: spirito sportivo, convivialità e immersione nel paesaggio. Nessuna esasperazione agonistica, ma il piacere concreto di mettersi alla prova su un percorso capace di chiedere continuità e gambe allenate.

Tra i partecipanti anche Michele Tuffanelli, che ha scelto la prova euganea come test personale:

Beh si sa i Colli Euganei sono sempre un buon test di allenamento né approfitto per testare il mio problema al piede che purtroppo persiste, bel giro quello di fare i 17 km con un discreto d+ fatto in scioltezza”.

Parole che raccontano bene lo spirito autentico di giornate come questa. Non serve vincere per dare senso a una corsa. A volte basta ascoltare il corpo, capire i propri limiti, attraversare la difficoltà senza forzare troppo e lasciarsi accompagnare dal paesaggio.

Ed è forse proprio qui che La Torregliana trova il suo significato più profondo. Nei Colli Euganei ci si perde facilmente: tra i continui saliscendi, nei profumi del sottobosco, nei panorami che distraggono dalla fatica. Ma è uno smarrimento buono, necessario. Perché certi sentieri, prima ancora di portarti al traguardo, riportano verso te stesso.









StraFerrara la carica degli ottomila.

 

StraFerrara 2026, ottomila sorrisi tra le mura: Ferrara corre e cammina in festa 

Ferrara si è svegliata con il cielo incerto, qualche nuvola pronta a minacciare pioggia e quell’aria sospesa tipica delle grandi giornate. Ma bastava arrivare in Piazza Trento e Trieste per capire subito che nulla avrebbe fermato la StraFerrara 2026. Davanti al Duomo e con il Castello Estense a fare da maestosi testimoni, la città si è trasformata in un enorme abbraccio collettivo fatto di scarpe da running, sorrisi, famiglie, amici, cani al guinzaglio e tanta voglia di stare insieme.

Ottomila persone hanno preso parte alla manifestazione non competitiva andata in scena il 10 maggio, scegliendo tra i percorsi da 5 e 13 chilometri. Numeri importanti, ma soprattutto emozioni vere: la StraFerrara si è confermata ancora una volta molto più di una semplice corsa. È stata una festa popolare, colorata e coinvolgente, capace di mettere insieme sportivi esperti, camminatori della domenica e gruppi di amici pronti a condividere qualche chilometro tra chiacchiere e risate.

Prima della partenza, il riscaldamento muscolare a tempo di musica ha acceso subito l’atmosfera. In piazza si ballava, si saltava e ci si caricava a ritmo di musica, l'animatore trascinava il pubblico con entusiasmo, riempiendo l’attesa di energia e sorrisi. Poi il via, e il lungo serpentone umano ha iniziato a scorrere tra i luoghi più affascinanti della città.

Il fascino unico delle mura di Ferrara 

Il vero cuore della StraFerrara è stato il percorso immerso nel verde, sviluppato tra sotto mura e sopra mura. Correre o camminare lungo le antiche fortificazioni estensi significa attraversare secoli di storia respirando al tempo stesso la tranquillità di uno dei polmoni verdi più amati dai ferraresi.

Le mura di Ferrara, lunghe circa nove chilometri, rappresentano una delle cinta murarie rinascimentali meglio conservate d’Europa. Costruite tra il XV e il XVI secolo per difendere la città degli Estensi, oggi sono diventate un luogo di incontro, sport e relax. Un tempo presidio militare, oggi palestra a cielo aperto.

Curiosità e leggende delle mura 

Secondo una leggenda ferrarese, nelle notti di nebbia si aggirerebbe ancora il fantasma di un’antica sentinella estense, condannata a vegliare eternamente sulle mura per non aver dato l’allarme durante un’incursione nemica. Racconti popolari tramandati nel tempo che aggiungono fascino a un luogo già ricco di atmosfera.

E c’è anche una curiosità amata dai runners: il percorso delle mura viene spesso definito “la pista naturale dei ferraresi”, perché permette di correre quasi interamente immersi nel verde senza mai allontanarsi davvero dal centro storico. Un privilegio raro che rende Ferrara unica.

Durante la StraFerrara, questo scenario ha regalato ai partecipanti uno spettacolo speciale: prati, alberi, bastioni storici e scorci suggestivi accompagnavano passo dopo passo i partecipanti, rendendo i chilometri leggeri e piacevoli.

Una città intera al lavoro 

Dietro il successo della manifestazione c’è stato il contributo fondamentale dei volontari. Tantissime persone hanno lavorato con entusiasmo per garantire sicurezza, assistenza e organizzazione lungo tutto il percorso.

Molti volontari provenivano dalle società podistiche del territorio, ma accanto agli sportivi c’erano anche gli studenti del Carducci ,   protagonisti con il loro entusiasmo e il loro prezioso aiuto. Presenti anche la Protezione Civile, l’Associazione Carabinieri e numerose realtà locali che hanno collaborato per la riuscita dell’evento.

Determinante il supporto della Polizia Municipale per la sicurezza sul percorso, così come la presenza delle ambulanze, pronte a intervenire in caso di necessità. Immancabile anche lo stand AVIS,   sempre presente nelle grandi manifestazioni cittadine per sensibilizzare sull’importanza della donazione del sangue.

All’arrivo, ancora tanti sorrisi, e Daniele Trevisi pronto ad accogliere i primi partecipanti e raccogliere impressioni ed emozioni a caldo.

I commenti dei partecipanti

La soddisfazione dei partecipanti si è percepita chiaramente lungo tutto il percorso e soprattutto al termine della manifestazione. In tanti hanno già promesso di tornare il prossimo anno.

Giuseppina Santoro racconta così la sua esperienza: 

Molto carina come competizione forse alcuni punti un po troppo stretta ma cmq fattibile..punti ristori molto funzionali il primo è stato subito dopo 3 km...il ristoro molto ricco dolce/salato...
Ma è stato bellissimo cmq farla con le mie care compagne di avventura Sara e Samantha sono un' ottima compagnia abbiamo chiacchierato un sacco come fanno le vere donne. Da rifare l'anno prossimo.

Più sintetico ma altrettanto significativo il commento di Denis Grandi:

Sempre una bella festa!!!

Giuseppe Volta ha invece sottolineato la qualità del tracciato:

Manifestazione a tinte ludiche soprattutto a seguito mediatico ma che ha proposto un bel percorso sui 13 km. Un po' troppi camminatori davanti ma una volta passati si riusciva a tenere il passo.

Arrivederci al 2027

La StraFerrara si chiude così, tra applausi, stanchezza felice e la sensazione di aver vissuto qualcosa di speciale. Una giornata dove il meteo non è riuscito a spegnere l’entusiasmo di una città intera, capace ancora una volta di trasformare una corsa in un momento autentico di condivisione.

Ferrara ha corso, camminato, sorriso. E lo ha fatto nel luogo più simbolico possibile: ai piedi delle sue mura, custodi silenziose di storia, leggende e adesso anche di migliaia di passi pieni di vita.