giovedì 13 agosto 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Quando la strada continua a chiamare: il vento di Corriferrara

Ci sono settimane in cui correre non significa soltanto mettere un piede davanti all’altro. Significa ricordarsi che, anche quando l’estate rallenta il mondo, dentro di noi qualcosa continua a muoversi.

È il vento che passa tra i sentieri, la strada che sale, il respiro che diventa più profondo mentre il paesaggio cambia. È quella piccola, ostinata felicità di esserci.

E così, mentre agosto invita alla pausa, gli atleti di Corriferrara continuano a macinare chilometri, salite e sogni.

Nel riepilogo della settimana del 9 agosto 2026 sono stati 13 gli atleti impegnati, capaci di percorrere complessivamente 175 chilometri e di affrontare ben 6.500 metri di dislivello positivo, distribuiti in cinque località e in gare molto diverse tra loro: dalla corsa su strada al trail, dalla pianura alle montagne.

Cinque luoghi, cinque storie, ma lo stesso desiderio: andare.

A Zampine di Stienta, la 59ª Corsa di Ferragosto ha portato gli atleti sul percorso di 6 chilometri, in una delle classiche appuntamenti estivi del podismo polesano. Una gara breve solo sulla carta, perché sei chilometri sotto il sole di agosto possono chiedere gambe e cuore.

Ed è proprio qui che è arrivata una delle belle conferme della settimana: Elisa Ferrari, con una prova convincente, ha conquistato il 2° posto di categoria.

Ma Elisa non è un episodio isolato. È ormai una presenza che torna, settimana dopo settimana, a raccontare una delle realtà più belle di Corriferrara: le sue atlete continuano regolarmente a salire sul podio. Non importa se la gara sia veloce e pianeggiante o se il percorso chieda di arrampicarsi verso la montagna: c'è sempre una donna Corriferrara pronta a lasciare il proprio segno.

E forse è proprio questo il dato più significativo. Dietro ogni medaglia non c'è soltanto un risultato: ci sono allenamenti quando sarebbe più facile rimandare, sveglie presto, chilometri percorsi senza applausi, fatica accettata come parte del viaggio.

Poi c'è Levico, dove la strada si è trasformata in montagna con l'Ultra Trail Panarotta, 42 chilometri immersi nello scenario trentino e 2.700 metri di dislivello positivo. Un viaggio lungo, fatto di boschi, sentieri e salite, dove la montagna non concede scorciatoie e insegna una delle regole più antiche della corsa: non si conquista il percorso, lo si attraversa.

La Panarotta, con le sue pendici che dominano l'Alta Valsugana, è un territorio in cui il paesaggio sembra costruito apposta per ricordare all'uomo quanto sia piccolo davanti alla natura. Eppure è proprio lì che il corridore ritrova una grandezza diversa: quella di continuare quando le gambe chiedono di fermarsi.

Da Levico ad Ascoli Piceno, precisamente a Forca di Presta, porta d'accesso ai paesaggi spettacolari dei Monti Sibillini. Qui è andato in scena il Festival dei 2 Parchi, con una prova di 13 chilometri e 700 metri di dislivello positivo.

Ed è qui che è arrivato il risultato più importante della settimana per Corriferrara: Raffaella Marino ha conquistato il 2° posto assoluto.

Un podio che vale doppio, perché arrivato in un contesto dove la classifica deve fare i conti con salite, dislivello e sentieri. Forca di Presta è uno di quei luoghi nei quali la montagna sembra avere una voce propria: davanti si aprono i grandi spazi dei Sibillini, e il corridore capisce che la gara non è soltanto contro il cronometro, ma anche con il proprio limite.

A Rimini, invece, il mare ha accompagnato i 12 chilometri della Guarda Rimini, riportando la corsa verso un ambiente completamente diverso. Qui il paesaggio cambia ancora: l'orizzonte si apre, l'aria profuma di estate e il movimento della città si mescola a quello dei podisti.

Infine Monte Sant'Angelo, nel cuore del Gargano, con la CIV Corrimonte e i suoi 9,9 chilometri. Un territorio ricco di storia e spiritualità, dove il bianco della pietra e il verde della montagna raccontano secoli di passaggi, pellegrini e leggende. Anche qui Corriferrara ha lasciato le proprie impronte.

Cinque località, dunque. Ma soprattutto cinque modi diversi di intendere la corsa.

E dentro questo viaggio c'è una certezza che merita di essere sottolineata: le atlete Corriferrara continuano a essere protagoniste.

Raffaella Marino, seconda assoluta. Elisa Ferrari, seconda di categoria. Due podi che si aggiungono a una lunga scia di risultati femminili e che raccontano una squadra dove le donne non sono semplicemente presenti: sono protagoniste, competitive e capaci di rinnovare continuamente la tradizione del gruppo.

Forse correre è proprio questo.

Non cercare sempre una ragione per arrivare primi, ma trovare ogni volta una ragione per partire.

E quando agosto distende il suo caldo sulle strade, quando le città rallentano e le vacanze sembrano suggerire di fermarsi, loro continuano.

Con il sole negli occhi, la salita davanti e il vento che arriva da chissà dove.

Perché certe passioni non hanno bisogno di molto.

A volte basta una strada.

A volte basta un sentiero.

E, forse, basta continuare a mangiare il vento.













mercoledì 12 agosto 2026

59 ^ Corsa di Ferragosto

 


A Zampine, sei chilometri di cuore: Elisa Ferrari conquista il secondo posto di categoria alla 59ª Corsa di Ferragosto

C’è un’estate che non conosce riposo. È quella delle sagre, delle feste di paese, delle strade che al mattino presto profumano ancora di campagna e che, per qualche ora, diventano una pista dove correre insieme, ritrovarsi e raccontarsi attraverso il ritmo dei passi.

Domenica 9 agosto 2026, a Zampine di Stienta, è andata in scena la 59ª Corsa di Ferragosto, appuntamento podistico sulla distanza di 6 chilometri, inserito nel calendario delle manifestazioni venete di quella giornata.

Sei chilometri soltanto sulla carta. Perché in una mattina d’agosto ogni chilometro pesa un po’ di più: il caldo rallenta il respiro, l’asfalto restituisce il calore e le gambe chiedono pazienza. Ma è proprio in queste condizioni che la corsa torna ad essere soprattutto una storia umana, fatta di piccoli gesti e grandi soddisfazioni.

E tra queste storie c’è quella di Elisa Ferrari, protagonista di una bella prestazione che le ha regalato il 2° posto di categoria.

Ma questa volta il risultato non è arrivato da solo.

Al suo fianco, infatti, c’erano Angelo e il loro bimbo, comodamente sistemato nel passeggino-Running. Una piccola squadra di famiglia, unita dalla corsa e da quella particolare magia che trasforma una gara in un ricordo da conservare.

«Bella gara, insieme ad Angelo e al nostro bimbo nel passeggino-Running, molto caldo come sempre in questo periodo, molta soddisfazione nell’arrivare seppur “tirata” da mio marito: 2ª di categoria, soddisfatta e nel nostro piccolo molto contenta».

Sono parole semplici, ma raccontano molto. Raccontano che dietro una medaglia non c’è sempre soltanto il cronometro. A volte ci sono una mano che incoraggia, qualcuno che accompagna, un passeggino che diventa parte integrante della gara e un bambino che, forse senza ancora saperlo, cresce dentro una famiglia dove correre significa anche condividere.

Zampine, una terra nata accanto al Po

Zampine appartiene al territorio di Stienta, piccolo comune polesano adagiato sulla riva sinistra del Po, in una terra profondamente segnata dal grande fiume e dalla sua storia. Le origini di Stienta risalgono almeno al X secolo e il nome del paese è legato all'antico fondo agricolo denominato Septingenta.

È una terra apparentemente quieta, piatta, dove l'orizzonte sembra non avere fretta. Ma il Po, da queste parti, insegna una delle più importanti leggi della corsa: la forza non sempre ha bisogno di mostrarsi. Il fiume scorre lento, quasi immobile, eppure nel corso dei secoli ha disegnato confini, modificato paesaggi e condizionato la vita delle comunità.

Non è casuale che la storia di Stienta sia strettamente legata proprio al grande fiume. La rotta del Po del 1152 a Ficarolo separò amministrativamente Stienta da Ferrara, ma per secoli le due sponde continuarono a mantenere rapporti strettissimi, attraverso lavoro, famiglie, dialetto e il continuo passaggio di barcaioli.

E forse è proprio questo lo spirito che si respira ancora oggi nelle corse di paese: un confine che non divide, ma avvicina.

A Zampine, inoltre, si trova l'antico Oratorio di San Genesio, conosciuto anche come chiesa della Madonna di San Genesio. È un luogo che custodisce una parte della memoria della comunità e che ancora oggi rappresenta un punto significativo del territorio.

Quando correre diventa una festa

La Corsa di Ferragosto appartiene a quella bella tradizione italiana nella quale lo sport non è separato dalla comunità. Si corre, certo, ma si corre anche per incontrarsi.

E allora il vero traguardo non è soltanto quello posto dopo sei chilometri.

È arrivare insieme.

È stringere i denti quando il caldo si fa sentire.

È lasciarsi accompagnare quando le gambe cominciano a protestare.

È guardare il proprio bambino nel passeggino e pensare che, in fondo, quella corsa appartiene già anche a lui.

Per Elisa Ferrari il secondo posto di categoria è dunque una piccola medaglia dal significato grande. Un risultato da mettere in bacheca, certamente, ma soprattutto un ricordo di famiglia.

Perché certe gare non si misurano soltanto in chilometri.

Si misurano in sorrisi, in fatica condivisa, in fotografie da riguardare e in quelle storie che, anni dopo, iniziano sempre con le stesse parole:

“Ti ricordi quella volta che correvamo tutti insieme?”

A Zampine, il 9 agosto, quei sei chilometri sono passati veloci.

Ma il ricordo, quello sì, è destinato a correre molto più lontano.



martedì 11 agosto 2026

Ultra trail Panarotta

 

Quando la montagna smette di essere una sfida e diventa un racconto

Ultra Trail Panarotta 42 km: Michele Tuffanelli e Alessandro Fardella portano i colori di Corriferrara tra il Lagorai e la Valle dei Mocheni

Ci sono gare che si affrontano con il cronometro davanti agli occhi. E poi ce ne sono altre in cui, prima ancora del traguardo, bisogna imparare ad ascoltare la montagna.

L’Ultra Trail Panarotta, alla sua prima edizione, è stata una di queste.

Sabato 8 agosto 2026, da Levico Terme è partita una nuova avventura nel cuore del Trentino orientale: 42 chilometri e 2700 metri di dislivello positivo per una prova capace di portare gli atleti dentro alcuni degli scenari più suggestivi della Valsugana, del Lagorai e della Valle dei Mocheni.

A rappresentare Corriferrara in questa impegnativa sfida c'erano Michele Tuffanelli e Alessandro Fardella, due modi diversi di interpretare la stessa montagna, ma accomunati dalla voglia di mettersi alla prova e vivere fino in fondo un'esperienza lontana dai consueti ritmi della strada.

“Non sono un ultratrailer”

Michele arriva alla partenza con una domanda, più che con una certezza.

È la sua prima esperienza su una distanza così lunga e l'Ultra Trail Panarotta non sembra intenzionata a concedergli un ingresso morbido nel mondo dell'ultra.

«Partecipo a questa prima edizione con curiosità e ansia perché la distanza per me è un po' insolita: si sa, non sono un ultratrailer».

Poi, però, c'è la montagna.

Quella vista e rivista prima della gara, studiata, immaginata, quasi conosciuta ancora prima di essere percorsa. Ed è proprio il desiderio di attraversare quei luoghi a convincerlo.

Una scelta che, chilometro dopo chilometro, si rivelerà felice.

La partenza mette subito alla prova gli atleti: 1000 metri di dislivello positivo nei primi sette chilometri sono un autentico battesimo del fuoco.

«Un muro verticale spacca-gambe», lo definisce Michele.

E quando la montagna presenta il conto così presto, non è soltanto il fisico a dover reagire. C'è una battaglia mentale da combattere.

Michele racconta di aver impiegato un po' a recuperare, fisicamente e soprattutto mentalmente.

Ma è proprio lì che la gara cambia.

Il momento in cui smetti di inseguire la gara

Forse il segreto delle lunghe distanze è tutto qui: capire quando smettere di combattere contro il percorso e iniziare ad attraversarlo.

Michele sceglie di farlo.

«Poi l'ho presa in modalità: godiamoci il panorama e i posti dove sono».

E improvvisamente la competizione diventa viaggio.

Le salite infinite si alternano alle discese, le forcelle aprono panorami capaci di togliere il fiato prima ancora della fatica, mentre le creste regalano quella sensazione particolare che solo la montagna sa offrire: per qualche istante l'uomo sembra piccolo, ma non necessariamente fragile.

Davanti agli occhi passa anche la Valle dei Mocheni, il Bersntol, territorio dove una particolare identità culturale e linguistica germanica è ancora viva.

E mentre Michele corre, quei luoghi non sono più soltanto nomi sulla traccia GPS.

Diventano compagni di viaggio.

La leggenda che corre sotto la montagna

In questa terra le montagne non hanno soltanto una geografia. Hanno anche memoria.

A Levico e sulle pendici della Panarotta vive una leggenda legata al Monte Fravort. Si racconta che Fravort fosse padre di quattro figli: Sidero, Cobalto, Cupro e Ocra. I figli, allontanatisi dalla casa paterna, avrebbero finito per lasciarsi contagiare dalla malvagità degli uomini. Il padre, addolorato, li avrebbe rinchiusi nelle viscere della montagna. E dalle loro lacrime sarebbero nate le acque minerali che ancora oggi sgorgano a Vetriolo e hanno contribuito alla fama termale di Levico.

Una leggenda, naturalmente.

Ma è bello pensare che mentre gli atleti salgono verso la Panarotta, sotto i loro piedi continui a vivere una storia antichissima, fatta di montagne, uomini e misteri.

La Panarotta è del resto una delle porte d'accesso al magnifico ambiente del Lagorai, un territorio caratterizzato da vallate, laghetti alpini, baite e natura ancora intatta.

Alessandro Fardella, un altro cuore Corriferrara sulla Panarotta

E in questa lunga giornata di montagna c'era anche Alessandro Fardella, pronto a condividere con Michele i colori di Corriferrara.

Una presenza importante, perché il trail, più ancora della corsa su strada, è capace di trasformare la competizione in una sorta di viaggio collettivo: si parte insieme, ci si incontra lungo i sentieri, ci si incoraggia e ognuno cerca il proprio ritmo.

Michele racconta con un sorriso anche la prova del compagno di squadra, definendola buona e aggiungendo che Alessandro, forse, ha interpretato la gara in una modalità decisamente più tranquilla.

Una diversa strategia, un diverso modo di stare in montagna.

Perché su 42 chilometri e 2700 metri di dislivello non esiste un solo modo giusto di correre.

Esiste il proprio.

Il chilometro 30: la gara cambia volto

Arrivato al 30° chilometro, accade qualcosa di importante.

Michele sta bene.

Dopo una prima parte prudente e difficile da interpretare, dopo il muro iniziale e le interminabili salite, il corpo sembra finalmente aver trovato il proprio equilibrio.

E allora arriva la scelta.

Gli ultimi dodici chilometri diventano una progressione.

Non più soltanto resistere.

Correre.

La strategia paga.

«Mi faccio gli ultimi 12 km in progressione e la scelta ha dato i suoi frutti».

È forse questa la parte più bella della sua esperienza: non tanto il tempo finale o il piazzamento che Michele stesso affronta con grande umiltà  quanto la consapevolezza di aver saputo leggere la gara mentre la gara cambiava sotto i suoi piedi.

E alla fine resta una certezza molto più importante di un numero sul cronometro:

si è divertito.

«Non so se sia un buon tempo e comunque un buon piazzamento, però c'è da dire che nonostante la fatica mi sono veramente divertito».

La vera misura di una gara

È una frase semplice, ma racconta forse meglio di qualsiasi classifica cosa significhi correre un trail.

Perché una gara di 42 chilometri e 2700 metri di dislivello non si misura soltanto con il tempo impiegato.

Si misura con la capacità di arrivare al traguardo ancora innamorati di ciò che si è attraversato.

Si misura con la salita che sembrava impossibile e che invece è finita.

Con quella forcella che ha lasciato senza fiato.

Con le creste spettacolari.

Con il momento in cui, al trentesimo chilometro, ti accorgi che le gambe hanno ancora qualcosa da raccontare.

E si misura anche con un'organizzazione capace di accompagnare gli atleti lungo il viaggio. Michele sottolinea infatti la qualità della manifestazione, definendo ottima l'organizzazione e ben fatti i ristori.

Una promozione importante per una gara alla sua prima apparizione.

Quarantadue chilometri dopo

A Levico si torna dunque con qualcosa in più di una nuova gara.

L'Ultra Trail Panarotta ha portato i runner dentro un territorio dove sport, natura e memoria si incontrano. E Michele Tuffanelli e Alessandro Fardella, con i colori  Corriferrara, hanno scritto la loro personale pagina su quei sentieri.

Michele, partito con curiosità e quella sana ansia che accompagna ciò che ancora non conosciamo, ne è uscito con una certezza.

Non serve essere un ultratrailer per provare, almeno una volta, a vivere un'ultra.

A volte basta avere il coraggio di partire.

Poi la montagna fa il resto.

Ti mette davanti un muro.

Ti toglie il fiato.

Ti fa dubitare.

Ti regala una cresta, un bosco, una valle, un panorama.

E quando pensi di averne abbastanza, magari al chilometro trenta, ti sussurra che hai ancora dodici chilometri da correre.

E allora corri.

Non più per il tempo.

Non più per il piazzamento.

Corri perché sei lì.

E perché, dopo tutta quella fatica, ti stai ancora divertendo.












lunedì 10 agosto 2026

Adidas Runners City Night Berlin 2026

Berlino corre nella notte, Carlo Barbieri scrive il suo nuovo tempo.

Ci sono città che si attraversano. E poi ci sono città che, quando le percorri di corsa, sembrano attraversarti a loro volta. Berlino appartiene alla seconda specie. La sera del 1° agosto 2026, le strade della capitale tedesca hanno accolto la Adidas Runners City Night Berlin, una gara di 10 chilometri capace di trasformare l'asfalto in un fiume umano di passi, luci, voci e incitamenti. Una corsa che non è soltanto una competizione contro il cronometro, ma un modo diverso di incontrare una città dalla storia immensa, una città che ha conosciuto la divisione e la rinascita, il silenzio e il rumore, le ferite e la voglia ostinata di ricominciare. E forse è proprio questo il fascino di Berlino: correre oggi dove la storia, fino a non molto tempo fa, aveva imposto di fermarsi. Tra i protagonisti italiani della serata c'era anche Carlo Barbieri, portacolori di Corriferrara, che ha affrontato i 10 chilometri con determinazione e leggerezza, trovando al traguardo una ricompensa che ogni runner conosce bene: il proprio limite che, per una volta, arretra di qualche secondo. Carlo ha infatti firmato il suo nuovo Personal Best. Un risultato che non arriva per caso. Dietro quei dieci chilometri c'è stata un'estate fatta di allenamenti brevi, intensi, veloci. Poco tempo per perdersi in lunghe distanze, molto tempo per inseguire la qualità, la velocità, la fatica che brucia nelle gambe e che, qualche settimana dopo, presenta il conto nel modo più bello possibile.

Work hard, paid off. New PB.

Lo racconta Carlo   stesso con parole semplici, ma capaci di restituire perfettamente lo spirito della serata:

«Atmosfera fantastica con tanta gente a correre e a tifare. Preparato con allenamenti corti e veloci durante l'estate. Work hard paid off: New PB!»

È una frase che dice molto più di un tempo sul cronometro. Perché un Personal Best non è soltanto un numero: è la somma invisibile di sveglie, allenamenti, caldo estivo, gambe affaticate, giornate in cui sarebbe stato più facile rimandare. È il momento in cui tutto quel lavoro silenzioso trova finalmente una voce. E Berlino, quella sera, sembrava avere proprio la voce giusta.

La città che porta la storia sulle gambe

Berlino è una città curiosa anche per chi non la conosce. È una delle poche capitali europee dove il passato non è stato semplicemente conservato dietro una teca, ma è rimasto dentro le strade, nei muri, nelle piazze e perfino nei vuoti lasciati dalla storia. Il Muro di Berlino, abbattuto nel 1989, è oggi in parte diventato una lunga galleria d'arte a cielo aperto, l'East Side Gallery. Là dove un tempo una barriera divideva persone e destini, oggi colori e graffiti raccontano libertà e speranza.

E c'è una curiosità che sembra quasi una leggenda urbana: Berlino è costruita su un terreno sorprendentemente sabbioso, tanto che per secoli la città ha dovuto convivere con l'acqua e con il terreno instabile. Non a caso, nelle sue origini geografiche, acqua e paludi hanno avuto un ruolo importante. Persino il nome della città ha alimentato storie e interpretazioni. Una delle più celebri vuole che "Berlin" derivi dal termine slavo berl, legato alla parola "palude"; un'altra, molto più romantica e popolare, lo collega all'orso, simbolo della città presente anche sul suo stemma. La verità etimologica è più complessa, ma l'orso è rimasto lì, quasi a ricordare che ogni grande città ha bisogno anche della propria leggenda. E Berlino di leggende ne ha molte.

C'è quella della Fontana di Nettuno, le storie legate ai bunker della Seconda guerra mondiale, i racconti della Berlino sotterranea, le tracce della Guerra Fredda e quella curiosa anima notturna che ha trasformato la capitale tedesca in uno dei luoghi simbolo della cultura underground europea. Ma nella notte del primo agosto, almeno per qualche ora, la città ha avuto un'altra leggenda da raccontare. Quella di migliaia di persone che hanno scelto di correre insieme.

Dieci chilometri, una città, un nuovo inizio

La corsa ha un modo particolare di mettere in ordine le cose. Davanti al runner non esiste il passato, dietro non esiste ancora il futuro. Ci sono soltanto il prossimo passo, il respiro successivo, la curva da affrontare. Berlino lo sa bene. È una città che ha dovuto imparare a ricominciare più volte. Forse per questo corrervi dentro ha qualcosa di simbolico: ogni chilometro sembra raccontare che la distanza non è soltanto ciò che separa un punto dall'altro, ma ciò che ci permette di scoprire quanto siamo cambiati quando finalmente arriviamo. Per Carlo Barbieri, quei dieci chilometri hanno avuto un significato ancora più personale. Il traguardo della Adidas Runners City Night Berlin 2026 non ha semplicemente chiuso una gara: ha aperto una nuova pagina del suo percorso sportivo. Il nuovo Personal Best dice che la strada fatta durante l'estate è servita. Gli allenamenti corti e veloci hanno trovato la loro risposta nella notte berlinese. Il lavoro ha pagato. E mentre Berlino continuava a brillare, tra le sue luci, la sua storia e quella straordinaria energia che sa regalare a chi la attraversa, Carlo poteva finalmente concedersi un sorriso. Perché qualche volta il cronometro non misura soltanto dieci chilometri. Misura tutto ciò che abbiamo fatto per arrivarci. E quella sera, a Berlino, il tempo di Carlo Barbieri aveva deciso di diventare un po' più veloce.












venerdì 7 agosto 2026

Ricordando Giancarlo Corà

 

Correre per chi ci ha insegnato ad amare la corsa.

Ci sono persone che, anche quando non sono più fisicamente accanto a noi, continuano a scandire il ritmo dei nostri passi. Non servono parole, basta il rumore delle scarpe sull'asfalto, il respiro che accompagna l'alba e quel silenzio che solo chi corre sa ascoltare.

Il 7 agosto non è una data qualunque per la Corriferrara. È il giorno in cui il pensiero torna inevitabilmente a Giancarlo Corà, anima, fondatore e storico presidente della società, che ci lasciò il 7 agosto 2014. Dodici anni sono trascorsi da allora, ma il tempo non ha attenuato il ricordo. Lo ha reso, semmai, ancora più prezioso.

Giancarlo non aveva semplicemente creato una società sportiva. Aveva dato vita a una famiglia di podisti, un luogo dove l'amicizia correva alla stessa velocità della passione, dove ogni atleta trovava un sorriso, un consiglio, un incoraggiamento. La Corriferrara porta ancora oggi l'impronta della sua visione, della sua generosità e del suo amore sconfinato per la corsa.

Quell'eredità continua grazie al figlio Massimo, che ha raccolto il testimone della presidenza con il rispetto, l'impegno e la responsabilità di chi conosce il valore di ciò che il padre ha costruito. Non è soltanto una continuità amministrativa: è la prosecuzione di un sogno che continua a vivere attraverso ogni iniziativa, ogni gara e ogni nuovo atleta che entra a far parte della società.

Per  anni, il modo più bello per ricordare Giancarlo era il Memorial Corà. All'alba, quando il mondo ancora si svegliava lentamente, gli atleti si ritrovavano davanti al Bar Diamante, storico punto di riferimento e sede della Corriferrara. Da lì partiva una corsa collettiva di circa sei chilometri.

Non era una gara. Non c'erano cronometri da battere o classifiche da consultare. C'erano soltanto passi condivisi, ricordi, sorrisi e quella sensazione che Giancarlo stesse correndo insieme a tutti loro. Perché, probabilmente, era proprio così che avrebbe desiderato essere ricordato: non con una cerimonia, ma con una corsa.

Al termine del percorso, un semplice rinfresco diventava l'occasione per ritrovarsi, raccontare un aneddoto, ricordare una battuta, stringersi la mano. Erano momenti che parlavano della vera essenza della Corriferrara.

A quel memorial partecipavano anche atleti di altre società. Persone che avevano avuto la fortuna di conoscere Giancarlo e che, al di là dei colori sociali, sentivano il bisogno di rendergli omaggio. Per chi non poteva essere presente a quell'appuntamento, c'era comunque un modo per esserci: uscire a correre da solo e dedicargli quei chilometri. Un gesto semplice, ma carico di significato.

Oggi la Corriferrara ha una nuova casa, nuovi punti di ritrovo, nuovi percorsi. Cambiano i luoghi, cambiano le generazioni, ma non cambia ciò che davvero conta: lo spirito che Giancarlo ha saputo trasmettere.

Anche oggi, a dodici anni dalla sua scomparsa, tanti atleti Corriferrara indosseranno le scarpe da running e correranno in luoghi diversi. Qualcuno sarà in vacanza, qualcuno lungo gli argini, qualcun altro sui sentieri o tra le vie della propria città. C'è chi correrà in compagnia e chi preferirà farlo in solitaria. Ma tutti avranno un unico pensiero: dedicare quella corsa a chi della corsa aveva fatto una ragione di vita.

E forse è proprio questa la più bella forma di memoria. Non quella che rimane immobile nelle fotografie, ma quella che continua a vivere nei gesti quotidiani, nei chilometri percorsi, nei valori tramandati, nell'abbraccio di una comunità che non dimentica.

Ovunque tu sia, Giancarlo, oggi riceverai migliaia di passi. Quelli di chi ha avuto il privilegio di conoscerti e quelli di chi ti conosce soltanto attraverso i racconti di chi c'era. Perché una persona non smette di vivere quando viene ricordata, ma quando nessuno porta più avanti ciò in cui ha creduto.

E la Corriferrara, ogni volta che un suo atleta parte per una corsa con il sorriso negli occhi e la passione nel cuore, continua a raccontare la tua storia.

Buona corsa, Presidente. Oggi, come allora, corri insieme a noi.









giovedì 6 agosto 2026

Riepilogo attività settimanale e punti che saranno assegnati.

 

Nota dell'autore

L'incipit di questo articolo è una libera parafrasi ispirata alla celebre poesia di Dylan Thomas, La forza che attraverso il verde fuso spinge il fiore (The Force That Through the Green Fuse Drives the Flower). Il richiamo vuole essere un omaggio alla potenza vitale descritta dal poeta gallese: la stessa energia che anima la natura e che, metaforicamente, accompagna anche la passione, la costanza e il desiderio di superare i propri limiti di chi corre.

La forza che attraversa l'estate spinge ancora il passo

C'è una forza silenziosa che attraversa l'erba ancora calda d'agosto e spinge il fiore a cercare la luce, la stessa forza che conduce il piede dell'atleta lungo un sentiero, una strada bianca, una salita che sembra voler sfidare il cielo. Non conosce ferie questa energia. Cambia soltanto il ritmo, si concede il respiro delle vacanze, ma continua a pulsare nelle gambe e nel cuore di chi corre.

La settimana del 2 agosto 2026 racconta proprio questo. Quaranta atleti Corriferrara hanno continuato a scrivere la loro estate con le scarpe ai piedi: 290 chilometri percorsi, 1.800 metri di dislivello affrontati, tre luoghi diversi trasformati in pagine di un unico diario dove il sudore si mescola al profumo dei boschi e delle campagne.

Molti stanno ancora vivendo il tempo delle vacanze, ma il richiamo della corsa è più forte della pausa. Tra un'alba sul mare e un tramonto in montagna, gli allenamenti proseguono con lavori mirati, prove sui 3 chilometri, test di velocità per misurare la condizione, e trail che costruiscono forza e resistenza. È il tempo in cui non si cercano ancora i grandi risultati, ma si prepara il terreno perché l'autunno possa fiorire di nuove soddisfazioni.

A Baura, dove la pianura ferrarese custodisce ancora l'anima delle antiche campagne attraversate dai rami del Po, la corsa "Vivi Baura" ha riportato il podismo tra le case e le strade di un borgo che conserva il sapore genuino della comunità. Su quei 6,7 chilometri, Corriferrara ha lasciato un'impronta importante, soprattutto grazie alle sue donne.

Sono ancora loro, settimana dopo settimana, a colorare di entusiasmo le classifiche. Rosanna Albertin conquista uno splendido terzo posto assoluto, dimostrando come esperienza e determinazione possano correre insieme. Paola Pantaleoni sale sul gradino più alto della propria categoria, mentre Rita Romagnoli e Elisa Ferrari completano una giornata da ricordare con il secondo e il terzo posto di categoria. È un podio che racconta costanza, allenamento e passione, ma soprattutto una squadra che continua a crescere attraverso il talento delle proprie atlete.

Poi il cammino si è alzato verso il cielo.

A Caltrano, nel cuore dell'Alto Vicentino, là dove le Prealpi si vestono di pascoli e boschi, il trail "Su e zo per le malghe" ha offerto uno dei percorsi più suggestivi dell'estate. Sedici chilometri e 850 metri di dislivello tra malghe, sentieri e panorami che sembrano sospesi tra terra e nuvole. Il nome stesso della manifestazione richiama il dialetto veneto: "su e giù per le malghe", un continuo dialogo con la montagna che premia chi sa ascoltarne il respiro.

Poco distante, sull'Altopiano di Asiago, Canove ha accolto i podisti con "La Vaca Mora", gara che prende il nome da una storica figura della tradizione locale, simbolo della cultura contadina e dell'identità cimbra. I suoi 9,7 chilometri, con un dislivello di cento metri, scorrono tra prati, boschi e luoghi che portano ancora i segni della Grande Guerra, dove oggi il silenzio è rotto soltanto dal vento e dal passo dei corridori.

Ogni gara, ogni allenamento, ogni salita affrontata durante questa estate rappresenta un seme. Non è il tempo del raccolto, ma quello delle radici. Le gambe costruiscono ciò che il cronometro racconterà nei prossimi mesi. Così, mentre molti sono ancora lontani dalle competizioni più importanti, continuano a misurarsi nei test sui 3 chilometri, ad accumulare chilometri sui sentieri, a trasformare il caldo di agosto in energia per l'autunno.

Perché la corsa assomiglia alla natura: nulla nasce all'improvviso. Ogni fiore custodisce mesi di silenzio sotto la terra, ogni vittoria contiene centinaia di allenamenti invisibili.

E quella forza che attraversa il verde del mondo continua a spingere anche Corriferrara. Spinge il passo, il respiro, la volontà. Fa nascere podi quando meno te lo aspetti, trasforma le vacanze in opportunità, un sentiero in una promessa e ogni nuovo chilometro nella certezza che la stagione più bella è sempre quella che deve ancora arrivare.







martedì 4 agosto 2026

Vivi Baura

 

Vivi Baura, quando il caldo diventa un avversario e il cuore dei podisti scrive un'altra pagina di sport

Vi sono mattine d'agosto in cui il sole sembra dimenticare ogni misura e riversare sulla pianura ferrarese tutto il suo ardore. Eppure, proprio quando l'aria pare trasformarsi in una sfida, gli uomini e le donne della corsa indossano il sorriso, allacciano le scarpe e si affidano al battito del proprio cuore. Così è accaduto domenica 2 agosto, quando le vie e gli sterrati di Baura, piccola frazione alle porte di Ferrara, hanno accolto la Vivi Baura, gara podistica di 6,7 chilometri che ha saputo unire agonismo, amicizia e spirito di comunità.

Baura è uno di quei luoghi che custodiscono il fascino discreto della campagna estense. Il suo nome, secondo una delle ipotesi più accreditate, deriverebbe dall'antico termine latino Bovaria, ovvero luogo destinato al pascolo dei buoi, memoria di una terra che da secoli vive in simbiosi con l'agricoltura e con le acque che hanno modellato il territorio. Non mancano però le leggende popolari: gli anziani raccontavano che, nelle afose sere estive, tra gli argini e i filari comparissero misteriose luci danzanti, anime benevole o scherzi della natura che accompagnavano il ritorno dei contadini. Racconti che oggi sembrano favole, ma che continuano a donare poesia a queste campagne.

In questo scenario si è svolta una gara che ha avuto un protagonista inatteso ma inevitabile: il caldo. Già alle nove del mattino il termometro aveva abbondantemente superato i trenta gradi, trasformando ogni chilometro in una piccola impresa.

Ancora una volta Corriferrara si è presentata con il gruppo più numeroso. Un risultato che avrebbe meritato il gradino più alto tra le società partecipanti, ma la presenza tra gli organizzatori di due atleti biancazzurri, Elisa Benini e Lorenzo Bocchi, ha suggerito un gesto di grande correttezza sportiva: la società ha scelto spontaneamente di rinunciare alla premiazione, lasciando così il primo posto alla Polisportiva Quadrilatero. Un esempio di eleganza che vale quanto una vittoria.

Sul piano agonistico non sono mancate le soddisfazioni.

Rosanna Albertin ha conquistato uno splendido terzo posto assoluto, confermando ancora una volta il proprio valore. Ottime anche le prove di Paola Pantaleoni, prima di categoria, e di Rita Romagnoli, seconda di categoria, risultati che testimoniano la qualità e la costanza del gruppo femminile di Corriferrara.

Ma, come spesso accade nelle corse estive, il cronometro racconta solo una parte della storia. L'altra vive nelle emozioni dei protagonisti.

Diana Danu ha riassunto perfettamente lo spirito della giornata:

"Bollentissima mattinata di agosto ci ha riuniti per condividere nuove esperienze ed emozioni! Mai fatta prima, sicuramente parteciperò anche i prossimi anni, sperando a qualche grado in meno. Grazie ai nostri colleghi Elisa Benini e suo marito Lorenzo per l'organizzazione, MERAVIGLIOSI!!!! I ghiaccioli erano graditi, peccato di non avere fatto una foto con loro. Premiata di categoria e che soddisfazione."

Parole che raccontano molto più di una semplice gara: il piacere dello stare insieme, l'accoglienza degli organizzatori e quei piccoli dettagli, come un ghiacciolo offerto al termine della fatica, capaci di diventare ricordi indelebili.

Più sintetico, ma altrettanto efficace, il commento di Alessandro Medri:

"Gara dura per clima molto caldo e parecchio sterrato."

Poche parole che descrivono fedelmente una prova resa impegnativa sia dal fondo sia dalle temperature.

Con la consueta ironia, Simone Casadio ha invece regalato il sorriso finale:

"Parola d'ordine: Caldissimo!! Nonostante la partenza anticipata alle 9 eravamo già ben oltre i 30 gradi, direi che, a parte gli atleti da classifica, tutti gli altri abbiamo partecipato in modalità sopravvivenza. Io per primo ho tentato di mettermi a regime di crociera per finirla in maniera decente. Piccola nota di colore: più volte lo speaker ha segnalato che erano vietate le cuffie, ma questo non ha impedito a un signore di correrla tutta con il cellulare al braccio che sparava musica techno a tutto volume intorno a lui... forse era meglio fargli usare le cuffie!"

Un episodio divertente che dimostra come, anche nelle giornate più faticose, una risata riesca sempre ad alleggerire la corsa.

Forse è proprio questo il segreto delle manifestazioni come la Vivi Baura. Non soltanto classifiche, medaglie o tempi cronometrici, ma persone che scelgono di ritrovarsi, affrontare insieme la fatica e trasformare una torrida mattina d'agosto in un ricordo da conservare.

Come avrebbe narrato Ariosto, ogni corsa è un viaggio cavalleresco: c'è chi insegue il drago del cronometro, chi combatte il sole, chi sfida i propri limiti e chi semplicemente cerca il piacere del cammino condiviso. Alla fine, però, tutti giungono al medesimo traguardo con un sorriso diverso, ma ugualmente sincero.

E quando il caldo sarà ormai soltanto un ricordo e i ghiaccioli si saranno sciolti da tempo, resterà la certezza che la vera vittoria appartiene a chi continua a correre con passione, lealtà e amicizia. Perché le medaglie si appendono al collo, ma le emozioni trovano posto nel cuore.









giovedì 30 luglio 2026

Riepilogo settimana/mensile attività e punti che saranno assegnati

 

Diario di bordo Corriferrara – Settimana dal 20 al 26 luglio 2026

Ci sono settimane che scorrono veloci e altre che lasciano il segno. Quella appena conclusa appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Cinque località, quarantatré atleti in movimento, 390 chilometri percorsi e ben 9.050 metri di dislivello positivo, una quota che equivale a salire dal livello del mare fino alla cima dell'Everest... e continuare ancora qualche centinaio di metri.

Ogni gara è stata una pagina diversa dello stesso diario, scritta con il ritmo dei passi, il respiro delle salite e la voglia di condividere la passione per la corsa.

La settimana è iniziata a Francolino, con la Francolino Walk & Run, appuntamento ormai caro ai podisti ferraresi. Un percorso di 5,8 chilometri tra le campagne attraversate dal Po, dove il fascino non è dato dalle grandi montagne ma dalla tranquillità della pianura, dai filari di alberi e dal piacere di correre insieme. Da qui arrivano anche due splendidi piazzamenti: Filippo Rivaroli conquista il 2° posto di categoria, mentre Giulia Monesi sale sul 2° gradino del podio di categoria, confermando un momento di forma davvero eccellente.

Dal verde della pianura ci si è poi spostati sulle colline modenesi per il Vertical Ospitaletto di Castelvetro. Solo 7 chilometri, ma intensi e impegnativi. Le gare "vertical" insegnano una lezione semplice: il cronometro conta, ma è la forza di volontà a fare la differenza quando la strada sembra non voler smettere di salire.

Il fine settimana ha poi regalato una delle avventure più affascinanti del calendario trail: la Trans d'Havet, tra Valdagno e le Piccole Dolomiti vicentine. Un territorio spettacolare, modellato dalla roccia e dalla storia, dove sentieri, malghe e crinali raccontano la montagna autentica. Qui gli atleti hanno affrontato le distanze di 24 e 80 chilometri, con la prova regina che proponeva ben 5.500 metri di dislivello positivo. In questo scenario tanto duro quanto meraviglioso, Ion Coban ha conquistato uno splendido 2° posto di categoria nella 80 km, risultato di assoluto prestigio in una delle gare di trail più impegnative d'Italia.

Le scarpe dei Corriferrara hanno poi calcato i sentieri del Monte Carpegna, nelle Marche. Il Giro del Monte Carpegna, lungo 15,5 chilometri, attraversa boschi e panorami che erano particolarmente amati anche dal campione Marco Pantani, che proprio su queste salite costruiva parte della sua preparazione. Correre qui significa respirare storia del ciclismo e bellezza della natura allo stesso tempo.

Infine, il viaggio si è concluso nel cuore dell'Appennino abruzzese, a Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi medievali più belli d'Italia, inserito nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Le antiche case in pietra e le stradine senza tempo hanno fatto da cornice all'Ultramaratona del Gran Sasso, una prova di 50 chilometri dove fatica e paesaggi si fondono in un'esperienza che va ben oltre la semplice competizione.


Il mese di luglio in numeri

Con la chiusura dell'ultima settimana si conclude anche un mese intenso, ricco di emozioni e soddisfazioni.

Luglio 2026 racconta:

  • 127 atleti impegnati nelle competizioni;

  • 25 località raggiunte tra pianura, collina e montagna;

  • 1.815 chilometri percorsi;

  • 55.174 metri di dislivello positivo complessivamente affrontati, un dato impressionante che testimonia quanto i nostri atleti abbiano scelto di mettersi alla prova soprattutto sui percorsi più impegnativi;

  • 7 podi di categoria conquistati.

I protagonisti dei piazzamenti sono stati:

🥇 Cosetta Brombin – 1ª di categoria
🥇 Paola Pantaleoni – 1ª di categoria
🥈 Monica Fogli – 2ª di categoria
🥈🥉 Giulia Monesi – 2ª e 3ª di categoria
🥈 Ion Coban – 2° di categoria
🥈 Filippo Rivaroli – 2° di categoria


Ogni numero racconta solo una parte della storia. Dietro ai chilometri percorsi ci sono allenamenti svolti all'alba o dopo il lavoro, sacrifici, trasferte, amicizie nate lungo i sentieri e quella voglia di migliorarsi che caratterizza ogni atleta Corriferrara.

Luglio si chiude lasciando in eredità oltre 55 chilometri di dislivello verticale affrontati complessivamente, migliaia di passi e tanti sorrisi condivisi all'arrivo. Perché, alla fine, il vero traguardo non è soltanto una medaglia o una classifica: è poter riempire il proprio diario di bordo di esperienze vissute insieme.

Complimenti a tutti gli atleti che hanno indossato i colori di Corriferrara, a chi è salito sul podio e a chi, semplicemente, ha scelto ancora una volta di partire. Perché ogni partenza è già una piccola vittoria, e ogni arrivo aggiunge un nuovo ricordo da custodire.







lunedì 27 luglio 2026

Trans d'Havet, Ion Coban 2° di categoria.

 

Trans d'Havet 2026: Corriferrara protagonista sulle creste delle Piccole Dolomiti con Ion Coban e Michele Tuffanelli

Ci sono gare che non si limitano a misurare il tempo impiegato per arrivare al traguardo. Gare che chiedono rispetto, umiltà e la capacità di convivere con la fatica per ore, immersi in un ambiente tanto spettacolare quanto severo. La Trans d'Havet, disputata sabato 25 luglio, è una di queste.

Tra Valdagno, Piovene Rocchette e le magnifiche Piccole Dolomiti Vicentine, centinaia di trail runner hanno affrontato una delle competizioni più iconiche del panorama nazionale, caratterizzata da sentieri tecnici, rocce, creste panoramiche e salite che mettono a dura prova anche gli atleti più esperti.

A rappresentare Corriferrara erano Ion Coban, impegnato nella prova regina di 80 km con circa 5.500 metri di dislivello, e Michele Tuffanelli, al via della 24 km con 1.500 metri di dislivello.

La gara regina ha regalato una prestazione di altissimo livello a Ion Coban, autore di una prova praticamente perfetta che gli ha permesso di conquistare il 5° posto assoluto e il 2° posto di categoria, confermando ancora una volta il suo straordinario feeling con le gare di lunga distanza.

La sua non è stata una gara semplice. Dopo pochi metri di salita un bastoncino si rompe, costringendolo ad affrontare quasi tutta la competizione con un solo appoggio, proprio su un percorso dove il dislivello e la tecnicità rappresentano gli ostacoli principali. Un inconveniente che avrebbe potuto compromettere la gara di molti, ma che Ion ha saputo gestire con lucidità, recuperando posizione dopo posizione fino ad arrivare ad un prestigioso quinto posto assoluto, chiudendo la prova in meno di undici ore.

Anche Michele Tuffanelli ha saputo interpretare al meglio la propria gara. Per lui la Trans d'Havet aveva un sapore particolare: quello della rivincita, dopo quanto accaduto nell'edizione precedente. Con determinazione ha affrontato il duro tracciato della 24 chilometri, portando a casa un risultato che gli ha regalato grande soddisfazione.

La Trans d'Havet è molto più di una semplice gara di trail running. Nata per attraversare le Piccole Dolomiti, prende il nome dall'antica "Strada dell'Havet", un percorso storico utilizzato nei secoli da pastori e commercianti. Oggi è considerata una delle competizioni più affascinanti d'Italia grazie ai suoi itinerari che attraversano il Monte Summano, il Gruppo del Carega, il Rifugio Fraccaroli, il Passo della Lora e spettacolari creste da cui, nelle giornate più limpide, lo sguardo arriva fino alla Pianura Padana.

Le lunghe salite, i ghiaioni, la roccia viva e i passaggi più tecnici rendono questa manifestazione una vera prova di resistenza fisica e mentale, capace di lasciare ricordi indelebili in chi la affronta.

A raccontare meglio di qualsiasi cronaca le emozioni della giornata sono proprio le parole dei protagonisti.

Il commento di Michele Tuffanelli 

"Avevo un conto in sospeso con questa gara per il fatto successo nel 2024...vallo ha chiedere chi ha vinto la marathon di ieri... comunque gara bellissima un di più importante si sale dolcemente fino al nono km poi inizia il muro vero 480 D+ in 1,5 km una verticale spacca gambe ma poi un bellissimo mangia e bevi in cresta ultimi 5/6 km si scende a tratti tecnici poi si corre anche bene... ottimo risultato per me, Da rivedere il non pacco gara, peccato un minimo si poteva fare.Volevo evidenziare il gran 5 posto assoluto di Ion Coban sulla 80 km un gran talento non sbaglia una ultra."

Il commento di Ion Coban 

"TRANS D’HAVET 2026 È la prima volta che mi iscrivo a questa gara e a differenza delle altre volte gestisco abbastanza bene la fase di scarico e mi presento sulla linea di partenza con le gambe scariche e pronte a dare battaglia. La gara è lunga 80 chilometri con circa 5300 m di dislivello, dove il tracciato presenta tratti spiccatamente tecnici, fondo roccioso tipico delle Piccole Dolomiti e passaggi esposti. La gara parte con un breve giro per il paese, si ripassa sotto all’arco di partenza, e successivamente imbocca la lunga salita al Monte Summano. Dopo nemmeno 5 m di dislivello positivo (e sono stato anche largo 😊) arriva la prima sorpresa della serata; sulla strada mi si incastra nei pietrini la punta di un bastoncino. In passato mi è successo diverse volte che si incastrassero tra le rocce e normalmente si sfila senza problemi, dato che risulta attaccato al guanto, ma questa volta qualcosa va storto. Mi si spezza il cavo interno rendendo il bastoncino fuori uso per il resto della gara. A questo punto, e con tutto il dislivello previsto ancora da affrontare, ne sono consapevole che alla lunga sarà costretto a pagare dazio. Metto via il bastoncino rotto e uso soltanto quello integro cercando di alternate il braccio dividendo le salite a metà. Come il mio solito parto abbastanza piano, vista la distanza e il dislivello complessivo da affrontare e subito dopo la partenza mi ritrovo tra i primi 15/20 atleti. Al via ci siamo salutati con Luca Nardi. Abbiamo fatto diverse gare insieme; per una volta sono arrivato davanti io mentre nelle ultime due gare è arrivato sempre lui prima di me e con ampio vantaggio. Al via parte più forte di me ma dopo pochi chilometri, lungo la prima salita che porta al Monte Summano con oltre 1000 m di dislivello positivo, lo raggiungo e cerco di mantenere il suo passo visto che abbiamo indicativamente lo stesso livello atletico. Lungo la salita recuperiamo diverse posizioni e corriamo insieme per i primi 55 chilometri circa. Durante la salita che porta al rifugio Fraccaroli, una della più durre di tutta la gara con oltre 300 m di dislivello da affrontare in un chilometro circa, dove il fondo è composto da ghiaia mossa, sassi instabili e roccia viva e ogni passo indietro dovuto alla ghiaia instabile aumenta la fatica. Mai come in questo passaggio si è fatta sentire la mancanza del secondo bastoncino. In alcuni passaggi superiori, l'uso delle mani è inevitabile per mantenere l'equilibrio sulla roccia. Alla fine della salita guadagno qualche minuto di vantaggio nei confronti di Luca. Una volta in cima per un breve tratto rallento dandogli il tempo di raggiungermi ma dopo poco mi rendo conto che fa fatica a mantenere il ritmo e recuperare il distacco accumulato. In questa fase della gara mi trovo nella settima posizione e a 5 minuti di distanza intravedo l’atleta che mi precede che a sua volta ha altri 2-3 minuti di ritardo da chi si trova nella quinta posizione. Visto che sto bene decido di aumentare il passo, lo riesco a superare e da lì a poco supero anche l’atleta che si trova nella quinta posizione. Negli ultimi 20 chilometri della gara, indicativamente dal km 60 in poi, ovvero dal Passo della Lora fino al traguardo di Valdagno, restano da fare circa 700-800 metri di dislivello positivo complessivi e nonostante alcuni tratti tecnici in discesa, che mi costringono a rallentare di parecchio per evitare brutte sorprese, ma tuttavia riesco a tenere un buon passo. Purtroppo, chi si trova nella quarta posizione ha circa 15 minuti di vantaggio nei miei confronti e a questo punto della gara è irraggiungibile. Chiudere la Trans d'Havet Ultra 80K abbattendo il muro delle 11 ore (10h 56m) e conquistando la 5ª posizione assoluta  

  va oltre ogni mia migliore aspettativa. Sapevo che il Carega e il fondo tecnico delle Piccole Dolomiti non avrebbero fatto sconti, ma le gambe e la testa hanno risposto presente dal primo all'ultimo chilometro. Un risultato che mi riempie di orgoglio e che ripaga ogni singola ora di sacrificio spesa in allenamento. Un grazie speciale all'organizzazione, al pubblico sul percorso e a chi fa sempre il tifo per me. Ora è tempo di recuperare, con lo sguardo già rivolto ai prossimi traguardi."

La Trans d'Havet è una di quelle gare che lasciano il segno. Lo fanno sui sentieri, sulle scarpe impolverate, sulle gambe affaticate e soprattutto nella memoria di chi la vive. Corriferrara torna da questa avventura con un risultato di assoluto prestigio grazie a Ion Coban e con una bella prova di carattere di Michele Tuffanelli, due interpretazioni diverse della stessa passione, quella che porta gli atleti ad affrontare la montagna con rispetto, determinazione e il sorriso, anche quando il sentiero si impenna e sembra non finire mai.