Corriferrara sulle strade del
mito: sei cuori nella leggenda della 100 Km del Passatore
C’è una gara
che non si corre soltanto con le gambe. Una gara che attraversa colline, notti,
paesi addormentati
e paure antiche. Una gara che ogni anno richiama uomini e
donne pronti a misurarsi con qualcosa che va oltre il cronometro. La 100 Km del
Passatore, andata in scena tra sabato 23 e domenica 24 maggio 2026, è stata
ancora una volta un viaggio epico lungo 102 chilometri e 1458 metri di
dislivello, dalla culla rinascimentale di Firenze fino alla piazza di Faenza.
E mentre il
sole incendiava l’asfalto toscano
e la notte scendeva sulle curve del
Muraglione, sei atleti di Corriferrara hanno scritto il proprio capitolo in
questa avventura che sa di leggenda.
Non è un caso
che il nome della corsa richiami il Passatore, Stefano Pelloni, brigante
romagnolo entrato nella storia e nella poesia. Giovanni Pascoli lo evocò nei
suoi versi come figura sospesa tra mito e realtà, simbolo di una Romagna
ribelle e popolare. E ancora oggi, lungo queste strade, pare quasi di sentirne
il passo tra i boschi e le pieghe dell’Appennino.
Una corsa dentro la storia
La partenza
da Firenze conserva ogni anno qualcosa di solenne. Le vie del centro storico
sembrano accompagnare i corridori fuori dal tempo, mentre il serpentone umano
si dirige verso Fiesole, primo assaggio di una lunga battaglia.
Poi arrivano
i borghi, le salite, il Passo della Colla.
Luoghi che custodiscono racconti
antichi, storie di viandanti e briganti, locande illuminate nella notte e
campanili che scandiscono il passaggio degli atleti.
Marradi,
terra natale di Dino Campana, accoglie i corridori nel cuore della notte con
quell’atmosfera sospesa che solo il Passatore sa creare. Qui la fatica diventa
poesia e la strada sembra domandare a ciascuno quanto sia disposto a dare per
arrivare fino in fondo.
Perché il
Passatore non perdona. Ma sa regalare emozioni che restano per sempre.
Corriferrara presente nella grande impresa
Corriferrara
si è presentata al via con sei atleti, tutti protagonisti di una prova intensa
e coraggiosa.
Tra le
prestazioni più significative spicca quella di Chiara Rosignoli,
capace di
migliorare di ben 30 minuti il proprio personale sulla distanza, chiudendo una
gara di straordinaria maturità e determinazione.
La sua corsa
è stata il simbolo della resilienza e della capacità di rialzarsi dopo i
momenti difficili.
“La mia
felicità, il mio viaggio, la gara definita per me dell'anno. 5 mesi e mezzo di
preparazione e sacrifici per incastrare allenamenti, gare, lavoro, famiglia,
amici, ecc. ma la soddisfazione di raggiungere un bellissimo traguardo, una
100km combattuta, desiderata, voluta e ottenuta!! La mia emozione si vede in
quel sorriso avuto in tutta la gara, grazie a chi mi è stato davvero vicino,
perché due settimane fa dopo un crollo fisico e psicologico in una gara, sono
riuscita a riprendermi, grazie al vostro sostegno, arrivando a questo
bellissimo obiettivo! 18° DONNA ASSOLUTA”.
Parole che
raccontano quanto il Passatore sappia essere crudele prima ancora della
partenza. Perché spesso la gara vera comincia nei mesi precedenti: nei dubbi,
nella stanchezza, nella paura di non farcela.
E proprio i
timori, le fragilità e la forza di continuare emergono con straordinaria
autenticità nel racconto di Marco Avanzi, alla sua prima 100 Km del Passatore.
Certe imprese nascono quasi per scherzo. Altre da una promessa fatta a sé stessi. Quella di Marco Avanzi è nata osservando un amico inseguire il proprio sogno lungo le strade del Passatore. Poi è arrivato un pettorale regalato per compleanno, una figlia in arrivo, una nuova vita da organizzare. Ed è lì che il sogno si è trasformato in sfida.
Il suo
racconto è il ritratto perfetto dello spirito del Passatore.
“100km del
Passatore un sogno che diventa realtà! Nove mesi di allenamenti, una figlia
nata da un mese e un nuovo lavoro che mi aspetta a partire da giugno. Insomma
quest'anno non mi sono fatto mancare nulla! Il desiderio di correre questa gara
è nato l'anno scorso accompagnando Luca in bicicletta durante il suo primo
Passatore. Ho visto il percorso, l'organizzazione, la sua felicità nel tagliare
il traguardo e l'entusiasmo dei giorni seguenti e mi sono detto, quasi quasi il
prossimo anno... Poi è arrivato agosto e mia moglie assieme ad un gruppo di
amici mi ha fatto trovare un pettorale come regalo di compleanno. Quel giorno
dopo averlo aperto le dico: “oh caxxo, mah hai fatto i conti?”
Lei:
“Perché?”
Io: “Guarda
che ad aprile partorisci”
Lei: “In
qualche modo farai...” Da li è iniziato tutto il percorso, il fioretto di non
bere nulla di alcolico fino alla gara (eh ok, qualche sbavatura c'è stata, ma
solo per le feste!). Corse all'alba, corse serali, corse in pausa pranzo, corse
mentre viaggiavo in trasferta per tutta l'Italia... insomma correre, correre,
correre. Non è stato tutto perfetto, avrei avuto più di una scusa per rimandare
al prossimo anno ma proprio per questo vale ancora di più. Torniamo alla gara,
in griglia di partenza faceva veramente caldo, a Firenze in il termometro
superava i 30°C e io notoriamente soffro il caldo. Ma partiamo e nonostante
tutto arriviamo in cima alla colla (50°km) in meno di 7 ore. Stavo iniziando a
fantasticare su una possibile chiusura intorno alle 12 ore ma, peccando di
inesperienza, non sapevo che avrei pagato il conto nella seconda parte di gara.
Ho retto bene fino al 60°km, da li in poi è stata una gara a parte. La fatica
si è fatta sentire pesantemente, le gambe facevano male e le vesciche mi hanno
messo in seria difficoltà. Fortunatamente la compagnia non mancava, Luca
faticava con me
con la solita allegria che lo contraddistingue, Massimo e
Davide in bici sempre attenti alle nostre necessità e un km dopo l'altro
l'abbiamo portata a termine. Arrivati al traguardo in 13h 45min. Ringrazio
prima di tutti Cecilia che mi ha sempre supportato (e sopportato), soprattutto
nell'ultimo mese dove le condizioni a casa non erano proprio facilissime. Luca
con cui ho condiviso la preparazione e gran parte degli allenamenti. Massimo
Corà che mi ha seguito come preparatore. Riccardo Ori il fisioterapista che mi
ha tenuto in sesto fino alla fine. Massimo e Davide i nostri fedeli
bici-accompagnatori. Questa gara la dedico a Cecilia, Tommaso ed Eleonora.”
Leggendo le sue parole si comprende perché il Passatore sia molto più di una semplice ultramaratona. È una lunga traversata emotiva dove il caldo, le vesciche e la stanchezza diventano quasi personaggi della storia.
E forse è
proprio questo che rende speciale questa corsa: nessuno arriva davvero da solo.
Poi
finalmente arriva Faenza.
Le luci, la
piazza, gli applausi nel cuore della notte o all’alba. Gli ultimi metri che
sembrano eterni e leggerissimi insieme. Il traguardo del Passatore non è solo
una linea disegnata sull’asfalto: è il punto esatto in cui la fatica si
trasforma in memoria.
Per i sei
atleti di Corriferrara è stata un’altra pagina da custodire. Una di quelle
storie che si raccontano per anni, tra allenamenti, ristori e partenze
all’alba.
Perché il
Passatore lascia addosso qualcosa di difficile da spiegare.
Forse il
sapore delle imprese antiche. Forse il fascino delle leggende. Forse
semplicemente la certezza che, almeno una volta nella vita, si può andare oltre
ciò che sembrava impossibile.
E sulle
strade tra Firenze e Faenza, anche quest’anno, Corriferrara ha saputo essere
protagonista di quella leggenda.












































