🌾 Trofeo della Laguna: dove il vento passa tra le canne… e Gigi pensa al bombolone
E proprio le canne, nella parte finale del percorso, hanno suggerito a Gigi un'associazione letteraria quasi inevitabile: Grazia Deledda, la scrittrice sarda premio Nobel per la Letteratura, e il suo Canne al vento. Perché, in fondo, anche il podista è un po' come una canna: si piega, ondeggia, resiste… soprattutto quando il chilometro finale comincia a presentare il conto.
Elmas, inoltre, ha una storia profondamente legata all'acqua e alla pianura circostante. Il nome stesso del paese è generalmente ricondotto all'antico toponimo Semeria, mentre l'area di Santa Gilla conserva tracce di una frequentazione umana antichissima. Il vicino Giliacquas, c on il suo piccolo porticciolo, aggiunge al percorso quel sapore di Sardegna in cui acqua, vento, lavoro e vita quotidiana sembrano appartenere alla stessa storia.E poi c'è Gigi Medas.
Che, tornato a casa, ha deciso di affrontare la gara con uno spirito decisamente diverso da quello dell'eroe che parte alla conquista del tempo personale. Qui non c'erano Ulisse, Achille o Ercole da imitare. Al massimo un moderno Odisseo diretto verso una meta molto più concreta: il pasta party.
Perché se Canne al vento raccontava uomini e destini trascinati dalle forze della vita, Gigi sembra avere trovato una filosofia altrettanto saggia: lasciarsi trasportare dal vento… ma possibilmente verso i gnocchetti alla campidanese. 
Ecco il racconto di Gigi Medas, che questa volta ha deciso di interpretare la gara con uno spirito molto particolare: meno cronometro e più viaggio, meno agonismo e più territorio… con una strategia finale assolutamente scientifica: arrivare abbastanza in forma da poter affrontare dignitosamente il pasta party!
Il suo commento:
"Il Trofeo della Laguna, 9,6 km a Elmas (CA)
La gara è iniziata nel modo più ingannevole possibile: un giro e mezzo della pista di atletica. Uno pensa: «Bene, oggi si vola!». Dopo mezzo giro, però, ho cominciato a sospettare che il volo sarebbe stato rimandato a data da destinarsi.
Poi via, fuori dalla pista e verso le strade del paese.
Il tratto più suggestivo è stato sicuramente quello che costeggia la Laguna, mentre nell'ultima parte del percorso i canneti, altissimi e affascinanti, sembravano volerci accompagnare personalmente fino al traguardo. Impossibile non pensare a Canne al vento della nostra grande Grazia Deledda, Premio Nobel per la Letteratura.
Solo che, mentre nel romanzo le canne si piegano al vento, noi podisti, dopo qualche chilometro, ci piegavamo principalmente… alla fatica.
La gara è stata organizzata molto bene dall'Atletica Elmas. Ho avuto modo di seguire anche l'impegno profuso dai volontari nei giorni precedenti la manifestazione e devo dire che dietro quei 9,6 chilometri c'era un lavoro enorme. Una vera squadra nella squadra, fatta non solo di atleti ma di tante persone impegnate perché tutto funzionasse al meglio.
E si è visto anche al ristoro finale. Durante il pasta party, un'atleta mi faceva notare con un certo orgoglio che persino atleti di altre società si erano messi a disposizione per servire i commensali.
Insomma, qui la rivalità sportiva finiva al traguardo. Dopo, tutti uniti: chi correva contro di te fino a dieci minuti prima, improvvisamente poteva ritrovarsi a chiederti:
«Gnocchetti?»
«Salsiccia?»
«Un altro pezzo di coppone?»
E lì, francamente, ogni rivalità veniva immediatamente superata.
Un bellissimo esempio di collaborazione, di quelli che fanno bene allo sport e, soprattutto, anche all'appetito.
Finita la gara, però, per i volontari non era affatto finita la giornata. Smontaggio, tavoli, attrezzature e riconsegna del materiale fornito da altre organizzazioni locali: le operazioni sono andate avanti fino alle 20.
A quel punto, però, l'atmosfera era decisamente più rilassata. L'evento era riuscito, la gente era soddisfatta e l'Ichnusa poteva finalmente iniziare a scorrere con quella naturalezza che, dopo una giornata del genere, sembrava quasi un dovere civico.
Per quanto riguarda la mia gara, l'ho affrontata con lo spirito di chi torna finalmente a casa e decide di godersi il paesaggio.
Niente velleità di record.
Niente strategie da campione olimpico.
Niente tabelle di marcia.
O meglio, le tabelle c'erano, ma quelle che mi interessavano davvero erano quelle del pasta party.
Dopo il primo giro e mezzo della pista, i miei bollenti spiriti di velocità si erano improvvisamente raffreddati. E questo malgrado il caldo.
A quel punto ho pensato:
«Goditela. Assapora il paesaggio. Non spingere. E soprattutto fai il figo solo nell'ultimo mezzo giro di pista, all'arrivo. Devi conservare le energie per ciò che conta davvero: il pasta party».
Ed è stato allora che ho trovato la vera motivazione.
Perché diciamolo: quando sai che alla fine della gara ti aspettano gnocchetti alla campidanese, salsiccia, coppone arrosto, vino, cocomero e paste a scelta, improvvisamente anche 9,6 chilometri assumono un significato più profondo.
Quasi filosofico.
Così ho proseguito, godendomi, si fa per dire, il viaggio. Con fatica, naturalmente, perché la filosofia è bella, ma le gambe, a un certo punto, chiedono spiegazioni.
Poi, negli ultimi metri, è successo qualcosa.
Nell'aria ha cominciato a propagarsi il profumo della carne arrosto.
E lì sì che ho trovato un'accelerazione. 
Altro che integratori, gel energetici e preparazione mentale: bastava il profumo del coppone.
Se avessero messo la griglia al quinto chilometro, probabilmente avrei fatto il personale.
Il pasta party offriva un menu vegano e uno per i non vegani. Naturalmente, dopo un'attenta, scrupolosa e approfondita valutazione durata circa due secondi, ho scelto il secondo.
Gnocchetti alla campidanese, salsiccia, coppone arrosto, vino, cocomero e paste a scelta.
Una scelta difficile, insomma.
Alla fine la mia attenzione è caduta sul bombolone.
Non per gola, sia chiaro.
Per il recupero muscolare.
Il bombolone, come tutti sanno, o almeno come mi piace pensare, è fondamentale per reintegrare correttamente le energie perdute durante lo sforzo.
Dopo tutto questo, a fine giornata, sono tornato al campo di atletica e ho dato anch'io un piccolo aiuto per spostare tavoli e riconsegnare il materiale alle organizzazioni che lo avevano fornito.
Perché una bella giornata di sport non finisce quando si taglia il traguardo.
Finisce quando sono stati smontati i tavoli.
O, più realisticamente, quando si è affrontata qualche altra Ichnusa.
Ed è proprio così che ho concluso la giornata: insieme a mio fratello, a mia cognata, entrambi nel consiglio direttivo e agli altri volontari rimasti fino alla fine ad aiutare.
Tra una tavola da spostare, una chiacchiera e qualche Ichnusa, il Trofeo della Laguna si è chiuso nel migliore dei modi.
Che dire? Soddisfattissimo.
Una bellissima giornata di sport, di collaborazione, di amicizia, di fatica, di canneti, di Grazia Deledda, di volontari instancabili e, naturalmente, di un pasta party così convincente da meritare quasi una gara tutta sua.
E forse, a pensarci bene, il vero segreto della mia prestazione è stato proprio quello:
non ho corso per vincere il Trofeo della Laguna.
Ho semplicemente cercato di arrivare abbastanza in forma per affrontare il ristoro finale".
E forse è proprio questa la morale della giornata.
La corsa finisce quando si taglia il traguardo.
Lo Sport, invece, continua.
Continua nei volontari che preparano e smontano, negli atleti di società diverse che si danno una mano, in chi corre e in chi serve il pranzo, in chi arriva stanco e in chi resta fino a sera.
E continua anche davanti a qualche Ichnusa, quando finalmente il vento della Laguna ha smesso di soffiare e le canne possono tornare immobili.
Perché a volte non serve conquistare il proprio record.
Basta tornare a casa felici.
E magari con un bombolone ben reintegrato. 🌾🍝🍺
Le foto seguenti sono relative al giro di prova del percorso di gara.



























