Sei note, ventuno chilometri: la sinfonia di Corriferrara a Pomposa
Ci sono luoghi nei quali correre significa semplicemente correre. E poi ci sono luoghi nei quali ogni passo sembra avere una storia da raccontare. Pomposa è uno di questi.
Domenica 27 settembre 2026, nel giorno della prima Abbazia di Pomposa Half Marathon, la corsa è entrata per la prima volta nel paesaggio millenario dell'Abbazia, proprio nell'anno in cui Pomposa celebra i suoi mille anni di storia. Ventuno chilometri e 97 metri attraverso un territorio dove storia, natura e memoria si incontrano, con l'Abbazia a fare da straordinario punto di riferimento.
E in questo scenario Corriferrara ha portato una vera orchestra. Sono stati 88 gli atleti Corriferrara presenti, ma con due spartiti differenti: 79 hanno affrontato la mezza maratona, mentre 9 hanno scelto la 6 km non competitiva. Una parte dell'orchestra, dunque, ha suonato una partitura lunga 21,097 chilometri, fatta di ritmo, fatica, inseguimenti, pacers e traguardi.
Gli altri hanno scelto una musica più tranquilla, quella della 6 km non competitiva, dove il cronometro lascia spazio soprattutto al piacere di esserci, di condividere una giornata speciale e di attraversare un luogo dalla storia millenaria. E diversi dei 79 impegnati nella mezza hanno avuto anche un compito particolare: fare da pacers per i vari ritmi, accompagnando altri runner verso il proprio obiettivo.
Una bella sinfonia ben orchestrata, dunque, con strumenti diversi e tempi diversi, ma tutti dentro la stessa composizione. Qualcuno davanti a cercare il risultato, qualcuno nel mezzo a costruire il proprio ritmo, qualcuno a fare da riferimento per gli altri e qualcuno, sulla distanza più breve, semplicemente a godersi la musica della giornata.
Perché non tutte le musiche devono essere eseguite allo stesso volume.
E quella dei nove Corriferrara della 6 km è stata, metaforicamente, una musica più tranquilla, ma non per questo meno importante. Non poteva esserci luogo migliore per farlo.
Perché proprio Pomposa è legata alla figura di Guido d'Arezzo, il monaco al quale è tradizionalmente associata l'elaborazione dell'esacordo e della solmisazione.
E allora, per raccontare questa domenica, possiamo provare a trasformare la corsa in una partitura.
UT – RE – MI – FA – SOL – LA.
Sei note.
Sei momenti.
Una grande sinfonia.
E, questa volta, anche una piccola melodia più dolce e rilassata per chi ha scelto i sei chilometri.
UT – Il primo respiro
UT è la partenza.
È quel momento sospeso nel quale i runner aspettano che il silenzio si rompa e che i primi passi trasformino l'attesa in movimento.
Per i Corriferrara quel primo passo aveva un significato particolare.
Non era soltanto l'inizio di una gara.
Era l'ingresso in una storia lunga mille anni.
Alle spalle, l'Abbazia.
Davanti, ventuno chilometri per chi aveva scelto la distanza regina, sei per chi aveva preferito una corsa più rilassata.
Intorno, quella strana emozione che accompagna sempre le prime volte.
E così la sinfonia ha avuto inizio.
RE – Il ritmo
Dopo la prima nota arriva RE.
Il ritmo.
La corsa comincia a trovare la propria cadenza e ogni atleta cerca la propria musica.
Ma una sinfonia non è fatta soltanto di solisti.
Ci sono anche i musicisti che tengono il tempo.
E qui entrano in scena i pacers Corriferrara e di altre società.
Con i loro ritmi e soprattutto con la capacità di accompagnare gli altri, hanno trasformato la gara in qualcosa che andava oltre la competizione individuale. Perché un pacer non corre soltanto contro il cronometro. Corre con qualcuno. Gli presta il proprio ritmo, la propria esperienza, qualche parola nei momenti difficili.
E così i 79 Corriferrara della mezza diventano quasi un'orchestra: ognuno con il proprio strumento, ma tutti dentro la stessa musica.
MI – Il semitono della fatica
Poi arriva MI.
E qui la musica incontra la corsa in maniera quasi perfetta.
Nell'esacordo di Guido d'Arezzo, tra MI e FA c'è il semitono.
Una distanza piccola.
Ma sufficiente a cambiare il suono.
Nella mezza maratona quella piccola distanza può diventare enorme.
È il momento in cui il ritmo che sembrava naturale comincia a costare fatica.
Il respiro diventa più pesante.
Il caldo si fa sentire.
Le gambe iniziano a chiedere spiegazioni.
Ed è qui che entra in scena Sara Melloni, che alla musica è abituata davvero: provetta chitarrista e cantante, questa volta ha scelto di mettere in mano non uno strumento, ma le proprie gambe.
E il suo approccio alla mezza maratona è già, a suo modo, una canzone ironica.
Sara Melloni 
"Abbazia di Pomposa Half Marathon.
Non posso dire di non aver fatto sport, questa estate. Due cose: mi
sono rifiutata di ingerire solo proteine per 650 kcal al giorno come proclamano
gli influencer, e ho fatto della gran bicicletta. Tutto questo mi ha reso
impreparata alla metà della distanza regina, ma ho voluto provare lo stesso,
con l' obiettivo di concludere la gara in 3 anni, 2 mesi, 14 giorni e 16 ore.
Mi è andata leggermente meglio di così. Mi sono divertita con il gruppo dei
pacers delle 2h20', ascoltando le incredibili avventure ultrapodistiche di
Chiara, e nella mia progressione dall' undicesimo chilometro. Ho avuto sete.
Tanta sete. Al ristoro clou i liquidi erano terminati, così ho raccolto un
bicchiere usato e buttato a lato della strada e l' ho riempito di acqua che, a
differenza di quella ferrarese, passa in un impianto a cloro e non ad ozono, e
ho bevuto nel totale disprezzo di ogni elementare norma igienica.
Bello il clima, l' atmosfera, i mille anni dell' abbazia, l' abate
Guido e il suo femore nella teca, e il tortiglione!"
Sara aveva dunque scelto la compagnia della banda delle 2h20', ascoltando le avventure ultrapodistiche di Chiara e trovando poi la propria progressione dall'undicesimo chilometro.
Una gara interpretata con ironia, curiosità e quella sana dose di incoscienza che, qualche volta, serve anche per mettersi alla prova.
E poi, naturalmente, c'è la sete.
Tanta.
Anche questa, in fondo, fa parte della partitura della corsa.
FA – Il coraggio di continuare
Se MI è il semitono della fatica, FA è il momento nel quale bisogna decidere cosa farne.
Continuare.
Rallentare.
Resistere.
Cambiare ritmo.
È qui che la corsa diventa soprattutto una questione personale.
E qui arriva Carlo Barbieri, protagonista di una gara vissuta sul filo dell'equilibrio, tra prudenza, inseguimento e la possibilità concreta di salire sul podio.
Il suo racconto merita di essere ascoltato perché dentro quei ventuno chilometri c'è praticamente un'intera sinfonia:
Carlo Barbieri 
"Mezza Maratona dell’Abbazia di Pomposa: un podio sfiorato! 21 km, un po' di caldo e una gara tutta da interpretare. A Pomposa si parte subito forte: i primi due prendono il volo, mentre io resto nel gruppetto degli inseguitori, gruppetto di altri due. All’8° km il mio compagno accelera. Scelgo la prudenza e rimango quarto. Ma poco dopo, colpo di scena: uno dei primi due aveva rallentato, si stava ormai fermando. Non ci penso troppo, ma il podio non era più un illusione: sono terzo! Dal 12° al 16° km corro solo, ma non troppo: incontro casualmente Andrea (amico con cui vado in bici) che aveva appena finito il suo giro in bici e decide di condividere questa sofferenza con me! Il caldo sale, le gambe non girano piu come prima e con gli stessi battiti e sforzo percepito di prima, sto correndo 10 secondi/km piu lento. Al 17° km il quarto mi raggiunge. Provo a resistere, ma al 19° arriva il suo sorpasso in progressione. Io continuo a ripetere ad Andrea di fianco a me che non ce la faccio, e lui con grande esperienza dice "Va bene, vai al tuo passo, ma tienilo li, non mollare!". Manca un kilometro, davanti a me il podio è ancora lì, a pochi secondi, ma non riesco a ricucire il distacco. Sono sfinito, arrivo quarto assoluto, a dodici secondi di distacco dal terzo. Probabilmente senza Andrea avrei mollato molto prima, quindi mi sento di doverlo ringraziare ufficialmente. Taglio il traguardo con un pizzico di amarezza, ma anche con la soddisfazione di aver dato tutto, per una gara poco programmata e un buon test per il futuro. Ora testa alla Ferrara Half marathon! 4° assoluto e 1° di categoria."
Il racconto di Carlo ha quasi il ritmo di una partitura.
Parte fortissimo.
Poi rallenta.
Trova un'improvvisa possibilità.
Incontra la fatica.
Trova un compagno di strada.
Perde il podio.
Eppure continua.
E forse proprio qui c'è uno dei significati più belli dello sport: il risultato finale racconta soltanto una parte della gara. Tutto il resto rimane dentro quei chilometri che nessuna classifica può misurare.
SOL – La compagnia che cambia la musica
SOL è la nota della resistenza, ma anche quella della compagnia.
Perché a Pomposa la corsa non è stata soltanto una somma di prestazioni individuali.
È stata anche una grande prova collettiva.
Gli atleti Corriferrara hanno corso insieme, si sono incrociati, sostenuti, accompagnati.
E alcuni hanno avuto un compito particolare: fare da riferimento per chi cercava un determinato tempo.
I pacers hanno trasformato il cronometro in qualcosa di umano.
Un'ora e 30 - Un'ora e 40 - Un'ora e 50 - Due ore - Due ore e venti. E così via.
Numeri che diventano persone, voci, incoraggiamenti, compagni di strada.
Una vera orchestra nella quale non tutti devono necessariamente suonare la stessa parte.
Anzi.
È proprio la diversità degli strumenti a creare la musica.
E accanto alla partitura della mezza maratona, quella dei 9 Corriferrara impegnati nella 6 km non competitiva ha mantenuto un volume più basso, quasi una melodia da ascoltare passeggiando: meno assillo del tempo, più attenzione al luogo, alla compagnia e al piacere di esserci.
Due musiche differenti, dunque.
Ma lo stesso spartito.
LA – L'arrivo
Poi arriva LA.
L'ultima nota dell'esacordo.
Il traguardo.
E qui la musica cambia ancora.
Perché all'arrivo non esiste più il ritmo dei pacers, non esiste più il passo del gruppo, non esiste più soltanto la posizione in classifica.
Rimane ciò che ognuno si porta dentro.
Per Carlo rimane il quarto posto assoluto, a soli dodici secondi dal terzo, insieme al primo posto di categoria.
Per Sara rimane una mezza maratona vissuta con ironia, sete, bicicletta, pacers, racconti di Chiara e una progressione dall'undicesimo chilometro.
Per gli altri Corriferrara rimangono altre storie, altri ritmi, altre battute della stessa composizione.
E per tutti rimane soprattutto la possibilità di aver corso nel Millenario dell'Abbazia di Pomposa.
Mille anni di storia alle spalle. Ventuno chilometri davanti.
E una musica che, almeno per una domenica, ha unito passato e presente.
Guido d'Arezzo aveva bisogno di sei note per costruire un sistema capace di aiutare i cantori a riconoscere e ricordare i suoni.
A Pomposa, mille anni dopo, i Corriferrara hanno costruito un'altra scala.
UT per partire.
RE per trovare il ritmo.
MI per incontrare la fatica.
FA per decidere di continuare.
SOL per condividere il cammino.
LA per arrivare.
Sei note.
Ventuno chilometri.
79 corridori sulla mezza, 9 sulla 6 km.
E una sola grande sinfonia ben orchestrata, con anche quella musica più tranquilla di chi ha scelto semplicemente di esserci.
La prima nota della Mezza Maratona di Pomposa è stata suonata. Ora la musica continua.
E per Corriferrara, come sempre, la prossima corsa sarà un'altra storia da mettere in musica.



















































































