giovedì 6 agosto 2026

Riepilogo attività settimanale e punti che saranno assegnati.

 

Nota dell'autore

L'incipit di questo articolo è una libera parafrasi ispirata alla celebre poesia di Dylan Thomas, La forza che attraverso il verde fuso spinge il fiore (The Force That Through the Green Fuse Drives the Flower). Il richiamo vuole essere un omaggio alla potenza vitale descritta dal poeta gallese: la stessa energia che anima la natura e che, metaforicamente, accompagna anche la passione, la costanza e il desiderio di superare i propri limiti di chi corre.

La forza che attraversa l'estate spinge ancora il passo

C'è una forza silenziosa che attraversa l'erba ancora calda d'agosto e spinge il fiore a cercare la luce, la stessa forza che conduce il piede dell'atleta lungo un sentiero, una strada bianca, una salita che sembra voler sfidare il cielo. Non conosce ferie questa energia. Cambia soltanto il ritmo, si concede il respiro delle vacanze, ma continua a pulsare nelle gambe e nel cuore di chi corre.

La settimana del 2 agosto 2026 racconta proprio questo. Quaranta atleti Corriferrara hanno continuato a scrivere la loro estate con le scarpe ai piedi: 290 chilometri percorsi, 1.800 metri di dislivello affrontati, tre luoghi diversi trasformati in pagine di un unico diario dove il sudore si mescola al profumo dei boschi e delle campagne.

Molti stanno ancora vivendo il tempo delle vacanze, ma il richiamo della corsa è più forte della pausa. Tra un'alba sul mare e un tramonto in montagna, gli allenamenti proseguono con lavori mirati, prove sui 3 chilometri, test di velocità per misurare la condizione, e trail che costruiscono forza e resistenza. È il tempo in cui non si cercano ancora i grandi risultati, ma si prepara il terreno perché l'autunno possa fiorire di nuove soddisfazioni.

A Baura, dove la pianura ferrarese custodisce ancora l'anima delle antiche campagne attraversate dai rami del Po, la corsa "Vivi Baura" ha riportato il podismo tra le case e le strade di un borgo che conserva il sapore genuino della comunità. Su quei 6,7 chilometri, Corriferrara ha lasciato un'impronta importante, soprattutto grazie alle sue donne.

Sono ancora loro, settimana dopo settimana, a colorare di entusiasmo le classifiche. Rosanna Albertin conquista uno splendido terzo posto assoluto, dimostrando come esperienza e determinazione possano correre insieme. Paola Pantaleoni sale sul gradino più alto della propria categoria, mentre Rita Romagnoli e Elisa Ferrari completano una giornata da ricordare con il secondo e il terzo posto di categoria. È un podio che racconta costanza, allenamento e passione, ma soprattutto una squadra che continua a crescere attraverso il talento delle proprie atlete.

Poi il cammino si è alzato verso il cielo.

A Caltrano, nel cuore dell'Alto Vicentino, là dove le Prealpi si vestono di pascoli e boschi, il trail "Su e zo per le malghe" ha offerto uno dei percorsi più suggestivi dell'estate. Sedici chilometri e 850 metri di dislivello tra malghe, sentieri e panorami che sembrano sospesi tra terra e nuvole. Il nome stesso della manifestazione richiama il dialetto veneto: "su e giù per le malghe", un continuo dialogo con la montagna che premia chi sa ascoltarne il respiro.

Poco distante, sull'Altopiano di Asiago, Canove ha accolto i podisti con "La Vaca Mora", gara che prende il nome da una storica figura della tradizione locale, simbolo della cultura contadina e dell'identità cimbra. I suoi 9,7 chilometri, con un dislivello di cento metri, scorrono tra prati, boschi e luoghi che portano ancora i segni della Grande Guerra, dove oggi il silenzio è rotto soltanto dal vento e dal passo dei corridori.

Ogni gara, ogni allenamento, ogni salita affrontata durante questa estate rappresenta un seme. Non è il tempo del raccolto, ma quello delle radici. Le gambe costruiscono ciò che il cronometro racconterà nei prossimi mesi. Così, mentre molti sono ancora lontani dalle competizioni più importanti, continuano a misurarsi nei test sui 3 chilometri, ad accumulare chilometri sui sentieri, a trasformare il caldo di agosto in energia per l'autunno.

Perché la corsa assomiglia alla natura: nulla nasce all'improvviso. Ogni fiore custodisce mesi di silenzio sotto la terra, ogni vittoria contiene centinaia di allenamenti invisibili.

E quella forza che attraversa il verde del mondo continua a spingere anche Corriferrara. Spinge il passo, il respiro, la volontà. Fa nascere podi quando meno te lo aspetti, trasforma le vacanze in opportunità, un sentiero in una promessa e ogni nuovo chilometro nella certezza che la stagione più bella è sempre quella che deve ancora arrivare.







martedì 4 agosto 2026

Vivi Baura

 

Vivi Baura, quando il caldo diventa un avversario e il cuore dei podisti scrive un'altra pagina di sport

Vi sono mattine d'agosto in cui il sole sembra dimenticare ogni misura e riversare sulla pianura ferrarese tutto il suo ardore. Eppure, proprio quando l'aria pare trasformarsi in una sfida, gli uomini e le donne della corsa indossano il sorriso, allacciano le scarpe e si affidano al battito del proprio cuore. Così è accaduto domenica 2 agosto, quando le vie e gli sterrati di Baura, piccola frazione alle porte di Ferrara, hanno accolto la Vivi Baura, gara podistica di 6,7 chilometri che ha saputo unire agonismo, amicizia e spirito di comunità.

Baura è uno di quei luoghi che custodiscono il fascino discreto della campagna estense. Il suo nome, secondo una delle ipotesi più accreditate, deriverebbe dall'antico termine latino Bovaria, ovvero luogo destinato al pascolo dei buoi, memoria di una terra che da secoli vive in simbiosi con l'agricoltura e con le acque che hanno modellato il territorio. Non mancano però le leggende popolari: gli anziani raccontavano che, nelle afose sere estive, tra gli argini e i filari comparissero misteriose luci danzanti, anime benevole o scherzi della natura che accompagnavano il ritorno dei contadini. Racconti che oggi sembrano favole, ma che continuano a donare poesia a queste campagne.

In questo scenario si è svolta una gara che ha avuto un protagonista inatteso ma inevitabile: il caldo. Già alle nove del mattino il termometro aveva abbondantemente superato i trenta gradi, trasformando ogni chilometro in una piccola impresa.

Ancora una volta Corriferrara si è presentata con il gruppo più numeroso. Un risultato che avrebbe meritato il gradino più alto tra le società partecipanti, ma la presenza tra gli organizzatori di due atleti biancazzurri, Elisa Benini e Lorenzo Bocchi, ha suggerito un gesto di grande correttezza sportiva: la società ha scelto spontaneamente di rinunciare alla premiazione, lasciando così il primo posto alla Polisportiva Quadrilatero. Un esempio di eleganza che vale quanto una vittoria.

Sul piano agonistico non sono mancate le soddisfazioni.

Rosanna Albertin ha conquistato uno splendido terzo posto assoluto, confermando ancora una volta il proprio valore. Ottime anche le prove di Paola Pantaleoni, prima di categoria, e di Rita Romagnoli, seconda di categoria, risultati che testimoniano la qualità e la costanza del gruppo femminile di Corriferrara.

Ma, come spesso accade nelle corse estive, il cronometro racconta solo una parte della storia. L'altra vive nelle emozioni dei protagonisti.

Diana Danu ha riassunto perfettamente lo spirito della giornata:

"Bollentissima mattinata di agosto ci ha riuniti per condividere nuove esperienze ed emozioni! Mai fatta prima, sicuramente parteciperò anche i prossimi anni, sperando a qualche grado in meno. Grazie ai nostri colleghi Elisa Benini e suo marito Lorenzo per l'organizzazione, MERAVIGLIOSI!!!! I ghiaccioli erano graditi, peccato di non avere fatto una foto con loro. Premiata di categoria e che soddisfazione."

Parole che raccontano molto più di una semplice gara: il piacere dello stare insieme, l'accoglienza degli organizzatori e quei piccoli dettagli, come un ghiacciolo offerto al termine della fatica, capaci di diventare ricordi indelebili.

Più sintetico, ma altrettanto efficace, il commento di Alessandro Medri:

"Gara dura per clima molto caldo e parecchio sterrato."

Poche parole che descrivono fedelmente una prova resa impegnativa sia dal fondo sia dalle temperature.

Con la consueta ironia, Simone Casadio ha invece regalato il sorriso finale:

"Parola d'ordine: Caldissimo!! Nonostante la partenza anticipata alle 9 eravamo già ben oltre i 30 gradi, direi che, a parte gli atleti da classifica, tutti gli altri abbiamo partecipato in modalità sopravvivenza. Io per primo ho tentato di mettermi a regime di crociera per finirla in maniera decente. Piccola nota di colore: più volte lo speaker ha segnalato che erano vietate le cuffie, ma questo non ha impedito a un signore di correrla tutta con il cellulare al braccio che sparava musica techno a tutto volume intorno a lui... forse era meglio fargli usare le cuffie!"

Un episodio divertente che dimostra come, anche nelle giornate più faticose, una risata riesca sempre ad alleggerire la corsa.

Forse è proprio questo il segreto delle manifestazioni come la Vivi Baura. Non soltanto classifiche, medaglie o tempi cronometrici, ma persone che scelgono di ritrovarsi, affrontare insieme la fatica e trasformare una torrida mattina d'agosto in un ricordo da conservare.

Come avrebbe narrato Ariosto, ogni corsa è un viaggio cavalleresco: c'è chi insegue il drago del cronometro, chi combatte il sole, chi sfida i propri limiti e chi semplicemente cerca il piacere del cammino condiviso. Alla fine, però, tutti giungono al medesimo traguardo con un sorriso diverso, ma ugualmente sincero.

E quando il caldo sarà ormai soltanto un ricordo e i ghiaccioli si saranno sciolti da tempo, resterà la certezza che la vera vittoria appartiene a chi continua a correre con passione, lealtà e amicizia. Perché le medaglie si appendono al collo, ma le emozioni trovano posto nel cuore.









giovedì 30 luglio 2026

Riepilogo settimana/mensile attività e punti che saranno assegnati

 

Diario di bordo Corriferrara – Settimana dal 20 al 26 luglio 2026

Ci sono settimane che scorrono veloci e altre che lasciano il segno. Quella appena conclusa appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Cinque località, quarantatré atleti in movimento, 390 chilometri percorsi e ben 9.050 metri di dislivello positivo, una quota che equivale a salire dal livello del mare fino alla cima dell'Everest... e continuare ancora qualche centinaio di metri.

Ogni gara è stata una pagina diversa dello stesso diario, scritta con il ritmo dei passi, il respiro delle salite e la voglia di condividere la passione per la corsa.

La settimana è iniziata a Francolino, con la Francolino Walk & Run, appuntamento ormai caro ai podisti ferraresi. Un percorso di 5,8 chilometri tra le campagne attraversate dal Po, dove il fascino non è dato dalle grandi montagne ma dalla tranquillità della pianura, dai filari di alberi e dal piacere di correre insieme. Da qui arrivano anche due splendidi piazzamenti: Filippo Rivaroli conquista il 2° posto di categoria, mentre Giulia Monesi sale sul 2° gradino del podio di categoria, confermando un momento di forma davvero eccellente.

Dal verde della pianura ci si è poi spostati sulle colline modenesi per il Vertical Ospitaletto di Castelvetro. Solo 7 chilometri, ma intensi e impegnativi. Le gare "vertical" insegnano una lezione semplice: il cronometro conta, ma è la forza di volontà a fare la differenza quando la strada sembra non voler smettere di salire.

Il fine settimana ha poi regalato una delle avventure più affascinanti del calendario trail: la Trans d'Havet, tra Valdagno e le Piccole Dolomiti vicentine. Un territorio spettacolare, modellato dalla roccia e dalla storia, dove sentieri, malghe e crinali raccontano la montagna autentica. Qui gli atleti hanno affrontato le distanze di 24 e 80 chilometri, con la prova regina che proponeva ben 5.500 metri di dislivello positivo. In questo scenario tanto duro quanto meraviglioso, Ion Coban ha conquistato uno splendido 2° posto di categoria nella 80 km, risultato di assoluto prestigio in una delle gare di trail più impegnative d'Italia.

Le scarpe dei Corriferrara hanno poi calcato i sentieri del Monte Carpegna, nelle Marche. Il Giro del Monte Carpegna, lungo 15,5 chilometri, attraversa boschi e panorami che erano particolarmente amati anche dal campione Marco Pantani, che proprio su queste salite costruiva parte della sua preparazione. Correre qui significa respirare storia del ciclismo e bellezza della natura allo stesso tempo.

Infine, il viaggio si è concluso nel cuore dell'Appennino abruzzese, a Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi medievali più belli d'Italia, inserito nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Le antiche case in pietra e le stradine senza tempo hanno fatto da cornice all'Ultramaratona del Gran Sasso, una prova di 50 chilometri dove fatica e paesaggi si fondono in un'esperienza che va ben oltre la semplice competizione.


Il mese di luglio in numeri

Con la chiusura dell'ultima settimana si conclude anche un mese intenso, ricco di emozioni e soddisfazioni.

Luglio 2026 racconta:

  • 127 atleti impegnati nelle competizioni;

  • 25 località raggiunte tra pianura, collina e montagna;

  • 1.815 chilometri percorsi;

  • 55.174 metri di dislivello positivo complessivamente affrontati, un dato impressionante che testimonia quanto i nostri atleti abbiano scelto di mettersi alla prova soprattutto sui percorsi più impegnativi;

  • 7 podi di categoria conquistati.

I protagonisti dei piazzamenti sono stati:

🥇 Cosetta Brombin – 1ª di categoria
🥇 Paola Pantaleoni – 1ª di categoria
🥈 Monica Fogli – 2ª di categoria
🥈🥉 Giulia Monesi – 2ª e 3ª di categoria
🥈 Ion Coban – 2° di categoria
🥈 Filippo Rivaroli – 2° di categoria


Ogni numero racconta solo una parte della storia. Dietro ai chilometri percorsi ci sono allenamenti svolti all'alba o dopo il lavoro, sacrifici, trasferte, amicizie nate lungo i sentieri e quella voglia di migliorarsi che caratterizza ogni atleta Corriferrara.

Luglio si chiude lasciando in eredità oltre 55 chilometri di dislivello verticale affrontati complessivamente, migliaia di passi e tanti sorrisi condivisi all'arrivo. Perché, alla fine, il vero traguardo non è soltanto una medaglia o una classifica: è poter riempire il proprio diario di bordo di esperienze vissute insieme.

Complimenti a tutti gli atleti che hanno indossato i colori di Corriferrara, a chi è salito sul podio e a chi, semplicemente, ha scelto ancora una volta di partire. Perché ogni partenza è già una piccola vittoria, e ogni arrivo aggiunge un nuovo ricordo da custodire.







lunedì 27 luglio 2026

Trans d'Havet, Ion Coban 2° di categoria.

 

Trans d'Havet 2026: Corriferrara protagonista sulle creste delle Piccole Dolomiti con Ion Coban e Michele Tuffanelli

Ci sono gare che non si limitano a misurare il tempo impiegato per arrivare al traguardo. Gare che chiedono rispetto, umiltà e la capacità di convivere con la fatica per ore, immersi in un ambiente tanto spettacolare quanto severo. La Trans d'Havet, disputata sabato 25 luglio, è una di queste.

Tra Valdagno, Piovene Rocchette e le magnifiche Piccole Dolomiti Vicentine, centinaia di trail runner hanno affrontato una delle competizioni più iconiche del panorama nazionale, caratterizzata da sentieri tecnici, rocce, creste panoramiche e salite che mettono a dura prova anche gli atleti più esperti.

A rappresentare Corriferrara erano Ion Coban, impegnato nella prova regina di 80 km con circa 5.500 metri di dislivello, e Michele Tuffanelli, al via della 24 km con 1.500 metri di dislivello.

La gara regina ha regalato una prestazione di altissimo livello a Ion Coban, autore di una prova praticamente perfetta che gli ha permesso di conquistare il 5° posto assoluto e il 2° posto di categoria, confermando ancora una volta il suo straordinario feeling con le gare di lunga distanza.

La sua non è stata una gara semplice. Dopo pochi metri di salita un bastoncino si rompe, costringendolo ad affrontare quasi tutta la competizione con un solo appoggio, proprio su un percorso dove il dislivello e la tecnicità rappresentano gli ostacoli principali. Un inconveniente che avrebbe potuto compromettere la gara di molti, ma che Ion ha saputo gestire con lucidità, recuperando posizione dopo posizione fino ad arrivare ad un prestigioso quinto posto assoluto, chiudendo la prova in meno di undici ore.

Anche Michele Tuffanelli ha saputo interpretare al meglio la propria gara. Per lui la Trans d'Havet aveva un sapore particolare: quello della rivincita, dopo quanto accaduto nell'edizione precedente. Con determinazione ha affrontato il duro tracciato della 24 chilometri, portando a casa un risultato che gli ha regalato grande soddisfazione.

La Trans d'Havet è molto più di una semplice gara di trail running. Nata per attraversare le Piccole Dolomiti, prende il nome dall'antica "Strada dell'Havet", un percorso storico utilizzato nei secoli da pastori e commercianti. Oggi è considerata una delle competizioni più affascinanti d'Italia grazie ai suoi itinerari che attraversano il Monte Summano, il Gruppo del Carega, il Rifugio Fraccaroli, il Passo della Lora e spettacolari creste da cui, nelle giornate più limpide, lo sguardo arriva fino alla Pianura Padana.

Le lunghe salite, i ghiaioni, la roccia viva e i passaggi più tecnici rendono questa manifestazione una vera prova di resistenza fisica e mentale, capace di lasciare ricordi indelebili in chi la affronta.

A raccontare meglio di qualsiasi cronaca le emozioni della giornata sono proprio le parole dei protagonisti.

Il commento di Michele Tuffanelli 

"Avevo un conto in sospeso con questa gara per il fatto successo nel 2024...vallo ha chiedere chi ha vinto la marathon di ieri... comunque gara bellissima un di più importante si sale dolcemente fino al nono km poi inizia il muro vero 480 D+ in 1,5 km una verticale spacca gambe ma poi un bellissimo mangia e bevi in cresta ultimi 5/6 km si scende a tratti tecnici poi si corre anche bene... ottimo risultato per me, Da rivedere il non pacco gara, peccato un minimo si poteva fare.Volevo evidenziare il gran 5 posto assoluto di Ion Coban sulla 80 km un gran talento non sbaglia una ultra."

Il commento di Ion Coban 

"TRANS D’HAVET 2026 È la prima volta che mi iscrivo a questa gara e a differenza delle altre volte gestisco abbastanza bene la fase di scarico e mi presento sulla linea di partenza con le gambe scariche e pronte a dare battaglia. La gara è lunga 80 chilometri con circa 5300 m di dislivello, dove il tracciato presenta tratti spiccatamente tecnici, fondo roccioso tipico delle Piccole Dolomiti e passaggi esposti. La gara parte con un breve giro per il paese, si ripassa sotto all’arco di partenza, e successivamente imbocca la lunga salita al Monte Summano. Dopo nemmeno 5 m di dislivello positivo (e sono stato anche largo 😊) arriva la prima sorpresa della serata; sulla strada mi si incastra nei pietrini la punta di un bastoncino. In passato mi è successo diverse volte che si incastrassero tra le rocce e normalmente si sfila senza problemi, dato che risulta attaccato al guanto, ma questa volta qualcosa va storto. Mi si spezza il cavo interno rendendo il bastoncino fuori uso per il resto della gara. A questo punto, e con tutto il dislivello previsto ancora da affrontare, ne sono consapevole che alla lunga sarà costretto a pagare dazio. Metto via il bastoncino rotto e uso soltanto quello integro cercando di alternate il braccio dividendo le salite a metà. Come il mio solito parto abbastanza piano, vista la distanza e il dislivello complessivo da affrontare e subito dopo la partenza mi ritrovo tra i primi 15/20 atleti. Al via ci siamo salutati con Luca Nardi. Abbiamo fatto diverse gare insieme; per una volta sono arrivato davanti io mentre nelle ultime due gare è arrivato sempre lui prima di me e con ampio vantaggio. Al via parte più forte di me ma dopo pochi chilometri, lungo la prima salita che porta al Monte Summano con oltre 1000 m di dislivello positivo, lo raggiungo e cerco di mantenere il suo passo visto che abbiamo indicativamente lo stesso livello atletico. Lungo la salita recuperiamo diverse posizioni e corriamo insieme per i primi 55 chilometri circa. Durante la salita che porta al rifugio Fraccaroli, una della più durre di tutta la gara con oltre 300 m di dislivello da affrontare in un chilometro circa, dove il fondo è composto da ghiaia mossa, sassi instabili e roccia viva e ogni passo indietro dovuto alla ghiaia instabile aumenta la fatica. Mai come in questo passaggio si è fatta sentire la mancanza del secondo bastoncino. In alcuni passaggi superiori, l'uso delle mani è inevitabile per mantenere l'equilibrio sulla roccia. Alla fine della salita guadagno qualche minuto di vantaggio nei confronti di Luca. Una volta in cima per un breve tratto rallento dandogli il tempo di raggiungermi ma dopo poco mi rendo conto che fa fatica a mantenere il ritmo e recuperare il distacco accumulato. In questa fase della gara mi trovo nella settima posizione e a 5 minuti di distanza intravedo l’atleta che mi precede che a sua volta ha altri 2-3 minuti di ritardo da chi si trova nella quinta posizione. Visto che sto bene decido di aumentare il passo, lo riesco a superare e da lì a poco supero anche l’atleta che si trova nella quinta posizione. Negli ultimi 20 chilometri della gara, indicativamente dal km 60 in poi, ovvero dal Passo della Lora fino al traguardo di Valdagno, restano da fare circa 700-800 metri di dislivello positivo complessivi e nonostante alcuni tratti tecnici in discesa, che mi costringono a rallentare di parecchio per evitare brutte sorprese, ma tuttavia riesco a tenere un buon passo. Purtroppo, chi si trova nella quarta posizione ha circa 15 minuti di vantaggio nei miei confronti e a questo punto della gara è irraggiungibile. Chiudere la Trans d'Havet Ultra 80K abbattendo il muro delle 11 ore (10h 56m) e conquistando la 5ª posizione assoluta  

  va oltre ogni mia migliore aspettativa. Sapevo che il Carega e il fondo tecnico delle Piccole Dolomiti non avrebbero fatto sconti, ma le gambe e la testa hanno risposto presente dal primo all'ultimo chilometro. Un risultato che mi riempie di orgoglio e che ripaga ogni singola ora di sacrificio spesa in allenamento. Un grazie speciale all'organizzazione, al pubblico sul percorso e a chi fa sempre il tifo per me. Ora è tempo di recuperare, con lo sguardo già rivolto ai prossimi traguardi."

La Trans d'Havet è una di quelle gare che lasciano il segno. Lo fanno sui sentieri, sulle scarpe impolverate, sulle gambe affaticate e soprattutto nella memoria di chi la vive. Corriferrara torna da questa avventura con un risultato di assoluto prestigio grazie a Ion Coban e con una bella prova di carattere di Michele Tuffanelli, due interpretazioni diverse della stessa passione, quella che porta gli atleti ad affrontare la montagna con rispetto, determinazione e il sorriso, anche quando il sentiero si impenna e sembra non finire mai.




sabato 25 luglio 2026

Francolino Walk & Run

 

Francolino Walk & Run, quando il tramonto incontra la corsa e il ricordo

Ci sono gare che si ricordano per il cronometro e altre che restano nel cuore per l'atmosfera che riescono a creare. La Francolino Walk & Run, disputata giovedì 23 luglio 2026, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Giunta alla terza edizione, la manifestazione organizzata dalla Polisportiva Putinati, in collaborazione con la UISP Ferrara e la Pro Loco di Francolino, ha confermato tutta la bontà di una formula semplice ma vincente: una corsa serale di 5,8 chilometri, con partenza al tramonto, immersa nella quiete della campagna ferrarese.

Francolino, piccolo borgo adagiato lungo il Po, conserva ancora il fascino autentico delle frazioni di pianura, dove il tempo sembra rallentare. Qui il grande fiume non è soltanto un elemento del paesaggio, ma parte integrante della storia e della vita quotidiana. Correre sull'argine mentre il sole cala all'orizzonte significa regalarsi uno spettacolo che cambia colore ad ogni passo, con il cielo che si specchia sull'acqua e il silenzio della natura che accompagna il ritmo dei podisti.

Prima dello start c'è stato però spazio per un momento di raccoglimento. Gli organizzatori hanno voluto ricordare Manuela Cremonini, atleta recentemente scomparsa, con un pensiero condiviso da tutti i presenti. Un gesto semplice ma profondamente sentito, che ha ricordato come la corsa sia soprattutto una comunità fatta di persone, amicizie e affetti che continuano a vivere nel ricordo di chi resta.

La risposta dei podisti è stata eccellente: la partecipazione è cresciuta ulteriormente, premiando l'impegno degli organizzatori e confermando la Francolino Walk & Run come uno degli appuntamenti estivi più apprezzati del calendario podistico ferrarese.

Corriferrara ha risposto presente con una partecipazione davvero significativa, schierando 37 atleti competitivi. Oltre alla presenza numerosa, sono arrivati anche due prestigiosi piazzamenti di categoria grazie al secondo posto di Giulia Monesi e al secondo posto di Filippo Rivaroli, risultati che testimoniano ancora una volta il valore e la continuità del gruppo.

A raccontare al meglio lo spirito della serata è stato Andrea Rubbini, che ha sintetizzato perfettamente le due anime della manifestazione:

"Una gara sprint estiva infrasettimanale, 5,8 km circa (il mio Garmin ne ha segnati 5,67). Una gara da fare a tutta velocità alla ricerca di un PB, oppure da fare con gli amici godendosi il bel paesaggio rurale e una splendida ultima parte sull'argine Po al tramonto. Piacevole esperienza, da rifare nel 2027 ferie permettendo!"

Parole che descrivono una corsa capace di soddisfare ogni tipo di podista: chi cerca la prestazione può spingere al massimo su un percorso veloce, mentre chi preferisce vivere la corsa con più tranquillità trova nell'ambiente circostante un motivo in più per rallentare il passo e godersi ogni istante.

Positivo anche il commento di Simona Casoni: Gara ben organizzata,  con gli ultimi 2 km e mezzo lungo l'argine del Po. Stupenda. 

Il commento di Dana Danu: Bellissima gara serale, caldo pazzesco ma come al solito divertiti molto! Divertente la discesa finale 🤩! Ci sarò anche prossimo anno !

In fondo è proprio questo il segreto della Francolino Walk & Run: trasformare una semplice gara di poco meno di sei chilometri in un'esperienza fatta di sport, amicizia, memoria e bellezza. Perché i tempi finiscono nelle classifiche, ma il ricordo di un tramonto sul Po, condiviso con centinaia di appassionati, continua a correre ben oltre il traguardo.




giovedì 23 luglio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati

 

Corriferrara, quando l'estate corre tra sogno e realtà

C'è un tempo dell'anno in cui anche le scarpe da corsa sembrano concedersi un sorriso. È il cuore dell'estate, quando le ferie riempiono valigie e spiagge, le montagne si popolano di escursionisti e le gare si fanno più rare, quasi fossero lucciole che illuminano soltanto alcune notti. Eppure, proprio come nel Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, mentre il mondo sembra rallentare, qualcosa continua a muoversi lontano dagli occhi più distratti.

Gli atleti della Corriferrara non interrompono il loro incantesimo. Se le competizioni vedono schierati pochi protagonisti, gli allenamenti raccontano una storia ben diversa: quella di chi prepara il futuro con pazienza, di chi macina chilometri senza clamore, sapendo che ogni passo di oggi sarà la forza di domani.

La settimana appena trascorsa parla con i numeri, ma soprattutto con le emozioni: 18 atleti hanno percorso 342 chilometri, affrontando un dislivello complessivo di 22.150 metri, distribuiti tra quattro località che sembrano uscite da un racconto dove natura e storia si stringono la mano.

A Solesino, nel Padovano, la Strasolesino ha regalato una veloce prova di 5,5 chilometri. Un paese il cui nome richiama il sole e che, circondato dalla quiete della pianura veneta, custodisce una tradizione podistica sempre partecipata e capace di trasformare una semplice corsa in una festa di paese.

Ben diverso il fascino di Stoccarello di Gallio, sull'Altopiano di Asiago, dove la Marcia sui Campi di Battaglia della Grande Guerra, lunga 18 chilometri, attraversa luoghi che conservano ancora il silenzio e la memoria del primo conflitto mondiale. Correre qui significa immergersi in boschi, pascoli e sentieri che un tempo videro ben altri passi, trasformando ogni chilometro in un viaggio nella storia.

Le Dolomiti hanno poi fatto da scenario alla spettacolare TransCivetta di Alleghe. Ventidue chilometri dominati dall'imponente parete nord-ovest del Monte Civetta, una delle montagne più iconiche dell'arco alpino. Qui il trail si corre rigorosamente a coppie: non basta essere forti, occorre fidarsi del proprio compagno, condividere fatica, entusiasmo e difficoltà. È una gara che insegna come il traguardo sia davvero il risultato dell'unione tra due persone, proprio come accade nelle amicizie più sincere.

Infine, Montefiorino, nell'Appennino modenese, ha ospitato la Maratonda, i classici 42,195 chilometri. Un territorio conosciuto non solo per la bellezza dei suoi paesaggi, ma anche per il suo importante ruolo nella storia della Resistenza italiana. Tra boschi, colline e piccoli borghi, ogni maratona diventa un viaggio che unisce sport, natura e memoria.

L'estate, dunque, continua a tessere il suo incantesimo. Qualcuno corre sotto il sole dell'alba, altri tra i boschi profumati di resina, altri ancora inseguono sentieri sospesi tra cielo e roccia. Le gare sono poche, è vero, ma la passione non conosce vacanze.

E come accade nelle ultime pagine del capolavoro shakespeariano, quando il sogno lentamente lascia spazio alla realtà, resta una certezza: ogni allenamento, ogni salita, ogni chilometro percorso in silenzio è un piccolo incantesimo destinato a trasformarsi, presto, in nuove imprese da raccontare.

Perché le ferie finiscono, l'estate passerà, ma il desiderio di correre continuerà a risvegliare, settimana dopo settimana, il cuore della grande famiglia Corriferrara.






mercoledì 22 luglio 2026

TransCivetta

 

TransCivetta 2026: Corriferrara conquista il regno del Civetta, dove la montagna si affronta... in due

Ci sono gare che si corrono con le gambe e altre che si affrontano soprattutto con il cuore. La TransCivetta appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Il 19 luglio 2026, tra i paesaggi spettacolari delle Dolomiti Bellunesi, 13 atleti  Corriferrara hanno preso parte a una delle competizioni trail più affascinanti del panorama italiano.

Il percorso, con i suoi 23 chilometri e 1.950 metri di dislivello positivo, parte da Listolade e conduce fino ad Alleghe, attraversando boschi, sentieri di montagna e panorami dominati dall'imponente massiccio del Monte Civetta, una delle pareti più celebri delle Dolomiti. Non a caso il Civetta è conosciuto dagli alpinisti come la "parete delle pareti": un gigante di roccia che da oltre un secolo richiama escursionisti e scalatori da tutto il mondo.

Ma la TransCivetta custodisce una particolarità che la rende davvero speciale: si gareggia esclusivamente a coppie. Non basta essere forti, veloci o allenati. Serve fiducia reciproca. I due compagni devono rimanere insieme dall'inizio alla fine, affrontando salite impegnative, discese tecniche e momenti di fatica condivisi. Quando uno rallenta, l'altro aspetta. Quando uno è in difficoltà, l'altro incoraggia. Qui il cronometro misura sì il tempo, ma racconta soprattutto una storia di collaborazione.

È questa l'essenza della TransCivetta: trasformare una gara individualmente durissima in un'avventura da vivere insieme, dove l'obiettivo non è arrivare prima del proprio compagno, ma arrivare con il proprio compagno.

Per i portacolori di Corriferrara è stata una giornata intensa, fatta di emozioni, fatica e panorami capaci di ripagare ogni passo. Tra i boschi, gli alpeggi e le vette patrimonio UNESCO, ogni chilometro ha regalato scorci che sembravano usciti da una cartolina, ricordando a tutti perché il trail running è molto più di una semplice corsa.

A racchiudere l'esperienza vissuta ci ha pensato Ilenia Ferrari, con un commento tanto semplice quanto efficace:

"Bellissimo!"

Una sola parola che racchiude il fascino della montagna, il valore della condivisione e la soddisfazione di aver portato a termine una sfida che, alla TransCivetta, non si affronta mai da soli.
















lunedì 20 luglio 2026

Marcia sui campi di battaglia della grande guerra .

                                            

Tra sentieri, storia e gambe che girano: la Marcia sui Campi di Battaglia della Grande Guerra conquista l'Altopiano

Ci sono gare che assegnano trofei importanti e altre che regalano qualcosa di ancora più prezioso: emozioni, paesaggi e ricordi. La Marcia sui Campi di Battaglia della Grande Guerra, andata in scena il 19 luglio a Stoccaredo di Gallio, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.

Diciotto chilometri non competitivi immersi nel cuore dell'Altopiano di Asiago, dove ogni passo racconta una storia. Qui il cronometro passa quasi in secondo piano, mentre a fare la differenza sono il silenzio dei boschi, il profumo dei prati d'alta quota e quei sentieri che, oltre un secolo fa, videro uno dei capitoli più duri della Prima Guerra Mondiale.

Stoccaredo, una delle suggestive frazioni di Gallio, è un piccolo gioiello sospeso tra natura e memoria. Non lontano si trovano trincee, camminamenti e postazioni che ancora oggi testimoniano quanto fosse strategico questo territorio durante il conflitto. Correre o camminare in questi luoghi significa attraversare un museo a cielo aperto, dove il rispetto per la storia si intreccia con la bellezza di un paesaggio che ha saputo rinascere.

L'Altopiano, del resto, ha un fascino tutto suo. C'è chi dice che l'aria fresca aiuti i polmoni, chi sostiene che siano i panorami a far dimenticare la fatica e chi, più semplicemente, torna ogni anno perché qui ci si sente davvero a casa. Probabilmente hanno ragione tutti.

A descrivere perfettamente lo spirito della giornata è stato il commento di Michele Tuffanelli,   che ha voluto rendere omaggio a tutti i partecipanti:

"Ok non sarà il grande palcoscenico del Civetta... occupato questo spazio per fare i complimenti a tutti i ragazzi/e che hanno fatto quella gara qualsiasi risultato abbiano fatto... ma per me questa marcia ha tra l'altro un percorso veramente bello, d'altronde, sull'altopiano è sempre bello correre. È un avvicinamento alle gare competitive che sono alle porte, le gambe stanno girando bene."

Parole semplici, ma autentiche. Perché, in fondo, non serve sempre il prestigio di una gara iconica per vivere una bella giornata di sport. Esistono eventi che, lontani dai riflettori, riescono a lasciare un segno proprio grazie alla loro genuinità.

E poi c'è quel passaggio che molti podisti conoscono bene: "le gambe stanno girando bene". È una frase che vale quasi quanto una medaglia. Significa che il lavoro fatto nei mesi precedenti comincia a dare i suoi frutti, che la forma cresce e che le grandi sfide dell'estate si avvicinano con il sorriso.

La Marcia sui Campi di Battaglia rappresenta proprio questo: un banco di prova, un allenamento speciale, ma anche un'occasione per rallentare lo sguardo e ricordare che sotto quelle scarpe scorrono sentieri che un tempo furono teatro di sacrifici immensi. Oggi, fortunatamente, il rumore che li attraversa è quello dei passi dei podisti, delle risate tra amici e degli incoraggiamenti lungo il percorso.

Forse è questa la vittoria più bella: vedere luoghi che hanno conosciuto la guerra trasformarsi in spazi di incontro, sport e condivisione.

Complimenti a tutti coloro che hanno affrontato i 18 chilometri, indipendentemente dal tempo impiegato. Perché ci sono classifiche che finiscono il giorno stesso... e percorsi che, invece, restano impressi nella memoria molto più a lungo.







Strasolesino.

 

Strasolesino, quando la pianura racconta storie e persino una pestata di... fortuna

Ci sono corse che si ricordano per il cronometro e altre che restano impresse per i racconti che nascono dopo aver tagliato il traguardo. La Strasolesino, andata in scena sabato 18 luglio a Solesino, è una di quelle manifestazioni che sembrano uscite da uno dei vecchi racconti della Bassa Padana, dove il caldo della sera si mescola al profumo dei campi, il tempo rallenta e ogni gara diventa una piccola storia da tramandare. Solesino, adagiata nella pianura padovana tra canali e campagne, deve probabilmente il suo nome alle antiche acque salmastre che un tempo caratterizzavano queste terre, bonificate con il lavoro paziente di generazioni di uomini. Qui la pianura non offre grandi salite, ma insegna un'altra forma di rispetto: quello per il sole estivo, per il vento che arriva improvviso e per quella nebbia che, nei mesi freddi, sembra voler custodire antiche leggende. C'è chi racconta che lungo gli argini, nelle sere più silenziose, si possano ancora immaginare i passi dei "cavallanti", i trasportatori che percorrevano queste strade con carri e cavalli, quando la Bassa era un intreccio di commerci, racconti e osterie. In questo scenario è tornato finalmente ad indossare il pettorale Alessandro Medri, che ha affidato ai social poche parole, ma ricche di significato:

"Ritorno alle gare dopo lungo tempo. Buone sensazioni, presupposto per tornare rapidamente ai livelli di qualche mese fa."

Chi corre sa quanto valgano quelle "buone sensazioni". Sono molto più importanti di un piazzamento. Dopo uno stop, ritrovare il piacere della corsa significa aver già vinto una delle sfide più difficili: quella con sé stessi. E se il motore ha ricominciato a girare con fluidità, il resto arriverà con pazienza e chilometri. Ma ogni gara ha bisogno anche della sua pagina più divertente, e questa volta il premio va senza discussione a Sara Melloni,   che ci regala un racconto destinato a entrare negli annali delle cronache podistiche.

"Una bella serata per motivarmi a correre un po', considerato che dai tempi di Scardovari mi sono dedicata soltanto ai dolci paesaggi di pianura in sella alla mia amata bici, ricordo di mio nonno, grande appassionato delle due ruote con motore umano.

La corsa si è svolta senza particolari drammi, mentre il dopo gara è stato caratterizzato da una bella pestata di cacca, che mi ha sporcato non solo le scarpe, ma tutti i vestiti, come se si fossero rotte le assi delle latrine degli anni Quaranta.

Gradevole terzo tempo insieme agli atleti più bravi, mi hanno ricordato che, a volte, va bene anche vincere, e non solo partecipare."

Sara, bisogna riconoscerlo, ha un talento naturale nel trasformare un piccolo incidente di percorso in un racconto epico. L'immagine delle "assi delle latrine degli anni Quaranta" è talmente vivida che quasi si sente il pubblico trattenere il fiato... e forse anche il naso! Ma attenzione: quella che può sembrare una disavventura potrebbe essere, in realtà, un autentico colpo di fortuna. Nel mondo dello spettacolo, infatti, l'augurio "merda!" è da sempre sinonimo di successo. L'origine risale all'Ottocento, quando gli spettatori raggiungevano il teatro in carrozza o a cavallo: più escrementi di cavallo si accumulavano davanti all'ingresso, maggiore era l'affluenza del pubblico e più grande sarebbe stato il successo della rappresentazione. Insomma, Sara, se la tradizione vale ancora, dopo una pestata di quelle proporzioni c'è da aspettarsi una stagione memorabile. A questo punto non resta che sperare che la fortuna abbia interpretato il messaggio nel modo giusto... e che per le prossime gare basti ricevere gli auguri senza doverne sperimentare personalmente gli effetti speciali! Il bello della corsa è proprio questo. C'è chi torna con fiducia, come Alessandro, chi riscopre il piacere di correre alternandolo alle pedalate nel ricordo affettuoso del nonno, e chi riesce persino a trasformare una scarpa irrimediabilmente compromessa in una storia che farà sorridere gli amici per molto tempo. Perché il cronometro fotografa un risultato, ma sono gli episodi, le risate condivise nel terzo tempo e quei racconti coloriti che nascono spontaneamente tra compagni di corsa a rendere davvero speciale una serata d'estate nella Bassa. E, in fondo, anche questo è il fascino delle corse popolari: partire con un pettorale, arrivare con un sorriso e tornare a casa con una storia da raccontare. Anche quando... bisogna prima pulire le scarpe.