martedì 16 giugno 2026

Corsa del trenino

 

Corriferrara alla Corsa del Trenino di Asiago: chilometri di emozioni tra storia, natura e ricordi

Il fascino dell'Altopiano di Asiago, i sentieri immersi nel verde e una manifestazione che unisce sport, natura e tradizione. Domenica 14 giugno 2026 gli atleti  Corriferrara hanno preso parte alla suggestiva Corsa del Trenino, uno degli appuntamenti più amati del panorama podistico veneto.

La gara deve il suo nome alla storica ferrovia che un tempo collegava Asiago alla pianura vicentina. Oggi il tracciato dell'ex sedime ferroviario è diventato un percorso ideale per correre immersi nei boschi e nei paesaggi dell'altopiano, tra lunghi rettilinei, scorci panoramici e tratti che raccontano una pagina importante della storia locale.

I portacolori ferraresi si sono cimentati sulle due distanze previste dall'organizzazione: la mezza maratona da 21 chilometri con circa 300 metri di dislivello positivo e la 10 chilometri con 120 metri di dislivello, entrambe caratterizzate da un percorso scorrevole ma tutt'altro che banale. Le temperature estive hanno infatti reso la sfida ancora più impegnativa, mettendo a dura prova gambe e resistenza.

Partenza dal parco cittadino e subito un tratto in salita a selezionare il gruppo, prima di lasciare spazio alle tipiche strade sterrate dell'altopiano, tra ghiaia, prati e boschi profumati di resina. Un tracciato capace di alternare momenti di grande fluidità a sezioni più tecniche e nervose, dove la gestione delle energie si è rivelata fondamentale.

Tra i protagonisti della giornata c'è stato Federico Oliani, che ha scelto di affrontare la distanza più lunga nonostante le fatiche accumulate nella settimana precedente. La sua esperienza racchiude perfettamente lo spirito della manifestazione, dove la gara si intreccia con i ricordi personali e con il legame profondo che molti atleti nutrono verso questi luoghi.

Di seguito il suo racconto:

"Prima di tutto un consiglio per tutti: se avete fatto una gara impegnativa la settimana prima e siete indecisi se fare la distanza lunga o corta la settimana dopo...beh scegliete sempre la corta! Tra dolori di qualsiasi tipo oggi è stata davvero impegnativa, ma volevo fare il percorso intero perché per me Asiago è una seconda casa. Mi ricorda il parco dove quando ero piccolo passavo i pomeriggi sui gokart con mio nonno, mi ricorda i primi trekking con la prima fidanzata proprio sul percorso del trenino, i giri in bici con Laura sotto il diluvio, il mio negozio di caramelle preferito tra le vie del centro, i trekking infiniti con Yuki e Roxanne...e tanto altro...quindi non poteva mancare questa gara nel mio palmares!🤣

Giornatina calda, con partenza dal parco e via subito in salita, già dai primi metri capisco che sto uno schifo...ma i km scorrono così come i dolori e i ricordi lungo tutte le stradine di ghiaia ed erba fino a buttarsi a capofitto in discesa nel bosco! Gli ultimi km sono stati tragici, sono andato in piena crisi con il caldo e la fatica accumulata...ma ho tagliato il traguardo soddisfatto e con una bella medaglia al collo! Una bella mangiata di cervo per pranzo   e sono pronto a qualche settimana di stop per riposare e riprendermi!"

Parole che raccontano più di una semplice competizione. La Corsa del Trenino non è soltanto una gara podistica: è un viaggio tra natura, storia e memoria personale, dove ogni curva può riportare alla mente un'emozione vissuta e ogni chilometro diventa parte di una nuova storia da raccontare.

Per gli atleti Corriferrara è stata una domenica intensa, fatta di fatica, panorami spettacolari e tanta soddisfazione all'arrivo. Un'altra esperienza da aggiungere al bagaglio della stagione, con la consapevolezza che alcune gare si ricordano per il cronometro, altre per le emozioni che sanno regalare. Quella di Asiago appartiene senza dubbio alla seconda categoria. 








Dolomiti Extreme Trail

 

Dolomiti Extreme Trail: Ion Coban firma un magnifico ottavo posto nella regina da 101 chilometri

Ci sono gare che si corrono con le gambe. Altre con la testa. E poi ci sono gare come la Dolomiti Extreme Trail, dove serve qualcosa di più: carattere, resistenza, capacità di soffrire e di trovare bellezza anche quando il sentiero sembra voler respingere ogni passo.

Il 12 giugno, nella straordinaria cornice della Val di Zoldo, si è svolta l'edizione 2026 della Dolomiti Extreme Trail, uno degli appuntamenti più prestigiosi e impegnativi del panorama internazionale della corsa in montagna. Un nome che non lascia spazio a equivoci: qui l'estremo non è marketing, ma realtà. Roccia, creste, boschi, discese tecniche e salite che mettono a nudo la vera essenza del trail running.

Tra gli oltre 400 atleti al via della distanza regina, la 101 chilometri con 6.400 metri di dislivello positivo, era presente anche il portacolori di Corriferrara Ion Coban, autore di una prova straordinaria conclusa con l'ottavo posto assoluto.

Una prestazione di assoluto valore su un percorso che lui stesso definisce senza mezzi termini «la gara più dura e tecnica che io abbia mai fatto».

Del resto, chi frequenta il mondo trail sa bene quanto sia vera la frase dello scrittore e ultrarunner Kilian Jornet:

“La montagna non è uno stadio dove soddisfare la mia ambizione, è una cattedrale dove pratico la mia religione.”

La Dolomiti Extreme Trail incarna perfettamente questo spirito. Non si tratta soltanto di gareggiare, ma di confrontarsi con l'ambiente, con i propri limiti e con la fatica più autentica.

Tra i passaggi simbolo del percorso c'è la salita al Bivacco Grisetti, una vera parete da affrontare con rispetto.

«La durissima salita al Bivacco Grisetti, che quest’anno decido di affrontare senza i bastoncini in quanto è quasi un’arrampicata e l’anno scorso erano risultati solo d’intralcio, con 480 metri di dislivello positivo da fare in circa 1.500 metri. Arrivato in cima si pensa che in discesa si riesca a recuperare qualcosina per poi renderti conto che devi affrontare una ripida e tecnica discesa verso il ristoro di Malga Grava con cavo fisso che ti costringe a percorrere un chilometro in oltre 13 minuti…»

Parole che raccontano meglio di qualsiasi cronaca la durezza di una competizione che richiama ogni anno atleti provenienti da tutta Europa e oltre.

La gara di Ion parte con prudenza, come spesso accade nelle ultradistanze dove l'errore più grande è lasciarsi trascinare dall'entusiasmo dei primi chilometri. Dopo il tratto iniziale su asfalto, il percorso entra subito nel vivo con salite interminabili e discese tecniche tra rocce e radici.

«Parto come al solito abbastanza piano tanto che dopo il primo tratto asfalto, in leggera discesa di circa 3 km, ho almeno 15-20 atleti che mi precedono. Dopo questo tratto inizia la vera gara con delle salite impegnative, che sembrano senza fine, e discese tecniche fatte di roccia e radici. Sto bene e invece di seguire i gruppetti formati, e che in qualche modo mi avrebbero rallentato, decido di superarli e guadagnare un po' di margine per quando arriverà la stanchezza.»

La strategia funziona. Chilometro dopo chilometro Ion risale posizioni fino a ritrovarsi addirittura quarto assoluto.

«Tra il 20° e il 25° chilometro, da casa mia moglie mi avvisa che sono in quarta posizione. Inizialmente non do molto peso a questa notizia, non pensavo di aver superato così tanti atleti e dentro di me penso che magari qualcuno corre senza aver acceso il GPS. Da lì a poco, nei ristori i volontari mi avvisano e mi confermano la mia posizione e che il terzo concorrente ha circa cinque minuti di vantaggio nei miei confronti.»

Per quaranta chilometri Ion corre una gara da protagonista assoluto.

«Riesco a mantenere questa posizione fino al sessantesimo chilometro, ho ampio margine sugli atleti che mi inseguono tanto che in questa fase sto pensando di provare a riprendere il terzo concorrente.»

Ma nelle ultratrail ogni storia può cambiare improvvisamente. È qui che emerge l'altra faccia di questo sport: la gestione delle energie, dell'alimentazione e della crisi.

«Da questo momento ho un drastico calo delle energie, non riesco più a mantenere il mio passo ma sono costretto a rallentare. Si corre sullo stesso percorso della gara da 73 km e vengo raggiunto e superato a mia volta dagli atleti di questa distanza che io avevo superato in scioltezza cinque chilometri prima.»

Con grande lucidità, Ion analizza ciò che è accaduto.

«Purtroppo, i ristori non erano molto forniti di carboidrati, o meglio dire quelli presenti non mi ispiravano molto. Tantissima frutta secca e formaggi freschi che vanno bene ma non danno il senso di sazietà e in questa parte di gara sento proprio il bisogno di assumere del cibo solido. Provo a integrare con della frutta secca, banane e patatine fritte, ma purtroppo sento che non è sufficiente.»

Una lezione preziosa che entra a far parte del bagaglio di esperienza di ogni ultratrailer.

Perché, come scriveva l'alpinista e scrittore Walter Bonatti:

“Le grandi montagne hanno il valore degli uomini che le salgono.”

E il valore di un atleta non si misura soltanto nei momenti in cui vola, ma soprattutto nella capacità di continuare quando le energie diminuiscono e la sofferenza aumenta.

«Sono costretto a rallentare il mio passo e perdo diverse posizioni. Con il senno di poi avrei dovuto sforzarmi e cercare di assumere i carboidrati presenti nei ristori. Dei gel ne avevo da vendere ma non erano sufficienti e ti fanno passare il senso della sazietà. A fine gara mi rendo conto che sono stato superato da atleti nei confronti dei quali avevo oltre 20 minuti di vantaggio…»

Nonostante tutto, Ion stringe i denti e porta a termine la sua impresa.

«Concludo la gara, anche se con grande sofferenza, abbassando il mio personale di oltre un’ora rispetto alla passata edizione. Mi porto a casa una bella ottava posizione assoluta, tante soddisfazioni personali, emozioni e esperienza a non finire su una gara così impegnativa e tanti punti di riflessione per il futuro.»

E forse è proprio questo il significato più profondo del trail running. Non soltanto arrivare, ma imparare. Non soltanto competere, ma crescere. Non soltanto correre, ma vivere intensamente ogni metro di sentiero.

Per Corriferrara arriva così un risultato prestigioso, costruito su una delle gare più dure e affascinanti d'Europa. Un ottavo posto assoluto che vale molto più di una posizione in classifica: racconta una giornata vissuta al limite, tra fatica, determinazione e quella speciale bellezza che soltanto la montagna sa regalare.




Nineties Run

 

Nineties Run: a Rosolina Mare corsa, natura e festa sulle note degli anni ’90

Sole, mare, spiaggia, pineta, laguna e tanta voglia di stare insieme. Sono stati questi gli ingredienti della prima edizione della Nineties Run, la corsa podistica non competitiva che sabato 13 giugno 2026 ha animato il cuore di Rosolina Mare, richiamando appassionati della corsa e amanti del divertimento in un'atmosfera tipicamente estiva.

Con percorsi da 11 e 5 chilometri, l'evento organizzato da Runit Rovigo ha saputo unire sport, natura e socialità in uno dei luoghi più suggestivi del litorale veneto. Il ritrovo e la partenza da Piazza Europa hanno dato il via a un pomeriggio all'insegna del movimento e della spensieratezza, con il profumo del mare e la brezza estiva a fare da cornice.

Dopo i primi chilometri sul lungomare, i partecipanti si sono addentrati nella splendida pineta di Rosolina Mare, una delle più estese e caratteristiche dell'Alto Adriatico. Tra sentieri ombreggiati e qualche saliscendi impegnativo, ma affascinante, la corsa ha regalato scorci naturali di grande bellezza. Un percorso che ha poi condotto gli atleti lungo la laguna, immersi nel silenzio e nei colori della natura, accompagnati dal volo dei gabbiani e dalla presenza discreta degli aironi che popolano queste zone.

A raccontare le emozioni della giornata è stata Franca Panagin:

"Sole, mare, spiaggia, pineta, laguna e una bella corsa in compagnia! Tutto questo è stato possibile grazie a Nineties Run, corsa non competitiva che si è tenuta sabato pomeriggio alle 18 a Rosolina Mare, organizzata da Runit Rovigo. Ritrovo e partenza da Piazza Europa e, dopo un paio di chilometri, ci siamo trovati immersi nella pineta, tra sentieri e vari saliscendi, un po' impegnativi ma bellissimi; poi 4 chilometri di laguna, immersi nel silenzio della natura, tra gabbiani e qualche airone. Che dire, 11 chilometri un po' faticosi ma rilassanti al tempo stesso. Alla fine tutti al Bagno Perla a festeggiare, tra birra e musica anni '90. Come prima edizione direi che è ben riuscita, complimenti a tutti, organizzatori e sostenitori."

E proprio il richiamo agli anni Novanta ha rappresentato il valore aggiunto della manifestazione. Al termine della corsa, il clima sportivo ha lasciato spazio alla festa: al Bagno Perla i partecipanti hanno brindato insieme tra musica, sorrisi e grandi successi dance che hanno fatto cantare e ballare tutti, trasformando il dopo-gara in una vera serata d'estate.

Rosolina Mare, perla del Delta del Po, si conferma così una location ideale per eventi che uniscono sport e turismo. Tra mare, pineta e laguna, ogni angolo racconta un paesaggio unico, capace di sorprendere residenti e visitatori. E se il buongiorno si vede dal mattino, questa prima edizione della Nineties Run lascia già intravedere un futuro ricco di partecipazione e divertimento.

Una corsa da vivere con il sorriso, magari con una canzone anni '90 nelle orecchie e il tramonto sul mare davanti agli occhi.






10 Km del Castagno dei 100 Cavalli

 

Mario Boarati porta i colori Corriferrara alla 10 Km del Castagno dei Cento Cavalli

Sulle pendici dell'Etna, dove la natura si intreccia con la leggenda, domenica 14 giugno si è svolta a Sant'Alfio (Catania) la seconda edizione della 10 Km del Castagno dei Cento Cavalli, una manifestazione inserita nei circuiti Running Sicily e Grand Prix Sicilia. Il percorso, omologato FIDAL, si è sviluppato su quattro giri da 2,5 chilometri nel cuore del borgo etneo, regalando agli atleti scorci suggestivi e un'atmosfera unica.

Tra i partecipanti era presente anche Mario Boarati, portacolori della Corriferrara, che ha affrontato con determinazione una gara resa affascinante non solo dall'aspetto tecnico, ma soprattutto dal contesto in cui si svolge.

Correre a Sant'Alfio significa infatti immergersi in un luogo dove il tempo sembra rallentare. A dominare il paesaggio è il celebre Castagno dei Cento Cavalli, considerato uno degli alberi più antichi e maestosi d'Europa. Attorno a questo gigante verde, che da secoli osserva la vita dell'Etna, ruotano racconti tramandati di generazione in generazione. La leggenda più famosa narra che una regina, sorpresa da un violento temporale durante una battuta di caccia, trovò riparo sotto la sua immensa chioma insieme al proprio seguito composto da cento cavalieri. Da qui sarebbe nato il nome che ancora oggi rende celebre questo monumento naturale.

La corsa ha offerto ai partecipanti un viaggio tra sport, tradizione e paesaggi vulcanici. Le strade del paese, animate dal tifo degli spettatori e dall'entusiasmo degli appassionati, hanno accompagnato gli atleti lungo un tracciato impegnativo ma coinvolgente, con l'Etna a fare da silenzioso e imponente sfondo.

Per Mario Boarati è stata un'esperienza che va oltre il semplice cronometro: dieci chilometri corsi in uno dei luoghi più evocativi della Sicilia, dove ogni passo sembra raccontare una storia e dove il fascino della leggenda incontra la passione per la corsa.

Una trasferta che arricchisce il bagaglio sportivo e umano dell'atleta ferrarese, ambasciatore dei colori della Corriferrara in una manifestazione capace di unire agonismo, cultura e territorio. Perché alcune gare si ricordano per il tempo ottenuto, altre per le emozioni vissute. E quella di Sant'Alfio appartiene sicuramente alla seconda categoria.






lunedì 15 giugno 2026

Runner's School Dolomiti Camp

 

RS Dolomiti Camp: tre giorni tra sentieri, risate, amicizia e... qualche fiume di birra!

Dal 12 al 14 giugno Santo Stefano di Cadore ha accolto una coloratissima invasione proveniente da Ferrara. Non si trattava di alpinisti alla conquista di una vetta impossibile né di esploratori alla ricerca di tesori nascosti, ma della tribù della Runner's School, pronta a vivere il primo, storico RS Dolomiti Camp. Tre giorni intensi, immersi in uno degli scenari più spettacolari delle Dolomiti, tra corsa, trekking, trail, panorami mozzafiato e quella voglia di stare insieme che da sempre rappresenta il vero carburante della Runner's School.

Il luogo: Santo Stefano di Cadore, adagiata tra montagne che sembrano uscite da una cartolina,   è una terra ricca di fascino e di storie. Per secoli Santo Stefano di Cadore fu uno dei centri più importanti del Cadore, storica regione alpina che godeva di una certa autonomia amministrativa già nel Medioevo grazie alla Magnifica Comunità di Cadore. Le popolazioni di queste vallate erano famose per il loro spirito indipendente e per la capacità di autogovernarsi. Per molti secoli queste montagne furono un territorio strategico tra la Repubblica di Venezia e l'Impero Austro-Ungarico. I sentieri che oggi ospitano runner e trekker erano un tempo percorsi da commercianti, soldati e contrabbandieri. Tutto il Cadore fu profondamente segnato dalla Prima Guerra Mondiale. Dopo la disfatta di Caporetto nel 1917, molte zone vennero coinvolte direttamente nelle operazioni militari. Ancora oggi sui monti circostanti si possono trovare trincee, camminamenti e testimonianze di quel periodo.

Le Dolomiti, montagne leggendarie

Le vette che circondano Santo Stefano fanno parte delle Dolomiti, dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 2009. Secondo antiche leggende ladine, molte montagne erano abitate da re, nani, principesse e creature magiche. Una delle storie più famose è quella del Regno dei Fanes, un antico regno leggendario che si sarebbe esteso proprio tra queste montagne e che, secondo il mito, un giorno potrebbe tornare a risplendere.

Il programma prevedeva attività per tutti i gusti e per tutte le gambe: Running, Trekking lungo e corto, Trail lungo e corto. Nessuno è rimasto fermo e soprattutto nessuno è rimasto escluso.

Il primo giorno il gruppo ha iniziato a prendere confidenza con l'ambiente e con i percorsi. Il secondo è stato dedicato agli allenamenti e alla tecnica con la suddivisione nei vari gruppi e la possibilità di vivere la montagna secondo le proprie capacità e preferenze, mentre la domenica scarico intorno al lago. A guidare la spedizione c'era lui, Massimo Corà, presidente della Corriferrara e anima della Runner's School. Istruttore, organizzatore, coordinatore, motivatore e, quando necessario, anche cuoco. Anzi, per l'occasione affiancato dai figli Diego e Alby in una vera e propria brigata di cucina che ha saputo sfamare gli atleti dopo le fatiche sui sentieri. Un ruolo multitasking che probabilmente meriterebbe una nuova disciplina sportiva: il "trail-cooking estremo".   Le fotografie raccontano meglio di qualsiasi cronometro ciò che è accaduto durante questi tre giorni: sorrisi, abbracci, tavolate,  panorami da togliere il fiato e bicchieri che sembrano testimoniare il passaggio di qualche allegro torrente di birra.   Del resto l'idratazione è fondamentale... o almeno questa sembra essere stata la teoria condivisa da buona parte dei partecipanti. Ma il vero successo dell'evento non si misura in chilometri percorsi o in metri di dislivello superati. Si misura nelle amicizie rafforzate, nei nuovi legami nati quasi per magia, nelle chiacchiere dopo cena, nelle risate lungo i sentieri e nella sensazione di appartenere a qualcosa di speciale.

Come ha raccontato lo stesso Massimo Corà:

" Sono passate poche ore dalla fine del nostro primo Runner's School Dolomiti Camp e sto ancora facendo fatica a mettere insieme tutte le emozioni che mi porto dentro. Quello che era nato come un'idea, un sogno che da tempo tenevamo nel cassetto, è diventato realtà. E posso dirvi che è stata una cosa bellissima. Ce l'abbiamo messa davvero tutta. Abbiamo cercato di regalarvi percorsi meravigliosi, momenti di crescita sportiva, risate, condivisione e tante emozioni. Ma soprattutto abbiamo cercato di farvi sentire parte di qualcosa di speciale. Perché Runner's School non è mai stata solo corsa, trail o trekking. È amicizia. È aiuto reciproco. È conoscere persone nuove e ritrovarsi a fine giornata come se ci si conoscesse da sempre. Leggere i vostri messaggi, vedere le vostre foto e percepire l'entusiasmo che vi siete portati a casa è il regalo più bello che potessimo ricevere. Di questo weekend resteranno gli allenamenti, i panorami, le fatiche condivise, le risate a tavola, gli abbracci e tutte quelle piccole cose che spesso sono le più importanti. Per me resterà anche qualcosa di molto speciale: per la prima volta (e sono sicuro che non sarà l'ultima) ho avuto la possibilità di condividere la brigata di cucina con i miei ragazzi, Diego e Alby.   Dopo i trail corsi insieme, è stato un altro momento di condivisione che non ha prezzo. Sono quei ricordi che ti porti dentro e che valgono più di qualsiasi risultato. Un grazie enorme a tutti i partecipanti e a tutto lo staff che ha lavorato senza risparmiarsi un secondo. Conoscevo già il valore delle persone che mi circondano, ma in questi tre giorni ne ho avuto un'ulteriore conferma. Sono davvero una persona fortunata. Grazie di cuore a tutti. Questo è stato solo il primo Mountain Camp." 

Parole che raccontano perfettamente lo spirito dell'iniziativa.

A confermarlo arriva anche la testimonianza di Sara Sacchelli:

"Ho partecipato al RS DOLOMITI CAMP per gioco e curiosità. Sono ritornata ricca di autostima e affetto. Tre giorni dove abbiamo ripassato le basi della corsa ma abbiamo anche imparato a condividere a spazi e panorami.
Il primo giorno abbiamo corso tutti insieme riguardando gli esercizi di riscaldamento (ancora un punto poco considerato ma importantissimo). 
Il sabato ci siamo divisi in gruppi (trekking, trail e running) e ad ogni velocità si era seguiti da un istruttore. Nel pomeriggio invece, appena ricongiunti tutti, svago e aperitivo in paese. Domenica mattina scarico intorno al lago. Chi ne aveva ancora ha allungato mentre altro hanno chiuso l’anello e si sono scaldati al sole… Ma alla fine ci siamo tutti ritrovati con i piedi a mollo!!! E’ stata una fantastica esperienza. Ho conosciuto persone meravigliose. L’organizzazione e lo staff sono stati impeccabili. La location era perfetta e il clima eccezionale per correre. Insomma, mi sono già prenotata per la prossima avventura! Grazie"

Alla fine tutti sono tornati a casa con qualcosa nello zaino: qualcuno una nuova amicizia, qualcuno maggiore fiducia nelle proprie capacità, qualcuno centinaia di fotografie da condividere e qualcuno, forse, ancora qualche lieve indolenzimento alle gambe. Ma una cosa è certa: il  RS Dolomiti Camp è stato un successo pieno. Un'avventura che ha saputo unire sport, natura, amicizia e divertimento in perfetto stile Runner's School. E se questo capitolo è stato così entusiasmante, viene spontaneo pensare che questa sia soltanto l'inizio di una lunga storia tra la Runner's School e le montagne del Cadore. Perché alcune avventure finiscono quando si torna a casa. Quelle più belle, invece, iniziano proprio lì.

I 38 partecipanti:



























giovedì 11 giugno 2026

Riepilogo settimanale attività e punti che saranno assegnati.

 

Cronache Corriferrara – La settimana delle strade, dei sentieri e delle leggende

Come nelle antiche Leggende dei Nibelunghi, dove eroi e viandanti attraversavano foreste, montagne e terre lontane alla ricerca della propria impresa, anche questa settimana i podisti e le podiste  Corriferrara hanno scritto un nuovo capitolo della loro storia.

Sono stati 61 gli atleti impegnati, capaci di percorrere complessivamente 878 chilometri e conquistare ben 12.000 metri di dislivello, attraversando 9 località tra pianure, colline e montagne. Dai sentieri di Sasso Marconi alle vette che vegliano su Ortisei, passando per le atmosfere lagunari di Comacchio, le strade di Sant'Agata sul Santerno, San Pietro in Casale, Battipaglia di Maserà, San Giorgio in Piano, Cerea e Bolzano Bellunese, ogni passo ha aggiunto una pagina a questa avventura collettiva.

Tra le imprese più affascinanti spiccano la severa sfida della Velenosa a Bolzano Bellunese, il fascino degli 11 Ponti di Comacchio, la suggestiva Saslong Half Marathon tra le montagne altoatesine e i trail di Sasso Marconi, dove fatica e determinazione si sono fuse con la bellezza dei paesaggi.

E come ogni saga che si rispetti, non sono mancati gli eroi del podio:

🏆 Comacchio – 11 Ponti (Km 8,5)

  • Ion Coban, splendido 2° di categoria

🏆 Sasso Marconi Trail (Km 14)

  • Enrico Gamberoni, 2° di categoria
  • Simon Buzzi, 3° di categoria

🏆 Sasso Marconi Trail (Km 30)

  • Laura Lazzari, straordinaria 1ª di categoria

A tutti gli atleti va il merito di aver affrontato la settimana con lo spirito dei protagonisti delle grandi saghe: non solo per chi ha conquistato il podio, ma per ogni chilometro percorso, ogni salita superata e ogni traguardo raggiunto. Perché nelle leggende, come nella corsa, il vero valore non è soltanto la vittoria, ma il coraggio di mettersi in cammino.

Avanti Corriferrara, verso la prossima avventura.









mercoledì 10 giugno 2026

Sasso Marconi Trail(SMAT)

 

SMAT 2026: tra sentieri di casa, fatica e sorrisi. Corriferrara protagonista a Sasso Marconi

Il 7 giugno Sasso Marconi è tornata ad accogliere una delle gare più amate dagli appassionati dell'Appennino bolognese: lo SMAT – Sasso Marconi Trail. Un appuntamento che ogni anno richiama centinaia di runner sui sentieri che si snodano tra boschi, colline e panorami che raccontano la storia di un territorio profondamente legato alla natura.

Due le distanze in programma: la impegnativa 30 km con 1.300 metri di dislivello positivo e la più veloce ma tutt'altro che semplice 14 km con 550 metri di dislivello. Percorsi che alternano tratti corribili a salite capaci di mettere alla prova anche i trail runner più esperti.

Sasso Marconi, cittadina che prende il nome dal celebre inventore e premio Nobel Guglielmo Marconi, offre infatti un terreno di gioco ideale per il trail running: crinali, boschi e sentieri che regalano scorci spettacolari sulla valle del Reno e sulle prime colline appenniniche. Un luogo dove la corsa si intreccia con storia, natura e tradizione.

Tra i protagonisti della giornata anche gli atleti Corriferrara, autori di prestazioni di grande valore.

Nella gara lunga da 30 km spicca il risultato di Laura Lazzari, che conquista il 1° posto di categoria, confermando ancora una volta le sue qualità nelle competizioni off-road più impegnative.

Ottimi piazzamenti anche nella 14 km, dove Enrico Gamberoni ottiene un eccellente 2° posto di categoria, mentre Simon Buzzi sale sul podio con il 3° posto di categoria, a testimonianza della solidità e della competitività del gruppo giallonero sui percorsi collinari.

Tra coloro che conoscono questi sentieri quasi metro per metro c'è anche Massimo Corà, che ha raccontato con la consueta sincerità la propria esperienza al termine della gara:

"Lo SMAT è una delle gare che più amo perché ci porta a correre sui sentieri che tante volte abbiamo usato per i nostri allenamenti e che sentiamo un pochino come casa."

Una gara vissuta tra il piacere di ritrovare tanti amici del mondo trail e le difficoltà di una giornata non semplice dal punto di vista fisico:

"Non mi aspettavo nulla di buono, la mia condizione attuale è pessima, però commetto comunque lo sbaglio di spingere troppo all'inizio per poi ritrovarmi nei guai nella seconda metà."

Una situazione che molti trailer conoscono bene: partire con entusiasmo e ritrovarsi poi a fare i conti con salite, caldo e chilometri che sembrano non finire mai. Ma proprio questo è il bello del trail running, dove spesso la vera vittoria è arrivare al traguardo gestendo le difficoltà.

"Però la porto comunque a casa e va bene così, tutta esperienza."

E come ogni edizione dello SMAT che si rispetti, non poteva mancare il momento simbolo della gara: la famigerata scalinata finale, un ultimo ostacolo che mette alla prova le gambe già stanche e che lascia sempre ricordi indelebili.

Con la sua consueta ironia, Corà ha voluto ringraziare l'organizzazione guidata da Cesare Salomoni:

"Grazie mille a un grande Cesare Salomoni per la stupenda organizzazione anche se durante la scalinata finale non gli volevo poi così bene."

Una battuta che racconta perfettamente lo spirito dello SMAT: fatica, amicizia, passione e quel pizzico di sofferenza che, una volta tagliato il traguardo, si trasforma immediatamente in voglia di tornare l'anno successivo.

Complimenti a tutti gli atleti Corriferrara presenti e in particolare ai nostri premiati Laura Lazzari, Enrico Gamberoni e Simon Buzzi, protagonisti di una giornata ricca di soddisfazioni sui sentieri di Sasso Marconi.