LA TAVOLA ROTONDA DI CORRIFERRARA
109 cavalieri, 1.823 chilometri e 20.400 metri di dislivello: la grande settimana del 4 ottobre 2026
C'era una volta, nelle terre della provincia estense, una compagnia di cavalieri che non aveva bisogno di armature scintillanti né di spade forgiate nella leggenda. Bastavano un paio di scarpe da running, un pettorale appuntato sul petto e quella strana, meravigliosa voglia di mettersi in cammino.
Il loro vessillo era quello di Corriferrara.
E anche questa settimana, la compagnia ha lasciato le mura della propria Camelot per andare incontro a strade, colline, montagne, argini e sentieri. Una vera spedizione podistica che, nel riepilogo del 4 ottobre 2026, racconta numeri che sembrano usciti da un antico libro di imprese cavalleresche: 109 atleti impegnati, 1.823 chilometri percorsi, 20.400 metri di dislivello positivo e ben 8 località conquistate.
Un piccolo esercito della corsa, insomma. Ma senza nemici da sconfiggere: soltanto chilometri, salite, fatica e quel drago invisibile che ogni runner conosce bene e che si chiama… ultimo chilometro.
La Tavola Rotonda si apre a Imola
La prima tappa conduce i cavalieri a Imola, sulle leggendarie salite del Giro dei Tre Monti, 15,3 chilometri con 250 metri di dislivello.
Una gara dal fascino particolare, immersa nelle colline romagnole e legata a una tradizione podistica che porta gli atleti a confrontarsi con un percorso tanto bello quanto impegnativo.
Qui la bandiera di Corriferrara è salita sul podio con Paola Pantaleoni, seconda di categoria, e Matteo Marangoni, terzo di categoria.
Due medaglie che valgono come altrettante spade deposte sul tavolo di Camelot: non per celebrare una guerra, ma per ricordare che la corsa è fatta anche di piccoli grandi traguardi.
Formignana, dove il cavaliere diventa cavaliere errante
Da Imola si torna nelle terre ferraresi, a Formignana, per la Corsa dei Pui, 16 chilometri che hanno messo alla prova gambe e carattere.
E qui arriva una delle imprese più luminose della giornata.
Cecilia Zocca conquista addirittura il primo posto assoluto, mentre Rosanna Albertin completa la festa con uno splendido terzo posto assoluto.
Due protagoniste che, nella nostra immaginaria cronaca di Camelot, potrebbero tranquillamente essere raccontate come dame guerriere capaci di attraversare il bosco senza attendere che sia qualcun altro a indicare la strada.
E forse è proprio questa una delle magie della corsa: davanti al traguardo non conta chi ti apre il portone del castello. Devi arrivarci con le tue gambe.
Verso le montagne: Cavalese e la grande sfida del Fiemme Extreme Sky
Poi la compagnia lascia le pianure e sale verso il regno delle Dolomiti.
A Cavalese, il terreno cambia radicalmente. Qui non bastano più soltanto velocità e resistenza: servono pazienza, coraggio e una buona dose di follia podistica.
La Fiemme Extreme Sky, nella distanza regina di 120 chilometri e 7.600 metri di dislivello positivo, è una di quelle avventure che sembrano scritte apposta per i cantastorie medievali.
E tra rocce, boschi e montagne, Ion Coban compie una vera impresa, conquistando il secondo posto assoluto.
Un argento dal sapore epico, ottenuto su una distanza che già pronunciandone il nome sembra chiedere rispetto.
Centoventi chilometri.
Settemilaseicento metri di salita.
Numeri davanti ai quali anche un cavaliere di Re Artù avrebbe probabilmente chiesto un cavallo.
Ion, invece, ha scelto le proprie gambe.
A Cerro Veronese, nel regno dei Folendari
La spedizione continua verso Cerro Veronese, dove il Trail dei Folendari attende i corridori con i suoi sentieri e le sue salite.
Il nome stesso della manifestazione richiama le antiche leggende popolari della Lessinia, terra dove boschi, contrade e racconti hanno da sempre alimentato la fantasia.
Qui Corriferrara porta a casa altre due medaglie.
Sui 20 chilometri con 1.100 metri di dislivello positivo, Elisa Romani conquista il secondo posto di categoria.
Sui 10 chilometri, con 550 metri di dislivello, invece, è Stefania Bruschi a salire sul secondo gradino del podio di categoria.
Due cavalieri — o meglio, due valorose rappresentanti della compagnia — che attraversano il territorio dei Folendari lasciando dietro di sé soltanto impronte e davanti a sé la soddisfazione di una medaglia.
Adria, Forlì, Campalto e Cesuna: la Tavola Rotonda si allarga
Ma la settimana di Corriferrara non si ferma alle imprese da podio.
La compagnia si divide, come accadeva agli antichi cavalieri quando il regno era troppo vasto per essere attraversato da un solo esercito.
Ad Adria, lungo i 21,097 chilometri della 2ª Half Marathon, la strada accompagna i runner nella storia di una città profondamente legata all'acqua e alle antiche vie commerciali del territorio.
A Forlì, la Tin Bota Romagna Half Marathon offre altri 21,097 chilometri di sfida, nel cuore di una Romagna che nello sport ha sempre trovato uno dei suoi linguaggi più autentici.
A Campalto, invece, arriva la distanza dei 30 chilometri della Maratonella, una tappa importante per chi guarda con attenzione alle distanze più lunghe.
E poi ancora Cesuna, sull'Altopiano di Asiago, dove il Commonwealth War Cemeteries Trail Run porta i colori Corriferrara su 2 percorsi di 43 e 21,9 chilometri.
Un luogo dove la corsa incontra la memoria. Qui il passo del runner diventa quasi una forma di rispetto: si corre nel presente, ma attraversando luoghi che custodiscono storie dolorose del passato.
1.823 chilometri: una strada lunga quanto una leggenda
Alla fine della settimana, il libro delle imprese può essere richiuso.
Ma prima bisogna guardare i numeri.
109 atleti.
8 località.
1.823 chilometri percorsi.
20.400 metri di dislivello positivo.
Numeri che raccontano una realtà molto più grande della semplice statistica.
Perché dietro ogni chilometro c'è una persona. Dietro ogni salita c'è una fatica. Dietro ogni traguardo c'è una scelta: quella di continuare.
E allora possiamo immaginare la grande sala di Camelot.
Al centro, la Tavola Rotonda.
Attorno, non re e cavalieri, ma 109 runner Corriferrara, appena tornati dalle loro avventure.
Sul tavolo vengono deposte le medaglie conquistate da Cecilia Zocca, prima assoluta a Formignana; Rosanna Albertin, terza assoluta; Ion Coban, secondo assoluto a Cavalese; Paola Pantaleoni e Matteo Marangoni, a podio a Imola; Elisa Romani e Stefania Bruschi, seconde di categoria a Cerro Veronese.
Ma accanto alle medaglie vengono lasciate anche le scarpe infangate, le borracce vuote, le gambe stanche e quei sorrisi che spesso valgono più di qualsiasi classifica.
Perché nella Tavola Rotonda di Corriferrara non esistono soltanto i cavalieri che arrivano primi.
Esistono quelli che affrontano 120 chilometri.
Quelli che salgono per migliaia di metri.
Quelli che corrono una mezza maratona.
Quelli che affrontano un trail.
Quelli che magari non conquistano nessun podio, ma conquistano qualcosa dentro di sé.
E quando le porte di Camelot si chiudono e la settimana finisce, resta una certezza: la leggenda non è fatta soltanto di chi vince. È fatta soprattutto di chi parte.
E la compagnia Corriferrara, ancora una volta, è partita.











































