martedì 7 aprile 2026

Dolomiti Beer trail

Dolomiti Beer Trail 2026: tra fatica, neve e sorrisi

Il 4 aprile 2026, Pedavena si è trasformata ancora una volta in un piccolo universo parallelo dove la corsa incontra la montagna, la fatica si mescola alla festa e ogni passo racconta una storia. Il Dolomiti Beer Trail non è solo una gara: è un rito collettivo, una celebrazione dello spirito trail tra boschi, ghiaioni e panorami che sembrano usciti da una leggenda delle Dolomiti.

Tre le distanze in programma:55 km, 24 km e 12 km  e su tutte e tre, immancabile, la presenza degli atleti Corriferrara, pronti a lasciare il segno su ogni tipo di terreno.


🌲 Un percorso che racconta la montagna

Il Beer Trail è famoso per non fare sconti. Non è solo una questione di chilometri, ma di carattere. Sentieri che cambiano volto continuamente: dal sottobosco morbido alle creste esposte, fino a tratti dove la neve di inizio primavera ricorda che qui la montagna decide sempre lei.

Lo racconta bene Cristiano Rocambole:

"Percorso molto vario, con discese tecniche e corribili e salite abbastanza impegnative"

Una sintesi perfetta: varietà come parola chiave. Perché qui si passa in pochi minuti dal correre leggeri al dover “lavorare” ogni passo, tra ghiaia instabile e pendenze che chiedono rispetto.

E poi c’è Pedavena, con la sua storica Birreria Pedavena, che accoglie tutti al traguardo. Non è solo un arrivo: è una festa, un abbraccio collettivo, un brindisi condiviso tra chi ha vinto e chi ha semplicemente resistito.


💛 Storie di corsa, di testa e di cuore

Se il trail è racconto, allora le parole degli atleti sono capitoli autentici.

Maria Letizia Milani    porta con sé qualcosa che va oltre la gara:

"Non faccio tantissime gare in un anno ma ci sono gare a qui ci sono affezionata e il Beer TRAIL è una di queste sarà per la gara in sé sarà per la vista sarà per l'arrivo dove accoglie tutti allo stesso modo che tu sia primo o ultimo..."

E poi la difficoltà, quella vera:

"quest'anno purtroppo Michele in settimana si è infortunato e ha dovuto dare forfait... una gara totalmente diversa dagli anni scorsi si sale subito in una salita costante e decisa poi sono andata un po' in difficoltà in discesa tecnica su ghiaia e ciottoli molto scivolosi..."

Ma il trail è anche questo: trasformare le parole di qualcuno in energia:

"avevo nella testa le parole che mi dice sempre Michele in gara ...ti porto sempre con me e dovevo portarla a casa anche per lui..."

E alla fine:

"si fatica tanta ma anche tanta soddisfazione sia per il tempo finale per me tanta roba."


❄️ Il battesimo (vero) del trail

E poi c’è chi il trail lo scopre così, senza filtri. Federico Oliani    lo racconta con una sincerità disarmante e irresistibile:

"Il primo Trail non si scorda mai...ma forse sarebbe meglio!"

Un esordio epico, tra errori e scoperte:

"Senza preparazione specifica, senza tecnica, senza materiale tecnico..."

E la montagna, si sa, insegna in fretta:

"mi sono trovato a correre in canotta sulla neve, a cadere due volte nel giro di qualche minuto, morire con crampi e mal di schiena..."

Fino alla rivelazione universale del trail runner:

"Ad esempio che se tutti hanno i bastoncini forse servono a qualcosa."

Ma il finale è quello che conta davvero:

"giornata splendida... arrivo con fiumi di birra e dj set .....quindi al top! I dolori passano, la gloria e la medaglia restano!"

"


🌞 Natura, sole e… terzo tempo

A ricordarci l’essenza più pura della giornata è anche Renato Finco


 che coglie il cuore dell’esperienza con poche parole:

"Sempre bello sulle Prealpi venete, natura sole e terzo tempo mitico con birra all'arrivo"  


E in effetti è proprio così: le Prealpi Venete regalano scenari che cambiano a ogni passo, tra luce e ombra, tra silenzi e respiri profondi. E poi quel “terzo tempo” che nel trail non è un dettaglio, ma parte integrante dell’esperienza. Un momento in cui la competizione si scioglie e resta solo la condivisione.


🍺 Tra leggenda e realtà

Si dice che tra i sentieri sopra Pedavena, nelle giornate limpide, si possano vedere profili di montagne che ricordano antichi spiriti delle Dolomiti. Leggende locali parlano di presenze silenziose che osservano i viandanti… e forse anche i trail runner.

Ma una cosa è certa: al Beer Trail, ogni atleta lascia qualcosa su quei sentieri, fatica, emozione, magari qualche imprecazione  e porta via molto di più.


🏁 Corriferrara: presenza, spirito, squadra

Su tutte le distanze, i 14 atleti e atlete Corriferrara hanno incarnato lo spirito della gara: partecipazione, condivisione e quella leggerezza che rende il trail qualcosa di unico. Non solo prestazione, ma esperienza.

Perché in fondo, al Dolomiti Beer Trail, non importa quanto vai forte.
Importa come vivi ogni chilometro. E magari, alla fine, con una birra in mano…  tutto ha ancora più senso.












53^ Sgrupada, una Pasquetta di Sport.

 

53ª Sgrupada di Castelmassa: corsa, sorrisi e passione sotto il sole di Pasquetta

C’è qualcosa di speciale nelle corse di paese, un’atmosfera che mescola sport e comunità, fatica e sorrisi. La 53ª Sgrupada, andata in scena il 6 aprile 2026 a Castelmassa, non ha fatto eccezione. Anzi, ha confermato ancora una volta il suo fascino: una classica di Pasquetta capace di richiamare appassionati da tutta la zona, tra strade familiari e quel clima genuino che solo queste manifestazioni sanno offrire.

Tra i protagonisti della giornata anche il gruppo di Corriferrara, presente con ben 13 atleti, pronti a mettersi in gioco su un percorso scorrevole ma non privo di insidie. Due giri, qualche salita a spezzare il ritmo e una bellissima giornata di sole a fare da cornice: ingredienti perfetti per una mattinata di sport condiviso.

E i risultati non sono mancati. Spiccano infatti i primi posti di categoria conquistati da Denis Grandi e Franca Panagin, affiancati dagli ottimi piazzamenti di Elisa Benini ed Elisa Ferrari, seconde di  categoria.

Per Denis Grandi, la Sgrupada è molto più di una semplice gara:

Una classica che, abitando anche in zona, non mi faccio mai mancare!!

Un legame con il territorio che si sente passo dopo passo, tra strade conosciute e volti amici.

Per Franca Panagin, invece, è stata una prima volta speciale nella versione competitiva:

“Per la prima volta ho partecipato alla corsa competitiva che si tiene da vari anni a Castelmassa. Quale modo migliore per trascorrere il giorno di Pasquetta in compagnia di amici legati dalla stessa passione, correre. La bellissima giornata di sole ha fatto da cornice a tutto questo, rendendo la mattinata ancora più piacevole. Percorso abbastanza scorrevole (due giri) reso un po' faticoso dalle due salite. Come prima volta sono soddisfatta del risultato, prima di categoria. Premio molto gradito e abbondante.”

Ma tra i momenti più belli e significativi della giornata c’è anche una storia che racconta quanto la passione per la corsa possa diventare familiare, condivisa, contagiosa.

Angelo Visentini   


ha corso infatti insieme alla moglie Elisa Ferrari… e al loro piccolo, comodamente sistemato nel passeggino, protagonista inconsapevole di una corsa vissuta tra entusiasmo e leggerezza.

Le sue parole restituiscono tutta la spontaneità del momento:

Gara fatta con Elisa Ferrari arrivata 2a di cat. e nostro figlio nel passeggino-Running, spingendolo e lanciandolo in mezzo a tutti i Runner presenti, ottima occasione per scaricare e ‘tirare’ mia moglie in una corsetta che si è rivelata piena di allegria e stimolo. Cornice di Pasquetta in una Castelmassa calda e soleggiata. Divertiti e soddisfatti.

E con semplicità, anche Elisa Ferrari 


 
sottolinea quel legame speciale:

Con mio marito Angelo Visentini

Un’immagine che va oltre la classifica: un papà che corre spingendo il passeggino, una mamma che condivide fatica e sorriso, un bambino che, ancora troppo piccolo per ricordarlo, è già parte di quella passione che unisce.

È proprio questo il cuore della Sgrupada: non solo prestazione, ma storie, legami e passione che attraversa le generazioni.

E mentre i cronometri si fermano e le classifiche si archiviano, resta qualcosa di più duraturo: il ricordo di una Pasquetta vissuta insieme, di corsa… e già proiettata verso la prossima partenza.










domenica 5 aprile 2026

Podistica Quartiere S. Rocco

 


42ª Podistica del Quartiere di San Rocco: il vento, la strada e una storia che ritorna

A Villanova di Ravenna, quando arriva la vigilia di Pasqua, non è solo il calendario a segnare un passaggio. È l’aria stessa che cambia, portando con sé il profumo della campagna romagnola e quel misto di attesa e tradizione che si respira tra le case e lungo le strade. Ed è proprio in questo scenario che, il 4 aprile 2026, si è corsa la 42ª Podistica del Quartiere di San Rocco, una gara che ormai è diventata molto più di un semplice appuntamento sportivo.

Qui si corre da oltre quarant’anni, e ogni edizione sembra raccontare una storia nuova, pur seguendo lo stesso percorso: un unico giro, tra asfalto e sterrato, che attraversa una terra semplice ma autentica. I campi ancora umidi di primavera, i filari che si perdono all’orizzonte, e quel vento, quasi una presenza costante, che accompagna e sfida ogni partecipante.

Non è un caso che tra i protagonisti ci sia chi questa gara la conosce bene. Come Mauro Robustini, che racconta:

Classica garetta della vigilia di Pasqua, alla quale ho partecipato già in diverse edizioni, e che si caratterizza in un giro unico composto da asfalto e sterrato e dalla immancabile presenza del vento (contrario) dalla seconda metà fino al traguardo. Partito forte, ma poi sono riuscito a gestirla abbastanza bene fino alla fine. In Romagna poi l’organizzazione è sempre ottima e immancabili le piadine artigianali nel pacco gara.

Le sue parole restituiscono perfettamente l’anima della gara: familiare, impegnativa, ma sempre accogliente. Perché qui il vento non è solo un ostacolo, è quasi una tradizione. Si dice, tra i corridori abituali, che a Villanova il vento “ti aspetta al ritorno”, come a voler mettere alla prova non tanto le gambe, quanto la testa.

E poi c’è la Romagna, con il suo spirito inconfondibile. L’organizzazione curata, i volontari sempre pronti con un sorriso, e quel dettaglio che trasforma una gara in un’esperienza: la piadina artigianale nel pacco gara. Un simbolo semplice, ma profondamente legato al territorio, capace di raccontare più di mille parole.

Forse è proprio questo il segreto della Podistica di San Rocco: non è solo una corsa, ma un piccolo rito collettivo. Un momento in cui sport, tradizione e comunità si incontrano, dando vita a qualcosa che va oltre il cronometro.

E mentre il traguardo si avvicina, con il vento che soffia contro e il respiro che si fa più corto, ogni partecipante sa di essere parte di una storia che continua, anno dopo anno, passo dopo passo.




giovedì 2 aprile 2026

Riepilogo settimanale e mensile attività podistica e punti che saranno assegnati.

 

Nel battito leggero di ogni passo, nel respiro che si fa ritmo e nel silenzio che accompagna le lunghe distanze, vive qualcosa di antico e potente. È la stessa fiamma che, nel 1896, spinse Carlo Airoldi a lasciare Milano senza un soldo, attraversando terre e sogni per raggiungere Atene: duemila chilometri percorsi con la sola forza della volontà. La sua storia è tratta dal libro:Il testamento del maratoneta: Una storia vera di Manuel Sgarella)

 È quella stessa fiamma che oggi arde nei cuori degli atleti Corriferrara. Questa settimana è stata un viaggio. Non solo tra chilometri e traguardi, ma tra emozioni e storie che si intrecciano lungo strade lontane e vicine. Novantatré atleti hanno portato i colori della squadra in tredici località diverse, trasformando ogni gara in un capitolo di una narrazione collettiva fatta di passione e sacrificio. Da Praga a Berlino, passando per Venezia, Firenze e le strade di casa, ogni corsa è stata una dichiarazione d’amore per questo sport. I 1820 chilometri percorsi e i 10.376 metri di dislivello non sono solo numeri: sono albe inseguite, gambe stanche ma felici, sguardi che si cercano al traguardo. E poi c’è chi ha superato il confine del possibile. L’impresa di Vittorio Cavallini, 48 ore di corsa per un totale di 306 chilometri, si iscrive nella leggenda. Un gesto che richiama quello di Filippide, che nel 490 a.C. corse per 36 ore fino a Sparta per salvare il suo popolo. Anche oggi, come allora, correre diventa qualcosa di più: un atto di coraggio, una promessa mantenuta, un dialogo silenzioso con i propri limiti. Le soddisfazioni non sono mancate. I podi conquistati raccontano storie di determinazione e talento: Rosanna Albertin, Paola Pantaleoni e Sandro Prini sul gradino più alto; Denis Grandi protagonista; i giovani Leonardo Valarini e Vittoria Zambrini già capaci di brillare. E poi Chiara Rosignoli, terza di categoria, simbolo di una squadra che cresce e si sostiene.

Guardando al mese appena trascorso, il quadro si fa ancora più ampio e suggestivo. 325 atleti, 45 località, oltre 6400 chilometri percorsi e quasi 44.000 metri di dislivello. Un movimento vivo, pulsante, capace di spingersi oltre i confini nazionali fino a Berlino, Praga, Barcellona e Tapu, in Nuova Zelanda: luoghi lontani uniti dallo stesso filo invisibile fatto di passione.

Ventiquattro podi conquistati: un mosaico di emozioni e nomi che meritano di essere raccontati, uno ad uno.
Lucrezia Berghenti, capace di conquistare una prima assoluta e una terza assoluta; Ilaria Camanzi, prima di categoria; Denis Grandi, due volte secondo di categoria; Rosanna Albertin, terza assoluta e due volte prima di categoria; Aniello Sarno, primo di categoria; Paola Pantaleoni, due volte prima di categoria; Rita Romagnoli, seconda di categoria; Vittoria Zambrini, due volte prima di categoria; Giulia Caramori, seconda di categoria; Leonardo Valarini, due volte primo di categoria; Marco Delli Gatti, secondo di categoria; Mario Boarati, terzo di categoria; Michele Tuffanelli, terzo assoluto; Ion Coban, secondo di categoria; Chiara Rosignoli, terza di categoria.

Corriferrara non è solo una squadra. È una comunità che corre insieme, che sogna insieme. È il ricordo di chi ha attraversato l’Europa a piedi inseguendo un ideale, ed è il presente di chi, ogni giorno, infila le scarpe e parte, senza sapere esattamente dove arriverà, ma con la certezza che ne varrà la pena. Perché correre, in fondo, è questo: un atto d’amore. 











mercoledì 1 aprile 2026

21K di Solarolo, Chiara Rosignoli 3^ di categoria e 7^ assoluta

                                                

La prima 21K di Solarolo: correre nel ricordo, costruire il futuro

Il 29 marzo 2026 Solarolo si è svegliata con un’energia speciale. Le strade del piccolo centro, immerse nella quiete della pianura e accarezzate dai primi profumi di primavera, si sono trasformate in un percorso di memoria e condivisione. È qui che ha preso vita la prima edizione della 21K di Solarolo, una gara nata per onorare il ricordo di Roberta Colombo(figura molto amata nell'ambiente podistico emiliano-romagnolo, è ricordata per il suo impegno sportivo e la sua partecipazione attiva alle gare locali).

Non è stata soltanto una corsa. È stata una storia collettiva fatta di passi, emozioni e silenzi pieni di significato. Solarolo, con le sue vie raccolte e il suo ritmo autentico, ha fatto da cornice a una manifestazione che ha saputo unire sport e sentimento in modo raro. Tra racconti locali e voci tramandate, qualcuno ha ricordato come queste terre siano da sempre attraversate da cammini e pellegrinaggi: luoghi dove il viaggio conta tanto quanto la meta. E in fondo, anche questa 21K ha avuto qualcosa di quel sapore antico.

La partecipazione è stata sorprendente per una prima edizione: tanti podisti, appassionati e curiosi hanno risposto con entusiasmo, trasformando l’evento in un successo che lascia intravedere prospettive promettenti. Un ottimo punto di partenza, un “buon viatico”, come si dice, per una seconda edizione che già si fa attendere.

Tra i protagonisti, non è passata inosservata la presenza del gruppo Corriferrara, che si è presentato al via con ben 13 atleti. Un segnale forte di partecipazione e spirito di squadra. E proprio da questa squadra è arrivato uno dei risultati più brillanti della giornata: Chiara Rosignoli ha conquistato un meritatissimo terzo posto di categoria, accompagnato da un eccellente settimo posto assoluto. Una prestazione che parla di determinazione, talento e passione autentica.

La 21K di Solarolo si chiude così, con il cuore pieno e lo sguardo rivolto avanti. Perché alcune gare nascono già con un’anima. E quando succede, non sono destinate a essere solo eventi sportivi, ma appuntamenti che restano, che crescono e che tornano, anno dopo anno, a raccontare una storia.





48 hr World Championship 2026, Vittorio Cavallini percorre 306 Km!

 

              Il più sentito ringraziamento Paola Falcier per le sue foto che hanno fatto rivivere le sensazioni di quei momenti.

48 Ore Mondiali 2026: l’epopea silenziosa di Cinisello Balsamo

Ci sono gare che si misurano in chilometri.
E poi ci sono imprese che si misurano in tempo, respiro e ostinazione.

Dal 27 al 29 marzo 2026, nella laboriosa Cinisello Balsamo, alle porte di Milano, è andata in scena una di queste epopee moderne: il Campionato del Mondo GOMU di 48 ore, un viaggio collettivo oltre i confini del corpo e dentro quelli dell’anima.

Dove il tempo si dilata

Lo stadio: Stadio Gaetano e Paolo Scirea e il parco adiacente si sono trasformati in un microcosmo sospeso: giorno e notte si sono alternati senza mai davvero interrompere il fluire dei passi.

Qui, dove normalmente si consuma sport ordinario, per due giorni si è vissuta una liturgia della resistenza. Il silenzio della notte, rotto solo dal ritmo delle scarpe sull’asfalto, ha dato voce a qualcosa di antico: l’uomo che corre non per arrivare, ma per scoprire fin dove può spingersi.

Non è un caso che queste terre lombarde, così concrete e operose, sappiano accogliere imprese di questo tipo. Qualcuno racconta, tra i runner più romantici, che nei parchi della Brianza si aggiri lo spirito dei “corridori senza tempo”, anime ostinate che non hanno mai smesso di inseguire l’orizzonte. Leggende? Forse. Ma in quelle 48 ore, sembravano incredibilmente reali.

Un mondo in corsa

Oltre 300 atleti, provenienti da 31 nazioni, si sono dati appuntamento per una sfida che è insieme fisica e profondamente umana.

Non solo la 48 ore: accanto, le prove da 24 e 12 ore hanno reso l’evento un crocevia di storie, lingue e sogni. Il tutto sotto l’egida della Global Organization of Multi-Day Ultramarathoners e valido anche come campionato italiano IUTA.

L’organizzazione di Impossible Target ASD, con il supporto instancabile della Protezione Civile locale, ha costruito un ambiente quasi familiare: ristori sempre pronti, mani tese, parole di incoraggiamento.

Perché in una gara così, la competizione esiste, sì, ma è secondaria rispetto a qualcosa di più grande: la condivisione della fatica.

E mentre i giri si accumulavano, la storia si scriveva:

  • nuovo record mondiale maschile: 446 km
  • nuovo record mondiale femminile: 413 km
  • nuovo record italiano femminile: 316 km

Numeri che sembrano irreali. Eppure, sono stati vissuti passo dopo passo.

Organizzazione e contesto

L’evento ha ricevuto apprezzamenti per la qualità logistica e organizzativa, con particolare riferimento a:

  • tracciato funzionale e ben gestito
  • assistenza continua agli atleti
  • presenza costante di volontari

Un’organizzazione all’altezza di una manifestazione internazionale, capace di valorizzare il territorio e di offrire condizioni ideali per prestazioni di alto livello.

Un riferimento per l’ultrarunning

La 48 Ore World Championship di Cinisello Balsamo si conferma così un appuntamento di riferimento nel calendario mondiale delle gare di durata.

Accanto ai record e alle classifiche, resta il valore sportivo e umano di una disciplina che mette alla prova i limiti individuali e premia costanza, strategia e resilienza.

La prova di Vittorio Cavallini si inserisce in questo contesto come esempio concreto di determinazione e passione, contribuendo a rappresentare al meglio il movimento italiano dell’ultradistanza.


L’impresa di Vittorio Cavallini 

In mezzo a questo oceano di storie, ce n’è una che parla con accento ferrarese.

Per Corriferrara era presente Vittorio Cavallini, protagonista di un’impresa che merita di essere raccontata come si raccontano i viaggi più veri.

306 chilometri in 48 ore.
Un numero che, tradotto, significa due giorni di corsa quasi ininterrotta, attraversando crisi, rinascite, notti infinite e albe che sanno di promessa.

21° uomo assoluto, 5° italiano.
Ma le classifiche, in questi contesti, dicono solo una parte della verità.

L’altra parte è nelle sue parole:

Fine settimana lungo di sport a Cinisello Balsamo…
…Perfetta la location, all'interno dello stadio Gaetano e Paolo Scirea e di un parco adiacente. Perfetta tutta l'organizzazione ed il supporto dei numerosi volontari che ci hanno accuditi con affetto…
…E' stata sicuramente una bella esperienza: ho corso per 306 km (21 uomo - 5 italiano), torno a casa con un bagaglio importante di nuove amicizie

Ecco il punto.
Non sono solo i chilometri a contare, ma ciò che resta quando tutto finisce: le relazioni, gli sguardi complici, la consapevolezza di aver attraversato qualcosa di raro.


Correre oltre

In un’epoca che misura tutto in velocità e risultati immediati, la 48 ore di Cinisello Balsamo è stata un atto quasi rivoluzionario.

Qui si corre lentamente, si cade, si riparte, si cammina, si soffre.
E si scopre che il limite non è un muro, ma una porta.

Vittorio Cavallini, con i suoi 306 km, non ha solo corso:
ha scritto una pagina di quelle che non fanno rumore, ma restano.

Perché alla fine, come in ogni grande romanzo di esplorazione, il vero viaggio non è nello spazio.
È dentro di noi.


















martedì 31 marzo 2026

Trofeo 8 Comuni, ultima tappa Mezzogoro

                                             

Trofeo 8 Comuni: 6ª tappa, Mezzogoro: cronache di fatica, gloria e sorrisi

C’è qualcosa di epico nelle corse di provincia, qualcosa che sfugge ai riflettori ma si imprime nella memoria di chi c’era. Il 29 marzo 2026, a Mezzogoro, fra strade che raccontano pianura, vento e silenzi interrotti solo dal ritmo dei passi, si è consumata la sesta e ultima tappa del Trofeo 8 Comuni. Una gara che non è solo competizione, ma racconto collettivo, quasi una piccola Iliade podistica con scarpe da running al posto delle armature.

Mezzogoro, con la sua anima discreta e operosa, ha fatto da palcoscenico a questa conclusione: un luogo dove la nebbia, si dice, a volte osserva le gare come uno spettatore antico, e dove ogni rettilineo sembra allungarsi per mettere alla prova non solo le gambe, ma anche il carattere.

E proprio il carattere non è mancato agli atleti  Corriferrara, protagonisti di una giornata ricca di soddisfazioni.

I veterani: esperienza che diventa leggenda

Tra i veterani, il podio ha ormai il sapore di casa:

  • Albertin Rosanna  1ª di categoria
  • Pantaleoni Paola  1ª di categoria
  • Prini Sandro  1° di categoria
  • Grandi Denis  2° di categoria

Atleti che non si limitano a correre, ma costruiscono una tradizione. Sono quegli “habitués del podio” che, gara dopo gara, trasformano la costanza in una forma d’arte. Vederli competere è come assistere a un rito: ogni passo è misura, ogni sorpasso esperienza.

I giovani: promesse che corrono veloci

Ma se i veterani sono la memoria, i giovani sono il futuro che scalpita.

Nella categoria esordienti (600 metri):

  • Valarini Leonardo  1° di categoria

Nella categoria pulcini (300 metri):

  • Zambrini Vittoria  1ª di categoria

Qui la corsa è ancora gioco, entusiasmo puro, ma già si intravede qualcosa di più grande. Nei loro occhi c’è quella scintilla che fa sperare: il futuro dell’atletica passa da questi passi leggeri e determinati.

Classifica finale: il sigillo su un viaggio

Dopo quasi tre mesi di gare, sudore e chilometri condivisi, il Trofeo 8 Comuni giunge al suo epilogo con risultati che confermano la solidità degli atleti Corriferrara:

  • Rosanna Albertin  2ª assoluta e 1ª di categoria
  • Denis Grandi  1° di categoria 

Un percorso lungo sei tappe che ha saputo unire competizione e comunità, fatica e divertimento.

La voce dei protagonisti

Emblematico il commento di Denis Grandi, che riassume lo spirito della manifestazione:

Un percorso, quello degli 8 Comuni, durato quasi 3 mesi con 6 tappe in totale e mi sono davvero divertito tanto!!! Buona la partecipazione ad ogni gara da parte degli atleti e soprattutto delle categorie giovanili con ottime promesse e premesse per il futuro!!! Bravi tutti.”

Parole semplici, ma autentiche. Perché in fondo è questo il cuore della corsa: condividere, crescere, divertirsi.

Ad maiora

Con una punta di orgoglio, si può dire che tutti gli atleti citati, anche in questa ultima tappa, sono ormai presenze fisse sul podio. Non è un caso, ma il risultato di dedizione, passione e spirito di squadra.

E allora sì, viene naturale dirlo: ad maiora.
Perché se il presente è solido, il futuro, grazie anche a quei giovani che oggi corrono per gioco, promette di essere ancora più luminoso. E chissà, forse tra le strade di Mezzogoro, tra un soffio di vento e una curva polverosa, qualcuno ha già iniziato a scrivere la prossima pagina di questa piccola, grande epopea.



Mezza maratona di Berlino, esordio di Silvia Grazioli nella mezza maratona.

 


Berlino chiama, e qualcuno risponde correndo

Il 29 marzo 2026, Berlino non è stata soltanto una città: è stata una voce. Una voce bassa, ostinata, come quelle che nei versi di Bertolt Brecht non cercano applausi ma verità.
“Vieni,” sembrava dire. “Prova. Resisti. Attraversami.”

E così è stato.

La mezza maratona di Berlino non è solo una gara. È un attraversamento: della storia, delle proprie paure, del tempo che scorre tra un passo e l’altro. Si parte tra strade larghe e ordinate, si corre accanto a palazzi che hanno visto imperi cadere e muri alzarsi, e si arriva sotto lo sguardo severo e simbolico della Porta di Brandeburgo, che da secoli osserva chi passa, chi fugge, chi torna.

Un esordio che è già un racconto

Tra gli atleti di Corriferrara, c’era chi quel giorno non stava solo correndo.
C’era chi stava iniziando una storia.

Silvia Grazioli ha scelto Berlino per il suo esordio sulla distanza della mezza maratona. Non una scelta qualunque: questa gara fa parte delle prestigiose SuperHalfs europee, un percorso che non misura solo chilometri, ma determinazione.

E non era sola.

Con lei hanno corso il suo compagno Andrea e la sua amica, triatleta, Lia. Tutti con gli stessi colori addosso, quelli di Corriferrara. Tutti dentro la stessa storia, ma ognuno con il proprio passo, con il proprio tempo, con la propria fatica.
Prestazioni diverse, inevitabilmente. Ma alla fine, una sola cosa in comune: la gioia piena, semplice, incontestabile di essere arrivati.

Perché quando si decide di affrontare una distanza nuova, il viaggio comincia molto prima della linea di partenza.

Ci sono le domande che non fanno dormire:

  • Sarò pronta?
  • E se il corpo si ferma prima della volontà?
  • E se qualcosa si rompe, dentro o fuori?

Ci sono i chilometri aggiunti piano, come si aggiungono giorni a una promessa.
Ci sono gli allenamenti in compagnia e a volte in solitudine, dove nessuno guarda e tutto pesa di più.

Ma poi arriva il giorno.

E Berlino, con il suo cielo chiaro e il sole mite di fine marzo, diventa un teatro senza quinte. Un fiume umano si muove compatto, e ogni volto racconta una storia diversa.

La città, tra poesia e memoria

Berlino non è mai neutra.
È una città che ricorda.

Corre lungo la Sprea, tra ponti e cicatrici.
Sussurra storie di divisione e rinascita.
E mentre i passi si susseguono, sembra quasi di sentire le parole dei suoi poeti: dirette, essenziali, senza illusioni.

Qui si dice che ogni strada abbia una memoria, e ogni muro,anche quando non esiste più,continui a parlare. Forse è per questo che correre a Berlino pesa un po’ di più, ma vale anche un po’ di più.

Il traguardo: quando tutto trova un senso

E poi, all’improvviso, il traguardo.

Non arriva quando lo si aspetta. Arriva quando si è smesso di cercarlo e si è iniziato a resistere.

La medaglia al collo non è metallo: è la prova che si può attraversare la paura e restare in piedi. È il segno che quel dialogo silenzioso tra corpo e mente ha trovato una tregua.

E lì, dopo lo sforzo, si ritrovano anche loro: Silvia, Andrea e Lia.
Diversi i cronometri. Uguale il sorriso. Uguale quell’istante sospeso in cui tutto si ferma e vale.

Le parole di Silvia Grazioli raccontano meglio di qualsiasi cronaca ciò che è stato:

"Berlin Calls. You Run! Questo il motto della Generali Berlin Half Marathon che si è corsa domenica 29 marzo 2026! Berlino ha chiamato e noi eravamo presenti Lia, Andrea ed io. Per me la mia prima mezza maratona! Atmosfera fantastica, emozioni uniche ed un fiume di persone con cui condividere una giornata che sotto un sole mite ci ha fatto conquistare la Porta di Brandeburgo!
Insieme a Lia ed Andrea poi fieri di aver portato i colori Corriferrara a Berlino! Grazie Running School, grazie a Massimo Corà per la dedizione a tutti i suoi atleti qualsiasi sia il risultato e grazie Berlino, è stato bellissimo!"

Correre, alla fine, è questo

Non è solo sport.
Non è solo tempo o classifica.

È una lunga trattativa con sè stessi.
È accettare il dubbio e partire lo stesso.
È arrivare e capire che la fatica non era un ostacolo, ma una guida.

E Berlino, quel giorno, non ha solo ospitato una gara. Ha chiamato. E qualcuno, come Silvia, insieme ad Andrea e Lia, ha risposto.