C’è una neve che pesa come il silenzio e una che invece alleggerisce il cuore. A Gallio, il primo febbraio 2026, la neve era entrambe le cose: ostacolo e meraviglia, fatica e promessa. La Strafexpedition Winter, trail nato per mettere alla prova il corpo e accendere lo spirito, si è svolta in un altopiano che d’inverno diventa racconto, pagina bianca da attraversare lasciando impronte profonde come pensieri. Il percorso, previsto di 20 chilometri, è stato ridotto a 18 per l’impraticabilità di alcuni tratti, soffocati da una coltre abbondante e viva. Il dislivello di 750 metri è rimasto lì, a ricordare che nulla viene regalato: ogni metro va conquistato, passo dopo passo, respiro dopo respiro. Correre sulla neve non è solo avanzare, è accettare di sprofondare, rialzarsi, trovare un ritmo nuovo, più umile e più vero. È una danza lenta dove la forza si misura con la pazienza. Gallio, già bellissima d’estate, in questa edizione invernale ha mostrato il suo volto più autentico.
Boschi ovattati, sentieri cancellati dal bianco,
il rumore del proprio fiato come unica compagnia. Qui il trail smette di essere gara e diventa passione pura, istinto primordiale, dialogo intimo tra l’uomo e la montagna. Alla manifestazione era presente Corriferrara con sei atleti, un piccolo gruppo compatto, unito dalla stessa voglia di mettersi in gioco e condividere la fatica. Perché il trail è anche questo: compagnia, sguardi che si incrociano, incoraggiamenti che valgono più di qualsiasi cronometro. Lasciamo spazio al commento di Michele Tuffanelli, che racconta la gara senza filtri, con la sincerità di chi la montagna l’ha vissuta fino in fondo:






















