lunedì 23 febbraio 2026

Shotover Moonlight Half Marathon. Cosetta Brombin e i guadi del Moke Creek.

 

Nelle terre selvagge dell’Isola del Sud, dove le montagne sembrano graffiare il cielo e i torrenti scavano storie antiche nella roccia, la Shotover Moonlight Half Marathon ha regalato un’edizione che sa di leggenda.

Siamo a pochi chilometri da Queenstown, capitale mondiale dell’avventura, ma basta allontanarsi verso il silenzioso Lago Moke per entrare in un altro tempo. Qui, tra specchi d’acqua immobile e colline ondulate, ha preso il via la mezza maratona da 21,097 km con 774 metri di dislivello: una sfida che è molto più di una gara, è un viaggio dentro l’anima più autentica della Nuova Zelanda.

Dove la corsa incontra la storia

Il percorso si snoda inizialmente su salite dolci, quasi ingannevoli, lungo una strada bianca che si restringe progressivamente fino a diventare una traccia sottile nella vegetazione. È la porta d’accesso alla selvaggia Moonlight Valley, una valle che deve il suo nome ai cercatori d’oro dell’Ottocento.

Qui, durante la corsa all’oro, uomini solitari sfidavano il gelo e l’isolamento inseguendo sogni di ricchezza. Ancora oggi, lungo il tracciato, si incontrano storiche capanne minerarie: piccole costruzioni di legno e lamiera che sembrano sospese nel tempo, custodi silenziose di racconti di fatica e speranza. Si dice che nelle notti di luna piena, quando la valle si illumina d’argento, si possano quasi sentire gli echi dei picconi sulla roccia.

Natura viva, selvaggia, sorprendente

La gara sale sopra i torrenti Moke e Moonlight, regalando panorami mozzafiato. Il vento accarezza l’erba alta, le montagne si stagliano come quinte teatrali, e lo sguardo si perde tra i verdi intensi e i riflessi dell’acqua.

Lungo il cammino si attraversa una fattoria: cavalli e mucche osservano i runner con curiosità, quasi increduli davanti a quel serpentone colorato che rompe la quiete della valle. È uno di quei momenti che rendono unica questa competizione: la sensazione di essere ospiti in un paesaggio vivo, autentico, lontano da ogni artificio.

Guadi, tunnel e spirito d’avventura

Ma la Shotover Moonlight Half Marathon non è solo bellezza contemplativa. È anche sfida pura.

I numerosi guadi del Moke Creek costringono a entrare nell’acqua, a sentire il freddo che punge le caviglie e risveglia i sensi. Ogni attraversamento è un piccolo rito di passaggio, un richiamo all’essenza del trail running: adattarsi, sorridere, continuare.

E poi il tunnel. Basso, stretto, quasi da superare a carponi. Un passaggio che sa di esplorazione, di spedizione in territori inesplorati. Per un attimo non sei più in gara: sei un viaggiatore, un cercatore, un bambino che gioca all’avventura.

Il ricordo di Cosetta Brombin 

Tra i protagonisti di questa edizione, Cosetta Brombin racconta così la sua esperienza:

“La Shotover Moonlight Half Marathon inizia presso il pittoresco lago Moke, vicino a Queenstown, e con salite prima dolci e poi più ripide, lungo una strada bianca che si stringe sempre più fino a diventare una striscia sottile in mezzo alla vegetazione, conduce in alto sopra i torrenti Moke e Moonlight da cui si può godere di splendidi panorami sulla Moonlight Valley. Lungo il percorso si incontrano alcune storiche capanne minerarie e una fattoria con cavalli e mucche che ci guardano incuriositi. Mi ricorderò a lungo dei numerosi guadi del Moke Creek e del tunnel da superare quasi a carponi!”

Parole che restituiscono l’essenza di questa mezza maratona: non solo 21,097 chilometri e 774 metri di dislivello, ma un’esperienza immersiva, ruvida e poetica allo stesso tempo.

Una gara che resta dentro

Alla fine, quando si torna verso la civiltà di Queenstown, con le gambe stanche e le scarpe bagnate, resta qualcosa di più di una medaglia.

Resta la sensazione di aver attraversato una terra che parla ancora di esploratori e cercatori d’oro. Resta il ricordo del silenzio interrotto solo dal rumore dell’acqua e dal battito del cuore.

La Shotover Moonlight Half Marathon non si corre soltanto: si vive. E, come ogni vera avventura, continua a brillare nella memoria molto dopo aver tagliato il traguardo.















giovedì 19 febbraio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati

 

Corriferrara, l’arte di correre tra pianure, colline e capitali europee

C’è chi misura i chilometri. E chi, invece, li trasforma in emozioni.
La settimana di Corriferrara è stata un viaggio lungo 644,961 chilometri, con un dislivello complessivo di 4.660 metri, attraversando 8 località tra Italia e Portogallo. Numeri importanti, certo. Ma dietro le cifre ci sono volti, storie, podi e panorami che rendono la corsa un’arte.


Otto scenari, un’unica passione

Copparo – Trofeo 8 Comuni (Km 6)

Nel cuore del territorio ferrarese, il Trofeo 8 Comuni è una classica che unisce competizione e comunità.
Curiosità: Copparo affonda le sue radici nella storia estense e mantiene forte il legame con la tradizione agricola del Delta del Po.

Qui Corriferrara ha brillato con una vera pioggia di podi (vedi sezione dedicata).


Marina di Carrara – White Marble Marathon (Km 42,195 / 21,097)

Correre tra mare e Alpi Apuane è un’esperienza unica. La White Marble Marathon prende il nome dal marmo bianco che ha reso celebre la zona fin dai tempi di Michelangelo.

Curiosità: il percorso regala scorci sulle cave da cui nasce il marmo di Carrara, simbolo di arte e resistenza.


Verona – Romeo and Juliet Half Marathon (Km 21,097)

Una mezza maratona che profuma di poesia. Verona è la città dell’amore eterno, resa immortale da Shakespeare.

Curiosità: parte del tracciato attraversa zone storiche vicine all’Arena e ai luoghi simbolo della leggenda di Romeo e Giulietta. Correre qui è come danzare nella storia.


Palazzuolo sul Senio – Trail del Poggiolo (Km 21)

Trail significa natura, fatica e silenzio. Sull’Appennino tosco-romagnolo, tra boschi e crinali, ogni metro di dislivello è conquista.

Curiosità: Palazzuolo è inserito tra i “Borghi più belli d’Italia” ed è meta amata dagli escursionisti per i suoi panorami selvaggi.


Rubiera – Caretera (Km 10)

Velocità e ritmo in terra reggiana. Rubiera, crocevia storico tra Modena e Reggio Emilia, offre percorsi scorrevoli ideali per mettere alla prova il passo.


San Pietro di Legnago – 44ª Caminada ai Casoni (Km 12/17)

Manifestazione storica che unisce sport e tradizione popolare.

Curiosità: i “casoni” richiamano le antiche abitazioni rurali della pianura veneta, simbolo di un passato fatto di lavoro nei campi e comunità.


Terni – Maratona di San Valentino (Km 21,097)

La città di San Valentino, patrono degli innamorati, accoglie ogni anno runner da tutta Italia.

Curiosità: a pochi chilometri si trovano le spettacolari Cascate delle Marmore, tra le più alte d’Europa.


Cascais – Meia Maratona de Cascais (Km 21,097)

E poi il profumo dell’oceano. Sulla costa portoghese, tra Cascais e Lisbona, la corsa si fa internazionale.

Curiosità: Cascais era l’antico rifugio estivo della famiglia reale portoghese ed è oggi una delle località balneari più affascinanti d’Europa.


I podi: talento, determinazione, identità

Copparo – Trofeo 8 Comuni

Prestazione collettiva straordinaria:

  • Malossi Eleonora – 2ª assoluta

  • Berghenti Lucrezia – 3ª assoluta

  • Albertin Rosanna – 1ª di categoria

  • Pantaleoni Paola – 1ª di categoria

  • Sarno Aniello – 1° di categoria

  • Camanzi Ilaria – 3ª di categoria

Settore giovanile

Il futuro è già presente:

  • Zambrini Vittoria – 1ª categoria (Pulcini)

  • Valarini Leonardo – 1° categoria (Esordienti)

  • Delli Gatti Marco – 2° categoria (Cadetti)

Nota: il settore giovanile rappresenta l’anima più pura dell’atletica. Nei Pulcini e negli Esordienti si corre per gioco, ma si impara disciplina, rispetto e spirito di squadra.


Marina di Carrara – White Marble Marathon

  • Rosignoli Chiara – 3ª assoluta

Salire sul podio assoluto in una maratona o mezza di livello nazionale significa non solo velocità, ma gestione perfetta di ritmo, testa e cuore. Un risultato che parla di preparazione e maturità agonistica.


L’arte di correre

Questa settimana Corriferrara non ha semplicemente corso.
Ha attraversato mari e colline, pianure e borghi, città dell’amore e capitali europee. Ha sommato chilometri, sì. Ma soprattutto ha costruito esperienze.

Ogni gara è un quadro diverso:
la velocità compatta di un 10 km,
la strategia di una mezza maratona,
la poesia resistente di una maratona,
la verticalità silenziosa di un trail.

644,961 km non sono solo distanza.
Sono passione condivisa.
Sono il segno che l’arte di correre continua, settimana dopo settimana, a scrivere nuove storie in maglia Corriferrara.








martedì 17 febbraio 2026

Trofeo 8 comuni: Copparo, 3^ tappa.

 

Copparo, dove la pianura corre e la memoria respira

C’è un punto della pianura ferrarese in cui l’inverno non è mai silenzio, ma attesa. È Copparo, terra di nebbie gentili e strade che sembrano disegnate apposta per accompagnare il passo dell’uomo. Qui, tra canali antichi e racconti che parlano di bonifiche, di fatica e di rinascita, il 15 febbraio 2026 si è disputata la 3ª tappa del Trofeo 8 Comuni, gara competitiva sulla distanza di 6,2 km. Si narra che a Copparo, quando la nebbia si posa bassa, i passi dei corridori si sommino a quelli di chi ha camminato prima: contadini, viandanti, sognatori. Forse è leggenda, forse suggestione, ma di certo correre qui significa misurarsi non solo con il cronometro, bensì con un paesaggio che osserva e custodisce. In questo scenario denso di poesia concreta, gli atleti della Corriferrara si sono presentati numerosi, portando colori, voci e risultati. E i risultati sono arrivati, chiari come un’alba che squarcia la bruma. Nelle categorie assolute brillano Eleonora Malossi, seconda classificata, e Lucrezia Berghenti, terza: due prestazioni di spessore, costruite con intelligenza e tenacia, che confermano la solidità del movimento femminile. Tra le categorie, pioggia di podi: Rosanna Albertin e Paola Pantaleoni conquistano entrambe il primo posto di categoria, esempio di esperienza che sa ancora mordere la gara; Aniello Sarno sale sul gradino più alto, con passo deciso e regolare; Ilaria Camanzi ottiene un ottimo terzo posto, dimostrando carattere e continuità. Ma Copparo è anche futuro, ed è qui che il racconto si fa più luminoso. Nella categoria Pulcini, Vittoria Zambrini si prende il primo posto con l’entusiasmo puro di chi corre per gioia e scoperta. Negli Esordienti, Leonardo Valarini domina la sua categoria, lasciando intravedere un domani promettente. Tra i Cadetti, Marco Delli Gatti chiude con un prestigioso secondo posto, segno di maturità atletica che cresce passo dopo passo. Così la 3ª tappa del Trofeo 8 Comuni si chiude a Copparo: non solo una gara, ma un intreccio di storie, età e respiri. La pianura, ancora una volta, ha ascoltato. E ha restituito applausi, podi e la certezza che, tra nebbia e asfalto, il futuro della corsa continua a correre forte.










Trail del Poggiolo

 

Trail del Poggiolo – Fango, fatica e sorrisi sull’Appennino

Il 15 febbraio 2026, Palazzuolo sul Senio ha accolto i trailer con il volto più autentico dell’Appennino: quello ruvido, silenzioso, sporco di terra e di storie. Il Trail del Poggiolo, nella sua distanza da 20 km con 1.130 metri di dislivello, si è trasformato in un racconto di fango e resistenza, tra le balze dell’Appennino Tosco-Emiliano, dove ogni passo chiedeva rispetto.

La pioggia dei giorni precedenti aveva cambiato il tracciato, rendendolo vivo e imprevedibile. Il sentiero non era più solo una linea da seguire, ma un avversario con cui dialogare: scivoloso, pesante, a tratti quasi ironico nel mettere alla prova l’equilibrio e la testa prima ancora delle gambe.

Renato Finco lo racconta con immagini che restano addosso come   il fango sulle scarpe:

«La corsa nel fango tra le balze dell’Appennino tosco-emiliano è stata faticosa ma divertente: correre con il fango che ti appesantiva le gambe e sembrava di scivolare come saponette».

Ed è proprio lì il senso del trail: accettare la fatica, sorriderle in faccia e continuare. Michele Tuffanelli sottolinea lo spirito unico di questa gara:

«Un trail che non può mancare nel calendario, un percorso mai uguale per via di un’organizzazione un po’ alla viva il parroco 😂… ma va bene così! Questa edizione fangosa per me è stata divertente; nel fango me la cavo bene 💪. Contento del mio risultato e di aver trovato lo spirito trail nei tosco-romagnoli. Bella la battaglia in gara e una pacca sulla spalla all’arrivo ⛰️🏃. Ottima prova anche di Giana e Finco».

Tra castagneti, crinali e discese da domare più che da correre, il Trail del Poggiolo ha confermato la sua identità: una gara che non cerca la perfezione, ma la verità della montagna e delle persone che la attraversano. Qui il cronometro conta, sì, ma contano di più una pacca sulla spalla, una risata infangata all’arrivo e la sensazione di aver condiviso qualcosa di autentico.

A Palazzuolo sul Senio il trail non è solo una corsa: è un patto silenzioso con il territorio. E quando torni a casa, con le gambe stanche e le scarpe ancora sporche, capisci che quel fango non era un ostacolo… era parte del viaggio.







Romeo and Juliet half marathon

                              Immagine generata con AI in mancanza di foto degli atleti partecipanti

Sotto il cielo di Verona, dove l’amore corre

Verona, il 15 febbraio 2026.
Oh dolce Verona, città di pietra e di palpiti, ove l’Adige sussurra storie antiche e i passi degli innamorati si confondono con quelli dei corridori. In questo teatro a cielo aperto è andata in scena la Romeo and Juliet Half Marathon, una corsa che pare scritta con la penna di un poeta e battuta dal cuore di chi osa. Come in un atto shakespeariano, l’alba ha sollevato il sipario su piazze gremite e vicoli pronti ad applaudire. Si dice che qui l’amore abbia una casa, la celebre dimora di Giulietta, e forse non è un caso se, correndo, si ha l’impressione che le gambe ricevano ali: l’affetto della folla, il canto dei ponti, l’eco delle mura scaligere. Curiosità vuole che Verona, città di mercanti e condottieri, abbia sempre amato le sfide: dalle giostre medievali alle moderne maratone, la sfida è parte del suo respiro.

La gara è filata come un verso ben scandito. A dirlo senza esitazioni è Emanuela Lambertini, che ha riassunto l’esperienza con parole chiare come un colpo di scena riuscito: «Organizzazione perfetta E davvero, ogni dettaglio pareva al suo posto, come quinte ben montate e luci puntuali.

Poi la voce dell’atleta che riflette, che non si nasconde dietro l’ovazione ma ne fa specchio: Angelo Visentini racconta una corsa intensa, viva. «Bellissima gara, tantissima gente e atmosfera sensazionale. Non riuscito a tenere ritmo che mi ero fissato, ho ancora da lavorare sulla gestione, uscito un ottimo allenamento al medio con infine una bella medaglia come ricordo di questa bellissima giornata a Verona.» Parole che sanno di verità: perché anche quando il ritmo sfugge, la giornata può restare memorabile; e una medaglia, talvolta, pesa meno del ricordo che porta. Così si chiude l’atto: non con un addio, ma con un invito. Tornare. Tornare a correre dove l’amore insegnò al mondo a chiamarsi per nome, e dove ogni passo, anche il più faticoso, trova sempre qualcuno pronto ad applaudire. In Verona, persino il fiato corto diventa poesia. 



Maratona di San Valentino

 

La Maratona di San Valentino a Terni, un poema di passi e di cuore

Terni, città che custodisce nella pietra e nella storia il cuore stesso di San Valentino, ha visto sorgere all’alba di domenica una fiumana di anime vibranti e scarpe consumate dai chilometri: così si è consumata la 15ª edizione della Maratona di San Valentino, evento che trasforma in poesia ogni passo, ogni respiro, ogni battito di gambe lungo le sue strade antiche e i sentieri della Valle. 

La giornata di gare ha celebrato non solo la velocità, ma l’essenza stessa dell’amore, quello per la corsa, per la sfida, per sé stessi,  intrecciando lungo il percorso l’intreccio di storia umbra e leggende di santi e corridori. Terni, patria del martire di amore e fedeltà, ha fatto da cornice a un dipinto di sudore e sorrisi, con il tracciato che si è snodato tra il profilo gotico della Basilica di San Valentino e i silenzi mossi della Valnerina, lambendo la maestosità naturale della Cascata delle Marmore, dove l’acqua sembra raccontare antiche storie di passi e destini intrecciati. 

21 km di emozioni: la mezza maratona
A fianco della gara regina, la mezza maratona da 21,097 km ha richiamato appassionati e concorrenti di ogni età, tra valli che profumano di storia e morbidi saliscendi che mettono alla prova cuore e gambe.

Tra i tanti corridori che hanno trasformato la loro domenica in un’epica personale c’è anche Mario Boarati   della Corriferrara, che ha vissuto la mezza maratona come un viaggio nell’anima, assaporando ogni curva e ogni respiro tra le mura che sanno di santi e di leggende.

Note di leggenda e cuore
Si narra, tra le viuzze di Terni, che chi corre con il cuore leggero sotto il cielo di San Valentino possa vedere riflettersi negli occhi della gente la propria storia d’amore con la vita stessa. Una leggenda che, per un giorno, assume forma concreta nei volti dei corridori all’arrivo in Piazza Europa, dove l’abbraccio dei tifosi è più forte di qualsiasi cronometro. Così si chiude questa pagina di sudore e poesia: non solo una gara, ma un’opera di umanità che, come il santo patrono degli innamorati, lascia nel cuore di ciascuno un seme di amore da coltivare, chilometro dopo chilometro. 







lunedì 16 febbraio 2026

44^ Caminada ai Casoni

 

                                                 Foto generata con AI causa mancanza foto gara.

44ª Caminada ai Casoni: passi lenti, sorrisi larghi e profumo di campagna

Una domenica di febbraio che sa di ripartenza, di scarpe infangate e di allegria condivisa. Il 15 febbraio 2026, a San Pietro di Legnago, si è svolta la 44ª Caminada ai Casoni, storica gara podistica non competitiva capace, anno dopo anno, di richiamare tanti appassionati della corsa e del cammino all’aria aperta. Tre le distanze proposte: 7, 12 e 17 km, perfette per accontentare tutti: dai camminatori della domenica, desiderosi di due chiacchiere e panorama, ai runner più allenati che non rinunciano mai a una sgambata rigenerante. Il tutto immerso nella campagna legnaghese, tra tratti asfaltati e sterrati che, complice la pioggia dei giorni precedenti, hanno aggiunto un pizzico di “avventura rurale” al percorso. Scarpa infangata sì, ma sorriso garantito. Il meteo, inizialmente incerto, ha deciso di fare un regalo ai partecipanti: cielo che si apre, aria limpida e, all’orizzonte, persino le montagne innevate a fare da cornice. Un contesto ideale per vivere la corsa come una vera scampagnata in movimento, nello spirito più autentico della manifestazione. La partecipazione, come da tradizione, è stata numerosa, con una presenza importante di camminatori: segno che la Caminada ai Casoni è prima di tutto condivisione. Come ogni corsa che si rispetti, soprattutto da queste parti, il finale è stato all’insegna della convivialità: frittellepancetta ai ferri e polenta al ristoro conclusivo, perché alla Caminada ai Casoni l’energia non si recupera solo con gli integratori, ma anche con i sapori della tradizione. 

A raccontare perfettamente la giornata è il commento di Franca Panagin:

"Dopo la pausa per la Rovigo in Love si riprende con le classiche corse domenicali, spensierate in compagnia, che ti danno la giusta carica per affrontare la nuova settimana. Oggi io e Otto abbiamo deciso di andare a casoni di Legnago, visto che le previsioni meteo dicevano che finalmente la pioggia si prendeva una pausa. Partiti da Rovigo con una leggera pioggerellina, all' orizzonte il cielo prometteva bene. Infatti arrivati a Legnago il cielo era limpido e all' orizzonte si vedevano le cime delle montagne innevate. Percorso misto sterrato, in certi punti reso un po' pesante dalle abbondanti piogge dei giorni precedenti. Come sempre grande partecipazione (soprattutto camminatori),al ristoro finale frittelle e pancetta ai ferri con polenta."

Una domenica semplice e genuina, fatta di movimento, amicizia e piccoli piaceri: esattamente quello che serve per iniziare la settimana con il piede giusto.



White Marble Marathon, Chiara Rosignoli 3^ assoluta

 

White Marble Marathon 2026: vento, marmo e cuore. Chiara Rosignoli 3^ donna assoluta a Marina di Carrara

Domenica 15 febbraio 2026 Marina di Carrara si è svegliata avvolta da un’atmosfera speciale: il profumo del mare d’inverno, il bianco abbagliante delle Alpi Apuane e la lunga linea del litorale hanno fatto da cornice alla White Marble Marathon, una gara capace di unire fatica, bellezza e storia.

Per Corriferrara erano presenti due atleti: Chiara Rosignoli nella maratona e Marco Piva nella mezza maratona. Ma è stata soprattutto la prova di Chiara a lasciare il segno, con uno splendido 3° posto donna assoluta, conquistato al termine di una gara tutt’altro che semplice.

La gara di Chiara: 42 km contro il vento

Il percorso della maratona, affascinante e severo, alterna tratti sul lungomare a passaggi più interni, sempre accompagnati dalla vista delle cave di marmo, simbolo millenario di questa terra. Secondo una leggenda locale, il marmo apuano “mette alla prova” chi lo attraversa: solo chi ha davvero rispetto per la montagna e per il mare riesce a tornare a casa con un sorriso. Chiara sembra aver preso alla lettera questa sfida.

Come lei stessa racconta:

“42.195 KM, la metà fatti tutti con il vento contro… devastante!!! Ma felicissima di questa mia prima maratona delle tante che farò quest’anno!!! Prossima Bologna Marathon 1 marzo (pacer delle 3.30)… Dai che ci si diverteeee.”

Il vento contrario sul lungomare, protagonista silenzioso ma implacabile, ha reso durissimi diversi tratti della gara. Eppure Chiara ha saputo stringere i denti, gestire la fatica e trasformare ogni raffica in motivazione, tagliando il traguardo con la gioia di chi sa di aver scritto una pagina importante della propria storia sportiva.

Marina di Carrara: tra mare, marmo e mito

Correre a Marina di Carrara significa attraversare un luogo unico: da un lato il Tirreno, dall’altro le Apuane da cui Michelangelo sceglieva i blocchi per le sue opere. Si racconta che i cavatori, prima di iniziare il lavoro, affidassero i loro desideri al vento che scende dalle montagne: forse lo stesso vento che domenica ha messo alla prova gli atleti, chiedendo rispetto e offrendo in cambio emozioni autentiche.

Sguardo al futuro

Il terzo posto assoluto di Chiara Rosignoli non è solo un risultato di prestigio, ma l’inizio di un percorso che promette entusiasmo e nuove sfide. L’appuntamento è già fissato: Bologna Marathon del 1° marzo, dove Chiara sarà pacer delle 3h30’.

Per Corriferrara resta la soddisfazione di una giornata vissuta da protagonisti, in una gara che, come il marmo da cui prende il nome, sa essere dura, luminosa e indimenticabile.




giovedì 12 febbraio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che verranno assegnati.

 

Settimana di corsa e poesia per la Corriferrara

C’è una musica silenziosa che accompagna i passi degli atleti Corriferrara quando l’alba ancora indugia sui campi e sulle strade. È il battito del cuore, è il respiro che si accorda al ritmo della terra. In questa settimana di corsa condivisa, sono stati 64 gli atleti impegnati, capaci di intrecciare chilometri e sogni lungo quattro località diverse, per un totale di 1.240 chilometri percorsi e 2.200 metri di dislivello, come una lunga poesia scritta con le scarpe sull’asfalto e sui sentieri.

A Rovigo, città che si veste d’amore, la Rovigo in Love sulla distanza della mezza maratona (21,097 km) ha accolto i nostri corridori tra strade gentili e cuori aperti. Qui il podio ha parlato forte e chiaro:
Rosanna Albertin, prima di categoria, ha corso con la grazia di chi conosce la fatica e la trasforma in sorriso. Accanto a lei, Denis Grandi, secondo di categoria, e Nicoletta Masieri, anch’essa seconda, hanno dimostrato che la costanza è una virtù che premia. Emanuela Marangoni, terza di categoria, ha chiuso il cerchio di una gara che profumava di impegno e dedizione.

A Granarolo Emilia, nella 2ª Competitiva di Granarolo sui 10 km, la corsa si è fatta più breve ma non meno intensa. Le strade emiliane hanno visto emergere la determinazione di Paola Pantaleoni, prima di categoria, e la solidità di Caterina Maietti, seconda. Due nomi, due storie, un’unica passione che non conosce scorciatoie.

A Fusignano, con la Fusoloppet sulla distanza della mezza maratona, i chilometri hanno chiesto rispetto e ascolto. Qui ogni passo era un dialogo con se stessi, un modo per ricordare che la corsa non è solo competizione, ma anche silenzio interiore.

Infine Montalcino, terra di vigne e colline che respirano storia, ha ospitato la Brunello Crossing sui 25 km. Tra salite che mordono le gambe e panorami che allargano l’anima, Alessandra Ferrari ha conquistato un meritato terzo posto di categoria, suggellando una gara fatta di forza e sensibilità, come il vino che dà nome a queste terre.

Così, tra città innamorate, campagne operose e colline severe, i nostri atleti  hanno ribadito una verità semplice e profonda: correre è un atto di passione, un gesto umile e grande insieme, che unisce il singolo al gruppo, il presente al passo che verrà. E ogni chilometro, anche il più duro, diventa allora una promessa mantenuta.








martedì 10 febbraio 2026

Brunello Crossing. Il fango non ferma i nostri atleti.

 

Brunello Crossing: quando il fango racconta Montalcino

Montalcino, 8 febbraio 2026.
C’è un silenzio particolare che avvolge le colline quando l’inverno decide di farsi sentire davvero. È un silenzio denso, rotto solo dal respiro degli atleti e dallo schiocco delle scarpe che affondano nel terreno. In questo scenario si è corsa la Brunello Crossing, trail di 25 chilometri e 1.100 metri di dislivello, una gara che non si limita a misurare il tempo, ma mette alla prova l’anima. Il percorso si snoda tra vigne spoglie e strade bianche che portano il segno di secoli di passaggi: contadini, pellegrini, mercanti. Qui, dove nasce uno dei vini più celebri al mondo, il terreno non concede nulla. Il fango diventa protagonista, compagno scomodo e sincero, capace di livellare le differenze e di riportare tutti a una dimensione più vera, più umana. “Gara molto fangosa, bella”, ha commentato con semplicità Alessandra Ferrari 3ª di categoria al termine della prova, un risultato costruito metro dopo metro, senza forzature, interpretando il percorso con intelligenza e rispetto. Due parole che racchiudono l’essenza della giornata. Perché il fango non è stato un ostacolo, ma un linguaggio: ha chiesto attenzione, pazienza, rispetto. Ha costretto a rallentare, a guardare dove si mettono i piedi, a sentire ogni metro conquistato perché la bellezza del trail nasce quando smetti di combattere il terreno e accetti di farne parte. Correre a Montalcino significa anche attraversare luoghi che profumano di leggenda. Si racconta che alcune strade percorse oggi dai trail runner fossero, in epoca medievale, vie segrete usate per difendere il territorio durante gli assedi. Altri parlano di antichi confini tracciati seguendo il corso dell’acqua e del vento, elementi che ancora oggi modellano queste colline. La Brunello Crossing non è solo una gara: è un dialogo continuo con il paesaggio. Le salite scavano dentro, le discese chiedono coraggio, il fango un patto di fiducia. Nel trail  non vince chi va più forte, ma chi resta più a lungo in ascolto. E in questa giornata d’inverno, l’ascolto è stato totale. Alla fine, quando il borgo riappare e le mura sembrano accogliere i corridori come vecchi amici, resta addosso quella stanchezza buona, quella che somiglia alla gratitudine. Perché certe corse non si ricordano per il cronometro, ma per ciò che lasciano. E a Montalcino, l’8 febbraio, il fango ha raccontato una storia bella da portare a casa.