Trail del Poggiolo – Fango, fatica e sorrisi sull’Appennino
Il 15 febbraio 2026, Palazzuolo sul Senio ha accolto i trailer con il volto più autentico dell’Appennino: quello ruvido, silenzioso, sporco di terra e di storie. Il Trail del Poggiolo, nella sua distanza da 20 km con 1.130 metri di dislivello, si è trasformato in un racconto di fango e resistenza, tra le balze dell’Appennino Tosco-Emiliano, dove ogni passo chiedeva rispetto.
La pioggia dei giorni precedenti aveva cambiato il tracciato, rendendolo vivo e imprevedibile. Il sentiero non era più solo una linea da seguire, ma un avversario con cui dialogare: scivoloso, pesante, a tratti quasi ironico nel mettere alla prova l’equilibrio e la testa prima ancora delle gambe.
Renato Finco lo racconta con immagini che restano addosso come
il fango sulle scarpe:
«La corsa nel fango tra le balze dell’Appennino tosco-emiliano è stata faticosa ma divertente: correre con il fango che ti appesantiva le gambe e sembrava di scivolare come saponette».
Ed è proprio lì il senso del trail: accettare la fatica, sorriderle in faccia e continuare. Michele Tuffanelli sottolinea lo spirito unico di questa gara:
«Un trail che non può mancare nel calendario, un percorso mai uguale per via di un’organizzazione un po’ alla viva il parroco 😂… ma va bene così! Questa edizione fangosa per me è stata divertente; nel fango me la cavo bene 💪. Contento del mio risultato e di aver trovato lo spirito trail nei tosco-romagnoli. Bella la battaglia in gara e una pacca sulla spalla all’arrivo ⛰️🏃. Ottima prova anche di Giana e Finco».
Tra castagneti, crinali e discese da domare più che da correre, il Trail del Poggiolo ha confermato la sua identità: una gara che non cerca la perfezione, ma la verità della montagna e delle persone che la attraversano. Qui il cronometro conta, sì, ma contano di più una pacca sulla spalla, una risata infangata all’arrivo e la sensazione di aver condiviso qualcosa di autentico.
A Palazzuolo sul Senio il trail non è solo una corsa: è un patto silenzioso con il territorio. E quando torni a casa, con le gambe stanche e le scarpe ancora sporche, capisci che quel fango non era un ostacolo… era parte del viaggio.


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