La Nove Colli, quando la fatica diventa racconto
Tra il 9 e il 10 maggio 2026, Nove Colli ha riportato centinaia di ultramaratoneti sulle strade e sulle colline attorno a Cesenatico. Duecento chilometri, 3220 metri di dislivello, una notte intera da attraversare passo dopo passo, con il mare che resta lontano e vicino insieme, come una promessa. Ci sono gare che si misurano col cronometro e altre che si misurano con la memoria. La Nove Colli appartiene a questa seconda specie: un viaggio che scava dentro, dove ogni salita sembra chiederti non quanto sei forte, ma quanto sei disposto a restare fedele al tuo passo. Chi conosce le opere di Gastone Breccia ritrova qui quella stessa idea di fatica antica e luminosa: il corpo che si consuma lentamente, la notte che trasforma i pensieri, la strada che smette di essere asfalto e diventa esperienza condivisa. Non c’è eroismo gridato, ma la dignità semplice di chi continua a camminare. Tra i protagonisti di questa edizione anche Vittorio Cavallini, atleta Corriferrara, da anni avvezzo alle lunghissime distanze e agli appuntamenti dove il tempo assume un altro significato. Il suo racconto restituisce tutta la dimensione umana della gara.
"L'anno scorso la nove colli mi è piaciuta talmente tanto che sono voluto tornare anche la settimana scorsa! Complici l'esperienza positiva maturata l'anno scorso ed il clima più mite, quest'anno me la sono goduta di più! Si parte alle 12:00 in punto dal museo della marineria di Cesenatico, per fare una mezza maratona tutti insieme a passo controllato fino poco dopo Cesena, dove c'è il ristoro con pasta, riso, dolci e fragole! Poi ognuno parte al suo passo sulla salita di Polenta, fa ancora caldo, ma si cammina bene. Segue la salita di Rivoschio, quella che mi piace di più, vuoi perché è tutta in mezzo alla natura tra enormi calanchi, ma anche perché il sole sta già calando, lo hai alle spalle ed i colori si stanno addolcendo piano piano. Sulla cima troviamo la prima sacca: prendo quello che serve per la notte e gli alimenti che ho preparato. Arriva la salita della Ciola, si parte con la luce e si arriva al buio. Subito dopo si sale sul Bardotto, dove c'è il traguardo della quattro colli e lasciamo gli amici iscritti a quella distanza. Seguono il Tiffi ed il Perticara, attraversiamo borghi illuminati da qualche lampione in cui gli abitanti sono oramai a letto da diverse ore. Iniziamo la salita del Pugliano al buio e la terminiamo quando il sole è sorto da poco. Giù verso San Leo che sfioriamo e nuovamente sul passo del Grillo. Scesi dal passo troviamo il ristoro del 160 km, dove c'è la quarta sacca in cui lasciamo l'attrezzatura della notte e prendiamo altri alimenti. Arriva il Gorolo, l'ultima salita, la più corta ma anche la più ripida. Il Gorolo non è una collina, è un altopiano: tra diversi sali e scendi si rimane su per almeno dieci km. Il panorama ti ripaga: sul pendio e sulla pianura sottostante tanti vigneti curati, a circa 10 km si vedono la costa ed il mare. Una volta scesi siamo a Savignano sul Rubicone. Altri 15 km e siamo al traguardo, intanto inizia a piovere, la ciclabile del Pisciatello si allaga: servirebbe un pedalò ma sono ancora tutti nelle rimesse. Attraversiamo Gatteo Mare ed arriviamo in spiaggia a Valverde, dove ci accolgono con tanti sorrisi ed abbracci gli organizzatori e gli amici arrivati prima di noi! 200 e più Grazie agli Organizzatori, ai loro Staff e a tutti i Volontari che rendono possibile questa magica avventura. Mario, Anna, Andrea, al buon Dio piacendo ci si rivede l'anno prossimo a Cesenatico e, perché no, magari anche prima in giro!!!"
Nel racconto di Vittorio c’è tutta la geografia sentimentale della Nove Colli.
Non soltanto le ascese, Polenta, Rivoschio, Ciola, Perticara, Pugliano, Gorolo, ma il modo in cui cambiano gli occhi di chi le attraversa. La notte, in queste gare, è quasi sempre il vero spartiacque.
Di giorno si corre con le gambe, al buio si continua con qualcos’altro: memoria, ostinazione, fiducia. I borghi silenziosi, i ristori illuminati nel nulla, le sacche preparate con cura maniacale prima della partenza diventano piccoli approdi emotivi. Ogni oggetto ritrovato nella notte sembra avere un valore enorme. E poi c’è il dettaglio che molti veterani della Nove Colli raccontano: il sorgere del sole dopo ore di oscurità. Non è soltanto alba. È un ritorno. Sul Pugliano, come descrive Vittorio, il giorno riappare lentamente e con lui riaffiora anche energia inattesa. Curiosa anche la storia del Gorolo, spesso sottovalutato da chi guarda soltanto altimetrie e numeri. In realtà, come spiegano tanti habitué della gara, non è la pendenza a renderlo duro, ma la sua natura ingannevole: continui rilanci, saliscendi, il mare che compare all’orizzonte quando le gambe sono ormai svuotate. È lì che molti comprendono davvero quanto lunga sia stata la strada percorsa. Alla fine resta l’arrivo sul mare, la pioggia, gli abbracci, quella fraternità silenziosa che soltanto le lunghe distanze riescono a creare. Perché in prove come questa il traguardo non coincide mai davvero con la fine: rimane addosso nei giorni successivi, nelle gambe indolenzite, nelle immagini della notte, nel desiderio quasi inspiegabile di tornare ancora. Ed è forse questo il segreto della Nove Colli: trasformare la fatica in nostalgia già mentre la si sta vivendo.





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