martedì 17 febbraio 2026

Romeo and Juliet half marathon

                              Immagine generata con AI in mancanza di foto degli atleti partecipanti

Sotto il cielo di Verona, dove l’amore corre

Verona, il 15 febbraio 2026.
Oh dolce Verona, città di pietra e di palpiti, ove l’Adige sussurra storie antiche e i passi degli innamorati si confondono con quelli dei corridori. In questo teatro a cielo aperto è andata in scena la Romeo and Juliet Half Marathon, una corsa che pare scritta con la penna di un poeta e battuta dal cuore di chi osa. Come in un atto shakespeariano, l’alba ha sollevato il sipario su piazze gremite e vicoli pronti ad applaudire. Si dice che qui l’amore abbia una casa, la celebre dimora di Giulietta, e forse non è un caso se, correndo, si ha l’impressione che le gambe ricevano ali: l’affetto della folla, il canto dei ponti, l’eco delle mura scaligere. Curiosità vuole che Verona, città di mercanti e condottieri, abbia sempre amato le sfide: dalle giostre medievali alle moderne maratone, la sfida è parte del suo respiro.

La gara è filata come un verso ben scandito. A dirlo senza esitazioni è Emanuela Lambertini, che ha riassunto l’esperienza con parole chiare come un colpo di scena riuscito: «Organizzazione perfetta E davvero, ogni dettaglio pareva al suo posto, come quinte ben montate e luci puntuali.

Poi la voce dell’atleta che riflette, che non si nasconde dietro l’ovazione ma ne fa specchio: Angelo Visentini racconta una corsa intensa, viva. «Bellissima gara, tantissima gente e atmosfera sensazionale. Non riuscito a tenere ritmo che mi ero fissato, ho ancora da lavorare sulla gestione, uscito un ottimo allenamento al medio con infine una bella medaglia come ricordo di questa bellissima giornata a Verona.» Parole che sanno di verità: perché anche quando il ritmo sfugge, la giornata può restare memorabile; e una medaglia, talvolta, pesa meno del ricordo che porta. Così si chiude l’atto: non con un addio, ma con un invito. Tornare. Tornare a correre dove l’amore insegnò al mondo a chiamarsi per nome, e dove ogni passo, anche il più faticoso, trova sempre qualcuno pronto ad applaudire. In Verona, persino il fiato corto diventa poesia. 



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