Sotto il cielo di Verona, dove l’amore corre
Verona, il 15 febbraio 2026.
Oh dolce Verona, città di pietra e di palpiti, ove l’Adige sussurra storie antiche e i passi degli innamorati si confondono con quelli dei corridori. In questo teatro a cielo aperto è andata in scena la Romeo and Juliet Half Marathon, una corsa che pare scritta con la penna di un poeta e battuta dal cuore di chi osa. Come in un atto shakespeariano, l’alba ha sollevato il sipario su piazze gremite e vicoli pronti ad applaudire. Si dice che qui l’amore abbia una casa, la celebre dimora di Giulietta, e forse non è un caso se, correndo, si ha l’impressione che le gambe ricevano ali: l’affetto della folla, il canto dei ponti, l’eco delle mura scaligere. Curiosità vuole che Verona, città di mercanti e condottieri, abbia sempre amato le sfide: dalle giostre medievali alle moderne maratone, la sfida è parte del suo respiro.
La gara è filata come un verso ben scandito. A dirlo senza esitazioni è Emanuela Lambertini, che ha riassunto l’esperienza con parole chiare come un colpo di scena riuscito: «Organizzazione perfetta.» E davvero, ogni dettaglio pareva al suo posto, come quinte ben montate e luci puntuali.
Poi la voce dell’atleta che riflette, che non si nasconde dietro l’ovazione ma ne fa specchio: Angelo Visentini racconta una corsa intensa, viva. «Bellissima gara, tantissima gente e atmosfera sensazionale. Non riuscito a tenere ritmo che mi ero fissato, ho ancora da lavorare sulla gestione, uscito un ottimo allenamento al medio con infine una bella medaglia come ricordo di questa bellissima giornata a Verona.» Parole che sanno di verità: perché anche quando il ritmo sfugge, la giornata può restare memorabile; e una medaglia, talvolta, pesa meno del ricordo che porta. Così si chiude l’atto: non con un addio, ma con un invito. Tornare. Tornare a correre dove l’amore insegnò al mondo a chiamarsi per nome, e dove ogni passo, anche il più faticoso, trova sempre qualcuno pronto ad applaudire. In Verona, persino il fiato corto diventa poesia.


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