Dozza Wine Trail 2026, dove il fango diventa memoria e il vento accompagna i sogni
Tra i calanchi morbidi dell’Emilia-Romagna, i filari che si rincorrono sulle colline e le mura dipinte di uno dei borghi più affascinanti d’Italia, il 10 maggio 2026 è andata in scena un’altra edizione del **Dozza Wine Trail**. Una gara che negli anni è diventata molto più di una semplice corsa: un rito collettivo, una festa del territorio, un viaggio dentro la fatica e dentro sé stessi.
La distanza di 17,3 chilometri e i 704 metri di dislivello positivo raccontano solo una parte della storia. Perché il Dozza Wine Trail non si misura soltanto con i numeri. Si misura con il respiro corto lungo le prime salite, con il rumore delle scarpe sullo sterrato bagnato, con le mani sporche di terra e con gli sguardi complici tra runner che magari non si conoscono, ma condividono lo stesso orizzonte.
E poi c’è Dozza. **Dozza**, borgo medievale sospeso tra arte e vigneti, dove ogni muro racconta qualcosa grazie alla celebre Biennale del Muro Dipinto. Correre qui significa attraversare strade che sembrano uscite da un racconto, entrare e uscire da sentieri che odorano di mosto, erba e primavera. Le colline intorno custodiscono storie antiche: si narra che in alcune notti di nebbia i contadini sentissero ancora il rumore dei carri del vino scendere verso valle, come se il territorio non volesse mai smettere di celebrare il suo legame con la terra.
Il percorso del Dozza Wine Trail è cresciuto anno dopo anno, modellato dall’esperienza e dalla passione degli organizzatori. Oggi alterna tratti corribili a salite brevi ma intense, passaggi panoramici e discese che obbligano a fidarsi dei propri passi. È un trail accessibile, ma mai banale. Ti invita a osare senza spaventarti. Un po’ come fanno le montagne con chi le ama davvero.
Tra i protagonisti della giornata c’è stato anche Marco Gianantoni, che ha raccontato con autenticità il legame speciale che lo unisce a questa gara.
“Trail facile ma veramente gradevole. A questo trail devo la mia passione per questa tipologia di gare. E' stato infatti il primo! Ricordo bene la tribolata e il fango essendo stata una giornata di pioggia intensa. Però, quei 14 km sono bastati per farmi innamorare di questa disciplina e dello spirito di condivisione con gli altri atleti. Negli anni poi il percorso è stato progressivamente migliorato fino ad adesso che, a mio parere, ha raggiunto quasi la perfezione per chi vuole cimentarsi per la prima volta nella corsa per sentieri. Domenica è andata benone, a parte l'afa iniziale, che non faceva respirare, in cima alla prima collina si è alzata una brezza che ci ha accompagnato fino al traguardo. Ottima la compagnia, il pacco gara ed il pasta party. W Dozza e soprattutto il Wine offerto.”
Le parole di Marco restituiscono perfettamente l’essenza di questa gara. Perché il trail running non è solo competizione. È memoria. È quel primo pettorale che non dimentichi più. È il fango che all’inizio sembra un ostacolo e poi diventa parte del racconto che farai per anni.
Ed è forse proprio qui che il Dozza Wine Trail colpisce nel profondo: riesce a trasformare un percorso “corribile” in qualcosa di emotivamente enorme. Non serve un ultra trail alpino per sentirsi vivi. A volte bastano colline, vigneti, una salita affrontata con il cuore e una brezza improvvisa che arriva al momento giusto.
Lo spirito che si respira ricorda quello dei racconti di Kilian Jornet: la montagna, o il sentiero, non come luogo di conquista ma come spazio di libertà. Nessuno dimostra qualcosa agli altri. Ognuno cerca una versione più autentica di sé stesso. E in giornate così si capisce che davvero niente è impossibile, soprattutto quando la fatica si condivide.
All’arrivo, tra sorrisi stanchi e bicchieri alzati, resta addosso quella sensazione rara che solo alcune gare sanno lasciare: la voglia di tornare.
Perché il Dozza Wine Trail non finisce sul traguardo.
Continua nelle scarpe sporche di terra lasciate in macchina, nelle foto scattate tra i vigneti, nelle risate del pasta party e nei racconti che iniziano sempre allo stesso modo:
“Ti ricordi quella salita sopra Dozza?”





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