giovedì 22 gennaio 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Riepilogo settimanale attività podistica Corriferrara

È stata una settimana dal passo più tranquillo per Corriferrara, ma non per questo meno significativa. Pochi atleti hanno scelto di mettersi un pettorale al petto, mentre molti hanno saggiamente optato per un turno di riposo o per allenamenti specifici di gruppo, momenti sempre preziosi per ritrovare energie, curare i dettagli e rafforzare lo spirito di squadra che ci contraddistingue.

Chi invece ha deciso di gareggiare ha portato i colori Corriferrara in quattro località diverse, ognuna con caratteristiche e fascino propri.

A Monteforte d’Alpone, tra i vigneti e i dolci saliscendi della Val d’Illasi, i nostri atleti hanno affrontato la storica Maratonina Falconieri / Montefortiana, su percorsi da 21,097 km e 20 km, immersi in un territorio che unisce fatica, panorami e tradizione podistica.

Terreni più tecnici e natura protagonista a Sala Baganza (PR), dove il Winter Trail Golf del Ducato ha messo alla prova gambe e concentrazione sui 27 km e 11,5 km, tra boschi, colline e suggestivi scorci del Parco dei Boschi di Carrega.

A Pianoro, con la Galaverna da 16 km, i nostri corridori hanno trovato un tracciato impegnativo ma affascinante, tipico dell’Appennino bolognese, capace di regalare grandi soddisfazioni a chi ama il trail autentico.

Infine Roma, palcoscenico sempre speciale, ha ospitato La Corsa di Miguel sui 10 km, una gara che unisce sport, memoria e valori, correndo tra le strade della Capitale in un’atmosfera unica e carica di significato.

In totale sono stati 13 gli atleti impegnati, che hanno percorso 244,5 km complessivi, totalizzando ben 3.000 metri di dislivello: numeri che raccontano impegno, passione e amore per la corsa, anche in una settimana più “leggera” dal punto di vista delle presenze in gara.

Corriferrara continua così il suo cammino, tra competizioni, allenamenti condivisi e momenti di recupero, perché ogni passo, veloce o lento che sia, fa parte dello stesso percorso. 







mercoledì 21 gennaio 2026

La corsa di Miguel. Ricordando Miguel Sánchez atleta e poeta desaparecido durante la dittatura militare Argentina.

 

Roma corre con Miguel: 10 chilometri di memoria, sport e condivisione

Roma, 18 gennaio 2026 – C’è qualcosa di profondamente umano ne La Corsa di Miguel, qualcosa che va oltre il cronometro e la classifica. Anche quest’anno, nella sua versione competitiva sui 10 chilometri, la manifestazione ha attraversato le strade della Capitale come un filo che unisce sport, memoria e impegno civile, regalando ai partecipanti un’esperienza intensa, fatta di fatica ma anche di emozioni autentiche.

Correre La Corsa di Miguel significa ricordare Miguel Sánchez, atleta e poeta argentino scomparso durante la dittatura militare, e con lui tutti coloro ai quali è stato negato il diritto alla libertà. È una gara che non dimentica, che invita a riflettere e che usa lo sport come linguaggio universale per parlare di diritti umani, inclusione e pace. Ogni passo diventa così un gesto simbolico, ogni respiro un atto di consapevolezza.

Il percorso, veloce e suggestivo, ha accompagnato gli atleti fino al momento più atteso e iconico: l’ingresso allo Stadio Olimpico. Un arrivo che, anno dopo anno, riesce sempre a sorprendere. Le tribune, la pista, la storia che si respira in quel luogo trasformano gli ultimi metri in qualcosa di indimenticabile. Non a caso Lorenzo Prini, all’arrivo, ha commentato con entusiasmo:
SEMPRE BELLISSIMO L’ARRIVO ALL’OLIMPICO!
Parole semplici, ma capaci di racchiudere l’emozione condivisa da tanti runner.

Tra agonismo e partecipazione, La Corsa di Miguel continua a dimostrare che una gara può essere competitiva senza perdere la propria anima. A Roma, il 18 gennaio, non si è corso solo per vincere o migliorare il proprio tempo: si è corso per ricordare, per sentirsi parte di una comunità e per ribadire, ancora una volta, che lo sport può e deve avere un significato più grande.




martedì 20 gennaio 2026

Galaverna

 

Galaverna a Pianoro: quando la collina chiama e il cuore risponde

Ci sono giornate in cui la corsa non è solo chilometri sotto le scarpe, ma un patto silenzioso con la collina. Il 18 gennaio 2026, a Pianoro (BO), la Galaverna non competitiva è stata esattamente questo: un abbraccio ruvido e sincero tra corridori e Appennino, nel cuore dell’inverno.

Il nome stesso, Galaverna, evoca immagini che ogni amante delle corse collinari conosce bene: l’aria che pizzica le guance, l’erba indurita dal gelo, i rami bianchi di brina che sembrano usciti da una fiaba antica. Non è solo un termine meteorologico, ma quasi una promessa. Qui la galaverna non è un’ospite rara: è parte dell’identità del territorio, un velo che trasforma i sentieri in una tavolozza invernale, sospesa tra silenzio e respiro affannato.

Quest’anno, però, la montagna ha ricordato a tutti chi comanda. Le condizioni meteo, severe e mutevoli, hanno reso necessario un cambio di programma: la distanza originaria di 20 km è stata ridotta a 16 km, una scelta di responsabilità e rispetto, prima ancora che di sicurezza. Chi corre in collina lo sa: non è la distanza a fare l’impresa, ma il modo in cui la affronti. E quei 16 km, tra salite che mordono e discese da interpretare con attenzione, hanno avuto il sapore pieno della Galaverna.

Il tracciato si è snodato tra i colli di Pianoro, dove ogni curva racconta una storia. C’è chi dice che questi sentieri ricalchino antichi percorsi di pastori e carbonai; altri parlano di leggende di nebbie improvvise, capaci di confondere i viandanti e mettere alla prova il loro senso dell’orientamento. Forse sono solo racconti, ma quando il fiato si condensa davanti agli occhi e il bosco sembra chiudersi intorno, è facile credere che la collina abbia una voce propria, pronta a sussurrare rispetto.

La Galaverna nasce e cresce come gara non competitiva, e questo spirito si respira a ogni passo: niente cronometri ossessivi, ma sguardi d’intesa, saluti, mani infreddolite che si alzano in segno di incoraggiamento. È la celebrazione di una corsa vissuta, sentita, condivisa. Una corsa che non chiede di vincere, ma di esserci.

Tra i presenti, anche Vittorio Cavallini  e Piva Marco per Corriferrara, a testimoniare ancora una volta come queste manifestazioni siano il cuore pulsante del movimento podistico: atleti, società, appassionati uniti dalla stessa passione per il fango, il gelo e la bellezza imperfetta delle colline bolognesi.

Alla fine, con le scarpe sporche e il sorriso stanco, resta una certezza: la Galaverna non è solo una corsa d’inverno. È un rito. Un appuntamento con la natura che non fa sconti, ma che sa regalare emozioni autentiche a chi accetta la sfida. E quando torni a casa, con ancora addosso l’odore del bosco, capisci che quei 16 km sono diventati molto più lunghi… perché ti hanno portato lontano, dentro la vera essenza della corsa collinare.


lunedì 19 gennaio 2026

Maratonina Falconieri e Montefortiana

 

Monteforte d’Alpone, XVIII giorno di gennaio dell’Anno Domini MMXXVI

Quando l’inverno stende il suo mantello sui colli dell’Est veronese e le vigne riposano come antichi guerrieri dopo la battaglia, Monteforte d’Alpone torna a farsi crocevia di passi, respiri e cuori ardenti. Qui, tra pievi silenziose e sentieri che paiono tracciati da monaci erranti, si sono disputate la Montefortiana non competitiva e la Maratonina Falconieri, quest’ultima aspra e leale contesa contro il tempo e contro sé stessi.

Sui percorsi, come in un antico affresco, si sono mossi atleti e camminatori, ciascuno con la propria missione. I falconieri moderni , coloro che hanno scelto la gara competitiva, hanno dato fondo alle forze lungo la Maratonina Falconieri di 21,097 km, affrontando 360 metri di dislivello, inseguendo secondi preziosi come reliquie rare tra salite che mordono le gambe e discese che chiedono coraggio. Tra essi, fieramente presenti, anche i colori di Corriferrara, che non ha fatto mancare il proprio vessillo nella sfida ufficiale.

Ma vi era anche un’altra schiera, forse meno votata alla gloria dei numeri, ma ricchissima di spirito: quella della Montefortiana non competitiva, con il suo percorso di 20 km e 320 metri di dislivello, dove i Corriferrara hanno camminato e corso con passo lieto, condividendo il viaggio, il panorama e il ristoro dell’anima prima ancora che quello del corpo.

Il tracciato si snodava tra colline ondulate, filari spogli e borghi che sembrano custodire segreti antichi. In lontananza, come sentinella di pietra e memoria, si ergeva il Castello Scaligero di Soave


con le sue mura merlate e le torri vigili. Narra la leggenda che, nelle notti di nebbia, lo spirito di un antico armigero cammini ancora lungo i camminamenti, osservando i viandanti: forse, quel giorno, ha sorriso anche lui vedendo questa fiumana colorata di podisti moderni attraversare le sue terre.

E come ogni cronaca degna d’essere tramandata, vi è una voce che racconta ciò che è stato vissuto. Viene qui riportato il commento di Gigi Medas , come fosse un rotolo custodito nello scrigno della memoria comune:


Montefortiana 2026: cronache semiserie di una compagnia felice
Noi c’eravamo. Non per vincere, non per il tempo, non per il cronometro tiranno. C’eravamo per divertirci, per perderci nel panorama, per onorare i ristori numerosi, abbondanti e decisamente convincenti e per tornare a casa con il sorriso (e qualche etto in più, ma su quello torneremo).
La nostra scelta è stata chiara: versione non competitiva, quella dove il fiato si dosa, le chiacchiere abbondano e il tempo… semplicemente non conta. E come ogni spedizione che si rispetti, serviva una guida. Il nostro grazie va a Eva Miotti della Quadrilatero, che con pazienza e precisione ha orchestrato tutto: pullman da Ferrara a Monteforte d’Alpone, pettorali ritirati, ristorante prenotato. Una vera Maid Marian del podismo ferrarese.
Durante il viaggio, nonostante un’età media decisamente lontana dai banchi di scuola, sembravamo una scolaresca in gita: risate, racconti, atleti e accompagnatori di varie società . Quadrilatero, Corriferrara, Invicta, Salcus (e sicuramente qualcuna ce la siamo dimenticata, perdono!). Il nostro pullman era un piccolo manifesto vivente dello sport che unisce, dove sconosciuti diventano compagni di avventura nel giro di pochi chilometri.
Monteforte ci ha accolti come solo lei sa fare: migliaia di podisti e camminatori, una distesa di pullman, un’energia contagiosa. Prima della partenza della non competitiva, l’inno nazionale ha dato solennità al momento… giusto il tempo di raccoglierci, e poi via: AC/DC a tutto volume, perché anche i buoni hanno bisogno di caricarsi prima della battaglia.
Il percorso? Splendido, ben segnalato, mai noioso. E i ristori… ah, i ristori. In alcuni c’era pure la musica, ma quelli degli alpini 



 erano inarrivabili: vin brulè, grappa, minestrone e allegria in quantità industriale. Tra salsiccia e polenta, dolci di ogni tipo e bevande per tutti i gusti, possiamo dirlo senza timore di smentita: dopo 20 km e 320 metri di dislivello, all’arrivo pesavamo più di quando siamo partiti.
Il capolavoro è arrivato all’ultimo ristoro, poco prima del traguardo: pandoro al gin, China Martini calda e, per sicurezza, alcol test goliardico 


 con prova di equilibrio a ritmo di limbo. Altro che VAR, qui si decideva tutto sul campo.
Abbiamo saggiamente saltato il ristoro finale a base di tortellini: bisognava lasciare spazio per il pranzo al ristorante La Pesa, dove siamo stati accolti con calore e ristorati con abbondanza, come ogni degna compagnia dopo l’impresa.
Il rientro verso Ferrara è stato un mix perfetto di allegria, racconti e qualche colpo di sonno strategico. Ma con il cuore pieno.
Perché giornate così ti fanno amare il podismo.
E quando qualcuno ti chiede: “Perché corri?”, la risposta è tutta lì:
per la compagnia, per le risate, per la condivisione.
Per sentirsi, almeno per un giorno, allegri compagni di strada.


Così si chiude la cronaca di Monteforte d’Alpone, dove il passo diventa racconto e il sudore si mescola alla leggenda. 


 Tra castelli, colline e tavolate imbandite, il podismo ha mostrato ancora una volta il suo volto più vero: quello della comunità, della fatica condivisa e della gioia semplice, degna delle migliori saghe da tramandare.












WINTER TRAIL GOLF DEL DUCATO

 

Winter Trail Golf del Ducato: pioggia, fango e passione a Sala Baganza

Domenica 18 gennaio 2026 Sala Baganza (PR) ha accolto gli amanti del trail running per una nuova edizione del Winter Trail Golf del Ducato, una gara capace di unire sport, natura e quel pizzico di avventura che rende speciali le competizioni invernali. Il suggestivo scenario del Golf del Ducato, immerso nel verde dei colli parmensi e a due passi dalla storica Rocca Sanvitale, ha fatto da cornice a una giornata resa ancora più “vera” da pioggia e fango, elementi che per i trailer non sono ostacoli, ma parte del divertimento.

Presente anche Corriferrara, con due atleti impegnati su distanze diverse. Michele Tuffanelli ha affrontato il percorso lungo da 27 km con 740 metri di dislivello, mentre Maria Letizia Milani si è cimentata nella distanza più breve ma comunque impegnativa, 11,5 km con 350 metri di dislivello. Tracciati tecnici, saliscendi continui e terreno reso scivoloso dalle condizioni meteo hanno messo alla prova gambe e testa, esaltando lo spirito trail della manifestazione.

A raccontare la giornata ci pensa direttamente Michele Tuffanelli, con il sorriso di chi sa godersi anche le sfide più dure:
“Bellissima giornata di pioggia e fango 😂. Io e Letizia affrontiamo questo trail in modalità diverse: io su un terreno dove mi esalta il fango e lo sparo a mille divertendomi; Letizia in modalità post influenza quindi soft, ma portando a casa con soddisfazione e grinta la sua gara 💪. Buona organizzazione e pacco gara ricco.”

Un commento che riassume perfettamente lo spirito del Winter Trail Golf del Ducato: fatica, divertimento, condivisione e la capacità di adattarsi alle proprie condizioni senza rinunciare alla passione. Un’altra bella pagina di trail running per Corriferrara, in un contesto che conferma Sala Baganza come luogo ideale per eventi sportivi immersi nella natura.





giovedì 15 gennaio 2026

Riepilogo attività settimanale e punti che saranno assegnati.

 

Corriferrara – Cronache di corsa e d’onore

Come nei canti antichi, quando El Cid guidava i suoi con cuore saldo e passo deciso, così in questa settimana i colori di Corriferrara hanno sventolato fieri su strade, argini e campi di gara. Non per sete di conquista, ma per amore della corsa, per fedeltà al gruppo e per rispetto verso ogni chilometro guadagnato con il fiato e con l’anima.

Sono stati 53 gli atleti a rispondere alla chiamata, sparsi in 4 località, come sentinelle di un unico esercito podistico. In totale, 421 chilometri percorsi, senza dislivello, ma con un peso enorme di volontà, sacrificio e sorrisi condivisi.


Le terre di battaglia

  • Castello d’ArgileCamminata dei Presepi (km 10,3)

  • FormignanaTrofeo 8 Comuni (km 6)

  • Traversara di Bagnacavallo17ª Orva (km 45)

  • Mezzano (RA)Cross UISP (km 4,6 / 3)

Quattro scenari diversi, un unico spirito: correre insieme, sostenersi, onorare la maglia.


Gli eroi del podio – nomi da ricordare  



E come ogni epopea che si rispetti, vi sono gesta che meritano d’essere cantate più forte.

Camminata dei Presepi – Castello d’Argile

  • Maietti Caterina1ª di categoria, passo leggero e cuore regale

  • Scagliarini Lucia1ª di categoria, esempio di costanza e forza

  • Pantaleoni Paola2ª di categoria, tenace come acciaio temprato

  • Medri Alessandro3° di categoria, battagliero fino all’ultimo metro

Trofeo 8 Comuni – Formignana

  • Zambrini Vittoria1ª categoria Pulcini, futuro che avanza a grandi falcate

  • Delli Gatti Marco2° categoria Cadetti, giovane leone dal passo sicuro

  • Berghenti Lucrezia3ª assoluta, prestazione di grande valore

  • Bigoni Patrizia3ª di categoria, esempio di dedizione

  • Albertin Rosanna1ª di categoria, regina del proprio tracciato

  • Prini Sandro2° di categoria, guerriero silenzioso

  • Romagnoli Rita1ª di categoria, vittoria costruita con esperienza e cuore


Onore anche a chi non sale sul podio

Ma come insegnano le storie più nobili, non sono solo i vincitori a rendere grande un’impresa. Ogni atleta Corriferrara che ha indossato le scarpe e affrontato il freddo, la fatica o la lunga distanza, come i 45 km della Orva  è parte integrante di questa vittoria collettiva.

Non vi sono metri di dislivello segnati, ma il valore umano espresso è immenso.


Avanti Corriferrara


 con lo spirito di El Cid:
leale nel gruppo, fiero nella sfida, umile nella vittoria.
La strada continua, e noi continueremo a raccontarla. 🏃‍♂️🏃‍♀️








martedì 13 gennaio 2026

Trofeo 8 comuni 1^ tappa

 

Trofeo 8 Comuni: a Formignana la prima fatica di un cammino in sei prove

Come nella prima delle dodici fatiche di Ercole, quando l’eroe diede inizio al suo lungo cammino affrontando con coraggio la sfida iniziale, anche il Trofeo 8 Comuni ha aperto il proprio percorso con una prova che ha messo subito alla prova gambe, cuore e determinazione. L’11 gennaio 2026, a Formignana (FE), si è disputata la prima delle sei tappe previste, su una distanza di 6 km, segnando l’avvio ufficiale di una competizione che promette impegno e grandi emozioni.

Il contesto è stato quello tipico delle corse di provincia che sanno scaldare l’anima: strade immerse nella quiete invernale, un paese raccolto e partecipe, e un’atmosfera genuina che ha accompagnato ogni passo degli atleti. Fondamentale il contributo del Gruppo Podistico Faro Formignana, che ha garantito un’organizzazione impeccabile, attenta e puntuale, capace di valorizzare al meglio questa prima “fatica” del Trofeo.

Sul piano agonistico, ottime le prestazioni degli atleti e delle atlete Corriferrara, protagonisti in diverse categorie. Nel settore giovanissimi, dove si costruisce il futuro dell’atletica, sono arrivati risultati di grande valore: Vittoria Zambrini ha conquistato il primo posto di categoria pulcini, mentre Delli Gatti Marco ha ottenuto un brillante secondo posto nella categoria cadetti, dimostrando carattere e determinazione.

Nelle categorie senior e veterani, l’esperienza ha fatto la differenza. Da sottolineare il prestigioso terzo posto assoluto di Berghenti Lucrezia, che ha saputo imporsi tra le protagoniste della gara. Vittorie di categoria per Albertin Rosanna e Romagnoli Rita, entrambe salite sul gradino più alto del podio, mentre Prini Sandro ha centrato un ottimo secondo posto di categoria e Bigoni Patrizia ha completato il quadro con un meritato terzo posto di categoria.

Questa prima tappa ha rappresentato solo l’inizio di un percorso articolato in sei prove, sei “fatiche” che richiamano lo spirito epico di chi sceglie di mettersi alla prova, gara dopo gara. Formignana ha aperto il Trofeo 8 Comuni nel migliore dei modi, lasciando negli atleti la soddisfazione del risultato e negli appassionati l’attesa per le prossime sfide. Il viaggio è appena cominciato, e la strada da correre è ancora lunga.









Camminata dei presepi. Caterina Maietti e Lucia Scagliarini prime di categoria, Paola Pantaleoni 2^ di cat e Alessandro Medri 3° di cat.

Nel gelo di gennaio, l’onore della corsa: il 3° Trofeo Castel d’Argile

Nel cuore dell’inverno, quando il respiro si fa nube e la terra dell’Emilia tace sotto brina severa, Castel d’Argile ha aperto le sue strade alla fatica e alla gloria della corsa. L’11 gennaio 2026, tra argini antichi e piste che seguono il corso quieto delle acque, si è disputato il 3° Trofeo Castel d’Argile, gara podistica di 10,3 chilometri, misura che pare lieve allo sguardo ma che, come ben sanno i corridori, cela nell’ultimo tratto un’insidia sottile, capace di piegare anche il passo più saldo.

Castel d’Argile, borgo di confine tra terra e fiume, conserva l’anima rurale della pianura bolognese: qui la storia si riflette nei canali, nei presepi che ornano il paese in questo tempo d’Epifania, e nelle strade dritte che paiono non finire mai, come i pensieri di chi corre contro il freddo.

La gara, non a caso detta “Corsa dei Presepi”, ha messo alla prova atleti e volontà. Il gelo della partenza è stato un avversario silenzioso ma feroce: “Freddissimo questa mattina alla partenza e ci sono voluti almeno 5 km per scaldarsi”, racconta Paola Pantaleoni, con la sincerità di chi ha combattuto metro dopo metro. Il percorso, un giro unico da 10.300 metri, ha chiesto rispetto: “Quei 300 metri oltre i 10.000 fanno la differenza: chi corre lo sa bene”.

Eppure, nella severità della prova, i nostri atleti hanno trovato motivo d’onore.
Caterina Maietti e Lucia Scagliarini hanno conquistato il primo posto di categoria, imponendosi con autorità e costanza; Paola Pantaleoni, seconda di categoria, ha trasformato il gelo in soddisfazione, mentre Alessandro Medri ha siglato una prestazione di valore, salendo sul terzo gradino del podio di categoria.

Paola racconta con ironia il premio finale, degno di una novella cavalleresca rivisitata in chiave emiliana: sportine colme non d’oro ma di utili tesori quotidiani, “lamette, zampironi e spugne abrasive” ,simbolo concreto di una corsa che sa unire sacrificio e sorriso. E lode sincera va agli organizzatori, che hanno saputo accogliere gli atleti al caldo: “Ritiro pettorali, ristoro finale (anche con pasta e fagioli) e premiazioni in luogo chiuso sono tanta roba con queste temperature!

Di foga e ambizione parla invece Alessandro Medri, che su questo tracciato ha scritto una pagina personale importante:
Un bel 10K abbondante, corso ai 4:20 min/km, record personale e 3° posto di categoria. Stimolante fare gare dove c’è forte concorrenza, perché questo ti spinge a correre al limite e a migliorarti sempre.” Parole che risuonano come un manifesto dello spirito agonistico: cercare il limite, e poi superarlo.

Non solo competizione, ma anche partecipazione popolare. Nella non competitiva da 10,3 km, Samantha Fusco e Maria Giuseppina Santoro   hanno condiviso un giudizio schietto sul ristoro, definito da entrambe “molto triste”. Ma Maria Giuseppina aggiunge una nota luminosa, quasi un verso pastorale: “pista ciclabile bellissima”, a ricordare che non solo il cronometro, ma anche lo sguardo trova nutrimento lungo queste strade.

Così si è chiusa la giornata di Castel d’Argile: tra mani intorpidite, cuori caldi e passi che hanno inciso il silenzio invernale. Come nei versi del Tasso, la fatica si è fatta virtù, e la corsa — breve o lunga che sia — si è elevata a gesto nobile, dove ciascuno, vincitore o semplice viandante del percorso, ha trovato il suo piccolo, meritato onore.