martedì 13 gennaio 2026

Camminata dei presepi. Caterina Maietti e Lucia Scagliarini prime di categoria, Paola Pantaleoni 2^ di cat e Alessandro Medri 3° di cat.

Nel gelo di gennaio, l’onore della corsa: il 3° Trofeo Castel d’Argile

Nel cuore dell’inverno, quando il respiro si fa nube e la terra dell’Emilia tace sotto brina severa, Castel d’Argile ha aperto le sue strade alla fatica e alla gloria della corsa. L’11 gennaio 2026, tra argini antichi e piste che seguono il corso quieto delle acque, si è disputato il 3° Trofeo Castel d’Argile, gara podistica di 10,3 chilometri, misura che pare lieve allo sguardo ma che, come ben sanno i corridori, cela nell’ultimo tratto un’insidia sottile, capace di piegare anche il passo più saldo.

Castel d’Argile, borgo di confine tra terra e fiume, conserva l’anima rurale della pianura bolognese: qui la storia si riflette nei canali, nei presepi che ornano il paese in questo tempo d’Epifania, e nelle strade dritte che paiono non finire mai, come i pensieri di chi corre contro il freddo.

La gara, non a caso detta “Corsa dei Presepi”, ha messo alla prova atleti e volontà. Il gelo della partenza è stato un avversario silenzioso ma feroce: “Freddissimo questa mattina alla partenza e ci sono voluti almeno 5 km per scaldarsi”, racconta Paola Pantaleoni, con la sincerità di chi ha combattuto metro dopo metro. Il percorso, un giro unico da 10.300 metri, ha chiesto rispetto: “Quei 300 metri oltre i 10.000 fanno la differenza: chi corre lo sa bene”.

Eppure, nella severità della prova, i nostri atleti hanno trovato motivo d’onore.
Caterina Maietti e Lucia Scagliarini hanno conquistato il primo posto di categoria, imponendosi con autorità e costanza; Paola Pantaleoni, seconda di categoria, ha trasformato il gelo in soddisfazione, mentre Alessandro Medri ha siglato una prestazione di valore, salendo sul terzo gradino del podio di categoria.

Paola racconta con ironia il premio finale, degno di una novella cavalleresca rivisitata in chiave emiliana: sportine colme non d’oro ma di utili tesori quotidiani, “lamette, zampironi e spugne abrasive” ,simbolo concreto di una corsa che sa unire sacrificio e sorriso. E lode sincera va agli organizzatori, che hanno saputo accogliere gli atleti al caldo: “Ritiro pettorali, ristoro finale (anche con pasta e fagioli) e premiazioni in luogo chiuso sono tanta roba con queste temperature!

Di foga e ambizione parla invece Alessandro Medri, che su questo tracciato ha scritto una pagina personale importante:
Un bel 10K abbondante, corso ai 4:20 min/km, record personale e 3° posto di categoria. Stimolante fare gare dove c’è forte concorrenza, perché questo ti spinge a correre al limite e a migliorarti sempre.” Parole che risuonano come un manifesto dello spirito agonistico: cercare il limite, e poi superarlo.

Non solo competizione, ma anche partecipazione popolare. Nella non competitiva da 10,3 km, Samantha Fusco e Maria Giuseppina Santoro   hanno condiviso un giudizio schietto sul ristoro, definito da entrambe “molto triste”. Ma Maria Giuseppina aggiunge una nota luminosa, quasi un verso pastorale: “pista ciclabile bellissima”, a ricordare che non solo il cronometro, ma anche lo sguardo trova nutrimento lungo queste strade.

Così si è chiusa la giornata di Castel d’Argile: tra mani intorpidite, cuori caldi e passi che hanno inciso il silenzio invernale. Come nei versi del Tasso, la fatica si è fatta virtù, e la corsa — breve o lunga che sia — si è elevata a gesto nobile, dove ciascuno, vincitore o semplice viandante del percorso, ha trovato il suo piccolo, meritato onore.













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