martedì 20 gennaio 2026

Galaverna

 

Galaverna a Pianoro: quando la collina chiama e il cuore risponde

Ci sono giornate in cui la corsa non è solo chilometri sotto le scarpe, ma un patto silenzioso con la collina. Il 18 gennaio 2026, a Pianoro (BO), la Galaverna non competitiva è stata esattamente questo: un abbraccio ruvido e sincero tra corridori e Appennino, nel cuore dell’inverno.

Il nome stesso, Galaverna, evoca immagini che ogni amante delle corse collinari conosce bene: l’aria che pizzica le guance, l’erba indurita dal gelo, i rami bianchi di brina che sembrano usciti da una fiaba antica. Non è solo un termine meteorologico, ma quasi una promessa. Qui la galaverna non è un’ospite rara: è parte dell’identità del territorio, un velo che trasforma i sentieri in una tavolozza invernale, sospesa tra silenzio e respiro affannato.

Quest’anno, però, la montagna ha ricordato a tutti chi comanda. Le condizioni meteo, severe e mutevoli, hanno reso necessario un cambio di programma: la distanza originaria di 20 km è stata ridotta a 16 km, una scelta di responsabilità e rispetto, prima ancora che di sicurezza. Chi corre in collina lo sa: non è la distanza a fare l’impresa, ma il modo in cui la affronti. E quei 16 km, tra salite che mordono e discese da interpretare con attenzione, hanno avuto il sapore pieno della Galaverna.

Il tracciato si è snodato tra i colli di Pianoro, dove ogni curva racconta una storia. C’è chi dice che questi sentieri ricalchino antichi percorsi di pastori e carbonai; altri parlano di leggende di nebbie improvvise, capaci di confondere i viandanti e mettere alla prova il loro senso dell’orientamento. Forse sono solo racconti, ma quando il fiato si condensa davanti agli occhi e il bosco sembra chiudersi intorno, è facile credere che la collina abbia una voce propria, pronta a sussurrare rispetto.

La Galaverna nasce e cresce come gara non competitiva, e questo spirito si respira a ogni passo: niente cronometri ossessivi, ma sguardi d’intesa, saluti, mani infreddolite che si alzano in segno di incoraggiamento. È la celebrazione di una corsa vissuta, sentita, condivisa. Una corsa che non chiede di vincere, ma di esserci.

Tra i presenti, anche Vittorio Cavallini  e Piva Marco per Corriferrara, a testimoniare ancora una volta come queste manifestazioni siano il cuore pulsante del movimento podistico: atleti, società, appassionati uniti dalla stessa passione per il fango, il gelo e la bellezza imperfetta delle colline bolognesi.

Alla fine, con le scarpe sporche e il sorriso stanco, resta una certezza: la Galaverna non è solo una corsa d’inverno. È un rito. Un appuntamento con la natura che non fa sconti, ma che sa regalare emozioni autentiche a chi accetta la sfida. E quando torni a casa, con ancora addosso l’odore del bosco, capisci che quei 16 km sono diventati molto più lunghi… perché ti hanno portato lontano, dentro la vera essenza della corsa collinare.


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