lunedì 20 aprile 2026

Agno Trail

 

Tra le valli verdi dell’alto Vicentino, dove il torrente Agno scava da secoli il suo percorso tra boschi e contrade, il 18 aprile 2026 si è corsa una nuova edizione dell’Agno Trail a Valdagno. Una gara che non concede nulla: sentieri duri, dislivelli che si fanno sentire presto e discese che mettono alla prova testa e gambe. Non è solo una corsa, è un piccolo viaggio dentro la montagna… e dentro se stessi.

L’anima dell’Agno Trail

Valdagno, incastonata nella Valle dell’Agno, è un luogo dove la natura ha ancora il ritmo lento delle stagioni. Qui il trail running trova terreno fertile: salite che sembrano non finire mai, creste panoramiche e discese tecniche che richiedono lucidità.

Uno dei passaggi più suggestivi è quello sul Monte Malo: un balcone naturale dove il pubblico si raccoglie e trasforma la fatica in energia, con applausi che arrivano quando le gambe iniziano a chiedere tregua.

Corriferrara c’è

A rappresentare Corriferrara in questa edizione due atleti, due storie diverse ma unite dalla stessa passione.

Michele Tuffanelli   si è messo alla prova sulla distanza lunga:

  • 26 km
  • 1500 metri di dislivello positivo

Una gara interpretata con esperienza, senza farsi ingannare dall’entusiasmo iniziale. Le sue parole raccontano bene la giornata:

L’Agno è una di quelle gare che se prese sottogamba ti bruci presto. Parto con calma, le salite sono toste, riesco a gestirle bene se abbastanza lunghe ma non troppo tecniche come le discese. Bello il passaggio sul Monte Malo con tanta gente a tifare. Arrivato alla croce ci provo in discesa per centrare l’obiettivo che mi ero imposto delle almeno 3h:05m che mi avrebbero dato il 3° di categoria, ma va bene così, il livello era alto. Divertito sì e questo è quello che conta: i risultati arriveranno...”

Parole che sanno di consapevolezza: in trail si corre contro il percorso prima ancora che contro gli altri.

Una vittoria che vale più del tempo

Accanto alla prova di Michele, c’è una storia forse ancora più significativa.

Maria Letizia Milani,   sulla distanza:

  • 13 km
  • 800 metri di dislivello positivo

Un tracciato tutt’altro che semplice, tecnico e impegnativo, dove arrivare entro il tempo limite è già una conquista piena.

E proprio qui emerge il lato più autentico del trail running. Ancora Michele:

Ma la vittoria più grande è stato vedere Letizia sulla distanza più breve arrivare al suo premio, cioè entro il tempo limite in un percorso non così scontato e tecnico. Averla vista arrivare con il sorriso non c’è premio che tenga… si sta allenando fisicamente e soprattutto mentalmente.

Il senso del trail

L’Agno Trail è una di quelle gare che ti insegna qualcosa, sempre. Che sia la gestione dello sforzo, la pazienza nelle salite o il coraggio nelle discese.

Ma soprattutto ti ricorda perché si corre: non solo per un tempo o una classifica, ma per quel momento preciso in cui, nonostante la fatica, riesci ancora a sorridere.

E in fondo, tra i sentieri della Valle dell’Agno, è proprio quello il traguardo più importante.













Trail della Riva

 

Trail della Riva 2026: tra roccia, respiro e cuore

Il 18 aprile 2026, i sentieri scolpiti nella storia e nella pietra dei Sassi di Rocca Malatina hanno fatto da teatro a una delle prove più affascinanti del calendario trail: il Trail della Riva. Un appuntamento che non è solo gara, ma esperienza piena, fatta di natura viva, panorami che tolgono il fiato e quella fatica che, passo dopo passo, si trasforma in soddisfazione.

Nel cuore del Sassi di Roccamalatina, tra pinnacoli di arenaria e boschi primaverili, gli atleti si sono misurati su tre distanze tanto diverse quanto ugualmente esigenti:

  • 15 km – 1000 m D+
  • 20 km – 1000 m D+
  • 34 km – 1950 m D+

Tre modi di vivere lo stesso spirito: quello del trail autentico.


Corriferrara: presenza, passione e condivisione

La squadra di Corriferrara ha risposto presente su tutte e tre le distanze, portando sui sentieri non solo gambe allenate, ma anche entusiasmo, amicizia e voglia di mettersi alla prova.

Su queste colline che sembrano onde pietrificate, ogni atleta ha scritto la propria storia: chi inseguendo il tempo, chi cercando il proprio limite, chi semplicemente lasciandosi trasportare dalla bellezza del percorso.


Le voci dei protagonisti

A raccontare davvero l’anima della giornata sono le parole di chi l’ha vissuta.

Emanuela Lambertini restituisce tutta la dimensione emotiva della gara:

Il trail della Riva per me è la felicità. Quest'anno abbiamo fatto la 20 km. Molto bella, ma la 15 km resta la gara del cuore.

Un legame profondo, quello con il percorso più breve, che dimostra come nel trail non contino solo i chilometri, ma le sensazioni che restano dentro.

Agata Grazioso sottolinea invece l’energia collettiva e la sfida delle condizioni:

Un bellissimo Trail con tantissima partecipazione!!! È sempre bello stare immersi nella natura e ammirare panorami stupendi, ma il caldo ha raddoppiato la fatica.

Perché sì, la natura incanta… ma sa anche mettere alla prova, trasformando ogni salita in una conquista ancora più significativa.

Per Michele Longhi, invece, è stato un esordio da ricordare:

Prima volta sui sentieri del Trail della Riva, percorso molto bello, gara promossa a pieni voti.

E non c’è miglior battesimo per un trail runner che un percorso capace di sorprendere a ogni curva.


Tra epica e silenzio

Il Trail della Riva non è solo una gara: è un dialogo continuo tra uomo e territorio. Le torri di roccia osservano silenziose, testimoni di ogni passo, mentre il respiro degli atleti si mescola al vento che scorre tra i sentieri.

Ogni salita racconta fatica, ogni discesa regala libertà. E quando si taglia il traguardo, non si arriva soltanto alla fine di un percorso: si arriva un po’ più in profondità dentro sé stessi.


Un appuntamento che resta

L’edizione 2026 si chiude così: con gambe stanche, volti sorridenti e ricordi destinati a durare. Per Corriferrara e per tutti i partecipanti, il Trail della Riva si conferma una di quelle gare che non si corrono soltanto… si vivono. E, inevitabilmente, si sogna già di tornare.




Tuscany Crossing 100M, Ion Coban 2° assoluto nella 161Km

 

Tuscany Crossing M100 2026: 100 miglia di anima, polvere e leggenda.

Il 17 aprile 2026, nel cuore scolpito della Val d'Orcia, là dove le colline sembrano onde immobili e i cipressi segnano il ritmo del vento, è andata in scena una delle prove più epiche del panorama trail italiano: la Tuscany Crossing M100.

Partenza da Castiglione d'Orcia, 161 chilometri di pura resistenza e 5720 metri di dislivello: numeri che da soli raccontano poco. Perché questa gara non è solo distanza. È un viaggio. È una sfida contro il tempo, contro il corpo… e soprattutto contro i propri limiti.


Il racconto di un’impresa: Ion Coban, cuore Corriferrara

Tra i protagonisti di questa odissea moderna, spicca il nome di Ion Coban, portacolori Corriferrara, autore di una gara straordinaria conclusa con un 2° posto assoluto.

Le sue parole raccontano molto più di qualsiasi classifica:

Dopo aver fatto la mia prima gara da 100K l'anno scorso, con ottimo risultato finale, quest'anno ho alzato l'asticella iscrivendomi alla gara da 100M (161km). Percorso e panorami bellissimi, come tipico delle gare Toscane, con un'ottima organizzazione e gestione da parte degli organizzatori. Per quanto riguarda la gara ero un po' preoccupato alla partenza. Non avendo mai affrontano una distanza così lunga, anche se il dislivello complessivo di circa 5800m non è impossibile, ma allo stesso modo sono molto emozionato per questo viaggio lungo 100 miglia che sta iniziando. Inizialmente parto piano anche perché ho i quadricipiti che non sono al massimo (il primo pensiero che mi viene è di aver esagerato come al solito con gli allenamenti e di non avendo scaricato abbastanza prima di una gara così lunga). Con il trascorrere del tempo i muscoli si sciolgono e riesco a correre bene aumentando il passo. Al 20° km raggiungo il vincitore dell'anno scorso. Ci scambiamo alcune parole e gli faccio i complimenti per la sua vittoria. Da lì a poco raggiungo la quarta posizione che mantengo per gran parte della gara. Il primo purtroppo è già scappato via, un certo Marco Biondi 😃, che per chi frequenta il mondo Trail sa benissimo che è molto forte ed irraggiungibile mentre il secondo e terzo concorrente corrono assieme e mi precedono di 4-5 minuti. Purtroppo, uno si fa male ed è costretto a ritirarsi mentre il secondo rallenta per dei problemi, ma nonostante tutto riesce a concludere la gara in terza posizione. Dal 120° km in poi (la massima distanza che avevo percorso percorsa prima in una gara) affronto esperienze e sensazioni mai provate prima e con tanti dubbi che ho sulla reazione del mio fisico. Dal 130° km i quadricipiti sono già a pezzi, in discesa e nel piano si rallenta di parecchio e ogni passo è una sofferenza con i muscoli che mi chiedono di avere pietà nei loro confronti. Paradossalmente, preferisco a camminare veloce in salita piuttosto che corricchiare in discesa, e questa condizione me la porto per il resto della gara. Alla fine, riesco a fare un buon risultato finale e mi posiziono come secondo assoluto, arrivando con 1ora e 15 minuti circa di vantaggio rispetto al vincitore dell'anno prima e non posso che essere contento per questo grande traguardo ottenuto. Terzo nel 2025, secondo questo giro

   e a questo punto non mi resta che incrociare le dita per il futuro"


Tra fatica e bellezza: l’anima della Tuscany Crossing

Correre la Tuscany Crossing significa attraversare un museo a cielo aperto. I sentieri si snodano tra borghi senza tempo, strade bianche iconiche e panorami che cambiano luce a ogni ora del giorno.

Qualche curiosità che rende questa gara unica:

  • 🌄 Patrimonio UNESCO: la Val d’Orcia è una delle zone più fotografate al mondo, simbolo del paesaggio toscano
  • 🌙 Notte e solitudine: gran parte della M100 si corre al buio, dove restano solo respiro, frontale e pensieri
  • 🏛️ Borghi storici: passaggi vicino a perle come Pienza e Montalcino
  • 🍷 Terra di Brunello: si corre tra vigne leggendarie… anche se durante la gara l’unico “nettare” concesso è quello dei ristori

Oltre il traguardo

La prestazione di Ion Coban non è solo un risultato sportivo. È il simbolo di una crescita, di un percorso costruito chilometro dopo chilometro, gara dopo gara.

Dalla 100K alla 100 miglia. Dal terzo posto al secondo.
E davanti… solo l’orizzonte.

La Tuscany Crossing resta così: una linea sottile tra fatica e poesia, tra crisi e rinascita.
E chi la percorre fino in fondo, non torna mai davvero lo stesso.







Corsa della bonifica

 

La Corsa della Bonifica: quando i passi diventano leggenda

Vi è, nelle terre piane che circondano Baura, un respiro antico che si leva dai campi e dai canali, un sussurro che racconta di fatica e rinascita, di uomini e donne che sfidano se stessi come antichi eroi. Il 19 aprile 2026, sotto un cielo incerto tra primavera e memoria, si è corsa la Corsa della Bonifica, e ancora una volta non è stata soltanto una gara… ma un viaggio.

Baura, piccolo borgo dal cuore grande, ha accolto i podisti come un reame gentile. Qui la bonifica non è solo storia, ma simbolo: terra strappata alle acque, come ogni chilometro strappato alla stanchezza. E tra queste strade, per un giorno, i corridori si sono mossi leggeri e silenziosi come elfi, con il vento a guidare il passo e il cuore saldo verso il traguardo.

Due i percorsi tracciati come sentieri nella mappa di un racconto epico:
la 12,5 km competitiva, aspra e sincera, e la 7,5 km non competitiva, più dolce ma non meno significativa.
Su questi tracciati, la compagnia di Corriferrara si è presentata numerosa e determinata: 28 atleti, di cui 25 nella competitiva e 3 nella non competitiva, come una schiera pronta a scrivere il proprio capitolo.

E tra loro, alcuni nomi hanno brillato come stelle nella sera:

  • Denis Grandi, primo di categoria, saldo e potente come un guerriero delle Terre di Mezzo.
  • Ilaria Camanzi, seconda, elegante e tenace, con passo leggero e cuore fiero.
  • Sara Melloni, terza, la cui storia merita di essere narrata come una leggenda.

Per Sara,   infatti, il destino ha tessuto una trama degna dei racconti più antichi. Un errore di percorso, breve ma fatale, ha sottratto il primo posto che già pareva suo. Eppure, nella sua voce non vi è resa, ma umanità, ironia e forza:

Corsa della Bonifica
Oggi ho sfidato l'allergia stagionale e le punture di insetto che mi hanno sfigurato il volto per correre questi 12,5 km, e riprendere fiducia nella mia capacità aerobica.
A Baura sono tutti gentili, ho chiesto dei gadget da usare come stimoli per gli anziani e una maglia di cotone che utilizzo come pigiama, e mi è stato concesso tutto.
Sono stata contenta di aver fatto l'ultimo tratto con Rita, 

  correvamo insieme anni fa, quando non era ancora stato inventato il Garmin, e andavamo davvero forte 💪.
Peccato che il traguardo fosse a destra e noi abbiamo proseguito dritto. Ho perso il primo posto di categoria e il salame 😭, e tutto questo mi fa un po' male.

Parole vere, che sanno di strada, di amicizia e di quella nostalgia che solo chi corre conosce. Perché in fondo, come nei racconti più profondi, non è l’anello o il salame a definire l’eroe, ma il viaggio.

E così, tra canali silenziosi e campagne infinite, tra sorrisi e fatica, la Corsa della Bonifica si è conclusa lasciando dietro di sé qualcosa di invisibile ma potente: storie.
Storie di chi corre contro il tempo, contro i limiti, o semplicemente per ritrovare sé stesso.

E forse, se si ascolta bene quando il vento attraversa Baura al tramonto, si può ancora sentire l’eco di quei passi… leggeri come elfi, eterni come le leggende.






Ibiza H.Marathon. Paola Pantaleoni 1^ di categoria

 

Sotto il sole già estivo di Ibiza, tra profumi di salsedine e sentieri che sembrano usciti da antichi racconti di marinai, si è corsa il 18 aprile 2026 la Ibiza Half Marathon. Un evento che non è solo gara, ma viaggio: tra luce abbagliante, vento leggero e quel mare che, dicono gli isolani, custodisca segreti fenici e storie di approdi lontani.

Qui, dove ogni curva sembra raccontare una leggenda e ogni salita mette alla prova non solo le gambe ma anche lo spirito, la squadra Corriferrara ha portato ben 10 atleti a sfidare le due distanze in programma: 22,3 km e 12,4 km. Un piccolo manipolo di runner italiani immersi in un’atmosfera quasi magica, dove il ritmo dei passi si mescola alla musica dei locali e al battito antico dell’isola.

E Ibiza, si sa, non è mai solo Ibiza. È l’isola che di giorno ti mette alla prova con il sole e la fatica, e la sera ti racconta storie tra luci soffuse e risate leggere. Anche in gara, quel carattere un po’ ribelle e un po’ poetico si fa sentire: salite improvvise, scorci mozzafiato e il mare che compare all’improvviso, come un premio.

Tra i protagonisti, brilla ancora una volta Paola Pantaleoni  che ormai sembra avere un appuntamento fisso con il gradino più alto del podio. Anche questa volta non si smentisce, conquistando il 1° posto di categoria nella 22 km (per la precisione 22 km e 380 metri), con una prova solida e determinata.

Le sue parole raccontano più di qualsiasi classifica:

Un altro traguardo conquistato:
caldo (molto caldo), fatica (tanta), forza fisica e mentale, tifo, incitamento, musica e … mare !!
Santa Eulària Ibiza Marathon 22k (per la precisione 22k e 380 mt) Prima di categoria!

Accanto a lei, anche Mauro Robustini, compagno di vita e di corsa, che porta a casa un ottimo 5° posto di categoria, confermando la qualità e la determinazione della coppia.

E così, tra fatica e sorrisi, tra il caldo che mette alla prova e il mare che consola, la trasferta ibizenca di Corriferrara si chiude con risultati importanti e ricordi ancora più preziosi.

Perché correre a Ibiza non è solo correre: è inseguire un miraggio blu all’orizzonte, è lasciarsi attraversare dal vento e, per un attimo, sentirsi parte di una storia più grande. Una di quelle che, proprio come le onde, tornano sempre.













domenica 19 aprile 2026

HM Magaluf Palma de Mallorca, Rosanna Albertin 1^ di categoria.

 

Sotto il sole di Maiorca: la corsa, il vento e il cuore di Rosanna

C’è qualcosa, nelle isole, che rende ogni passo più intenso. Forse è il vento che arriva dal mare, carico di storie antiche. Forse è la luce, così viva da sembrare quasi una promessa. O forse è quel senso di confine,tra terra e acqua, tra fatica e bellezza,che trasforma una gara in un racconto.

La Half Marathon Magaluf Palma de Mallorca, corsa il 19 aprile 2026, non è stata solo una competizione internazionale. È stata un viaggio. Un attraversamento di paesaggi e sensazioni, dove il ritmo dei runners si è intrecciato con quello dell’isola.  Magaluf, oggi conosciuta per il suo volto vivace e turistico, porta in sé echi più antichi. Si racconta che queste coste fossero un tempo approdo di marinai e pirati, e che nelle notti senza luna si potessero vedere luci lontane, fuochi di chi cercava rifugio o forse di chi non voleva essere trovato. E mentre i corridori avanzavano tra sole e vento, sembrava quasi di sentire ancora quel respiro salmastro, antico, ostinato. La gara non ha fatto sconti: sole pieno, caldo già deciso, vento a tratti contrario e un percorso ondulato, mai banale. Un continuo saliscendi che obbliga a dialogare con il proprio corpo, a negoziare ogni energia. È lì che la corsa smette di essere solo sport e diventa qualcosa di più profondo, una conversazione silenziosa con sé stessi. 

In questo scenario, tra atleti arrivati da tutta Europa, Corriferrara ha lasciato il segno. E lo ha fatto con una presenza che ormai è una certezza: Rosanna Albertin.

Rosanna non ha bisogno di presentazioni tra chi conosce il valore della costanza. Anche lontano da casa, anche su strade nuove, non perde il suo tratto distintivo: la capacità di salire sul podio. E non in punta di piedi, ma con quella determinazione discreta che parla più dei risultati che delle parole. 

A Maiorca, ancora una volta, è arrivato il sigillo: prima di categoria

Il suo commento è semplice, diretto, quasi essenziale come spesso accade quando le emozioni sono piene e non hanno bisogno di ornamenti:

Gara internazionale, sole, caldo, vento e saliscendi, bella ed emozionante. Porto a casa il 1° posto di categoria.”

E in quelle poche parole c’è tutto. C’è la fatica e la soddisfazione, il paesaggio e la conquista, la gara e il ricordo. Forse è questo il segreto delle corse lontano da casa: ti restituiscono qualcosa in più. Non solo un tempo, non solo una medaglia, ma una storia da portare con sé.  E mentre il sole calava su Palma de Mallorca, tra le onde e le voci lontane, qualcuno tra i corridori sapeva di aver scritto un’altra pagina. Con il vento contro, sì. Ma anche con il cuore davanti.







giovedì 16 aprile 2026

Maratonina dei colli bolognesi

 

Sulle strade ondulate dei colli, dove la terra respira lenta tra vigneti e borghi antichi, la fatica assume il volto della poesia. È qui, tra salite che chiedono rispetto e discese che sanno di libertà, che si è corsa la Maratonina dei Colli Bolognesi: 21,7 chilometri e 515 metri di dislivello, un tracciato che non concede sconti ma restituisce emozioni autentiche.

Non è una gara per chi cerca il tempo facile.   È una sfida con sé stessi, con il fiato corto e il cuore largo, come direbbe qualcuno che di strade e di vita se ne intendeva. Ogni passo racconta una storia: il rumore delle scarpe sull’asfalto, il vento che accarezza le vigne, il silenzio rotto solo dal ritmo dei corridori. Qui si corre davvero, senza finzioni.

In questo scenario, tra il verde che sale e scende come un’onda antica, Marangoni Matteo ha scritto la sua pagina più bella: primo di categoria, risultato che profuma di determinazione e di lavoro quotidiano. Non un lampo improvviso, ma una luce costruita giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, quando nessuno guarda e la strada è tutta tua. Una vittoria che pesa, perché nasce dalla fatica vera, quella che non si racconta ma si sente nelle gambe.

Accanto a lui, a dare corpo e voce alla passione, il gruppo di Corriferrara, presente con ben 12 atleti. Un piccolo esercito di gambe e volontà, unito da quel filo invisibile che lega chi corre: la condivisione della fatica, il rispetto reciproco, il piacere di esserci. Non solo risultati, ma presenza, spirito e appartenenza.

E i Colli Bolognesi, con i loro panorami che sembrano dipinti, hanno fatto da cornice a questa storia. Terra di vini generosi e di salite sincere, dove ogni curva regala uno scorcio e ogni strappo mette alla prova. Si dice che qui il terreno “parli” a chi lo attraversa: forse è per questo che chi corre su queste strade non torna mai uguale a prima.

C’è qualcosa di antico e insieme moderno in gare come questa. Un richiamo alla terra, alla misura dell’uomo, al valore del sacrificio. E poi, all’arrivo, non conta solo il tempo: conta lo sguardo, il respiro ritrovato, la consapevolezza di aver dato tutto.

E in fondo, tra polvere e sudore, tra salita e discesa, resta una certezza semplice e potente: correre è ancora uno dei modi più veri per raccontare sé stessi.









Riepilogo settimanale attività podistica e punti assegnati.

 Nel volgere di una settimana che par sospesa tra il respiro della pianura e il richiamo aspro delle alture, la schiera della Corriferrara ha scritto, con passi ardenti e cuore saldo, un poema di fatica e armonia. 140 atleti, come stelle disseminate nel firmamento della corsa, hanno solcato otto diverse contrade, tessendo una trama di chilometri e dislivelli che parla di dedizione e spirito indomito.

Tra città e orizzonti lontani

Da Ferrara, ove le mura rinascimentali paiono ancora echeggiare il ritmo dei passi nella Vivicittà di 10 chilometri, fino ai sentieri selvaggi dell’Isola d'Elba, dove l’Elba Sky Race ha sfidato gambe e spirito su 28 chilometri di roccia e vento.

E ancora, il respiro cosmopolita di Milano, teatro della regina delle distanze, la maratona di 42,195 km; e le dolci, ma insidiose ondulazioni dei colli di Bologna, ove la mezza maratona si fa dialogo tra fatica e bellezza.

Non meno suggestivi i tracciati di Gubbio, città di pietra e silenzi antichi, e quelli di Russi, con la sua maratona del Lamone, dove la pianura si distende come un invito alla resistenza.

Tra le alture vicentine di Castelgomberto e le mura medievali di Montagnana, i nostri atleti hanno suggellato la loro presenza con passi decisi, tra natura e storia.

In totale, 1.141,99 chilometri percorsi e 11.806 metri di dislivello: numeri che, più che cifre, paiono versi di un’epopea moderna.

Gli allori del merito

E come in ogni poema degno di memoria, vi sono eroi che ascendono al podio, cinti d’alloro e di gloria.

Alla Vivicittà di Ferrara, tra i Primi Passi, la giovane e fulgida Zambrini Vittoria si erge prima nella sua categoria, quasi germoglio di futura grandezza. Tra gli Esordienti, è Valarini Leonardo a dominare la scena, primo tra pari con ardore limpido.

Sui 10 chilometri, un coro di eccellenze si leva:
Bellini Giulia, sovrana della sua categoria, seguita con nobile vigore da Scagliarini Lucia, seconda, e da Pantaleoni Paola, anch’ella prima tra le sue pari.
E ancora, come costellazione armoniosa, brillano Berghenti Lucrezia, Ferrari Elisa, Marangoni Emanuela, Mignardi Donatella e Grandi Denis, tutti terzi nelle rispettive categorie, testimoni di costanza e valore.

Nella Maratonina dei Colli Bolognesi, là dove la strada si fa pensiero e salita, Marangoni Matteo si incorona primo di categoria, elevando il proprio nome tra quelli che il tempo non cancella.


Così si chiude questa settimana di corsa e passione: non solo numeri, non solo risultati, ma un racconto corale di anime in movimento.
E se il passo si dissolve nella polvere del tempo, resta l’eco, lieve e potente, di chi ha osato andare oltre.