giovedì 16 aprile 2026

Maratonina dei colli bolognesi

 

Sulle strade ondulate dei colli, dove la terra respira lenta tra vigneti e borghi antichi, la fatica assume il volto della poesia. È qui, tra salite che chiedono rispetto e discese che sanno di libertà, che si è corsa la Maratonina dei Colli Bolognesi: 21,7 chilometri e 515 metri di dislivello, un tracciato che non concede sconti ma restituisce emozioni autentiche.

Non è una gara per chi cerca il tempo facile.   È una sfida con sé stessi, con il fiato corto e il cuore largo, come direbbe qualcuno che di strade e di vita se ne intendeva. Ogni passo racconta una storia: il rumore delle scarpe sull’asfalto, il vento che accarezza le vigne, il silenzio rotto solo dal ritmo dei corridori. Qui si corre davvero, senza finzioni.

In questo scenario, tra il verde che sale e scende come un’onda antica, Marangoni Matteo ha scritto la sua pagina più bella: primo di categoria, risultato che profuma di determinazione e di lavoro quotidiano. Non un lampo improvviso, ma una luce costruita giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, quando nessuno guarda e la strada è tutta tua. Una vittoria che pesa, perché nasce dalla fatica vera, quella che non si racconta ma si sente nelle gambe.

Accanto a lui, a dare corpo e voce alla passione, il gruppo di Corriferrara, presente con ben 12 atleti. Un piccolo esercito di gambe e volontà, unito da quel filo invisibile che lega chi corre: la condivisione della fatica, il rispetto reciproco, il piacere di esserci. Non solo risultati, ma presenza, spirito e appartenenza.

E i Colli Bolognesi, con i loro panorami che sembrano dipinti, hanno fatto da cornice a questa storia. Terra di vini generosi e di salite sincere, dove ogni curva regala uno scorcio e ogni strappo mette alla prova. Si dice che qui il terreno “parli” a chi lo attraversa: forse è per questo che chi corre su queste strade non torna mai uguale a prima.

C’è qualcosa di antico e insieme moderno in gare come questa. Un richiamo alla terra, alla misura dell’uomo, al valore del sacrificio. E poi, all’arrivo, non conta solo il tempo: conta lo sguardo, il respiro ritrovato, la consapevolezza di aver dato tutto.

E in fondo, tra polvere e sudore, tra salita e discesa, resta una certezza semplice e potente: correre è ancora uno dei modi più veri per raccontare sé stessi.









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