Nel cuore pulsante di Milano, dove le strade raccontano storie antiche e moderne insieme, domenica 12 aprile 2026 si è corsa una giornata che non è stata solo sport, ma respiro condiviso, battito collettivo: la Milano Marathon 2026, affiancata dalla sua anima più corale e solidale, la Relay Marathon.
Non solo chilometri, ma legami. Non solo tempo, ma dono.
La staffetta, nata per sostenere progetti benefici, ha visto squadre unirsi per una causa più grande del cronometro: la raccolta fondi per l’Associazione Tra capo e collo. Un nome che già racconta fragilità e forza, cura e ricerca, e che in ogni passo ha trovato voce. Tra i protagonisti, anche Corriferrara, con la presenza luminosa di Sara Sacchelli, che insieme alle amiche
ha trasformato la fatica in festa, il sudore in sorriso.
Le sue parole arrivano come vento leggero dopo la corsa:
“Ho avuto l’onore di partecipare alla staffetta che correva al fianco della maratona di Milano. Oltre alla possibilità di vivere questa esperienza come atleta abbiamo sostenuto una associazione di ricerca e supporto chiamata ‘Tra capo e collo’. Ogni frazione l’abbiamo corsa dando il massimo e godendo del tifo di chi stava facendo la regina. La condivisione del traguardo è stata emozione pura. Organizzazione straordinaria, Milano ci ha accolti e ci ha regalato una giornata pazzesca! (Poi un week end tra amiche runner è sempre bellissimo!)”
E in quelle parole c’è tutta la poesia dello sport: il passo che si intreccia, il fiato che si divide, la gioia che si moltiplica.
Milano, con i suoi viali larghi e i suoi angoli nascosti dal fascino elegante del Duomo di Milano alle geometrie contemporanee di CityLife, ha fatto da teatro a questa sinfonia di passi. Una città che corre, ma che sa anche fermarsi ad applaudire. E mentre la staffetta cuciva insieme i cuori, nella gara regina si sono distinti anche gli atleti di Corriferrara:
Paolo Callegari ha chiuso in 2h 51’ 59”, seguito da Simone Valastro in 2h 56’ 53”, affrontando con determinazione i 133 metri di dislivello. Tempi importanti, figli di sacrificio silenzioso e allenamenti che sanno di alba. Ma oltre i numeri, resta ciò che non si misura: la mano tesa tra compagni, il sorriso scambiato tra sconosciuti, l’urlo di chi incita senza conoscere il nome. Come avrebbe forse sussurrato Alda Merini, tra un respiro e l’altro: correre è un modo per restare umani. E Milano, quel giorno, lo è stata fino in fondo.




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