Nel dolce abbraccio della primavera, quando l’aria di aprile si fa lieve e il cuore si dispone alla gioia del moto e della condivisione, la città di Ferrara ha accolto, il giorno 12 dell’anno 2026, una delle più nobili e partecipate celebrazioni dello spirito sportivo: la corsa Vivicittà. Non fu gara soltanto, ma rito corale: in simultanea, una quarantina di città, in Italia e oltre i suoi confini, diedero il via allo stesso palpito, come se un unico cuore battesse all’unisono lungo strade lontane ma unite da medesima passione. E così Ferrara, scrigno d’arte e memoria, si fece teatro di questa danza di passi. Sotto lo sguardo austero delle statue di Borso d'Este e Niccolò III d'Este (copie novecentesche forgiate da Giacomo Zilocchi di opere più antiche, distrutte dalle tempeste della storia) si radunò una moltitudine variopinta di podisti. Giovani e maturi, agili e novelli, tutti avvolti in vesti leggere e funzionali, ben lontane dalle pesanti fogge d’altri secoli, quasi a testimoniare il mutar del tempo e la costanza dell’animo umano. Il gonfiabile della partenza si ergeva dinanzi a loro, mentre a destra dominava la solenne Cattedrale di San Giorgio Martire, velata in parte dai restauri, ma non meno maestosa nel suo racconto di nove secoli. Poco oltre, come sentinella silente, il Castello Estense o Castello di San Michele, vegliava sul fluire degli eventi: i corridori lo avrebbero lasciato alla sinistra nella partenza e ritrovato alla destra negli ultimi metri, quasi compagno fedele del loro viaggio. Nel fervore del momento, tra musica e voci intrecciate, emergeva limpida e guida la parola di Daniele Trevisi, che con perizia e calore narrava, istruiva, incantava gli astanti, rendendo ogni attimo più vivo. E come non cedere al fascino della storia, che qui si respira ad ogni passo? Il ritrovo per la foto di gruppo cadde sullo Scalone Municipale, edificato tra il 1473 e il 1481, là dove pietra e memoria si fondono. Non fu scelta casuale: proprio tra Piazza Municipale e Corso Martiri, ove erano ubicati partenza e arrivo, si svolse la prima edizione nel lontano 1984, quasi a suggellare un ponte ideale tra le origini e il presente. Tra le schiere dei partecipanti, con onore si distinse la società Corriferrara, che con ben 116 iscritti si aggiudicò il primato di gruppo più numeroso, segno tangibile di dedizione e spirito comunitario. E poi, le gesta. Ah, le gesta!
Tra i più giovani:
- Zambrini Vittoria, prima tra i “Primi Passi” (300 m)
- Valarini Leonardo, primo tra gli Esordienti (600 m)
Sulla distanza regina dei 10 km, ove si misura la costanza del fiato e la fermezza del cuore:
- Bellini Giulia, prima di categoria
- Scagliarini Lucia, seconda di categoria
- Pantaleoni Paola, prima di categoria
- Berghenti Lucrezia, Ferrari Elisa, Marangoni Emanuela, Mignardi Donatella, tutte terze di categoria
- Grandi Denis, terzo di categoria
Ma più ancora dei podi, fu la gioia a trionfare: competitivi e non, tutti presero parte a questa festa dell’anima. E dolci come versi furono le parole di Paola Pantaleoni, che così narrò la sua prova:
“Vivicittà 2026: ottimo test sui 10.000 metri. Quest’anno ancora più bella la location... emozionante la vista del centro storico affollato di turisti e runner che incitano lungo il percorso. Molto soddisfatta della mia gara nella mia città: dodicesima donna assoluta e prima di categoria. Grazie sempre Runner's School Italia.”
E con semplicità, ma non minor verità, Denis Grandi aggiunse:
“Sempre bello correre per le vie della nostra città!!!”
Non meno vibrante fu il pensiero di Andrea Rubbini,
che con animo sincero ricordò il proprio cammino:
“Sempre bella!!! Due anni fa il mio esordio in gara ‘competitiva’, non potevo mancare anche quest’anno! Un sacco di gente, amici di tutte le squadre insieme in partenza, ottima organizzazione... più di così non si può chiedere!”
E come eco lieta tra le mura estensi, risuonò la voce di Giovanni Simone:
“Sempre bello correre nella propria città ed in contemporanea in altre 39 in tutta Italia. È stata una festa e mi sono divertito.”
Infine, con spirito familiare e gioia condivisa, Angelo Visentini
dipinse un quadro vivido della sua esperienza:
“Gara divertente come ogni anno, quest’anno ancora di più: eravamo in tantissimi e, per l’occasione, ho corso con mia moglie Elisa Ferrari e con mio figlio sul passeggino-running, ottenendo anche un grande risultato inaspettato per il nostro piccolo team. Ringrazio la squadra e tutti gli amici presenti, compreso il presidente: grande giornata simpatica e divertente di corsa in compagnia, in preparazione della Rimini Marathon.”
Così si concluse la giornata, non con la fine di una corsa, ma con l’inizio di un ricordo: perché correre a Ferrara, tra mura antiche e spiriti nuovi, non è solo fatica del corpo, ma carezza dell’anima.










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