lunedì 20 aprile 2026

Tuscany Crossing 100M, Ion Coban 2° assoluto nella 161Km

 

Tuscany Crossing M100 2026: 100 miglia di anima, polvere e leggenda.

Il 17 aprile 2026, nel cuore scolpito della Val d'Orcia, là dove le colline sembrano onde immobili e i cipressi segnano il ritmo del vento, è andata in scena una delle prove più epiche del panorama trail italiano: la Tuscany Crossing M100.

Partenza da Castiglione d'Orcia, 161 chilometri di pura resistenza e 5720 metri di dislivello: numeri che da soli raccontano poco. Perché questa gara non è solo distanza. È un viaggio. È una sfida contro il tempo, contro il corpo… e soprattutto contro i propri limiti.


Il racconto di un’impresa: Ion Coban, cuore Corriferrara

Tra i protagonisti di questa odissea moderna, spicca il nome di Ion Coban, portacolori Corriferrara, autore di una gara straordinaria conclusa con un 2° posto assoluto.

Le sue parole raccontano molto più di qualsiasi classifica:

Dopo aver fatto la mia prima gara da 100K l'anno scorso, con ottimo risultato finale, quest'anno ho alzato l'asticella iscrivendomi alla gara da 100M (161km). Percorso e panorami bellissimi, come tipico delle gare Toscane, con un'ottima organizzazione e gestione da parte degli organizzatori. Per quanto riguarda la gara ero un po' preoccupato alla partenza. Non avendo mai affrontano una distanza così lunga, anche se il dislivello complessivo di circa 5800m non è impossibile, ma allo stesso modo sono molto emozionato per questo viaggio lungo 100 miglia che sta iniziando. Inizialmente parto piano anche perché ho i quadricipiti che non sono al massimo (il primo pensiero che mi viene è di aver esagerato come al solito con gli allenamenti e di non avendo scaricato abbastanza prima di una gara così lunga). Con il trascorrere del tempo i muscoli si sciolgono e riesco a correre bene aumentando il passo. Al 20° km raggiungo il vincitore dell'anno scorso. Ci scambiamo alcune parole e gli faccio i complimenti per la sua vittoria. Da lì a poco raggiungo la quarta posizione che mantengo per gran parte della gara. Il primo purtroppo è già scappato via, un certo Marco Biondi 😃, che per chi frequenta il mondo Trail sa benissimo che è molto forte ed irraggiungibile mentre il secondo e terzo concorrente corrono assieme e mi precedono di 4-5 minuti. Purtroppo, uno si fa male ed è costretto a ritirarsi mentre il secondo rallenta per dei problemi, ma nonostante tutto riesce a concludere la gara in terza posizione. Dal 120° km in poi (la massima distanza che avevo percorso percorsa prima in una gara) affronto esperienze e sensazioni mai provate prima e con tanti dubbi che ho sulla reazione del mio fisico. Dal 130° km i quadricipiti sono già a pezzi, in discesa e nel piano si rallenta di parecchio e ogni passo è una sofferenza con i muscoli che mi chiedono di avere pietà nei loro confronti. Paradossalmente, preferisco a camminare veloce in salita piuttosto che corricchiare in discesa, e questa condizione me la porto per il resto della gara. Alla fine, riesco a fare un buon risultato finale e mi posiziono come secondo assoluto, arrivando con 1ora e 15 minuti circa di vantaggio rispetto al vincitore dell'anno prima e non posso che essere contento per questo grande traguardo ottenuto. Terzo nel 2025, secondo questo giro

   e a questo punto non mi resta che incrociare le dita per il futuro"


Tra fatica e bellezza: l’anima della Tuscany Crossing

Correre la Tuscany Crossing significa attraversare un museo a cielo aperto. I sentieri si snodano tra borghi senza tempo, strade bianche iconiche e panorami che cambiano luce a ogni ora del giorno.

Qualche curiosità che rende questa gara unica:

  • 🌄 Patrimonio UNESCO: la Val d’Orcia è una delle zone più fotografate al mondo, simbolo del paesaggio toscano
  • 🌙 Notte e solitudine: gran parte della M100 si corre al buio, dove restano solo respiro, frontale e pensieri
  • 🏛️ Borghi storici: passaggi vicino a perle come Pienza e Montalcino
  • 🍷 Terra di Brunello: si corre tra vigne leggendarie… anche se durante la gara l’unico “nettare” concesso è quello dei ristori

Oltre il traguardo

La prestazione di Ion Coban non è solo un risultato sportivo. È il simbolo di una crescita, di un percorso costruito chilometro dopo chilometro, gara dopo gara.

Dalla 100K alla 100 miglia. Dal terzo posto al secondo.
E davanti… solo l’orizzonte.

La Tuscany Crossing resta così: una linea sottile tra fatica e poesia, tra crisi e rinascita.
E chi la percorre fino in fondo, non torna mai davvero lo stesso.







Corsa della bonifica

 

La Corsa della Bonifica: quando i passi diventano leggenda

Vi è, nelle terre piane che circondano Baura, un respiro antico che si leva dai campi e dai canali, un sussurro che racconta di fatica e rinascita, di uomini e donne che sfidano se stessi come antichi eroi. Il 19 aprile 2026, sotto un cielo incerto tra primavera e memoria, si è corsa la Corsa della Bonifica, e ancora una volta non è stata soltanto una gara… ma un viaggio.

Baura, piccolo borgo dal cuore grande, ha accolto i podisti come un reame gentile. Qui la bonifica non è solo storia, ma simbolo: terra strappata alle acque, come ogni chilometro strappato alla stanchezza. E tra queste strade, per un giorno, i corridori si sono mossi leggeri e silenziosi come elfi, con il vento a guidare il passo e il cuore saldo verso il traguardo.

Due i percorsi tracciati come sentieri nella mappa di un racconto epico:
la 12,5 km competitiva, aspra e sincera, e la 7,5 km non competitiva, più dolce ma non meno significativa.
Su questi tracciati, la compagnia di Corriferrara si è presentata numerosa e determinata: 28 atleti, di cui 25 nella competitiva e 3 nella non competitiva, come una schiera pronta a scrivere il proprio capitolo.

E tra loro, alcuni nomi hanno brillato come stelle nella sera:

  • Denis Grandi, primo di categoria, saldo e potente come un guerriero delle Terre di Mezzo.
  • Ilaria Camanzi, seconda, elegante e tenace, con passo leggero e cuore fiero.
  • Sara Melloni, terza, la cui storia merita di essere narrata come una leggenda.

Per Sara,   infatti, il destino ha tessuto una trama degna dei racconti più antichi. Un errore di percorso, breve ma fatale, ha sottratto il primo posto che già pareva suo. Eppure, nella sua voce non vi è resa, ma umanità, ironia e forza:

Corsa della Bonifica
Oggi ho sfidato l'allergia stagionale e le punture di insetto che mi hanno sfigurato il volto per correre questi 12,5 km, e riprendere fiducia nella mia capacità aerobica.
A Baura sono tutti gentili, ho chiesto dei gadget da usare come stimoli per gli anziani e una maglia di cotone che utilizzo come pigiama, e mi è stato concesso tutto.
Sono stata contenta di aver fatto l'ultimo tratto con Rita, 

  correvamo insieme anni fa, quando non era ancora stato inventato il Garmin, e andavamo davvero forte 💪.
Peccato che il traguardo fosse a destra e noi abbiamo proseguito dritto. Ho perso il primo posto di categoria e il salame 😭, e tutto questo mi fa un po' male.

Parole vere, che sanno di strada, di amicizia e di quella nostalgia che solo chi corre conosce. Perché in fondo, come nei racconti più profondi, non è l’anello o il salame a definire l’eroe, ma il viaggio.

E così, tra canali silenziosi e campagne infinite, tra sorrisi e fatica, la Corsa della Bonifica si è conclusa lasciando dietro di sé qualcosa di invisibile ma potente: storie.
Storie di chi corre contro il tempo, contro i limiti, o semplicemente per ritrovare sé stesso.

E forse, se si ascolta bene quando il vento attraversa Baura al tramonto, si può ancora sentire l’eco di quei passi… leggeri come elfi, eterni come le leggende.






Ibiza H.Marathon. Paola Pantaleoni 1^ di categoria

 

Sotto il sole già estivo di Ibiza, tra profumi di salsedine e sentieri che sembrano usciti da antichi racconti di marinai, si è corsa il 18 aprile 2026 la Ibiza Half Marathon. Un evento che non è solo gara, ma viaggio: tra luce abbagliante, vento leggero e quel mare che, dicono gli isolani, custodisca segreti fenici e storie di approdi lontani.

Qui, dove ogni curva sembra raccontare una leggenda e ogni salita mette alla prova non solo le gambe ma anche lo spirito, la squadra Corriferrara ha portato ben 10 atleti a sfidare le due distanze in programma: 22,3 km e 12,4 km. Un piccolo manipolo di runner italiani immersi in un’atmosfera quasi magica, dove il ritmo dei passi si mescola alla musica dei locali e al battito antico dell’isola.

E Ibiza, si sa, non è mai solo Ibiza. È l’isola che di giorno ti mette alla prova con il sole e la fatica, e la sera ti racconta storie tra luci soffuse e risate leggere. Anche in gara, quel carattere un po’ ribelle e un po’ poetico si fa sentire: salite improvvise, scorci mozzafiato e il mare che compare all’improvviso, come un premio.

Tra i protagonisti, brilla ancora una volta Paola Pantaleoni  che ormai sembra avere un appuntamento fisso con il gradino più alto del podio. Anche questa volta non si smentisce, conquistando il 1° posto di categoria nella 22 km (per la precisione 22 km e 380 metri), con una prova solida e determinata.

Le sue parole raccontano più di qualsiasi classifica:

Un altro traguardo conquistato:
caldo (molto caldo), fatica (tanta), forza fisica e mentale, tifo, incitamento, musica e … mare !!
Santa Eulària Ibiza Marathon 22k (per la precisione 22k e 380 mt) Prima di categoria!

Accanto a lei, anche Mauro Robustini, compagno di vita e di corsa, che porta a casa un ottimo 5° posto di categoria, confermando la qualità e la determinazione della coppia.

E così, tra fatica e sorrisi, tra il caldo che mette alla prova e il mare che consola, la trasferta ibizenca di Corriferrara si chiude con risultati importanti e ricordi ancora più preziosi.

Perché correre a Ibiza non è solo correre: è inseguire un miraggio blu all’orizzonte, è lasciarsi attraversare dal vento e, per un attimo, sentirsi parte di una storia più grande. Una di quelle che, proprio come le onde, tornano sempre.













domenica 19 aprile 2026

HM Magaluf Palma de Mallorca, Rosanna Albertin 1^ di categoria.

 

Sotto il sole di Maiorca: la corsa, il vento e il cuore di Rosanna

C’è qualcosa, nelle isole, che rende ogni passo più intenso. Forse è il vento che arriva dal mare, carico di storie antiche. Forse è la luce, così viva da sembrare quasi una promessa. O forse è quel senso di confine,tra terra e acqua, tra fatica e bellezza,che trasforma una gara in un racconto.

La Half Marathon Magaluf Palma de Mallorca, corsa il 19 aprile 2026, non è stata solo una competizione internazionale. È stata un viaggio. Un attraversamento di paesaggi e sensazioni, dove il ritmo dei runners si è intrecciato con quello dell’isola.  Magaluf, oggi conosciuta per il suo volto vivace e turistico, porta in sé echi più antichi. Si racconta che queste coste fossero un tempo approdo di marinai e pirati, e che nelle notti senza luna si potessero vedere luci lontane, fuochi di chi cercava rifugio o forse di chi non voleva essere trovato. E mentre i corridori avanzavano tra sole e vento, sembrava quasi di sentire ancora quel respiro salmastro, antico, ostinato. La gara non ha fatto sconti: sole pieno, caldo già deciso, vento a tratti contrario e un percorso ondulato, mai banale. Un continuo saliscendi che obbliga a dialogare con il proprio corpo, a negoziare ogni energia. È lì che la corsa smette di essere solo sport e diventa qualcosa di più profondo, una conversazione silenziosa con sé stessi. 

In questo scenario, tra atleti arrivati da tutta Europa, Corriferrara ha lasciato il segno. E lo ha fatto con una presenza che ormai è una certezza: Rosanna Albertin.

Rosanna non ha bisogno di presentazioni tra chi conosce il valore della costanza. Anche lontano da casa, anche su strade nuove, non perde il suo tratto distintivo: la capacità di salire sul podio. E non in punta di piedi, ma con quella determinazione discreta che parla più dei risultati che delle parole. 

A Maiorca, ancora una volta, è arrivato il sigillo: prima di categoria

Il suo commento è semplice, diretto, quasi essenziale come spesso accade quando le emozioni sono piene e non hanno bisogno di ornamenti:

Gara internazionale, sole, caldo, vento e saliscendi, bella ed emozionante. Porto a casa il 1° posto di categoria.”

E in quelle poche parole c’è tutto. C’è la fatica e la soddisfazione, il paesaggio e la conquista, la gara e il ricordo. Forse è questo il segreto delle corse lontano da casa: ti restituiscono qualcosa in più. Non solo un tempo, non solo una medaglia, ma una storia da portare con sé.  E mentre il sole calava su Palma de Mallorca, tra le onde e le voci lontane, qualcuno tra i corridori sapeva di aver scritto un’altra pagina. Con il vento contro, sì. Ma anche con il cuore davanti.







giovedì 16 aprile 2026

Maratonina dei colli bolognesi

 

Sulle strade ondulate dei colli, dove la terra respira lenta tra vigneti e borghi antichi, la fatica assume il volto della poesia. È qui, tra salite che chiedono rispetto e discese che sanno di libertà, che si è corsa la Maratonina dei Colli Bolognesi: 21,7 chilometri e 515 metri di dislivello, un tracciato che non concede sconti ma restituisce emozioni autentiche.

Non è una gara per chi cerca il tempo facile.   È una sfida con sé stessi, con il fiato corto e il cuore largo, come direbbe qualcuno che di strade e di vita se ne intendeva. Ogni passo racconta una storia: il rumore delle scarpe sull’asfalto, il vento che accarezza le vigne, il silenzio rotto solo dal ritmo dei corridori. Qui si corre davvero, senza finzioni.

In questo scenario, tra il verde che sale e scende come un’onda antica, Marangoni Matteo ha scritto la sua pagina più bella: primo di categoria, risultato che profuma di determinazione e di lavoro quotidiano. Non un lampo improvviso, ma una luce costruita giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, quando nessuno guarda e la strada è tutta tua. Una vittoria che pesa, perché nasce dalla fatica vera, quella che non si racconta ma si sente nelle gambe.

Accanto a lui, a dare corpo e voce alla passione, il gruppo di Corriferrara, presente con ben 12 atleti. Un piccolo esercito di gambe e volontà, unito da quel filo invisibile che lega chi corre: la condivisione della fatica, il rispetto reciproco, il piacere di esserci. Non solo risultati, ma presenza, spirito e appartenenza.

E i Colli Bolognesi, con i loro panorami che sembrano dipinti, hanno fatto da cornice a questa storia. Terra di vini generosi e di salite sincere, dove ogni curva regala uno scorcio e ogni strappo mette alla prova. Si dice che qui il terreno “parli” a chi lo attraversa: forse è per questo che chi corre su queste strade non torna mai uguale a prima.

C’è qualcosa di antico e insieme moderno in gare come questa. Un richiamo alla terra, alla misura dell’uomo, al valore del sacrificio. E poi, all’arrivo, non conta solo il tempo: conta lo sguardo, il respiro ritrovato, la consapevolezza di aver dato tutto.

E in fondo, tra polvere e sudore, tra salita e discesa, resta una certezza semplice e potente: correre è ancora uno dei modi più veri per raccontare sé stessi.









Riepilogo settimanale attività podistica e punti assegnati.

 Nel volgere di una settimana che par sospesa tra il respiro della pianura e il richiamo aspro delle alture, la schiera della Corriferrara ha scritto, con passi ardenti e cuore saldo, un poema di fatica e armonia. 140 atleti, come stelle disseminate nel firmamento della corsa, hanno solcato otto diverse contrade, tessendo una trama di chilometri e dislivelli che parla di dedizione e spirito indomito.

Tra città e orizzonti lontani

Da Ferrara, ove le mura rinascimentali paiono ancora echeggiare il ritmo dei passi nella Vivicittà di 10 chilometri, fino ai sentieri selvaggi dell’Isola d'Elba, dove l’Elba Sky Race ha sfidato gambe e spirito su 28 chilometri di roccia e vento.

E ancora, il respiro cosmopolita di Milano, teatro della regina delle distanze, la maratona di 42,195 km; e le dolci, ma insidiose ondulazioni dei colli di Bologna, ove la mezza maratona si fa dialogo tra fatica e bellezza.

Non meno suggestivi i tracciati di Gubbio, città di pietra e silenzi antichi, e quelli di Russi, con la sua maratona del Lamone, dove la pianura si distende come un invito alla resistenza.

Tra le alture vicentine di Castelgomberto e le mura medievali di Montagnana, i nostri atleti hanno suggellato la loro presenza con passi decisi, tra natura e storia.

In totale, 1.141,99 chilometri percorsi e 11.806 metri di dislivello: numeri che, più che cifre, paiono versi di un’epopea moderna.

Gli allori del merito

E come in ogni poema degno di memoria, vi sono eroi che ascendono al podio, cinti d’alloro e di gloria.

Alla Vivicittà di Ferrara, tra i Primi Passi, la giovane e fulgida Zambrini Vittoria si erge prima nella sua categoria, quasi germoglio di futura grandezza. Tra gli Esordienti, è Valarini Leonardo a dominare la scena, primo tra pari con ardore limpido.

Sui 10 chilometri, un coro di eccellenze si leva:
Bellini Giulia, sovrana della sua categoria, seguita con nobile vigore da Scagliarini Lucia, seconda, e da Pantaleoni Paola, anch’ella prima tra le sue pari.
E ancora, come costellazione armoniosa, brillano Berghenti Lucrezia, Ferrari Elisa, Marangoni Emanuela, Mignardi Donatella e Grandi Denis, tutti terzi nelle rispettive categorie, testimoni di costanza e valore.

Nella Maratonina dei Colli Bolognesi, là dove la strada si fa pensiero e salita, Marangoni Matteo si incorona primo di categoria, elevando il proprio nome tra quelli che il tempo non cancella.


Così si chiude questa settimana di corsa e passione: non solo numeri, non solo risultati, ma un racconto corale di anime in movimento.
E se il passo si dissolve nella polvere del tempo, resta l’eco, lieve e potente, di chi ha osato andare oltre.















martedì 14 aprile 2026

4 Passi per Montagnana

 

Quattro passi tra storia e respiro: Montagnana in corsa

Tra le pieghe gentili della pianura veneta, Montagnana si è risvegliata il 12 aprile 2026 con un’aria diversa, vibrante, quasi sospesa tra passato e presente. La “4 passi per Montagnana” non è stata solo una camminata non competitiva: è stata un piccolo viaggio dentro la bellezza, un dialogo silenzioso tra passi e pietra antica.

Le Mura: custodi di tempo e meraviglia

Le Mura di Montagnana, tra le meglio conservate d’Europa, si stagliano come un abbraccio possente e poetico. Ogni torre racconta storie di sentinelle e silenzi, di battaglie lontane e sere d’estate illuminate da lanterne. Camminare nei loro pressi è come sfiorare il tempo con la punta delle dita.

Una leggenda narra che, nelle notti più quiete, si possa ancora udire il passo lieve di un antico cavaliere, custode invisibile della città, che veglia sulle porte e accompagna chi passa con rispetto e meraviglia.

Tra arte e memoria: l’eco di un pittore

Montagnana non è solo pietra: è anche colore. Qui nacque Jacopo da Montagnana, artista capace di tradurre la luce in devozione, lasciando tracce delicate nella storia dell’arte veneta. Si dice che i suoi occhi abbiano imparato a cogliere l’armonia proprio osservando questi paesaggi, dove il cielo sembra più vicino.

Tre percorsi, un’unica emozione

Sette, undici e sedici chilometri: tre distanze, tre modi diversi di vivere la giornata. Dai passi leggeri dei camminatori occasionali fino al ritmo più deciso di chi cerca allenamento, ogni percorso si è snodato fuori dalle Mura, tra sentieri sterrati, prati vivi e scorci di natura che invitano al silenzio.

Tra i partecipanti, Ottorino Malfatto ha scelto la sfida più lunga, quella dei 16 km, trasformando la corsa in un tassello della sua preparazione verso la mezza maratona di Rimini. Il suo racconto è semplice e autentico:

In preparazione della mezza maratona di Rimini, una bella non competitiva a Montagnana. 16 km in un bel percorso fuori dalle Mura della città, in mezzo al verde e passaggio in un bellissimo parco, molto sterrato ma è allenante.”

Parole che restituiscono il senso più vero di questa giornata: fatica e bellezza, respiro e libertà.

Dove il passo diventa poesia

A Montagnana, anche una corsa diventa racconto. I chilometri scorrono come versi, le Mura   osservano in silenzio e la natura accompagna ogni passo con discrezione.

E così, tra storia e presente, la “4 passi” non è stata solo un evento: è stata un incontro. Tra chi corre e chi guarda, tra chi ricorda e chi scopre. Tra il tempo che passa… e quello che resta.






Milano Marathon e Relay

 

Nel cuore pulsante di Milano, dove le strade raccontano storie antiche e moderne insieme, domenica 12 aprile 2026 si è corsa una giornata che non è stata solo sport, ma respiro condiviso, battito collettivo: la Milano Marathon 2026, affiancata dalla sua anima più corale e solidale, la Relay Marathon.

Non solo chilometri, ma legami. Non solo tempo, ma dono.

La staffetta, nata per sostenere progetti benefici, ha visto squadre unirsi per una causa più grande del cronometro: la raccolta fondi per l’Associazione Tra capo e collo. Un nome che già racconta fragilità e forza, cura e ricerca, e che in ogni passo ha trovato voce. Tra i protagonisti, anche Corriferrara, con la presenza luminosa di Sara Sacchelli, che insieme alle amiche   ha trasformato la fatica in festa, il sudore in sorriso.

Le sue parole arrivano come vento leggero dopo la corsa:

Ho avuto l’onore di partecipare alla staffetta che correva al fianco della maratona di Milano. Oltre alla possibilità di vivere questa esperienza come atleta abbiamo sostenuto una associazione di ricerca e supporto chiamata ‘Tra capo e collo’. Ogni frazione l’abbiamo corsa dando il massimo e godendo del tifo di chi stava facendo la regina. La condivisione del traguardo è stata emozione pura. Organizzazione straordinaria, Milano ci ha accolti e ci ha regalato una giornata pazzesca! (Poi un week end tra amiche runner è sempre bellissimo!)

E in quelle parole c’è tutta la poesia dello sport: il passo che si intreccia, il fiato che si divide, la gioia che si moltiplica.

Milano, con i suoi viali larghi e i suoi angoli nascosti dal fascino elegante del Duomo di Milano alle geometrie contemporanee di CityLife, ha fatto da teatro a questa sinfonia di passi. Una città che corre, ma che sa anche fermarsi ad applaudire. E mentre la staffetta cuciva insieme i cuori, nella gara regina si sono distinti anche gli atleti di Corriferrara:

Paolo Callegari ha chiuso in 2h 51’ 59”, seguito da Simone Valastro in 2h 56’ 53”, affrontando con determinazione i 133 metri di dislivello. Tempi importanti, figli di sacrificio silenzioso e allenamenti che sanno di alba. Ma oltre i numeri, resta ciò che non si misura: la mano tesa tra compagni, il sorriso scambiato tra sconosciuti, l’urlo di chi incita senza conoscere il nome. Come avrebbe forse sussurrato Alda Merini, tra un respiro e l’altro: correre è un modo per restare umani. E Milano, quel giorno, lo è stata fino in fondo.









Maratona del Lamone.

 

Maratona del Lamone 2026: tra natura, passione e grandi emozioni per Corriferrara

Il 12 aprile 2026, le strade e le campagne attorno a Russi si sono animate con l’energia della Maratona del Lamone, una delle gare più affascinanti e storiche del panorama podistico nazionale. Non a caso, è considerata la seconda maratona più antica d’Italia: un evento che unisce tradizione, organizzazione impeccabile e un percorso capace di conquistare il cuore di chi corre.

In questo scenario suggestivo, immerso nella natura rigogliosa della Romagna, anche Corriferrara ha lasciato il segno grazie alle ottime prestazioni di Filippo Rivaroli e Chiara Rosignoli, entrambi protagonisti di una giornata sportiva intensa e ricca di soddisfazioni.


🌿 Una corsa nella natura romagnola

La Maratona del Lamone è molto più di una semplice gara: è un viaggio tra paesaggi rurali, argini, silenzi e colori primaverili. Correre qui significa respirare la vera essenza del territorio romagnolo, dove ogni chilometro racconta una storia fatta di passione e accoglienza.


🏃‍♀️ Chiara Rosignoli: una tappa verso il sogno Passatore

Per Chiara Rosignoli  questa maratona ha rappresentato il primo importante passo del Trittico di Romagna, un percorso di preparazione che la porterà verso la mitica 100 km del Passatore. E la sua prova non è passata inosservata.

Con un tempo di 3h23’, Chiara ha conquistato:

  • 🥇 9ª donna assoluta
  • 🥈 4ª di categoria

Un risultato che conferma solidità, determinazione e una preparazione già ben avviata.

Le sue parole raccontano perfettamente lo spirito della giornata:

La seconda maratona più antica d’Italia. Prima gara del Trittico di Romagna, Maratona del Lamone. Una bellissima scampagnata, perché così la definisco: gara bellissima in mezzo alla natura (che io amo), organizzata in modo eccellente a partire dalla sicurezza, volontari, ristori, premiazioni… tutto insomma.
Per me un allenamento per la preparazione alla 100 km del Passatore. Allenamento studiato e strutturato, chiusa in 3.23. Classificata 9ª donna assoluta e 4ª di categoria!
Come si dice?? Buona la prima!!!!!!
Si pensa già alla seconda: il 19/04 a Rimini, altri 42 km mi aspettano!

Parole che trasmettono entusiasmo, consapevolezza e una grande voglia di mettersi ancora alla prova.


💪 Filippo Rivaroli: solidità e determinazione

Ottima anche la prova di Filippo Rivaroli, che ha affrontato la gara con grinta e costanza, confermando lo spirito combattivo che contraddistingue gli atleti Corriferrara. Una prestazione solida, costruita chilometro dopo chilometro, in un contesto competitivo ma sempre carico di energia positiva.


🔜 Verso nuove sfide

La Maratona del Lamone si chiude così con un bilancio più che positivo per Corriferrara, tra risultati importanti e nuove motivazioni. Per Chiara, lo sguardo è già rivolto alla prossima tappa del trittico, a Rimini, mentre all’orizzonte si intravede il grande obiettivo del Passatore.

E se il buongiorno si vede dal mattino… questa stagione promette davvero grandi soddisfazioni. 🏅