Nel cuore gentile della pianura, là dove le antiche cortine raccontano ancora duchi e cavalieri, la città di Ferrara ha rinnovato il suo rito più caro: il Giro Podistico delle Mura, affettuosamente chiamato “la Primo Maggio”. E come nei versi di Matteo Maria Boiardo, tra imprese e ardori, e con quella malinconica dolcezza cara a Giorgio Bassani, la città si è fatta teatro di una corsa che è memoria viva, respiro collettivo, racconto che si rinnova ogni anno.
Le origini di una tradizione
Correva
l’anno 1973 quando Luigi Marini e il gruppo Putinati decisero che
Ferrara meritava una sua gara: nacque così un evento destinato a diventare il
più antico del territorio ferrarese. Per vent’anni la manifestazione fu
custodita con passione, poi il testimone passò alla storica pizzeria Pippo,
fino ad arrivare ai giorni nostri, dove, da oltre un decennio Monica Zannini ,
Luciano Mazzanti
e Gabriele Garbellini continuano a tenerne vivo
il prestigio.
E come ogni
grande epopea, anche questa corsa vive grazie a un esercito silenzioso: i
volontari. Presenze discrete ma fondamentali, tra ristori, segnalazioni percorso e
accoglienza
, senza le quali nulla sarebbe possibile.
L’edizione 2026: sole, passi e comunità
Il 1°
maggio 2026 si è presentato con un cielo terso, quasi benevolo, come a
voler benedire i circa 1500 partecipanti. Tra questi, 350 competitivi
impegnati sulla distanza dei 12 km, mentre gli altri hanno popolato il percorso
dei 6 km in forma non competitiva.
Non solo
corsa: la manifestazione è stata una festa del movimento. Camminatori,
praticanti di nordic walking, famiglie con amici a quattro zampe nella dog run.
Circa 100 giovani e giovanissimi hanno dato vita alle gare dedicate,
portando freschezza e futuro tra le mura rinascimentali.
Tra le
società, spicca la Polisportiva Quadrilatero
con 93 atleti, seguita da Corriferrara
con circa 90 presenze: numeri che raccontano un tessuto sportivo vivo e
partecipe.
I vincitori
Nella gara
competitiva, tra gli uomini ha trionfato Davide Sughi dell’Atletica San
Giorgio di Piano, mentre tra le donne si è imposta Demetra Tarozzi
dell’Atletica Molinella.
Voci dal percorso
Le parole
degli atleti restituiscono l’anima più autentica della giornata:
Andrea Rubbini:
“Non c'è 2 senza 3! Anche quest'anno, terzo consecutivo, ho avuto la possibilità di partecipare a questa storica riunione di sportivi, tutti belli competitivi. Una cornice super per una gara da fare a tutta, con il mio amico Cristian al rientro alle corse dopo un periodo di pausa. Alla fine ottimo tempo e 1° maggio da ricordare.”
Denis Grandi:
“Una bella giornata di sport, condivisione e amicizia!”
Se Ferrara
fosse un multiverso, il Giro delle Mura sarebbe una missione degna degli
Avengers. E Sara Melloni lo racconta così, con tono da fumetto:
“Tre
settimane fa: morso di ragno. Risultato? Nessun superpotere. Niente salto tra i
tetti, niente addominali scolpiti. Forse ho sbagliato universo… (o forse
serviva una chiamata di Doctor Strange per aprire il portale giusto!)
Il Giro
delle Mura è come un videogioco a livelli:
- Livello 1: la grande nevicata
di primavera (boss fight inclusa)
- Livello 2: sopravvivenza
mentale
- Livello finale: arrivare
comunque al traguardo
Spoiler: ho
fatto il peggior tempo della mia lunga carriera podistica. (Ma, come ogni vero
eroe Marvel, la missione non è vincere… è vivere l’avventura). Ed è stato
bellissimo.”
Ferrara, tra corsa e meraviglia
Correre
sulle mura di Ferrara non è solo sport: è un viaggio nella storia. Le mura
rinascimentali, tra le meglio conservate d’Europa, abbracciano la città come un
anello di pietra e verde. Qui si corre tra bastioni e alberi, dove un tempo
vigilavano sentinelle e oggi scorrono passi e sorrisi.
Curiosità:
- Le mura sono lunghe circa 9
km e completamente percorribili.
- Ferrara è patrimonio UNESCO,
anche grazie alla sua struttura urbanistica rinascimentale.
- Il Giro delle Mura è uno dei
pochi eventi che permette di vivere questo patrimonio in modo così
partecipato e dinamico.
Epilogo
E così, tra
il sole di maggio e il vento leggero che accarezza le antiche pietre, Ferrara
ha scritto un’altra pagina della sua storia sportiva. Non solo una gara, ma un
racconto corale, dove ogni passo – veloce o lento – ha trovato il suo posto.
Come direbbe
Bassani, è nelle piccole cose condivise che si annida l’eternità. E come nei
poemi cavallereschi, anche qui ogni partecipante è stato, a suo modo, un eroe.








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