martedì 8 settembre 2026

Stramorazzone

 

STRAMORAZZONE, QUANDO CORRERE DIVENTA UN INCONTRO TRA NATURA E ARTE

Ci sono corse che si fanno per misurare il tempo, altre per misurare se stessi. E poi ce ne sono alcune nelle quali il cronometro sembra quasi diventare un dettaglio, perché ciò che conta è quello che gli occhi incontrano lungo la strada.

È stata una di queste la Stramorazzone, la manifestazione non competitiva che domenica 6 settembre 2026 ha portato i partecipanti sulle strade e sui sentieri di Morazzone, in provincia di Varese, con tre distanze a disposizione: 7, 10 e 18 chilometri. La manifestazione, giunta alla sua 17ª edizione, si è sviluppata in buona parte all'interno del Parco Sovracomunale Rile-Tenore-Olona, alternando sentieri boschivi, strade bianche e tratti asfaltati.

E forse non è un caso che proprio qui una corsa abbia scelto di intrecciare sport, natura e arte.

Morazzone, il paese che porta il nome di un pittore

Morazzone è infatti legato indissolubilmente a Pier Francesco Mazzucchelli, nato proprio qui il 29 luglio 1573 e conosciuto con il nome di “Il Morazzone”. Un artista che attraversò la Roma di fine Cinquecento, respirò il clima del manierismo e incontrò la grande pittura del suo tempo, per poi tornare in Lombardia e lasciare tracce importanti in luoghi come Varese, Varallo, Novara e Piacenza.

Una curiosità affascinante è che il soprannome con cui l'artista è passato alla storia nasce proprio dal suo paese d'origine: “Il Morazzone” è diventato quasi un'identità artistica, un modo per portare il nome del piccolo borgo varesino dentro la storia dell'arte italiana.

A Morazzone esiste inoltre quello che viene considerato il luogo più plausibile della sua nascita, la Cascina Tacchina, legata alla famiglia del pittore.

E così, domenica, quei luoghi hanno incontrato ancora una volta il nome del loro artista.

La Stramorazzone 2026 è stata infatti dedicata proprio al Morazzone, nel 400° anniversario della sua morte, trasformando la manifestazione in qualcosa che andava oltre la semplice camminata: un piccolo viaggio tra sport, territorio e memoria.

18 chilometri dentro la bellezza

A rappresentare Corriferrara c'era Ottorino Malfatto, impegnato sulla distanza più lunga, quella da 18 chilometri.

Il suo racconto restituisce perfettamente l'anima della manifestazione:

“Percorso molto bello, nei boschi, non pianeggiante, misto collinare, tra natura, ruscelli e laghetti. Alla partenza passaggio nel borgo con esposizione dei quadri del Morazzone.”

Parole semplici, ma capaci di raccontare una corsa che sembra quasi costruita per ricordarci una cosa importante: correre non significa soltanto andare avanti, ma anche guardarsi intorno.

I chilometri passano attraverso il verde, le salite e le discese, l'acqua dei ruscelli, i piccoli specchi dei laghetti. Il terreno cambia sotto i piedi e costringe a seguire il ritmo del paesaggio. Non è una gara da inseguire: è un percorso da vivere.

E poi c'è il borgo.

Prima ancora che le gambe entrino nel ritmo della corsa, gli occhi incontrano l'arte. I quadri del Morazzone accompagnano i partecipanti e fanno da ponte tra il presente e un artista vissuto quattro secoli fa.

È una bella immagine: persone in scarpe da running che passano davanti alle opere di un pittore che, quattrocento anni prima, cercava attraverso la luce, i colori e le ombre di raccontare l'animo umano.

Correre, in fondo, è anche questo

La Stramorazzone non competitiva sembra allora trovare la sua vera ricchezza proprio nella parola non competitiva.

Perché quando non c'è un avversario da battere, si può tornare ad ascoltare il rumore dei propri passi.

Si può rallentare davanti a un panorama.

Si può guardare un quadro.

Si può attraversare un bosco lasciando che siano i ruscelli e le foglie a dettare il ritmo.

E magari arrivare alla fine dei 18 chilometri con qualcosa in più rispetto a quello con cui si era partiti.

Per Ottorino Malfatto  la Stramorazzone è stata dunque una nuova tappa di quella lunga strada fatta di chilometri, territori e incontri.

A Morazzone, questa volta, la corsa ha avuto anche un pennello in mano.

E forse è proprio questa la magia dello sport quando riesce a incontrare la cultura: per un giorno il percorso non è soltanto quello segnato sulla mappa. È anche quello che attraversa la memoria di un luogo.

Quattrocento anni dopo la morte del Morazzone, il suo paese continua così a pronunciare il suo nome.

Non soltanto attraverso i libri e i quadri.

Ma anche attraverso i passi di chi, una domenica di settembre, ha scelto di correre dentro la sua storia.





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