mercoledì 2 settembre 2026

Camminata degli alpini

 



Quando il passo incontra le colline: la Camminata degli Alpini di Ozzano

Ci sono mattine in cui non serve inseguire il cronometro. Basta mettere un paio di scarpe comode, uscire di casa e lasciare che sia la strada a raccontare il territorio.

È questo lo spirito della Camminata degli Alpini, gara non competitiva che domenica 30 agosto 2026 ha portato i partecipanti sulle colline di Ozzano, in un percorso di 11 chilometri e 265 metri di dislivello. Una distanza capace di regalare movimento, fatica e soprattutto quel piacere semplice di camminare o correre senza l'assillo del risultato. Ozzano, affacciato sulle prime ondulazioni dell'Appennino bolognese, è uno di quei luoghi dove la pianura sembra lentamente cambiare idea e cominciare a salire. Qui la campagna lascia spazio alle colline, i filari seguono le forme del terreno e le strade diventano un naturale invito a guardarsi intorno.

Il percorso della Camminata degli Alpini ha seguito proprio questa anima: un bel collinare, principalmente su strada asfaltata, come racconta Marco Piva, con partenza da Ozzano. Una definizione semplice, ma che restituisce bene il carattere della manifestazione: niente estremismi, niente ricerca della prestazione a tutti i costi, soltanto il piacere di attraversare un paesaggio con il proprio ritmo.

Gli 11 chilometri hanno offerto dunque una piccola esplorazione del territorio, mentre i 265 metri di dislivello hanno ricordato che anche una camminata apparentemente tranquilla può nascondere qualche salita capace di farsi sentire nelle gambe.

E forse è proprio questo il bello delle corse non competitive: per qualche ora il tempo torna ad avere un significato diverso. Non quello segnato dal cronometro, ma quello necessario per incontrare una persona lungo il percorso, scambiare una parola, respirare l'aria delle colline o semplicemente accorgersi di quanto sia bello correre senza dover dimostrare nulla.

Tra storia e memoria

Il nome stesso della manifestazione richiama il mondo degli Alpini, fatto di memoria, solidarietà e legame con il territorio. Gli Alpini, del resto, hanno trasformato negli anni la loro presenza nelle comunità in qualcosa che va oltre l'uniforme: una disponibilità concreta verso gli altri e una capacità particolare di custodire la memoria dei luoghi.

E Ozzano ha una storia antica. La sua posizione tra pianura e collina ne ha fatto nei secoli un territorio di passaggio e di insediamento. Non mancano, nelle campagne emiliane, racconti popolari di viandanti, briganti, contadini e antiche osterie: storie tramandate più dalla voce delle persone che dai libri, dove spesso una salita diventa più lunga ad ogni racconto e una notte in collina può riempirsi di misteriose presenze.

Sono proprio queste piccole leggende a rendere affascinante un territorio: perché ogni strada, anche quella asfaltata percorsa durante una manifestazione podistica, può avere qualcosa da raccontare.

La Camminata degli Alpini ha così regalato una domenica di sport semplice e genuino. 11 chilometri e 265 metri di dislivello non sono soltanto numeri: sono passi, respiri, sorrisi, incontri e panorami.

E alla fine, come spesso accade nelle corse più belle, non è importante arrivare davanti agli altri.

È importante arrivare insieme.

Perché certe strade non si percorrono per vincere.
Si percorrono per ricordarsi quanto è bello essere parte di una comunità, con le colline davanti agli occhi e la voglia, semplicemente, di continuare a camminare.



Trail delle Mura

 

Quando la luna corre sulle mura di Verona

Ci sono città che si visitano. E poi ci sono città che, quando arriva la sera, sembrano voler essere attraversate con il cuore. Verona è una di queste. Il 29 agosto, mentre il giorno lentamente si arrendeva alla notte e la luna piena saliva sopra i tetti, le antiche pietre della città scaligera hanno assistito a una gara diversa dal consueto: la Gara Trail delle Mura, 16,970 chilometri di corsa e meraviglia, con 388 metri di dislivello, dove l'asfalto lasciava spazio ai sentieri, le scalinate interrompevano il ritmo e le colline delle Torricelle regalavano alla fatica il volto inatteso della bellezza. La partenza, da Piazza San Zeno, aveva già qualcosa di teatrale. Davanti agli occhi dei podisti, la splendida Basilica di San Zeno Maggiore, con la sua facciata romanica e il suo antico silenzio, sembrava quasi il sipario di un palcoscenico pronto ad aprirsi. E forse, quella sera, Verona ha davvero recitato una delle sue commedie più belle: quella in cui uomini e donne corrono inseguendo non soltanto un tempo, ma una sensazione.

Poi la strada ha cominciato a salire.

Le Torricelle, le colline che abbracciano Verona a nord, hanno trasformato la corsa in qualcosa di più selvatico. Asfalto, sentieri, sterrati, scalinate: ogni superficie raccontava una storia diversa e chiedeva al corpo un linguaggio nuovo. Qui non bastava soltanto correre. Bisognava ascoltare.

Ascoltare il respiro quando la salita si faceva severa, il rumore dei passi sulla terra, il battito che accelerava sulle scalinate e, ogni tanto, alzare gli occhi per ricordarsi che, sotto quella luna, la gara era anche un viaggio dentro una città antica. Verona, del resto, sembra fatta apposta per queste magie.

È la città di Romeo e Giulietta, degli amori impossibili e delle notti illuminate dalla luna; è la città dell'Adige che la attraversa con lenta eleganza, delle mura, dei ponti e delle colline da cui lo sguardo può perdersi sui tetti. E quella sera, per qualche ora, la corsa ha aggiunto un'altra piccola leggenda alle sue strade.

Per Francesca Cataldo è stata  una prima esperienza di trail davvero divertente!

Tra i protagonisti della serata anche Gianmarco Talpo, per Corriferrara, alla sua prima esperienza nel trail urbano.

Una prima volta che aveva il sapore della scoperta.

«È stata la mia prima gara di trail urbano: finora la mia esperienza competitiva ha raggiunto solo qualche mezza maratona in piano.»

E forse proprio per questo il percorso aveva qualcosa di speciale: non era soltanto una gara, ma un modo nuovo di incontrare la corsa.

Dalla piazza alle colline, dalle strade ai sentieri, dalle scalinate agli sterrati, Gianmarco ha attraversato una Verona che probabilmente non aveva mai visto così.

E mentre la città cambiava sotto i suoi passi, cambiava anche il modo di vivere la competizione.

«È stata un'esperienza diversa dal solito che non pensavo mi facesse divertire così tanto

È una frase semplice, ma forse contiene una delle verità più belle dello sport. A volte partiamo per misurare noi stessi e finiamo per scoprire qualcosa che non stavamo cercando.

Un'altra forma di fatica.
Un altro modo di stare insieme.
Un'altra ragione per sorridere.

E quella sera c'erano anche tante facce amiche della Corriferrara

Perché la corsa, quando diventa comunità, smette per un momento di essere una classifica. Diventa una presenza: qualcuno che ti saluta, qualcuno che ti aspetta, qualcuno che corre accanto a te, qualcuno che magari incontri soltanto per pochi secondi ma che, in quel momento, ti fa sentire parte di qualcosa.

Infine, dopo 16,970 chilometri e 388 metri di dislivello, la corsa è tornata là dove era cominciata.

Di fronte alla Basilica di San Zeno Maggiore.

E sembra quasi che Verona abbia voluto concedere ai suoi corridori un finale da favola.

La luna piena sopra la città. 
Le pietre antiche illuminate dalla sera.
Il respiro ancora affannato.
Le gambe stanche.
E quella strana felicità che soltanto chi corre conosce.

Perché c'è un momento, alla fine di una gara, nel quale il cronometro perde importanza.

Resta ciò che hai visto. Resta ciò che hai provato. Resta il ricordo di una salita che sembrava non finire, di una discesa affrontata con leggerezza, di una voce amica incontrata lungo il percorso, di una città che per una sera ti ha prestato le sue strade e le sue colline. E allora Verona non è più soltanto la città degli amanti.

È anche la città di chi, correndo sotto la luna, ha scoperto che la strada più bella non è sempre quella che porta più velocemente all'arrivo, ma quella che ci regala qualcosa mentre la percorriamo.

Gianmarco lo ha imparato alla sua prima gara di trail urbano. E forse, mentre la notte avvolgeva le Torricelle e l'Adige continuava silenziosamente il suo viaggio, anche Verona gli avrà sussurrato il suo piccolo segreto: non tutte le corse servono per arrivare primi. Alcune servono semplicemente per innamorarsi ancora una volta del viaggio.