Quando la montagna chiede tutto: Ion Coban sesto al Dolomiti di Brenta Trail
Ci sono gare che si corrono con le gambe.
E poi ce ne sono altre che, a un certo punto, si corrono soprattutto con la testa, con il cuore e con quella ostinazione silenziosa che appartiene a chi ama davvero il trail.
Il 5 settembre 2026, a Molveno, il Dolomiti di Brenta Trail ha regalato ancora una volta una di quelle giornate in cui la montagna non fa semplicemente da sfondo: diventa compagna di viaggio, avversaria, maestra e confidente.
La prova regina, la 64K, prevedeva 64 chilometri e ben 4.200 metri di dislivello positivo. Un viaggio lungo e severo, con partenza e arrivo sulle rive del Lago di Molveno, passando per luoghi simbolo del Brenta, dal Passo del Grosté fino alla Bocca di Brenta, attraversando il cuore di un gruppo montuoso riconosciuto Patrimonio UNESCO. (https://www.visitmolveno.it/)
E dentro questa immensità, a portare i colori di Corriferrara, c'era Ion Coban.
64 chilometri per capire quanto si può resistere
La partenza, alle prime luci del giorno, ha sempre qualcosa di speciale. Alle 6 del mattino gli atleti hanno lasciato Molveno per affrontare una prova nella quale non basta essere veloci: bisogna essere pazienti, intelligenti, capaci di ascoltare il proprio corpo e, soprattutto, di accettare che la montagna detta le regole. (Dolomiti di Brenta Trail)
Perché 4.200 metri di dislivello non sono soltanto un numero scritto sul profilo altimetrico.
Sono salite che sembrano non finire.
Sono gambe che diventano pesanti.
Sono discese nelle quali bisogna ancora trovare concentrazione.
Sono momenti in cui la mente suggerisce di rallentare e il cuore risponde: ancora un passo.
Il trail è anche questo.
È la capacità di continuare quando la corsa elegante dei primi chilometri lascia spazio a un movimento più essenziale, quasi primitivo. Un piede davanti all'altro. Un respiro. Una curva. Una roccia. Un'altra salita.
E poi ancora avanti.
Ion Coban: una gara da protagonista
In questo scenario, Ion Coban ha scritto una bellissima pagina per Corriferrara, conquistando uno straordinario 6° posto assoluto nella 64K.
Un risultato che assume ancora più valore se si considera la durezza del percorso: 64 chilometri tra sentieri alpini, ghiaioni e grandi dislivelli, con il punto più alto della gara al Passo del Grosté, a 2.442 metri, prima di attraversare la parte centrale del Brenta e affrontare la discesa verso il lago. (https://www.visitmolveno.it/)
Il sesto posto assoluto racconta quindi molto più di una classifica.
Racconta preparazione.
Racconta sacrificio.
Racconta allenamenti fatti quando magari sarebbe stato più semplice restare a casa.
Racconta quelle giornate in cui si corre senza pubblico, senza applausi, senza fotografie, inseguendo soltanto la propria voglia di migliorarsi.
Perché il risultato si vede al traguardo.
Il sacrificio, invece, rimane nascosto dietro ogni passo.
Molveno, dove il lago incontra le leggende della montagna
Lago di Molveno è uno di quei luoghi nei quali è difficile capire dove finisca la realtà e dove cominci la leggenda.
Il lago, incastonato ai piedi delle Dolomiti di Brenta, accompagna gli atleti sia all'inizio sia alla fine della loro avventura. E forse non è un caso: partire e tornare all'acqua dà alla gara quasi la forma di un viaggio circolare.
Si parte con la montagna davanti.
Si torna con la montagna dentro.
Alle spalle restano il Passo del Grosté, i rifugi Graffer, Tuckett, Brentei e Pedrotti, la Bocca di Brenta e alcune delle cime più celebri del gruppo, come Cima Brenta, Crozzon di Brenta e Cima Tosa. (Dolomiti.it)
E proprio queste montagne sono da sempre terreno fertile per racconti, leggende e immaginazione popolare.
Tra le pareti del Brenta, dove la roccia assume forme quasi irreali e il silenzio può diventare assoluto, è facile comprendere perché le Dolomiti siano state per generazioni un luogo popolato anche da creature fantastiche, spiriti dei boschi e leggende legate ai loro abitanti più misteriosi.
Ma forse, quel giorno, la vera leggenda era molto più semplice.
Era rappresentata da centinaia di uomini e donne che hanno scelto volontariamente di affrontare la fatica.
La montagna non si conquista
È una frase che nel trail dovrebbe essere scritta ovunque.
La montagna non si conquista.
La montagna si attraversa.
Si ascolta.
Si rispetta.
E qualche volta, se siamo fortunati, ci concede di tornare a casa con qualcosa in più rispetto a ciò che avevamo quando siamo partiti.
Per Ion Coban quel qualcosa è un sesto posto assoluto che impreziosisce il cammino di Corriferrara.
Ma per chi ama la corsa in montagna, il valore di una giornata come quella del Dolomiti di Brenta Trail va oltre il risultato.
Perché quando dopo 64 chilometri e 4.200 metri di dislivello si rivede il Lago di Molveno, probabilmente non si pensa più al cronometro.
Si pensa al viaggio.
A tutte le volte in cui le gambe hanno chiesto di fermarsi.
A tutte le volte in cui la mente ha trovato una ragione per continuare.
E allora il traguardo diventa una risposta semplice a una domanda che il trail pone a tutti, prima o poi:
quanto sei disposto a dare per arrivare dall'altra parte?
Ion Coban, quel 5 settembre, ha risposto correndo.
E lo ha fatto fino al sesto posto assoluto.
Complimenti Ion.
Perché certe montagne non si affrontano soltanto con le gambe.
Si affrontano con il coraggio di non fermarsi.


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