Lubiana Trail, quando il sentiero diventa parte dell’avventura
Ci sono gare in cui il cronometro racconta quasi tutto. E poi ci sono i trail, dove il tempo è soltanto uno degli elementi di una storia fatta di salite, boschi, panorami, sentieri e qualche imprevisto capace di trasformare una corsa in una vera avventura.
Il 12 settembre 2026, a Lubiana, in Slovenia, è andata in scena la Lubiana Trail, una prova di 17 chilometri con circa 600 metri di dislivello, che ha portato i partecipanti a misurarsi con un percorso tanto affascinante quanto, almeno per Antonio Margiotta, decisamente poco collaborativo nelle indicazioni.
Lubiana, capitale della Slovenia, è una città particolare: raccolta, verde, attraversata dal fiume Ljubljanica e dominata dalla collina sulla quale sorge il suo celebre castello. È una città dove natura e ambiente urbano sembrano incontrarsi continuamente, e proprio questa caratteristica rende il territorio particolarmente adatto a una gara che porta il runner rapidamente dalla dimensione cittadina a quella del sentiero.
Il Castello di Lubiana, che domina la città dalla collina, è uno dei suoi simboli. La sua storia affonda le radici nel Medioevo e, come spesso accade per le antiche fortezze, non mancano racconti e leggende. Una delle figure più note della tradizione locale è il drago di Lubiana, oggi simbolo della città: secondo la leggenda, l'eroe greco Giasone, dopo aver conquistato il vello d'oro, avrebbe attraversato queste terre e affrontato proprio un terribile drago.
E forse, pensando alla giornata di Antonio Margiotta,

un piccolo drago lungo il percorso non sarebbe stato poi così sorprendente...
Tre volte fuori strada
Antonio racconta infatti una gara dal doppio volto: da una parte la bellezza del tracciato, dall'altra qualche difficoltà nel seguirlo.
“Percorso stupendo ma segnalato male, io e altri ci siamo persi ben 3 volte col percorso scaricato!”
Tre volte.
Nel trail, però, anche questo può diventare parte del racconto. Perché quando si corre su sentieri e sterrati, tra bivi e cambi di direzione, l'attenzione non deve mai diminuire. E quando le indicazioni non sono perfette, il runner deve trasformarsi per qualche momento anche in esploratore, orientista e, perché no, piccolo avventuriero.
Perdersi tre volte non era certamente previsto nel programma della gara, ma restituisce perfettamente quello spirito un po' selvaggio che rende il trail diverso dalla corsa su strada. Il sentiero non è una semplice linea da seguire: è un ambiente da interpretare, da ascoltare e da vivere.
E così quei 17 chilometri e 600 metri di dislivello possono essere diventati, almeno per Antonio e per gli altri concorrenti coinvolti nelle deviazioni, qualcosa di più lungo di quanto scritto sulla locandina. Ogni errore di direzione ha probabilmente aggiunto qualche metro, qualche domanda e soprattutto qualche ricordo in più.
La bellezza rimane
Al di là delle difficoltà, una cosa emerge chiaramente dalle parole di Antonio: il percorso era stupendo.
Ed è forse questo l'aspetto più importante. Perché un trail può avere qualche imperfezione organizzativa, ma quando riesce a regalare paesaggi, sentieri e quella sensazione di libertà che accompagna la corsa nella natura, rimane comunque un'esperienza da ricordare.
Lubiana, con le sue colline verdi appena fuori dal cuore cittadino, sembra quasi costruita per questo tipo di incontro tra città e natura. Una capitale europea che, appena ci si allontana dalle strade più frequentate, sa mostrare un volto più silenzioso e selvatico.
E forse è proprio qui che il trail trova la sua essenza: non tutto deve essere perfettamente prevedibile.
Una freccia poco visibile può costringere a rallentare. Un bivio può creare un dubbio. Un sentiero può sembrare quello giusto e invece portare altrove. Ma alla fine ciò che conta è ritrovare la strada, ripartire e arrivare al traguardo con una storia da raccontare.
Marco Gianantoni, una seconda volta ancora più speciale
A Lubiana c'era anche Marco Gianantoni,

alla sua seconda partecipazione sul percorso di 27,7 km con 1100 mt di dislivello. E proprio l'esperienza dello scorso anno gli ha permesso di affrontare questa volta il percorso con una consapevolezza maggiore.
Marco ha infatti scelto di caricare la traccia sull'orologio, una precauzione che si è rivelata particolarmente utile in una gara dove l'orientamento ha rappresentato ancora una volta una componente importante.
Il risultato è stato il quarto posto a pari merito, il suo miglior risultato di sempre.
“Seconda volta a Lubiana. Questa volta, memore dell'esperienza dello scorso anno, ho caricato la traccia sull'orologio. Risultato? un bel quarto posto a pari merito. Il mio miglior risultato di sempre. Certo non ho e non ho mai avuto le gambe per stare con i primi ma comincio ad avere una certa esperienza pertanto, nei tracciati difficili, me la cavo.”
Una prestazione che acquista ancora più valore considerando le caratteristiche del percorso e le difficoltà incontrate durante la gara.
Marco racconta infatti che quest'anno non c'era la nebbia che aveva caratterizzato la precedente esperienza, ma il personale sul tracciato era praticamente inesistente.
“Quest'anno non c'era la nebbia ma, come lo scorso anno, il personale sul tracciato era praticamente inestinte. In questa gara praticamente conti solo su te stesso, dato che i ristori sono solo due, e non c'è nessuno ad indicarti la strada anche nei punti più difficili da interpretare.”
È una descrizione che si sposa perfettamente con lo spirito del trail raccontato fin qui: quando le indicazioni vengono meno, entrano in gioco esperienza, attenzione e capacità di interpretare il territorio.
E Marco, questa volta, aveva dalla sua anche l'esperienza della prima partecipazione.
Ma non sono mancati gli imprevisti.
“Sabato sono andato bene, anche se sono ‘scapuzzato’ praticamente subito ed ho dovuto correre con il male al ginocchio per 24 km.”
Come se non bastasse, è arrivato poi il tradizionale fuori programma.
“Non è mancato poi il tradizionale fuori programma ‘slavo’; nel punto più remoto del percorso un albero caduto sul tracciato ha fatto perdere la vista delle balise a praticamente tutti gli atleti che si sono organizzati alla meno peggio, attraverso percorsi con pendenze impossibili, per rientrare nel tracciato di gara.”
Un episodio che sembra quasi scritto apposta per una gara di questo tipo.
Ma è proprio qui che Marco ritrova il lato più divertente della sua esperienza:
“Comunque come ho detto lo scorso anno, è il bello di questo trail, l'attenzione sul tracciato ti fà quasi dimenticare la fatica dei km che passano sotto i tuoi piedi. Veramente divertente.”
E la gara non ha finito di regalare sorprese.
Marco racconta infatti di aver perso il terzo posto a causa di un semaforo rosso, mentre il concorrente arrivato terzo ha rischiato addirittura di essere investito.
Poi, nel finale, la lotta per il quarto posto si è trasformata in una vera volata nel centro di Lubiana.
“Peccato per il 3° posto perso per un semaforo rosso ( mentre il concorrente arrivato terzo ha rischiato di essere investito) ma bello il finale in volata nel centro di Lubiana dove, nel pieno della bagarre per il 4 posto, io ed un altro concorrente ci siamo trovati sul percorso gli sposi con gli invitati che uscivano dalla chiesa. Alla fine tagliato il traguardo ci siamo abbracciati e abbiamo riso dell'accaduto. Bello bello. State benone!”
Una conclusione perfetta per una gara che, più che seguire un copione, ha deciso di scriverselo da sola.
Antonio e lo spirito trail
Per Antonio, il Lubiana Trail diventa così non soltanto una gara corsa lontano da casa, ma una piccola avventura internazionale.
Antonio Margiotta ha trovato un percorso bellissimo, qualche difficoltà nel seguirlo e ben tre occasioni per mettere alla prova non soltanto le gambe, ma anche il senso dell'orientamento.
E se davvero, come vuole la leggenda, in queste terre si aggirava un drago affrontato da Giasone, possiamo immaginare che anche lui, quel 12 settembre, abbia osservato incuriosito qualche trail runner cercare la strada giusta.
Perché nel trail, in fondo, il sentiero non sempre ti porta dove pensavi di andare. Ma proprio per questo, qualche volta, ti regala una storia molto più bella da raccontare.
Complimenti ad Antonio Margiotta e Marco Gianantoni

per aver portato i colori di Corriferrara anche sui sentieri di Lubiana: ad Antonio per aver trasformato tre “smarrimenti” in un autentico racconto di trail e a Marco per il suo miglior risultato di sempre, arrivato dopo una gara piena di difficoltà, imprevisti e sorrisi.

























