sabato 20 giugno 2015

"Podistica delle aziende": Masetti presente a S.Silvestro di Faenza


Giovedì 18 giugno alla sera ho partecipato alla prima edizione della "Podistica delle Aziende" a San Silvestro di Faenza (Ra), competitiva di 12 km (11 in realtà) e camminata da 4 km organizzata dalla LeoPodistica di Faenza e dalla ASD i Cinghiali (quelli che organizzano i Trail tra Casola e Forli).
Pacco gara un salame e un buono per cenare con un abbondante piatto di garganelli al ragù all'adiacente festa parrocchiale. Sulla gara in se ben poco da dire, si è trattato di un giro da 11 km pianeggiante nella parte industriale di Faenza tranne che per un tratto di circa un km durante il quale si attraversava su una strada di campagna il fiume Lamone che taglia in due la Z.I
Le classifiche non sono ancora state stilate ufficialmente ma a cronometro ho chiuso la competizione in 51'46''... non un tempone in effetti, anche se il pettorale assegnato (il numero 3) presagiva grandi imprese, ma la mattina stessa ho fatto la furbata di andare a S.Luca in bicicletta (sempre grandi pensate le mie) e quindi la sera avevo le gambe già appesantite dai 20km in bici.
Andrea Masetti

S.Silvestro di Faenza Km 11
 MASETTI ANDREA
51'46" 4'42"/km 11+8



P.C.

giovedì 18 giugno 2015

CAMMINATA DEL POSTINO: A MARZABOTTO UN BELLO SPAVENTO PER MAX



Domenica scorsa i nostri Marco Gianantoni e Simone Furini hanno partecipato insieme al nostro amico a quattro zampe Max alla Camminata del Postino di Marzabotto.
Max ha accusato un malore durante la gara ma fortunatamente ora sta meglio e il nostro Marco Gianantoni ci manda questo racconto che sdrammatizza un po l'accaduto. 
Da parte di tutti noi il più grande augurio di pronta guarigione a Max con l'augurio di ritrovarlo presto ad accompagnare i nostri allenamenti del martedì!!

Domenica 14 giugno dopo aver tanto insistito con il mio padrone Marco, che da ormai due settimane non mi portava a correre per il troppo caldo, sono riuscito finalmente a convincerlo a portarmi con lui alla Camminata del Postino di Marzabotto. Il Clima era ideale, non faceva troppo caldo ed il percorso era molto bello, prima sul lungo Reno poi in mezzo al bosco. 
Al secondo ristoro dopo una salita in "single track" stile trail c'era il bivio tra il percorso di 21 km e quello di 17, vedendo che quasi tutti i partecipanti avevano scelto il percorso corto il mio padroncino mi ha liberato permettendomi in questo modo di correre più libero e di gestire in autonomia le mie forze. Tuttavia alla fine del diciottesimo km dopo appena un km dall'ultimo ristoro sento che qualcosa non va, le zampe si fanno improvvisamente pesanti, provo a richiamare Marco ma lui si accorge del mio problema solo quando sente il mio classico respiro affannoso allontanarsi. A questo punto dice a Mone di finire la gara avvisandolo che sarebbe arrivato al traguardo con calma con me, ma ormai sono a pezzi, faccio camminando ancora 500 m riuscendo ad arrivare al diciannovesimo km ma mi iniziano a tremare i muscoli e mi accascio al suolo. Marco credendo in un colpo di calore chiede allora aiuto a qualche podista di passaggio per portarmi vicino a un ruscello che scorre nel fondovalle e mi ci mette dentro per rinfrescarmi. Il tempo passa mi rilasso e il respiro torna normale, dopo circa un'ora ritorna Mone che allarmato del nostro ritardo era tornato indietro per vedere dove fossimo. Prese le chiavi della macchina torna a prenderci e la mia camminata finisce qui. La sera è tutto un dolore (ecco cosa intendevano Marco e Massi quando parlavano di Pitona!) ma sto benino mangio ma non riesco a fare la pipì. Il pomeriggio del lunedì preoccupato Marco mi porta del veterinario e la diagnosi è seria: blocco renale per affaticamento (come a volte capita ai maratoneti) in pratica il mio corpo ha iniziato a mangiare i muscoli rendendo la pipì nera. Dopo un sacco di flebo e punture oggi finalmente scodinzolo, credo che ce la farò perchè vedo i miei padroni, anche se sarebbe più corretto chiamarli mamma e papà, finalmente sorridere quando mi accarezzano. Adesso mi prendo un pò di pausa, ad agosto proverò con calma a tornare a correre per essere pronto a "tirare" il gruppo quando ricominceranno gli allenamenti collettivi in autunno.
Sono sicuro che tornerò più forte di prima.

A parte questa disavventura, la camminata è molto bella tantè vero che, visto il successo di questa edizione, non è escluso che possa nel 2016 diventare una gara competitiva.

Vi saluto e ci vediamo a settembre. Con affetto la mascotte della Corriferrara Max.

CAMMINATA DEL POSTINO MARZABOTTO NON COMP.


GIANANTONI MARCO




19


FURINI SIMONE




21

RUNNING IN: A MILANO MARITTIMA LA CORRIFERRARA C'È




4^ edizione domenica scorsa per la RUNNING IN MILANO MARITTIMA, grande successo di partecipazione con oltre 2000 iscritti fra le varie manifestazioni in programma.
Ben 5 le presenze Corriferrara nella mezza maratona, il migliore dei nostri risulta Alessandro Fardella che con 1.40'37" mette in fila Vincenzo Digiacomo, Marco Buzzolani, Giancarlo Veratti e Maicol Galeati, la vittoria finale se la giocano invece i nostri Top Runner del podismo ferrarese con Rudy Magagnoli che ha la meglio su Massimo Tocchio. 394 gli arrivati.
211 gli arrivati invece nella gara di 10,7 km con vittoria finale per Tommaso Manfredini e Corriferrara rappresentata da Giulia Bellini 38^ assoluta e 6^ donna in 50'27".
Complimenti a tutti ragazzi!!


CLASSIFICA GENERALE














L'articolo da: ROMAGNAGAZZETTE.COM

SUPER MARATONA DELL'ETNA: 5^ SINFONIA PER LEO MORFEO





Sabato si è svolta la 9^ edizione di quella che è una delle competizioni più affascinanti del panorma podistico mondiale, la SUPER MARATONA DELL'ETNA!
Una gara unica, con partenza sul mare e arrivo indimenticabile fra il nero nelle rocce laviche e il bianco della neve che caratterizzano la cima dell'Etna a 3000 mt di altezza.
Una percorso che non lascia tregua agli atleti con salita initerrotta dal primo all'ultimo metro e che il nostro Leonardo Morfeo conosce alla perfezione essendo arrivato alla 5^ partecipazione! E anche quest'anno e riuscito a scalare il vulcano e a tagliare il traguardo migliorandosi ancora una volta e guadagnando il 2° posto della sua categoria con il tempo di 5.33'03".
Bravissimo Leo siamo davvero orgogliosi di te!!
















L'articolo di CATANIATODAY.IT

Super maratona dell’ Etna vinta da Massimo Buccafusca in 4 h 02’ 28’’

Si tratta dell' atleta della Marathon Monreale classe 1983. A premiare il neo vincitore è stato il sindaco Rosa Maria Vecchio accanto al suo vice Aldo Guzzetta e all' assessore agli Eventi Rosario Grasso
Redazione 14 Giugno 2015
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Il vincitore della IX^ edizione della Super Maratona dell’Etna, descritta come l'edizione di "casa nostra” e l'edizione dei grandi numeri, perché ha visto la partecipazione di 270 atleti,è Massino Buccafusca con il tempo di 4 h, 02’ 28’’.
Si tratta dell’ atleta della Marathon Monreale classe 1983. A premiare il neo vincitore è stato il sindaco Rosa Maria Vecchio accanto al suo vice Aldo Guzzetta e all’ assessore agli Eventi Rosario Grasso.
Secondo in classifica è Antonino Recupero dell’ Asd Atletica S. Anastasia (4h,10’28’’ ) terzo invece si è classificato Vito Massimo Catania dell’ Atletica Amatori Regalbuto 4h11’46’’. Tra le donne in gara si è distinta Lara La Pera Asd Fiamme Rosse Palermo con il tempo di 5h 02’ 28’’, seguita da Manuela Di Stefano della Fiamma S. Gregorio (5h 17’07’’) e da Graziella Bonanno dell’ Asd Podistica di Messina con il tempo 5h 23’52’’.
Erano tanti i nomi di spicco del panorama dell’atletica amatori/master, ma la voglia di internazionalizzarsi ha spinto l’organizzazione a promuovere l’evento anche oltre i confini nazionali, trovando riscontro positivo ed iscrizioni da atleti provenienti da svariati paesi dell’Europa e anche dagli Usa. Grande soddisfazione è stata espressa dagli organizzatori dell’ Etnatrail che hanno preso in carico l’ organizzazione dell’ evento ideato da un linguaglossese doc, Mariano Malfitana.
“Ringrazio- ha detto il sindaco- tutti coloro che hanno collaborato alla riuscita dell’ evento e i partecipanti. Voglio augurare che la Super Maratona dell’ Etna diventi una manifestazione sportiva sempre più incisiva per il territorio che lo ospita”. “Un grazie lo vorrei rivolgere -ha aggiunto l’ assessore allo Sport Aldo Guzzetta- a tutti i 270 atleti, persone che hanno sfidato un percorso difficile, il caldo, l’ umidità, e gli sbalzi climatici, con forza, determinazione e sportività. Si tratta di un evento unico e come tale è necessario farlo decollare come evento internazionale e mediatico”.

DOLOMITI EXTREME TRAIL: IN VAL DI ZOLDO C'È BERGAMINI



Sabato si è svolta in Val di Zoldo nelle dolomiti venete, la DOLOMITI EXTREME TRAIL che oltre alla distanza lunga di 53 km proponeva una versione più accessibile di 23 km con 1100 mt di D+.
E' su questa distanza che era impegnato il nostro DAVIDE BERGAMINI (doveva esserci anche Paolo Rimondi ma un imprevisto gli ha reso impossibile essere al via) che ha chiuso la sua prova al 109° posto con il tempo finale di 3.55'42".
Ecco le sue parole dopo l'arrivo:
"Dolomiti Extreme Trail 2015. Sveglia ore 3.30! Percorso stupendo ed organizzazione perfetta. 23km, tracciato che si è alternato tra salite e discese con alcuni punti verticali corredati da fune di supporto. Una bella esperienza e sempre una grande soddisfazione giungere al traguardo."
Bravissimo Davide!!!
Da segnalare nella gara di 53 km il sorprendente successo nella classifica assoluta di una donna, Federica Boifava che è riuscita a mettesi alle spalle tutti i maschietti al via!! Davvero bravissima!!!

LA CLASSIFICA GENERALE



DOLOMITI EXTREME TRAIL 23 KM 1100 D+
1° BUSI ANGELO 2.04'55" (5'26")
109°
BERGAMINI DAVIDE
3'55'42"
10'15" (+4'49")
21+11








Sotto l'articolo sulla gara da CORRIERE ALPI


Boifava e Kienzl trionfano in Val di Zoldo

La vicentina vince anche la classifica assoluta nella spettacolare gara ai piedi del Pelmo. Martina Brustolon fa sua la 20 km

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VAL DI ZOLDO. In Val di Zoldo, il successo è donna. E si chiama Federica Boifava. L’atleta vicentina, infatti, ieri ha vinto la Dolomiti extreme trail, evento sui sentieri all’ombra di San Sebastiano e Civetta, Moiazza e Pelmo proponeva un tracciato di 53 chilometri per 3800 metri di dislivello positivo e 3710 metri di dislivello negativo. E se l’anno scorso Federica si era “accontentata” di vincere la graduatoria femminile, questa volta ha vinto quella assoluta.
In 600 sono partiti, alle 5.30, da Forno di Zoldo. Qualche timore legato al meteo ma il cielo ha retto. Subito, in testa lo statunitense Rick Floyd, con un leggero margine sull’altoatesino Peter Kienzl e il lituano Jonas Zakaitis. Poco più dietro, Boifava. Federica recuperava gradualmente e attorno al trentesimo chilometro raggiungeva la testa della corsa. Poi, accelerava e, in prossimità di Forcella Staulanza (trentasettesimo chilometro), rimaneva sola.




CORRI E METTI IN BUCA IL RISCHIO CARDIO VASCOLARE: CORRIFERRARA C'È



Si è svolta sabato, nella bellissima location dell'Isola di Albarella la manifestazione, organizzata dall'Università di Ferrara CORRI E METTI IN BUCA IL RISCHIO CARDIO VASCOLARA,
giornata che prevedeva diversi eventi atti a sensibilizzare l'opinione pubblica su quanto sia importante un sano stile di vita e una corretta attività fisica per prevenire il rischio di trombosi e problemi cardio vascolari.
Fra questi eventi, sotto la sapiente regia di Sergio Genesini, Erica Menegatti e Paolo Spath, era prevista una corsa/camminata non competitiva di 8,5 km con un percorso mozzafiato immersi nella laguna veneta che ha visto al via un centinaio di persone fra runners, camminatori e un nutrito gruppo di Nordic Walking.
L'Atletica Corriferrara era presente all'evento oltre che con Paolo Spath impegnato nell'organizzazione, con Massimo Corà che ha percorso la distanza "lunga", Erica Cavalieri e i gemelli Diego e Alberto che hanno optato per la camminata di 3,5 km, insomma tutta la famiglia al completo!
Davvero una bella giornata all'insegna della salute!

CORÀ MASSIMO 8
CAVALIERI ERICA 3

mercoledì 17 giugno 2015

A CORRIFERRARA A SPASSO NEL TEMPO 30

30° PUNTATA – L'ISOLA CHE NON C'E'

 
Per la trentesima puntata del nostro viaggio nella storia di Ferrara, oggi andiamo alla scoperta di uno dei luoghi di culto più antichi della città.

Riprendendo il cammino lungo il quartiere delle ultime puntate, vale a dire la zona di via XX settembre, oggi andiamo alla ricerca di una piccola via dal nome curioso, che cela appunto, uno dei luoghi religiosi di Ferrara tra i più antichi e famosi, anche se spesso fuori dalle rotte del turismo, in quanto ubicato appena fuori il cuore della città; questo luogo è il monastero di S. Antonio in Polesine.

Monastero

Per arrivarci, dobbiamo cercare ora Via del Gambone.
Oltrepassato il glorioso Palazzo Costabili, ancora qualche centinaio di metri e sulla sinistra incrociamo la nostra strada.

Sembrerebbe che il Gambone, sia proprio quello che per un ferrarese è “al gambon”, cioè il gambone dei cavoli, nome dato al vicolo, per ricordare dei giochi famosi per l’epoca (di cui abbiamo parlato nel capitolo del Corpus Domini) che, nella zona di via Praisolo venivano effettuati da ragazzi, appunto con torsoli di frutta e gamboni di cavoli, utilizzati come fossero armi, per rivivere delle battaglie.

Ora, incamminandoci per questa strada, basta fare pochi metri (oltrepassando via Beatrice d’Este) ed un bel portone in muratura appare all’orizzonte, è la porta di entrata al monastero. 

Ingresso S.Antonio in Polesine
 
Oggi questa strada è interamente occupata da abitazioni ma un tempo l’incrocio con via Beatrice d'Este veniva chiamato “vicolo dei quattro ladroni”, perché nei pressi di detto incrocio esistevano quattro attività, un farmacista, un fornaio, un oste ed un salumiere che, come dice il nomignolo, non avevano nessuna pietà per i poveri avventori.


Varcare questo portone, è come fare un tuffo nel passato....ci si lascia alle spalle la città (anche se siamo ben dentro le mura di esse), il progresso sembra scomparire, si abbandonano i rumori, i clacson delle auto, e la quiete sembra abbracciarci con la benedizione di Sant'Antonio Abate (rappresentato dalla statuetta posta al centro del portale).
Fare qualche passo e prima di entrare nel cortile del monastero, sediamoci sulla panchina posta davanti all'accesso; chiudiamo gli occhi e proviamo ad andare indietro nel tempo per arrivare nel primo medioevo, quando vengono poste le prime pietre di questo splendido posto.
Oggi ci risulta difficile immaginarlo, ma ci saremmo trovati nel bel mezzo di un isolotto attorniato da paludi.....quando ancora il Po passava in queste zone, l'isola appunto, di S.Antonio.

In mezzo al fiume l'isola di S.Antonio


Fu proprio questa caratteristica del terreno, l'alternanza di acqua e terra, a dare il termine “Polesine” a questo luogo.
Inizialmente nasce come monastero per frati agostiniani, ma alla metà del 1200, i frati vengono spostati nel complesso della chiesa di S.Andrea, e qui trovano spazio lo monache benedettine.
S.Antonio in Polesine acquista rilevanza quando al suo interno, si trasferisce Beatrice d'Este, e da quel momento questo posto rimane e rimarrà per sempre legato al suo nome, ma di lei parleremo più tardi.
Azzo VII d'Este (padre di Beatrice d'Este), dopo aver acquistato il complesso, inizia ad ampliarlo.
I lavori principali si ebbero tra il XIII e XIV secolo, per arrivare nel 1413, quando il vescovo Pietro Boiardi consacrò la chiesa.

Ingresso della chiesa esterna


Il crollo dell'attività religiosa si ebbe con l'arrivo dei francesi nel 1796, i quali provvidero a chiudere la chiesa ed a riservare solo un piccolo spazio alle suore all'interno del convento.
Ma probabilmente lo scempio più grande, il complesso lo subisce nel 1910,  quando un'ala (la parte destra), viene adibita a caserma (ora soppressa). Nello stesso anno, la proprietà definitivamente passa al comune di Ferrara.

Oggi il monastero (tutt'ora abitato da monache di clausura) è per noi ferraresi famoso almeno per due cose, il miracolo di Beatrice d'Este ed il ciliegio.

Partiamo dall'ultimo.

Fino a pochi anni fa, era tradizione, nel periodo tra aprile e maggio, fare almeno un passaggio nel giardino del convento; proprio al centro dello spazio verde, faceva bella mostra di se uno splendido ciliegio giapponese, nome tecnico “Prunus Serrulata”, un unicum in città, uno degli alberi più rappresentativi di Ferrara, che nel periodo a cavallo di questi due mesi, esplodeva nei suoi colori ed era una tappa obbligata passare in questo angolo di città almeno una volta all'anno per vederlo.

 
Il giardino del convento

Peccato che i segni del tempo si siano fatti sentire anche su di lui e nel 2011, l'amministrazione ha dovuto procedere alla sostituzione della pianta in quanto ormai aveva concluso il suo percorso di vita.
Dal ciliegio ora al miracolo.
Riprendiamo la storia interrotta in precedenza di Beatrice d'Este.
Nasce nel 1226 da Azzo VII Novello d'Este e Giovanna di Puglia e le cronache dell'epoca narrano che fin da piccola dimostra una forte vocazione cristiana. Accanto a sé raccoglie alcune seguaci, e sarà con loro che nel 1258 si trasferisce in questo monastero.
Sfortunatamente la monaca avrà vita breve, perché a soli 36 anni, colta da un malore perderà la vita.
Grande eco ebbe la sua morte in città, a tal punto che i fedeli reclamarono un qualcosa della monaca prima della sepoltura, le consorelle così decisero di lavare minuziosamente il corpo e l’acqua non fu gettata ma conservata e distribuita ai fedeli.
Da questo momento parte la leggenda o la storia............... le cronache raccontano che, proprio da quell’acqua, vennero operati numerosi miracoli.
La storia cominciò a diffondersi e così si moltiplicarono le visite al monastero, e le richieste di questa acqua miracolosa.
Le monache si videro costrette a ripetere il lavaggio. Questo fino al 1512 quando ciò che restava della Santa si sgretolò definitivamente. Le ossa, o quel che avanzava, vennero raccolte in un’urna deposta dentro un’arca ricca di gemme e ori. Ma accadde un altro fatto miracoloso. L’arca iniziò a produrre a sua volta una condensa, raccolta minuziosamente. Ogni anno, fino ai giorni nostri, l’evento si ripete per 5 mesi l’anno (da novembre a marzo), e viene donato il liquido prodigioso ai fedeli.
Il fatto è sorprendente perché il resto dell’ambiente è asciutto e non vi sono crepe o scanalature. Vi si arriva a raccogliere dai 5 ai 7 litri! L’acqua non ghiaccia nonostante vi siano temperature invernali sotto lo zero.
Ed ora, lasciando la nostra Beatrice, un'ultima curiosità, se ci rechiamo nel portichetto del convento, oltre alle porte di accesso al monastero ed alla chiesta esterna, possiamo notare alcune lapidi funebri e tra queste una è particolarmente curiosa, si tratta di quella dello Scalco (il cuoco....il Vissani dei giorni nostri) più famoso della corte Estense, Cristoforo di Messisbugo, morto nel 1548 e qui sepolto.
Lapide di Messisbugo
Dopo il doveroso saluto al buon Messisbugo non ci resta che salutarci per rivederci a settembre per la puntata 31.


                                                                                           Alessandro Polesinanti