lunedì 25 maggio 2026

Loch Trail Cup. Ion Coban 3° assoluto nella 52 KM

 

LOCH TRAIL CUP – RUN OF LEGENDS

Dove le Alte Terre Cimbre custodiscono ancora il respiro degli antichi

Nelle giornate del 22, 23 e 24 maggio, tra le pietre antiche dell’Altopiano di Asiago e i silenzi profondi delle Alte Terre Cimbre, si è compiuta ancora una volta la Loch Trail Cup – Run of Legends, una sfida che non appartiene soltanto allo sport, ma alle saghe.

Non una semplice gara di trail running, bensì un cammino dentro la memoria della montagna. Un attraversamento di luoghi che portano ancora i segni della Grande Guerra, delle leggende cimbre e delle forze invisibili che abitano le viscere della terra.

I sentieri hanno guidato gli atleti tra le Batterie di Rossapoan, il Forte Verena e il Forte Campolongo, custodi silenziosi di epoche lontane, mentre più in basso si aprivano i misteriosi loch: profonde voragini carsiche nate dal crollo di antiche grotte sotterranee.

Buchi oscuri e solenni, che i vecchi abitanti delle montagne raccontavano come porte verso mondi dimenticati. Tra questi, la leggendaria Stonhaus, la “Casa dell’Orco”, ancora oggi avvolta da racconti tramandati accanto al fuoco durante gli inverni interminabili delle terre alte.

E poi la Val d’Assa.
Un canyon scavato dal ghiaccio e dal tempo, selvaggio e magnifico, dove la natura conserva ancora il volto primordiale delle montagne nordiche: rocce umide, boschi profondi, acque fredde e creature silenziose nascoste tra la vegetazione.

Su questi sentieri si sono misurati gli atleti Corriferrara nelle quattro distanze previste:

  • 13 km – 600 metri di dislivello
  • 23 km – 1001 metri di dislivello
  • 52 km – 2370 metri di dislivello
  • 100 km – 4300 metri di dislivello

Una prova dura, aspra, degna delle antiche cronache dei corridori delle montagne.

I nostri 15 atleti erano presenti su tutte le distanze, affrontando pioggia, pietra, fango e salite interminabili con il coraggio di chi sceglie di non arretrare davanti alla montagna.

Tra i risultati più prestigiosi spicca il magnifico 3° posto assoluto di Ion Coban nella 52 km conquistato lungo uno dei percorsi più tecnici e selvaggi della manifestazione. Una prova di forza e resistenza che lo ha visto imporsi tra creste, forti di guerra e valloni immersi nella nebbia.

Ma il cuore epico della Loch Trail Cup si è forse manifestato nella lunghissima e durissima 100 km, dove Sabina Drimaco   ha portato a termine una gara estrema con determinazione e spirito indomabile.

E come spesso accade agli autentici guerrieri della montagna, lo ha raccontato con ironia:

Partita da sola, 70 partecipanti, ho corso i miei primi 50 km con le scope 😂 conoscevo quelle zone e pensavo fosse più semplice.
Ho trovato delle persone e volontari meravigliosi, che mi hanno fatto compagnia dal momento prima di partire all'arrivo. Ringrazio Massimo che ha proposto questa gara, era quello di cui avevo bisogno ora. 

4^ assoluta non lo dico perché eravamo 6 donne.

Parole leggere, quasi scherzose, ma che custodiscono il vero spirito del trail: affrontare la fatica con umiltà, trovare forza nei compagni di viaggio e lasciare che siano i sentieri a raccontare il resto. Perché la Loch Trail Cup non è soltanto una corsa. È un richiamo antico. Un viaggio nelle terre dove la roccia conserva memoria degli uomini, dove le foreste parlano ancora la lingua delle leggende e dove ogni atleta, almeno per un giorno, diventa parte della saga.



https://youtu.be/4hqRgqqXp_4?si=uyKQNFOOtRAioJ2S





















47^ 4 Passi per El Tajo

                                                

4 Passi per El Tajo: tra sole rovente, cavalli da rubare e mortadelle leggendarie

Nelle terre sospese tra acqua, argini e vento del Delta, dove il Po pare raccontare storie antiche a chi ha fiato per ascoltarle, si è corsa domenica 24 maggio la seconda tappa del circuito Circuito Il Gabbiano: la combattuta e suggestiva 4 Passi per El Tajo, disputata a Taglio di Po.

Due le distanze in programma:9,2 km competitivi e 7 km, ma una sola certezza: il caldo avrebbe messo in ginocchio anche un witcher reduce da una caccia ai nekker nelle paludi di Velen.

Eppure, tra sole feroce e strade veloci, il gruppo ha risposto presente con prestazioni degne di essere annotate nel grimorio delle imprese sportive. Sulla competitiva da 9,2 km brillano infatti i secondi posti di categoria conquistati da Rosanna Albertin, Denis Grandi ed Elisa Ferrari, capaci di domare un percorso rapido ma tutt’altro che semplice.

Il Delta del Po, dopotutto, inganna. Apparentemente piatto e docile, nasconde invece un’arsura capace di prosciugare anche l’ultimo punto stamina del corridore più esperto. E tra i luoghi più affascinanti attraversati dal percorso spiccava la splendida Tenuta Ca' Zen, storica dimora immersa nella campagna deltizia, circondata da alberi secolari e atmosfere che sembrano uscite da un racconto fantasy.

A raccontare la giornata, con il suo stile inconfondibile tra ironia e sopravvivenza estrema, è stata  Sara Melloni:

"Quattro passi per il Tajo. Seconda avventura nel magnifico Delta del Po, oggi decisamente ad alta temperatura. Ho invidiato Sinner non per i soldi, ma per quella protezione solare che sponsorizza, che resiste a settantacinque gradi: mi sarebbe stata utile, la skincare coreana è troppo soft. Sono stata contenta di aver rivisto l' amico Davide: abbiamo corso insieme e, passando attraverso la bellissima Tenuta Ca' Zen, 

  l' ho quasi convinto a rubare un cavallo per completare il percorso. Alla fine della gara, un azzardo di volata mi ha permesso di piazzarmi e vincere una ricca sportina e una mortadella. Nel carosello fotografico si può trovare anche Rosi 

  che spolvera la sua super auto nuova."

E in effetti, in questa corsa c’era tutto: amicizia, sudore, tattica, premi degni di una taverna ben fornita e persino la tentazione di fuga equestre. Mancavano solo Geralt e Ranuncolo a discutere sul ritmo gara.

Anche Angelo Visentini   ha raccontato la sua esperienza con parole che restituiscono perfettamente il clima della manifestazione:

"Seconda tappa del circuito “gabbiano” che si svolge nelle aree venete del tagliolese, come da consuetudine gare molto veloci, partecipate, sentite e calde. Come nelle scorse edizioni accompagno mia moglie Elisa cercando di allenarmi al meglio e cercando di portare a casa dei risultati piacevoli per entrambi. Come è stato quest’ oggi. Fiero della sua posizione in classifica e del suo tempo. Felice anche per gli altri componenti del gruppo, tra questi spiccano sempre Denis e la Ross che come sempre hanno dimostrato La loro efficienza e forza in un circuito non facile come quello di oggi. Nel complesso ottima gara organizzazione top e premi ricchi, per poi finire con un ristoro finale che ha fatto saltare il pranzo."

Ed è forse proprio questo il segreto delle gare del circuito Il Gabbiano: non solo cronometri e classifiche, ma quel senso di compagnia da viaggio lungo le strade del Veneto, dove ogni tappa diventa una piccola avventura da raccontare davanti a un ristoro abbondante.

Tra argini assolati, campagne sospese sull’acqua e volate finali degne dell’ultima battaglia contro la Caccia Selvaggia, la 4 Passi per El Tajo ha lasciato ancora una volta il segno. E nel Delta, quando il sole tramonta sui canali e il vento torna a respirare, resta la sensazione che certe corse siano molto più di semplici gare: sono racconti da vivere chilometro dopo chilometro.








domenica 24 maggio 2026

10mila dell'Aurora

 

A Camisano Vicentino, dove il caldo corre più veloce dei runner

Venerdì 23 maggio 2026, a Camisano Vicentino, è andata in scena una di quelle serate che solo il podismo sa regalare: afa africana, gambe in sciopero e persone perfettamente consapevoli di pagare pure per soffrire. La classica 10mila dell’Aurora Running ha infatti trasformato il tranquillo paese vicentino, noto più per le sue atmosfere placide da pianura veneta che per scenari da deserto del Sahara, in una specie di laboratorio umano sulla resistenza mentale.

E qui entra in scena Federico Oliani, che ha sintetizzato perfettamente lo spirito della serata con un commento destinato a entrare negli archivi del podismo verità:

Quando il sabato sera non sai cosa fare e sei abbastanza masochista puoi scegliere tra correre il passatore o andare in un paesino disperso nel vicentino con 30 gradi e fare una 10km partendo forte per poi morire..... ovviamente la mia scelta non poteva che cadere su quest'ultima alternativa.

Difficile dargli torto. Perché mentre la maggior parte delle persone con 30 gradi cerca disperatamente una birra fresca e un ventilatore, il podista medio pensa: “Sai cosa manca a questa serata? Due giri da 5 km corsi sopra soglia”.

E infatti la gara, ben organizzata e disegnata su due tornate da 5 chilometri, ha fatto il suo dovere: illudere tutti al primo giro e presentare il conto al secondo. Un classico intramontabile.

Oliani racconta anche un dettaglio che scalda il cuore più del clima vicentino:

Prima della partenza trovo una vecchia gloria della Corriferrara Marcello Garbellini con cui scambio due chiacchiere e rinfresco i bei vecchi tempi che furono.

Perché le gare podistiche sono anche questo: ritrovare facce conosciute, raccontarsi acciacchi come reduci di guerra e fingere che “oggi la facciamo tranquilla”, sapendo benissimo che dopo 800 metri qualcuno partirà a ritmo da finale olimpica.

E Federico, coerente con la tradizione del runner che ignora ogni segnale razionale del proprio corpo, ha infatti deciso:

Con il caldo africano e le gambe a pezzi decido di partire comunque forte fin dove riesco e poi mettermi comodo a ritmo mezza maratona...

Che, tradotto dal podistese all’italiano, significa: “Farò una scelta discutibile e ne pagherò le conseguenze entro pochi minuti”.

Il piano, incredibilmente, ha anche funzionato. Più o meno. Fino al km 4,5.

Poi è arrivato quel momento che ogni runner conosce bene: le gambe che smettono di collaborare come dipendenti il venerdì alle 17:59.

“...e più o meno fino al 4,5 km da lì le gambe non vogliono più saperne e mi trascino verso il traguardo....”

Una crisi vissuta probabilmente sotto lo sguardo impassibile delle campagne vicentine, tra strade che sembrano innocue ma che con 30 gradi diventano lunghi corridoi verso la redenzione atletica.

E infine il colpo di scena finale. Perché in certe gare la medaglia non c’è. Ma il podista sa sempre come riequilibrare l’universo:

“...niente medaglia e quindi rubo tutte le barrette di cioccolato che riesco dal ristoro finale...tutto come da programma!

Ed è forse proprio questo il senso autentico delle corse di provincia: sudare l’anima, maledire il caldo, promettere di non rifarlo mai più… e tornare a casa con le tasche piene di barrette come un pirata del ristoro. A Camisano Vicentino, venerdì sera, qualcuno ha corso forte. Qualcuno è scoppiato. Qualcuno ha saccheggiato il buffet finale. Insomma: il podismo italiano sta benissimo.




Durona Trail

 


Durona Trail 2026: tra creste, malghe e fatica vera

Il Durona Trail ha confermato anche nell’edizione del 23 maggio tutta la sua fama: una gara vera, ruvida e spettacolare, capace di mettere alla prova gambe e testa tra i sentieri selvaggi dell’alta valle di Crespadoro. Un territorio che sa ancora raccontare la montagna autentica, fatta di malghe, boschi profondi e creste panoramiche dove il silenzio viene rotto solo dal respiro degli atleti e dal rumore dei passi sulla roccia.

Presente anche Corriferrara con due portacolori impegnati sui percorsi più esigenti della manifestazione: Michele Tuffanelli nella 43 km con 2600 metri di dislivello positivo e Cosimo Bleve nella 21 km da 1100 metri D+.

La gara lunga si è trasformata in una vera avventura alpina. Il caldo ha reso tutto ancora più impegnativo, obbligando gli atleti a gestire energie e idratazione fin dai primi chilometri. Un percorso che non concede tregua e che sa cambiare volto continuamente: dalle grandi praterie delle malghe ai tratti immersi nel bosco, fino alla suggestiva cresta rocciosa dove si concentra buona parte della salita iniziale.

Michele Tuffanelli ha raccontato così la sua esperienza:

Durona Trail dura in tutti i sensi da dove iniziare Crespadoro bel paese vivo e accogliente, gara impegnativa e lo sapevo poi nelle mie condizioni psicofisiche l'ansia si sentiva. 🤞 Gara bella panoramica si spazia dalle grandi praterie delle malghe tanto bosco e una bella cresta rocciosa dove gran parte del D+ si sviluppa nei 15 km iniziali gestita bene fare tutti i ristori era importante per il gran caldo e in fondo averla finita con un buon tempo è stato importante per me nota bene doveva essere 43 km alla fine sono diventati 45 e quei due km erano interminabili.”

Parole che raccontano perfettamente lo spirito del trail running: la fatica, la gestione mentale, il rapporto con il territorio e quella soddisfazione finale che ripaga ogni difficoltà. Per Michele una prova gestita con esperienza, soprattutto nella parte iniziale più dura, affrontando con lucidità ristori e temperature elevate fino al traguardo conquistato con determinazione.

Anche Cosimo Bleve ha portato i colori Corriferrara sul percorso della 21 km, gara più corta solo sulla carta, ma comunque intensa e tecnica, con oltre mille metri di dislivello distribuiti lungo i sentieri della Lessinia vicentina.

Una giornata di sport e montagna che ha confermato il Durona Trail come appuntamento capace di unire agonismo e scoperta del territorio. E a Crespadoro, tra l’accoglienza del paese e la durezza dei sentieri, i trailer hanno trovato ancora una volta pane per i loro denti. 



venerdì 22 maggio 2026

Gli atleti Corriferrara verso il mito del Passatore. (In bocca al lupo).

 

Ci sono gare che si corrono.

E poi ci sono gare che si attraversano, come si attraversano le epoche, i monti e certe idee un po’ folli che soltanto i podisti capiscono davvero.

La notte tra il 23 e il 24 maggio, sei alfieri della Corriferrara prenderanno il via della storica 100 km del Passatore, la leggendaria Firenze–Faenza che dal 1973 unisce Toscana e Romagna sotto il segno della fatica, del coraggio e di quell’ironia eroica che accompagna ogni ultramaratoneta.

Cento km
Detto così pare quasi una misura ragionevole.
Poi arriva Fiesole, poi il Mugello, poi la Colla di Casaglia, e allora si comprende che il Passatore non è una gara: è un romanzo cavalleresco scritto con il sudore.

Del resto il nome stesso richiama il celebre brigante romagnolo Stefano Pelloni, detto “Il Passatore”, figura entrata nel mito popolare come ribelle, guascone e signore delle strade appenniniche.
E un po’ briganti lo diventano anche i podisti che osano sfidare questa corsa: ladri di sonno, saccheggiatori di energie, cercatori ostinati di traguardi improbabili.

I sei atleti Corriferrara si presenteranno al cospetto della Regina delle ultramaratone con il bagaglio più prezioso: mesi di allenamenti, levatacce, chilometri macinati nel vento ferrarese e quella complicità silenziosa che nasce solo nelle società dove si corre prima col cuore e poi con le gambe.

Ci sarà il momento dell’entusiasmo in Piazza della Signoria.
Ci sarà il momento in cui tutto sembrerà facile.
E ci sarà, inevitabilmente, il tratto in cui il Passatore presenterà il conto: magari a Marradi, magari lungo le discese verso Brisighella, magari quando la notte sembrerà non finire mai.

È lì che nasce la vera impresa.

Perché alla 100 km del Passatore non vincono soltanto i primi.
Vincono quelli che resistono.
Quelli che sorridono ai ristori anche quando vorrebbero trattare con chiunque pur di avere un divano.
Quelli che litigano con le salite e poi fanno pace con le proprie paure.
Quelli che arrivano a Faenza con gli occhi stanchi ma con dentro qualcosa di nuovo.

A voi, magnifici sei di Corriferrara, il compito più bello: portare lungo l’Appennino i colori della nostra squadra, l’orgoglio di chi osa e la gioiosa incoscienza dei veri ultramaratoneti.

Che il Passatore vi sia lieve.
O almeno… educatamente crudele.

E quando all’alba scorgerete Piazza del Popolo, capirete perché questa corsa, da oltre cinquant’anni, continua a trasformare semplici podisti in storie da raccontare. 

La 5000 del Novi Sad. Paola Pantaleoni 1^ di categoria

 


Corriferrara tra i giri del Novi Sad: cinque chilometri come un piccolo romanzo di resistenza

Ci sono sere di maggio in cui il caldo arriva all’improvviso, quasi fosse un ospite inatteso. A Modena, mercoledì 21 maggio 2026, il sole ha lasciato lentamente spazio a una luce più morbida, quella che accompagna le partenze serali e rende la corsa qualcosa di più di una semplice sfida al cronometro.

Nel cuore del Parco Novi Sad, area che i modenesi conoscono bene, sorta dove un tempo si estendeva il vecchio mercato cittadino e oggi trasformata in uno spazio aperto al movimento, alle biciclette, ai passi veloci dei podisti, è andata in scena “La 5000 del Novi Sad”, gara podistica sui 5 chilometri capace di richiamare atleti di alto livello e amatori desiderosi di misurarsi con una distanza breve solo in apparenza. Perché cinque chilometri non concedono tregua: sono una conversazione continua con il respiro, con le gambe, con quel pensiero che a metà gara suggerisce di rallentare e subito dopo invita a resistere ancora qualche curva.

La formula della competizione era precisa, quasi geometrica: un anello da 816 metri da ripetere sei volte, più 104 metri finali. Un circuito che obbliga a guardare spesso gli altri corridori, a sentire il ritmo collettivo, a entrare in quella dimensione ipnotica che Haruki Murakami descriverebbe come un dialogo silenzioso tra corpo e mente.

Presente anche la squadra di Corriferrara con due atleti capaci di lasciare il segno.

Ottima prova per Luca Casari, che ha fermato il cronometro a 20’33’’, gestendo con solidità una gara veloce e intensa, dove ogni secondo si conquista curva dopo curva.

Ma la serata modenese ha regalato anche un altro podio ai colori ferraresi grazie a Paola Pantaleoni, autrice di una prova brillante chiusa in 23’12’’, tempo che le è valso il primo posto di categoria. Un risultato che conferma il suo eccellente momento di forma e una continuità di rendimento che, ormai da settimane, la vede frequentare abitualmente il podio.

E nelle parole di Paola   c’è tutta l’essenza di questa esperienza, il senso autentico del correre per mettersi alla prova, senza filtri:

Partecipo per la prima volta a questa gara di 5km che si sviluppa al parco Novi Sad un anello di 816 mt (6 giri +104 mt) . E’ una gara con partecipazione di “alto livello” alla quale io mi approccio semplicemente per provare quella distanza in gara e mettendomi alla prova vicino ad atlete con la A maiuscola. Manifestazione molto ben organizzata all’interno di questo parco con servizio doccia e deposito borse . La batteria donne parte alle 20,15 e visto il grande caldo che è scoppiato proprio in questi giorni l’orario è azzeccato. Con molta soddisfazione riesco a chiuderla in un ottimo tempo e mi posiziono prima di categoria . Le classifiche vengono esposte appena terminata la propria gara e le premiazioni vengono svolte subito al termine di ogni batteria. Consiglio almeno una volta per noi amatori di provare a mettersi a confronto in queste distanze ed in queste gare così ben partecipate.

Ed è forse proprio questo il cuore della corsa: non soltanto il tempo finale, non soltanto la classifica, ma quella strana felicità che nasce quando si decide di stare dentro la fatica fino in fondo. Sei giri e poco più possono sembrare pochi. Eppure, in certe sere di maggio, bastano per raccontare una piccola epopea personale.










giovedì 21 maggio 2026

Riepilogo attività settimanale e punti che saranno assegnati.

 


I Corriferrara tra mare, lagune e antiche mura: il racconto di una settimana da irriducibili

Non è stata la settimana delle grandi armate.
Niente fiumane di canotte biancazzurre a invadere strade e argini, nessuna carica compatta lanciata verso il traguardo come nelle giornate leggendarie. Questa volta molti atleti  Corriferrara hanno scelto la via più silenziosa e sapiente dell’allenamento, custodendo energie e chilometri per le sfide che verranno.

Eppure, come accade nei racconti epici, basta un piccolo manipolo di irriducibili per tenere alto il vessillo della compagnia.

Ventidue atleti hanno raccolto la chiamata delle gare disseminate tra Veneto, Emilia-Romagna e perfino oltre i confini d’Italia, macinando complessivamente 368 chilometri in sette località diverse. Nessun dislivello da scalare questa volta, ma tanta strada divorata con la sola forza delle gambe e della volontà.

Rosolina, dove il mare accompagna il passo

A Rosolina, nella suggestiva cornice della Beach Run, i nostri portacolori hanno corso tra il profumo della salsedine e il respiro dell’Adriatico.
Le distanze da 6, 12 e 15 chilometri hanno trasformato il litorale polesano in una lunga striscia di fatica e vento, là dove la sabbia sembra voler trattenere ogni passo.

Jesolo e la magia della Moonlight Half Marathon

Jesolo, invece, ha regalato l’incanto della Moonlight Half Marathon.
Una gara che negli anni è diventata quasi leggendaria nel panorama podistico italiano: si parte al tramonto e si corre mentre il cielo si spegne lentamente sul mare. Le luci della città e il riflesso dell’acqua accompagnano gli atleti lungo i canonici 21,097 chilometri, trasformando la mezza maratona in un viaggio notturno carico di fascino.

Fino a Riga, nel cuore del Baltico

E mentre alcuni correvano accanto all’Adriatico, altri hanno spinto il nome dei Corriferrara fino a Riga, capitale della Lettonia.
Città elegante e nordica, famosa per le architetture Art Nouveau e per il suo centro storico patrimonio UNESCO, Riga ha accolto i partecipanti della mezza maratona in un’atmosfera ben diversa da quella italiana: strade ampie, aria baltica e un pubblico caloroso capace di trasformare la fatica in energia.

Stellata, tra il Po e la storia

Più raccolta ma sempre ricca di fascino la Camminata di Stellata, ai piedi della storica Rocca Possente che domina il Po.
Un luogo che profuma di storia ferrarese e di racconti fluviali, dove il ritmo della corsa sembra fondersi con quello lento del grande fiume.

Forlì e il podio di Giulia Bellini

Ma il momento di gloria più luminoso della settimana arriva da Forlì, alla StraForlì Half Marathon.

Tra le strade della città romagnola, da sempre terra di sport e passione podistica, Giulia Bellini conquista un magnifico primo posto di categoria nella distanza dei 21,097 chilometri.
Una prova di carattere, forza e determinazione, degna delle migliori cronache sportive.

Noventa Padovana e l’argento di Paolo Callegari

Applausi anche per Paolo Callegari, protagonista alla RuNoventa di Noventa Padovana.
Sui 7,3 chilometri della gara veneta conquista un prestigioso secondo posto di categoria, confermando solidità e grande continuità di rendimento.

Tra vino, tradizioni e passi condivisi

La settimana si è completata infine a Villanova di Bagnacavallo, nella Corsa del Burson.
Una gara che porta nel nome uno dei vini simbolo della Romagna e che unisce sport, convivialità e tradizione in un’atmosfera sempre genuina e calorosa.

Sette località, centinaia di chilometri, due podi e la solita inesauribile passione.
Perché anche nelle settimane più tranquille, quando molti scelgono di preparare in silenzio le battaglie future, gli atleti e le atlete Corriferrara continuano a lasciare tracce sulle strade. Come viandanti instancabili di un antico racconto, sempre pronti a rimettersi in cammino verso la prossima avventura.











mercoledì 20 maggio 2026

Jesolo, Moonlight half marathon

 

Jesolo Moonlight Half Marathon 2026: il fascino sottile di una corsa che divide

Certe gare si corrono con le gambe.
Altre restano addosso come un pensiero.

La sera del 16 maggio 2026, Jesolo Moonlight Half Marathon 2026 ha riportato migliaia di podisti lungo i 21,097 chilometri tra mare, campagna e tramonti veneti. Una mezza maratona che negli anni si è costruita una fama quasi cinematografica: luci soffuse, partenza al crepuscolo, il profumo dell’Adriatico e quella sensazione di correre dentro una cartolina.

Ma le cartoline, si sa, da vicino mostrano anche le pieghe.

Jesolo, in queste sere di maggio, ha un fascino particolare. I turisti iniziano ad arrivare, i tavolini sul lungomare si riempiono lentamente, mentre il vento porta ancora un’aria primaverile leggera. La città corre accanto ai podisti, ma senza invaderli. Poi, improvvisamente, il paesaggio cambia: dal mare alla campagna, dai rumori del centro al silenzio delle strade lunghe e dritte.

Ed è proprio lì che la Moonlight mostra la sua vera identità.

Antonio Margiotta la sintetizza così:

Organizzata bene è un bel tracciato.”

Un commento equilibrato, concreto, che mette al centro ciò che molti partecipanti apprezzano: la fluidità generale dell’evento e un percorso diverso dal solito, lontano dalle mezze maratone interamente urbane.

Più emozionale invece il pensiero di Diana Danu


conquistata dall’atmosfera della serata:

Piaciuta molto, organizzato bene l’evento, da rifare tra qualche anno.

Parole semplici, ma che raccontano bene ciò che tanti podisti cercano ancora oggi: una gara che sappia lasciare un ricordo piacevole, senza necessariamente inseguire il cronometro.

Ma ogni gara viene vissuta in modo personale.
E il racconto di Federico Oliani, ironico, diretto e senza filtri, restituisce perfettamente l’altra faccia della medaglia. Un punto di vista autentico che racconta aspettative, dubbi e quella continua domanda che lo accompagna per tutta la corsa: cosa rende davvero speciale questa mezza?

Il suo commento resta uno spaccato vivido dell’esperienza vissuta:

Il mistero della moonlight half marathon...Era da anni che sentivo parlare di questa mezza maratona parecchio quotata e dovendo fare un lungo decido di unire l' utile al dilettevole per farmi qualche ora al mare e soprattutto capire cosa avesse di speciale questa mezza. Siamo alla partenza, i gabbiani volano alti, suona l'inno Italiano e i miei pensieri iniziano a viaggiare sui 40 euro di iscrizione a fronte di una maglietta terribile riciclata da un altra gara, una medaglia minuscola e per niente originale, niente docce (per una gara di sera che finisce tre le 21 e le 22!!!), pacco gara inesistente... deposito borse dove l'organizzazione ti chiede di usare la tua auto, cosa diamine avrà di speciale sta gara? Ci sarà il percorso più bello e veloce della vita? Il tempo di porsi queste domande di vita e si parte...il percorso parte subito verso la campagna e dopo i primi 2 km la strada si stringe e iniziano i primi rallentamenti... Sembra di stare in coda in autostrada con un continuo frenare e accelerare (per fortuna ero a fare un lungo e me ne importava poco)...la cosa va avanti per diversi km fino ad arrivare in aperta campagna con km e km di strade spaccate e drittoni a non finire...l'unica nota positiva è il tramonto, per il resto è una noia mortale accompagnato da desolazione e silenzio...la gara continua così fino a circa il 18°km dove si ritorna in centro e si fa il lungomare al buio...volata finale ed eccoci arrivati...ah no, ho l' albergo a 2km e quindi mi tocca pure il defaticamento di corsa...🤐Cosa abbia di speciale questa mezza ancora mi sfugge...forse è studiata per i romantici che adorano i tramonti riflessi nei fiumi con attorno il silenzio e la pace della campagna.

E forse la risposta è tutta lì.

La Moonlight Half Marathon non sembra voler stupire con effetti speciali. Non cerca il tifo continuo delle grandi città né il percorso perfettamente veloce. Vive invece di atmosfere rare: il silenzio della pianura veneta, le luci basse del tramonto, il rumore dei passi che si perde accanto ai canali.

Una gara che può sembrare monotona per alcuni e profondamente suggestiva per altri.

In fondo Jesolo stessa è così: non solo spiagge e movida, ma anche un territorio sospeso tra turismo e campagna, tra il rumore dell’estate e la quiete delle sue strade laterali. Ed è probabilmente questo contrasto a rendere la Moonlight diversa dalle altre.

Non perfetta.
Non spettacolare in ogni dettaglio.
Ma capace di lasciare qualcosa.

Anche solo una domanda che continua a correre nella testa, molto dopo il traguardo.