Quando il sentiero diventa preghiera: Verghereto, il Fumaiolo e la corsa dell’anima
Ci sono montagne nelle quali si corre.
E poi ci sono montagne nelle quali, mentre corri, senti di essere tu a essere condotto.
Il 22 agosto 2026, Verghereto ha accolto due sfide che sembrano appartenere a mondi diversi e che invece hanno la stessa radice: il Verghereto Trail, 16 chilometri con 850 metri di dislivello, e il Fumaiolo Ultra Trail, 65 chilometri con ben 3.100 metri di dislivello.
Due distanze, due modi di attraversare la montagna, ma un unico grande teatro: quello del Monte Fumaiolo, terra di boschi, sorgenti, silenzi e antiche presenze spirituali.
Qui il sentiero non è soltanto una traccia da seguire. È quasi una pagina di un libro antico.
Dove San Romualdo cercava il silenzio
Per comprendere davvero cosa significhi correre a Verghereto bisogna forse rallentare con il pensiero.
Tra queste montagne, intorno all'anno Mille, San Romualdo e Sant'Alberico cercarono luoghi appartati per dedicarsi alla vita eremitica. L'Eremo di Sant'Alberico, ancora oggi immerso nei boschi del Fumaiolo, rappresenta uno dei luoghi spirituali più suggestivi della zona.
E proprio San Romualdo è legato a una curiosa leggenda sull'origine del nome Verghereto.
Si racconta infatti che il santo, troppo severo nel richiamare i suoi monaci alla disciplina, fosse stato allontanato a vergate. Da qui, secondo la tradizione popolare, sarebbe nato il nome del paese. Una storia che ha il sapore delle antiche leggende medievali, quando anche i nomi dei luoghi sembravano nascere dall'intreccio fra fede, carattere umano e destino.
Chissà se San Romualdo, vedendo oggi centinaia di persone affrontare salite e discese con il fiato corto, avrebbe sorriso.
Forse avrebbe detto che la montagna insegna ancora la stessa cosa che insegnava ai suoi monaci: non conta soltanto arrivare, conta ciò che diventi lungo il cammino.
16 chilometri per ascoltare il monte
Il Verghereto Trail, con i suoi 16 chilometri e 850 metri di dislivello positivo, è una distanza che non concede troppa distrazione.
La montagna sale, il respiro cambia, il corpo protesta, poi il bosco si apre e improvvisamente arriva quella ricompensa che nessun cronometro può misurare: un panorama, una luce tra le foglie, il silenzio rotto soltanto dai passi.
È la magia dell'Appennino del Fumaiolo, dove le foreste di faggio accompagnano il cammino e dove le sorgenti del Tevere, del Savio e dei torrenti Para e Alferello ricordano quanto questa montagna sia madre d'acque.
Il Fumaiolo raggiunge i 1.408 metri e custodisce, nelle sue pendici, una delle sorgenti più simboliche d'Italia: quella del Tevere, il “fiume sacro ai destini di Roma”.
E allora quei chilometri diventano qualcosa di più di una gara.
Diventano un pellegrinaggio moderno.
65 chilometri: il lungo viaggio di Ion Coban
Ma se 16 chilometri possono essere un dialogo con la montagna, 65 chilometri e 3.100 metri di dislivello sono quasi un voto di pazienza.
È il territorio del Fumaiolo Ultra Trail, dove non basta avere gambe forti: servono testa, equilibrio, capacità di ascoltare il proprio corpo e quella particolare forma di umiltà che ogni ultratrailer impara presto.
Sessantacinque chilometri significano attraversare ore diverse, luci diverse, sensazioni diverse.
All'inizio si corre con l'entusiasmo.
Poi arriva la fatica.
Poi il dubbio.
Poi, se tutto va bene, una strana serenità.
È come se la montagna, dopo averti messo alla prova, smettesse di essere un avversario e diventasse finalmente una compagna di viaggio.
Ed è proprio qui che merita un capitolo speciale Ion Coban.
Nella prova lunga Ion conquista uno splendido 2° posto assoluto,
confermando ancora una volta il suo ottimo stato di forma.
Un risultato importante, perché su una distanza di 65 chilometri il piazzamento non nasce soltanto dalla velocità. Nasce dalla capacità di amministrare le energie, di resistere quando il corpo chiede di fermarsi, di continuare quando la strada sembra non finire mai.
Il secondo posto di Ion Coban racconta dunque qualcosa che va oltre il podio: racconta continuità, solidità e consapevolezza.
La forma non è soltanto correre forte quando tutto gira bene.
È sapere correre forte anche quando la montagna comincia a chiedere il conto.
L'eremo, il bosco e quella voce che non fa rumore
Poco distante, l'Eremo di Sant'Alberico rimane uno dei simboli più profondi di questo territorio.
La sua storia affonda nel Medioevo e la tradizione lo collega proprio a San Romualdo. È immerso nella quiete del bosco, raggiungibile anche attraverso un'antica mulattiera selciata.
È curioso pensare che oggi, sulle stesse montagne dove un tempo gli eremiti cercavano il silenzio, arrivino corridori alla ricerca di qualcosa di apparentemente opposto: rumore, competizione, fatica, adrenalina.
Eppure, forse, le due cose non sono così lontane.
Perché dopo molte ore di corsa, quando rimangono soltanto il respiro e il rumore dei propri passi, anche l'atleta entra in una specie di eremo.
Rimane solo con se stesso.
E lì, nel silenzio, scopre se ha ancora una salita da affrontare.
La montagna non premia soltanto i primi
Verghereto insegna una verità semplice.
Sul podio salgono in pochi, ma dalla montagna tornano cambiati in molti.
C'è chi ha corso 16 chilometri.
C'è chi ne ha affrontati 65.
C'è chi ha inseguito un risultato.
C'è chi ha semplicemente cercato di arrivare.
Ma tutti hanno attraversato lo stesso luogo, respirato la stessa aria, incontrato le stesse foreste.
E forse questo è il senso più autentico del trail.
San Romualdo cercava Dio nel silenzio della montagna.
Il trail runner cerca il proprio limite.
Entrambi, in fondo, devono imparare la stessa lezione: camminare, salire, cadere, rialzarsi e continuare.
Il 22 agosto, sui sentieri di Verghereto, la montagna ha così scritto un'altra pagina della sua lunga storia.
E mentre Ion Coban, con il suo secondo posto assoluto al Fumaiolo Ultra Trail, confermava la propria eccellente condizione, il Fumaiolo continuava a fare ciò che fa da secoli: restare immobile, osservare gli uomini passare e ricordare loro, con la sua voce silenziosa, che ogni vetta raggiunta è soltanto l'inizio della discesa verso una nuova strada.
Perché sulle montagne di San Romualdo, forse, **correre non significa soltanto andare avanti.
Significa imparare, passo dopo passo, a diventare più leggeri.**





























