Strafexpedition: dove la memoria corre insieme ai trail runner
Ci sono sentieri che non sono semplicemente sentieri. Sono pagine di storia incise nella roccia, nel bosco e nei pascoli dell'Altopiano di Asiago. Correrli significa entrare in un racconto che ha più di un secolo, dove il rumore dei passi oggi ha sostituito quello degli scarponi militari, ma conserva lo stesso rispetto per una montagna che non regala nulla. Il 5 luglio 2026, la Strafexpedition Trail ha riportato centinaia di runner lungo questi percorsi, affrontando 22 chilometri e 1.008 metri di dislivello positivo. Una gara che va ben oltre il cronometro: è un viaggio nella memoria della Grande Guerra e nell'intimità di ogni atleta. Il nome stesso della manifestazione richiama la Strafexpedition, la grande offensiva austro-ungarica del maggio 1916, passata alla storia anche come "spedizione punitiva". Da queste montagne partirono migliaia di uomini diretti verso il Vicentino, in una delle battaglie più dure combattute sul fronte italiano. Fortezze, trincee, gallerie e postazioni sono ancora oggi visibili lungo il percorso, silenziosi custodi di una memoria che il tempo non ha cancellato. È inevitabile, correndo tra queste montagne, pensare allo stato d'animo di quei giovani soldati. Molti avanzavano senza sapere se sarebbero tornati, affrontando paura, fatica, freddo e incertezza. Naturalmente il paragone con una gara sportiva si ferma qui: la sofferenza della guerra appartiene a una dimensione incomparabile. Eppure, sul piano umano, esiste un filo sottile che unisce chi affronta una prova difficile. Anche il trail runner conosce il dubbio. Lo conosce soprattutto quando arriva sulla linea di partenza dopo un lungo infortunio, dopo mesi trascorsi a vedere gli altri correre mentre lui ricostruisce pazientemente il proprio corpo. Ogni salita diventa una domanda, ogni discesa una verifica, ogni chilometro un piccolo atto di fiducia. In fondo è proprio questa la forza del trail running: trasformare la fatica in rinascita. L'Altopiano di Asiago è ricco anche di storie e leggende. Nei boschi si racconta ancora delle misteriose apparizioni delle "anguane", figure femminili della tradizione alpina che proteggevano sorgenti e torrenti. Al calare della nebbia, tra i mughi e le doline, il silenzio sembra custodire ancora le voci di chi ha vissuto queste montagne nei secoli. Non è raro che qualche runner, soprattutto nelle prime ore del mattino, racconti di aver percepito quella particolare atmosfera che solo certi luoghi sanno trasmettere: un misto di pace, rispetto e mistero. Lungo il percorso della Strafexpedition il panorama cambia continuamente. I prati d'alta quota si alternano alle faggete, mentre improvvisamente affiorano trincee, camminamenti e resti di fortificazioni. È uno di quei trail in cui la bellezza del paesaggio convive con il peso della storia, ricordando che ogni metro percorso è stato, un tempo, teatro di eventi drammatici.
Tra i tanti protagonisti della giornata c'è stato anche Massimo Corà, la cui gara racconta perfettamente il significato più autentico del trail: non solo arrivare, ma ritrovarsi.
Le sue parole valgono forse più di qualsiasi classifica.
"Dopo tanto, tantissimo tempo torno finalmente a divertirmi davvero in una gara trail! Sono anni che convivo con piccoli e grandi problemi fisici, cercando ogni volta di ripartire, adattarmi e trovare nuove soluzioni. Per questo la gara di oggi per me vale tantissimo. Non solo perché è probabilmente la mia miglior prestazione degli ultimi tre anni, ma soprattutto perché per la prima volta dopo tanto tempo ho avuto la sensazione di avere sempre la gara sotto controllo. Sono riuscito a gestire bene le energie, correre con fiducia e spingere fino alla fine senza andare in difficoltà. Qualche acciacco c'è ancora da sistemare, ma credo proprio che la strada sia quella giusta. Oggi più del risultato porto a casa una sensazione che mi mancava da troppo tempo: il piacere di correre forte (il forte è sempre molto relativo ) e divertirmi davvero in mezzo ai sentieri. E questo, per me, vale tantissimo."
Ed è probabilmente questa la vera essenza della Strafexpedition. Non una semplice competizione, ma un incontro tra passato e presente. Tra la memoria di uomini che affrontarono prove inimmaginabili e quella, infinitamente più leggera ma profondamente personale, di ogni runner che sceglie di non arrendersi ai propri limiti. Perché su questi sentieri si corre per una classifica, certo. Ma soprattutto si corre per ricordare, per rinascere e, ogni tanto, per ritrovare il semplice piacere di sentirsi di nuovo liberi.


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