lunedì 24 novembre 2025

10 km di Faenza

 






La 10 km di Faenza: quando la corsa sfiora il mistero

Faenza, 23 novembre 2025 — Nella città delle ceramiche, dove ogni vicolo conserva l’eco di antiche storie e ogni maiolica sembra riflettere un pezzo d’anima romagnola, si è corsa la 10 km di Faenza, una gara che quest’anno ha assunto i contorni di una piccola leggenda.

I podisti sono partiti alle 09:30, quando l’aria frizzante di fine novembre velava ancora la città con una leggera foschia, simile a una coperta sospesa tra realtà e immaginazione. C’è chi giura di aver intravisto, lungo le curve che costeggiano le botteghe dei maestri ceramisti, l’ombra della Ghilana, il fantasma benevolo delle tradizioni faentine: una figura sottile, avvolta in un manto di bruma, che si dice appaia per proteggere chi corre con cuore sincero.

E qualcuno, all’altezza del vecchio convento, ha persino parlato di un monaco inquieto, apparso come un lampo tra gli archi, quasi a misurare con passo antico il ritmo dei corridori moderni. Suggestione? Forse. Ma a Faenza le leggende camminano spesso accanto alla realtà.

Le voci dei protagonisti

Tra i partecipanti spicca il commento di Alessandro Medri, autore di una prova solida e carica di determinazione:

“Quando vai a correre in Romagna trovi tanti concorrenti molto competitivi. Contento del tempo fatto, altro tassello verso il progressivo miglioramento delle prestazioni.”

Medri ha affrontato il percorso con lucidità e coraggio, mantenendo un passo costante che sembra già preludere a nuovi traguardi.

Soddisfatto anche Angelo Visentini, che ha utilizzato la 10 km come test dopo la grande fatica della maratona:

“Ad una settimana dalla maratona di Verona ok.”

Parole brevi, asciutte, quasi monastiche e non è sfuggito a nessuno il sorriso di chi sa di aver ritrovato la gamba giusta nel momento migliore.

Una gara tra sport e magia

La 10 km di Faenza 2025 non è stata solo una competizione podistica: è stata un intreccio di storia, fatica, leggende e respiri corti. Un percorso che, tra le ceramiche che catturano la luce e le ombre che sembrano muoversi da sole, ha regalato ai partecipanti l’impressione di correre non solo nello spazio, ma anche nel tempo.

Ogni atleta ha portato con sé un pezzo di questa terra ospitale e misteriosa. E chissà: forse la Ghilana, lassù nella foschia, ha sorriso di nuovo.



giovedì 20 novembre 2025

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati

 

CORRIFERRARA – Una settimana di corsa dentro la nostra Storia Infinita

Ci sono settimane che scorrono leggere, come pagine voltate dal vento. E ce ne sono altre che sembrano scritte con l’inchiostro indelebile dell’impegno, della passione, del coraggio.
Questa, per  Corriferrara, è stata una settimana così: 53 atleti, sparsi come eroi di un racconto corale in otto diverse località, hanno percorso 636 chilometri e scalato un dislivello totale di 3343 metri.
Un'avventura collettiva, un capitolo luminoso nella nostra storia infinita.


Le terre attraversate

Solarolo – Corsa dei Becchi – 4,6 km

Una gara breve ma vivace, animata da profumi di campagna e dall’energia degli atleti più giovani.

Verona – Maratona e Mezza Maratona – 42,195 e 21,097 km

La città dell’amore ha accolto i nostri atleti con le sue pietre antiche e il fascino eterno dell’Arena. Percorrere le sue strade è come correre nella poesia: ogni passo un’emozione, ogni chilometro una promessa mantenuta.

Cison di Valmarino – Vertical del Gevero – 5 km

Una salita verticale, una sfida con la montagna. Qui il fiato diventa musica, e il paesaggio delle Prealpi regala quell’incanto che solo le sfide in quota sanno offrire.

Bondeno – 2ª Tappa Trofeo Città di Ferrara – 6 km

Un teatro familiare, che si tinge d’oro, d’argento e di bronzo grazie alle straordinarie prestazioni dei nostri atleti. Una prova veloce, nervosa, dove la squadra ha brillato come in un coro perfettamente accordato.

Bazzano (BO) – Pignoletto Run – 17 e 10 km

Tra colli e vigneti, immersi nei profumi del pignoletto, gli atleti hanno corso dentro una cartolina viva, tra saliscendi che raccontano il carattere dell’Appennino bolognese.
Splende qui il successo di Emanuela Marangoni, 1ª di categoria, capace di dare ritmo e personalità a una gara che premia costanza e coraggio.

Anguillara Veneta – 36ª Marcia Sant’Andrea – 6/12/18 km

Un evento storico, popolare, che abbraccia ogni livello di runner. Qui hanno trovato spazio i chilometraggi più vari, con percorsi che si snodano tra campagne ordinate e atmosfere genuine.

Modigliana – Trail sul Trebbio – 19 km

Un trail immerso nella natura viva, tra boschi, sterrati e profili collinari che sfidano gambe e cuore. Un’avventura che somiglia a un capitolo selvaggio e appassionato del nostro grande libro.

Scandiano – 36ª Super Maratonina Monte delle Tre Croci – 24 km

Una gara che ha il sapore della tradizione. La salita verso le Tre Croci è una delle prove più impegnative, ma anche tra le più suggestive per chi ama sentirsi parte del paesaggio.


Gli eroi del podio

Oltre ai successi di Bondeno, questa settimana ha regalato un podio prestigioso anche nella Pignoletto Run.

Pignoletto Run – Bazzano

  • Emanuela Marangoni – 1ª di categoria

Bondeno – 2ª Tappa Trofeo Città di Ferrara

  • Sarno Aniello – 1° di categoria

  • Medri Alessandro – 1° di categoria

  • Callegari Paolo – 1° di categoria

  • Gonzalez Garcia Lucia – 2ª di categoria

  • Rinaldi Laura – 2ª di categoria

  • Scagliarini Lucia – 3ª di categoria

  • Benini Elisa – 3ª di categoria

  • Grandi Denis – 3° di categoria

Categorie Giovanili

  • Esordienti – Valarini Leonardo – 2° di categoria

  • Pulcini – Bubola Gregory Arthur – 3° di categoria

I giovani, come nuovi personaggi che compaiono in un libro che non finisce mai, sono forse il segno più bello di questa settimana: simbolo di futuro, promessa di nuove pagine da scrivere.


Un capitolo che continua

Ogni corsa è una storia. Ogni atleta un protagonista.
E ogni traguardo, anche il più piccolo, è un nuovo inizio.

Avanti così, Corriferrara.
La prossima pagina della nostra Storia Infinita ci sta già aspettando.











mercoledì 19 novembre 2025

Trail sul Trebbio 2025: quando la corsa incontra la storia di Modigliana

 


Nel cuore dell’Appennino tosco-romagnolo, là dove i Romani eressero il Castrum Mutilum a guardia dei passi e dove nei secoli crebbe la Rocca dei Conti Guidi, Modigliana ha ospitato il Trail sul Trebbio 2025, disputato il 16 novembre su un percorso intenso e affascinante: 19 km con 1000 metri di dislivello, immersi in un paesaggio dove natura e memoria dialogano ancora a voce alta.

Un territorio che parla

Chi corre sul crinale del Monte Trebbio attraversa molto più di un semplice sentiero. Ogni tratto risale secoli di storia: le antiche vie di collegamento romane, le fortificazioni medievali, i poderi che ancora oggi punteggiano l’orizzonte come in un dipinto rinascimentale.

In questo angolo di Romagna, la cultura popolare continua a farsi viva grazie alle tradizioni che scandiscono l’anno modiglianese:

  • i Tableaux Vivants, straordinarie rappresentazioni viventi che riportano nel presente l’arte e le scene della storia locale;

  • la Foresta Didattica, luogo simbolo dell’educazione ambientale e della tutela del paesaggio;

  • e il Fuoco Perpetuo natalizio, rito antichissimo che illumina l’inverno e rinnova il senso di comunità.

Un contesto unico, ideale per un trail che non è solo competizione, ma immersione profonda in un patrimonio culturale e naturale.

Il Trail: fatica, respiro e panorami

Il percorso del 2025 ha messo alla prova gli atleti con salite ripide, discese tecniche e tratti panoramici in cui lo sguardo si apre verso la valle del Tramazzo e le colline di Castrocaro. Le piogge dei giorni precedenti hanno reso il terreno più insidioso, amplificando la sfida ma anche il piacere della corsa in ambiente puro.

Tra i partecipanti, anche Michele Longhi, che al termine della gara ha commentato:

"Bella gara sul Monte Trebbio, nei dintorni di Castrocaro Terme. Mio ritorno al trail su questi colli dopo alcuni anni, devo dire che il livello si è alzato molto!"

Una frase che restituisce perfettamente l’atmosfera della giornata: un ritorno, una riscoperta, una comunità sportiva sempre più preparata e appassionata.

Una giornata che lascia il segno

Il Trail sul Trebbio non è soltanto un evento sportivo: è un viaggio nella storia di un territorio che continua a sorprendere chi lo vive e chi lo visita. Correre tra boschi, crinali e antiche pietre significa sfiorare secoli di vicende umane, immersi in un silenzio che parla più forte di qualunque cronometro.

L’edizione 2025 si chiude così, tra soddisfazione e stanchezza, ma soprattutto con la sensazione di aver fatto parte, almeno per un giorno,  della lunga, affascinante narrazione che da Castrum Mutilum arriva fino a noi.




martedì 18 novembre 2025

Pignoletto Run, Emanuela Marangoni 1^ di categoria

 





Bazzano, dove la memoria s’innalza come vite antica

In queste terre che ondeggiano di colli e filari, Bazzano appare come un lembo d’Italia in cui la storia non giace muta, ma respira ancora tra le pieghe delle sue rocche, delle sue fontane e delle sue vigne. Qui, dove la Rocca dei Bentivoglio erge ancora il suo profilo severo, si avverte quel fremito d’eternità che ammaliò e imprigionò persino l’animo di Ugo Foscolo, trattenuto entro quelle mura come un titano relegato, ma non domato, dall’umana sorte.
E forse fu proprio il contrasto tra l’asprezza della prigionia e la dolcezza del paesaggio circostante a imprimersi nell’indole del poeta, rendendo Bazzano un luogo in cui la bellezza pare riscattare anche l’esperienza più cupa.

A vegliare silenziosa sulla vita del borgo è la Fontana Giuditta, la cui figura marmorea ha ispirato non solo sguardi innamorati, ma anche un dolce che custodisce nel sapore l’eco di un’antica grazia: un omaggio alla purezza e alla forza evocativa delle sue forme, proprio come avrebbe amato Foscolo nella sua ricerca del bello perenne.

Tra queste colline mature di sole nascono i vitigni che danno origine al Pignoletto, vino gentile e franco, specchio liquido dell’anima emiliana: agricola, sincera, ospitale. Ed è accanto a questi filari che, il 16 novembre 2025, uomini e donne hanno attraversato il paesaggio con passo atletico durante la Pignoletto Run, gara trail che, come un rito moderno, unisce sport, convivialità e la voce antica della terra.

Due i percorsi: uno di 11,3 km con 333 metri di dislivello, e uno più impegnativo di 17 km con 505 metri di dislivello. Sentieri di creta e foglie, vigneti attraversati dal vento, saliscendi che sembrano quasi misurare la volontà dei partecipanti più che la loro forza fisica. A guidare la corsa, nella fantasia popolare, la maschera locale di Barba Zecc, spirito burlone delle colline, quasi nume tutelare di fatica e ironia.

E in questa cornice di terra e mito, si distingue anche la prestazione luminosa di Emanuela Marangoni, che ha saputo dominare il proprio percorso, conquistando il primo posto di categoria: un risultato conquistato con passo saldo e determinazione, degna di chi sa interpretare il paesaggio non solo come sfida, ma come compagno di viaggio.

Tra i protagonisti della giornata, risuona il commento. vivo, autentico di Marco Gianantoni  che racconta così la sua avventura:


"Partito male (indietrissimo) e con l'azzardo delle scarpe A2 (con suola liscia che più liscia non si può) ho usato tutta la mia esperienza trailistica per correre i primi 9 km tra vigneti e single track caratterizzati da tratti fangosi e scivolosi; ho fatto quell'azzardo perchè Mattia, che aveva fatto la prima edizione lo scorso anno, mi aveva raccontato che gli ultimi km erano in piano e su una ciclabile quindi molto veloci. Devo dire che la tattica ha funzionato ( 35° su 212 arrivati). Personalmente, mi sono parecchio divertito; il percorso è molto bello e panoramico. Peccato che la pioggia e la competizione non mi abbia fatto godere appieno dei ristori (con pignoletto e crescente) e la mancanza di soldi in contanti non mi abbia permesso di comprare il vino nei numerosi banchetti delle cantine all'arrivo. Vabbè... tornerò il prossimo anno. Unica pecca dell'organizzazione è stata la mancanza delle docce che, specialmente dopo una gara bagnata, sarebbero state sicuramente gradite. Per il resto gara consigliata anche perchè comunque, grazie al pacco gara, una boccia di pignoletto sono riuscito a portarmela a casa.... State benone! "


Parole che paiono vibrare delle stesse corde del paesaggio: fatica, gioia, qualche mancanza umana — così come Foscolo avrebbe forse sorriso nel vedere che la passione, come l’illusione, sa sempre sollevare l’uomo oltre gli inciampi della vita.

E così Bazzano, con la sua Rocca che custodì un poeta ribelle, con le sue vigne che si arrampicano come versi su pergamena, con la sua fontana che trasforma marmo in leggenda, continua a raccontarsi attraverso chi la vive e la attraversa correndo.
Perché, come insegnano le colline, ogni passo, lento o veloce, è un atto d’amore verso la terra che ci sostiene.












Bondeno 2^ tappa città di Ferrara

 

Campestre di Bondeno, 16 novembre 2025 – Quando la fatica profuma di avventura.

A Bondeno, dove il vento scivola tra i filari e il Po sembra osservare silenzioso ogni impresa umana, la corsa campestre non è mai soltanto una gara. È un richiamo antico, simile a quello che spingeva i ragazzi della via Pál a difendere il loro campo di battaglia: un misto di orgoglio, amicizia e coraggio.

Così, nella fresca mattina del 16 novembre, la seconda Campestre – Trofeo Città di Ferrara ha portato sull’erba umida un brulicare di magliette colorate, risate, fiato corto e occhi pieni di determinazione. Bondeno, con il suo carattere semplice e generoso, ha accolto tutti come si accoglie una piccola festa popolare: senza clamori, ma con l’autenticità di chi conosce il valore delle cose fatte con il cuore.

I podi Corriferra: la banda dei tenaci

E come in ogni bella storia di squadra, anche qui ci sono stati i “capitani”, gli eroi del giorno che, senza sventolare bandiere ma stringendo i denti, hanno conquistato i gradini più alti del podio:

  • Sarno Aniello – 1° di categoria

  • Medri Alessandro – 1° di categoria

  • Callegari Paolo – 1° di categoria

A seguire, con lo stesso spirito battagliero:

  • Gonzalez Garcia Lucia – 2^ categoria

  • Rinaldi Laura – 2^ categoria

E ancora, a completare una giornata ricca di metallo e soddisfazioni:

  • Scagliarini Lucia – 3^ categoria

  • Benini Elisa – 3^ categoria

  • Grandi Denis – 3° categoria

I giovani: il futuro che corre veloce

Se gli adulti hanno mostrato forza ed esperienza, i più giovani hanno portato in gara qualcosa di ancora più prezioso: lo stupore e l’incoscienza felice di chi corre “perché sì”, come avrebbero fatto Nemecsek e i suoi compagni.

Tra gli esordienti, Valarini Leonardo ha centrato un bel 2° posto di categoria, mentre tra i Pulcini il piccolo Bubola Gregory Arthur ha ottenuto un brillante 3° posto.
Piccoli guerrieri che già imparano ciò che la campestre insegna meglio di qualunque maestro: a crescere non solo nei piedi, ma nel carattere.

I commenti dal campo: la voce degli eroi del fango

Le parole degli atleti raccontano, più dei risultati, ciò che davvero è accaduto.

Massimo Corà, senza filtri, ci restituisce la verità genuina della corsa:“Oggi alla seconda campestre Trofeo Città di Ferrara pitona colossale! Ma è proprio questo il bello! Bisogna riabituarsi alle gare, alla fatica cattiva, a tribolare e stringere i denti! Complimenti agli organizzatori perché il percorso era stra bello!”Un racconto che profuma di terra, di respiro caldo, di quel “tribolare” che forma i veri corridori.

Sul versante delle sensazioni ritrovate, arriva la voce di Giovanni Simone, per gli amici, John Simon: “Torno a gareggiare per la mia 1^ gara corta dell’anno e dopo gli infortuni devo dire che mi sono divertito. Campestre gradevole dove potevo spingere anche di più; comunque buone sensazioni e bravi per un’ottima organizzazione. Un caro saluto, il vostro John Simon.”

E infine il commento tecnico e brillante di Alessandro Medri, fresco vincitore di categoria: “Gara con bel percorso tecnico che richiede ritmo e forza. Un'altra tappa positiva prima della campestre finale a Ferrara.”

Conclusione: ciò che resta

Al termine della giornata, quando le bandane sono ormai fradice e le scarpe raccolgono più terra che battiti, ciò che rimane davvero è lo spirito della campestre: quell’alchimia di fatica e gioia che trasforma un gruppo di corridori in una piccola comunità. Bondeno ha regalato campi, curve, polvere e vento. Gli atleti ci hanno messo gambe, sudore e cuore. Il resto è storia, una storia semplice, ma piena di vita, come quelle che si raccontano nelle sere d’inverno, quando si torna a casa con la certezza di aver lottato, e vinto, tutti insieme.















36^ Super Maratonina Monte delle 3 Croci

 

36ª Super Maratonina “Monte delle 3 Croci” – Scandiano, 16 novembre 2025

Una gita tra colline, storia e… tanta acqua!

La 36ª edizione della Super Maratonina Monte delle 3 Croci di Scandiano si è trasformata, per molti partecipanti, in una vera e propria gita collinare dal sapore autunnale: pioggia insistente, foglie dorate e sentieri che profumavano di bosco. Una corsa di 24 chilometri, con un dislivello totale di 450 metri, che ogni anno richiama appassionati del “collinare reggiano” desiderosi di immergersi in paesaggi unici.

Saliscendi tra vigneti e storia

Il tracciato si snoda tra le colline che circondano Scandiano, terra natale di Matteo Maria Boiardo e culla di castelli, borghi e tradizioni enogastronomiche. Il nome “Monte delle 3 Croci” deriva dalla presenza, sulla sommità, di tre croci in legno poste come segno votivo e divenute oggi un simbolo del territorio.   


Da lì, nelle giornate limpide, si apre un panorama vastissimo sulle prime propaggini dell’Appennino reggiano e sulle distese di vigneti del Lambrusco.

Quest’anno però, il cielo ha deciso di fare il dispettoso: nuvole basse e pioggia fitta hanno accompagnato gli atleti per quasi tutta la durata della corsa.

Il racconto di Vittorio Cavallini

Tra i protagonisti della giornata c’era anche Vittorio Cavallini, 


 che descrive così l’esperienza:

Gita a Scandiano per un collinare, bagnato! Ventiquattro km di saliscendi, non troppo lunghi, con l’ultima salita che terminava al 19 km. Peccato per il meteo, la pioggia non si è fermata nemmeno quando è uscito un timido sole. Le nuvole non ci hanno permesso di godere del panorama: toccherà tornare l’anno prossimo!

Un racconto che restituisce perfettamente l’atmosfera della giornata: faticosa, certo, ma con quel fascino da escursione invernale che solo le colline emiliane sanno regalare.

Curiosità sul percorso

  • Il Monte delle 3 Croci è uno dei punti panoramici più amati dai locals per le camminate del weekend.

  • Durante la maratonina si attraversano zone storicamente legate alla produzione del balsamico e del Lambrusco Grasparossa.

  • Il tratto di salita finale, pur non troppo ripido, è noto tra i podisti come “la muraglia dolce”: non spezza le gambe, ma si fa sentire… soprattutto dopo 19 km di collinare!

  • Con il sole, dalla cima si può vedere perfino il profilo della Rocca di Scandiano.

Una gita che lascia il segno

Nonostante il meteo capriccioso, la 36ª edizione ha confermato il fascino intramontabile di questa manifestazione: un mix di sport, natura e tradizioni locali che attira ogni anno chi ama la corsa come forma di viaggio.

E, come dice Vittorio… toccherà tornare l’anno prossimo. Magari con un cielo più gentile e un panorama finalmente all’altezza delle attese.



lunedì 17 novembre 2025

Maratona di Verona, la pioggia non ferma i nostri atleti.

                                           

                                                  

Verona, città d’amore e pioggia: la maratona del 16 novembre 2025 raccontata come un poema.

Verona è una città che non si limita a essere sfondo: avvolge, racconta, ispira. Le sue pietre antiche custodiscono storie d’amore, i suoi ponti respirano i secoli, e persino la pioggia, quella pioggia che il 16 novembre 2025 ha battezzato ogni atleta, sembra avere un carattere proprio, quasi volesse partecipare alla corsa, ricordando a tutti che la bellezza spesso vive nel sacrificio.

In questa cornice romantica e tempestosa, Corriferrara ha scritto una pagina indimenticabile, presentandosi con 5 atleti nella maratona, Ion Coban, Gianluca Sanfilippo, Michela Guarise, Angelo Visentin(al suo esordio nella regina) e Federico Oliani  e con 9 atleti nella mezza maratona, tra conferme e splendidi esordi.

La maratona: la regina bagnata

Sfidare i 42,195 km nella città di Romeo e Giulietta significa entrare in una narrazione più grande: ogni ponte ha un valore, ogni curva un ricordo.
Sfidarli sotto una pioggia incessante significa trasformare la gara in un poema epico.
Eppure Corriferrara ha acceso Verona con due prestazioni splendide:

  • Ion Coban – 2:56:17

  • Gianluca Sanfilippo – 2:58:36

Restare sotto le tre ore nella gara regina non è mai un dettaglio. È un sigillo. Un’impresa. Un patto stretto con la strada, con la fatica e con sé stessi. Farlo nonostante la pioggia battente rende tutto ancora più epico.

A completare la giornata, l’entusiasmo, l’autoironia e l’avventura vissuta da Federico Oliani, che ha lasciato un racconto degno di una piccola epopea moderna.


I commenti degli atleti 

Federico Oliani:
“L'ultimo lungo: corsa di sopravvivenza sotto l'acqua.   Che ci sarebbe stata pioggia lo si sapeva da una settimana...che sarebbe diventata una gara di nuoto invece non me lo immaginavo. Iscritto alla Verona marathon per fare l'ultimo lungo prima di Valencia. Il piano era semplice: 35km di corsa e poi gli ultimi 7 camminando fino all'arrivo per beccarsi la medaglia. Va tutto secondo i piani fino appunto al 35esimo...un po' di pioggia alternata a sole che mi costringe a mettere e togliere l impermeabile ma tutto molto affrontabile...mi fermo inizio a camminare, rubo qualche decina di barrette al ristoro (devo pur ammortizzare l'iscrizione e neanche cento metri sorpresa: siamo entrati in una base dell'esercito italiano con 2/300 militari in divisa in riga che facevano tutti il tifo...vuoi non correre? Eh va be facciamoci pure questo km e mezzo ancora...che vuoi che sia? Esco dalla base, riprendo a camminare e inizia una pioggia battente...sto iniziando a congelare e a farmela addosso....il che mi costringe a corricchiare stanco morto fino all'arrivo. Medaglia bellissima, experience invece.... indimenticabile diciamo”

Sanfilippo Gianluca:
“Prima volta che corro una maratona sotto la pioggia, fondo abbastanza scivoloso.  Non sono riuscito a migliorarmi, ma almeno sono stato sotto le tre ore.”

Michela Guarise:
“Maratona bagnata, maratona fortunata”… peccato per la pioggia ma mi ha portato bene! 5^ maratona conquistata.

Angelo Visentini:

Prima maratona pioggia ed emozione


La mezza maratona: tra esordi ed emozioni

Nel mosaico di strade che compone Verona, anche i nove atleti della mezza hanno dato vita a una sinfonia di impegno e soddisfazioni.
Per Lilia Agachi e Michele Bulzoni è stato un giorno speciale: il loro esordio ufficiale.

Entrambi hanno onorato la gara con entusiasmo e determinazione, vivendo Verona come un battesimo agonistico reso ancor più memorabile dall’acqua che scendeva come un sipario teatrale.

Bulzoni Michele:
“La mia prima mezza maratona ufficiale! Obiettivo sotto le due ore centrato!”

Lilia Agachi:
“Domenica ho corso la mia prima mezza maratona a Verona.  Un'esperienza fantastica, emozionante, spettacolare nonostante il diluvio a fine gara. L'unico obiettivo era arrivarci e prendere quella medaglia, sono orgogliosa di esserci riuscita grazie anche a Ion, mio supporter numero uno.”


Quando la pioggia diventa poesia

Verona, quel giorno, brillava d’acqua.
Le strade sembravano specchi, i ponti fili d’argento, le mura un sipario antico che accoglieva gli atleti come attori in una tragedia romantica. 
Ma Corriferrara non ha soltanto corso: ha vissuto, ha resistito, ha celebratoE la pioggia, anziché spegnere gli entusiasmi, li ha trasformati in ricordi indelebili.

Perché nelle città che parlano d’amore, perfino le tempeste diventano poesia.











36^ Marcia di Sant'Andrea e la patata merica.

 


36ª Marcia di Sant’Andrea – Anguillara Veneta, 16 novembre 2025

Dove la corsa incontra la tradizione… e la patata merica.

Chi corre lo sa: ci sono gare che non sono semplici appuntamenti in calendario, ma rituali che profumano di casa. La Marcia di Sant’Andrea di Anguillara Veneta, giunta quest’anno alla sua 36ª edizione, è proprio una di quelle. Una domenica che, per noi podisti, ha il sapore della tradizione, della campagna veneta, dei sentieri morbidi lungo l’Adige e, soprattutto, della celebre “patata merica” che qui è molto più di un prodotto locale: è un simbolo, un’identità.

Le nostre atlete e i nostri atleti si sono cimentati sulle distanze di 12 e 18 km, percorsi misto–campestri che scorrono tra argini, tratturi e scorci d’acqua che riconciliano lo spirito. Terreni vari, paesaggi aperti, silenzi interrotti solo dal ritmo dei passi: il tipo di corsa che fa respirare libertà.

Le parole di Franca Panagin

A raccontare l’essenza della giornata, ci pensa come sempre Franca, con quel suo modo unico di trasformare una corsa in un quadro:

"Quando senti nominare Anguillara Veneta, pensi subito alla corsa di Sant'Andrea, più conosciuta col nome 'Corsa della patata merica'. Infatti Anguillara, paese della bassa Padovana lungo il fiume Adige, è famosa per la coltivazione delle patate americane o patate dolci. Da più di trent'anni, la seconda domenica di novembre richiama nel piccolo paese podisti provenienti dai paesi vicini e non solo, attirati dalla bella manifestazione sportiva, con percorsi misto campestri lungo il fiume Adige e il Gorzon. Quest'anno il meteo è stato particolarmente clemente; infatti, a differenza delle edizioni precedenti, c'era solo una leggera foschia e la temperatura abbastanza piacevole. All'arrivo i partecipanti sono stati accolti da un ricco ristoro: oltre al solito panino e ai biscotti, hanno trovato un'ottima torta di patate americane fatta dalle brave volontarie. Infine sono stati estratti dei premi tra i partecipanti, e la fatica fatta per portare a termine il percorso lungo (18 km) è stata ripagata da un bel cotechino."

Una corsa che è un abbraccio

E davvero Anguillara Veneta, ogni anno, ci accoglie così: con semplicità, sorrisi e quella generosità tipica dei paesi di fiume. L’atmosfera è quella familiare delle manifestazioni genuine, dove chi organizza mette cuore e dove chi corre ricambia con entusiasmo.

La leggera foschia del mattino e la temperatura insolitamente mite hanno reso la marcia ancora più piacevole, accompagnando gli atleti tra campi e argini senza fatica eccessiva. E poi il ristoro finale… quello sì che merita una menzione speciale: la torta di patate americane, morbida e profumata, ormai attesa quanto la corsa stessa.

A chiudere la mattinata, la classica estrazione dei premi, coronata dal cotechino che quest’anno ha premiato chi ha affrontato con caparbietà i 18 km del percorso lungo.

Conclusione

La Marcia di Sant’Andrea non è solo una non competitiva: è un appuntamento con la nostra passione, con la terra veneta, con una comunità che da oltre trent’anni celebra la corsa come festa. E, come sempre, già non vediamo l’ora dell’edizione 2026. 







domenica 16 novembre 2025

Vertikal del Gervero

 

Vertikal del Gevero 2025: dove la notte incontra la montagna

Cison di Valmarino, 15 novembre 2025 
Il bosco profuma di umido, il respiro crea nuvole di vapore nella sera che cala, e una fila di luci frontali si raduna ai piedi del Gevero come guerrieri pronti alla salita. È qui che si è svolto il Vertikal del Gevero 2025, una gara breve solo sulla carta: 5 km per 1000 metri di dislivello, un’ascesa brutale e magnifica che porta gli atleti dal fondo valle fino alla cima illuminata come un faro nella notte.

Il sentiero, tutto single track e spesso esposto, ha messo alla prova gambe, fiato e coraggio. Il buio della sera, lungi dall’essere un limite, ha trasformato la gara in un’esperienza mistica, quasi primordiale: solo il cono di luce della frontale e l’ombra della montagna davanti a sé.

“Bello bello bello… uno spettacolo” – Il racconto di Michele Tuffanelli

Tra i partecipanti, Michele Tuffanelli ha vissuto la gara come un’avventura totale, raccontandola così:

"Bello bello bello lo volevo questo vertikal spettacolare anche perché per me la partenza sotto sera con la frontale è una novità. Quando alla partenza si vede quella luce che si accende lassù dove devi arrivare fa veramente impressione 😳. Ma via, si parte: i primi tre km scorrono via tranquilli stando attento dove mettere i piedi, sempre in single track e spesso esposti. Poi eccoli gli ultimi due km: il quarto su roccia, spesso dovendo arrampicarsi; gli ultimi 250 micidiali su un pratone praticamente a faccia a terra, con un gran tifo che ti carica a mille e ti tira su a quella luce che vedevi da laggiù piccola piccola. Veramente uno spettacolo… terzo tempo rispecchia la gara, con polenta e ragù top."

Un racconto che condensa tutta l’essenza del Vertikal del Gevero: la sfida, la fatica che brucia, la gioia di vedere la meta sempre più vicina, e quel misto di paura e entusiasmo che solo un vero verticale può regalare.

La magia di una gara notturna

Salire di notte cambia tutto.
Il bosco si stringe, i suoni diventano più intensi, la percezione del vuoto e delle pendenze si amplifica. Ogni passo è un piccolo atto di fiducia. E quando la luce in cima, minuscola all’inizio, diventa sempre più vicina, la montagna sembra rispondere allo sforzo degli atleti.

Gli ultimi 250 metri, un muro erboso che pare verticale, sono già destinati a entrare nella leggenda della gara: mani a terra, gambe che urlano, pubblico che incita. Un rito di passaggio, più che un finale.

Un arrivo che sa di montagna

Come ogni evento che si rispetti nelle Prealpi Trevigiane, anche il “terzo tempo” è stato all’altezza della sfida. Polenta fumante,   ragù corposo e quell’atmosfera da famiglia allargata che accomuna chi ha appena condiviso un’avventura vera.

Conclusione

Il Vertikal del Gevero 2025 non è stato solo una gara: è stato un piccolo viaggio nella notte, una salita verso una luce lontana, una sfida con sé stessi.

Chi c’era, lo sa: certe emozioni non si misurano in chilometri o dislivelli, ma nel battito del cuore mentre si guarda la cima… e si continua a salire.






sabato 15 novembre 2025

“Bicchieri, Battaglie e Buone Gambe: la Festa degli Eroi Corriferrara”

 

Corriferrara Heroes: l’assemblea dei valorosi al Ristorante Ottocento

C’era un’aria da Corte di Versailles, ma con più carboidrati e decisamente più endorfine, quando i 250 atleti di Corriferrara hanno varcato le porte del Ristorante Ottocento di Ostellato. Una folla degna di una parata regale, ma armata non di sciabole, bensì di forchette ben appuntite e sogni sportivi già pronti per il nuovo anno.

La cena di fine anno podistico ha riunito corridori e ciclisti come un’unica, gloriosa brigata: un esercito che in gara indossa l'uniforme biancoblu, oggi si è unito nel celebrarsi e nel prendersi bonariamente in giro… come ogni vera famiglia dovrebbe fare.

Premi, giovani promesse e cavalieri su due ruote

Le premiazioni sono state il vero torneo della serata.
Tra gli applausi che rimbombavano come tamburi di battaglia, sono stati proclamati i giovani eroi:

  • Miglior atleta Under 10: Valarini Leonardo, la cui energia farebbe invidia persino ai destrieri reali.

  • Miglior atleta Under 15: Delli Gatti Marco, elegante come un giovane cadetto pronto all’accademia.

  • Miglior atleta Under 18: Corà Alberto, che corre con la disciplina di un cavaliere e la spensieratezza di chi ha ancora il mondo ai piedi.

Per la legione dei ciclisti:

  • Miglior ciclista da corsa: Fazzi Denis, che sul suo bolide sembra quasi volare.

  • Miglior ciclista MTB: Fabbri Gino, che affronta i sentieri come un duellante affronta la polvere del campo.

E poi i podisti, tantissimi i premiati, per chilometri, prestazioni e fasce d’età: una lunga teoria di eroi in tenuta leggera, ciascuno con la propria storia da raccontare… e i propri acciacchi da condividere con orgoglio.

La maglia degli eroi: un’armatura moderna

Il presidente Massimo Corà, con la solennità di un generale e la grazia di chi sa quanto sudore c’è dietro ogni traguardo, consegnava la maglia speciale:
“Corriferrara Heroes”.

Un gesto che aveva il sapore antico dell’investitura: non un’armatura scintillante, ma un simbolo di responsabilità semplice e nobilissima, rispetto, fair play, impegno, gioia.
Il codice cavalleresco dei corridori, insomma.

Lo speaker e l’arte delle emozioni

A dominare la scena con ironia teatrale è stato Nicola Bianchi, speaker e abile “duellante di parole”.
Tra una portata e l’altra , inseguiva emozioni a caldo, strappava sorrisi, scioglieva timidezze e trasformava i racconti degli atleti in piccole avventure epiche.

E intorno, vino e birra scorrevano generosi, come nei banchetti degli eroi dopo una battaglia gloriosa.

Il sigillo finale

La torta, sfarzosa come solo una celebrazione sportiva sa essere, con candele scintillanti e il simbolo Corriferrara svettante come uno stendardo, ha sancito la fine della cerimonia.
Una dolce conclusione, un promemoria che sì, i vincitori cambiano ogni anno… ma ciò che rimane costante è il legame tra gli atleti.

Perché la vera forza di Corriferrara non è nelle gambe né nei polmoni, ma nel correre insieme.

 Lady Oscar avrebbe detto:

Si può correre per vincere, si può correre per migliorarsi… ma la verità, rivelata in questa serata come in un colpo di scena di palazzo, è che i veri eroi non sono quelli che arrivano primi.
Sono quelli che arrivano insieme.