lunedì 27 luglio 2026

Trans d'Havet, Ion Coban 2° di categoria.

 

Trans d'Havet 2026: Corriferrara protagonista sulle creste delle Piccole Dolomiti con Ion Coban e Michele Tuffanelli

Ci sono gare che non si limitano a misurare il tempo impiegato per arrivare al traguardo. Gare che chiedono rispetto, umiltà e la capacità di convivere con la fatica per ore, immersi in un ambiente tanto spettacolare quanto severo. La Trans d'Havet, disputata sabato 25 luglio, è una di queste.

Tra Valdagno, Piovene Rocchette e le magnifiche Piccole Dolomiti Vicentine, centinaia di trail runner hanno affrontato una delle competizioni più iconiche del panorama nazionale, caratterizzata da sentieri tecnici, rocce, creste panoramiche e salite che mettono a dura prova anche gli atleti più esperti.

A rappresentare Corriferrara erano Ion Coban, impegnato nella prova regina di 80 km con circa 5.500 metri di dislivello, e Michele Tuffanelli, al via della 24 km con 1.500 metri di dislivello.

La gara regina ha regalato una prestazione di altissimo livello a Ion Coban, autore di una prova praticamente perfetta che gli ha permesso di conquistare il 5° posto assoluto e il 2° posto di categoria, confermando ancora una volta il suo straordinario feeling con le gare di lunga distanza.

La sua non è stata una gara semplice. Dopo pochi metri di salita un bastoncino si rompe, costringendolo ad affrontare quasi tutta la competizione con un solo appoggio, proprio su un percorso dove il dislivello e la tecnicità rappresentano gli ostacoli principali. Un inconveniente che avrebbe potuto compromettere la gara di molti, ma che Ion ha saputo gestire con lucidità, recuperando posizione dopo posizione fino ad arrivare ad un prestigioso quinto posto assoluto, chiudendo la prova in meno di undici ore.

Anche Michele Tuffanelli ha saputo interpretare al meglio la propria gara. Per lui la Trans d'Havet aveva un sapore particolare: quello della rivincita, dopo quanto accaduto nell'edizione precedente. Con determinazione ha affrontato il duro tracciato della 24 chilometri, portando a casa un risultato che gli ha regalato grande soddisfazione.

La Trans d'Havet è molto più di una semplice gara di trail running. Nata per attraversare le Piccole Dolomiti, prende il nome dall'antica "Strada dell'Havet", un percorso storico utilizzato nei secoli da pastori e commercianti. Oggi è considerata una delle competizioni più affascinanti d'Italia grazie ai suoi itinerari che attraversano il Monte Summano, il Gruppo del Carega, il Rifugio Fraccaroli, il Passo della Lora e spettacolari creste da cui, nelle giornate più limpide, lo sguardo arriva fino alla Pianura Padana.

Le lunghe salite, i ghiaioni, la roccia viva e i passaggi più tecnici rendono questa manifestazione una vera prova di resistenza fisica e mentale, capace di lasciare ricordi indelebili in chi la affronta.

A raccontare meglio di qualsiasi cronaca le emozioni della giornata sono proprio le parole dei protagonisti.

Il commento di Michele Tuffanelli 

"Avevo un conto in sospeso con questa gara per il fatto successo nel 2024...vallo ha chiedere chi ha vinto la marathon di ieri... comunque gara bellissima un di più importante si sale dolcemente fino al nono km poi inizia il muro vero 480 D+ in 1,5 km una verticale spacca gambe ma poi un bellissimo mangia e bevi in cresta ultimi 5/6 km si scende a tratti tecnici poi si corre anche bene... ottimo risultato per me, Da rivedere il non pacco gara, peccato un minimo si poteva fare.Volevo evidenziare il gran 5 posto assoluto di Ion Coban sulla 80 km un gran talento non sbaglia una ultra."

Il commento di Ion Coban 

"TRANS D’HAVET 2026 È la prima volta che mi iscrivo a questa gara e a differenza delle altre volte gestisco abbastanza bene la fase di scarico e mi presento sulla linea di partenza con le gambe scariche e pronte a dare battaglia. La gara è lunga 80 chilometri con circa 5300 m di dislivello, dove il tracciato presenta tratti spiccatamente tecnici, fondo roccioso tipico delle Piccole Dolomiti e passaggi esposti. La gara parte con un breve giro per il paese, si ripassa sotto all’arco di partenza, e successivamente imbocca la lunga salita al Monte Summano. Dopo nemmeno 5 m di dislivello positivo (e sono stato anche largo 😊) arriva la prima sorpresa della serata; sulla strada mi si incastra nei pietrini la punta di un bastoncino. In passato mi è successo diverse volte che si incastrassero tra le rocce e normalmente si sfila senza problemi, dato che risulta attaccato al guanto, ma questa volta qualcosa va storto. Mi si spezza il cavo interno rendendo il bastoncino fuori uso per il resto della gara. A questo punto, e con tutto il dislivello previsto ancora da affrontare, ne sono consapevole che alla lunga sarà costretto a pagare dazio. Metto via il bastoncino rotto e uso soltanto quello integro cercando di alternate il braccio dividendo le salite a metà. Come il mio solito parto abbastanza piano, vista la distanza e il dislivello complessivo da affrontare e subito dopo la partenza mi ritrovo tra i primi 15/20 atleti. Al via ci siamo salutati con Luca Nardi. Abbiamo fatto diverse gare insieme; per una volta sono arrivato davanti io mentre nelle ultime due gare è arrivato sempre lui prima di me e con ampio vantaggio. Al via parte più forte di me ma dopo pochi chilometri, lungo la prima salita che porta al Monte Summano con oltre 1000 m di dislivello positivo, lo raggiungo e cerco di mantenere il suo passo visto che abbiamo indicativamente lo stesso livello atletico. Lungo la salita recuperiamo diverse posizioni e corriamo insieme per i primi 55 chilometri circa. Durante la salita che porta al rifugio Fraccaroli, una della più durre di tutta la gara con oltre 300 m di dislivello da affrontare in un chilometro circa, dove il fondo è composto da ghiaia mossa, sassi instabili e roccia viva e ogni passo indietro dovuto alla ghiaia instabile aumenta la fatica. Mai come in questo passaggio si è fatta sentire la mancanza del secondo bastoncino. In alcuni passaggi superiori, l'uso delle mani è inevitabile per mantenere l'equilibrio sulla roccia. Alla fine della salita guadagno qualche minuto di vantaggio nei confronti di Luca. Una volta in cima per un breve tratto rallento dandogli il tempo di raggiungermi ma dopo poco mi rendo conto che fa fatica a mantenere il ritmo e recuperare il distacco accumulato. In questa fase della gara mi trovo nella settima posizione e a 5 minuti di distanza intravedo l’atleta che mi precede che a sua volta ha altri 2-3 minuti di ritardo da chi si trova nella quinta posizione. Visto che sto bene decido di aumentare il passo, lo riesco a superare e da lì a poco supero anche l’atleta che si trova nella quinta posizione. Negli ultimi 20 chilometri della gara, indicativamente dal km 60 in poi, ovvero dal Passo della Lora fino al traguardo di Valdagno, restano da fare circa 700-800 metri di dislivello positivo complessivi e nonostante alcuni tratti tecnici in discesa, che mi costringono a rallentare di parecchio per evitare brutte sorprese, ma tuttavia riesco a tenere un buon passo. Purtroppo, chi si trova nella quarta posizione ha circa 15 minuti di vantaggio nei miei confronti e a questo punto della gara è irraggiungibile. Chiudere la Trans d'Havet Ultra 80K abbattendo il muro delle 11 ore (10h 56m) e conquistando la 5ª posizione assoluta  

  va oltre ogni mia migliore aspettativa. Sapevo che il Carega e il fondo tecnico delle Piccole Dolomiti non avrebbero fatto sconti, ma le gambe e la testa hanno risposto presente dal primo all'ultimo chilometro. Un risultato che mi riempie di orgoglio e che ripaga ogni singola ora di sacrificio spesa in allenamento. Un grazie speciale all'organizzazione, al pubblico sul percorso e a chi fa sempre il tifo per me. Ora è tempo di recuperare, con lo sguardo già rivolto ai prossimi traguardi."

La Trans d'Havet è una di quelle gare che lasciano il segno. Lo fanno sui sentieri, sulle scarpe impolverate, sulle gambe affaticate e soprattutto nella memoria di chi la vive. Corriferrara torna da questa avventura con un risultato di assoluto prestigio grazie a Ion Coban e con una bella prova di carattere di Michele Tuffanelli, due interpretazioni diverse della stessa passione, quella che porta gli atleti ad affrontare la montagna con rispetto, determinazione e il sorriso, anche quando il sentiero si impenna e sembra non finire mai.




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