Strasolesino, quando la pianura racconta storie e persino una pestata di... fortuna
Ci sono corse che si ricordano per il cronometro e altre che restano impresse per i racconti che nascono dopo aver tagliato il traguardo. La Strasolesino, andata in scena sabato 18 luglio a Solesino, è una di quelle manifestazioni che sembrano uscite da uno dei vecchi racconti della Bassa Padana, dove il caldo della sera si mescola al profumo dei campi, il tempo rallenta e ogni gara diventa una piccola storia da tramandare. Solesino, adagiata nella pianura padovana tra canali e campagne, deve probabilmente il suo nome alle antiche acque salmastre che un tempo caratterizzavano queste terre, bonificate con il lavoro paziente di generazioni di uomini. Qui la pianura non offre grandi salite, ma insegna un'altra forma di rispetto: quello per il sole estivo, per il vento che arriva improvviso e per quella nebbia che, nei mesi freddi, sembra voler custodire antiche leggende. C'è chi racconta che lungo gli argini, nelle sere più silenziose, si possano ancora immaginare i passi dei "cavallanti", i trasportatori che percorrevano queste strade con carri e cavalli, quando la Bassa era un intreccio di commerci, racconti e osterie. In questo scenario è tornato finalmente ad indossare il pettorale Alessandro Medri, che ha affidato ai social poche parole, ma ricche di significato:
"Ritorno alle gare dopo lungo tempo. Buone sensazioni, presupposto per tornare rapidamente ai livelli di qualche mese fa."
Chi corre sa quanto valgano quelle "buone sensazioni". Sono molto più importanti di un piazzamento. Dopo uno stop, ritrovare il piacere della corsa significa aver già vinto una delle sfide più difficili: quella con sé stessi. E se il motore ha ricominciato a girare con fluidità, il resto arriverà con pazienza e chilometri. Ma ogni gara ha bisogno anche della sua pagina più divertente, e questa volta il premio va senza discussione a Sara Melloni,
che ci regala un racconto destinato a entrare negli annali delle cronache podistiche.
"Una bella serata per motivarmi a correre un po', considerato che dai tempi di Scardovari mi sono dedicata soltanto ai dolci paesaggi di pianura in sella alla mia amata bici, ricordo di mio nonno, grande appassionato delle due ruote con motore umano.
La corsa si è svolta senza particolari drammi, mentre il dopo gara è stato caratterizzato da una bella pestata di cacca, che mi ha sporcato non solo le scarpe, ma tutti i vestiti, come se si fossero rotte le assi delle latrine degli anni Quaranta.
Gradevole terzo tempo insieme agli atleti più bravi, mi hanno ricordato che, a volte, va bene anche vincere, e non solo partecipare."
Sara, bisogna riconoscerlo, ha un talento naturale nel trasformare un piccolo incidente di percorso in un racconto epico. L'immagine delle "assi delle latrine degli anni Quaranta" è talmente vivida che quasi si sente il pubblico trattenere il fiato... e forse anche il naso! Ma attenzione: quella che può sembrare una disavventura potrebbe essere, in realtà, un autentico colpo di fortuna. Nel mondo dello spettacolo, infatti, l'augurio "merda!" è da sempre sinonimo di successo. L'origine risale all'Ottocento, quando gli spettatori raggiungevano il teatro in carrozza o a cavallo: più escrementi di cavallo si accumulavano davanti all'ingresso, maggiore era l'affluenza del pubblico e più grande sarebbe stato il successo della rappresentazione. Insomma, Sara, se la tradizione vale ancora, dopo una pestata di quelle proporzioni c'è da aspettarsi una stagione memorabile. A questo punto non resta che sperare che la fortuna abbia interpretato il messaggio nel modo giusto... e che per le prossime gare basti ricevere gli auguri senza doverne sperimentare personalmente gli effetti speciali! Il bello della corsa è proprio questo. C'è chi torna con fiducia, come Alessandro, chi riscopre il piacere di correre alternandolo alle pedalate nel ricordo affettuoso del nonno, e chi riesce persino a trasformare una scarpa irrimediabilmente compromessa in una storia che farà sorridere gli amici per molto tempo. Perché il cronometro fotografa un risultato, ma sono gli episodi, le risate condivise nel terzo tempo e quei racconti coloriti che nascono spontaneamente tra compagni di corsa a rendere davvero speciale una serata d'estate nella Bassa. E, in fondo, anche questo è il fascino delle corse popolari: partire con un pettorale, arrivare con un sorriso e tornare a casa con una storia da raccontare. Anche quando... bisogna prima pulire le scarpe.



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