Al tramonto nella Tenuta Garusola: corsa, arcobaleni e storie antiche a Filo d’Argenta
C’è un’ora del giorno in cui la campagna ferrarese sembra sospesa tra fiaba e realtà. È l’ora in cui il sole si abbassa lento dietro i filari, i laghetti si tingono d’oro
e il vento porta con sé il profumo dell’erba bagnata e della terra. Proprio in quell’ora, mercoledì 6 maggio 2026, alle 19 , la Tenuta di Garusola a Filo d’Argenta si è trasformata in un piccolo regno per podisti, sognatori e amanti della natura.
Due le prove della serata: la non competitiva di 6 chilometri, vissuta con passo libero e spirito conviviale, e il cross competitivo di 4,3 chilometri, più veloce e battagliero, ma comunque immerso nella stessa magia del paesaggio.
La Tenuta Garusola non è un luogo qualsiasi. Tra canali,
laghetti e campi che sembrano infiniti, questa terra custodisce il fascino quieto delle Valli di Comacchio e della pianura d’acqua del Delta del Po. Qui il silenzio non è mai davvero silenzio: è il battito d’ali delle anatre, il fruscio delle canne mosse dal vento, il richiamo lontano degli uccelli acquatici.
Ed è proprio questo che ha colpito il gruppetto di amici e podisti raccontato da Gigi Medas, arrivati da società diverse ma uniti dalla stessa abitudine: allenarsi insieme, condividendo chilometri e amicizia.
“Una bella uscita in compagnia per una corsa nella tenuta Garusola a Filo d’Argenta. Il nostro gruppetto è formato da podisti di più società che abitualmente si allenano insieme. Immersi nella natura, abbiamo corso con la mente in libertà, circondati dai laghetti, osservati dall’alto dalle anatre che ritmicamente si alzavano in volo ogni volta che il dissuasore sparava un colpo, quasi a voler segnare il ritmo anche per noi.”
Pareva quasi che la natura partecipasse alla corsa. Gli stormi si alzavano improvvisi come coreografie del cielo, mentre i passi dei podisti disegnavano sentieri invisibili
nella luce del tramonto.
E poi l’accoglienza, semplice e genuina come certe feste di paese che resistono al tempo: iscrizione a soli 3 euro, una bottiglia di vino e una confezione di asparagi come premio di partecipazione. Un modo sincero di dire “benvenuti”, nel segno delle tradizioni locali.
La partenza della 6 chilometri era libera, senza ansia né cronometri impietosi, mentre il cross competitivo di 4,3 chilometri richiamava chi voleva sfidare il tempo e sé stesso. Ma in fondo, quella sera, la vera protagonista era la bellezza.
“Il bello del correre nelle zone naturalistiche al tramonto è l’aver la possibilità di osservare i vari cambi colore del cielo man mano che il sole tramonta. Le varie gradazioni di rosso e arancio sono una delizia per gli occhi.”
Come in una leggenda raccontata attorno al fuoco, il cielo cambiava volto di minuto in minuto. E a rendere tutto ancora più irreale arrivarono loro: gli arcobaleni. 
“Abbiamo avuto anche la fortuna di poter osservare numerosi arcobaleni che apparivano luminosi e si dissolvevano mentre li osservavamo, per lasciar posto ad un altro in un punto diverso.”
I francesi lo chiamano arc en ciel, arco nel cielo. E davvero sembrava che archi luminosi venissero tesi sopra la Garusola per proteggere i corridori.
Gli antichi popoli vedevano nell’arcobaleno qualcosa di sacro. Nella mitologia nordica era il Bifrǫst, il ponte che collegava il mondo degli uomini a quello degli dei. Per i greci era Iris o Iride, la messaggera divina che attraversava il cielo portando notizie immortali.
Esiste persino la leggenda del Ponte dell’Arcobaleno, quella che racconta di un sentiero luminoso attraversato dagli animali dopo la morte, dove attendono felici di riabbracciare i loro compagni umani.
E in tempi più vicini a noi, nel 1978, Gilbert Baker trasformò l’arcobaleno in simbolo universale di inclusione e libertà progettando la bandiera LGBT. A chi gli chiedeva perché avesse scelto proprio quei colori, Baker rispondeva:
“A lungo siamo stati identificati col il triangolo rosa che ci avevavo affibbiato i nazisti. Ma questo simbolo era figlio di un mondo orribile. Avevamo bisogno di qualcosa di bello. L’arcobaleno è perfetto perché si adatta davvero alla nostra diversità in termini di etnia, genere, età e altro”. .”
Forse è proprio questo il potere dell’arcobaleno: ricordarci che la bellezza appare all’improvviso, dura un attimo eppure lascia dentro qualcosa di eterno.
Ma tra poesia e contemplazione, c’era anche un pensiero molto terreno che spingeva i podisti ad aumentare il ritmo.
“Il pensiero che induceva ad accelerare era quello di arrivare prima che finisse la bellissima porchetta che faceva bella mostra di sé su un tavolo e le salsicce che pian piano cuocevano.”
Ed ecco il finale perfetto di ogni corsa di paese che si rispetti: birra fresca, piadine fumanti, salsiccia, porchetta e bomboloni. Sapori semplici che, dopo i chilometri corsi, diventano quasi leggendari.
Il gruppetto
ha completato la 6 chilometri con il sorriso e senza alcun senso di colpa davanti alla tavola finale. Ma la palma della serata va a Paolo Callegari, autore di una vera “doppietta”: prima la 6 chilometri usata come riscaldamento, poi il cross competitivo di 4,3 chilometri affrontato con lo spirito di chi non vuole perdere nemmeno un istante della festa.
Così si è chiusa la serata alla Tenuta Garusola: tra il rosso del tramonto,
il volo delle anatre,
gli arcobaleni sospesi nel cielo e il profumo della porchetta nell’aria.
Una corsa, sì. Ma anche una piccola favola di primavera, di quelle che la pianura sa raccontare solo a chi decide di attraversarla lentamente,
con il cuore leggero e le scarpe impolverate.









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