C’è qualcosa di profondamente bolognese nel correre tra i portici, la prima domenica di marzo, con quell’aria frizzante che sa ancora d’inverno ma già promette primavera. La Bologna Marathon, andata in scena il 1° marzo 2026, ha regalato alla città
“la Dotta” ,una giornata di sport, sorrisi e fatica condivisa che resterà nella memoria di tanti.
Tre le distanze in programma, maratona, 30 km e mezza maratona, per un serpentone di circa 9000 partecipanti complessivi che ha attraversato vie storiche, quartieri vivi e, naturalmente, i portici patrimonio dell’umanità. Tra loro, ben 65 atleti di Corriferrara, presenti con entusiasmo, spirito di squadra e quella sana voglia di mettersi alla prova che fa battere il cuore prima ancora delle gambe.
Eleonora Malossi regina di categoria
A brillare su tutti è stata Eleonora Malossi, capace di conquistare il 1° posto di categoria nella mezza maratona. Un risultato che profuma di determinazione e costanza, costruito chilometro dopo chilometro. In una gara dove ogni dettaglio conta, ritmo, testa, gestione delle energie, Eleonora ha saputo trasformare la fatica in soddisfazione, portando in alto i colori del gruppo.
30 km: la città dei portici e il mondo che corre
La 30 km è stata, per molti, la vera scoperta di questa edizione.
Andrea Rubbini la racconta con l’entusiasmo di chi ha vissuto qualcosa di speciale:
“Bellissimo! Come dice il nome, 30 Km nella città dei portici ... con tantissimi stranieri ad arricchire e colorare il serpentone di 9000 partecipanti sulle 3 distanze. Quest'anno ho trovato un'organizzazione che ha funzionato perfettamente con ristori plastic free adeguati, strade chiuse al traffico e indicazioni chiare sul percorso. La mia prima gara su questa distanza è andata meglio delle aspettative, chiusa in poco più di 3 ore con un leggero calo solo sul finale. Alla fine mi porto a casa una bellissima esperienza, condivisa con tanti amici, ed una medaglia spettacolare da aggiungere alla mia piccola collezione !!! Direi sicuramente appuntamento al 7 Marzo 2027, distanza tbd.”
Nelle sue parole c’è tutto: la scoperta della distanza, l’organizzazione impeccabile, i ristori plastic free (segno dei tempi e della cura), e quella medaglia che a Bologna non è mai solo metallo, ma racconto da custodire.
Anche Sara Sacchelli
ha scelto i 30 km per mettersi alla prova, e il suo commento ha il sapore delle cose vere, dette con il sorriso:
“Bologna! Che spettacolo! Tantissimi amici e davvero bellissimo ritrovarsi tutti prima, dopo e durante il percorso!!! Prima volta sulla lunghezza dei 30k quindi strade tutte nuove ma sicura di trovare un’organizzazione impeccabile. L’arrivo è emozionante come sempre. Bologna non perdona i suoi lastricati e sanpietrini (dopotutto ci vuole un fisico bestiale) ma quando arrivi in piazza maggiore è sempre spettacolare! Mi sono divertita tantissimo e nonostante mi sia lamentata quasi tutti i km come da tradizione, sono certa che la farò anche il prossimo anno! Dopotutto… Bologna è una regola!”
E come darle torto? I sanpietrini bolognesi non fanno sconti, i lastricati chiedono rispetto. Ma l’arrivo in Piazza Maggiore ripaga ogni fatica: lì, tra Palazzo d’Accursio e la Basilica di San Petronio, anche il cronometro sembra inchinarsi all’emozione.
Mezza maratona: debutti e carattere
Nella mezza maratona, oltre al successo di Eleonora Malossi, da sottolineare il debutto più che promettente di Simone Casadio:
“Partivo dalla Griglia E, ci ho messo quasi 7 minuti per arrivare alla partenza vera. Molto traffico i primi 5/6 km, poi ho preso un ritmo costante sui 4.55 e tutto è andato liscio. La salita del diciottesimo ha fatto una bella selezione, ma ho stretto i denti e poi spinto l'ultimo KM. Come debutto in mezza sono entusiasta.”
C’è un momento, in ogni gara, in cui si decide di restare. Per Simone è stata la salita del diciottesimo: quella che “fa selezione”, come dice lui. Stringere i denti, trovare il proprio passo, e poi lanciarsi nell’ultimo chilometro. È lì che si diventa davvero mezzofondisti.
Bologna, tra dottrina e sudore
La Bologna Marathon non è solo una competizione: è un rito collettivo. È la città universitaria che osserva curiosa dalle finestre, è il profumo del caffè che si mescola al sudore degli atleti, è l’accento straniero che si intreccia al dialetto sotto i portici.
Quest’anno l’organizzazione ha convinto tutti: percorso ben segnalato, traffico chiuso, ristori sostenibili. Un evento che cresce e che guarda già al 7 marzo 2027, data cerchiata in rosso da molti.
E mentre le medaglie trovano posto nelle bacheche e le scarpe tornano ad asciugarsi dopo la fatica, resta quella sensazione tipicamente bolognese: colta, ironica, un po’ severa ma generosa.
Perché correre a Bologna non è solo fare chilometri.
È studiare se stessi, tra un portico e l’altro.
E, come direbbe qualcuno sorridendo, “Bologna è una regola”.











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