lunedì 25 agosto 2025

5 Passi in Val Carlina, Paolo Callegari 1° di categoria, 4° assoluto.

                                                         

La leggenda dei “Cinque Passi” in Val Carlina

Nelle ombre fresche delle foreste che cingono l’Appennino bolognese, dove le nuvole


sembrano sfiorare le cime e i torrenti cantano da secoli la stessa melodia, il 25 agosto dell’anno 2025 si rinnovò un rito antico: la gara dei Cinque Passi in Val Carlina.

Non era soltanto una corsa di 18,5 chilometri, con 600 metri di ascesa


e discesa,

ma una prova iniziatica, degna di quei guerrieri che un tempo popolavano le foreste germaniche e che, secondo le leggende, misuravano la forza e il coraggio con la resistenza dei polmoni e la tenacia delle gambe.

I boschi di Lizzano in Belvedere accolsero i corridori come un anfiteatro sacro:


abeti e faggi, custodi secolari, piegavano i rami quasi a benedire il passaggio degli atleti. Il sentiero si snodava tra mulattiere pietrose, crinali che offrivano vedute vertiginose e salite che sembravano non avere fine. Ogni passo era una lotta:

contro la gravità, contro il fiato corto, contro l’eco dei propri dubbi che si perdeva tra le gole della valle.

In questo scenario mitico,


i vessilli Corriferra sventolavano fieri, portati da tre guerrieri della corsa: Vittorio Cavallini, Marco Benati e Paolo Callegari.

Fu quest’ultimo a scrivere la pagina più luminosa della leggenda: Callegari Paolo, con passo saldo e cuore ardente, domò i dislivelli e superò le insidie del tracciato, conquistando il 4° posto assoluto e il titolo di primo nella propria categoria. Un risultato che, narrato dai venti della valle, echeggerà a lungo tra le rocce e le radici.

I saggi delle foreste direbbero che chi affronta la Val Carlina non è più lo stesso al termine della corsa: le salite


temprano, le discese insegnano equilibrio, i panorami aprono l’anima.

Così, la gara dei Cinque Passi non è solo una prova sportiva, ma un rito di passaggio che unisce gli uomini moderni agli spiriti antichi delle montagne.


E quando il sole calò dietro i crinali, gli atleti si ritrovarono stanchi ma fieri, come guerrieri dopo la battaglia, con la consapevolezza di aver inciso il proprio nome in una leggenda che, di anno in anno, continua a vivere.







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