martedì 11 novembre 2025

Maratona di Ravenna, storie di sport e amicizia.

 

Ravenna, città del Paradiso. Tra mosaici, anime in corsa e l’eco di Dante

Là dove le tessere d’oro dei mosaici bizantini riflettono la luce dell’eterno, Ravenna si è fatta ancora una volta tempio di bellezza e fatica, accogliendo  domenica 9 novembre 2025  la Maratona di Ravenna Città d’Arte.
Sotto lo stesso cielo che vide Dante Alighieri trovare il suo ultimo rifugio e comporre il Paradiso, centinaia di anime in corsa hanno celebrato la propria ascesa laica, tra storia, sudore e spirito di fraternità.

Fra le vie ornate da mosaici e memorie, la città  dove ogni pietra racconta un canto, ha accolto anche la Corriferrara, forte di 60 atleti impegnati tra maratona, mezza maratona e la 10 km non competitiva. Una sinfonia di colori e passi, di sorrisi e fatica condivisa.


Luce di performance e amicizia

Tra le stelle di questa giornata, quattro nomi hanno brillato con la luce del loro personal best:

  • Renato Negri, protagonista di una maratona di forza e lucidità, capace di firmare un nuovo traguardo personale.

  • Caterina Maietti, che ha migliorato il proprio PB, con la grazia di chi corre col cuore più che con il cronometro.

  • Federico Oliani, capace di trasformare ironia e fatica in successo.

  • Sara Sacchelli, che in Ravenna ha trovato la magia dell’insieme e la conferma del proprio valore.

  • Andrea Rubbini che con l'aiuto di Sara ed Ilaria ottiene il PB sulla distanza

  • Accanto a loro, il sorriso e l’emozione del debutto: Cristian Mantovani,   al suo esordio nella mezza maratona, ha corso con cuore e gratitudine, raccontando un’esperienza fatta di gioie, dolori e meraviglia. Un primo passo che diventa canto di iniziazione, là dove sport e arte si fondono in un’unica, luminosa emozione.

  • E ancora, la gioia condivisa di Andrea Rubbini, che nella mezza dei 21,097 km ha ritrovato l’entusiasmo del ritorno a Ravenna, la forza della compagnia e la felicità di un PB conquistato insieme a Sara e Ilaria,  sigillando la giornata con una piadina, una birra e il sorriso della medaglia. Un arrivederci già scritto per il 2026, con lo sguardo rivolto chissà  verso la distanza regina.

Ma il vero canto di questa giornata è quello dell’amicizia, che come nel Paradiso dantesco si fa forza motrice di ogni conquista.
È la storia di Chiara Rosignoli, che da atleta si è trasformata in coach per l’amico Juri Gianella: un obiettivo fissato a 1:40, superato oltre ogni attesa con un incredibile 1:33:42, suggellato da un arrivo mano nella mano e gli occhi al cielo. 

Un gesto che pare un verso scritto da Dante stesso: «L’amor che move il sole e l’altre stelle».

E poi c’è la storia di Laura Varolo, pellegrina della maratona, che ha affrontato i 42 km e 195 metri come un cammino interiore. Accanto a lei, un altro atto di amore sportivo e umano: l’amico Antonangelo, pacer delle 4 ore e 30, che vedendola in difficoltà ha rinunciato al proprio obiettivo per accompagnarla fino al traguardo
Un passo dopo l’altro, fino all’ultima falcata, ha scelto di mettere l’amicizia davanti al tempo, l’anima davanti al risultato.
In quell’arrivo condiviso si è compiuta la loro vittoria: non quella segnata dal cronometro, ma quella scolpita nel cuore.


Le voci degli atleti

Sara Sacchelli:
"Ravenna è magica. Nonostante il porfido, nonostante qualche pecca sui ristori, nonostante il percorso non troppo veloce. Però si corre sempre insieme. Ci si porta al traguardo l’uno con l’altro. Poi quest’anno prime partecipazioni alle gare per gli amici della running school e ti senti parte di una squadra fantastica. Medaglia bellissima e un PB per tutti che aiuta l’autostima (grazie alle mie lepri!!)."

Caterina Maietti:
"Partita poco convinta anche perché c’era veramente tanta tanta gente ne è uscito un bel tempo migliorando il mio PB anche se di poco. La medaglia è sempre bella."

Cristian Mantovani:
"E' stata la mia prima mezza maratona,   per descrivere tutte le emozioni, le gioie, i dolori, nella fase di preparazione sono contentissimo di aver partecipato e ottenuto il tempo che mi ero prefissato nonostante tutto. Il contesto che combina sport e cultura e le varietà di monumenti storici si incontrano nel percorso assieme al clima della gente della musica ha reso questa giornata direi per me indimenticabile."

Laura Varolo:
"Oggi 9 novembre ho corso la maratona di Ravenna.... percorso tra mosaici bizantini, parco ,ma anche tanti km in rettilinei deserti resi meno faticosi dalle persone sempre sorridenti dei ristorie dalle persone in gara con le quali si condividono sensazioni ed emozioni. Sapevo sin dalla partenza che sarebbe stata una gara dura, perché non avevo una preparazione adeguata ma il mio motto è sempre arrivare... non si molla... arrivo o correndo o camminando. Purtroppo non ho molto tempo per allenarmi ma a me piacciono molto le gare lunghe perché la fatica è l'unica cosa che mi toglie l'attenzione tutto lo stress dei pensieri negativi. Il corpo ha presentato presto il conto e il percorso è diventato presto una via crucis personale. Ma proprio quando meno te lo aspetti le cose possono cambiare... il mio caro amico, che mi ha preparato per la mia prima maratona a Roma.... faceva il pacer delle 4 ore e 30... lui che aveva la preparazione per portare a termine il suo obiettivo , quando mi ha vista in difficoltà ha scelto di sacrificare il suo obiettivo per portare a termine il mio. È rimasto al mio fianco passo dopo passo. Arrivare al traguardo non è stato solo completare 42 km 195 metri ma avere avuto la dimostrazione di un amico che ha messo il mio obiettivo di arrivare... davanti al suo. Le imprese si realizzano grazie anche alla forza che di danno gli altri. Il vero trionfo non è stato quello del tempo segnato dal cronometro ma dalla profonda amicizia del mio caro amico Antonangelo che mi ha accompagnato fino all' ultima falcata."

Chiara Rosignoli:
"Una gara per me un po diversa! Da coach. Un obbiettivo fissato a 1.40, ma felicemente centrato a 1:33:42. dopo mesi e tabelle fatte per Juri Gianella, felicità per lui e tanta soddisfazione per me."

Federico Oliani:
"In realtà mi sono iscritto solo perché mi mancava l’ambita medaglia con il mosaico... e mi sono ritrovato al mattino presto con 7 gradi, vento, una indigestione dal sushi del giorno prima e solo una canotta smanicata perché 'tanto c’è caldo'. Correre veloce o farsela addosso, non c’era alternativa: ed ecco come ho fatto il personale. Ciliegina sulla torta: Arrivo alle 11 sotto l’arco di arrivo e giustamente mi dicono che le navette partiranno tra un’ora. Panico. Mi avvio velocemente alla macchina che avevo lasciato all’expo... sudato e congelato. La vera gara di velocità inizia adesso: arrivare alla tazza di casa prima dell’inevitabile. Missione compiuta."

Sara Previati:
"Sempre bella come gara anche se a mio avviso l'organizzazione del post gara potrebbe migliorare (scomodo il ritorno al Pala De Andrè) comunque la corsa tra le vie storiche ha sempre il suo fascino e la medaglia è il TOP!"

Andrea Rubbini:
"Distanza dei 21.097Km, domenica torno a Ravenna pieno di entusiasmo ed in piacevolissima compagnia 😊.
La giornata va in maniera spettacolare: una grande festa del running, super partecipata e ben organizzata, conclusa con un PB (soprattutto grazie a Sara e Ilaria con cui ho condiviso praticamente tutti i 21K) ed una super piada&birra con medaglia al collo!
Appuntamento già in calendario per il 2026, con un pensiero alla distanza regina.."

Maria Giuseppina Santoro :

Per quanto mi riguarda una maratona del genere (organizzata nel miglior dei modi)era la prima volta che la facevo da quando a settembre  mi sono iscritta al corso di fitwalking sono stata a Formignana (6 km)Quella di Castenaso(11 km)e quella di Calderara(10 km)ma questa di Ravenna è  stata spettacolare camminare sul Darsena è  stato fantastico vedere quelle panchine fatte con il mosaico(l unica cosa che mi ricordo perché avevamo un obiettivo io e le 2 ragazze che erano con me ed era quello di fare 10 km in meno di 1 ora e 45 minuti...e udite udite....Ce l' abbiamo fatta 1 ora e 37 min.). Siamo tornate a casa felici e con una medaglia stupenda come la città che ci ha ospitato


Epifania finale

E così, tra mosaici che riflettono la luce del cielo e le parole di Dante che ancora abitano l’aria, la Corriferrara ha scritto un nuovo canto della sua commedia sportiva.
In Ravenna, città del Paradiso, ognuno ha corso la propria parabola, e nell’intreccio di amicizie, sorrisi e sacrifici, ha trovato la sua piccola eternità.
























lunedì 10 novembre 2025

Trofeo città di Ferrara 1^ Tappa

 

Il richiamo della terra: la corsa campestre del Santuario del Poggetto

C’è qualcosa di primordiale nella corsa campestre. Niente asfalto, niente linee bianche, niente cronometri ossessivi: solo il respiro, il battito del cuore e il fango che ti risucchia i piedi come a ricordarti che, prima di tutto, sei parte della terra.
Domenica 9 novembre 2025, ai piedi del Santuario della Madonna del Poggetto (FE), quel richiamo antico ha risuonato forte. È stata la prima tappa del Trofeo Città di Ferrara, e il prato sacro che circonda il santuario si è trasformato in un’arena viva, piena di gambe, fiato e passione.

Una grande partecipazione ha animato la giornata: giovani promesse, veterani dal passo esperto, e un folto gruppo di atleti Corriferrara, capaci di portare i colori sociali sul podio in quasi ogni categoria.


I protagonisti Corriferrara

Il vento e la terra hanno premiato chi non ha avuto paura di sporcarsi, di spingere, di lasciare tutto là, tra le zolle e l’erba umida.
Ecco i nostri podisti sul podio:

  • Patrizia Bigoni – 3ª assoluta, 2ª di categoria

  • Aniello Sarno – 1° di categoria

  • Alessandro Medri – 1° di categoria

  • Denis Grandi – 2° di categoria

  • Matteo Benetti – 2° di categoria

  • Laura Garcia Gonzalez – 2ª di categoria

  • Lucia Scagliarini – 3ª di categoria

  • Alessio Zambrini – 3° di categoria

  • Michele Longhi – 3° di categoria

  • Valarini Leonardo – 2° di categoria esordienti

  • Delli Gatti Marco – 3° di categoria ragazzi

Una squadra compatta, capace di lasciare il segno in ogni fascia d’età, a dimostrazione che la passione per la corsa non ha confini.


Le voci dal fango

«È stato bellissimo tornare nella mischia. Per migliorare ci sarà tempo...»
Così ha commentato il presidente della Corriferra Massimo Corà, sintetizzando in poche parole lo spirito della giornata: più che la prestazione, conta esserci, sentire di nuovo l’adrenalina e la comunità che solo una campestre sa creare.

Alessandro Medri, tornato a calcare i percorsi sterrati dopo una lunga pausa, ha raccontato:
«Ritorno alle campestri dopo molto tempo. Gara dura ma con belle sensazioni. Non vedo l’ora di fare le prossime due...»

E Denis Grandi ha aggiunto un pensiero che sa di speranza:
«Prima tappa di tre del Trofeo Città di Ferrara di corsa campestre con la classica apertura al Santuario del Poggetto ed una partecipazione soprattutto nelle categorie giovanili molto buona come ormai non si vedeva da qualche anno... Sicuramente un buon segnale di ripresa (si spera) per il movimento crossistico provinciale che nell’ultimo periodo stava faticando un pochino. Giornata bella e frizzante, mi sono divertito.»


Più che una corsa

La campestre non è solo una gara: è un ritorno all’essenza.
È correre con il fiato corto e la mente libera, affondare nella terra e sentirsi vivi. È ricordarsi che, prima di ogni podio, di ogni medaglia, di ogni tempo ufficiale, c’è la gioia pura del movimento.

Al Santuario del Poggetto, quella gioia è tornata a farsi sentire forte, mescolata al profumo dell’erba e alla voce dei ragazzi che si rincorrono.
Un segnale che il cross ferrarese è più vivo che mai  e che la strada, anzi il sentiero, è tracciato.






domenica 9 novembre 2025

Mezzolara, Trofeo Massimo Miccoli. Paola Pantaleoni 1^ di categoria.

 

Paola e Mauro: di corsa, insieme, tra ghiaia e sogni – Trofeo Massimo Miccoli 2025

C’è qualcosa di teneramente epico nel vedere una coppia che corre insieme, Paola Pantaleoni e Mauro Robustini, coppia nella vita e compagni di squadra per Corriferrara.. Domenica 9 novembre, a Mezzolara, durante il Trofeo Massimo Miccoli, il cielo si è aperto su un percorso di 8,3 km fatto di asfalto, ghiaia ed erba: un mosaico di superfici, come la vita stessa, dove ogni passo racconta una storia.

Paola Pantaleoni, per Corriferrara, continua la sua scia luminosa di risultati e conquista ancora una volta il 1° posto di categoria. La sua corsa ha qualcosa di leggero e deciso insieme la determinazione di chi non corre per fuggire, ma per ritrovarsi. “Dopo molti anni partecipo di nuovo a questa gara... mi sono divertita! Mi piacciono queste garette!” racconta Paola, con quel sorriso che si sente anche tra le righe. E poi aggiunge, quasi con la dolcezza di chi pensa prima all’altro: “E finalmente anche Robu sta tornando piano piano ai suoi tempi di gara.

Già, Robu, al secolo Mauro Robustini, che dopo l’infortunio sta risalendo la sua personale collina. Non si lamenta, non forza: ascolta le gambe, il respiro, il cuore. E questa volta, il cronometro torna a sorridergli. “Percorso misto asfalto, ghiaia e campestre, ma finalmente corro senza troppa fatica dall’inizio alla fine... dopo tanti mesi vedo il mio crono sui 5,30 al km. Molto soddisfatto.” Una frase semplice, ma piena di sollievo e orgoglio, perché dietro ogni numero c’è una storia di costanza, di ripartenze e di fiducia in sé stessi.

L’organizzazione del Gruppo Cinque Cerchi è stata impeccabile: Palasport a disposizione per spogliatoi, docce bollenti, phon, deposito borse e ristori con tè caldo e crostata dettagli che, in una fredda mattina di novembre, scaldano quanto un abbraccio.

E così, tra il profumo dell’erba bagnata e il battito dei passi sul ghiaione, Paola e Mauro ci ricordano che la corsa, in fondo, è una metafora d’amore: non importa chi arriva prima, ma chi non smette mai di correre insieme.







giovedì 6 novembre 2025

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 

Il Vento Corre con Noi – Cronache di Corriferrara

C’è qualcosa di antico e meraviglioso nel passo che si posa sulla terra, nel respiro che si intreccia al vento e nell’eco di una corsa che attraversa città, colline e oceani. Questa settimana, il popolo di Corriferrara ha lasciato le sue impronte in sei luoghi diversi, portando con sé lo spirito indomito dei corridori che non temono distanza né dislivello.

Da Roma, dove la Corsa dei Santi ha risuonato fra le ombre del Colosseo e il sole d’autunno sui sampietrini, fino a Pozzonovo, dove i campi veneti hanno accolto la Camminata autunnale tra nebbie leggere e profumo di terra umida.

Nei boschi selvaggi di Palazzuolo sul Senio, il Trail del Cinghiale ha chiamato i più temerari: sentieri di fango e rocce, silenzi di montagna e il fiato corto di chi affronta l’impossibile. Qui, Ion Coban ha scritto una pagina di forza e determinazione, conquistando un magnifico 3° posto assoluto nella durissima prova da 100 km  un’impresa che ha il sapore dell’epica.

A Molinella, lungo le acque e i sentieri della Vallazza, tre regine hanno brillato: Rosanna Albertin e Paola Pantaleoni, prime di categoria, e Caterina Maietti, terza. Le loro corse hanno avuto la grazia e la forza del vento che non si piega.

A Castagnero, tra castagne e colline, la Marcia delle Castagne ha visto corridori salire e scendere fra boschi dorati; mentre oltre l’oceano, a New York, le strade infinite della metropoli hanno accolto la leggenda: la Maratona, 42,195 km di emozione pura, dove il cuore batte in mille lingue e i sogni corrono insieme.

In totale, 40 atleti, 948 chilometri percorsi e 14.950 metri di dislivello: un’onda di energia che unisce l’Italia e l’America, il respiro del gruppo e la voce di ogni singolo passo.

E quando il sole tramonta sulle strade ormai silenziose, resta l’eco di ciò che li unisce: la passione, la fatica, e quella scintilla che rende ogni corsa una piccola epopea.

Corriferrara non corre soltanto: attraversa il mondo, un passo alla volta, sospinta dal vento del cuore.











New York Marathon: Otto atleti Corriferrara presenti

 

                                                               Immagine generata con AI
                                                         Racconto di fantasia relativo ad una bella avventura

Oltre l'Oceano che ci separa, oltre la fatica: la 54ª TCS New York City Marathon del 2 novembre 2025

C’era un’alba frizzante il 2 novembre 2025 quando le strade di New York City si sono trasformate in un nastro senza confini: corsie, ponti, grattacieli, urla di incoraggiamento, cuori che battevano all’unisono in un unico passo lungo 42,195 km.
Per la squadra Corriferrara, erano otto i nomi che spiccavano, Valentina Danieli, Marco Trombin, Domenico Curci, Boldrini Tommaso, Borgatti Paolo, Pirazzi Lorenzo, Ranzolin Niccolò, Salmi Giorgio e Neri Margherita pronti a tracciare la loro avventura tra la folla, tra le voci, tra i battiti di una città che non dorme mai.


Un sogno lungo cinque quartieri

Si parte da Staten Island, si attraversa il Verrazzano-Narrows Bridge, si fanno le strade di Brooklyn, Queens, si tocca il Bronx, e poi Manhattan, fino al trionfo a Central Park: questo è il percorso iconico della maratona newyorkese. 
Per Valentina e Marco non era solo correre: era abitare ogni passo, assaporare ogni respiro, incontrare la diversità di mille volti lungo la strada, bambini con bandierine, gruppi musicali improvvisati, tanto tifo.


Corriferrara al via verso New York

Gli atleti pensavano a quella sensazione che nasce dal doppio incontro con la città e incontro con sé stessi. Ogni chilometro era un “ciao” alla città che la ospitava, e un “ciao” al corpo che metteva alla prova.
Gli atleti sapevano che non era soltanto una corsa, era un racconto da narrare, con le gambe, con il respiro, con il sorriso e magari con un battito in più quando le vie di Manhattan si aprivano alla sua corsa.

E correndo insieme o separati a ritmi personali, sapevano che a New York quella mattina stavano portando anche i colori di Corriferrara, la voglia di far parte di una comunità che crede nella forza gentile di chi si impegna.


I momenti che non si dimenticano

  • La partenza: l’aria era frizzante, il rumore dei passi e delle scarpe sulla strada già risuonava come un battito.

  • I ponti: quel momento sospeso tra cielo e acqua, dove la città sembra un sogno e la corsa una poesia.

  • I quartieri: Brooklyn, Queens, Bronx ,ognuno con un sapore diverso, un tifo diverso, una vibrazione diversa.

  • L’ultima parte a Manhattan: la stanchezza che bussava, ma il pubblico che sosteneva, i chilometri che diventavano ricordo e gloria.

  • Il traguardo: Central Park, il tappeto finale, l’abbraccio al momento in cui si scrive il “ce l’ho fatta”.


Perché correre oltre il confine?

Correre la maratona di New York non è solo attraversare cinque quartieri: è attraversare la propria soglia, oltre la fatica, oltre il passo lento o veloce che sia. È dire “ero lì”, e lasciare una traccia, non solo sull’asfalto, ma nella memoria.
Per gli atleti Corriferrara, non era più solo una trasferta: era una celebrazione, un «giorno di festa» personale e collettiva.


Un pensiero finale

E mentre le luci di New York nel pomeriggio accoglievano gli ultimi stanchi e felici corridori, i nostri atleti, con le gambe che a qualcuno avrebbero ricordato “domani sentirò”, sorridevano. Sorridevano perché avevano condiviso con la città, con il pubblico, con sé stessi, qualcosa che va oltre il confine: della distanza, del corpo, delle proprie paure.
E questa maratona, la maratona del 2 novembre, resterà per loro e per tutti noi che leggiamo  come un capitolo pieno di gioia, amicizia, coraggio, e quel meraviglioso battito del “arrivo” che è in fondo anche un “inizio”.







martedì 4 novembre 2025

Nel collettivo del 26 ottobre raccolti 325€ per la Fondazione Sergio Cova



Ferrara — La corsa non è solo performance, cronometro e allenamenti. È anche comunità, condivisione e supporto reciproco. Lo hanno dimostrato ancora una volta gli atleti della Corriferrara ASD, trasformando il Collettivo del 26 ottobre 2025 in un gesto concreto di solidarietà verso chi convive con patologie respiratorie croniche.

Questa mattina, 3 novembre 2025, alla Corriferrara Home, è stata ufficialmente aperta la cassetta posizionata durante l’evento e destinata alla Fondazione Sergio Cova: un momento semplice, ma denso di significato.

✅ Il risultato: 325 euro raccolti

Una cifra che rappresenta la somma di tanti piccoli contributi spontanei, espressione di un gruppo sportivo che ha dimostrato di avere gambe forti e un cuore ancora più forte.

I fondi raccolti saranno destinati a sostenere progetti per migliorare la cura e la qualità della vita delle persone affette da problemi respiratori cronici: un aiuto concreto, nato da un gesto profondamente umano.



💬 Il grazie dell’organizzazione

Durante l’apertura della cassetta, Federico Bellini, promotore dell’iniziativa insieme alla società, ha voluto ringraziare tutti i partecipanti:

“È un risultato che ci riempie di gioia. Ancora una volta, la Corriferrara ha dimostrato di saper guardare oltre l’allenamento: le vostre gambe e il vostro cuore hanno fatto la differenza.”

Bellini ha voluto rivolgere anche un pensiero particolare a Massimo, per aver creduto fin da subito nell’idea e per la sua costante attenzione verso il valore sociale dello sport.


🏃‍♂️ Una corsa che unisce e fa respirare speranza

Questa iniziativa conferma la volontà di Corriferrara di essere non solo una società che allena atleti, ma una realtà che abbraccia la città e le sue esigenze, facendosi promotrice di progetti al servizio delle persone.

Perché quando si corre insieme, si va più lontano.


La Vallazza

 

🏺 La Vallazza: canto degli eroi di Molinella 🏺

Canto I – Dell’asciutto sterrato, delle sportine e della gloria Corriferrara
Molinella fu quel giorno, il 2 di novembre dell’anno duemilaventicinque, teatro di nobili fatiche e sudate glorie.
Sotto un sole d’autunno che pareva d’estate, quando la campagna emiliana s’accende di giallo e di rame, gli eroi Corriferrara calzarono le scarpe e si schierarono alla partenza della “La Vallazza”, gara di 13,5 chilometri tra erba, ghiaia e stradine d’asfalto.
Né pioggia né fango fermarono i prodi, perché la terra era asciutta e gentile, come il sorriso d’una dea benevola.


⚔️ Canto II – Delle gesta di Rosanna, la veloce tra le donne

E si levò come brezza sul campo la figura di Rosanna Albertin
che pur dicendo:

Gara affatto veloce (per i miei gusti), praticamente una campestre... nonostante ciò è andata molto bene!

corse con animo fiero e passo leggero, conquistando il 4° posto assoluto e fu la 1ª di categoria
E con lei le girls Corrife, le compagne d’arme, tornarono vittoriose, sportine al braccio e sorrisi d’oro.

Bella e divertente mattinata” disse Rosanna,
e tutto il popolo podistico ne cantò le lodi.


🏺 Canto III – Paola, signora della mortadella e delle vittorie

Poi fu la volta di Paola Pantaleoni, colei che domina i percorsi misti e gli animi festosi.
Anche per lei 1° posto di categoria,   e un bottino degno d’un’eroina: una mortadella da un chilo, simbolo di gloria e di banchetto post-bellico. Ella disse, col cuore lieto e lo sguardo grato:

La Vallazza km 13,500 tra sterrato, ghiaia e (poco) asfalto: non proprio una gara veloce ma un’altra bella prova.
Complimenti agli organizzatori… E la mortadella da 1 kg me la sono portata a casa assieme alle sportine!!

E gli dèi del ristoro sorrisero compiaciuti.


🌿 Canto IV – Dei valorosi Grandi e Medri, e delle curve del destino

Vennero poi Denis Grandi  e Alessandro Medri, guerrieri del passo costante, che combatterono tra curve e sterrati, giungendo entrambi 4° di categoria, a un soffio dal podio.

E Denis, uomo di natura e poesia, parlò così:

Percorso non molto veloce perché presenta diversi settori sterrati e in erba con tanti cambi di direzione, ma a me piace comunque tanto perché amo questi paesaggi e il contatto con la natura!

E la campagna di Molinella, udendo quelle parole, rispose frusciando le sue foglie dorate.


🌸 Canto V – Delle donne serene, Sara e Caterina

E non furono da meno Sara Melloni   e Caterina Maietti
che onorarono la corsa con grazia e tenacia: 

Sara 5ª di categoria  

Caterina 3ª di categoria

Sara, che un tempo aveva lottato col fango, finalmente trovò la pace dei sensi e dei piedi:

Per la prima volta sono riuscita ad apprezzare questo percorso, senza lottare per rimanere in piedi o per uscire dal fango.
Una gara ben organizzata e ben premiata, in una giornata che sembrava estiva
.”

E tutti annuirono, perché davvero il sole pareva benedire i Corriferrara.


🏆 Canto VI – Della gloria e delle sportine eterne 

Così si concluse la giornata eroica:
nessun cavallo, ma molte scarpe veloci;
nessuna spada, ma gambe e sorrisi affilati.
I Corriferrara tornarono al campo base, carichi di premi, sportine e storie da raccontare.
E mentre il sole calava dietro le campagne di Molinella, una voce si levò tra gli atleti, dicendo:

Che bella è la fatica, quando sa di natura, di amicizia… e di mortadella.”

E gli dèi del podismo, commossi, brindarono con sali minerali e applausi.


Così cantò la Vallazza, e così sia tramandato: che in ogni corsa ci sia un po’ di epopea, un po’ di ironia, e sempre una sportina felice alla fine.



















lunedì 3 novembre 2025

Trail del cinghiale, Ion Coban, al suo rientro nelle gare 3° assoluto nella 100 km

 

🌿 Il Canto del Cinghiale

Palazzuolo sul Senio, 31 ottobre – 1 novembre 2025

C’è un silenzio particolare, prima che tutto cominci.
Un silenzio che non è assenza di suono, ma attesa: quella che precede i passi degli uomini e delle donne che scelgono di misurarsi con la montagna, non per sfidarla, ma per ascoltarla.
Così è stato a Palazzuolo sul Senio, dove il Trail del Cinghiale ha accolto i suoi protagonisti come un antico rito di fatica e di verità.

Il bosco, intriso d’autunno, si è fatto testimone delle imprese degli atleti Corriferrara, ciascuno immerso nel proprio cammino, cento, sessanta, quarantacinque, trentacinque, venti chilometri di terra, fango e cielo.
Non una corsa, ma una lenta conversazione con la natura e con sé stessi.


🏔 Ion Coban – il ritorno dell’eroe silenzioso 

Sulla 100 km ,un regno di 5720 metri di dislivello, è tornato Ion Coban, dopo mesi di lontananza e di ferite non ancora rimarginate.
Ha corso come si torna in un luogo amato: con cautela, con rispetto, con la consapevolezza che ogni passo è un dono.
Ed è così che, in questa lunga danza di salite e discese, Ion ha trovato la forza non solo di resistere, ma di rinascere: 3° posto assoluto, segno che il corpo si piega ma lo spirito no.

Le sue parole restano come una confessione onesta, quasi un piccolo poema di determinazione:

Dopo oltre tre mesi di lontananza da gare causa pubalgia (non ancora superata del tutto) e allenamenti mirati a mantenere un minimo la forma fisica finalmente si ritorna a gareggiare al Trail del Cinghiale. Gara fatta in passato ma sempre su distanze minori. Quest’anno ho deciso di provare la massima distanza anche se quando mi sono iscritto non immaginavo i problemi fisici (o per lo meno speravo che tutto andasse bene ma per chi fa Trail le sorprese sono sempre dietro l’angolo). Fino a due settimane dalla gara (ultima data utile per chiedere il trasferimento) ero ancora in dubbio se partire o chiedere il trasferimento alla prossima edizione dato che i problemi fisici non sono superati del tutto ma le sensazioni sono positive e l’infiammazione lentamente sta diminuendo di intensità. Alla fine ho deciso di partire e di valutare eventualmente durante la gara come avrebbe risposto il fisico sia per quanto riguarda l’infiammazione sia per la resistenza data la carenza di allenamenti lunghi. La partenza della gara è stata abbastanza tranquilla. Ho 10-15 concorrenti che mi precedono subito dopo la partenza e io che sto cercando di ascoltare i segnali che il corpo mi trasmette e di monitorare la situazione. In salita riesco ad andare abbastanza bene mentre in piano e in discesa spesso vengo superato da altri concorrenti in quanto non riesco ad allungare il passo. Attorno al 20 km l’infiammazione nella zona dell’inguine inizia a aumentare tanto che decido di rallentare ancora il passo. Per mia fortuna vedo che l’intensità del dolore risulta sopportabile e non aumenta di intensità tanto che decido di provare a spingere di più. Vero il 60° km raggiungo e supero in salita Samuele (che si trova in terza posizione e in questa fase di gara si trova in crisi ma per fortuna decide di ritornare sui suoi passi e starmi dietro) e insieme corriamo per il resto della gara e tagliamo il traguardo insieme. Per quanto riguarda la gara molto bella e ottima organizzazione come sempre. L’altra caratteristica che non manca quasi mai al Cinghiale è il fango a non finire. In certi tratti in discesa non si riusciva a stare in piedi, sia causa fango sia causa rocce lisce che sono come della lastre di ghiaccio.

Ion non parla come un vincitore, ma come chi è tornato da un viaggio dentro sé stesso, e ne porta indietro il dono della resilienza.


🌫 Elfrida Candelaresi – la costanza dei monti

Sulla 60 km (3560 metri di dislivello) ha corso Elfrida Candelaresi, discreta e forte come i silenzi del bosco che l’ha accolta.
Non servono molte parole per raccontarla: basta immaginare le ore che ha trascorso tra le nuvole basse e le foglie umide, con la montagna che sussurra al passo di chi non si arrende.


🌲 Michele Tuffanelli – la lacrima e la vetta  

Sulla 45 km (2610 metri di dislivello) si è mosso Michele Tuffanelli, uomo che corre con il cuore prima che con le gambe.
La sua voce è quella di chi ha attraversato la stanchezza e vi ha trovato la commozione, la gratitudine, la sorpresa:

Chissà se sarà veramente l'ultimo cinghiale, ma dopo la gara che ne è venuta fuori, non mi dispiacerebbe, quando arrivi emozionato e non riesci neanche a condividere la gioia con chi a casa (Letizia) ti segue con ansia e condivisione perché scappa la lacrimuccia, ma veniamo alla gara tutto perfetto, il meteo perfetto per correre, gestita alla perfezione perché così devo fare in una 45, divertito un sacco e poi quando ti accorgi di correre fianco a fianco con la prima donna, e che donna, una che ha vinto il Tor e seconda quest'anno, e ti fa' pure i complimenti all'arrivo, beh la soddisfazione è tanta... quindi dicevo sarà l'ultimo, credo proprio di no.

C’è in queste parole la verità del Trail: la fatica come rivelazione, la commozione come vittoria.


🍂 Marcello Gardin – l’uomo del fango e della luce   

35 km, 2020 metri di dislivello, e l’anima piena di stupore.
Marcello Gardin racconta con semplicità quello che tutti sentono ma pochi sanno dire:

Panorami spettacolari per una corsa all’insegna del fango e della fatica. Torno a casa con un’esperienza fantastica.”

È nella brevità di questo pensiero che si nasconde la profondità del viaggio: il corpo stanco, il cuore vasto.


🌤 Manuel Di Barbora – il respiro breve e felice

Sulla 20 km (1040 metri di dislivello) ha corso Manuel Di Barbora, leggero come un vento giovane tra i castagni.
Ogni passo breve è stato un piccolo atto di libertà, ogni salita un sorriso condiviso con la terra.


🌕 Epilogo – del Cinghiale e degli uomini

Alla fine, quando il cielo si è chiuso sulle creste e la luce ha cominciato a svanire tra le foglie, il Trail del Cinghiale è rimasto sospeso nell’aria come un respiro collettivo.
Non c’erano vincitori e vinti, ma solo uomini e donne che avevano camminato dentro la propria forza e dentro la propria fragilità.
E da qualche parte, tra il fango e le stelle, la montagna ha sorriso, come una madre antica che riconosce i suoi figli.














domenica 2 novembre 2025

Pozzonovo: 5^ camminata autunnale

 


5ª Camminata Autunnale – Il respiro della nebbia

“La nebbia agli irti colli...”

Comincia così il racconto di Franca Panagin : "La nebbia agli irti colli, come citava una famosa poesia del Carducci. Cosi ha accolto i numerosi podisti/camminatori Pozzonovo (PD) che nella prima domenica di novembre hanno partecipato alla corsa non competitiva , giunta alla quinta edizione. Questa volta però la nebbia è salita molto lentamente, ci ha accompagnato per tutto il percorso,18km abbondanti. Percorso misto sterrato reso pesante dalle piogge abbondanti dei giorni precedenti e dalla nebbia notturna, però la nebbia rende la corsa particolarmente suggestiva ,con lacrime di rugiada che scendono nel volto. Corsa bene organizzata, volontari e ristori lungo il percorso, e un abbondante ristoro finale con panino, pizza sempre calda, e in omaggio un sacchetto di mele offerte dal consorzio agrario di Pozzonovo."

Così, con voce d’antica memoria, pareva sussurrare l’alba sopra Pozzonovo, quando i podisti e i camminatori, come anime pellegrine d’autunno, si sono raccolti nel primo chiarore del giorno.

Era la quinta edizione della Camminata Autunnale, e la pianura padovana s’avvolgeva d’un manto lieve, di bianco silenzio e di rugiada.
La nebbia, lenta e materna, saliva dai fossi, si posava sui campi, si intrecciava ai rami nudi dei pioppi come un velo di malinconia.
Eppure non era tristezza , era poesia che scendeva sulle strade, sui volti, sui respiri.

Per Corriferrara, c’erano Franca Panagin e Ottorino Malfatto: due figure che il passo univa alla terra, alla nebbia, al tempo.
Diciotto chilometri di cammino, tra l’odore dell’erba bagnata e il silenzio che solo l’autunno conosce.
Il sentiero, misto e pesante, portava l’impronta delle piogge recenti, ma ogni fatica trovava sollievo nel respiro della campagna, nella voce gentile dei volontari, nei ristori che punteggiavano il percorso come oasi di bontà e sorriso.

E quando il cammino giunse al termine, Pozzonovo si fece festa.
Un panino caldo, una fetta di pizza fumante, un sacchetto di mele donato dal consorzio agrario, cose semplici, ma dal sapore schietto, antico, come il pane dei nonni, come il vino versato dopo la vendemmia.

Così finì la corsa, non con clamori né con trofei, ma con un sentimento di pace.
Nel velo della nebbia che ancora indugiava, sembrava che la natura stessa volesse benedire i passi degli uomini.

E allora sì, “la nebbia agli irti colli” non era più solo un verso di scuola,
ma il respiro vivo d’un mattino d’autunno, la voce segreta d’un cammino condiviso, la poesia che, senza volerlo, ogni podista scrive col proprio passo.