lunedì 24 agosto 2026

31ª Su e So per i Ponti

 

                                              Foto pagina FB Podisti Tagliolesi(grazie)

Su e so per i ponti: ad Adria si corre, ma soprattutto si torna

Ci sono gare che si misurano con il cronometro e altre che, più semplicemente, si misurano con il coraggio di esserci.

Venerdì 21 agosto 2026, ad Adria, è andata in scena la Su e so per i ponti, gara di 7 chilometri che ha portato i partecipanti a correre dentro una città che, per sua stessa natura, sembra essere nata per raccontare il rapporto fra l'uomo, l'acqua e il movimento.

Adria è una città antichissima, legata a un territorio che un tempo era fatto di lagune, canali e vie d'acqua. La sua storia affonda le radici nel mondo paleoveneto, etrusco e greco e, secondo una tradizione antica, sarebbe proprio da Adria che deriverebbe il nome del Mare Adriatico. Una leggenda affascinante, anche se non filologicamente certa, che rende ancora più suggestivo correre qui.

E poi ci sono i ponti.

Ponti che non sono soltanto strutture da attraversare, ma piccoli simboli di una città costruita nei secoli attorno all'acqua. Adria, oggi attraversata dal Canal Bianco, ha conosciuto nei secoli profonde trasformazioni del territorio: il mare si è allontanato, i fiumi hanno cambiato il loro corso, le terre sono state bonificate e la città ha continuato, ostinatamente, a reinventarsi.

Forse è proprio per questo che una gara come la Su e so per i ponti possiede qualcosa di particolare: correre da una parte all'altra dell'acqua diventa quasi un modo per attraversare la storia.

Il ritorno di Davide

Tra i partecipanti c'era Davide Bosi, per il quale questi 7 chilometri avevano un significato che andava ben oltre il risultato.

Dopo l'infortunio alla caviglia rimediato al Trail dla Cavdagna di Ariano, quello di Adria era infatti l'ennesimo rientro. E quando si torna dopo un infortunio, il cronometro può tranquillamente aspettare.

Ennesimo rientro, dopo l'infortunio alla caviglia Trail dla Cavdagna (Ariano). Naturalmente non guardo molto il crono, quello che conta era arrivare integro. Direi buona organizzazione con molti partecipanti.

Poche parole, ma dentro c'è tutto quello che rende speciale il ritorno di un atleta.

Perché dopo un infortunio la vera vittoria non è necessariamente arrivare davanti agli altri. È arrivare alla fine sapendo che quella caviglia ha retto, che il corpo ha risposto, che la paura ha lasciato spazio alla fiducia.

È il primo passo verso il ritorno.

E forse, quella sera, Davide non correva soltanto quei sette chilometri. Correva anche contro il ricordo dell'infortunio, contro la prudenza che inevitabilmente accompagna ogni rientro, contro quella domanda silenziosa che ogni atleta si porta dentro quando ricomincia: sarò davvero tornato?

La risposta non la dà il cronometro.

La dà il corpo.

La dà il sorriso dopo l'arrivo.

La dà la voglia di riprovarci.

Una città che conosce i ritorni

Adria, del resto, è una città che di ritorni se ne intende.

Nei secoli ha conosciuto prosperità e declino, acqua e terra, commerci e abbandono. Un tempo era un importante emporio frequentato da Greci ed Etruschi; poi l'interramento del territorio e i mutamenti dei corsi d'acqua ne modificarono profondamente il destino. Le grandi opere idrauliche, compreso il celebre taglio di Porto Viro tra il 1600 e il 1604, contribuirono a restituire equilibrio a un territorio che l'acqua aveva più volte ridisegnato.

Quasi una metafora perfetta per una serata di corsa.

Perché anche un atleta, qualche volta, deve imparare a convivere con l'acqua alta, con le deviazioni, con le strade interrotte. Deve fermarsi, curarsi, aspettare. E poi ripartire.

Adria lo insegna da secoli: non sempre si può scegliere la strada, ma si può scegliere di continuare a camminare.

E poi, quando arriva il momento giusto, anche a correre.

Sette chilometri, una piccola conquista

La Su e so per i ponti ha così regalato una serata di sport e partecipazione, con una buona presenza di concorrenti e un'organizzazione apprezzata da Davide.

Sette chilometri possono sembrare pochi sulla carta.

Ma sette chilometri, dopo un infortunio, possono diventare un viaggio.

Il primo ponte è quello della paura.

Il secondo quello della prudenza.

Il terzo quello della fiducia.

E quando finalmente si arriva all'ultimo, ci si accorge che dall'altra parte non c'è soltanto il traguardo.

C'è la consapevolezza di essere tornati.

Per Davide Bosi, ad Adria, forse la gara è stata proprio questo: non una sfida contro il tempo, ma un piccolo, prezioso passo verso la normalità.

E qualche volta, nel mondo della corsa, la normalità è il traguardo più bello che si possa
 conquistare.



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