lunedì 24 agosto 2026

Sardon Trail

 

Sardon Trail, correre sulla poesia: Duino racconta il mare

Ci sono sentieri che attraversano un luogo e sentieri che, invece, sembrano attraversare una storia. Il 22 agosto 2026, a Duino, la Sardon Trail ha portato i suoi corridori proprio dentro una di queste storie: 22,7 chilometri di percorso e 703 metri di dislivello, tra il bianco della pietra carsica, il verde della vegetazione e l’azzurro dell’Adriatico.

È difficile immaginare un teatro più suggestivo per una gara di trail. Qui il Carso arriva al mare quasi improvvisamente, con le sue rocce, i boschi, i sentieri che salgono e scendono e quelle falesie che sembrano custodire, da secoli, i segreti del Golfo di Trieste. La Sardon Run 2026 si è disputata proprio lungo questo territorio, con i suoi percorsi tra Duino, le falesie, il Monte Ermada e il mare.

E poi c'è lui: il Sentiero Rilke.

Un nome che già sembra appartenere a un racconto d'avventura, di quelli in cui l'esploratore apre una porta nella roccia e scopre improvvisamente il mare sotto di sé.

Agata Grazioso, al termine della sua esperienza, lo racconta con poche parole che valgono più di molti resoconti:

«Abbiamo corso sulla poesia del sentiero Rilke, percorso tecnico ma molto panoramico.»

E forse è proprio questa la fotografia più autentica della giornata.

Perché sul Rilke non si corre soltanto con le gambe. Si corre con gli occhi.

Il sentiero collega Duino e Sistiana costeggiando le Falesie di Duino e offre scorci spettacolari sul Golfo di Trieste. Il punto più alto raggiunge circa 90 metri sul livello del mare, mentre lungo il percorso la roccia carsica racconta, con le sue forme tormentate, la lenta opera dell'acqua e del tempo.

Rainer Maria Rilke soggiornò al Castello di Duino nel 1911-1912 e proprio qui trovò ispirazione per le celebri Elegie Duinesi. La tradizione racconta che, durante una passeggiata lungo la costa, la bora gli avrebbe suggerito l'ispirazione per l'inizio dell'opera.

Chissà allora cosa avrebbe pensato il poeta vedendo passare, oggi, una fila di trail runner.

Forse avrebbe sorriso.

Avrebbe visto uomini e donne trasformare quella che per lui era una passeggiata sospesa tra cielo e mare in una piccola spedizione: scarpe che cercano appoggio sulla pietra, fiato corto sulle salite, attenzione nelle discese, occhi che ogni tanto abbandonano il sentiero per inseguire l'orizzonte.

703 metri di dislivello non sono poesia facile.

Il Carso sa essere elegante, ma non è mai addomesticato. La roccia bianca, i tratti tecnici e i continui cambi di ritmo chiedono concentrazione. E proprio questa è la magia del trail: il paesaggio ti regala bellezza, ma in cambio pretende rispetto.

Attorno a Duino, inoltre, la storia sembra nascondersi dietro ogni curva.

Il vecchio castello, risalente all'XI secolo, conserva i segni di un passato fatto anche di battaglie contro Veneziani e Turchi. E sotto le sue rovine vive una delle leggende più romantiche e inquietanti del luogo: quella della Dama Bianca.

Si racconta che una donna, gettata in mare dal marito accecato dalla gelosia, sia stata trasformata in pietra. La sua figura, ancora oggi riconoscibile nella roccia sotto il castello, sarebbe destinata a tornare ogni notte accanto alla culla della figlia e a riprendere forma di roccia alle prime luci dell'alba.

Forse è soltanto una leggenda.

Ma correndo sopra quelle scogliere, con il mare che si apre sotto lo sguardo, è facile lasciarsi convincere che il Carso abbia davvero memoria.

Memoria della poesia di Rilke.

Memoria delle guerre e delle trincee.

Memoria dei pescatori e dei viandanti.

E memoria, anche, dei passi di chi oggi sceglie di esplorarlo correndo.

La Sardon Trail è stata così una piccola spedizione dentro un territorio sorprendente: 22,7 chilometri per mettere alla prova gambe e testa, 703 metri di salita per conquistarsi panorami che non si lasciano regalare, e un sentiero capace di ricordare a ogni runner che esistono gare nelle quali il cronometro, per qualche istante, può diventare quasi secondario.

Perché quando Agata dice «abbiamo corso sulla poesia», forse sta raccontando proprio questo.

Ci sono gare che si ricordano per il tempo.

E ce ne sono altre che rimangono dentro per la luce, il mare, la roccia e il sentiero percorso.

A Duino, il 22 agosto, il cronometro ha misurato 22,7 chilometri.

Il resto lo ha misurato il cuore.

E quello, come sanno bene gli esploratori, non ha mai avuto bisogno di un GPS per trovare la strada.








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