lunedì 4 maggio 2026

Lucca half marathon

 

Tra le mura dorate di Lucca, dove il tempo sembra camminare con passo più lento e le pietre raccontano storie antiche, si è corsa il 3 maggio 2026 la Lucca Half Marathon: non soltanto una gara, ma una piccola epopea moderna, degna di essere sussurrata con il respiro lirico di George Gordon Byron e Percy Bysshe Shelley.

Le mura rinascimentali, che un tempo difendevano la città, oggi abbracciano i corridori come un antico coro silenzioso. Qui, dove Giacomo Puccini mosse i primi passi e dove le piazze sembrano teatri all’aperto, ogni falcata diventa musica. Non è un caso che Lucca sia detta “la città delle cento chiese”: ogni curva del percorso pare una preghiera laica, ogni respiro un inno alla resistenza.

E in questo scenario sospeso tra arte e fatica, emerge la storia, umana, ironica e ostinata di Federico Oliani.


Il racconto di una corsa (e di una testardaggine gentile)

Buona la quinta!!” così inizia il suo racconto, quasi fosse il primo verso di una ballata romantica.

Per cinque volte ha cercato questa gara, come un amante fedele respinto dal destino. E finalmente, quest’anno, il destino si è lasciato convincere.

C’è qualcosa di profondamente byroniano nella sua ostinazione: un viaggio in Toscana, “tra una birretta e l’altra”, come se il piacere e la fatica fossero due facce della stessa medaglia. Poi la domenica, il rito: il deposito borse, lo sguardo ai piedi… e l’improvvisa epifania, le scarpe dimenticate.

Un piccolo dramma, degno di Shelley, che avrebbe forse sorriso di fronte a questa ironia del caso.

E così, prima ancora della gara, quattro chilometri rubati al destino, una corsa contro il tempo per recuperare ciò che rende possibile il sogno(le scarpe dimenticate). Un prologo inatteso.

Poi la gara vera.

Le gambe ancora segnate dal trail della settimana precedente, il passo prudente accanto ai pacer dell’1:35  quasi una scelta di modestia. Ma come spesso accade nelle storie migliori, qualcosa cambia. Le gambe “iniziano ad andare da sole”, come se un vento invisibile forse quello che Shelley avrebbe chiamato West Wind, le sospingesse oltre ogni previsione.

E Federico si ritrova con i pacer dell’1:30.

Il caldo, i saliscendi, il cuore a 184 battiti: una lotta silenziosa contro i propri limiti. Qui la corsa smette di essere sport e diventa poesia fisica, una sfida tra corpo e volontà.

Stringere i denti, ignorare il dolore: gesti semplici, ma carichi di un’epica discreta.

E infine, lo sprint.

Un ultimo slancio, quasi disperato e luminoso insieme  e il tempo che si piega, migliorato di un minuto e venti secondi. Non è solo un dato: è una conquista, una piccola vittoria contro il sé di ieri.


Lucca, tra leggenda e corsa

Correre a Lucca non è mai solo correre. È attraversare una città che ha visto passare secoli, eserciti, artisti e sognatori. Si dice che le sue mura, perfettamente conservate, siano tra le poche in Europa completamente percorribili a piedi o di corsa: un anello sospeso tra storia e natura.

E mentre i runner avanzano, forse senza saperlo, calpestano la stessa terra che ha ispirato viaggiatori romantici e musicisti immortali.


Epilogo (con birra)

E dopo tanta fatica?

Altra birretta e si ritorna a casa a morire sul divano.”

Un finale perfetto, quasi anti-eroico, che rende questa storia ancora più vera. Perché, come avrebbe scritto Byron, anche gli eroi, quelli veri, sanno concedersi un sorriso dopo la battaglia.

E così si chiude questa piccola odissea moderna: tra sudore, ironia e poesia, sulle strade senza tempo di Lucca.






Nessun commento:

Posta un commento