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Circa quattrocento persone, tra atleti e camminatori, hanno attraversato l’arco di partenza percorrendo un anello unico con arrivo all’interno del nuovo parco intitolato a Marco Coletta.
La gara/camminata si è sviluppata su un percorso estremamente suggestivo che ha portato atleti e camminatori a percorrere viale Cavour, passando davanti al Duomo e al Listone, proseguendo sotto la Torre dell’Orologio per poi ritrovarsi, dopo aver percorso un tratto della via Porta Reno, sospesi nel tempo nella suggestiva atmosfera medievale di via Ripagrande.
Percorse alcune centinaia di metri del viale Corso Isonzo, atleti e camminatori sono entrati nel cuore del quartiere Gad lungo il corso Vittorio Veneto fino ad arrivare all’acquedotto monumentale, vero e proprio parco giochi e punto di ritrovo per intere generazioni di ferraresi.
Pochi metri e ancora si è transitati per la via Fortezza attraverso quello che resta della struttura difensiva fatta costruire a ridosso della cinta muraria nel 1608 da papa Paolo V e demolita a fine ‘800 per volere dei cittadini.
Nelle battute finali della gara/camminata, gli atleti e camminatori sono rimasti ancora nel cuore del quartiere Gad e dopo aver percorso via Darsena, via San Giacomo e corso Piave si sono immessi in viale IV Novembre percorrendo la cinta muraria medievale della città, facendo ritorno al Parco Coletta.
Per l’occasione, non si sono fatte notare solo le storiche società sportive Corriferrara e Quadrilatero, ma si sono messi in luce anche giovanissimi e volti nuovi che per la prima volta hanno conquistato podio della gara competitiva, oltre a diverse squadre giunte da altre zone dell’Emilia Romagna e dal Veneto.
È stata una grande emozione percorrere le 100 miglia (160 km) lungo la valle del fiume Eyrieux, nella regione dell'Ardeche, lo scorso sabato 21 agosto. Fare del proprio corpo uno strumento autonomo di locomozione e di viaggio in tempi di ipertrofia tecnologico-informatica che tendono a sostituire la presa diretta della vita con la sua controfigura digitale è un'esperienza preziosa e sempre più rara che non mi stancherò mai di consigliare a tutti. Anzitutto il godimento del paesaggio nel cuore dell'Ardeche, lungo il percorso in salita di una vecchia ferrovia dismessa che si snodava nella valle del fiume Eyrieux e poi il piacere della verifica dei poteri, cioè di toccare con mano limiti e capacità del proprio corpo, immerso in una dimensione puramente naturale, liberata da qualsiasi supporto tecnico. La rinascita di un naturale sentimento di solidarietà con i propri consimili e cioè gli altri partecipanti alla gara. Ma la corsa non è finita con l'arrivo alla meta il giorno stesso della gara: l'euforia, il controllo delle variazioni del proprio corpo nei giorni successivi, la mente lavata da uno sforzo così eccezionale fanno riscoprire uno sguardo che avevamo perduto sulla vita: MENS SANA IN CORPORE SANA.
I partecipanti a questa bellissima quanto enorme ultra-maratona erano 133. Il piazzamento finale è stato un magnifico 8º posto assoluto, in 18 ore e 46 minuti, alla media di 7'00"/km. Il percorso era di 160.9 km (100 miglia), articolato in un'andata ed un ritorno tra i paesi di Saint Peray e Saint Martin de Valamas, con un dislivello positivo di 696 metri. La prima metà gara, caratterizzata da almeno 50 km di leggera ma costante salita, sotto il sole cocente delle ore centrali della giornata, è stata quella più impegnativa per tutti i concorrenti ed anch'io sono stato colto verso metà salita da una forte crisi digestiva che mi ha messo in grossa difficoltà e fatto dubitare di poter proseguire nel percorso. Il trascorrere del tempo, la solidarietà di altri concorrenti anch'essi visibilmente affaticati e soprattutto l'idea di non deludere i miei amici pronti ad attendermi al giro di boa mi hanno dato il coraggio e la pazienza per superare questa parte così gravosa e di raggiungere finalmente la mia "crew", entusiasta, in 14º posizione. Ripartito "come nuovo" dopo un rilassante massaggio, ho iniziato il percorso di ritorno in discesa con uno spirito completamente cambiato. Il diminuire della temperatura e dell'irraggiamento solare dovuti all'avvicinarsi della sera hanno rinvigorito le mie energie fisiche e mentali e fatto di nuovo emergere e tornare prepotente il mio nascosto lato "competitivo". L'arrivo, in buone condizioni, alla barriera del 100º km, dove ancora una volta ad attendermi vi erano i miei pazienti amici e dove ho indossato la lampada frontale ha ulteriormente rinforzato questo atteggiamento da "cacciatore". L'arrivo della notte ha trasfigurato il volto della gara, rendendolo ancora più suggestivo e avventuroso ma non privo di incognite e rischi. Dopo avere superato due concorrenti, al 117º km vi è stato il primo inconveniente, ovvero la perdita dell'orientamento durante l'attraversamento di un villaggio semi deserto, scoprendo alla fine di aver allungato di ben 3 km il percorso, perdendo almeno 20 minuti. Ritrovata la via giusta ho ricominciato a correre, addirittura con passo più deciso per sbollire la rabbia e sciogliere la tensione causati da questo incidente. La parte finale non è stata meno interessante: Al 136º km ho avvertito finalmente il senso della vicinanza alla meta. Al 142º km, ormai in piena notte, i miei amici mi hanno atteso ancora una volta al punto ristoro, in questo caso lungo le rive del maestoso fiume Rodano, ultimo rendez-vous prima del traguardo. Gli ultimi interminabili km mi hanno visto però nuovamente in preda allo sconforto ed alla rabbia quando, a soli 2 km dall'arrivo, presso un bivio, ho proseguito nella direzione sbagliata, perdendomi per la seconda volta. Il capo organizzatore della corsa, Laurent Bruyere, è venuto di persona in macchina per cercarmi e rimettermi sulla via corretta. Fortunatamente le ultime centinaia di metri non hanno riservato altri inconvenienti. L'arrivo è stato emozionante, nel silenzio di un piccolo impianto sportivo semi deserto rotto soltanto dalle parole di congratulazione, ammirazione e di conforto dei miei fantastici amici.
Nell'attesa della partenza, un giro di ricognizione nei dintorni del gonfiabile dove troviamo molti stand alimentari, tra tutti spunta un camion dove si preparano hamburger, ognuno con un nome ammiccante, sicuramente il più invitante è l'hamburger che si fregia del nome : "Infame", a base di carne di cinghiale.
Finalmente si parte, il primo tratto è all'ombra in mezzo agli alberi, circa 2 km nella frescura illudono i podisti. Le illusioni come sempre sono destinate ad infrangersi una volta usciti in aperta campagna, il sole è padrone della situazione e i suoi raggi cominciano a colpire con inesorabile insistenza chi si trova a correre tra i campi.
La temperatura sale e proporzionalmente anche lo sforzo percepito per portare avanti i piedi. La lunga esposizione comincia a provocare miraggi, sembra di vedere ristori con birra fresca e fontane d'acqua, piscine ove tuffarsi, ma è solo il canale che ci accompagna lungo il percorso. Tra una battuta e l'altra, arriviamo finalmente al gonfiabile sfilando in mezzo a tante bottiglie d'acqua, quasi un sogno, ne recuperiamo alcune e ci dirigiamo al ristoro dove veniamo rifocillati con cocomero fresco e uva. La temperatura corporea si abbassa e il cervello comincia a sintonizzarsi meglio con il resto del mondo. Si parla amabilmente con gli amici veneti, foto di rito e un arrivederci alle prossime gare che ci forniranno l'occasione per ritrovarci. Si rientra a Ferrara e come d'abitudine, un bel reintegro con birra e spritz rende ancora più piacevole una bella mattinata.
Daniele Trevisi
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