martedì 31 marzo 2026

Memorial Enzo Ferrari, Mezza maratona d'Italia

 

Mezza Maratona d’Italia, Memorial Enzo Ferrari 2026: correre dentro un mito

C’era un tempo, negli anni ’60, in cui il rombo di una Ferrari non era solo un suono: era una promessa. Le strade sapevano di benzina e sogni, e il nome di Enzo Ferrari correva veloce quanto le sue vetture, diventando leggenda. Il 29 marzo 2026, a Maranello, quel mito è tornato a respirare. Ma questa volta, al posto dei motori, c’erano passi, respiri, battiti. Migliaia di podisti hanno preso parte alla Mezza Maratona d’Italia, Memorial Enzo Ferrari, trasformando un territorio iconico in un racconto fatto di fatica e passione.

Un percorso dentro la storia

La partenza, davanti al Museo Ferrari, aveva qualcosa di solenne. Non era solo un via: era un ingresso in un mondo. Da lì, il tracciato si snodava tra luoghi che per gli appassionati rappresentano una vera mitologia moderna.

Il passaggio accanto alla fabbrica Ferrari, quasi un tempio industriale, regalava emozioni difficili da spiegare. Poi, il tratto più suggestivo: alcuni chilometri all’interno del circuito di Pista di Fiorano, dove normalmente sfrecciano monoposto e prototipi.

Curiosità: la pista di Fiorano fu voluta proprio da Enzo Ferrari nel 1972 per testare le sue vetture in condizioni reali. Correrci sopra, anche solo con le scarpe da running, significa entrare in un pezzo di storia dell’automobilismo. Infine, il percorso si apriva verso Modena, città elegante e accogliente, dove l’arrivo in piazza regalava quella sensazione che ogni podista conosce bene: il traguardo come conquista personale.


La voce dei protagonisti

Tra i tanti partecipanti, Stefano Ricci racconta così la sua esperienza:

“Mezza maratona molto bella e partecipata… partenza da Maranello di fronte al museo Ferrari… passaggio per la fabbrica, pista di Fiorano per alcuni km e poi si va verso Modena con un bell’arrivo in piazza. Per me una gara test in vista dell’imminente prossima maratona.”

Un commento semplice, diretto, ma autentico. Come lo spirito di questa gara.


Pro e contro, con sincerità

Pro

  • Location di partenza e arrivo davvero uniche
  • Percorso veloce, ideale per cercare il proprio personal best

Contro

  • Pacco gara migliorabile
  • Pettorale ritirabile solo venerdì e sabato
  • Logistica complessa: serve organizzarsi con anticipo

Correre dove nascono i sogni

C’è qualcosa di speciale nel correre qui. Non è solo una mezza maratona: è un viaggio dentro un simbolo italiano. Negli anni ’60, chi vedeva passare una Ferrari sapeva di assistere a qualcosa di irripetibile. Oggi, chi corre a Maranello vive una sensazione simile: essere parte, anche solo per qualche ora, di una storia più grande.

E forse è proprio questo il segreto della Mezza Maratona d’Italia – Memorial Enzo Ferrari: non si limita a misurare il tempo. Misura emozioni, memoria e quel desiderio umano di andare sempre un po’ più veloce… verso i propri sogni.




A piè fra le preare

                                                  

C’è un momento, nel trail, in cui il passo si fa più lento e il cuore più pieno. Non per la fatica, ma per la bellezza che ti attraversa. È proprio lì, tra le pieghe delle Prealpi veronesi, che il 29 marzo 2026 ha preso vita la magia di “A piè fra le preare”, la corsa non competitiva di Sant'Ambrogio di Valpolicella.

Tra vigneti, roccia e cielo

Qui, dove la terra profuma di vino e di storia, i sentieri si intrecciano tra cave di marmo, filari ordinati e boschi silenziosi. “Preare”, in dialetto locale, richiama proprio le pietraie, le cave che raccontano il lavoro dell’uomo e il respiro antico di queste colline. Non è solo una corsa. È un viaggio.

Corriferrara tra emozione e scoperta

A rappresentare Corriferrara, due anime diverse ma unite dallo stesso spirito:

  • Michele Tuffanelli, impegnato nella distanza più lunga: 26 km con 1300 metri di dislivello
  • Letizia Milani, sui 15 km con 600 metri di dislivello

Due percorsi, due modi di vivere la montagna. Ma un’unica storia da raccontare.

La cresta, la croce e l’infinito

Le parole di Michele diventano quasi poesia, un racconto che sa di vento e stupore:

“Cosa ti devi aspettare da una non competitiva... Beh da questa c'è solo da imparare. Il trail da 26 km era a dir poco spettacolare: quando arrivi alla croce, dopo aver fatto una cresta non proprio semplice, gli occhi spaziano dal Lago di Garda al Carega e al Pasubio…”

E in quell’istante, sospeso tra cielo e roccia, sembra di toccare tutto:
il blu del Lago di Garda, le cime del Monte Carega e del Monte Pasubio, e forse anche qualcosa di più profondo, difficile da spiegare.

Un sentiero che racconta

Dai vigneti ordinati della Valpolicella si sale piano, lasciandosi alle spalle il profumo dell’uva e della terra. Poi il terreno cambia, si fa vivo:
single track di roccia marmorea, tecnica e luminosa, e discese morbide tra i boschi, dove ogni passo è un dialogo con la natura.

Michele lo descrive così:

“…prima di essere passati dai vigneti, poi man mano che si saliva anche attraverso single track di roccia marmorea e giù attraverso single track in mezzo al bosco: un percorso bello vario…”

E Letizia, con la sua distanza più breve, conferma la magia:

“…meno impegnativo, ma non meno bello.”

Il vero spirito trail

Ma forse il momento più autentico non è stato lungo il percorso. È arrivato alla fine, quando le scarpe si tolgono e restano solo i sorrisi.

“…la vera sorpresa è stato al ristoro finale quando a sorpresa siamo stati invitati al loro pasta party: accoglienza davvero famigliare con risotto super, carne salada, vino locale a non finire, limoncino e caffè… se non è spirito Trail questo.”

E in quella tavolata,  tra bicchieri alzati e racconti condivisi, si riscopre il senso più profondo di tutto: non il cronometro, ma l’incontro.

Una leggenda che resta

Si dice che tra le “preare” ogni pietra abbia memoria. Che custodisca passi, storie, fatiche e sogni di chi è passato prima. Quel 29 marzo, tra quei sentieri, anche i passi di Michele e Letizia si sono uniti a questa lunga narrazione. E forse, da qualche parte tra le rocce e i vigneti, il vento continuerà a raccontarla. Perché alcune corse non finiscono al traguardo. Restano dentro.






TCE, Traversata Colli Euganei

 

Traversata dei Colli Euganei 2026: correre tra fuoco antico e silenzi senza tempo

Il 29 gennaio 2026, tra i profili morbidi e misteriosi dei Colli Euganei, è andata in scena una delle gare più affascinanti e autentiche del panorama trail: la Traversata dei Colli Euganei. Un viaggio più che una competizione, dove ogni passo racconta una storia antica, scolpita nel tempo da vulcani spenti e avvolta da leggende che ancora sembrano respirare tra i boschi.

Due le distanze proposte, ma i nostri atleti hanno scelto quella più nervosa e intensa: 22 km con 1300 metri di dislivello positivo. Un percorso che non concede tregua, fatto di salite taglienti, discese tecniche e tratti dove la concentrazione diventa istinto.


Tra sentieri tecnici e panorami senza tempo

Correre nei Colli Euganei è come attraversare un mondo sospeso. Le salite si inerpicano tra castagni e roveri, mentre improvvisi squarci nel bosco regalano viste che si allungano fino alla pianura padana.

Non è solo una questione di gambe: qui serve testa, equilibrio, capacità di leggere il terreno. Ogni pietra, ogni radice può cambiare il ritmo, ogni discesa richiede rispetto.

E poi c’è quell’energia particolare. I Colli Euganei, nati milioni di anni fa da fenomeni vulcanici, portano ancora con sé un fascino quasi primordiale. Si dice che in alcune notti d’inverno, tra i sentieri più isolati, si possano percepire presenze antiche, spiriti della terra o forse semplicemente il respiro della natura più selvaggia.


La gara: perfetta, dura, indimenticabile

Le condizioni erano ideali: cielo limpido, temperatura fresca ma mai ostile. Il terreno asciutto ha reso il tracciato ancora più veloce… e spietato.

Fin dai primi chilometri, il ritmo si è acceso. Una gara super tecnica e super competitiva, dove non bastava essere preparati: bisognava saper resistere.

E quando le gambe iniziano a cedere, è lì che nasce il vero trail.


La voce dal percorso

Tra i nostri atleti, le parole di Alessandra Ferrari raccontano perfettamente l’anima della giornata:

"Gara super tecnica e super competitiva, tempo e temperatura perfetta... peccato gambe finite al 15 km.... stretto i denti ed arrivata felice e comunque soddisfatta"

Una frase semplice, ma che racchiude tutto: la fatica, il momento di crisi, la scelta di non mollare.

Perché nel trail running non si corre solo contro il cronometro, ma soprattutto contro i propri limiti.


Oltre il traguardo

Arrivare alla fine della Traversata dei Colli Euganei non è solo una questione di classifica. È un piccolo viaggio personale, fatto di silenzi, respiri profondi e quella lotta interiore che solo chi corre in montagna conosce davvero. E mentre si taglia il traguardo, con le gambe stanche ma il cuore pieno, resta una certezza: i Colli Euganei non sono solo un luogo da attraversare… sono un luogo che ti attraversa.




lunedì 30 marzo 2026

Camminata di Lovoleto e Bentivoglio

 

Camminata di Lovoleto e Bentivoglio 2026: una domenica di passi, sorrisi e tradizione

C’è qualcosa di speciale nelle corse di paese. Non serve il cronometro per renderle memorabili, né una classifica per dare valore a ogni passo. Basta una mattina di primavera, un gruppo di persone con la voglia di stare insieme e un percorso che racconta il territorio. È esattamente quello che è successo domenica 29 marzo 2026, in occasione della 30ª edizione della Camminata di Lovoleto e Bentivoglio, una “garetta” non competitiva che, anno dopo anno, si conferma una piccola grande festa della bassa bolognese.

Tra campi, strade di campagna e storie di pianura

Lovoleto, con le sue strade tranquille e l’aria che profuma di campagna, è il punto di partenza e di ritorno di un percorso di circa 10 km che si snoda tra le terre di Bentivoglio. Qui il paesaggio è fatto di orizzonti aperti, filari di alberi e casolari che sembrano custodire storie di altri tempi.

Si racconta che queste campagne, soprattutto nelle prime ore del mattino, siano attraversate da una quiete quasi sospesa, come se il tempo scorresse più lentamente. Non è raro sentire gli abitanti parlare di nebbie “vive”, che avvolgono tutto e trasformano ogni camminata in un piccolo viaggio dentro una dimensione più intima e silenziosa. E forse è proprio questo uno dei segreti del fascino della manifestazione.

Una partecipazione da grande evento

Già dalle 8:30, al momento delle iscrizioni, si percepiva l’atmosfera delle grandi occasioni. Pettorali distribuiti con il sorriso, strette di mano, gruppi di amici pronti a partire insieme. Il numero 555 indossato da Andrea Rubbini è diventato simbolo di una partecipazione ampia e calorosa: si stima infatti la presenza di almeno 600 persone, tra runner e camminatori di ogni età. Famiglie con bambini, appassionati di corsa, gruppi organizzati e semplici amanti delle passeggiate: tutti uniti dallo stesso spirito leggero e conviviale.

Il racconto di Andrea Rubbini 

Tra i protagonisti della giornata, Andrea Rubbini ha condiviso un’esperienza che racchiude perfettamente l’essenza dell’evento:

Un'altra classica (già alla 30ª edizione) ‘garetta’ di campagna, un giro che parte e torna a Lovoleto per le strade della bassa. Pettorale 555 con iscrizione alle 8:30, quindi direi almeno 600 persone tra runners e camminatori di ogni età. Parto abbastanza forte per il mio ritmo e con un passo costante chiudo con il secondo tempo sulla distanza minore, pronto per un ristoro finale con ciambella e tè bollente.

Il suo racconto è quello di tanti: una partenza decisa, il ritmo che si stabilizza, il piacere di correre immersi nella natura e, infine, la soddisfazione dell’arrivo.

Il vero traguardo: il ristoro

Perché, diciamolo, in queste manifestazioni il ristoro finale è quasi sacro. Dopo la fatica (più o meno intensa), ad aspettare i partecipanti c’era un momento di pura semplicità: ciambella e tè bollente. Un piccolo rito che sa di casa, di tradizione, di comunità. Qui si condividono impressioni, si ride, si commenta la gara e si promette di tornare l’anno prossimo.

Una tradizione che continua

Arrivare alla 30ª edizione non è un traguardo da poco. Significa che questa camminata è diventata parte della vita del territorio, un appuntamento atteso e sentito. E mentre i passi dei partecipanti si disperdono lentamente tra le strade della bassa, resta la sensazione di aver vissuto qualcosa di autentico: non solo una corsa, ma una storia fatta di persone, luoghi e piccoli momenti che, messi insieme, diventano ricordi. E forse è proprio questo il vero spirito della Camminata di Lovoleto e Bentivoglio: non importa quanto veloce vai, ma quanto ti godi il percorso.








14^ Marcia del Ponte

 

 14ª Marcia del Ponte – Tra passi, racconti e qualche nostalgia

Domenica 29 marzo 2026, a Ponte San Nicolò, si è svolta la 14ª edizione della Marcia del Ponte, una manifestazione non competitiva che, anno dopo anno, richiama appassionati di cammino e corsa da tutta la provincia di Padova e oltre. L’atmosfera era quella delle giornate semplici ma autentiche: aria fresca, cielo incerto e quella voglia condivisa di mettersi in movimento senza l’assillo del cronometro. Le distanze proposte, come da tradizione, erano varie e adatte a tutti, dai camminatori occasionali ai più allenati. I nostri atleti hanno scelto la 20 km, un percorso impegnativo ma accessibile, ideale per chi vuole vivere la giornata con un pizzico di sfida personale.


🌿 Tra territorio e memoria

Correre (o camminare) a Ponte San Nicolò significa attraversare un territorio che vive in simbiosi con il fiume Bacchiglione. Questo corso d’acqua, che da secoli accompagna la storia locale, è stato spesso protagonista di racconti popolari: si narra che nelle sue anse più tranquille, nelle sere d’estate, si potessero udire i sussurri delle “anguane”, figure leggendarie legate all’acqua, metà donna e metà spirito, custodi silenziose della natura. Un tocco di magia che, negli anni passati, trovava il suo scenario ideale nella suggestiva oasi del Bacchiglione, uno dei tratti più amati del percorso.


😔 L’assenza che si è fatta sentire

Proprio qui nasce una piccola delusione condivisa:
quest’anno, infatti, l’oasi del Bacchiglione non era accessibile, costringendo gli organizzatori a modificare il tracciato. Il risultato è stato un percorso più lineare, completamente pianeggiante e su asfalto, sicuramente scorrevole ma meno vario e meno immerso nella natura rispetto alle edizioni precedenti. Una mancanza che non è passata inosservata, soprattutto tra chi aveva nel cuore quel tratto verde e silenzioso.


🗣️ La voce dei protagonisti

A raccontare la giornata, le parole semplici e sincere di Ottorino Malfatto:

Con Franca siamo andati alla Corsa del Ponte a Ponte San Nicolò (PD), giornata fresca e abbiamo deciso di fare i 20 km. Il percorso non bello perché quest’anno hanno chiuso l’oasi del Bacchiglione, solito percorso pianeggiante e tutto asfalto, tanti ristori.”

Un commento che racchiude bene lo spirito della giornata:
da un lato la soddisfazione per aver portato a termine la distanza scelta, dall’altro quel pizzico di nostalgia per ciò che rendeva questa marcia davvero speciale.


🏃‍♂️ Oltre il percorso

Nonostante tutto, la Marcia del Ponte resta un appuntamento importante, fatto di incontri, chiacchiere lungo il tragitto e ristori sempre presenti, quasi tappe rituali dove rifiatare e condividere un sorriso.

Perché, in fondo, eventi come questo non si misurano solo in chilometri, ma nelle emozioni vissute passo dopo passo.

E chissà che il prossimo anno il Bacchiglione non torni a raccontare, tra i suoi argini, nuove storie da percorrere.




Venice night trail 51 ponti

 

Venezia, dove anche il passo diventa poesia: il Night Trail dei 51 ponti

Venezia, sospesa tra acqua e cielo, dove ogni passo risuona come un verso antico e ogni ponte racconta una storia. E sabato 28 marzo, quella storia si è fatta corsa, respiro, luce.

La Venezia Night Trail  51 ponti non è stata semplicemente una gara: è stata una piccola epopea contemporanea, un pellegrinaggio laico tra calli e campielli, lungo 16,6 chilometri e 114 metri di dislivello, dove la fatica si è mescolata alla meraviglia.

Un tempo fu la Repubblica di Venezia a dominare i mari per oltre mille anni, fino all’arrivo di Napoleone Bonaparte nel 1797.
Ma quella di sabato è stata una conquista diversa: pacifica, luminosa, gioiosa.

Migliaia di podisti hanno invaso la città non con armi, ma con scarpe dai colori accesi e lampade frontali che, come lucciole moderne, hanno illuminato i 51 ponti. Nessuna fiaccola, nessuna battaglia: solo il ritmo dei passi e il battito condiviso di chi corre.

Tra loro, una vera spedizione: 34 atleti Coriferrara, giunti nella Serenissima come ambasciatori del movimento e dell’entusiasmo. Una presenza viva, compatta, quasi una piccola flotta sportiva tra le acque silenziose della laguna.

E Venezia, dal canto suo, si è concessa.
Al tramonto, la laguna si è tinta di oro e porpora, come nei quadri dei maestri. Poi la notte ha avvolto tutto in un velo sottile, lasciando emergere solo luci, riflessi e respiri.

Si corre e ci si ferma.
Si accelera e si aspetta.

Perché Venezia non si lascia conquistare in fretta: ti costringe a rallentare, a stringerti nei vicoli stretti, ad attendere il tuo turno per attraversare un ponte. Ed è proprio lì che l’evento diventa esperienza.

Come racconta Caterina Maietti:

6000 persone che corrono e camminano di sera a Venezia, uno spettacolo. Il passaggio in piazza San Marco vale la gara. In realtà non è corretto definirla gara: è più un evento, un’esperienza. Tanti stop di diversi minuti per incanalarsi in vicoli stretti o per attraversare alcuni ponti. Alla fine i km non sono 16 ma 16,6 e i 51 ponti si fanno sentire!!!

E come darle torto. Attraversare Piazza San Marco di notte, con il passo leggero e il cuore pieno, è qualcosa che resta.

Renato Finco aggiunge una nota ancora più evocativa:

Stupenda! Correre a Venezia in notturna è come un rondò musicale in un’atmosfera mistica ricca di fascino storico.

E davvero, la città sembra suonare.
Ogni passo un accordo, ogni ponte una variazione, ogni riflesso sull’acqua una pausa sospesa.

Tra le curiosità, si dice che sotto alcuni ponti, nelle notti più silenziose, si possano ancora percepire i sussurri dei mercanti e dei viaggiatori di un tempo. E forse, sabato sera, tra il rumore lieve delle scarpe e il respiro dei podisti, quelle voci si sono mescolate al presente.

Così Venezia si è lasciata attraversare, ma non possedere.
Ha accolto, osservato, accompagnato.

E quando l’ultimo podista ha spento la luce frontale, è tornata a essere ciò che è sempre stata:
un sogno galleggiante, eterno, che al tramonto si accende e di notte si racconta solo a chi sa ascoltare.




















StraRiccione

 

C’era un’aria già tiepida, di quelle che sanno di sale e promesse, domenica 29 marzo 2026 a Riccione. Il mare, ancora timido come a inizio stagione, accarezzava la riva con onde leggere, mentre il lungomare si riempiva di passi, sorrisi e magliette colorate: era il giorno della StraRiccione, la corsa dei 10 chilometri che ogni anno segna, un po’ come una cartolina anni Sessanta, l’inizio della bella stagione.

Sembrava di essere finiti dentro una di quelle fotografie ingiallite dal tempo: cappellini leggeri, biciclette appoggiate alle ringhiere, e atleti pronti a partire con lo sguardo acceso di chi sa che, in fondo, correre è anche un modo per raccontarsi. Tra loro, arrivati quasi in punta di piedi ma con tanta voglia di vivere la giornata, c’erano Laura Varolo e Flavio Rizzi, portacolori di Corriferrara.

Per loro, più che una gara, era una piccola fuga verso il mare. Una di quelle gite semplici, essenziali, dal sapore autentico: la sveglia presto, la strada che scorre tra chiacchiere e musica, e poi l’arrivo a Riccione, dove l’Adriatico sembra sempre pronto ad accoglierti come un vecchio amico. Senza fronzoli, solo il piacere di correre e di concedersi qualche ora diversa dal solito.

Il percorso, disteso tra lungomare e viali cittadini, raccontava una città che ha mille storie da sussurrare. Si dice, tra i più anziani, che nelle sere d’estate di tanti anni fa, quando le luci erano più soffuse e la musica arrivava dai juke-box, qui si incontrassero artisti, sognatori e innamorati. E qualcuno giura che, nelle prime ore del mattino, quando la spiaggia è ancora vuota, si possa sentire l’eco di quelle risate lontane, mescolate al rumore del mare.

Correre in questo scenario è qualcosa di diverso: non è solo cronometro, ma un viaggio. Ogni passo sembra seguire il ritmo delle onde, ogni respiro si riempie di iodio e libertà. Laura e Flavio hanno affrontato i 10 chilometri con lo spirito giusto, quello di chi sa che lo sport è anche un modo per staccare e ritrovarsi, anche solo per un giorno.

Al traguardo, più che il tempo finale, contavano i sorrisi. Quelli di chi si ritrova con la leggerezza di una giornata ben vissuta. Perché la StraRiccione, in fondo, è proprio questo: un piccolo racconto di primavera che sa già d’estate, una storia semplice ma piena di vita, come quelle di una volta.

E mentre il sole calava piano sul mare, colorando tutto di arancio e nostalgia, restava la sensazione di aver preso parte a qualcosa di più di una gara. Una parentesi felice, un ricordo da portare a casa insieme alla sabbia nelle scarpe e al suono, inconfondibile, delle onde di Riccione.





domenica 29 marzo 2026

Mezza maratona di Praga: alla conquista del medaglione delle Super Halfs

 

C’è una città in Europa che sembra fatta apposta per raccontare storie. Si specchia nella Moldava, si accende al tramonto e custodisce tra le sue pietre secoli di sogni, leggende e destini intrecciati: Praga. Capitale storica della Boemia, cuore pulsante di un regno che fu anche centro del Sacro Romano Impero tra il XIV e il XV secolo, è una città che non si visita soltanto… si ascolta.

E proprio qui, il 28 marzo 2026, tra le strade acciottolate della Città Vecchia (Staré Město), tra le atmosfere intime di Malá Strana e sotto lo sguardo imponente del Castello di Praga (Hradčany), si è corsa una gara che per molti non è stata soltanto una competizione: è stata una storia a lieto fine.

Una corsa dentro la storia

La mezza maratona di Praga è qualcosa di speciale. Non è solo chilometri da percorrere, ma passi dentro una città che ha visto passare scrittori come Franz Kafka e umanisti come Bohuslav Hasištejnský z Lobkovic. È un viaggio tra arte, cultura e quel fascino boemo che si riflette nei vetri lavorati dai celebri Maestri del Vetro Boemo. Ma per i nostri atleti, questa gara rappresentava molto di più: la conquista del “medaglione delle Super Halfs”. Un simbolo prezioso, che si ottiene solo completando sei mezze maratone europee: Lisbona, Berlino, Valencia, Copenaghen, Cardiff e, infine, Praga.

Dietro quella medaglia non c’è solo metallo. C’è un racconto lungo anni. Fatto di sacrifici, allenamenti sotto la pioggia, viaggi pieni di aspettative, infortuni che hanno messo alla prova la volontà… e poi la forza di rialzarsi. Sempre.

Voci dal cuore della gara

Alla vigilia, le parole di Michele Franceschini  erano già un piccolo racconto:

“Ed eccomi qua alla mia ultima half marathon a Praga con obbiettivo concludere la gara per terminare un ciclo iniziato nel 2023… esperienze che rimarranno sempre nel cuore… grazie a tutti i miei compagni di gare…”

E poi, dopo il traguardo, la semplicità che racchiude tutto:

“Obiettivo raggiunto.”

Le stesse parole, cariche di emozione, anche per  Loredana Gagliano.


E la gioia piena di Lucy Nastasi:

“Un viaggio lungo 6 half marathon che si conclude meravigliosamente a Praga.”

Parole semplici, ma dentro c’è tutto: fatica, amicizia, orgoglio, felicità.


Le leggende che accompagnano i passi

Correre a Praga significa attraversare anche le sue leggende.

Si dice che la città sia nata da una visione della principessa Libuše, che profetizzò la grandezza di Praga insieme al contadino Přemysl.

Sul Ponte Carlo, la figura silenziosa di San Giovanni Nepomuceno accompagna i corridori: toccare la sua statua porta fortuna… e forse anche un po’ di forza in più negli ultimi chilometri.

In Piazza Carlo aleggia ancora la leggenda del Dottor Faust, mentre l’Orologio Astronomico continua a scandire il tempo con il mistero del Maestro Hanuš.

E tra le vie strette, qualcuno giura di aver visto il Templare Senza Testa aggirarsi in via Lilova… forse a vegliare su chi, come questi atleti, affronta una sfida più grande di sé.

Il lieto fine 

Alla fine, resta il traguardo.
Resta la medaglia, sì… ma soprattutto resta il viaggio.

Resta l’immagine di amici che si abbracciano, di città scoperte passo dopo passo, di risate e lacrime condivise. Resta la consapevolezza di avercela fatta.

E Praga, con le sue torri, le sue storie e le sue leggende, diventa lo scenario perfetto per chiudere un capitolo importante della propria vita sportiva. Non è solo la fine di un percorso. È l’inizio di un ricordo che durerà per sempre.
























giovedì 26 marzo 2026

Riepilogo settimanale e punti che saranno assegnati

 

Nel dolce fluire dei passi che solcano la terra come anime leggere, la settimana podistica della Corriferrara si è dipinta come un moderno viaggio dantesco, non tra pene e tormenti, ma tra fatica, gioia e conquista: un Paradiso dei corridori, dove ogni tappa è cielo e ogni traguardo è luce.

Erano quarantuno gli atleti, come stelle ordinate in un firmamento in movimento, dispersi in sette cieli terreni, ciascuno con la propria storia e il proprio respiro.

Si partì dalle valli silenziose di Pomposa, dove la Corrida degli Scariolanti ha accolto i podisti tra echi di abbazie millenarie e sentieri che sanno di storia monastica. Qui, tra nebbie leggere e terra piatta, il passo si fa meditazione.

Poi, come anime ascendenti, alcuni si spinsero fino alla maestosità eterna di Roma, correndo la maratona tra i fasti dell’Impero e le pietre che raccontano secoli. Ogni chilometro è stato un dialogo con la storia, ogni respiro un ponte tra passato e presente.

Sul litorale di Cervia, tra saline e profumo di mare, la mezza maratona ha visto i corridori sfidare il vento salmastro, accompagnati dal volo dei fenicotteri, custodi silenziosi di queste terre sospese tra acqua e cielo.

Ma è tra le colline nobili di Radda in Chianti che il viaggio si è fatto epico: l’Ultra Trail Chianti Castles, tra castelli e vigneti, ha condotto gli atleti in una dimensione quasi ultraterrena. Qui, il dislivello diventa prova dell’anima, e la fatica si trasforma in elevazione.

Non meno suggestiva la tappa a Fiesso d’Artico, lungo la Riviera del Brenta, dove la Dogi’s Half Marathon scorre tra ville venete e riflessi d’acqua, evocando lo splendore della Serenissima.

A Casalfiumanese, il Trail del Raviolo unisce ironia e durezza: tra sentieri collinari e tradizioni gastronomiche, il nome strappa un sorriso, ma il percorso pretende rispetto.

Infine Pistoia, con la sua storica maratonina, ha accolto i podisti tra piazze eleganti e un passato medievale che si intreccia con il presente sportivo.

In totale, 1276,529 chilometri percorsi: come un viaggio da terra a cielo. E ben 16.000 metri di dislivello, quasi una scalata simbolica verso le sfere celesti.

E come ogni Paradiso che si rispetti, non manca la gloria.

Tra i più luminosi, spicca Ion Coban, che nell’aspro e magnifico scenario dell’Ultra Trail Chianti da 120 km ha conquistato il 2° posto di categoria. Un risultato che non è solo podio, ma testimonianza di forza, costanza e spirito indomito,virtù che Dante stesso avrebbe posto tra quelle degne delle sfere più alte.

Così si chiude questa settimana: non con una fine, ma con una sospensione luminosa. Perché ogni corsa è un’ascesa, ogni atleta un pellegrino, e ogni traguardo… solo un nuovo inizio verso il proprio personale Paradiso.









martedì 24 marzo 2026

Maratona di Roma

                                               

Maratona di Roma 2026: Corriferrara in marcia tra storia, fatica e meraviglia

Il 22 marzo 2026, tra i sanpietrini lucenti e i monumenti eterni di Roma, si è svolta una nuova, emozionante edizione della Maratona di Roma. Non una semplice gara, ma un viaggio epico lungo 42,195 km che attraversa secoli di storia, bellezza e passione.

La partenza, suggestiva e solenne, è avvenuta nel cuore pulsante dell’antica Roma: i Fori Imperiali. Alle ore 8:00, come una legione pronta a muovere, i runners si sono messi in marcia lasciandosi alle spalle il maestoso Colosseo, simbolo eterno della città. Da lì, il lungo serpentone umano ha attraversato vie e scorci iconici fino al traguardo finale, posto nello storico Circo Massimo, luogo che un tempo ospitava le corse delle bighe e che oggi accoglie il trionfo moderno dei maratoneti.

Tra le migliaia di partecipanti, anche Corriferrara, presente con 10 atleti, veri e propri legionari contemporanei partiti alla conquista della Capitale. Con passo cadenzato e spirito di squadra, hanno affrontato il percorso come parte di  una coorte decisa a raggiungere l'obiettivo, tra fatica e meraviglia.

Correre a Roma significa immergersi in un museo a cielo aperto: si sfiora la grandiosità di Piazza Venezia, si respira la spiritualità nei pressi della Basilica di San Pietro, e si attraversano quartieri ricchi di fascino e storia. Una curiosità? Il tracciato della maratona romana è famoso anche per i suoi sanpietrini: affascinanti alla vista, ma impegnativi per gambe e appoggi, quasi una prova aggiuntiva degna dei più temprati.

Tra i protagonisti della giornata, spicca l’entusiasmo di Carlo Barbieri al suo debutto sulla distanza regina, che racconta così la sua esperienza:

"Wow, che viaggio stupendo la maratona! E quale miglior citta' scegliere, se non l' iconica capitale?! Un debutto incredibile, preparato e concentrato, mai affaticato e sempre in controllo. Una bellezza di paesaggi, posti e gente che ti impressiona ogni chilometro. Contento anche per il risultato finale, sub 3 non scontato al debutto, ma ancora di piu per tutta la preparazione e tutti i compagni di allenamento di questi mesi! Ad maiora!"

Il racconto di Carlo ha il sapore di un’impresa epica: ha corso come un legionario esperto, con lucidità e forza, conquistando un risultato straordinario. Un debutto sotto le 3 ore non è solo un tempo: è una dichiarazione.

Più essenziale ma altrettanto intensa l’emozione di Michela Guarise:

"Roma semplicemente magica"

In queste parole c’è tutta l’essenza della giornata. Roma sa essere questo: magia pura, capace di trasformare ogni passo in un ricordo indelebile.

Il commento di Laura Rinaldi:

Bellissima, da rifare in forma! 

I 10 atleti di Corriferrara tornano da questa esperienza con qualcosa in più di una medaglia: tornano con una storia da raccontare. Come legionari di ritorno dal cuore dell’Impero, portano con sé immagini, emozioni e la consapevolezza di aver vissuto qualcosa di unico.

E mentre il traguardo del Circo Massimo si allontana e resta nei ricordi, una certezza rimane: Roma non è mai solo una tappa. È una promessa.

Ad maiora, Corriferrara!