domenica 29 marzo 2026

Mezza maratona di Praga: alla conquista del medaglione delle Super Halfs

 

C’è una città in Europa che sembra fatta apposta per raccontare storie. Si specchia nella Moldava, si accende al tramonto e custodisce tra le sue pietre secoli di sogni, leggende e destini intrecciati: Praga. Capitale storica della Boemia, cuore pulsante di un regno che fu anche centro del Sacro Romano Impero tra il XIV e il XV secolo, è una città che non si visita soltanto… si ascolta.

E proprio qui, il 28 marzo 2026, tra le strade acciottolate della Città Vecchia (Staré Město), tra le atmosfere intime di Malá Strana e sotto lo sguardo imponente del Castello di Praga (Hradčany), si è corsa una gara che per molti non è stata soltanto una competizione: è stata una storia a lieto fine.

Una corsa dentro la storia

La mezza maratona di Praga è qualcosa di speciale. Non è solo chilometri da percorrere, ma passi dentro una città che ha visto passare scrittori come Franz Kafka e umanisti come Bohuslav Hasištejnský z Lobkovic. È un viaggio tra arte, cultura e quel fascino boemo che si riflette nei vetri lavorati dai celebri Maestri del Vetro Boemo. Ma per i nostri atleti, questa gara rappresentava molto di più: la conquista del “medaglione delle Super Halfs”. Un simbolo prezioso, che si ottiene solo completando sei mezze maratone europee: Lisbona, Berlino, Valencia, Copenaghen, Cardiff e, infine, Praga.

Dietro quella medaglia non c’è solo metallo. C’è un racconto lungo anni. Fatto di sacrifici, allenamenti sotto la pioggia, viaggi pieni di aspettative, infortuni che hanno messo alla prova la volontà… e poi la forza di rialzarsi. Sempre.

Voci dal cuore della gara

Alla vigilia, le parole di Michele Franceschini  erano già un piccolo racconto:

“Ed eccomi qua alla mia ultima half marathon a Praga con obbiettivo concludere la gara per terminare un ciclo iniziato nel 2023… esperienze che rimarranno sempre nel cuore… grazie a tutti i miei compagni di gare…”

E poi, dopo il traguardo, la semplicità che racchiude tutto:

“Obiettivo raggiunto.”

Le stesse parole, cariche di emozione, anche per  Loredana Gagliano.


E la gioia piena di Lucy Nastasi:

“Un viaggio lungo 6 half marathon che si conclude meravigliosamente a Praga.”

Parole semplici, ma dentro c’è tutto: fatica, amicizia, orgoglio, felicità.


Le leggende che accompagnano i passi

Correre a Praga significa attraversare anche le sue leggende.

Si dice che la città sia nata da una visione della principessa Libuše, che profetizzò la grandezza di Praga insieme al contadino Přemysl.

Sul Ponte Carlo, la figura silenziosa di San Giovanni Nepomuceno accompagna i corridori: toccare la sua statua porta fortuna… e forse anche un po’ di forza in più negli ultimi chilometri.

In Piazza Carlo aleggia ancora la leggenda del Dottor Faust, mentre l’Orologio Astronomico continua a scandire il tempo con il mistero del Maestro Hanuš.

E tra le vie strette, qualcuno giura di aver visto il Templare Senza Testa aggirarsi in via Lilova… forse a vegliare su chi, come questi atleti, affronta una sfida più grande di sé.

Il lieto fine 

Alla fine, resta il traguardo.
Resta la medaglia, sì… ma soprattutto resta il viaggio.

Resta l’immagine di amici che si abbracciano, di città scoperte passo dopo passo, di risate e lacrime condivise. Resta la consapevolezza di avercela fatta.

E Praga, con le sue torri, le sue storie e le sue leggende, diventa lo scenario perfetto per chiudere un capitolo importante della propria vita sportiva. Non è solo la fine di un percorso. È l’inizio di un ricordo che durerà per sempre.
























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