martedì 31 marzo 2026

A piè fra le preare

                                                  

C’è un momento, nel trail, in cui il passo si fa più lento e il cuore più pieno. Non per la fatica, ma per la bellezza che ti attraversa. È proprio lì, tra le pieghe delle Prealpi veronesi, che il 29 marzo 2026 ha preso vita la magia di “A piè fra le preare”, la corsa non competitiva di Sant'Ambrogio di Valpolicella.

Tra vigneti, roccia e cielo

Qui, dove la terra profuma di vino e di storia, i sentieri si intrecciano tra cave di marmo, filari ordinati e boschi silenziosi. “Preare”, in dialetto locale, richiama proprio le pietraie, le cave che raccontano il lavoro dell’uomo e il respiro antico di queste colline. Non è solo una corsa. È un viaggio.

Corriferrara tra emozione e scoperta

A rappresentare Corriferrara, due anime diverse ma unite dallo stesso spirito:

  • Michele Tuffanelli, impegnato nella distanza più lunga: 26 km con 1300 metri di dislivello
  • Letizia Milani, sui 15 km con 600 metri di dislivello

Due percorsi, due modi di vivere la montagna. Ma un’unica storia da raccontare.

La cresta, la croce e l’infinito

Le parole di Michele diventano quasi poesia, un racconto che sa di vento e stupore:

“Cosa ti devi aspettare da una non competitiva... Beh da questa c'è solo da imparare. Il trail da 26 km era a dir poco spettacolare: quando arrivi alla croce, dopo aver fatto una cresta non proprio semplice, gli occhi spaziano dal Lago di Garda al Carega e al Pasubio…”

E in quell’istante, sospeso tra cielo e roccia, sembra di toccare tutto:
il blu del Lago di Garda, le cime del Monte Carega e del Monte Pasubio, e forse anche qualcosa di più profondo, difficile da spiegare.

Un sentiero che racconta

Dai vigneti ordinati della Valpolicella si sale piano, lasciandosi alle spalle il profumo dell’uva e della terra. Poi il terreno cambia, si fa vivo:
single track di roccia marmorea, tecnica e luminosa, e discese morbide tra i boschi, dove ogni passo è un dialogo con la natura.

Michele lo descrive così:

“…prima di essere passati dai vigneti, poi man mano che si saliva anche attraverso single track di roccia marmorea e giù attraverso single track in mezzo al bosco: un percorso bello vario…”

E Letizia, con la sua distanza più breve, conferma la magia:

“…meno impegnativo, ma non meno bello.”

Il vero spirito trail

Ma forse il momento più autentico non è stato lungo il percorso. È arrivato alla fine, quando le scarpe si tolgono e restano solo i sorrisi.

“…la vera sorpresa è stato al ristoro finale quando a sorpresa siamo stati invitati al loro pasta party: accoglienza davvero famigliare con risotto super, carne salada, vino locale a non finire, limoncino e caffè… se non è spirito Trail questo.”

E in quella tavolata,  tra bicchieri alzati e racconti condivisi, si riscopre il senso più profondo di tutto: non il cronometro, ma l’incontro.

Una leggenda che resta

Si dice che tra le “preare” ogni pietra abbia memoria. Che custodisca passi, storie, fatiche e sogni di chi è passato prima. Quel 29 marzo, tra quei sentieri, anche i passi di Michele e Letizia si sono uniti a questa lunga narrazione. E forse, da qualche parte tra le rocce e i vigneti, il vento continuerà a raccontarla. Perché alcune corse non finiscono al traguardo. Restano dentro.






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