lunedì 30 marzo 2026

StraRiccione

 

C’era un’aria già tiepida, di quelle che sanno di sale e promesse, domenica 29 marzo 2026 a Riccione. Il mare, ancora timido come a inizio stagione, accarezzava la riva con onde leggere, mentre il lungomare si riempiva di passi, sorrisi e magliette colorate: era il giorno della StraRiccione, la corsa dei 10 chilometri che ogni anno segna, un po’ come una cartolina anni Sessanta, l’inizio della bella stagione.

Sembrava di essere finiti dentro una di quelle fotografie ingiallite dal tempo: cappellini leggeri, biciclette appoggiate alle ringhiere, e atleti pronti a partire con lo sguardo acceso di chi sa che, in fondo, correre è anche un modo per raccontarsi. Tra loro, arrivati quasi in punta di piedi ma con tanta voglia di vivere la giornata, c’erano Laura Varolo e Flavio Rizzi, portacolori di Corriferrara.

Per loro, più che una gara, era una piccola fuga verso il mare. Una di quelle gite semplici, essenziali, dal sapore autentico: la sveglia presto, la strada che scorre tra chiacchiere e musica, e poi l’arrivo a Riccione, dove l’Adriatico sembra sempre pronto ad accoglierti come un vecchio amico. Senza fronzoli, solo il piacere di correre e di concedersi qualche ora diversa dal solito.

Il percorso, disteso tra lungomare e viali cittadini, raccontava una città che ha mille storie da sussurrare. Si dice, tra i più anziani, che nelle sere d’estate di tanti anni fa, quando le luci erano più soffuse e la musica arrivava dai juke-box, qui si incontrassero artisti, sognatori e innamorati. E qualcuno giura che, nelle prime ore del mattino, quando la spiaggia è ancora vuota, si possa sentire l’eco di quelle risate lontane, mescolate al rumore del mare.

Correre in questo scenario è qualcosa di diverso: non è solo cronometro, ma un viaggio. Ogni passo sembra seguire il ritmo delle onde, ogni respiro si riempie di iodio e libertà. Laura e Flavio hanno affrontato i 10 chilometri con lo spirito giusto, quello di chi sa che lo sport è anche un modo per staccare e ritrovarsi, anche solo per un giorno.

Al traguardo, più che il tempo finale, contavano i sorrisi. Quelli di chi si ritrova con la leggerezza di una giornata ben vissuta. Perché la StraRiccione, in fondo, è proprio questo: un piccolo racconto di primavera che sa già d’estate, una storia semplice ma piena di vita, come quelle di una volta.

E mentre il sole calava piano sul mare, colorando tutto di arancio e nostalgia, restava la sensazione di aver preso parte a qualcosa di più di una gara. Una parentesi felice, un ricordo da portare a casa insieme alla sabbia nelle scarpe e al suono, inconfondibile, delle onde di Riccione.





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