lunedì 15 giugno 2026

Runner's School Dolomiti Camp

 

RS Dolomiti Camp: tre giorni tra sentieri, risate, amicizia e... qualche fiume di birra!

Dal 12 al 14 giugno Santo Stefano di Cadore ha accolto una coloratissima invasione proveniente da Ferrara. Non si trattava di alpinisti alla conquista di una vetta impossibile né di esploratori alla ricerca di tesori nascosti, ma della tribù della Runner's School, pronta a vivere il primo, storico RS Dolomiti Camp. Tre giorni intensi, immersi in uno degli scenari più spettacolari delle Dolomiti, tra corsa, trekking, trail, panorami mozzafiato e quella voglia di stare insieme che da sempre rappresenta il vero carburante della Runner's School.

Il luogo: Santo Stefano di Cadore, adagiata tra montagne che sembrano uscite da una cartolina,   è una terra ricca di fascino e di storie. Per secoli Santo Stefano di Cadore fu uno dei centri più importanti del Cadore, storica regione alpina che godeva di una certa autonomia amministrativa già nel Medioevo grazie alla Magnifica Comunità di Cadore. Le popolazioni di queste vallate erano famose per il loro spirito indipendente e per la capacità di autogovernarsi. Per molti secoli queste montagne furono un territorio strategico tra la Repubblica di Venezia e l'Impero Austro-Ungarico. I sentieri che oggi ospitano runner e trekker erano un tempo percorsi da commercianti, soldati e contrabbandieri. Tutto il Cadore fu profondamente segnato dalla Prima Guerra Mondiale. Dopo la disfatta di Caporetto nel 1917, molte zone vennero coinvolte direttamente nelle operazioni militari. Ancora oggi sui monti circostanti si possono trovare trincee, camminamenti e testimonianze di quel periodo.

Le Dolomiti, montagne leggendarie

Le vette che circondano Santo Stefano fanno parte delle Dolomiti, dichiarate Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 2009. Secondo antiche leggende ladine, molte montagne erano abitate da re, nani, principesse e creature magiche. Una delle storie più famose è quella del Regno dei Fanes, un antico regno leggendario che si sarebbe esteso proprio tra queste montagne e che, secondo il mito, un giorno potrebbe tornare a risplendere.

Il programma prevedeva attività per tutti i gusti e per tutte le gambe: Running, Trekking lungo e corto, Trail lungo e corto. Nessuno è rimasto fermo e soprattutto nessuno è rimasto escluso.

Il primo giorno il gruppo ha iniziato a prendere confidenza con l'ambiente e con i percorsi. Il secondo è stato dedicato agli allenamenti e alla tecnica con la suddivisione nei vari gruppi e la possibilità di vivere la montagna secondo le proprie capacità e preferenze, mentre la domenica scarico intorno al lago. A guidare la spedizione c'era lui, Massimo Corà, presidente della Corriferrara e anima della Runner's School. Istruttore, organizzatore, coordinatore, motivatore e, quando necessario, anche cuoco. Anzi, per l'occasione affiancato dai figli Diego e Alby in una vera e propria brigata di cucina che ha saputo sfamare gli atleti dopo le fatiche sui sentieri. Un ruolo multitasking che probabilmente meriterebbe una nuova disciplina sportiva: il "trail-cooking estremo".   Le fotografie raccontano meglio di qualsiasi cronometro ciò che è accaduto durante questi tre giorni: sorrisi, abbracci, tavolate,  panorami da togliere il fiato e bicchieri che sembrano testimoniare il passaggio di qualche allegro torrente di birra.   Del resto l'idratazione è fondamentale... o almeno questa sembra essere stata la teoria condivisa da buona parte dei partecipanti. Ma il vero successo dell'evento non si misura in chilometri percorsi o in metri di dislivello superati. Si misura nelle amicizie rafforzate, nei nuovi legami nati quasi per magia, nelle chiacchiere dopo cena, nelle risate lungo i sentieri e nella sensazione di appartenere a qualcosa di speciale.

Come ha raccontato lo stesso Massimo Corà:

" Sono passate poche ore dalla fine del nostro primo Runner's School Dolomiti Camp e sto ancora facendo fatica a mettere insieme tutte le emozioni che mi porto dentro. Quello che era nato come un'idea, un sogno che da tempo tenevamo nel cassetto, è diventato realtà. E posso dirvi che è stata una cosa bellissima. Ce l'abbiamo messa davvero tutta. Abbiamo cercato di regalarvi percorsi meravigliosi, momenti di crescita sportiva, risate, condivisione e tante emozioni. Ma soprattutto abbiamo cercato di farvi sentire parte di qualcosa di speciale. Perché Runner's School non è mai stata solo corsa, trail o trekking. È amicizia. È aiuto reciproco. È conoscere persone nuove e ritrovarsi a fine giornata come se ci si conoscesse da sempre. Leggere i vostri messaggi, vedere le vostre foto e percepire l'entusiasmo che vi siete portati a casa è il regalo più bello che potessimo ricevere. Di questo weekend resteranno gli allenamenti, i panorami, le fatiche condivise, le risate a tavola, gli abbracci e tutte quelle piccole cose che spesso sono le più importanti. Per me resterà anche qualcosa di molto speciale: per la prima volta (e sono sicuro che non sarà l'ultima) ho avuto la possibilità di condividere la brigata di cucina con i miei ragazzi, Diego e Alby.   Dopo i trail corsi insieme, è stato un altro momento di condivisione che non ha prezzo. Sono quei ricordi che ti porti dentro e che valgono più di qualsiasi risultato. Un grazie enorme a tutti i partecipanti e a tutto lo staff che ha lavorato senza risparmiarsi un secondo. Conoscevo già il valore delle persone che mi circondano, ma in questi tre giorni ne ho avuto un'ulteriore conferma. Sono davvero una persona fortunata. Grazie di cuore a tutti. Questo è stato solo il primo Mountain Camp." 

Parole che raccontano perfettamente lo spirito dell'iniziativa.

A confermarlo arriva anche la testimonianza di Sara Sacchelli:

"Ho partecipato al RS DOLOMITI CAMP per gioco e curiosità. Sono ritornata ricca di autostima e affetto. Tre giorni dove abbiamo ripassato le basi della corsa ma abbiamo anche imparato a condividere a spazi e panorami.
Il primo giorno abbiamo corso tutti insieme riguardando gli esercizi di riscaldamento (ancora un punto poco considerato ma importantissimo). 
Il sabato ci siamo divisi in gruppi (trekking, trail e running) e ad ogni velocità si era seguiti da un istruttore. Nel pomeriggio invece, appena ricongiunti tutti, svago e aperitivo in paese. Domenica mattina scarico intorno al lago. Chi ne aveva ancora ha allungato mentre altro hanno chiuso l’anello e si sono scaldati al sole… Ma alla fine ci siamo tutti ritrovati con i piedi a mollo!!! E’ stata una fantastica esperienza. Ho conosciuto persone meravigliose. L’organizzazione e lo staff sono stati impeccabili. La location era perfetta e il clima eccezionale per correre. Insomma, mi sono già prenotata per la prossima avventura! Grazie"

Alla fine tutti sono tornati a casa con qualcosa nello zaino: qualcuno una nuova amicizia, qualcuno maggiore fiducia nelle proprie capacità, qualcuno centinaia di fotografie da condividere e qualcuno, forse, ancora qualche lieve indolenzimento alle gambe. Ma una cosa è certa: il  RS Dolomiti Camp è stato un successo pieno. Un'avventura che ha saputo unire sport, natura, amicizia e divertimento in perfetto stile Runner's School. E se questo capitolo è stato così entusiasmante, viene spontaneo pensare che questa sia soltanto l'inizio di una lunga storia tra la Runner's School e le montagne del Cadore. Perché alcune avventure finiscono quando si torna a casa. Quelle più belle, invece, iniziano proprio lì.

I 38 partecipanti:



























giovedì 11 giugno 2026

Riepilogo settimanale attività e punti che saranno assegnati.

 

Cronache Corriferrara – La settimana delle strade, dei sentieri e delle leggende

Come nelle antiche Leggende dei Nibelunghi, dove eroi e viandanti attraversavano foreste, montagne e terre lontane alla ricerca della propria impresa, anche questa settimana i podisti e le podiste  Corriferrara hanno scritto un nuovo capitolo della loro storia.

Sono stati 61 gli atleti impegnati, capaci di percorrere complessivamente 878 chilometri e conquistare ben 12.000 metri di dislivello, attraversando 9 località tra pianure, colline e montagne. Dai sentieri di Sasso Marconi alle vette che vegliano su Ortisei, passando per le atmosfere lagunari di Comacchio, le strade di Sant'Agata sul Santerno, San Pietro in Casale, Battipaglia di Maserà, San Giorgio in Piano, Cerea e Bolzano Bellunese, ogni passo ha aggiunto una pagina a questa avventura collettiva.

Tra le imprese più affascinanti spiccano la severa sfida della Velenosa a Bolzano Bellunese, il fascino degli 11 Ponti di Comacchio, la suggestiva Saslong Half Marathon tra le montagne altoatesine e i trail di Sasso Marconi, dove fatica e determinazione si sono fuse con la bellezza dei paesaggi.

E come ogni saga che si rispetti, non sono mancati gli eroi del podio:

🏆 Comacchio – 11 Ponti (Km 8,5)

  • Ion Coban, splendido 2° di categoria

🏆 Sasso Marconi Trail (Km 14)

  • Enrico Gamberoni, 2° di categoria
  • Simon Buzzi, 3° di categoria

🏆 Sasso Marconi Trail (Km 30)

  • Laura Lazzari, straordinaria 1ª di categoria

A tutti gli atleti va il merito di aver affrontato la settimana con lo spirito dei protagonisti delle grandi saghe: non solo per chi ha conquistato il podio, ma per ogni chilometro percorso, ogni salita superata e ogni traguardo raggiunto. Perché nelle leggende, come nella corsa, il vero valore non è soltanto la vittoria, ma il coraggio di mettersi in cammino.

Avanti Corriferrara, verso la prossima avventura.









mercoledì 10 giugno 2026

Sasso Marconi Trail(SMAT)

 

SMAT 2026: tra sentieri di casa, fatica e sorrisi. Corriferrara protagonista a Sasso Marconi

Il 7 giugno Sasso Marconi è tornata ad accogliere una delle gare più amate dagli appassionati dell'Appennino bolognese: lo SMAT – Sasso Marconi Trail. Un appuntamento che ogni anno richiama centinaia di runner sui sentieri che si snodano tra boschi, colline e panorami che raccontano la storia di un territorio profondamente legato alla natura.

Due le distanze in programma: la impegnativa 30 km con 1.300 metri di dislivello positivo e la più veloce ma tutt'altro che semplice 14 km con 550 metri di dislivello. Percorsi che alternano tratti corribili a salite capaci di mettere alla prova anche i trail runner più esperti.

Sasso Marconi, cittadina che prende il nome dal celebre inventore e premio Nobel Guglielmo Marconi, offre infatti un terreno di gioco ideale per il trail running: crinali, boschi e sentieri che regalano scorci spettacolari sulla valle del Reno e sulle prime colline appenniniche. Un luogo dove la corsa si intreccia con storia, natura e tradizione.

Tra i protagonisti della giornata anche gli atleti Corriferrara, autori di prestazioni di grande valore.

Nella gara lunga da 30 km spicca il risultato di Laura Lazzari, che conquista il 1° posto di categoria, confermando ancora una volta le sue qualità nelle competizioni off-road più impegnative.

Ottimi piazzamenti anche nella 14 km, dove Enrico Gamberoni ottiene un eccellente 2° posto di categoria, mentre Simon Buzzi sale sul podio con il 3° posto di categoria, a testimonianza della solidità e della competitività del gruppo giallonero sui percorsi collinari.

Tra coloro che conoscono questi sentieri quasi metro per metro c'è anche Massimo Corà, che ha raccontato con la consueta sincerità la propria esperienza al termine della gara:

"Lo SMAT è una delle gare che più amo perché ci porta a correre sui sentieri che tante volte abbiamo usato per i nostri allenamenti e che sentiamo un pochino come casa."

Una gara vissuta tra il piacere di ritrovare tanti amici del mondo trail e le difficoltà di una giornata non semplice dal punto di vista fisico:

"Non mi aspettavo nulla di buono, la mia condizione attuale è pessima, però commetto comunque lo sbaglio di spingere troppo all'inizio per poi ritrovarmi nei guai nella seconda metà."

Una situazione che molti trailer conoscono bene: partire con entusiasmo e ritrovarsi poi a fare i conti con salite, caldo e chilometri che sembrano non finire mai. Ma proprio questo è il bello del trail running, dove spesso la vera vittoria è arrivare al traguardo gestendo le difficoltà.

"Però la porto comunque a casa e va bene così, tutta esperienza."

E come ogni edizione dello SMAT che si rispetti, non poteva mancare il momento simbolo della gara: la famigerata scalinata finale, un ultimo ostacolo che mette alla prova le gambe già stanche e che lascia sempre ricordi indelebili.

Con la sua consueta ironia, Corà ha voluto ringraziare l'organizzazione guidata da Cesare Salomoni:

"Grazie mille a un grande Cesare Salomoni per la stupenda organizzazione anche se durante la scalinata finale non gli volevo poi così bene."

Una battuta che racconta perfettamente lo spirito dello SMAT: fatica, amicizia, passione e quel pizzico di sofferenza che, una volta tagliato il traguardo, si trasforma immediatamente in voglia di tornare l'anno successivo.

Positiva esperienza anche per Simona Casoni:Il mio primo trail. Esperienza positiva.  Devo migliorare nelle discese.

Complimenti a tutti gli atleti Corriferrara presenti e in particolare ai nostri premiati Laura Lazzari, Enrico Gamberoni e Simon Buzzi, protagonisti di una giornata ricca di soddisfazioni sui sentieri di Sasso Marconi.














martedì 9 giugno 2026

Saslong Half Marathon

                                                      

Tra le leggende del Regno di Fanes e una lente ribelle: la sfida della Dolomites Saslong Half Marathon

MONTE PANA (Ortisei) – Nel cuore delle Dolomiti patrimonio UNESCO, tra i prati d'alta quota di Monte Pana e le maestose pareti del Sassolungo, è andata in scena la Dolomites Saslong Half Marathon, una delle gare trail più affascinanti dell'arco alpino. Ventuno chilometri e 900 metri di dislivello che, sulla carta, possono sembrare numeri gestibili, ma che sul terreno raccontano una storia ben diversa.

Una storia fatta di sentieri, salite che mettono alla prova il fiato e discese capaci di ricordare a ogni atleta chi comanda davvero: la montagna.

Da queste parti, secondo la leggenda, si estendeva il mitico Regno di Fanes, uno dei racconti più celebri della tradizione ladina. Un luogo popolato da principesse, aquile e marmotte parlanti, dove il sole era simbolo di prosperità e saggezza. E forse non è un caso che ancora oggi, correndo tra queste cime, si abbia la sensazione di attraversare un paesaggio sospeso tra realtà e leggenda. La giornata di gara, tuttavia, si è presentata con un volto più misterioso che regale. Le nuvole hanno avvolto le montagne creando quell'atmosfera quasi epica che nelle Dolomiti sa trasformare una semplice corsa in una piccola avventura. Tra i partecipanti anche Federico Oliani, che ha vissuto una gara tutt'altro che ordinaria. Il suo racconto fotografa alla perfezione le emozioni, le paure e gli imprevisti che rendono speciale il trail running.

"Una gara appannata .
Sono le 9 del mattino, siamo sul monte Pana, nuvolo, tutti in griglia di partenza ad aspettare lo start ..si alza l'elisoccorso e inizio a pensare sul fatto che forse ne avrò bisogno... Questa gara era l'obiettivo finale di 6 mesi di preparazione e ahimè sono arrivato completamente scarico e con le gambe ancora doloranti...inizio a pensare che forse avrei dovuto mangiare meno, allenarmi di più, riposarmi di più...ma oramai sono li e i pensieri si interrompono sullo sparo dello start...si parte. Sapendo la mia condizione tendo a gestire la gara e tenere il freno a mano, niente follie in salita, niente battiti al collasso...in realtà tutto procede meglio del previsto... C'è freschino, si sale con fatica ma niente di mortale, le montagne si ergono davanti a noi e piano piano arriviamo in cima ...sembra andare tutto per il meglio...e giustamente arriva il fattaccio: il venticello mi fa seccare l'occhio e mi si sposta la lente...che per un astigmatico vuol dire fare 900 metri di dislivello in discesa tra rocce e fango non vedendoci praticamente una mazza! Miracolosamente arrivo piano piano e illeso all' arrivo e mi godo la mia meritata medaglia e una bella birra ghiacciata!
"

Se gli antichi abitanti del Regno di Fanes combattevano contro eserciti e maledizioni, Federico ha dovuto affrontare un avversario altrettanto insidioso: una lente a contatto ribelle. E forse, per certi versi, più difficile da gestire di un drago. Perché percorrere quasi un chilometro di dislivello negativo tra rocce, radici e fango con una visione compromessa richiede sangue freddo, equilibrio e una discreta dose di fortuna. Alla fine, però, il verdetto della montagna è stato favorevole. Nessuna visita all'elisoccorso osservato con sospetto prima della partenza, nessun incidente, soltanto la soddisfazione di tagliare il traguardo, conquistare la medaglia e celebrare l'impresa nel modo più classico che esista dopo una gara trail: una meritata birra ghiacciata. Perché nelle Dolomiti, tra i prati di Monte Pana e le leggende del Regno di Fanes, ogni finisher porta a casa una storia. Quella di Federico, quest'anno, sarà ricordata come la corsa vinta contro la fatica, i dubbi e soprattutto contro una lente che aveva deciso di vivere una sua personale avventura.









lunedì 8 giugno 2026

Andan a Meder - 10^ edizione

 

Ander a Meder, dieci edizioni tra campi di grano e amicizia

San Giorgio in Piano, 7 giugno 2026 – C'è un modo diverso di vivere la corsa, lontano dai cronometri e dalle classifiche, dove il passo si accorda al respiro della campagna e il traguardo più importante è quello della condivisione. È lo spirito che ha animato la decima edizione dell'Ander a Meder, la tradizionale manifestazione non competitiva organizzata dalla podistica locale di San Giorgio in Piano.

In una mattina di inizio estate, quando le spighe mature ondeggiano al vento e disegnano un mare dorato alle porte del paese, centinaia di camminatori e podisti hanno attraversato gli scenari più autentici della pianura bolognese. Un percorso che si è snodato tra strade bianche, poderi e campi di grano, regalando ai partecipanti scorci di quella campagna che da secoli racconta la storia e l'identità di questo territorio.

San Giorgio in Piano, terra di bonifiche e tradizioni agricole, custodisce ancora il fascino discreto della Bassa. Qui il paesaggio sembra rallentare il tempo e invitare alla conversazione: non è raro vedere gruppi di amici procedere affiancati, tra una battuta e un ricordo, trasformando la camminata in un'occasione di autentica aggregazione.

A raccontare l'atmosfera della giornata è stato anche Andrea Rubbini, tra i partecipanti:

"Scenario bucolico attraverso i campi di grano nei pressi di San Giorgio. Decima edizione di una bella 'camminata' organizzata dalla podistica locale: un ristoro migliorabile ma fondamentale, un pacco di pasta come premio di partecipazione e tante gustose albicocche al ristoro finale. Una bella alternativa alla corsetta domenicale tra amici!"

Parole che colgono perfettamente l'essenza dell'evento: semplicità, genuinità e spirito comunitario. Il ristoro lungo il percorso ha offerto il necessario sostegno ai partecipanti, mentre all'arrivo il sapore dolce delle albicocche di stagione ha rappresentato una gradita ricompensa dopo la fatica. Un gesto semplice, ma profondamente legato alla vocazione agricola del territorio.

Curioso anche il premio di partecipazione: un pacco di pasta, simbolo concreto e familiare, lontano da trofei e medaglie, ma perfettamente in sintonia con il carattere popolare della manifestazione.

Dieci edizioni rappresentano un traguardo importante per l'Ander a Meder, che continua a confermarsi non soltanto come appuntamento sportivo, ma come momento di incontro per la comunità e per tutti coloro che amano vivere il territorio a passo lento. In un'epoca che corre veloce, la manifestazione sangiorgese ricorda il valore di una mattina trascorsa tra amici, immersi nei colori della campagna, dove ogni chilometro è soprattutto un'occasione per stare insieme.

E forse è proprio questo il segreto del suo successo: non la ricerca della prestazione, ma la gioia semplice di condividere la strada.














58° Gran Premio 11 Ponti

 

Ion Coban conquista il secondo posto di categoria al 58° Gran Premio 11 Ponti

Le ombre della sera iniziavano ad allungarsi sui canali di Comacchio quando, sabato 6 giugno, i corridori si sono radunati per affrontare la cinquantottesima edizione del Gran Premio 11 Ponti. Una gara che non è soltanto una competizione podistica, ma un viaggio attraverso la storia e le leggende della piccola Venezia del Delta. La prova competitiva si è disputata sulla distanza di 8,5 chilometri lungo il caratteristico circuito cittadino che attraversa ponti, canali e vicoli del centro storico.

Tra i protagonisti della manifestazione si è distinto Ion Coban, autore di una prestazione solida e determinata che gli ha consentito di conquistare il secondo posto nella propria categoria, risultato ottenuto al termine di una gara resa particolarmente impegnativa dalle condizioni climatiche e dalle peculiarità del percorso.

Correre a Comacchio significa misurarsi con una sfida diversa da ogni altra. Gli undici ponti non sono semplici elementi architettonici: sono gradini di pietra che interrompono il ritmo, salite improvvise che spezzano il respiro e discese che costringono le gambe a continui cambi di assetto. Ogni attraversamento sembra custodire un racconto antico, come se dalle acque quiete potessero ancora emergere le storie degli anguillari, dei pescatori e dei mercanti che per secoli hanno popolato queste terre sospese tra laguna e mare.

I corridori hanno attraversato il cuore della città, sfiorando il maestoso Trepponti e percorrendo strade che sembrano uscite da un manoscritto medievale. In quel dedalo di ponti e canali, la fatica assume una dimensione quasi epica: il sole di giugno accompagna gli atleti mentre il caldo avvolge le calli e il riflesso dell'acqua amplifica ogni sensazione.

A descrivere perfettamente l'essenza della gara è stato Giuseppe Volta:

"Suggestiva per il luogo ma caldo e i sali scendi dei ponti la rendono ardua alla fine."

Parole che sintetizzano la natura autentica del Gran Premio 11 Ponti: una corsa affascinante e severa allo stesso tempo, capace di regalare scorci indimenticabili ma anche di chiedere il massimo a chi la affronta.

La 58ª edizione ha così rinnovato una tradizione che da decenni richiama podisti da tutto il territorio, confermando il fascino di una manifestazione che unisce sport, storia e identità locale. E mentre il sole tramontava dietro i canali del Delta, tra applausi e sorrisi all'arrivo, il secondo posto di categoria conquistato da Ion Coban è diventato parte di quella lunga storia che ogni anno si scrive correndo sopra gli antichi ponti di Comacchio.










domenica 7 giugno 2026

La Velenosa

 

La Velenosa 2026: quattordici chilometri di emozioni nel cuore delle Dolomiti Bellunesi

Bolzano Bellunese si è svegliata avvolta dalla luce limpida di una mattina di giugno, con le cime della Schiara a fare da sentinelle silenziose e i boschi ancora intrisi del profumo della notte. Domenica 7 giugno 2026 è andata in scena una nuova edizione de La Velenosa Run, una delle gare più amate del panorama trail bellunese: 14 chilometri e 1.000 metri di dislivello positivo condensati in un percorso tanto breve quanto intenso.

Ma ridurre La Velenosa a una semplice gara sarebbe un errore. È un viaggio, una storia che si scrive passo dopo passo tra sentieri antichi, rocce scolpite dal tempo e panorami che sembrano usciti da una cartolina delle Dolomiti più autentiche.

Il tracciato prende vita ai piedi delle montagne che dominano la Valbelluna e si inoltra subito nel verde, tra single track nervosi e tecnici, dove ogni curva regala una prospettiva diversa. I runner affrontano una salita che non concede tregua, ma che ripaga con scorci spettacolari sul territorio bellunese.

Uno dei passaggi più affascinanti è senza dubbio quello del Bus del Buson, luogo simbolo della manifestazione. Questo straordinario anfiteatro naturale, scavato dall'acqua nel corso dei millenni, custodisce leggende e misteri. Il suo nome deriva dal dialetto locale e richiama l'idea di una profonda cavità naturale. Qui il rumore dei passi si mescola all'eco delle pareti rocciose, creando un'atmosfera quasi magica che ogni atleta porta con sé fino al traguardo.

Lungo il percorso si sfiorano luoghi iconici come la Croda Rossa e le pendici del Monte Terne, territori che raccontano secoli di storia montana, pascoli, antiche mulattiere e vita alpina. È una montagna vera, schietta, che non cerca effetti speciali perché possiede già tutta la bellezza necessaria.

La Velenosa è una gara che mette alla prova gambe e fiato, ma soprattutto il cuore. Nei tratti più ripidi il cronometro passa in secondo piano e rimane soltanto il dialogo intimo tra l'atleta e la montagna. Ogni metro guadagnato sembra raccontare una piccola conquista personale; ogni discesa restituisce quella sensazione di libertà che solo il trail running sa regalare.

E poi c'è il pubblico. Famiglie, volontari, appassionati e curiosi che trasformano i sentieri in una festa diffusa. Gli incoraggiamenti arrivano da ogni angolo del percorso, creando quel clima genuino che da anni rappresenta l'anima dell'evento.

Quando gli ultimi runner tagliano il traguardo, resta qualcosa che va oltre la classifica. Resta il ricordo di una giornata trascorsa immersi nella natura, il profumo del bosco, il silenzio delle montagne interrotto dal battito accelerato del cuore. Resta la consapevolezza di aver attraversato uno dei territori più suggestivi delle Dolomiti Bellunesi.

La Velenosa continua così a conquistare atleti e appassionati, unendo sport, paesaggio e comunità in una formula unica. Perché qui, tra i sentieri di Bolzano Bellunese, la corsa non è soltanto una competizione: è un incontro romantico con la montagna, un appuntamento che ogni anno rinnova il suo incantesimo.



Action Run Padova

 

Action Run Bartipaglia: 8 chilometri tra corsa, natura e sorrisi ai piedi dei Colli Euganei

Una serata di sport, amicizia e passione per la corsa ha animato venerdì 6 giugno le strade di Bartipaglia, piccola e caratteristica frazione di Maserà di Padova. L'Action Run, inserita nel circuito Padova Corre, ha richiamato numerosi podisti pronti a mettersi alla prova sulla distanza competitiva di 8 chilometri.

Un percorso scorrevole e piacevole, immerso nella tranquillità della campagna padovana, dove il verde dei campi e la vicinanza ai Colli Euganei hanno fatto da cornice a una manifestazione capace di unire agonismo e convivialità. Non tutti sanno che Bartipaglia conserva ancora il fascino delle antiche borgate rurali venete, con strade che raccontano una storia fatta di lavoro, tradizioni e forte legame con il territorio.

Tra i protagonisti della serata anche Giovanni Simone, che ha affrontato la gara dopo una lunga giornata lavorativa.

"Finito di lavorare a Rovigo decido d'andare a fare questa gara del circuito Padova Corre a Bartipaglia di Maserà", racconta Giovanni.

La temperatura primaverile ha reso particolarmente gradevole la competizione, permettendo agli atleti di esprimersi al meglio senza soffrire il caldo estivo che spesso accompagna gli appuntamenti di giugno.

"La competitiva di 8 km risulta piacevole visto la temperatura primaverile. Parto in gruppo gestendo dall'inizio alla fine. Un buon allenamento", spiega Giovanni, che ha interpretato la gara con intelligenza e regolarità.

Per il podista si è trattato soprattutto di un importante tassello nella costruzione della condizione atletica in vista dei prossimi obiettivi stagionali.

"Del resto ho appena iniziato la preparazione per la maratona autunnale... quale sarà? Seguitemi e lo scoprirete... il vostro John Simon."

Un messaggio che lascia spazio alla curiosità e che apre ufficialmente una nuova avventura sportiva. Se il percorso verso la maratona è appena iniziato, l'Action Run di Bartipaglia rappresenta già un primo passo importante, corso con il sorriso e con quella passione che continua a spingere tanti podisti a inseguire nuovi traguardi, chilometro dopo chilometro.



sabato 6 giugno 2026

5:30 San Pietro in Casale

 

All'alba di San Pietro in Casale, la magia della 5:30 Run

SAN PIETRO IN CASALE (BO) – Quando la maggior parte delle persone sta ancora dormendo, c'è chi sceglie di infilare le scarpe da running e salutare il nuovo giorno correndo. È lo spirito della 5:30 Run, la celebre manifestazione non competitiva che venerdì 5 giugno ha regalato ai partecipanti una mattinata diversa dal solito, fatta di movimento, sorrisi e condivisione. La formula è semplice ma vincente: 5 chilometri da percorrere correndo o camminando alle 5:30 del mattino, per promuovere uno stile di vita sano e riscoprire il piacere di vivere la città quando tutto è ancora silenzioso.

Anche a San Pietro in Casale l'evento ha saputo trasformare una "levataccia" in un'esperienza speciale. Le prime luci dell'alba hanno accompagnato i partecipanti lungo le strade del territorio, immerso nella tranquillità della pianura bolognese, tra campi, scorci rurali e quell'atmosfera sospesa che solo le prime ore del giorno sanno regalare. Il territorio di San Pietro in Casale è infatti caratterizzato da paesaggi pianeggianti, percorsi immersi nella campagna e dalla presenza del Canale Navile, elementi che rendono particolarmente piacevole l'attività all'aria aperta.

Tra i partecipanti anche Andrea Rubbini, alla sua prima esperienza con la 5:30 Run:

"Una levataccia! Ma per una buona causa, e con una buona compagnia ... tutto diventa bello e divertente. Era la mia prima 5:30, e penso non sarà l'ultima: alla fine correre mentre sorge il sole ha un certo fascino. Ah, e dopo la corsa, vuoi rinunciare ad una bella brioche con la crema?!?"

Parole che racchiudono perfettamente l'essenza dell'iniziativa: non una gara contro il cronometro, ma un'occasione per stare insieme, prendersi cura di sé e iniziare la giornata con energia positiva. E come da tradizione della 5:30 Run, il momento conviviale finale è parte integrante dell'esperienza, perché il benessere passa anche attraverso il piacere di condividere una colazione tra amici dopo la fatica.

Curiosamente, la data dell'evento si è inserita in un fine settimana particolarmente vivace per il paese, che proprio dal 4 al 7 giugno ospita anche la Festa dello Sport, confermando la forte vocazione di San Pietro in Casale verso le attività sportive e la partecipazione della comunità locale.

Al termine dei 5 chilometri, tra fotografie, chiacchiere e il profumo delle brioche appena sfornate, molti partecipanti hanno già iniziato a pensare alla prossima edizione. Perché svegliarsi prima dell'alba può sembrare una follia, ma quando il sole sale lentamente sull'orizzonte e la città si risveglia insieme ai runner, si capisce perché la 5:30 Run continui a conquistare sempre più persone.





venerdì 5 giugno 2026

5° Trofeo TechnoFisio

 

5° Trofeo TechnoFisio: corsa, amicizia e piadina nella terra della rinascita

Sant'Agata sul Santerno, 4 giugno 2026 – Dieci chilometri di corsa, due giri tutt'altro che monotoni e una splendida giornata di inizio estate hanno fatto da cornice al 5° Trofeo TechnoFisio, andato in scena nel cuore di Sant'Agata sul Santerno.

Questo piccolo comune della Bassa Romagna, adagiato lungo il fiume Santerno da cui prende il nome, è noto per la sua atmosfera tranquilla e per la straordinaria capacità di rialzarsi dopo le difficoltà che negli ultimi anni hanno colpito il territorio. Correre qui significa attraversare strade che raccontano storie di comunità, tradizioni e tanta passione romagnola.

Il percorso di gara, sviluppato su due giri per un totale di 10 chilometri, ha saputo alternare diversi scorci del paese evitando quella monotonia che spesso accompagna le gare cittadine. Un tracciato ideale sia per chi cercava il risultato sia per chi voleva trasformare la competizione in un allenamento di qualità.

Tra questi c'era anche Giovanni Simone, che ha vissuto la gara con il giusto spirito:

"Bel 10000 di una piacevole giornata primaverile di giugno, percorso non monotono di 2 giri, è stato un allenamento ben gestito per me."

Ma si sa, le gare podistiche non sono fatte soltanto di cronometri e classifiche. Sono soprattutto incontri, sorrisi e strette di mano prima e dopo il via.

Alla partenza e all'arrivo non sono mancati gli amici, tra cui il forte Rudy Magagnoli, protagonista di una prestazione di assoluto livello:

"Alla partenza e all'arrivo tanti amici tra cui Rudy Magagnoli che è arrivato oltretutto 2° assoluto e 1° di categoria."

Anche il dopo gara ha fatto pienamente onore alla tradizione romagnola. Gli organizzatori hanno preparato un ristoro particolarmente apprezzato dai partecipanti: frutta fresca, ciambella e una ricca scelta di bevande per recuperare le energie spese lungo il percorso.

Un dettaglio che ha fatto piacere a molti podisti è stata la consegna della medaglia al traguardo.

"Medaglia al traguardo che in queste gare non è mai scontata."

E quando la corsa finisce, in Romagna inizia spesso il terzo tempo. Così, tra racconti di gara e progetti per le prossime competizioni, il gruppo si è ritrovato davanti a una delle istituzioni gastronomiche locali: la piadina.

"Poi alla fine una piadina e una birra in compagnia con gli amici di Comacchio-Rimini e il mitico Vassalli..."

Occasione perfetta anche per celebrare un compleanno speciale:

"...che il 5-6-26 compie i suoi 55 anni. Auguri!"

Il bilancio finale è quello di una manifestazione riuscita, dove sport, amicizia e convivialità hanno corso alla stessa velocità. E forse è proprio questo il segreto delle gare che restano nel cuore: non solo i chilometri percorsi, ma le persone incontrate lungo la strada.

Dal vostro "John Simon" è tutto. Appuntamento alla prossima linea di partenza!