martedì 5 aprile 2022

Trail Soldamare a Molvena


Mattinata abbastanza fresca, ma poi con un po' di sole la temperatura si fa gradevole, e partiamo cauti per questo trail pedemontana a Molvena (Vi).
Giana e Andrea scelgono la tattica della prudenza visto la distanza, io parto a sensazione visto il non funzionamento del Garmin vintage😩gara abbastanza corribile con qualche salita impegnativa, bello gli ultimi 2 km su un'antica strada romana tutta ciottolata... per fortuna non pioveva altrimenti sarebbe stata molto scivolosa. La pioggia ci ha graziato visto che ha cominciato subito do l'arrivo.
Michele Tuffanelli


 

ALBUM FOTOGRAFICO https://drive.google.com


MOLVENA 03/04

PUNTI

KM

D+

TEMPO

MEDIA

SEC.

COEFF.

TUFFANELLI MICHELE

4,19

25,000

1250

02:32:58

0:06:07

367

88

GIANANTONI MARCO

4,73

25,000

1250

02:52:26

0:06:54

414

88

TUFFANELLI ANDREA

4,80

25,000

1250

02:55:04

0:07:00

420

88




lunedì 4 aprile 2022

Telepass Milano Marathon: Adamo e un Pb "mai immaginato"

 

"NON CREDEVO DI ESSERE PRONTO"... a causa di un fastidio muscolare ho dovuto rallentare con la preparazione della maratona... molti amici sapevano del mio fastidio e in molti al termine mi hanno detto "meno male che non stavi bene!!!".
Avevo programmato una gara di gestione, ma dal 16° km mi ero stancato di guardare continuamente l'orologio per portarmi al tempo programmato, a quel punto ho deciso di rischiare e dal 20° km decido di osare con un progressivo costante che mi ha portato a recuperare tanti secondi persi e a realizzare un PB mai immaginato!!!
Antonio Adamo


P.Gen
Pett
Atleta
P.Cat
P.Sex
Tempo
1764373ADAMO ANTONIO
ITA, ATLETICA CORRIFERRARA
37
SM35
16502:50:50
+45:45
Dettaglio 

MILANO 03/04

PUNTI

KM

TEMPO

MEDIA

PARZ.

ADAMO ANTONIO

977

42,195

02:50:40

04:02,7

977











eDreams Mitja Marató de Barcelona 2022: runners all'erta! Alessio in trasferta!

Miracoli.

Piccoli miracoli che a volte accadono nella mia vita, che quando vuole mi regala rovinose cadute ma anche soddisfazioni inaspettate.

Sono arrivato a Barcellona dopo una settimana massacrante, con un viaggio per l’Europa di 2500 km sotto la pioggia, la grandine, la neve, il vento.
La gara di oggi non era in programma: sarei dovuto essere da tutt’altra parte, ma sono rimasto bloccato in Spagna anche per questa domenica, lontano dalla mia famiglia, dalla mia casa. A quel punto, perché non provare ad iscriversi last minute alla mezza maratona di Barcellona? Contatto gli organizzatori (super gentili ed oltremodo disponibili) che mi permettono di correre anche se arrivo a Barcellona alle 11 di sera, e la Fiera ormai è chiusa per ritirare il pettorale; me lo fanno trovare in albergo, addirittura con un messaggio benaugurante per la corsa.
Dormo qualche ora, e quando mi sveglio e mi preparo mi rendo conto di essere a 5 km dalla partenza: sono in ritardo ma ricordo di essere amico di Alessandro Salmi ed i suoi Fitwalker, accelero il passo ed arrivo comunque in tempo.
Lascio la borsa al deposito, una foto di rito, entro in griglia e aspetto, mentre la musica sale e tutti attorno a me sono elettrici.
Siamo quasi 14000 runners, una marea colorata che faticavo a ricordare dopo gli ultimi anni fra sospensioni e iscrizioni a numero chiuso.
8:30: partono le prime griglie, lingue di fuoco e coriandoli ovunque. Mi avvicino allo start e ormai tocca a me: fa veramente freddo per essere a Barcellona ad aprile, ma lo sento poco, come se sentissi di avere il fuoco dentro oggi. 
Arrivo alla partenza, e poco prima del via lo speaker (che deve essere la versione spagnola di Luca Ward) fa un epico discorso, estremamente emotivo, che parla di pandemie, di obiettivi, di ragioni per essere lì in quel momento, amore per sé stessi e per le persone che porti dentro te ad ogni chilometro corso. Sarà la 200esima mezza maratona che corro ma ho le lacrime e devo ancora partire; quelli attorno a me non sono esattamente uomini duri, qualcuno fa finta di guardare in basso, altri si mettono le mani in faccia.

Sparo.

Mollo tutto, e come nei cartoni giapponesi mentre corro le lacrime mi rigano le guance, ma per la velocità mi bagnano le orecchie..
Nel primo chilometro (4’50”) scarico tutta l’adrenalina che ho dentro poi mi rendo conto che ne ho altri 20 davanti, e quindi mi metto buono buono ad un passo più umano per le mie possibilità attuali, ma comunque insostenibile per tutta la gara.
Però vado, e tutti i km mi dico di rallentare e invece continuo ad andare avanti con una regolarità che mi lascia impressionato. Le gambe dicono "impossibile così", il cervello dice "rallenta", il cuore risponde "proviamoci ugualmente".

Barcellona è una bolgia, nonostante sia uno di quei giorni che “hace un frío que te cagas” (traduzione abbastanza semplice) le strade sono gremite di pubblico che ti incita grifando il tuo nome, e ad ogni chilometro una band suona o picchia duro sui tamburi.
Sono a 15 km non mollo, i ristori sono di grande aiuto perché ti mettono in mano un bicchiere con la giusta quantità da bere, di acqua o sali minerali.
Il percorso è ondulato e non dei più comodi per fare il tempone, e a me si chiude la vena al 18 km, quando invece di solito trovo le motivazioni per affrontare il finale.
Caracollo verso il traguardo, rallento stavolta sì, sensibilmente. 
La strada si restringe, ma solo perché sempre più pubblico è assiepato ai lati della carreggiata per incitare i runner nel rettilineo finale. Le loro grida coprono i miei pensieri e cancellano la fatica, anche se devo guardare il pettorale per ricordarmi come mi chiamo. L'ultimo chilometro lo si percorre su un rettilineo che ti regala una vista mozzafiato sulla Sagrada Famiglia, prima di svoltare per gli ultimo tratto che porta all'arrivo.
Ormai è là, vedo le luci del traguardo, la stanchezza non la sento più mentre percorro gli ultimi 500 metri: arrivo in 1h51’, roba impensabile anche solo la scorsa settimana. Arrivo proprio mentre il vincitore, l'Etiope Haftu Teklu (00:59'02" record della gara)
Abbraccio un podista a caso, contento quanto me, si chiama Xavi e mi fa questa foto di pura gioia (cit.)
Non so se sono più felice o più stremato, mi rendo conto di aver dato tutto.
Sono lontanissimo dalla forma migliore ma va già molto bene così, oggi non mi rimprovero nemmeno un passo di quelli che ho corso.
M’incammino per le strade di Barcellona, sotto un cielo plumbeo ed un vento che promette neve; ci sono altri 5 km per tornare all’hotel, mica scherzi quando sei esausto.
Ma dopo finalmente prenderò il volo che mi porterà a casa dai miei affetti.
Con una nuova medaglia al collo, che vale quanto una vittoria.
Alessio Montanari

BARCELLONA 03/04

PUNTI

KM

D+

TEMPO

MEDIA

PARZ.

Bonus D+

MONTANARI ALESSIO

888

21,097

110

01:51:13

05:16,3

882

6


 

venerdì 1 aprile 2022

Valli e Pinete 2022

Grande classica primaverile che non delude mai (Alessandro Fardella)

CLASSIFICHE https://www.endu.net/it

VALLI E PINETE 27/03

PUNTI

KM

TEMPO

MEDIA

PARZ.

FARDELLA ALESSANDRO

887

30,000

02:40:05

05:20,2

887

MONTANARI ALESSIO

864

30,000

02:51:40

05:43,3

864

BALBONI ALESSANDRO

799

30,000

03:24:28

06:48,9

799

BORGATTI PAOLO

927

21,097

01:35:24

04:31,3

927

MORETTINI STEFANO

926

21,097

01:35:57

04:32,9

926

CAVALLINI VITTORIO

877

21,097

01:52:59

05:21,3

877

SCANELLI BARBARA

877

21,097

01:53:05

05:21,6

877

LEONI KRISITAN

877

21,097

01:53:03

05:21,5

877

BARBIERI ANTONIO

853

21,097

02:01:31

05:45,6

853

ROMANI ELISA

851

21,097

02:02:05

05:47,2

851

NERI MARGHERITA

843

21,097

02:04:59

05:55,5

843

10 Km non comp. BROMBIN COSETTA









 

giovedì 31 marzo 2022

Andrea alla sua prima maratona, le emozioni, la fatica, i dubbi e la gioia liberatoria di un podista che corre la regina delle gare.

Per far provare al lettore cosa vuol dire correre una maratona, pubblichiamo questo bellissimo racconto di Andrea, che, siamo convinti, con la fantasia, vi farà sentire a Roma insieme a lui. Vivrete le stesse emozioni, il momento che si decide di affrontare una gara così impegnativa, passerete da fasi di sicurezza e freschezza fisica a momenti pieni di incertezza, stanchezza e dolori fisici. Attraverserete la città eterna attraverso i suoi occhi, e, dopo tanta fatica lascerete esplodere la gioia per aver realizzato un sogno, per essere diventati maratoneti. Ecco il suo racconto, lasciatevi trascinare dalle sue parole.


DA ZERO A 42.195

Prendete uno shaker da cocktail bello grande. Versate un bel po’ di gioia e di felicità, ma aggiungete anche fatica in parti uguali. Incorporate ancora tenacia, commozione, scoramento e resistenza (va bene anche resilienza che fa anche più figo ultimamente) un pizzico di coraggio e di incoscienza e ancora frustrazione, esaltazione, rabbia, serenità, sofferenza, passione, entusiasmo. Scuotete per una decina di secondi e versate il tutto in uno di quei grandi boccali da Oktoberfest. Gustate con calma e ad ogni sorso sentirete una di queste sensazioni proprio come le ho provate io durante questa mia prima maratona.

Da ragazzino mi ero detto che avrei dovuto partecipare a una maratona entro i 50 anni, ma quando ho cominciato a correre, quattro anni fa, anche arrivare a 10 km mi sembrava un’impresa titanica. Poi ad una delle nostre cene sociali, Massi mi ha descritto la sua prima esperienza sulla distanza e mentre raccontava mi era venuta la pelle d’oca a sentire le emozioni che aveva provato e da lì ho deciso che dovevo provarci. Così facendo fede a quella promessa che mi ero fatto, ho scelto di correre la maratona di Roma proprio il giorno prima del mio 51° compleanno.

Domenica c’era anche il cambio dell’ora così la sveglia alle 6:10 (le 5:10 fino al giorno prima) si è fatta sentire… tra l’altro la sera prima sono stato assalito dal dubbio: il telefono aggiornerà in automatico l’ora legale? Vabbè tanto il sonno non sarebbe stato comunque pesante… Solita colazione collaudata con fette biscottate e marmellata e via a piedi verso la zona di partenza. Arrivo a 50 metri dai Fori Imperiali ma ci obbligano a fare il giro perché si entra solo dalla strada che costeggia il Colosseo decisamente un buon riscaldamento da quasi 3 km. Sono in buona compagnia, siamo in tanti ad aver sbagliato l’ingresso e così conosco un runner sardo alla sua quarta maratona, ma la prima a Roma.

Finalmente sono in griglia: le solite file kilometriche per i bagni chimici, ma io decido di tenerla tanto evaporerà lungo il percorso. Incrocio Sandro Prini che si sta scaldando, cerco i camminatori capeggiati da Ale e Angela ma siamo in tanti e ormai devo lasciare la sacca e il cellulare: peccato. Primo momento di commozione: l’inno d’Italia cantato a squarciagola da tutti i presenti. Adesso sono carico a pallettoni. Alle 8:30 in punto partono i top runners e l’ansia continua a salire. Finalmente tocca a noi, quelli della terza ondata, quelli che sono lì solo per il gusto di esserci, o per sfida, o per scommessa.
Si parte con calma facendo soprattutto attenzione a non cadere, ma va bene così tanto di metri da fare ne ho ancora parecchi. Arrivo ai 500 metri dove possiamo togliere la mascherina e quasi non mi ero accorto che stavo correndo in salita. Continuo a non capire bene dove sono e cosa sto facendo almeno fino al settimo chilometro: non mi era mai capitato prima, l’adrenalina è tanta e ti senti quasi trasportato dall’onda con così tanta gente intorno e lo sguardo che si posa sui resti di quell’impero che ha segnato la storia del mondo intero. Per un po’ mi sono sentito davvero come un gladiatore, ma invece di fare affidamento sulla daga e sullo scudo il mio destino dipende da gambe, testa e cuore.
Finalmente il gruppone si sgrana e si corre con meno ansia di inciampare, ma di gente ce n’è sempre un sacco. Ora siamo su una statale (credo l’Ostiense) e non c’è modo di distrarsi per cui mi concentro sulla corsa, mi sento bene e comincio a perdermi con i conti dei minuti e dei secondi cercando di capire se riuscirò a finirla entro le quattro ore. Arrivo ai 15 km in men che non si dica, quasi senza sforzo, ma so che è una sensazione illusoria e che la gara vera deve ancora cominciare per cui approfitto dei ristori perché so che, se li salto ora, il conto poi mi verrà presentato più avanti, quando non sarà più possibile recuperare.
Ho la fortuna di godermi Castel Sant’Angelo, il ponte Vittorio Emanuele II e di commuovermi lungo il viale che porta a San Pietro. Non riesco a descrivere con le parole le sensazioni che ho provato: da brividi lungo la schiena. Arrivo al traguardo della mezza con un buon tesoretto di minuti di vantaggio sulla tabella di marcia, che potrò spendere più avanti. Al venticinquesimo comincio a sentire i primi sintomi della fatica: il passo non è più agile come prima, ma è tutto ancora gestibile almeno fino a due chilometri più avanti, quando all’improvviso comincio a sentire il quadricipite destro che si indurisce: dapprima sono solo delle piccole scosse, ma poi il dolore si fa più persistente. No, così non ci siamo è ancora troppo presto! Comincio a temere di non farcela: mi vengono in mente tutti i racconti di chi ha già corso la “regina” e ha sofferto le pene dell’inferno, ma è ancora troppo presto!
Ragiono. Rallento. Prendo i sali minerali ai ristori e non salto uno spugnaggio. Sembrerebbe tutto rientrato. Certo le cosce ormai sono di cemento ed anche i polpacci mandano segnali di affaticamento, per fortuna però siamo sul lungo Tevere e lo sguardo si perde in scorci di Roma che non avevo mai visto prima. Passiamo di fianco al Circolo Canottieri Aniene fucina di grandi campioni dello sport italiano: il pensiero va quasi in automatico alla Pellegrini che gareggiava per la loro squadra di nuoto, ma subito dopo c’è una salita importante che riporta la mia mente ai dolori sempre più presenti e alla fatica ancora da affrontare. Sono praticamente fermo. Il passo è cortissimo. Avanzo di pochi decimetri ad ogni passo. Penso a tutti quelli che mi hanno incitato, penso ai compagni del L3 del mercoledì sera a Ferrara, penso agli allievi della RS di Occhiobello, penso agli allenamenti per arrivare qui, penso a Nino, ai suoi consigli, penso a mia moglie e alle mie figlie che mi aspettano al traguardo. Ok sono stati degli stronzi a mettere questa salita quasi alla fine, ma ho troppi motivi per non arrendermi e allora continuo: le gambe sono andate, la testa non aiuta ed allora capisco che è il momento del cuore ed grazie a lui che mi trascino fino a tornare per le vie del centro della Città Eterna. Via del Corso, via del Babbuino, Piazza Navona, Piazza di Spagna, una marea di gente che ti incita da dietro le transenne. Che vortice di emozioni!! Vedo diversi camminare esausti, altri fermi al lato della strada in preda ai crampi. Ad alcuni va peggio e devono intervenire i sanitari; arriva persino un’ambulanza a sirene spiegate mentre si fa largo tra le ali di folla. Io vado avanti per inerzia mi passano i pacer delle quattro ore, ma non riesco a tenere il loro passo. Me ne faccio una ragione: l’obiettivo primario era comunque finirla con il sorriso e questo riaffiora sul mio viso quando intravedo l’Altare della Patria. È fatta cazzo! La strada torna a salire debolmente, ma vedo il traguardo. Comincio a guardarmi attorno per cercare di scovare le mie donne tra il pubblico; non le vedo, ma so che ci sono e quando a 200 metri dall’arrivo vedo delle braccia agitarsi riesco anche a sentire le grida di incitamento nonostante lo speaker non smetta di parlare. Mi sono rimaste due molecole di glicogeno e le uso per sprintare e arrivare al traguardo rispondendo al saluto con le mani levate al cielo. Ce l’ho fatta, sono un maratoneta!

Sono partito dal divano, quindi da zero e sono arrivato a 42.195 metri tutti d’un fiato. Lo devo alla Runner School, e alla Corriferrara ed in particolare a Massimo che con il suo racconto mi ha convinto a tentare questa esperienza. Devo ringraziare Giulia e i miei compagni di scorribande che mi sopportano al mercoledì sera. Devo ringraziare tantissimo Nino con i suoi allenamenti, i suoi consigli, i suoi racconti e le sue perle di saggezza. Devo ringraziare la mia famiglia cui ho sottratto del tempo prezioso per potermi allenare e che non ha mai smesso di incitarmi, ma la lista sarebbe davvero lunghissima perché chiunque abbia condiviso con me anche solo cinque minuti è come se avesse gareggiato insieme al sottoscritto durante tutti i 42 km. Ho capito che potevo farcela in occasione del collinare collettivo al Parco Cavaioni, quando tornati alle macchine, io ho proseguito scendendo fino a Villa Spada per poi tornare al parcheggio e tutti i compagni con cui avevo condiviso i primi due giri in vetta, mi affiancavano e mi incitavano ad andare avanti mentre tornavano in auto. Ho temuto di non farcela quando ho affrontato il lungo da 35 km durante il quale ho accusato una “pitona” epica. Se la corsa e lo sport in generale, mi hanno insegnato qualcosa, è che si può resistere allo stress, superare gli ostacoli, rimanere motivati per superare i propri limiti e raggiungere i propri obiettivi piccoli o grandi che siano e portare questo insegnamento nella vita di tutti i giorni. Che figata!
Andrea Cogorno