Sul Grappa, dove la montagna racconta gli Eroi
Ci sono gare che si corrono con le gambe.
E poi ce ne sono altre che, oltre alle gambe, chiedono qualcosa al cuore.
Il Trail degli Eroi, andato in scena domenica 20 settembre a Romano d'Ezzelino, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Perché qui il sentiero non è mai soltanto un sentiero: è memoria, è storia, è natura, è silenzio. E quando si corre verso Cima Grappa, tra boschi, crinali e tracce della Grande Guerra, diventa difficile non pensare a quante persone abbiano percorso queste montagne in condizioni infinitamente più dure.
Il Monte Grappa non è soltanto una cima da conquistare. È un luogo simbolo, una montagna che custodisce il ricordo di uno dei capitoli più drammatici della nostra storia. Oggi quei sentieri vengono attraversati con scarpe da trail e GPS al polso; un tempo erano teatro di battaglie e sacrifici. Ed è proprio questo contrasto tra la bellezza del paesaggio e il peso della memoria a rendere speciale una giornata come quella del Trail degli Eroi.
Una montagna, tante sfide
Il programma della manifestazione ha proposto diverse distanze, permettendo agli atleti di vivere il Monte Grappa attraverso percorsi e difficoltà differenti.
Sulla Sky degli Eroi, 27 chilometri e 1.700 metri di dislivello, è stato protagonista Michele Tuffanelli.
Una prova particolarmente affascinante e impegnativa, resa quest'anno ancora più interessante dall'aumento dei chilometri e del dislivello e dalla modifica della discesa, affrontata in cresta dopo il passaggio da Cima Grappa.
Sulla Santa Felicità degli Eroi, 14 chilometri e 800 metri di dislivello, era invece presente Elisa Ricciato, mentre nella Down Hill degli Eroi, 12 chilometri dedicati alla discesa, si è cimentato Gianpaolo Gaiani.
Tre atleti, tre percorsi, tre modi diversi di vivere la stessa montagna.
Ma tutti con un elemento comune: la consapevolezza di correre in un luogo che racconta molto più di una semplice gara.
Michele Tuffanelli: una Sky che arriva al cuore
Per Michele Tuffanelli, la Sky degli Eroi è molto più di una gara da mettere nel calendario.
È una sfida che nasce già dalla consapevolezza di dove porteranno quei 27 chilometri.
Cima Grappa.
Un luogo dove, come racconta lo stesso Michele, “si è fatta la storia”.
Quest'anno il percorso ha aggiunto difficoltà, ma anche nuove emozioni. Più chilometri, più dislivello e una discesa completamente diversa, affrontata in cresta dopo aver raggiunto la cima.
Michele è riuscito ad arrivare a Cima Grappa con un tempo migliore rispetto alla precedente partecipazione, quattro minuti in meno rispetto al 2025. Poi è arrivata la discesa, molto tecnica, impegnativa ma anche bellissima, dove ha dovuto pagare qualcosa.
Ma in una giornata così, il cronometro non è l'unico parametro con cui misurare una gara.
C'è l'organizzazione, il pasta party, le docce messe a disposizione dall'albergo vicino.
E soprattutto c'è quell'emozione che arriva prima ancora di iniziare.
Michele la racconta così, con parole che vale la pena lasciare esattamente come sono state pronunciate:
"Come si fa ha non partecipare ad una Sky del genere saper che durante il tuo viaggio arriverai lassù dove sì è fatta la storia a Cima Grappa, anche perché quest'anno è aumentato il numero dei km e il dislivello e avendo cambiato pure la discesa fatta tutta in cresta una volta arrivati in cima Grappa, ci arrivo con 4 minuti meno del 2025 pago un po' la discesa molto tecnica ma bellissima, ottima l'organizzazione, il pasta party e perfino le docce messe a disposizione dell' albergo lì vicino...ma l'emozione comincia sin dalla partenza dove un alpino con la sua tromba suona il silenzio e lì scappa la lacrimuccia."
Sono parole semplici, ma raccontano perfettamente ciò che rende particolare questa manifestazione.
Perché ci sono momenti in cui il trail smette di essere soltanto sport.
Il Silenzio prima della partenza
Immaginiamo la scena.
Gli atleti sono pronti. Le scarpe affondano nel terreno, il pettorale è sistemato, il pensiero è già rivolto alla salita, alla cima, ai chilometri che attendono.
Poi arriva il suono della tromba.
Il Silenzio.
E per qualche istante tutto cambia.
Non ci sono più soltanto atleti e cronometri. C'è la montagna. C'è la memoria. Ci sono le persone che quella montagna l'hanno vissuta in condizioni completamente diverse.
È probabilmente impossibile restare completamente indifferenti.
E quella “lacrimuccia” raccontata da Michele diventa forse il simbolo più autentico di una giornata che non può essere racchiusa soltanto nei numeri della classifica.
Il Monte Grappa, tra storia e leggenda
Il fascino del Monte Grappa nasce anche dalle tante storie che lo accompagnano.
La montagna è stata per secoli un luogo di passaggio e di vita per le comunità locali, ma il suo nome è diventato indissolubilmente legato alla Grande Guerra. Ancora oggi trincee, gallerie, postazioni e il grande Sacrario di Cima Grappa ricordano quanto la montagna sia stata protagonista di quei drammatici eventi.
E c'è qualcosa di particolare nel correre oggi su questi sentieri.
Il trail runner affronta la salita per scelta.
La affronta per passione.
La sofferenza è cercata, il limite è personale, il traguardo è una conquista.
Ma il sentiero che calpesta porta con sé una memoria che va ben oltre la competizione.
Forse è anche per questo che arrivare in cima, guardarsi intorno e vedere il paesaggio dall'alto assume un significato particolare.
La montagna, per qualche ora, diventa un ponte tra passato e presente.
Elisa e Gianpaolo: due altri modi di vivere gli Eroi
Accanto alla Sky degli Eroi, il Trail ha offerto altre possibilità per immergersi nel territorio.
Elisa Ricciato, impegnata nella Santa Felicità degli Eroi, ha affrontato 14 chilometri con 800 metri di dislivello: un percorso capace di regalare la dimensione più intima del trail, quella fatta di salita, sentiero, bosco e panorama.
Gianpaolo Gaiani, invece, ha scelto la Down Hill degli Eroi, 12 chilometri nei quali la montagna si vive soprattutto nella direzione della discesa con 1500 mt di dislivello negativo si sfida la gravità.
Se nella Sky la sfida è conquistare la vetta, nella Down Hill il gioco cambia completamente: equilibrio, tecnica, concentrazione e capacità di interpretare il terreno diventano protagonisti.
Tre percorsi diversi.
Tre esperienze differenti.
Ma un unico grande scenario.
Correre dentro la storia
Forse è proprio questo il significato più bello del Trail degli Eroi.
Non soltanto correre sulla montagna, ma correre dentro la sua storia.
Ogni salita porta verso un panorama.
Ogni discesa riporta verso valle.
Ogni passo attraversa un territorio che ha conosciuto momenti di gioia e momenti di dolore.
E allora anche una gara diventa occasione per ricordare.
Michele, con quei quattro minuti guadagnati rispetto al 2025, porta a casa una soddisfazione sportiva. Elisa e Gianpaolo aggiungono le loro esperienze a quella giornata.
Ma ciò che resta, alla fine, è qualcosa che non compare sul GPS.
Resta il suono di una tromba.
Resta il Silenzio.
Resta una lacrimuccia.
Resta la cima raggiunta dopo la fatica.
Resta una montagna che, ancora una volta, ha saputo raccontare la propria storia a chi ha avuto la voglia di attraversarla correndo.
E forse è proprio questo il vero spirito del Trail degli Eroi: arrivare al traguardo con le gambe stanche, ma con qualcosa in più dentro al cuore.
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