giovedì 24 settembre 2026

Riepilogo settimanale gare e punti che saranno assegnati.

 


CORRIFERRARA, QUANDO IL MONDO È UN PERCORSO DA CORRERE

Riepilogo settimanale  

Se Voltaire avesse avuto un paio di scarpe da running, forse avrebbe scoperto che il modo migliore per comprendere il mondo non è sempre sedersi a discuterne nei salotti, ma percorrerlo a passo di corsa.

E così, mentre i filosofi cercano ancora una risposta alla domanda su quale sia il senso della vita, gli atleti della Corriferrara sembrano averne trovata una più semplice: mettere le scarpe, scegliere una direzione e partire.

Questa settimana sono stati 29 gli atleti impegnati, capaci di collezionare 472 chilometri, distribuiti in 8 località, con un dislivello complessivo di ben 9.600 metri.

Numeri che, osservati da lontano, sembrano quasi una piccola statistica. Ma dietro ogni chilometro c'è una storia: una partenza all'alba, una salita che sembrava più lunga del previsto, un ristoro provvidenziale, qualche dolorino diplomaticamente ignorato e, soprattutto, quella strana felicità che compare proprio quando le gambe cominciano a chiedere spiegazioni.

DAI COLLI BOLOGNESI ALLE DOLOMITI, PASSANDO PER IL PO

Partiamo da Monterenzio, dove la Bologna Marathon in Trail ha offerto distanze da 16 e 43 chilometri.

Qui il paesaggio cambia registro: non più l'asfalto ordinato delle strade cittadine, ma sentieri, colline e dislivelli, dove la corsa diventa quasi un dialogo con la natura. In questi luoghi l'uomo moderno, munito di GPS e smartwatch, scopre una verità antica: la montagna non ha alcun interesse per la tecnologia e continua tranquillamente a essere in salita.

Scendendo verso la pianura incontriamo Occhiobello, dove con In sla rota ad Po si è corso sulle distanze di 10 e 16,5 chilometri.

Il grande protagonista, naturalmente, è il Po, quel fiume che attraversa la pianura come un vecchio filosofo, apparentemente tranquillo, ma capace di ricordare agli uomini che la natura non sempre accetta di stare dentro i confini che le hanno disegnato.

Correre lungo l'argine significa avere per compagno proprio lui: il Grande Fiume, con il suo lento procedere e i suoi orizzonti larghi. E forse è proprio questo uno dei piccoli privilegi della corsa: vedere luoghi che, andando semplicemente da un punto all'altro, rischieremmo di non osservare mai.

IL MARE, LA SABBIA E IL FASCINO DEL LIDO

A Lido di Venezia gli undici chilometri della Venezia Lido Beach Trail hanno portato i nostri colori tra sabbia, pineta e laguna.

Il Lido è un luogo particolare: un'isola sospesa tra il fascino della Venezia più conosciuta e quello del mare aperto. È anche la terra del cinema, delle grandi stelle che ogni anno arrivano per il Festival e dei fotografi che cercano volti celebri.

I nostri runner, però, hanno probabilmente inseguito qualcosa di meno mondano: un buon ritmo e il traguardo.

E mentre qualcuno può sfilare sul red carpet, il podista ha il suo personale tappeto rosso: qualche chilometro di percorso e la soddisfazione di arrivare in fondo.

A CASTELFRANCO EMILIA, SUA MAESTÀ IL TORTELLINO

A Castelfranco Emilia la filosofia lascia spazio alla gastronomia.

La Tortellino Run, con i suoi 16,6 chilometri, dimostra che in Emilia Romagna anche una corsa può avere una conseguenza gastronomica.

Castelfranco è infatti legato alla tradizione del tortellino, e attorno a questa piccola pasta ripiena esiste persino una celebre leggenda: quella che racconta di un oste che, osservando dal buco della serratura una bellissima ospite, avrebbe cercato di riprodurne l'ombelico nella pasta.

Se la storia sia vera o meno, poco importa. Gli emiliani hanno avuto comunque la brillante idea di trasformare una leggenda culinaria in un ottimo motivo per correre.

E qui Voltaire avrebbe forse concluso che, tra tutte le forme di filosofia, quella che conduce alla tavola è certamente una delle più convincenti.

ROMANO D'EZZELINO: DOVE LA CORSA GUARDA VERSO IL CIELO

A Romano d'Ezzelino, invece, il gioco si fa decisamente più serio.

La Sky degli Eroi, sulla distanza di 27 chilometri, porta gli atleti in ambiente montano, dove il dislivello diventa parte integrante della sfida.

Qui la corsa cambia ancora una volta volto. Non basta più chiedersi quanto manca al traguardo: bisogna imparare a convivere con la salita, con il respiro corto e con quella particolare forma di umiltà che solo una montagna sa insegnare.

La montagna non promette scorciatoie. Chiede pazienza, passo dopo passo.

E alla fine concede qualcosa che nessun cronometro può misurare davvero: la sensazione di essere arrivati un po' più in alto, non soltanto con i piedi.

SANT'URBANO, LA CORSA CHE UNISCE

A Sant'Urbano, nel Padovano, la manifestazione Tutti insieme per la Bassa proponeva tre distanze: 6, 12 e 18 chilometri.

E forse proprio quel "insieme" merita attenzione.

Perché la corsa non è fatta soltanto di tempi, classifiche e prestazioni. È anche stare nello stesso gruppo, salutarsi, aspettarsi, condividere un tratto di strada.

Nella Bassa, dove gli orizzonti sono ampi e la pianura sembra non finire mai, il vero risultato può essere semplicemente quello di arrivare insieme.

Una piccola lezione che la corsa continua a impartire senza bisogno di professori: si può correre per vincere, per migliorarsi, per allenarsi oppure semplicemente per esserci.

PORTO SAN GIORGIO: LA MARATONA CHE INCONTRA IL MARE

Dalla pianura al mare Adriatico, fino a Porto San Giorgio, dove la 43ª Half Marathon ha portato gli atleti sulla classica distanza di 21,097 chilometri.

La mezza maratona è una distanza curiosa: abbastanza lunga da richiedere rispetto, ma abbastanza breve da lasciare al runner l'illusione di essere padrone della situazione.

Poi, generalmente, arriva il ventesimo chilometro a ricordargli che la natura ama l'ironia.

Correre sul litorale marchigiano significa però avere un compagno particolare: il mare. E davanti a un orizzonte aperto, anche la fatica sembra assumere un significato diverso.

E POI C'È LUI: IL VESUVIO

Infine, il viaggio dellai Corriferrara arriva a Ottaviano, nel territorio vesuviano, per il Vesuvio Spartacus Trail: 21,097 chilometri e 1.300 metri di dislivello.

Qui il paesaggio porta con sé una storia che non ha bisogno di essere inventata.

Il Vesuvio è uno dei vulcani più celebri del mondo, custode di una memoria antica e inquietante. La sua eruzione del 79 d.C. seppellì Pompei ed Ercolano, lasciando ai secoli successivi una delle testimonianze archeologiche più straordinarie dell'antichità.

Ma oggi il vulcano può essere anche un luogo di sport, di natura e di avventura.

E affrontarlo correndo significa entrare, per qualche ora, in un paesaggio dove la terra vulcanica, i boschi, i sentieri e il profilo del cratere ricordano continuamente al podista che sotto i suoi piedi c'è una storia geologica molto più antica di qualsiasi record personale.

29 ATLETI, 472 CHILOMETRI E UNA SOLA DIREZIONE

Alla fine della settimana restano dunque 29 atleti, 472 chilometri, 9.600 metri di dislivello e otto località attraversate.

Ma sarebbe riduttivo fermarsi ai numeri.

Perché ogni settimana Corriferrara dimostra che una squadra podistica può diventare una piccola comunità viaggiante: dalla pianura al mare, dai sentieri bolognesi alle montagne venete, dalle rive del Po al Vesuvio.

Si corre per preparare una maratona, per migliorare un tempo, per ritrovare la condizione, per affrontare una salita o semplicemente per il piacere di esserci.

Voltaire, probabilmente, avrebbe sorriso davanti a questa curiosa ostinazione degli esseri umani a faticare volontariamente quando potrebbero comodamente restare seduti.

Ma forse avrebbe anche riconosciuto una verità semplice: l'uomo non corre soltanto per arrivare da qualche parte. Corre perché, mentre corre, scopre un po' meglio il mondo e, qualche volta, anche se stesso.

E allora avanti, Corriferrara.

La prossima settimana ci saranno nuove strade, nuovi chilometri, nuove salite e nuove storie.

Perché il mondo è grande, il traguardo è sempre un po' più avanti e, fortunatamente, le scarpe sono già pronte.









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